INTERVISTA ALLO SCRITTORE GREGORY SPIS (a cura di Izabella Teresa Kostka)

INTERVISTA ALLO SCRITTORE POLACCO GREGORY SPIS (a cura di Izabella Teresa Kostka)

Il mondo è immenso, anche se ultimamente sembra così piccolo e facile da conquistare con un semplice clic sullo schermo di uno smartphone o di un computer. I percorsi umani divergono dal punto di partenza e si incrociano in modi strani, favorendo gli incontri in realtà lontane nonostante le radici comuni. Esattamente così è accaduto a me e a Gregory Spis. Siamo due connazionali e, a vario titolo, abbiamo costruito le nostre vite in due mondi diversi e distanti dalla nostra Patria: Gregory in Inghilterra, io in Italia. Nonostante le frontiere, ci siamo incontrati e conosciuti attraverso la letteratura, la poesia e… lo schermo di un computer digitale. In seguito, con grande piacere, ho deciso di scoprire qual è l’altro punto di vista, quello “britannico” di Gregory Spis: poeta, scrittore e traduttore, uomo di brillante intelligenza, penna ironica e radici polacche.


1) I.T.K.: Un vecchio proverbio indiano disse: “Viaggiando per conoscere paesi lontani, ogni volta si scopre un nuovo continente”. Da giovane fanciullo sognavi lunghi viaggi e una vita piena di sfide? Hai scoperto la “tua” America?


G.S.: Sì, come ogni bambino e ogni adolescente! Nella mia infanzia non c’era né Internet né tutti questi gadget, smartphone, ecc. Era come pura fantascienza per me, quindi stavo sfogliando l’atlante geografico, sognando i paesi in cui mi piacerebbe andare. Per me il GPS e l’applicazione Google Maps, dove puoi controllare il luogo in cui vuoi andare prima di partire, è una rivelazione ma, a volte, è un peccato che l’elemento sorpresa non sia più così importante. Comunque i tempi cambiano! Quando ero bambino mi piaceva leggere “Le avventure di Sindbad il marinaio”, mentre più tardi, già da adolescente, ho iniziato a interessarmi all’Inghilterra e agli Stati Uniti e, grazie alle canzoni e alla musica moderna, anche alla lingua inglese. Ho sognato di andarci. Come sapete, ai miei tempi non era facile. A vent’anni volevo viaggiare e volevo trascorrere almeno un anno in ogni capitale d’Europa per migliorare le mie competenze linguistiche: Roma, Parigi, Bonn, Berlino, Madrid e la mia Londra. Ovviamente non sono riuscito a fare questo viaggio come il mitico “Sindbad il marinaio”. E non perché non ci sia mare tra la Polonia e Roma o Parigi e mi fosse impossibile partire per una crociera spontanea per inseguire i miei sogni! Sono stato in questi paesi molte volte, lavorando come traduttore o in vacanza, ma come sappiamo, la vita a volte ci gioca brutti scherzi e non potevo permettermi di trascorrere un anno intero in ognuna di queste città. Un altro scherzo del destino è accaduto a Londra. Volevo restarci soltanto per un anno e, all’improvviso, sono trascorsi 15 anni! Quando si tratta di “scoprire l’America”: tutto è proprio come quello che sappiamo all’inizio. Euforia, infatuazione, gioia, e poi, più rimaniamo in un determinato ambiente e le realtà della vita offuscano le nostre attrazioni turistiche, iniziamo a scoprire questa nostra America in modo ironico: “Oh mamma! Ho scoperto l’America! Strano anche per me!”. Sfortunatamente, la prosa della vita è la stessa ovunque e la misura in cui ci colpisce dipende dal nostro potere onirico interiore, dalle capacità di ingannare noi stessi e dall’attitudine di fingere che certe cose non esistano. Sono un maestro nell’autoinganno e, spesso, scappo dalla realtà verso il mondo della poesia: una specie di illusione, dove tutto è proprio come piace a me.


2) I.T.K.: Parli fluentemente cinque lingue: polacco, inglese, italiano, francese e tedesco. Sei come un camaleonte che cambia pelle, adattandosi all’ambiente circostante. Esatto, l’argomento dominante di questa intervista è “Altri mondi, altri modi”. La tua vita è legata all’Inghilterra, dove risiedi di recente. Dal punto di vista di un uomo mondano, qual è la differenza tra la mentalità slava e la mentalità inglese, tra il modo di essere un uomo del continente e un isolano? Siamo fatti della stessa materia, della stessa carne?


G.S. : Ahah! Riguardo a questa padronanza delle lingue, devo ammettere che in questa frase sei andata un po’ troppo oltre la realtà! Inglese e italiano sì, quando si parla di linguaggio colloquiale e letterario, sì. Ovviamente tralascio traduzioni o colloqui specialistici, per i quali a volte devo prepararmi. La lingua tedesca occupa il terzo posto. In Polonia ho avuto l’opportunità di tradurre alcune conversazioni occasionali e documenti o socializzare seduto comodamente “davanti a una birra”. A Londra, ho lavorato in un’azienda per tre anni e ho usato il tedesco e l’inglese quotidianamente. Il francese è un po’ trascurato, perché a parte le conversazioni casuali nei bar o in Francia ecc., non ho avuto possibilità di approfondire questa materia. È molto difficile tenere “attive” cinque lingue quando una persona deve lavorare. Bisognerebbe leggere libri e guardare film in queste lingue 48 ore al giorno. Come sai, anche noi scriviamo le nostre cose e le traduciamo subito in inglese e italiano ecc.


3) I.T.K.: In passato hai lavorato come interprete / traduttore presso stabilimenti Fiat e non solo. Tuttavia, vorrei sapere come è iniziata la tua avventura con la letteratura? Ce l’hai nei tuoi geni o hai deciso di raccogliere tu stesso questa stimolante sfida?


G.S.: Domanda interessante! Non so se sia semplicemente nei miei geni. A partire dall’infanzia mi piaceva molto leggere. Più tardi, da adolescente tra i 12 e i 17 anni, non ho continuato troppo la lettura. Come tutti gli altri, ho passato molto tempo in cortile, ho giocato a calcio e ho dato la caccia alle ragazze. Tutto sommato, leggevo quello che si doveva leggere a scuola e, a volte, non avevo nemmeno voglia di farlo! Per pigrizia, invece di leggere, guardavo film o i miei amici mi raccontavano un riassunto. Ho anche imparato a suonare la chitarra, ho suonato un piccolo pianoforte ed ecco perché mi interessava la poesia, soprattutto la poesia cantata. Suonavo ballate, ma ero principalmente interessato al Rock’n’Roll. All’epoca ho provato a scrivere i miei testi. Da ragazzo chitarrista, ho avuto più successo con le ragazze e questo ha avuto un grande impatto sulla mia scrittura e sulla mia poesia. Quando avevo circa 22 anni volevo diventare uno scrittore, ma poi non ho pensato di scrivere libri ma volevo solo essere qualcuno, qualcuno diverso dai miei coetanei. Desideravo diventare famoso, sognavo interviste, proprio come nel programma letterario e culturale polacco “Pegaso”. Si trattava soprattutto di quella ribellione giovanile che accompagna ogni nuova generazione. Ho avuto la fortuna che mio fratello avesse quattro anni più di me e, in seguito, avessi libero accesso ai libri, anche a quelli proibiti! Era l’epoca comunista e ho visto molta gente ribellarsi. Ho già letto “Bei ventenni” di Marek Hłasko, “Piccola apocalisse ” di Konwicki ecc. I libri più datati erano come un frutto proibito e aggiungevano un brivido alla vita di tutti i giorni. Forse anche per questo ho iniziato a sognare di scrivere libri così “proibiti”, ho immaginato di rilasciare un’intervista in francese a “Cultura parigina”. Ho letto con attenzione “Diari” di Gombrowicz, Witkacy e altri, e tutto ciò mi ha influenzato molto. All’epoca non ho compreso appieno il significato di questi libri, ma molti avevano un significato profondo e sono rimasti impressi nella mia memoria.


4) I.T.K.: Sei famoso per la tua penna di sfumature ironiche eccezionali. Si sente spesso parlare del particolare “senso dell’umorismo inglese”. La tua ricetta per scrivere è ispirata all’umorismo britannico o pensi che la satira e l’ironia siano i migliori mezzi di comunicazione di massa e armi?


G.S.: Penso che tutto questo insieme abbia avuto una grande influenza sul modo di pensare e di scrivere. Mi ricordo bene i film di Woody Allen o Monty Python e le commedie polacche dell’assurdo nella Polonia comunista, tutto ciò ha creato nella mia testa una miscela esplosiva, una specie di bottiglia molotov, che lancio contro la stupidità umana. Dicono che viaggiare abbia un valore educativo. Giusto! Sono rimasto davvero scioccato quando ho incontrato in Francia e in Germania degli inglesi assolutamente non impressionati dai Monty Python. Ma è così dappertutto. Non tutti in Italia apprezzano quello che ha fatto Fantozzi. Anche se il nostro Bareja piace alla maggior parte dei polacchi, non so come ora, ma la generazione più anziana lo capisce perfettamente e sa di cosa ridere! Insomma penso davvero che la satira sia uno dei mezzi migliori per comunicare il modo in cui vogliamo “contrabbandare” e plasmare la nostra visione della realtà nella mente del lettore come destinatario.


5) I.T.K.: Il tuo libro “Il diario dell’interprete” è molto popolare. Puoi raccontarcelo o condividere con noi qualche aneddoto? È basato sui fatti realmente accaduti o è finzione letteraria?


G.S.: Il libro è scritto in forma diaristica, in tono da cabaret e descrive gli eventi degli anni ’90 e oltre. È molto divertente e originale. “Il diario del traduttore” è la storia di un giovane traduttore freelance per la Fiat. All’interno del libro intendo mostrare la realtà polacca in rapido cambiamento della consapevolezza sociale, nella condizione della famiglia polacca e, soprattutto, delle donne sullo sfondo degli eventi rivoluzionari degli anni ’90. È anche uno sguardo ironico e cabarettistico sulla realtà polacca nel periodo di svolta politica, economica e culturale degli anni ’90 fino alla fine del 2010. Mi interessa mantenere la credibilità del linguaggio dei miei protagonisti e ricordare il clima di diversi cambiamenti sociali. Il contenuto sfiora leggermente la politica, ma è ambientato nella realtà dei rapporti italo-polacchi che prevalevano in quel momento. Come traduttore e interprete della mutevole gerarchia dei direttori e di altri dignitari, sia da parte italiana che polacca, ho partecipato direttamente a tutti questi cambiamenti. “Il diario dell’interprete” sembra essere una raccolta di capitoli vagamente collegati. L’intero contenuto e la trama sono uniti in modo abbastanza forte tramite il concetto di famiglia quasi proverbiale: il ruolo della donna nella compagnia della Fiat e della sua amministrazione come unità fondamentale e più importante della società, vista attraverso il prisma della politica statale e del clero. Riguardo alla famiglia un proverbio disse: “I panni sporchi si lavano in famiglia”, riguardo alla politica aziendale c’è uno slogan proclamato dalla propaganda dell’amministrazione Fiat: “Fiat è una grande famiglia!”. Gli italiani aggiungevano sempre in silenzio che questa è “una grande famiglia di figli di puttana”. Infine, il governo e il clero dichiarano: “la famiglia come cellula è il valore più alto e più importante nella società”. Questa frase, in pratica, si è rivelata una bugia. Un altro elemento che distingue il libro dagli altri è la capacità di giocare con le parole in chiave cabarettistica, partendo dalla radice latina, seguendo poi l’italiano, l’inglese o il tedesco. Nell’introduzione al libro, ho spiegato che alcune delle parole sono state trasformate e semplificate per preservare il carattere comico del contenuto. Il gioco di parole e la personificazione di concetti come “Finzione e verità” esistono praticamente dall’inizio, ma il culmine arriva quando “l’interprete” viene trattato in modo troppo esplicito e schietto come “un’ erbaccia”, in italiano “Mal’Ǣrba” (non fa altro che parlare e guadagna tanto). È allora che avviene la svolta, in cui passo alla personificazione delle erbacce, che in modo molto vivido rispecchiano tutti i tratti caratteriali dei miei personaggi. Il libro può essere suddiviso in tre parti: nella prima si osserva la “realtà normale”; nella seconda “le erbacce” si trasformano e si personificano per descrivere il carattere dei miei personaggi; nella terza fase culminante avviene la metamorfosi della “fotosintesi” cioè “fiatosintesi”. Questo libro può interessare tutti i linguisti che amano neologismi. Espressioni che ci appaiono hanno la loro forma coerente in due o tre lingue. Ad esempio, la parola di partenza: Hitlerjugend, HJ come parte del cabaret, è stata trasformata in Unkrautjegend, e in italiano, MJ – Malærbajugend – un gioco di parole cabarettistico con HJ – Hitler-Jugend, un ramo del NSDAP e la sua controparte polacca “Chwastenjugend”. Un altro esempio delle conseguenze della traduzione: la parola Ǣsus, la forma latina corretta. Nel libro come Ǣsus Chwastus, in italiano Ǣsus Erbactus, procedimento di personificazione stilistica, viene associato all’immagine del martirio in cui credono “l’erbacce”. Inoltre, per preservare la lingua del cabaret, ci sono anche parole come: debiligentny – debilligente – tale parola non esiste in italiano, ma introdurrò questa parola nella lingua italiana. Oppure “tępoligent”, in italiano “imbecilintelligente”, “fiatolic view” in italiano “cretineria fiatolica, “omnifiat” in italiano “universo omnifiatente” e altri. Riassumendo, il contenuto del Diario è universale e si adatta a qualsiasi ambiente attraverso un linguaggio brillante e una ricca formazione di parole, all’interno del libro ci sono anche descrizioni erotiche e sensuali che mettono il lettore in uno stato d’animo diverso per riportarlo, in seguito, in un vortice di sarcasmo e farsa. Insomma, nel diario ci sono molte emozioni e una grande dose di umorismo!


6) I.T.K.: Appartieni alla comunità letteraria polacca e partecipi con entusiasmo a molte antologie e iniziative culturali. Come viene accolta la creatività polacca in Inghilterra? Ti sei mai sentito discriminato o “diverso” per motivi razziali?


G.S.: Giusto. Purtroppo non posso partecipare a tutte le feste e a tutti gli eventi organizzati dalla comunità letteraria polacca. Qui a Londra, la vita è molto frenetica. Anche l’ambiente stesso di scrittori, poeti e promotori di cultura polacca è un po’ diviso e un po’ “arrugginito”. Ma sono contento che stia accadendo qualcosa e cerco di partecipare agli eventi secondo il tempo a disposizione. Recentemente ho partecipato alla celebrazione del 75° anniversario dell’Associazione degli scrittori polacchi all’estero, presso l’Ambasciata polacca. Pensavo di poter leggere almeno una delle mie poesie o un frammento di prosa, ma purtroppo tutto era già programmato in anticipo. È vero, i miei lavori sono stati pubblicati in molte antologie in polacco, inglese, bulgaro ecc e ne sono molto soddisfatto. Una pubblicazione molto importante è “The Literary Diary / Diario letterario”, edita dalla “Writers’ Union” di Londra. L’editore Regina Wasiak-Taylor fa di tutto affinché la rivista abbia un carattere proprio e allo stesso tempo sia trasversale per quanto riguarda tutti i contenuti. Quando si tratta di “discriminazione” userei però un tono più leggero. Di recente, in un incontro riguardante l’esistenza stessa di “Diario Letterario” si è verificata una piccola controversia. Si tratta di una censura imposta dalla redazione che tiene alla bellezza e alla correttezza del nostro linguaggio. Vorrei parlare di una piccola “discriminazione” del linguaggio colloquiale che contiene volgarità. A mio avviso, “spulciare” questo linguaggio, che illustra il modo in cui i polacchi comunicano a Londra o a casa, non ha senso, perché il “Diario letterario” perde il suo carattere naturale. Come scrittore, mi siedo spesso in un ristorante polacco a Londra e ascolto involontariamente le conversazioni dei polacchi a pranzo o a cena. Queste conversazioni contengono spesso alcune volgarità ed è difficile non catturarle nei dialoghi scritti. Alcune persone in redazione ritengono che uno scrittore che usa parolacce sia lui stesso volgare. Non sono d’accordo, la volgarità non è una novità e vagliare il contenuto come parte della cura della lingua è un po’ inutile, perché crea solo un’immagine falsa della nostra emigrazione polacca. Quanto al razzismo devo dire, con rammarico, che ho provato questa discriminazione molte volte e, paradossalmente, da parte delle nazioni europee. Da parte degli abitanti dell’Africa in misura minore. Londra è una città in cui le persone desiderose di denaro e successo sono in grado di “camminare sui cadaveri” e non ci sono più né sentimenti né debolezze.


