SOLO TU MI FAI VOLARE, di Stefano Polo

SOLO TU MI FAI VOLARE

written by: Stefano Polo

Solo tu mi fai volare.
Solo tu mi fai volare
Lontano su nel cielo come un aquilone
che ride davanti alle nuvole.
Felice e innamorato
volo trascinato dall’amore…
Sei come un dolce eco
dentro il mio cuore
un dolce frastuono che mi fa vibrare
l’anima…
Sei come una sinfonia dentro me
una nota struggente che
mi suona dentro
una melodia solenne
che fa volare il mio essere
al di là del blu del mare
fino a perdersi nei tuoi occhi
pieni d’amore
fino a perdersi dolcemente dentro te
trovando la sua casa dell’amore.

Te vulesse…

La passione è sinonimo dell’amore vero che si traduce nel desiderio carnale di essere parte dell’altro quasi con dolce prepotenza…

Te vulesse piglià a’ muorze
doce, lente, pe’ te lascià
nu segno ca’ m’appartiene,
ca’ so pazze e’ te.
Te vulesse vasà
assaje, continue,
pure l’anima te vulesse
tuccà…
Te vulesse trasì
ind’o core
ind’a pelle
ind’o sangue
pe’ te fa sentì
o’ fuoco e’ sta passione.
Astrigneme chiù forte
nun me lassà…
Perdemmece…
Te porte fino e’ stelle
accussì tuccamme
pe’ na vota a’ felicità.

Ti vorrei dare dei morsi
dolci, lenti, per lasciarti
un segno che mi appartieni
che sono pazza di te.
Ti vorrei baciare
tanto, continuamente,
pure l’anima ti
vorrei toccare…
Vorrei entrare
nel cuore
nella pelle
nel sangue
per farti sentire
il fuoco di questa passione.
Abbracciami più forte
non lasciarmi…
Perdiamoci…
Ti porto fino alle stelle
così tocchiamo
per una volta la felicità.

Imma Paradiso

Ron Hicks e la dolcezza di un istante-Napoli:

CULTURA

Il colore della poesia: Iris G. DM

Date: 19 agosto 2022Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

Ogni giorno io vivo dall’alba al tramonto,

ascolto lui,

lui da solo, al pianoforte,

fa volare le note,

quanto ci mettono a volare le stelle, la notte?

Posso essere felice, ma non lo sono!

Quanto ci mettono a volare le stelle , la notte?

Certe volte ho fame,

una bambina che spezza il pane, sporca di miele e di fantasia.

ho bisogno di troppe cose,

di scrivere,

di lavarmi,

di uscire con la mia borsa preferita,

uscire con te!

Mi sono fatta le unghie,

i capelli di cocco e di margherita.

Vado matta per il gelato alla liquerizia e tanta panna,

ma tu non vuoi vivere con me!

Quanto ci mettono a volare le stelle, la notte?

Mi tolgo le scarpe per non fare rumore, che strano, una vita scalza!

Non voglio fare rumore,

il rumore della musica dissonante nei miei pensieri,

il mio cuore?

Il mio cuore, tutto l’amore dov’è?

Muoio d’amore e di solitudine,

accartocciata nel mio destino,

fragile come una foglia,

io che ti ho preso il vino,

di prugne e di more,

io che ho sempre il tuo nome,

sulla punta della lingua

e dei miei desideri.

Quanto ci mettono a volare le stelle, la notte? Iris G. DM

foto dal web

Eppure accade : solo 30 euro per il kit on line che permette di diventare madre,Gabriella Paci

(Arezzo)

Una bella ragazza di Londra di 25anni,Bailey Ennis , ha deciso che era l’ora di diventare madre. Non aveva un boy friend ma non per questo voleva rinunciare al suo sogno di maternità. Detto e fatto ha acquistato on –line niente meno che un kit per l’inseminazione artificiale al prezzo di una pizza,dato che lo ha pagato solo 25 sterline,ovvero 30 euro!

Che acquistare on line sia diventata una abitudine e che si possano fare acquisti convenienti non stupisce più nessuno ma che si possa addirittura acquistare il necessario per una inseminazione artificiale e fare autonomamente tutto da sole è davvero superare una barriera finora esistente.

Eppure è quello che sostiene di aver fatto Bailey Ennis, che sarebbe rimasta incinta grazie a questo kit e allo sperma di un donatore che viveva poco distante da casa sua. Il giornale inglese Daily Mirror riporta la notizia che la giovane,lesbica e pertanto senza la volontà di avere un contatto fisico con un uomo,  ha deciso di acquistare il kit su internet – contenitori, siringa, test per sapere il momento dell’ovulazione –e che nel settembre 2021, ha  preso contatto con il donatore.

Al primo tentativo, in cui è stata aiutata dal donatore di seme, suo vicino di casa, la ragazza è rimasta incinta e il 2 luglio scorso ha dato alla luce un maschietto a cui ha dato nome Lorenzo.

La giovane e il piccolo stanno bene e Bailey ha detto di essere felice di essere mamma,desiderio che aveva fin da ragazzina ,quando ha anche capito di essere lesbica.

Usando un sito che registra i donatori di seme,la ragazza ha trovato un donatore affidabile che aveva già donato il seme a due coppie e cosi’dopo averlo contattato su whatsapp e aver bevuto un caffè si sono accordati. Se vorrà altri figli, lo contatterà di nuovo, cosicchè Lorenzo  potrà avere dei fratelli .

L’opinione pubblica si divide tra chi trova immorale poter gestire la vita con un acquisto on line con il “fai da te” e mettere al  mondo un figlio senza una famiglia di base e chi invece ritiene che tale scelta non sia da condannare in quanto dettata da amore per la vita, mentre alcune ragazze mettono al mondo figli magari indesiderati e  con incontri occasionali .

Qual è la giusta opinione? Fatto è che sempre di più il concetto di autonomia,anche affettiva si sta facendo strada ,come pure quello della manipolazione genetica e questi sono due rischi ai quali bisogna stare molto  attenti .

Bailey Ennis con il piccolo Lorenzo

Vola da me, amore, con l’aereplano di carta della mia fantasia

NAPOLI:
“Vola da me” è una poesia profonda e delicata di Alda Merini, tutti sappiamo quanto sia stata dura e difficile la vita di Alda Merini. La sua mente sensibile e il suo cuore delicato l’hanno resa diversa agli occhi degli altri, pazza perfino. Le sue poesie, grida di aiuto e sfogo esplosivo, le hanno dato quel conforto che non riusciva a ricevere, quasi fosse una maledizione. In “Vola da me” la poetessa dei Navigli invoca l’amato per raggiungerla, una presenza fatta di fantasia e sentimento.

“Vola da me”

Amore,

vola da me

con l’aeroplano di carta

della mia fantasia,

con l’ingegno del tuo sentimento.

Vedrai fiorire terre piene di magia

e io sarò la chioma d’albero più alta

per darti frescura e riparo.

Fa’ delle due braccia

due ali d’angelo

e porta anche a me un po’ di pace

e il giocattolo del sogno.

Ma prima di dirmi qualcosa

guarda il genio in fiore.

*Che versi dolci, lievi, colmi d’amore. Invocare un sentimento anche solo sognato per quel conforto dell’anima a cui tutti aspiriamo ma che spesso neghiamo chiusi nelle nostre ottuse paure…ma lei animo puro o povera pazza, esprimeva con disarmante sincerità i suoi bisogni, le sue mancanze, la luce che si può vivere solo attraverso il cuore non c’è altro modo.

La «Filastrocca delle vacanze» di Mimmo Mòllica

La «Filastrocca delle vacanze» di Mimmo Mòllica

La «Filastrocca delle vacanze»di Mimmo Mòllica fa parte delle filastrocche per l’estate. E’ dedicata alle vacanze estive, con l’augurio che quest’anno le vacanze regalino gioie speciali.

«Filastrocca delle vacanze»

Era luglio, era agosto, era estate,

in vacanza con i genitori,

con le mamme tranquille e abbronzate

ed i giochi degli animatori.

Però già qualcheduno pensava

pure ai compiti delle vacanze,

ma un castello di sabbia sembrava

la casetta di sogni e speranze.

E se a scuola si studia e si insegna,

pure qua, sulla spiaggia, si impara,

e c’è chi sulla sabbia disegna,

chi modella, costruisce e ripara. 

