HYPNOS: Jean Christophe Casalini, il sound dello scrittore. Quarta ed ultima parte

HYPNOS: Jean Christophe Casalini, il sound dello scrittore. Quarta ed ultima parte

Date: 25 settembre 2022 Author: irisgdm

Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM

“Invano il sognatore rovista nei suoi vecchi sogni, come fra la cenere, cercandovi una piccola scintilla per soffiarci sopra e riscaldare con il fuoco rinnovato il proprio cuore freddo, e far risorgere ciò che prima gli era così caro, che commuoveva la sua anima, che gli faceva ribollire il sangue, da strappargli le lacrime dagli occhi, così ingannandolo meravigliosamente.”
FËDOR MICHAJLOVIČ DOSTOEVSKIJ

Hypnos di Jean Crhistophe Casalini

Io sono una cacciatrice di interviste, individuo il bersaglio e gli sparo un intervista.
Vado curiosando, leggendo per scovare qualcuno che soddisfi la mia vena di impicciona della parola. Con Jean Christophe Casalini non è andata proprio cosi, mi ha scovata lui per leggere le mie poesie. In un primo momento sono rimasta interdetta, sorpresa che qualcuno le avesse notate e poi leggerle. Credo che abbia dato una bel colpo alla mia autostima, perchè lui le poesie non solo le legge, le viviseziona per poi commentarle. I suoi commenti scandagliati, profondi, una sorta di psicoanalisi del pensiero poetico, per cercare quell’essenza, quell’io profondo che fa di noi persone uniche ed originali. Jean Chistophe, non scrive di poesia, lui scrive libri surreali a sfondo violento e psicologico, libri distopici, ma ama la poesia, la declama, la commenta.
Lui è uno spirito poliedrico, dire solo che scrive libri è estremamente riduttivo, già a 16 anni compone il primo jingle pubblicitario, suona la chitarra, fa l’attore e diventa il primo sound designer italiano. Il primo che intuisce la rivoluzione digitale acustica, portando il cinema italiano agli stessi livelli già sperimentati all’estero. Mi piace ricordare che nel 1997, inventa il suono del morso del Magnum, avete presente il gelato e il famoso ” croc” ? Ebbene l’ha ideato Casalini, ancora oggi viene usato nelle pubblicità. Ma io non sono qui per parlare della sua biografia, già molto esauriente, in questa pagina, ma di Jean Christophe come persona. Dietro ogni cosa nella vita, c’è una persona unica ed ineguagliabile, come dire ogni volta si rompe lo stampo. Dietro i libri che scrive c’è una persona e allora domandiamoci chi sia!
Casalini ama tutto ciò che fa, tutto ciò che fa, lo fa con grande entusiasmo, dedicando tutto se stesso. Lui sceglie quello che vuole fare e lo fa bene, ieri come sound designer, oggi come scrittore. I suoi libri, in qualche modo, sono” ciò che pensa”, Nel suo ultimo libro Hypnos, Adam il personaggio, anche nel nome, ha un significato spirituale. Adam ” Adamo ” il primo uomo della terra, e anche in Hypnos il primo uomo che prende coscienza e per la salvezza del resto del genere umano, sacrifica se stesso fino alla morte, una morte che lo immortala, più che fosse vivo. Un libro da leggere, una scrittura fluida e percettibile, lo leggi di un fiato, scorrevole come una fonte d’acqua. Studioso appassionato tra un immutabile eterno e misterioso e l’universo mortale e finito. Alla ricerca dell’anima, appassionato di poesia perchè alcuni l’anima ce l hanno dentro e poi riescono a scriverlo. Un ricercatore del dentro, dell’interiorità. Casalini razionale, sognatore, ambientalista, perfezionista, precisino, una personalità eclettica, dotato di grande sensibilità e umanità. Lui stesso è un ”sound” la sua vita molto articolata, segnata in qualche modo, dalla morte della madre, donna bellissima e di grande talento come pittrice.. Nel 2000 realizza il suo primo libro”CA43” sulla sua splendida madre, che non ha mai voluto esporre le sue opere, quadri bellissimi dove tutto è interpretativo e sentito, una pittura che è poesia.
Poi accade qualcosa nella sua vita, che lo cambia e gli fa un ulteriore salto, che lo porta ad indagare quell’anima di cui diventa fortemente appassionato, e a quel creatore che ci ha generato. Qualche anno fa ebbe un incidente gravissimo, decise di non lavorare più come sound designer, ma dedicarsi e dare priorità a cose che prima aveva sottovaluto.
Allora nasce la sua attività di scrittore a corpo pieno, in lui c’è un pò di” Adam”personaggio tormentato del suo libro, ma dalla grande consapevolezza e determinazione e soprattutto di grande coraggio. Leggetelo Jean Christophe Casalini, sorprendente, scorrevole, la musica comunque non l’abbandona, lui dirige l’orchestra della sua vita, un motivo appassionato in cui si butta. In Casalini sono condensate due vite, forse anche una in più, per quest’uomo che dorme poco e coltiva senza tempo le sue passioni, mettendo tutto se stesso.
L’intervista è limitativa, la sua vita è un concentrato di vite, di esperienze che fanno di lui una persona tutta da scoprire. Casalini potrei definirlo una sinfonia, dove tutti gli strumenti suonano, e fanno di lui un artista a tutto tondo.
Veramente un piacere conoscerlo.

HYPNOS (2021)

J.C. Casalini

Ed. Dei Merangoli

ISBN-13: 978-88-98981-46-5

In una società distopica, in cui un gruppo finanziario monopolizza ogni risorsa del pianeta, gli esseri umani fuggono dalla realtà attraverso i sogni condivisi all’interno del social onirico Hypnos, nel quale i cacciatori di sogni selezionano e diffondono suoni e immagini catturati nell’oniroweb.

Adam è un cacciatore talentoso, ma frustrato, solitario, deluso dalla vita e disincantato.

Era convinto che il suo lavoro tendesse verso un fine nobile per la società.

Però, ogni cosa in cui credeva mostrerà il suo lato oscuro e lo stesso Hypnos rivelerà la sua natura egoica nutrendosi dei desideri di tutti i sognatori.

I nostri.

Il senso della vita è forse celato negli ultimi viaggi onirici dei ribelli?


• Premio Ginevra

Switzerland Literary Prize (2022)

Cover libro HYPNOS Fascetta Rossa Miglior Fantasy Premio E. Ghidini 2022

• Menzione “Miglior Fantasy”

Premio E. Ghidini (2022)

Cover libro HYPNOS Fascetta rossa Premio Giovanni Bertacchi 2021

HYPNOS (2021)

J.C. Casalini

Ed. Dei Merangoli

ISBN-13: 978-88-98981-46-5

• Menzione di Merito

Premio Giovanni Bertacchi 2021

Manifestazione 17.10.21

Cover libro HYPNOS fascetta rossa finalista GIovane Holden 2021

• Finalista

Premio Letterario Nazionale Giovane Holden (2021)

1° Premio ex-aequo sezione Inediti

HYPNOS (2022)

“Un vincitore è un sognatore che non si è mai arreso.”Nelson Mandela. Pensiamo che sia cosi, i grandi sognatori hanno realizzato grandi imprese, in Hypnos gli uomini sono dipendenti dai loro sogni, drogati del sogno per scappare da una realtà che li ha completamente assoggettati, schiavi dei sogni, del sonno, che li obnubila, una società autoritaria che li controlla attraverso ciò che sognano, per eliminarli come sovversivi. Un mondo distopico, ma non troppo, in un certo senso la globalizzazione assomiglia a questo mondo, ma in qualche modo anche ora siamo come inebetiti da tutto quello che accade. Un libro da leggere, lo raccomando anche perchè non è solo un libro, ma una sorta di pensiero dove anche l’autore è egli stesso il personaggio” Adam”. Adam che si sacrifica, ma nel suo sacrificio si compie l’immortalità, la forza di farcela e di reagire, in un finale lirico

Prima parte intervistaJean- Christophe Casalini: Il sound dello scrittore. https://alessandria.today/2022/09/21/jean-christophe-casalini-il-sound-dello-scrittore/

Seconda parte: il sound dello scrittore https://alessandria.today/2022/09/23/lintervista-jean-christophe-casalini-seconda-parte-il-sound-dello-scrittore/

OTTO Luce e ombra: Jean Christophe Casalini, il sound dello scrittore. Terza parte https://alessandria.today/2022/09/24/otto-luce-e-ombra-jean-christophe-casalini-il-sound-dello-scrittore-terza-parte

https://www.jccasalini.com/

https://vimeo.com/jeanchristophecasalini

Art, di Marina Donnarumma Iris G. DM

OTTO Luce e ombra: Jean Christophe Casalini, il sound dello scrittore. Terza parte

OTTO Luce e ombra: Jean Christophe Casalini, il sound dello scrittore. Terza parte

Date: 24 settembre 2022Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

Inferno

Canto I

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita. Dante Alighieri

Art. di Marina Donnarumma Iris G. DM

OTTO Luce e ombra

Io sono una cacciatrice di interviste, individuo il bersaglio e gli sparo un intervista.
Vado curiosando, leggendo per scovare qualcuno che soddisfi la mia vena di impicciona della parola. Con Jean Christophe Casalini non è andata proprio cosi, mi ha scovata lui per leggere le mie poesie. In un primo momento sono rimasta interdetta, sorpresa che qualcuno le avesse notate e poi leggerle. Credo che abbia dato una bel colpo alla mia autostima, perchè lui le poesie non solo le legge, le viviseziona per poi commentarle. I suoi commenti scandagliati, profondi, una sorta di psicoanalisi del pensiero poetico, per cercare quell’essenza, quell’io profondo che fa di noi persone uniche ed originali. Jean Chistophe, non scrive di poesia, lui scrive libri surreali a sfondo violento e psicologico, libri distopici, ma ama la poesia, la declama, la commenta.
Lui è uno spirito poliedrico, dire solo che scrive libri è estremamente riduttivo, già a 16 anni compone il primo jingle pubblicitario, suona la chitarra, fa l’attore e diventa il primo sound designer italiano. Il primo che intuisce la rivoluzione digitale acustica, portando il cinema italiano agli stessi livelli già sperimentati all’estero. Mi piace ricordare che nel 1997, inventa il suono del morso del Magnum, avete presente il gelato e il famoso ” croc” ? Ebbene l’ha ideato Casalini, ancora oggi viene usato nelle pubblicità. Ma io non sono qui per parlare della sua biografia, già molto esauriente, in questa pagina, ma di Jean Christophe come persona. Dietro ogni cosa nella vita, c’è una persona unica ed ineguagliabile, come dire ogni volta si rompe lo stampo. Dietro i libri che scrive c’è una persona e allora domandiamoci chi sia!
Casalini ama tutto ciò che fa, tutto ciò che fa, lo fa con grande entusiasmo, dedicando tutto se stesso. Lui sceglie quello che vuole fare e lo fa bene, ieri come sound designer, oggi come scrittore. I suoi libri, in qualche modo, sono” ciò che pensa”, Nel suo ultimo libro Hypnos, Adam il personaggio, anche nel nome, ha un significato spirituale. Adam ” Adamo ” il primo uomo della terra, e anche in Hypnos il primo uomo che prende coscienza e per la salvezza del resto del genere umano, sacrifica se stesso fino alla morte, una morte che lo immortala, più che fosse vivo. Un libro da leggere, una scrittura fluida e percettibile, lo leggi di un fiato, scorrevole come una fonte d’acqua. Studioso appassionato tra un immutabile eterno e misterioso e l’universo mortale e finito. Alla ricerca dell’anima, appassionato di poesia perchè alcuni l’anima ce l hanno dentro e poi riescono a scriverlo. Un ricercatore del dentro, dell’interiorità. Casalini razionale, sognatore, ambientalista, perfezionista, precisino, una personalità eclettica, dotato di grande sensibilità e umanità. Lui stesso è un ”sound” la sua vita molto articolata, segnata in qualche modo, dalla morte della madre, donna bellissima e di grande talento come pittrice.. Nel 2000 realizza il suo primo libro”CA43” sulla sua splendida madre, che non ha mai voluto esporre le sue opere, quadri bellissimi dove tutto è interpretativo e sentito, una pittura che è poesia.
Poi accade qualcosa nella sua vita, che lo cambia e gli fa un ulteriore salto, che lo porta ad indagare quell’anima di cui diventa fortemente appassionato, e a quel creatore che ci ha generato. Qualche anno fa ebbe un incidente gravissimo, decise di non lavorare più come sound designer, ma dedicarsi e dare priorità a cose che prima aveva sottovaluto.
Allora nasce la sua attività di scrittore a corpo pieno, in lui c’è un pò di” Adam”personaggio tormentato del suo libro, ma dalla grande consapevolezza e determinazione e soprattutto di grande coraggio. Leggetelo Jean Christophe Casalini, sorprendente, scorrevole, la musica comunque non l’abbandona, lui dirige l’orchestra della sua vita, un motivo appassionato in cui si butta. In Casalini sono condensate due vite, forse anche una in più, per quest’uomo che dorme poco e coltiva senza tempo le sue passioni, mettendo tutto se stesso.
L’intervista è limitativa, la sua vita è un concentrato di vite, di esperienze che fanno di lui una persona tutta da scoprire. Casalini potrei definirlo una sinfonia, dove tutti gli strumenti suonano, e fanno di lui un artista a tutto tondo.
Veramente un piacere conoscerlo.

OTTO Luce e Ombra. Jean Christophe Casalini Nuova edizione

OTTO. Luce e Ombra di J.C. Casalini (nuova edizione)
Sinossi
.OTTO, un illusionista deluso dai suoi continui fallimenti,
stringe un patto con la propria immagine riflessa nello
specchio animata di vita propria.
Tornato sulle scene, riuscirà a domare la luce e a coinvolgere
gli spettatori perché dietro al compromesso per giungere al
successo planetario, si nasconde l’intento perverso del suo
alter ego.
Il lato oscuro dell’illusionista verrà smascherato da Anna, la
sua compagna, e dall’intuito di un investigatore che indaga su
alcuni crimini, all’apparenza, impossibili e surreali di un
assassino invisibile.
Un romanzo soprannaturale dal ritmo incalzante e frenetico,
tra omicidi, show ed eventi demoniaci, dove la ragione è
sopraffatta dall’incertezza che ruota attorno alla nuova vita di OTTO

OTTO. Luce e Ombra di J.C. Casalini (nuova edizione)
Incipit
OTTO
«Tu…» esclama con astio Otto, «Tu… non hai alcun diritto di
dirmi questo! Lo sai che sto facendo il possibile!».
Rimane immobile davanti alla specchiera del bagno a mirare il
suo riflesso, attraverso il vapore del proprio respiro condensato
nel freddo pungente in casa.
È pieno di rabbia contenuta e compressa dentro al suo fisico
atletico. Contrae i muscoli mimici della mascella, punta l’indice
contro la superficie argentea e aggrotta la fronte per apparire
più aggressivo nel pronunciare una risposta a un ipotetico
commento sul suo conto.
Insoddisfatto della sua interpretazione, ripete il passaggio
enfatizzando ogni sillaba, agitando pure le braccia per dare
risalto alla sua battuta:
«Tu non hai alcun diritto di dirmi questo! Lo sai che…».
J.C. Casalini
3
«È tutto okay, Otto?» la voce allarmata di Anna giunge attutita
oltre la porta.
Otto si ridesta dal suo drammatico futuro immaginario,
fingendo ora di sembrare il più normale possibile:
«Sì, Anna… Dammi il tempo di farmi la barba!».
«Sbrigati che siamo già in ritardo!».
Dimentico del suo turbamento, si spalma la crema da barba e
procede con la rasatura, alternando il risciacquo del rasoio usa
e getta, con automatica gestualità sotto al rubinetto aperto. Si
ferma a un certo punto come ipnotizzato, non tanto per la
schiuma raccolta all’interno del lavandino che sembra una
cometa di ghiaccio che turbina e gravita dentro al vortice
originato dal risucchio della piletta, quanto per il neo sul collo
che esige la sua concentrazione finale; la massa epidermica
attorniata dai peli della barba è un denso e singolare punto nero
che, oltre a compromettere la simmetria perfetta del suo viso
ovale e calvo, ha la forza di attirare e trattenere il suo sguardo.
Materia oscura, visibile.
Ogni mattina, Otto deve prestare attenzione a quella
presuntuosa macchia per non reciderla. Con una smorfia
laterale, mette in evidenza il neo per focalizzarlo nello specchio,
poi impugna il rasoio per prepararlo al suo volo radente e
rasente.
Le sue pupille si dilatano.
Trattiene il fiato e ricerca il dettaglio infinitesimale per
calcolare la pressione ottimale in base a una ipotetica angolatura
della lama sul punto di impatto. Coglie con stupore il suo
riflesso abbozzare un’espressione di spavento diversa dalla sua
per una frazione di secondo, ma è quanto basta per aggiungere
una piccola esitazione temporale e vanificare la precisione del
taglio.
«Ahi! Dannazione!» esclama, lasciando cadere il rasoio a terra.
Un rivolo di sangue scorre dal neo ferito e aggiunge colore rosso alla pelle chiara, al lavello, all’acqua, alla schiuma cometa.

OTTO Luce e Ombra sta per uscire in nuova

edizione con Kindle Publishing (Amazon) dopo il mio recesso dal contratto con il primo editore. Veste nuova, quindi nuova copertina. Uscita prevista a fine settembre in versione italiana e inglese. Entro fine anno in francese.

OTTO Luce e Ombra è un romanzo surreale, oscuro, violento, psicologico dove l’ego individuale esprime la sua massima potenza…

  • So che stai progettando un sequel di ” OTTO”

“ci sarà un sequel?” Sì, ci sto lavorando. Uscita prevista in versione italiana per la fine del 2023, inizio 2024 salvo imprevisti e impegni.

di HYPNOS no, poiché essendo una storia conclusa dopo vari anelli temporali, rischierebbe di diventare una storia eterna. Il finale non a caso è nudo, crudo, un pugno in faccia… un risveglio alle nostre credenze a cui non serve aggiungere altro.

