X Agosto, storia di un assassinio

Il dieci agosto si festeggia San Lorenzo Martire, morto a Roma ma ricordato con grande fervore in tutta Italia. Visse nel III secolo e fu ucciso a 33 anni, il 10 agosto del 258 dopo Cristo, perché sorpreso a celebrare l’eucarestia. Sarebbe stato bruciato sui carboni ardenti e secondo la leggenda le stelle cadenti sarebbero il richiamo dei lapilli del fuoco che bruciarono il Martire. X Agosto è anche uno dei componimenti più emozionanti e strazianti mai scritti dall’autore Giovanni Pascoli, inclusa in Myricae. In questa poesia, ripercorre la notte di San Lorenzo del 1867, data in cui suo padre venne assassinato senza una vera e propria spiegazione. Due storie, due delitti.

Ruggero Pascoli (Ravenna, 24 marzo 1815 – Savignano di Romagna, 10 agosto 1867) è stato il padre del poeta Giovanni Pascoli, amministratore della tenuta “La Torre” dei principi Torlonia, assassinato, ufficialmente da ignoti, nel 1867. L’omicidio, che fu opera probabilmente di criminali ed estremisti politici, influì pesantemente sulla psicologia del futuro poeta. La sera in cui venne assassinato, il 10 agosto 1867, Ruggero stava tornando a casa da Cesena quando, all’altezza di San Giovanni in Compito, presso Savignano, venne ucciso con una fucilata sparata da due sicari ignoti, appostati lungo la strada; morì sul colpo e il carretto, con la spaventata cavalla, proseguì ancora da solo per un tratto, trasportando il corpo di Ruggero; la Romagna era allora una terra difficile e in alcune zone imperversava il brigantaggio. Il magistrato che diresse l’inchiesta indagò due agitatori politici di Cesena, in realtà due criminali comuni gravitanti intorno ai movimenti di sinistra per interesse, Luigi Pagliarani detto Pajarèn e soprannominato Bigeca o Bigecca e Michele Della Rocca, che furono però prosciolti. Il delitto, che Pascoli rievocò in molte altre liriche, tra cui X agosto, rimase impunito per una diffusa omertà e venne archiviato dalla magistratura, dopo ben tre processi, come “commesso da ignoti”. L’infanzia segnata del giovane Pascoli fu resa ancor più traumatica dalla perdita della madre Caterina, venuta a mancare l’anno seguente (1868) di crepacuore.

San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.

Ritornava una rondine al tetto:
l’uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena de’ suoi rondinini.

Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell’ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:
l’uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono.

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh!, d’un pianto di stelle lo innondi
quest’atomo opaco del Male!

*Lirica drammaticamente struggente. Le stelle cadenti di S.Lorenzo sembrano piangere in eterno sul male che inonda il mondo. In tutti i tempi, in qualunque luogo si consumano ancora delitti, ingiustizie, guerre, piccole e grandi cattiverie a cui le stelle assistono impotenti commiserandoci.

10 Agosto,Gabriella Paci

Viaggiamo tutti con l’illusione

 del desiderio

o della speranza

e cerchiamo in un angolo di cielo

una stella cadente

che ci faccia da salvagente

nel mare profondo delle

delusioni.

Volgiamo lo sguardo lassù

dove tante stelle sono forse

gli occhi di chi abbiamo

amato e che ci ha lasciato,

chiedendo nella notte magica

 dei sogni,un segno

che sia sillaba di luce

scesa sulla terra…

Leghiamo alle scie luminose

fili di speranza per notti

di pace che ci cullino in sogni

di ritrovate chimere  di altri

passi, lontani dalle brume

di giorni senza albe….

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Ambasciatrice della Pace UPF – Argentina

Alicia Antonia Muñoz Verri, Guainy

La poetessa, scrittrice, attrice, presentatrice radiofonica e televisiva Alicia Antonia Muñoz Verri, in arte Guainy, dell’Argentina è stata nominata  Ambasciatrice per la Pace UPF Argentina.
Per il legame Italia – Argentina e viceversa in un abbraccio mondiale rendiamo omaggio, tramite la cara amica Guainy, a tutte le persone che nel mondo sono operatrici della Pace Universale della quale tutti siamo consapevoli di quanto sia essenziale oggi in modo speciale.
Elisa Mascia

Ciao cari colleghi. Vorrei che ti unissi a noi. Orgogliosa di essere stata scelta Ambasciatrice  di Pace da UPF. Sarebbe un onore per me se foste con noi.

Sarà presente la nostra cara Ambasciatrice di Pace Norma Mirta Pompilio! LA MIA Madrina. Abbracci

Guainy

Congratulazioni.  Questo onore è ben meritato per tutto ciò che fai per le arti, per la tua poesia umanistica e per come ci presenti con tanta gioia traboccante.
Maestra Ester Abreu Vieira de Oliveira

Cara amica Guainy, ti ho sempre detto che trasmetti la generosità della tua anima che riponi nella poesia e in tutta l’arte. Tutto ciò che facciamo nella nostra vita è essenziale, sei dono generoso e tu sempre lo fai elargendo emozioni, è evidente.
Elisa Mascia

La poeta, escritora, actriz, presentadora de radio y televisión argentina Alicia Antonia Muñoz Verri, alias Guainy, ha sido nombrada Embajadora de Paz de la UPF Argentina.
Por el vínculo Italia – Argentina y viceversa en un abrazo global rendimos homenaje, a través de nuestra querida amiga  Guainy, a todas las personas en el mundo que son operadores de la Paz Universal de la que todos somos conscientes cuán esencial es hoy en una manera especial.
Elisa Mascia

Hola queridos compañeros. Desearía que nos acompañen. Orgullosa de haber sido elegida Embajadora de la Paz por UPF. Sería un honor para mí, que estén con nosotros. Estará presente Nuestra queridaj Embajadora de la Paz ¡ Norma Mirta Pompilio! MI MADRINA. Abrazos

Guainy

Enhorabuena. És muy merecido ese honor por todo lo que usted hace por las artes por su humanística poesia y por todo como usted presenta a nodotros con esa debordante alegria.
Maestra Ester Abreu Vieira de Oliveira

