L’artista Irina Otoiu al Festival PIAF 2022 Arti e Sculture

Irina Otoiu – artista

Irina Otoiu+
La mia creatività è incanalata attraverso due media: belle arti e performance teatrale.
Ho conseguito una laurea in Pittura presso la North University di Baia Mare /2011) e un Master in Belle Arti presso l’Università Tecnica di Cluj-Napoca (2017)
I miei dipinti trasmettono sia – il mio lirismo, brulicante di personaggi e animali che sono al limite del fantastico – sia il mio desiderio di raccontare storie – che potrebbero essere state modellate dal mio lavoro principale di burattinaio al Teatro Drammatico di Baia Mare.
Le mie opere sono dinamizzate da linee compositive tortuose, spesso messe in risalto da personaggi statici che aleggiano contemplativamente su grandi distese e attraggono lo spettatore con la promessa di voli liberatori.
Il più delle volte, la mia tavolozza si limita a poche sfumature, in pennellate delicate e trasparenti.

Opere d’arte di Irina Otoiu

Panorama International Arts Festival 2022 ha una scadenza prorogata.

Tenendo conto delle richieste che la  Writers Capital Foundation sta  ricevendo da artisti di tutto il mondo, l’organizzazione ha deciso di prorogare il termine ultimo per la presentazione delle opere fino al 15 luglio 2022. “Ci auguriamo che questo aiuterà gli artisti ad avere più tempo per completare il loro opere”, affermano gli organizzatori del  Panorama International Arts Festival 2022 .

Informazioni su PILF 2022

Il programma di punta della Writers Capital Foundation, che si dedica alla diffusione dei potenti valori dell’umanità attraverso le arti e la letteratura, il Panorama International Arts Festival (PIAF) è principalmente finalizzato ad assistere lo scambio culturale e consentire agli artisti di espandere i propri orizzonti di comprensione del mondo.

A differenza di altri festival d’arte, PIAF è concepito come santuari delle arti in cui i delegati hanno l’opportunità unica di visitare vari spazi nell’area in cui si svolge il festival e avere una profonda esperienza del sito e della vivacità culturale che crediamo aiuterà nel formazione del futuro di un artista.

A causa della pandemia, PIAF 2022 si tiene virtualmente, tuttavia è progettato per garantire un maggiore impatto tra i partecipanti.

Tema: Guerra e pace

Dopo la conclusione unica della Sfera della Libertà nel 2021 e dopo aver ottenuto il riconoscimento mondiale con il 22° Festival Internazionale della Letteratura, vincitore di Panorama come il Festival Internazionale di Letteratura Multilingue più lungo, meglio strutturato e presentato, che unisce culture di 6 continenti e unendo più di 60 nazioni in tutto il mondo, torniamo ora con il 22° Festival Internazionale del Panorama delle Arti per illuminare ancora una volta l’umanità; ispirare le persone sul sentiero della luce e della pace, lontano dalla violenza e dalle tenebre.

Voltando una nuova pagina dai mali della guerra ai risultati brillanti e miracolosi della Pace, abbiamo bisogno che tutti voi ci stiate al fianco a sostegno della nostra nobile causa. In un momento in cui il nostro pianeta sta soffrendo per la piaga della guerra, noi della WCIF ci dedichiamo più che mai a stabilire la PACE in tutto il mondo. Noi, come ferventi umanitari, lottiamo per un futuro migliore per tutti noi, specialmente per le generazioni a venire.

TEMA: GUERRA E PACE

DATA: dal 1 al 31 luglio 2022

MODALITÀ: Virtuale

Scadenza: 15 luglio 2022

SOTTOSCRIZIONE:

Coppa del Mondo: https://rzp.io/l/piaf2022

India: https://rzp.io/l/PIAFIndia

Unisciti a noi nel grande festival delle Arti per il bene dell’umanità!

Sii l’ispirazione – ESSI il cambiamento!

Team di scrittori della Fondazione Capital

http://www.writersedizione.com

http://www.wcifcentral@gmail.com

BULLO, DI Stefano Polo

bullo mi hai torturato dandomi dello sfigato , ma alla fine ho vinto io ti ho cancellato, dalla memoria tu in cerca di vana gloria, bullo ti credi di essere piu’ forte ma in realta sei un perdente in realta’ sei solo in mezzo alla gente, bullo hai cercato di oscurarmi la vita non c’e’ l’ hai fatta ti e’ rimasto una nuvola di fumo tra le dita’.

Al Festival mondiale PIAF 2022 Arti e Sculture – Graziana Giunta

L’artista Graziana Giunta

Artista: Graziana Giunta
Graziana nasce ad Enna dove frequenta il Liceo Artistico e successivamente consegue il titolo presso l’Accademia di Belle Arti di Catania. Ha preso parte a numerosi stages di formazione interdisciplinari presso la G.A.M. di Bologna, il centro d’arte contemporanea G. Pompidou di Parigi e la scuola di arte terapia steineriana “La Metamorfosi” di Palermo.
Vive all’estero toccando capitali europee come Parigi e Bruxelles. Nel 2006 ha la fortuna di vivere a Mayotte, un’isola dell’arcipelago delle Comores, nell’Oceano Indiano, dove oltre a insegnare, collabora anche con associazioni locali varie occupandosi di pedagogia e didattica dell’arte.
Ha partecipato ad una serie di mostre artistiche in Italia e in Europa, toccando alcune città d’oltre oceano.
Attualmente insegna in Italia e porta avanti il progetto Siku Project, un progetto che utilizzando la potenziale risorsa del fico d’india per realizzare gioielli, e non solo, utilizzando la fibra della pala.
Graziana Giunta

Panorama International Arts Festival 2022 ha una scadenza prorogata.

