alessandriaonline: Leggere nuoce all’ignoranza – Cultura – Ambiente – Società – Territorio – La bellezza interiore salverà il mondo

Pier Carlo Lava – Social Media Manager

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Leggere nuoce all’ignoranza – Cultura – Ambiente – Società – Territorio – La bellezza salverà il mondo

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Poesia di Vanni Schiavoni dall’idioma italiano al catalano di Joan Josep Barcelo

Vanni Schiavoni – poeta

KORNATI

Ti metti a pretesto con l’aria dimessa dell’isola
roccia a picco senza umanità
e pochi cespugli che non vorrebbero essere lì.
Il vento calmo fa poco rumore:
è in silenzio che allunghiamo il braccio
posiamo le mani oltre il blu colato sull’acqua
che ci pesca distratti a pascolare il tempo che resta.

I morti non sono tra noi
non in quest’ora del giorno
quando appaiono lo fanno ai bambini
come amici immaginari con la loro altezza esatta.
Noi ripensiamo alla nostra infanzia senza massacri
senza alluvioni o sismi, un gioco o una scommessa era tutto
quello che mocciosi avevamo da perdere.

Eppure questi attorno cresciuti dopo il peggio
sono ciò che l’occhio disconosce
ma la memoria della specie conferma.
.
.
KORNATI

Estàs fent un pretext amb l’aire modest de l’illa
roca pura sense humanitat
i els pocs arbustos que no voldrien ser-hi.
El vent tranquil fa poc soroll:
és en silenci que estenem el braç
posem les mans més enllà del blau fos sobre l’aigua
que ens agafa distrets per pasturar el temps que queda.

Els morts no són entre nosaltres
no a aquesta hora del dia
quan apareixen ho fan als nens
com amics imaginaris amb la seva alçada exacta.
Mirem enrere la nostra infantesa sense massacres
sense inundacions ni terratrèmols, un joc o una aposta era tot
allò que mocosos havíem de perdre.

Malgrat que aquests al voltant van créixer després del pitjor
són allò que l’ull ignora
però la memòria de l’espècie ho confirma.
.
.
Vanni Schiavoni

Esclusive creazioni artistiche di Joan Josep Barcelo

JOAN JOSEP BARCELO – ARTISTA E POETA

Joan Josep Barcelo poeta e artista di Palma de Majorca molto affezionato alla nostra Italia ha creato esclusive opere d’arte che direttamente da Facebook presento in questo spazio culturale.

LA SINDONE DI ACHILLE
The Greek Myth Collection No. 4
joan josep barceló i bauçà
pittura tecnica mista su legno di cipresso: acrilico, inchiostro, cartone, tessuto di cottone e silicone. 31x13cm.

A una sua amica che chiede delucidazioni sull’opera menzionata Joan Josep risponde :
Maria Rosa Llabrés Ripoll “la sindone di Achille” è un titolo che racchiude “sudario” e “Achille”, il primo termine è tipico dei morti, come è noto, Achille muore nella guerra di, con cui il sudario (parola legata ai morti) si collega alla morte dell’eroe mitico. Questa scultura appartiene a una serie di altre, tutti miti greci.
….interessata a voler vedere le stesse creazioni artistiche gli chiede dove si trovano e se è possibile ammirare….
Dice:
Maria Rosa Llabrés Ripoll :”Puoi vederli esposti in ottobre a Maiorca.”


Maria Rosa Llabrés Ripoll “la sindone di Achille” és títol que engloba “sudari” i “Aquil·les”, el primer terme és propi dels morts, com és sabut, Aquil·les mor a la guerra de Troia, amb la qual cosa el sudari (paraula vinculada als morts ) enllaça amb la mort del mític heroi. Aquesta escultura pertany a una sèrie s’altres, totes de mites grecs.

Maria Rosa Llabrés Ripoll Les podràs veure exposades a l’octubre a Mallorca.

http://nonsolopoesiarte.art.blog/2022/07/25/esclusive-creazioni-artistiche-di-joan-josep-barcelo/

Foto : Joan Josep Barcelo

DISSE LA VITE AL VITICOLTORE: “DAMMI DA BERE, MA RICORDATI CHE SONO ASTEMIA”, di Silvia Gario

DISSE LA VITE AL VITICOLTORE: “DAMMI DA BERE, MA RICORDATI CHE SONO ASTEMIA”, di Silvia Gario

La siccità perdurante in Piemonte, il caldo torrido e le temperature particolarmente elevate rispetto alla norma stagionale stanno mettendo a dura prova la produzione vitivinicola anche in Monferrato.

In questo 2022 stiamo assistendo a condizioni che non si vedevano da circa settant’anni, in cui il caldo torrido arriva dopo un inverno ed una primavera scarsamente piovosi.

In primavera la coltura della vite ha tratto giovamento dalle temperature più elevate rispetto alla norma: infatti la fioritura è stata molto anticipata. Ma tutto questo è andato oltre quando le piogge hanno continuato a scarseggiare e le temperature si sono innalzate troppo per questo periodo dell’anno.

I terreni risultano particolarmente asciutti, la vegetazione continua ad essere stentata ed in alcuni vigneti, soprattutto quelli esposti a Sud e di alta collina, si avvertono segni di sofferenza delle viti dovuti alla perdurante siccità ed alla disidratazione.

La preoccupazione principale, più che per il caldo, è legata alla mancanza d’acqua.

Dobbiamo iniziare a fare i conti con queste condizioni climatiche sempre più estreme e dobbiamo trovare il modo di accumulare l’acqua quando c’è, di recuperare le acque reflue oppure di prevedere di realizzare pozzi artesiani (con sistema di pompaggio ad energia solare) per irrigare con impianti a goccia.

Questa è l’irrigazione di soccorso: una pratica agronomica che, in annate molto calde e siccitose, contribuisce a migliorare la qualità delle uve, supportando il metabolismo delle viti, garantendo al vigneto l’indispensabile nutrimento, per cercare di mantenere adeguati i livelli produttivi o, in alcuni casi, per garantire addirittura la sopravvivenza del vigneto stesso.

Infatti un conto è il moderato stress idrico che la vite è in grado di sopportare ed un altro è la siccità perdurante accompagnata da temperature particolarmente elevate rispetto alla norma.

Una vite che soffre per mancanza d’acqua è uno spettacolo triste: dapprima smette di respirare attraverso le foglie, per limitare l’evaporazione della poca umidità rimasta al suo interno, poi inizia a perdere le foglie, infine abbandona completamente i frutti, che si disseccano. A questo punto, i danni possono essere irreversibili, fino a causare la morte della vite: per questo l’irrigazione di soccorso è non solo utile alla qualità delle uve, ma indispensabile alla sopravvivenza del vigneto.

https://www.linkedin.com/pulse/disse-la-vite-al-viticoltore-dammi-da-bere-ma-ricordati-silvia-gario/?trackingId=ss61To%2FgR2GPJ72oPJpiqg%3D%3D

Da un’immagine a una poesia…

ELISA MASCIA – POETESSA

Immagine inviata da Maria Luisa Fassone

Percorsi.

Nell’incognito viottolo a binario di terra
è stato battuto da piedi stanchi e feriti
di speranza verso monti son saliti
animati da pace contrari ad ogni guerra.

Al semplice sentimento molto dannoso
che esprime odio guardando di traverso
talvolta l’amico per andargli avverso
e poi ogni atto diretto che è colposo

che sembra un abbraccio, o un bacio
e si rivela essere come quello di Giuda
traditore, bisogno c’è dell’angelo guida
e non espressione d’antica mendacio.

Dal verde prato cosparso di floreali stelle
la luce diventa melodia per illuminare
duro percorso… e continua a camminare
senza voltarsi ombre bruciano la pelle.