Querida amiga, siempre te he dicho que transmites la generosidad de tu alma que colocas en la poesía y en el arte toda. Todo lo que hacemos en nuestras vidas es esencial, ser regalo generosamente, y siempre Guainy lo haces, se percibe.
Elisa Mascia

http://nonsolopoesiarte.art.blog/2022/08/09/ambasciatrice-della-pace-upf-argentina/

Guainy – Ambasciatrice della Pace UPF – Argentina

‎NOTTE DI STELLE CADENTI

Il sogno è nato con l’uomo o l’anima forse è solo fatta di sogno, soffocata da mille pensieri ecco che prende il sopravvento solo di notte. Nelle anime poetiche quest’anima è più viva e fa volare. Nella magica notte delle stelle cadenti lasciamo parlare la favola antica e cerchiamo una stella cadente a cui legare i nostri desideri.

Notte di stelle cadenti
Notte di desideri
espressi ed infranti.
Uno per ogni stella che cade
uno per ogni cuore che spera.
Arrivano lassù come preghiere
se c’è qualcuno che le raccoglie.
Ognuno, in questa notte speciale
alza il viso alla ricerca
della sua scia luminosa
inseguendo un sogno.
Desideri, speranze,
domande che cercano,
fin dagli albori,
risposta nella magia
che offre l’universo.

Imma Paradiso

“Poesie di meditazione”. Yoga e parole per abitare la propria essenza

“Poesie di meditazione”. Yoga e parole per abitare la propria essenza

«Poesia è percepire l’incanto, sia esso di gioia o di sofferenza; è la pura energia vibrante della vita, che si manifesta in varie forme: la parola è energia, il pensiero è energia, e il corpo è lo scrigno sacro che abbiamo in questa vita». Con queste parole, l’autrice Elisabetta Valla, architetto originaria di Parma ma che, attualmente, vive a Reggio Emilia, descrive il senso dei versi che compongono la sua opera “Poesie di meditazione”, pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti editore. Già il titolo suggerisce l’attività che la poetessa pratica e insegna, ossia hatha yoga (basato su una serie di esercizi psicofisici) e meditazione. Questo «consente di intensificare il rapporto con la parola, per offrire uno spunto che sia leggero, comprensibile e trasmissibile, portabile nel corpo. Lo yoga apporta purificazione, pulisce ciò che ci impedisce di esprimerci per quello che siamo nel profondo, senza preconcetti. E la poesia fa altrettanto, per chi la scrive e per chi la sente vicina a sé». Si instaura, così, un rapporto tra parole e pensieri, poesia e meditazione, corpo e anima. «Scriviamo quello che siamo».

«Spesso – racconta Elisabetta Valla – si tende a pensare che la meditazione sia una forma di distacco dal mondo, di sospendere il pensiero. Tuttavia, diventa un modo molto personale di “tornare a casa”, di ricordarci e ricongiungerci con la parte più profonda di noi. E’ una crescita. Un percorso. Queste intuizioni hanno preso forma nelle poesie che ho scritto, in un momento in cui il mio rapporto con la meditazione era molto intimo. In  parte raccontano le esperienze vissute durante la pratica, altre non avrebbero potuto essere mai trasferite sulla carte senza. L’essere nello yoga è anche accettare che cambiamo, valorizzare i nostri talenti».

«Elisabetta Valla – scrive il candidato al Premio Nobel Hafez Haidar nella Prefazione – trasmette ai nostri cuori versi di alta poesia e musicalità, intrisi di fantasia, amore e raffinata saggezza, attingendo con maestria ai colori di madre natura, sua dea ispiratrice. Ogni colore rispecchia bellezza ed armonia, fascino e mistero».

Parola dopo parola, emerge il rapporto con il passare del tempo. Il senso di essere in questa vita. La prospettiva con cui si guarda all’esistenza. L’amore. La bellezza. La natura. Ma anche la morte. La variegata e talvolta imprevedibile fluttuazione dell’animo tra i pensieri, i sentimenti, le emozioni. Un senso profondo espresso attraverso la sintesi – con frasi brevi, evocative e poche parole – e la visualizzazione. «Mi piace scrivere per immagini – spiega l’autrice -. E’ il modo che ad oggi mi sembra emergere con più enfasi e chiarezza». Abitare la propria essenza diventa, dunque, l’obiettivo della parola tradotta in versi in questa opera. «Ciò che vorrei trasmettere al lettore – afferma la poetessa – è il valore dell’ascoltarsi e di lasciarsi ispirare: ognuno è creativo e può manifestarlo in infiniti modi. In ogni cosa che fa. E di sentirsi parte della Natura».

Federica Grisolia

(Vincenzo La Camera – Agenzia di Comunicazione)

MONFRÀ JAZZ FEST, GLI APPUNTAMENTI DI AGOSTO

MONFRÀ JAZZ FEST, GLI APPUNTAMENTI DI AGOSTO

Cinque concerti in giro per il Monferrato e non è ancora finita: a settembre si ricomincia 

Non si ferma nemmeno ad agosto il Monfrà Jazz Fest. Partito ai primi di giugno, dopo una ventina di appuntamenti continua a proporre anche attorno a Ferragosto una serie di rinfrescanti “concerti cartolina”. Una formula che abbina paesaggio, prodotti tipici locali e naturalmente tanta musica, con gruppi e nomi estremamente interessanti. Come ha spesso detto Ima Ganora presidente de Le Muse Accademia Europea d’Arte e creatrice del Fest “E’ una manifestazione tutta da gustare”, in ogni senso e con tutti i sensi.   

Le date sono sabato 13 agosto alla cantina Hic et Nunc di Vignale con il quartetto Va de Bolero, domenica 14 agosto a Piancerreto di Cerrina con il duo formato da Alberto Gandin, Mara Panico in “Omaggio al cinema” che sarà anche un omaggio al drammaturgo, scenografo e regista francese Armand Gatti, mentre la sera ci si trasferisce a La Cantinetta Resort di Mombello per ascoltare il duo TartuferiPicollo. Lunedì 15 agosto il Monfrà Jazz Fest arriva ai confini del Monferrato, a Verrua Savoia, per “Jazz in Fortezza” con Frank Taschini 4et per un sentito omaggio a Gigi Di Gregorio. Infine giovedì 25 agosto al Moonfrà di Casale Monferrato con un Concerto in birreria di Gabriele Guglielmi e Gege Picollo.