Tenendo conto delle richieste che la  Writers Capital Foundation sta  ricevendo da artisti di tutto il mondo, l’organizzazione ha deciso di prorogare il termine ultimo per la presentazione delle opere fino al 15 luglio 2022. “Ci auguriamo che questo aiuterà gli artisti ad avere più tempo per completare il loro opere”, affermano gli organizzatori del  Panorama International Arts Festival 2022 .

Informazioni su PILF 2022

Il programma di punta della Writers Capital Foundation, che si dedica alla diffusione dei potenti valori dell’umanità attraverso le arti e la letteratura, il Panorama International Arts Festival (PIAF) è principalmente finalizzato ad assistere lo scambio culturale e consentire agli artisti di espandere i propri orizzonti di comprensione del mondo.

A differenza di altri festival d’arte, PIAF è concepito come santuari delle arti in cui i delegati hanno l’opportunità unica di visitare vari spazi nell’area in cui si svolge il festival e avere una profonda esperienza del sito e della vivacità culturale che crediamo aiuterà nel formazione del futuro di un artista.

A causa della pandemia, PIAF 2022 si tiene virtualmente, tuttavia è progettato per garantire un maggiore impatto tra i partecipanti.

Tema: Guerra e pace

Dopo la conclusione unica della Sfera della Libertà nel 2021 e dopo aver ottenuto il riconoscimento mondiale con il 22° Festival Internazionale della Letteratura, vincitore di Panorama come il Festival Internazionale di Letteratura Multilingue più lungo, meglio strutturato e presentato, che unisce culture di 6 continenti e unendo più di 60 nazioni in tutto il mondo, torniamo ora con il 22° Festival Internazionale del Panorama delle Arti per illuminare ancora una volta l’umanità; ispirare le persone sul sentiero della luce e della pace, lontano dalla violenza e dalle tenebre.

Voltando una nuova pagina dai mali della guerra ai risultati brillanti e miracolosi della Pace, abbiamo bisogno che tutti voi ci stiate al fianco a sostegno della nostra nobile causa. In un momento in cui il nostro pianeta sta soffrendo per la piaga della guerra, noi della WCIF ci dedichiamo più che mai a stabilire la PACE in tutto il mondo. Noi, come ferventi umanitari, lottiamo per un futuro migliore per tutti noi, specialmente per le generazioni a venire.

TEMA: GUERRA E PACE

DATA: dal 1 al 31 luglio 2022

MODALITÀ: Virtuale

Scadenza: 15 luglio 2022

SOTTOSCRIZIONE:

Coppa del Mondo: https://rzp.io/l/piaf2022

India: https://rzp.io/l/PIAFIndia

Unisciti a noi nel grande festival delle Arti per il bene dell’umanità!

Sii l’ispirazione – ESSI il cambiamento!

Team di scrittori della Fondazione Capital

http://www.writersedizione.com

http://www.wcifcentral@gmail.com

La “personalità” dei cani di Flavia Sironi

Gilda

I cani e la loro “personalità “.

Anche i cani, proprio come gli umani, stringono legami differenti. Esistono cani più indipendenti di altri.

Sono sempre e comunque molto legati all’uomo essendo stati, attraverso i millenni, modificati per soddisfare le nostre esigenze.

Tutti i cani, proprio tutti, dai più grandi ai più piccoli discendono dal lupo.

L’uomo primitivo, allora cacciatore, si radunava attorno al fuoco per cuocere e cibarsi della carne cacciata.

Gettava i resti dietro di sé. Si accorse che alcuni lupi, i più deboli che venivano allontanati dal branco, si cibavano degli scarti avendo così la funzione di spazzini.

Osservandoli compresero la loro abilità nella caccia.

In seguito li utilizzarono come guardiani, per la pastorizia fino ad arrivare ai giorni nostri.

Insomma subirono una serie di selezioni venendo così incrociati a seconda delle loro peculiarità.

Formando così, in funzizone della razza, personalità canine differenti. I cosiddetti meticci sono unici nel loro genere perché sommano caratteristiche formate dai diversi incroci.

Io ho sempre posseduto un piccolo assortito branco di cani, generalmente composto da quattro, numero che riesco a gestire.

Ho sempre notato le differenze tra loro dettate dalla razza, dalla provenienza, dal carattere, dalla vita vissuta prima di arrivare a casa mia e dall’età che avevano quando me ne sono fatta carico.

Dei quattro cani che possiedo ora uno in particolare è totalmente dipendente dalla mia persona.

Rosso, che io definirei il cane “mammone” per eccellenza è costantemente attaccato alle mie caviglie. Spesso, inavvertitamente, lo calpesto procurandogli, a volte, dolore fisico. Ma lui niente imperterrito sempre appiccicato mi segue ed è la mia ombra.

Tornassi indietro lo chiamerei attack.

Havana invece essendo un incrocio tra un levrieroide e un labrador è un cane che passa dall’energia sfrenata alla pigrizia totale. A volte appiccicosa, a volte indipendente, è una cagnolina decisamente unica nel suo genere.

Stampella, che ha la colonna spezzata e una zampa offesa, da qui il suo nome, è un pastore tedesco, ha una volontà di ferro. Nonostante sia stata lasciata morente ai margini della strada dopo essere stata investita è riuscita, con l’aiuto dei volontari che hanno usato il carrellino e la fisioterapia, a rimettersi in piedi o meglio sulle zampe. Ora al mio fianco cammina per diversi chilometri e si è formata una muscolatura eccezionale.

Sandokan, incrocio maremmano golden retriever è un cane riflessivo, oserei dire posato. E’ tranquillo, tranne quando scorrazza per prati e boschi. Non agisce mai d’impulso, lui osserva e si comporta di conseguenza. E’ un santo perché sopporta tutte le angherie dell’esuberante Stampella.

