Giornata internazionale dell’insegnante – “Il maestro giusto”

Da Frida la loka Lombardia)

I versi di Gianni Rodari sono unici nel loro genere, comunicano dei messaggi estremamente profondi attraverso un linguaggio semplice e diretto; in questo caso, i versi che compongono la filastrocca Il maestro giusto sottolineano l’importanza di trovare, lungo il proprio cammino, un maestro che sappia coltivarci nel migliore dei modi; creando anche un modo molto tenero ma efficace, proprio oggi, giornata mondiale degli insegnanti, di ringraziare un maestro per tutto quello che ha fatto per noi.

Il maestro giusto

C’era una volta un cane
che non sapeva abbaiare.
Andò da un lupo a farselo spiegare.
Ma il lupo gli rispose
con un tale ululato
che lo fece scappare spaventato.

Andò da un gatto, andò da un cavallo,
e, mi vergogno a dirlo,

Imparò dalle rane a gracidare,
dal bove a muggire,
dall’asino a ragliare,
dal topo a squittire,
dalla pecora a fare “bè bè”,
dalle galline a fare “coccodè”.

Imparò tante cose,
però non era affatto soddisfatto
e sempre si domandava
(magari con un “qua qua”):
“Che cos’è che non va?”.
Qualcuno gli risponda, se lo sa.
Forse era matto?
O forse non sapeva

L’importanza dell’insegnante giusto
Spesso si ignora l’importanza di trovare il maestro giusto lungo il nostro cammino; basta poco per smarrirsi lungo il percorso di studi o per impantanarsi in una strada senza via d’uscita. Se nel nostro cammino riusciamo a trovare il maestro giusto, che comprende le nostre potenzialità e sa come coltivarle al meglio, dobbiamo essere pronti a mostrargli tutta la nostra gratitudine, perché è grazie a lui se siamo riusciti a crescere come meritavamo.

Tua.

5 ottobre, 2022.

Dal blog personale

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Luminosa essenza

Da Frida la loka (Lombardia)

A dir il vero, oggi mi hai sorpresa. La giornata mi hai donato; e sai che ho un debole per te.

Sei comparso quando ormai non ci aspettavo... all'improvviso.
D'altronde, lo fai sempre, giochi di speculazione?, un segno in codice per dire: - ci sono? oppure semplicemente un accenno del tuo baglior giallo-verde per rassicurare anime volubili.

E io ho raccolto questo mazzo di raggi dorati, come un bouquet appena preparato per me, fresco e tiepido al contempo e l'ho annusato come candidi gelsomini in primavera.

Corpo luminoso prediletto sei tu, sei tornato e avrei giurato che hai pure schizzato un febbril sorriso autunnale,anche questo; solo per me.

Illusa e conformista, questa sono; sognatrice di utopie azzurri verdi che tolgono il fiato.

Tua.

3 ottobre, 2022.

Dal blog personale

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Ripubblicato su

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Tanto

Da Frida la loka ( Lombardia)

Ho bisogno di tempo; 
leggere un libro che mi prenda e vivere i personaggi, la trama, fino in fondo al punto di farne parte della carta stessa.

Ho bisogno di cucinare qualcosa di buono che soddisfi palato, che inebbri tutti i sensi.

Ho bisogno di vedere attraverso la finestra solo verde fiori laghi.

Ho bisogno d'inzzuparmi di situazioni belle, quelle che ti sussurrano all'orecchio e t'invitano a nuotare tra di loro fino a perdere i sensi.

Ho bisogno di buttarmi sul divano e guardare un documentario che mi faccia sognare viaggi lontani, posti da scoprire, terre incontaminate da calpestare a piedi nudi e non solo.

Ho bisogno di silenzio... ma ho paura che sia per sempre.

Tua.

1 ottobre, 2022.

Dal blog personale di

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Dilagnato autunno

Da Frida la loka ( Lombardia)

Autunno; questo non è come un'altro, passato a vedere tramutare il verde incandescente e colori spegnersi fino ad un marroncino. 
Successione infinita di eventi che di poetico ne ha ben poco.
Un futuro poco promettente, incerto...
L'anima erra sbattendo di qua, di là, confusa, offuscata, portando alla memoria ricordi; qualcuno serve ad aggrapparsi per cercare il sentiero perso nel buio che arriva presto e fa scardinare la via.
Questo; non è un autunno come tanti altri, le luci filtrano i vetri sporchi, evidenziando la polvere giacente s'un antico legno.
Non resta altro; accontentarsi aspettando il tempo delle castagne, funghi; sentire l'odore del fumo ch'inonda le valle, annebbiando la vista; il cuore.
Da Frida.

Tua.