E a settembre ovviamente si ricomincia.

Bolero da Hic et Nunc 

Sabato 13 agosto si torna a Hic et Nunc, la cantina sulla collina prospiciente il paese di Vignale Monferrato, di fronte a un paesaggio incantato. La formula è quella del concerto degustazione che vede alle ore 19.00 la possibilità di visite guidate alla cantina e alle 20.15 il concerto in terrazza con una corposa selezione di prodotti locali e tre vini della cantina. 

La musica è quella del Va de Bolero formato da Edda Pando (voce), “Cesc” Marco Franceschetti (sax), Toti Pumpo (chitarra) e Riccardo Vigorè (contrabbasso). Insieme formano un progetto musicale che vuole recuperare, con slanci di modernità, il meglio della tradizione del bolero latinoamericano di metà del secolo scorso, riletto in chiave jazzistica. Il repertorio del gruppo include alcune delle più famose canzoni di questo genere musicale: “Aunque me cueste la vida”, “Historia de un amor”, “Piel canela”, “Contigo en la distancia”, “Besame mucho”. 

Info e prenotazioni direttamente alla cantina Hic et Nunc, e-mail info@cantina-hicetnunc.it

Piancerreto e Armand Gatti 

Domenica 14 agosto per la prima volta il Monfrà Jazz Fest arriva a Piancerreto di Cerrina in partnership con la rassegna ‘Jazz a Piancerreto’. Un concerto concepito come un omaggio al cinema e un omaggio ad Armand Gatti, di cui sarà possibile visitare la Casa Museo. Nato a Monaco nel 1924 da una famiglia italiana, la cui madre era proprio di Piancerreto, Gatti ha al suo attivo una quarantina di opere teatrali e quattro film. Nella frazione di Cerrina aveva conservato la casa avita che oggi è stata trasformata in un museo a lui dedicato. Nel pomeriggio dalle 16:30 alle 18:00 sarà possibile visitare questo luogo che conserva moltissimi ricordi del drammaturgo, mentre alle 18 assisteremo al concerto di Mara Panico (voce) e Alberto Gandin (chitarra e voce), dedicato agli innumerevoli influssi jazz nel mondo del cinema. Infine alle 19.30 merenda sinoira a cura della proloco di Piancerreto (segnatevi il menù: salumi, formaggi, fesa di tacchino con rucola e pomodorini, pizza e focaccia, friciulin della nonna, agnolotti burro e salvia, anguria ubriaca). 

Il concerto è gratuito fino a esaurimento posti ed è possibile prenotarsi sul sito del Fest. Per la merenda sinoira la prenotazione è da effettuarsi alla Pro Loco Piancerreto: prolocodipiancerreto@gmail.com; lucacornaglia@libero.it; cell. 3460873570. Il Costo è di 15 Euro.

Il Soul Kitchen Duo a Mombello

La sera ci si sposta a Mombello, presso ‘La Cantinetta Resort’ dove è di scena il duo formato da Laura Tartuferi e Gege Picollo. A partire dalle ore 20 ci sarà la possibilità di visite guidate al resort accompagnate da degustazioni e alle 21 il concerto che vede in Laura Tartuferi (voce) un’interprete grintosa e dotata di grande verve comunicativa e in Gege Picollo (chitarra) un musicista di grande sensibilità ed estremamente versatile, qualità che gli permettono di collaborare con molti nomi del mondo dello spettacolo. Insieme da anni in varie formazioni, in questa occasione daranno vita ad un concerto acustico in cui proporranno, in chiave molto personale, brani della tradizione jazz, blues e soul.

Il concerto è gratuito fino ad esaurimento posti ed è possibile prenotarsi sul sito del Fest. Le degustazioni sono a pagamento a cura della Cantinetta Resort.

Ai confini del Monferrato l’omaggio a Di Gregorio

Il trittico agostano dei concerti cartolina si conclude lunedì 15 agosto in un luogo davvero particolare: la rocca di Verrua Savoia. Uno sconfinamento in provincia di Torino in quella che è stata l’ultima propaggine del Monferrato a lungo contesa. Il concerto nell’ambito di “Jazz in Fortezza” sarà anche un ricordo di Gigi Di Gregorio, sassofonista scomparso nel 2017 a soli 54 anni e ben conosciuto in questo territorio. Il programma comincia alle ore 18:30 con possibilità di vista guidata della fortezza di Verrua Savoia; alle ore 19:00 l’immancabile merenda sinoira e alle 20.30 il concerto con Frank Taschini, sax tenore; Massimo Minardi, chitarra; Giorgio Allara, contrabbasso e Marco Puxeddu, batteria.

Il repertorio sarà caratterizzato proprio dall’esecuzione di alcune composizioni di Di Gregorio, vista la presenza del noto saxofonista monegasco Frank Taschini legato da una profonda amicizia con Gigi e che molte volte ha diviso il palco con lui in avvincenti duetti. Anche il resto della band ha avuto modo di suonare varie volte con Gigi e di trascorrere molti momenti conviviali insieme. Si alterneranno a queste composizioni alcuni standard del repertorio jazzistico, con un asse portante legato proprio al sax, strumento principe di questo ricordo in musica, passando per colossi del genere quali Sonny Rollins, John Coltrane, Stan Getz.

Il concerto è realizzato in collaborazione con l’associazione Fondazione Eugenio Piazza-Verrua Celeberrima Onlus e l’Associazione La Rocca.  Biglietto € 7 intero, € 5 ridotto (soci Le Muse e under 25), gratuito under 12. Info e prenotazioni concerto sul sito del festival. Consumazione a pagamento. 