Perché sempre le nostre radici 

si propagano dentro il terreno,

tra la gente del luogo e gli amici,

dentro il mare profondo e sereno:

è così la natura infinita 

che alimenta dell’uomo la vita. 

Cose semplici, a volte banali, 

sono i giochi di tutti i bambini,

che regalano gioie speciali 

per conoscersi e stare vicini.

Mimmo Mòllica

Il tempo dell’ozio e della libertà

Le vacanze sono il tempo dell’ozio, della libertà, del gioco? Sono i giorni in cui vanno in ‘vacanza’ il lavoro, gli impegni, la scuola, le preoccupazioni? Sono un’oasi nel deserto della quotidianità, una piazzola di sosta nell’itinerario annuale della nostra vita? 

E il paese delle vacanze quanto è distante dalla nostra dimora abituale, dalle nostre abitudini? Per Gianni Rodari “il paese delle vacanze / non sta lontano per niente: / se guardate sul calendario / lo trovate facilmente. Ci si arriva dopo gli esami, / passaporto, la pagella. 

Eppure in questi ultimi anni ‘qualcosa’ ha turbato le consuetudini, qualcosa di nuovo: la scuola e il lavoro hanno avuto una sosta inaspettata per colpa di un nemico invisibile ma molto insidioso, che ha cambiato le nostre abitudini. E le vacanze 2022 come saranno?

Illustrazione di Polina da Pixabay

Alda Merini, la forza di una donna, la grandezza di una poetessa

NAPOLI:

Alda Giuseppina Angela Merini, nota semplicemente come Alda Merini (Milano, 21 marzo 1931– Milano, 1º novembre 2009) è stata una poetessa, aforista e scrittrice italiana.
Alda Giuseppina Angela Merini nasce il 21 marzo 1931 a Milano. . Il padre, Nemo Merini, originario di Brunate, primogenito degli otto figli di un conte comasco diseredato per aver sposato una contadina, è impiegato di concetto presso le assicurazioni “Vecchia Mutua Grandine ed Eguaglianza”; la madre, Emilia Painelli, è casalinga. Alda vive tra un padre colto, affettuoso, dolce ed attento che a cinque anni le regala un vocabolario e che le spiega le parole tenendola sulle ginocchia, e una madre severa, pragmatica, distante ed altera, che tenta invano di proibirle di leggere i libri della biblioteca paterna in quanto vede per lei un futuro esclusivamente di moglie e madre. Emilia Painelli inoltre, quando la figlia, studentessa elementare, ha una crisi mistica, porta il cilicio, partecipa continuamente alle messe presso la vicina basilica di San Vincenzo in Prato e vuole farsi monaca, inizialmente scambia il suo malessere interiore per esteriore, e la riempie di vitamine. Poi, per farle passare l’impeto vocazionale, contatta la maestra per stabilire uno speciale ritiro scolastico. La figlia si vendica facendo dispetto all’alta considerazione dello status di famiglia che ha la madre: va a mendicare vestita di stracci, come se fosse di famiglia povera, per giunta dicendo di essere orfana. La madre la punisce con percosse. Dopo aver terminato il ciclo elementare con voti molto alti, è però il padre che le impone di frequentare i tre anni di avviamento al lavoro presso l’Istituto Professionale Femminile Mantegazza. Alda tenta in seguito di essere ammessa al Liceo – Ginnasio Alessandro Manzoni, ma non riesce in quanto non supera la prova di italiano. Nello stesso periodo si dedica allo studio del pianoforte, strumento da lei particolarmente amato. Esordisce come autrice giovanissima, a 15 anni. La sua insegnante la mise in contatto con Giacinto Spagnoletti, il quale divenne la sua guida, valorizzandone il talento. La quindicenne, torna a casa con una recensione di una sua poesia scritta da Spagnoletti; emozionatissima la mostra all’amato padre, che però la prende e straccia in mille pezzi dicendo alla figlia “Ascoltami, cara, la poesia non dà il pane”. Nel 1947, la Merini incontra “le prime ombre della sua mente”e viene internata per un mese nella clinica Villa Turro a Milano, dove le viene diagnosticato un disturbo bipolare. Giacinto Spagnoletti sarà il primo a pubblicarla nel 1950, nell’Antologia della poesia italiana contemporanea 1909-1949. Dal 1950 al 1953 frequenta per lavoro e per amicizia Salvatore Quasimodo. Terminata la difficile relazione con Giorgio Manganelli, il 9 agosto 1953 sposa Ettore Carniti, operaio e sindacalista, in seguito proprietario di alcune panetterie di Milano. Nel 1955 esce la seconda raccolta di versi, intitolata Paura di Dio, con le poesie scritte dal 1947 al ’53, alla quale fa seguito Nozze romane. Nasce in quello stesso anno, poco tempo dopo l’improvvisa morte per infarto del padre, la prima figlia, Emanuela[12]. Al suo pediatra, Pietro De Pascale, dedicherà la raccolta di versi Tu sei Pietro, pubblicata nel 1962 dall’editore Scheiwiller. Nel ’57 nasce la secondogenita Flavia. Dopo la pubblicazione di Tu sei Pietro inizia per lei un difficile periodo di silenzio e di isolamento, dovuto all’internamento nell’Ospedale Psichiatrico, con alcuni ritorni in famiglia, durante i quali nascono altre due figlie, Barbara e Simona, che saranno affidate ad altre famiglie. Si alterneranno in seguito periodi di salute e malattia, probabilmente dovuti al disturbo bipolare. Nel 1979 riprende a scrivere, dando il via ai suoi testi più intensi sulla drammatica e sconvolgente esperienza dell’ospedale psichiatrico, testi contenuti in quello che può essere inteso, “il suo capolavoro”: La Terra Santa con la quale vincerà nel 1993 il Premio Librex Montale. Il 7 luglio 1983 muore il marito; rimasta sola e ignorata dal mondo letterario, cerca inutilmente di diffondere i propri versi, inizia a comunicare telefonicamente con l’anziano poeta Michele Pierri, che, in quel difficile periodo di ritorno nel mondo letterario, aveva dimostrato di apprezzare le sue poesie. Nell’ottobre del 1984 sposa Michele e vanno a vivere a Taranto. È curata e protetta dal marito, che prima di andare in pensione era un medico. Nel luglio del 1986 fa ricorso alle cure del reparto di neurologia dell’Ospedale di Taranto. Sono questi anni fecondi dal punto di vista letterario e di conquista di una certa serenità. Nel 1991 escono Le parole di Alda Merini e Vuoto d’amore a cui fa seguito nel 1992 Ipotenusa d’amore; è questo l’anno in cui le viene assegnato il Premio Librex Montale per la Poesia, premio che la consacra tra i grandi letterati contemporanei. Nel luglio 1995 viene accettata la sua richiesta di poter usufruire del fondo destinato agli artisti che vivono in precarie condizioni economiche previsto dalla Legge Bacchelli, dati i debiti accumulati dall’autrice. Per cinque anni le era stato rifiutato a causa delle due pensioni che già riceveva. Risale al 1996 anche la pubblicazione di un libretto edito da La Vita Felice intitolato Un’anima indocile, composto da poesie vecchie e nuove, da un diario-confessione, da brevi racconti e da un’intervista fatta all’autrice. Sono questi gli anni in cui la sua produzione aforistica diventa molto ricca, nel 1999 in Aforismi e magie, pubblicato da Rizzoli, viene raccolto per la prima volta il meglio di quel genere. Molto importante è il carattere mistico della sua più recente poetica, che è connessa alla prima vena creativa con cui esordì e che aveva in sé una forte componente di misticismo e nascono una serie di libri editi da Frassinelli che hanno come filo conduttore la mistica della poetessa. Nel febbraio del 2004 viene ricoverata all’Ospedale San Paolo di Milano per problemi di salute. Da tutta Italia vengono inviate e-mail a sostegno di un appello lanciato da un amico della scrittrice che richiede aiuto economico. Sorgono numerosi blog telematici e siti internet nei quali viene richiesto l’intervento del sindaco di Milano Gabriele Albertini. Nel marzo del 2004 esce l’album, intitolato Milva canta Merini, che contiene undici motivi cantati da Milva tratti dalle sue poesie, il 21 marzo, presente la stessa poetessa, in occasione del suo settantatreesimo compleanno, viene eseguito un recital al Teatro Strehler di Milano, in occasione della presentazione del disco. Muore il 1º novembre 2009, all’età di 78 anni, a causa di un tumore osseo (sarcoma) all’Ospedale San Paolo di Milano, dopo l’allestimento della camera ardente, aperta il 2 e il 3 del mese, i funerali di Stato sono stati celebrati nel pomeriggio del 4 novembre nel Duomo di Milano.
Alda Merini è stata per molti anni la poetessa dei reietti e degli emarginati, di tutti quegli esclusi di cui è riuscita a esprimere dall’interno la condizione delicata derivante da problematiche estreme di disagio sociale.”Scrivere versi non è dunque qualcosa che astrae dal mondo, ma è vero piuttosto il contrario, giacché il poeta, per essere tale, non può che immergersi nella realtà quotidiana, direi che la poesia è vita e la vita è poesia. Bisogna soprattutto vivere, stare fra la gente, la prima condizione della poesia è la libertà, la gioia. La poesia è gioia, è transfert; non si può fare poesia in un luogo ristretto della dimora del proprio essere.”

