PATRIA, Giovanni Pascoli, recensione di Elvio Bombonato

PATRIA

Giovanni Pascoli

Sogno d’un dì d’estate.

Quanto scampanellare

tremulo di cicale!

Stridule pel filare

moveva il maestrale

le foglie accartocciate.

Scendea tra gli olmi il sole

In fascie polverose:

erano in ciel due sole

nuvole, tenui, rose;

due bianche spennellate

in tutto il ciel turchino.

Siepi di melograno,

fratte di tamerice,

il palpito lontano

d’una trebbiatrice

l’angelus argentino…

dov’ero? Le campane

mi dissero dov’ero,

piangendo, mentre un cane

latrava al forestiero,

che andava a capo chino.

GIOVANNI PASCOLI, Myricae, 1893

In un giorno d’estate Pascoli sogna di tornare al paese natio, San Mauro; il paesaggio dell’infanzia è ricostruito con pennellate impressionistiche e sensazioni acustiche.

La lirica è onirica e visionaria, il transfert onirico trasforma il sentire qui in un vedere là. L’incipit è un indicatore semantico, una didascalia.

Ballata minima; rime: a bcbca dedea f ghghf ililf; unico verbo l’imperfetto indicativo, che esprime il passato nella sua durata. 22 versi settenari piani (accento sulla penultima sillaba), sono disposti in 4 strofe, più due isolati.

Nella prima strofa assuonano tra loro: ARE / ALE / ATE, nella seconda: OLE/ OSE, nella terza: INO/ ANO, nella quarta: ANE. Quindi la prima strofa è uditiva, la seconda visiva, la terza visiva/uditiva, la quarta uditiva. (Contini).

Pascoli, al solito, usa la sintassi franta (frasi spezzate), la paratassi (frasi brevi, coordinate), o lo stile nominale (frasi senza il verbo).

L’interrogazione improvvisa e inattesa del v. 18 chiude l’elenco in stile nominale della quarta strofa, interrotto dalla domanda improvvisa; il suono delle campane è il punto di svolta, l’agente acustico che rompe l’incanto del sogno, riportando il poeta alla realtà angosciante, perché prende coscienza della propria condizione di esiliato, della propria esclusione, neppure il cane riconosce “il forestiero che va a capo chino”.

Da rappresentazione di voci dell’estate (cicale, maestrale, le fasce polverose, ‘due bianche spennellate/ in tutto il ciel turchino’, indimenticabile, la trebbiatrice) si muta in evocazione del ricordo.

Il significato non conta, il primato spetta al significante, perché le parole sono scelte soltanto per il loro suono. (Beccaria).

Incontro…, Davide Scuotto

Incontro…

Un averla piccola

che apre il suo piccolo becco

e lascia cadere un piccolo fiore

davanti ai miei passi.

Sorride alla sua vita

pulendosi la testa sulle mie dita

e Io ,avevo perso ,la mia.

Guardo il Cielo

e le nuvole formano

un mare minaccioso e grigio.

L’averla piccola vola al suo riparo

ormai impaurita

la guardo allontanarsi

raccontandomi …

Che non tutti i giorni di questo mondo

hanno il coraggio di restare…

E tu non ci sei più.

Davide Scuotto

MAUSOLEO OSSARIO GARIBALDINO, di Silvia De Angelis

Mausoleo Ossario Garibaldino

Il Mausoleo Ossario Garibaldino sorge nel quartiere del Gianicolo, poco distante dal Fontanone e dalla Passeggiata del Gianicolo, oltre che alla Chiesa di San Pietro in Montorio.

E’ stato retto nella località nota come Colle del Pino, luogo in cui tra fine aprile ed inizio luglio del 1849 avvenne l’ultima difesa della Repubblica Romana, capeggiata da Giuseppe Garibaldi: tutto il Gianicolo è tempestato di ricordi e onorificenze alla memoria sua e dei suoi seguaci, per volere suo e del figlio Menotti, promotori di un progetto di raccolta dei corpi dei patrioti caduti e di degna sepoltura proprio nel cuore di questo quartiere romano.

Il Mausoleo Ossario Garibaldino, voluto fortemente dagli eredi dello stesso Garibaldi, è il culmine di tale progetto, affidato all’architetto Giovanni Jacobucci e inaugurato a novembre del 1941, con l’obiettivo esatto di accogliere i resti dei caduti nelle battaglie per Roma Capitale, negli anni che vanno dal 1849 al 1870.

Mausoleo Ossario Garibaldino

Mausoleo Ossario Garibaldino

Il Mausoleo appare come un rettangolo recintato, quasi interamente costruito in travertino con tre archi su ogni lato, rialzati da una gradinata. Al centro dell’opera è posto un altare in granito rosso con figure allegoriche che richiamano l’impero romano. Agli angoli si trovano quattro bracieri di bronzo (accesi in occasione di ricorrenze particolari) sorretti da altrettanti piedistalli in travertino, su cui sono ricordate le battaglie più significative per la liberazione di Roma.

Dal retro del quadriportico si accede al Sacrario, chiuso da un grande portale di bronzo, al cui interno sono ricordati i nomi dei caduti e sono conservati i pochi resti, per lo più anonimi, che sono stati rinvenuti. Posto d’onore, in un sarcofago addossato ad una parete del sacrario, hanno le spoglie di Goffredo Mameli, poeta genovese ferito a morte proprio sul Gianicolo, famoso per aver scritto l’Inno d’Italia.

Mausoleo Ossario Garibaldino: informazioni utili

Il Museo si trova in via Giuseppe Garibaldi, 29.
E’ visitabile, gratuitamente, tutti i giovedì dalle 10:30 alle 12:30.(WEB)

CULTURA: Il colore della poesia. Iris G. DM

Il colore della poesia. Iris G. DM

Date: 23 ottobre 2022Author: irisgdm

Oggi ho molte cose da fare,

devo rispolverare la mia vita,

pulire i vetri della finestra che

guardano un campo di papaveri rossi e

di girasoli innamorati.

