“Continuerò a volare” … per non smettere mai di credere nei sogni

“Continuerò a volare” … per non smettere mai di credere nei sogni

E’ un viaggio alla scoperta di luoghi meravigliosi e un invito a non smettere mai di sognare, il romanzo fresco di stampa dal titolo “Continuerò a volare”, scritto da Graziella Polini e pubblicato, appena un mese fa (giugno 2022), nella collana “Gli Emersi – Narrativa” dell’Aletti editore. L’autrice è una tecnica radiologa, che vive a Parma e ha lavorato in ambiente sanitario per molti anni. Dopo un’ immobilita’ durata alcuni anni per motivi di salute, ha deciso di approcciarsi alla scrittura di poesie e racconti. «Il titolo – spiega la scrittrice – è stato scelto perché non bisogna mai smettere di credere nei propri sogni, anche i più difficili da realizzare. I sogni vanno inseguiti e, se non fosse possibile per varie situazioni, perchè non “continuare a volare” sia in senso pratico ma anche virtualmente? In fondo il nostro cervello può essere allenato anche con la fantasia».

La trama non è premeditata ma nasce da un’idea che, piano piano, pagina dopo pagina, prende forma ascoltando anche l’intuito. Narra la storia di Lisa, un giovane medico chirurgo che lavora a Milano. La sua passione e dedizione per il lavoro la portano a lunghi periodi in ospedale, senza sosta, senza tregua. Condivide vita e lavoro con il suo grande amore, Fabio, un uomo affascinante ma anche profondamente innamorato di Lisa. Lisa ama molto viaggiare e questa sua passione è la sua valvola di sfogo: nel suo mestiere non esistono orari di lavoro e le responsabilità sono enormi, a tal punto a volte, da non rientrare a casa dall’ospedale per molti giorni consecutivi. Così, quando è ora di staccare, Lisa, spesso da sola, s’imbarca sul primo volo… E così fa anche l’ultima volta: destinazione Haiti. Il suo viaggio la porterà a scoprire luoghi meravigliosi, ma la vacanza ha in serbo per lei un’esperienza alquanto drammatica, durante la quale incontrerà il misterioso Jack.

«Nella mia opera – spiega l’autrice – predominano sicuramente gli aspetti stilistici di dialoghi e descrizioni puramente semplici e formali, così da arrivare con purezza al cuore delle persone». Il libro, principalmente frutto della fantasia ma in cui è presente anche una piccolissima parte di realtà (che l’autrice, per il momento, non vuole svelare), è una continua ricerca di se stessi e di un equilibrio interiore, spesso raggiungibile solo viaggiando e volando con la mente.  «In questo – ne è convinta Graziella, accompagnata, fin da piccola, da comunicazioni legate alla sensitività – tutti dovremmo prendere esempio dai bambini. Spero di far sognare e volare anche voi!».

Federica Grisolia

La nube si è squarciata, di Antonio Machado, traduzione di Elvio Bonbonato

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La nube si è squarciata, di Antonio Machado

Elvio Bombonato

La nube si è squarciata. Va nel cielo

brillando l’arcobaleno, 

come un fanale nella pioggia,

e come il sole nel campo incolto.

Mi risveglio.  Chi turba

del mio sogno i magici cristalli?

Batte il mio cuore

stupito e smarrito.

I limoni in fiore,

i cipressi dell’orto

il sole il prato verde l’arcobaleno l’acqua,

l’acqua nei tuoi capelli 

e la memoria scompariva

come al vento una bolla di sapone.

ANTONIO MACHADO   (trad. mia)

Desgarrada la nube; el arco iris

brillando ya en el cielo,

y en un fanal de lluvia

y sol el campo envuelto.

Desperté. ¿ Quién enturbia

los mágicos cristales de mi sueño?

Mi corazón latía

atónito y disperso.

…¡El limonar florido,

el cipresal del huerto

el prado verde, el sol, el agua, el iris!..

¡el agua en tus cabellos!…

Y todo en la memoria se perdía

como una pompa de jabón al viento.

LA VERDE PIANURA, di Mirella Ester Pennone Masi

LA VERDE PIANURA, di Mirella Ester Pennone Masi

LA VERDE PIANURA

Vieni a vedere

la vasta pianura,

non dimenticare

che anche 

d’ove nasce l’ombra

ci sono le meraviglie

delle piccole cose:

un lento dolce fluire

di verdi albori,

e fra le ombre della sera

brilla la luce delle stelle,

udrai

un canto di usignoli;

camminando tra l’erbe

ti sorprenderà

quel giallo di narcisi

sulle sponde!

ester@mirella MP    20 luglio 2017

foto web

“OVUNQUE SEI … VOGLIO ESSERE”, di Paola Varotto

“OVUNQUE SEI … VOGLIO ESSERE”, di Paola Varotto

“OVUNQUE SEI … VOGLIO ESSERE”

Ricordo la tua fragile promessa

e ora dopo tanto tempo

non sento più il rumore del vento

che mi batte dentro!

Dove c’eri tu ora c’è il vuoto

che non riesco a riempire

perchè non posso.più amare..

Ho girato il mondo

solo nella mia mente

ho trovato stelle

ma non erano niente.

Le ho accese, le ho spente

per trovare risposte

ma come sempre

non hai aperto porte..