“Sorridi donna” di Alda Merini è uno dei più bei canti poetici dedicati alla donna. Con la dolcezza del vocativo “donna” ed il tono deciso dell’imperativo “sorridi” la Merini esorta ogni donna a sorridere sempre, anche di fronte ai dolori ed alle sofferenze della vita. Il sorriso sarà “luce per il tuo cammino”, segno tangibile di forza, coraggio, speranza. “Sorridi sempre […] sorridi comunque”, sono parole forti, scritte da una donna per le donne, rivolte a tutte coloro che sentono di non farcela più, spingendole a non arrendersi, a non lasciarsi vincere dalle violenze subite, a non pensare di essere inferiori.

SORRIDI DONNA

Sorridi donna
sorridi sempre alla vita
anche se lei non ti sorride
Sorridi agli amori finiti
sorridi ai tuoi dolori
sorridi comunque.
Il tuo sorriso sarà
luce per il tuo cammino
faro per naviganti sperduti.
Il tuo sorriso sarà
un bacio di mamma,
un battito d’ali,
un raggio di sole per tutti.

*Che bel messaggio “Sorridi donna!”, un’esortazione che solo una donna forte e consapevole come la Merini poteva fare. Lei che certo, nella vita, ha avuto poco da sorridere eppure dà voce a questo bellissimo invito. Sa che malgrado tutta la sofferenza, il sorriso di una donna è un grande dono, una luce che può rischiarare ogni giornata, un vero raggio di sole ed oggi soprattutto servono tanti sorrisi, quindi “Sorridi donna, sempre”.

il mio paradiso, di Stefano Polo

L’amore che ho per te
è profondo come
gli abissi del mare
per te ovunque andrei
anche nell’aldilà…
Il tuo corpo profuma
d’oleandro
e questo profumo
mi entra nelle narici
dolcemente piano, piano…
Un odore divino che mi scioglie
come neve al sole…
La mia vita per te
è come appesa ad una tela
senza fili
il mio amore
è senza confini…
Tu come una visione
nel deserto appari
e il mio cuore rapisci
senza fiato mi lasceresti
ma so che non lo faresti
più dolce cosa
non ci sarebbe
amore mio

Le Voci del Mondo

Che cos’è l’empatia? Quella meravigliosa e terribile facoltà che fa percepire gli stati d’animo degli altri, quasi la disperazione o la tristezza del mondo intero. Forse questo è l’animo del poeta che coglie il sentire e lo esprime nei versi in cui tutti riescono a riconoscersi.

Mi fermo un attimo oggi
sto in silenzio,
c’è solo quella vocina
quella che sussurra sempre dentro,
quella che a volte ascoltiamo
a volte preferiamo di no.
Ma oggi mi devo fermare
perché è insistente
perché è triste…
Allora lascio che parli
e lei smarrita e sincera
detta parole e guida
la mano… sperando.
C’è tanta angoscia,
un muto pianto,
che arriva in cielo
le voci del mondo
che gridano…
e risvegliano
la voce che è in me.

Imma Paradiso

“Anime arse” di Mariantonietta Valzano

Tocca le corde dell’anima questa lirica di Mariantonietta Valzano, portando a riflettere amaramente sul destino degli ulivi del Salento, straziati dalla xylella e oserei direi dimenticati in angoli di territorio che sta perdendo una preziosa testimonianza della sua identità. Guardando, oggi, gli scheletri muti di tronchi devastati e scarnificati, viene da sedersi in un cantuccio di terra e piangere, sì piangere lacrime per confortare l’arida realtà e lavare le immagini di irrecuperabile declino. Tanto amati, gli ulivi del Salento, oro prezioso di cui orgogliosamente si sono pregiati i nostri padri e poi ancora i nostri nonni e poi ancora intere generazioni, che hanno venerato questo tesoro e ne hanno glorificato il frutto. Oggi solo tronchi nudi di foglie e braccia che implorano aiuto. Non potevo astenermi dal commentare, in maniera personalistica e istintiva, una lirica che mi ha turbato e che mi ha fatto ricordare quanta amarezza accompagni il destino degli ulivi secolari, tra l’altro ispiratori del Premio Vitulivaria, che ho voluto chiamare così proprio in nome di ulivi e viti che sono i gioielli di un Salento magico. Grazie alll’autrice e alla sua profonda e intensa sensibilità poetica per averci donato una lirica emozionante e incisiva. [Maria Rosaria Teni]

Anime stropicciate dalla tempesta
che si ergono sopra la sconfitta
tendendo il cuore a un cielo muto…
Ancora muto…
Anime arse che in solitaria
lottano e non si arrendono.
Respirano la vita intorno
per avere speranza
si nutrono di amore e solitudine
in mezzo a un prato verde
dove ancora possono trovare il seme
di quella felicità agognata
o perduta ma mai disattesa
Anime coraggiose che rinascono
dopo che si sono spogliate di tutto
e che un giorno torneranno a fiorire
di quei frutti dolci come l’amore
e profumati come la vita

 Mariantonietta Valzano
 Foto Paola Trono – Olivi straziati dalla xylella nel Salento

Ghiacciai in agonia: e il pianeta cambia la geografia,Gabriella Paci

Sempre più spesso, specie in questa estate anomala caratterizzata da temperature record  perfino nell’Artico e nell’Antartide  si parla con grande preoccupazione, dello scioglimento dei ghiacciai, la nostra riserva idrica e ambiente di ecosistemi particolari.

 Quello dello scioglimento dei ghiacciai è uno degli effetti più evidenti dei cambiamenti climatici in atto.

 Le attività dell’uomo, in particolare l’immissione in atmosfera di gas serra e altre sostanze inquinanti, stanno comportando un aumento delle temperature a livello globale e questo significa appunto riduzione drastica dei ghiacciai.

Già dagli anni 70 si era registrato un allarmante riduzione dei ghiacci ai poli ma adesso il fenomeno è diventato mondiale

Cause dello scioglimento

Secondo alcune rilevazioni condotte dalla Nasa, scompaiono ogni anno a ridosso del Polo Nord  300 miliardi le tonnellate di ghiaccio e circa 130 miliardi al Polo Sud. A questa perdita va aggiunta quella di molti ghiaccia di montagna sparsi nel mondo. I ghiacciai costituiscono il 69% di acqua dolce presente sul pianeta,ma ogni anno questa riserva è destinata a diminuire a fronte di una sempre maggiore richiesta di acqua.

Conoscere le cause può aiutare a capire come anche gli incendi,così frequenti in questa estate 2022 abbiano anch’essi un ruolo importante :

  • produzione di CO2 dalle attività umane, come trasporti, realtà industriali e allevamento;
  • deforestazione dei polmoni verdi del mondo;
  • sfruttamento di combustibili fossili per il settore energetico
  • riscaldamento globale. Si stima che la temperatura media mondiale sia cresciuta di un grado dal 1800 a oggi, dato che potrebbe attestarsi alla soglia dell’1.5 o dei 2 gradi entro il 2050.

Conseguenze

Oltre alla scomparsa di ecosistemi locali con evidenti ricadute sull’uomo ,sulla vegetazione e sugli animali, come accade con  orsi,tartarughe marine,pesci artici e foche  che già sono in difficoltà di sopravvivenza e il cui numero va scemando. 