Devo sistemate il giardino,

con erba verde e

bagnata di rugiada di primo mattino..

Voglio camminare tra gli scogli e

respirare fino a sentire il sale che

penetra nella pelle.

Oggi,

voglio camminare sulla strada che

costeggia il mare,

correre sulla sabbia e

raccogliere conchiglie.

Da oggi,

non voglio più essere sola,

voglio dire parole che

non ho mai detto,

voglio scrivere una lettera

con inchiostro profumato di lavanda.

Voglio truccarmi,

mettere un rossetto,

dare calci ai muri

con i miei tacchi rossi.

Voglio raccontare una fiaba

a chi non la conosce,

voglio essere Biancaneve

oppure Cenerentola,

voglio sognare e

voglio sognare un principe.

Oggi voglio farlo,

lo voglio baciare,

un unico bacio,

un solo bacio che

parte dolcemente da un angolo e

finisce dove il cuore non resiste

e batte forte.

Sognare ,

oggi lo farò,

per cambiare,

per continuare a vivere la vita,

la vita che cambia e continua,

ama eternamente

per essere immortale.Iris G.DM

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 1 persona e scarpe con tacco alto

https://fb.watch/gkBDWA-DmM/

Muse e musi

Da Frida la loka ( Lombardia)

Mi hanno raccontato che le muse son "desaparecidas".
Che parolieri; romantici; scrittori; sognatori;
anzi che scrivere,
piangono la loro assenza
sorpresi, straniti;
perdere le muse; come perdere la bussola.

Preoccupazione e incertezze assalgono,
In atto, una mareggiata che arrassa con tutto quel'che trova nella sua corsa.
Senza fonti d'ispirazione;
vagano come zombies penna in mano,
taccuino nell'altra.

Taccuino pieno di pagine ingiallite vuote e anche l'anima...
Son " desaparecidas", che nessuno le ha visto in giro;
corpi dei lineamenti delicati e volutuosi.
Veli trasparenti ricamati saggiamente,
che nella pudicizia, lasciano intravedere l'ombra o contorno d'un seno; un fianco... camuffati da lunghi e affascinanti cappelli ondeggianti donando alla pena, vita eterna, mille lodi; disperse nel nulla. Chissà sé Calliope smorza un'acenno di sornione sorriso?

Gli amanti delle muse, sono a secco, in attesa incerta
Aspettano loro ritorno.
Chissà sé lo faranno?...
E i Dei? Vigorosi, incisivi,
anch'essi sembra siano nel inferno,
catapultati sotto terra?
Tempo addietro, girovagavanno
nel cosmo infinitamente stellato ed
offrendo delle folgorazione mistiche.
Mari burrascosi!, venti in tempesta!,
preannunciavano l'ira!
Oppure oggi, adagiati su qualche dirupo, corpi scolpiti,
scrutano l'ira dell'uomo.
Probabilmente lasciano a noi, le scelte, le decisioni, i patti, l'ordine, non divino, ma ordine...

Tua.

21 ottobre, 2022.

Dal blog personale:

http://fridalaloka.com

Ripubblicato su:

http://alessandria.today

Ottobre mese rosa

22 ottobre 2022

Fiocco rosa.

Colore delicato che annuncia nuova vita
di una bimba che presto diventerà donna
tra sfide e prospettive futura nonna
giorni come petali strappati di margherita.

Quel fiocco rosa con il tempo muta
diventa lotta per sé, per fratelli e sorelle,
angeli di sollievo, occhi brillano di stelle.
Si è insinuato nel corpo a sua insaputa!

Con tutte le forze adesso combattere,
si è in prima linea, è necessario reagire
amara medicina, non si può addolcire,
cambia personalità e anche il carattere.

Affidarsi all’intima preghiera è compagnia
nei momenti quando tristezza assale,
assaporare le piccole cose è ciò che vale,
ti strappa un sorriso e un po’ di allegria.

Elisa Mascia 19-10-2022


👇👇👇
http://nonsolopoesiarte.art.blog/2022/10/22/ottobre-mese-rosa/

Ottobre mese rosa

Herta Müller: la parola e la forbice, di Lucia Triolo (prima parte)

«La parola e la forbice in Herta Müller», di Lucia Triolo.

«Non è vero che ci sono parole per esprimere ogni cosa. E non è neanche vero ch…

Altro…

La parola e la forbice in Herta Müller

READACTIONMAGAZINE.IT

La parola e la forbice in Herta Müller

La poesia di Herta Müller, Premio Nobel per la letteratura nel 2009, nelle considerazioni ficcanti e approfondite della poetessa Lucia Triolo

Il venditore di auto usate di Lionello Capra Quarelli (Golem Edizioni)

Il venditore di auto usate di Lionello Capra Quarelli (Golem Edizioni)

SU  DA NADIA ARNICE AUTRICE IN 2022

Trama
In una sera di vento e di pioggia, un passante
scopre in un’automobile il cadavere di Matteo
Laganà, un pregiudicato che gestiva un
piccolo autosalone e praticava il pugilato, ma
arrotondava i magri introiti prestando soldi a
usura e minacciando i creditori.
Frequentava una donna dal passato doloroso.
ingenua, in difficoltà economiche e a lui
completamente assoggettata.
Quest’ultima s’incontrava spesso con
un’amica in un appartamento, dove
avvenivano cose che dovevano rimanere
segrete, e che si trovava a pochi metri dalla
scena del delitto.
La donna, indagata per favoreggiamento, per
paura che il suo segreto sia rivelato, per la
prima volta nella sua vita farà una scelta.
Mentre il commissario De Nicola vive un
periodo particolarmente felice e il PM Enrica
Risso attraversa una crisi personale, si
scoprirà che l’assassino aveva un movente del
tutto diverso da quello a cui gli investigatori
pensavano.


Autore
vive a Torino, dove è nato nel 1957 in una
famiglia intellettuale.
Ha sempre lavorato nella grande industria ma si
occupa anche di teatro. Ha scoperto tardi il
gusto di scrivere, concentrandosi sul genere
poliziesco e creando il personaggio del
commissario De Nicola.
Ha pubblicato L’uomo in nero e altre storie e La
ragazza ingenua, il tipografo e altre storie con
Robin Editore e L’appartamento del primo piano
e altre storie, Un martedì di pioggia e Il delitto
della casa dei Draghi con Golem Edizioni.