Le nuvole soffici, invitante cuscino
ignari continuano erranti a peccare
non ancora apprendono ad amare
declinato fin da quando si è un bambino

per rendere grande ogni uomo del Pianeta
mentre il tempo scorre senza pentimento
e con il cuore che almeno stia contento,
vive la vita che va via eppur non ha meta.

Elisa Mascia 25-7-2022

https://www.alidicarta.it/leggi.asp?testo=257202217223419#.Yt61hMZw3mE.messenger

Sognatore, di Maria Strazzi

Sognatore, di Maria Strazzi

Buon Sabato a tutti

     Sognatore

Il sognatore

ha negli occhi

un

baluginar di stelle

indossa

odore

di giunchiglie 

dita affusolate

 febbrili

nel ricercar

conchiglie

Viaggia appeso

a un filo di follia

e va cercando

fate gnomi e voli

di farfalle

libero dalla

schiavitù del tempo

il sognatore

è un

 libro aperto

su pagine

d’irrealta’

e magia.

@Maria Strazzi

BIANCO E NERO, di Vincenzo Pollinzi

BIANCO E NERO, di Vincenzo Pollinzi

BIANCO E NERO 

Sulla pietra scotta 

la stoffa che copre 

i sogni disillusi 

nei luoghi dove 

ho gettato le àncore

per i miei tanti 

provvisori salvataggi.

Non vedo più sfumature, 

il bianco è bianco, 

il nero è nero. 

Ma ogni tanto mi fermo, 

per sentire meglio il vento, 

il suo alito sul mio petto, 

sulle mie braccia aperte e

riscoprire le sensazioni

che mi tengono in vita, 

essere me stesso e 

spedire al mittente 

tutto il superfluo

di cui non sento il bisogno. 

VINCENZO POLLINZI – Luglio 2022 

Foto di Maria Pia Torresi

Ci sono luoghi che non sanno di esistere, di Federica Sanguigni

Ci sono luoghi che non sanno di esistere, di Federica Sanguigni

Ci sono luoghi che non sanno di esistere, 

spazi infiniti e intimi pronti ad accogliere

i segreti di una notte di luna piena. 

Ci sono parole che si scrivono da sole, 

perse nei silenzi che raccontano

di volti già conosciuti. 

C’è il buio che non fa paura 

perché è nell’oscurità che si svela la luce. 

Ci sono voci e risate e sospiri e respiri 

a dire tutto quello

che solo una poesia saprebbe spiegare. 

Ci sono ricordi in attesa del loro posto speciale che stanno a guardare, come curiosi spettatori, nuove geografie disegnate su tele vergini 

da un pittore impacciato. 

Ci sono occhi chiusi su meraviglie nascoste 

e lo stupore e la bellezza 

di ciò che non conoscono, ancora. 

Ci sono luoghi che non sanno di esistere, 

persi nelle notti che non vanno a dormire 

perché ebbre di vita e di profumo

di fiori selvatici.

(Federica Sanguigni)

Ph web

Sii dolce con me, di Rosalba Di Giacomo

Sii dolce con me, di Rosalba Di Giacomo

Sii dolce con me,

Notte,

regalami un sogno,

uno solo

come dono da scartare

quando l’aurora

pennellerà 

tenuamente il cielo

e di rosa vestirà

il mare. 

E tu, Aurora,

vestita di rosa e d’azzurro

regalami, 

con un piccolo sorriso,

un lieve sussurro

dolce d’amore

onde i giorni bui 

del freddo inverno

io possa illuminare. 

Insieme al sogno 

lo vorrò serbare.

Rosalba Di Giacomo

È una storia d’amore, di Stefania Melani

È una storia d’amore, di Stefania Melani

È una storia d’amore 

È una storia d’amore 

che sconvolge e restituisce desideri,

ambito premio al mestiere di vivere.

Anguste ci furono strade

eppure viali di sole 

conobbero i passi scanditi a cercarci, 

incontri senza nessuna stanchezza

dopo lunghi viaggi notturni..

..

Nessuna assenza in un vortice di sogni,

nessuna,

nonostante ci colsero marosi,

nebbia, foschia..

È una fantastica storia d’amore 

che ha voce di desiderio 

fra vibrazioni di parole dentro – miniate

nel cuore – su carta sgualcita

o nei nostri silenzi, 

dovunque 

a morire d’amore.

Stefania MELANI@d.r.

FELICE LUNEDÌ DI UNA BELLA SETTIMANA NUOVA DI SOGNI…

amici carissimi.

Lungo il viale ….incontro a te!

L’aria che respiri

“La vita è fatta d’aria, un soffio e via, e del resto anche noi non siamo nient’altro che un soffio, respiro, poi un giorno la macchina si ferma e il respiro finisce.”
ANTONIO TABUCCHI

“A volte bisogna che ci manchi l’aria per farci ricordare che non siamo morti e che c’è ancora qualche vita da vivere.”
JEAN-PAUL MALFATTI

L’aria che aspiriamo è come un “boccone”, un boccone pieno di forze inaudite. Se la si espelle troppo in fretta, i polmoni non possono “cuocerla”, “digerirla”, assimilarla a sufficienza perché l’organismo possa beneficiare delle forze in essa contenute. Ecco il motivo per cui tante persone sono stanche, nervose, irritabili: non sanno nutrirsi correttamente di aria, non la “masticano”, la espellono immediatamente.
Omraam Mikhaël Aïvanhov, Discorsi, 1938/86

Acqua, aria e igiene sono gli articoli principali della mia farmacia.
Napoleone Bonaparte

L’aria la respiri,
non puoi toccare l’aria,
non la vedi,
ma che cosa preziosa
l’aria che respiri.
La percepisci l’aria
che ti accarezza la pelle,
puoi sentirne l’odore
che t’inebria.
Ami quell’aria
così necessaria,
la respiri e ti
tiene in vita.
Non puoi toccarla
l’aria ma non
potresti mai
farne a meno.
Ecco, molte volte,
ciò che di prezioso
e fondamentale
abbiamo nella
nostra vita,
ne possiamo solo
percepirne l’essenza.

Imma Paradiso

Muletta e Grissia Monferrina, di Silvia Gario

Muletta e Grissia Monferrina, di Silvia Gario

La “Muletta” (divenuta prodotto a Denominazione Comunale) è un pregiato salume tipico del Monferrato dal sapore decisamente interessante, delicato ma al contempo speziato e decisamente appagante per il palato.

Le fette di “Muletta”, tagliate a coltello e non troppo spesse, devono essere necessariamente abbinate alla “Monferrina” detta “Grissia”: un pane, tipico del Monferrato, che ha una forma particolare che ricorda due chiocciole unite insieme alle estremità posteriori, grazie alla bravura dei panettieri artigiani.

La “Grissia” è un pane a pasta dura dal doppio impasto, è un pane di altri tempi, visto la lunga lavorazione che richiede ed è adatto ad essere conservato per alcuni giorni.

A questo punto ad uno straordinario salume ed a un eccezionale pane non può che essere abbinato un bicchiere del tipico e stupefacente Grignolino!

Buona degustazione!

VIE SILENZIOSE, di Giusi Caliri 

VIE SILENZIOSE

Posted on  by Giusi Caliri

Barcellona Pozzo di Gotto, 4 luglio 2022            

Succede di trovarmi catapultata nella piccola casa di Barcellona per un motivo di cui avrei fatto volentieri a meno. Il Covid -19 ha deciso per me e per i miei figli, prendendosi, senza ritegno, la gioia e la libertà di godere un po’ di vacanze estive, dopo la fine dell’anno scolastico.            

Per fortuna qualcosa d’inaspettato può sopraggiungere, cambiando umori e pensieri.          