7) I.T.K.: Mi piacciono le domande bizzarre. In passato, l’artista polacco Andrzej Rosiewicz ha cantato con successo: “le ragazze polacche hanno più vitamine”. Sei d’accordo con lui? Sei un patriota o un cosmopolita?


G.S.: Conosco bene questa canzone ed è molto divertente! Per esperienza, le ragazze polacche sono al primo posto per me! Tuttavia, non possiamo dire che non ci siano belle ragazze in altri paesi. Infatti, ci sono belle ragazze in ogni paese e ci sono di quasi tutte le nazioni anche a Londra. Quando si tratta di essere un patriota o un cosmopolita penso che tutto sia sfocato nella realtà odierna. Sto scrivendo in polacco ma, se necessario, scrivo in inglese, ecc. Abbiamo un lusso psicologico di poter essere sia cosmopoliti che patrioti. Se abbiamo a cuore le nostre tradizioni, quelle razionali, non quelle prese per superstizione, è il più sano patriottismo. Le persone si spostano per una serie di motivi: amore, soldi, carriera e questo è il corso normale della vita. L’uomo non ha imparato a suonare molti strumenti per poi diventare organista in una chiesa del villaggio e fare soltanto un concerto alla settimana. Abbiamo più scelta e possibilità d’azione. Se qualcosa va storto, puoi andare in Francia, Germania o Regno Unito e migliorare la tua situazione economica grazie alla quale la tua famiglia ha un sostegno finanziario e non deve soffrire la miseria perché “il governo è una banda di ladri”! Una persona semplice è costretta al cosmopolitismo e deve padroneggiare una lingua straniera ecc. Io, purtroppo, sono uno dei “perdenti” perché negli anni non sono riuscito ad accumulare capitali sufficienti per assicurarmi il futuro, per non parlare della costruzione di una casa in Polonia. Altri, invece, stanno facendo carriere da capogiro in Occidente, costruendo case in Polonia, ma dobbiamo questo patriottismo al fatto che al momento giusto abbiamo avuto il coraggio e l’opportunità di diventare cosmopoliti. L’emigrazione economica non è una novità!


8) I.T.K.: Cosa ne pensi della globalizzazione? Pensi che l’unificazione culturale debba vincere contro la ricerca dell’individualismo? Cosa significa per te la tolleranza?


G.S.: Questo è un problema molto complicato. Sappiamo dall’esperienza storica che tutti i colossi artificiali, prima o poi, sono caduti: l’Impero Romano, Bisanzio, l’Unione delle Repubbliche Sovietiche dovevano essere saldi! Nonostante i molti anni trascorsi dalla creazione dell’UE, con l’adesione di più paesi in seguito, questa “unificazione culturale” esiste solo sulla carta e nelle leggi. C’è molta libertà quando si tratta di confini, viaggi e opportunità di lavoro, ma non esiste “unione mentale”. Un ottimo esempio di questo “malessere” troveremo tra le minoranze di emigrazione economica in vari paesi europei. In realtà non si sentono parte dell’Europa e la sensazione di sicurezza o libertà trovano soltanto nei beni economici per i quali devono lottare ogni giorno. Ogni nazione che arriva in una grande capitale per guadagnare denaro crea immediatamente la propria enclave, una comunità chiusa in cui si sente relativamente al sicuro, ma i suoi membri non si sentono europei, non ancora, e non si sa se succederà mai. Le nazioni dell’Europa orientale che hanno aderito all’UE non si tollerano molto, non c’è il senso di unità o comunità: questa è competizione e non ci sono sentimenti qui. Si prega di notare un rovescio della medaglia: cittadini francesi, tedeschi o inglesi, non li elencherò tutti, non hanno un senso di comunità tra di loro. Queste nazioni apprezzano le opportunità create dall’Unione, il progresso della scienza, i viaggi, ecc., ma un tedesco non vuole davvero sentirsi un francese, un francese non si identifica con un inglese ecc. D’altronde, le nazioni non vogliono cambiare la loro personalità né perdere la loro identità. Non esiste un linguaggio comune. Questa libertà è regolata da accordi commerciali pertinenti, progetti futuri ed è determinata dal denaro. È una questione delle giovani generazioni, i figli di immigrati nati all’estero possono già pensarla diversamente. Ma ecco un altro paradosso: un bambino nato in Germania, Italia o Regno Unito verrà cresciuto nella mentalità di una città o di un paese. Anche quei bambini che nascono nelle capitali d’Europa non hanno il senso del globalismo, non si sentono europei e sono sempre seduti coi loro smartphone. Più importante per loro è ciò che Joanna ha detto a Kate o Brian a Jessica. La comunità europea è una grande idea, ma sopravviverà finché non sarà richiesto alla nazione di perdere la sua identità e proprietà. La proprietà di terreni garantisce pace e tranquillità. Se una parte in questa comunità inizia a dominare e ad avere maggiori esigenze, una tale Unione di solito non ha il futuro. Maggiore è l’indipendenza finanziaria, maggiore è la tolleranza e la probabilità di una relazione duratura.


9). I.T.K.: Cosa vorresti ottenere nella vita e quale sarebbe il tuo desiderio se potessi chiedere al mitico Jin di realizzarlo?


G.S.: Vorrei avere di nuovo 20 anni e la saggezza di oggi. Mi piacerebbe avere la massima tranquillità finanziaria per poter scrivere. Ho tante idee in un cassetto! Ho già tradotto in inglese e italiano “Diario dell’interprete”, la mia seconda raccolta di poesie e una raccolta di testi satirici, e vorrei finalmente portarle alla luce. Inoltre, sogno la pubblicità non solo in Polonia, ma anche in Europa e all’estero. Mi piacerebbe viaggiare di nuovo e trascorrere del tempo in altre città europee, non necessariamente nelle grandi capitali ma più vicino al Mar Mediterraneo.


10) I.T.K.: “Amico a tutti, amico a nessuno (latino “Amicus omnibus, amicus nemini”). Quanto sono preziose l’amicizia, la famiglia e le relazioni interpersonali? Come ricordi il tempo della pandemia e del lockdown?


G.S.: Giusto, questo proverbio ha molto a che fare con quanto ho detto sul senso di comunità nell’Unione Europea. Sappiamo dalla storia che gli stati che avrebbero dovuto garantire la sicurezza e prevenire la guerra non hanno mantenuto la loro promessa come amici e alleati. Penso che sia simile anche ora, solo gli affari contano. Pertanto, il Regno Unito ha lasciato l’UE perché la Gran Bretagna non può essere amica di tutti. Da un punto di vista economico e strategico, chi cerca di accontentare tutti perde personalità, identità e denaro, e quindi indipendenza e libertà. Londra è una città molto difficile. Qui, infatti, si svolge quotidianamente la lotta per la sopravvivenza. Non ho molti amici ma alcuni amici nell’ambiente letterario e lavorativo. La mia famiglia è importante per me e l’amicizia è di grande valore ma è molto difficile. Quando si tratta di contatti interpersonali, non ho mai avuto problemi in nessun paese! Per quanto riguarda la pandemia, speriamo di tornare ai tempi normali in cui tornerà anche la parola “influenza” e tutte le truffe sanitarie, gli interessi contraffatti del governo con capitali privati usciranno allo scoperto. Questo è il più grande scandalo mondiale del 21° secolo e ho anche scritto un testo satirico a riguardo. Ebbene, grazie alla tecnologia e allo scambio istantaneo di informazioni abbiamo ciò che lo scrittore polacco Lem ha menzionato nel passato: tutto questo è usato contro gente comune. Ho voglia di dire: “La Russia ha invaso l’Ucraina e qualche milione di persone, senza passaporti covid, senza mascherine, vaccinazioni, ha invaso l’Europa e non è successo niente! Il tasso di mortalità nelle prime settimane era inesistente. Miracolo!” Grazie mille per questa opportunità di intervista, ne sono davvero molto felice. Saluto tutti gli amanti della letteratura e della poesia!

©
Intervista allo scrittore Gregory Spis (conversazione e traduzione in italiano a cura di Izabella Teresa Kostka), agosto 2022.

Gregory Spis

Pubblicato anche su “Verso – spazio letterario indipendente”:

https://versospazioletterarioindipendente.wordpress.com/2022/11/08/3014/?preview=true

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La rubrica del poeta sconosciuto: Imma Paradiso

Il modo del web è una fioritura continua di scrittori e poeti, chi più ne ha,
più ne metta. Una jungla infinita dove tutti si improvvisano scrittori, anche chi scrittore
non lo è proprio. Tutti pubblicano, in self publishing, tutti possono diventare editori e la
ricerca del talento? Beh, quello non esiste più. Quindi un minestrone, dove è impossibile
distinguere il merito, da chi non ha merito. Alla fine c’è un businness, anche in tutto ciò,
ed è difficile emergere, anche per chi il talento ce l’ha! Gli editori, quelli di una volta dove
sono? Ma anche loro, poverini, tempestati da migliaia di scrittori come fanno a leggerli
tutti? Non li leggono.
Eppure in tutta questo uragano di scrittori, capita di leggere parole che ti incantano,
perchè sono parole dell’anima e allora pensi che c’è ancora speranza.
Io amo la poesia e quindi parlerò di chi scrive poesia, chi fa ciò non si appella con tale
altisonante nome, è semplicemtente una persona che pesca nelle emozioni,
scrive sentimenti, moti d’animo, amore, disperazione, sofferenza, gioia, allegria,
insomma un caleidoscopio di sensazioni. Vero che la poesia è di nicchia, ma piano piano
sta entrando nelle nostre abitudini e attitudini mentali.
Imma Paradiso, già il nome è tutto un programma, già si ha l’impressione che sia
destinata a scrivere o comunque un nome che è già una firma.
Io che guardo in giro, sono rimasta colpita dalla sua freschezza zampillante, dai suoi versi
del cuore, dal suo modo di essere attraverso ciò che scrive. Se avverti qualcosa dentro di te,
quando leggi, vuol dire che ciò che leggi, non è solo lettura, ma è sbirciare nel profondo.
Questo mi piace molto di Imma Paradiso, ritengo inoltre che sia una brava scrittrice
dialettale. C’é molta cura in ciò che scrive, il napoletano è scritto come deve essere scritto.
Una cura che è frutto di studio e di ricerca, come la sua evoluzione, nel senso che dimostra
nei testi una certa maturità differenti dall’inizio. Consiglio a tutti di leggerla, molto profonda,
mai a caso, racconta sempre una storia di se. Io le ho chiesto tre poesie, ed espressamente
due in dialetto, per l’accuratezza del testo e la passione che esprime.
Imma ha fatto della poesia il suo mondo, un mondo che ti salva la vita. Un mondo lieve,
sensibile, delicato, un mondo di trascendenza, dove il suo ” Io” si identifica con le sue
parole.
Imma è la sua poesia.

Una piccola biografia di Imma – Imma una tua biografia per conoscerti meglio-

Mi chiamo Imma Paradiso, ho 52 anni e vivo ad Acerra in provincia di Napoli. Sono sposata ed ho un meraviglioso figlio di 22 anni. Ho un diploma di maestra elementare e da anni faccio doposcuola ai bimbi che adoro forse perché io stessa mi rispecchio in loro, eterna Alice in questo Mondo delle Meraviglie che è quello della poesia. Da ragazzina prediligevo la prosa, mi cimentavo nei racconti e alcuni mi sono stati pubblicati in una rivista nazionale. Ora ho trovato la vera dimensione nei versi ed è una continua scoperta.

  • Una domanda di prassi, ma sarei curiosa di sapere, quando hai cominciato a scrivere-

Quando ho cominciato a scrivere…direi quando non l’ho mai fatto? Da adolescente, ero una ragazzina timida, molto chiusa, già nel mio mondo, avevo 12/13 anni e mio nonno mi regalò una macchina da scrivere e ci passavo intere domeniche.

  • Quindi da quello che dici, è sempre stata la tua passione.

Penso che si nasce già con un’anima poetica, leggevo tantissimo e “Piccole donne” fu la mia rivelazione…mi immedesimavo in Jo e ero risoluta a diventare una scrittrice.

Quindi a un certo punto della tua vita, hai fatto una scelta e cioè abbandonare la prosa, perchè?-

Ho abbandonato la prosa con un taglio netto e totale. Parecchi scrittori si sono dilettati nei due sensi ma alla fine è come dividersi fra due amanti, col tempo uno di loro ti diventa indifferente, non ti suscita più niente. Per molto tempo inseguivo il mio sogno ma i versi riempivano le pagine del mio diario. I racconti nascevano dalla fantasia e venivano inviati alle case editrici, le poesie esprimevano le inquietudini del mio animo e nascevano nel buio della mia stanza, quasi in segreto…la poesia richiede maturità, raggiungere la consapevolezza di sé e quando questo è avvenuto ho trovato la mia vera vocazione.

  • Quale è il tema più ricorrente nelle tue poesie?-

Amo affrontare più temi nelle poesie, cerco di non fossilizzarmi né essere monotematica, certo l’Amore è il sentimento cardine un po’ per tutti ma la poesia è anche una grande arma sociale, deve emozionate ma anche fare riflettere.

_So che scrivi in vernacolo, anche.

Sono napoletana quindi il dialetto è il mio patrimonio culturale, tra parlare e scrivere c’è una grande differenza. È difficile grammaticalmente, quindi più che altro è per questo che mi cimento poco anche per una sorte di pudore verso i grandi nomi della poetica napoletana. Ci sono momenti in cui però questo desiderio è prioritario perché niente come il mio dialetto riesce ad esprimere in pochi versi la passione, il fuoco di certe emozioni, come dico io la carnalità che coinvolge subito chi legge.

_ Grazie Imma, per questa intervista, è sempre un piacere leggerti. Vorrei aggiungere per i lettori che Imma Paradiso, condivide un interessante rubrica dove parla di poeti famosi, pubblica una loro poesia e commenta, direi in modo acuto ed intelligente. Condivide in gruppi letterari come ad esempio ”rinascimento poetico”

Imma é la sua poesia

Vulesse sta ‘ngoppa
‘a nu scoglio a riva ‘e mare,
io sulo, quanno ‘o cielo
‘e niro e sta pe’ chiovere.
Vulesse sta vicino ‘o mare
quann’è arraggiato, se sbatte,
s’arravota comme ‘e pienziere
ca’ tengo dinto ‘a chistu core.
Me vulesse ‘nfonnere
sotto ‘o schiaffo ‘e l’onne,
accussì nun se capesse
si ‘e gocce ca’ me scorrono
‘ngoppa ‘a faccia songo
acqua ‘e mare ‘o lacreme.