Cole Porter al Moonfrà

Infine ultimo appuntamento di agosto giovedì 25 alle ore 21.30 alla birreria Moonfrà di Casale Monferrato con un concerto dal titolo Cole Porter Songbook e il duo Gabriele Guglielmi alle voce e Gege Picollo alla chitarra. Il concerto è dedicato a uno fra i più grandi songwriter del secolo scorso, capace di unire la sofisticatezza musicale alla leggerezza e spesso ironia dei testi, di cui era anche autore. La profonda aderenza fra musica e parola è il tratto che lo rende unico e riconoscibile, così amato ed eseguito. Da “Let’s do it” a “Everytime we say goodbye”, da “Night and day” a “So in love”, i più grandi successi di Porter vengono ripercorsi in duo voce e chitarra, per esaltarne la liricità, l’intelligenza e l’inestinguibile forza vitale.

Info e prenotazioni: direttamente alla birreria Moonfrà, Via Visconti 9, info@birrificiomoonfra.com

Per il programma completo e per acquistare i biglietti è attivo il sito www.monjazzfest.it

Ti racconto un’opera: domenica 14 primo appuntamento dedicato a Bistolfi e Carducci

Ti racconto un’opera: domenica 14 primo appuntamento dedicato a Bistolfi e Carducci

Alle ore 11,00 al Museo Civico in occasione di Casale Città Aperta

Sarà il monumento dello scultore Leonardo Bistolfi dedicato al Premio Nobel per la letteratura Giosuè Carducci al centro della prima visita di Ti racconto un’opera, la rassegna organizzata dal Museo Civico e Gipsoteca Bistolfi di Casale Monferrato in occasione del tradizionale appuntamento di Casale Città Aperta, l’evento che permette ogni secondo fine settimana del mese di visitare monumenti e musei cittadini.

Curato dello storico dell’arte Dario Michele Salvadeo, l’appuntamento dal titolo Bistolfi e Carducci: dialogo intorno a un monumento in programma per domenica 14 agosto alle ore 11,00 darà la possibilità ai partecipanti di ammirare il modello in gesso dell’importante monumento al poeta presente tuttora a Bologna nell’omonima piazza e di ripercorrere la storia dell’opera, con le sue lunghe e complicate vicende costruttive.

Una vicenda che permetterà anche di conoscere il rapporto di Leonardo Bistolfi con poeti e scrittori, le tematiche care al carduccianesimo e le discussioni artistiche che animavano la vita culturale del periodo. La visita guidata sarà anche l’occasione per visitare la Nuova Collezione Bistolfi allestita nella Sala delle Lunette.

Costo di partecipazione: € 3,60, gradita la prenotazione ai numeri 0142 444309 / 0142444249 o via e-mail all’indirizzo museo@comune.casale-monferrato.al.it.

Ti racconto un’opera proseguirà poi fino a fine anno e ogni visita avrà come punto di partenza la lettura di una specifica opera d’arte, dalla quale si svilupperà una narrazione dai molteplici aspetti coinvolti: vicende biografiche dell’artista, caratteristiche del soggetto rappresentato, collegamenti con altre opere presenti in Museo o disseminate sul territorio, peculiarità tecniche o vicende collezionistiche. E non mancheranno rimandi alla storia politica e culturale. 

La prossima visita in programma si terrà domenica 11 settembre e sarà dedicata al cavalier Francesco Cairo.

Casale Monferrato, 9 agosto 2022

Il presente comunicato è redatto in modo impersonale (senza nomi e virgolettati) secondo quanto disposto dall’art.9 c.1 della legge n° 28 del 22 febbraio 2000 in tema di par condicio nei periodi pre-elettorali.

S.Lorenzo, notte delle stelle cadenti

Mancano pochi giorni per ritrovarsi tutti col naso all’insù per vedere le stelle cadenti. Il 10 agosto, infatti, ricorre la notte di San Lorenzo in cui tradizione vuole che si possa assistere all’affascinante spettacolo delle stelle cadenti.
Quelle che comunemente noi chiamiamo stelle cadenti, in realtà non sono stelle ma meteore e più precisamente, nel caso della notte del 10 agosto, sono frammenti della cometa Swift Tutle. La cometa ogni anno tra il 9 e il 12 di agosto passa molto vicino al Sole, rilasciando frammenti che invadono il cielo e sono visibili all’occhio umano. Gli astronomi li chiamano Perseidi, dalla costellazione di Perseo, dalla quale sembra provengano. Dall’antichità il mondo del cielo e degli astri ha un significato prezioso e i nostri predecessori ne erano molto influenzati. I corpi celesti erano considerate delle vere e proprie divinità, da cui deriverà poi infatti l’astrologia, e sulla loro osservazione si basavano le predizioni del futuro. Questo incontro ravvicinato tra Terra e Perseidi avviene intorno al 10 agosto che coincide con il giorno in cui si celebra San Lorenzo, il martire che fu condannato al rogo. La tradizione vuole che le stelle cadenti rappresentino le scintille dei carboni ardenti del rogo. Dopo un 2021 a dir poco memorabile, per il 2022 le condizioni osservative delle Perseidi saranno decisamente meno favorevoli. La Luna, infatti, sarà piena all’alba del 12 agosto, proprio in corrispondenza del massimo, dunque guastando la festa. Essa rappresenta l’ultima Superluna dell’anno. Tuttavia, considerando che le meteore sono attive su un ampio intervallo temporale, è possibile giocare d’anticipo, puntando ad esempio alle notti tra 8-9 e 9-10 agosto. In quelle date, una volta tramontata la Luna, la parte finale della notte – fino all’alba – offrirà per almeno un’ora le condizioni di visibilità migliori, anche per ragioni astronomiche.

L’anima è piena di stelle cadenti.
(Victor Hugo)

A volte, di notte, dormivo con gli occhi aperti sotto un cielo gocciolante di stelle. Vivevo, allora.
(Albert Camus)

Stelle cadenti
raccolte
in una botte di vino a metà
bevute
dal desiderio espresso
di prati sconfinati
dove cielo è tramonto
e io ti bacio
mio sogno dalle labbra più morbide
e rosse
da mordere quando mi chiedi
se sono felice

(Stelle cadenti di Carlo Bramanti)

*E sui questi versi dolcissimi, poeti dalle anime sognanti, alziamo gli occhi al cielo e cogliamo la scia di una stella per esprimere un desiderio o solo per pensare a chi magari un sogno l’ha già nel cuore e aspetta di realizzarlo.