Stamattina, ancora insonnolita, mi siedo fuori a prendere un po’ di aria fresca, e, esplorando con lo sguardo i dintorni, mi soffermo su alcune piante di garofanini. 

Immaginate, sul basso muretto di cemento che separa il giardino dal cortile, dei vasetti tondi e rettangolari riempiti con garofanini rossi screziati di bianco, viola, rosa e fucsia.        

È un’emozione intensa, che mi traghetta fra i ricordi dell’infanzia: “to gnanu”[1] di Pozzo di Gotto dove abitava mia nonna Peppa. Lei, era così premurosa con i suoi garofanini, così allegri, colorati, profumati, che ci ficcavo il naso per sentire tutto il profumo. I fiori di mia nonna erano inconfondibili, di rara bellezza, con quel fucsia scuro, che sembrava velluto pregiato, dentro pentole vecchie, secchi, e qualche vaso di terracotta.        

A distanza di tempo non sono riuscita più a trovarli con quel tocco di colore che li rendeva unici.        

E adesso ritrovo i garofanini che avevo lasciato l’anno scorso in estate.      Annaffiati, accuditi e rigogliosi.     

È mio padre, che fa e disfa nel giardino, che richiederebbe più ordine, e manutenzione, però i fiori sono lì, profumati, e per quanto in questo momento il mio odorato sia in tilt, ci sono e mi aspettano.         

Sono sentimenti che affondano nel profondo, sono parole che non portano più rancori, sono colori che ridanno gioia e pace… 

ma soprattutto mi ricordano che l’amore vero, come quello di padre e figlia, non ha bisogno di parole, ma di vie silenziose che solo loro sanno, e percorrono insieme, mano nella mano, per sempre.


[1] Lo spiazzo esterno di una o più case

Da Il Diario di Giusi

Pino Iannello un autore col gusto romantico del mistero, di Luciana Benotto

Luoghi, personaggi, fatti e leggende

di Luciana Benotto

Pino Iannello un autore col gusto romantico del mistero

I libri pubblicati ogni giorno sono sempre molti, nonostante la crisi economica e l’aumentato prezzo della carta, perché in Italia, sebbene i lettori non sono numerosi come in altri paesi europei, esiste uno zoccolo duro che, fortunatamente, non può rinunciare a questo piacere.

Tra quelli appena arrivati in libreria ne ho notato uno dal titolo davvero insolito, e la mia curiosità è cresciuta leggendo la seconda di copertina che  traccia una trama intrigante; pertanto, tramite la casa editrice ho contattato l’autore, il professor Pino Iannello, per porgli delle domande in merito al suo lavoro:

L’epitaffio di Issione, scoprendo inoltreche in precedenza aveva già scritto dei saggi e dei romanzi.

D. “Professore, “L’epitaffio di Issione”, è un titolo inquietante, quindi mi viene spontaneo chiederle di cosa parla il romanzo.

R. Il romanzo racconta di un fatto strano che accade al protagonista: un antropologo; anzi, più di un fatto strano.

D. Cosa intende per fatti strani?

R. Singolari coincidenze, quelle che Jung chiama sincronicità, ovvero inspiegabili sovrapposizioni di eventi, nomi, fatti, che sembrano convergere tutti intorno a lui, all’antropologo intendo, come se in qualche modo volessero comunicargli qualcosa.

D. Quindi non si tratta di un giallo classico?

R. Naturalmente i canoni del giallo sono rispettati: mistero, indagine, azione, suspense, ma con qualcosa in più che, ahimè, oggi manca a molti gialli. 

D. Cosa di preciso?

R. Vede, mettiamo per esempio la differenza che c’è tra un romanzo di un genere letterario alto, tipo un dramma, e uno più basso, per esempio un giallo. Forse la differenza del mio rispetto a essi sta nella presenza dell’ironia; e inoltre nel fatto che non è tanto importante sapere com’è che va a finire una storia, per quanto necessario, quanto soprattutto seguirne il plot col fiato mozzato… Ecco, se c’è il cosiddetto fiato mozzato, si è raggiunto un bel risultato.

D. Ma allora, nel suo caso, si può parlare ancora di romanzo giallo?

R. Beh, gli si può cambiare l’etichetta, che ci vuole?

D: E come lo definiamo, allora?

D. Innanzitutto questo romanzo è tante cose insieme, è una narrazione fantastica, un giallo, un romanzo gotico, un intreccio d’amore, un’inchiesta, l’ennesima denuncia sull’inquinamento del nostro pianeta e sulla mafia, ma soprattutto è una rapsodia, un’avventura che accade nel bel mezzo di un miscuglio tra magia e raziocinio, tra credenza e conoscenza, senza che sia chiaro quale tra le due prevalga.

D: Torno a ripetere: e quindi come lo definiamo?

R.  Sicuramente dove vi è un miscuglio tra magia e raziocinio siamo in presenza del cosiddetto romanzo gotico, per quanto forse lo vedrei bene accanto al cosiddetto realismo fantastico, che in fin dei conti è una specie di non-corrente, dato che in essa ci si può trovare un po’ di tutto: dal surrealismo a Borges, da Márquez a Pauwels.

D. Non è un po’ presuntuoso da parte sua?

R. In alcuni casi, in certi periodi storici fortemente demenziali come il nostro, leggere un certo tipo di opere può rappresentare una ginnastica salutare, una lettura che, a differenza di altre, non finisce per anchilosarti, come spesso accade, collocandoti in quella nicchia comoda ma soffocante, del già visto, del già detto, delle nozioni già acquisite, delle certezze.

D. Perché parla di periodo storico demenziale?

R. Beh, gli esempi non mancano: vedi la guerra con la Russia in cui, giocoforza, siamo di fatto implicati, o dove un gruppo politico fa cadere il governo Draghi, strafottendosene di ciò che accade nel Paese, o dove lo zero termico si trova a 4.000 metri d’altezza e ancora nessuno fa niente per porvi rimedio, riuscendo solo a rimanere a bocca aperta davanti agli incendi che devastano il mondo; ecco: non le pare di trovarsi già in un mondo in rovina, dove tutto ormai è ricondotto sotto il segno del caso, che quindi per definizione è poco controllabile, e dove noi vi soggiorniamo come se fossimo dei dispersi, e ci aggiriamo in esso comprendendo sempre meno ciò che ci circonda?

D: Dove vuole arrivare, che nesso c’è col suo romanzo?

R. Il nesso è che, viviamo in un universo sempre più inafferrabile con gli strumenti della logica, o del buon senso, viviamo in una realtà che sfugge a qualsiasi criterio raziocinante e anzi buona parte di tutto ciò che accade sembra alterare il concetto stesso di realtà. Ed è qui che allora prende forza il bisogno di qualcosa di antico, che sta nascosto nei meandri del nostro inconscio, qualcosa che viene da lontano, da un’età remota, ed è nuovamente il bisogno di fantasia, forse anche il bisogno di miti. E così a poco a poco anche le leggende, le fiabe… finanche la superstizione, cominciano a trovare un loro spazio. Come se tutto ciò facesse parte di una paradossale speranza, che poi è sempre la stessa: l’umana speranza di un mondo migliore dove rifugiarsi.

D. E il suo romanzo, che fine ha fatto?

R: Ha ragione, mi sono lasciato prendere, mi scusi. Insomma, il mio obiettivo è stato quello di creare qualcosa che fosse in grado di fornire al lettore un momento di tregua dalla demenzialità del quotidiano, riaccostandolo ai sogni e alle leggende che attraverso i secoli sono stati alimentati dalla magia e dall’occultismo. Per cui L’Epitaffio di Issione è un miscuglio di magia e raziocinio, dove l’assurdo è misteriosamente verificato dall’esperienza dei personaggi. 