Vorrei stare su uno scoglio
in riva al mare,
da sola, quando il cielo
è nuvoloso e minaccia pioggia.
Vorrei stare vicino al mare
quando è arrabbiato, agitato,
tempestoso come i pensieri
che ho dentro il cuore.
Mi vorrei bagnare
sotto lo schiaffo delle onde,
così non si capirebbe
se le gocce che mi scorrono
sulla faccia sono
acqua di mare o lacrime.

Imma Paradiso

Fatte cchiù vicino,
te voglio da’
‘nu vase doce, azzeccuso,
ca te fa vòllere ‘o sangue
dint’e vene
e murì a poco a poco.

Fatte cchiù vicino,
te voglio guardà
dint’all’uocchie,
pecchè accussì
facimm’ammore
senza manco ce tuccà.

Fatte cchiù vicino,
t’accarezzo chianu chianu
‘e capille, ‘a faccia
comme si te vedesse
p’a primma vota.

E resto accussì,
senza parole.

Fatti più vicino,
ti voglio dare
un bacio dolce, appassionato,
che ti farà bollire il sangue
nelle vene e
morire poco a poco.

Fatti più vicino,
ti voglio guardare
negli occhi,
perché così
facciamo l’amore
senza nemmeno toccarci.

Fatti più vicino,
ti accarezzo piano piano
i capelli, la faccia,
come se ti vedessi
per la prima volta.

E resto così
senza parole.

Imma Paradiso

C’È CHI NON FA RUMORE

Quanta dignità
nel lavoro onesto
di una vita intera.
C’è chi
non fa rumore
mentre il tempo scorre.
Sa cos’è il dovere,
spende gli anni
e sé stesso
senza clamori.
Quanta dignità
in quei visi segnati,
in quelle mani operose.
Vite semplici,
di poche parole,
dove è grande il cuore
che si perde nella malinconia
dei giorni passati.
Hanno la saggezza
negli occhi stanchi
e quando cala la sera,
amano fissare il cielo.

Imma Paradiso

La rubrica del poeta sconosciuto: Elena Milani.Art. di Marina Donnarumma . Iris G. DM

Elena Milani

Io mi definisco un esploratrice delle parole, per scovare chi mi affascina svolgo una vera e propria caccia. Ecco che un giorno incappo in una persona deliziosa e brillante, Elena MIlani.
Mi colpiscono i suoi versi insoliti, efficaci, originali. Perchè il suo modo di scrivere è diverso e vivace. Elena con una semplicità unica è capace di sfornare poesie a profusione. Lei è la poetessa della porta accanto, la scrittrice del fiore raccolto, delle faccende da svolgere, della corsa per fare la spesa, insomma del quotidiano ed è un piacere leggerla. Semplice, luminosa, come la sua personalità, appare sempre gioiosa. Anche capace di affrontare problemi come la morte, il dolore, la gioia, l’amore, colpendo nel segno con il suo stile semplice, senza artefizi, umile. Umile si, ma direi brava e originale. Le sue poesie sono come lei, la quotidianità della sua vita, i suoi umori, ciò che le accade, o di bello o di brutto, di triste, doloroso, o gioioso. Elena che viaggia, Elena che balla, Elena che dorme, Elena che ama i gatti. La sua vita è una profusione di parole che ci regala, direi quasi danzanti. Una donna nello stesso tempo discreta e solare.
Tutte le sue belle poesie e filastrocche, solo sulla sua home, che la rispecchia in tutto e per tutto. Lei dice di non avere una grande cultura, io dico che ha un grande cuore e le sue poesie meritano, meritano davvero. Personalmente la definisco uno scroscio d’acqua fresco e argentino. Una caratteristica che la distingue è la sua solarità, il suo sorriso, la sua voglia di godere la vita, dalle cose più semplici.

Elena Milani è un ruscello di montagna, acqua limpida, fresca e zampillante.
Allora è il momento di tirarmi indietro e di presentarvela: Elena Milani.

Mi chiamo Elena Milani ,ho 58 anni e vivo in una piccola frazioncina sull’appennino Tosco Emiliano, dove sono nata. Sono mamma di due ragazzi adulti e nonna orgogliosa di due nipoti. Ho interrotto la scuola al termine del secondo anno dell’istituto magistrale, perché stavo diventando mamma proprio all’età di 16 anni e mezzo e fu la prima decisione importante della mia vita quella di creare una famiglia col ragazzo che amavo fin da quando ero bambina. All’età di 24 anni abbiamo deciso di avere un secondo bambino. Furono anni pieni di amore e di immensi sacrifici, eravamo soli, noi con la nostra famiglia, senza aiuti e parecchi dispiaceri dal mondo circostante. Io ,per aiutare l’economia familiare ho lavorato come colf par time per poter seguire anche i miei figli e all’età di 31 anni, in seguito ad un corso specifico, sono diventata assistente di base ,in seguito operatore socio sanitario ed ho lavorato in diverse strutture per anziani e disabili adulti e anche presso i loro domicili. Ho sempre scritto quaderni e diari con i miei pensieri che non si limitavano ad essere cronaca del giorno, ma mi rendevo conto che si spingevano in profondità, ogni tanto, come da bambina, mi usciva una sorta di poesia. Ho sofferto tanto la solitudine, perché la mia famiglia di origine ha avuto un percorso travagliato e mio marito ha lavorato sempre come montatore meccanico esterno ,viaggiando per il mondo e lì, la lettura e la scrittura sono state le mie amiche più fedeli e vicine. All’età di 50 anni ,qualcosa è cambiato in me, i figli oramai adulti ed indipendenti, un’economia familiare più serena, è stato allora che ho deciso di smettere di lavorare e cominciare a seguire mio marito in diversi viaggi, nel frattempo sono entrata nel mondo di Facebook trovando una sorta di visibilità ed un piccolo corteo di orecchie disposte ad ascoltarmi. Questa è stata una spinta importante per me, finalmente avevo più tempo per me ed una sorta di compagnia virtuale con cui condividere la mia passione. Man mano che sono entrata nel mondo di Facebook, ho trovato la strada della poesia, tanti poeti, tanta gente come me che ama scrivere e molti incoraggiamenti, soprattutto l’accoglienza del mio lato affettuoso sempre generosamente ricambiato. Pian piano, leggendo gli altri e le poesie di autori importanti che proponevano, ho un pò migliorato il mio modo di scrivere, che rimane naturalmente semplice, senza alcuna pretesa. Io parlo di me, di ciò che mi arriva da fuori, del mio mondo interiore, di cicatrici e speranze ,di desiderio di amore universale, il tutto con la voce di una bambina che non ha studiato e che scrive per comunicare.

  • Elena hai detto che scrivi da sempre o quasi? Quando hai scoperto questo bisogno?

Da quando ero piccolina, sentivo di essere predisposta alla scrittura, me lo fece notare il maestro e, anche alle scuole medie, venivo premiata per la forma ed i contenuti dei miei temi. Quando diventai madre, molto giovane, mi resi conto di avere la necessità di continuare a scrivere un diario, e i miei diari li conservo tutti. Lì c’è una Elena che soffriva dentro un bocciolo.

  • Tu sostieni che le tue poesie nascono senza studio, io invece ritengo che tu abbia un talento innato a prescindere da ciò che hai studiato. Per migliorarti come tu dici, hai letto, ti sei informata, continui a farlo?

Non so rispondere, certamente l’attenzione al mondo circostante, l’ascolto del cuore di persone che ho fortuna di incontrare, qualche lettura vengono incontro al mio desiderio di scrivere, ma il mio scrivere non è premeditato.

  • Elena donna com’è?

Elena donna è semplice esteriormente, complessa intimamente come tutte le donne controverse, ma consapevoli.

  • Quali sono i tuoi sogni nel cassetto? se ne hai?

Il mio sogno nel cassetto è uno. Assaporare la fortuna di essere in questo mondo, avere per gli anni a venire la serenità che so si meritare ,godere della mia casa e crescere l’esperienza di vita attraverso il viaggio. Arrivare alla meta ringraziando.

  • Cosa ti piacerebbe avvenisse per le tue poesie, o ti basta il web?

Io credo che quando non ci sarò più, i miei figli propagheranno il mio ricordo, sarò ricordata con dolcezza.

  • Elena tu scrivi molto, direi moltissimo, come fai a scrivere anche cinque, sei poesie al giorno?

Ho periodi più proficui, altri meno, a volte sembra che scrivo tanto, perché pubblico ricordi o condivido altri poeti. ,non faccio molto caso alla quantità, scrivo spinta da un desiderio ,o bisogno, ma non tutto è poesia.

  • A me piace il tuo modo di scrivere, esce immediato, subito comprensibile, anche molto profondo.
  • Io ti leggo e certe volte rimango impressionata dalla quantità di poesie che scrivi, vuol dire che sei attenta a tutto ciò che ti circonda, e tutto fonte di ispirazione. grazie

Metti in salvo il sasso
prima della radice,
l’albero è nella memoria dei semi,
sta fra le meraviglie del creato,
è nel reclamo degli uccelli,
dell’ombra,
nel digiuno del fuoco,
il sasso è tacciato di infamia,
è nel corredo delle lapidazioni,
è d’inciampo,
scarto nelle fondamenta,
cippo dell’uomo anonimo,
ma mai dimentica un nome inciso. Elena Milani

Scelsi il rossetto più brillante
la mattina del mio funerale,

ero due cose insieme

le mie labbra erano già livide
e gli angoli così piegati in basso
che quasi parevo tradire
una volta per tutte
le mie rose carnose,
i miei nidi senza sfratti,
i mari amati in cartolina,

ero due cose insieme

mi feci vestire di bianco
come una sposa,una zagara

ero due cose insieme

la sottoveste aveva uno strappo
fra l’inguine ed il fianco,
non avevo mai voluto ricucire nulla
per non tradire nessuna memoria
e per portare altrove
le mie due cose insieme. Elena Milani

Raramente le mie due anime coincidono,
è capitato nella lontananza dagli sguardi
ed occasionalmente,
dentro il mio precipizio
visitato dall’euforia. Elena Milani

Articolo di Marina Donnarumma. Iris G. DM

La rubrica del poeta sconosciuto: Rita Frasca Odorizzi. Articolo di Iris G. DM

Incappai per caso, nel mio girovagando, in questa poetessa, di cui avevo un timore reverenziale. Il perchè, è subito detto, scriveva cose bellissime e di grande forza.
Poi scopri che, oltre che scrivere, dipinge magnificamente e fa sculture che io definisco, esse stesse poetiche. Sono poesia scolpita con le mani. Il suo stesso nome, di origini nobili, mi incutevano soggezione, poi non capivo come una artista come lei a 360 gradi, sempre nel sottobosco degli sconosciuti. Allora ti ricordi di una citazione di Charles Bukowski – nati cosi, in un posto dove le masse trasformano i cretini, in eroi di successo-. I grandi li trovi, basta saperli cercare, basta saperli leggere. Siamo in una società dove diventano qualcuno, quel qualcuno, non è, li spacciamo per grandi, senza che ne abbiano la grandezza. Rita Frasca Odorizzi è una grande donna, sensibile, umana, forte, temeraria, combattiva, le sue opere? invece di stare nelle mostre, nei musei, seppellite in cantina, in grosse panche, bellezze di cui non potremo godere. Con il tempo, poi facemmo amicizia, un accento toscano, simpatica, dolce, semplice e con una grande grinta.
Rita Frasca Odorizzi, vive, come lei stessa dice , in un cammeo di Monti in Chianti, frazione del comune di Gaiole, provincia di Siena. Un piccolo gioiello tra colline di olivi, vigneti, alberi di fichi ovunque e anche ciliegi, giardini, orti. La sua è una zona di vini nobili e importanti.
Ecco io la definirei un sangiovese purosangue, in purezza, i cui tratti significativi si esprimono a 360 gradi, riflesso di nuances uniche. Rita una ,, super tuscan,,
Un paragone, secondo me, che le calza a pennello. Nella sua vita ha anche disegnato etichette dei vini, che sono esportati in tutto il mondo. Potrei raccontare molti aneddoti a tale proposito, un giorno mi riservo di farle una video intervista. Scrive su fb a suo nome, e ha una pagina che si chiama ,, la macchina del tempo,,. Un artista completa, grande, potente, umile. Un cuore generoso, e io vorrei ammirare le sue opere, come degnamente merita, in bella vista dove tutti possano apprezzare. Leggere le sue poesie, toccare le sue sculture e immergermi nella bellezza dei suoi quadri.

E dire signori e signore…vi presento Rita Frasca Oderizi!

intanto la sua biografia.

Rita Frasca Odorizzi, è una Pittrice, Scultrice e Poetessa Fiorentina. È un’Artista Italiana, Contemporanea, nata nel 1941 a Firenze, che dal 1976 vive nel Chianti insieme ai suoi amatissimi e numerosi A-mici Gatti. Autodidatta, ha esposto per la prima volta all’età di 32 anni a Scandicci, in occasione del premio di pittura “Scandicci Arte”, suscitando subito consensi favorevoli. Nel ’76, si è trasferita nel Chianti, uscendo dal circuito delle gallerie, ma continuando per qualche tempo a esporre in occasione di eventi culturali e mostre personali, (Tavarnelle Val di Pesa, Panzano, Gaiole in Chianti, Castello di Meleto, Rocca di Castagnoli, Castelnuovo Berardenga, Siena, San Gimignano). Da oltre 40 anni, Ofrì, dipinge ad olio e crea sculture in terracotta, con tecniche classiche e personali.Ha iniziato con quadri figurativi e come ritrattista, evolvendo lentamente verso l’arte astratta. La necessità di cercare sempre nuove possibilità di espressione, l’ha portata a sperimentare anche nel campo del disegno (con la sanguigna, il carboncino e la china), della marmorizzazione, del vetro, fino alla creazione di grandi tele batik o all’utilizzo di muffe e terre colorate sia per i quadri che per le sculture. Da più di 10 anni Ofrì scrive anche Poesie, che l’hanno portata a creare e pubblicare una Serie di Illustrazioni e Dipinti, chiamata l’Alfabeto dell’Intero. Si è specializzata nelle Corto Poesie con le quali ha vinto vari premi.

Uno dei quadri della trilogia azzurra

Un curriculum di tutto rispetto, sarebbe stato logico che fosse conosciuta ed apprezzata, ma questa società, stranamente funziona a rovescio.

  • Rita quando è nata il tuo amore per la scrittura?

L’amore per la scrittura, è nata a 13 anni. A 17 anni ho cominciato a dipingere, a 35 anni
ho cominciato a scolpire in terracotta e cemento.
Praticamente da sempre scrivo, anche se quasi subito ci ho unito la pittura.

Quando scrivi lo fai sempre per un impulso emotivo?

  • Scrivo sempre per un impulso emotivo, sono molto emotiva. Ora mi dedico alla poesia, come ho quasi sempre fatto nella mia vita.

So che la tua vita è stata molto movimentata e sofferta, ci sarebbe tanto da dire, una vita da artista, direi.

Io avrei tanto piacere di farlo, lo faremo più in là in una video intervista. adesso lascerò che le tue opere parlino per te.

scultura di Rita Frasca Oderizzi
Sorellanza di Rita Frasca Oderizzi
un opera d’arte l’etichetta realizzata da Rita Frasca Oderizzi

Preludio temporale

Ti osservo creatura,
mentre dal tuo rifugio
tiepido
nasci e maledici
lo strappo dal luogo,
utero temporale
della storia,
,dove il tuo respiro
è un preludio
all’Immensità,
che farà strame
di reietti ,

Ritafrascaodorizzi
cattivi esempi..

