Aforismi afoni e cafoni (parte terza)…

-Non accadeva mai nulla. Nulla di interessante. Nulla di memorabile. Così si mettevano a parlare del tempo e di altre inezie per ingannare il tempo. Ci voleva calma e pazienza per vivere in provincia. Probabilmente sarebbero morti di infarto e il giornale non avrebbe dedicato all’evento neanche un trafiletto.

– Anche un pirla può avere delle perle di saggezza.

– Dire che si vive è un eufemismo. Diciamo che si sopravvive.

– È un peccato non commettere certi peccati.

– Da giovani il sesso è una cosa tremendamente seria. Con la maturità si riesce talvolta a scorgere il lato ludico del sesso.

– Un pensiero per essere valido deve essere pensato più volte. L’importante è che non diventi un’ossessione.

– Un dubbio non è altro che una certezza intelligente.

– L’Italia è il Paese dei lupi, delle pecore e degli sciacalli.

– I giovani credono ai cantanti. Le persone mature invece credono ai maghi e agli astrologi.

– L’importante è saper cogliere l’essenza anche nell’assenza.

– L’ossessione nei confronti di una donna è tipica degli uomini che non hanno fantasia.

– La vita è assurda. Bisogna esserne consapevoli, ma vivere come se non lo fosse.

– In Italia c’è così tanta violenza fisica che la violenza psicosociale viene presa poco in considerazione.

– La coerenza da sola non è una virtù. Dipende a quali principi si è coerenti.

– Il tempo libero per molti è noia o sballo. Niente altro.

– I guai vengono già da soli. Non crearteli.

– In Italia c’è tanto gallismo. Ma gli studi degli andrologi sono sempre più pieni.

– Non fatevi ingannare. Il partito di maggioranza in Italia non è di sinistra, di centro o di destra. Piuttosto è quello trasversale degli uomini di legge (giudici e avvocati).

– Teledipendenti di tutto il mondo unitevi!

– Gli scienziati studiano l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande. Peccato che gli esseri umani sono finiti e di media grandezza!

– La maggioranza dei borghesi usa i libri come soprammobili.

– Chi pensa che si stava meglio quando si stava peggio si sbaglia. È soltanto che allora era più giovane.

– Certe attrici prima si fanno il produttore e poi si rifanno dal chirurgo estetico.

– Il problema tra le generazioni è che sono pochi coloro che imparano qualcosa dalla vita e altrettanti meno sono i giovani che vogliono far tesoro dell’esperienza dei maturi.

– Non so se sia meglio o peggio, ma ringrazio Dio di avermi fatto diverso da certe persone.

– In Italia per stare comodi bisogna essere accomodanti.

– C’è un abuso della libertà di parola, mentre è in disuso la libertà di pensiero.

– Certe donne cercano nel loro uomo il padre e trovano soltanto un bambino attempato.

– Parlare male dell’Italia è una cura omeopatica.

– Ci autoassolviamo sempre perché facciamo cadere sempre le nostre colpe in prescrizione.

– Il potere vorrebbe uniformare i gusti. Ma non è detto che ci riesca.

– Non bisogna credere ai poeti e ai loro amori non ricambiati e impossibili. Il mondo va avanti grazie ad amori ricambiati e banali.

– È più libero chi conquista una libertà di chi la considera un suo diritto acquisito.

– Cari letterati, basta con il birignao.

– La legge è piena di cavilli. In politica regnano invece gli intrallazzi.

– Non cercate di essere eclettici. La società vi punirà.

– L’eccesso di informazione inibisce la riflessione.

– La forza fisica è dell’altro secolo. Oggi conta altro.

– Non cercate di dare un senso a ciò che probabilmente un senso non ce l’ha.

– L’unica cosa certa nella vita è l’incertezza.

– Bella la morte che elimina ogni sofferenza! Tremenda la morte che elimina ogni speranza!

– Il politicamente corretto è un impasto di ipocrisie e di rispetto della dignità umana.

– Non si vedono più in giro nasi aquilini, orecchi a sventola, doppi menti. Tanti scelgono di rifarsi piuttosto che di accettarsi.

– “Ama il prossimo tuo come te stesso”. E chi odia se stesso?

– Quando le compagne di scuola non vengono più guardate negli occhi l’innocenza è perduta per sempre.

– Tra tutte le donne che scendono a compromessi solo le più belle fanno carriera.

– Le regole si possono applicare in modo elastico o fiscale. Ma spesso in Italia non si applicano affatto.

– Non so se sia peggio chi offende o chi fa l’offeso senza essere mai stato offeso.

– I barboni sono dei santi laici.

– Io non sono un fallito qualunque: sono un fallito totalmente riuscito.

– Se nella notte hai dei microrisvegli non preoccuparti: i ladri staranno alla larga.

– Parla come mangi e scrivi come caghi.

– Dopo essere stati dal dentista si può essere giù di morale…anzi di molare.

– Gelosia retroattiva? Gelosia ossessiva? Ogni tanto bisognerebbe resettare tutto con una amnesia.

– Molti giorni della nostra vita sono pleonastici.

– E se Satana fosse uno pseudonimo di Dio?

– Moltissimi italiani sarebbero disposti a tutto per un passaggio televisivo. Tutti vorrebbero il successo.

– Un eccesso di cultura può inibire la creatività. Le persone troppo colte spesso finiscono per autocensurarsi.

– La coppia scoppia e gli avvocati matrimonialisti si arricchiscono.

– Molte identità sono specchi in frantumi.

– Perdonare non è un dovere. È un diritto.

– Le abitudini e la normalità ci rassicurano.

– Gli uomini con i soldi sono più amati dal gentil sesso. La ricchezza rende amabili.

– Dopo aver visto per un’ora donne in topless sulle spiagge si viene colpiti da un momentaneo calo del desiderio.

– Sono se sempre più i moralisti senza morale.

– È così difficile pensare per un’ora senza rimuginare le proprie fantasie erotiche.

– La noia è per certi versi autoalienazione.

– Fallire è un poco morire.

– Prima di pensare a salvarsi l’anima bisognerebbe pensare a salvarsi la pelle.

– Perché gli uomini non agiscono secondo l’etica kantiana? Innanzitutto la coscienza di Kant era permeata di pietismo tedesco. Inoltre la condizione necessaria per l’imperativo categorico è la ragionevolezza dell’uomo. Forse l’uomo non è un essere ragionevole.

– Siamo come dei gatti randagi a cui dei sadici hanno tolto le vibrisse e perciò non hanno alcun senso di orientamento.

⁃ La televisione e la carta stampata ci vogliono far credere che i vip siano le vallette e i calciatori, che si fidanzano e si sposano tra di loro. Ma siamo sicuri che questi sono i veri vip? È l’importanza dello show business? Oppure questa è solo una strategia da parte di chi dirige i mass media per distrarre le persone e non fargli sapere cosa accade nei consigli di amministrazione delle stanze dei bottoni? Ci sono persone molto potenti, che sono poco conosciute al grande pubblico. Al contrario tutti conoscono delle starlette usa e getta, che per una stagione hanno tutti gli onori della cronaca.

– Oggi tutto è relativo tranne quello che le scienze considerano oggettivo.

– Scrivere? Autoterapia e tentativo di esprimere la propria visione del mondo.

– Il darwinista sociale non tiene conto del destino.

– Anche coloro che hanno più giudizio non provano piacere nell’essere giudicati.

– L’unico luogo di aggregazione dei giovani è la discoteca. Quindi non lamentatevi troppo dei giovani.

– La fantasia al potere? Forse no. Ma non dovrebbe nemmeno trovarsi nell’ufficio oggetti smarriti.

– Il matrimonio può essere un’istituzione superata per i coniugi, ma è necessaria per i figli piccoli e gli amanti pigri.

– I soldi? Troppi danno alla testa. Troppo pochi danno allo stomaco e fanno venire i crampi dalla fame.

– Gli sbadigli e il riso sono socialmente contagiosi. Il buon senso mai.

– Sono veramente pochi coloro che ammettono di essere invidiosi.

– La maggioranza delle persone arrivate pensano che sia esclusivamente per merito loro. La maggioranza delle persone che non c’è l’ha fatta pensano che sia esclusivamente per sfortuna.

– Siamo una colonia americana. Importiamo le mode americane con qualche decennio di ritardo.

– In Italia c’è il racket dei venditori delle rose, dei mendicanti, delle prostitute, dei lavavetri. C’è il racket su tutto.

– Il più grande difetto della giovinezza è l’incoscienza. Il più grande pregio è la spensieratezza.

– Gli italiani di oggi sono più formali, ma meno gentili di un tempo.

– L’autunno mi ha portato al parossismo della noia.

– A volte quando agiamo ci osserviamo, ci sentiamo sdoppiati e dissociati.

– Nessuno oggi crede alle metanarrazioni. Oggi crediamo alle infranarrazioni.

– La donna indipendente non è più oggetto del desiderio, ma soggetto del desiderio.

– Siamo così sicuri quando giudichiamo gli altri. Siamo così pieni di dubbi quando giudichiamo noi stessi.

– Noi italiani non abbiamo senso dello Stato. Non siamo animali istituzionali.

– Lo snobismo intellettuale allontana le persone dalla cultura.

– Per scacciare la noia molti si affidano alla trivialità.

– Chi ha paura del nuovo spesso ha una resistenza al cambiamento: ha paura di cambiare sé stesso.

– Che senso ha essere ricchi se poi si hanno dei pessimi gusti e si comprano solo schifezze?

– Chi vuole l’uomo forte lo vada a cercare in palestra.

– Uomo moderno, a Carnevale un’altra maschera ti coprirà il volto.

– Un’amara verità detta da una persona cara fa ancora più male.

– Gli amici possono essere simili. La persona amata è meglio se è complementare.

– Per avere successo in Italia bisogna anche essere bravi nelle pubbliche relazioni.

– L’ozio è il padre dei vizi e il patrigno dei liberi pensatori.

– Senza rispetto reciproco non c’è alcuna forma di convivenza civile.

– Non sono io che non capisco certe poesie. Sono certe poesie che sono così profonde da non avere senso.

– Se ne abusiamo anche un farmaco può diventare un veleno.

– Gli idealisti sono sempre peggiori dei propri ideali. Alcune volte per la loro mediocrità. Altre volte per gli ideali troppo elevati.

– L’onestà è una qualità che non tutti si possono permettere.

– Non tutti i nodi vengono al pettine. Alcuni nodi infatti restano in gola.

– È impossibile imparare a vivere. Però si può sempre imparare a pensare.

– Nessuno può dire la verità perché nessuno sa la verità.

– È pacifico che questa Italia non è pacificata.

– Prima ancora della delocalizzazione della produzione è avvenuta la delocalizzazione delle conoscenze.

– Quanti Natali ancora? Quanti ultimi dell’anno? Quante Pasque? Quanti Ferragosto ancora?

– Nessuno può disapprovare una prova provata.

– Le donne farebbero di tutto per un elisir di lunga giovinezza. Gli uomini farebbero di tutto per avere una giovane amante.

– Abbiamo bisogno delle idee per crederci immortali.

– Vantaggio di non essere benestanti: è improbabile che dei ladri professionisti vengano a rubarci.

– La grande città a lungo termine ti corrompe.

– Nella vita moderna spesso non c’è più una rotta. Si tratta di navigare a vista.

– Chi sogna ad occhi aperti spesso va a sbattere contro la realtà.

– Chi dice che Tizio fondamentalmente è un bravo ragazzo vuol dire che Tizio non è un bravo ragazzo.

– Siamo sempre appesi a un filo che può spezzarsi da un momento all’altro.

– Non credete all’uomo femminista. È solo un espediente per scopare di più.

– Tutti si sentono obbligati a farlo, ma vivere intensamente è un privilegio di pochi.

– I giovani pensano troppo al sesso. Gli anziani lo rimpiangono troppo e finiscono per assumere il Viagra.

– Il darwinista sociale non tiene in considerazione il destino oppure chiamatelo caso.

– La morte è un passaggio oppure non è niente.

– L’io è sempre presente, anche quando sembra assente.

– Tutti si limitano all’apparenza. Pochi ricercano l’essenza: eppure è lì che si rintraccia la vera esistenza.

– Chi dice “non c’è che dire” in realtà avrebbe molto da dire.

– Chi dice “esattamente” spesso nel discorso che segue diventa approssimativo.

– Ci sono uomini talmente illusi che pensano che le loro mogli li abbiano sposati per amore e non per soldi.

– Mi fa specie pensare a quanto si sia evoluta la specie.

– Un tempo l’ignoranza era una condanna senza appello. Oggi spesso è una colpa.

– Come si può avere fiducia negli altri se non abbiamo fiducia in noi?

– Se fossimo immortali allora diventeremmo tutti immorali.

– La vita in sé è senza regole. Sei soltanto tu che devi darti delle regole.

– Talvolta c’è una sorta di presagio nel paesaggio.

– La vera contentezza consiste nell’avere le cose che non si possono comprare.

– Basta avere davvero poco potere per inebriarsi di potere.

– Dopo una bugia ne diciamo subito un’altra. Invece mezza verità basta e avanza.

– Non ricordiamo a colori. Il nostro passato è tutto in bianco e nero.

– È sempre meglio essere troppo viziato che troppo vizioso.

– Sono tante le persone che scatenano la propria follia al volante.

– È progresso quando una cosa ritenuta impossibile diventa possibile.

– Non facciamo il processo alle intenzioni, ma teniamo sempre presente le dichiarazioni di intenti.

– Ci sono artisti e uomini spirituali che sembrano non lavorare e invece stanno da sempre lavorando su loro stessi.

– L’importante è vivere la vita fino in fondo, anche se si è in disaccordo col mondo.

– Nonostante tutto vale la pena vivere sempre più a lungo.

– A onor del vero nessuno sa se il tempo ci cambia e quanto e come ci cambia.

– Bisogna sempre fare attenzione quando usciamo fuori di casa perché il mondo non è un posto affatto sicuro.

– Con l’età diminuiscono gli incontri e aumentano i ricordi.

– La storia potrebbe anche essere maestra di vita. Comunque noi non impareremmo mai la lezione.

– Per la nostra sorte è bene capire che l’umanità, se continua così, non avrà magnifiche sorti.

– Ricordiamoci sempre che i soldi non hanno odore e le stelle non guidano più l’uomo contemporaneo in alcuna direzione.

– Non sempre il silenzio è assenso. Talvolta è mutismo per non controbattere a un controsenso.