D: Sembra affascinante.

R. Era quello che ho cercato di fare: il suo fascino consiste nel presentare una realtà ignota, dove prevale il gusto romantico del mistero e la conseguente elaborazione di un’indagine, di una ricerca per una volta in piena luce, di ciò che da sempre giace nell’ombra del nostro inconscio collettivo. 

D. Ultima domanda: che studi ha fatto? Qual è la sua formazione?

R. Sono laureato in Sociologia e ho insegnato Scienze Sociali per quasi tutta la mia vita.

D. E quindi anche Antropologia e Psicologia?

R. Proprio così.

D: Grazie di averci chiarito le idee sulla sua opera, quindi non ci resta che leggerla.

R: Grazie a lei.

Pino Iannello – L’epitaffio di Issione – eclissi editrice – € 16.00

CONTINUA L’ESTATE AL MAGGIORE: Spettacolo QUANDO SARÒ CAPACE DI AMARE 


CONTINUA L’
ESTATE AL MAGGIORE

Domani, MARTEDÌ 26 LUGLIO ultimo appuntamento in cartellone con 

STEFANO MASSINI e ORCHESTRA MULTIETNICA di AREZZO

e lo spettacolo 

QUANDO SARÒ CAPACE DI AMARE 

Massini racconta a Gaber

Verbania: Biglietti disponibili al link https://toptix1.mioticket.it/fondazioneilmaggiore/

Continua l’ESTATE AL MAGGIORE: un ricco cartellone di eventi che spaziano dalla musica classica a quella contemporanea, passando per la danza e la prosa, ospitati al TEATRO MAGGIORE, nella sua ARENA ESTERNA, il cui palco è stato acquistato grazie al progetto Culturagility, finanziato da Fondazione Cariplo, e nella recentemente riaperta al pubblico VILLA SIMONETTA.

Domani, martedì 26 luglio ultimo appuntamento in cartellone (Sala Teatrale del Maggiore – ore 21.00) con STEFANO MASSINI, che ha di recente trionfato ai TONY AWARDS, l’importantissimo “premio Oscar del Teatro” con l’opera Lehman Trilogy, e lo spettacolo QUANDO SARÒ CAPACE DI AMARE Massini racconta a Gaber Con Orchestra Multietnica di Arezzo.

Lo spettacolo è prodotto da Savà Produzioni Creative e Officine della Cultura, con il patrocinio della Fondazione Giorgio Gaber. 

Spettacolo realizzato in convenzione con Piemonte dal Vivo.

Un corto circuito spiazzante: Stefano Massini in questo spettacolo non si propone di raccontare Gaber, bensì racconta a Gaber. 

Ma racconta cosa? Semplicemente storiepersonaggivicende realmente accadute, incontri e memorie che lo scrittore non avrebbe mai intercettato, se non fossero state attratte dalla calamita delle canzoni del signor G. 

Perché aveva ragione Borges: ogni verso evoca altri versi, ogni creazione semina altri raccolti, ogni opera muta forma in un’ennesima opera. Cosa accade allora se un narratore come Massini si lascia ispirare dai brani di Giorgio Gaber? Cosa prende forma sul palcoscenico se i racconti del “più popolare cantastorie del momento” (Repubblica) sbocciano dentro le canzoni della premiata ditta Gaber-Luporini? 

In un cantiere poetico contagioso e intrigante, il palcoscenico si popola di personaggi fra i più diversi e inattesi. 

Sono geografie del nostro essere, sono cartografie dell’esistenza, sono rotte nell’oceano di un mondo sbandato, sono danze di fuochi per illuminare la notte del nostro vagare, scoprendo che tutti in fondo attendiamo solo il momento in cui saremo, finalmente, capaci di amare. 

Da “I mostri che abbiamo dentro” a “La parola io”, da “Non insegnate ai bambini” a “Se io sapessi” e molti altri brani, Massini sceglie di coinvolgere il pubblico in un viaggio di echi e rimandi, in un unico grande omaggio a Gaber. 

Se poi in scena aggiungi i suoni e i colori di un’orchestra di musicisti da ogni parte del mondo, riuniti sotto il marchio ormai noto dell’OMA di Arezzo, ecco spiegata l’attesa per questo incontro così voluto e cercato dalla Fondazione Giorgio Gaber.

Biglietti disponibili al link: https://toptix1.mioticket.it/fondazioneilmaggiore/

Per ulteriori informazioni consultare il sito www.ilmaggioreverbania.it

www.facebook.com/ilMaggioreVerbania

www.instagram.com/il_maggiore_verbania/

TEATRO MENOTTI IN SORMANI: Programa spettacoli

TEATRO MENOTTI IN SORMANI 

26 luglio ore 19,30 

Harp & Tap 

Spettacolo originale di Adriano Sangineto e Ilaria Suss 

Coreografie ideate da Ilaria Suss 

Musiche composte e arrangiate da Adriano Sangineto 

Interpretato da Adriano Sangineto (arpa celtica) e Ilaria Suss (tip tap) 

Sound Engineer and Lighting designer Francesco Pederzani 

Uno spettacolo di musica e danza che si compone di una serie di quadri musicali che esprimono una perfetta combinazione di suoni e ritmi dalle colorazioni inaspettate: da una grottesca maschera della commedia dell’arte fino al ritmo pulsante di un ragtime degli anni ’30. L’arpa celtica e il tip tap sono la colonna portante di una performance frizzante e di grande impatto, alternando i ruoli in scena e dimenticando ogni tipo di connotazione. Swing e Groove dialogano con le molteplici sonorità dell’arpa e tratteggiano i caratteri dei due protagonisti principali. “Harp & Tap” è uno show originale che attinge dal mondo del concerto, del teatro e della sperimentazione musicale, per poi fondere generi e ritmi in un’ora di grande coinvolgimento.

Prezzo €11,50

28 luglio ore 19,30 

KLEZPARADE 

Chitarra, voci, narrazioni, direzione musicale Manuel Buda 

Violini, voci Daniele Davide Parziani, Martino Pellegrini 

Clarinetti, voci Angelo Baselli, Rouben Vitali 

Tromba, voci Massimo Marcer 

Sax soprano, voci Fruszina Laszlo 

Sax tenore, voci Luca Rampinini 

Tuba, voci Enrico Allorto 

Bombardino, voci Fabio Marconi 

Fisarmonica, vociLuca Pedeferri 

Contrabbasso, voci Davide Tedesco 

Percussioni, Saz, voci Ashti Abdo 

 Batteria, vociLucio Sagone 

6 settembre 2020, Giornata Europea della Cultura Ebraica: l’edizione Milanese si chiude con una grande festa-concerto nella splendida cornice dei Bagni Misteriosi a Milano: KlezParade. Per la prima volta si sono riuniti tanti musicisti con l’idea di dar vita a una vera e propria orchestra di musica ebraica. Sono quindici personalità che a questo repertorio e a questa cultura hanno dedicato amore ed esperienze lungo le loro carriere. Bastano due prove e pochissime parole: l’armonia esce istantanea, e il senso delle note trova voce negli strumenti. C’è spazio per improvvisare e gli arrangiamenti si annotano veloci.