Divina armonia

Pascoliano, muti,
in questo silenzio
che ci protegge,
cortina fumogena
che fa desiderare
d’esser pietra,
tra i moti del cuore,
e dolci come l’amore
che fa pace con
il cielo che ci azzurra
del suo diafano tremore,
candore,
di allucinata follia
nella divina intensità
dell’anima.
Siamo alone di luna
tormentata dal delirio
di riconoscerci amanti
del nostro destino,
in un fato che ci accompagna,
leggeri come l’amicizia
che ci lega alle stelle,
alla terra, all’acqua, al vento..
Noi mortali, forti,
come la vita,
che scorre in noi,
nelle nostre vene, viscere,
come affluenti
del Divino fluire del tempo,
nel Tempio dello Spirito infante.

Ritafrascaodorizzi

Paura..

Non ho paura del vento
che mi scuote fino alle radici,
o del tempo
che mi trapassa:
sono una virgola,
un punto interrogativo,
un punto a capo
di nuovo, con furore,
nel paradiso dei sensi..

Ritafrascaodorizzi

arte meravigliosa di Rita Frasca Oderizzi

LA RUBRICA DEL POETA SCONOSCIUTO: Grazia Riballo. Art. di Marina Donnarumma Iris G. DM

Come al solito sono una vagabonda del web, giro scalza, con i tacchi, volo, corro, rallento,
leggo, mi fermo, assaporo, scappo e incappo in una poetessa dolcissima come il suo nome,
Grazia Riballo. Un nome come le sue poesie, iridescenti come bolle di sapone, che salgono in alto e quando meno te lo aspetti si aprono in mille colori. Una donna timida, molto!
Riservata, molto! Ma come tutte le persone che fanno fatica ad aprirsi, la sua anima nasconde una visione in technicolor delle emozioni. Dalla sua penna escono emozioni che non ti aspetteresti, ma ne prendi nota e ne rimani meravigliata. Lei vive in una bellissima campagna del canavese, raccoglie ciliegie dai suoi alberi e parole dal suo cuore.
Mi sento onorata da questa intervista, perchè lei è chiusa a bocciolo, ma una volta aperta è un profumo.

Grazia Riballo

Ogni volta che parlo di un poeta, sono emozionata, le parole producono effetti clamorosi e io le bevo, le assaporo, le gusto. Leggere le poesie di Grazia significa assaporare le parole e la sua anima da eterna adolescente. I poeti non invecchiano mai, hanno l’ elisir di eterna giovinezza, hanno la peculiarità di avere, per sempre, la freschezza della vita, nel piacere, nell’amore, nel dolore.

Grazia Riballo è una scrittrice che dona di se, professoressa di lettere in pensione, penso che i suoi allievi abbiano ricevuto al di là del livello scolastico, perchè lei sa costruire e donare con le sue parole.

  • Una piccola biografia.

Sono nata in Sicilia, in un paese i cui fondatori volevano farne una ” Nuova Gerusalemme”, tanto erano amanti di Cristo. Dopo essermi laureata in Materie Letterarie, mi sono trasferita a Torino, dove vivo attualmente, per insegnare nelle scuole medie, cercando di dare il meglio. Fornita di una fervida immaginazione e creatività, da sempre ho dato voce alle mie emozioni, scrivendo solo per me. Dal 2017 ho iniziato a farlo pubblicamente, come libero sfogo, superando la mia timidezza. Da quel momento non sono riuscita a fermarmi. Amante della natura, mi soffermo sullo spettacolo che offre, soprattutto quello del Canavese dove mi reco spesso e lì nella pace scrivo… scrivo. Appassionata di fotografia, mi piace riprendere quello che mi colpisce… il che può essere tutto Oggi, in pensione, mi godo la famiglia.

  • Hai iniziato a scrivere per te, poi cosa è accaduto per farti uscire dal guscio e regalarci le tue splendide poesie?

Ho iniziato a scrivere pubblicamente quando ho realizzato varie forme di ingiustizia, perpetrate verso i più deboli. Non che prima non sapessi, ma non sono più riuscita a sopportarlo e così ho scritto una lettera aperta su un quotidiano. Inizialmente gli scritti vertevano su aspetti sociali( caporalato, discriminazione, guerra…); successivamente ho diretto la mia attenzione sulla natura e sulla sua bellezza, anche se i temi affrontati sono vari.

  • Tu sei insegnante in pensione, hai mai letto le tue poesie ai tuoi studenti?

Sì, come insegnante di Lettere, ho cercato di stimolare i ragazzi, di farli riflettere. Ho iniziato con aforismi, massime…il che li ha portati a comprendere il messaggio di poeti e scrittori presi in esame.

  • I ragazzi a scuola non amano la poesia e sinceramente pure io la detestavo, secondo te perché?

A mio parere, per gustare testi poetici, è necessario un coinvolgimento emotivo e la giusta scelta; importante risulta essere l’ ascolto, grande mezzo di concentrazione. L’ ascolto di canzoni, vicine al loro mondo, può essere utile per avvicinarli a testi diversi.

  • Ora che hai tempo ti dedichi molto alla scrittura?

Avendo del tempo ed essendo fornita di fervida immaginazione, posso scrivere di tutto. Può essere un oggetto qualsiasi e persino forme avverbiali, interiezioni…A volte mi piace scrivere brevi racconti di vita quotidiana.

  • I poeti sono sognatori, non smettono mai di farlo, altrimenti non scriverebbero, tu cosa ne pensi?

Non ho pretese, non amo essere al centro dell’ attenzione. Mi piacerebbe essere solamente amata per quella che sono. Il mio sogno? quello di tanti: un mondo di pace e bellezza.

  • Tu cosa sogni?

Sì, certo i poeti sognano! Sognano un mondo ideale, di amore e bellezza, che poi è la vita stessa. Senza poesia, la vita sarebbe arida e priva di fantasia! Aiuta a superare incertezze e paure

Lo sconosciuto

Gli occhi bassi

sul viso un sorriso

andava…andava

lungo la strada

pareva un gigante

tanto era alto

ma magro… magro

come una lama

andava l’ uomo

lungo la strada

a piccoli passi

sempre in quel posto

aveva in mano

una piccola scatola

contava… contava

solo cerinI

ancora oggi

mi chiedo il perché

non ho risposte…

forse la mente

( G. Riballo)

Parole

Parole… parole…
al mondo di oggi
rompono i timpani
per tanto rimbombo
come tempesta
di vento… di mare…
fanno rumore
e non solo rumore
con voce potente
dire vorrei
di stare a sentire
la povera gente
amare lacrime
su visi disfatti
case in rovina
lutti in famiglia
parole… parole…
solo parole
forte clamore
tanti misfatti… tante parole. Grazia Riballo

Lei
Amava il mare
il sole d’ agosto
quando la sabbia
era di fuoco
bruciava… bruciava…
nessuna paura
il cielo spruzzava
colori nell’ acqua
di gran mistero
era avvolta la rena
di pietre e conchiglie
come tesoro
sempre in cerca
guardava la spuma
che molto dolce
baciava i suoi piedi
era felice
non era certezza
era felice
non lo sapeva. Grazia Riballo

foto di Grazia Riballo

Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM

La rubrica del poeta sconosciuto: Milena Lauro Patrizi. Art. di Marina Donnarumma Iris G. DM

Milena Lauro Patrizi

Roma 9 Settembre 2022

Dopo un’ abbondante pausa estiva ritorna la mia rubrica ” del poeta sconosciuto. Non che io abbia smesso di cercare, ma capita di doversi fermare per mille motivi. Questa ricerca delle parole ”parole di altri poeti” mi affascina. Mi rendo conto che alcuni scrittori hanno una tale ricchezza interiore! La donano attraverso i loro scritti, il loro sentire. Puoi parlare dello stesso argomento, ma sentirlo in modo diverso. Migliaia di secoli di poesia, tesori inestimabili di parole, ed ecco ognuno racconta di se, le sue storie, le sue emozioni. Certo la poesia intima è sempre esistita, Saffo, Catullo, ma molti poeti narravano anche di storia, come Alessandro Manzoni nel ”Cinque Maggio ”, di esempi tantissimi.
Poi con l’avvento dei social e in particolare di fb, tutti a scrivere, purtroppo anche chi non lo sa fare! Ormai una jungla dove è difficile farsi strada, se non a colpi di machete!
Gli editori non ti guardano, cestinano anche cose valide, se non sei molto social, poi la poesia è di nicchia!
Invece la poesia ridà le emozioni in questo mondo arido, ed è terapeutica. Il dolce infinito sentire dell’anima, del dolore, della gioia, e delle mille sfumature della vita.
Quindi io scavo, cerco, e alla fine trovi chi non vuol farsi notare, ma splende di luce propria, sto parlando di Milena Lauro Patrizi. Una donna silenziosa, discreta, che legge molto anche di altri, e pensa di essere da meno.
La sua è una poesia profonda, sviscerata, intensa, lei si riconosce spirito e carne, in un eterna lotta, che poi è la lotta di ogni persona pensante.

Spirituale e Carnale

“Spirituale e carnale

sono io

nel delirio del mio essere

il disvelarsi di una follia

essenza incarnata

di donna e di te

che sa affrettare

il passo e fuggire

da processioni d’ipocrisia

sguardi che sussurrano

e dita che puntano

Spirituale e carnale

sono io

un canto di congiunzione

tra sentimento e ragione

assonanze di emozioni

tentazione e opposizione

moralità e passione

viandante di notte stellate

da mistiche elevazioni

Dolce e amara

miele e fiele

estasi e preghiera

fuoco e sangue

brividi e vene

imperfetta

e sfrontatamente

sincera

Con questo spirito

ti venero e ti adoro

con questa carne

fortemente ti amo

tu sei la mia musica

la mia poesia

Il mio centro

il traguardo

il finale punto

Spirituale e carnale

sono io

e non ho meriti né colpe

per tutto questo amore

che mi porto dentro”

©️Milena Lauro ❤️


La sua poesia, è una poesia intima, spirituale, come la sua vita, una vita non facile, come quella di tutti noi, ma predomina con i suoi valori, l’amore, l’amore per la famiglia, per Dio.
Oggi è lecito essere atei, agnostici, buddisti, musulmani ma guai essere diversi da tutto ciò!
Di lei ho un ritratto delicato, dolce, ma forte deciso, coraggioso e le sue poesie sono molto belle, le definirei ‘ il mondo di Milena”, anche se lei non si definisce all’altezza, io direi che non solo lo è, ma supera l’altezza e va oltre. Leggetela è veramente brava!

Maria Maddalena dipinto di Denise Daffara

Milena Lauro, nata a Roma dove attualmente risiede. Sposata e madre di un ragazzo 26 anni e una ragazza di 20 anni.
Ha frequentato l’istituto tecnico femminile di analista chimica “Armando Dìaz”.
Ha lavorato come impiegata 15 anni nel negozio di arte sacra “Ghezzi”, esperienza significativa che le ha permesso di arricchirsi spiritualmente e culturalmente.

Da quando scrivi?

  • Fin dai primi anni dell’infanzia ho sempre manifestato un”indole timida e particolarmente introversa; trovavo difficile esprimere le mie emozioni ed è così che quando imparai a scrivere trovai finalmente “il mio mondo”. La poesia mi aiutava dunque a concretizzare ció che sentivo e a sentirmi parte di qualcosa, anche se frutto della mia stessa immaginazione.
    Questo mio mondo fantastico, misto di realtà e sogno, mi ha sempre accompagnato nei vari stadi della vita fino all’età adulta. Per me esso è stato e continua ad essere un’importante fonte di consolazione che mi ha sostenuto nell’affrontare i drammi e le prove alle quali la vita mi ha messo dinnanzi.

Scrivi a caso o sotto l’impulso di un episodio o di un’emozione che ti spinge a farlo?

  • No, io non scrivo mai a caso. Ho sempre bisogno di una fonte di ispirazione o comunque di uno stimolo, che sia positivo o negativo, tangibile o intangibile. Come ho già spiegato, spesso sono i drammi e le difficoltà che mi spingono ad esternare ció che sento e tale forma espressiva mi aiuta anche ad affrontare queste situazioni difficili. Inoltre, sono una persona molto credente e fin da bambina sento un forte “legame spirituale” con il Creatore. Leggendo le mie poesie ci si rende facilmente conto di questo aspetto religioso e dentro di me ho la certezza che un simile “dono” sia semplicemente il frutto del mio amore per Lui, mia più grande fonte di ispirazione.

Per te cosa significa scrivere?

  • Ho già risposto in parte a questa domanda, ma proverò ad approfondire tale aspetto.
    Quando scrivo mi sento di connettermi sia alla mia anima che a una sorta di “sfera celeste”. È come un vero e proprio viaggio spirituale che mi permette di “toccare con mano” i miei sentimenti e le mie sensazioni, fortemente legate all’ispirazione divina.

Tanti di noi scrivono e hanno un progetto, tu ce l’hai?

  • Onestamente, non ho mai avuto grandi progetti e credo che queste mia insicurezza sia dovuta a vari fattori che spiegheró di seguito.
    In primis, vi è l’aspetto caratteriale che purtroppo mi ha frenato più volte dall’intraprendere qualsiasi tipo di progetto.
    Poi, vi è l’aspetto che riguarda l’istruzione personale. Sfortunatamente, in età adolescenziale fui travolta da vari problemi personali che non mi permisero di completare gli studi. Questo fatto ha creato in me un senso di insicurezza, inferiorità, inadeguatezza e forte vergogna che ha perseguitato e tormentato la mia esistenza. Dunque anche la mia mancata educazione ha sempre troncato ogni iniziativa sul nascere.
    Ora, in età adulta, sto cercando di superare questi limiti condividendo “la voce della mia anima”. Oltre questo, ho intenzione di creare una raccolta di poesia per lasciarla ai miei figli, una parte di me vorrebbe pubblicarla una volta terminato, ma riguardo a questo ancora non ho preso una decisione definitiva.

Sei una brava scrittrice, molto profonda,ti leggo tra le righe e leggo questa sorta di te che non vuoi fare vedere, ti occulti. In tutti noi regnano storie

  • io abito nella zona universitaria di Tor Vergata.
    Sinceramente mi sento un animo tormentato da fattori e preoccupazioni sia esterni che interni, quindi no non mi definisco serena. Tuttavia, vorrei tanto esserlo e diventarlo è il mio fine primo.
    Il mio concetto di felicità lo definisco così “vivere in pace, lontano da ogni male e angoscia, esprimere sè stessi con sincerità e spontaneità senza temere niente e nessuno.”
    Io mi definisco come una donna semplice, devota ai valori tradizionali quali la famiglia, ma assetata di sapere e conoscenza. Infatti amo la lettura e fare approfondimenti sui miei interessi.

Altra domanda, che ne pensi di tutte queste persone che scrivono?

  • Le rispetto e in generale le sento vicine a me in quanto utilizziamo la stessa forma espressiva.
    Per alcuni in particolare provo una sincera ammirazione e per me sono dei modelli da seguire.

Milena Lauro Patrizi, leggetela, una vera scoperta. Le sue poesie delicate, gentili, piena di sentimenti, tutti da scoprire.