– Con l’età se ne vanno capelli, denti, prestanza sessuale e sogni. Che se ne fa uno dell’esperienza e della maturità?

– In pratica in Italia nessuno ha il diritto di avere un lavoro, di trovare un’anima gemella e di farsi una famiglia. Se capita bene. Se non capita bisogna comunque accontentarsi.

– Da giovani si ricerca il piacere. Da maturi più che altro si cerca di evitare il dolore.

– Ognuno dovrebbe ricercare il sesso, il senso della vita e il divino a modo suo.

– Tutti i paradisi terrestri sono solo sia una pura illusione che un’effimera evasione.

– I potenti hanno paura di un popolo pensante.

– I potenti non si preoccupano tanto quando il popolo si lamenta ma quando sempre più persone credono nella democrazia dal basso.

– Questo mondo è sofferenza. Solo chi vive di illusioni può credere diversamente.

– Bisogna conoscere i mali del mondo ma non per questo bisogna sentirsi migliori.

– Tutto il potere finisce sempre in poche mani, in pochi accentratori.

– Nel mondo purtroppo vince la competizione sulla cooperazione.

– La maggioranza dei vip sono narcisisti e qualcuno è anche megalomane.

– Chi non ha fatto niente è stato pusillanime o è innocente.

– Nella vita non si sa mai dove tutto inizia e dove tutto finisce.

– Non ci resta che frequentare ogni giorno la vita fino a quando la morte non ci accerchierà.

– I telegiornali vanno ascoltati per rimanere informati, ma va sempre ricordato che quel che accade nel mondo non sempre interferisce nel nostro mondo e nella nostra vita privata.

– Questo mondo è una immensa sala di attesa. Nessuno sa quale è la sua destinazione.

– Usiamo pure l’espressione “ammazzare il tempo” ma sarà il tempo ad ammazzare noi.

– Ogni tanto bisognerebbe raccogliersi e stare ad ascoltare in perfetta solitudine il silenzio.

– Nessuno arriva mai veramente perché bisogna sempre ripartire, a meno di non essere arrivati al capolinea.

– Pensare significa fallire.

– Solo pochi riescono a fare della propria passione un lavoro e non è detto che siano i migliori.

– Viviamo a prescindere da tutto.

– Nella vita bisogna scampare dai propri vizi e dai propri guai.

– L’importante nella vita è avere le giuste dosi di serotonina e dopamina e ogni tanto qualche picco di adrenalina.

– Non si può piacere a tutti e neanche a nessuno. Salvo eccezioni,  tutti piacciono così e così.

– Si ha un bel dire “ognuno per la sua strada”. E se la strada è una sola e sempre la stessa per tutti ?

– Amare i flashback, i nonsense e le epifanie non significa necessariamente essere un artista.

– Ho visto anime belle fare cose turpi.

– Non si può imparare a vivere. Non si può imparare a morire. Non siamo fatti per imparare ciò. Accontentiamoci di imparare le cose che si possono imparare.

– A forza di parlare di mafia ci dimentichiamo dei punti di forza e delle qualità del Sud. Ricordiamoci anche della Magna Grecia, del barocco e degli intellettuali meridionali.

– Si può godere di tutta la libertà del mondo e nonostante questo essere infelici.

– Se guardi per qualche istante il sole rimani abbacinato. Non fissare mai troppo il sole. È una cosa bella ma tutte le cose belle possono far male.

– Non è mai troppo tardi per ricominciare tutto da capo.

– Non mi piace L’espressione “salvatore della patria”. Non abbiamo bisogno di salvatori e nemmeno di patrie ma di persone che fanno onestamente il proprio mestiere.

– Nella vita bisogna sempre evitare i confronti faccia a faccia con gli imbecilli.

– Nessuno sa per quale motivo è venuto al mondo ma la vita può andare bene lo stesso.

– Eva ha mangiato la mela della conoscenza e del peccato. Caino ha ucciso Abele. Ma perché le loro colpe devono ricadere sull’intera umanità?!??

– Non ho capito perché fisici e religiosi credono che ci sia una unica forza che governa l’universo.

– Il cielo non può essere sempre stellato. A volte le stelle vengono oscurate dalle nuvole. Porta pazienza.

– Talvolta nella vita è come guidare controsole. Talvolta è ancora peggio: è come guidare contromano.

– È sempre difficile stabilire se nella vita si fanno le cose perché ci vanno o per non rovinare l’immagine che gli altri hanno di noi.

– Anche se non trovi quello che cerchi il mondo è comunque un posto interessante.

– Sono gli uomini di affari delle multinazionali che governano il mondo. Sono loro che finanziano i politici e pagano le loro campagne elettorali. Tutto il resto sono balle.

– La cosa triste è che nessuno pensa più di poter cambiare il mondo.

– In Italia non sono solo i politici ad essere corrotti. La politica è solo la punta dell’iceberg.

– A forza di stare al passo con i tempi si finisce con i piedi nella fossa.

– Bisogna sempre andare avanti senza mai fare il passo più lungo della gamba.

– Basta una volta sola per rovinarsi e diventare ladri o assassini. Basta una volta sola e indietro non si torna.

– Le droghe leggere alterano un poco la coscienza, ma slatentizzano disturbi psicologici.

Aforismi afoni e cafoni (parte seconda)…

Aforismi afoni e cafoni (2):

⁃ Il costo del lavoro è troppo alto. Il costo della disoccupazione è ancora più alto.

⁃ L’uomo moderno può scegliere solo tra Dio e il nulla.

⁃ Disse l’imprenditore al bancario: a tempo debito forse mi darai credito?

⁃ L’odio non è altro che antipatia all’ennesima potenza.

⁃ Siamo troppo distanti dalla natura e dai nostri simili: troppe barriere invisibili.

⁃ Esistono soltanto istanti felici. Siamo ingannati dalla memoria quando ci ricordiamo di periodi felici.

⁃ Non sapremo mai se un proverbio è frutto di saggezza popolare o aforisma di un anonimo. Forse il bello dei proverbi è proprio questo.

⁃ Il futuro talvolta supera perfino il futuribile.

⁃ La malinconia è sempre accompagnata da un’inquietudine sottile.

⁃ Il paradosso è un cortocircuito della logica.

⁃ Non so se sia meglio la psicologia dove la profezia si autoavvera o la filosofia dove il soggetto si autopredica.

⁃ Tutti i grandi autori di aforismi sono tristi tranne Montaigne.

⁃ Un tempo la letteratura era mitopoietica. Oggi nessuna arte crea più miti.

⁃ Leopardi è sottovalutato come filosofo. Fortunatamente.

⁃ La lettura di Nietzsche può creare degli autoesaltati. Idem per la lettura di Marx.

⁃ Secondo gli psichiatri il delirio è un’interpretazione errata della realtà. Ma non c’è niente di oggettivo. C’è solo una maggioranza, rappresentata dagli psichiatri, che esercita una pressione e vuole riportare a una presunta obiettività il delirante.

⁃ Poche parole sono insufficienti. Troppe parole confondono. Nessuno sa mai quante sono le parole giuste.

⁃ Ci distinguiamo dagli animali per la paura della morte e il culto dei morti.

⁃ Quel treno fermo su quel binario morto quante vite e quanti amori ha trasportato!

⁃ Le falsità che dicono sul nostro conto ci fanno assolutamente meno male delle verità che dicono sul nostro conto.

⁃ I moralisti sono sempre moralisti dei peccati e dei vizi altrui.

⁃ Le passanti con cui abbiamo incrociato lo sguardo sono immagini poetiche, ma all’atto pratico non vale neanche la pena di ricordarle e continuano a starsene lì in una zona morta della memoria.

⁃ Non so perché ho incontrato le persone che ho incontrato, che erano come viaggiatori di un treno. Non so perché non ho incontrato quelle che non ho incontrato, che erano come dei viaggiatori di un treno su un binario parallelo al mio.

⁃ Il passato per quanto possibile va conservato. Il presente per quanto possibile va colto. Il futuro per quanto possibile va pianificato.

⁃ A venti anni si ha dei sogni, che anno dopo anno verranno decimati dalla realtà.

⁃ Per vivere bene non importa capire. Il raziocinio spesso è un ostacolo.

⁃ Avere e apparire contano più dell’essere in questa società. Si è in base in quello che si ha e in base a quello che si appare.

⁃ Tatuaggi e piercing sono un modo per distinguersi, ma guai a dirlo!

⁃ Gli psichiatri devono lottare prima di tutto contro la propria follia.

⁃ La donna sceglie spesso l’uomo che le scelgono le amiche.

⁃ L’uomo è più impulsivo sessualmente per natura o per cultura. La donna invece per natura è assolutamente più resistente.

⁃ La società è fatta di microcosmi che si incontrano spesso a tavolino. Talvolta casualmente.

⁃ Triste realtà: dobbiamo sempre indossare delle maschere e sottostare al gioco delle parti.

⁃ Per saper apprendere nuove nozioni bisogna saper mettere nell’oblio altre vecchie nozioni.

⁃ Non so se Dio esista. Ma se esiste sembra far di tutto per far credere che non esista.

⁃ Paradosso della coscienza: diamo del lei a certi lestofanti e diamo del tu a Dio quando preghiamo.

⁃ La bestemmia è un automatismo degli ignoranti più che un’offesa da parte degli atei a Dio.

⁃ Credere o meno nell’amore non dipende dall’età ma dalla ingenuità.

⁃ Basta con la storia della volpe e dell’uva perché l’uva appassisce presto e la volpe resta sempre la volpe.

⁃ Non sopporto chi ostenta la sua cultura. Non sopporto chi ostenta la sua ignoranza. Non sopporto chi ostenta. Non sopporto chi non sopporta. Non sopporto neanche me.

⁃ Non tutti gli individui intelligenti sono creativi, ma tutti i creativi sono anche persone intelligenti.

⁃ Internet è una grande intelligenza collettiva. Nonostante ciò sono in molti a usarla in modo stupido.

⁃ Obiezione al nichilismo: almeno in questa vita c’è sempre un’alterità fisiologica tra l’io e il nulla.

⁃ Non dovremmo mortificare l’aldiqua per l’aldilà e nemmeno mortificare l’aldilà per l’aldiqua. Dovremmo trovare un equilibrio. Questo è uno dei motivi per cui vivere è difficile.

⁃ Le letture fortificano l’intelligenza. Un paio di belle gambe femminili la nullificano in un istante.

⁃ Le letture private vengono memorizzate meglio dei libri studiati a scuola.

⁃ Anche nell’uomo più saggio alberga un maschio libidinoso e vanitoso.

⁃ Paradosso del cattolicesimo fino a qualche anno fa: ai gay onesti non veniva mai data l’assoluzione nei confessionali, mentre venivano sempre assolti i ladri e gli assassini.

⁃ La Chiesa è sessuofobica. Molti hanno criticato la psicoanalisi per il suo pansessualismo. Ovunque vai c’è sempre di mezzo il sesso.

⁃ Io credo in Dio perché a qualcuno bisogna pur credere. Nonostante tutto.

⁃ Non sottovalutiamo mai nessuno: anche l’essere umano più lento è stato lo spermatozoi più veloce a fecondare un ovulo.

⁃ Non si può essere giudicati in base a quello che si è o non si è, ma solo in base a quello che si fa o non si fa. Ma chi non fa niente non dovrebbe essere giudicato.

⁃ Si può fare molte critiche al cristianesimo, ma non bisogna mai scordarsi che è anche una religione abbastanza tollerante.

⁃ Credere in niente come fanno i nichilisti forse è troppo dispersivo.

⁃ L’uomo aggiusta tutto a sua immagine e somiglianza: crede sempre in un Dio antropomorfo.

⁃ Non capisco come mai certi religiosi invocano il castigo divino e invece non sperano nella misericordia divina: mistero divino.

⁃ Preferisco i toscanismi agli inglesismi per preservare la lingua italiana.

⁃ Chi utilizza arcaismi allontana le persone dalla cultura. Aveva ben altre intenzioni, ma sortisce sempre l’effetto contrario.

⁃ La cultura non può consistere nell’immagazzinare dati. Per questo c’è già il computer. Piuttosto deve essere rielaborazione dei dati.

⁃ Un computer non avrà mai inconscio, emozioni, libido, sentimenti. Non disprezziamo questo nostro impasto di nervi, sangue e ormoni tipicamente umano.

⁃ La più grande gloria postuma è l’oblio.

⁃ Nessuno scrive più lettere. Come erano poetici quei lapsus calami!

⁃ Un buon amico è uno che ti presenta le ragazze.

⁃ Un uomo socievole può sempre servirsi dell’intelligenza degli amici. Tuttavia la solitudine potenzia la riflessione.

⁃ Un buon psicologo deve essere soprattutto empatico.

⁃ Ad Aosta non c’è la costa, però anche là tutto costa.

⁃ Il dovere non è altro che il rovescio del diritto.

⁃ Ad un certo punto i genitori muoiono o devono essere assistiti perché sono infermi. È allora che i figli, ormai maturi, rimpiangono come non mai la spensierata giovinezza.

⁃ Leggere è un dialogo tra l’autore e il lettore.

⁃ I genitori devono soprattutto saper ascoltare. I figli devono soprattutto frequentare i genitori perché nessuno sa quanto è il tempo a disposizione per vedersi.

⁃ Chi abita più giù del Po è terrone per i padani. Chi sta sopra Roma è un polentone per chi abita nel Sud. Chi abita nel centro si prende offese dovunque vada.

⁃ Ho visto logiche clientelari generare partitocrazia che a sua volta generava logiche clientelari e così via…ad libitum.

⁃ Tra internazionalismo e nazionalismo alla fine vinse la globalizzazione.

⁃ Il razionalismo ha causato migliaia di nevrosi.

⁃ Espressioni verbali che rendono subito snob una persona: “stato dell’arte”, “momento topico”, “esecrabile”, “apotropaico”, “non possiamo esimerci “.

⁃ Al massimo generalizzate, ma non discriminate.

⁃ Mai dare per scontato il rispetto della dignità umana.

⁃ Un tempo il sesso era roba per giovani. Un tempo.

⁃ Non esiste una linea di demarcazione tra normalità e follia.

⁃ Peggio di tutti stanno i quarantenni: non hanno lo slancio vitale dei ventenni e neanche la pensione dei settantenni.

⁃ In Italia, salvo rare eccezioni, vige la gerontocrazia.