28 settembre, 2022.

Dal blog personale

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Niente di grave – Eugenio Montale

Da Frida la loka ( Lombardia)

Forse l’estate ha finito di vivere.
Si sono fatte rare anche le cicale.
Sentirne ancora una che scricchia è un tuffo nel sangue.
La crosta del mondo si chiude, com’era prevedibile se prelude a uno scoppio. Era improbabile anche l’uomo, si afferma.
Per la consolazione
di non so chi, lassù alla lotteria
è stato estratto il numero che non usciva mai.
Ma non ci sarà scoppio. Basta il peggio
che è infinito per natura mentre
il meglio dura poco. La sibilla trimurtica
esorcizza la Moira insufflando
vita nei nati-morti. È morto solo
chi pensa alle cicale. Se non se n’è avveduto
il torto è suo.

Tua.

27 settembre, 2022.

Dal blog personale

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La mente è il vuoto…

Da Frida la loka ( Lombardia)

Quando insisti consapevolmente  di schiantarti ancora contro lo stesso muro.

Perché non vuoi vedere nel profondo; sepolta in fondo tra mile accozzaglie dimenticate; la muffa che fuoriesce verità svanita nel vuoto del pensiero perché sai che fa male…

Preferisci che resti lì, lontana, in un finto oblio. Non si fa viva, almeno che tu non la porti a gala, riesumandola e concedendole la grazia.

Ma perché? Perché lo dovresti fare, non è un’obbligo! Siamo pure liberi di fare questa di scelta, ti ricordo nel caso lo facesti; non ti lascerà in pace, perché la verità è insolente e spudorata.


Foto: Hulton Archive – Getty Images | Courtesy of Ballandi Arts e Nexo Digital 2019

«Fummo quello che non si racconta né si ammette, ma che mai si dimentica». 

Da Frida Kahlo.

Tua.

26 settembre, 2022.

Dal blog personale:

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Evita Perón

Da Frida la loka ( Lombardia)

Quanti di voi sanno, che al Cimitero Maggiore di Milano c’è la tomba di Evita Perón?! E bene sì.
La storia è questa: Evita muore nel 1952 di cancro all’utero. Alla sua morte viene chiamato l’imbalsamatore più amato da tutti i presidenti del mondo (uno che aveva impagliato Lenin per dire), il quale dopo un anno di lavoro consegna il corpo della donna all’eternità. Fin qui tutto bene.
Ma come ben sappiamo, in quella polveriera che è il Sud America, ogni tanto c’è qualche esplosione politica e nel 1955 il presidente Perón viene destituito con il più classico dei colpi di stato militari.
Una delle prime decisioni che il nuovo governo prende è quella di FARE SPARIRE IL CORPO DI EVITA: se da viva la first lady era stata un simbolo, beh da morta può diventare oggetto di venerazione popolare.

Dopo vari spostamenti della salma tra un ufficio e l’altro di Buenos Aires, ad un certo punto si decide: il corpo deve farsi un bel viaggetto in Europa. Non chiedeteci perché fu scelta Milano, ma, complice non ufficiale ” la Chiesa”, dopo varie altre peripezie il corpo finisce in una tomba del Cimitero Maggiore con il nome di Maria Maggi de Magistris. Qui rimarrà dal 1957 al 1971, prima di ricongiungersi con il marito e ritrovare la via di casa.
Ecco nell’immagine la lapide che ricorda Eva.

Fonte: Milanoguida


Da Ferruccio Pinotti.

«Signora, prosegua nella lotta per i poveri, ma sappia che se fatta sul serio questa lotta termina sulla croce».

Forse è in questa frase del 1947 di Angelo Roncalli, futuro Papa Giovanni XXIII, che va cercato la spiegazione del mistero che ancora avvolge la carismatica figura di Evita Perón (1919-1952), seconda moglie del Presidente Juan Domingo Perón e First Lady dell’Argentina dal 1946 fino alla morte nel 1952, a soli 33 anni. Gli alti prelati non parlano mai a caso, perché forti della rete informativa più antica e capillare del mondo. Questo avvertimento sibillino di Roncalli è stato perciò giustamente valorizzato nel frontespizio del libro di Giovanni De Plato Il mistero di Evita edito da Chiarelettere (188 pagine).