Casa Editrice
Golem Edizioni è una casa editrice di Torino.
Fondata nel 2016 da Giancarlo Caselli, grazie alla
sua dedizione e passione, raggruppa autori,
autrici e libri di vari generi, con predilezione per
i saggi, i thriller e i gialli. I libri del catalogo sono
presenti in tutte le librerie e negli store online.

L’Erranza – Il pensiero poetante di Giacinto Plescia

L’Erranza – Il pensiero poetante di Giacinto Plescia

SU  DA NADIA ARNICE AUTRICEIN 2022

Poesie di Giacinto Plescia

Arte e ricerca scientifica, dall’ideale greco di bellezza, ai solidi platonici, alla sezione aurea ed alla prospettiva vivono un dialogo mai interrotto. Lucrezio parla del vuoto e ci fa ricordare l’indeterminazione di Heisenberg e Planck, per Galileo “la natura parla la lingua della matematica” e Douglas Hofstadter evidenzia come in Escher convivono matematica, topologia e logica. Sulla natura, sul problema della conoscenza e del sapere s’ interroga l’opera di Leopardi, la sua poesia s’intreccia alla filosofia nei versi “questo globo ove l’uomo è nulla, sconosciuto è del tutto”, e alla matematica, segnatamente, alla topologia: i “nodi quasi di stelle” sono un riferimento ante litteram alla teoria dei nodi, i versi “le nostre stelle o sono ignote, o così paion… un punto di luce nebulosa” confermano la sua attenzione per l’universo e richiamano l’astrofisica infatti, adolescente, scrisse la “Storia dell’astronomia“. Si può dire, per parafrasare Shakespeare che ci sono più cose nella poesia, nella filosofia e nella scienza che in cielo e in terra. I versi di Giacinto Plescia, risentono di queste lezioni e letture.

E’ una poesia ben incardinata nei binari del pensiero heideggeriano, quello di Plescia in “L’Erranza”. Dall’indicazione “formale” del pensiero poetante, la raccolta si propone chiaramente di ragionare, più che evocare, attraverso la voce poetica. Molto bello, dal punto di vista formale, l’uso di alcune espressioni come temporalità immaginaria o capelli di luce, che ricordano i Fadensonnen di Celan.

Giacinto Plescia si laurea in Architettura al Politecnico di Torino, consegue n.2 Attestati di perfezionamento in “Scienza e Filosofia, Temi di Epistemologia Generale ed Applicata” e n.1 in “Estetica ed Ermeneutica delle Forme Simboliche” all’Università di Firenze. Partecipa a Concorsi universitari di Docenza, Convegni internazionali e nazionali di Fisica, Modelli Matematici e Urbanistica. All’attivo ha molte pubblicazioni di Filosofia, Urbanistica, Modelli Matematici e Topologia. Ha presentato dei brevetti sul Fullerene ad Università ed agenzie.

Link dell’autore: Sito web: https://www.giacintoplescia.it/

Blog: https://giacintoplescia.blogspot.com/

Blog di Scienze e Humanities: https://frame-frames.blogspot.com/

Link per l’acquisto: 

Amazon: https://amzn.to/3AVUNAR

Ilmiolibro: https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/poesia/584321/lerranza-2/

“Il Meraviglioso Mago di Oz” di Geronimo Stilton (Piemme)

“Il Meraviglioso Mago di Oz” di Geronimo Stilton (Piemme)

SU  DA NADIA ARNICE AUTRICE IN 2022

Era grosso quanto un elefante, ma aveva la testa simile a quella di un rinoceronte, con ben cinque occhi.

Per fortuna il Boscaiolo non aveva cuore, quindi non poteva avere paura. PAGINA 131

Un forte ciclone fa volare in aria la piccola Dorothy e il suo cagnolino. All’improvviso i due si ritrovano in un mondo fantastico, dove, insieme a nuovi meravigliosi amici, iniziano un lungo viaggio, alla ricerca del grande Mago di Oz. Un classico della letteratura liberamente adattato da Geronimo Stilton. Ricco di tantissime illustrazioni a colori! Età di lettura: da 7 anni.

RECENSIONE

Oggi voglio parlarvi del libro: “Il Meraviglioso Mago di Oz” di Geronimo Stilton.

Dorothy e il suo cagnolino vengono catapultati in aria da un forte ciclone. I due si ritrovano in un mondo fantastico, dove, insieme a nuovi meravigliosi amici, iniziano un lungo viaggio, alla ricerca del grande Mago di Oz.

Un classico intramontabile per i più piccoli, una storia senza uguali. Mia figlia l’ha amato moltissimo.

Le illustrazioni belle e colorati rendono il racconto ancora più intrigante.

Consigliatissimo!

PUNTEGGIO 5/5


Dettagli prodotto

Dopo il bacio di Antonia Pozzi

Grande poetessa del Novecento

Avatar di almerighialmerighi

Antonia Pozzi (1912 – 1938)

Dopo il bacio, dall’ombra degli olmi
sulla strada uscivamo
per ritornare:
sorridevamo al domani
come bimbi tranquilli.
Le nostre mani
congiunte
componevano una tenace
conchiglia
che custodiva
la pace.
Ed io ero piana
quasi tu fossi un santo
che placa la vana
tempesta e cammina sul lago.
Io ero un immenso
cielo d’estate
all’alba
su sconfinate
distese di grano.
E il mio cuore
una trillante allodola
che misurava
la serenità.

*

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Conversazione sulla vita…

“Dov’è la voglia di vivere? Dov’è, se le donne sono degli altri, se ci nutriamo di assenze, se la solitudine cresce? Andiamo avanti per inerzia o forse solo sperando che il domani sia migliore, anche se realisticamente parlando domani sarà peggio, saremo più soli, più vuoti, più poveri, più disperati….”