⁃ In Italia ci sono fondamentalmente due generazioni: quella del Viagra e quella del Prozac.

⁃ La morte non è che l’ultimo passo del nostro cammino.

⁃ Trovo che l’immagine piu’ poetica sia quella di raggi di sole, che filtrano dalle imposte e illuminano il pulviscolo. Se si dovesse salvare una sola immagine poetica io personalmente sceglierei quei corpuscoli sospesi e illuminati.

⁃ Tutti vogliono imparare la tecnica, ma si scordano che spesso è questione di metodo.

⁃ I difetti che detestiamo negli altri non sono altro che i nostri difetti inconfessabili.

⁃ Televisione e discoteche assopiscono le coscienze.

⁃ Non sarà una società multirazziale né multirazzista. Sarà una società asociale.

⁃ Meglio avere un eloquio lento e parlare con cognizione di causa che essere logorroici e non dire niente.

⁃ La cosa più difficile è cercare di processare se stessi.

⁃ Sono reo confesso, prigioniero e poi recidivo.

⁃ Gli innamoramenti non corrisposti si ricordano di più delle conquiste.

⁃ La prolificità non è mai sinonimo di qualità. Comunque anche gli scrittori devono mangiare: perdoniamoli.

⁃ Volevano cambiare il mondo e non riuscivano nemmeno a cambiare sé stessi.

⁃ È un esercizio pericoloso smascherare la cafonaggine altrui ed è molto più utile smascherare la propria.

⁃ Mi fa pena la demenza senile. Mi fa rabbia l’incoscienza giovanile.

⁃ Non confondiamo la spigliatezza con il talento.

⁃ Gli uomini non sono tutti uguali, ma nemmeno così diversi come il potere vuole far credere per giustificare le differenze enormi di reddito e ricchezze.

⁃ Talvolta l’antisionismo sfocia nell’antisemitismo.

⁃ Anche l’ateo più sdegnoso si rivolge a Dio quando sta per morire.

⁃ Ci vuole sia la teoria che la pratica. Con la sola teoria l’uomo rischia di finire nel pozzo come Talete. Con la sola pratica rischia invece di finire come il tacchino induttivista di Russell.

⁃ Raramente mi sembra di aver capito tutto in un istante, ma subito dopo ritorna l’opacità consueta.

– Spesso chi dice genericamente di raccogliere le sfide alla fine non raccoglie un bel niente.

– Questa è una “società liquida”: ecco perché fa acqua da tutte le parti.

– Per imparare realmente a fare una cosa prima bisogna vederla fare a chi sa farla, poi bisogna farla con un supervisore e quindi va fatta da soli.

– Ogni giorno un femminicidio. Ci scordiamo i dettagli di ogni storia e ogni femminicidio si perde nella statistica.

– La verità è un asintoto per noi esseri umani.

– La realtà è il nostro punto di vista sulle cose.

– Le idee nascono quando meno te lo aspetti.

– Abbiamo tutti i giorni contati. Eppure ci annoiamo. Quanto mai ci annoieremo se fossimo tutti immortali?

– Chi dice a una donna che non è per piaggeria in realtà lo sta dicendo per piaggeria.

– È nella natura di tutti gli esseri umani essere ruffiani. Anche i meno ruffiani si sono arruffianati con qualcuno qualche volta.

– Raramente la scrittura dipende dal talento. Spesso dipende dall’esercizio, dalle letture e dalla forma mentis.

– L’importante è crederci, però certe frasi motivazionali sono proprio cretine.

– In qualsiasi organizzazione italiana è presente del corporativismo.

– La mafia è determinata da arcaismi, omertà, fatalismo, disoccupazione.

– Al mondo d’oggi non è ammessa alcuna imperfezione estetica.

– Pensare troppo può portare all’autodistruzione.

– La felicità è uno stato transitorio. La tristezza invece può durare a lungo.

– La cosa peggiore non è la solitudine ma il sentirsi soli.

– Tutte le cose belle se vengono analizzate a lungo risultano mediocri.

– Tra essere e avere vinse l’apparire.

– Spesso in questa società saper bluffare è più importante che avere buone carte.

– Le bugie hanno le gambe corte, ma molto fiato perché arrivano sempre lontano.

– Oggi non ci sono più certe donne brutte come una volta. Al massimo sono bruttine interessanti per qualcuno.

– Un tempo l’importante era avere un certo stile. Oggi invece è importante avere un certo stile di vita.

– Non aspettare che giunga l’ispirazione non facendo nulla. Piuttosto aspettala facendo qualcosa.

– Artista non darti troppe arie: la natura è sempre più creativa della creatività umana.

– Le donne sono più creative degli uomini: loro possono mettere al mondo dei bambini.

– Oggi l’aborto legale è un male minore. Quando non era legalizzato abortivano lo stesso di nascosto ed era più rischioso per le donne.

– Quando stiamo bene siamo solo clienti. Quando stiamo male chiamiamo il medico e il prete e diventiamo pazienti e credenti.

– Gli psicologi e gli psichiatri non hanno grande successo in Italia perché le persone preferiscono andare dai preti e dai maghi.

– Perché le questioni sentimentali non sfocino in tragedie è necessaria l’ironia.

– La morte giunge sempre inaspettata, anche quando ormai si è morenti.

– Le illusioni possono fare male ma sono necessarie.

– I politici tergiversano. Nel frattempo i problemi delle persone restano tali e quali.

– A volte ad andare al supermercato si diventa quasi felici.

– Un conto è essere sciocco. Un conto è essere scioccato.

– Un conto è fare il furbo. Un altro è essere furbi.

– I giovani che dicono di voler spaccare in realtà sono solo degli spacconi.

– Chi troppo vuole stringe sempre qualcosa rispetto a chi non vuole niente.

– Non è vero che a questo mondo nessuno regala niente. I cretini vestiti da Babbo Natale ad esempio regalano sempre qualcosa ai bambini e gli spacciatori regalano la droga all’inizio agli adolescenti.

– Utilizzare l’espressione “scelta obbligata” non è per niente una scelta obbligata.

– La vita è una equazione le cui variabili sono infinite.

– Nessuno è totalmente originale, neanche i geni o i folli.

– Oggi per essere esenti da scandali bisogna essere anonimi. Il problema però è che al mondo di oggi nessuno è totalmente anonimo, visto e considerato che tutti ad esempio usiamo i social. 

– Ogni nazione un tempo aveva una lingua e un esercito. Rimarranno solo gli eserciti perché in futuro probabilmente tutti parleranno inglese.

– Se rubi ai ricchi per dare ai poveri rischi pene severe. Se invece rubi ai poveri per dare ai ricchi non rischi nulla perché la legge tutela i ricchi, ma avrai solo le briciole. Se ti metti in proprio potrai avere molto ma lo farai a tuo rischio e pericolo.

– In Italia c’è da sempre una gran confusione tra peccato e reato. Anche oggi ci sono peccati non perseguibili legalmente che socialmente vengono considerati più gravi di certi reati.

– Prima di essere esigenti con gli altri certe persone dovrebbero essere esigenti con loro stesse.

– Oggi molti di coloro che non vengono assunti a tempo indeterminato vengono definiti consulenti dalle organizzazioni. È un contentino come un altro. È un benefit verbale.

– Talvolta sprechiamo le ore come se fossimo immortali.

– L’importante è tirare a campare. Soprattutto dopo una sensazione imminente di morte.

– C’è chi tira a campare e chi tira al Campari.

– Per fare qualsiasi cosa oggi ci vogliono i soldi. Anche per autodistruggersi ci vogliono i soldi.

– Per scrivere bisogna sfruttare non solo la propria intelligenza ma anche la propria stupidità.

– Ricordati che chi parla male degli altri a te poi parlerà male di te agli altri.

– In teoria ogni individuo è unico ed irripetibile. In pratica i mass media compiono un livellamento verso il basso.

– Quando sogniamo di morire ci svegliamo subito di soprassalto. Questo accade perché per il nostro inconscio siamo immortali.

– Viviamo di impressioni, pensieri e ricordi: niente altro.

– Dire il falso è un reato ma talvolta dire la verità è molto più dannoso.

– Non è vero che non c’è più religione: piuttosto nel mondo di religioni ce ne sono talmente tante e non riescono mai a coesistere pacificamente tra loro.

– Certe persone sono così snob che snobbano persino loro stesse quando si guardano alo specchio.

– Pensiamo poco ai nostri avi. Pensiamo poco ai nostri posteri. Insomma pensiamo poco.

– Certe donne si fanno piacere anche uomini per nulla piacenti, specialmente se questi ultimi hanno i soldi.

– L’essere umano è tutto incastonato nel niente.

– Il matrimonio rende le persone meno libere di chi è solo e poi anche nel matrimonio c’è la solitudine dei coniugi.

– Cari intellettuali, non pretendete niente da noi. Noi siamo gli eredi del pensiero debole.

– Un nuovo giorno è arrivato ma finirà nel dimenticatoio anche questo.

– Quando viene la morte nessuno è mai pronto.

– Purtroppo si vive una volta sola!!! Per fortuna si muore una volta sola!!!

– È legittimo essere fatti…di frasi fatte.

– Ci si può fare la ragazza. Ci si può fare un’idea. Ci si può fare gli affari propri. L’importante comunque è non farsi.

– In Italia contano sia le pubbliche relazioni che le relazioni private. Insomma sono importanti le relazioni.

– C’è chi è deprivato e chi è depravato.

– Ognuno è indaffarato. Ognuno a suo modo è un poco provato.

– Nessuna vita è totalmente compiuta. C’è sempre qualcosa lasciato in sospeso.

– Ognuno fa ciò che vuole. No. Ognuno fa ciò che può. No. Ognuno fa ciò che fa.

– Mantenere le promesse molto spesso è impossibile. È già tanto mantenere le premesse.

– Teorie del complotto e astrologia favoriscono il mantenimento dello status quo: nessuno può più fare rivoluzioni se tutto è già deciso.

– Ogni esistenza è un grande spettacolo tragicocomico.

– La vita è un continuo rimandare la morte.

– Non sono importanti gli anni vissuti ma gli istanti felici vissuti.

– Quando aspetti il tempo non passa mai. Quando ti stai divertendo il tempo passa troppo in fretta. Non ci sono vie di mezzo.

– Credeva che fosse idiozia. Invece era una pura idiosincrasia.

– Qualsiasi metafora della vita non è calzante.

– Per rimanere a galla nella vita spesso bisogna spingere sotto e far annegare qualche altro.

– Nella vita non vince nessuno. Non vincono nemmeno i vincenti.

– Di solito si è tristi per qualcosa in particolare, mentre si può essere felici anche per niente.

– Ci sono solo due tipi di morti che ci interessano: le persone a cui abbiamo voluto bene e i morti famosi.

– Molte persone cercano l’anima gemella per colmare un vuoto. Ma il vuoto che ognuno ha è incolmabile.

– Non prendete mai troppo sul serio gli aforismi e nemmeno chi li scrive. Gli aforismi sono fatti per essere smentiti. Vi ricordate cosa fece Cioran a causa di Friedgard Thoma?

– Lo sanno tutti che il tempo vola ma nessuno sa dove va.

– Come è rassicurante essere nella norma!!!

– Non calcolate troppo. Nella vita spesso è inutile fare troppi calcoli.

– Ognuno ha le sue fratture. Alcune sono insanabili e nonostante ciò bisogna imparare a conviverci.

– L’infinito non fa per noi esseri umani. Non ci resta che perdersi nell’indistinto.

I miei aforismi afoni e cafoni…

AFORISMI AFONI E CAFONI:

-In Italia ci sono molte realtà sotterranee: mafie, massonerie, sette sataniche. Inoltre l’Italia è un Paese a sovranità limitata (si pensi alle basi Nato) e ha anche uno Stato nello Stato (il Vaticano). Quindi bisogna sempre stare molto attenti a quello che si dice e a quello che si fa. Comunque apparentemente sembra un Paese normale.

-L’italiano medio è solo un’astrazione di chi, a torto o a ragione, pensa di essere superiore alla media.

-Lo Stato premia le pubbliche virtù. La criminalità organizzata si occupa esclusivamente dei vizi privati (droga, prostituzione, gioco di azzardo, fumo). La lotta può sembrare impari. C’è sempre la speranza che tutto cambi in meglio.

-Fare esperienza vuol dire anche sporcarsi l’anima.

-Gli estremismi sono tutti sbagliati. Anche gli estremismi di coloro che si professano moderati.

-Quando uno ha successo aumentano esponenzialmente amici, parenti, ex compagni di scuola. Uno il successo lo deve condividere con tanti. L’insuccesso invece è figlio unico.

-Da piccolo pensavo che uno statista fosse uno statistico che avesse avuto una svista.

-Anche noi scemi del villaggio ci siamo evoluti: siamo diventati scemi del villaggio globale.

-È sempre meglio avere un hobby che appartenere a una lobby.

-I cimiteri sono pieni di persone, un tempo, ritenute indispensabili.

-L’importante non è risolvere i propri problemi ma porseli.

-Gli ignoranti copiano. I postmoderni citano. I manieristi cercano di emulare. I professori si documentano. Gli artisti si ispirano. Quindi i più creativi sono quei critici letterari che recensiscono libri senza averli mai letti.

-La fedeltà logora anche i più monogami.

-Ci sono ancora i negazionisti dell’Olocausto e delle foibe. Ci vuole sempre qualche secolo prima che un fatto storico venga giudicato con un minimo di obiettività e senza malafede.

-Italiani: eterni incompiuti.

-Un tempo esistevano i malati immaginari. Ora tutti si fanno l’autodiagnosi consultando internet. Siamo tutti malati virtuali.

-Teoricamente la cultura è il pane di domani. Praticamente la finanza con le sue speculazioni è il cibo avvelenato di oggi.

-Siamo tutti viandanti e nessuno sa quando finisce il cammino.

-I comici e i politici talvolta si scambiano mestiere.

-Abbiamo avuto il progresso tecnologico ma non lo sviluppo storico.

-Il potere è sempre più impalpabile.

-Le mafie non esisterebbero senza referenti politici.

-L’unica cosa immutabile è l’eterno divenire.

-Non so più a chi credere: tanto vale che creda in me stesso!

-Pensare è un lavorio che procede a fasi alterne.

-Basta un niente per finire nella bara. Basta che qualche cellula del corpo impazzisca. L’organismo umano è così complesso. È davvero una fortuna che tutto funzioni bene. Eppure pensiamo raramente a questa nostra fortuna. Spesso diamo tutto per scontato.

