l’ora dell’inizio

Vi ho amati? Male forse,
ma eravate miei!
ogni oggi forse ho sbagliato 
con voi
eravamo gli inizi

Passavamo insieme
le ore, i giorni
ci assaggiavamo cannibali
come cibo per la nostra carne.
eravamo gli inizi

soffrivamo insieme
le lacrime, i dolori
la strana voglia di farla finita e 
la sua gemella: quella di 
di continuare
con almeno qualcuno di me
eravamo gli inizi

In attesa di chi?
Di noi certo, ma di noi nuovi
facevamo dei cenni
tracce di roccia tra
la bocca e il cuore

E siamo ancora in attesa
l’uno con l’altro
l’uno per l’altro 
della nostra novità
di quell’inizio che eravamo

L’ andare via ha sempre un ritornare
va sù, poi giù
disegna come un cerchio magico che
non si chiude mai.

La storia dell’ amore
forse, 
non ci ha toccati.
Ma io vi ho amati.

Lucia Triolo: persecuzioni affettive

notte agitata
per via del caldo.

tra un risveglio e l’altro
persecuzioni affettive
in camicie sudate
attraversano vetrine intime
piene di dei 
scaduti e di zanzare

come passeggeri 
improvvisati
costeggiano una mente
cui il laccio da scarpe
ricorda
cammini senza misericordia

a quest’ora dal
profilo aquilino
luogo di bestie e
di sopravvivenza stenta
venderò le mie labbra
alle bambole

rimaste a spiegare il
mio mondo

Lucia Triolo: il corso del fiume

“da ogni altura speravamo di scorgere il corso del fiume:
speravamo sempre invano”. Alfred Brehm, “Viaggio nel Sudan”

in ritardo
come sempre
una fuga
come sempre 
l’affanno della corsa

(e il fiume scorreva
il suo flusso mischiava le acque)

a inseguire e fuggire un’orma,
un’ombra
davanti
poi improvvisamente
dietro

(e il fiume tra gli alberi non si scorgeva
come un lavoro precario)

la stessa ombra
non era stata superata
era lei, l’orma, che 
aveva aumentato
il ritardo 

(c’era un’ansa nel fiume,
un’ansa interiore?)

-“dove abiti” chiese?
-“dove non bastano le parole”

Lucia Triolo presenta: Michael Kruger, 5 poesie

1) DISCORSO DEL VIAGGIATORE

È ancora libero questo posto? Posso sedermi? 
Sono in viaggio da un bel po’. Le mie scarpe 
hanno sottratto alla ghiaia l’epos della strada 
all’asfalto il suo sospiro oleoso. Ho preso sempre 
strade che avevano tracciato altri, 
ogni pietra un ricordo di precedenti viandanti.
Ho sentito il freddo e il calore non conquistabile, 
riconosciuto la sfortuna degli occhi brillanti.
L’amore non mi ha trattenuto. E il dolore 
mi correva accanto e non voleva sorpassi.
Canzoni ho ascoltato anche prose, 
mai sono inciampato su una rima. Ho incontrato gente 
che aveva risolto il problema della morte, 
altra che credeva ancora all’immortalità.
Ciò che i miei predecessori hanno lasciato cadere 
l’ho raccolto, ecco perché il mio zaino è così pesante. 
Ora che mi riavvicino all’inizio, 
i miei piedi non ce la fanno. Sono stanco, 
non ci vedo quasi più, il viaggio mi è costato gli occhi.
Se lei permette, prendo un pezzo di pane 
e un po’ di vino. Grazie. Adesso mi sento 
quasi come a casa.