Altre conseguenze sono:

  • aumento del livello dei mari: uno studio condotto nel 2018 dall’Università di Bristol ha rivelato che lo scioglimento completo dei ghiacci in Antartide potrebbe portare a un aumento del livello dei mari di 58 centimetri. E se questo accadesse in in Groenlandia, dove è presente una delle masse ghiacciate più estese del mondo,si potrebbe arrivare ad un innalzamento di quasi m.7,5. ùUlteriori centimetri di innalzamento potrebbero essere causati dallo scigliment dei ghiacciai delle montagne e città costiere come Viareggio o Venezia in Italia sarebbero sommerse.
  • modifiche all’albedo terrestre: la superficie bianca rappresentata da nevi e ghiacci aiuta a riflettere la radiazione solare, mantenendo le temperature stabili sulla Terra. Una riduzione di questa porzione avrebbe come primo effetto un maggior assorbimento di energia nel terreno, liberata sotto fonte di calore, per un aumento ulteriore delle temperature;
  • stravolgimenti climatici: la massa d’acqua altererebbe a usa volta il clima e le correnti cicloniche con fenomeni estremi a cui in parte già stiamo assistendo come trombe d’aria ,uragani e tropicizzazione di aree temperate o addirittura nordiche con aumento della desertificazione al centro dell’Africa e aumento degli incendi.
  • riduzione della biodiversità: Come già evidenziato ci sarebbero cambiamenti nella flora e nella fauna con migrazioni di specie marine verso zone più fredde. Conseguenze analoghe si avranno anche per le specie animali e vegetali terrestri, tra cui ad esempio i funghi , ma anche specie coltivate messi, a repentaglio dall’innalzamento delle temperature.
  • alterazione della catena alimentare: per diretta conseguenza di distruzione o cambiamento di ecosistemi,molte specie si troverebbero in difficoltà per cibarsi e questo, a sua volta ,ne provocherebbe pian piano l’estinzione propria o di specie affini.

Cosa possiamo fare ?

Lo scioglimento dei ghiacciai può essere rallentato, se ciascuno di noi opera con scelte quotidiane volte a contrastare la crisi ambientale. Sul fronte politico, i governi devono implementare misure per evitare una crescita incontrollata delle temperature. Ad esempio rispettando gli accordi di Parigi stipulati nel 2016  sul ridimensionamento delle emissioni di  gas e sostanze inquinanti

fronte personale, anche piccole azioni quotidiane potrebbero rivelarsi fondamentali per l’ambiente:

  • ottimizzare i consumi energetici per evitare sprechi, così da ridurre il proprio impatto sulle emissioni di anidride carbonica in atmosfera. Per farlo, scegliere elettrodomestici a basso consumo, sostituire vecchie lampadine con soluzioni led , evitare di lasciare dispositivi in stand-by e ridurre la temperatura di riscaldamento sul termostato di casa;
  • scegliere fonti rinnovabili per il proprio approvvigionamento energetico;
  • optare per la mobilità sostenibile per piccoli grandi e spostamenti, sia approfittando di vetture elettriche a zero emissioni, mezzi agili di spostamento urbano come biciclette e monopattini, oppure scegliendo il trasporto pubblico;
  • scegliere servizi e prodotti a chilometro zero per abbattere i costi in CO2 dovuti al trasporto e allo stoccaggio, resi ultimamente anche più costosi dall’aumento dei prezzi dei carburanti
  • puntare su un’alimentazione consapevole, basata su pietanze locali e prodotti di stagione, con riduzione del consumo di carne limitando i costi di produzione e l’inquinamento dovuti agli allevamenti intensivi.

Altre opzioni per rallentare lo scioglimento dei ghiacciai non mancano. Da oltre dieci anni, una zona del ghiacciaio del Rodano, in Vallese, viene coperta con teli bianchi appositamente pensati per schermare i raggi del sole..

Questi materiali geotessili sono molto efficaci su piccola scala, laddove si vuole ridurre lo scioglimento a livello locale per ragioni economiche,. “Tuttavia, non sono concepiti per salvare un ghiacciaio intero. I costi supererebbero i benefici economici.

  • L’iniezione di particelle di aerosol nell’alta atmosfera per aumentare la quantità di luce solare riflessa forse potrebbe rallentare la progressiva perdita dei ghiacciai, ma non fermarla. Inoltre, gli effetti collaterali a lungo termine di interventi così radicali potrebbero avere conseguenze ancor più catastrofiche .
Marmolada coperta con teli

Viaggio nella poesia italiana: Clemente Rebora

Dal mio blog https://ilmiocantopoetico.altervista.org/poeti-meno-noti-clemente-rebora/

Pur essendo un gigante della letteratura italiana del primo Novecento, Clemente Rebora rientra tra i poeti italiani meno noti ai più. Difficilmente troverete una sua poesia nelle antologie scolastiche. La sua poesia è molto influenzata dalla sua esperienza bellica avvenuta durante la prima guerra mondiale. Esperienza da cui ne uscì profondamente segnato a causa degli orrori che vide in prima persona e che visse sulla sua stessa pelle. Sopravvisse, infatti, a una ferita alla tempia causatagli dallo scoppio di una granata. Questo episodio lo colpì intensamente provocando in lui una profonda crisi psicologica. Si disse che soffriva di nevrosi da trauma. Riuscì a superare questa crisi solo grazie alla fede e alla conversione al cattolicesimo. All’età di 45 anni ricevette la cresima e qualche mese dopo decise di diventare sacerdote.

La poesia di Rebora che ha come tema la guerra è particolarmente cruda, non priva di episodi macabri tesi a sottolineare le atrocità della guerra. Lo scopo è chiaro: suscitare pietà per la povera umanità trucidata dalla ferocia della guerra.

Viatico

O ferito in fondo alla piccola valle,
avrai chiesto aiuto con molta insistenza
se tre compagni di guerra integri
morire per te che quasi più non eri vivo.
Tra melma e sangue
come un albero abbattuto
e il tuo lamento straziante continuava,
senza pietà per noi rimasti in vita
a contorcerci perché non vedevamo l’ora che finisse,
velocizza la tua morte,
tu solo puoi mettere fine a questa sofferenza,
e ti sia di conforto
nelle tue condizioni di demenza ma ancora cosciente
in questo momento di attesa della morte
l’intorpidimento della sensibilità,
ma ora devi attendere quel momento in silenzio –
grazie, fratello.

In questa poesia Rebora assiste a una scena a dir poco raccapricciante. Tre compagni assistono un commilitone gravemente ferito. Il soldato ridotto a un tronco senza gambe invoca aiuto e i suoi compagni, impotenti di fronte a quella scena e spaventati dalla paura di morire,, lo pregano di affrettare la sua morte. Può sembrare crudele ma il messaggio è chiaro: la guerra è così disumana e orribile che persino la morte messa a confronto si mostra come un’esperienza meno crudele.

Voce di vedetta morta

C’è un corpo in poltiglia
con crespe di faccia, affiorante
sul lezzo dell’aria sbranata.
Frode la terra.
Forsennato non piango:
affar di chi può, e del fango.
Però se ritorni
tu uomo, di guerra
a chi ignora non dire;
non dire la cosa, ove l’uomo
e la vita s’intendono ancora.
Ma afferra la donna
una notte, dopo un gorgo di baci,
se tornare potrai;
sòffiale che nulla del mondo
redimerà ciò ch’è perso
di noi, i putrefatti di qui;
stringile il cuore a strozzarla:
e se t’ama, lo capirai nella vita
più tardi, o giammai.

Anche in questa poesia colpiscono le immagini macabre. Un corpo morto ridotto in poltiglia nella mente del poeta ancora emette un lamento. Il suo pensiero si rivolge a chi una volta sopravvissuto in guerra, tornerà a casa. Gli chiede di non parlare di guerra a coloro che non la conoscono e di non lasciarsi prendere dalla disperazione, di non abbandonarsi, incitandolo soprattutto ad aggrapparsi alla vita, a vivere e ad amare intensamente, ma a non dimenticare coloro che sono morti in guerra ( sia dal punto di vista fisico che morale) a cui nessuno potrà mai più ridare indietro la vita.

Poesia, cibo ed Eros.