Il risultato è memorabile: quattrocento persone seguono, si divertono, cantano assieme all’orchestra, chiedono più bis, mentre in più di duemila seguono l’evento sul web. Ot Azoy! – “that’s the way!” – si direbbe in Yiddish, la lingua degli ebrei d’Est Europa. Perché in un anno come il 2020 le note della musica Klezmer sono sembrate ancor più preziose. Il loro messaggio passa senza bisogno di parole: spiritualità e gioia, allegria e malinconia, senso di incertezza e salvifica ironia si condensano in un repertorio creato da uomini e donne la cui vita è stata per secoli sospesa fra cielo e terra, fra l’eternità del Libro e il radicamento nel quotidiano, fra Ed è forse tutto qui il motivo per cui alcune musiche ebraiche toccano in profondità ogni tipo di pubblico, anche quando sono apparentemente leggere. Ci raccontano una condizione umana che è di tutti noi: se siamo precari come violinisti sul tetto, l’unica via è volare con le note. Assieme a KlezParade nasce un’orchestra, un luogo aperto a musiciste e musicisti che nei loro cammini frequentano le musiche ebraiche. Uno spazio di sperimentazione e di scambio che fiorisce grazie all’estro e alla grande esperienza dei suoi componenti. Ma soprattutto un crocevia e una cassa di risonanza delle tante esperienze legate al fare musica ebraica in Italia le certezze della fede e l’incertezza di una vita sempre in bilico.

Prezzo €21,50

29 luglio ore 19,30 

AUT 

Un viaggio con Peppino Impastato 

Progetto di Stefano Annoni, Marta Galli, Roberto Rampi e Paolo Trotti 

Testo di Paolo Trotti, Simona Migliori e Giuseppe Adducci 

Con Stefano Annoni 

 Regia Paolo Trotti 

Produzione Teatro Linguaggicreativi e ArteVOX 

Aut è un viaggio di un treno fantasma, un treno che corre su quelle rotaie che saranno la tomba di Peppino. Lui è seduto su quel treno e dal finestrino vede passare la sua vita. Vita che era lotta e politica. Il treno e la radio diventano teatro per raccontare la sua storia. 

Peppino si racconta dal microfono di radio AUT e sbeffeggia, urla, canta, sputa parole e piange tutta la rabbia e la vergogna per la sua terra corrotta e malata di mafia. Abbiamo utilizzato le sue parole, abbiamo rubato dai classici e abbiamo scritto cose nuove. Dissacrando il mito, lo abbiamo immaginato, oggi, a condurre un suo one-man show. Lui stesso usava il teatro e spesso lo definisce uno tra i momenti più riusciti della sua attività. Siamo andati proprio nella sua Cinisi a presentare questo lavoro. Abbiamo camminato con i suoi amici, siamo entrati nella sua casa, abbiamo mangiato con il fratello, abbiamo visto aprirsi le porte di casa Badalamenti. Ed è con questo negli occhi e nel cuore che ora portiamo in giro questo lavoro.

Prezzo €13,50

30 luglio ore 19,00 e ore 21:30
ANTONIO REZZA 

Pitecus 

(mai) Scritto da Antonio Rezza 

Quadri di scena Flavia Mastrella 

Assistente alla creazione Massimo Camilli 

Tecnica Daria Grispino 

Organizzazione generale Marta Gagliardi, Stefania Saltarelli 

Macchinista Andrea Zanarini 

Una produzione Rezza Mastrella – TSI La fabbrica dell’Attore Teatro Vascello 

Gidio è chiuso in casa, Fiorenzo, uomo limbo, sta male fisicamente; il professor Stella, videodittatore dipendente, mostra a migliaia di telespettatori alcuni malati terminali, un padre logorroico non si capacita dell’omosessualità del figlio; Saverio, disinvolto ed emancipato, prende la vita così come viene, cosciente del suo fascino fuggevole. Mirella prega intensamente le divinità per essere assunta alle poste, Roscio, di nome e di fatto, frequenta una nuova compagnia di amici che lo sbeffeggiano a tracotanza. La bella addormentata non prende sonno ed il re, stanco di fasce e capricci, tenta di asfissiare il corpicino bambino. Un giovane studente ha un rapporto conflittuale con la radiosveglia mentre mariti annoiati e lussuriosi vengono rapiti dal fascino indiscreto del solito Saverio, borghese che miete amori ed affitta sentimenti. Un nuovo dibattito a tinte fosche analizza il rapporto uomo-droga, un signore solo e mediocre adotta Fernando Rattazzi a distanza, due ragazzi restano a piedi e sfidano le leggi della sopportazione, uomini che tentano di godersi sprazzi di libertà ma, proprio perché a sprazzi, non la riconoscono più. Giovani handicappati incattiviti e solidali si scagliano contro creato e convinzioni, esseri senza ottimismo dividono il proprio corpo pur mantenendo intatto l’istinto luciferino.

Questi personaggi parlano un dialetto frastagliato e tronco, si muovono nervosetti, fanno capolino dalle fessure e dai buchi dei vasi di stoffa variopinti, i menti e le capoccette pensanti spuntano e si alternano dalle sete, dalle reti e dalla juta dando il senso di quartieri popolari affollati dove il gioco e la fantasia alzano il vessillo dell’incomprensione media. Il quadro di scena è la scenografia mista PITECUS di Flavia Mastrella Antonio Rezza con Antonio Rezza quadri di scena Flavia Mastrella (mai) scritto da Antonio Rezza assistente alla creazione Massimo Camilli tecnica Daria Grispino organizzazione generale Marta Gagliardi, Stefania Saltarelli macchinista Andrea Zanarini una produzione RezzaMastrella – TSI La Fabbrica dell’Attore Teatro Vascello Antonio Rezza e Flavia Mastrella Leoni d’oro alla carriera La Biennale di Venezia 2018 1 al costume, ogni storia ha il suo habitat, ogni personaggio un corpetto diverso e mortificato. E’ uno spettacolo che analizza il rapporto tra l’uomo e le sue perversioni: laureati, sfaticati, giovani e disperati alla ricerca di un’occasione che ne accresca le tasche e la fama, pluridecorati alla moralità che speculano sulle disgrazie altrui, vecchi in cerca di un’identità che li aiuti ad ammazzare il tempo prima che il tempo ammazzi loro, persone che tirano avanti una vita ormai abitudinaria, individui che vendono il proprio corpo in cambio di un benessere puramente materiale, esseri che viaggiano per arricchire competenze culturali esteriori e superficiali. PITECUS racconta storie di tanti personaggi, un andirivieni di gente che vive in un microcosmo disordinato: stracci di realtà si susseguono senza filo conduttore, sublimi cattiverie rendono comici ed aggressivi anche argomenti delicati. Non esistono rappresentazioni positive, ognuno si accontenta, tutti si sentono vittime, lavorano per nascondersi, comprano sentimenti e dignità, non amano, creano piattume e disservizio. I personaggi sono brutti somaticamente ed interiormente, sprigionano qualunquismo a pieni pori, sprofondano nell’anonimato ma, grazie al loro narcisismo, sono convinti di essere originali, contemporanei e, nei casi più sfacciati, avanguardisti. Parlano un dialetto misto, sono molto colorati, si muovono nervosi e, attraverso la recitazione, assumono forme mitiche e caricaturali, quasi fumettistiche.

Prezzo €21,50

31 luglio ore 19,30 

CENTENARIO DELLA NASCITA DI PIER PAOLO PASOLINI  

ARTEMIS DANZA, CHIARA TOMEI, ANTONIO PERRETTA 

ALÌ DAGLI OCCHI AZZURRI 

Profezie di Pierpaolo Pasolini 

Adattamento drammaturgico Emilio Russo 

Coreografia Monica Casadei 

Regia Emilio Russo e Monica Casadei 

Progetto cross-over tra parola, musica e movimento firmato a quattro mani dalla coreografa Monica Casadei e dal regista Emilio Russo per un omaggio al centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini anticonvenzionale e anti-celebrativo. Abbiamo scelto di lavorare su uno dei capolavori più controversi e più visionari della letteratura poetica del 900. Scritta sotto forma di croce e dedicata a Jean Paul Sartre, la profezia poetica onirica e mistica di Pasolini, anticipa di un trentennio l’incontro/scontro tra le culture a seguito delle grandi invasioni di massa da un sud del mondo che invade un altro sud.  