E hai chiuso sogni

e lasciato domande

brividi di alchimia

e ordinaria poesia

Perchè i poeti mentono,

non raccontano quel che sentono..

Dell’imperfezione delle stelle

che non sono sempre belle

che sanno essere deludenti

per questo eterno brillare

e nella loro imperfezione

raccontano una canzone.

Se ti senti lontano

ritrova la tua via

ti sei perso nel cuore

seguine la scia

che racchiude sensi e slanci

e tu la chiami anima..

Anima che si schiude

come labbra di chi ha sete

come la pioggia sui vetri

come i pensieri distorti

che non vorresti trovare

quando ti svegli al mattino

ma che vorresti riavere

se vuol dire avermi vicino..

C’è il tuo nome sui muri

di questa città fantasma

che corre si affanna e

con il cuore plasma le proprie vite

E quella sensazione

che scompiglia parole

tu prendila per mano

e regalale amore

Portami ancora su Altrove

e ritrova le parole

“ovunque sei voglio essere”

e regalami il sole!

©copyright legge 633/1941

Paola Varotto

Nel sogno estivo, di Mirella Ester Pennone Masi

Nel sogno estivo, di Mirella Ester Pennone Masi

Nel sogno estivo
Il sole a picco
spiccava fra gli abeti
sugli olmi e sui roseti
cantavano gli uccelli
M’immersi
nel sogno estivo
intonai la mia voce
evocai un canto
nel respiro d’aria
che colma il vuoto
Scese il silenzio
e il blu della notte
involse come seta
le stelle remote …
e trovò l’approdo
quel frammento silente
della mia fantasia
e il suo innocente
vagheggiare
ester@mirella MP 20 luglio 2014
foto web

UN FUOCO, di Alberta Scarpetta

UN FUOCO, di Alberta Scarpetta

UN FUOCO 

C’è un fuoco  che arde in me, un fuoco che mi distrugge.

Sei tu! È  il mio amore per te che non mi da pace.

È  cominciato a poco a poco, come una fiammella sotto la cenere, poi ha preso forza ed è divampato in un incendio che non si spegne e tutto divora.

Ed io, incapace di difendermi, mi lascio andare sino a diventare cenere fra le tue braccia.

C’è  un fuoco …

A.S.

20luglio2022

“HO PRESO UN SORSO DI VITA”

Ogni poeta ha un “Maestro” da cui si sente particolarmente “attratto” poeticamente. Emily è ispirazione per tanti, lo è sicuramente per me. Ci accomuna questa esigenza di riservatezza, di estraneità dal clamore esterno, questo sguardo incantato all’amore, alla vita.

E nel fulgore di
un’assolata e ridente mattinata
“Ho preso un sorso di vita”.
Non chiedo altro
c’è un cielo terso, sereno,
la luce che mi avvolge il cuore,
un verso che mi accarezza.
“Ho preso un sorso di vita”
da chi mi ha preceduta e ha
trasformato le emozioni
in sorgenti di forza viva che
bagnano la mia bocca riarsa.
Ho fame di mordere il mio tempo,
ho sete di questa vita,
che è lunga il cammino di un soffio,
e se mi ferirò per i sassi
asciugherò le lacrime con
i sogni che mi regalerà la notte.

Imma Paradiso
(Ispirata ad un verso di Emily Dickinson)

Lilia Cazacu – artista al Festival mondiale di Arti e Sculture PIAF 2022

Lilia Cazacu – artista

Lilia Cazacu è un’eccezionale artista visiva della Repubblica di Moldova!
La  pittrice è molto conosciuta e stimata  sia  nel proprio paese di origine , che  in Romania ed  in tanti paesi del mondo.
La sua Arte, svolta con dinamismo ed  energia, riesce a portare consolazione e speranza, proprio come una luce accesa nel buio della vita.
Il suo talento innato ed insolito, da’ vita  ad opere ricche di significati, che si  imprimono nell’animo dello spettatore suscitando un  concentrato di emozioni visive che solo un’artista superlativa e’ in grado di suscitare, attraverso quel  suo fare stimolante..
La sua e’ un’arte dotata di grande fascino cromatico : il linguaggio  narrativo / simbolico, si intreccia  e miscela  all’uso espressivo del colore che accentua l’intensità emotiva della comunicazione, affermando la sua originalita’ ed unicita’,  in questo nostro momento storico / presente.
Numerose le sue Esposizioni Artistiche,  le partecipazioni a Concorsi , Biennali , Simposi , Festivals,  ove l’artista ha sempre suscitato apprezzamenti  e conseguentemente Premiazioni e Riconoscimenti.

Alcune opere d’arte di Lilia Cazacu :


Panorama International Arts Festival 2022 ha una scadenza prorogata.

Tenendo conto delle richieste che la  Writers Capital Foundation sta  ricevendo da artisti di tutto il mondo, l’organizzazione ha deciso di prorogare il termine ultimo per la presentazione delle opere fino al 15 luglio 2022. “Ci auguriamo che questo aiuterà gli artisti ad avere più tempo per completare il loro opere”, affermano gli organizzatori del  Panorama International Arts Festival 2022 .