Un libro che parte da una fascinazione personale, quella per Evita Perón, da parte dell’autore, che con l’Argentina ha avuto rapporti costanti. Giovanni De Plato, psichiatra, ha ricoperto il ruolo di professore associato di Psichiatria all’Università di Bologna ed è stato direttore di Master presso la sede di Buenos Aires e consultant dell’OMS per la promozione della salute mentale in America Latina. È autore di volumi scientifici, saggista, scrittore ed editorialista. Tra i suoi principali testi didattici, il Manuale di psicologia e psicopatologia delle emozioni (2015); il Manuale di elementi di psichiatria (2016). Questa ricca e complessa storia professionale spiega il perché De Plato si sia interessato con tanta passione alla storia di Evita, ponendosi delle domande inquietanti, ma legittime.
Perché la Prima Dama di Argentina María Eva Duarte de Perón, detta Evita, fu lobotomizzata durante un’operazione coordinata da un’équipe medica americana? Perché le sue cartelle cliniche vennero distrutte e il suo corpo venne sepolto in segreto nel Cimitero maggiore di Milano per oltre un decennio, tra il 1957 e il 1971? Da queste domande, prende le mosse la ricerca di De Plato alla scoperta della vera causa della morte prematura di Evita: la donna più amata dal popolo, la leader più venerata della rivoluzione giustizialista argentina, un mito che continuamente si rinnova attraverso film, canzoni, libri. L’impegno sociale – e per la causa femminile – fa di Evita una figura di indubbia importanza storica, anche se la sua vicenda si intreccia con lo controversa carriera politica del marito.
A narrare la tragica storia di amore e potere della coppia presidenziale sono i tre protagonisti del libro, strutturato come un romanzo-verità: María Eva Duarte, Juan Domingo Perón e il sindacalista Carlos Maiorino. Ognuno di loro è un “io narrante” e racconta direttamente quello che sa e vive, in una trascinante testimonianza fatta di continui colpi di scena. Le loro parole permetteranno al lettore di ricomporre la vera storia di Evita

Una vita da protagonista assoluta. E una morte tragica, da donna tradita e sola che si è dovuta confrontare con un nemico straniero intollerante e spietato. Nel prologo del libro sono spiegate le premesse della narrazione: «Nel luglio del 2015 la rivista scientifica nordamericana Neurosurgical Focus pubblica un saggio di Daniel E. Nijensohn, neurochirurgo di origine argentina e professore della facoltà di Medicina della Yale University del Connecticut. Nell’articolo Nijensohn sostiene che María Eva Duarte de Perón, fu sottoposta nel luglio del 1952 a un intervento di lobotomia (procedura che seziona le connessioni nervose della corteccia prefrontale del cervello, modificando la personalità, talvolta fino alla catatonia, ndr), effettuato dall’americano James L. Poppen, neurochirurgo della clinica Lahey di Boston. L’operazione è stata confermata dalla cilena Manena Riquelme, infermiera ferrista di Poppen, che ricevette l’informazione personalmente dal medico, non avendo lei partecipato all’intervento nell’ospedale di Buenos Aires. María Eva, osannata dal popolo come Evita, si spense il 26 luglio di quell’anno, pochi giorni dopo l’intervento. Aveva solo trentatré anni. Morì perché malata di un cancro incurabile o la sua fine fu anticipata deliberatamente da un disegno misterioso, forse di mano straniera? Accelerando la morte della prima dama dell’Argentina, si voleva sopprimere anche l’interpretazione più radicale del peronismo giustizialista?»

Foro ufficiale

De Plato riconosce che non tutto ciò che circonda Evita e Perón è soffuso di luce e gloriose battaglie per il popolo. «A questi inquietanti interrogativi sull’atroce fine della donna del Novecento più glorificata in Argentina e più ammirata in America Latina e nel mondo – prosegue – se ne aggiungono altri non meno gravi, che riguardano le figure pubbliche e private di Juan Domingo Perón e María Eva Duarte. Perón era uno statista riformatore e lungimirante o un reazionario fascista, uno spregiudicato uomo di potere, sempre pronto al compromesso con le gerarchie militari e con le potenze straniere? Era un amico del popolo o uno scaltro militare, un demagogo senza principi, disponibile a tutto pur di conservare e accrescere il proprio potere? E María Eva era davvero la signora della nazione o una popolana ribelle che ambiva al ruolo di rivoluzionaria, restando vittima della propria ignoranza e del proprio velleitarismo? In un mondo diviso in blocchi contrapposti, dove i due contendenti si fronteggiavano e si combattevano senza esclusione di colpi, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti aveva deciso di fare dell’Argentina il proprio “cortile di casa”. La risposta a quest’ultimo interrogativo potrebbe svelare anche il mistero della lobotomia imposta a Evita e della sua fine precoce. È da quei giorni di luglio del 1952 che si cerca di stabilire una qualche verità storica»