Prezzo €11,50

1° agosto ore 19,30 

KERKIS 

Teatro Antico in Scena 

Elena di Euripide 

E se la causa della più rovinosa guerra che si sia mai abbattuta sui Greci non fosse stata la celeberrima Elena, ma l’immagine di essa, il suo doppio, il suo simulacro? Se la bellissima donna, causa di lutti infiniti, fosse in realtà rimasta tutto il tempo in Egitto per volere divino, protetta da un re, senza mai fuggire con Paride? Da questo filone alternativo del mito prende avvio l’Elena di Euripide, che racconta un tentativo di nozze fallito, un incontro inaspettato, un riconoscimento e una fuga dall’Egitto. In un continuo scambio tra l’identità tragica e quella comica, il dramma euripideo, uno dei più intriganti composti dal tragediografo ateniese, è una critica non troppo velata alle cause inconsistenti della guerra e all’utilizzo della donna come capro espiatorio, temi ancora oggi molto attuali. Prima produzione interamente realizzata da Kerkìs. Teatro Antico in Scena, Elena vede la completa realizzazione nell’autunno del 2012 dopo ben due anni di studio e di ricerca non esclusivamente sul testo, ma anche sui diversi aspetti artistici e artigianali legati alla messinscena: costumi, attrezzeria, trucchi, musiche e danze arricchiscono il prodotto, valorizzandone il linguaggio e rispettandone la tradizione. Elena di Euripide è stata, rielaborato e replicato più volte nel corso degli anni, diventando una pièce trale più richieste del repertorio dell’Associazione. Lo spettacolo è stato ospitato in teatri e spazi culturali presso Monza, Lodi e Lugano (Teatro Foce), inaugurando persino l’apertura del XIX Festival VeliaTeatro presso il parco archeologico di Elea Velia (Ascea, SA). trama del nostro stesso tessuto sociale.

Prezzo €11,50

2 agosto ore 19,30 

LA COMPAGNIA DELL’ANELLO

 WOMAN IN LOVE (WILLIAM SHAKESPEARE)

Con Davide Mindo, Corrado Spanger Andrea Bianchi, Roberto Pina, Daniele Santoro, Sasha Daelli, Davide Luongo, Giulio Giovannini, Giuseppe Ciullo, Carmine Esposito, Carlo Cesana, Adriano Bencini, Gabriele Giulini, Felicita Anselmi, Fem Ferreri, Maria Romano, Daniela Galvani, Valeria Rauseo, Viola Bertoletti, Maria Teresa Audino, Laura Ottaviani, Maria Romano, Debora Sollazzo, Monica Mioccio, Anna Vicari

Uno scenario Shakespeariano, un “Panopticon” dove lo sguardo si concentra sui personaggi femminili emergenti dalle opere, con la caratteristica, ora della drammaticità ora della leggerezza, protagoniste indiscusse che si avvicendano imperterrite nella mente dell’autore. . . “qui actor e voce narrante” ossessionandolo. William ne è posseduto, cerca di sfuggire la loro pressante invadenza con l’aiuto di un mentore, Timone di Atene, alter ego a lui caro, che lo invita prima a cercare una catarsi nella poesia, fallita la quale, lo spinge a immergersi nella natura per allontanare l’oppressione delle visioni e riprendere l’aplomb. Ma la natura è piena di insidie: la brughiera, dove le streghe hanno dimora, governate dalla loro regina Ecathe, è il “dove “ in cui viene decisa la malasorte di Macbeth e di sua moglie …il bosco di Atene, apparentemente idilliaco è luogo del magico e del conflitto, regno della litigiosa Titania , la foresta di Arden in cui strisciano serpenti e i felini preparano agguati, è il teatro delle vicende dell’ambiguo Ganimede …la natura non è benevola, è solo un contesto di vicende drammatiche o insolite …così come i luoghi “altri”, le città o l’isola misteriosa di Prospero , ambienti di elezione in cui imperversano le contorte personalità delle auguste eroine. Le “muse inquietanti “Gertrude, Ofelia, Lady Macbeth, Desdemona, Giulietta, Porzia, Titania, la transvestita Rosalind, Miranda, non perdono vitalità, nonostante i tentati ostracismi di William e ballano la ridda nella mente dell’autore, che rivive a ciclo continuo le loro storie pervasive. Si libererà delle sue creature estetiche (forse) nel finale con l’escamotage della “reductio ad voce”.

Ingresso gratuito

3 agosto 19,30 

HYPNOSIS ELECTRO DUO 

A voce sola: esplorazioni sulla voce 

Soprano Carolina Lidia Facchi 

Elettronica Mattia Olgiati 

L’unione tra passato e presente prende forma, le arie del ‘600 vengono reinterpretate e riarrangiate per voce ed elettronica. L’elettronica e l’informatica musicale contribuiscono a plasmare infinite possibilità di rielaborazione, esplorando le interazioni tra strumenti acustici “classici” e le nuove tecnologie, permettendo di creare nuovi mondi sonori. Un concerto che reinterpreta i grandi autori del passato come Dowland, Johnson, Enrico VIII, Monteverdi e Vivaldi, mantenendo inalterata la linea melodica caratteristica e familiare di queste composizioni. L’elettronica agisce dal vivo con dei trattamenti sulla voce per creare interpolazioni sonore inedite e stimolanti come per i brani di John Cage, uno dei compositori più rilevanti del ‘900.

Prezzo €5,00

Ufficio stampa:

Linda Ansalone

stampa@teatromenotti.org

BIGLIETTERIA

biglietteria@teatromenotti.org
02/36592544

TeatroMenotti

Via Ciro Menotti 11

Ore 15 – 19 dal lunedì al venerdì

PalazzoSormani (4 luglio / 3 agosto)
Corso di Porta Vittoria 6 

Ore 18,30 – 19,30 dal lunedì al venerdì

PREZZI

  • A partire da € 11,50

Acquisti online

Con carta di credito su www.teatromenotti.org

ORARISPETTACOLI

Palazzo Sormani (4 luglio /3 agosto)

Tutti i giorni: ore 19,30

In caso di maltempo, gli spettacoli si terranno presso il Teatro Menotti alle ore 20

Cnosso, Marco Mellace fa rivivere in 3D il Palazzo e la città simboli della civiltà minoica

Cnosso, Marco Mellace fa rivivere in 3D il Palazzo e la città simboli della civiltà minoica

L’opera ha fatto conoscere in tutto il mondo il lavoro multimediale di riscoperta del passato da colui meglio conosciuto con il soprannome di Flipped Prof

di Marco Di Marzio

Per Marco Mellace, nella vita insegnante di sostegno all’Iss Luca Paciolo di Bracciano, è l’opera che l’ha fatto divenire celebre a livello internazionale con il soprannome di Flipped Prof, reso possibile attraverso la divulgazione effettuata dal proprio canale YouTube che da esso ne assume l’identificazione. Stiamo parlando del Palazzo di Cnosso che per mezzo della tecnologia è tornato a vivere in tutto il suo antico splendore grazie alla ricostruzione in 3D. Pubblicato sulla piattaforma web 2.0 il 12 maggio 2019, con il titolo “3d Live in Knossos city flipped prof educational 3d creations”, è oggi arrivato ad essere visualizzato da oltre 59.800 utenti, facendolo divenire una vera e propria perla del lavoro multimediale svolto globalmente da Mellace, conosciuto oramai da tutti come l’uomo che parla di antichità mediante i prodigi offerti dall’informatica. Forme perfette che provocano nel visitatore stupore, meraviglia e che spingono chi scrive ad incontrare telefonicamente l’autore così da poterne conoscere meglio il contenuto.