Eros e cibo vanno d’accordo su vari fronti: mangiare bene ci fa sentire più attraenti, cucinare assieme al partner è di fatto un preliminare dell’amore, in più esistono cibi che fanno bene al sesso e aiutano a stare meglio sotto le coperte. Freud è stato il primo ad associare in modo diretto questi due ambiti, poiché fame, sete, desiderio sessuale sono pulsioni istintive degli uomini e ne influenzano i comportamenti, in maniera più o meno consapevole. l’istinto di sopravvivenza ci spinge a mangiare, ma ci spinge anche a perpetrare la specie tramite la sessualità; per questa ragione il Padre della Psicoanalisi definiva “pulsioni di Autoconservazione” sia la fame, sia il desiderio sessuale ed ecco perché il legame fra sesso e cibo è molto forte e presente nella cultura di ogni popolo e in ogni epoca storica. Molti sono i punti in comune tra i due argomenti: sono piaceri intensi ed appaganti, hanno aspetto simbolico da un punto di vista sociale, nel senso che vanno praticati in compagnia (in molte Società il digiuno e l’autoerotismo sono considerate fatti negativi), sono indispensabili per la sopravvivenza e per l’evoluzione della Specie. Nella danza della seduzione il cibo e l’eros vanno a braccetto. Fin dai tempi più antichi infatti, l’uomo si è lasciato trasportare dal gusto di alcuni cibi che provocavano in lui il desiderio sessuale. Popoli, culture e civiltà diverse, hanno inventato “pozioni e filtri d’amore” per sedurre, incantare l’altro sesso e per migliorare le proprie prestazioni sessuali. Nella Bibbia si parla dei poteri della radice di mandragola, nella civiltà greca e romana tutti i più grandi poeti di quel periodo cantarono le lodi ora di questo ora di quell’alimento, ritenuto capace di esaltare le virtù amorose. Molto spesso l’appetito sessuale si trasforma in appetito di cibo. Sono due aspetti della vita profondamente legati. Cibo e sesso servono, non solo per la sopravvivenza ma soprattutto per la socializzazione e per la soddisfazione personale.
I piaceri della gola si intrecciano alla sessualità nella religione, mitologia, tradizione e nelle diverse culture.
Alcune sostanze contenute nei cibi, per le loro proprietà vasodilatatorie e migliorative dell’umore, sono senza dubbio buone alleate del desiderio sessuale. Sono i così detti cibi affrodisiaci che, favorendo il benessere generale, possono aiutare ad avere anche una buona vita sessuale e influiscono sul desiderio. Il termine afrodisiaco deriva dal nome della dea greca dell’amore e della bellezza: Afrodite. L’origine degli alimenti afrodisiaci risale fin dall’antichità, dalla cultura Egiziana, Greca, Romana, Giapponese…

Quinto Orazio Flacco è uno tra i tanti importanti poeti dell’ antica Roma che grazie alle sue opere espresse il legame tra il cibo e il sentimento: in particolare nelle sue opere emerge l’ importanza che egli attribuisce al vino, fonte di svago, spensieratezza e consolazione dalla sofferenza umana

Che infelicità
Non potersi concedere ai giochi dell’amore,
Al piacere del vino in cui si perdono gli affanni. E dover morire di paura
Alle parole sferzanti di un parente
Il figlio alato di Afrodite
Ti ruba, Neobùle, il cesto da lavoro
E la luce isolana di Ebro
Ti distoglie dall’opera di tessitura
A cui si dedica Minerva,
Quando con le spalle lucide d’olio
S’immerge nelle acque del Tevere…

Afferra l’attimo

Non chiedere, o Leuconoe, (non è lecito saperlo) qual fine
abbiano a te e a me assegnato gli dèi,
e non tentare calcoli babilonesi. Quant’è meglio accettare
quel che sarà! Ti abbia assegnato Giove molti inverni,
oppure ultimo quello che ora affatica il mare Tirreno
contro gli scogli, sii saggio, filtra vini, tronca
lunghe speranze per la vita breve. Parliamo, e intanto fugge l’astioso
tempo. Afferra l’attimo, credi al domani quanto meno puoi.

*Afferra l’attimo, trova la gioia nelle piccole grandi cose che la vita ti offre, non porti chissà quali aspettative perché vedrai il tuo tempo fuggire astioso…mangia cibi succulenti, un buon bicchiere di vino e inebriati d’amore…ed anche la cioccolata può essere un piccolo, grande piacere…

ODE ALLA NUTELLA

Tentami…
con un dito affondo
nella tua profumata morbidezza…
Già quel contatto mi inebria
e pregusto l’orgastico piacere
che riuscirai a donarmi.
Lento il dito
raggiunge la bocca,
alcova di sapori, ed è estasi!
Chiudo gli occhi
per gustarti fino in fondo
e lascio che il godimento
passi dalla lingua alla gola.
Oh Nutella mi piace possederti!

Imma Paradiso

TANTI SPETTATORI PER LA UNESCO ROAD DEL MONFRÀ JAZZ FEST 

MonJF_ Monfrà Jazz Fest VOLUME 5.0 _ ed. 2022

Instagram: monjazzfest Facebook: MonJazzFest www.monjazzfest.it

TANTI SPETTATORI PER LA UNESCO ROAD DEL MONFRÀ JAZZ FEST 

Pubblico e applausi per l’offerta di musica, paesaggio e prodotti della tradizione a cavallo di ferragosto

Tre giorni intensi e quattro concerti a cavallo di Ferragosto per il Monfrà Jazz Fest il 13, 14 e 15 agosto, che hanno attirato un pubblico più che mai contento di aver preferito le colline del Monferrato a qualche affollata località di mare. 

Il primo sabato 13 con la terrazza di Hic et Nunc di Vignale e il paesaggio al tramonto a fare da cornice al quartetto Va de Bolero, formato da Edda Pando (voce), “Cesc” Marco Franceschetti (sax), Antonio Pumpo (chitarra) e Riccardo Vigorè (contrabbasso) con un programma incentrato sull’America Latina e declinato sull’«amore che a volte fa male, ma che ti permette di risorgere» come  spiega Edda, che questa musica se la porta dentro dal Perù di cui è originaria. Un repertorio costruito, ovviamente, dal bolero ma anche dal son cubano che, attraverso testi rigorosamente in spagnolo, trasporta lo spettatore in un viaggio caldo come il vento del Sud.

“Un abbinamento decisamente romantico” commenta Ima Ganora Presidente dall’Accademia Europea d’Arte Le Muse.  Tra i pezzi proposti ‘Llorona’, divenuto celebre per essere apparso anche nel film animato Coco della Disney, ‘Esperame en el Cielo’, portato in Italia da Mina, ma anche canzoni più particolari come ‘Historia de un amor’, ‘Moliendo Cafè’ o ‘Contigo Aprendì’.  Il risultato finale è quello di un caldo e lungo abbraccio in cui tutti i sensi vengono coinvolti da un parterre sold out che ha apprezzato la dinner box e la degustazione di vini della cantina.

Il giorno dopo il Jazz è alla conquista della Valcerrina, che quest’anno ha assunto un ruolo importante in questa parte “UNESCO Road” del Monfrà Jazz Fest.   Siamo a Piancerreto nel giardino del buen retiro che fu di Armand Gattì, scrittore, drammaturgo, regista teatrale e cinematografico in quell’irripetibile momento storico culturale che fu la Francia degli anni ‘60.  Nella casa zeppa di libri e memorabilia lo ricorda la mostra fotografica di Paolo Gasparini (aperta fino al 24 agosto); fuori lo evoca il sindaco Marco Cornaglia e la musica di Andrea Rogato al pianoforte (chiamato a sostituire Alberto Gandin) e la voce Mara Panico, attraverso un coerente omaggio al cinema, che vede abbinare ogni brano a una pellicola.  Woody Allen in primis da ‘Take the A Train’ di Radio Days, a ‘Stomping at the Savoy’ di Criminali da strapazzo, ma il pubblico si accende di ricordi anche per ‘Via con me’ in French Kiss, o con la citazione di ‘Fly me to the moon’ in Wall Street.  Davvero un bel modo per ripassare il mondo della celluloide con una voce straordinariamente espressiva, capace di trasformarsi in un sussurro o in un ruggito o diventare incredibilmente sexy quando esegue ‘Why don’t you do right’ resa immortale dall’interpretazione di Jessica Rabbit. Il pubblico, seduto letteralmente in ogni angolo del giardino, ne è conquistato. 