Museo Le Macchine di Leonardo da Vinci Firenze

Museo Le Macchine di Leonardo da Vinci Firenze

Nuovo Museo dedicato alle invenzioni di Leonardo Da Vinci disposto su due piani con 500 mq di esposizione e più di 120 modelli esposti.

Si aggiungono una sala di studi anatomici e un documentario sulla vita di Leonardo, sale laboratori creativi e didattici per ragazzi e bambini.

Una nuova sala con nuovi modelli interattivi sarà aperta dal 15 Luglio.

La grande sala delle armi del museo è arredata al soffitto da un bellissimo affresco della scuola del Vasari.

Ultimo biglietto d’ingresso un ora prima della chiusura.

Dal primo di luglio per la stagione estiva del 2022  il Museo sarà aperto tutti i giorni con orario 9,30 – 19,30  emissione dell’ ultimo biglietto alle ore 18,30

Il Museo è in Via del Castellaccio 1r Firenze a 200 metri dalla cupola del Duomo.

Per informazioni o prenotazioni :

E mail: museodavincifirenze@libero.it  Tel. 055-2029901 Cell. 335-5379046

www.museoleonardodavincifirenze.com

Vi Aspettiamo….

Malattia rara

Devo dire che ieri, ero un poco incerta, nel pubblicare questo articolo qui. Poi ho pensato bene e mi son detta perché no! Fino a quando dobbiamo essere invisibili! Quante persone come me patiscono ogni giorno, per non parlare dei famigliari. Ho deciso di pubblicarlo con lo scopo di sensibilizzare e chiamare alla riflessione.

Frida la loka.

Ecco!!! Finalmente l’ho detto con tutte ed ogni singola lettera; niente da leggere tra le righe, niente da nascondere. Sono giorni e giorni che mi sento veramente a disagio, innervosita, non riesco a concentrarmi per fare in modo meno cruento possibile, quello che mi appaga, che mi da soddisfazione, non dico tutte quelle attività ( e credetemi, erano parecchie) che una volta portate a termine mi facevano sentire decisamente meglio.

Ogni volta che guardo il calendario mi vengono i brividi e le nausee, già; perché non è intasato da mille appuntamenti col parrucchiere, spa, manicure, pedicure, corso per imparare a dipingere ” i mandala” e così via, purtroppo no… vedo soltanto tristissimi appuntamenti dai medici, di tutti i campi inimmaginabili, perché? Perché parliamo d’una malattia rara, ciò vuol dire, cazzi, e tanti, perché? Perché la sanità italiana, una che tempo fa ritenevo e reputavo, un’eccellenza, in dieci e passa anni, ho visto come l’avidità politica e non solo, poi con un pizzico d’ignoranza da parte dell’ambito medico che non si aggiorniano per mancanza di soldi ( altri perché proprio non può fregar dimeno) e facciamo la miscela perfetta, non è più in grado di supportare problematiche come queste ” Malattie Rare” , figuriamoci una pandemia!!

Ve ne sarete accorti che sono particolarmente “irritata”, com’è possibile che non ci sia un protocollo ad hoc per le persone affette di malattie rare! Il mio caso è ( e non vorrei sbagliare) UNO su TRENTACINQUEMILA, perciò, non siamo una massa da monitorare, visto che ancora non esiste cura alcuna…

La mia cara biblioteca, sta pian piano riempiendosi di cartelle e cartelle, ormai, ho perso il conto. Carte che alla fine, ogni volta che vai d’un medico devi portarti dietro… ma perché! Dico io, hanno investito inutilmente nel sistema digitalizzato di ogni singola persona che minimo abbia fatto un esame del sangue; perciò, basterebbe, con buon senso, santo cielo, chiedere la benedetta tessera sanitaria e sul sistema è tutto caricato, manco sia il prontuario d’un pregiudicato. Sono incapaci ed ignoranti in materia!!! Persino farebbe bene al pianeta, con tante scartoffie da fotocopiare ogni volta ed ogni volta….

Bene… basta per oggi, mi son sfogata. PS: mandate i medici di famiglia in pensione, quelli che non c’è l’ha fanno più oppure non hanno più voglia. Sarebbe un buon punto da dove iniziare. Notte…

Tua.

9 agosto, 2022.

Poesia e cibo a Napoli

Essere napoletani, mangiare napoletano, è uno stato d’animo e uno stile di vita. Sono molte le poesie che partenopei e non hanno dedicato al buon cibo nato e prodotto nella città di Partenope.
I Napoletani prima erano dei ”Mangiafoglie” come era citato in alcune note di Basile e Cortese, ossia il popolo povero si nutriva di verdura, soprattutto di cavoli.
Poi diventarono ”Mangiamaccheroni”…..
Per tutto l’Ottocento il “maccaronaro” dal latino ”Pasta ammaccata”divenne uno degli aspetti più salienti del colore napoletano e l’icona indiscussa di mangiarli con le dita e addirittura conservarli nelle tasche è costituita dalla memorabile interpretazione di Totò nel film “Miseria e nobiltà.
Eduardo rispettava molto la cucina e amava cucinare e questa sua passione per l’arte culinaria la trasportava nella sua drammaturgia.
Sono molte le scene dedicate al pranzo, e i suoi medesimi personaggi che si dilettano a dare spiegazioni sulla preparazione delle portate, sulle varie ricette e condimenti da usare. Eduardo De Filippo ha reso omaggio al ragù napoletano scrivendo la celebre una celebre poesia ‘O ‘rrau, il ragù, porta sulla scena le tradizioni della Cucina di Napoli, vuole sul palco teatrale cibo vero da mangiare, tavole imbandite con diverse vivande, il ragu’ fumante, i rigatoni, il tacchino, il cappone, il pesce, la frittata di cipolle o le cipolle soffritte, il caffè scaldato, la pastasciutta, la frutta, ecc.