-In altre epoche i miti e le religioni fornivano all’uomo una comprensione prerazionale del tutto. Ora tutto è cambiato. L’uomo si crede una divinità in grado di dominare la natura con l’ausilio della scienza.

-Segni richiamano altri segni. Qualche segno raramente diviene un simbolo. È tutto qui.

-La storia d’Italia era colma di orrori e di omissis. Noi vivevamo a latere. Era l’unico modo per vivere.

-La vita non è un gioco a somma zero. La vita non è un gioco.

– Tu cerca e alla fine sarai trovato.

-Comunque non lamentiamoci troppo del progresso. Ricordiamoci anche dei nostri avi che morivano prematuramente per un’influenza, un ascesso o di tetano.

– La civiltà dell’immagine suggestiona anche gli individui meno suggestionabili.

-Il successo di un personaggio televisivo è basato non tanto sul suo talento ma spesso sui meccanismi di identificazione dei telespettatori.

-Ognuno è un assassino nel teatrino infelice del proprio inconscio.

-I vip hanno tutti i privilegi in questo Paese, tranne quello di restare vip per tutta la vita.

-Il potere è la sublimazione del sesso o una grande facilitazione per fare sesso.

-Figli d’arte? Ma spesso di quale arte?

-Meglio essere pieni di difetti che avere tanti eccessi: si vive di più.

-Invidiamo soprattutto persone vicine, che hanno cose o qualità che noi non abbiamo.

-Non necessariamente un alleato è un amico: spesso è solo un alleato.

-In Italia oggi essere paranoici non è patologico: è fisiologico.

-Questa è l’epoca in cui gli stessi amanti sono cornuti.

– Nonostante una rassicurante quotidianità un attimo prima puoi esserci e un attimo dopo puoi non esserci più.

-Quando si assiste ad uno spettacolo della natura o si contempla un’opera d’arte talvolta la nostra creatività può  essere inibita invece che ispirata da quello spettacolo o da quella opera.

⁃ Nella vita sono rari gli istanti in cui ci sentiamo davvero vivi.

⁃ Ogni aforista ha il gusto del paradosso.

⁃ In Italia resiste ancora la famiglia. Non esistono più la societa’ e l’opinione pubblica.

⁃ Quando uno muore ne fanno un’agiografia. Nessuno osa più parlarne male: se pensassero di più ai vivi!!!

⁃ C’eravamo tanto ignorati.

⁃ Errore o orrore? Onere o onore?

⁃ Io appartengo alla retroguardia. Ma non andate a dirlo in giro.

⁃ Gli errori più dannosi sono quelli di gioventù.

⁃ Solo chi ha soldi segue la moda.

⁃ Chi usa la parola “basito” mi basisce.

⁃ Il colmo per un magro? Morire il Giovedì grasso.

⁃ Molti confondono il giudizio di Dio con il giudizio dei bigotti.

⁃ L’Italia è un Paese dalle virtù private e dai vizi pubblici.

⁃ Ci sono fondamentalmente quattro tipi di persone, che hanno atteggiamenti diversi nei confronti della vita: gli illusi, gli ottimisti, i pessimisti, i realisti. Gli illusi e gli ottimisti non vanno presi neanche in considerazione. I realisti sono i più equilibrati. I pessimisti sono i più lungimiranti.

⁃ Dall’Italia non fuggono solo cervelli. Sono sicuro che esportiamo anche molta stupidità. C’è qualche legge che permette solo ai geni e che proibisce agli scemi del villaggio di fuggire?

⁃ Ormai anche i futuristi sono passatisti.

⁃ La fantasia è deleteria quando diventa gelosia.

⁃ C’è una cosa peggiore della stupidità: la presunzione di sentirsi intelligenti.

⁃ Nessun gruppo di persone vuole sentirsi chiamare “gente”.

⁃ Tutti vogliono essere chiamati per nome e vogliono del tu dalle belle donne, indipendentemente dall’età.

⁃ La cosa più noiosa in una conversazione è quando l’altra persona vuole fare l’intellettuale a tutti i costi e non si accorge minimamente di essere solo noiosa.

⁃ Il tempo dà ragione sempre troppo in ritardo. Molto spesso dà ragione ai cadaveri.

⁃ Quando è stato commesso un crimine le persone attendono sempre verità e giustizia. Ma è già una cosa eccezionale se arriva una delle due.

⁃ Le donne di oggi sono molto più emancipate sessualmente rispetto ad un tempo, ma sono anche molto più esigenti.

⁃ Chi ama troppo finisce per essere un masochista. Chi viene amato troppo finisce per essere un sadico. Ma non è questione di cattiveria o di carattere. È solo la spietata legge della domanda e dell’offerta.

⁃ La cosa che fa più male in quel che chiamano amore è l’ingratitudine.

⁃ È paradossale utilizzare spesso il termine “esattamente” e nel resto della conversazione essere vaghi ed imprecisi.

⁃ Il corpo viene sempre più esibito. Non c’è più alcuna pruderie. Purtroppo o per fortuna.

⁃ Il popolo e’ sovrano solo quando gli si vuole propinare delle cretinate a basso costo.

⁃ I padri non esistono più. Oggi ci sono i mammi.

⁃ Quando subiamo un ingiustizia dimenticare è più facile che perdonare.

⁃ Dare fiducia, confidarsi e confessarsi sono bisogni del nostro animo.

⁃ Si deve notare qualche imperfezione per non cadere in tentazione.

⁃ Meglio una fiducia mal riposta che starsene guardinghi senza sosta.

⁃ Non vedo sulla faccia della Terra un nuovo Confucio, un nuovo Socrate, un nuovo Cristo, un nuovo Platone, un nuovo Cartesio, un nuovo Kant, un nuovo Freud, un nuovo Marx. È il segno che stiamo regredendo o che forse tutto è già stato fatto e scritto?

⁃ Moralisti non disprezzate troppo la sessualità. Senza di essa non saremmo al mondo. È banale, ma è sempre meglio ricordarlo.

⁃ Chi ti dice che la politica è solo corruzione in fondo sta cercando di corromperti.

⁃ Tutto oggi deve essere icastico per trasmettere il messaggio in modo efficace.

⁃ Non capisco perché tutti vogliono appropriarsi della sfiga, che tra l’altro e’ trasversale.

⁃ Le disgrazie talvolta fortificano. Più spesso deprimono.

⁃ Tesi, antitesi e sintesi e qualche aperitivo di tanto in tanto.

⁃ Rigurgito anti-intellettuale: preferisco il sentimentalismo al decostruzionismo.

⁃ Bisogna essere cauti ed evitare di essere caustici.

⁃ Ci sono in giro persone più false delle banconote del Monopoli.

⁃ Quanto si sono arrovellati il cervello negli anni Settanta su Moravia, Antonioni, Fellini!!! Ed ora pochi li ricordano!!! Caduti nell’oblio!!!

⁃ Le elezioni in molte nazioni sono solo una formalità.

⁃ L’abitudine è una schiavitù autoimposta e al tempo stesso una piacevole conferma che niente ci ha sconvolto la vita.

⁃ L’uomo contemporaneo per difendersi dalle proprie angosce deve riscoprire l’ozio creativo.

⁃ I soldi devono essere un mezzo. Quindi non vanno né apprezzati né disprezzati troppo.

⁃ Coloro che fingono di essere troppo aperti mentalmente con la propria donna prima o poi rischiano di essere colpiti da un raptus di gelosia.

⁃ Meglio provare vergogna una volta che provare continuamente sensi di colpa.

⁃ Talvolta per giungere alla verità bisogna capovolgere la realtà.

⁃ Ormai le tattiche e le strategie le decidono gli esperti di mass media.

– L’etica cristiana è basata sul l’intenzione è sul perdono, ma molti cristiani se lo scordano.

⁃ Le donne, appena diventano madri, spostano la maggior parte del loro narcisismo sui figli.

⁃ I due comandamenti a mio avviso più trasgrediti sono “non commetttere atti impuri” e “non desiderare la donna d’altri”. Sono i peccati a sfondo sessuale.

⁃ Quando dicono “quello è un poeta importante” oppure quando dicono “quello è un poeta famoso” bisognerebbe sempre rispondere che è relativamente importante o famoso.

⁃ Siamo sempre relativamente giovani e mai relativamente vecchi.

⁃ Se Dio non esistesse dovremmo essere ancora più attaccati a questa vita perché è unica.

⁃ Un tempo le persone avevano delle opinioni sugli avvenimenti. Oggi ci sono gli opinionisti e I tuttologi, che pensano per noi.

⁃ Avevamo tutti più privacy quando nessuno usava questo termine. Oggi grazie alla diffusione di internet e dei social nessuno ha privacy.

⁃ Quando si invecchia si diventa tutti salutisti.

⁃ Paese che vai, mistero che trovi. In Italia le Madonne che piangono. In USA ci sono i cerchi nel grano.

⁃ La New zage per me non e’ una controcultura. È una subcultura.

⁃ Se tutto il mondo è paese perché sulla faccia della terra esistono così tante guerre e contese?

⁃ Non so se l’ectasy è  stata creata ad hoc per la musica techno o il contrario. Francamente non mi interessa saperlo.

⁃ La qualità va a discapito della quantità e anche la quantità va a discapito della qualità.

⁃ Lavorare meno, lavorare tutti. Ma chi glielo dice a certi stakanovisti?

⁃ Negli anni Settanta i giovani si ammazzavano per la politica. Ora c’è qualche scaramuccia tra emo e truzzi. In fondo siamo progrediti.

⁃ Dark e paninari sono scomparsi e nessuno sinceramente li rimpiange.

⁃ Nessuno muore mai in pace perché sarebbero tante altre cose da fare e nessuna esistenza è mai pienamente compiuta.

⁃ Elias Canetti ha scritto che leggendo i grandi autori di aforismi gli sembrava che si conoscessero tutti bene tra loro. In fondo la natura umana è sempre quella.

⁃ I politici rubano sicuramente. Hanno sempre diverse mogli e una famiglia troppo allargata da mantenere.

⁃ Anche i pregiudizi positivi sono pregiudizi.

⁃ In tempi di crisi i soldi non vanno spesi, anche se i mass media dicono esattamente il contrario per far girare l’economia. Non vanno investiti, anche se alcuni immobiliaristi dicono che si può fare ottimi affari. Non vanno nemmeno risparmiati, anche se gli analisti dicono che da alcuni indici come il cet 1 si puo’ vedere la solidità delle banche. In tempi di crisi con i soldi è meglio non farci niente, anche perché davvero pochi ormai hanno i soldi.

⁃ Chi dice che oggi l’unica trasgressione è la normalità non ha ancora capito che la normalità non esiste.

⁃ L’epistemologia talvolta diventa un pettegolezzo sulla scienza.

⁃ Le donne vittime di stalking non hanno scelto l’uomo sbagliato. Nessuna donna sa quale è l’uomo sbagliato a priori.

⁃ Chi dice che la fortuna non esiste è stato abbastanza fortunato da non aver conosciuto la sfortuna, anche se non lo ammetterà mai.

⁃ Dovendo scegliere tra i due, tutti vorrebbero essere come Don Chisciotte piuttosto che come Sancho Panza. Tutti preferirebbero essere considerati pazzi piuttosto che persone semplici dotate di buon senso.

⁃ Nessuno sa se ci fossero più perversioni sessuali nei tempi antichi o oggi. Diciamo allora che ogni epoca ha le sue perversioni.

⁃ È sempre più difficile essere originali. Io modestamente non lo sono.

⁃ Ci sono sempre più autori illeggibili, ma è meglio non dirlo.

⁃ Psicopatologia della normalità: i peggior folli sono quelli che non si curano.

⁃ Guardandomi allo specchio ricompongo il mosaico della mia identità.

⁃ Non sono un fisionomista e non credo nella fisiognomica. Credo solo nella fisioterapia.

⁃ Starsene in santa pace è solo un modo di dire.

⁃ La cosa più triste è pagare per gli errori altrui.

⁃ Giovinezza fa rima con avventatezza. Adolescenza fa rima con incoscienza.

⁃ Alcuni utilizzano la locuzione “stato dell’arte”. Ecco l’Italia dovrebbe essere proprio lo Stato dell’arte.

⁃ Chi usa eccessivamente la parola “sostanzialmente” ha poca sostanza nei suoi discorsi.

⁃ Giornalisti non disprezzate i blog e i social. Non sono solo fuffa. A volte vi anticipano.

⁃ Per Sartre il razzismo era “lo snobismo dei poveri”. Ma il vero snobismo è quello dei più ricchi e dei più colti ed è anch’esso una forma subdola (anche se non violenta) di razzismo.

⁃ La retorica è enfasi all’ennesima potenza.

⁃ Questa società è già competitiva. In futuro sarà iper-competitiva.

⁃ Quando si analizza una società è difficile stabilire quali siano le variabili indipendenti, quelle dipendenti e quelle intervenienti. Non parliamo poi quando si tratta di individuare delle costanti antropologiche.

⁃ Ciò che è soggettivo viene considerato inopportuno. Finisce per essere considerato oggettivo non solo ciò che è misurabile, ma anche ciò che viene imposto dall’alto.

⁃ Anche i pensionati sono sempre in movimento. Stare fermi per un poco potrebbe far pensare e il pensiero può far male.

⁃ All’abbazia di San Galgano solo qualche visitatore, mentre a pochi chilometri c’è sempre gente per vedere una comunissima casa colonica, dove hanno girato la pubblicità del Mulino bianco. Si vede anche da questo che noi italiani ormai siamo un popolo di rincoglioniti.

⁃ Le ragazze italiane di oggi sono molto più represse sessualmente delle loro coetanee inglesi, americane, tedesche, olandesi, francesi. Ma sono senza dubbio molto più emancipate delle loro mamme.

⁃ Molti italiani se ne fregano del colore politico del governo. Per loro l’importante è tirare a campare.

⁃ Il codice deontologico di qualsiasi ordine viene sempre applicato con molta elasticità qui in Italia.

⁃ Cerca sempre di osservare gli altri. Anche quando vai a prendere un caffè al bar. Osserva continuamente e taci.

⁃ La temperanza dei desideri sarebbe uno dei modi più efficaci per non perpetrare ulteriori disuguaglianze.

⁃ Il sesso un tempo era anche trasgressione. Oggi è solo uno sfogo.