  • Che dire? Aspettiamo curiosi il sequel e ovviamente per chi non lo avesse letto ”OTTO” direi di rimediare, leggerlo immediatamente. Lo stile di Casalini, fluido, scorrevole, incisivo ci porterà in un solo respiro fino alla fine.
Jean Christophe Casalini

https://www.jccasalini.com/

https://vimeo.com/jeanchristophecasalini

Intervista prima parte: Jean- Christophe Casalini: Il sound dello scrittore. https://alessandria.today/2022/09/21/jean-christophe-casalini-il-sound-dello-scrittore/

Seconda Parte:

L’intervista, Jean Christophe Casalini. Seconda parte: il sound dello scrittore https://alessandria.today/2022/09/23/lintervista-jean-christophe-casalini-seconda-parte-il-sound-dello-scrittore/

Art. di Marina Donnarumma Iris G. DM

L’intervista, Jean Christophe Casalini. Seconda parte: il sound dello scrittore

L’intervista, Jean Christophe Casalini. Seconda parte: il sound dello scrittore

Date: 23 settembre 2022 Author: irisgdm

articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM

Jean Christophe Casalini

Presentazione:

Io sono una cacciatrice di interviste, individuo il bersaglio e gli sparo un intervista.
Vado curiosando, leggendo per scovare qualcuno che soddisfi la mia vena di impicciona della parola. Con Jean Christophe Casalini non è andata proprio cosi, mi ha scovata lui per leggere le mie poesie. In un primo momento sono rimasta interdetta, sorpresa che qualcuno le avesse notate e poi leggerle. Credo che abbia dato una bel colpo alla mia autostima, perchè lui le poesie non solo le legge, le viviseziona per poi commentarle. I suoi commenti scandagliati, profondi, una sorta di psicoanalisi del pensiero poetico, per cercare quell’essenza, quell’io profondo che fa di noi persone uniche ed originali. Jean Chistophe, non scrive di poesia, lui scrive libri surreali a sfondo violento e psicologico, libri distopici, ma ama la poesia, la declama, la commenta.
Lui è uno spirito poliedrico, dire solo che scrive libri è estremamente riduttivo, già a 16 anni compone il primo jingle pubblicitario, suona la chitarra, fa l’attore e diventa il primo sound designer italiano. Il primo che intuisce la rivoluzione digitale acustica, portando il cinema italiano agli stessi livelli già sperimentati all’estero. Mi piace ricordare che nel 1997, inventa il suono del morso del Magnum, avete presente il gelato e il famoso ” croc” ? Ebbene l’ha ideato Casalini, ancora oggi viene usato nelle pubblicità. Ma io non sono qui per parlare della sua biografia, già molto esauriente, in questa pagina, ma di Jean Christophe come persona. Dietro ogni cosa nella vita, c’è una persona unica ed ineguagliabile, come dire ogni volta si rompe lo stampo. Dietro i libri che scrive c’è una persona e allora domandiamoci chi sia!
Casalini ama tutto ciò che fa, tutto ciò che fa, lo fa con grande entusiasmo, dedicando tutto se stesso. Lui sceglie quello che vuole fare e lo fa bene, ieri come sound designer, oggi come scrittore. I suoi libri, in qualche modo, sono” ciò che pensa”, Nel suo ultimo libro Hypnos, Adam il personaggio, anche nel nome, ha un significato spirituale. Adam ” Adamo ” il primo uomo della terra, e anche in Hypnos il primo uomo che prende coscienza e per la salvezza del resto del genere umano, sacrifica se stesso fino alla morte, una morte che lo immortala, più che fosse vivo. Un libro da leggere, una scrittura fluida e percettibile, lo leggi di un fiato, scorrevole come una fonte d’acqua. Studioso appassionato tra un immutabile eterno e misterioso e l’universo mortale e finito.

Alla ricerca dell’anima, appassionato di poesia perchè alcuni l’anima ce l hanno dentro e poi riescono a scriverlo. Un ricercatore del dentro, dell’interiorità. Casalini razionale, sognatore, ambientalista, perfezionista, precisino, una personalità eclettica, dotato di grande sensibilità e umanità. Lui stesso è un ”sound” la sua vita molto articolata, segnata in qualche modo, dalla morte della madre, donna bellissima e di grande talento come pittrice.. Nel 2000 realizza il suo primo libro”CA43” sulla sua splendida madre, che non ha mai voluto esporre le sue opere, quadri bellissimi dove tutto è interpretativo e sentito, una pittura che è poesia.
Poi accade qualcosa nella sua vita, che lo cambia e gli fa un ulteriore salto, che lo porta ad indagare quell’anima di cui diventa fortemente appassionato, e a quel creatore che ci ha generato. Qualche anno fa ebbe un incidente gravissimo, decise di non lavorare più come sound designer, ma dedicarsi e dare priorità a cose che prima aveva sottovaluto.
Allora nasce la sua attività di scrittore a corpo pieno, in lui c’è un pò di” Adam”personaggio tormentato del suo libro, ma dalla grande consapevolezza e determinazione e soprattutto di grande coraggio. Leggetelo Jean Christophe Casalini, sorprendente, scorrevole, la musica comunque non l’abbandona, lui dirige l’orchestra della sua vita, un motivo appassionato in cui si butta. In Casalini sono condensate due vite, forse anche una in più, per quest’uomo che dorme poco e coltiva senza tempo le sue passioni, mettendo tutto se stesso.
L’intervista è limitativa, la sua vita è un concentrato di vite, di esperienze che fanno di lui una persona tutta da scoprire. Casalini potrei definirlo una sinfonia, dove tutti gli strumenti suonano, e fanno di lui un artista a tutto tondo.
Veramente un piacere conoscerlo.

Jean Crhistophe Casalini

L’Intervista:

  • Sei nato in una casa di artisti, tua madre pittrice, tuo padre regista, tu stesso sei stato precoce, dal mondo della recitazione, nel mondo del sound designer. Hai dimostrato molto talento in questa cosa che poi hai lasciato, mi domando il perché!

Ho sempre lasciato ogni esperienza artistica quando ho ritenuto di aver raggiunto il potenziale della mia offerta, o della domanda del mercato. Erano tutte esperienze partite per hobby che poi ho coltivato e assecondato seguendo l’interesse e le richieste dei clienti. Quando notavo che la mia propositività veniva messa in secondo piano per soddisfare solo gli aspetti tecnici o, peggio, economici, ho sentito spegnere ogni volta la mia passione. Questa trappola, in cui cadono molti, non è facile da superare perché devi rimetterti in gioco ogni volta, rinunciando alla zona di confort di una posizione di mercato consolidata e guadagni certi, che non sono mai facili quando si parla di lavoro come artista.

Ricominciare da capo, significa lottare per emergere sopra il rumore bianco dei desideri di tutti di poter lavorare avendo il piacere di soddisfare una propria creatività. Il mercato pubblicitario mi piaceva perché spietato da questo punto di vista. Escludeva il qualunquismo e cercava talenti capaci di accompagnare con freschezza le idee creative. Era sempre un gioco di squadra multimediale tra creativi, regista, produttori, troupe, post produzione dove ognuno dava sempre il massimo di sé, sperimentando tecniche sempre nuove. Era l’apoteosi della perfezione raggiungibile da parte di ogni professionista coinvolto con la tecnologia disponibile in quel momento

È stato così fintanto che il marketing e gli uffici acquisti non hanno prevalso sull’arte, sbilanciando di fatto un equilibrio creativo. Le logiche dei numeri (prezzi, sconti) hanno soffocato ogni mia motivazione, poiché per chi lavorava come me oltre 12 ore al giorno sempre in urgenza per le messe in onda, riteneva che la mancanza di libertà dovesse essere adeguatamente ricompensata. Ho pertanto seguito il mio bisogno di liberarmi per non restare imprigionato nel degrado creativo e del mio tempo non più apprezzato, seguendo le indicazioni degli eventi che si susseguivano offrendomi ogni volta una via di fuga e che ho saputo interpretare anche soffrendo.

  • Quale è stato l’episodio che ha segnato profondamente la tua vita e segnato un cambiamento?

Sarebbero tanti e tutti legati ad ogni mio cambiamento

È stato come se gli episodi mi suggerivano una porta che si apriva oppure una porta che stava per richiudersi. Ho però notato come questi eventi avessero sempre maggiore impatto. È un po’ come se ogni episodio fosse sempre stato commisurato alla forza necessaria per scuotermi, e quindi sempre maggiore ad ogni mio momento della vita sempre più piena. Non per ultimo l’incidente in moto quattro anni fa; sono stato tamponato e vivo – a detta di tutti – per miracolo. È stato un evento drammatico che mi ha segnato decisamente fino a coinvolgere e stravolgere i miei affetti, il mio impegno professionale, le mie passioni, i miei ritmi. L’impatto in questo caso mi ha fermato il tempo necessario per comprendere il senso della sofferenza come necessaria per un cambiamento radicale e di buttarmi pienamente nella scrittura che chiedeva con sempre maggiore forza la sua attenzione.

  • Ogni scrittore sceglie il proprio genere di scrittura e tu certamente non sei uno scrittore mieloso, quando c’è di te nei tuoi libri?

Ho sempre agito controcorrente perché seguo l’ispirazione che mi giunge senza badare se sia quello che richiede il mercato. Mi ritengo uno scrittore surrealista. Mi divertono le esasperazioni per rivelare la parte oscura in ognuno di noi o nei livelli strutturati della nostra società attuale. Questa mia qualità mi permette di cimentarmi anche in generi diversi, dal noir alla fantascienza, intesi come sottogeneri del surrealismo. Non è detto che in futuro io non proponga qualcosa di mieloso se utile a comunicare qualcosa! Ora che me lo hai suggerito… C’è molto da rivelare al lettore perché possa essere sollecitato a sua volta nello scoprire che la vita non va vissuta in una continua zona di confort; non c’è sviluppo se si asseconda sempre e soltanto il proprio desiderio di ricevere ciò che è comodo percepire. Ecco perché i libri che scrivo, così come i miei racconti che ho sempre scritto, sin da ragazzo a oggi, e che sto raccogliendo per la mia prossima uscita, scuotono le fondamenta della realtà illusoria in cui viviamo.

  • Cosa pensi di te?

Uh!? Interessante. Cosa penso di me? Nella terza domanda mi chiedevi quanto c’è di me nei miei libri. Ebbene sì! C’è tutta la mia esperienza dei continui cambiamenti che mi hanno portato a essere la persona che sono stato, che sono e che sarò. Sono il continuo risultato delle mie stesse provocazioni, dei miei errori e dei continui discernimenti sul divenire perché io possa procedere in contatto con la parte più profonda del mio ‘io’, inteso come il potenziale della mia frazione di anima dell’unità persa, dispersa nel Grande Mare dove tutti nuotiamo. Per questo sento di avere grande senso di responsabilità verso la collettività. Se guardo invece alla mia persona nella sua individualità terrena, mi fa sorridere perché ne colgo le sue vulnerabilità e le sue qualità. Mi diverto perché ho sempre qualcosa da correggere dentro di me. Mi sento come il cubo di Rubik con i colori che vanno rimessi in ordine in ogni lato. A volte sento di esserci vicino, ma poi basta una reazione impulsiva per mettere in discussione la centratura. E allora riparte un gran lavoro sul perché, come, quando e dove per evitare che riaccada. È già buona cosa che io me ne accorga e che ci rida ogni volta sopra. Come dire… non mi annoio mai con me stesso!

  • In ogni cosa che fai metti il tuo massimo, per fare così non trascuri nulla?

Beh… Qualcosa va sacrificato. A volte è il tempo necessario, a volte gli affetti. Tendo a organizzarmi per priorità cercando di accontentare tutti, me compreso. Non sempre ci riesco, ma chi mi capisce sa perdonarmi. Sono i miei parenti stretti, gli amici, gli affetti. Chi sa del mio costante impegno, comprende la mia generosità. Quello che perdo nel tempo, ho scoperto essere le relazioni pretenziose che rubano energia e attenzione agli altri, ritenendosi più importanti.

  • ritornando sui tuoi libri, scrivi storie particolari, distopiche, penso anche proiettate in un futuro non molto lontano. Secondo te siamo già in questo futuro dove l’uomo è inebetito , globalizzato, spersonalizzato?

HYPNOS è un romanzo distopico. È una metafora del nostro presente dove i socials attuali vengono sostituiti da un’unica applicazione onirica chiamata appunto HYPNOS, dentro cui gli utenti condividono i propri sogni. È il controllo delle menti di chi ha interesse a uniformare il consumatore per diventare consenziente e accomodante. Cosa c’è di diverso dalla nostra realtà attuale? Nulla! Viviamo già nella finzione perché siamo tutti condizionati dal nostro bisogno di condividere le nostre illusioni o apparenze di una vita migliore di quella che viviamo.

È la trappola del nostro software mentale che ci spinge a cercare il piacere e a fuggire dal dolore, riducendo il nostro libero arbitrio a metà delle possibilità e quindi a cogliere la realtà non nella sua totalità. Ecco perché la nostra esperienza di vita terrena è illusoria quando non comprendiamo come avvengono le scelte! Il romanzo esaspera la situazione attuale dove la bramosia del piacere agisce sempre e soltanto nel proprio interesse. Per i grandi gruppi economici, e quindi dei soci azionari, il piacere deriva dal profitto e, quindi, dai dividendi che permesso tacitamente perché in tanti investono sui titoli, piccoli e grandi risparmiatori. Siamo complici del nostro sfacelo. I socials, oggi, limitano le informazioni attraverso l’oscuramento di post anti conformisti per indirizzare il nostro pensiero in una unica opinione di massa assecondante e soprattutto non critica.

Attenzione, il pensiero unico di un ordine nuovo globale non significa intento comune. C’è una grande differenza! L’intento può essere benevolo anche se i pensieri sono diversi, mentre il pensiero unico limita ogni intenzione nel ristretto raggio di azione, dove i poteri economici hanno interesse a indirizzare il consumatore. È la logica del gregge di pecore e capre rinchiuse nei recinti del mercato, dove la ‘mano invisibile’ suggerita da Adam Smith di un controllore automatico (o divino per chi crede) dei prezzi e della qualità dell’offerta è diventata l’estensione del lungo braccio della speculazione finanziaria, non di certo altruistica. Quale è il rischio descritto in HYPNOS? La tecnologia odierna è già in grado di riconoscere le aree del cervello attivate in base a una parola o una immaginazione attraverso il flusso di sangue rilevato dalla risonanza magnetica. Gli esperimenti hanno dimostrato che anche alcuni pazienti in coma vivono le stesse sollecitazioni di esseri attivi. Inoltre si è riusciti a immettere segnali visivi, al momento ancora alonati, a chi ha limitazioni visive.

Siamo agli inizi della nuova rivoluzione connettiva biofisica esterna-interna che passerà dagli stimoli alle sollecitazioni del cervello, una volta compreso pienamente come avviene a livello infinitesimale il flusso visivo e acustico (i due sensi principali). Non ci vorrà molto perché si possano cogliere le prime immagini dei sogni. In HYPNOS descrivo il grande flusso di denaro riversato nella prossima frontiera comunicativa perché asseconderà il desiderio di poter cogliere ogni scelta, addirittura nel subconscio, quando ancora deve diventare conscio, anticipando il volere del consumatore e, da lì, potendo condizionarne il desiderio con il giusto innesto di immagini subliminali.

  • Quale è la parte oscura di te e che ti fa paura?

La mia parte oscura è l’ego che ognuno di noi ha dentro di sé. Riconoscerlo è fondamentale per liberarsi dai condizionamenti delle nostre pulsioni o attitudine distruttive che non ci consentono una disponibilità amorevole verso l’altro e una corretta interazione con la natura benevola e circolare. È un processo molto difficile poiché quando cerchiamo la nostra parte oscura lo facciamo, appunto, con la nostra ragione controllata dal nostro ego; esso non ammetterà mai i propri difetti ma solo quelli degli altri. Si confonde con il tuo ‘io’ soggiogato dal suo potere.

Scoprire che l’ira, l’avarizia, la superbia (presunzione, arroganza), invidia (gelosia), l’accidia, la lussuria e la gola sono i suoi piaceri che alimentano la sua forza, comprendi il disastro di ogni esistenza terrena piombata nell’oscurità sotto la sua manipolazione. Non ne ho più avuto paura dopo averlo riconosciuto dentro di me, ho lavorato molto sulla sua attitudine e oggi so domarlo abbastanza bene. Non abbasso mai la guardia e mi pongo sempre nel dubbio poiché il mio ego esterna ancora qualche stupida reazione, ricordandomi che non ho raggiunto la perfezione. In questi casi, cerco di comprendere quale sia stato lo stimolo a scatenare la sua reazione per evitare che possa accadere di nuovo. Oggi mi è pure simpatico e ci rido sopra.

  • Stai bruciando tantissime tappe, sempre con il tuo incredibile entusiasmo e vivacità, sei una fonte inesauribile che zampilla dovunque, il tuo fine? I tuoi desideri, i tuoi sogni veri

Il mio fine? Ne ho fatto la mia missione verso gli altri e questo mi da grande motivazione. Scrivo per comunicare ciò che mi giunge per ispirazione. Lo faccio con le mie qualità narrative con il fare di un canale ricevente e trasmittente allo stesso tempo. Non mi considero un sognatore. Sono più un visionario, se devo trovare un termine che mi si addice: sono più che certo che l’umanità arriverà alla perfezione. Utopia e anarchia, oggi guardate con sospetto, verranno raggiunte ad un livello umano evolutivo altissimo nei prossimi secoli.

Abbiamo due vie per riuscirci: attraverso la consapevolezza dell’amore e la responsabilità verso l’altro ed evitare ogni disastro, oppure subire il continuo dramma delle proprie illusioni, dei propri insuccessi con i conseguenti contraccolpi fino ad obbligarci al conseguimento, ma con continua sofferenza. Io agisco nell’ambito della prima soluzione perché eternamente più piacevole…

Jean Crhistophe Casalini. La Felicità
  • Vorrei conoscere il tuo concetto di felicità.

Siamo talmente immersi in noi stessi, che limitiamo il concetto solo nelle cose terrene. Ero così anche io, intrappolato nel mio desiderio del piacere, convinto che fosse la chiave della felicità, poiché entrambi il ‘piacere’ e la ‘felicità’ sono appaganti. Ma hanno una terribile e temibile differenza. Mentre la felicità è un’onda lunga di gioia, il piacere ha un decadimento molto veloce, una volta soddisfatto. Si finisce per cercarlo di nuovo credendo che la somma dei picchi emotivi del piacere ripetuto possa emulare la felicità, ma ogni volta si rimane con la delusione nel sentire la mancanza riaffiorare nuovamente.

Sono per esempio: la trappola dell’alcol, delle droghe, del sesso, del lavoro eccessivo, del guadagno! Sono tutte assuefazioni che portano alla distruzione di sé stessi e del tuo mondo attorno. Il mio concetto? È quello che molti insegnamenti spirituali suggeriscono: la felicità è nella connessione con gli altri, quando ti prodighi per esaltare le qualità degli altri. È un livello di elevazione dove non esiste la competizione, questa così osannata nelle economie legate al denaro. In termini economici potremmo parlare di circolarità, di eguaglianza di forma e rispetto con la natura che ha cicli circolari, dove ogni elemento si contribuisce per sostenere l’altro in un reciproco equilibrio. La felicità si percepisce nella collaborazione, nella mutua responsabilità fino all’intento comune benevolo per arrivare all’unità dove il grado di felicità più elevato sfocia alla gioia eterna.

Sublime concetto di felicità, in cui io aggiungerei, io inguaribile romantica la frase di Hermann Hesse” Felice è chi sa amare. Amore è ogni moto dell’anima in cui essa senta se stessa e percepisca la propria vita: Felice è dunque chi è capace di amare molto. Ma amare e desiderare non è la stessa cosa. L’amore è il desiderio divenuto saggezza; l’amore non vuole possedere, vuole soltanto amare”

www.jccasalini.com

https://vimeo.com/jeanchristophecasalini

Prima parte:

Jean- Christophe Casalini: Il sound dello scrittore. https://alessandria.today/2022/09/21/jean-christophe-casalini-il-sound-dello-scrittore/

Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM

Sguardo animale, di Flavia Sironi

Sguardo animale, di Flavia Sironi

Date: 21 settembre 2022 Author: irisgdm

articolo di Flavia Sironi

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𝗚𝗶𝗼𝗿𝗻𝗮𝘁𝗮 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗶𝘁𝘂𝗱𝗶𝗻𝗲.

𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 perché sin da quando ero bambina mi hanno sempre tenuto compagnia non facendomi mai sentire sola. Hanno sempre ascoltato tutti i miei problemi con estrema attenzione senza mai dare alcun segno di noia o di disappunto.

𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 perché accanto a loro ho avuto la fortuna di sviluppare tantissime difese immunitarie che mi hanno permesso di vivere una vita sana lontana da medici curanti, farmaci e allergie.

Flavia Sironi

𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 perché in un momento difficilissimo della mia vita, quando ho perso tutto casa compresa, mi sono sempre stati accanto con l’amore immutato nonostante la loro pappa fosse meno ricca e gustosa, nonostante avessi meno tempo da dedicare loro, nonostante fossi spesso nervosa e piagnona. Al contrario di alcune persone che sono fuggite per paura chiedessi loro qualcosa, mi sono sempre stati vicino. Mi hanno dato forza e coraggio per rialzarmi da terra, ricominciare e tirare avanti.

𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 perché nelle notti fredde riscaldano il mio corpo appiccicandosi come cozze al mio.

𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 perché sono allegri, buffi, simpatici e mi fanno divertire.

𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 perché conoscono il significato della parola empatia e la applicano in continuazione.

𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 perché quando piango e ho bisogno di conforto si radunano attorno a me e con i loro nasi umidi e la loro lingua calda asciugano le mie lacrime.

𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 perché quando canto mi accompagnano con ululati gioiosi saltandomi addosso.

𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 perché nonostante dia loro nomi buffi, a volte persino ridicoli, non si lamentano mai e mi rispondono sempre con entusiasmo.

𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶, una in particolare Havana, perché con la loro voglia di correre mi hanno portato a fare risultati mai sperati. Con Havana due Campionati Italiani vinti, due partecipazioni al Campionato Europeo con la Maglia Azzurra della Nazionale Italiana di Canicross.

𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 perché con loro faccio una vita libera, all’aria aperta e partecipo ad eventi legati al mondo della cinofilia.

𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 perché facendo ciò che faccio conosco sempre persone interessanti con le quali molto spesso collaboro, organizzo, o semplicemente do loro una mano e loro la danno a me.

𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 perché ogni giorno quando mi sveglio accolgono la mia giornata e ogni notte vegliano il mio sonno.

𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 perché quando rientro mi accolgono come se non mi vedessero da mesi e mi fanno sentire finalmente a casa.

𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 perché sopportano le mie lune, il mio carattere mutevole, la mia originalità, la mia rabbia, il mio nervosismo, la mia ansia. (Ovviamente, sia ben chiaro, non scarico questi nefasti sentimenti sui loro corpi ma sbatto porte, urlo, pesto i piedi). Loro mi guardano dispiaciuti con testa bassa e occhi smarriti.

𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 perché mi sono sempre grati di tutto ciò che offro loro, della vita che regalo loro, del cibo che dono loro, delle cure che ho per loro. E’ da tutti i miei cani che ho imparato il significato esatto della parola gratitudine, sono a loro grata anche per questo.

𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗴𝗮𝘁𝘁𝗶 perché sanno sempre attendere il momento giusto.

𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗴𝗮𝘁𝘁𝗶 perché con le loro fusa cadenzate cullano il mio sonno rilassando i miei nervi.

𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗴𝗮𝘁𝘁𝗶 perché tengono lontano dalla mia casa animaletti indesiderati.

𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗴𝗮𝘁𝘁𝗶 perché sono molto belli, oserei dire perfetti.

𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗴𝗮𝘁𝘁𝗶 perché quando ho male a qualche parte del corpo, soprattutto lo stomaco, si sdraiano sulla parte dolente attenuando o addirittura annullando il male.

𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗴𝗮𝘁𝘁𝗶 perché con le loro giravolte e le loro scorribande mi fanno divertire.

𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗴𝗮𝘁𝘁𝗶 perché nonostante i nomi buffi o addirittura ridicoli che invento per loro non mi portano rancore e quando li chiamo, se ne hanno voglia, vengono da me.

𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗴𝗮𝘁𝘁𝗶 perché conoscendoli a fondo comprendo ogni giorno il grande significato della parola libertà.

𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗴𝗮𝘁𝘁𝗶 perché mi dimostrano cos’è l’amicizia facendomi sentire loro amica.

𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗴𝗮𝘁𝘁𝗶 perché, a modo loro, mi sono grati di tutto ciò che offro loro.

Mi piacerebbe sapere i vostri motivi per i quali siete grati ai vostri animali.

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Articolo di Flavia Sironi

Jean- Christophe Casalini: Il sound dello scrittore

Jean- Christophe Casalini: Il sound dello scrittore.

Date: 21 settembre 2022 Author: irisgdm

Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM. Roma 21 settembre 2022

Jean- Christophe Casalini

Io sono una cacciatrice di interviste, individuo il bersaglio e gli sparo un intervista.
Vado curiosando, leggendo per scovare qualcuno che soddisfi la mia vena di impicciona della parola. Con Jean Christophe Casalini non è andata proprio cosi, mi ha scovata lui per leggere le mie poesie. In un primo momento sono rimasta interdetta, sorpresa che qualcuno le avesse notate e poi leggerle. Credo che abbia dato una bel colpo alla mia autostima, perchè lui le poesie non solo le legge, le viviseziona per poi commentarle. I suoi commenti scandagliati, profondi, una sorta di psicoanalisi del pensiero poetico, per cercare quell’essenza, quell’io profondo che fa di noi persone uniche ed originali. Jean Christophe, non scrive di poesia, lui scrive libri surreali a sfondo violento e psicologico, libri distopici, ma ama la poesia, la declama, la commenta.


Lui è uno spirito poliedrico, dire solo che scrive libri è estremamente riduttivo, già a 16 anni compone il primo jingle pubblicitario, suona la chitarra, fa l’attore e diventa il primo sound designer italiano. Il primo che intuisce la rivoluzione digitale acustica, portando il cinema italiano agli stessi livelli già sperimentati all’estero. Mi piace ricordare che nel 1997, inventa il suono del morso del Magnum, avete presente il gelato e il famoso ” croc” ? Ebbene l’ha ideato Casalini, ancora oggi viene usato nelle pubblicità.

Ma io non sono qui per parlare della sua biografia, già molto esauriente, in questa pagina, ma di Jean Christophe come persona. Dietro ogni cosa nella vita, c’è una persona unica ed ineguagliabile, come dire ogni volta si rompe lo stampo. Dietro i libri che scrive c’è una persona e allora domandiamoci chi sia!
Casalini ama tutto ciò che fa, tutto ciò che fa, lo fa con grande entusiasmo, dedicando tutto se stesso. Lui sceglie quello che vuole fare e lo fa bene, ieri come sound designer, oggi come scrittore. I suoi libri, in qualche modo, sono ” ciò che pensa”, Nel suo ultimo libro Hypnos, Adam il personaggio, anche nel nome, ha un significato spirituale. Adam ” Adamo ” il primo uomo della terra, e anche in Hypnos il primo uomo che prende coscienza e per la salvezza del resto del genere umano, sacrifica se stesso fino alla morte, una morte che lo immortala, più che fosse vivo. Un libro da leggere, una scrittura fluida e percettibile, lo leggi di un fiato, scorrevole come una fonte d’acqua. Studioso appassionato tra un immutabile eterno e misterioso e l’universo mortale e finito. Alla ricerca dell’anima, appassionato di poesia perchè alcuni l’anima ce l hanno dentro e poi riescono a scriverlo. Un ricercatore del dentro, dell’interiorità. Casalini razionale, sognatore, ambientalista, perfezionista, precisino, una personalità eclettica, dotato di grande sensibilità e umanità. Lui stesso è un ”sound” la sua vita molto articolata, segnata in qualche modo, dalla morte della madre, donna bellissima e di grande talento come pittrice.. Nel 2000 realizza il suo primo libro”CA43” sulla sua splendida madre, che non ha mai voluto esporre le sue opere, quadri bellissimi dove tutto è interpretativo e sentito, una pittura che è poesia.
Poi accade qualcosa nella sua vita, che lo cambia e gli fa un ulteriore salto, che lo porta ad indagare quell’anima di cui diventa fortemente appassionato, e a quel creatore che ci ha generato. Qualche anno fa ebbe un incidente gravissimo, decise di non lavorare più come sound designer, ma dedicarsi e dare priorità a cose che prima aveva sottovaluto.
Allora nasce la sua attività di scrittore a corpo pieno, in lui c’è un pò di” Adam” personaggio tormentato del suo libro, ma dalla grande consapevolezza e determinazione e soprattutto di grande coraggio. Leggetelo Jean Christophe Casalini, sorprendente, scorrevole, la musica comunque non l’abbandona, lui dirige l’orchestra della sua vita, un motivo appassionato in cui si butta. In Casalini sono condensate due vite, forse anche una in più, per quest’uomo che dorme poco e coltiva senza tempo le sue passioni, mettendo tutto se stesso.
L’intervista è limitativa, la sua vita è un concentrato di vite, di esperienze che fanno di lui una persona tutta da scoprire. Casalini potrei definirlo una sinfonia, dove tutti gli strumenti suonano, e fanno di lui un artista a tutto tondo.
Veramente un piacere conoscerlo.

Jean-Christophe CASALINI nasce a Milano il 3 gennaio 1962 da madre danese Annette Lorentzen (1942-2004), pittrice, e padre francese Paul Casalini (1933-2013), regista.
Strimpella la chitarra sotto le attente orecchie del M° A. Pizzigoni (noto jazzista italiano) e compone a 16 anni il suo primo jingle pubblicitario, per poi diventare un professionista del settore. Polivalente, diventa l’aiuto per un noto regista pubblicitario italiano Livio Mazzotti, poi scenografo, cosceneggiatore e attore protagonista in una serie televisiva: ‘Interbang!? Le Sette Torri di Pisa’ distribuita e trasmessa in vari paesi.

Intuisce per primo in Italia la rivoluzione digitale acustica e fonda una startup, la Mach 2, una società di post produzione e servizi audio per la sonorizzazione di filmati con l’utilizzo delle prime piattaforme informatiche in sincrono con il video. Nel 1993, Salvatores lo coinvolge nel suo film ‘Sud’ per coordinare i vari professionisti dell’audio e realizzare la prima colonna in quadrifonia con il sistema Dolby SR. Ottiene per la prima volta nei credits di film italiani, la menzione di ‘Sound Designer’.

Nel 1996 Gabriele lo chiama per il nuovo film ‘Nirvana’ per affidargli il sound design della prima colonna audio italiana in 5.1, portando finalmente il cinema italiano ai livelli acustici già sperimentati all’estero. L’anno successivo inventa il suono, utilizzato ancora oggi in tutto il mondo, del morso di Magnum. Il successo è tale che, negli anni a seguire fino ad oggi, sonorizza una decina di film (tra cui Anni 90, Viva San Isidro, Estomago), realizza oltre 13.000 masters audio digitali per tutte le marche italiane e circa 2500 radiocomunicati prima di diventare produttore pubblicitario di spot nazionali.

Nel 2000 realizza il primo libro ‘CA43’ su sua madre che non ha mai voluto esporre le sue opere, rivelando i significati ermetici dei suoi dipinti post moderni.

Insieme a suo fratello Brunetto nel 2014 decide di esporre per la prima volta dal vivo le opere di sua madre al Palazzo della Regione Lombardia in occasione del decimo anno dalla sua scomparsa prematura con lo sponsor di Expo 2015 e il patrocinio dell’Ambasciata Danese. Autoproduce e pubblica il libro ‘Inventory of Dreams’ con il curatore Alan Jones e, nel 2015, il secondo volume in occasione della mostra al museo Æglageret di Holbaek (DK), la città natale di Annette.

In concomitanza esce il suo primo romanzo OTTO Luce e Ombra / Ed. Vertigo.

Nel 2021 ‘HYPNOS’ / Ed. Dei Merangoli, già 1° premio ex-aequo sez. Letteratura al concorso La Pergola Arte sezione Letteratura a Firenze nel 2018 quando ancora inedito e dal titolo provvisorio ‘Generazione Arcobaleno), riceve la Menzione di Merito al Premio Giovanni Bertacchi 2021.

Agosto 2022 Brindisi

Finalista Giovane Holden 2021.

Miglior Fantasy al Premio E. Ghidini (2022).

Premio Ginevra al Switzerland Litterary Prize (2022) https://player.vimeo.com/video/216923681?h=053fd31265

Jean- Christophe Casalini, con il suo ultimo libro pubblicato ”Hypnos”

https://www.jccasalini.com/

https://vimeo.com/jeanchristophecasalini

Roma 21 settembre 2022. Art. di Marina Donnarumma Iris G. DM

Cultura

Il colore della poesia, Iris G. DM Roma

Date: 18 settembre 2022Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

Settembre ha un velo da sposa

E brina negli occhi

che bagnano i fiori.

Il mare setoso e brillante

con creste spumose e delicate..

Il tramonto è di fuoco

e di mele rosse,

come labbra baciate dal profumo di miele.

L’aria salmastra spira di mosto

e di limoni acerbi,

la vita mia è inquieta d’amore

scivolosa sugli scogli

che raccolsero tutte le onde dell’inverno

e poi di tutte le stagioni..

Una malinconia cristallina e scarlatta

appanna ricordi pungenti di gerani

ma si alza di nuvole e piattaforme metalliche,

a nascondere il sole

di luce opalescente.

Trema l’amore

come gocce che illuminano di rugiada

nere ciglia,

sussurra come il vento

che scuote le foglie.

L’amore a settembre

ha coppe di gigli

e colore di zaffiri,

ha foglie rosse e grappoli pieni

e baci che volano

insieme a folate di brezza

e legna bruciata. Iris G. DM

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CULTURA

Il colore della poesia, Iris G. DM

Date: 16 settembre 2022Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

Mi sollevo leggera dal mio sonno,

fiocchi di cotone sulla mia testa,

alberi cotonati a cui cadono le foglie.

Cadiamo insieme a sbucciature di tramonto

e rose cremisi.

Siamo affacciati nei cieli,

ma ci sporchiamo di terra,

anche di cose inutili,

Svezziamo i nostri figli,

poi piangiamo sui nostri inutili conti da pagare.

Le foglie continuano a cadere,

io a cercare nei cassetti le cose inutili,

per buttarmele dietro,

slip senza elastico,

monetine da cinque cent.

Poi mi chiedo il senso della vita,

anche le calze si strappano,

allora preferisco andare senza,

magari se tutto cominciasse ad avere senso,

io avrei solo tre parole da dire,

io mi scordo! Iris G. DM

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Roma Iris G. DM

Cultura: Mario Banella: l’ultima silloge, ”Il sentiero tra i faggi” sinossi e poesie.

Un romano ellenico, Mario Banella: l’ultima silloge, ”Il sentiero tra i faggi” sinossi e poesie.

Date: 16 settembre 2022Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM. Roma

L’arte è l’incontro inatteso di forme e spazi e colori che prima si ignoravano. Fabrizio Caramagna.
Un altra citazione che mi piace sempre di Fabrizio Caramagna dice che l’arte è un arco teso che lancia la sua freccia più in là dell’infinito.
Tutto ciò che crea emozione è arte, poesia, danza, musica, pittura, scultura.
Mario Banella, direi che lui ascolta il mondo e poi fiorisce la sua poesia.
Una poesia curata, frutto di uno studio illuminato che in lui ha creato il ”suo modo di fare poesia”
Quando lo leggi, pensi che starebbe bene nei libri di scuola, nelle librerie vorresti vedere i suoi libri in un intero scaffale. Pura poesia in ogni cosa che scrive, lui li ha letti tutti, Leopardi, come può mancare! Baudelaire, Eluard, Valery, Lorca, Machado, i greci, Antonia Pozzi.tanti altri ancora, direi ”il naufragar mi è dolce in questo mare di parole”parafrasando il Leopardi. Annegare in un mare di parole che poi ti salvano, e le sue parole si sentono, ti invadono, ti entrano. Un vero artista della parola, ma anche uno studioso di letteratura.
Chi scrive sa che la poesia salva, ma può anche farti morire, sono due estremi che generano molto emotività
Sei di strada, oggi
nel sole più arduo che conosci.
L’estate è un ombra sui muri
e dei pochi, il cui passo sfiori. Mario Banella
l’estate è un ombra sui muri e dei pochi…sfioriamo le ombre dell’estate, che passa in fretta. Noi le cose non facciamo in tempo a tenerle, ci sfiorano e fuggono. Forse potrei amarlo come un poeta greco e sicuramento amo il modo di scrivere di Mario Banella.
Uomo dotato di grande sensibilità, certamente rara, come la sua discrezione e il suo non lasciarsi andare se non con le parole, e che parole! Leggetelo come si legge un grande, le sue poesie mettetevele dentro l’anima, usciranno leggere e piene di luce.

Il Sentiero tra i Faggi Un crocevia tra versi già scritti e versi la cui scrittura è tutta in divenire. Questo lavoro può definirsi un breve viaggio tra il proprio -io- e tutto l’intorno. Un itinerario alla ricerca di un luogo, di una casa, di una idea da condividere con chi si ama, si vuole bene e con chi ci ha lasciati. Non c’è più. L’uso del verso libero rende questa eticità poetica, possibile, plausibile, poiché quel “Sentiero tra i Faggi” non è altro che la Tenerezza. Una tenerezza da trasformarsi in occasione permanente di vita. La poesia che chiude la silloge(Immortality)riassume l’impianto di tutte le altre liriche. È un itinerario sul rimanere, sul restare. È la poesia del confessarsi interiormente, non per fare, ma per essere. Per esserci. Sempre.

AL PASSAR DELLA LUNA

D’amore le notti il tuo corpo
invadono, sgualcite coperte
cadono in terra attutendo il
deragliare dei baci e non c’è
dove in cui non si possa
andare, tra braccia, gambe
aperte al piacere sino ad
albe incerte di corpi stanchi, riflessi
e forse mai la fine, neppure nelle
voci lasciate sui cuscini umidi. Mario Banella

Davide Hettinger

È un passare di ringhiera
tra un accenno e un azzurro.
Celato, si fa sereno il tuo
sussurro. Mario Banella

Toti Scialoja

Roba che la pioggia bagna a volte,
anche quando sfiora i gerani alla
finestra e tutti aspettano che finisca.
E finirà l’estate con i suoi giorni
di sole, torneranno le nuvole
nei cortili, il sonno nelle stanze.
Le speranze saranno libri sparsi
per la casa e un mese d’autunno
ci dirà molte più cose del fumo
dei camini adocchiati in lontananza. Mario Banella

La settimana dello scrittore: Mario Banella, un romano ellenico https://alessandria.today/2022/09/13/la-settimana-dello-scrittore-mario-banella-un-romano-ellenico/

Mario Banella: un romano ellenico, l’intervista https://alessandria.today/2022/09/14/mario-banella-un-romano-ellenico-lintervista/

Mario Banella un romano ellenico: ” Chiara e le altre” e sinossi, ”Al passar della luna” e sinossi. Poesie. https://alessandria.today/2022/09/15/mario-banella-un-romano-ellenico-chiara-e-le-altre-e-sinossi-al-passar-della-luna-e-sinossi-poesie/

Mario Banella dice” la poesia è una confessione interiore, non per fare, ma per essere, per esserci sempre”

Parole straordinarie, di un poeta straordinario, una giusta conclusione di un intervista che è un percorso interiore, se dentro hai una grande ricchezza trapela dalle parole e dalle azioni. Se cominci da dentro fuori ci vai sempre con il cuore: Grazie Mario Banella.

Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM

Mario Banella un romano ellenico: ”Chiara e le altre” e sinossi, ”Al passar della luna” e sinossi. Poesie

Mario Banella un romano ellenico: ” Chiara e le altre” e sinossi, ”Al passar della luna” e sinossi. Poesie.

Date: 15 settembre 2022 Author: irisgdm

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Mario Banella

Articolo di Marina Donnarumma Iris G.DM. Roma

Mario Banella

L’arte è l’incontro inatteso di forme e spazi e colori che prima si ignoravano. Fabrizio Caramagna.
Un altra citazione che mi piace sempre di Fabrizio Caramagna dice che l’arte è un arco teso che lancia la sua freccia più in là dell’infinito.
Tutto ciò che crea emozione è arte, poesia, danza, musica, pittura, scultura.
Mario Banella, direi che lui ascolta il mondo e poi fiorisce la sua poesia.
Una poesia curata, frutto di uno studio illuminato che in lui ha creato il ”suo modo di fare poesia”
Quando lo leggi, pensi che starebbe bene nei libri di scuola, nelle librerie vorresti vedere i suoi libri in un intero scaffale. Pura poesia in ogni cosa che scrive, lui li ha letti tutti, Leopardi, come può mancare! Baudelaire, Eluard, Valery, Lorca, Machado, i greci, Antonia Pozzi. tanti altri ancora, direi ”il naufragar mi è dolce in questo mare di parole ”parafrasando il Leopardi. Annegare in un mare di parole che poi ti salvano, e le sue parole si sentono, ti invadono, ti entrano. Un vero artista della parola, ma anche uno studioso di letteratura.
Chi scrive sa che la poesia salva, ma può anche farti morire, sono due estremi che generano molto emotività.

Quelle poche nuvole su un cielo
appena celeste, fanno il paesaggio
d’un autunno imminente, manca il
vento, un po’ di pioggia.

Forse tutto verrà nel venire
del giorno.

e le nuvole diverranno scure.
e il cielo s’ingrigera’.

Porteremo i nostri corpi da un
giardino spoglio ad una stanza
fiorita. La sera sarà tenue come
una fiamma di candela, la tua mano
sul mio viso si rivela. Mario Banella

Federico Zandomenighi
Chiara e le altre

La struttura è quella del romanzo breve. La vicenda è ambientata nella periferia romana alla fine degli anni ’80. Le protagoniste sono quattro. Chiara è la principale figura che s’intreccia con le altre. In una città ormai in decadenza, le quattro ragazze si lasciano trasportare dai loro stessi destini, fatti d’amore, di solitudine, droga, angoscia. Tutte finiranno nell’impossibilita’ di risolvere i propri problemi. Chiara rinuncerà, attraverso un amore stralunato e traditore, ad un futuro possibile, intravedendo un vuoto incolmabile. L’amica Nerina si suicidera’, dopo aver percorso strade fatte di amori impossibili e tossicodipendenze. Le altre si accontenteranno di una vita sotto le righe. Il libro vuole essere un quadro di una realtà in disfacimento, scritto con un distacco da osservatore. Prendendo a lezione l’idea Cechoviana di descrivere senza giudicare. Mario Banella

Al passar della luna

“Al Passar della luna” Il libro è un un’esperimento. Formato da sei poesie e sei racconti. Un lavoro eterogeneo, in cui la poesia entra nei racconti per la sua formalismo. Le sei poesie, tutte in verso libero, possono richiamarsi al concetto simbolico, fatto di stati d’animo che richiamano la poesia francese dell’ottocento e dei nostri poeti del novecento non ermetici, con richiami ad contemporaneità tutta da interpretare. I sei racconti si dipanano tra un narratore quasi autobiografico e un viaggio nei piccoli sentimenti umani. La vita. La morte, viaggiano parallele. In una gioia scontrosa. Una tristezza consapevole. A differenza del primo libro, in queste pagine si cerca di dare profondità a temi già sviluppati altrove. Si pensi al racconto “Un Inverno”, ambientato nell’Umbria orvietana, con i suoi protagonisti giovani, sognanti. E al racconto che chiude il libro “Il signor Nabella”. Breve storia di un vecchio professore, la cui morte improvvisa, fa scoprire poesie nascoste nel cassetto per decenni. Poesia e narrativa, in un fluire tra arte e arte. Mario Banella

E dolore confuso a gioia, vaga
illuminato nello splendore
assorto a lacrime, a sorrisi.
Mattini di visi attoniti, presto
stupiti da un sole estivo
a dissodare gesti sepolti
con amore raccolti, d’amore accolti. Mario Banella

Voltolino Fontani

Una vita tranquilla sotto la
pioggia d’estate, la cammino
la strada, le foglie tra le mani
con i rami a marcarmi il passo.
Ho una casa che mi aspetta,
una brutta finestra su un bel
cortile per impugnare in
fretta una penna scarognata
con cui scrivere del tuo cuore
rosso immoto, sarà che amo
la pioggia, te e tutto questo
malinconico vuoto. Mario Banella

Alessandro Tofanelli

La settimana dello scrittore: Mario Banella, un romano ellenico https://alessandria.today/2022/09/13/la-settimana-dello-scrittore-mario-banella-un-romano-ellenico/

Mario Banella: un romano ellenico, l’intervista https://alessandria.today/2022/09/14/mario-banella-un-romano-ellenico-lintervista/

Leggere Banella è leggere un Grande, leggete, assaporate!

Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM

Cultura. Mario Banella: un romano ellenico, l’intervista

Mario Banella: un romano ellenico, l’intervista

Date: 14 settembre 2022Author: irisgdm

Mario Banella

art. di Marina Donnarumma Iris G. DM

L’arte è l’incontro inatteso di forme e spazi e colori che prima si ignoravano. Fabrizio Caramagna.
Un altra citazione che mi piace sempre di Fabrizio Caramagna dice che l’arte è un arco teso che lancia la sua freccia più in là dell’infinito.
Tutto ciò che crea emozione è arte, poesia, danza, musica, pittura, scultura.
Mario Banella, direi che lui ascolta il mondo e poi fiorisce la sua poesia.
Una poesia curata, frutto di uno studio illuminato che in lui ha creato il ”suo modo di fare poesia”
Quando lo leggi, pensi che starebbe bene nei libri di scuola, nelle librerie vorresti vedere i suoi libri in un intero scaffale. Pura poesia in ogni cosa che scrive, lui li ha letti tutti, Leopardi, come può mancare! Baudelaire, Eluard, Valery, Lorca, Machado, i greci, Antonia Pozzi.tanti altri ancora, direi ”il naufragar mi è dolce in questo mare di parole”parafrasando il Leopardi. Annegare in un mare di parole che poi ti salvano, e le sue parole si sentono, ti invadono, ti entrano. Un vero artista della parola, ma anche uno studioso di letteratura.
Chi scrive sa che la poesia salva, ma può anche farti morire, sono due estremi che generano molto emotività
Sei di strada, oggi
nel sole più arduo che conosci.
L’estate è un ombra sui muri
e dei pochi, il cui passo sfiori. Mario Banella
l’estate è un ombra sui muri e dei pochi…sfioriamo le ombre dell’estate, che passa in fretta. Noi le cose non facciamo in tempo a tenerle, ci sfiorano e fuggono. Forse potrei amarlo come un poeta greco e sicuramento amo il modo di scrivere di Mario Banella.
Uomo dotato di grande sensibilità, certamente rara, come la sua discrezione e il suo non lasciarsi andare se non con le parole, e che parole! Leggetelo come si legge un grande, le sue poesie mettetevele dentro l’anima, usciranno leggere e piene di luce.

  • Prima domanda di prassi, quando hai cominciato a scrivere? Hai sempre scritto solo poesie o altro?

Ho cominciato a scrivere delle cose intorno ai 15/16 anni. Poesieole, raccontini. Sui vent’anni l’aspetto narrativo ha prevalso sulla poesia. Il racconto era la forma a me più congeniale, anche se il mio primo libro(Chiara e le altre)è stato un romanzo breve. La poesia la coltivavo con calma, non essendo ancora sicuro di esprimermi al meglio

  • Tu fai un lavoro nella sanità pubblica, quindi hai a che fare con malati, dolore, senza speranza. Tutto ciò ispira anche il tuo modo di scrivere?

Tutto il mio scrivere nasce in modo indiretto. Devo confessare che il mio lavoro mi influenza come può influenzarmi una qualsiasi cosa che mi colpisce. Certo, vedo il dolore, le persone toccate dal dolore. Le dinamiche poi sono tutte personali. Magari, la sofferenza che osservo al lavoro può colpirmi molto più tardi. Nel momento che osservo un paesaggio o penso ad altro.

  • La tua vita influenza il tuo scrivere?

Potrei rispondere. La vita è il mio scrivere. L’ Antonia Pozzi, scriveva che la poesia le scorreva nelle vene. Tutto m’influenza. Le persone che amo, che incontro, che mi deludono incidono sul mio scrivere. E anche la letteratura. L’aprire un libro, determina la mia minuscola scrittura.

  • C’è stato un momento della tua vita in cui non sei riuscito ad esprimerti?

Io so esprimermi solo con la parola scritta. In sostanza non sono tanto a mio agio con tutto il resto. All’esterno posso anche dare una immagine non mia. Non veritiera. Esprimermi mi è difficile, causa di quel che vedo intorno. Molte cose non le capisco più. Se il silenzio potesse diventare una forma di scrittura lo userei come giudizio. Espressione di me stesso.

  • Io so che tu leggi molto, studi, ami molto i poeti maledetti, Rimbaud, Baudelaire, ecc, hanno influenzato la tua crescita?

Ho cominciato a scrivere qualcosa leggendo Rimbaud. A 16/17 se sei appassionato di poesia non puoi non leggere Rimbaud. Non puoi non immedesimarti in questo poeta andato ben oltre Baudelaire. Lui teorizzava. Rimbaud no. Ha messo in pratica la sua idea di poesia. Ha mostrato la grandezza del binomio Vita-Poesia. Questa è l’eredità a noi dataci. Il massimo della libertà.

  • Sono curiosa di sapere chi è il tuo poeta preferito.

È più giusto dire. I miei poeti preferiti. Direi tutti gli Anti-Novecentisti. Saba, Penna, Betocchi, Bertolucci, Sereni. Mi piace la consapevole malinconia di Antonia Pozzi, l’architettura compositiva di Amelia Rosselli. La semplicità della Gualtieri e poi la struggente bellezza delle poetesse russe. Achmatova. Cvetaeva. Insomma, tutta quella poesia, per dirla con Umberto Saba, onesta. Senza bellezze artificiali. Oggi credo si scriva troppa poesia confessionale(di per sé non è u n male)e superficiale.

  • per te, cosa è la poesia? Come ti fa sentire?

Sembra facile rispondere. Basta dire, mi far star bene ma nel momento dello scrivere c’è anche qualcosa che a che fare con la malattia. È un discorso complesso. Il gusto artistico non è del tutto spiegabile, comprensibile. Ci lascia degli stati d’animo. Ecco, la poesia è uno stato d’animo. Nulla di preciso, di tattile. Ci lascia sgomenti, felici, fragili, inutili, universali. Ogni poesia è un viaggio. Un qualcosa che -non sappiamo- ma è un piacere farlo.

  • Ottava domanda, un po’ birichina, il fatto che scrivono tutti, tutti, non pregiudica chi sa scrivere?

È assolutamente vero. Colpa di chi scrive, di chi pubblica. Colpa di chi non legge o legge male. Questo bisogna sottolinearlo. Oggi, miseria di certa informazione massiva, si pensa che L’ Arminio come categoria espressiva. Non c’è di peggio. Conosco poeti migliori di lui. La poesia è un’altra cosa. E qui sta il difetto. Chiunque crede di scriverla, di praticarla, ignorando la fatica che c’è dietro. E le case editrici giocano su questo. Sull’aspirazione di chiunque scrive. E la poesia così, oltre a non vendersi. Si butta.

  • Che ne pensi dell’editoria in genere e del self publishing?

Penso. Non ci sia più coraggio. Negli anni ’80 c’erano due forme di pubblicazioni. Il libro e la rivista. Il libro inteso come forma antologica. Le riviste non esistono più, se non rari esempi(Poesia. Editore Crocetti) comunque in declino e autoreferenziale. Non esistono più le riviste(per dirla alla Fernanda Pivano)Underground. Poeti che fanno riviste non ci sono più. Manca tutto sull’apparato che fa -viaggiare- la poesia .Il self-publishing? L’ho provato con il librino di poesie dal titolo “Sparse”. I risultati? Appena discreti. Fare poesia è difficile poiché per supportarla occorre un retroterra di cultura editoriale che nel self-publishing non c’è.

  • Cosa sogni? Cosa vorresti che ti accadesse?

I sogni? Quelli ci sono sempre. La scrittura induce al sogno. A volte a metterlo in pratica. Tutto ciò che mi è accaduto l’ho voluto, quindi ho trovato piacere che accadesse. Tranne le faccende dolorose ma quella è un’altra storia. Aspetto altro. Insomma, non desidero. Aspiro.

Mario Banella

La settimana dello scrittore: Mario Banella, un romano ellenico https://alessandria.today/2022/09/13/la-settimana-dello-scrittore-mario-banella-un-romano-ellenico/

Grigi sguardi d’autunno in vezzi

gesti nella pioggia grondante sopra

poveri tetti, così trascorre il giorno

e s’aspetta la sera come una corriera

colma di voci lontane.

Sembra uno sciogliersi di neve

prematura, un freddo anzitempo

che ci ha sorpresi nel cortile di

ghiaia e stoppie. Verrà la luna

a cadere con dolce rumore e il

cielo tutto sarà di un nero splendore. Mario Banella.

Mario Banella

Mi piacciono le trattorie in periferia,

i piatti unti e la poesia onesta.

La mano che versa il vino, l’occhio

stupito dopo un tozzo di pane,

il tavolo traballante, la città sullo

sfondo, il dolore dietro un vicolo,

la storia che mi stanno per raccontare

dopo una notte appena nata.

La stessa notte in cui comincio

a scrivere dormendomi tu accanto. Mario Banella

Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM

Il regista Jean-Luc Godard «è ricorso al suicidio assistito. Non era malato, era semplicemente esausto»

Il regista Jean-Luc Godard «è ricorso al suicidio assistito. Non era malato, era semplicemente esausto»

Date: 13 settembre 2022 Author: irisgdm

di Redazione Spettacoli

Il quotidiano Libération ha spiegato che il maestro francese, 91 anni «aveva deciso di farla finita e ci teneva a rendere nota la sua decisione

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Il regista Jean-Luc Godard, scomparso ieri a 91 annisarebbe ricorso al suicidio assistito in Svizzera «riuscendo finalmente a portare a termine le sue convinzioni». A rivelarlo è il quotidiano francese Libération che oggi ha dato la notizia della sua morte, smentendo così che Godard sia morto a Parigi, come era stato diffuso inizialmente. Il regista «non era malato, era semplicemente esausto», ha detto un amico di famiglia a Libération: «Aveva quindi deciso di farla finita – spiega il giornale, aggiungendo che un’altra persona vicina al regista ha confermato il suicidio assistito -, era una sua decisione ed era importante che la rendesse nota». La moglie Anne-Marie Miéville e i produttori hanno confermato la sua morte oggi in tarda mattinata, spiegando che si è «spento serenamente nella sua casa circondato dai suoi cari» a Rolle, sulle rive del lago di Ginevra.

In un’intervista del 2014, d’altra parte, il regista si era detto favorevole al suicidio assistito, spiegando di non voler passare gli ultimi giorni della sua vita impossibilitato a muoversi: «Non ho l’ansia di proseguire ad ogni costo. Se sono troppo malato, non ho alcuna voglia di venire trascinato su una cariola…», aveva detto a margine del festival di Cannes alla trasmissione «Pardonnez-moi» della Radiotelevisione svizzera RTS. A domanda diretta sull’eventualità di ricorrere al suicidio assistito, aveva risposto «sì», aggiungendo che «per il momento» questa scelta «è ancora molto difficile». E poi aveva continuato: «Chiedo spesso al mio medico, al mio avvocato, così, “se venissi a chiedervi dei barbiturici (…), della morfina, me li dareste ?”… Non ho ancora avuto una risposta positiva»

Articolo tratto dal ” Corriere della sera”

Addio Jean-Luc Godard, regista contro fino all’ultimo respiro

di Claudia Catalli

Si spegne a 91 anni il cineasta simbolo della Nouvelle Vague e di un cinema opposto al mainstream, aperto all’indefinito, alla libertà e alla sperimentazione visiva

13 SETTEMBRE 2022

https://espresso.repubblica.it/idee/

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Vale la pena dirlo subito, Jean-Luc Godard avrebbe detestato i fiumi di inchiostro che stanno scorrendo su di lui per ricordarlo, per commemorarlo, per rendere l’ultimo omaggio a un cineasta che, senza mezzi termini, ha fatto la storia del cinema mondiale (oltre che della Nouvelle Vague). Li avrebbe destati come in vita detestava mostrarsi in pubblico, cosa che da almeno quarant’anni evitava scientemente: si guardava bene dal presenziare ai festival, non si degnava di ritirare neanche i premi più prestigiosi, dall’Oscar alla carriera del 2011 all’ultima Palma d’oro speciale per Le livre d’image nel 2018.

Respingente, e mai compiacente, non faceva come quei cineasti rancorosi che riempiono i colleghi di critiche e si sperticano nelle polemiche sul ‘sistema’, salvo poi, alla prima occasione, farsi fotografare in ogni dove, banchettare alle feste degli addetti ai lavori o smaniare per ricevere il più misero riconoscimento. Godard no, si era veramente ritirato dalla vita pubblica e viveva isolato in Svizzera, a Rolle, borgo svizzero sulle rive del lago Lemano.

Proprio nell’era del trionfo dell’apparire e della visibilità ad ogni costo, un cineasta famoso in tutto il mondo sceglie l’anonimato, l’eremitaggio, quasi l’invisibilità, con la scusa famosa del «Vado in periferia per ritrovare il mio centro». A lavorare in effetti continua, mettendosi alla prova fino all’ultimo, sperimentando video e nuove tecnologie e facendosi nel frattempo terra bruciata con colleghi ed ex amici.

Spicca su tutti François Truffaut, con cui tanto aveva condiviso negli anni di gioventù, che rinnegò accusandolo di essere l’ennesimo servo del sistema, piegato alle logiche del mainstream, se non addirittura il più “bugiardo” di tutti. Un’accusa che Truffaut gli rilancerà come un boomerang, scrivendogli senza giri di parole: «Sento arrivata l’ora di dirti che secondo me tu ti comporti come una merda (…) La tua parte – perché si tratta appunto di una parte – all’epoca consisteva ancora nel coltivare la tua immagine sovversiva, da qui la scelta di una frasettina ben piazzata. (…) Godard è sempre Godard e tutto va come previsto, tu resti sul tuo piedistallo (…) Sei come Ursula Andress, un’apparizione di quattro minuti, il tempo di far scatenare i flash, due o tre frasi a sorpresa e via, di ritorno a un comodo mistero”.