Da Poco prima del temporale in Il coro del mondo. Poesie 2001-2010 
a cura di Anna Maria Carpi

2) VECCHIA CASA DI LEGNO

                              per Hans Bender

La casa non è adatta 
alla finzione.
Sta in ascolto di se stessa, 
lo scricchiolio nella parete 
non la fa sobbalzare. 
Soltanto la polvere 
le fa alzare la voce.
Nel villaggio risiedono dei morti, 
ricevono la posta, 
a consegnarla
è un gatto cieco.
L’uomo cui una volta 
apparteneva la casa 
ha scritto un libro: 
L’arte 
di catturare un topo 
con un occhiata.
Un libro su tutto 
ciò che nella vita non c’è.

da Spostare l’ora, traduzione postazione di Anna Maria Carpi

3) (Senza titolo)

Si é annunciato un amico, 
vuole restare sino alla fine 
dell’anno. Cognome di una sillaba 
e il nome lo tace, 
probabile ne abbia un buon motivo.
Un tipo di poche parole, 
non dice nulla in più, non si muove 
per tutto il giorno e vuole parlare coi morti.
Ogni tanto tiene in braccio 
il gatto e gli conta le costole.
Lo chiama Frida, 
e il resto non si capisce 

da Spostare l’ora, cit.

4) (Senza titolo)

Molto lontano sull’orizzonte un ospite, 
troppo piccolo per la storia del mondo, troppo poco 
dotato per resistere alla pressione del cielo.
Veglia. Tenta di delimitare l’illimitato: 
con libri che il grande Iniziato* invia.
La mimesi della natura mostra incrinature, 
troppo teologica suona la contraddizione: ordine 
anziché bramosia. Egli deve pulire la soglia 
che porta al sapere, domare la fame; 
trascina a fatica il vecchio nel nuovo, 
e solo lo sguardo pio rivela il ladro.

*Nella mistica, l’illuminato da Dio e dal demonio

Da Idilli e Illusioni, in Di notte tra gli alberi 
a cura di Luigi Forte

5) SUITE PER VIOLONCELLO

Dalla finestra 
vedo arrivare il treno 
un insetto rugginoso 
con occhi spalancati.
Con quale leggerezza trasporta 
le bare per la valle assolata! 
Ventuno, ventidue…
Sono piene o vuote?
Ora fischiando emette vapore 
che avanza leggero verso di me 
come un messaggio indistinto.
Alzo il volume della radio, 
una suite per violoncello, sullo sfondo 
il respiro affannoso 
del musicista, chiaramente percepibile.

Da  Previsioni del tempo, in Di notte tra gli alberi,
cit.

Michael Krüger, sassone, è nato a Wittgendorf nel 1943, è cresciuto a Berlino e attualmente risiede a Monaco. Ha diretto dal 1968 al 2013 la casa editrice Hanser e la rivista «Akzente». Poeta e romanziere, in Italia ha pubblicato le raccolte Di notte tra gli alberi (2002), Poco prima del temporale (2005) e Il coro del mondo (2010). Fra le traduzioni italiane delle sue opere ricordiamo Perché Pechino (1987), La fine del romanzo (1994), Il ritorno di Himmelfarb (1995), La violoncellista (2002) e La commedia torinese (2007).

Lucia Triolo: il ballo delle parole

Leggevo qualcosa
confusamente
parole ballavano su e giù
fottendosene del significato
avevano trovato un ramo fiorito di scuse
per non dire nulla

in ciabatte da albergo
ad ore
digrignavano lettere
che stavano anguste

volevano la cruna di un ago
per farsi strada insieme al cammello
come si vuole una
madre sobillatrice: una poesia

sulla panchina
solo una coca-cola
vuota
comprata al bar vicino
Andy Warrol era già
andato via con lo scontrino
di un attimo forse felice.