“Come dice una canzone “siamo nati per essere vivi”. La forza della vita irrompe sempre, è travolgente, è coinvolgente. Se non ci sono l’amore, il sesso, l’amicizia, il lavoro c’è sempre qualche elemento residuale di vita, a cui ci si può aggrappare.”

“Un tempo scrivevo perché mi sentivo solo ma non lo ero, anche se non lo sapevo. Pensavo che per rompere la solitudine ci volesse necessariamente il calore del corpo di una donna, la sua intimità,  etc etc. Cercavo amori trascendentali.  Avevo in testa grandi amori. Invece oggi mi accorgo che è sufficiente molto meno.”

“Basta molto meno per rendere la vita accettabile, per ripararsi dalle offese, dalle ferite del mondo e dalle avversità della vita. Basta un buon libro da leggere, una passeggiata all’alba, una cena con un vecchio amico, un piccolo viaggio.”

“La cosa che mi lascia interdetto è che tutti sono maestri di vita,  che tutti sono giudici. Al contrario nessuno può giudicare nessuno fino a quando quella persona non ti offende o non ti ferisce o non ti danneggia”

“In quei casi specifici il giudizio sorge spontaneo e legittimo.”

“A poco serve lottare contro il mondo, contro le ingiustizie e le guerre.  Non c’è più tempo e tutto sarebbe inutile. Niente cambierebbe perché niente è mai cambiato.”

“Se c’è una costante in questa società è che le ingiustizie e le guerre vengono sempre perpetuate.”

“Forse niente cambierà.  Forse qualcosa cambierà, ma noi non lo vedremo.”

“Non c’è margine di libertà.  La libertà è solo apparente. I voli sono sempre pindarici.”

“Dovremmo vivere nel miglior modo possibile quel poco tempo che ci manca. Dicono che sia così per tutti. Ne prendiamo atto. Ma ciò non cambia la sostanza. Non c’è tempo da perdere e invece ognuno rimane ancorato alle sue abitudini, ai suoi tarli.”

“È difficile cambiare vita perché nella stragrande maggioranza dei casi non basta cambiare luogo, ma si dovrebbe cambiare sé stessi.”

“È la noia che ci assale, che domina, che vince.”

“E la sola cosa che può alternarsi alla noia è il dolore. Schopenhauer insegna a tutti. La gioia è solo un piccolissimo momento transitorio e fuggevole.”

“Eppure bisogna tenere stretti i nostri momenti felici.”

“Oramai sono rari anche i momenti felici. I periodi felici erano solo quelli della giovinezza.”

“La verità è che la solitudine talvolta attanaglia. Ma oramai siamo troppo grandi, troppo vecchi per ammetterlo sinceramente.”

“E la nostra città?”

“La vedo alienante e indifferente, come la New York di Hopper o forse ancora peggio così distante, quasi un altro mondo, come la città metafisica di De Chirico.”

“A volte per rompere la solitudine avrei voglia di affittare una escort…”

“Non hai nemmeno i soldi per farlo. Hai i soldi ogni giorno giusto per un caffè.”

“Mi accontento della convivialità della barista, del suo sorriso”

“Dov’è la vita? Dove si nasconde e dove si disperde? Si disperde chissà dove. La vita fugge dentro il tempo. La vita è il tempo che se ne va. È così semplice. Hanno voglia di dire cogli l’attimo, se ogni attimo è inafferrabile.”

“La vita è una cosa già così complicata e c’è chi la complicata ulteriormente.”

“Che cos’è la vita? È forse infinita la vita? Qual è la vera vita?”

“La vita va vissuta e basta. Ogni pensiero a riguardo è inadeguato. Hanno speso miliardi di parole e hanno fatto miliardi di metafore per raccontare la vita. Ma la vita è inenarrabile,  indescrivibile, indefinibile.”

“Eppure noi esseri umani abbiamo bisogno di cercare di capire la vita. È un giocoforza.  È un automatismo ineludibile riflettere sulla vita.”

“La vita andrebbe accettata così com’è.  Bisognerebbe lasciarsi trasportare dalla corrente e allo stesso tempo continuare a galleggiare. La vita va amata così com’è.”

“Un pensiero non paga un debito. È un antico modo di dire toscano. Forse è davvero così. Probabilmente certi pensieri rovinano la vita.”

“Ci sono cose della vita che non si possono fare a meno di odiare. Amare tutta la vita è impossibile.”

“C’è chi non ce la fa più e ha la smania di raccontare tutta la sua vita, ma talvolta non ha nessuno a cui raccontarla, con cui sfogarsi. A volte vedo ogni nuovo incontro come un nuovo modo di raccontare sé stessi e la propria vita in modo diverso, spesso senza riuscirci. I tentativi spesso sono goffi e improbabili.”

“Guardala la vita che vince sulla morte in tutte le sue forme. I vagiti hanno la meglio sui rantoli.  Coppie si tengono per mano sul far della sera. Bambini giocano tra le tombe. Eros ha sempre la meglio su Thanatos.”

“Forse però non ci sono possibilità di riscatto né di redenzione né di salvezza.”

“Nessuno sa se c’è una via di uscita, ma dobbiamo vivere come se ci fosse. È la nostra illusione, la nostra speranza, forse la nostra unica ancora di salvezza.”

Carezzava i pandiluna, di Amina Narimi

Carezzava i pandiluna con il sesso

delle parole più sottili sulla terra

dalle radici all’orlo di ogni fiore,

superficie profonda della pelle

prima soglia e ultima frontiera.

La sento ancora piantata fra le zolle

mentre allatta le verbene a seni dritti;

è un canto che si muta in acquabuona

nel ventre di qualcuno che lei ama

così le ossa cave del suo credo

nel mistero della sola linea alba

che mi contiene e mi fa volare.

Amina Narimi

IL CLAMORE DEL SILENZIO, di Mirella Ester Pennone Masi

IL CLAMORE DEL SILENZIO

Vento triste di novembre

che un mattino m’ illudesti,

puoi dirmi di questo giorno

quello che ancora non so?