Tornassi indietro lo chiamerei SanTokan.

Come già detto durante la mia lunga vita di cani ne ho avuti davvero tanti. Con loro ci sono nata, i miei genitori sono sempre stati amanti di questo favoloso animale, ci sono cresciuta e invecchiata visto i miei sessantatré anni.

Porto, ognuno di loro con le proprie paure, le proprie fragilità, i propri talenti e le loro necessità, nel bagaglio dei miei più cari ricordi, sono dentro di me, nel profondo del mio cuore. Mi mancano e nella mia realtà di agnostica spero, non so come, di rivederli un giorno.

C’è un cane, o meglio una cagnolona, che mi manca più di tutti che mi ha lasciato un vuoto profondo, incolmabile, Gilda.

Arrivò da me accompagnata da una mia cara amica Guardia Zoofila storica di Bergamo, Marina Maestroni. Lei e il suo compagno Alessandro l’avevano prelevata in una stalla buia dove era mantenuta a pane secco e acqua sporca.

I pastori la tenevano come fattrice per utilizzare i cuccioli che letteralmente avrebbe “sfornato” per la transumanza sui monti durante la primavera a venire. Quelli in esubero sarebbero stati soppressi.

Aveva occhi color del cielo, trasparenti, limpidi. Appena mi vide mi fissò dritta, occhi negli occhi, sguardo nello sguardo. Era sporchissima, magra da far paura, maldistribuita e puzzava terribilmente.

Legata ad una corda dietro di lei c’erano la mia amica col suo compagno che speravano con tutta l’anima che superassi lo schifo, Gilda era davvero brutta, e me ne facessi carico visto che avevo appena accompagnato la mia meravigliosa Nebbia, razza pastore bergamasco, sul ponte dell’arcobaleno.

Io per la mia famiglia sono la “salvacani” e ho letteralmente “calcato addosso” a parenti, amici, conoscenti, poveri cani abbandonati.

Gilda mi fissava fiera, altera, si vedeva bene che non mendicava la mia considerazione, pareva dirmi: se non mi prendi con te non me ne frega un tubo ma se mi prendi non te ne pentirai. Fu proprio così dimostrò un’intelligenza e una capacità cognitiva notevoli.

Si trasformò in un magnifico esemplare, mi fermavano per chiedermi razza e provenienza. Non le insegnai nulla, imparò da sé le regole della casa.

Divenne, raggiunta la maturità, aveva all’incirca nove mesi quando la presi con me, capobranco indiscusso. Era allegra, attiva, protettiva.

Nessuno del branco la mise mai in discussione, sapeva imporsi senza fare alcun male ai cani del gruppo. Rispettava i gatti di casa.  Insomma non ebbi mai bisogno di riprenderla.

Una volta, mentre eravamo in montagna, un gruppo di animali selvatici con i cuccioli ci percepirono come un pericolo.

Immediatamente lei mise in atto una strategia di protezione nei miei riguardi, indirizzando gli altri tre lungo il sentiero. Procedeva facendo la sentinella esortando tutti, compressa me, ad andare avanti senza perdere tempo. Posizionò un cane davanti a me e due dietro e lei faceva la spola tra di noi andando prima davanti poi dietro e così via.

Anche quando è mancata si è contraddistinta. La settimana prima della sua morte ha fatto nei boschi una decina di chilometri, ho notato che alla fine era più stanca del solito.

Il giorno dopo non si è più retta sulle zampe. Prima di capire cosa avesse e prendere quella terribile decisione che terrorizza i proprietari dei cani sono passati alcuni giorni, giorni durante i quali io e la mia cara veterinaria Laura Bellentani ci siamo chieste come avesse fatto a correre, mangiare, giocare, fino alla fine senza averci fatto capire il brutto male che la divorava. L’ho accompagnata con l’aiuto della dolcissima Laura al traguardo finale e Dio solo sa la fatica che ho fatto a lasciarla andare.

Gilda senza dubbio era l’equivalente di Margherita Hack dei cani. Mi piace pensarle “vicine vicine” nell’azzurro cielo, esattamente come gli occhi di entrambe, visto che la grande Margherita amava tantissimo gli animali.  

Non possiamo cambiare i fatti, impedire questi orrori, non doveva accadere ma è accaduto…quello che possiamo fare e non dimenticare, onorare la memoria di chi ha sparso il sangue per la giustizia e per il proprio Paese.

SE IO ABITO NELLA TUA MEMORIA
NON RESTERÒ SOLO
potrai non vedermi, non toccarmi.
Sarò disperso come goccia di pioggia,
come foglia in autunno.
La mia voce sarà l’eco
dei rami smossi dal vento.
Forse sarò ucciso dalla mano di un uomo,
nell’ingiustizia di una guerra,
in un campo profughi,
in mare aperto…
Apparterrò ad una pagina buia della storia,
ma non dimenticarmi
non lasciare che il silenzio cali,
che sia un nome perso tra tanti.
Fa che io abiti nella tua memoria
e non resti solo un’ombra
che piano, piano, sbiadirà per sempre.