Lucia Triolo: la voce

“…la voce
smette di somigliare alle parole”
P.S.Dolci, Alfa Lyrae, I, da “I processi di ingrandimento delle immagini. Per un’antologia di poeti scomparsi”

——-

la voce 
mi tiene a bada per
impedirmi di mordermi
dura o sfilacciata che
sia

mutua la parola con il gioco
dei fili di voce?
non so:

ho scritto al Van Gohg di Artaud,
seduto in piazza
su una vecchia panchina
mi ha risposto
di cambiare matita,
questioni di grafia?
era in bilico sulla panca scassata
della società

ho raccontato Celan
uomo di terra e sogni
può capitargli di tutto
Inbegorg teme per lui ogni
corrente:
pare dimentichi ovunque
il fasciacollo

ho invitato un’ insonne Anne Sexton
allo studio di Freud
perché lo psicanalizzasse
sdraiata 
sul lettino 
ma appena l’ha vista
lui voleva altro da lei

una notizia:
leggere poesie ad alta voce
efficace rimedio
contro il mal di gola

Lucia Triolo su Matilde Cesaro

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Eccola: Matilde Cesaro


Negli anni 60 era appena nata, 
nei 70 girava a vuoto, 
negli 80 dimagrivo a vista d’occhio.
Nei 90 ero viva… ma morta, 
Nel 2000 ho sostituito le lire con gli euro 
e torri gemelle si disgregavano.
Nel 2010 ho iniziato a collezionare parole 
sistemandole su mensole di leggerezza

E su mensole di leggerezza l’ho incontrata, impegnata con la massima serietà a non prendersi troppo sul serio, a non ontologizzare né il sorriso né il pianto. Ma a vivere intensamente e senza sconti minuto per minuto la responsabilità del “qui e ora”.  
Abitante attenta e sensibile del villaggio globale di cui è intelligente critica, mi è piaciuta per questo

Quattro testi da Poesie Sghembe, 
Oedipus 2021

SCHIZZI 

-pare che ci rivedremo… 
-sì, così pare 
-pareva impossibile 
-sì, anche a me 
-pare di nuovo come la prima volta 
-sì, proprio come la prima volta 
-pareva non dovesse mai più accadere 
-sì, anche a me 
-pareva tutto risolto 
-sì, proprio così 
-pareva… e invece scorre di nuovo.

[Metafisica di un rubinetto]

ATTACCAMENTI

Sono stremato non faccio altro che cedere le tue pressioni, 
ti inseguo su traiettorie spericolate 
che non tengono minimamente conto dell’ora o della presenza di estranei.
A volte ti allontani, indifferente ai miei appelli 
e mi lasci nella più cupa disperazione in attesa che passi.
Altre volte mi cogli di sorpresa: ti lasci andare senza un reale motivo 
sembri pervaso da una furia diabolica, fatico a riconoscerti, 
e di nuovo mi costringi a rincorrerti, a tenere il passo con te.
E riprendiamo fiato solo quando hai verificato ogni cosa 
esaminato ogni minimo dettaglio.

Eppure all’inizio non era non era così, eri più riflessivo, prudente direi 
Eri entrato nella mia vita proprio perché aspiravo a un quotidiano più ordinato, 
distante da levare improvvise e schiamazzi a qualunque ora.
Profondamente deluso e sconfortato vorrei abbandonarti alla tua scatola 
e restituiti al mittente 

[Monologhi con l’aspirapolvere]

SENSAZIONI

Non pensavo che saremmo stati qui a parlarne eppure tu insisti… 
Vuoi sapere quando ci siamo incontrati e cosa lo mantiene così attivo? 
Credo basti una sola parola: intesa, mia cara!
E’ cominciata per caso – come nelle migliori storie –
e nel tempo si è intensificata.
Una relazione duratura basata sulla fiducia. Reciproca.
all’inizio piccoli passi mossi con cautela, una precauzione necessarie 
per instaurare un’economia del pensiero 
e garantirsi un certo tipo di serenità.
Oggi ancora confermiamo quella magia che ci avvicinati: un non so che di attraente,
stuzzicante 
un fluire di emozioni che mi invadono di cui sono molto gelosa.
Inutile stare a spiegare é necessario come successo a me.
Bisogna decidere di farsi prendere e sorprendere, 
valutando il prezzo che si è disponibile a pagare nonostante le offerte.

Solo così potrai scoprire la differenza tra il tuo e il mio supermercato 
e fare la tua scelta! 