Ma sì, era un giorno così.

Dammi il senso e la musica

dell’onda il sapore del sale,

di un notturno l’ansietà,

per risentire il respiro

di un’estate trascorsa già.

Ma si, era un giorno così,

come un maggio di neve.

Lo percepivo al sole calante

salire dal profondo del mare,

più tenue al fresco leggero,

inquieto al sentore boscoso.

Spazza via questa nebbia

che monotona mi avvolge

come un inverno improvviso;

la brezza mi stringe il cuore

e ancor si attarda un sogno

che segue quest’attesa.

Sì, era un giorno così,

un’ombra vaga sul cuore,

fintanto che nel perdermi

fissavo il suo volto struggente,

poi una luce lontana sorgeva,

ed io bevevo le sue parole

nel clamore del mio silenzio.

Tutti i diritti riservati

@copyright

Autore : Mirella Ester Pennone Masi

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Galileo mostra il cannocchiale al Doge di Venezia, di Cinzia Perrone – Autrice

Galileo mostra il cannocchiale al Doge di Venezia

Il genio pisano che rivoluzionò l’astronomia è considerato il padre della scienza moderna per aver introdotto il metodo scientifico.

Galileo Galilei non fu l’inventore del cannocchiale, ma fu colui che trasformò quello che veniva considerato quasi un giocattolo in uno strumento di grande perfezione, adatto all’indagine scientifica del cosmo. In un certo senso lo ha reinventato nell’agosto del 1609, dato che non ebbe mai fra le mani uno di quei piccoli strumenti provenienti dalle Fiandre e ne aveva solo sentito parlare come di oggetti che permettevano di vedere vicine le cose lontane.

La paternità del cannocchiale fu oggetto di grandi discussioni all’epoca, tanto che nel 1665 fu addirittura pubblicato un libro “De vero telescopii inventore”, per far luce sul problema, senza tuttavia arrivare ad una conclusione condivisa. L’intuizione che mediante una combinazione di lenti si potesse realizzare uno strumento per l’osservazione astronomica si può far risalire addirittura a Leonardo da Vinci, un secolo prima, che nel suo “Codice Atlantico” parla di “Far occhiali per vedere la luna più grande”.

Il 21 agosto 1609, Galileo mostra la prima realizzazione del suo strumento a senatori e notabili veneziani dal campanile di San Marco, a Venezia e, con lettera datata 24 agosto, presenta il cannocchiale al Doge, ottenendo un grande successo. Ritornato a Padova, dove risiedeva, lo perfeziona ulteriormente portandolo a 20 e addirittura a 30 ingrandimenti, quando i cannocchiali di costruzione olandese raggiungevano appena i 4.

Il successo veneziano sarebbe stato cosa effimera se Galileo non avesse subito compreso che il cannocchiale non era tanto da utilizzare guardando a terra quanto rivolgendolo verso il cielo. La Luna, Giove e la Via Lattea sono i primi oggetti celesti verso i quali Galileo punta il cannocchiale scoprendo in essi caratteristiche che mai uomo prima di lui aveva visto.

A Padova, dove fu professore all’Università, Galileo usava la torre del castello che ancora oggi, i padovani chiamano “la specola”.

Entrando nell’erba matta di Antonio Riccardi

Poeta parmense contemporaneo

Avatar di almerighialmerighi

Antonio Riccardi (1962) poeta, scrittore e critico letterario.

Entrando nell’erba matta
tra le macchine che affiorano
sentono il corpo immenso
meccanico e sepolto
forse di un automa.
Nel sistema organico delle macchine
ogni macchina è con l’altra in proporzione
per numero, volume, velocità.
Da sole o a gruppi o in più gruppi
sono perfette quanto più perfetto
è il meccanismo primo
e non l’uomo a guidare i passaggi
della materia prima.
Sarà vero che le piante sono case,
memorie senza nervi o segni
di evoluzioni biologiche? E sarà vero
che certi animali conoscono del mondo
la semplice illusione?

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Alessandria per la Pace: TACCIANO LE ARMI NEGOZIATO SUBITO!. Verso una conferenza Internazionale di Pace

Alessandria: TACCIANO LE ARMI NEGOZIATO SUBITO!

L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha riportato la guerra nel cuore dell’Europa ed ha già fatto decine di migliaia di vittime e si avvia a diventare un conflitto di lunga durata con drammatiche conseguenze per la vita e il futuro delle popolazioni ucraine, ma anche per l’accesso al cibo e all’energia di centinaia di milioni di persone, per il clima del pianeta, per l’economia europea e globale.

Siamo e saremo sempre dalla parte della popolazione civile, delle vittime della guerra in Ucraina e dei pacifisti russi che si battono per porre fine all’aggressione militare.

Questa guerra va fermata subito e va cercata una soluzione negoziale, ma non si vedono sinora iniziative politiche né da parte degli Stati, né da parte delle istituzioni internazionali e multilaterali che dimostrino la volontà di cercare una soluzione politica alla crisi.

Occorre invece che il nostro paese, l’Europa, le Nazioni Unite operino attivamente per favorire il negoziato e avviino un percorso per una conferenza internazionale di pace che, basandosi sul concetto di sicurezza condivisa, metta al sicuro la pace anche per il futuro.

Bisogna fermare l’escalation militare. Le armi non portano la pace, ma solo nuove sofferenze per la popolazione. Non c’è nessuna guerra da vincere: noi invece vogliamo vincere la pace, facendo tacere le armi e portando al tavolo del negoziato i rappresentanti del governo ucraino, di quello russo, delle istituzioni internazionali.

La popolazione italiana, nonostante sia sottoposta a una massiccia propaganda, continua ad essere contraria al coinvolgimento italiano nella guerra e a chiedere che si facciano passi concreti da parte del nostro governo e dell’Unione Europea perché sia ripresa con urgenza la strada dei negoziati.

Questo sentimento maggioritario nel paese è offuscato dai media mainstream ed è non rappresentato nel Parlamento. Occorre dargli voce perché possa aiutare il Governo a cambiare politica ed imboccare una strada diversa da quella attuale.