Informazioni su PILF 2022

Il programma di punta della Writers Capital Foundation, che si dedica alla diffusione dei potenti valori dell’umanità attraverso le arti e la letteratura, il Panorama International Arts Festival (PIAF) è principalmente finalizzato ad assistere lo scambio culturale e consentire agli artisti di espandere i propri orizzonti di comprensione del mondo.

A differenza di altri festival d’arte, PIAF è concepito come santuari delle arti in cui i delegati hanno l’opportunità unica di visitare vari spazi nell’area in cui si svolge il festival e avere una profonda esperienza del sito e della vivacità culturale che crediamo aiuterà nel formazione del futuro di un artista.

A causa della pandemia, PIAF 2022 si tiene virtualmente, tuttavia è progettato per garantire un maggiore impatto tra i partecipanti.

Tema: Guerra e pace

Dopo la conclusione unica della Sfera della Libertà nel 2021 e dopo aver ottenuto il riconoscimento mondiale con il 22° Festival Internazionale della Letteratura, vincitore di Panorama come il Festival Internazionale di Letteratura Multilingue più lungo, meglio strutturato e presentato, che unisce culture di 6 continenti e unendo più di 60 nazioni in tutto il mondo, torniamo ora con il 22° Festival Internazionale del Panorama delle Arti per illuminare ancora una volta l’umanità; ispirare le persone sul sentiero della luce e della pace, lontano dalla violenza e dalle tenebre.

Voltando una nuova pagina dai mali della guerra ai risultati brillanti e miracolosi della Pace, abbiamo bisogno che tutti voi ci stiate al fianco a sostegno della nostra nobile causa. In un momento in cui il nostro pianeta sta soffrendo per la piaga della guerra, noi della WCIF ci dedichiamo più che mai a stabilire la PACE in tutto il mondo. Noi, come ferventi umanitari, lottiamo per un futuro migliore per tutti noi, specialmente per le generazioni a venire.

TEMA: GUERRA E PACE

DATA: dal 1 al 31 luglio 2022

MODALITÀ: Virtuale

Scadenza: 15 luglio 2022

SOTTOSCRIZIONE:

Coppa del Mondo: https://rzp.io/l/piaf2022

India: https://rzp.io/l/PIAFIndia

Unisciti a noi nel grande festival delle Arti per il bene dell’umanità!

Sii l’ispirazione – ESSI il cambiamento!

Team di scrittori della Fondazione Capital

http://www.writersedizione.com

http://www.wcifcentral@gmail.com

Il colore della poesia

Sovrapposte torri di ghiaccio,

bianche, azzurrine,

pagine che si aprono,

sollevano alfabeti di nuvole,

respiri lattiginosi

aprono calici di magnolie,

carnose foglie verdi, ombrose,

per me, che non sono nata

nel fresco profumo d’estate,

ma nel tempo della vendemmia

e dei mosti ribollenti.

Per me che non conosco l’oblio dei sensi

e che mi rattristo, quando non vedo il sole,

le turgide viole. Iris G. DM

Potrebbe essere un contenuto artistico

Marina Donnarumma Iris G. DM

Per ” ti spaccio l’intervista, ho il piacere di presentare il libro ” il fiore della quintessenza”articolo di Marina Donnarumma Iris G, DM

Per ” ti spaccio l’intervista, ho il piacere di presentare il libro ” il fiore della quintessenza”articolo di Marina Donnarumma Iris G, DM

Date: 20 luglio 2022 Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

Potrebbe essere un'immagine raffigurante il seguente testo "Il Fiore della Quintessenza a cura di Sergio Mastrillo Postfazione di Sandro Battisti D.Altomare S.M. Barbacetto T.C. Blanc Davia D. Del Popolo Riolo B De Santi I. Drago A.Forlani Gastaldi Marinelli M. Morellini I.Petrarca G Repetto R. Vezza A. Viscusi| S. S.Vita AliRibelli"

Il titolo dell’intervista, in realtà, è un modo di presentare un gruppo di scrittori e amici veramente insoliti. In questo contesto mi viene in mente la canzone di Gino Paoli.. eravamo quattro amici al bar, che volevano cambiare il mondo, destinati a qualcosa in più….
Comincio allora a presentare Riccardo Vezza, classe 1974, portavoce del gruppo, appassionato di medioevo, di fantascienza e soprattutto di fantasy. Grazie a lui ho conosciuto un genere totalmente nuovo, di cui nonostante avessi letto, non ne ero a conoscenza. Sono rimasta affascinata e totalmente incuriosita. Riccardo è un uomo che si divide tra due lavori come guardia giurata e avvocato part time, come per dire non si vive di solo pane, ma anche di altro. Sempre Riccardo Vezza, mi ha raccontato i particolari di scrivere e come, un libro ad otto mani.

Sergio Mastrillo, classe 1976, ha iniziato scrivendo poesie, insieme al gruppo ha concepito un progetto fantasy, che piano piano, sta prendendo forma, molto ambizioso, che parla di due mondi appartenenti a due universi paralleli, collegati in qualche modo. Al momento è , fra di loro, lo scrittole più prolifico. Il suo ultimo libro ” le cinque vie”, fa parte di quel progetto fantasy, che il gruppo aveva progettato. Sergio Mastrillo tra tutti del gruppo, è il più entusiasta e ottimista.