È LO STUPORE

“È lo stupore che mi salva
mi plasma in varchi estesi
di serenità e pienezza
mi fonde in spiragli
temporali di gioia
spalancandomi valichi
in un’esplosione di pace
incanto e bellezza
facendomi parte di infinito
impercettibile e sconfinato
particella di cielo
amalgama di terra
e pulviscolo di stelle
energia nell’universo
senso di totalità in un istante
nell’immensità perduto

È lo stupore che mi salva
da questa vita
violata dall’ingiustizia
da tutte le brutture
e le disarmonie
dal cuore profanato
della sua dolcezza
ed è stupore
il versante sull’amore
che perseguo passo dopo passo
amore grande smisurato senza limiti
quello creatore
che mi fa amare gli altri
e me stessa
con tutta la passione
e la compassione
con tanta tenerezza

È lo stupore che mi salva
mi affaccia sull’eternità
e mi innamora
non delle cose
non delle persone
ma della loro luce
ed ad ogni mio respiro
ad ogni mio pensiero
fa di questa attesa
una speranza di verità che splende
e che nella realtà riluce “
©️Milena Lauro ❤️

❤️

                          IO SONO

“Io sono palpiti di tenerezza
e la mia vocazione è amare
resina di olibano che arde


aromi diffusi che si consumano
dietro una celata bellezza

Sono fugaci fantasie
e armoniose immagini
svelate in semplicità e grazia
una rosa di un giardino
sempre in fiore
candela incessantemente accesa

Sono effluvio del vivere
persa dentro ad un amore
linfa di corteccia
testimone di misteri divini
rivelati nello spettacolo
dell’aurora boreale di un cuore
scenario di un divampante fuoco
e dimora di passioni ignote

Sono impastata di versi e di rime
di sorrisi che nascondono il dolore
musica e canti
sinfonie dal sacro inebriate
la mia anima è di vento e di sole
e sono albore
nel chiarore del mattino
un esplosione di luce
in nuvole bianche di schiuma

Sono fatta di tutto e di niente
sono una donna come tante
e uguale a nessuna “
©️Milena Lauro ❤️

“Irrequieta per riflesso divino
per passione
orgoglio e fierezza
sopraffatta dal silenzio
mi smarrisco
in un fondo di tristezza

Ho messo un fermaglio
alle mie ali
perché non spicchino
più voli di parole
da dedicare a questo amore
che non siano stucchevoli e banali

China sui miei fianchi
esausta indifesa
stremata con eleganza
come una danzatrice
in scena sui passi
finali di una danza

Mi inchino
e non mi aspetto niente
resto muta deglutisco
raggomitolata
su un altopiano lunare
grigio e opalescente
trangugio prosodia
irregolare di versi
e non mi illudo se penso
che la metrica non serve
per te che sei
il mio canto libero
e sei ovunque
che mi travolgi
come un uragano di fiori
e ti sento nel concerto del vento

Mi riposo in te
Inventando giorni migliori
e tu intanto
guardami mentre ti scrivo
e riversami sulle membra stanche
tutto il firmamento”
©️Milena Lauro ❤️

Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM

La poetessa e scrittrice Grazia Fresu è una nuova autrice di Alessandria today

La poetessa e scrittrice Grazia Fresu è una nuova autrice di Alessandria today

di Pier Carlo Lava

Alessandria today: Sono particolarmente lieto di informare la poetessa e scrittrice Grazia Fresu è una nuova autrice della redazione di Alessandria today, alcuni suoi post sono già stati online, ora presentiamo la sua biografia e un intervista a cura di Barbara Gabriella Renzi: A grazia do a nome della regione il benvenuto fra noi e nell’attesa d leggere altri suoi post gli auguro buon lavoro.

Grazia Fresu note biografiche

 Nata a La Maddalena, Sardegna, dottore in Lettere e Filosofia all’ Università “La Sapienza” di Roma, si è specializzata in Storia del teatro e dello spettacolo. In Italia e in Argentina  ha lavorato per molti anni come docente, drammaturga, regista e attrice, guidando anche laboratori di drammatizzazione e scrittura scenica. Dal 1998 al 2005 ha svolto la sua attività a  Buenos  Aires nel campo dell’educazione e della promozione  culturale.  Dal 2008 insegna Letteratura e Critica letteraria all’Università Nazionale di Cuyo, a Mendoza, Argentina.

I suoi testi critici sono stati presentati in Congressi, Università, Biblioteche e pubblicati in varie riviste e atti di congressi  sia in Italia che in Argentina. 

 Come  poetessa, ha pubblicato quattro sillogi poetiche: “Canto di Sheherazade”, Ed. Il giornale dei poeti, Roma 1996, presentato alla Fiera del libro di Torino del 1997; e “Dal mio cuore al mio tempo” che ha vinto in Italia  nel 2009 il primo premio nazionale “L’Autore”, pubblicato nel 2010 dalla casa editrice Maremmi- Firenze Libri; “Come ti canto, vita?”, Ed. Bastogi, Roma 2013; “L’amore addosso”, Ed. Bastogi, Roma 2017.

Le sue poesia e i suoi racconti sono pubblicati: 100 Poesie d’amore, Ed. Oscar Mondadori; Poesie d’amore, poeti italiani del terzo millennio, Ed. Libreria Croce; La pace in fiamme, Ed.Exosphere ; Voci nell’aria, Ed.Exosphere ; Non uccidete Caino, Ed. Writer ; Veglia, Ed.Independently published ; Il corpo, l’Eros, Ed. Giuliano Landolfi; Molti nomi ha l’esilio, Ed. Kanaga; ed altri.

Suoi testi poetici sono presenti in riviste letterarie argentine come Boca de Sapo, Zeugma, Gramma e in testi per l’apprendimento dell’italiano come seconda lingua. 

Le sue opere teatrali, tra le quali Turandot, Minotauro, Oplà Medioevo, L’Italia s’è desta, ‘O sole mio, piccole storie di emigrazione, Passo a due, Compadritos y Malenas, sono andate in scena, alcune anche con la sua regia, in Italia  e in Argentina.

 Collabora con varie riviste online, tra cui L’Ideale,  con una sua rubrica di cultura e società “Sguardi d’altrove”,  La macchina sognante e il Magazine Cinque colonne nella Terza pagina.

INTERVISTA DI BARBARA GABRIELLA RENZI A GRAZIA FRESU

1.Ti potresti presentare?

In una mia poesia mi definisco come una donna di isole e di città . Perché questi due tipi di territorio non solo ambientale ma anche culturale e sociale hanno fatto di me ciò che sono. Sono una figlia d’isola, La Maddalena, arcipelago nelle Bocche di Bonifacio, cresciuta lì fino all’adolescenza, da lì vengono le immagini della mia scrittura, il Mediterraneo mare di esperienze, miti e oggi anche immagine  di dolore per le tante vite perdute nelle sue acque, lì stanno i colori, i profumi, le rocce, le maree, le barche, i marinai che nella mia poesia si fanno metafore evidenti per raccontare la vita, la mia e di altri, e il mondo. Mio padre era marinaio, un uomo retto, schivo, di una generosità infinita. Mia madre una donna bellissima, dolce e volitiva allo stesso tempo, narratrice di storie magiche che hanno popolato la mia infanzia di personaggi e luoghi indimenticati. Compagna dei miei giochi e della mia crescita è stata mia sorella Anna, anche lei scrittrice e pur nelle nostre diversità, che sono un valore aggiunto alla nostra esperienza di sorellanza, la vita non ci ha mai gettato ai lati opposti della barricata. Ai miei sedici anni la famiglia si è trasferita a Roma dove ho frequentato l’ultimo anno di liceo e poi l’Università laureandomi in Lettere moderne e appassionandomi ben presto al teatro e alla politica, vissuti all’interno di un gruppo chiamato Spazio Zero, all’avanguardia nella ricerca teatrale e nella militanza politica, un’epoca formativa, di studi, esperienze, incontri. Per anni ho insegnato materie letterarie, prima ai confini con l’Abruzzo, ad Arsoli,  e poi a Bagni di Tivoli alle porte di Roma e infine in città. Credo di essere nata per insegnare, lavoro che mi ha gratificato moltissimo e ricompensato di tutte le energie in esso riposte. A Roma ho anche pubblicato il mio primo libro di poesie Il canto di Sheherazade, dedicato interamente alle donne e ai loro talenti. 

Così come l’isola è per me lo spazio del corpo e delle sensazioni, dei sensi allertati dalla bellezza che sempre ti circonda,  Roma, tra teatri, laboratori, biblioteche, lezioni universitarie, conferenze, mostre, letture, incontri con personaggi staordinari e amicizie che durano ancor oggi,  è lo spazio della mente dove le idee si sono formate e consolidate.

2:Dove hai vissuto?

Mi considero una persona con tre patrie: la mia isola patria del corpo, Roma patria della mente e Buenos Aires patria dell’anima. A un certo punto della mia vita quando tutto era già stato guadagnato, lavoro, stima, famiglia, amicizie, ho sentito il bisogno di rimettermi in discussione, così ho fatto il Concorso del Ministero degli Affari Esteri per insegnare all’estero. Ho scelto lo spagnolo come lingua e l’America Latina come destino, un amore di vecchia data da quando negli anni ’70 la mia casa ha ospitato giovani fuggiti dalle dittature argentina e cilena, aggiunto alla passione per la letteratura e la poesia in lingua spagnola. A quindici anni mi regalarono un libro di poesie di Pablo Neruda in spagnolo, lingua che allora non conoscevo e con il testo a fronte. Ci ho passato giornate intere sopra per cercare di carpire il segreto di quei versi così musicali e densi di significati.

 Il mio primo mandato ministeriale durato sette anni si è svolto a Buenos Aires dove a parte l’insegnamento ho curato eventi culturali per il Consolato italiano, organizzato laboratori di scrittura scenica e drammatizzazione e ho portato alcune mie opere in scena al Teatro Coliseo, uno dei più importanti della città. La città mi ha subito affascinato, adagiata come una signora misteriosa e accogliente sulle rive di un fiume che sembra mare, colta, cosmopolita, stimolante. Qui ho vissuto esperienze spirituali nuove per cui la considero la mia patria dell’anima. Il secondo mandato si è svolto a Mendoza dove ancora vivo. Ho insegnato all’Università nazionale di Cuyo varie materie, come fonetica e fonologia, letteratura, critica letteraria ed altre nel corso degli anni. La scelsi perché in questa università aveva insegnato Julio Cortazar, scrittore che amo.  Anche a Mendoza ho continuato la mia attività di drammaturga e regista mettendo in scena varie opere sia in italiano che in spagnolo. Durante questo mio periodo sudamericano ho pubblicato in Italia altre tre raccolte poetiche (Dal mio cuore al mio tempo, che ha vinto il Premio L’Autore della Maremmi-Firenze Libri, pubblicato dalla stessa casa editrice; Come ti canto, vita?, edizioni Bastogi; L’amore addosso, edizioni Bastogi; ho inoltre collaborato e collaboro a antologie e riviste letterarie sia italiane che argentine.

3. Quando hai iniziato a scrivere?

La mia prima poesia la scrissi a 11 anni, versi di una bambina allora timida e introversa che si sentiva diversa dalle sue coetane e  non ne amava molto  la compagnia, niente di ciò che  interessava loro interessava me. Stavo ore chiusa nella mia stanza tra i miei libri e i miei quaderni di note, mia madre doveva obbligarmi a uscire. Quando  lo racconto oggi ai miei amici, sparsi per il mondo e che non mi hanno conosciuto all’epoca,  non possono credere che dietro la donna di oggi socievole e facile ai contatti umani ci sia nascosta ancora quella bambina. Questi primi versi andarono perduti con gli altri del mio primo quaderno di poesie scritte dagli 11 ai 14 anni, scomparso durante il trasloco dall’isola al Continente. Ricordo ancora la sensazione di felicità e di panico che mi prese in quei primi versi, lo sentii subito come un dono e insieme come una grande responsabilità. Da allora non ho mai smesso di scrivere. Più tardi si sono aggiunti racconti, testi teatrali, due romanzi, ma la poesia resta il mio canale previlegiato di espressione. Posso scrivere versi ovunque, nell’anticamera di un dottore, sul tram, in fila alle poste, negli intervalli di tempo all’Università,  su uno scoglio, non c’è luogo che mi sia estraneo quando le parole mi si formano nella mente insieme come ritmo e contenuto. Nella successiva revisione cambio molto poco, a volte nulla, come se tutto il travaglio creativo avvenisse segretamente in me e la poesia uscisse solo quando le parole sono quelle giuste.

4. Quando scrivi?

Scrivo ogni volta che qualcosa, dentro o fuori di me, chiede prepotentemente una voce. Può essere un ricordo, un’emozione, un’immagine, un suono che mi colpisce e diventa irrefrenabile e a volte persino fastidioso se non lo traduco in parole. Amo profondamente e da sempre la lettura e a volte le parole nascono in controcanto alle parole d’altri, un dialogo tra me lettore e lo scrittore o poeta che sto leggendo. Ricordo di aver fatto questo per la prima volta intorno ai diciotto anni. Avevo appena letto Il silenzio del mare di Vercors e mi aveva colpito il suo protagonista, un ufficiale nazista,  uomo di vasta cultura e di modi gentili, che nella Francia occupata si ospitava a casa di una famiglia locale e lì la ragazza che vi viveva portava avanti la sua resistenza senza mai rivolgergli la parola. Presi penna e foglio e scrissi una lettera al personaggio dell’ufficiale che conservo ancora. Credo sia stato un ottimo esercizio di scrittura. In un’altra occasione, per esempio, stavo spiegando in classe la scoperta archeologica della città di Mohenjo-daro, costruita sulle rive del fiume Indo durante l’Età del bronzo  e di colpo ho avuto come una visione della città ancora viva e di un dravida che si muoveva per le sue strade. Chiesi scusa agli studenti, mi sedetti e in dieci minuti scrissi la mia visione in poesia. Poi ripresi a far lezione. A volte ho bisogno di lasciar sedimentare i sentimenti e le idee e a volte no. Ultimamente mi stimolano moltissimo le immagini, quadri o foto che casualmente cadono sotto la mia attenzione e i diversi luoghi che ho visitato e che visito. Mi piace molto scrivere di notte, quando un silenzio assoluto mi circonda e il mondo esterno non mi esige più niente. Quello è il tempo per me dove mi ascolto e mi racconto.

5. Cos’è per te l’amore riferendosi ai tuoi versi?

Per me l’amore ha a che vedere con il modo di affrontare la vita. Se la vita ti interessa, ti appassiona, nonostante le sue difficoltà e le sue pene, l’amore è ciò che ti guida come essere umano a vivere e esprimere questa passione che è fatta di curiosità, interesse, dedizione, piacere, bellezza e allora la vivi e la canti questa vita amando te stessa, gli altri che sono a te vicini, i genitori, i fratelli, gli amici, nel mio caso anche i miei studenti, gli amanti, i mariti, e gli altri lontani in quel luogo di scelte dove hai deciso di collocarti e di impegnarti, per me gli ultimi, gli umiliati, gli offesi, gli sfruttati, chiunque la società schiacci con le sue regole infami, chiunque lotti per la giustizia sociale e la propria dignità e libertà umana, e poi l’amore per le donne ancora faticosamente alla ricerca del posto che compete loro nella società, e l’amore per la natura, le cose, la storia degli uomini. Le mie poesie cantano spessissimo l’amore per un uomo, l’ultimo libro è tutto dedicato a una persona molto importante per me, ma toccano anche il tema dell’amicizia, credo sia la forma d’amore più nobile che esista e per ciò che mi riguarda un amore che non mi ha mai deluso, e toccano temi di impegno civile con una carica di partecipazione e d’amore che gli anni non hanno spento.

6. Spiegare la propria poesia: La gente strana, Il mormorare della vita 

Mi chiedi di chiarirti i versi delle mie poesie La gente strana e Il mormorare della vita. Premetto che non amo spiegare i versi, né miei nè di altri. Non ho mai chiesto ai miei studenti da fare una versione in prosa. Il segreto di una poesia, per me,  sta in una corretta e espressiva lettura dei versi e in un commento di tipo estetico che però non può fare l’autore ma un docente o un critico che esamini quei versi. Posso di queste poesie dirti i concetti che le sottendono ma che non sono la poesia, se non le idee a monte e queste idee non potranno mai dirti quello che la poesia nel suo linguaggio polisemico e per questo naturalmente ambiguo ti dice. Io posso dirti ciò che volevo dire ma mai veramente ciò che ho detto. L’accumularsi delle interpretazioni allarga lo spazio semantico della poesia che assume significato non solo nei concetti ma anche nella sonorità dei suoi versi.