Chi scrive è sempre rimasta affascinata dalla ferocia della lotta artistica e politica con cui si sono massacrati, a mezzo lettera, i cineasti francesi che hanno più di tutti influenzato il nostro immaginario (carteggio recuperabile su “François Truffaut, Correspondence 1945-1984”). Del resto per Truffaut il cinema era un mezzo per “migliorare la vita, sistemarla a modo proprio, prolungare i giochi dell’infanzia”, per Godard essenzialmente “lo strumento ideale per pensare”, al di là di ogni moralismo e intento didascalico.

Cinema inteso come una sorta di farmacologia dell’esistenza, non tesa alla narcolessia o all’anestesia, bensì alla sperimentazione e previsione efficace delle molteplici psicopatologie che attraversano l’animo umano.

Un cinema contagiato dalle aporie, pronto a lasciare spazio all’indefinito, al non detto, all’inconscio, alla creazione di un qui e ora irripetibile e tuttavia riproducibile. E all’improvvisazione, persino per il suo film-manifesto, quello che non a torto è considerato il suo capolavoro, “Fino all’ultimo respiro” (che già all’epoca fece impazzire, tra gli altri, Sartre e Cocteau).

Il protagonista maschile Jean-Paul Belmondo raccontava di aver amato soprattutto l’idea di libertà totale nella direzione di Godard, quella licenza a lasciarsi andare completamente all’ignoto, e dunque all’istinto. «Il giorno prima delle riprese chiesi a Godard se almeno avesse un’idea di ciò che volesse fare. Mi diede una risposta che mi riempì di entusiasmo e che non dimenticherò mai: “No”».

La morte di questo regista mi ha spiazzata, non avendo potuto fare un articolo di mio pugno, ho fatto un copia e incolla dal Corriere della sera e da Repubblica.

Una morte che mi basisce perchè ha scelto di morire senza nessuna patologia, semplicemente stufo di vivere. Si ha a che fare spesso con persone che hanno superato gli anta, ma tutti amano la vita e non vorrebbero mai lasciarla, anche i più provati! Mi domando cosa è quella linea che a un certo punto di spezza e ti fa desiderare la morte? Purtroppo nella mia vita ho conosciuto persone che si sono suicidate, a distanza di anni ancora ci domandiamo, perchè? Di solito chi compie un azione cosi estrema certamente non l’annuncia! Il corriere della sera afferma che si è spento serenamente, suicidio assistito, circondato dai suoi cari. Mi mettono paura gli uomini che decidono di avere potere di vita e di morte, e non mi riferisco a chi soffre da anni immobile nel letto, tra atroci sofferenze! Siamo padroni di ogni cosa che ci circonda, facciamo quello che ci pare con le foreste, con i più deboli, facciamo morire di sete una bambina di 4 anni, che voleva solo bere per vivere. Decidiamo chi deve vivere, chi deve morire, chi siamo? Dove arriveremo? fino a che punto ci spingeremo per essere Dio? Art. di Marina Donnarumma

La settimana dello scrittore: Mario Banella, un romano ellenico

La settimana dello scrittore: Mario Banella, un romano ellenico

Date: 13 settembre 2022 Author: irisgdm

Mario Banella

Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM . Roma

Mario Banella. Nato a Roma il 26/02/1962. Vivo e lavoro a Roma, nell’ambito della sanità privata-convenzionata. Da sempre interessato alla lettura e allo studio della narrativa e della poesia. La prima pubblicazione risale al 1989 con il breve romanzo “Chiara e le altre” pubblicato dalla casa editrice Totem di Roma. In concomitanza pubblico i primi versi(sei poesie)accompagnandoli con sei racconti, con il titolo “Al Passar della luna”, sempre con la -Totem- di Roma nel 1991. In tutti gli anni ’90 varie antologie ospitano miei versi. I più significativi appaiono in “Poeti Contemporanei” della Casa editrice -Internazionale- della città di Ragusa nel 2001. Dal 2012 al 2014 ho collaborato con la rivista -Poeti e Piesie- di Elio Pecora. Miei versi sono stati pubblicati nella suddetta rivista, sia in cartaceo, che on-line. Nel 2016, per l’editrice – -Book libri- viene edita la silloge dal titolo “Sparse”. Nel 2019 per le edizioni – Atile – 15 mie poesie appaiono nell’antologia – Versi Diversi Sentimenti -. Grazie a queste poesie, comincio a collaborare con il gruppo di poeti nel circolo culturale “Caffè Letterario” con varie letture in pubblico. Nel giugno del 2021 per la casa editrice -Porto Seguro- esce la silloge “Il sentiero tra i faggi” con discreti esiti. Attualmente collaboro e pubblico versi con la rivista on-line “Scalzi in Paradiso 2.0″ e la rivista ” Rinascimento Poetico”

Vedi com’erano i cocomeri un tempo,

non sono mica come quelli di oggi.

Certo, non so dirti se erano più buoni,

sicuramente erano più belli, come le

gonne a fiori, i reggiseni scolastici e

grembiuli blu sopra le ginocchia.

I banchi della frutta più colorati, pieni

di verde, di rosso e i fichi? Chi li vende

più? Nemmeno lungo la strada del mare

li vedi e così il rossetto marcato, le calze

bucate al punto giusto e tutto tornava

più chiaro nelle domeniche estive.

Mi sembrano lontani quei versi scritti

sugli scalini quando non c’era l’ascensore

e ti vedevo le gambe mentre scendevi,

chiedevi la mano, la prima sigaretta, il

treno alla stazione. Un passato intravisto

nel cielo e un attimo dopo, chiedermi.

Cos’è che hai scritto?. Mario Banella

Mario Banella

L’arte è l’incontro inatteso di forme e spazi e colori che prima si ignoravano. Fabrizio Caramagna.
Un altra citazione che mi piace sempre di Fabrizio Caramagna dice che l’arte è un arco teso che lancia la sua freccia più in là dell’infinito.
Tutto ciò che crea emozione è arte, poesia, danza, musica, pittura, scultura.
Mario Banella, direi che lui ascolta il mondo e poi fiorisce la sua poesia.
Una poesia curata, frutto di uno studio illuminato che in lui ha creato il ”suo modo di fare poesia”
Quando lo leggi, pensi che starebbe bene nei libri di scuola, nelle librerie vorresti vedere i suoi libri in un intero scaffale. Pura poesia in ogni cosa che scrive, lui li ha letti tutti, Leopardi, come può mancare! Baudelaire, Eluard, Valery, Lorca, Machado, i greci, Antonia Pozzi.tanti altri ancora, direi ”il naufragar mi è dolce in questo mare di parole”parafrasando il Leopardi. Annegare in un mare di parole che poi ti salvano, e le sue parole si sentono, ti invadono, ti entrano. Un vero artista della parola, ma anche uno studioso di letteratura.
Chi scrive sa che la poesia salva, ma può anche farti morire, sono due estremi che generano molto emotività.


Sei di strada, oggi
nel sole più arduo che conosci.
L’estate è un ombra sui muri
e dei pochi, il cui passo sfiori. Mario Banella


l’estate è un ombra sui muri e dei pochi…sfioriamo le ombre dell’estate, che passa in fretta. Noi le cose non facciamo in tempo a tenerle, ci sfiorano e fuggono. Forse potrei amarlo come un poeta greco e sicuramento amo il modo di scrivere di Mario Banella.
Uomo dotato di grande sensibilità, certamente rara, come la sua discrezione e il suo non lasciarsi andare se non con le parole, e che parole! Leggetelo come si legge un grande, le sue poesie mettetevele dentro l’anima, usciranno leggere e piene di luce.

La mulattiera porta ancora fin su,

in quella casa che da tempo non

abiti ma che nessuno dopo di te

ha più abitato. La percorrono ormai

qualche cane randagio, una vecchia

capra, le cicale ci fanno rumore

tutto il pomeriggio e le rose

ne stanno alla larga. Qualche

volta la guardo, alzo gli occhi,

lo faccio quando scrivo, oppure

in primavera, ma non ho più

il passo per affrontarla, il cuore per

rivederla e poi arriverei senza fiato,

senza ricordi, senza memoria.

La immagino ancora sai, chiudersi in

una curva ostile e davanti sempre

la stessa porta. La porta di una

casa libera da arcaiche catene.

Questa mulattiera che se la

scendi in gennaio s’invade di neve….. Mario Banella

Foto dell’autore. Mario Banella

Vita dolce a noi cara fremi

di quella gioia che cerchi

leggera, sorridi piangendo

alla giornata di sole, cerchi

samarrita, al buio, una carezza

infinita, come una primavera

in sordina, che col suo vento

porta con sé il mare e scavalli

per la collina. Vita dolce a noi

arrivi, tra brevi scorci e sguardi

schivi. Mario Banella

Sguardo animale, di Flavia Sironi

Sguardo animale, di Flavia Sironi

Date: 12 settembre 2022 Author: irisgdm

Flavia Sironi

https://www.facebook.com/reel/807353990393887

Vuoi conoscere la disciplina dog Trail e canicross? Vieni a trovarci!

Domenica 9 ottobre 2022 a Valcava Comune Di Torre Dè Busi in provincia di Bergamo si terrà la terza edizione della gara di dog trail CSEN.

Prima della partenza ci sarà un’accurata visita veterinaria, ricordate di portare i libretti per il controllo del microchip. La visita verrà fatta anche a fine gara.

Gli atleti partiranno da piazza San Rocco alle ore 9,30.

Il percorso, di 13 chilometri con dislivello positivo di 850 metri, si svilupperà lungo bellissimi sentieri escursionistici.

Il punto più alto che si raggiungerà è di 1432mslm sulla vetta Monte Tesoro.

Lungo il percorso sono previsti 2 punti di ristoro ed 1 alla fine della gara.

Il percorso sarà segnalato con balise, frecce, e bolini rossi tracciati con vernice ad acqua.

Saranno presenti numerosi volontari lungo tutto il tragitto onde indirizzare e, in caso di necessità, aiutare i partecipanti.

Quest’anno gli organizzatori, per il piacere di tutte le persone che non fanno agonismo ma semplicemente amano passeggiare in compagnia del proprio quattro zampe e una coda, hanno organizzato un dog trekking naturalistico in collaborazione con ASD Centro Cinofilo Spirito Libero, ovvero una passeggiata di gruppo accompagnati da istruttori della disciplina ed educatori cinofili.

Il percorso sarà di 8 chilometri con un dislivello positivo di 432 metri sempre lungo bellissimi sentieri escursionistici.

In palio ci saranno 3 pettorali gratuiti a chi scriverà per primo all’indirizzo dogtrail.canicross.lecchese@gmail.com con la dicitura: Trofeo Spirito Libero.

Per ogni atleta ci sarà un ricco pacco gara contenente: sacca porta scarpe loggata Dog TCL, vasetto di miele artigianale, birra artigianale, t-shirt dell’evento, e una simpaticissima sorpresa per i veri protagonisti della manifestazione gli atleti a 4 zampe e una coda.

Saranno premiati i primi 5 uomini e le prime 5 donne.

Verrà inoltre premiato il gruppo più numeroso con il trofeo Spirito Libero.

Ci saranno anche altre premiazioni a sorpresa.

Servizi disponibili: area camper su prenotazione, 2 ristoranti convenzionati, 1 bar, ampio parcheggio gratuito.

Servizi offerti dall’organizzazione: 3 fotografi lungo il percorso, 1 fotografo dedicato per foto ritratti nella location, massaggiatore per gli atleti.

Inutile dire che vi aspettiamo numerosi!

Troverete tutte le informazioni sul sito:https://m.facebook.com/story.php…#sguardoanimalediflaviasironi#flaviasironi#canidiinstagram#sguardoanimale#camminacolcane#caniche#canibellissimi#giornatamondialedellafisioterapia#canifelici#giornatamondiale#canifelici#canibelli#sportcinofili#canicross

Canicross Italia CSEN Istruttore canicross Luca Pilato

Sguardo animale di Flavia Sironi

La rubrica del poeta sconosciuto: Milena Lauro Patrizi. Art. di Marina Donnarumma Iris G. DM

La rubrica del poeta sconosciuto: Milena Lauro Patrizi. Art. di Marina Donnarumma Iris G. DM

Milena Lauro Patrizi

Roma 9 Settembre 2022 – Author: irisgdm

Dopo un’ abbondante pausa estiva ritorna la mia rubrica ” del poeta sconosciuto. Non che io abbia smesso di cercare, ma capita di doversi fermare per mille motivi. Questa ricerca delle parole ”parole di altri poeti” mi affascina. Mi rendo conto che alcuni scrittori hanno una tale ricchezza interiore! La donano attraverso i loro scritti, il loro sentire. Puoi parlare dello stesso argomento, ma sentirlo in modo diverso. Migliaia di secoli di poesia, tesori inestimabili di parole, ed ecco ognuno racconta di se, le sue storie, le sue emozioni. Certo la poesia intima è sempre esistita, Saffo, Catullo, ma molti poeti narravano anche di storia, come Alessandro Manzoni nel ”Cinque Maggio ”, di esempi tantissimi.
Poi con l’avvento dei social e in particolare di fb, tutti a scrivere, purtroppo anche chi non lo sa fare! Ormai una jungla dove è difficile farsi strada, se non a colpi di machete!
Gli editori non ti guardano, cestinano anche cose valide, se non sei molto social, poi la poesia è di nicchia!
Invece la poesia ridà le emozioni in questo mondo arido, ed è terapeutica. Il dolce infinito sentire dell’anima, del dolore, della gioia, e delle mille sfumature della vita.
Quindi io scavo, cerco, e alla fine trovi chi non vuol farsi notare, ma splende di luce propria, sto parlando di Milena Lauro Patrizi. Una donna silenziosa, discreta, che legge molto anche di altri, e pensa di essere da meno.
La sua è una poesia profonda, sviscerata, intensa, lei si riconosce spirito e carne, in un eterna lotta, che poi è la lotta di ogni persona pensante.

Spirituale e Carnale

“Spirituale e carnale

sono io

nel delirio del mio essere

il disvelarsi di una follia

essenza incarnata

di donna e di te

che sa affrettare

il passo e fuggire

da processioni d’ipocrisia

sguardi che sussurrano

e dita che puntano

Spirituale e carnale

sono io

un canto di congiunzione

tra sentimento e ragione

assonanze di emozioni

tentazione e opposizione

moralità e passione

viandante di notte stellate

da mistiche elevazioni

Dolce e amara

miele e fiele

estasi e preghiera

fuoco e sangue

brividi e vene

imperfetta

e sfrontatamente

sincera

Con questo spirito

ti venero e ti adoro

con questa carne

fortemente ti amo

tu sei la mia musica

la mia poesia

Il mio centro

il traguardo

il finale punto

Spirituale e carnale

sono io

e non ho meriti né colpe

per tutto questo amore

che mi porto dentro”

©️Milena Lauro ❤️


La sua poesia, è una poesia intima, spirituale, come la sua vita, una vita non facile, come quella di tutti noi, ma predomina con i suoi valori, l’amore, l’amore per la famiglia, per Dio.
Oggi è lecito essere atei, agnostici, buddisti, musulmani ma guai essere diversi da tutto ciò!
Di lei ho un ritratto delicato, dolce, ma forte deciso, coraggioso e le sue poesie sono molto belle, le definirei ‘ il mondo di Milena”, anche se lei non si definisce all’altezza, io direi che non solo lo è, ma supera l’altezza e va oltre. Leggetela è veramente brava!

Maria Maddalena dipinto di Denise Daffara

Milena Lauro, nata a Roma dove attualmente risiede. Sposata e madre di un ragazzo 26 anni e una ragazza di 20 anni.
Ha frequentato l’istituto tecnico femminile di analista chimica “Armando Dìaz”.
Ha lavorato come impiegata 15 anni nel negozio di arte sacra “Ghezzi”, esperienza significativa che le ha permesso di arricchirsi spiritualmente e culturalmente.

Da quando scrivi?

  • Fin dai primi anni dell’infanzia ho sempre manifestato un”indole timida e particolarmente introversa; trovavo difficile esprimere le mie emozioni ed è così che quando imparai a scrivere trovai finalmente “il mio mondo”. La poesia mi aiutava dunque a concretizzare ció che sentivo e a sentirmi parte di qualcosa, anche se frutto della mia stessa immaginazione.
    Questo mio mondo fantastico, misto di realtà e sogno, mi ha sempre accompagnato nei vari stadi della vita fino all’età adulta. Per me esso è stato e continua ad essere un’importante fonte di consolazione che mi ha sostenuto nell’affrontare i drammi e le prove alle quali la vita mi ha messo dinnanzi.

Scrivi a caso o sotto l’impulso di un episodio o di un’emozione che ti spinge a farlo?

  • No, io non scrivo mai a caso. Ho sempre bisogno di una fonte di ispirazione o comunque di uno stimolo, che sia positivo o negativo, tangibile o intangibile. Come ho già spiegato, spesso sono i drammi e le difficoltà che mi spingono ad esternare ció che sento e tale forma espressiva mi aiuta anche ad affrontare queste situazioni difficili. Inoltre, sono una persona molto credente e fin da bambina sento un forte “legame spirituale” con il Creatore. Leggendo le mie poesie ci si rende facilmente conto di questo aspetto religioso e dentro di me ho la certezza che un simile “dono” sia semplicemente il frutto del mio amore per Lui, mia più grande fonte di ispirazione.

Per te cosa significa scrivere?

  • Ho già risposto in parte a questa domanda, ma proverò ad approfondire tale aspetto.
    Quando scrivo mi sento di connettermi sia alla mia anima che a una sorta di “sfera celeste”. È come un vero e proprio viaggio spirituale che mi permette di “toccare con mano” i miei sentimenti e le mie sensazioni, fortemente legate all’ispirazione divina.

Tanti di noi scrivono e hanno un progetto, tu ce l’hai?

  • Onestamente, non ho mai avuto grandi progetti e credo che queste mia insicurezza sia dovuta a vari fattori che spiegheró di seguito.
    In primis, vi è l’aspetto caratteriale che purtroppo mi ha frenato più volte dall’intraprendere qualsiasi tipo di progetto.
    Poi, vi è l’aspetto che riguarda l’istruzione personale. Sfortunatamente, in età adolescenziale fui travolta da vari problemi personali che non mi permisero di completare gli studi. Questo fatto ha creato in me un senso di insicurezza, inferiorità, inadeguatezza e forte vergogna che ha perseguitato e tormentato la mia esistenza. Dunque anche la mia mancata educazione ha sempre troncato ogni iniziativa sul nascere.
    Ora, in età adulta, sto cercando di superare questi limiti condividendo “la voce della mia anima”. Oltre questo, ho intenzione di creare una raccolta di poesia per lasciarla ai miei figli, una parte di me vorrebbe pubblicarla una volta terminato, ma riguardo a questo ancora non ho preso una decisione definitiva.

Sei una brava scrittrice, molto profonda,ti leggo tra le righe e leggo questa sorta di te che non vuoi fare vedere, ti occulti. In tutti noi regnano storie

  • io abito nella zona universitaria di Tor Vergata.
    Sinceramente mi sento un animo tormentato da fattori e preoccupazioni sia esterni che interni, quindi no non mi definisco serena. Tuttavia, vorrei tanto esserlo e diventarlo è il mio fine primo.
    Il mio concetto di felicità lo definisco così “vivere in pace, lontano da ogni male e angoscia, esprimere sè stessi con sincerità e spontaneità senza temere niente e nessuno.”
    Io mi definisco come una donna semplice, devota ai valori tradizionali quali la famiglia, ma assetata di sapere e conoscenza. Infatti amo la lettura e fare approfondimenti sui miei interessi.