Dopo la merenda sinoira della Pro Loco di Piacerreto ci si sposta di pochi chilometri a Mombello. Accolti dal sindaco del comune Augusto Cavallo e da Roberto Imarisio, proprietario dell’azienda la Cantinetta e di un magnifico balcone sulle colline. Mentre il pubblico immancabilmente degusta vini e specialità locali si esibiscono Gege Picollo alla chitarra e Laura Tartuferi alla voce.  Insieme imbastiscono un viaggio che comincia alla radici del Jazz, con la voce di Laura che evoca un coro gospel di una chiesa del Mississippi, per poi seguire le suggestioni di Billie Holiday, Nina Simone, Ray Charles e arrivare persino ai giorni nostri e ai Jackson Five, in una serata confidenziale e intima (inteso come senso di amicizia, il pubblico è numeroso) tutta da godere come un buon calice di vino rosso. 

La tre giorni no-stop del Monfrà Jazz Fest si è conclusa con la “conquista” monferrina della Fortezza di Verrua Savoia, una rocca che per secoli ha avuto una importanza strategica per controllare l’accesso verso il suolo d’Aleramo. Oggi per fortuna non ci sono più belligeranti, ma un panorama a 360 gradi sul Po e le colline, reso ancora più suggestivo dalle luci del tramonto.

Uno sconfinamento che si è reso possibile grazie alla collaborazione iniziata quest’anno con l’associazione La Rocca che ha organizzato la serata con visite guidate alla Fortezza e merenda sinoira sulla terrazza più alta del complesso e il concerto. Come ha spiegato Ima Ganora a un pubblico decisamente numeroso “E’ un concerto a cui noi teniamo tantissimo perché dedicato a un grande nostro amico e a un grandissimo musicista, Gigi Di Gregorio che era solito festeggiare il ferragosto con un concerto jazz e a noi piace ricordarlo così”.

Maurizio Santagata che è stato collega di Gigi nella scuola ha ricordato la figura di Di Gregorio anche per il suo lavoro come insegnante di sostegno specializzato in scienze motorie. “Gigi era una persona sempre sorridente, pieno di energia e capace di affrontare le difficoltà della scuola con ottimismo. E’ stato capace di portare delle innovazioni nel modo della scuola creando un particolare spazio d’incontro tra i ragazzi normodotati e quelli un pochino ‘speciali’ a cui lui soprattutto si dedicava e in cui tutte le potenzialità venivano fuori. Uno spazio bellissimo in cui ciascuno poteva trovare la sua dimensione e che ha ottenuto riconoscimenti da parte del Ministero dell’Istruzione”. 

E poi a evocare Gigi è stata la musica: Marco Puxeddu alla batteria, Giorgio Allara al contrabbasso, Massimo Minardi alla chitarra e Frank Taschini al sassofono hanno condiviso con Gigi non soltanto tante volte il palco ma anche risate e chiacchiere.  Di Gregorio è stato protagonista anche nei brani: tanti quelli composti da lui come ‘Words to the wind’ e ‘Eyes and colors’, quando al quartetto si è aggiunto un altro amico di Gigi, il musicista Alberto Varaldo con la sua armonica a bocca digitale. Anche la chiusura è stata affidata a una composizione di  Gigi Di Gregorio ‘Sorry for yesterday’  che ha per incipit un assolo di sax molto toccante…Così come la consegna,  al termine della serata, della maglietta del Fest alla moglie di Gigi,  Silvia. 

Ultimo concerto agostano per il Monfrà Jazz Fest giovedì 25 agosto alla Birreria Moonfrà di Casale, con il duo formato da  Gabriele Guglielmi alla voce e Gege Picollo alla chitarra per una concerto interamente dedicato a Cole Porter (info e prenotazioni: birreria Moonfrà, tel. 0142.234234 info@birrificiomoonfra.com).

 Poi dai primi giorni di settembre il ritmo del Fest si farà ancora più serrato.  

Si è aperto in “Sol”, di Rosalba Di Giacomo

Si è aperto in “Sol”, di Rosalba Di Giacomo

Si è aperto in “Sol” 

il mio cuore

come il canto soave del violino. 

È questa la chiave

che porta alla bellezza 

alla melodia del sentire. 

Saremo pure giunchi

nel vento della vita,

ma accordiamone

il suono. 

Suoniamo insieme

quell’unica melodia

che ci appartiene e felici

ci rende. 

Abbiamo lasciato da tempo

l’isola del silenzio

dove le ore filavano i giorni e gli anni.

Ora siamo nei solchi tracciati

dall’ultimo vento. 

Facciano che sia suono,

che sia bellezza ed armonia 

che sia essenza dell’anima

mentre scorriamo

col tempo che fugge.

Rosalba Di Giacomo

La tela è espressione artistica

della mia amica Rosa Scalise

A lei il mio “Grazie” 

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 Rosa Scalise

L’amore saffico nell’antica Grecia

Saffo (in greco antico: Σαπφώ, Sapphó o Sapfó; Eresos, 630 a.C. circa – Leucade, 570 a.C. circa) è stata una poetessa greca antica. Saffo era originaria di Eresos, città dell’isola di Lesbo nell’Egeo; le notizie riguardanti la sua vita sono state tramandate dal Marmor Parium, dal lessico Suda, dall’antologista Stobeo, e da vari riferimenti di autori latini (come Cicerone e Ovidio). Nacque in una famiglia aristocratica che fu coinvolta nelle lotte politiche tra i vari tiranni che allora si contendevano il dominio di Lesbo (tra cui Melancro, Mirsilo e Pittaco); per una decina di anni Saffo seguì la propria famiglia in esilio in Sicilia, probabilmente a Siracusa o ad Akragas. Successivamente ritornò a Ereso, dove fu direttrice e insegnante di un tiaso, sorta di collegio in cui veniva curata l’educazione di gruppi di giovani fanciulle di famiglia nobile, incentrata sui valori che la società aristocratica di allora richiedeva a una donna: l’amore, la delicatezza, la grazia, la capacità di sedurre, il canto, l’eleganza raffinata dell’atteggiamento.Ebbe tre fratelli, Larico, coppiere nel pritaneo di Mitilene, Erigio, di cui si conosce solo il nome, e Carasso, un mercante, che, secondo quanto emerge dalle poesie di Saffo, durante una missione in Egitto, si sarebbe innamorato di un’etera, Dorica, rovinando economicamente la propria famiglia.La Suda dice che Saffo sposò un certo Cercila di Andros, nota probabilmente falsa e tratta dai commediografi; dal marito ebbe comunque una figlia di nome Cleide a cui dedicò alcuni teneri versi. Gli antichi furono concordi nell’ammirare la sua maestria: già nell’antichità Saffo, a causa della bellezza dei suoi componimenti poetici e della conseguente notorietà acquisita presso gli ambienti letterari dell’epoca, fu oggetto di vere e proprie leggende, la sua poesia divenne paradigma dell’amore omosessuale femminile, dando origine al termine “saffico”. È noto che la poetessa nutrisse per le fanciulle che nel tiaso educava alla musica, alla danza e alla poesia un amore omosessuale: secondo la tradizione, fra l’insegnante e le fanciulle nascevano rapporti di grande familiarità, talora anche sessuale. Probabilmente il fatto va inquadrato secondo il costume dell’epoca, come forma prodromica di un amore eterosessuale, cioè una fase di iniziazione per la futura vita matrimoniale. Tale pratica non era affatto immorale nel contesto storico e sociale in cui Saffo viveva: infatti, per gli antichi Greci l’erotismo – che si teneva strettamente lontano dalla pedofilia tutelando i bambini d’ambo i sessi che non avessero compiuto una certa età da figure estranee – si faceva canale di trasmissione di formazione culturale e morale nel contesto di un gruppo ristretto, dedicato all’istruzione e alla educazione delle giovani. La poetica di Saffo s’incentra sulla passione e sull’amore per vari personaggi e per tutti i generi. Saffo compose degli epitalami, struggenti canti d’amore per le sue allieve destinate a nozze e questo ha lasciato supporre un innamoramento anche con componenti sessuali. La data della morte di Saffo non è ufficialmente nota ed è stata attestata attorno al 570 a.C. Probabilmente la poetessa ha raggiunto la vecchiaia, intuizione avuta leggendo alcuni versi in cui parla del decadimento fisico.