La gente strana di cui parlo nella poesia sono i non conformisti, quelli capaci di gesti incompresi agli altri, quelli che scelgono la strada difficile e la percorrono fino in fondo, che trovano la bellezza ovunque sia, in un tango, in un amore, nella luna, nel volto di un altro,  gente generosa che coltiva utopie, che legge, che studia, che non ha paura del diverso, dello sconosciuto, che rende il mondo un luogo vivo, vibrante di sogni e intenzioni, “gente strana che quando muore/lascia il suo profumo nel mondo”, perché da quel  mondo  ha strappato ogni grigiore.

Il mormorare della vita è quello che senti quando ti plachi e ascolti e cerchi un luogo di pace, allora si assopisce il grido, lo stridore, la dissonanza, tutto diventa armonioso, tutto e tutti parlano un linguaggio comune, misterioso che non ha bisogno né di domande né di risposte, i sensi si saziano di violini, di rose, di mare e gli uomini non sono più assetati cultori della fretta, in cerca di mete irraggiungibili, ma danzano leggeri come spiriti eletti. Se almeno per un momento hai potuto vivere questo, allora hai sentito certamente il mormorare della vita, ossia il pacato sillabare con cui la vita ti insegna il suo senso più profondo.

7. Hai nuovi progetti?

Ho due nuovi progetti ai quali sto lavorando da qualche anno. Uno è un libro in spagnolo, che in seguito vorrei pubblicare anche in Italia, dove attraverso cronache, racconti e poesie ripercorro i miei vent’anni di esperienza argentina. È un canto d’amore e d’omaggio a questa terra che mi ha dato tanto e mi ha costruito un’identità multiple come persona e come scrittrice permettendomi di vedere le cose sotto un doppio angolo, un’identità migrante a cui tengo molto e che mi permette di scrivere nei due idiomi, elaborando un linguaggio “altro” dove l’italiano e lo spagnolo vicendevolmente  e coscientemente si contaminano, mantenendo la dignità delle due lingue e insieme creandone una terza che delle due si nutre. Sappiamo che ogni lingua è anche un mondo di cuture e esperienze e viaggiare tra questi due mondi, come faccio ormai da anni, mi consente una dimensione umana e culturale cui non saprei più rinunciare.

L’altro progetto è una raccolta poetica incentrata soprattutto sulla mia poesia civile. Il mondo in questi ultimi anni ci ha dato purtroppo infinite occasioni per alzare un grido contro “l’inferno” che ci circonda, per dirlo con le parole di Italo Calvino. Il tacere di fronte a tutto questo, l’ignavia di non prendere parte non mi appartiene. Credo che la poesia, oltre che linguaggio, sperimentazione, bellezza, sfida,  espressione dell’io lirico del poeta, debba anche essere la voce che si innalza a difendere  la dignità umana.

La scrittrice e poetessa Monica Pasero, si presenta ai lettori di Alessandria Today

monica

di Pier Carlo Lava

Alessandria today è lieta di presentare la biografia della scrittrice e poetessa Monica Pasero, della quale in seguito pubblicheremo in esclusiva per il blog anche un intervista, per ora ecco la sua:

Biografia: Monica Pasero, nasce il 24 febbraio 1973, vive a Dronero in provincia di Cuneo. Inizia il suo percorso letterario nel 2009. A oggi ha al suo attivo dodici  pubblicazioni  tra narrativa e poetica.

E come diceva sempre mia nonna (Non disponibile)

Lungo viaggio verso il ritorno, (Narrativa  Gruppo Edicom)

L’abbandono, (Narrativa  Gruppo Edicom)

Scritto tra le pagine del fato, (Narrativa  You can print  Edizioni)

Leggenda di un amore eterno (Non disponibile)

Messaggi dalla storia, (Narrativa You can print  Edizioni)

Le avventure di Lillo il coccodrillo, (Narrativa You can print  Edizioni)

Oltrefiaba, ( Narrativa You can print  Edizioni)

La Mia Venezia, (Narrativa You can print  Edizioni)

Thyrrell e Ilve Messaggeri dal Cielo, (Narrativa  You can Print Edizioni)

SILLOGI POETICHE : I miei sogni di carta, (Ebook  Amazon.it)

Alchimia, (E.E.E esordienti ebook)

Ha tenuto in questi ultimi anni, visto i suoi libri di narrativa per ragazzi,  alcune lezioni nelle scuole secondarie sull’importanza del sogno e della memoria storica. Alcuni  suoi brani,  poesie e aforismi  sono inseriti in diverse antologie. Negli anni ha avuto esperienze nel mondo editoriale, lavorando free per alcune Case  Editrici. È stata curatrice di diverse uscite editoriali e ha collaborato, con i suoi testi, per due cataloghi d’arte. Ha introdotto il Catalogo d’ arte di Fabrizio Gavatorta (Pittore delle Ombre).

Una sua recensione è presente nel catalogo d’arte dell’artista  internazionale Ester Crocetta.

Continua a leggere “La scrittrice e poetessa Monica Pasero, si presenta ai lettori di Alessandria Today”

La rubrica del poeta sconosciuto: Sandra Mirabella

Nessuna descrizione disponibile.
Sandra Mirabella

-La poesia non è figlia di un dio minore. La poesia è per tutti. Io mi propongo di dare forma con i versi alle mie emozioni, che derivano da momenti di vita vissuta, ma anche da problemi sociali, quali la fuga delle nostre” menti” migliori all’estero, il maltrattamento delle donne, il fenomeno dilagante dei clandestini e dei rifugiati dai paesi nordafricani. Nei miei versi c’è anche il ricordo, le dolci nostalgie di ”momenti indimenticabili.- Sandra Mirabella.

La mia prefazione inizia con queste belle parole di Sandra che anticipano il suo essere donna e scrittrice e non solo. Sandra è molto brava anche nelle note descrittive della natura e del suo amore verso il mare.

Lei dice- C’è aria buona e da qui non si vede il caos del mondo-

Da un volto normale al dolore, il dolore è vestito da normalità, al mondo appariamo normali, il vero essere devastato dentro di noi.

Le sue poesie sono di impatto e fortemente emotive, talvolta le parole crude, un insieme altamente emozionale.

Una donna modesta, umile, ma dalla grande personalità.

le sue poesie di una potenza straordinaria, è anche pittrice
e per questo da una definizione straordinaria, di altri tempi – sono stata a bottega, presso un famoso pittore siracusano: Oreste Puzzo-.
Ha una pagina personale su fb, dove scrive e ci delizia con le sue poesie, ”Gocce di mare”.

  • la mia casa è in alto vicino al nido delle rondini, sono loro ad insegnarmi la libertà del volo-
    Meravigliose parole, perchè è lei che insegna a noi, parole profonde come tutto ciò che scrive, e allora ti domandi, come può una persona simile, di tale bravura, intelligenza, sensibilità, nascosta in questo sottobosco di poeti sconosciuti?
    Uno degli enigmi di questo universo, ti domandi come possono passare inosservate tali persone!
    Io nel web cerco persone, l’anima della gente. La prima volta che ho letto una sua poesia,
    nella mia corsa, ho fatto una frenata per non perderla. Leggetela, lei ci regala se stessa,
    il suo sublime profondo.

La tua Biografia cara Sandra.

-Sono Sandra Mirabella, nata a Catania nel 1953, nei primi anni della mia vita ho vissuto in un piccolo borgo marinaro di questa città: Ognina, mi riempivo gli occhi della Bellezza del mare, guardavo con occhi curiosi i pescatori tornare dalla pesca, o riparare le loro reti distese al bordo della strada, sin da piccola ho avvertito forte il desiderio ed il piacere di leggere, leggevo ogni cosa, i libri di narrativa per bambini o gli articoli dei giornali in cui veniva avvolto il pesce comprato al mercato, andavo alle elementari ed ero un’alunna interessata ed appassionata.

Un giorno alla radio nello spazio dedicato ai ragazzi fu indetto un concorso nazionale; “E adesso continua tu” si doveva dare un finale ad una storia iniziata lasciata a metà, partecipai senza alcun intento di vincere, solo per il piacere di finire quella narrazione a modo mio. Tempo dopo mi chiamò la dirigente della Scuola e mi comunico felice che avevo vinto “Il microfonino d’argento” il premio in palio per il finale più bello. Fu da allora che cominciò la mia avventura nel mondo della scrittura, (Comprendo l’importanza della gratificazione per un bambino, a volte può segnargli una Vita) scrivevo di tutto, racconti, fiabe, poesie e considerazioni personali.

All’età di dieci anni la mia famiglia a causa del lavoro di mio padre, maresciallo di Pubblica Sicurezza, venne trasferita a Siracusa, fu un trauma per me, sradicata dalle mie amicizie, dalle figure parentali, nonni e zie che mi avevano circondato di affetto, faticai parecchio ad ambientarmi, a causa di questo disagio non riuscivo a vedere la Bellezza della città in cui vivevo. Mi diplomai all’istituto magistrale e mi iscrissi all’Università a Catania alla facoltà di Filosofia e Pedagogia.

Mi sposai molto giovane a 19 anni, nel frattempo superai un concorso per l’insegnamento alla Scuola Primaria, mi appassionai molto al mio lavoro che svolgo ancora adesso con Amore e dedizione. Ho avuto due figli che sono la mia Gioia. Amo anche dipingere e sono stata “a bottega“ presso un famoso pittore siracusano: Oreste Puzzo. Scrivo di ogni cosa, narrativa racconti, ma soprattutto la Poesia è il genere che amo di più. Spero sempre di poter continuare a scrivere finché ne avrò la forza, per raccontare la mia Anima; un angolino dove tutti possano ritrovarsi, la voglia di farlo quella non mi mancherà mai, almeno lo spero.

-Sei un artista completa, perché dipingi, quale soggetti ti appassionano di più? Sei mai stata gratificata in questa tua passione?

Amo dipingere perché oltre alle parole mi piace descrivere le meraviglie intorno a noi con i colori. Amo il colore che il pennello striscia sulla tela e trasferisce le mie emozioni su quel bianco abbagliante .
Spesso ho fatto mostre collettive e partecipato a estemporanee .
Ho avuto molte gratificazioni , ho vinto parecchie volte , poi ho deciso di non partecipare più a concorsi
Sono molto timida e ogni volta per me è uno stress emotivo non amo stare al centro dell’attenzione.

Scrivi sempre sotto l’impulso di un emozione? La vera Sandra come è?

Io scrivo con le mani che profumano di detersivo per i piatti, scrivo solo per rileggermi un po’ , scrivo parole che penso gentili, che possano essere carezza in una realtà che carezza non è.
Scrivo tra un pensiero e l’altro, tra un giorno di lavoro ed il “ Cosa faccio per cena ? “
“ C’è il pane? Nooo , vado a comprarlo…” scrivo tra una cosa e l’altra , parole che vengono dal cuore, di getto, senza limature di alcun genere, solo pensieri che mi piace scrivere sotto forma di versi , ma oggi non è di moda è cosa antica, meglio il gossip.
Non chiamatemi poeta , perché mi sento presa in giro, scrivo anche per farmi compagnia … mi fa molto piacere un apprezzamento, un “ BUONGIORNO “ e ringrazio sempre di cuore chi ha un minuto per leggere un mio pensiero, qualche parola che vuole solo essere riflessione ed a volte sorriso.

-Cosa pensi della metrica, visto che molti criticano il verso libero?

La metrica non è garanzia di buona poesia, spesso chi rispetta la metrica scrive poesie fredde che non emozionano per nulla.

Tu non partecipi mai a concorsi, perchè?

Sai Marina non mi piace mettermi in competizione forse questo è un mio pregio oppure un difetto non lo so.

-Io penso che nel tuo modo di scrivere ci siano solo pregi, e tu ci emozioni sempre.
Grazie Sandra Mirabella.
Articolo di Iris G. DM

Poesie

La mia casa è in alto
vicino al nido delle rondini,
sono loro ad insegnarmi
la libertà del volo

l’apertura delle ali
il planare col vento
incontro al sole,

come far scivolare
la gioia nelle vene
e il senso della Primavera
sulla pelle.

Ho imparato che
posso arrivare dove voglio
nello spazio e nel tempo,

c’è una voce Divina
nel loro grido

e m’incanta semplicemente
essere qui adesso.

Sandra Mirabella

Tocco il cielo
in una linea sottile di confine
tempesta e serenità
sulle scogliere della ragione.

Lui non sa di me
io invece so di lui

m’innamoro delle sue tempeste
che spezzano e incrinano

poi al raggio sopravvivono
con scintillio di gocce dai sassi bagnati

e scrivono di una storia antica
come corse di altri tempi
a inzaccherarsi le scarpe
in piccoli laghi di memoria

di risate gioiose
di allegrezza fugace
che adesso mi pesa sul cuore.

M’innamoro del cielo e in lui vivo.

Sandra Mirabella

Gli equilibri sono rotti
la pace lontana
mentre mastico i miei umori ribelli
riconto gli anni dei sassi
nella loro vita oltre l’eternita’.

Rannicchiata nella mia ombra
di conchiglia
non ho più occhi
non ho più mani
sono un corpo senza materia
come in un viaggio astrale,
eppure ricordo
antichi istanti di bellezza.

Torna l’odore di salsedine
e il suono dell’acqua
chi si avvicina e si allontana
in un eterno continuo.

Quindi ho deciso di vivere
di darmi ancora una possibilità
e trasformare in libertà
questo magico
mormorio di stelle lontane.

Sandra Mirabella.

quadro di Sandra Mirabella

La rubrica del poeta sconosciuto: Manuela Floris, intervista a cura di Marina Donnaruma

Io nel web cerco scrittori che mi emozionano, mi accorgo spesso che i fiori più belli
e profumati appartengono a persone sconosciute, non apprezzate per quello che meritano.
Manuela Floris, solo il nome ti fa pensare a uno splendido bouquet di fiori, poi come se il suo nome uscisse da un flauto traverso, tanto è la sua armonia.
Le sue poesie sono profonde, un anima sensibile, delicata, dentro un mondo insondabile. con un non so che di misterioso, inafferabile, emozionante.
Mi sono commossa più di qualche volta leggendole. Comunicare le proprie emozioni attraverso le parole non è facile, ma chiunque riesca possiede un cuore e un anima che arrivano dove altri non riusciranno mai. Manuela è giovanissima, è nata a Napoli il 18 dicembre del 1995, come dice lei stessa, non potrebbe mai vivere lontana dalla sua città, l’ama moltissimo.” la città più bella del mondo ” cosi dice Manuela. Sono D’accordo con lei,
Napoli è bellissima e come diceva Pino Daniele ”Napoli è mille colori ”.
Ha un diploma di liceo artistico, laurea triennale all’accademia, e ora sta cercando di portare a termine la specialistica.
Una ragazza che difende molto la sua privacy, ma a noi interessa conoscerla come poetessa e le sue poesie parlano di lei, basta ascoltarle. Manuela quindi nasce artista, prima pittrice, i suoi soggetti preferiti le Madonne e rielabora grandi pittori in modo personale.
Manuela è moto attiva nei social con un gruppo di poesia che si chiama ”I sogni del cuore e la musica dell’anima” su fb. Il gruppo è un giardino fiorito come lei, in poco tempo ha realizzato l’adesione di più di mille membri. Che dire? il suo gruppo profuma di dolcezza, rose e gelsomini.