Domande più che appropriate, alle quali se ne aggiungono altre – che il libro non solleva – perché quando Perón, il 13 ottobre 1973, torna per la seconda volta trionfalmente al potere in Argentina, il capo della P2 Licio Gelli fa parte del suo seguito e presenzia – in smoking e farfallino – alla cerimonia alla Casa Rosada (sede del governo a Buenos Aires) che celebra il ritorno al potere di Perón e della sua terza moglie, l’ex ballerina di night Maria Estela Martinez, alias Isabelita che viene nominata Vicepresidente. Perón presenta a Gelli il proprio segretario, José Lopez Rega, ex caporale della polizia e massone appassionato di riti esoterici. Tramite Lopez Rega, come emerge dalla Commissione parlamentare sulla Loggia P2. “Gelli aveva delle relazioni con Perón e con tutto il settore di governo, che credo nessun cittadino italiano abbia mai avuto, un rapporto politico e soprattutto di carattere commerciale molto importante”.
Entrato nell’entourage governativo, il capo piduista stabilisce una serie di contatti ad alto livello con l’ente petrolifero argentino; lo fa a nome della Banca nazionale del lavoro, allaccia rapporti con banchieri; avvia varie attività di import-export e riceve pure un passaporto diplomatico argentino (n. 001847), diventando Console onorario argentino a Firenze. La morte di Perón il 10 luglio 1974, non intacca nulla del potere che Gelli si era costruito, anzi. Il successivo 2 settembre, con decreto n. 73, il nuovo governo argentino lo designa come Consigliere economico dell’ambasciata in Italia. Anche se formalmente retto da Isabelita, chi tira le fila nella cabina di regia del governo è Jose Lopez Rega, iscritto alla P2 che dopo il golpe del 1976, diventa il cinico organizzatore dei famigerati squadroni della morte.
Questa è indubbiamente un’altra storia, rispetto a quella di Evita: ma la complessità del contesto e del periodo storico non può essere ignorata.

Tua.

16 settembre, 2022.

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Cellelager (1917-1918) – (Prigionieri nel lager di Celle).

Da Frida la loka ( Lombardia)

Ugo Betti, Canzonetta da Il re pensieroso (I strofa)
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Fanciullezza perduta - da Frida la loka.

Dove la giovinezza fresca e tutta da scoprire svanisce in un'attimo quando; al posto di soldatini di piombo, allora facevano finta di fare una guerra e oggi si trovano con il piombo in mano; per altri scopi, ignari e increduli.

E si chiedono perché sono lì, perché non è più un gioco che prima, il gruppetto finiva in tarda serata con una bella partita di calcio.
Si davano di santa ragione pur di vincere!; mentre rincasando si abbracciavano e con la palla per terra qualcuno la portava a calci sollevando la polvere.
Tutti amici, nessuna perdita, nessun ferito.

Domani sarà un'altro giorno, sarà bello! Tocca partita con le biglie...

Tua.

15 settembre, 2022

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El bayo

Da Frida la loka – Lombardia

Y por ‘ai anda… mi carne descompuesta y mis huesos rotos, vagabundeando siempre entre las mesmas paredes.
Errando sin sendero con el techito siempre blancuzco.


Pispeando por ‘ai, por si acaso, pasa el bayo con los pelos al viento; que las yeguas en los ranchos de los parajes; son muchas y les agarra la calura cuando se hace ver.

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El bayo, pasa haciéndose el distraído, coleteando de acá para ayá, baileteando y presumiendo.

Y por ‘ai los veo, alejándose al galopo, con su perro Guayaray…

El bayo, parando las antenas, escucha la voz del patrón, que con un par de estribadas en el lomo le dice que ‘ai que ir a laburá.

Tua.
8 settembre, 2022.

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Fluire

Da Frida la loka ( Lombardia)

Tempo che trascorre, feroce e inesorabile; come un fiume nel quale non si può far la risalita.
Sarebbe faticoso; doloroso prendere la strada contro corrente, non si deve.
Tornar indietro non è saggio, probabilmente sarebbe una fermata nel posto sbagliato.
Soltanto ai ricordi amari, che la saggezza della scorrevolezza dell'acqua, porta via...
Scorre; forse perdendosi nell'infinito del mare; chi l'ho sa, oppure si ferma di colpo contro una roccia, destinato a colpire e colpire; una, due volte e ancora fino all'eternità.
Da Frida la loka
Soltanto gocce di tempo dolce riusciranno nel intento, per quello che avanza è già scritto nelle radici di cedri profumati, che nelle sue radici si aggrappano, si aggrovigliano, quei ricordi che non mollano, non vogliono finire nell'oblio...

Tua.

14 settembre, 2022.