Insieme, il gruppo di amici ha partecipato alla creazione del ” world building ” che è letteralmente la costruzione fisica del mondo in cui avverrà tutta la storia. Non riguarda solo la semplice ambientazione, tipo la descrizione della flora o della fauna,quindi non solo personaggi, magia, religione, ma è qualcosa che poi permette alla trama di funzionare. Ovviamento parliamo di fantasy.

Salvatore Vita, classe 1980, come lo definisce Riccardo Vezza, è il più talentuoso, è capace di scrivere su soggetti di altri, quindi uno scrittore a richiesta, capace di scrivere e continuare storie di altri scrittori.Molto timido e paranoico conosce a memoria, centinaia di films, fumetti e manga.

Cristian Gaito, classe 1981, ha partecipato solo al loro libro di esordio ” true legends”. Molto riservato, è legato , soprattutto, ai temi della fanciullezza e della magia, per motivi di lavoro, si è dovuto allontanare dal gruppo.

Questi fantastici ragazzoni, ogni fine settimana, invece di penzolare in inutili, paranoie da bar, passeggiate per rimorchiare, dimenamenti da discoteca, si riunivano, in una vecchia casa, fatta di mobili sgangherati, senza riscaldamento, per leggere, e dico”leggere” non solo tra virgolette, ma a caratteri cubitali, leggere libri, commentarli, spaziavano in ogni genere, anche classici. Un giorno, arrivati a saturazione di tanta lettura, hanno pensato bene di scrivere loro quattro, ed è nato ” true legends” non solo primo libro, di quattro ragazzi esordienti, ma finalisti di un premio importante, il premio Vegetti, come dire l’oscar della fantascienza italiana. Niente male per questi quattro ragazzoni legati da un amicizia profonda. Il bello è, che tutto nasce da questa cosa fantastica che li lega da anni e anni, l’amicizia. Amicizia, un sostantivo bellissimo, raro, emozionante, profondo, come il legame che hanno questi quattro scrittori, Riccardo Vezza, Sergio Mastrillo, Salvastore Vita e Cristian Gaito.
Scrive Cristian Gaito, nella dedica del libro, che mi ha fatto commuovere…al luogo dove tutto ebbe inizio, ”l’ Alaska”. Esiste ancora nei nostri cuori: un tavolo scalcagnato, sedie e freddo… eppure ci riscalda ancora il ricordo di quelle nostre risate, l’emozione di quelle storie tanto appassionatamente condivise, e quell’anello mai infranto di solidale amicizia”

Come hanno fatto a scrivere questo libro a otto Mani? si sono divisi i ruoli come una squadra, ognuno di loro un ruolo, attaccante, difensore, ecc. Ognuno di loro, nel ruolo che ricopriva, scriveva dei capitoli, alla fine un lavoro bellissimo, un amalgama di scrittura perfettamente funzionante.

Proseguendo nella canzone di Gino Paoli… eravamo tre amici al bar, uno si è impiegato in una banca, si può fare molto pure in tre…”

  • La cosa bellissima che mi ha colpito è intanto questo progetto fantasy che avere elaborato insieme, cioè il world building, in modo che ognuno di voi elaborasse con lo stesso mondo da voi creato, dei nuovi romanzi e racconti. Raccontaci qualcosa Riccardo Vezza.

Il progetto Fantasy, è stato elaborato nel 1997, già sono stati scritti vari racconti e Sergio Mastrillo ha ultimato e pubblicato ” le cinque vie”, anche io spero di terminare il mio e vederlo al più presto nelle librerie.

  • Il primo libro scritto a otto mani è stato ”true legends” un libro di fantascienza e distopico, ma non troppo, visto i tempi che corrono. Poi avete scritto insieme, però senza Gaito, il fantasy ” Gloriosi Bastardi”

Il nostro romanzo collettivo ” True legends” l’abbiamo iniziato nel 2013, compatibile con i nostri impegni, pubblicato nel 2019 e finalista al premio ” Vegetti ”nel 2020 2021. E una storia basata sul gioco del calcio, in un futuro distopico, nel quale i terrestri dominano gran parte della via lattea, le dispute dell’accaparramento delle risorse non sono risolte con le armi, ma con un torneo interplanetario denominato ” true legends”, che si tiene ogni quattro anni su un satellite artificiale detto ” Cittadella”.


Però la nostra vera passione il genere fantasy, insieme, senza Cristian Gaito, abbiamo scritto ”Gloriosi bastardi’ ‘magie e sortilegi che si intrecciano.

  • Il vostro ultimo libro scritto i collaborazione con altri scrittori, vorrei che me ne parlassi Riccardo Vezza

L’ultimo libro pubblicato è un antologia di Fantascienza, ”il fiore della quintessenza”.
il cui curatore è Sergio

, io e Salvatore Vita, partecipiamo con due racconti. Un antologia di fantascienza con tema portante, universi paralleli. Vi partecipano scrittori di premi Urania e Vegetti e finalisti di questi premi. La particolarità è la varietà di racconti più classici, vicini alla hard sci fi, altri legati alla space opera, alla fiction speculativa, al bizzarro, al comic…, altra caratteristica è il mezzo o lo strumento, con cui puoi avere accesso agli universi paralleli…, si va dai congegni tecnologici, alle facoltà genetiche, alle malattie,, ai semplici oggetti, ai poteri esp. ” il fiore della quintessenza, è in finale al premio ” Vegetti” per le antologie. Io e Salvatore Vita siamo in finale come autori, Sergio Mastrillo come curatore, e sempre Sergio Mastrillo è in finale sempre al premio ”Vegetti” con il suo racconto, ”The Jam”

Questa vostra amicizia, la trovo veramente profonda e particolare, direi rara .So che avete scritto racconti partecipando ad un altra antologia ” Santi e demoni” genere fantasy.