Il ragù, un rito che concentra amore e tradizione per i napoletani…bellissimi questi versi in cui l’odore del sugo folgora il poeta mentre scende le scale diventa quasi un elisir afrodisiaco per lo stomaco ed altro…

DUMMENECA (Rocco Galdieri)

I’ mò, trasenno p’ ‘a porta, aggiu sentuto
ll’addore d’ ‘o rraù.
Perciò… Stateve bona ! … Ve saluto…
Me ne vaco, gnorsì… Ca si m’assetto
nun me ne vaco cchiù…
E succede c’aspetto
ca ve mettite a ttavula… E nu sta…
Cchiù ccerto ‘e che so maccarune ‘e zita.
L’aggiu ‘ntiso ‘e spezzà,
trasenno ‘a porta. E’ ‘overo? E s’è capita
tutt’ ‘a cucina d’ogge: so’ brasciole,
so’ sfilatore ‘annecchia.
Niente cunzerva: tutte pummarole
passate pe’ ssetaccio…
E v’è rimasta pure ‘na pellecchia
‘ncopp’ ‘o vraccio…
Pare ‘na macchia ‘e sango…
Permettete? V’ ‘a levo! Comm’è fina,
sta pelle vosta… e comme è avvellutata:
mme sciulia sotto ‘e ddete…
E parite cchiù bella, stammatina.
‘O ffuoco, comme fusse… v’ha appezzata.
State cchiù culurita…
Cchiù ccerto e’ che so’ mmaccarune ‘e zita…
Ma i’ mme ne vaco… Addio! Ca si m’assetto
nun me ne vaco cchiù…
E succede c’aspetto…
ca ve mettite a ttavula… p’avé
‘nu vaso c’ ‘o sapore ‘e ‘stu rraù!

*Napoli, napoletani, popolo d’amore, che riversano in tutto nella poesia come nel cibo trasformandolo in opera d’arte. E cosa c’è di più buono ‘e nu vaso che sape ‘e rraù!

La valle delle regine

VALLE DELLE REGINE
Il mio viaggio è finito
Sono in piedi sul bordo
e chiudo gli occhi
a questo mondo di bugie
la mia volontà è infranta
è la fine di tutti i miei sogni
la mia anima brama
attraverso la valle delle regine
la mia rosa appassita
non fiorirà mai più
la terra è secca
è giunto il momento di morire
la mia fede mi ha lasciato
hanno rubato tutti i miei sogni
oh seppellitemi
nella valle delle regine
la mia ricerca è terminata
il mio nome è scolpito nella pietra
sulla parete del tempio
oltre il corridoio di Osiride
nessun sacro raggio di sole
illuminerà le mie tombe dei sogni
non tornerò
dalla valle delle regine"

(Dalla tomba di Nefertari)


Gli Egizi conoscevano la Valle delle Regine  con il toponimo di : Ta set neferu.


Contenuto: proprietà esclusiva di: “storia egizia” (karol Bossi e team).

Fonte:  foto  proprietà esclusiva di “storia egizia”.

Fonte:  foto  proprietà esclusiva di “storia egizia”.

Tua.
8 agosto, 2022.

http://fridalaloka.com

Il colore della poesia Iris G. DM

Il colore della poesia Iris G. DM

Date: 8 agosto 2022Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

Sto in punta di piedi,

se necessario posso volare,

un breve gesto per la mia anima,

seppure il vento mi dondola,

un altalena per vedere il cielo

e capovolgermi tra le nuvole.

Sto in punta di piedi,

se necesserario posso volare,

non credo di essere felice,

aspetterò che cade la pioggia,

ho un ombrello giallo con fiori turchini,

se lo apro spariranno le dissonanze. Iris G. DM

Potrebbe essere un'immagine raffigurante fiore

foto dal web

Il colore della poesia Iris G.DM

Il colore della poesia Iris G.DM

Date: 8 agosto 2022Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

Noi siamo donne di fede,

preghiamo Dio

e dormiamo con gli angeli.

Raccogliamo bambini dal fango,

prepariamo calde minestre,

stendiamo panni al vento.

Asciughiamo i capelli al sole,

anche le lacrime,

che evaporano calde.

Metà la vita di noi donne,

intera in un cerchio,

amore e dolore. Iris G. DM

dal Web

Apologia dell’ amore

Io sono una di quelle che pensa che tutto sia possibile e

Se non è possibile sogna che sia possibile.

Ogni giorno mi sveglio nuova di speranza e non c’è giorno che io non l’abbia fatto.

Spesso ho inciampato nella vita ma, mi sono rialzata con le ginocchia sbucciate

Spolverando la mia gonna.

Sono una di quelle che rinuncia a tutto per amore ma non al suo orgoglio e alla sua dignità.

Sono una donna che se maltrattata non abbassa la testa

ma ,mai e poi mai mi metto al livello di chi lo fa.

Sono timida ma non mi lascio intimidire.

Ho sempre voglia di essere un po’ bambina,

ho molti sbalzi di umore ,mi piace ridere

ma spesso il riso si trasforma in un pianto.

Ho lacrime attaccate al sorriso

Oppure un sorriso pieno di lacrime.

Desidero vivere, ballare ,correre, andare al mare,

voglio sentirmi viva, ascoltare la musica ,prendere il sole,

bagnarmi di pioggia, sporcarmi di fango, vedere tramonti, aurore,

voglio respirare la vita a pieni polmoni.

Non amo le vie di mezzo,

anzi soprattutto nell’amore le detesto.

Voglio un amore intero, senza se e senza ma,

perchè io so amare solo totalmente con tutta me stessa.

Voglio essere presa per mano, voglio baci sul collo,

voglio carezze sui capelli e voglio essere amata per quella che sono.

Forse una donna troppo complicata perché pretendo un amore assoluto,

che mi fa sussultare, che mi fa tremare, un amore che mi tiene per mano.

Io non ho bisogno di un uomo per completarmi io sono già completa ho bisogno di un amore che mi ama.

Un uomo che mi ama che sia romantico e mi porti a vedere la luna.