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RAZZISMO, L’ESPERIMENTO “UNA CLASSE DIVISA” DI JANE ELLIOTT

Lombardia – Frida la loka

Jane Elliott

Correva l’anno 1968; Il giorno successivo all’assassinio di Martin Luther King Jr. Un 4 aprile; per spiegare in modo semplice e chiaro ai bambini il tema delle differenze razziali e il processo di discriminazione basato su caratteristiche fisionomiche, Jane Elliott insegnante elementare, educatrice dell’antirazzismo, femminista e attivista dei diritti LGBT, condusse un famoso esperimento.

Il paradigma del gruppo minoritario.

Conosciuto come “blue eyes/brown eyes”.
L’idea era quella di dimostrare ai bambini che una differenza qualsiasi avrebbe potuto separarli e metterli l’uno contro l’altr o.

Decise così di basare l’esperimento sul colore degli occhi. Il primo giorno dichiarò ai suoi alunni che i bambini con gli occhi chiari erano “superiori” agli altri con gli occhi scuri; portò dei collari marroni e chiese ai bambini con gli occhi chiari di metterli al collo dei loro compagni con gli occhi scuri come metodo per identificare facilmente la “minoranza”.

Poi diede ai bimbi con gli occhi chiari dei privilegi, ad esempio rispetto alle porzioni a pranzo, l’accesso alla nuova palestra, cinque minuti aggiuntivi di intervallo, essere seduti nelle prime file in classe, ecc. I bambini “privilegiati” vennero poi incoraggiati a giocare solo tra di loro; Jane Elliott inoltre non permetteva agli studenti dei due gruppi di bere dalla stessa fontanella e spesso rimproverava quelli con gli occhi scuri se non seguivano le regole dell’esercizio o facevano errori.

Inizialmente ci fu molta resistenza tra i bambini che appartenevano al gruppo minoritario e quindi Jane Elliott mentì ai bambini dicendo che la melanina era legata all’intelligenza e che quindi era realmente un dato che indicava la superiorità degli altri bambini.

In poco tempo i bambini con gli occhi azzurri divennero sempre più arroganti e prepotenti. I loro voti erano migliori e completavano compiti di matematica e di lettura che in passato non erano riusciti a portare a termine. I bambini con gli occhi scuri iniziarono ad essere più timidi e servili, ottenevano punteggi inferiori nei test e addirittura si isolavano durante l’intervallo.

Il giorno successivo Jane Elliott ribaltò l’esercizio, dichiarando superiori gli allievi con gli occhi scuri e questi ultimi si comportarono in maniera molto simile a come fecero i loro compagni con gli occhi chiari il giorno prima. Alla fine per riflettere sull’esperienza appena vissuta chiese a tutti i bambini di scrivere cosa avevano imparato.

Voleva far provare alla sua piccola città di provincia, composta esclusivamente di studenti bianchi, l’esperienza di camminare nei “mocassini di un bambino di colore” per un giorno. Perciò, iniziò la sua lezione con questa preghiera, unendo entrambi argomenti; i nativi americani e gli afroamericani.

“Oh grande spirito, trattienimi dal giudicare un uomo finché non avrò camminato nei suoi mocassini.”
(Preghiera Sioux)

 Il paradigma del gruppo minoritario ha dato vita a un metodo applicato dalla psicologia sociale. Esso si basa sulla determinazione di differenze tra soggetti, al fine di stabilire gruppi distinti. Si tratta di una tecnica che serve a dimostrare quanti criteri di differenziazione sono necessari per creare gruppi distinti e, sulla base di ciò, analizzare il comportamento dei soggetti.

Il 15 dicembre 1970 dimostrò quest’esperienza ad educatori adulti presso la Casa Bianca, in occasione della White House Conference on Children and Youth.

Questo fatto accaduto in un periodo farnetico in quelli anni, conferma tuttora che la società non è cambiata un granché. E l’ho dimostra il comportamento di semplici bambini, piccoli, senza pregiudizi finché, sono messi alla prova; questo mi porta a riflettere inevitabilmente sul comportamento degli adulti, che con l’aggravante di una pienezza d’informazione/disinformazione, fanno sì che le situazioni a livello umano, sociale non cambino.

Tua

8 settembre, 2022.

Dal blog personale di:

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Amuleto del cuore

Antico Egitto.

Il cuore simbolo di vita e sede dell’anima durante la fase di mummificazione veniva posto dentro uno dei vasi canopi, la protezione di questo organo era talmente importante da essere citata anche in una parte del Libro dei Morti..