Santi e demoni

Tu Riccardo Vezza, mi parli di questi tuoi amici e collaboratori con vero affetto, siete una vera squadra, e io sono onorata di aver conosciuto persone come voi, che insieme lavorano supportandosi, senza competizione, ma solo per fare meglio, il 24 luglio a Gaeta alle ore 19,00 ci sarà la presentazione della vostra ultima fatica ” il fiore della quintessenza”, a Gaeta, magnifica location e magnifici voi. Mi viene in mente sempre la canzone di Gino Paoli che dice… sono qui, con quattro amici al bar, che hanno voglia di cambiare il mondo…ognuno a rincorrere i suoi guai e poi ci troveremo come le star…
Mi fate pensare ai tre moschettieri, Cristian Gaito sicuramente un D’artagnan della nostra era. Tutti per uno, uno per tutti.
Aspetto ancora le vostre collaborazioni, i vostri collettivi di cui non vedrò l’ora di parlarne.

il fiore della quintessenza

Vi aspettiamo domenica 24 luglio a Gaeta, ore 19:00.

Saremo in compagnia di Giovanna RepettoDonato AltomareRiccardo VezzaJason Forbus e Giuseppe Napolitano.

Magari cliccate sul link in basso e date adesione:

https://fb.me/e/2FmnwYjxh

i nostri fantastici autori.

Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM

Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM

I cibi “poveri” cantati da Neruda

Ode al carciofo, da “Odi elementari” (1954)
PABLO NERUDA – Ode al carciofo

Il carciofo dal tenero cuore si vestì da guerriero,
ispida edificò una piccola cupola,
si mantenne all’asciutto sotto le sue squame,
vicino al lui i vegetali impazziti si arricciarono,
divennero viticci,
infiorescenze commoventi rizomi;
sotterranea dormì la carota dai baffi rossi,
la vigna inaridì i suoi rami dai quali sale il vino,
la verza si mise a provar gonne,
l’origano a profumare il mondo,
e il dolce carciofo lì nell’orto vestito da guerriero,
brunito come bomba a mano,
orgoglioso,
e un bel giorno,
a ranghi serrati,
in grandi canestri di vimini,
marciò verso il mercato a realizzare il suo sogno:
la milizia.
Nei filari mai fu così marziale come al mercato,
gli uomini in mezzo ai legumi coi bianchi spolverini erano i generali dei carciofi,
file compatte,
voci di comando e la detonazione di una cassetta che cade,
ma allora arriva Maria col suo paniere,
sceglie un carciofo,
non lo teme,
lo esamina,
l’osserva contro luce come se fosse un uovo,
lo compra,
lo confonde nella sua borsa con un paio di scarpe,
con un cavolo e una bottiglia di aceto finché,
entrando in cucina,
lo tuffa nella pentola.
Così finisce in pace la carriera del vegetale armato che si chiama carciofo,
poi squama per squama spogliamo la delizia e mangiamo la pacifica pasta
del suo cuore verde.

*Dopo il pomodoro, il carciofo, con quale maestrìa riesce a cantare, il poeta cileno, le piccole cose della natura…il carciofo questo piccolo guerriero dalla dura armatura e il cuore tenero, che fa tanto bene.

Giorni, di Maria Rosaria Teni

Giorni

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Giorni pervasi di malinconia, giorni che si frantumano su pensieri e immagini sfocate e che rivelano cocci di rimpianto…
A volte una pagina può rappresentare quel tappeto da cui si raccolgono questi piccoli residui di vita che restano dopo tanti attimi, dopo ore lunghe o brevi, dolorose o liete, vissute o sognate…
Giorni in cui vorresti che il tempo fosse rimasto cristallizzato a quell’istante, impresso in una retina virtuale da cui non si può cancellare nulla…
Giorni in cui il dolore è stato così forte da desiderare un vento impetuoso per spazzare via tutto, in un rapido balenare di follia, in un volteggiare imbizzarrito da cui non si esce che tramortiti…
Giorni che si avviluppano su scorci di momenti che sfumano e raggiungono un cielo che non ha confini…
Giorni che sono onde, sussurri e voci in un mare liquido di emozioni che non si toccano ma si vivono o forse si sognano, perché cosa altro è la vita se non un sogno?

Il valore di un libro, di Maria Rosaria Teni

Il valore di un libro

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“Non c’è nessun vascello che, come un libro possa portarci in paesi lontani, né corsiere che superi al galoppo le pagine di una poesia. E’ questo un viaggio anche per il più povero, che non paga nulla, tanto semplice è la carrozza che trasporta l’anima umana”. Emily Dickinson

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Nella casa del vento: dove l’anima respira, di Maria Rosaria Teni

Nella casa del vento: dove l’anima respira

Posted on 

copertina definitiva

Finalmente, dopo un po’ di anni dalla pubblicazione del mio primo libro di poesie, ho preso in mano il mio taccuino e ho raccolto i versi che, dal 2010 in poi, sono nati dalla mia anima, dal mio cuore, dalle mie esperienze. In questa raccolta c’è una sorta di ripiegamento nella propria interiorità e l”anima si è tramutata in poesia, dove la casa è diventata una metafora della condizione umana e la vita come soffio di vento rappresenta gli eventi che trasformano l’esistenza, schiaffeggiandola proprio come fa il vento.