⁃ Non vi fidate troppo di coloro che si presentano come persone umili. Spesso è tutta una farsa.

⁃ I vincitori scrivono la storia e ai posteri di tutti gli altri (neutrali e perdenti) non resta che impararla.

⁃ Papa Leone I fermò Attila facendogli vedere un crocifisso. Montezuma invece non riuscì a fermare Cortes nemmeno con dei sacrifici umani. In questo caso un sanguinario senzadio fu più timoroso di Dio di un condottiero cristiano spagnolo. Cosa si dissero poi Momtezuma e Cortes oppure Attila e Papa Leone I è un mistero e forse non deve nemmeno interessarci.

⁃ Bisogna semplificare un poco senza rendere tutto semplicistico.

⁃ Sono pochi i dati di fatto incontestabili e incontrovertibili. Nella maggioranza dei casi per ogni fatto esistono diverse interpretazioni.

⁃ Montale è il poeta delle illuminazioni e delle agnizioni.

⁃ Secondo gli antichi non è la stirpe che nobilita l’uomo, ma l’uomo che nobilita la stirpe. Questo concetto è ancora valido, ma attualmente alla parola “stirpe” bisognerebbe sostituire la parola “categoria”.

⁃ È meglio vivere che pensare e scrivere.

⁃ Ecco le parole che a mio avviso descrivono in modo magistrale la condizione dell’uomo moderno: “i suoi pensieri andavano su e giù /dai versi al sesso a Dio /senza punteggiatura” (Auden).

⁃ Alcuni uomini pagano centinaia e centinaia di euro delle belle escort soprattutto per la soddisfazione di presentarsi in un ristorante con una bella donna al proprio fianco.

⁃ Una volta passato l’innamoramento non corrisposto quella donna dà il voltastomaco e basta. Agli uomini ragionevoli accade così.

⁃ Le persone colte per stare con gli altri senza crearsi dei problemi non devono mai dare sfoggio di cultura e devono usare la diglossia.

⁃ La diversità in genere è arricchimento, ma va saputa gestire: altrimenti è una fonte inesauribile di problemi.

⁃ L’arte non è morta, ma moribonda.

⁃ Il diritto romano-germanico può condurre al cavillo. La common law alle sentenze basate sull’emotività.

⁃ Ogni scrittura per essere un minimo decente deve avere un sottofondo di autoironia.

⁃ Ne hanno tentate tutte per riportare in auge il marxismo. Hanno provato il catto-comunismo, un mix tra freudismo e marxismo oppure tra fenomenologia e marxismo. Per prendere le distanze da Mosca hanno tentato la via dell’eurocomunismo. Quando hanno saputo i crimini del comunismo hanno iniziato a parlare di un comunismo italiano, anche se fino a pochi mesi prima erano tutti internazionalisti.

⁃ Un tempo prima di scrivere studiavano Croce, De Sanctis, Lukacs. Studiavano la poesia ingenua di Schiller, il pensiero poetante di Holderlin, la critica del giudizio kantiana. Oggi scriviamo tutti senza più tutte queste sovrastrutture ideologiche ed estetiche. Purtroppo o per fortuna.

⁃ Alcuni pensano di poter fare una cultura di destra con autori difficili come Nietzsche, Heidegger, Spengler, Junger, Evola. Alcuni hanno pensato di rifondare una cultura di destra con Tolkien. In definitiva esiste una cultura di sinistra. Esiste una cultura liberale. Ma non esiste una cultura di destra.

⁃ Forse non abbiamo bisogno di una moltitudine di parole. Forse la vita può essere espressa sostanzialmente con pochi verbi: nascere, crescere, vivere, invecchiare, morire. Tutto il resto è facoltativo.

⁃ La televisione e la carta stampata ci vogliono far credere che i vip siano le vallette e i calciatori, che si fidanzano e si sposano tra di loro. Ma siamo sicuri che questi sono i veri vip? È l’importanza dello show business? Oppure questa è solo una strategia da parte di chi dirige i mass media per distrarre le persone e non fargli sapere cosa accade nei consigli di amministrazione delle stanze dei bottoni? Ci sono persone molto potenti, che sono poco conosciute al grande pubblico. Al contrario tutti conoscono delle starlette usa e getta, che per una stagione hanno tutti gli onori della cronaca.

⁃ Rispetto ad un tempo oggi esistono tre opportunità “volontarie” per bucare gli schermi: i talent show, i reality show, i quiz televisivi. Ci sarebbe inoltre un’ulteriore modalità involontaria: essere uno dei protagonisti ( testimone, imputato, familiare della vittima, parente o amico della vittima) di un caso di cronaca nera. Siamo pervasi da questa strana sorta di democrazia della notorietà.

⁃ Il reality show è interessante da un punto di vista psichiatrico. Sono interessanti l’esibizionismo dei partecipanti, i meccanismi di identificazione con i protagonisti da parte del pubblico, il voyeurismo di milioni di spettatori.

⁃ Dalla contemplazione del cielo stellato scaturiscono qualsiasi cosmologia e religione.

⁃ Il presupposto di molti è che Dio sia innocente. E se invece avesse creato il male per divertirsi?

⁃ Ci sono persone talmente narcisiste, che se ne fregano del giudizio di chiunque.

⁃ Lo stoicismo,l’epicureismo, l’ateismo e l’agnosticismo vanno bene quando si gode di ottima salute. Per altri momenti nutro dei seri dubbi.

⁃ I giovani nella stragrande maggioranza sono solo dei consumatori. Guai per il mercato se diventassero consumatori critici!!!

⁃ L’intera società è diventata un coito. Tutto il resto non conta. Il resto è uno spazio riempitivo. Oppure forse è solo una nota ai margini di una pagina vuota.

⁃ Bisogna aver analizzato a fondo il linguaggio per essere veramente chiari.

⁃ Chi si sente superiore agli altri spesso non ha il dubbio che stia sbagliando valutazione. Il problema non è che alcune valutazioni totalmente errate si pagano. Il problema è che valutare in modo errato continuamente si finisce per pagare sempre.

⁃ Tutti quelli che hanno letto qualche libro ad una certa età vogliono fare gli intellettuali organici.

⁃ I pubblicitari e gli estensori dei discorsi dei politici sono sempre al lavoro per creare slogan efficaci e frasi ad effetto. Purtroppo.

⁃ Se non dai ragione a uno stupido significa che sei altrettanto stupido.

⁃ Gli italiani sono ossessionati dalla paura che qualcuno violi le proprie mure domestiche. Alcuni politici non si pongono il problema. Altri ci speculano e strumentalizzano.

⁃ La scuola non deve costringere all’obbedienza acritica. La scuola non deve costringere.

⁃ La maggioranza di noi ha conoscenza solo delle guerre in cui l’Occidente ha degli interessi.

⁃ Di santa c’è solo la pace e non la guerra.

⁃ Guerra santa, guerra civile, bomba intelligente sono solo gli ossimori più stupidi del linguaggio umano.

⁃ Molti cercano di raggiungere un modello prefissato. Pochi ce la fanno. Sono una rarità quelli che lo superano.

⁃ Carpe diem? Ma se viviamo sempre nel passato prossimo.

⁃ Mai prendersi troppo sul serio. Mai prendersi. Piuttosto lasciarsi: lasciarsi andare senza esagerare.

⁃ Ci piace incontrare gli amici per notare che non siamo gli unici ad invecchiare. Incontriamo gli amici anche per sapere cosa fanno ora coetanei e coetanee che abbiamo perso di vista. Ma soprattutto frequentiamo gli amici perché sono amici.

⁃ Dobbiamo evitare di frequentare persone negative, che cercano di sminuire gli altri per affermare se stesse. La nostra psiche ci ringrazierà.

⁃ È sempre meglio essere sopra le righe che essersele sniffate le righe.

⁃ Sono sempre più gli italiani che usano continuamente espressioni come “cioè”, “spesse volte”, “un attimino”. E sono convinti anche di parlare bene!!!

⁃ Poteva accadere talmente di tutto che di fatto non accadde niente!!!

⁃ Cari cattolici, siamo poi così sicuri che il suicida scelga di darsi la morte?

⁃ L’italiano è una lingua difficile. Scrivendo, sorgono sempre dei dubbi. Questo accade anche ai radical chic, anche se non lo ammettono.

⁃ C’è chi crede di credere in Dio e chi ha un’ipertrofia del proprio io.

⁃ Le showgirl fanno sempre corsi di dizione, in cui non insegnano loro l’italiano ma solo a togliere le inflessioni dialettali.

⁃ L’ebook non può per ora sostituire il piacere tattile di tenere in mano un libro. Inoltre leggere un eBook è più faticoso.

⁃ Oggi solo i preti usano la parola “anima”.

⁃ Nel mondo occidentale ormai non vige più alcuna forma di censura. Gli adulti sono più liberi, ma i bambini sono indifesi.

⁃ L’antropologo studia le tribù per scoprire tutti i tabù.

⁃ Neanche i più creativi possono essere sempre creativi vita natural durante.

⁃ Anche le democrazie occidentali, per mantenere lo status quo, utilizzano condotte violente e illiberali.

⁃ Non ti preoccupare. Non è una crisi di identità. Questa è l’epoca delle identità multiple.

⁃ Quanta ideologia, quanto denaro e quanti posti di lavoro dietro il problema della droga!!!

⁃ Ogni riferimento non è puramente casuale ma è puramente causale.

⁃ Nessuno sapeva cosa era lo spread. Poi tutti lo impararono e quindi poco dopo se lo dimenticarono. Nel frattempo la crisi continuava a mietere vittime.

⁃ La vita dei cittadini del terzo mondo non conta niente e i cittadini del primo mondo possono fare ben poco, presi individualmente. Ci sono troppi interessi in gioco. Il potere è spaventosamente più potente del contropotere. La buona volontà di una minoranza non basta. Viviamo tutti in una situazione di stallo: impotenti, se non indifferenti, i cittadini del primo mondo e malnutriti quelli del terzo mondo.

⁃ Non sempre la riflessione e la meditazione determinano equilibrio, se la persona non è stabile mentalmente.

⁃ C’è della follia in qualsiasi normalità e della normalità in qualsiasi follia.

⁃ La politica più recente ha voluto dividere gli italiani. Hanno cercato di riproporre l’Italia di Guareschi, mentre nel parlamento vigeva il solito consociativismo.

⁃ I marxisti avrebbero bisogno di nuovi Marx oppure di nuovi marxismi.

⁃ Talvolta gli artisti anticipano i tempi. Quando accade finiscono per essere considerati folli o rimangono a lungo incompresi.

⁃ Non è vero che il tutto sia superiore alla somma delle parti: è soltanto diverso. Provate a mischiare latte e birra oppure caffè e sale e ve ne accorgerete.

⁃ La bestemmia è un automatismo per alcuni (più ignoranti che anticlericali o atei).

⁃ Ci sono donne che non fanno carriera per il semplice motivo che non sono belle.

⁃ Fare figli è una cosa che soddisfa il desiderio di immortalità dell’uomo.

⁃ Per molti uomini è un tabù parlare di sentimenti. Per molte donne è un tabù parlare di sesso. Eppure entrambi vogliono sia sentimento che sesso.

⁃ A breve termine la pornografia è eccitante. A lungo termine si rivela alquanto noiosa.

⁃ La filosofia conforta chi è triste, ma non risponde alle domande che si pone.

⁃ Un paradosso sociale è che persone intelligenti possono formare un gruppo stupido.

⁃ Nell’innamoramento vengono accentuati i pregi ed eliminati i difetti. Una volta passato che delusione constatare realmente l’oggetto del desiderio!!!

⁃ Nell’umanesimo moderno ci sono sempre più ismi e sempre meno idee originali.

⁃ Leggere è sempre un dialogo tra l’autore e il lettore.

⁃ Chi ha un complesso di inferiorità passa facilmente e velocemente alla smania di grandezza ( e viceversa).

⁃ Un paradosso della conoscenza: per sapere le nozioni più semplici di una disciplina bisogna essere padroni della materia.

⁃ Leopardi è sottovalutato come filosofo. Fortunatamente.

⁃ Popper dice cose semplici. Ma prima di lui nessuno le aveva dette.

⁃ Non è detto che la scuola formi. Talvolta può anche deformare le menti.

⁃ Sono pochi i veri liberali. Molti che si professano tali sono dei liberisti selvaggi.

⁃ La crisi dei venti anni di J.S. Mill è un’eccezione che conferma la regola. Di solito le crisi interiori avvengono in età avanzata, quando ormai non si è più in tempo.

⁃ Tutto ciò che è asistematico viene rigettato. Viene considerato irrazionale perché niente deve scalfire la ragione strumentale.

⁃ Un tempo c’erano le favole e ogni favola aveva una morale. Oggi nessuno crede più alle favole e manca una morale.

⁃ Erano poetici quei giovani con gli eskimi. Peccato che alcuni di loro finirono per sparare!!!

⁃ L’amore non esiste. Esiste solo l’innamoramento prima e il volersi bene durante il matrimonio. Il mondo va avanti grazie all’inganno.

⁃ Se ragionassimo sempre a rigor di logica e se parlassimo sempre con cognizione di causa in poco tempo impazziremmo tutti.

⁃ I rituali collettivi sono necessari al potere per mantenere una socializzazione approssimativa, superficiale e grossolana.

⁃ Credere in rapporti umani autentici è ipocrita e fuori luogo.

⁃ I dialoghi sono sempre più monologhi camuffati.

⁃ Il marxismo non tiene adeguatamente conto dell’individuo

⁃ Non si giunge più alla sintesi perché da tempo non c’è più l’antitesi.

⁃ Gli italiani sono sospesi tra religione e superstizione.

⁃ Non immergerti troppo nell’attualità e nella cronaca nera: potresti non riemergere più.

⁃ La sicurezza è basata anche sulla percezione soggettiva dei cittadini. Ma è errato pensare che sia basata esclusivamente sulla percezione soggettiva dei cittadini.

⁃ Diventeremo tutti apolidi o cosmopoliti?

⁃ Il sesso è strano: ci sono donne attratte dai loro cani e becchini che desiderano morbosamente certe defunte.

⁃ Ci vuole un poco di sano patriottismo senza cadere nel nazionalismo.

⁃ I politici campano con le promesse fatte in campagna elettorale: promesse successivamente non mantenute.

⁃ Il sesso debole ha preso il sopravvento.

⁃ È difficile trovare una linea di demarcazione tra autostima e presunzione.