Imma Paradiso

La poetessa che parlava alle api

Emily Elizabeth Dickinson nota come Emily Dickinson (Amherst, 10 dicembre 1830 – Amherst, 15 maggio 1886) è stata una poetessa statunitense, considerata tra i maggiori lirici moderni.
I fiori e, in particolar modo, le api che si posano sulle loro corolle sono elementi ricorrenti nelle opere della poetessa americana Emily Dickinson.
Il regno della Natura è per la poetessa lo scenario che l’Invisibile ha scelto per celarsi e a tratti rivelarsi tramite quelli che la poetessa chiama i “Bollettini dell’Immortalità”. Delle circa 1800 poesie che Emily Dickinson ha scritto nel corso della sua esistenza se ne trovano circa un centinaio dedicate alle api. Quei piccoli esserini volanti e industriosi catturavano l’immaginazione della poetessa che vi trovava lo specchio più fedele di se stessa, l’allegoria più fedele di emozioni e sensazioni. Nelle opere della poetessa di Amherst i vivaci insetti ronzanti sono spesso paragonati a pirati, condottieri temerari, eserciti di soldati: non hanno quasi mai una funzione confortante, non evocano dolcezza o riposo, ma sono esseri deputati all’azione, alla costruzione, talvolta anche all’annientamento. Le farfalle volano sognanti, mentre le api, nell’immaginario della poetessa, marciano come un plotone di cavalieri pronti a conquistare tutti i fiori del giardino. Nella poesia di Dickinson tuttavia spesso le api non sono solo semplici api, percepite nella loro pura essenza animale. Gli insetti ronzanti si fanno allegoria di sensazioni ed emozioni inespresse, l’ape è generalmente utilizzata per rappresentare una “figura maschile” che domina una figura femminile, solitamente nascosta dietro l’allegoria di un fiore, spesso di una rosa. Se il rapporto tra gli impollinatori e le piante di cui si nutrono è fondamentale per sostenere i nostri ecosistemi, allo stesso modo l’ispirazione poetica era vitale per la poetessa. Viene definita non a caso: la poetessa impollinatrice. È naturale che proprio alle api, sue interlocutrici favorite, Emily Dickinson decida di confidare il presagio della morte. Annunciare la sua morte all’ape la renderebbe inevitabile, e spezzerebbe l’incanto del giardino, la sua terra promessa. L’ape è una creatura innocente che non conosce il trauma della sofferenza né il destino ineluttabile della morte: la poetessa quindi non ha il coraggio di infliggerle tale conoscenza che spezzerebbe l’incanto di una vita vissuta cogliendo l’istante, in un eterno presente.

Non l’ho ancora detto al mio giardino –
Perché potrei esserne sopraffatta.
Non ho proprio la forza ora
Di svelarlo all’Ape.
Non ne farò parola nella strada,
perfino le botteghe stupirebbero ch’io
timida ed ignorante come sono,
abbia l’audacia di morire.

*È naturale che una poetessa dall’animo sensibile come Emily guardasse con occhi attenti e sognanti i fiori e gli insetti del suo giardino. Singolare questo suo grande amore per le api, esse diventano quasi una personificazione del suo io poetico. Il loro incessante lavoro, la voglia di vivere l’attimo, quella forza che a lei spesso mancava, lo slancio quasi sensuale dell’impollinazione su cui fantasticava. Ed anche quando la depressione oscurava i suoi pensieri, al piccolo insetto si aggrappava a cercare l’invisibile filo che riuscisse a tenerla legata alla vita perché l’ape non conosce il vuoto della fine.

Gli Inguini, di Alda Merini

Gli Inguini, di Alda Merini

Dì, ti ricordi dei Sogni?

Gli Inguini

Alda Merini

Gli inguini sono la forza dell’anima,

tacita, oscura,

un germoglio di foglie

da cui esce il seme del vivere.

Gli inguini sono tormento,

sono poesia e paranoia,

delirio di uomini.

Perdersi nella giungla dei sensi,

asfaltare l’anima di veleno,

ma dagli inguini può germogliare Dio

e sant’Agostino e Abelardo,

allora il miscuglio delle voci

scenderà fino alle nostre carni

a strapparci il gemito oscuro

delle nascite ultraterrestri.

(da “La terra santa”)

GLI AUTORI DI VITULIVARIA: Gabriella Paci -“Le parole dell’inquietudine”- Menzione d’onore-Finalista

index

                                       “Gli Autori di Vitulivaria”

GABRIELLA PACI di Arezzo
“Le parole dell’inquietudine”

(Luoghi interiori, 2019)

Menzione d’onore –  Finalista

le parole dell'inquietudineDalla prefazione di NICOLA CALDARONE: “Interiorità, introspezione, analisi di sentimenti mai sopiti, come quelli che rinfocolano l’immagine e la presenza della figura materna, animano questa terza raccolta di versi e poi… l’amore: l’unica vera leva che può spingere ciascuno di noi verso vite che vale la pena di vivere, verso una comunicazione con gli altri pronta a superare diffidenze e ostilità.  «Ora come allora tu sei però / bussola che mi orienta nel mare del dubbio, / ombra di quercia contro il sole che scotta / mano tesa nella salita che sbuccia le ginocchia / neve sciolta dal calore del tuo cuore… / Ora come allora tu sei il muro / su cui com’edera mi abbarbico / dentro il cerchio delle tue braccia» (Ora come allora) . In questa, come nelle altre pubblicazioni, Gabriella Paci non trascura la poesia civile,  che – secondo André Ughetto, il poeta francese vincitore lo scorso anno del premio “Ceppo Internazionale Bigongiari” – «è la sola poesia che si può considerare nobile. L’opera poetica può andare in profondità accordandosi con l’intimo del poeta anche facendosi civile, cioè preoccupandosi dell’altro, poiché tutti noi siamo ormai abituati alle turbolenze della storia: da spettatori e spesso anche da vittime». Secondo questa affermazione, il poeta deve staccarsi dalla contemplazione del proprio “io” per andare incontro con pari contemplazione, a quanto di meglio o di peggio c’è nell’umanità. Un dovere felicemente assolto da Gabriella Paci quando si interroga sul collasso dei grandi valori, sull’eclissi del sacro, sui disastri prodotti dal saccheggio ambientale, sulla quotidiana violenza alle donne… Il poeta deve essere “impegnato” ed è solo così che si riabiliterà agli occhi del pubblico quella che Victor Hugo chiamava “la funzione del poeta”, quella funzione che traspare ne Le parole dell’inquietudine di Gabriella Paci e che riflette l’eco dell’impegno della poetessa statunitense Jorie Graham, candidata al Nobel: «Io scrivo per dire al futuro chi eravamo, in cosa abbiamo sbagliato, quali scelte abbiamo fatto e come la nostra avidità abbia distrutto il pianeta».
NICOLA CALDARONE