Il libro è stato pubblicato con Cultura Oltre – Rivista letteraria ed è presente su Amazon ai seguenti link: qui troverete il cartaceo e qui invece troverete l’eBook.

La poesia che dà il titolo all’intera silloge ne connota pienamente il significato, già anticipato nella presentazione dell’opera: “Ospite errante senza tempo nella casa del vento!” Ha inizio così la silloge di poesie che prende il titolo “Nella casa del vento” e che vuole rappresentare la metafora della condizione dell’uomo, imprigionato in una secolare precarietà ed esposto ad ogni folata di vento che la vita sprigiona nelle sue incursioni improvvise. Nomadi in cerca di stabilità, gli esseri umani, in perenne dissidio tra la voglia di eternità e il desiderio di fuga da una realtà a volte soffocante. Nella continua ricerca della libertà di vivere senza strettoie e condizionamenti, con il presagio che incombe e che ci fa temere di rimanere intrappolati tra pareti di carta in una dimora apparentemente stabile, ma fragile e cadente. La raccolta si compone di poesie scandite da un’introduzione costituita da brevi riflessioni estemporanee, composte rubando attimi al tempo che fugge, nella constatazione della provvisoria inconsistenza dell’essere, nel caos di mete irraggiungibili.”

Nella casa del vento

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Ospite errante senza tempo

nella casa del vento!

Una brezza alita voci

nella quiete sconfinata

di nostalgie trascorse…

Lontano il fragore dell’onda

si frange nell’aria d’intorno

di nomadi sogni profusa

dal ritmo incalzante pervasa

mistifica in trepida attesa

ore che avanzano impavide tra

pareti in un caos di pensieri…

E il mio viaggio si avvia

silenzioso / rassegnato a

languire a occidente…

Nel connubio di vita e di morte

in un soffio dell’anima infitto

su ali d’eterno spiegate

nell’abisso ineffabile e mondo

si dirada il reale nel sogno

un aprirsi di cielo dilegua

tra folate bizzarre di vento!

L’angolo della poesia: “Ruppero il dolore” di Caterina Alagna

Ruppero il dolore

in mille cristalli di luce,

morbide movenze luminose

che si fecero spazio in un terreo grigiore.

Curarono ataviche ferite

da cui ancora sgorga talvolta

una cascata di acre tremore,

un cereo spasmo di sofferenza

che in pochi attimi s’espande

e scolorisce la tela dell’esistenza.

Vividi colori si sciolgono in

un magma inconsistente,

una matassa inodore

che ogni umano nasconde

negli anfratti del cuore,

lì dove la nebbia cala come …

View original post (continua della poesia)

La poetessa che spiegò l’eternità

In un breve componimento scritto nel 1863 Emily Dickinson, la poetessa di Amherst, trasforma l’eternità in una visione concreta.
Ci sono concetti che sfuggono alla limitata comprensione umana: come l’infinito, l’eterno e la morte. Abbiamo certo una percezione della loro esistenza, ma riusciamo a malapena a pensarla e a concepirla nella sua ineludibile vastità. L’immensa superficie marina con i suoi abissi e i suoi tumulti diventa una metafora dell’eternità, lo specchio riflesso di un pensiero troppo grande e profondo persino per essere pensato. Attraverso le parole di Dickinson invece l’eterno diventa un concetto semplice, elementare, che può essere scomposto e spiegato. L’eternità espressa dalla poetessa di Amherst è un concetto temporale che viene reso attraverso la dimensione spaziale. Le acque del mare sembrano dividersi all’infinito, frantumarsi in un presente continuo: giungono alla riva, si infrangono contro gli scogli e poi subito ritornano indietro nella loro culla originaria in un costante fluire che non sembra essere sottomesso alla corruzione del tempo.
I mari descritti da Dickinson sembrano moltiplicarsi dinnanzi al suo sguardo, da uno a tre in una divisione continua, e non conoscono rive. La poetessa toglie al mare ogni limite, annulla ogni frontiera: semplicemente l’elemento marino esiste per se stesso, nulla è in grado di arginarlo, come l’eternità. Sono oltre 96 le poesie che Dickinson dedicò al mare. Proprio lei che aveva vissuto un’intera vita nell’entroterra, in una piccola cittadina del Massachusetts, aveva fatto del mare l’elemento chiave della propria poetica trasformandolo nell’immagine più concreta del Giardino dell’Eden.

Come se il mare separandosi

Come se il mare separandosi
svelasse un altro mare,
questo un altro, ed i tre
solo il presagio fossero

d’un infinito di mari
non visitati da riva
il mare stesso al mare fosse riva
questo è l’eternità.