Un uomo che mi ami nonostante la mia vanità,

i miei difetti, nonostante tutto, perché quello che riceverà da me ,

sarà un amore totale, fedele.ma anche un amore giocoso,

un amore che vuole baci, che vuole rispetto,

un amore da costruire giorno per giorno.

Io sono anche una persona fragile, incerta, insicura ma,

sono anche quella che affronta le sue paure con il cuore in gola e l’aria spavalda.

Io sono quella che crede all’amore eterno ma, ancora non l’ha trovato

ma, ogni giorno sa che prima o poi lo

troverà. Vivo di sogni, di speranze, mi ci nutro come una fetta di pane e mai smetterò di sentire l’odore del lievito.

Non mi accontenterò, voglio un amore cosi, voglio un amore senza mezzi termini, senza vie di mezzo,

un amore che completi il mio cerchio della vita .Un amore magari imperfetto ma perfetto per me.

Un amore con un principe azzurro ,un principe azzurro per me, che sia ranocchio o principe non ha importanza se è disposto ad amarmi cosi.

Se non fosse cosi non ho bisogno di nessuno perché voglio un amore senza condizioni, senza muri,

senza paletti, voglio un amore libero di amare, senza paura, senza tempo,

voglio un amore eterno. Iris G. DM

APOLOGIA DELL’AMORE

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Il poeta cieco

Jorge Francisco Isidoro Luis Borges Acevedo noto semplicemente come Jorge Luis Borges ( Buenos Aires, 24 agosto 1899 – Ginevra, 14 giugno 1986) è stato uno scrittore, poeta, saggista, traduttore, filosofo e accademico argentino.
Le opere di Borges hanno contribuito alla letteratura filosofica e al genere fantastico. Narratore, poeta e saggista, è famoso sia per i suoi racconti fantastici, nei quali ha saputo coniugare idee filosofiche e metafisiche con i classici temi del fantastico (quali: il doppio, le realtà parallele del sogno, i libri misteriosi e magici, gli slittamenti temporali), sia per la sua più ampia produzione poetica, Jorge Francisco Isidoro Luis Borges Acevedo nacque prematuro (all’ottavo mese di gravidanza) nella stessa casa di via Tucumán 840 a Buenos Aires dove era già nata sua madre.Figlio di Jorge Guillermo, avvocato e insegnante di psicologia – in lingua inglese – all’Instituto del Profesorado en Lenguas Vivas e di Leonor Acevedo Haedo. Il futuro scrittore – che sin da piccolo manifestò i sintomi di quella cecità che nei Borges era ereditaria da ben 6 generazioni – venne educato in casa, oltre che dal padre e dalla nonna materna, da un’istitutrice inglese e si rivelò ben presto un bambino precocissimo: a sette anni scrisse il suo primo racconto – La visiera fatal – e a nove tradusse il racconto di Oscar Wilde Il principe felice. Nel 1914 si trasferì con i genitori, la sorella Norah (nata nel 1901) e la nonna materna – quella paterna li raggiunse in seguito – a Ginevra, dove restò fino al 1918. Nel 1919, durante il soggiorno a Siviglia, per la prima volta venne pubblicata, sul numero 37 della rivista Grecia, una sua poesia, Himno del mar (Inno al mare). Jorge Luis Borges aveva una cultura sterminata: era un avido lettore e profondo conoscitore della letteratura europea e americana, dai classici come Dante a poeti come Walt Whitman. Viaggiava frequentemente in Europa, anche per recarsi in Svizzera per le cure agli occhi, essendo affetto da una retinite pigmentosa che lo renderà praticamente cieco prima degli anni Sessanta, senza per questo arrestare il ritmo del suo intenso lavoro di scrittore, lettore e critico letterario. Fin dall’esordio poetico, Borges aderisce alla corrente Ultraista, un movimento basato sul sistematico rifiuto del modernismo spagnolo fino ad allora dominante; nato in Spagna nel 1918, l’ultraismo fu esportato inin Argentina dallo stesso Borges, che sulla rivista letteraria Nosotros ne delineò la poetica in quattro punti fondamentali: l’intento di riportare la lirica alla sua originaria condizione di metafora, l’eliminazione del superfluo e dell’esplicativo, il rifiuto di uno stile manieristico ornamentale e, infine, una maggiore suggestività del testo attraverso la combinazione di immagini. Nel 1923, il giorno prima del secondo viaggio in Svizzera, Borges pubblicò il suo primo libro di poesie, Fervore di Buenos Aires (Fervor de Buenos Aires), in cui si prefigurava, come disse lo stesso Borges, tutta la sua opera successiva. Fu un’edizione preparata in fretta e furia in cui erano presenti alcuni refusi ed era priva di prologo. Per la copertina sua sorella Norah realizzò un’incisione, e ne furono stampate all’incirca trecento copie; L’unica copia appartenente alla Biblioteca Nazionale Argentina è stata rubata nel 2000 insieme ad altre prime edizioni di Borges. Nonostante la sua formazione europeista, Borges rivendicò con le tematiche trattate le sue radici argentine.Dagli anni ’40, la malattia agli occhi ereditata dal padre, la retinite pigmentosa unita alla forte miopia di cui già soffriva, peggiorò rapidamente e Borges divenne completamente cieco alla fine degli anni ’60. Questo non rallentò tuttavia la sua creatività letteraria e il suo ritmo di lavoro.Destituito nel 1946 dal suo ufficio di assistente bibliotecario (da lui ricoperto dal 1937) per aver firmato un manifesto critico contro Perón, alla caduta di questo nel 1955 fu nominato conservatore della Biblioteca centrale di Buenos Aires, incarico da cui si dimise, dopo il ritorno di Perón, nel 1974. A partire dal riconoscimento del premio Formentor (1961) conseguì una sempre più vasta notorietà internazionale. La sua ricchissima cultura letteraria e filosofica, unitamente al dominio di uno stile rigoroso e preciso e nel contempo arcanamente evocativo, caratterizzano la sua produzione nella quale affronta diversi generi letterarî. Pure in tale varietà di interessi, l’opera di Borges si presenta sostanzialmente unitaria, imperniata com’è nella ricerca del significato più profondo dell’esistenza, attenta a cogliere l’ambiguità e il fascino di situazioni e personaggi al di là delle apparenze. Nel 1967, dopo la fine della ventennale relazione sentimentale e intellettuale con la scrittrice e traduttrice Estela Canto (iniziata nel 1944) sposò Elsa Helena Astete Millán, ma la coppia divorziò dopo soli tre anni, nel 1970. Nonostante il suo enorme prestigio intellettuale e il riconoscimento universale raggiunto dalla sua opera, Borges non fu mai insignito del premio Nobel per la letteratura. Si è sempre ritenuto che la commissione del Premio non abbia mai preso in considerazione l’autore argentino, tuttavia, da alcuni atti recentemente desecretati, si scopre che nel 1967 Borges fu molto vicino alla vittoria del Nobel. Morì il 14 giugno 1986, a 86 anni, nella città di Ginevra (Svizzera), dove periodicamente si recava per curarsi agli occhi, in seguito a un cancro al fegato.