⁃ La solitudine è una brutta bestia, se non si apprezza pienamente la libertà che deriva da quella condizione.

⁃ Sfogare i propri istinti forse è uno dei pochi modi di socializzare rimasti.

⁃ Non cercate equità su questa terra. Il mondo degli uomini è sempre ingiusto.

⁃ Chi ha ragione non ha bisogno di dimostrare niente. La ragione prima o poi si mostrerà da sé.

⁃ Non ammiro mai le donne bellissime. Le ritengo solo fortunate. Mi fanno un poco pena una volta che sono invecchiate e la loro bellezza è sfiorita. Perdono di ogni interesse. Io le vedo anche un poco ridicole. Spesso nella vita si sono limitate solo a recitare una parte.

⁃ Sogna ma con discrezione e circospezione.

⁃ Dicono che bisogna farsi una visione del mondo. Ma non è detto che coloro che non ce l’hanno vivano peggio.

-Il primo Maggio è la festa più triste dell’anno per i disoccupati.

-Andare dal dentista è sempre antipatico, anche se il dentista è gentile e simpatico.

-Quando mangi male in pizzeria o al ristorante spendi sempre troppo, anche se spendi relativamente poco.

-La società scoraggia a tutti i livelli il senso critico perché chi lo possiede è un pessimo consumatore.

-L’altruismo è anche un ottimo modo per stare bene con se stessi.

-Ci vogliono più griglie interpretative. Ci vuole l’interdisciplinarietà.

-Strana razza l’intellettuale: più scrive in modo incomprensibile, più viene ritenuto intelligente e colto.

-La prima cosa che fa un italiano quando si arricchisce è ostentare la propria ricchezza.

-Ancora oggi per molti la sofferenza psichica non è vera sofferenza.

-Se viene chiesto cosa odiano di più …tutti rispondono: l’ipocrisia. Io non so per quale motivo, visto e considerato che ci sono cose molto più deleterie.

-Per avere successo nel mondo dello spettacolo o in politica bisogna avere innanzitutto delle personalità narcisistiche.

-Nei talent show insegnano a ballare e a cantare, ma non aiutano mai a diventare autori. Ma che razza di talent sono?

-Farsi dare del cretino da un cretino significa ricevere un complimento. Infatti meno per meno fa più e la doppia negazione afferma.

-Nessuno è intelligente come pensa di essere.

-Il fazioso è uno che mistifica la realtà perché la sua parte politica abbia la meglio. Omette alcuni fatti, ne deforma altri e ne enfatizza altri ancora.

-La società è una moltitudine di microcosmi, che si incontrano più o meno casualmente (quando si incontrano).

– Ci sono sempre più persone esibizioniste, che non hanno niente di speciale da esibire.

– L’intelligenza giunge al suo culmine quando abbraccia le cose e penetra negli animi.

– Siamo un popolo di poeti, santi e navigatori. Ma siamo davvero un popolo o un’accozzaglia di gente?

– L’attività simbolica è al tempo stesso la forma di conoscenza più intuitiva e la modalità di relazione più diretta dell’uomo col mondo.

– La voce della coscienza è sempre più rauca.

– Forse la cultura origina da quel che gli psicologi chiamano faustismo, ovvero dal desiderio di lasciare tracce indelebili per i posteri. Tutto questo per vincere la morte.

– La letteratura è una multinazionale di alter ego.

– Certi grandi imprenditori pensano di stare giocando a Monopoli. Certi grandi politici pensano di stare giocando a Risiko.

– Certi estremisti politici sono più in lotta con se stessi che contro il potere.

– Chi ti sottovaluta ti avvantaggia.

– È oramai utopica ogni forma di collettivismo in questa società purtroppo atomizzata.

– Molti intellettuali di sinistra snobbano l’economia. La destra invece snobba la cultura umanistica.

– La cultura non può essere solo nozionismo, ma deve essere anche rielaborazione di contenuti.

– Oggi c’è poco spazio per la metafora e l’affabulazione in generale: è la civiltà o l’inciviltà dell’immagine.

– Anche l’inflazione legislativa determina l’impunità.

– Anche la cultura dei più colti è fatta di reminiscenze e di lacune.

– L’autoironia è la migliore arma contro la propria stupidità.

– È impossibile non pensare a niente ed è difficile pensare di questi tempi.

– Le beghine, non avendo una vita propria, spettegolano sulla vita altrui.

– Il futuro è un libro intonso di cui si conosce l’ultima pagina.

– La musica riesce a cogliere sfumature dell’animo indicibili.

– I vecchi sono giovani invecchiati troppo presto.

– Ci sono verità inverosimili e bugie credibili.

– Purtroppo non esiste solo il conformismo. C’è anche il conformismo dell’anticonformismo.

– Il modo più sicuro per avere la meglio in una discussione è dare all’avversario del qualunquista.

– La carne è debole. Lo spirito anche, ma si sta allenando.

– I soldi non fanno la felicità, ma eliminano molte cause di infelicità.

– In Italia la verità se arriva subito è scomoda, se arriva tardi è scontata. Comunque non arriva mai in tempo.

– In Italia sono tutti a dieta, tranne i quotidiani che con gli inserti aumentano sempre di peso.

– I giovani parlano molto. I vecchi poco. È la vita anno dopo anno che ammutolisce.

– Un tempo il telefonino era uno status symbol. Oggi funge da cordone ombelicale per bambini ed adolescenti: le mamme sono più tranquille.

– Non fare mai agli altri quelli che non vorresti fosse fatto a te: concetto semplice di difficile applicazione.

– A Natale tutti in chiesa a confessarsi. Sei giorni dopo tutti alle feste a dissacrare diversi comandamenti.

– Al prete i praticanti confessano tutto, tranne i propri peccati sessuali.

– Scrutare l’abisso, ma fermarsi sull’orlo del precipizio.

– Diventare ciò che si è….se ciò che si è fa realmente star bene con sé stessi.

– È così difficile pensare senza rimuginare le proprie fantasie sessuali.

– La conoscenza di noi stessi è discontinua ed extralogica. Di questo abbiamo timore e allora cerchiamo superficialmente gli altri. Negli altri troviamo la cattiveria ed allora ci rifugiamo nuovamente in noi stessi.

– Forse tutto è già stato scritto. Forse si tratta solo di riscrivere o di scrivere delle minuscole note a margine.

Consiglio spassionato per gli scriventi…

Se soffri di disturbi dell’umore, se hai una psicopatologia,  se devi elaborare un lutto, se devi superare un trauma ricordati che la scrittura può essere terapeutica, ma spesso non basta, non è sufficiente: in molti casi c’è bisogno di un esperto psicoterapeuta.  La scrittura può essere terapeutica, ma non deve sostituire totalmente la vera terapia. Cerca di vincere resistenze culturali e psicologiche, vai in analisi. Grande era Freud, ma grandi erano anche i viennesi che andavano da lui. Ricordati che le cose andrebbero assai meglio se ognuno andasse dallo psicologo. Anche assumere degli psicofarmaci non è un’onta indelebile. Consigliati con un terapeuta. Non affidarti esclusivamente alla catarsi della scrittura, che nel 99% dei casi non porta all’abreazione.  Non chiedere troppo a te stesso né alla tua scrittura. Se credi davvero alla terapia della scrittura allora chiedi aiuto a uno psicoterapeuta esperto di psicosintesi.  Ti aiuterà.  Potrai fare un percorso interiore insieme a lui. Se addirittura credi che la scrittura sia salvifica ricordati allora le ultime parole che scrisse tremante Tondelli in ospedale: “La letteratura non salva. Solo l’amore salva”. 

L’attrice (miniracconto di fantasia)…

“E sui destini che si incrociano un po’ male
E che si parte per vedersi ritornare…” (Roberto Vecchioni)

Era in una città straniera, anzi era lui a essere uno straniero in quella città fredda. Forse sarebbe andato con una escort. Era l’unico modo di rompere la solitudine. Aveva preso il treno. Aveva fatto centinaia di km, guardando distrattamente fuori dal finestrino. Avrebbe abbandonato per due o tre giorni quella sua cittadina maledetta, dove molti lo odiavano o dove comunque nessuno lo aiutava. Anzi era addirittura inutile per lui ormai chiedere aiuto perché sapeva già la risposta. Aveva collezionato troppi no, troppi rifiuti. Era così sul lavoro, con le amicizie ma anche con le ragazze. Troppe porte chiuse in faccia. Nessuna novità all’orizzonte. Così era partito per qualche giorno. Era un’evasione da poco, un abbozzo di fuga. Ma sapeva che non poteva abbandonare la sua cittadina per motivi familiari ed economici. Forse niente e nessuno si sarebbe potuto frapporre tra lui e una bella escort. Era una questione di vita o di morte. Si sentiva troppo solo e un incontro furtivo avrebbe rimandato una crisi. Intendiamoci: non era così giù da tentare il suicidio perché l’aiutava uno stabilizzatore dell’umore. Ma il calore di una donna l’avrebbe aiutato assai. Così comprò un quotidiano locale perché c’erano gli annunci delle escort. Pensò che in fondo i giornalisti erano tutti ipocriti a fare la morale a cittadini e politici quando i giornali per cui scrivevano sfruttavano il mestiere più antico del mondo e ricevevano lauti finanziamenti dallo Stato. Entrò in un pub. Prese una birra. Poi altre ancora. Fu grazie al coraggio, l’ebbrezza e l’incoscienza degli alcolici ingurgitati che conobbe una ragazza poco più grande di lui. Era bella. Partiva molto svantaggiato perché le ragazze così avvenenti vanno con tipi in carriera o particolarmente attraenti. Lui invece non era un maschio alfa. Non aveva possibilità di conquista. Ma lei quel giorno non aveva niente da fare e bevve insieme al ragazzo sfigato. Dopo un’ora erano entrambi su di giri e lei lo invitò a casa sua. Pagò lui il taxi. Salirono di corsa le scale. Lei le disse che voleva fare l’attrice. Lui annuì senza rispondere. Lei aveva molte idee e molti progetti per il futuro. Lui sapeva di non avere futuro. Il ragazzo si giocò tutte le carte. Le raccontò che si sentiva solo. Lei lo lasciò fare. Nel giro di poco tempo si baciarono sul divano del soggiorno. Poi lui la prese per mano. Lei non lo respinse e lo guidò in camera sua. Fecero quel che dovevano fare, come se fosse un bisogno, qualcosa di insopprimibile e irrinunciabile.  Nessuno seppe se era accaduto per destino o libertà. Neanche se lo chiesero. Quando lei si rivestì capì che quel ragazzo era d’intralcio per i suoi progetti e lo mise gentilmente alla porta, risoluta ma con delicatezza d’animo. Non le lasciò neanche il suo numero di telefono. Le disse “addio” e niente più. Forse era stato solo l’alcol. Forse lui era stato solo un diversivo in una città deserta d’agosto. Non si rividero più. Anzi lui la rivide nel piccolo schermo. Lei diventò infatti famosa e ricca. Diventò un’attrice importante.  Lui non lo raccontò mai a nessuno perché nessuno gli avrebbe creduto. Visse tutta la vita in quella cittadina maledetta. Fece ancora qualche piccola fuga, prendendo il treno. Ma non incontrò più nessuna donna. Era ormai troppo in là con gli anni. Neanche lui cercò di incontrare di nuovo l’attrice. Ogni tanto alla fine della giornata pensava a lei, ma era solo un attimo. Lui era stato solo un diversivo, un passatempo. Lui con lei aveva rotto la solitudine, lei invece con lui era evasa dalla routine di un agosto, ormai troppo lontano. Qualche volta pensava che quell’incontro non fosse reale, credeva di averla solo sognata. 

Due parole su Giorgio Gaber…

L’ultimo suo lascito è stato un album registrato in studio “Io non mi sento italiano”: 10 brani scritti con Sandro Luporini, di cui 6 inediti. Gaber era assurto alla fama nazionale grazie alla televisione, ma all’apice della popolarità scelse il palcoscenico, inventando addirittura un nuovo genere: il teatro-canzone. Eppure erano in molti a canticchiare in quegli anni la ballata del Cerruti Gino o lo shampoo. Tra i suoi spettacoli ricordiamo “Dialogo tra un impegnato e un non so”, “Far finta di essere sani”, “Libertà obbligatoria”, “E pensare che c’era il pensiero”.

Eclettico, versatile sapeva cogliere la complessità del mondo circostante in tutte le sue sfaccettature. Gaber sapeva descrivere con felici bozzetti l’Italia senza stilizzazioni. Era un artista così sensibile da carpire elementi e spunti da svariate fonti. In canzoni come “I borghesi” ad esempio è possibile intuire il gioco di assimilazione e innovazione che ha suscitato in lui tale lavoro. Gaber era un uomo di sinistra, ma soprattutto era un libero pensatore lontano dai dogmi e dalla retorica di qualsiasi partito politico. Nella sua celebre canzone “Il tic” aveva raccontato in modo esemplare la mortificazione del lavoro moderno nelle catene di montaggio, che negava qualsiasi tipo di autorealizzazione dell’individuo. Gaber con un testo graffiante e la sua bravura nel fare il mimo metteva in risalto la divisione del lavoro e la parcellizzazione di esso. Lo stesso Marx aveva scritto ne “Il capitale” che il lavoro “diventa lavoro-macchina, l’abilità del singolo diventa sempre più infinitamente limitata e la coscienza degli operai della fabbrica viene degradata fino all’estrema ottusità”. Così scriveva Marx. Naturalmente ai tempi di Marx gli operai lavoravano 16 ore al giorno in condizioni disumane. L’artista deve essere non un discepolo, ma un testimone scomodo della sua epoca. Giorgio Gaber lo è stato con la sua perenne analisi spietata della realtà. E’ stato anche un intellettuale, a cui ha fatto riferimento la sua generazione e non solo. E’ stato tale perché era una delle poche coscienze critiche che vegliavano sulla penisola. E’ riuscito a raccontare i sogni della generazione del ’68, di quel maggio francese, che non ha coniato soltanto slogan come “l’immaginazione al potere”, ma che ha operato un rinnovamento totale della cultura contemporanea, trasfondendo nuovi slanci di vitalità e nuovi ideali. Erano gli anni della denuncia della crisi dei vecchi valori, del sentirsi parte comune; gli anni delle occupazioni nelle università e delle uova lanciate alla prima della Scala.