As if the Sea should part
And show a further Sea −
And that – a further – and the Three
But a Presumption be –

Of Periods of Seas
Unvisited of Shores
Themselves the Verge of Seas to be
Eternity is Those

  • Lei che non usciva dalla sua stanza, quanti viaggi, quanti mondi riusciva a descrivere nella meraviglia dei suoi versi. L’ intensità di questo piccolo componimento ti trascina e sgomenta in un mistero che và oltre l’umana percezione. Mare nel mare senza limiti né confini, metafora dell’eternità.

Aigues Mortes, la strage dei piemontesi 

Aigues Mortes, la strage dei piemontesi 

Me Piemont

Correva l’anno 1893 e il giovane ventenne Tommasino, che viveva in un piccolo paese della Val Maira, si dannava a lavorare per migliorare il magro bilancio famigliare ed alleviare quella che era una vita di stenti.

Suo padre era morto alcuni anni prima di tisi, lasciando la moglie e i cinque figli in condizioni penose; Tommasino, che era il figlio più grande, si sentì quindi in dovere di non risparmiarsi. Ogni soldo guadagnato era per la sua famiglia e per sé nulla si concedeva; era l’unico ragazzo che non frequentava l’osteria del paese.

Avendo sentito parlare delle saline di Aigues Mortes da alcuni uomini che ne discutevano in piazza, si intromise ed apprese quanto segue.

Disse il più anziano “Caro ragazzo, il lavoro nelle saline è ben pagato, in un mese guadagni di più che in sei mesi nelle nostre montagne; ma ricordati che quando i francesi ti pagano bene è perché ti sfruttano più di una bestia, quella gente ci odia e ci tollera soltanto perché loro sono fannulloni e preferiscono giocare alle bocce mentre noi ci rompiamo la schiena.”

“La mia famiglia ha bisogno di soldi e il lavoro non mi spaventa, che altro devo aspettarmi?”

Aggiunse un altro signore, che masticava tabacco “Cosa devi aspettarti? La malaria, aria malsana altro che l’aria buona delle nostre montagne, acqua putrida infestata da serpenti, un caldo reso ancora più insopportabile da una umidità fradicia e gente ignorante e malvagia, che ci sfrutta e ci insulta. Caro Tommasino, io ho lavorato parecchio laggiù e ti garantisco che quello è l’inferno sulla terra.”

Ma Tommasino, che per il bene della propria famiglia avrebbe dato la vita, non si spaventò; chiese a quei signori come doveva fare per essere ingaggiato e nessuno riuscì a fargli cambiare idea.

Una mattina, prima del sorgere del sole, si caricò sulle spalle un grosso zaino nel quale la mamma aveva messo del lardo, dei salami, delle grosse micche di pane e una capiente borraccia, ricavata da una zucca essiccata e svuotata, colma d’acqua.

Inforcò la vecchia bicicletta che era stata di suo padre e partì; si voltò dopo poco e vide la mamma che piangeva, una morsa gli strinse il cuore ma ormai la decisione era stata presa.

Pedalava tutto il giorno e parte della notte, quando proprio crollava dal sonno si rifugiava sotto un ponte e dormiva, dopo essersi rifocillato anche sforzandosi, perché la fatica eccessiva gli toglieva la fame; doveva comunque nutrirsi per poter raggiungere la meta lontana.

E mentre pedalava fantasticava sul denaro che avrebbe guadagnato, col quale avrebbe acquistato un grembiule nuovo per la mamma e magari un paio d’occhiali per il nonno, che era quasi cieco e per Natale avrebbe comprato carne e due bottiglie di vino, per festeggiare come mai avevano potuto farlo.

Pedala e pedala, dopo alcuni giorni raggiunse la località di Aigues Mortes; come gli era stato indicato si rivolse ad un compaesano che trovò con una certa fatica, e così Tommasino iniziò a lavorare nelle saline, dove passava tutto il giorno; voleva essere il primo ad iniziare e l’ultimo a finire, per guadagnare il più possibile.

Raramente incrociava qualche abitante locale, tra questi un uomo che gli sputò addosso e una donna anziana che gli urlò qualcosa che non capì, ma comprese che non doveva trattarsi di niente di buono.

Il lavoro era ancora peggiore di quel che gli era stato prospettato, ma Tommasino strinse i denti e non si perse d’animo.

Erano già passate tre settimane dal suo arrivo, era smagrito e ogni tanto si sentiva mancare per il caldo torrido e il lavoro sfibrante; aveva già incassato parte del suo salario, che portava sempre con sé.

Un brutto giorno, mentre era intento a faticare, sentì un clamore provenire da lontano; aguzzò lo sguardo e vide una moltitudine di persone inferocite che si dirigeva verso di lui e gli altri lavoratori. L’istinto agì prima ancora che la sua mente capisse cosa stava accadendo; iniziò a correre a gambe levate, dietro di lui sentiva urla folli e spari di fucile. Purtroppo la mobilitazione dei residenti era totale, e Tommasino si trovò accerchiato da malintenzionati provenienti da ogni dove; avvertì un dolore fortissimo al capo ed iniziò a grondare sangue, gli era stata lanciata una pietra. Cadde nella palude e prima di perdere i sensi avvertì il dolore ripetuto di calci e bastonate.

Si risvegliò in piena notte, i criminali lo avevano creduto morto, cercò di alzarsi ma ricadde nel pantano numerose volte; aveva senz’altro delle ossa fratturate, ma quel che era peggio è che Tommasino aveva perso la memoria.