Altra domanda, che ne pensi di tutte queste persone che scrivono?

  • Le rispetto e in generale le sento vicine a me in quanto utilizziamo la stessa forma espressiva.
    Per alcuni in particolare provo una sincera ammirazione e per me sono dei modelli da seguire.

Milena Lauro Patrizi, leggetela, una vera scoperta. Le sue poesie delicate, gentili, piena di sentimenti, tutti da scoprire.

È LO STUPORE

“È lo stupore che mi salva
mi plasma in varchi estesi
di serenità e pienezza
mi fonde in spiragli
temporali di gioia
spalancandomi valichi
in un’esplosione di pace
incanto e bellezza
facendomi parte di infinito
impercettibile e sconfinato
particella di cielo
amalgama di terra
e pulviscolo di stelle
energia nell’universo
senso di totalità in un istante
nell’immensità perduto

È lo stupore che mi salva
da questa vita
violata dall’ingiustizia
da tutte le brutture
e le disarmonie
dal cuore profanato
della sua dolcezza
ed è stupore
il versante sull’amore
che perseguo passo dopo passo
amore grande smisurato senza limiti
quello creatore
che mi fa amare gli altri
e me stessa
con tutta la passione
e la compassione
con tanta tenerezza

È lo stupore che mi salva
mi affaccia sull’eternità
e mi innamora
non delle cose
non delle persone
ma della loro luce
ed ad ogni mio respiro
ad ogni mio pensiero
fa di questa attesa
una speranza di verità che splende
e che nella realtà riluce “
©️Milena Lauro ❤️

❤️
IO SONO

“Io sono palpiti di tenerezza
e la mia vocazione è amare
resina di olibano che arde


aromi diffusi che si consumano
dietro una celata bellezza

Sono fugaci fantasie
e armoniose immagini
svelate in semplicità e grazia
una rosa di un giardino
sempre in fiore
candela incessantemente accesa

Sono effluvio del vivere
persa dentro ad un amore
linfa di corteccia
testimone di misteri divini
rivelati nello spettacolo
dell’aurora boreale di un cuore
scenario di un divampante fuoco
e dimora di passioni ignote

Sono impastata di versi e di rime
di sorrisi che nascondono il dolore
musica e canti
sinfonie dal sacro inebriate
la mia anima è di vento e di sole
e sono albore
nel chiarore del mattino
un esplosione di luce
in nuvole bianche di schiuma

Sono fatta di tutto e di niente
sono una donna come tante
e uguale a nessuna “
©️Milena Lauro ❤️

“Irrequieta per riflesso divino

“Irrequieta per riflesso divino
per passione
orgoglio e fierezza
sopraffatta dal silenzio
mi smarrisco
in un fondo di tristezza

Ho messo un fermaglio
alle mie ali
perché non spicchino
più voli di parole
da dedicare a questo amore
che non siano stucchevoli e banali

China sui miei fianchi
esausta indifesa
stremata con eleganza
come una danzatrice
in scena sui passi
finali di una danza

Mi inchino
e non mi aspetto niente
resto muta deglutisco
raggomitolata
su un altopiano lunare
grigio e opalescente
trangugio prosodia
irregolare di versi
e non mi illudo se penso
che la metrica non serve
per te che sei
il mio canto libero
e sei ovunque
che mi travolgi
come un uragano di fiori
e ti sento nel concerto del vento

Mi riposo in te
Inventando giorni migliori
e tu intanto
guardami mentre ti scrivo
e riversami sulle membra stanche
tutto il firmamento”
©️Milena Lauro 

Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM

Cultura

Ezio Bosso: sixth breath the last breath

Date: 4 settembre 2022Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

Roma: articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM

Ezio Bosso

” Sono un uomo con una disabilità evidente, in mezzo a tanti uomini con disabilità che non si vedono” Ezio Bosso.
Vorrei parlare di lui, iniziando cosi. Amo immensamente questo musicista, le note ti entrano dentro, fanno i percorsi del tuo sangue, ogni vena, ogni pulsazione, esplode nel cuore, nella mente. Non fuochi di artificio, ma passione, fuoco, amore, dolore, tristezza, gioia, colore cangianti, chiaroscuri, e morte. Nella fine di ogni nota, una fine, che ti innalza, ti sublima, ti percorre in ogni atomo, ogni neurone, una pallina che rimbalza come in un flipper.
Le sue mani affaticate, sul pianoforte, un emozione cosi forte, che ti capita di stare piegata in due, raccolta, le mani in preghiera, una musica irresistibile, eccelsa, già non di questo mondo, ma proiettata, si nella morte, ma nell’ infinito, nella sua immortalità, che già, sentivi , nella sua vita. Ezio Bosso, immortale nella sua vita mortale, nella sua musica che sa di Dio e di vera creazione, genialità.

https://youtube.com/watch?v=1VlIXQH4xV4&feature=share
Ezio Bosso, l’immortale seduto tra gli uomini. Compositore, pianista, contrabbassista, direttore d’orchestra. La sua bacchetta non era come le altre, sollevava magie, teorie di universi, viaggi dentro oceani sconfinati, dentro l’acqua nei suoi misteri di abissi, di vette innevate, dove potevi salire come in un sogno, prati verdi, pure energie d’amore, di emozioni intense, drammatiche. Un uomo che stava scomodo con il suo corpo, ma con note che gli disegnavano contorni indelebili, netti, incancellabili, decisi, immensi, eterni. La sua grandezza nella direzione dell’orchestra, con il suo stilo, una direzione con un tutt’uno, tra lui e i musicisti, dalla sua bacchetta dipartivano note che si univano ad una sensazione fisica, come se avesse il dono di toccarti fisicamente. La sua musica una musica fisica, metafisica, emozionale, brilla di luce propria.


15 maggio 2020, a soli 48 anni il suo sesto respiro, l ha portato via, a soli 48 anni. Dal 2011 un cancro, il tutto aggravato da una malattia neurodegenerativa, non si era mai arreso, aveva raccolto sfide sempre più grandi, a sfidare l’impossibile. Lui ha sfidato l’impossibile, ed eccolo comunque tra noi, indelebile, eterno, immortale.

Ezio Bosso

” la musica è una necessità, è come respirare” Ezio Bosso.
Il tempo è un pozzo nero. E la magia che abbiamo in mano noi musicisti è quella di stare nel tempo, di dilatare il tempo, di rubare il tempo. Ezio Bosso

Ezio Bosso era una persona molto speciale. Intelligentissima, sensibile, sapeva trasmettere la passione per la musica e per la vita. Se n’è andato a 48 anni, e lascia un grande vuoto. “La musica ci cambia la vita e ci salva. Le persone che vengono ospiti da me, entrano da personaggi e escono da persone. La bacchetta mi aiuta a mascherare il dolore e non è una cosa da poco”
Ezio Bosso, il saluto della sua orchestra: “Sei in ogni nota suonata”

La sera di Natale Bosso era tornato su Rai 3 con Cajkovskij e Mozart. Il Teatro dell’Unione di Viterbo aveva ospitato il maestro con l’Orchestra Filarmonica, da lui fondata, arricchita per l’occasione dai giovani dell’Orchestra Filarmonica di Benevento e il Coro Filarmonico Rossini di Pesaro. “Ascoltate a tutto volume il nostro concerto, dobbiamo disturbare i vicini e riempire l’Italia di questa musica meravigliosa. La nostra forza sarà la televisione, ma non in casa, deve uscire dalle case. L’arte e la bellezza sono contagiose: così cambieremo il mondo”.

Ezio Bosso: “Ascoltate Cajkovskij ad alto volume: l’arte e la bellezza sono contagiose”

Aveva un entusiasmo contagioso. Il direttore d’orchestra, compositore e pianista torinese soffriva di una malattia neurodegenerativa da anni ma non si era mai fermato. Era diventato popolarissimo quando nel 2016 fu invitato da Carlo Conti come ospite d’onore al Festival di Sanremo. Sul palco dell’Ariston Bosso eseguì Following a bird, composizione contenuta nell’album The 12th Room, che dopo quell’esibizione, applauditissima, finì subito in classifica. “Sul palco sono senza spartito, faccio tutto a memoria. Quando dirigo è come se avessi tutti i suoni scritti, primi e secondi violini, violoncelli, bassi, flauti, oboi, clarinetti, fagotti, corni, trombe, tromboni, percussioni, io li ho davanti, per me è un contatto visivo, dirigere con gli occhi, con i sorrisi, mando anche baci quando qualcuno ha fatto bene”.

Spiegava come fosse stato difficile essere accettato nel mondo della musica classica e dei pregiudizi “perché guardavano la malattia: è evidente, non è che posso negarlo. Ho combattuto il pregiudizio. Fin da bambino ho lottato col fatto che un povero non può fare il direttore d’orchestra, perché il figlio di un operaio deve fare l’operaio, così è stato detto a mio padre”. Lo studio come riscatto, la passione che lo guida e gli fa vincere anche il dolore. “Ho avuto paura anche delle ‘mazzate’ che mi sono preso, ho preso schiaffoni perché sono una persona normale. Il nostro entusiasmo, la nostra voglia di fare, però, alla fine, diventa un contagio. Mi auguro una pandemia di voglia di fare. Dirigere la Patetica è una delle direzioni più difficili che esistano. Credere nella musica non è unicamente un processo di allegria ma è un processo faticoso che, a volte, ti consuma. Lasciarsi guidare dalla musica è anche un gesto di umiltà, riconosci la grandezza dell’altro e diventi grande insieme a lui”. Tratto dal giornale ”la repubblica”

Ezio Bosso

Aveva un entusiasmo contagioso. Il direttore d’orchestra, compositore e pianista torinese soffriva di una malattia neurodegenerativa da anni ma non si era mai fermato. Era diventato popolarissimo quando nel 2016 fu invitato da Carlo Conti come ospite d’onore al Festival di Sanremo. Sul palco dell’Ariston Bosso eseguì Following a bird, composizione contenuta nell’album The 12th Room, che dopo quell’esibizione, applauditissima, finì subito in classifica. “Sul palco sono senza spartito, faccio tutto a memoria. Quando dirigo è come se avessi tutti i suoni scritti, primi e secondi violini, violoncelli, bassi, flauti, oboi, clarinetti, fagotti, corni, trombe, tromboni, percussioni, io li ho davanti, per me è un contatto visivo, dirigere con gli occhi, con i sorrisi, mando anche baci quando qualcuno ha fatto bene”. Repubblica

Ezio Bosso

Spiegava come fosse stato difficile essere accettato nel mondo della musica classica e dei pregiudizi “perché guardavano la malattia: è evidente, non è che posso negarlo. Ho combattuto il pregiudizio. Fin da bambino ho lottato col fatto che un povero non può fare il direttore d’orchestra, perché il figlio di un operaio deve fare l’operaio, così è stato detto a mio padre”. Lo studio come riscatto, la passione che lo guida e gli fa vincere anche il dolore. “Ho avuto paura anche delle ‘mazzate’ che mi sono preso, ho preso schiaffoni perché sono una persona normale. Il nostro entusiasmo, la nostra voglia di fare, però, alla fine, diventa un contagio. Mi auguro una pandemia di voglia di fare. Dirigere la Patetica è una delle direzioni più difficili che esistano. Credere nella musica non è unicamente un processo di allegria ma è un processo faticoso che, a volte, ti consuma. Lasciarsi guidare dalla musica è anche un gesto di umiltà, riconosci la grandezza dell’altro e diventi grande insieme a lui”.

Sergio Mattarella gli rende omaggio. Libero.ti

Si dice che la vita sia composta da 12 stanze. 12 stanze in cui lasceremo qualcosa di noi che ci ricorderanno. 12 le stanze che ricorderemo quando saremo arrivati all’ultima. Nessuno può ricordare la prima stanza dove è stato, ma pare che questo accada nell’ultima che raggiungeremo. Stanza, significa fermarsi, ma significa anche affermarsi. Ho dovuto percorre stanze immaginarie, per necessità. Perché nella mia vita ho dei momenti in cui entro in una stanza che non mi è molto simpatica detto sinceramente. È una stanza in cui mi ritrovo bloccato per lunghi periodi, una stanza che diventa buia, piccolissima eppure immensa e impossibile da percorrere. Nei periodi in cui sono lì ho dei momenti dove mi sembra che non ne uscirò mai. Ma anche lei mi ha regalato qualcosa, mi ha incuriosito, mi ha ricordato la mia fortuna. Mi ha fatto giocare con lei. Sì, perché la stanza è anche una poesia. Ezio Bosso.

Umano, straordinariamente sensibile, cuore generoso.

Ezio Bosso

Tratto da ”lampi di poesia,
Innamorati dell’umano, alla ricerca di #lampidipoesia tra le pieghe dell’esistenza quotidiana”su google.

In quest’opera vengono presi in esame vari tipi di respiro, in particolare ce ne sono sei particolarmente significativi per la nostra esistenza. Ogni respiro viene introdotto attraverso un tema centrale che ne rappresenta il pensiero, il modo attraverso cui l’idea relativa ad esso sia stata concepita dall’autore. Tale tema è eseguito al pianoforte, per poi svilupparsi in seguito con l’aggiunta di sei violoncelli che, a gruppi di tre per lato, rappresentano idealmente due polmoni, grazie ai quali il respiro vero e proprio si compie. Vediamo allora quali sono questi sei respiri in cui possiamo ricorrere nel corso della nostra vita: probabilmente, ad eccezione del sesto, avremo già avuto modo di sperimentarli e dunque ci verrà facile riconoscerli.

Potete ascoltare Six Breaths cercando l’album omonimo in un qualsiasi servizio di streaming (dura circa 40 minuti in tutto), oppure dal link video che vi lascio in fondo alla pagina dell’esecuzione dal vivo del 13 luglio 2013 all’interno del festival “I suoni delle Dolomiti”, comprensiva dei suoni della natura e della spiegazione di ogni respiro direttamente dalla voce dell’autore (nel corso del concerto ci sono anche alcune sorprese!)

Primo respiro: Draw Breath (Il respiro disegna)

Il primo respiro è quello di quando si viene al mondo e rappresenta una sorta di shock, uno stravolgimento totale di quella che era stata la vita fino a quel momento, nel grembo materno. I polmoni si dilatano per la prima volta riempiendosi d’aria, e ciò richiede un certo sforzo. Il primo respiro di cui ci si rende conto deve essere molto profondo e intenso ed è quello che insegna a respirare per poi farlo tutta la vita. C’è un’espressione in inglese in cui si usa dire che “il respiro disegna”, nel senso che questo primo respiro dà la forma a tutti i respiri successivi.

Iniziare a respirare autonomamente è un atto indispensabile alla sopravvivenza, ma implica anche il trauma del distacco dalla madre. Succede molte volte, nel corso della vita, di non riuscire ad accettare un cambiamento o qualsiasi cosa si renda necessaria per il nostro bene ma che allo stesso tempo ci fa paura. Eppure si tratta solo di trovare nuove vie per continuare a stare in ciò che è vitale per noi senza però esserne dipendenti, esattamente come avviene quando un neonato vive il suo effettivo distacco dalla mamma, ma non per questo la perde. Lei sarà sempre accanto a lui, in modo diverso da prima, ma non meno efficace e presente.

Secondo Ezio Bosso anche le note sono respiri, e il primo respiro di una musica, l’idea che sta alla base di tutto il suo successivo sviluppo, sta proprio in una nota. Tale nota è riconoscibile fin dalle prime battute del brano che descrive appunto il primo respiro, si sussegue nei primissimi secondi dettando il tono e l’intensità di tutta la composizione, esattamente come il primo respiro dà inizio e prosecuzione alla nostra vita subito dopo la nascita. Il clima è solenne e grave, c’è spaesamento, tutto sembra sospeso, in attesa, ma si ha la percezione netta di come quel momento sia soltanto il preludio a qualcosa di grande che sta per iniziare.

Secondo respiro: Out of Breath (Senza respiro)

Capita a tutti di ritrovarsi senza fiato, ad esempio dopo una corsa, uno sforzo fisico intenso, un’emozione troppo forte… La frequenza respiratoria aumenta, come anche quella cardiaca, e gli scambi di gas a livello dei polmoni si fanno più veloci per sopperire alla maggiore richiesta di ossigeno da parte dell’organismo. Tutto questo è fisiologico e basta fermarsi ad aspettare per tornare alla normalità. Ci sono però anche altre situazioni in cui si può rimanere senza fiato: un semplice sorso d’acqua che va di traverso, una crisi d’asma, di tosse, di affanno, oppure un attacco di panico o qualche altra problematica. In tutti questi casi, rimanere senza respiro per qualche istante o comunque essere in seria difficoltà ci porta ad accorgerci del fatto che stiamo respirando proprio perché non riusciamo a farlo liberamente!

Andare “fuori dal respiro” (traducendo letteralmente) è sentirsi mancare la terra sotto i piedi, è perdere il controllo, è fare un salto lì dove non è consentito farlo, ed è qualcosa che ci paralizza dalla paura. Si può però riuscire a dare una connotazione positiva anche a un’esperienza così spaventosa se ci soffermiamo a riflettere sull’andare fuori dal respiro come possibilità di uscire da se stessi, di andare oltre il proprio vissuto e i propri problemi, senza assolutizzarli. È chiaro che senza respiro non si può vivere, e d’altronde non ci viene richiesto questo, ma ogni esperienza negativa che viviamo, ogni oppressione che sembra toglierci l’aria, può essere trasformata in un’occasione a nostro favore (“e se fosse una grazia?” è la domanda che gli amici del blog 5pani2pesci mi hanno messo nella testa). La sfida è quella di trovare un modo, una via dove sembra non esserci, un’ispirazione che produca in-spirazione, ricordando che “non si crea nulla se non si spera” e che “è veramente vivo chi abbraccia tutta la sua verità e la vive come compito”.

Il ritmo di questo secondo respiro è impetuoso e concitato, proprio a descrivere un respiro veloce e in affanno, ma alla fine del brano tutto sembra tornare, seppur con fatica, alla normalità.

Terzo respiro: Crying Breath (Il respiro piangente)

Un altro tipo di respiro è quello che provoca il blocco del respiro stesso ed è il singhiozzo del pianto. Quando piangiamo il respiro diventa a scatti e di tanto in tanto si blocca perché si accorcia ed è scosso dai sobbalzi. La contrazione che ne deriva impedisce al diaframma di rilassarsi e aprirsi, così il respiro rimane come rinchiuso all’interno del torace. Il pianto stesso non è altro che il tentativo di portare fuori un dolore, perché non rimanga chiuso dentro noi stessi ma possa trovare uno sfogo grazie alla condivisione con qualcuno che, per amore, sia disposto a portarne il peso insieme a noi. Ed ecco che il pianto diventa liberatorio.

Mentre si piange si ha difficoltà a parlare, potrebbe sembrare quindi che in quel momento la comunicazione subisca un’interruzione ma è tutto il contrario. Quello delle lacrime è infatti un linguaggio molto più eloquente rispetto alla parola, ed è incapace di mentire. Piangere rivela se stessi e ciò che si sta vivendo dentro di sé senza possibilità di finzione, è un momento di autenticità fortemente in contrasto con l’abitudine che abbiamo di nascondere ciò che riteniamo non debba essere mostrato perché rischierebbe di mettere in luce tutta la nostra fragilità. Eppure questo siamo: esseri fragili che hanno bisogno di non vergognarsi di esserlo e che una volta scoperto questo iniziano ad accorgersi di come la fragilità stessa sia in realtà una forza e una risorsa.