Per questo – a otto mesi dall’inizio della guerra – promuoviamo una nuova giornata nazionale di mobilitazione per la pace con iniziative in tutto il Paese per ribadire:TACCIANO LE ARMI, NEGOZIATO SUBITO!

La settimana sul disarmo indetta dalle Nazioni Unite, è preceduta quest’anno da una serie di manifestazioni in Europa il 21, 22, 23 ottobre promosse da Europe for peace, una rete di associazioni che in Italia fa riferimento a Rete pace e disarmo, Sbilanciamoci e #StopTheWarNow.

L’appello,riportato in fondo, chiede un immediato cessate il fuoco, che si aprano negoziati e che l’ONU indica una conferenza internazionale di pace. Venerdì 21 ottobre a Casale Monferrato, ANPI, CGIL, CISL e UIL invitano la cittadinanza a partecipare alla manifestazione che sarà in Piazza Mazzini dalle 16.30 alle 19.

Il 22 ottobre, ad Alessandria, in piazzetta della Lega, alle 17 ci sarà un presidio promosso dal coordinamento Alessandria per la pace, di cui fanno parte diverse associazioni: Associazione Verso il Kurdistan, Associazione per la pace e la nonviolenza, Rete Radié Resch, APS SineLimes, ICS Ets, Emergency, Equazione, Laboratorio Synthesis, Città Futura, Human Art, Refugees Welcome, Cambalache, Casa di Quartiere, L’ulivo e il libro, Cooperativa Azimut, Coompany, Me.dea contro la violenza sulle donne,Tessere le identità, Laboratorio Perla Nera, Assefa, persone a titolo individuale.

Alla manifestazione hanno già aderito: ANPI, ACLI, Associazione il Colibrì, CGIL, ISRAL, Libera, Possibile, ma l’elenco potrebbe continuare nei prossimi giorni.

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“Le due panchine”, di Salvatore Scalisi

– Come stai? – gli chiede la moglie, in piedi in cucina mentre prepara la cena.

– Bene. Perché? – risponde Eugenio, anch’esso in piedi, intento a darle una mano.

– Non lo so, hai un’aria più stanca del solito. –

– E andrà avanti così. –

La donna lo osserva attonita.

– Voglio dire, è normale che sia così, non ringiovanisco di certo. –

– Per te siamo con un piede nella fossa. –

– Non proprio; comunque, io parlo per me. –

– Certo, io sono una ragazzina. Mi domando, a questo punto, che viviamo a fare? –

– Mi dispiace … coinvolgerti in queste mie paranoie – dice Eugenio.

– Ci sarebbe un unico modo per evitarlo – replica la donna.

– Non parlarne. –

– No, accettare la vita per quella che è. Dovremmo farlo tutti, o sbaglio? –

– No, hai ragione, come sempre. La verità, è che dovrei togliere il disturbo. –

– Davvero geniale! – esclama con tono sarcastico la donna. – E in che modo? Diamoci un taglio, prima che mi si blocchi l’appetito. –

Il mio commento a “L’antiere” (commedia) del molese Antonio Padovano…

Antonio Padovano, autore prolifico e di rara qualità,  con questa commedia ci riporta magistralmente in un mondo contadino di primo acchito  meridionale, ma in realtà appartenente a ogni angolo d’Italia decenni e decenni fa. È un tuffo nel passato che fa bene al cuore e alla mente. È la testimonianza di come eravamo noi tutti, di come erano tutti gli italiani, sfruttati e sfruttatori, schiavi e signori.  Questo mio commento potrà sembrare ad alcuni celebrativo ed elogiativo, ma queste mie parole sono state tutte soppesate e non sono altro che un semplice atto di stima nei confronti di un autore, che non si è mai venduto, che è sempre riuscito a mantenere fedele a sé stesso, pur rinnovandosi sempre e non esaurendo mai la sua vena creativa. La scena è unica. Tutto inizia con nove zappatori,  ma non tutti prenderanno la parola. Padovano con quest’opera dà parola agli umili, agli umiliati e gli offesi. Non si perde in preamboli. I dialoghi sono fitti e si leggono tutti d’un fiato. L’opera è emozionante,  coinvolgente,  scatena empatia e risonanze interiori, seppur l’autore non indugi mai in facili nostalgie e/o sentimentalismi strappalacrime e ricattatori.  Il libro non è mai noioso, non è un concione per così dire, ma è sempre pregnante, significativo. Il microcosmo descritto è una realtà lontana nel tempo, appartiene a una concezione della vita assai diversa da quella odierna, eppure quanta partecipazione umana c’è in questo libro per i poveri zappatori! Il grande punto di forza di Padovano è che mette in scena senza alcuna ombra di opportunismo ma facendo una scelta controcorrente il dramma nudo e crudo delle classi subalterne quando molti altri rappresentano la borghesia o si perdono nell’insensatezza della vita, nell’inquietudine esistenziale,  nel teatro dell’assurdo, avulso dai veri problemi della vita. Ciò dimostra quanto lo scrittore sia alieno da ogni compromesso col potere e dalle mode culturali.  Lo scrittore ci ricorda quando i nostri avi emigravano in America, si imbarcavano sulle navi, andavano a cercare fortuna anche in Germania,  quando prendevano le terre in affitto e guadagnavano una miseria, quando i sindacalisti erano visti come ruffiani e i preti come ladri, quando gli zappatori davano sempre la colpa al loro capetto (l’antiere), che era un povero cristo come loro, messo in mezzo  tra l’incudine degli altri lavoratori e il martello dei padroni. Allora c’era una netta suddivisione tra cafoni e galantuomini. I contadini faticavano tutti i giorni e vivevano di stenti. Come riassume egregiamente Padovano: “Stanziano aiuti, fanno riforme, ma non approvano mai la legge che dà le terre a chi le fatica”. La regia di Padovano è davvero sapiente. Lo studio del linguaggio è attentissimo e molto scrupoloso. Ogni parola è ponderata. La nominazione ha una precisione chirurgica. Il dosaggio per imbastire una commedia come si deve è quello giusto: una diglossia ben calibrata, un uso di vocaboli dialettali parsimonioso,  mai eccessivo e comprensibile ai più perché intuibili dal contesto, una dialettica mai improvvisata e nemmeno mai artefatta.  È un’opera questa da leggere a poco a poco e con calma, da gustarsi a piccole dosi perché dietro un’apparente semplicità (mai lasciarsi ingannare dalle apparenze) si celano un lavoro paziente, certosino e un grande talento autentico, cristallino. 