wattle-tree-5358904_960_720Le mimose e la neve

Insistenti gocce di pioggia
cadono sull’asfalto
e rimbalzano vive
con il rumore di
un rimorso che scroscia.
Laggiù il morso del gelo
ha imbiancato le cime
dei monti lontani
ma i gialli coriandoli
delle mimose fiorite
più in basso sono
attesa di un raggio di sole
di un perdono bramato
a ricucire la ferita del cuore.

47388774_496358307523291_224901401199771648_n

ph Eleonora Mello

Attesa
Vorrei svegliarmi
in un mattino limpido
quando la pioggia della notte
è prigioniera in pozzanghere
che riflettono l’azzurro del cielo
e le lacrime evaporate
in nubi bianche
destinate a pensieri di pace.
Ma punge sempre una domanda
senza risposta, una pena non risolta:
mi accontenterò allora dei pezzi
di cielo
specchiati nel fango
in attesa
di rubare alla notte un sogno
per colorare i mattini di cenere.

Commento critico: Di elevata liricità, la silloge si avvale di citazioni ed espressioni di grande originalità e presenta un alto contenuto di intensità introspettiva. Talune poesie raggiungono vette di perfezione stilistica, accuratamente sorvegliata nell’utilizzo di figure retoriche.

Gabriella Paci

laureata in Storia e Filosofia presso l’Università degli studi di Firenze, ha sempre vissuto ad Arezzo, dove ha svolto con passione l’insegnamento delle lettere presso un istituto superiore della città. Appassionata di viaggi e di letture, ha da sempre l’inclinazione ad osservare la realtà ed ascoltare la sua voce interiore. Nella certezza che inquietudini, passioni, emozioni e sogni sono propri dell’itinerario esistenziale di ognuno, e dunque universali, ha voluto e vuole condividere  le sue poesie  con gli altri. Ha pubblicato tre libri di poesie “Lo sguardo oltre…” -Aletti, 2015 – “Onde mosse“-Effigi, 2017 – ”Le parole dell’inquietudine “ – Luoghinteriori, 2019. Grazie anche ai numerosissimi e prestigiosi premi di carattere nazionale e internazionale ricevuti (“Premio Michelangelo”, Premio “Quasimodo”, “Buongiorno Alda”, “Città di Varallo”, Premio Int.le “Poeta dell’anno “di Milano”, ecc…) trova sempre nuovo stimolo ad esprimersi. Ha pubblicato in riviste letterarie quali “Luogos” del Giglio blu di Firenze,  “Euterpe”e “Buonasera Taranto”. Fa parte dell’associazione “Wiki poesia” e di” Poetas du mundo”.

Incontro con l’autrice a cura di Maria Rosaria Teni

1 – come è nata la decisione di scrivere una silloge poetica?

La prima volta la decisione è nata dall’intenzione di raccogliere in un “unicum” le poesie che avevo scritto,molte delle quali avevano ottenuto dei riconoscimenti in vari premi letterari: da qui l’idea, appunto, di farne una silloge edita che le ordinasse secondo un criterio e che avesse un titolo che ne fosse in qualche modo sintesi. A questa prima silloge ne sono poi seguite altre tre , per un totale di quattro : l’ultima, in particolare, rappresenta un excursus sul tempo, una specie di istantanee di vita vissuta e di vita presente .

Sfogliando il tempo” (ediz. Helicon 2021) contiene dunque poesie il cui tema è il ricordo di momenti, luoghi ,persone ma anche poesie sul presente caratterizzato dal timore e il dolore che il covid ha diffuso e quelle su fatti attuali ma anche, in qualche modo, “ricorrenti”.Ecco il perché delle sezioni ivi presenti:”Passate stagioni”Tempo fragile”Ricorrenze”.

La volontà di farne una silloge edita è stata la risposta ad un tempo statico,quello del covid appunto, in cui il rifugio nella memoria del passato è apparsa motivazione irrinunciabile per superare il disagio emotivo ed affettivo che esso stava causando.

 2 – Una domanda, all’apparenza forse un po’ retorica, che cos’è la poesia per lei?

La poesia –e la risposta può apparire banale- è per me un momento esistenziale irrinunciabile .Quando provo una emozione forte,specialmente se è dolorosa,avverto il bisogno di farne ”altro” da me: la sua proiezione esterna,attraverso la parola poetica che le dà una dimensione fisica e la colloca nel mondo, è maieutica. Poesia vuol dire far affluire le emozioni, interrogarsi e interrogare il mondo,dando una possibile collocazione ai sentimenti tramite la parola che deve essere a sua volta  origine di suggestione e di immagini oltre l’esplicito.

3- Chi è e perché scrive poesie e in quale occasione e a quale età ha scritto la sua prima poesia?