“Questo cuore che mi appartiene piange dinnanzi a Osiride, supplica per me.. o mio cuore non levarti contro di me, non accusarmi nel tribunale, non volgerti contro di me al cospetto degli addetti alla Bilancia.. se tu ti rivolgi bene saremo salvi..non calunniare il mio nome alla corte che assegna la posizione alla gente, sarà bene per noi il giudizio, sarà lieto il cuore di chi giudica.. non dire menzogna contro di me davanti al Dio dell’Occidente..” Questo amuleto era fatto in pietra vitrea bianca, corniola o lapislazzuli e durante la mummificazione veniva posto tra le bende che avvolgevano il defunto per assicurare al morto che il suo cuore potesse rispondere in modo sincero nel momento del giudizio di Osiride.

Credits: Aton-Ra. Vasi canopi


Dov’è?

Da Frida la loka

Voglio che l'anima torni al suo corpo
non so di preciso il momento
nel quale è stata rapita, folgorata e affranta
al contempo da non so cosa, oppure si sa ... (ma non si vuole accettare) spegnendo quell'che resta
solo materia ibrida, ammuffita ...Il vento arido l'ha portato con sé; trascinando e lasciando scie solo d'acqua salata nel suo percorso, successione infinita di pelle spenta.
È ora; il tempo è questo, non seguo nient'altro che la verità per cruda che sia, le ferite in corpo e anima ormai sono calli rinsechiti, i segni, differenti valli non più fertili; non cresce nulla, non c'è modo di seminare, è destinato a soccombere.

Tua.
6 settembre,  2022.

Dal blog personale,

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Nimbus… da Frida la loka

Nimbus si preparano da tempo, radunandosi e preparandosi ad uno sciopero o rivolta, non saprei di preciso; che non può ni deve andare ad oltranza, si devono far vedere, si devono far sentire. Sonno pronte, cariche, gonfie di rabbia contenuta fin da tropo tempo. Era questione di tempo e si farebbero vive.

Non sono sole; un frastuono gli accompagna da dietro, come il “cacerolazo” che si fece sentire ovunque, da nord a sud, da est ad ovest, in un’ Argentina martoriata, violentata, saccheggiata impunemente; dove ogni utensile di cucina diventò strumento di protesta; mestolo di legno contro una pentola, due coperchi a modo di piatti in lata da scagliasi uno contro l’altro e far suonare il più forte possibile, d’un balcone, d’una casa, una, mile!!!

Ed il caos arriva, prima o poi, l’ultima goccia contenuta nelle buffe bolle di forma indefinita e d’un denso bianco, da il via, soltanto l’ultima goccia. Sembrerebbe inocua, ma non è da sola… sono tante, disperse dappertutto; questione di tempo e saranno finalmente tutte insieme e proclameranno ad alta voce, quello non dicono da tanto tempo.

Aspettiamo con ansia, questo momento di ribellione,  che bagnino le anime impure e avare; che trascini feroce la cattiveria umana; che lavi i peccati commessi di coloro che in nome di ” lesa umanità ” perpetra dietro le quinte spilorcie e  menefreghiste idee. Que non sono degni dell’acqua benedetta; acontententatevi con questa, ch’è già un gran dono.

Tua.
30 agosto, 2022.

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Frida Kahlo – Otto giorni – Viva la vida (da Fridalaloka)

Viva la vida, Frida Kahlo, 1954

Otto giorni, soltanto otto maledettissimi giorni…

Sono quelli che trascorsero del suo ultimo dipinto prima di morire nel 1954, aveva solo 47 anni.
Cosa lascia rappresentato in questo quadro; un saluto d’addio? Trasmettere che nonostante tutto la vita va vissuta?

Ancora faccio fatica a capire certi meccanismi nella sua mente…

Per Frida Khalo, questo dipinto “apparentemente ” semplice ma alcontempo affascinante, pieno di colore che non tradì mai in tutto il suo percorso creativo; anche nei momenti sconfortanti vicini alla morte.

Probabilmente volle rappresentare un “proseguire“, un “non è finita ancora“, andrò ancora avanti oltre la terra, la luna, il sole… forse pure, oltre un aldilà.


Angurie…sembrerebbe persino banale, agli occhi di grandi maestri.

La pittura, così sgargiante d’un rosso sangue che ruba in assoluto lo sguardo, ha una motivazione ben precisa, niente lasciato a caso.

Il suo rapporto con l’arte, sarà sempre impregnato di lei stessa, traumatico; le sue credenze, i suoi più profondi dolori, l’amore trovato e sofferto, il dolore fisico e paradossalmente; le speranze.

In “viva la vida“, lascia in eredità un messaggio chiaro; gioia di vivere e anche un pacato e ultimo grido di dolore.

Viva la vida, Frida Kahlo

Tua.

23 agosto, 2022.