In una sua canzone “La libertà” Gaber cantava: “la libertà non è star sopra un albero,/ non è neanche il volo di un moscone,/la libertà non è uno spazio libero,/libertà è partecipazione”. E in questo stare insieme, in questo collettivismo i suoi coetanei avevano creduto ciecamente per tutta la giovinezza. Ma se l’erano dimenticato con il sopravvenire della maturità. Ecco perchè recentemente Gaber a conti fatti aveva detto a tutti che la sua generazione aveva perso: gli ideali più nobili, come l’aspirazione all’uguaglianza e la difesa dei diritti dei più deboli, erano stati traditi dal conformismo, dalla pigrizia intellettuale, dall’opportunismo e dal solito machiavellismo all’italiana. In “Qualcuno era comunista” il cantautore scrive: “da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano senza più neanche l’intenzione del volo perché ormai il sogno si è rattrappito. Due miserie in un corpo solo”. Ma forse il problema sta a monte. Forse quella generazione aveva perso perché non era riuscita a trovare un giusto equilibrio tra solitudine e partecipazione collettiva. Gaber l’aveva intuito infatti scriveva in “La solitudine”: “La solitudine non è mica una follia,/ è indispensabile per star bene in compagnia”; però allo stesso tempo avvertiva anche che “l’uomo non è fatto per stare solo” e che “il suo bisogno di contatto è naturale,/ come l’istinto della fame”. Forse i giovani di allora avevano creduto utopicamente che il senso di appartenenza potesse bastare, non ritagliando spazi di individualismo, che sono salvifici per il senso critico di ognuno. Ma allora erroneamente si era creduto che i problemi individuali, i propri tarli e le proprie fisime potessero scomparire al cospetto del gruppo. E Gaber infatti canta in “Far finta di essere sani”: “per ora rimando il suicidio/ e faccio un gruppo di studio,/le masse, la lotta di classe, i testi gramsciani,/far finta di essere sani”.

“Il poeta sei tu che leggi”

“Il poeta sei tu che leggi” si trova scritto dappertutto ormai. È scritto anche sul  Lungotevere Vaticano. Lo scrivono in tanti sul web. Il vero autore sarebbe il lettore. Sarebbe lui il maggior costruttore di significato, il vero responsabile del senso ultimo del testo. Di fronte all’ambiguità semantica è proprio il lettore che decide cosa significhi questa o quell’opera. Una parola, una frase, un intero testo possono avere significati diversi a seconda del contesto (inteso in senso lato) e dalla sensibilità individuale. La stessa connotazione, la sfumatura emotiva di ogni parola, di ogni frase varia da persona a persona. Ogni testo quindi dipende anche, forse soprattutto,  dallo stato mentale, dall’umore, dallo stato d’animo del lettore in quel particolare frangente. Possiamo perciò anche essere d’accordo. Gli artisti non esistono senza pubblico. I poeti non esistono senza lettori.  Adam Smith ne “La ricchezza delle nazioni” considerava gli artisti degli assistiti. In quell’epoca la maggioranza erano cortigiani oppure secoli prima per esempio pittori e scultori venivano finanziati da dei mecenati. Oggi gli artisti sono assistiti dai loro ammiratori,  estimatori, seguaci. Aveva capito tutto il cantautore Claudio Rocchi quando gli chiedevano l’autografo, lui chiedeva le generalità del richiedente e poi firmava con il nome e cognome del suo fan. Senza il pubblico l’artista non ha modo di esistere. Oggi è poeta chi legge. Ma io mi domando se uno non legge cosa è? Molto probabilmente molti non vogliono leggere perché non vogliono essere poeti. Di solito comunque leggono poesia soprattutto gli aspiranti poeti, coloro che vogliono diventare poeti. Come esistono le preghiere interessate anche queste sono letture interessate in un certo modo. Certamente i giornali non aiutano. La cosiddetta terza pagina viene sempre messa in ennesima pagina. Sono anche scomparsi e non più sostituiti grandi maestri dell’elzeviro. Non scrivono più ormai Luca Goldoni, Alberto Arbasino, Pier Francesco Listri, Luigi Maria Personè. Mi ricordo che anni fa mi incuriosivano molto gli aneddoti letterari di quest’ultimo, morto centenario, grande letterato, che aveva conosciuto tutti i più grandi letterati del Novecento italiano e non. Poi le terze pagine dei quotidiani trattano di società, mondo dello spettacolo, tendenze. Trattano spesso di cose futili, leggere, tanto per intrattenere più che per acculturare, se va bene per informare più che per formare. Ma i direttori dei giornali sono messi alle strette e loro, se interpellati a riguardo, direbbero prontamente: i quotidiani vendono sempre meno copie e bisogna dare ai lettori ciò che vogliono. Il potere in questo modo si deresponsabilizza tramite la presunzione di ignoranza del popolo. Così facendo il popolo non si accultura. Inoltre come ho sempre avuto modo di dire: oggi tutto è cultura tranne la cultura. C’è spazio per tutti in televisione tranne che per la letteratura, la poesia, la scrittura. Eppure la fruizione culturale è aumentata notevolmente in questi anni. Ma la cultura è noiosa, soporifera.  La scuola non aiuta. I programmi ministeriali sono quelli che sono. Poi con la vecchia retorica che non bisogna dare la pappa pronta diversi critici letterari si sono dimostrati criptici,  oscuri, allontanando di fatto le persone dalla cultura. Diversi letterati non vogliono correre il rischio della banalizzazione, della volgarizzazione, neanche quando di tratta di un’utile semplificazione. Anche in letteratura bisognerebbe utilizzare il rasoio di Occam, ovvero non moltiplicare gli enti inutili. Invece sembra che diversi letterati abbiano a cuore il loro gergo specialistico e allora usano grecismi, latinismi, inglesismi,  francesismi. La cultura diventa talvolta perciò un fardello pesante. Ci sono ancora oggi diversi letterati, che pur essendo politicamente progressisti, hanno una concezione elitaria e snobistica della letteratura, nutrendo talvolta dei pregiudizi nei confronti della cosiddetta gente. Insomma secondo costoro la letteratura deve essere difficile, non alla portata di tutti. Un tempo il preside della facoltà di ingegneria di Pisa amava dire “ingegneria deve essere difficile” agli studenti che si lamentavano della severità dei docenti. Ogni ingegnere ha delle responsabilità civili, sociali, etiche, umane. Deve saper fare bene i calcoli per non far crollare i ponti o se è un ingegnere gestionale deve saper fare i conti per non far fallire un’impresa. Ma un letterato ha soprattutto il dovere di farsi capire ai più. In un certo qual modo diversi letterati complicano le cose;  sono esoterici, nel senso più deteriore del termine. Ma a questo proposito secondo una scuola di pensiero  nessun uomo è depositario di grandi verità.  Le cose della vita sono sempre quelle trite e ritrite. I letterati sono uomini come gli altri. Invece secondo un’altra scuola di pensiero non si può spolpare la letteratura perché poi alla fine ci resta un torsolo di mela. Secondo questi pensatori aveva ragione Cioran quando scriveva che se togliessimo il belletto alla letteratura non resterebbe niente. La domanda da un milione di dollari è la seguente: si può rappresentare la vita anche in modo comprensibile ai più oppure bisogna riprodurla fedelmente nella sua complessità? E ancora i letterati devono abbassarsi al livello del pubblico o devono cercare di elevarlo? Meglio arrivare a tutti o invece essere per pochi eletti? Nel frattempo la poesia è di nicchia. Di solito l’espressione nicchia di mercato o mercato di nicchia può avere anche molti risvolti positivi. Si sente dire che nel mondo economico c’è parecchia crisi, ma tizio e caio hanno trovato una bella nicchia di mercato e si sono arricchiti. Non fatevi illusioni: la poesia è una nicchia di mercato che non vende,  non arricchisce, se non interiormente. Eppure le facoltà umanistiche sono sovraffollate. Mai tarpare le ali. Mai uccidere i sogni. Ci penserà poi la realtà a disilludere, a deludere, a disincantare. Un altro problema è che oggi tutti sono poeti tranne i poeti. Sono poeti i cuochi, i cantanti, gli influencer, i lestofanti, i piacioni, gli addetti alle pubbliche relazioni, i latin lover e gli arrivisti vari. E i veri poeti? Non pervenuti. Lasciano poche tracce di sé. Disseminano i loro versi in angoli remoti del web. Pubblicano libricini che vendono poco o addirittura pochissimo. La poesia d’altronde è di tutti o di nessuno. Parafrasando un celebre detto, la poesia è quella cosa che tutti pensano di sapere che cosa sia. In tutta onestà penso che valga la regola opposta e inversa: nessuno può sapere con certezza che cosa sia la poesia. Quindi, concludendo,  è vero: il poeta sei tu che leggi, a patto che tu legga e legga roba buona. 

Ancora e di nuovo sulla solitudine…

Pavese scriveva che il problema della vita è come rompere la solitudine,  come comunicare con gli altri. Sempre Pavese scriveva che l’importante era avere una donna a letto e a casa e tutto il resto erano balle. Secondo una celebre frase nessun uomo è un’isola. Per altri invece siamo tutti soli. C’è una problematica collettiva: sulla Terra si sono scordati di Budda, Socrate, Cristo, Maometto. Inoltre è Darwin a fare il mercato. Non c’è giustizia in questo mondo. Infine come scriveva la Wilcox: “Ridi e il mondo riderà con te./ Piangi e piangerai da solo”. È vero che ognuno può sperimentare la morsa della solitudine in vita sua perché la vita è fatta anche di solitudine. Tuttavia qualche goccia di veleno non risulta spesso letale. Solo per pochi la solitudine è intollerabile. Quando succede qualcosa di tragico per troppa solitudine nessuno sembra avere colpa. Invece la società, la politica stessa dovrebbero combatterla. Ma tutto ciò è lettera morta perché il potere divide e governa. Ai potenti tornano comode l’asocialità, l’isolamento di alcuni. I potenti godono quando le persone scomode e anticonformiste sono sole. Chi resiste alla pressione di uniformarsi avrà tra i vari guai anche una solitudine crescente. Ma poco importa se uno viene lasciato solo o sceglie di essere solo. Poco importano i motivi della solitudine. Il sesso è il modo più popolare e più istintivo per rompere la solitudine. Da giovani è quasi un’esigenza, che può sfociare nel ludico. Da maturi è soprattutto un modo per non sentirsi soli. La solitudine è affare che riguarda la soggettività, come direbbero gli psicologi riguarda la percezione soggettiva, anche se talvolta ci sono riscontri oggettivi. La solitudine è uno stato d’animo. Comunque di solito siamo fatti così: quando proviamo troppa solitudine telefoniamo, andiamo al bar, al ristorante,  in centro. Ma talvolta è comunanza, socialità senza un minimo di comunione. A volte basta poco per sentirsi sollevati. Basta una conversazione anche formale. Ci sono persone per cui la solitudine si fa feroce. Sono coloro che soffrono di deprivazione sociale, ovvero di povertà di stimoli sociali. Uno può essere ben disposto nei confronti del prossimo, ma a forza di essere soli ci si disabitua alle regole del gioco sociale, alla convivenza civile. Finisce  così che certi uomini sono costretti a vivere tra “pareti invisibili”, come ne “Il carcere” di Pavese, romanzo che parte dalla condizione esistenziale dell’uomo al confino per poi trattare della solitudine in senso lato. Ognuno dovrebbe scrivere un sos, un messaggio in bottiglia, come nella canzone di Sting.  Il problema è che di solito non li scriviamo gli sos né leggiamo quelli altrui. A questo mondo la solitudine è bandita. È considerata un falso problema. Invece esiste. Ci sono persone più o meno sole e ci sono persone più o meno resistenti nel sopportarla. Si può essere soli per i motivi più disparati. Talvolta ad altri problemi si somma anche la solitudine. Altre volte la solitudine è l’origine di altri problemi. La solitudine è un problema sottovalutato perché troppi artisti hanno cantato la solitudine,  assumendo una posa. La solitudine spesso era una questione borghese prevalentemente e spesso gli artisti trattavano questo tema non parlando di problematiche sociali ed economiche importanti. È però vero che ognuno dovrebbe parlare di ciò che conosce meglio e probabilmente molti artisti conoscevano a menadito la solitudine. Però chi voleva fare la rivoluzione combatteva non solo i controrivoluzionari ma anche i valori piccoloborgesi incarnati da essi. Chi era solo lo era perché asociale e solitario, perché non prendeva parte alla lotta, perché non era un compagno e perciò meritava la solitudine e con lui c’era poco o niente da spartire. Questa era la prassi. Succede che alla solitudine ci si abitua e si ha paura del cambiamento. Ci sono persone che accettano una solitudine eroica pur di andare avanti per la loro strada, come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Una domanda che mi faccio spesso è, realisticamente parlando, quali e quanti compromessi bisogna accettare per non rimanere soli. Per esempio io preferisco starmene in disparte. Accade che se qualche persona nuova mi invita a uscire quasi sempre declino l’invito. Ho il timore di essere inadeguato, di deludere, di avere motivi di attrito, di non essere compreso o di non comprendere. Due sono le questioni cruciali della solitudine: quanta se ne può sopportare? Come e con chi romperla? Queste domande sono universali, ma le risposte hanno solo validità individuale. Spesso si va per tentativi ed errori. Le regole in questo senso sono ignote. Così talvolta per non sbagliare rimandiamo a data da destinare. Eppure stamani ho preso un caffè e sulla bustina di zucchero c’era una frase di Wayne Dyer, che dice: “Quello che hai da fare fallo adesso. Il futuro non è promesso a nessuno”. Diamo quasi per scontato la buona salute, l’autonomia fisica, una condizione economica non disagiata. Eppure tutto potrebbe finire da un momento all’altro. Alcuni poeti, addirittura troppo sfiduciati nei confronti dei contemporanei, affidano le loro parole ai posteri. Scrivono così le loro lettere al mondo, sperando che se non li comprende il mondo attuale li comprenda quello futuro. Come Emily Dickinson,  che scriveva questi versi immortali: 

“Questa è la mia lettera al mondo

che non ha mai scritto a me –

le semplici notizie dalla natura dette –

con tenera maestà

Il suo messaggio è affidato

a mani per me invisibili –

per amore suo – dolci compatrioti –

teneramente giudicate – me”