Cercò il portafoglio ma non lo trovò, gli infami lo avevano anche derubato.

Era solo nella palude, circondato dalle tenebre, ignaro delle sue generalità e da dove venisse; soltanto l’istinto lo guidò indicandogli di dirigersi verso oriente.

Camminò per settimane, dolorante e affamato, tenuto appena in vita dalle rare elemosine che ricevette.

Giunse infine nella città di Asti, per caso, e si aggiunse ai vagabondi che elemosinavano la vita dall’altrui pietà; per le gravi percosse aveva perso l’uso delle braccia e camminava zoppicando vistosamente, non poteva più lavorare.

Tommasino morì assiderato alla vigilia di Natale di quel maledetto 1893, la carne e le due bottiglie di vino con cui avrebbe voluto festeggiare il Natale rimasero un sogno irrealizzato.

Nell’eccidio di Aigues Mortes morirono numerosi piemontesi, colpevoli di volersi guadagnare il pane onestamente; si fece un processo farsa e nessun assassino francese pagò per quei crimini. Assassini autoassoltisi nel più completo marciume morale, infami tra gli infami, più che Acque Morte la definizione che meglio si addice è quella di Anime Morte.

Riedizione di racconti di Ernesto Martinasso pubblicati su Me Piemont. Mostra meno

Odissea – racconto di vita vissuta dallo scrittore nicaraguense Bayardo Quinto Núñez

Odissea di Bayardo Quinto Núñez

Bayardo
Vi presento il mio libro numero 17 Odyssey in Hope and Trap
Diario futuro
L’opera lirica e/o letteraria “Odisea en la Esperanza y Trampa”, è una storia-narrativa-di diversi viaggi che ho fatto nelle piantagioni di caffè, dove il coraggio, la voglia di affrontare e superare ogni ostacolo, la sofferenza e il desiderio a produrre per la Patria prevalse e gioì ancor di più l’anima, abitava in montagna, precisamente nelle piantagioni di caffè, pur essendo disabile, cioè amputato della gamba destra con l’ausilio di una protesi.
Questa storia o narrazione è una canzone recitata alla coscienza e alle nuove generazioni di cave che vengono. La suddetta Odissea va in scena nella hacienda Esperanza, in montagna, situata nei dintorni del vulcano Mombacho nella città di Granada, e nella hacienda La Trampa, situata in montagna nella città di Jinotega. Entrambe le haciendas nicaraguensi.
Il mio libro, The Odyssey in Hope and Trap, è una storia di realtà, che ho vissuto sulla mia pelle nei “campi di caffè” dal novembre 1985 alla fine di gennaio 1986. Con tutte le prove che ho passato, sono riuscito a superare il mio ambiente e superare il mio stato interiore. È stata un’esperienza unica 37 anni fa. Questa Odissea è un inno alla vita, che recita composizioni, perché dopo la morte rimane solo la storia.
L’Odissea ai tagli del caffè è stata anche per me una vita artistica, ricca di idee, pensieri e soprattutto di recupero dell’onore e di pieno riferimento alla Patria e imprime una straordinaria gamma di sentimenti che si estendono nel tempo per non dimenticare mai, né vivi né morti.

Sull’autore del libro Odisea en la Esperanza y Trampa Bayardo Quinto Núñez, è un avvocato e notaio nicaraguense, scrittore, pittore e musicista.

Traduzione dall’idioma spagnolo all’italiano a cura di Elisa Mascia


Presento mi libro número 17  Odisea en la Esperanza y Trampa
Bitácora de Futuro
La obra letrística y/o literaria “Odisea en la Esperanza y Trampa”, es un relato-narrativa-de varios viajes que realicé a los cortes de café, en donde el valor, el afán de vencer y sobreponerse a todos los obstáculos, sufrimientos, y el deseo de producir por la Patria imperó y regocijaron aún más el alma, vividos en la montaña, específicamente en los cortes de café, a pesar de ser minusválido, es decir amputado de mi pierna derecha, y usando prótesis.
Este relato o narración  es un canto que recita a la conciencia y nuevas generaciones de canteras que vienen. La Odisea referida se escenifica en la hacienda la Esperanza, en la montaña, ubicada en los alrededores del volcán Mombacho de la ciudad de Granada, y en la hacienda la Trampa, ubicada en la  montaña en la ciudad de Jinotega. Ambas haciendas nicaragüenses.
Mi libro, La Odisea en la Esperanza y Trampa, es una realidad de realidades, que yo viví en carne propia en los “cortes de café” desde el mes noviembre 1985 hasta finales de enero del año 1986.  Todo ese suplicio que pasé, logré superar mi entorno y superar mi ser interno. Fue una experiencia única hace 37 años. Esta Odisea es un canto a la vida,  que recita composiciones, porque después de muerto sólo queda la historia.
La Odisea en los cortes de café, también para mi fue una vida artística, repleta de ideas  pensamientos, y sobre todo de recuperación del honor y hacerle plena referencia a la Patria. Y, estampar una notable gama de sentimientos que se extienden en el tiempo para nunca jamás olvidar, ni vivo ni muerto.
Acerca del autor del libro Odisea en la Esperanza y Trampa Bayardo Quinto Núñez, es Abogado y Notario Publico, Escritor, Pintor y Músico Nicaragüense