Dal blog personale,

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A proposito di Antonio Machado… 

Da:

http://fridalaloka.com ( Lombardia)

(ES)

Reconocido como “poeta universal y de la humanidad” por la Unesco, la obra del escritor y poeta español Antonio Machado ha pasado al dominio público cuando cumplió los 80 años de su muerte, liberando sus derechos, según se establece por la Ley de Propiedad Intelectual: Machado falleció un 22 de febrero de 1939, en Colliure, Francia, a los 64 años, adonde se exilió huyendo del franquismo español. Ahora sus obras ya están disponibles para todos.

Como parte de esta liberación de los derechos de autor, la Biblioteca Nacional de España ofrece, desde ahora, en su página web, casi toda su producción: manuscritos, portadas de libros, primeras ediciones y decenas de documentos en la sección Biblioteca Digital Hispánica.

(IT)

Riconosciuto come “poeta universale e dell’umanità” dall’UNESCO, l’opera dello scrittore e poeta spagnolo Antonio Machado è diventata di dominio pubblico nell’80° anniversario della sua morte, liberando i suoi diritti, come stabilito dalla legge sulla proprietà intellettuale: Machado morì il 22 febbraio 1939 a Collioure, in Francia, all’età di 64 anni, dove andò in esilio in fuga dal regime franchista spagnolo.  Ora le sue opere sono già a disposizione di tutti.

Nell’ambito di questa liberatoria dei diritti d’autore, la Biblioteca Nazionale di Spagna offre, d’ora, sul suo sito web, quasi tutta la sua produzione: manoscritti, copertine di libri, prime edizioni e decine di documenti nella sezione Biblioteca digitale ispanica.

I suoi versi hanno ispirato nel corso del tempo moderno e contenporaneo, dando notte per diventare melodie alle sue opere letterarie.

Questo, ha fatto che i suoi poemi e versi, perduraresero oltre i tempi.


Antonio Machado – Poesia

Nuda è la terra, e l’anima
ulula contro il pallido orizzonte
come lupa famelica. Che cerchi,
poeta, nel tramonto?

Amaro camminare, perché pesa
il cammino sul cuore. Il vento freddo,

e la notte che giunge, e l’amarezza
della distanza… Sul cammino bianco,
alberi che nereggiano stecchiti;

sopra i monti lontani sangue ed oro…
Morto è il sole… Che cerchi,

Viandante 

Tutto passa e tutto resta,
però il nostro è passar,
passar facendo sentieri,
sentieri sul mare.

Mai cercai la gloria,
né lasciar nella memoria
degli uomini il mio cantar,
io amo i mondi delicati,
lievi e gentili,
come bolle di sapone.

Mi piace vederle dipingersi
di sole e scarlatto, volar
sotto il cielo azzurro, tremar
improvvisamente e disintegrarsi…
Mai cercai la gloria.

Viandante, sono le tue orme
il sentiero e niente più;
viandante, non esiste il sentiero,
il sentiero si fa camminando.

Camminando si fa sentiero
e girando indietro lo sguardo
si vede il sentiero che mai più
si tornerà a calpestar.Viandante non esiste il sentiero,
ma solo scie nel mare…

Un tempo in questo luogo dove
ora i boschi si vestono di spine,
si udì la voce di un poeta gridar

Viandante non esiste il sentiero,
il sentiero si fa camminando…

Colpo su colpo, verso su verso…

Il poeta morì lontano dal focolar.
Lo copre la polvere di un paese vicino.
Allontanandosi lo viderono pianger.
"Viandante non esiste il sentiero,
il sentiero si fa camminando".

Colpo su colpo, verso su verso…

Quando il cardellino non può cantar.
Quando il poeta è un pellegrino,
quando non serve a nulla pregar.
"Viandante non esiste il sentiero,
il sentiero si fa camminando"

Colpo su colpo, verso su verso.

(Adattazione da Frida la loka)
Dedicato ad Antonio Machado (canzone di Joan Manuel Serrat, 1969) Barcellona.
Preludio

Mentre transita l’ombra d’un santo amore, io voglio
sul mio vecchio leggio porre un salmo gentile.
Accorderò le note dell’organo severo
al fragrante sospiro del piffero d’Aprile.

Maturerà l’aroma delle mele autunnali,
salmodierà l’incenso con la mirra il suo odore;
esalando le rose il loro fresco aroma
sotto la pace in ombra del tiepido orto in fiore.

Al grave e lento accordo di musica e d’aroma,
il solo e vecchio e nobile tema del mio pregar

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Quando trovi la marea alta

È proprio allora che comincia la salita, me lo ripeto ogni volta, ed ogni volta…

Parole bellissime, solo a questo riesco a pensare oggi.