“Una questione di matematica”, di Salvatore Scalisi

L’indagine incrociata ha portato buoni frutti, ed è quello che la coppia di investigatori si aspettava, sicuri che il caso della morte del professore di matematica sia di facile lettura e, salvo imprevisti, di veloce risoluzione. Talmente scontato da lasciare perplessi.

– Per me il collega del professore trovato morto non me la racconta giusta – afferma Ted, seduto sulla panchina dinanzi al plesso scolastico.

– Nemmeno il padre del ragazzo – replica Parker, seduto a fianco dell’amico. – Tutto troppo facile. –

– Cosa vuoi dire? –

– Quello che pensi anche tu. –

– Che la polizia scioglierà il rebus quanto prima. –

– Già. Perché la moglie del defunto professore ha voluto affidarci il caso ancor prima di attendere l’esito delle indagini della polizia? –

– Forse perché siamo più solerti – osserva con un sorriso, Ted.

– No, non mi convince – replica Parker. – O forse hai ragione … –

– A cosa pensi? –

– Non lo so, la cosa non mi è ancora del tutto chiara … –

– Il solito intuito? –

– Sì, può darsi. –

– Di solito ci azzecchi. –

– Già, di solito è così. –

SULL’ABBAINO, di Silvia De Angelis

Inaccessibili varchi

ove sconcerto e amarezza

oltraggiano la sensibile caratura

d’occhi tessuti di capogiri.

Disseccate lacrime

albergano alla foce

d’un pianto penzoloni

inabile tracciare rigagnoli

sull’incarnato uggioso.

Il collante d’esistenza

narra d’un sottovoce caparbio

plausibile battibecco

di forza intima

tenuta in serbo sull’abbaino

@Silvia De Angelis 

Clima: non cadono le foglie, ci sono le zanzare e nei campi è allarme siccità

Alessandria: E’ autunno ma la situazione meteo è drammatica, il rischio è che ripartano le fioriture

Clima: non cadono le foglie, ci sono le zanzare e nei campi è allarme siccità

Le piante non sono entrate nella fase di riposo vegetativo, gravi ripercussioni sulle produzioni

Non cadono le foglie dalle piante che per il caldo non sono entrate nella fase di riposo vegetativo caratteristico della stagione ma in giro ci sono ancora mosche e zanzare, ancora particolarmente aggressive, a testimoniare un autunno bollente che ha fatto scattare di nuovo l’allarme siccità. 

E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti diffusa in occasione del gran caldo anomalo registrato anche in Alessandria e provincia, in un 2022 che si classifica, fino ad ora, come il più caldo di sempre con una temperatura addirittura superiore di quasi un grado (+0,96 gradi) rispetto alla media storica.

“Oltre a bloccare la normale caduta autunnale delle foglie, l’allungamento della fase vegetativa delle piante rischia addirittura di far ripartire le fioriture, con il pericolo di esporle ai danni di un prevedibile forte abbassamento delle temperature. Fatto ancora più grave è che le gemme che fioriranno anticipatamente, destinate a gelare, verranno a mancare in primavera, diminuendo il potenziale produttivo delle coltivazioni e quindi il raccolto. Ma nelle campagne gli effetti si fanno sentire anche per i parassiti che sono rimasti attivi con le temperature miti e attaccano più facilmente le colture ancora in campo.  Inoltre, se l’inverno non dovesse essere sufficientemente freddo, aumenterebbe il numero di insetti svernanti che riescono a sopravvivere e si presenterebbero più numerosi e dannosi in primavera”, ha affermato il Presidente Coldiretti Alessandria Mauro Bianco.

Il caldo record e la mancanza di pioggia hanno fatto addirittura scattare l’allarme siccità fuori stagione. Le piogge delle scorse settimane non sono state sufficienti pertanto gli imprenditori agricoli stanno intervenendo con irrigazioni supplementari decisamente fuori stagione, per non compromettere i raccolti.

“Le condizioni metereologiche quasi estive all’inizio dell’autunno, la cosiddetta ottobrata, non sono un fenomeno raro, anche se meno frequente nel territorio alessandrino, ma quest’anno si inseriscono in una quadro generale che conferma la tendenza al cambiamento climatico che si manifesta con la più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed stati gelo, nubifragi, trombe d’aria, bombe d’acqua, grandinate e siccità ma anche con l’arrivo di insetti alieni che colpiscono le colture con un danno complessivo nelle campagne stimato in 14 miliardi in un decennio”, ha aggiunto il Direttore Coldiretti Alessandria Roberto Bianco.

Inoltre, le fioriture anomale, fuori periodo, non procurano danni ‘solo’ alla campagna e ai raccolti ma causano anche problemi alle persone allergiche ai pollini, provocando allergie e raffreddori non previsti.

IO LO SO, di Ela Gentile

IO LO SO

Io lo so

che tu non credi

nei miei voli fantastici,

nei viaggi che navigo

con la mia fantasia,

nelle storie che ricamo

per saziare

la mia voglia di vivere.

Ma è pur vero

che volare col cuore

e con la mente,

stando fermi,

scarica emozioni

e aiuta a vivere storie infinite

e, se chiudi gli occhi,

puoi planare la tua anima

anche su una nuvola e da lì

guardare l’infinito e…

saziarti.

Puoi dondolarti su un’altalena

appesa ad uno spicchio di luna

e toccare con mano

le bellezze dell’universo.

Ecco, puoi fare tanto

pur di fuggire dalla noia,

dall’indifferenza,

dall’arroganza e dalla violenza.