[Esperienze condivise di banco]

INSISTENZE

E mi guardi insistente, 
senza aggiungere nulla di nuovo – che io non sappia o non abbia già sperimentato -.
Sto al gioco senza porre una particolare resistenza, 
poi, e solo quando mi sentirò pronta,
-senza capire perché quello sia il momento giusto-
mi perderò tre righe immaginarie e paragrafi allineati.

[Monologo alla pagina bianca]

—————-

Docente di scrittura autobiografica nella Libera Università Autobiografica Anghiari, Matilde Cesaro vive a Napoli

Lucia Triolo: un giorno, un senso

E poi ci sarà un giorno
come ci fu un momento in cui avrà senso
che sia rimasta qui
Chi ha inventato questo ventre
che mi si svuota dentro?
Parlavo una lingua sconosciuta
per non far finire mai il momento bello

Ma tu non sei il mio eroe

non erano per me quelle prodezze
che facevano sentire
nuda la carne
non erano carezze.
Dov’è ora il mio eroe?
Quanto è lunga la via che non c’è!

Hai fatto visita ai sogni degli amici
hai frugato la linea di ogni mano
Vieni a vederla, ora
affrettati
Basta un attimo a percorrerla,
un palmo ad acciuffarla.

Questi avanzi di stupore 
nei miei panieri notturni 
pieni d’acqua basteranno
a saziare la fame dell’ eroe.

Pende dal viso uno sguardo
che lascia il corpo
e corre lungo il mare

Lui nuota, conosce l’inchiostro

Lucia Triolo: rabbia

Voglio andare in cerca della rabbia del mondo
questa notte.

           … delle rose in boccio
non godute,
che imprigiona violenta
universi di passioni
mai ad altri cedute,
da nessuno vissute

           … di umori e odori
delle umane scuderie
abbandonati
in vecchi jeans slabbrati
di lontane periferie.

Voglio andare in cerca della rabbia del mondo
questa notte

            … di fatiche ancestrali
che nessuna bestemmia,
benedizione al cielo,
ha mai acquietate:
dove sei ora vecchia cisterna
che svuotai col mio ditale?

            … di ciò che non ha nome,
che a nessuno sapemmo riferire
col sangue o col dolore.
Ma che solo un sguardo colse
con un sussurro lieve
e se ne dolse

Voglio andare in cerca della rabbia del mondo
questa notte


rabbia d’amore
si dà cruda e graffiante senza
farsi saziare

Lucia Triolo: l’acconciatura dell’ “io”

(storiella grezza)

Come nella favola,
tingerò i capelli
del colore del tempo
e indosserò il vestito
che un ragno ha intessuto.

Prenderò la borsa
del mendicante sotto casa.
È sdrucita, bucata e vuota
adatta proprio
alla mia rabbia boia:
ogni tanto parlano insieme.

Indosserò una calza 
strappata a chi, 
con l’arma in mano,
nasconde il proprio viso
agli occhi di chi ha ucciso.

Quella della befana
non mi sta affatto bene,
c’è carbone o ricchezza,
ma ben poca franchezza.

Restano le scarpe,
salvezza di chi fugge dallo schifo.
Devono aver le ali
della bricconeria,
che ogni giorno,
dalle sei del mattino,
è sempre a casa mia.

Cari signori,
é pronta adesso
dell’ io l’ acconciatura
per il fatidico
Nobel della fregatura.

lucia triolo: nel breve giro del cranio

“Siamo gli uomini vuoti
Siamo gli uomini impagliati

Occhi che in sogno non oso incontrare”
(T. Eliot, “Gli uomini vuoti”, Poesie)

Sei sazio della tua fame:
coscienza di paglia
che in sogno la notte io non
oso incontrare

spranghe di ferro
le parole
avvolgono in gomitoli 
la colpa

dici: non so stare dentro me 
il breve giro del cranio è 
una casa di tolleranza

parole puttane a fronteggiarsi 
nel filo
a che servono le grandi
domande,
le piccole risposte?