Saffo, nei suoi versi esalta le donne amate: dedica i suoi componimenti raffinati ed eleganti alle ragazze di cui si innamora,
talvolta non ricambiata. Le destinatarie delle sue parole sono allieve della sua scuola, alle quali la poetessa dell’isola di Lesbo insegnava la musica e la danza, giovani donne che fanno mancare il respiro a Saffo. Tra le
sue poesie d’amore più celebri ricordiamo Tramontata è la luna, nella cui traduzione si cimentò anche Salvatore Quasimodo.

Tramontata è la luna

Tramontata è la luna
e le Pleiadi a mezzo della notte;
anche giovinezza già dilegua,
e ora nel mio letto resto sola.

Scuote l’anima mia Eros,
come vento sul monte lo
che irrompe entro le querce,
e scioglie le membra e le agita,
dolce amara indomabile belva.

Ma a me non ape, non miele;
e soffro e desidero

*L’amore quando è vero ed intenso ti scuote e ti agita specialmente di notte, quando il silenzio acuisce i desideri…da sempre i poeti cantano il sentimento d’amore in tutte le sue forme..e Saffo è la poetessa simbolo della letteratura greca

L’ESSERE nulla, di Stefano Polo

Ti senti perso dentro quella buia stanza
vedi solo un muro, tristezza,
sensazione di vuoto dentro il cuore
di un arido gelido, come un campo incolto
e un buio tetro dentro il tuo animo
e gli occhi spenti come una sigaretta
nel portacenere appena posata…
Ma un giorno nel tuo cuore
il sole tornerà a splendere di nuovo
la vita in te tornerà a galla
e l’essere nulla, quella gelida sensazione
mai più tornerà
un sorriso largo come il cielo stellato
spunterà dal tuo viso
e vedrai nel tuo specchio riflesso
il tuo essere rinato… 

PIAF 2022 – incontro con gli artisti

Incontro con l’arte

WITERS CAPITAL FONDAZIONE INTERNAZIONALE

Sessione di streaming internazionale del Panorama Internazionale Arti Festival 2022.
ITALIA – SPAGNA – IRAN – FRANCIA – VENEZUELA
21 agosto 2022 alle 18:00 (Italia)

Coordinazione
JOAN JOSEP BARCELO. Consigliere capo
FILIPPO PAPA. Capo Coordinatore Giovani
ELISA MASCIA. Comitato Organizzatore

Artisti ospiti
MICHELE BIGLIOLI (Italia)
STEFANO BIGLIOLI (Italia)
MARILYNE BERTONCINI (Francia)
ELHAM HAMEDI (Iran)
IRMA BACCI (Italia)
RICCARDO GAFFURI (Italia)
DARLINE JOSEFINA DE ACURERO (Venezuela)
MARIELA PORRAS SANTANA (Venezuela)
GINA BONASERA (Italia)
LETIZIA CAIAZZO (Italia)

PREETH NAMBIAR
Presidente Writers Capital International Foundation
IRENE DOURA-KAVADIA
Coordinatrice capo del programma


WRITERS CAPITAL INTERNATIONAL FOUNDATION

International Streaming Session of Panorama International Arts Festival 2022.
ITALY – SPAIN – IRAN – FRANCE – VENEZUELA
21 August 2022 at 6:00pm (Italy)

Coordination
JOAN JOSEP BARCELO. Chief Advisor
FILIPPO PAPA. Chief Youth Coordinator
ELISA MASCIA. Organising Committee

Guest Artists
MICHELE BIGLIOLI (Italy)
STEFANO BIGLIOLI (Italy)
MARILYNE BERTONCINI (France)
ELHAM HAMEDI (Iran)
IRMA BACCI (Italy)
RICCARDO GAFFURI (Italy)
DARLINE JOSEFINA DE ACURERO (Venezuela)
MARIELA PORRAS SANTANA (Venezuela)
GINA BONASERA  (Italy)
LETIZIA CAIAZZO (Italy)

PREETH NAMBIAR
President Writers Capital International Foundation
IRENE DOURA-KAVADIA
Chief Programme Coordinator


FUNDACIÓN INTERNACIONAL DE ESCRITORES CAPITAL

Sesión Internacional de Streaming del Festival Internacional de las Artes Panorama 2022.
ITALIA – ESPAÑA – IRÁN – FRANCIA – VENEZUELA
21 agosto 2022 a las 18:00 (Italia)

Coordinación
JOAN JOSEP BARCELÓ. Asesor principal
PAPÁ FILIPPO. Coordinador Jefe de Jóvenes
ELISA MASCIA. Comité Organizador

Artistas invitados
MICHELE BIGLIOLI (Italia)
STEFANO BIGLIOLI (Italia)
MARILYNE BERTONCINI (Francia)
ELHAM HAMEDI (Irán)
IRMA BACCI (Italia)
RICCARDO GAFFURI (Italia)
DARLINE JOSEFINA DE ACURERO (Venezuela)
MARIELA PORRAS SANTANA (Venezuela)
GINA BONASERA (Italia)
LETIZIA CAIAZZO (Italia)

PREETH NAMBIAR
Presidente Fundación Internacional Writers Capital
IRENE DOURA-KAVADIA
Coordinadora jefe de programas

artistas

delmondo

piaf2022

artlife

sculptures

WRITERS CAPITAL INTERNATIONAL FOUNDATION

International Streaming Session of Panorama International Arts Festival 2022.
ITALY – SPAIN – IRAN – FRANCE – VENEZUELA
21 August 2022 at 6:00pm (Italy)

Coordination
JOAN JOSEP BARCELO. Chief Advisor
FILIPPO PAPA. Chief Youth Coordinator
ELISA MASCIA. Organising Committee

Guest Artists
MICHELE BIGLIOLI (Italy)
STEFANO BIGLIOLI (Italy)
MARILYNE BERTONCINI (France)
ELHAM HAMEDI (Iran)
IRMA BACCI (Italy)
RICCARDO GAFFURI (Italy)
DARLINE JOSEFINA DE ACURERO (Venezuela)
MARIELA PORRAS SANTANA (Venezuela)
GINA BONASERA (Italy)
LETIZIA CAIAZZO (Italy)

PREETH NAMBIAR
President Writers Capital International Foundation
IRENE DOURA-KAVADIA
Chief Programme Coordinator

https://instagram.com/stories/filippopapa_official/2906918394449229696?igshid=MDJmNzVkMjY=

http://nonsolopoesiarte.art.blog/2022/08/17/incontro-internazionale-con-artisti-del-festival-piaf-2022/

http://alessandria.today/2022/08/17/incontro-con-artisti-del-festival-mondiale-piaf-2022-arti/

Marco Piemonte

Per ti spaccio l’intervista ho l’emozione di presentare Marco Piemonte, fotografo dell’anima

Date: 17 agosto 2022Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

Marco Piemonte

articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM

Abbiate cura di incontrare chi non sta nel mezzo. Cercate gli esseri estremi, i deliri, gli incanti. Franco Arminio.

Marco Piemonte

Tutti gli incontri che si fanno o si cercano sono conoscenze reciproche, se lo fai in modo gratuito e generoso, ogni persona ti lascerà qualcosa di prezioso di se. Prima di raccontarvi di lui, perchè è notevole, vorrei io dire qualcosa di Marco Piemonte. E stato come dire, un incontro poetico, nel senso che le sue foto nei testi di uno splendido poeta romanesco che si chiama Luca Passeri. Foto rigorosamente in bianco e nero e le stesse, pura poesia.

foto di Marco Piemonte


Marco Piemonte ha vinto il ” best photos of the year nel Las Vegas contest” nel 1998. Nel 2003 espone all’Art Gallery di Chicago, nella Gallery of fashion di Sidney. Ha collaborato e collabora con Burberry’s, Prada e tanti altri marchi famosi come Gucci, Calzedonia, e tanti altri, e le sue foto su riviste come Cosmopolitan, Max e Life, National Geographic, insomma un elenco lungo. Su google trovi poco e niente di Marco Piemonte, lui un uomo schivo, dedito alla sua passione che non è solo lavoro, ma la sua vita. Marco Piemonte è un bravissimo fotografo di moda e poche attrici mancano all’appello, Jennifer Aniston , Charlize Theron, Danni De Vito, tantissimi altri.