Manuela per me è una grande gioia che tu mi abbia permesso di scrivere di te su ” Alessandria Today”. Ti farò delle domande, anche per far capire che il tuo talento
è assolutamente naturale ed incredibile. Tu quindi nasci come pittrice, quando hai scoperto
la passione della poesia? cosa ci dici?

Mi chiamo Manuela Floris. Ho avuto la fortuna di nascere a Napoli, la città più bella del mondo. Ho 26 anni e ho frequentato il liceo artistico della mia città! Poi ho conseguito con successo la laurea triennale, in attesa di poter frequentare la specialistica in arti grafiche! Coraggiosamente, mi sono creata imprenditrice di me stessa: infatti, ho aperto un laboratorio artistico di Arte e ceramica. Due anni ricchi di soddisfazioni e non avevo ancora in tasca il mio titolo accademico! Ero proprio alle stelle. Il mio laboratorio artistico si chiamava (chipeus art) e tutte le mie opere sono firmate così.
Amo l’arte in tutte le sue forme.
Approdata ai social qualche anno fa, scrissi una piccola poesia… Fu così che iniziai a sognare di scrivere poesie, ma non mi sono mai reputata una poetessa. Scrivo per amore ciò che portò nel cuore, come quando dipingo le mie Madonne.
E infine, ho trovato anche degli amici che mi spronano per il meglio quando mi vedono in difficoltà, perché per me sono fonte di grande amore ed enorme gioia! Eh si, una margherita è stata la mia prima fonte di ispirazione, m’ama non m’ama.

Manuela Floris ama i soggetti religiosi, il suo bellissimo Cristo

Manuela esprimi le tue emozioni sia nella pittura, che nella poesia, quale è la differenza?

Esattamente nasco come pittrice su qualsiasi supporto ed essendo di Napoli … spesso ho usato la pietra lavica per le mie opere. La poesia ti permette di far confluire i sentimenti più profondi e portarli a tutti. La pittura non sempre riesce in questo intento.

Tu hai un gruppo, i sogni nel cuore, la musica nell’anima, hai più di mille iscritti, quindi hai fatto un buon lavoro, che ne pensi dei gruppi in genere?

  • Io amo e trasmetto amore era la finalità che mi ponevo. Non un gruppo di svago ma qualcosa che fosse dono di se! Spero di essere riuscita nel mio bisogno di dare amore! ne ho raccolto tanto. Gli altri gruppi non saprei. Questo era il mio sogno!.

Manuela è stato bellissimo parlare con te, un anima pura e dolce.

Le poesie di Manuela raccontano di se, leggendole capiamo chi essa sia.

TIRAMI A TE

Ma forse penso,
non sono nata,
mai.
Sono l’ombra dei miei
desideri
Nati per non durare…
sto aspettando… cosa?
La vita
la sabbia lentamente scivola nel mio corpo,
galleggia nell’olio
della nascita… nella
grande placenta cosmica.
Tieni un capo del filo,
con l’altro capo in mano
io correrò nel mondo.
Tra i sogni in volo
tra cielo e mare tra buio e luce
È se dovessi perdermi tu mammina mia,
tira e riportami a te.

NON CERCARMI

Quando io non sarò più
non cercarmi nella terra
o in un sepolcro.

Cercami nelle onde del mare.
nel fluire delle stagioni.
nella dolce primavera
dai suoi mille colori
nell’ estati tra le spighe di grano
e i papaveri in fiore.
Nel dolce autunno ,
tra le foglie che cadono ,
tra i nuovi colori e nuovi frutti.

Cercami nell inverno
sulle vette innevate dei monti
Dove le aquile hanno il loro regno.

Cercami nel canto dell’usignolo
nel fruscio del vento
che stormisce tra le foglie.
e se non dovessi trovarmi,
cercami nei colori dei miei dipinti
e nei poveri versi delle mie poesie.

Sarò sempre un inno di gioia,
tra un aurora e un tramonto
e ci sarà sempre il vento
che ti porterà una mia carezza.

IL TUO VOLTO

Ho rimirato attonita il tuo volto
e ho visto il mio peccato in te svanire
il rimorso di un mondo ora sconvolto
che mentre muore già non può morire.

Respiro a fondo senza avere la luce
contro l’oscurità ove c’è il male
ma ho sentito il dolore mio che adduce
nell’anima e la voglia che ora vale …

Le tue ferite adesso son le mie
perdonami se non ti ho corrisposto
questo tuo grande amore d’armonie
non merito il tuo sacrificio imposto …

… né il tuo dolore, ma amami lo stesso
son qui in ginocchio, imploro il tuo perdono
dammi il tuo sole in fede o anche un riflesso
per questa nostra Vita avuta in Dono.

Le poesie di Manuela si leggono socchiudendo gli occhi e lasciate cadere direttamente nell’anima.

Manuela Floris

Autore Iris G. DM

La scrittrice Liliana Marchesi si presenta ai lettori di Alessandria today, di Pier Carlo Lava

La scrittrice Liliana Marchesi si presenta ai lettori di Alessandria today

di Pier Carlo Lava

Alessandria today è lieta di presentare ai lettori la biografia della scrittrice Liliana Marchesi, della quale in seguito verrà pubblicata anche un intervista in esclusiva per il blog a cura del poeta Marcello Comitini.

Liliana Marchesi - Foto copia.jpg

Biografia:

LILIANA MARCHESI è nata nel 1983. Vive a Caravaggio, in provincia di Bergamo, insieme al marito e ai suoi due figli. Dopo aver mosso i primi passi nel genere del PARANORMAL ROMANCE, ha trovato fissa dimora nel regno della DISTOPIA. E proprio per questo ha fondato IL PRIMO SITO ITALIANO dedicato al genere Distopico: www.leggeredistopico.com Curatrice di diverse rubriche ‘Distopiche’ sul web, fra cui Letture Divergenti per il sito ThrillerNord.

Liliana è rappresentata dall’Agenzia Letteraria Progetto Scrittura.

Libri liliana copia

OPERE PUBBLICATE: •2012 – “Harmattan” Paranormal Romance autoconclusivo ambientato in una splendida quanto misteriosa Africa;

•2013 – “Trilogia del Peccato” (serie composta da tre volumi) Audace rivisitazione contemporanea del mito del Peccato Originale;

•2014 – “Lacrime di Cera” (ripubblicato nel 2018 dalla DZ Edizioni) Distopico autoconclusivo popolato da automi molto particolari;

•2015 – 2017 “Saga R.I.G.” (serie composta da tre volumi e uno spin-off) Un’epopea Distopica, tradotta anche in inglese e in spagnolo, che trae ispirazione dalla credenza secondo la quale l’uomo conosce e utilizza soltanto una minima parte delle reali capacità del proprio cervello.

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Intervista alla scrittrice alessandrina Liliana Angeleri

Intervista alla scrittrice alessandrina Liliana Angeleri

A cura di: Pier Carlo Lava – Social Media Manager

Sono lieto di pubblicare un interessante intervista alla scrittrice alessandrini Liliana Angeleri:

Liliana Angeleri – Autrice

Ci vuoi raccontare chi sei, cosa fai nella vita e qualcosa della città

dove vivi? 

Io amo leggere un po’ di tutto, specialmente le biografie.

Sono in pensione, dopo aver lavorato come impiegata nelle Poste centrali di piazza della Libertà, al primo piano in Alessandria che è un capoluogo di provincia.

Quando hai iniziato a scrivere e cosa ti ha spinto a farlo? 

Ho iniziato a scrivere sceneggiature per film lungometraggio in seguito a una forte improvvisa intuizione che ho descritto nel mio penultimo libro: CHI ERA? LA VOCE DEL SILENZIO EDIZIONI WE la cui sceneggiatura è all’attenzione del regista ALFREDO MARIANI.

Chi è per te uno scrittore?

Chi descrive le proprie emozioni è un sempre un cronista del proprio tempo che assorbe e trasmette, fissando nel tempo, l’humus dell’epoca in cui vive.

Una panchina per gli ANGELI di Liliana Angeleri

Ci vuoi parlare del tuo libro “UNA PANCHINA PER GLI ANGELI?”

Questa nuova pubblicazione è uscita a cura dell’editore ROSSINI.

A pandemia appena terminata, in centro commerciale alcune donne si siedono, in tempi diversi, su una panchina, sole o con i loro partner o con una amica e si narrano. Una di loro ricorda il regime alimentare che le ha permesso di dimagrire senza perdere la freschezza del viso, e vi sono molti altri argomenti. La panchina è il testimone inconsapevole di aver traghettato emozioni. Le persone che si alzano e si allontanano si sentono più leggere, come le piume degli angeli.

Quali sono i tuoi autori preferiti e chi ti ha ispirato?

Nessun autore in particolare, ma le emozioni che descrivo sono la somma di tutte le letture e di tutte le vicende vere che ho vissuto e che ho sentito narrare.

Ci vuoi parlare degli altri libri che hai scritto? 

I libri che ho scritto sono stati ispirate dalle sceneggiature che sono in attesa di essere trasformate in film:

IL ROMANZO DI ALERAMO: romantico/cavalleresco/fantasy. Il primo marchese del Monferrato

IL BRIGANTE GIUSEPPE MAYNO: un brigante che rubava ai ricchi per donare ai poveri, con una deliziosa storia d’amore.

BOLLE DI SAPONE: (GAGLIAUDO e gli UMILIATI) formato da due romanzi brevi ambientati nell’alto medioevo. Ora in ripubblicazione con due romanzi separati.

VIAGGIO NEL MONFERRATO SULLE ORME DELLA CAVALCATA ALERAMICA– Illustrato con molte immagini su Amazon: composto da un viaggio sulle orme della cavalcata aleramica e un itinerario romantico nelle Langhe.

CHI ERA? LA VOCE DEL SILENZIO: una vicenda vera di una donna che ha vissuto fenomeni inspiegabili

Secondo te cosa pensa la gente degli scrittori?

Sono ammirati da chi ama leggere e dimenticati dai non lettori.

Ci vuoi parlare delle sceneggiature? 

C’è, recentemente. un po’ di interesse da parte di alcuni produttori. Speriamo!

Quanto tempo dedichi al giorno alla scrittura e solitamente a che ora

preferisci scrivere?

Scrivo nel pomeriggio dalle due alle quattro o anche di più ore.

Cosa consigli a chi vuole iniziare a scrivere? 

Di conoscere bene la grammatica e la sintassi oltre all’ortografia.
Stai già scrivendo il prossimo libro e nel caso ce ne vuoi parlare?

Si ho un progetto ma è ancora molto da definire.

Progetti e sogni nel cassetto?

Il mio sogno che almeno una delle mie sceneggiature sia trasformato

 in film.

L’intervista, Jean Christophe Casalini. Seconda parte: il sound dello scrittore

L’intervista, Jean Christophe Casalini. Seconda parte: il sound dello scrittore

Date: 23 settembre 2022 Author: irisgdm

articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM

Jean Christophe Casalini

Presentazione:

Io sono una cacciatrice di interviste, individuo il bersaglio e gli sparo un intervista.
Vado curiosando, leggendo per scovare qualcuno che soddisfi la mia vena di impicciona della parola. Con Jean Christophe Casalini non è andata proprio cosi, mi ha scovata lui per leggere le mie poesie. In un primo momento sono rimasta interdetta, sorpresa che qualcuno le avesse notate e poi leggerle. Credo che abbia dato una bel colpo alla mia autostima, perchè lui le poesie non solo le legge, le viviseziona per poi commentarle. I suoi commenti scandagliati, profondi, una sorta di psicoanalisi del pensiero poetico, per cercare quell’essenza, quell’io profondo che fa di noi persone uniche ed originali. Jean Chistophe, non scrive di poesia, lui scrive libri surreali a sfondo violento e psicologico, libri distopici, ma ama la poesia, la declama, la commenta.
Lui è uno spirito poliedrico, dire solo che scrive libri è estremamente riduttivo, già a 16 anni compone il primo jingle pubblicitario, suona la chitarra, fa l’attore e diventa il primo sound designer italiano. Il primo che intuisce la rivoluzione digitale acustica, portando il cinema italiano agli stessi livelli già sperimentati all’estero. Mi piace ricordare che nel 1997, inventa il suono del morso del Magnum, avete presente il gelato e il famoso ” croc” ? Ebbene l’ha ideato Casalini, ancora oggi viene usato nelle pubblicità. Ma io non sono qui per parlare della sua biografia, già molto esauriente, in questa pagina, ma di Jean Christophe come persona. Dietro ogni cosa nella vita, c’è una persona unica ed ineguagliabile, come dire ogni volta si rompe lo stampo. Dietro i libri che scrive c’è una persona e allora domandiamoci chi sia!
Casalini ama tutto ciò che fa, tutto ciò che fa, lo fa con grande entusiasmo, dedicando tutto se stesso. Lui sceglie quello che vuole fare e lo fa bene, ieri come sound designer, oggi come scrittore. I suoi libri, in qualche modo, sono” ciò che pensa”, Nel suo ultimo libro Hypnos, Adam il personaggio, anche nel nome, ha un significato spirituale. Adam ” Adamo ” il primo uomo della terra, e anche in Hypnos il primo uomo che prende coscienza e per la salvezza del resto del genere umano, sacrifica se stesso fino alla morte, una morte che lo immortala, più che fosse vivo. Un libro da leggere, una scrittura fluida e percettibile, lo leggi di un fiato, scorrevole come una fonte d’acqua. Studioso appassionato tra un immutabile eterno e misterioso e l’universo mortale e finito.

Alla ricerca dell’anima, appassionato di poesia perchè alcuni l’anima ce l hanno dentro e poi riescono a scriverlo. Un ricercatore del dentro, dell’interiorità. Casalini razionale, sognatore, ambientalista, perfezionista, precisino, una personalità eclettica, dotato di grande sensibilità e umanità. Lui stesso è un ”sound” la sua vita molto articolata, segnata in qualche modo, dalla morte della madre, donna bellissima e di grande talento come pittrice.. Nel 2000 realizza il suo primo libro”CA43” sulla sua splendida madre, che non ha mai voluto esporre le sue opere, quadri bellissimi dove tutto è interpretativo e sentito, una pittura che è poesia.
Poi accade qualcosa nella sua vita, che lo cambia e gli fa un ulteriore salto, che lo porta ad indagare quell’anima di cui diventa fortemente appassionato, e a quel creatore che ci ha generato. Qualche anno fa ebbe un incidente gravissimo, decise di non lavorare più come sound designer, ma dedicarsi e dare priorità a cose che prima aveva sottovaluto.
Allora nasce la sua attività di scrittore a corpo pieno, in lui c’è un pò di” Adam”personaggio tormentato del suo libro, ma dalla grande consapevolezza e determinazione e soprattutto di grande coraggio. Leggetelo Jean Christophe Casalini, sorprendente, scorrevole, la musica comunque non l’abbandona, lui dirige l’orchestra della sua vita, un motivo appassionato in cui si butta. In Casalini sono condensate due vite, forse anche una in più, per quest’uomo che dorme poco e coltiva senza tempo le sue passioni, mettendo tutto se stesso.
L’intervista è limitativa, la sua vita è un concentrato di vite, di esperienze che fanno di lui una persona tutta da scoprire. Casalini potrei definirlo una sinfonia, dove tutti gli strumenti suonano, e fanno di lui un artista a tutto tondo.
Veramente un piacere conoscerlo.

Jean Crhistophe Casalini

L’Intervista:

  • Sei nato in una casa di artisti, tua madre pittrice, tuo padre regista, tu stesso sei stato precoce, dal mondo della recitazione, nel mondo del sound designer. Hai dimostrato molto talento in questa cosa che poi hai lasciato, mi domando il perché!