Spesso, l’amore si può trasformare in possesso, in incubo, in una gabbia. Borges ci permette di riflettere sulle diverse facce dell’amore che può essere anche un sentimento difficile. “È l’amore” di Jorge Louis Borges è una poesia che mostra, la natura struggente di questa sentimento, che non viene mostrato come qualcosa di “idilliaco”, ma come qualcosa di reale, nelle sue parti più oscure e controverse. La stima, l’appezzamento dell’altro come soggetto sono ingredienti necessari all’amore, ma il vero fuoco parte da altro, da una passione più profonda che può diventare un arma a doppio taglio.

È l’amore. Dovrò nascondermi o fuggire.
Crescono le mura delle sue carceri, come in un incubo atroce.
La bella maschera è cambiata, ma come sempre è l’unica.
A cosa mi serviranno i miei talismani:
l’esercizio delle lettere, la vaga erudizione,
le gallerie della Biblioteca, le cose comuni,
le abitudini, la notte intemporale, il sapore del sonno?
Stare con te o non stare con te è la misura del mio tempo.
È, lo so, l’amore: l’ansia e il sollievo di sentire la tua voce,
l’attesa e la memoria, l’orrore di vivere nel tempo successivo.
È l’amore con le sue mitologie, con le sue piccole magie inutili.
C’è un angolo di strada dove non oso passare.
Il nome di una donna mi denuncia.
Mi fa male una donna in tutto il corpo.

*Una figura di grande spessore intellettuale, letterato, filosofo, un talento vivace e precoce nonostante la malattia e la graduale inarrestabile cecità che non ha fermato la sua vena creativa. Peccato per il Nobel, che di sicuro meritava ma nulla ha tolto al prestigio riconosciuto in tutto il mondo.

IL CALDO PUÒ’ INFLUIRE SUL VINO ANCHE DURANTE LA FASE DEL TRASPORTO di Silvia Gario

L’attenzione alla temperatura di trasporto dei vini è un tema particolarmente sentito in periodi come questo che stiamo vivendo, connotato da forti ondate di caldo anomalo.

E’ importante che nella logistica del prodotto vino si tenga presente che devono esserci le condizioni ideali per il trasporto dello stesso che, ricordiamolo, affina in cantine a temperature controllate e non deve subire le cosiddette “botte di calore”.

Photo by Pixabay on Pexels.com

Durante la spedizione la temperatura elevata può creare fenomeni di dilatazione dei gas contenuti nello spazio di testa delle bottiglie, lo spazio fra vino e tappo.

Ne consegue che a causa di tale dilatazione il tappo viene spinto verso l’alto, creando la cosiddetta trafilatura, che altro non è che il fenomeno per cui il vino si infiltra nello spazio fra vetro e tappo, creando una perdita di prodotto poco rilevante (trasudazione), ma antiestetica.

Questa alternanza di fasi di espansione e costrizione sia del tappo che del vino determina un richiamo di gas dall’esterno.

Quest’ingresso di ossigeno dal tappo può accelerare l’invecchiamento ossidativo del vino che è riscontrabile nella variazione di colore dello stesso e cioè nell’aumento dell’intensità colorante nei vini bianchi e delle tonalità del rosso mattone nei vini rossi.

Il problema da affrontare è come possiamo preservare il vino durante il trasporto dagli sbalzi termici.

Molti produttori ed altrettanti spedizionieri interrompono le spedizioni dei vini, soprattutto quelli di pregio, fine wine, durante i periodi di caldo elevato.

D’altro canto astenersi dal trasportare vino durante i periodi dell’anno caratterizzati da elevate temperature è un accorgimento che deve essere mediato dal buon senso in quanto non spedire significa non essere sul mercato.

Quindi la soluzione?

Soluzioni ve ne sono sia per coloro che spediscono interi container che per coloro che spediscono in collettame.

Vediamone le principali:

  • 🚀 la velocità è la prima arma contro le alte temperature: un flusso snello e veloce evitando soste prolungate durante il trasporto (questo per quanto riguarda le spedizioni all’interno della nostra penisola)
  • 🚛 fodere termiche per container e coperte termiche per pallet: entrambe le soluzioni consentono di mantenere il vino ad una temperatura decisamente ideale rispetto a quella esterna proteggendone i sapori e le strutture chimiche (queste soluzioni per le spedizioni internazionali e soprattutto oltreoceano)
  • 🌡 utilizzo di datalogger (dispositivi elettronici che tengono traccia, in tempo reale, della temperatura della merce durante il trasporto): all’arrivo è possibile verificare a che temperatura è stata sottoposta
  • 🟡 “the yellow dot”: il primo ad utilizzarlo è il vignaiolo francese Laurent Ponsot che sull’etichetta di ciascun vino applica un bollino giallo che se diventa arancione stà ad indicare che la bottiglia è stata esposta ad una temperatura troppo alta.

Adottiamo perciò tutti gli accorgimenti necessari nella pratica di trasporto del vino, per preservarlo dagli sbalzi termici, ma non priviamocene.

Prosit! 🥂🍷

Silvia Gario