Caro Marco, nel ringraziarti per lo spazio concesso, ti chiediamo in apertura cosa era Cnosso in antichità?

Era una delle città più importanti della civiltà minoica, anche per la presenza al proprio interno di un edificio importante ed imponente, il Palazzo di Cnosso. Il termine “minoico” deriva da Minosse e venne coniato dall’archeologo inglese Sir Arthur John Evans.

E come si presentava?

Cnosso si era sviluppata in maniera irregolare attorno al Palazzo che a sua volta si mostrava in maniera altrettanto irregolare attorno al suo grande cortile. Dunque era una città di rilievo ma che per lo più ruotava attorno al Palazzo, che aveva una struttura polifunzionale.

Quali emozioni si provano nell’aver ricostruito in 3D uno degli edifici più importanti del passato oltre che del luogo?

Emozioni immense perché questa ricostruzione è stata in sostanza la prima richiesta in 3D soddisfatta, fatta da molti miei alunni che con frustrazione, vedendo le foto del sito come si presenta oggi, non riuscivano a farsi un’idea concreta dell’aspetto originale del Palazzo.

Per cosa si caratterizza in dettaglio la tua ricostruzione multimediale?

Si caratterizza per un continuo miglioramento poiché ultimamente ho provveduto a pubblicare una revisione di questa ricostruzione fatta con dettagli sempre più accurati. Principalmente il lavoro del 2019 si presenta con la città di Cnosso e il Palazzo, con il relativo cortile e gli interni, all’interno dei quali è possibile ammirare i diversi dipinti scoperti da Evans, posti da me in maniera ipotetica ma prossimi alla collocazione che si suppone sia quella esatta.

Quali sono stati i suoi tempi di realizzazione?

La prima uscita la realizzai in 8 giorni, ma una notte, poco prima della conclusione, il programma 3D mi andò in crash perdendo tutto d’un sol colpo. Dovetti rifarla di nuovo, ma questa volta con maggiore cura e attenzione, mettendoci circa 20 giorni.

Quali riconoscimenti ha ottenuto?

Riconoscimenti a livello mondiale perché il video, come detto in apertura, è stato il passe-partout che mi ha permesso di farmi conoscere in ogni parte del globo. Ne sono la prova i quasi 90 commenti posti sotto il filmato di cui soltanto 3 sono italiani, dei quali 2 sono stati scritti da utenti di origine greca.

Oltre che per scopi conoscitivi, lavori del tipo in quali altri ambiti possono trovare spazio?

Ovviamente in ambito ludico, tant’è vero che in futuro vorrei trasferire la mappa per ambientazioni riguardanti giochi multimediali, che abbiano però scopi didattici, oppure tutorial per spiegare come avviene la strutturazione di un lavoro in 2D oppure una ricostruzione 3D.

Sempre riguardando Creta sono stati fatti altri simili lavori?

Si, mi vengono in mente la ricostruzione 3D di Micene, di età contemporanea a quella di Creta, e Lacedaenom che l’architetto greco Theodore Spyropoulos sostiene sia la “Sparta micenea”.

Ne sono in programma altri in futuro?

Assolutamente. Ho in programma la ricostruzione di altri palazzi minoici, tra i quali ad esempio Il Palazzo di Malia, di Festo e di Galatas.

Caro Marco, nel ringraziarti di nuovo per l’intervista, ti chiediamo in conclusione a chi vuoi dedicare questa ricostruzione 3D?

La voglio dedicare a mio padre e a tutti quegli alunni che grazie a questo lavoro sono riusciti a comprendere la bellezza della civiltà minoica.

APPUNTAMENTO CONCLUSIVO DI Radic’Arte 

IL 30 LUGLIO APPUNTAMENTO CONCLUSIVO DI Radic’Arte 

LA SECONDA STAGIONE DEL PICCOLO FESTIVAL 

CHIUDE IN BELLEZZA LA SERIE DI APPUNTAMENTI SERALI CON LO SPETTACOLO IN CASTELLO

UNA VISITA GUIDATA E INTERATTIVA 

PRESSO LO STORICO EDIFICIO DI PASTURANA 

Un ultimo, conclusivo appuntamento, per celebrare ancora una volta le bellezze nascoste del paese di Pasturana e per riscoprirle attraverso un occhio inedito e originale: sabato 30 luglio a partire dalle ore 18:00 il Castello di Pasturana diventerà la perfetta cornice dell’ultimo evento di Radic’Arte 2.0, il piccolo Festival dedicato alla riscoperta del territorio, ospitato per il secondo anno di fila dal piccolo ma attivo paese di Pasturana nei mesi di giugno e luglio. Dopo “1277 passi da te – Pasturana in videoarte”, l’evento che lo scorso 9 luglio ha unito degustazioni, musica dal vivo, tecnologia e videoproiezioni di danza contemporanea, l’organizzazione presenta uno spettacolo in Castello, una nuova azione performativa “nel paese e per il paese”, realizzata grazie alla generosa ospitalità e collaborazione della famiglia Gavotti, che ha aperto le porte dello storico palazzo pasturanese a questa iniziativa. L’appuntamento arriva a conclusione della settimana dedicata ai festeggiamenti in onore di Sant’Anna, santa patrona del paese, “un’occasione, questa, per sottolineare l’importanza che Radic’Arte desidera dare alle tradizioni e al patrimonio storico-culturale di Pasturana” sottolineano le curatrici Chiara Borghini e Gaia Figini.

Suddivisi in piccoli gruppi, questa volta spettatori e spettatrici avranno la possibilità di riscoprire in chiave artistica il Castello attraverso una visita guidata e interattiva, in cui gli spazi diventeranno l’ambientazione di performance site-specific di danza contemporanea e musica dal vivo: un invito, questo, a riscoprire ancora una volta il ricco patrimonio artistico-culturale del territorio, a conoscere i linguaggi artistici contemporanei e, soprattutto, a incontrarsi grazie all’arte.

Artiste coinvolte nella performance coreutica saranno Chiara BorghiniGaia FiginiMarika Di Remigio e Federica Mocchetti, accompagnate dalla musica della Majin Blues Band, della violoncellista Cecilia Ponassi e dalla voce di Noemi D’Angelo.

Ingresso libero a offerta. Si richiede la prenotazione al numero +39 351 7114177 o alla mail info@radicarte.it

Radic’Arte 2.0 è realizzato con il Patrocinio del Comune di Pasturana e grazie al contributo di Cassa di Risparmio di Alessandria, Ass. Turistica Pro Loco di Pasturana e S.M.S. “La Concordia”, oltre alla partnership con Birrificio Birra Pasturana, Biblioteca Civica “E. Arecco” e il collettivo whynot_space.

Da un Poemetto alla Luna I fiori di Gelsomino, di Adriana Deminicis. Recensione di Raffaele Piazza

Adriana Deminicis

Da un Poemetto alla Luna I fiori di Gelsomino

Recensione di Raffaele Piazza

La raccolta di poesie di Adriana Deminicis, insegnante di Monte Vidon Corrado, in provincia di Fermo, che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta una prefazione di Maria Rizzi esauriente e ricca di acribia.

Come scrive la prefatrice l’Autrice crea una sorta di romanzo in versi che tocca vette altissime di lirismo e trascina nel suo universo, in apparenza surreale, in realtà quanto mai vicino alla concretezza. Il riferimento Alla luna, l’idillio leopardiano dell’opera I Canti, è inevitabile, tanto più che il poeta di Recanati aveva come tema di fondo il ricordare, ovvero il rimettere nel cuore, per riferirci al significato etimologico del termine.