Prova anche tu…

vedrai che tutto ti sembrerà

più sopportabile,

farai un pieno di energia

speciale ed unica

e volerai sempre più in alto.

eg – 14.12.2009 –

“Risonanze”. Un’esplosione di emozioni amplificate, di Cristina Acciaro. Aletti Editori

“Risonanze”. Un’esplosione di emozioni amplificate

Una continua ricerca dell’unicità tra dualismi e culture, in una vita caratterizzata da scienza e umanesimo. E’ l’opera della scrittrice Cristina Acciaro, originaria di Portocannone (Campobasso), un antico borgo del Molise di etnia e lingua arbëreshë, a dare questo segno tangibile di ricerca monolitica ma multisfaccettata. “Risonanze” è il titolo del libro pubblicato nella collana “I Diamanti” della Aletti Editore, in cui pagina dopo pagina, poesia dopo poesia, proprio come in una stanza, riecheggia un’unità che sa di armonia. E la vita dell’autrice, diplomata al Liceo classico ma laureata in Fisica, prima docente e poi dirigente scolastico, sembra essere lo specchio di questi valori, in cui la poesia è la costante del bello. Mutuato dalla fisica – come spiega l’autrice stessa – è anche il titolo dell’opera. «E’ di buon auspicio per raggiungere la massima diffusione e far vibrare l’anima del lettore per una esplosione di emozioni, proprio come un’onda modifica la sua ampiezza in crescendo durante il fenomeno della risonanza».

La prefazione del libro è affidata al poeta, figlio d’arte, Alessandro Quasimodo. «Abbiamo l’impressione che i colori, le immagini, offerti dalla natura, siano eco esponenziale dell’animo umano. I versi brevi e l’utilizzo dell’enjambement sono indice della ricerca di un ritmo scandito nell’intento di isolare ogni singolo vocabolo e di valorizzare il significante». L’opera è suddivisa in cinque sezioni: Io e  il mare; I luoghi del cuore; La festa di maggio; Il tempo… scivola; Tempi moderni. I temi più ispiratori dei versi sono l’amore e la bellezza. «L’amore in senso lato – precisa la Acciaro -, per la famiglia, per il mio uomo, per i luoghi frequentati che fanno da scenografia ai ricordi, per la natura, in particolare per il mare, che fin da bambina ho contemplato, riconoscendo in esso, non solo uno spettacolo unico al mondo ma anche l’immagine dell’ignoto dell’infinito che catalizza i pensieri. Un simbolo di coraggio, curiosità, sapienza e conoscenza».

C’è tanto cuore, dunque. Ci sono i luoghi. C’è il pensiero. L’amore. Ma anche dolore. Solitudine. Inquietudine, incomunicabilità, prostituzione. Tutti i malesseri che attanagliano la società, a cui, appunto, è dedicata l’ultima sezione del libro. Il tutto che scorre in un tempo, moderno, che scivola… tra “il sacro e il profano”, tra “la festa di maggio” – a cui è dedicata la sezione di cinque poesie – e il 2 novembre”, in un animo rasserenato ma inquieto. «Considero la bellezza – afferma l’autrice – una sintonia tra apparenza e essenza, una inequivocabile manifestazione del bene, connessa con il senso di sacralità che scaturisce da una visione etica in cui bello e buono, grazia e moralità si intrecciano». Anche la memoria e il ricordo è strettamente connesso al concetto di bellezza, essendo testimonianza della insensatezza di azioni storiche, quali le guerre, e il cui ricordo deve essere mantenuto, per non ripetere gli errori del passato. Ciò che emerge dalle liriche è un continuo dualismo tra contraddizioni e stati d’animo differenti. Dualismo che caratterizza la vita dell’autrice, tra cultura umanistica e scientifica. «Sono figlia del mio tempo – afferma Cristina Acciaro -. Ho indossato e indosso maschere nel tentativo di costruire la mia felicità, con perseveranza e ironia inseguo gli obiettivi da raggiungere. In me stati d’animo differenti si rincorrono con moto armonico, rinasco e muoio ogni volta in un ciclo che si ripete e da cui traggo forza per nuove esperienze». Nessuna delle due, dunque, prevale. «La cultura è una sola, quella scientifica e quella umanistica sono due facce della stessa medaglia, perché coinvolge in entrambi i casi attività del pensiero.

Non ci sono strutture gerarchiche, a volte prevale l’una a volte l’altra, dipende dai casi. Il mio pensiero si muove all’interno dell’amore e della bellezza, caratteristiche che ritrovo in entrambe le culture». E, paradossalmente, la contraddizione, o meglio il superamento di essa, rappresentano una condizione fondamentale per raggiungere l’armonia. «Per ottenere la pace è necessario trovare un equilibrio. Questo si può fare attraverso un percorso di introspezione, superando le contraddizioni che si sono impossessate della nostra anima». La poesia, ma in generale tutte le arti, rappresenta un “isola felice” e può svolgere un’azione antagonista contro il dilagare della superficialità e dell’apatia. «E’ un simposio di emozioni e di idee condivise, può avere un’azione di denuncia con funzione educatrice e sociale». Il “vissuto” e, dunque, la realtà è ciò che sta alla base della scrittura. «Avere la pace interiore significa avere un animo puro che non conosce o ha

rifiutato sentimenti malevoli verso sé stessi e verso i suoi simili, un animo in cui trovano posto l’amore, la fratellanza e il perdono». Gli elementi stilistici rispecchiano la musicalità tipica delle liriche, raramente in rima; spesso versi sciolti, in endecasillabi e settenari, a cui si mescola, a volte, qualche verso libero più lungo o più corto degli altri. Poesie scritte di getto e, poi, migliorate attraverso una ricerca lessicale e metrica che, però, non le stravolge come qualcosa di artefatto. Le parole vengono usate come un pennello su tela per descrivere le sfumature percettive dell’anima. E, come nel fenomeno della risonanza, le emozioni diventano vibrazioni amplificate.

Federica Grisolia

(Vincenzo La Camera – Agenzia di Comunicazione)