amiamo l’errore e il peccato
la bocca, le mani in agguato 
alla carne
sulle tracce del padre corriamo

leggere variazioni
poche indicazioni per
appuntite speranze

Vino per tutti offrirò
berremo a garganella
e la fine,
una sbronza
triste

Lucia Triolo: a prova di luce

aveva 
la luce di
un vestito colluso con le sue tarme
senza coraggio
la promessa più vicina, decine di vendemmie prima
era stata a inizio autunno:
uno sguardo, il mosto e … via
ora non aveva più un addio
nemmeno dietro casa

tra la naftalina
il cane dispettoso trasportava 
guaiti 
al suo bastone 
senza altro da fare che guardarne
la punta tramestare
resti di desideri e di pensiero

forsennata 
luce interna
scortica a vivo
quel che la luce esterna
addita al nascondiglio

Lucia Triolo: L’ultimo

“…bisognerebbe intendere l’immediato al passato…
Potremmo così parlare di disastro” 
(M. Blanchot, La scrittura del disastro, ed. SE)

(sarai tu la mia neve? 
bianco disastro, si scioglie)

un tallone incalza il vento 
la poltiglia di ansie
lo guarda 
pesce fresco guizza ancora 
tra le mani nel cartoccio
tace perché non ha nome
…ne ha sempre meno… sempre meno
poi un sussulto:
l’ultimo

l’ultimo, l’eroico?

(promettimi di essere
l’unica mia contorsione)

piazza Emergenza 
geme

Lucia Triolo: La mia immortalità

(fine di uno dei miei anni)

Come sonaglio
sensibile utente dei miagolii
per strada
si apre spettra la mente ai vecchi mestieri 
del già fu.

A vuoto ha girato
e fatto la conta alle mie pareti
esposte come quotidiani al vento nelle edicole

disincanto spirituale,
vago cercando prestiti
da ogni ricchezza umana,
da ogni povertà.

Odio certezze, facili bontà,
sciarpe calde di lana
sulla morte
e vuota scavo
tra la rabbia e il cuore
con l’unghie e con i denti
e mordo freni.
                                     la mia immortalità? Certo 
                                     che c’è!
                                     Ha il cranio pelato
                                     ed è sdentata.
                                     mi danza attorno
                                    e non si fa afferrare.
           E’ vecchia
           non si addice
           al mio lutto
           sempre giovane
           che le sue note suona
                 proprio adesso
nella mente 
campana sgarrupata e infame

Lucia Triolo: chi sei

“chi sei quando non ti guarda nessuno”
Paola Silvia Dolci, “Dinosauri Psicopompi

e tu racconta delle squame che perdi
ti finiscono in tasca i lapsus
che volevano aggredirti

-non ho nulla da nascondere-

e quell ‘ “IO
che li compendiava tutti
e la donna furtiva che camminava 
accanto ai veterinari in pellegrinaggio 
sul tuo nome

-mi arrendo-

racconta la tua resa
quando nessuno ti vede
l’inizio del film è lì
che ti guarda

Lucia Triolo: carte geografiche

carte geografiche 
si sono presentate stamane
a un difficile giorno 

la mano le ha prese
dita nude senza smalto
a raccontare 
richiami di inizi e fine

tracciando col dito
percorsi
inconsapevoli e testardi
di passaggio tra esserci e scappare:

l’ inquietudine
con cui ti guardo
l’anima
spodestare quel

disabituato infinito

sotto il mio vestito

https://youtu.be/_Ku2g-X9E2M

poesie semiserie

Cari amici

ho piacere di condividere, qui, sul mio blog la bellissima esperienza vissuta Venerdì sera a “La parola da casa”. Ringrazio Giuseppe Cerbino e Federico Preziosi per l’opportunità che mi hanno dato di parlare estesamente dei miei due ultimi testi”Debitum” e “Sulle Pendici dell’altro” e per l’intesa armonica che sono riusciti a creare attorno alle mie parole

buon tutto

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