Leggerezza che si coniuga a icasticità sembra essere la cifra distintiva del poiein e della poetica della Deminicis, connotato fortemente dalla linearità dell’incanto, ad una capacità di stupirsi, di fronte alle cose e alla natura e non manca un riferimento concreto alla quotidianità di componimento in componimento come quando vengono detti la medaglietta del cane Zoe e la caffetteria, che a loro volte divengono simboli della ricerca di un rassicurante profitto domestico.

Tutte ben risolte le composizioni che sono sottese ad una forte dose di magia e malia e sembra che la poetessa raggiunga equilibrio e armonia nel suo approccio alle cose come quando, per esempio, prova un forte senso di amore per le piante, metafora di purezza, qualcosa che scende nel cuore e nell’anima.

Tutto l’ordine del discorso pare essere immerso in una costante riscoperta della bellezza che trova la sua realizzazione in quello che potremmo definire Eden privato dell’io-poetante stesso.

Chiarezza, nitore, luminosità e precisione sembrano connotare questi versi e la raccolta per la sua unitarietà contenutistica, semantica e stilistica potrebbe essere considerata un poemetto.

«…/ Il fiore nasceva come sentimento d’Amore / ogni qualvolta passava un Cuore colmo / d’Amore /…» (La caffetteria) scrive Adriana riscoprendo la rima che per antonomasia appartiene ai giardini eterni, infiniti e salvifici della poesia.

«Aspettavo la guarigione / andavo a cercare nei libri antichi / della memoria che dentro di me conservavo / per far venire alla Luce quel medicamento / antico, naturale, / quando ancora non c’era il caos / della disinformazione /…» (Aspettavo la guarigione): e qui pare essere sottintesoche proprio la pratica della scrittura poetica porta salvezza e guarigione dell’anima e del corpo.

In Una pianta di ulivo vengono decantate le qualità terapeutiche dell’ulivo e dell’olio e l’ulivo stesso diviene animato perché saluta l’io-poetante.

In un’epoca come la nostra di pandemia e guerra, di inquietudine per il destino dell’umanità, è raro incontrare una voce poetica, in questo caso autentica e originale come quella della Deminicis che non rifletta sul dolore e la morte.

C’è qualcosa di virgiliano in questi versi quando l’amore per la natura che si fa poesia anima le pagine.

Un esercizio di conoscenza tout-court intelligente e sensibile per ritrovare sintonia con se stessi e la realtà.

Raffaele Piazza 

Adriana Deminicis, Da un Poemetto alla Luna – I fiori di Gelsomino, pref. Maria Rizzi, Guido Miano Editore, Milano 2022, pp. 120, isbn 978-88-31497-32-9, mianoposta@gmail.com.

L’aria che respiri

L’inquinamento atmosferico è la presenza nell’atmosfera terrestre, di agenti fisici (come il carbonioso), chimici (come gli idrocarburi) e inquinanti biologici (come per esempio l’antrace) che modificano le caratteristiche naturali atmosferiche causando un effetto dannoso su esseri viventi e ambiente. L’inquinamento atmosferico è causato dalla diffusione nell’atmosfera di gas e polveri sottilissime. Le principali fonti di inquinamento aria sono le attività industriali, gli impianti per la produzione di energia, gli impianti di riscaldamento e il traffico che sono tutte attività dell’uomo. Le aree più colpite sono le grandi aree urbane dove si concentrano industrie, traffico e riscaldamento. Il fenomeno dello smog (dall’unione delle due parole inglesi smoke “fumo” e fog “nebbia”) è una conseguenza dell’inquinamento atmosferico nei centri urbani. Tra le principali fonti di rilascio di inquinanti nell’atmosfera si annoverano gli impianti chimici industriali, gli inceneritori, i motori a scoppio degli autoveicoli, le combustioni in genere. Gli inquinanti hanno un ruolo in molte patologie a carico dell’apparato polmonare, cardiocircolatorio e del sistema immunitario. L’inquinamento dell’aria causa da solo ogni anno 2,1 a 4,21 milioni di morti. L’inquinamento atmosferico mondiale provoca la morte di circa 7 milioni di persone ogni anno.

  • 1954 – Odi elementari
    1954  –  ODI   ELEMENTARI

Ode all’aria

Camminando per un cammino
incontrai l’aria,
la salutai e le dissi
con rispetto:
« Mi rallegro
che per una volta
lasci la tua trasparenza,
così parleremo ».
Essa, instancabile,
ballò, mosse le foglie,
scosse con il suo riso
la polvere dalle mie suole
e, alzando tutta
la sua azzurra alberatura,
il suo scheletro di vetro,
le sue palpebre di brezza,
immobile come un palo
si fermò ad ascoltarmi.
Le baciai la cappa
di regina del cielo,
mi avvolsi nella sua bandiera
di seta celestiale
e le dissi:
regina o compagna,
filo, corolla o uccello,
non so chi sei, ma
una cosa ti chiedo,
non venderti.
L’acqua si vendette
e dalle tubature
nel deserto
ho visto
esaurirsi le gocce,
e il mondo povero, il popolo ho visto
camminare con la sua sete
barcollando sulla sabbia.
Ho visto la luce della notte
razionata,
la gran luce nella casa
dei ricchi.
Tutto è aurora nei
nuovi giardini sospesi,
tutto è oscurità
nella terribile
ombra del vicolo.
Da lì la notte,
madre matrigna,
esce
con un pugnale in mezzo
ai suoi occhi di gufo,
e un grido, un assassinio
si levano e si smorzano
inghiottiti dall’ombra.
No, aria,
non venderti,
che non ti canalizzino,
che non t’imprigionino in tubi
e in serbatoi
né ti comprimano,
che non ti riducano in tavolette,
che non ti mettano in bottiglie,
sta’ attenta!
chiamami,
quando hai bisogno di me,
io sono il poeta figlio
di poveri, padre, zio,
cugino, fratello carnale
e fratello del cognato
dei poveri, di tutti,
della mia patria e della patria degli altri,
dei poveri che vivono vicino al fiume,
e di quelli che sulla sommità
della cordigliera verticale
triturano la pietra
inchiodano tavole,
cuciono vesti,
tagliano legna,
macinano terra,
e per questo
voglio che respirino,
tu sei l’unica cosa che possiedono,
per questo sei
trasparente,
perché vedano
ciò che accadrà domani,
per questo esisti,
aria,
lasciati respirare liberamente,
non farti imprigionare,
non fidarti di quelli che
vengono in automobile
ad esaminarti,
lasciali perdere,
ridi di loro,
fa’ volar via il loro cappello,
non accettare
le loro proposte,
andiamo insieme
a ballare per il mondo,
a far cadere i fiori
del melo,
a penetrare nelle finestre,
a fischiare insieme,
a fischiare
melodie
di ieri e di domani!
verrà un giorno
in cui libereremo
la luce e l’acqua,
la terra, l’uomo,
e tutto sarà per tutti,
come tu sei.
Per questo, ora,
fa’ attenzione!
e vieni con me,
ci rimane molto
da ballare e cantare,
andiamo
nel mare aperto,
nell’alto dei monti,
andiamo
dove sta per fiorire
la nuova primavera
e con un colpo di vento
ed un canto
ripartiamo i fiori,
l’aroma, i frutti,
l’aria
di domani.

*Aria, dovresti essere libera e pura per la vita di tutti gli esseri viventi. No, non ti sei venduta ma ti hanno tradita, violata, sporcata…ti stanno avvelenando giorno per giorno nonostante tu sia così necessaria… chissà come scrive il Neruda, arriverà il tempo in cui l’uomo capirà e libererà tutto luce, acqua, terra, aria ai giorni di domani.