Chi sono lo si evince da quello che scrivo,quanto meno chi sono interiormente poiché,come ho già detto,scrivo quello che sento,che mi commuove, mi rattrista, mi emoziona, mi rallegra…Scrivo per dare una dimensione e collocare nel vissuto quanto si affaccia nell’anima in modo a volte confuso ma forte, in grado di obbligarmi, direi, a trovare le parole per gestirlo. Per il resto, sono (perché credo lo sarò sempre anche se adesso sono in pensione) un’insegnante che crede fermamente nel valore etico, sociale e culturale dell’istruzione e della letteratura nello specifico.
Scrivevo poesie nel mio diario di liceale ma già prima avevo una forte predisposizione a fare poesia,tanto che la mia docente di italiano della scuola media mi regalò un libretto di metrica, anche se non ho memoria della prima volta in senso stretto. Allora scrivevo della natura e dei primi palpiti amorosi ma il vero inizio della mai attività poetica è recente, poiché è solo dal 2014 che scrivo in modo più o meno continuativo: questo per dare sfogo la dolore provato durante la malattia e poi la perdita di mia madre.

4 – Generalmente quando si scrive è anche per il bisogno di comunicare con gli altri, quasi si senta la necessità di inviare un messaggio. Qual è il messaggio che vuole comunicare attraverso i suoi scritti?

Io scrivo per condividere emozioni e sentimenti e quando questo accade, mi sento maggiormente “inserita” nel mondo perché so che altri sentono quello che io sento e questo allontana in certo qual modo la solitudine esistenziale che si ripresenta ad intervalli. Non ho formule salvifiche ma direi che il messaggio è quello della fratellanza del sentimento e quello della volontà di interrogarsi e ascoltarsi e interrogare e ascoltare la realtà circostante perché non siamo fatti  “a viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza “ tanto per citare Dante.

 5 – Ci sono dei modelli culturali a cui fa riferimento nella sua scrittura? Ha in mente un poeta o scrittore che le piace in particolar modo e l’ha influenzata nello scrivere e nella ricerca stilistica?

 Vengo da una formazione classica e la mia laurea in discipline umanistiche mi ha indubbiamente influenzato anche nella sensibilità e portato ad apprezzare i  letterati della nostra tradizione culturale in primis,senza trascurare tuttavia quella europea . Ho amato  e amo poeti quali Petrarca, Leopardi,Montale, Saba Ungaretti, Caproni e qui mi fermo dicendo che quasi tutti i poeti del 900 sono nelle mie corde. Tra quelli più moderni mi piacciono Merini, Szymborska, Zanzotto,Transtomer, Cucchi e altri “colleghi di penna “ che non sono altrettanto celebri pur avendo una  qualità apprezzabile. La ricerca stilistica è forse stata orientata più specificatamente a Montale, autore che ha una sensibilità ed una modalità espressiva che mi è particolarmente vicina..

6 – Secondo la sua esperienza quale elemento distingue la poesia dalle altre forme di comunicazione mass-mediatiche e quali le caratteristiche che sono proprie della poesia e non si ritrovano in nessun altro tipo di linguaggio?

Oggi l’espressione poetica,come qualunque altra forma espressiva, ha rotto le righe e si esprime nei modi più disparati. Tuttavia anche a prescindere dalla rima,oramai retaggio di pochi poeti, la poesia ha bisogno di essere sempre una forma espressiva distinta dalla  prosa per la sua musicalità, ottenuta con le figure di suono: come assonanza, onomatopea, consonanza, paronomasia.

Inoltre la poesia deve suggerire più che dire in modo esplicito: ne è conferma la brevità di un testo poetico rispetto ad uno di prosa. Deve cioè suscitare emozioni come fa un brano musicale senza testo: diventare cioè emozione di chi legge oltre le parole scritte:essere origine e non termine.

7- Che vuol dire, a parer suo, essere un poeta, oggi?

Se c’è un genere letterario che esula dai circuiti economici è senz’altro la poesia che per la sua specificità di cui abbiamo parlato prima, non è per tutti. Non per chi ha bisogno di immediatezza di azione, di concretezza in genere:la poesia è indagine intima ed essere poeta vuol dire essere una persona che ha la pazienza e la determinazione di scavare nell’intimo, di fare una analisi psicologica di se stessa e degli altri, interrogandosi, come fa un filosofo,sul senso degli accadimenti, senza darne una spiegazione tecnico-scientifica ma solo spirituale. Significa dunque essere una persona che molti giudicano vanamente critica ed eccessivamente introspettiva. Io però credo nel valore di questa forma espressiva,anche se ,nel tempo, i poeti  sono stati quasi sempre degli individui ritenuti poco socievoli e poco utili alla  società stessa.

8-  perché secondo lei, un lettore dovrebbe leggere il suo libro e quali sono i punti fondamentali che restano impressi dopo la lettura?

Credo di aver già risposto a questa domanda quando ho espresso qual è il messaggio delle mie poesie e quanto sia importante la condivisione:il sentire che un testo diventa tuo perché quello che esprime è quello che tu senti e che consolida in te il senso di appartenenza ad un valore ,ad un modo di interpretare la realtà. I punti fondamentali che restano impressi -e mi riferisco sempre alla poesia- sono appunto la manifestazione di una emozione,una specie di catarsi che rende il lettore parte attiva del testo perché lo fa suo,riconoscendosi in quanto espresso e ,come accade per la musica,ne trae un personale interesse.

 Concludiamo questa bellissima conversazione con una domanda un po’ sui  generis: qual è la domanda che vorrebbe le fosse posta in una intervista o la cosa   che mai nessuno le chiede?

Nessuno mi ha chiesto il ruolo della natura nelle mie poesie. Eppure spesso l’input a scrivere nasce da un fiore, un rumore, un profumo, un tramonto ecc  che sono gli elementi che riportano alla mente persone, fatti, gesti  o che si fanno interpreti di uno stato d’animo per contrasto o per somiglianza. Moltissimi poeti da sempre hanno trovato stimolo ad esprimersi proprio da un elemento della natura: uno tra tutti, il grande Leopardi.