foto di Marco Piemonte


Lui è un uomo d’arte, lui immortala gli istanti, questi istanti diventano poesia. Ama il bianco e nero, le sue foto hanno quell’atmosfera magica degli anni quaranta, Humphrey Bogart, Lauren Bacall, non so perchè, ma è come ritornare indietro in quell’atmosfere fumose, dove si amava appassionatamente, o si viveva appassionatamente. Lui fotografa il tempo, lo manipola e tu vorresti entrare nelle sue foto, senza chiedere permesso. Magari solo per accompagnare o seguire quel qualcuno che si allontana, da solo sotto la pioggia, sul ponte di Brooklin. Le sue foto sono pitture in chiaro scuro, dove spesso viene adoperato il carboncino,
e vorresti una parete tutta cosi.

foto di Marco Piemonte

Perchè lui gli istanti li rende immortali, magici, atmosfere, nonostante tutto, calde, enigmatiche. Le sue foto raccontano, Marco Piemonte, non dice di se, parlano le sue foto, le sue emozioni in bianco e nero e se a colori, i colori caldi ,ocra, atmosfere gialle, luminose.

foto di Marco Piemonte

La macchina fotografica è il prolungamento della sua anima, delle sue intuizioni, che lo fanno restare ore sotto la pioggia per un solo scatto magico.

foto di Marco Piemonte


In una pozzanghera lui fotografa la porta del paradiso,

foto di Marco Piemonte

gioca con le luci, mani che raccontano, sensazioni emotive in un semplice trucco da clown.

Ogni foto una storia, una storia in una foto, una panchina, un lampione, una scarpetta da punta, una scala senza destinazione…
Cosa so di Marco Piemonte? in realtà nulla, ma lui è ciò che è dietro l’obbiettivo, immenso , profondo nella sua arte, si svela foto dopo foto e cosi racconta di se.

Foto di Marco Piemonte


Marco Piemonte un romano metà italiano, metà di origine scozzese, un connubio di uomo artista, ma anche di visioni forti, selvagge, tradizionali.
Nella sua vita, è stato un pò di tutto, attore, cantante, per poi approdare all’arte fotografica, per cui ha un naturale talento. I grandi fotografi, vedono dove gli altri non guardano, loro guardano cose che a noi sfuggono. La fotografia è pura emozione, come una musica, una poesia, un balletto, un opera d’arte. Nelle sue foto io sento Louis Amstrong, Frank Sinatra, Gene Kelly che balla e canta ” singing in the rain”. Quindi ha importanza chi sia lui? Ammiriamo le sue foto, cosi lo scopriamo! Marco Piemonte,discreto, timido, riservato, le sue foto sono lui, lui è le sue foto. Lui è un cacciatore di istanti a cui spara una foto.
Il grande Bresson dice ”fotografare è trattenere il respiro, quando tutte le facoltà convergono per catturare la realtà fugace, E in quel preciso momento che padroneggiare un immagine diventa una grande gioia fisica e intellettuale”. La mia ultima citazione è per Marco Piemonte, per la sua predilezione nel bianco e nero.

Gwyneth Paltrow
Todd’s
Marco Piemonte photographer


Il colore dedrammatizza…il bianco e nero è più carico di sensi. ( Jean Baudrillard).
Il bianco e nero una scatola che puoi aprire per vedere l’infinità dei colori che contiene.
” Io sono quello che scatto, ogni volta mi immedesimo, la foto è l’istante, l’universo di un film. Devo sempre cogliere quell’inquadratura che mi permetta di attraversare il tempo, di finalizzare lo scatto in qualcosa di godibile e non banale, c’è poesia e fantasia in ogni momento e situazione della giornata. La mia foto è cresciuta con me. ”Marco Piemonte.

foto di Marco Piemonte
  • Sono incantata da queste parole, il suo talento, è un talento del cuore, un artista degli attimi, che lui rende eterni. Tu parli di psicologia fotografica, cosa significa questa cosa?-

Per me vuol dire creare un rapporto di empatia con il soggetto da fotografare ma non è sufficiente. Cerco di creare una sorta di intimità, di confidenza affinchè io possa ottenere il meglio, dal soggetto.Una simbiosi in cui la modella o il modello possano esteriorizzare la loro parte latente, quella parte che non sanno di possedere e che io tiro fuori. Come se fossero materiale grezzo, che io ripulisco per farli brillare. Se devo fotografare un talento nuovo, cerco di creare già da almeno un paio di settimane prima, una sorta di contatto, in modo che possa fidarsi e diventare il prolungamento del mio obiettivo. Molto importante è la sensualità del soggetto, da alla foto un aspetto tridimensionale e qualcuno ha detto che io riesco a far uscire l’anima dalle foto.

foto di Marco Piemonte
  • Le tue foto raccontano. Ma raccontaci come è capitato che tu arrivassi a regalarci queste emozioni. –
Foto di Marco Piemonte

Le mie fortune risalgono all’età di 18 anni, anche se già da prima, sfruttando la notorietà televisiva di mia sorella che fu l amata Susanna tutta panna dei formaggini, ebbi la fortuna di essere scelto per la pubblicità dell’algida come campagna pubblicitaria cartellonistica che rimase pet circa 3 anni. In quel tempo io mi sentivo un cantautore e riuscii anche a farmi produrre un 45giri sotto etichetta Durium e a fare quattro concertini.. il primo al teatro delle Muse, due al teatro Olimpico e l ultimo al teatro. Manzoni, per poi capire che studiare, lavorare e cantare non erano molto conciliabili e quindi deciso di lasciare l attività meno probabile…ma nel frattempo avendo conosciuto Fabrizio Ferri, fotografo molto famoso che aveva scattato per algida appunto virai il mio lato artistico dal canto alla fotografia….un caso quindi.
Quindi quando andai a Milano per un corso di marketing presso la MC Ericsson, produttrice degli spot algida, Fabrizio mi invitò a vedere il suo super studio (così è chiamato) che era iper tecnologico… E da lì iniziai a scattare sotto la sua guida ed a sviluppare un mio modo di vedere attraverso l obbiettivo. Ho sempre avuto una sensibilità per le arti, pensavo fosse il canto, poi è diventata la foto. Chi ama l’arte, ama vivere in un suo mondo parallelo, fatto di fantasia, per me è sempre stata tutto. Non so dove posso ancora arrivare, ma sono felice di ciò che ho e faccio.

foto di Marco Piemonte
  • So che suoni anche il sax, non finisci mai di sorprendere! Tu dici che solamente un artista può vivere due volte. Questa frase veramente profonda, vorrei che tu mi spiegassi, perchè solo un artista può vivere due volte?-
foto di Marco Piemonte

La frase aveva un duplice significato. Il primo è generalizzato per il semplice fatto che l artista agisce come un medium che si connette ad una dimensione a pochi accessibile,… quindi vive due vite parallele, ha e assume due sensibilità! Deve forzatamente dividersi tra due mondi energicamente lontani.
La seconda è più introspettiva e personale e si riferisce ai tradimenti subiti durante la vita non considerando quelli di coppia ma di amicizie e collaborazioni.

foto di Marco Piemonte
  • Nella tua vita hai realizzato tutto ciò che desideravi, sei stato capace di diventare un grande artista, le tue foto hanno occhi, mani, odori, emozioni, ora ti vorrei chiedere se hai un sogno nel tuo cassetto, traboccante di cose stupefacenti!-
Penelope Cruz
A Woody Allen ‘movie
Marco Piemonte photographer ©

Il sogno nel cassetto non è nato da tanto… Gli altri che avevo li realizzati con un po’ di fortuna… Da un po’ di anni sento il bisogno personale di voler insegnare quello che sono riuscito a raccogliere durante la mia strada, metterlo a disposizione e vedere crescere nuovi artisti felici. Quindi il mio sogno, molto fantasioso questa volta, sarebbe quello di andare ad insegnare in un college le mie materie, un po’ come in quel film di Hugh Grant, con un titolo italiano idiota, professore per amore, che ho trovato bellissimo e calzante. Se vedi il film vedi il mio sogno.

foto di Marco Piemonte

Io ti ringrazio Marco Piemonte per la tua disponibilità, sono rimasta sorpresa per la tua umiltà, il tuo essere profondamente umano e sensibile. Le qualità, indiscutibili, di un grande artista.

foto di Marco Piemonte

Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM

foto di Marco Piemonte
foto di Marco Piemonte
foto di Marco Piemonte
foto di Marco Piemonte
foto di Marco Piemonte