Il ritmo sobbalzante del respiro piangente è reso dal pulsare di una nota che percorre la durata dell’intero brano. L’atmosfera richiama quella del primo respiro (d’altronde anche quando si nasce si piange), ma si differenzia per qualcosa che si dispiega nella sua drammaticità e intensità.

Quarto respiro: In the same Breath (Nello stesso respiro)

Fare pace con il proprio limite e con la propria debolezza, lasciarsi toccare nella parte più intima e fragile di se stessi, apre uno scenario nuovo e inaspettato, dando un respiro nuovo a tutte le cose. È quello che succede quando si inizia ad essere “nello stesso respiro”, cioè a respirare insieme a qualcuno, ad essere così in sintonia con quella persona che il respiro diventa lo stesso. È una cosa bellissima ma che bisogna imparare: la fiducia, l’intesa, la confidenza, il lasciarsi andare, il capirsi a volo sono tutte cose che si instaurano con il tempo ma soprattutto con l’attenzione, la presenza e la cura. E così si giunge in quel posto che non c’è di una canzone dei Negramaro, quello dove “per magia tu respiri dalla stessa pancia mia”.

Essere nello stesso respiro è anche una responsabilità, perché se da una parte hai la fortuna di avere un valido appoggio su cui poter contare, allo stesso tempo non puoi soltanto attingere dal respiro dell’altro senza metterci del tuo o facendo finta di niente quando sei tu a doverti fare carico delle sue difficoltà (“in quel posto che non c’è hai mandato solo me”). Se si respira insieme, insieme anche si soffre, si gioisce, si cammina e si condivide la vita. Amare una persona (che sia lo sposo, la sposa, il padre, la madre, la sorella, il fratello, il figlio, l’amico ecc… ) è essere disposti a tutto per lei, è amare tutto di lei, anche ciò che non ci piace, perché altrimenti non sarebbe amore ma soltanto un surrogato dell’amore vero, che per sua natura fa invece a gara per donarsi per primo e di più.

Secondo Ezio Bosso, anche per suonare insieme bisogna essere nello stesso respiro, perché la musica è dentro di noi e non fuori. Questo quarto respiro è il più difficile da eseguire tecnicamente ed è da lui immaginato attraverso l’atmosfera di una festa che però si rivela dalla tensione, a rimarcare come il respirare insieme abbia questa doppia valenza di consolazione e gioia, ma anche di impegno e accompagnamento.

Quinto respiro: Under one’s Breath (Sotto il respiro)

E siamo arrivati ad un altro respiro bellissimo: il sussurro. Parlare sottovoce è parlare “sotto il respiro”, ed è il gesto per eccellenza della notte e dell’intimità. Il sussurro è il respiro degli innamorati, e potrebbe essere definito come “il suono dell’amore”. L’amore, infatti, non parla nel rumore, nella folla, nel clamore, ma nel sussurro di una brezza leggera, e si esprime nei piccoli gesti, nel silenzio, nei dettagli, nelle cose che nessun altro nota fuorché colui che ama. Per parlare al cuore di qualcuno non puoi urlare, puoi soltanto sussurrare, perché ogni cuore, ogni anima, va accostata con delicatezza e gentilezza.

La melodia del quinto respiro è delicata e avvolgente, il sussurrare è reso con le note pizzicate dei violoncelli e non manca una certa enfasi perché l’amore è vita, slancio e passione.

Sesto respiro: The last Breath (L’ultimo respiro)

L’ultimo respiro, come facilmente intuibile, è quello con cui concluderemo il nostro cammino terreno: è l’e-spiro. Non dobbiamo pensare, però, soltanto a qualcosa di triste e angosciante. Nell’ultimo respiro c’è tutta la vita di una persona ed è quindi il respiro più importante perché è quello che lasceremo al mondo, la nostra eredità, il segno che avremo impresso nella storia con la nostra esistenza. Pensare al nostro ultimo respiro non deve rattristarci: noi non sappiamo come sarà, ma crediamo che non sarà la fine di tutto ma l’inizio. Anche il nostro primo respiro, infatti, è stato difficoltoso e spaventoso, ma tutto è cominciato da lì, dalla nostra nascita, e anche in quell’occasione era stato necessario superare il trauma del distacco per poi trovare nuove vie non solo di sopravvivenza, ma di vita vera. Ed allo stesso modo la vita piena, la vita eterna, la vita senza fine comincia con l’ultimo respiro. Tutto si compie e tutto rinasce per non morire più.

E siamo arrivati all’ultimo ascolto ed è interessante osservare come anche nella musica tutto torna, come la chiusura di un cerchio. La prima nota, infatti, quella da cui tutto era partito, la ritroviamo qui ed è proprio adesso che si realizza. Nel primo respiro era stata soltanto accennata, come un’inspirazione, mentre adesso, espirando, la melodia finalmente si svela nella sua completezza, interezza e pienezza, ed è travolgente e bellissima. Fino all’ultima nota, in tonalità maggiore, che imprime all’intero brano un finale aperto e in divenire, dove tutto è ancora da scoprire.

Six Breath ( The Last Breath).
Il respiro fa parte del nostre esistere, esistiamo perchè respiriamo. Il respiro della nascita, il respiro di partenza, dell’esistenza, nelle sue molteplici vicissitudini, nelle sfumature del respirare. Il respiro sta alla vita come la vita sta al respiro. Poi il sesto, l’ultimo, in cui cerchi di riempirti i polmoni d’aria, ma non ci riesci, e lì che tutto finisce, in quell’ultimo respiro, in quel richiamo d’aria che non ti arriva, che tu brameresti avere. Chiunque abbia assistito a una morte lo sa, cerchi aria e tutto si interrompe, forse il momento più drammatico .
Allora respiriamo, fino a che possiamo, respiriamo di ogni cosa, ma viviamo apprezzando ogni attimo, senza ipocrisie,” siamo composti di finito e infinito, ed è pericolo di morte che chi è composto da entrambi. Soren Kierkegaard ”. Diventiamo immortali nel nostro ultimo respiro. Ezio Bosso sarà sempre immortale, io dico grazie maestro immortale, grazie per la tua musica, che mi fa respirare, grazie perchè sulla tua musica, io scrivo.

Liberamente ispirata a Six Breath, per te Maestro Bosso.

Sei respiri nella mia pelle,
sei nella mia vita,
il primo per nascere, l’ultimo per morire.
Il primo respiro,
sulla bocca di umida rosa,
rugiada di latte, luna di bambagia,
riposo di gigli, giacigli di angeli.
Corro troppo, sono senza respiro,
oltre i cancelli vedo il sole,
bloccata nell’emozione di vedere il cielo.
Amore e dolore mi bloccano la sete,
non ho fame, non so che fare,
nelle lacrime il mio terzo respiro,
rumore sordo di pioggia, mi mancano le parole.
Nello stesso respiro la suite dell’amore,
l’armonia della mia musica,
il suono blu dell’anima,
nel mio quarto per amore.
Sotto il respiro parlo piano,
un sussurro di note, per cui vale la pena amare,
ti tengo stretto nel mio quinto respiro,
il mio violoncello suona fonemi di viola.
Il mio ultimo respiro? 6 è 6,
sconosciuto perchè forse la melodia si svela,
la mia vita si chiude e si apre!
Un fiore bianco come la morte che ottenebra l’aria,
un posto dove non è necessario un vestito,
ma solo la tua anima,
anima blu di cielo e di mare,
eternità del tuo essere,
dentro di me un alito, come un verde giardino. Iris G. DM

dal web

Six breath

Il colore della poesia: IRIS G. DM

Giorni dispari con le mani tra i capelli,

due note,

due tasti,

noi perdiamo la vita che scorre,

lisci come porfidi,

cadono foglie di nuvole,

aspettiamo figli che non verranno,

ancora due note,

Due lacrime forse?

Due baci, ancora due baci?

E’ buio, la notte è nera.

Due stelle,

due note,

due, perchè due?

Siamo due, due fogli di carta,

due figli,

siamo due,

per amare?

Bisogna cominciare da due,

giorni pari,

giorni dispari con le mani tra i capelli,

due mani,

noi due,

due note,

due arie,

due per amare. Iris G. DM

Potrebbe essere un contenuto artistico

CULTURA

Roma 31 agosto 2022. Anatomia di un suicidio. Cesare Pavese

Date: 31 agosto 2022Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

Art. di Marina Donnarumma Iris G. DM

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.

Cosí li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.
Per tutti la morte ha uno sguardo.

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti. Cesare Pavese

Cesare Pavese


Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, fu pubblicata postuma, nel !951, dopo la morte per suicidio, di Cesare Pavese.
La morte lo accompagna tutti i giorni, senza tregua. Una presenza fissa, nel quotidiano, ferma, risoluta, irremovibile. Gli occhi potranno vedere, senza parlare, perchè lo sguardo è un grido silenzioso, terribile, che nessuno ascolta, vede. Chissà magari vorresti che qualcuno avesse la capacità di leggerti per guarire in tempo.
Nello specchio leggi i tuoi occhi in perfetta solitudine, forse con la morte capiremo come ci sia mancata la speranza, magari è stata sempre e solo un illusione. La morte ha per ognuno di noi uno sguardo, quando arriverà avrà il nostro sguardo, lo sguardo dei nostri stessi occhi. Scenderemo nel silenzio, perchè la morte è silenzio, non ha voce, la bocca chiusa e nello specchio già morti, magari è il nostro al di là, ed è cosi che ci vediamo.
Nel 1949 Cesare Pavese conosce l’attrice americana Constance Dowling, intreccia con lei un rapporto tormentato, sesso e sangue , La sua vicenda esistenziale che si conclude con il suo suicidio, un uomo che sentiva di non ricevere quello che lui desiderava, il suo non un suicidio per Costance, ma un suicidio per amore. Un amore che lui non sentiva di ricevere, non adeguato al suo intenso sentire, al suo sentire sublimato. Un suicidio perchè dell’amore aveva perso le speranze, le speranze solo effimere illusioni.. La scrittura poetica di Pavese un apogeo di morte, inadeguato al modo di vivere e di affrontare la vita. Affascinato dalla fine, affascinato dal non vivere. La morte frutto della terra.

E desidero solo colori. I colori non piangono, sono come un risveglio: domani i colori torneranno. Ciascuna uscirà per la strada, ogni corpo un colore, perfino i bambini. Questo corpo vestito di rosso leggero dopo tanto pallore avrà la sua vita. Sentirò intorno a me scivolare gli sguardi e saprò di essere io: gettando un’occhiata mi vedrò tra la gente. Ogni nuovo mattino, uscirò per le strade cercando i colori. Cesare Pavese.
Desidera solo colori, i colori non piangono, ma lui si, i colori li cercherà e allora uscirà per le strade. Questi colori non li ha mai trovati ed è morto all’età di 42 anni. L’idea della morte l’aveva sempre accompagnato. Frequentava il liceo nel !926 e fu scosso profondamente dalla tragica morte di un suo amico, Elico Baraldi, che si sparò e lui ebbe la tentazione di imitare questo gesto ed inviò nel 1927 il 9 Gennaio una poesia all’amico Sturani
Sono andato una sera di dicembre,
per una stradicciuola di campagna,
tutta deserta,col tumulto al cuore.
Avevo dietro me, una rivoltella. Cesare Pavese.


Scriveva ” perdono tutti e a tutti chiedo perdono” il suo mal di vivere.

L’amore fatale pe Costance


”L’arte di vivere è l’arte di saper credere alle bugie”


Una morte precoce di un grande scrittore schivo, tormentato, che alla morte pensava comunque, come sollievo a questo incredibile male di vivere.
Il suo un disperato bisogno d’amore, tragico e e silenzioso, la morte è muta.
Cesare Pavese con i suoi demoni che lo tormentavano, ” non manca mai a nessuno una buona ragione per uccidersi”. Un suicidio annunciato di un uomo alla ricerca di un grande amore, un vuoto incolmabile, non si muore per amore, eppure si muore.
Alla fine giunge l’oscurità, un atto estremo, il buio intorno, molte volte ci domandiamo, anzi sempre, perchè l’ha fatto?
Non lo sappiamo, ma non giudichiamo, è quando la speranza muore e sentiamo che tutto è un illusione, il buio completo intorno, non vediamo più nessuno, amici, famiglia, moglie, figli.
Solo nero profondo, abissale, allora perchè vivere con tutto questo nero che ci circonda, forse dopo la pace, la pace.

Cesare Pavese


Un suicidio annunciato, anzi il leit motiv della sua vita, un fascino quasi perverso verso la morte. Come dire ” se io non avrò ciò che voglio, io ne morirò”. Lui non desiderava cose, lui desiderava sentimenti, amore, è difficile reggere alla mancanza di amore, lui non ce l ha fatta, troppo gravoso vivere senza. Per Cesare che viveva tutto intensificato, in una società dove i valori erano bugie ed ipocrisie. Non tutti viviamo la vita allo stesso modo, ognuno di noi le vive in modo proprio personale, non tutti diamo valore alle stesse cose.


Le sue poesie parlano spesso di amori non corrisposto. ”Non ci si uccide per amore di una donna. Ci si uccide perchè un amore, qualunque amore, ci rivela la nostra nudità, miseria, infermità, nulla”
Cesare Pavese scriveva” Ti amo. Cara Connie, di questa parola so tutto il peso, l’orrore e la meraviglia, eppure te la dico, quasi con tranquillità. L’ho usata cosi poco nella mia vita, e cosi male, che è quasi nuova per me.


Cesare Pavese, nasceva fragile, certo una famiglia non certo prodiga di affetto. Quando morì il padre, la mamma di Cesare divenne ancora più chiusa e riservata, ma basta questo per un futuro suicidio? Lui era schivo e riservato, con questa vocazione al suicidio, che lui chiamerà” vizio assurdo”. Cesare Pavese sempre segnato da grandi tormenti, desiderava la solitudine, ma anche la compagnia degli altri. Il suo è un desiderio forte d’amore, che lo perseguiterà tutta la vita, molti pensano che lui sia stato anche impotente sessualmente, ma chi lo sa? Chi lo può dire? Lui nasce fragile, una fragilità nascosta agli altri e anche a se stesso, un inadeguatezza al mondo. Forse lui stesso non si piega alla normalità dell’amore, in lui assume un aspetto lontano, irraggiungibile, una meta che non riuscirà mai ad avere, secondo i suoi canoni, le sue aspettative. Già da adolescente era molto introverso, amante dei libri e della natura. Forse lui stesso non riusciva a comunicare l’amore poi per un uomo triste, intrinseco, solitario, drammatico, era difficile farsi amare. Chi poteva colmare la sua tristezza, la sua chiusura, il suo modo di essere? La sua era una incomunicabilità estrema, ma la sua sofferenza ci ha regalato una letteratura magnifica. Lui che desiderava la morte, lui che desiderava i colori, lui che desiderava amare ed essere amato, lui che desiderava la morte e la pace.
La vita è un viaggio di dolore, la sua forse una profonda depressione, ma soprattutto una forte incapacità del vivere

Il tormento della sua anima

CULTURA

Orietur in tenebris lux tua . Il colore della poesia: Iris G. DM

Date: 29 agosto 2022Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

Potevo amarti,

una particella di Dio nelle tue carni,

per esserci, per viverti, per percorrere nel tuo sangue,

le strade delle tue vene,

nel tuo cuore,

trasparente, un velo che avvolge il tuo corpo.

Ti ho visto,

sei venuto fuori dai miei pensieri,

su quella corda d’acqua,

una corolla aperta sul mio ventre.

Io e te, in un luogo deserto,

la tua luce dalle tenebre,

luci e ombre,

miscela liquida di stelle,

posso accogliere tutte le note

nella mia chiave di violino,

con la punta delle dita trascino

la storia del libro,

s’aprono come petali di fiordaliso. Iris G. DM

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Giornata mondiale del cane: articolo di Flavia Sironi, prefazione di Marina Donnarumma Iris G. DM

Giornata mondiale del cane: articolo di Flavia Sironi, prefazione di Marina Donnarumma Iris G. DM

Date: 26 agosto 2022Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

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due dei cani di Flavia Sironi

Una bellissima frase che mi colpì quando la lessi fu – Quando Dio finì le ali, iniziò a distribuire le code- Io amo molto gli animali, in particolare i cani, ma amo anche tutto il resto, i bambini, gli anziani, e tutto ciò che fa parte della fragilità umana. Il nostro cuore è talmente grande che possiamo amare ad iosa qualsiasi cosa e per ognuno avere un amore unico, diverso, enorme. In questo caso parlo di cani, il mio primo cane si chiamava York, apriva le porte e usciva, si mangiava tutti i pupazzi di peluche e quando è morto ha lasciato un grande vuoto. Poi ho avuto altri cani e li ho amati come se fossero di famiglia, come non farlo? Ti amano incondizionatamente, fedeli, consolano. Quante volte mi sono abbracciata ai miei cani, quando non avevo nessuno per farlo.
Loro non ti abbandonano mai. Fedeli fino alla morte. Per molti solo un giocattolo da cui liberarsi, vengono abbandonati sulle autostrade, legati a catena, sotto il sole, le intemperie, bastonati solo per il gusto di farlo, affamati, presi a calci, eppure ogni volta scodinzolano. Cani di grossa taglia vengono addestrati ai combattimenti, feroci e crudeli. Elencare quello di cui è capace l’uomo sarebbe troppo lungo e veramente raccapricciante. Per fortuna molti amano gli animali – Il cane ha un solo scopo nella vita, donare il suo cuore ( J. R. Ackerley).Konrad Lorenz, famoso etologo e zoologo diceva dei cani – La fedeltà di un cane è un bene prezioso che impone obbighi morali, non meno impegnativi dell’amicizia con un essere umano-
CAREZZA AL CANE
di Paolo Buzzi (1874-1956)

Cane, bontà degli uomini perduta,
o fedeltà di tanti falsi amici,
il mio cuore ti pensa e ti saluta!

Questa vita di tedï e malefici
te la dirò dentr’un’orecchia, o cane,
che i miei segreti ascolti e non li dici.