 Se ha altro da aggiungere, per fare in modo che il suo lavoro sia conosciuto sempre meglio, può farlo a suo piacimento.

Credo che leggere le mie sillogi sia il modo migliore di conoscermi e valutare le mie affermazioni. I numerosissimi e prestigiosi riconoscimenti ottenuti in questi anni possono essere la conferma che le mie poesie possono davvero essere un mezzo per avvicinare persone diverse ,lontane geograficamente ma vicine di sentimento e di pensiero e questa è una vicinanza meravigliosa,che può aiutare a vincere il senso di smarrimento e di solitudine.

Qui di seguito comunico i link per un acquisto on line degli ultimi 3:”Onde mosse”Le parole dell’inquietudine “ e “Sfogliando il tempo” e che comunque sono reperibili su internet sotto il mio nominativo

ONDE MOSSE

https://www.librhttp://www.cpadver-effigi.com/blog/onde-mosse-gabriella-
Onde mosse | C&P Adver | Edizioni Effigi
http://www.cpadver-effigi.com › Edizioni Effigi › Poesia

Onde mosse – Gabriella Paci Libro – Libraccio.it
http://www.libraccio.it › libro › gabriella-paci › onde-mosse
Onde mosse – Paci Gabriella | eBay
www.ebay.it › … › Narrativa

ONDE MOSSE – PACI GABRIELLA – libreria nuova terra
http://www.nuovaterra.it › libri › ONDE-MOSSE

LE PAROLE DELL’INQUIETUDINE
Le parole dell’inquietudine – Paci, Gabriella – Libri – Amazon.it
www.amazon.it › parole-dellinquietudine-Gabriella-Paci

Le parole dell’inquietudine – Gabriella Paci Libro – Libraccio.it
http://www.libraccio.it › libro › parole-inquietudine
9788868641504 Le parole dell’inquietudine – Gabriella Paci | eBay
www.ebay.it › … › Narrativa

PAROLE DELL’INQUIETUDINE (LE) – PACI GABRIELLA
www.nuovaterra.it › libri › PAROLE-DELL’INQUIET…

Sfogliando il tempo – Gabriella Paci – Libro – Mondadori Store
https://www.mondadoristore.it/Sfogliando-il-tempo-Gabriella-Paci/eai…

Acquista online il libro Sfogliando il tempo di Gabriella Paci in offerta a prezzi imbattibili su Mondadori Store.

·  Sfogliando il tempo – Gabriella Paci Libro – Libraccio.it
https://www.libraccio.it/…/gabriella-paci/sfogliando-tempo.html

Sfogliando il tempo è un libro scritto da Gabriella Paci pubblicato da Helicon – Libraccio.it x Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per inviarti pubblicità e offrirti servizi in linea con le tue preferenze.

·  Sfogliando il tempo | Gabriella Paci | Helicon
https://www.unilibro.it/libro/paci-gabriella/sfogliando-il-tempo/9788864667591

Sfogliando il tempo è un libro di Paci Gabriella pubblicato da Helicon – ISBN: 9788864667591…
·  9788864667591 Sfogliando il tempo – Gabriella Paci | eBay
https://www.ebay.it/itm/9788864667591-Sfogliando-il-tempo-Gabriella…

La dittatura perfetta, di Aldont Huxiey

La dittatura perfetta, di Aldont Huxiey

Maria Strazzi

Buon giorno ai mattinieri

Buon caffè a tutti

La dittatura perfetta avrà

le sembianze d’una democrazia,

una prigione senza muri

nella quale i prigionieri non

sogneranno mai di fuggire

Un sistema di schiavitù dove

grazie al consumo di divertimento,

gli schiavi ameranno la loro schiavitù.

                                     Aldont Huxiey

“Il cielo dentro di me”, di Annamaria Latini

Photo by Magda Ehlers on Pexels.com

“Il cielo dentro di me”, di Annamaria Latini

Le nubi…

candide e leggere,

son “bagagli” sospesi

che  lievemente incedono 

nell’ azzurro intenso.

I  prati..

soffici e rigogliosi manti,

son fughe dal disincanto,

riposo dalle offuscate realtà 

Fieri incedono i corpi

con gl’occhi stupiti

alle maestose vette

 Passi cadenzati

 negl’ antichi profumi montani;

passi inebriati d’ aria frizzantina

 che l’inquieto vivere addolcisce.

I volti dei vegliardi,

profumano di serenità ritrovata

mentre il giovanil fulgore 

scavalca con destrezza

l’ impervio sentiero

Io assaporando

 cotanta Bellezza donata,

 ascolto il canto del vento….

  Grata e commossa

   ho ….

  ” IL CIELO DENTRO DI ME”

Annamaria Latini 2022

Diritti riservati

L1941/ 633

Il 19 luglio 1992, in via D’Amelio a Palermo… per non dimenticare… di Polizia di Stato 

Il 19 luglio 1992, in via D’Amelio a Palermo… per non dimenticare… di Polizia di Stato 

Il 19 luglio 1992, in via D’Amelio a Palermo, un’autobomba uccise il giudice Paolo Borsellino e i poliziotti che lo scortavano, Agostino Catalano. Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Un’altra strage firmata dalla mafia, a soli 57 giorni di distanza da quella di Capaci, con cui tentarono di colpire e fermare chi lottava in prima linea per difendere la legalità e la democrazia. Il loro sacrificio, a trent’anni da quel tragico giorno, viene ricordato oggi a Palermo e in tutta Italia. La loro memoria deve essere custodita e raccontata per diventare fonte di ispirazione ed esempio per le generazioni future. https://www.poliziadistato.it/…/199662d5101ec0fa3944954646

San Gimignano è una città collinare della Toscana, di Why we love Italy

San Gimignano è una città collinare della Toscana, di Why we love Italy

San Gimignano è una città collinare della Toscana situata a sud-ovest di Firenze. Circondata da mura del XIII secolo, il fulcro del suo centro storico è piazza della Cisterna, una piazza triangolare fiancheggiata da case medievali.