Non ho tempo da dedicare alla scrittura, non sempre possiamo fare quello che vogliamo o desideriamo, un figlio che ti prosciuga mente e corpo, piacevolmente, dai libri che mi legge alle partite a scacchi ad una nuova canzone imparata al pianoforte e vuole che ascolti.

In fondo, la vita si trata anche di questo, imparare a rinunciare col giusto compromesso.

Tua.

17 agosto 2022.

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Lividezza di ricordi d’estate, da Frida la loka.

Un passato che non torna; magre gambine corrono frettolosamente nei pomeriggi caldi di estati lontani. Piedini piccoli ma snelli. Le cicale assordano freneticamente al punto di non sentirle.

C’è l’immenso; di verdi e ondeggianti pianure e terre aride d’un oro che brucia con solo guardarle, le piane non sono sole; a dare un pò di rinfresco con la loro ombra, afferrati saldi al suolo qualche quebracho blanco e tanti spinillos, spuntati ovunque. Le mucche ruminando svogliatamente al mio sguardo curioso.

Per fortuna, la mia terra, dà un soffio di armonia che si sente attraverso il finestrino spalancato della macchina, che colpisce in volto, assorbendo ogni profumo di campo.

Da piccola non ho avuto il piacere di conoscere quell’immensa vastità azzurra che affascina con il danzare delle onde e rompono fila perdendo forza verso la spiaggia o talvolta furiose ed arrabbiate contro un dirupo.

Mare ispiratore di poemi, sin da tempi remoti, che fa sognare, fa divertire, soffrire e fa commuovere.

Non ho il mare vicino; in compenso ci sono infiniti fiumi, infinite cascate, ruscelli mistici dove trascorrere i giorni più caldi e tuffarsi nelle tiepide e dolci acque.

Minuta, magrolina, son cresciuta, nella sabbia in riva a tanti fiumi quando estate e il ricordo, torna diverso, il mare manca; i fiumi e i profumi; di più.

Tua.

16 agosto, 2022.

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Antonio Machado – Poeta

(IT) Antonio Machado fu un poeta di Siviglia (Spagna), nato nel 1875. Lascia un’importante eredità nel Modernismo spagnolo. Formó parte della denominata Generazione del ’98, scelto anche como membro della Real Academia Española. Tra i suoi libri si distaccano: “Soledades” (1907), “Campos de Castilla” (1912) y “La Guerra” (1937).

(ES) Antonio Machado fue un poeta sevillano nacido en 1875 que dejó un gran legado dentro del Modernismo español. Formó parte de la denominada Generación del 98, y fue escogido miembro de la Real Academia Española.
Entres sus libros publicados destacan algunos como “Soledades” (1907), “Campos de Castilla” (1912) y “La Guerra” (1937). 


Notte d’estate (IT)

È una bella notte d’estate
Le alte case tengono
aperti i balconi
del vecchio paese sulla vasta piazza
Nell’ampio rettangolo deserto,
panchine di pietra, evonimi ed acacie
simmetrici disegnano
le nere ombre sulla bianca arena.
Allo zenit la luna, e sulla torre
la sfera dell’orologio illuminata.
Io in questo vecchio paese a passeggio solo, come un fantasma.
Noche de verano (ES)

Es una hermosa noche de verano.
Tienen las altas casas
abiertos los balcones
del viejo pueblo a la anchurosa plaza.
En el amplio rectángulo desierto,
bancos de piedra, evónimos y acacias
simétricos dibujan
sus negras sombras en la arena blanca.
En el cénit, la luna, y en la torre,
la esfera del reloj iluminada.
Yo en este viejo pueblo paseando
solo, como un fantasma.

La saeta (ES)

¡Oh, la saeta, el cantar
al Cristo de los gitanos,
siempre con sangre en las manos,
siempre por desenclavar!
¡Cantar del pueblo andaluz,
que todas las primaveras
anda pidiendo escaleras
para subir a la cruz!
¡Cantar de la tierra mía,
que echa flores
al Jesús de la agonía,
y es la fe de mis mayores!
¡Oh, no eres tú mi cantar!
¡No puedo cantar, ni quiero
a ese Jesús del madero,
sino al que anduvo en el mar!

La saetta (IT)

¡Oh, la saetta, il cantar al Cristo degli erranti, sempre con sangue in mano, sempre per schiodar!
Canto del popolo andaluzo, che ogni primavera va chiedendo una scala per salir alla croce!
¡Cantar della terra mia,
Che getta fiori al Gesù dell'agonia, ed è la fede dei miei vecchi!
¡Oh, non sei tu il mio canto!
¡Non posso cantar, ne voglio, a quel Gesù del legno, bensì a quello che andò per mare!

(Traduzione da Frida la loka)

Tua.

14 agosto, 2022.

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