Le pupille tue fonde e più che umane,
san la mia dolce illusïon caduta.
E la tua testa è calda come un pane…

(Da “Bel canto”, Studio Editoriale Lombardo, Milano 1916)

Chi ha un cane sa bene che rapporto profondo ci sia tra” uomo e cane. ”
Neruda nella sua ode al cane ha cercato di definire questo legame.
Ode al cane
Il cane mi domanda
e non rispondo.
Salta, corre pei campi e mi domanda
senza parlare
e i suoi occhi
sono due richieste umide, due fiamme
liquide che interrogano
e io non rispondo,
non rispondo perché
non so, non posso dir nulla.
In campo aperto andiamo
uomo e cane.
Brillano le foglie come
se qualcuno
le avesse baciate
a una a una,
sorgono dal suolo
tutte le arance
a collocare
piccoli planetari
su alberi rotondi
come la notte, e verdi,
e noi, uomo e cane, andiamo
a fiutare il mondo, a scuotere il trifoglio,
nella campagna cilena,
fra le limpide dita di settembre.
Il cane si ferma,
insegue le api,
salta l’acqua trepida,
ascolta lontanissimi
latrati,
orina sopra un sasso,
e mi porta la punta del suo muso,
a me, come un regalo.
È la sua freschezza affettuosa,
la comunicazione del suo affetto,
e proprio lì mi chiese
con i suoi due occhi,
perché è giorno, perché verrà la notte,
perché la primavera
non portò nella sua canestra
nulla
per i cani randagi,
tranne inutili fiori,
fiori, fiori e fiori.
E così m’interroga
il cane
e io non rispondo.
Andiamo
uomo e cane uniti
dal mattino verde,
dall’incitante solitudine
vuota nella quale solo noi
esistiamo,
questa unità fra cane con rugiada
e il poeta del bosco,
perché non esiste l’uccello nascosto,
né il fiore segreto,
ma solo trilli e profumi
per i due compagni:
un mondo inumidito
dalle distillazioni della notte,
una galleria verde e poi
un gran prato,
una raffica di vento aranciato,
il sussurro delle radici,
la vita che procede,
e l’antica amicizia,
la felicità
d’essere cane e d’essere uomo
trasformata
in un solo animale
che cammina muovendo
sei zampe
e una coda
con rugiada. Pablo Neruda

Flavia Sironi esperte di canicross


Quando sento parlare di cani mi commuovo, le loro storie, il loro modo di essere, sono stati girati migliaia di films con loro protagonisti e io non sono mai riuscita ad arrivare a fondo, come Hachico, con Richard Gere, Oppure ” io e Marley, Belle e Sebastien, Balto e io piango anche con storie di cani a cartoni animati.
La mia prefazione vuole essere breve per dare spazio alla mia splendida amica che ha scritto un articolo sul cane, credetemi è una vera esperta ed io ovviamente, mi sono commossa.
«Il cane possiede la bellezza senza la vanità.
La forza senza l’insolenza.
Il coraggio senza la ferocia.
E tutte le virtù dell’uomo senza i suoi vizi».
Lord Byron

Flavia Sironi con il suo cane

𝗚𝗶𝗼𝗿𝗻𝗮𝘁𝗮 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗮𝗻𝗲.

𝗜𝗻 𝗼𝗰𝗰𝗮𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗮𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗮𝗻𝗲 𝘃𝗼𝗴𝗹𝗶𝗼 𝗱𝗲𝗱𝗶𝗰𝗮𝗿𝗲 𝘂𝗻 𝗿𝗶𝗰𝗼𝗿𝗱𝗼 𝗮 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗶 𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗵𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗰𝗼𝗻𝗱𝗶𝘃𝗶𝘀𝗼 𝗹𝗮 𝗹𝗼𝗿𝗼 𝘃𝗶𝘁𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝗺𝗲.

Mi ritengo molto fortunata sono nata in una famiglia di amanti dei cani.

Il mio primo cane era un piccolo meticcio di nome 𝗣𝗶𝗻𝗸𝘆.

Ho un ricordo vago di lui perché avevo tre anni. Il secondo era una magnifica cagnolona razza pastore tedesco che chiamai 𝗟𝗲𝘀𝘀𝗶.

Con lei sono cresciuta raccontandole gioie e dolori della vita mia. Era molto paziente e, sono sicura, ascoltava molto attentamente i miei discorsi. Sono diventata sana, forte e robusta come? Il mio gelato una leccatina a me e una a lei, quante difese immunitarie. Nel frattempo nacque mio fratello col quale condivisi l’amore di Lessi. Arrivò 𝗕𝗲𝗻𝗶𝗮𝗺𝗶𝗻𝗼, un piccolo cocker tutto nero che condivideva la vita con Lessi e quando lei era troppo vecchia per salire le scale le portava i biscotti al piano di sotto, faceva così uno a lui uno a lei.

Il terzo era un boxer trovato morente in un campo nella bassa pianura, gli mancava un dente canino ed era totalmente disidratato oltre che scheletrico. Penso che fu lì che iniziai il mio percorso di volontaria. Divenne una meraviglia di boxer tigre stazza gigante. Narro un episodio divertente che mi successe con lui: mi trovavo a Novara per motivi di lavoro ed ero a bordo della mia Fiat 126 dalla quale avevo tolto il sedile posteriore per farlo stare comodo. Mi fermai a chiedere ad un passante un’informazione. Lui mi rispose che stava andando proprio da quelle parti per cui gli diedi un passaggio. Ad un certo punto 𝗦𝗮𝗻𝘀𝗼𝗻𝗲, così lo avevo chiamato, tirò un peto rumorosissimo e dannatamente puzzolente, il passeggero pensando fossi stata io, allora fighettina ventiquattrenne tutta imbellettata e profumata, mi guardò inorridito. Scoppiai a ridere e gli indicai il cane che lui non aveva ancora visto. Scoppiò in una fragorosa risata.

Arrivò poi un piccolo meticcio che trovò mia mamma fuori dalla porta del mio studio fotografico stremato dalla stanchezza e dalla fame. Al momento di portarlo al canile cambiai rotta e lo portai a casa. Lo chiamai 𝗟𝗶𝗹𝗹𝗼.

Dopo alcuni mesi, visto che mia mamma non c’era per accudirlo, lo affidai a mio papà e a sua moglie Anna, non lo vidi più, praticamente me lo rubò. Non rispondeva più al telefono, non mi apriva la porta, insomma era diventato irrintracciabile. Alcuni giorni dopo ricevetti una telefonata da mio fratello che diceva che non riusciva a capire perché non volessi lasciare il cane a papà visto il terribile momento che stava attraversando. Mio papà stava facendo la chemioterapia e tra l’altro il suo miglior amico era morto da poco. Decisi di lasciargli Lillo che accanto a lui visse da Pascià insieme ad un altro meticcio sfortunato che mio papà raccattò per far compagnia a Lillo.

Disperata corsi al canile con la mia cara amica Angela, moglie del mio ex marito gattofilo incallito, e la sua figliola Simona e presi un meticciotto simil volpino che chiamai 𝗢𝗿𝗲𝘀𝘁𝗲.

Oreste mi resterà per sempre nel cuore perché alla morte prematura e tragica della mia mamma che adorava si lascò morire di crepacuore. La sua vita finì il giorno del compleanno di mia mamma, iniziò ad avere una serie di crisi cardiache che anche se usavo ogni tipo di farmaco adatto alla malattia erano inarrestabili. Decisi di accontentarlo e di fargli raggiungere la sua adorata due zampe visto che dalla sua morte, dopo averla vista, aveva perso la voglia di vivere. Ancora oggi mi pento di non averlo accompagnato sul ponte dell’arcobaleno prima e di averlo fatto soffrire stupidamente. Non ero pronta avevo perso la mia mamma così tragicamente. Accanto ad Oreste arrivò 𝗡𝗲𝗯𝗯𝗶𝗮, una splendida cagnolona razza pastore bergamasco. Nebbia era stata per due anni legata ad una catena in un campo nel bel mezzo del nulla. Me la segnalò mio papà che disperato le portava da mangiare. Stefano, mio marito, se ne innamorò e le diede il nome Nebbia. La riscattai. Era così debilitata che non riusciva neppure a salire le scale. Io essendo un’atleta insieme ad Ezio piano piano, poco per volta la portai a correre. Si trasformò in un magnifico esemplare. Quando correva era il ritratto della felicità, sprizzava gioia dallo sguardo e ogni tanto ci saltava addosso leccandoci il viso per poi ricominciare a correre felice. Con Nebbia arrivò 𝗣𝗲𝘁𝗿𝘂𝘀, uno splendido pastore tedesco che avevano gettato nel giardino del nostro giardiniere. Nel frattempo avevamo acquistato casa col giardino. Petrus crebbe accanto a Nebbia e divenne magnifico. Era un tontolone dal candore disarmante. Amava rincorrere gli aerei quando decollavano. Era talmente bello che un giorno ferma al distributore due uomini iniziarono a guardare dentro la mia jeep facendo sorrisini e sguardi languidi. Io, allora bella giovane donna pensai che i loro sguardi di ammirazione fossero rivolti a me. I due si avvicinarono al finestrino ed io tutta impettita con un sorriso a trentasei denti dissi siiii e loro di rimando che bello il suo cane è un novello? Non dico la mia autostima dove finì.

Con Oreste, Nebbia, Petrus arrivò 𝗚𝗶𝗻𝗲𝘁𝘁𝗼.

Me lo portò in studio la mia amica Priscilla. Era di una magrezza impressionante, lo raccolse dietro il locale immondizia del suo condominio mentre rovistava tra il pattume alla ricerca di qualcosa da mangiare. Era un incrocio setter dalmata. Con lui compresi quanto corrono i cani da caccia. Io fondista agonista portavo sempre i miei cani abili con me. Vedere Ginetto scorrazzare per i campi infiniti, risalire i pendii, saltare i fossi era uno spettacolo fantastico.

Alla morte di Nebbia la mia amica Marina guardia zoofila mi portò 𝗚𝗶𝗹𝗱𝗮, un incrocio di vari pastori che i contadini tenevano in una stalla. Sarebbe servita come fattrice per l’anno dopo. Ogni anno queste persone, se così si possono chiamare, tenevano una cucciola per gli animali da pascolo e uccidevano il resto della cucciolata. Gilda è stata il cane più intelligente che ho avuto in vita mia. Ubbidiente, capobranco indiscusso, generosa, fiera. Non mi ha mai creato problemi ed era bellissima.

Dopo Petrus arrivò 𝗥𝗲𝗳𝗼𝘀𝗰𝗼 un incrocio schnauzer barbone gigante. Tutto nero dolcissimo. Lo scelse mio marito Stefano da dietro le sbarre, se ne innamorò. Fu sicuramente il cane più dolce che abbia mai avuto. Aveva uno sguardo “umano”. Un giorno recandomi al canile con due amici per far scegliere loro un cane incontrai lo sguardo di Beck’s. Era piccolo, bruttino, timoroso, vecchio. Mi guardava con due occhi imploranti. Ovunque io mi girassi seguiva i miei movimenti. Chiesi di lui e mi risposero che era stato da poco accalappiato che aveva la filaria. Lui mi guardava, mi guardava, mi guardava……lo portai a casa con me. Imparò tutte le regole della famiglia al volo, mai successo, mi guardava con sguardo adorante, mi seguiva ovunque. Nessuno mi ha mai amata così, con la stessa intensità, con la stessa devozione. Nove mesi dopo la malattia, complice l’età avanzata e gli anni di privazioni e maltrattamenti mi lasciò. Lui la in quel box aveva compreso che io ero la sua unica, ultima opportunità per vivere almeno gli ultimi tempi della sua vita in una amorevole famiglia.

𝗚𝗶𝘂𝘀𝗲𝗽𝗽𝗶𝗻𝗼 crollò sfinito contro il cancello di casa. Lo trovò Ezio che aprì una scatoletta di carne per gatti e lui la sbranò. Arrivata a casa lo trovai in cortile. Era denutrito, disidratato, pieno di cacche sul corpo di ferite e aveva la coda spezzata in più parti. Era ferito anche nell’anima e nonostante il nostro amore era rimasto un cagnolino timoroso e diffidente. Era molto dolce, paziente, docile, chiedeva le coccole solo quando si trovava solo senza il resto del branco. Era indifeso e per lui tutti noi abbiamo sempre avuto un occhio di riguardo.

Mi restavano Gilda e Giuseppino ed era iniziata la disciplina del canicross. Io atleta running cinofila fino al midollo volevo un cane che mi accompagnasse in questa disciplina. La volontaria Stefania di Catania mi propose una cucciola 𝗛𝗮𝘃𝗮𝗻𝗮 incrocio cirneco dell’Etna Labrador. Arrivò da me a tre mesi di vita insieme a 𝗟𝘂𝗰𝗲.

Una meticcia bionda come Havana cieca. Luce aveva tre anni ed era in canile. Era terrorizzata ci abbiamo messo sei mesi a conquistarla lasciandole i suoi spazi e la sua autonomia. Dopo di che è diventata un vero amore di cane. Con l’aiuto di Havana ha mappato tutto il suo territorio 1000 metri quadrati di bosco recintato sconnesso e in salita. Vedendola aggirarsi per casa sua nessuno mai si era accorto della sua cecità. Havana appena uscita dall’aeroporto mi balzò addosso. Ancora oggi mi abbraccia, dorme appiccicata a me. Con lei ho un fortissimo legame, quasi l’avessi partorita io. Con la sua voglia di vivere, la sua energia, il suo amore per la corsa mi ha fatto vincere due campionati italiani, partecipare a due campionati europei, vestire, io la maglia della Nazionale Italiana, lei la pettorina azzurra. Amo profondamente questa cagnolina.

Una sera, ero a letto, arrivò Ezio quatto quatto con aria dimessa e tono di scusa disse: sai……, compresi, mi alzai lo seguii. Nel baule della mia auto c’era un cagnolino tutto tremante, visibilmente denutrito, sporco. Era un cane di un cacciatore che lo deteneva con un rottweiler che dopo aver mangiato tutto il suo pasto pretendeva il suo.

𝗥𝗼𝘀𝘀𝗼 era un incrocio cocker breton perché, secondo il cacciatore, incrociando queste due razze sarebbe stato il cane da caccia perfetto. Questo cagnolino era cieco e aveva il terrore degli spari per cui non feci alcuna fatica a farmelo lasciare. Rosso ha fatto canicross con Ezio fino al lockdown. Io lo porto a correre e dove conosce molto bene il territorio lo lascio libero di scorrazzare è un cagnolino felice di esistere.

Da poco più di un anno Stefania dopo la dipartita in poco tempo di Giuseppino, Gilda e Luce mi ha mandato 𝗦𝘁𝗮𝗺𝗽𝗲𝗹𝗹𝗮, una cagnolona razza pastore tedesco investita e lasciata morente a lato della strada. Stampella ha la colonna spezzata e una zampa deforme ma con l’aiuto di Stefania che ha provveduto col carrellino e la fisioterapia si è rimessa in piedi o meglio sulle zampe. In autonomia corre su e giù per il giardino e in poco più di un anno al nostro fianco, mio e di Ezio ex atleti della famiglia, ha iniziato a fare lunghissime passeggiate anche sui monti, ovviamente sempre legata e spesso per lasciarle l’illusione della libertà con la lunghina. E’ felice, equilibrata, nessuno direbbe mai che viene dal disagio, è la gioia di vivere fatta cane. Ora, sempre dalla mitica Stefania è arrivato 𝗦𝗮𝗻𝗱𝗼𝗸𝗮𝗻, pastore incrocio maremmano golden retriever tutto bianco con le orecchie pennellate d’oro. E’ un cane pacato, riflessivo e molto dolce. Sopporta pazientemente tutte le angherie dell’esuberante Stampella. Ama correre a perdifiato e rotolarsi nell’erba fresca. E’ un incredibile ladrone, l’abbiamo battezzato il ladro gentil cane, inoltre è davvero molto bello.

#giornatamondialedelcane#sguardoanimalediflaviasironi#flaviasironi#sguardoanimale#cani#canicross#canifelici

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Flavia Sironi da piccola, con la nonna e il suo primo cane Pinky

Il testamento di un cane

1. I miei beni materiali sono pochi e li lascio tutti a te.

2. Ti lascio il mio collare rosicchiato su una delle punte, un letto disordinato e un contenitore d’acqua che ha il bordo rotto.

3. Ti lascio metà della palla di gomma (l’altra metà l’ho mangiata e digerita), una bambola rotta che troverai sotto il frigorifero, un topo di gomma dietro la credenza, in cucina e molte ossa sepolte nel vaso di rose nel giardino e vicino alla mia cuccia.

4. Inoltre, ti lascio i miei ricordi, che sono molti e molto belli.

5. Ti lascio un piccolo promemoria: i miei enormi e amorevoli occhi marroni, una coda corta e appuntita e un debole guaito dietro la porta, quando andavi al lavoro.

6. Ti lascio anche una macchia sul tappeto nel soggiorno, vicino alla finestra.

L’ho fatta quando, nelle sere d’inverno, mi sono appropriato di quel posto, come se fosse il mio. D’estate, invece, mi piaceva rotolarmi lì come una palla per prendere un po’ di sole. Ti lascio anche quel raggio di sole.

7. Ti lascio un tappetino goffo di fronte alla tua poltrona preferita… l’ho masticato io quando avevo 5 mesi di età, ti ricordi?

8. Ti lascio solo per te, il rumore che facevo correndo sulle foglie dell’autunno quando camminavamo in mezzo ai boschi.

9. Ti lascio anche, il ricordo dei bei momenti al mattino, quando uscivamo insieme a passeggiare sulla sponda del fiume e mi davi i biscotti alla vaniglia.

10. Ti lascio il ricordo delle tue risate quando non riuscivo a raggiungere quel gatto impertinente.

11. Ti lascio in eredità la mia lealtà, la mia simpatia, il mio sostegno quando le cose non andavano bene e il mio abbaiare quando sentivo strani rumori…

12. Non sono mai andato in chiesa e non ho mai sentito un sermone. Tuttavia, anche se non ho mai detto una parola in tutta la mia vita, ti lascio il mio esempio di amore, pazienza e comprensione.

13. Non posso, però, lasciarti la cosa che per me era la più preziosa di tutte… non posso lasciartela perché eri proprio TU !!! Ma sono sicuro che capirai

14. Ti lascio i miei grazie e spero che la tua vita sia stata più felice… con me al tuo fianco🏃🐕‍🦺💖#sguardoanimale#sguardoanimaledisironiflavia#sironiflavia#canile#canifelici#canifelici❤️#caniche#canicross#sportcinofili#camminacolcane#cani#canidiinstagram

Autore sconosciuto

Flavia Sironi con uno dei suoi cani

Articolo di Flavia Sironi, Prefazione mia di Marina Donnarumma e grazie di questa splendida opportunità.

Amate i cani, loro vi ameranno di più. Iris G. DM

Il colore della poesia : Iris G. DM

E’ stato tanto tempo fa,

ho perso il peso degli anni,

ho ancora le mani appiccicose di lecca lecca alla fragola,

ne avverto il sapore in bocca, e mi ritrovo bambina!

Il gioco della campana, di 1 2 3 stella, il nascondino,

i fichi che rubavamo, le biciclette sgonfie,

il girotondo di quanto fosse bello il mondo!

Poi il seno si gonfia, le gambe si allungano,

ti ritrovi donna senza sapere perchè tu lo sia!

Non ero pronta, non ero pronta a lasciare le bambole,

il mio diario segreto, i baci della mamma,

le corse, le ginocchia sbucciate,

le gomme appiccicate sotto il banco,

le coperte rimboccate,

le favole della nonna,

il girotondo di quanto fosse bello il mondo!

Le gambe si allungano,

le gonne si accorciano,

le labbra si dipingono,

gli occhi piangono spesso,

l’amore cosi difficile!

Non era semplice amare?

Non è semplice dire ti voglio bene e tutto va bene?

Non è semplice guardarsi per amarsi?

E’ doloroso soffrire per amore,

molto più delle ginocchia sbucciate,

molto di più!

Il silenzio, la solitudine, l’indifferenza,

io vorrei abbracciare tutti!

Sono sola nella solitudine,

nelle verità non dette,

ti giuro non sono stata io a mangiare tutta la cioccolata!

Giro, girotondo quanto è bello il mondo! Iris G. DM

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