Nel1282 il governo di San Gimignano promulgò una legge che impediva di abbattere le vecchie case se non per costruirne di più belle. Purtroppo delle 72 torri (una per ogni famiglia benestante) costruite nel medioevo, oggi ne restano solo 13. Nonostante questo, l’effetto per chi arriva dalla collina toscana e vede spuntare all’improvviso la sagoma del paese è semplicemente emozionante. 

San Gimignano is a hill town in Tuscany located southwest of Florence. Surrounded by 13th-century walls, the centerpiece of its historic center is piazza della Cisterna, a triangular square lined with medieval houses.

In 1282 the government of San Gimignano promulgated a law that prevented the demolition of old houses except to build more beautiful ones. Unfortunately, of the 72 towers (one for each wealthy family) built in the Middle Ages, today only 13 remain. Despite this, the effect for those arriving from the Tuscan hills and suddenly seeing the shape of the country appear is simply exciting. 

Grazie: Complimenti a

@instagram.com/francescabologni 

La poesia e l’arte connubio di magiche emozioni con Franco Leone a Procida

FRANCO LEONE A PROCIDA

Domani mercoledì 20 luglio 2022 sarò ospite della CAPITALE ITALIANA DELLA CULTURA 2022 – la meravigliosa ISOLA DI PROCIDA.
L’evento è inserito nel contesto del prestigioso PROCIDA ART FESTIVAL di Luca Filipponi e di Paola Biadetti.
Nella suggestiva cornice della Casa del Faro a guardia del mar Tirreno, io presenterò un evento artistico dal titolo “I colori della Bellezza” ispirato ai colori delle case del porto di Procida.
L’Art Manager Stefania Montori ci farà fare un viaggio tra i colori nella Storia dell’arte, la scrittrice e artista Marta Krevsun ci porterà nei colori della pittura contemporanea anche attraverso la sua arte, la stilista Titti Petrucci ci condurrà tra i colori della Moda in una sfilata dei suoi capi indossati da alcune modelle.
Il direttore artistico dello Spoleto Art Festival Tania Di Giorgio ci donerà momenti musicali di grande emozione.
Sul tema dei colori parlerò anche dell’azzurro di Michelangelo, del rosso di Caravaggio e del giallo di Van Gogh, che illustrerò con delle maxi stampe di dipinti proprio di Michelangelo, di Caravaggio e di Van Gogh in versi endecasillabi. Farò anche l’omaggio in poesia ai colori di Procida che donerò al sindaco di Procida Raimondo Ambrosino.
SARÀ UN VIAGGIO DENTRO LA BELLEZZA ETERNA DELL’ITALIA E DELL’ARTE.

La poetessa che cantò il mondo da una stanza

Nasceva il 10 dicembre 1830, la poetessa Emily Dickinson, una delle figure letterarie più enigmatiche di fine Ottocento. Molte le leggende e i racconti fioriti sul suo conto, ma la sua vera biografia resta un mistero. Il nome di Emily Dickinson si associa inevitabilmente alla Poesia. Emily Dickinson la poetessa, non potrebbe essere nient’altro, del resto Emily Dickinson consacrò la sua stessa vita alla vocazione letteraria: a partire dall’età di ventitré anni sino alla fine dei suoi giorni visse reclusa nella sua casa di Amherst, in Massachussets, e non fece altro che scrivere. Compose oltre tremilacinquecento poesie, quasi tutte pubblicate dopo la sua morte. La famiglia e gli amici più stretti ignoravano l’attività segreta di Emily, le splendide poesie che componeva in silenzio rinchiusa tra le mura della sua stanza, come una monaca o una prigioniera. Nessuno riesce tuttora a spiegarsi il perché una giovane ragazza di ventitré anni avesse scelto di ritirarsi del tutto dalla scena pubblica e vivere rinchiusa tra le mura della casa paterna, vestita di bianco, utilizzando la scrittura come unica porta di accesso verso il mondo.
È stato appurato che la Dickinson non soffrisse di alcuna infermità fisica né di alcuna malattia invalidante. Il motivo della sua segregazione rimane dunque un mistero. Ebbe molti amori, forse tutti platonici, passioni di penna che ha trasfuso mirabilmente nelle sue poesie e nelle lettere infuocate che inviava agli amati destinatari.

“Invidio i mari che lui attraversa”

Invidio i mari che lui attraversa
invidio i raggi delle ruote
della carrozza che lo porta in giro
invidio le curve colline
che osservano il suo viaggio.
Tutti possono vedere facilmente
quel che invece, ah, cielo,
a me è vietato assolutamente.
Invidio i nidi dei passeri
che punteggiano le sue lontane grondaie
la mosca soddisfatta sul suo vetro
e le foglie felici felici
che fuori dalla sua finestra
scherzano approvate dall’estate,
gli orecchini di Pizzarro
non potrebbero acquistare ciò per me.
Invidio la luce che lo sveglia
e le campane che gli annunciano
con forti rintocchi il mezzogiorno.
Fossi io
per lui il mezzogiorno.
Ma mi vieto di fiorire
e annullo la mia ape
per paura che il mezzogiorno sprofondi
me e Gabriele nella notte infinita.

*Meravigliosa, quanta passione, quanto amore in questi versi, quanta frustrazione nel non poter vivere pienamente i propri sentimenti fino ad invidiare l’universo intero che ha la libertà di poter riempire la vita della persona amata tranne chi lo può fare solo da lontano…Emily Dickinson è poesia, si, davvero!