La “personalità” dei cani di Flavia Sironi

Gilda

I cani e la loro “personalità “.

Anche i cani, proprio come gli umani, stringono legami differenti. Esistono cani più indipendenti di altri.

Sono sempre e comunque molto legati all’uomo essendo stati, attraverso i millenni, modificati per soddisfare le nostre esigenze.

Tutti i cani, proprio tutti, dai più grandi ai più piccoli discendono dal lupo.

L’uomo primitivo, allora cacciatore, si radunava attorno al fuoco per cuocere e cibarsi della carne cacciata.

Gettava i resti dietro di sé. Si accorse che alcuni lupi, i più deboli che venivano allontanati dal branco, si cibavano degli scarti avendo così la funzione di spazzini.

Osservandoli compresero la loro abilità nella caccia.

In seguito li utilizzarono come guardiani, per la pastorizia fino ad arrivare ai giorni nostri.

Insomma subirono una serie di selezioni venendo così incrociati a seconda delle loro peculiarità.

Formando così, in funzizone della razza, personalità canine differenti. I cosiddetti meticci sono unici nel loro genere perché sommano caratteristiche formate dai diversi incroci.

Io ho sempre posseduto un piccolo assortito branco di cani, generalmente composto da quattro, numero che riesco a gestire.

Ho sempre notato le differenze tra loro dettate dalla razza, dalla provenienza, dal carattere, dalla vita vissuta prima di arrivare a casa mia e dall’età che avevano quando me ne sono fatta carico.

Dei quattro cani che possiedo ora uno in particolare è totalmente dipendente dalla mia persona.

Rosso, che io definirei il cane “mammone” per eccellenza è costantemente attaccato alle mie caviglie. Spesso, inavvertitamente, lo calpesto procurandogli, a volte, dolore fisico. Ma lui niente imperterrito sempre appiccicato mi segue ed è la mia ombra.

Tornassi indietro lo chiamerei attack.

Havana invece essendo un incrocio tra un levrieroide e un labrador è un cane che passa dall’energia sfrenata alla pigrizia totale. A volte appiccicosa, a volte indipendente, è una cagnolina decisamente unica nel suo genere.

Stampella, che ha la colonna spezzata e una zampa offesa, da qui il suo nome, è un pastore tedesco, ha una volontà di ferro. Nonostante sia stata lasciata morente ai margini della strada dopo essere stata investita è riuscita, con l’aiuto dei volontari che hanno usato il carrellino e la fisioterapia, a rimettersi in piedi o meglio sulle zampe. Ora al mio fianco cammina per diversi chilometri e si è formata una muscolatura eccezionale.

Sandokan, incrocio maremmano golden retriever è un cane riflessivo, oserei dire posato. E’ tranquillo, tranne quando scorrazza per prati e boschi. Non agisce mai d’impulso, lui osserva e si comporta di conseguenza. E’ un santo perché sopporta tutte le angherie dell’esuberante Stampella.

Tornassi indietro lo chiamerei SanTokan.

Come già detto durante la mia lunga vita di cani ne ho avuti davvero tanti. Con loro ci sono nata, i miei genitori sono sempre stati amanti di questo favoloso animale, ci sono cresciuta e invecchiata visto i miei sessantatré anni.

Porto, ognuno di loro con le proprie paure, le proprie fragilità, i propri talenti e le loro necessità, nel bagaglio dei miei più cari ricordi, sono dentro di me, nel profondo del mio cuore. Mi mancano e nella mia realtà di agnostica spero, non so come, di rivederli un giorno.

C’è un cane, o meglio una cagnolona, che mi manca più di tutti che mi ha lasciato un vuoto profondo, incolmabile, Gilda.

Arrivò da me accompagnata da una mia cara amica Guardia Zoofila storica di Bergamo, Marina Maestroni. Lei e il suo compagno Alessandro l’avevano prelevata in una stalla buia dove era mantenuta a pane secco e acqua sporca.

I pastori la tenevano come fattrice per utilizzare i cuccioli che letteralmente avrebbe “sfornato” per la transumanza sui monti durante la primavera a venire. Quelli in esubero sarebbero stati soppressi.

Aveva occhi color del cielo, trasparenti, limpidi. Appena mi vide mi fissò dritta, occhi negli occhi, sguardo nello sguardo. Era sporchissima, magra da far paura, maldistribuita e puzzava terribilmente.

Legata ad una corda dietro di lei c’erano la mia amica col suo compagno che speravano con tutta l’anima che superassi lo schifo, Gilda era davvero brutta, e me ne facessi carico visto che avevo appena accompagnato la mia meravigliosa Nebbia, razza pastore bergamasco, sul ponte dell’arcobaleno.

Io per la mia famiglia sono la “salvacani” e ho letteralmente “calcato addosso” a parenti, amici, conoscenti, poveri cani abbandonati.

Gilda mi fissava fiera, altera, si vedeva bene che non mendicava la mia considerazione, pareva dirmi: se non mi prendi con te non me ne frega un tubo ma se mi prendi non te ne pentirai. Fu proprio così dimostrò un’intelligenza e una capacità cognitiva notevoli.

Si trasformò in un magnifico esemplare, mi fermavano per chiedermi razza e provenienza. Non le insegnai nulla, imparò da sé le regole della casa.

Divenne, raggiunta la maturità, aveva all’incirca nove mesi quando la presi con me, capobranco indiscusso. Era allegra, attiva, protettiva.

Nessuno del branco la mise mai in discussione, sapeva imporsi senza fare alcun male ai cani del gruppo. Rispettava i gatti di casa.  Insomma non ebbi mai bisogno di riprenderla.

Una volta, mentre eravamo in montagna, un gruppo di animali selvatici con i cuccioli ci percepirono come un pericolo.

Immediatamente lei mise in atto una strategia di protezione nei miei riguardi, indirizzando gli altri tre lungo il sentiero. Procedeva facendo la sentinella esortando tutti, compressa me, ad andare avanti senza perdere tempo. Posizionò un cane davanti a me e due dietro e lei faceva la spola tra di noi andando prima davanti poi dietro e così via.

Anche quando è mancata si è contraddistinta. La settimana prima della sua morte ha fatto nei boschi una decina di chilometri, ho notato che alla fine era più stanca del solito.

Il giorno dopo non si è più retta sulle zampe. Prima di capire cosa avesse e prendere quella terribile decisione che terrorizza i proprietari dei cani sono passati alcuni giorni, giorni durante i quali io e la mia cara veterinaria Laura Bellentani ci siamo chieste come avesse fatto a correre, mangiare, giocare, fino alla fine senza averci fatto capire il brutto male che la divorava. L’ho accompagnata con l’aiuto della dolcissima Laura al traguardo finale e Dio solo sa la fatica che ho fatto a lasciarla andare.

Gilda senza dubbio era l’equivalente di Margherita Hack dei cani. Mi piace pensarle “vicine vicine” nell’azzurro cielo, esattamente come gli occhi di entrambe, visto che la grande Margherita amava tantissimo gli animali.  

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