Brevissimo pensiero sulla vita…

Secondo gli spiritualisti bisognerebbe vivere soprattutto di vita interiore, seguendo valori e obblighi morali. Ma di spiritualisti ne sono rimasti pochi. In realtà come scriveva Nietzsche Dio è morto, sono finiti i valori e la fede nella ragione umana. Il nichilismo sempre secondo il filosofo tedesco è diventato perciò lo stato psicologico perenne e incessante dell’uomo moderno occidentale. Perfino l’arte oltre alla religione è stata svalutata in nome della scienza. Il positivismo ha fallito con la fiducia smisurata nel fatto in sé e nella concezione unitaria del sapere. Il neopositivismo pure. È rimasto uno scientismo totalizzante. Però a onor del vero la società attuale è il culmine del materialismo e della frivolezza. I simbolisti deprecavano l’avvento dei nuovi barbari e proponevano l’artista come aristocratico. Ma tutto ciò a distanza di secoli è carta straccia. Cosa è rimasto all’uomo di massa da tempo immemorabile? Un disagio esistenziale, una angoscia simile a quella che già Baudelaire chiamava spleen. Domina incontrastata l’economia. Tutto è prodotto interno lordo. In realtà bisognerebbe essere felici di essere qui e ora, essere felici di esistere. Ma è molto difficile non avere aspettative.  Siamo esseri desideranti.  Dovremmo desiderare di non desiderare, ma se un giorno raggiungessimo la pace dei sensi rimpiangeremmo innanzitutto il desiderio. Non sappiamo ancora vivere senza Dio nonostante sia morto. L’avvento dell’oltreuomo non è ancora compiuto. E questa terra, questo mondo non hanno quindi ancora alcun senso. La nostra è un’epoca di transizione. Il nuovo deve ancora sostituire il vecchio nel cuore e nella mente degli uomini. La vita, appena rialziamo la testa, ci presenta subito il conto e ci assesta un nuovo colpo basso. Rileggevo Saba e definisce a un certo punto la vita come “un sorso amaro”. Qualcosa che dura pochissimo, appunto un sorso e per giunta amaro.  Alcuni sostengono che bisogna saper distinguere tra ciò che passa e ciò che resta. Ma che cosa resta? Noi dobbiamo fingere che qualcosa resti. Questa è la più suprema delle illusioni per cui vivere. Un’altra illusione è che ne valga la pena di fare quel che stiamo facendo. E se invece fosse tutto vano, tutto inutile?  Mi viene sempre in soccorso Saba, secondo cui il pensiero della morte aiuta a vivere. Ma ancora una volta sarà vero? Cosa siamo infine? Per Pirandello siamo uno, nessuno, centomila. Lo psicologo Kanizsa lo dimostrò scientificamente, proponendo a dei soggetti, dopo averli sottoposti a un test proiettivo fasullo, la descrizione dei loro tratti di personalità.  Li sottopose due volte a questo test farlocco e propose due descrizioni totalmente opposte. I soggetti dissero entrambe le volte che le descrizioni corrispondevano totalmente alla loro personalità.  Tutto ciò è paradossale. Siamo fatti di moltissime contraddizioni. Io sono qui, sono costretto ad ammazzare il tempo e vivere di ricordi. Io stesso sono immalinconito, intrististito, imbastardito dalla solitudine e dalla mancanza di stimoli sociali. A modo mio sono emarginato dalla vita, provo un sentimento di esclusione e di autoesclusione dalla vita. A volte mi chiedo a quanta solitudine devo arrivare? Un tempo ascoltavo la canzone Michel di Claudio Lolli, storia della fine di un’amicizia. Mi immedesimavo in Lolli trenta anni fa. Adesso ho scoperto che sono io Michel. Lolli intervistato disse che Michel aveva fatto una brutta fine: era solo, senza una donna, avvinazzato, in un paese morto della provincia francese, proprietario di una piccola officina. Almeno lui aveva un mestiere in mano e la libertà di ubriacarsi! Io nemmeno quelle! A ogni modo continuo a tirare avanti. Essendo fuori da ogni giro e da ogni gioco di potere ho anche il privilegio di una maggiore libertà interiore. Della vita non sono ancora sazio. Ho ancora molta voglia di vivere, nonostante alcune limitazioni di questa mia realtà.  Non è con il nozionismo, con la concettualizzazione, nemmeno con lo spirito critico che si tira avanti. In certi casi è bene non pensare. Vivere e pensare è troppo. Bisogna pensare di vivere più che vivere per pensare. L’intelletto, i libri sono di troppo. A volte sono ingombranti. Non ha formule l’esistenza. Mallarmè scriveva che aveva letto molti libri, ma che la carne continuava a essere debole. Perfino l’eros non ha logica. La stessa vita è irrazionale. Oppure ha leggi arcane, inarrivabili per noi. Nonostante questo cerco ancora di capire e cogliere i nessi. Ci vuole ironia, autoironia, leggerezza. La profondità serve per capire sé stessi, gli altri, le cose, il mondo. Ma per affrontare la vita ci vuole un minimo di leggerezza per non finire schiacciati dalla vita stessa. Si rimane comunque feriti, nel migliore dei casi offesi dalla vita. Ma mai lasciarsi sopraffare dalla sfortuna, dall’arlia! Talvolta fatichiamo a riprenderci. Di solito le stesse novità sono cattive notizie o cattive cose. Sempre Saba scriveva del peso della vita, sperando naturalmente che non si faccia insostenibile. 

Un pensiero brevissimo sulla scuola…

La scuola è uno dei migliori agenti di socializzazione oltre che la più grande istituzione culturale. In teoria dovrebbe dare possibilità di uguaglianza o almeno uguaglianza di possibilità.  Molto spesso i genitori chiedono troppo alla scuola. Troppo spesso le risorse sono scarse e gli insegnanti sono lasciati a sé stessi. Ogni insegnante avrebbe molti doveri purtroppo. Dovrebbe avere senso di responsabilità e cercare di non commettere errori sulla pelle altrui. Talvolta basta un giudizio negativo espresso in modo indelicato per affossare un ragazzo. Basta poco per demorallizarlo. Un insegnante dovrebbe spiegare bene e vedere se hanno appreso bene i suoi alunni. Ma non è tutto colpa o merito degli insegnanti, che come dice un proverbio possono portare alla fonte un cammello ma non possono costringerlo a bere. A un certo punto possono motivare, ma è all’allievo che spetta di studiare, di apprendere. Sono vari gli approcci disciplinari, le scuole di pensiero. La scuola dovrebbe favorire lo sviluppo cognitivo, accrescere la cultura, far diventare dei buoni lavoratori e dei buoni cittadini di domani. In verità manca molto alla scuola italiana: non c’è educazione civica né educazione sessuale. Per insegnare bene gli insegnanti per dirla alla Bateson dovrebbero utilizzare rigore e immaginazione. La scuola prima di tutto dovrebbe insegnare e a pensare, dovrebbe insegnare a imparare a imparare, dovrebbe fornire “visioni molteplici del mondo” (sempre Bateson), dovrebbe insegnare a scegliere, dovrebbe insegnare ad autocorreggersi. In realtà spesso tutto ciò è lettera morta. Agli insegnanti viene chiesto molto, anzi troppo. Succede così che qualsiasi cosa facciano sbaglino. Ma nonostante ci siano molte metodologie e mille manuali ogni studente ha il suo modo di apprendere e di approcciare la realtà,  ognuno è fatto a modo suo, ogni allievo è una storia a sé. Ogni studente, sempre per dirla alla Bateson, ha una sua particolare epistemologia. I problemi della scuola sono infiniti. Manca la carta igienica nei bagni. Gli edifici scolastici sono fatiscenti e crollano. Lo Stato spende poco per l’istruzione e il risultato tangibile è un’alta percentuale di abbandono scolastico. Ogni insegnante teoricamente dovrebbe porsi in ascolto dei suoi studenti, dovrebbe esercitare empatia. I peggiori insegnanti invece sono quelli che riversano le loro frustrazioni sugli allievi, si dimostrano svogliati e frustrati, non hanno un minimo di sensibilità,  sono disinteressati a tutto e tutti, pensano solo a riscuotere lo stipendio. Se come cantava Baglioni ci sono ragazzi che vanno in classe come se dovessero andare dal dentista, altrettanto succede agli insegnanti. Ma il peggior danno in assoluto è quello dell’insegnante che abusa del suo potere e esprime giudizi di valore assoluto sulle capacità vere o presunte dei suoi allievi. Alcuni di loro dicono che sono legittimati a esprimere tali valutazioni su capacità e limiti cognitivi perché hanno molta esperienza in materia. In realtà un adolescente può anche non impegnarsi erroneamente essere giudicato incapace oppure vivere una crisi. In realtà ogni ambito di esperienza è sempre limitato per sentirsi depositari assoluti della verità. Ogni insegnante dovrebbe perciò essere possibilista e aperto al dubbio. Nelle scuole ci vorrebbe lo psicologo non solo per l’orientamento scolastico, ma anche per venire incontro ai problemi dei giovani in crisalide. Infine la scuola non dovrebbe essere solo trasmissione culturale ma dovrebbe trasmettere passione. Troppe cose! Sarebbe troppo bello se accadesse, ma come dicevano un tempo: troppa grazia Sant’Antonio!!!

Un pensiero sulla poesia in una giornata al mare…

Si fa presto a dire e scrivere poesia. Invece oggi, almeno in Italia, è terribilmente difficile. Se Woodstock attrasse 500000 giovani vicino a New York, nonostante giorni di pioggia torrenziale, Castelporziano fu una sconfitta inequivocabile. La stessa differenza che intercorre tra un capolavoro come Don Chisciotte e la pur simpatica armata Brancaleone. Sempre continuando le analogie con il cinema, sperando che non risultino delle forzature eccessive, a volte la poesia italiana mi sembra una partita a tennis senza pallina come in Blow-up di Antonioni (e la situazione mi appare peggiorata da quando Frost sosteneva che scrivere versi liberi è come giocare a tennis senza rete), altre volte mi sembra che i poeti siano come i protagonisti dell’Avventura, sempre di Antonioni, che dovrebbero ricercare la poesia scomparsa e invece nell’indagine si accorgono di essere interessati a ben altro. Continuando con il tennis, a  volte i poeti mi sembrano trovarsi in una terra di nessuno e come certi tennisti si trovano a metà campo, si fanno prendere alla sprovvista dai passanti dell’avversario che mette loro la pallina tra i piedi, mentre altre volte gli stessi poeti si trovano troppo vicini alla rete e allora ha gioco facile l’avversario/il pragmatico/l’uomo comune della strada/ la stessa realtà a fare loro il pallonetto e fare il punto decisivo. Talvolta i poeti mi sembrano inadeguati. Altre volte mi sembra che la realtà sia spietata, assassina nei confronti della poesia, come in Easy rider, dove i ribelli fanno una brutta fine. L’Italia è nel migliore dei casi inospitale per chi voglia fare poesia, nel peggiore è addirittura repressivo, limitante, castrante, per non usare il termine abusato concentrazionario, dato che sarebbe fuori luogo parlare di campi di concentramento. Insomma diciamocelo in tutta onestà: non è un Paese per poeti, indipendentemente dai detti e da una grande tradizione culturale che abbiamo alle spalle. Diciamocelo ulteriormente: questa realtà non è poetica. C’è crisi economica, tutta una serie di problemi annessi e connessi,  la guerra, una pandemia che non vede fine. Eppure allo stesso tempo la realtà contiene in sé ancora un nucleo indissolubile di poesia. Basta saperla scorgere. Basta un’alba,  un tramonto, un amore sbocciato, anche un semplice gioco di sguardi. Sono a Marina di Cecina con un amico di infanzia. Passeggiamo sul lungomare. Guardiamo i bagni. Osserviamo tutta la gente nella spiaggia libera. Guardiamo una casa con 3 vani e 5 posti letto in affitto e parliamo di questo. Ci facciamo delle foto in riva al mare. Prendiamo un caffè. Abbiamo fatto discorsi seri, abbiamo parlato di noi stessi, ma ci troviamo bene anche a stare quarti d’ora in silenzio.   Nel vocio indistinto c’è poesia. Nei riflessi di sole c’è poesia. In un turista che non sa dove andare e mi chiede informazioni c’è poesia. Ripensare alle mie estati d’infanzia passate proprio a Marina di Cecina e rimembrare c’è poesia. La poesia è eterna perché fa parte dell’essere umano. È connaturata all’essere umano. La poesia per dirla con le parole del sociologo Alberoni è uno stato nascente, come minimo tra l’autore e il lettore. Il problema comunque non è tanto che non ci sono persone pronte a riconoscere in sé stessi la poesia oppure nel mondo. Il problema di base è la mancanza di volontà di rispecchiarsi nei poeti italiani viventi. Tutto al più le persone assaporano le loro liriche in blog letrerari o riviste online. Ma di solito non avviene il fatidico passo di comprare il libro. Forse una delle questioni è che la comunità poetica è piccola e solo chi vi appartiene compra libri di poeti italiani viventi. Non si tratta di legittimazione culturale, di cui alcuni poeti godono, ma di legittimazione mediatica. Di poesia contemporanea ne parlano pochissimo i mass media. Sui giornali come Repubblica hanno chiuso le rubriche di poesia. Hanno poco successo. Non hanno riscontro di pubblico. Di conseguenza l’ego smisurato di diversi poeti diventa frustrazione assoluta, fallimento. Essere poeta è quasi un contentino. Assume per i più pratici quasi un significato spregiativo.  Un tempo era vanto e orgoglio essere considerati tali. Chi lo fa fare di metterci la faccia? Come cantava Ron “alle ragazze non chiedere niente se il tuo nome non è sui giornali o si fa dimenticare”. A essere poeti non si guadagna nulla, anzi si spende, nella maggioranza dei casi. Ma nonostante questo qualcuno continua a essere poeta, pur essendoci molti contro e pochi pro. Nonostante tutto c’è chi scrive ancora per amore della poesia. Io mi prometto che non scriverò più poesia, nonostante ogni tanto mi si presenta una disposizione d’animo favorevole. E continuo a guardare una bella ragazza in due pezzi che prende il sole e mi perdo poi nel mare e nel luccichio dei raggi di sole, che si incontrano con le onde. Sono al mare e sono quasi felice a prendermi questo vento, a godermi questo istante. Mi prometto che non si può scrivere poesia a 50 anni ormai, così come mi riprometto sempre di non innamorarmi. Ma siamo umani e potrei anche finire per ricascarci. Nessuno è perfetto, come in una celebre battuta di un film che ha fatto epoca.