Ho sempre lasciato ogni esperienza artistica quando ho ritenuto di aver raggiunto il potenziale della mia offerta, o della domanda del mercato. Erano tutte esperienze partite per hobby che poi ho coltivato e assecondato seguendo l’interesse e le richieste dei clienti. Quando notavo che la mia propositività veniva messa in secondo piano per soddisfare solo gli aspetti tecnici o, peggio, economici, ho sentito spegnere ogni volta la mia passione. Questa trappola, in cui cadono molti, non è facile da superare perché devi rimetterti in gioco ogni volta, rinunciando alla zona di confort di una posizione di mercato consolidata e guadagni certi, che non sono mai facili quando si parla di lavoro come artista.

Ricominciare da capo, significa lottare per emergere sopra il rumore bianco dei desideri di tutti di poter lavorare avendo il piacere di soddisfare una propria creatività. Il mercato pubblicitario mi piaceva perché spietato da questo punto di vista. Escludeva il qualunquismo e cercava talenti capaci di accompagnare con freschezza le idee creative. Era sempre un gioco di squadra multimediale tra creativi, regista, produttori, troupe, post produzione dove ognuno dava sempre il massimo di sé, sperimentando tecniche sempre nuove. Era l’apoteosi della perfezione raggiungibile da parte di ogni professionista coinvolto con la tecnologia disponibile in quel momento

È stato così fintanto che il marketing e gli uffici acquisti non hanno prevalso sull’arte, sbilanciando di fatto un equilibrio creativo. Le logiche dei numeri (prezzi, sconti) hanno soffocato ogni mia motivazione, poiché per chi lavorava come me oltre 12 ore al giorno sempre in urgenza per le messe in onda, riteneva che la mancanza di libertà dovesse essere adeguatamente ricompensata. Ho pertanto seguito il mio bisogno di liberarmi per non restare imprigionato nel degrado creativo e del mio tempo non più apprezzato, seguendo le indicazioni degli eventi che si susseguivano offrendomi ogni volta una via di fuga e che ho saputo interpretare anche soffrendo.

  • Quale è stato l’episodio che ha segnato profondamente la tua vita e segnato un cambiamento?

Sarebbero tanti e tutti legati ad ogni mio cambiamento

È stato come se gli episodi mi suggerivano una porta che si apriva oppure una porta che stava per richiudersi. Ho però notato come questi eventi avessero sempre maggiore impatto. È un po’ come se ogni episodio fosse sempre stato commisurato alla forza necessaria per scuotermi, e quindi sempre maggiore ad ogni mio momento della vita sempre più piena. Non per ultimo l’incidente in moto quattro anni fa; sono stato tamponato e vivo – a detta di tutti – per miracolo. È stato un evento drammatico che mi ha segnato decisamente fino a coinvolgere e stravolgere i miei affetti, il mio impegno professionale, le mie passioni, i miei ritmi. L’impatto in questo caso mi ha fermato il tempo necessario per comprendere il senso della sofferenza come necessaria per un cambiamento radicale e di buttarmi pienamente nella scrittura che chiedeva con sempre maggiore forza la sua attenzione.

  • Ogni scrittore sceglie il proprio genere di scrittura e tu certamente non sei uno scrittore mieloso, quando c’è di te nei tuoi libri?

Ho sempre agito controcorrente perché seguo l’ispirazione che mi giunge senza badare se sia quello che richiede il mercato. Mi ritengo uno scrittore surrealista. Mi divertono le esasperazioni per rivelare la parte oscura in ognuno di noi o nei livelli strutturati della nostra società attuale. Questa mia qualità mi permette di cimentarmi anche in generi diversi, dal noir alla fantascienza, intesi come sottogeneri del surrealismo. Non è detto che in futuro io non proponga qualcosa di mieloso se utile a comunicare qualcosa! Ora che me lo hai suggerito… C’è molto da rivelare al lettore perché possa essere sollecitato a sua volta nello scoprire che la vita non va vissuta in una continua zona di confort; non c’è sviluppo se si asseconda sempre e soltanto il proprio desiderio di ricevere ciò che è comodo percepire. Ecco perché i libri che scrivo, così come i miei racconti che ho sempre scritto, sin da ragazzo a oggi, e che sto raccogliendo per la mia prossima uscita, scuotono le fondamenta della realtà illusoria in cui viviamo.

  • Cosa pensi di te?

Uh!? Interessante. Cosa penso di me? Nella terza domanda mi chiedevi quanto c’è di me nei miei libri. Ebbene sì! C’è tutta la mia esperienza dei continui cambiamenti che mi hanno portato a essere la persona che sono stato, che sono e che sarò. Sono il continuo risultato delle mie stesse provocazioni, dei miei errori e dei continui discernimenti sul divenire perché io possa procedere in contatto con la parte più profonda del mio ‘io’, inteso come il potenziale della mia frazione di anima dell’unità persa, dispersa nel Grande Mare dove tutti nuotiamo. Per questo sento di avere grande senso di responsabilità verso la collettività. Se guardo invece alla mia persona nella sua individualità terrena, mi fa sorridere perché ne colgo le sue vulnerabilità e le sue qualità. Mi diverto perché ho sempre qualcosa da correggere dentro di me. Mi sento come il cubo di Rubik con i colori che vanno rimessi in ordine in ogni lato. A volte sento di esserci vicino, ma poi basta una reazione impulsiva per mettere in discussione la centratura. E allora riparte un gran lavoro sul perché, come, quando e dove per evitare che riaccada. È già buona cosa che io me ne accorga e che ci rida ogni volta sopra. Come dire… non mi annoio mai con me stesso!

  • In ogni cosa che fai metti il tuo massimo, per fare così non trascuri nulla?

Beh… Qualcosa va sacrificato. A volte è il tempo necessario, a volte gli affetti. Tendo a organizzarmi per priorità cercando di accontentare tutti, me compreso. Non sempre ci riesco, ma chi mi capisce sa perdonarmi. Sono i miei parenti stretti, gli amici, gli affetti. Chi sa del mio costante impegno, comprende la mia generosità. Quello che perdo nel tempo, ho scoperto essere le relazioni pretenziose che rubano energia e attenzione agli altri, ritenendosi più importanti.

  • ritornando sui tuoi libri, scrivi storie particolari, distopiche, penso anche proiettate in un futuro non molto lontano. Secondo te siamo già in questo futuro dove l’uomo è inebetito , globalizzato, spersonalizzato?

HYPNOS è un romanzo distopico. È una metafora del nostro presente dove i socials attuali vengono sostituiti da un’unica applicazione onirica chiamata appunto HYPNOS, dentro cui gli utenti condividono i propri sogni. È il controllo delle menti di chi ha interesse a uniformare il consumatore per diventare consenziente e accomodante. Cosa c’è di diverso dalla nostra realtà attuale? Nulla! Viviamo già nella finzione perché siamo tutti condizionati dal nostro bisogno di condividere le nostre illusioni o apparenze di una vita migliore di quella che viviamo.

È la trappola del nostro software mentale che ci spinge a cercare il piacere e a fuggire dal dolore, riducendo il nostro libero arbitrio a metà delle possibilità e quindi a cogliere la realtà non nella sua totalità. Ecco perché la nostra esperienza di vita terrena è illusoria quando non comprendiamo come avvengono le scelte! Il romanzo esaspera la situazione attuale dove la bramosia del piacere agisce sempre e soltanto nel proprio interesse. Per i grandi gruppi economici, e quindi dei soci azionari, il piacere deriva dal profitto e, quindi, dai dividendi che permesso tacitamente perché in tanti investono sui titoli, piccoli e grandi risparmiatori. Siamo complici del nostro sfacelo. I socials, oggi, limitano le informazioni attraverso l’oscuramento di post anti conformisti per indirizzare il nostro pensiero in una unica opinione di massa assecondante e soprattutto non critica.

Attenzione, il pensiero unico di un ordine nuovo globale non significa intento comune. C’è una grande differenza! L’intento può essere benevolo anche se i pensieri sono diversi, mentre il pensiero unico limita ogni intenzione nel ristretto raggio di azione, dove i poteri economici hanno interesse a indirizzare il consumatore. È la logica del gregge di pecore e capre rinchiuse nei recinti del mercato, dove la ‘mano invisibile’ suggerita da Adam Smith di un controllore automatico (o divino per chi crede) dei prezzi e della qualità dell’offerta è diventata l’estensione del lungo braccio della speculazione finanziaria, non di certo altruistica. Quale è il rischio descritto in HYPNOS? La tecnologia odierna è già in grado di riconoscere le aree del cervello attivate in base a una parola o una immaginazione attraverso il flusso di sangue rilevato dalla risonanza magnetica. Gli esperimenti hanno dimostrato che anche alcuni pazienti in coma vivono le stesse sollecitazioni di esseri attivi. Inoltre si è riusciti a immettere segnali visivi, al momento ancora alonati, a chi ha limitazioni visive.

Siamo agli inizi della nuova rivoluzione connettiva biofisica esterna-interna che passerà dagli stimoli alle sollecitazioni del cervello, una volta compreso pienamente come avviene a livello infinitesimale il flusso visivo e acustico (i due sensi principali). Non ci vorrà molto perché si possano cogliere le prime immagini dei sogni. In HYPNOS descrivo il grande flusso di denaro riversato nella prossima frontiera comunicativa perché asseconderà il desiderio di poter cogliere ogni scelta, addirittura nel subconscio, quando ancora deve diventare conscio, anticipando il volere del consumatore e, da lì, potendo condizionarne il desiderio con il giusto innesto di immagini subliminali.

  • Quale è la parte oscura di te e che ti fa paura?

La mia parte oscura è l’ego che ognuno di noi ha dentro di sé. Riconoscerlo è fondamentale per liberarsi dai condizionamenti delle nostre pulsioni o attitudine distruttive che non ci consentono una disponibilità amorevole verso l’altro e una corretta interazione con la natura benevola e circolare. È un processo molto difficile poiché quando cerchiamo la nostra parte oscura lo facciamo, appunto, con la nostra ragione controllata dal nostro ego; esso non ammetterà mai i propri difetti ma solo quelli degli altri. Si confonde con il tuo ‘io’ soggiogato dal suo potere.

Scoprire che l’ira, l’avarizia, la superbia (presunzione, arroganza), invidia (gelosia), l’accidia, la lussuria e la gola sono i suoi piaceri che alimentano la sua forza, comprendi il disastro di ogni esistenza terrena piombata nell’oscurità sotto la sua manipolazione. Non ne ho più avuto paura dopo averlo riconosciuto dentro di me, ho lavorato molto sulla sua attitudine e oggi so domarlo abbastanza bene. Non abbasso mai la guardia e mi pongo sempre nel dubbio poiché il mio ego esterna ancora qualche stupida reazione, ricordandomi che non ho raggiunto la perfezione. In questi casi, cerco di comprendere quale sia stato lo stimolo a scatenare la sua reazione per evitare che possa accadere di nuovo. Oggi mi è pure simpatico e ci rido sopra.

  • Stai bruciando tantissime tappe, sempre con il tuo incredibile entusiasmo e vivacità, sei una fonte inesauribile che zampilla dovunque, il tuo fine? I tuoi desideri, i tuoi sogni veri

Il mio fine? Ne ho fatto la mia missione verso gli altri e questo mi da grande motivazione. Scrivo per comunicare ciò che mi giunge per ispirazione. Lo faccio con le mie qualità narrative con il fare di un canale ricevente e trasmittente allo stesso tempo. Non mi considero un sognatore. Sono più un visionario, se devo trovare un termine che mi si addice: sono più che certo che l’umanità arriverà alla perfezione. Utopia e anarchia, oggi guardate con sospetto, verranno raggiunte ad un livello umano evolutivo altissimo nei prossimi secoli.

Abbiamo due vie per riuscirci: attraverso la consapevolezza dell’amore e la responsabilità verso l’altro ed evitare ogni disastro, oppure subire il continuo dramma delle proprie illusioni, dei propri insuccessi con i conseguenti contraccolpi fino ad obbligarci al conseguimento, ma con continua sofferenza. Io agisco nell’ambito della prima soluzione perché eternamente più piacevole…

Jean Crhistophe Casalini. La Felicità
  • Vorrei conoscere il tuo concetto di felicità.

Siamo talmente immersi in noi stessi, che limitiamo il concetto solo nelle cose terrene. Ero così anche io, intrappolato nel mio desiderio del piacere, convinto che fosse la chiave della felicità, poiché entrambi il ‘piacere’ e la ‘felicità’ sono appaganti. Ma hanno una terribile e temibile differenza. Mentre la felicità è un’onda lunga di gioia, il piacere ha un decadimento molto veloce, una volta soddisfatto. Si finisce per cercarlo di nuovo credendo che la somma dei picchi emotivi del piacere ripetuto possa emulare la felicità, ma ogni volta si rimane con la delusione nel sentire la mancanza riaffiorare nuovamente.

Sono per esempio: la trappola dell’alcol, delle droghe, del sesso, del lavoro eccessivo, del guadagno! Sono tutte assuefazioni che portano alla distruzione di sé stessi e del tuo mondo attorno. Il mio concetto? È quello che molti insegnamenti spirituali suggeriscono: la felicità è nella connessione con gli altri, quando ti prodighi per esaltare le qualità degli altri. È un livello di elevazione dove non esiste la competizione, questa così osannata nelle economie legate al denaro. In termini economici potremmo parlare di circolarità, di eguaglianza di forma e rispetto con la natura che ha cicli circolari, dove ogni elemento si contribuisce per sostenere l’altro in un reciproco equilibrio. La felicità si percepisce nella collaborazione, nella mutua responsabilità fino all’intento comune benevolo per arrivare all’unità dove il grado di felicità più elevato sfocia alla gioia eterna.

Sublime concetto di felicità, in cui io aggiungerei, io inguaribile romantica la frase di Hermann Hesse” Felice è chi sa amare. Amore è ogni moto dell’anima in cui essa senta se stessa e percepisca la propria vita: Felice è dunque chi è capace di amare molto. Ma amare e desiderare non è la stessa cosa. L’amore è il desiderio divenuto saggezza; l’amore non vuole possedere, vuole soltanto amare”

www.jccasalini.com

https://vimeo.com/jeanchristophecasalini

Prima parte:

Jean- Christophe Casalini: Il sound dello scrittore. https://alessandria.today/2022/09/21/jean-christophe-casalini-il-sound-dello-scrittore/

Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM

Serravalle Scrivia: “Dante e il bullismo” a cura del Prof. Luciano Borghini

Serravalle Scrivia: “Dante e il bullismo” a cura del Prof. Luciano Borghini

Una lettura classica dell’VIII canto dell’Inferno con uno sguardo alla realtà attuale. In ricordo di Andrea Chaves.

22 settembre, alle 21.00, in Biblioteca.

La Biblioteca comunale “Roberto Allegri” celebra il “settembre dantesco” con un incontro dal titolo Dante e il bullismo. Una lettura ‘classica’ del VIII Canto dell’Inferno con uno sguardo alla realtà attuale a cura del Prof. Luciano Borghini. L’evento, organizzato in collaborazione con UNIduevalli Borbera e Scrivia, si terrà giovedì 22 settembre, alle 21.00, presso la sala conferenze della Biblioteca comunale di Serravalle Scrivia e sarà dedicato al ricordo di Andrea Chaves, il giovane e talentuoso dantista novese scomparso cinque anni fa.

Dopo la conferenza verrà inaugurata la collezione dantesca della Biblioteca “R. Allegri”, un fondo speciale dedicato agli studi danteschi e che comprenderà parte della biblioteca personale di Andrea Chaves. Con questa collezione la Biblioteca comunale di Serravalle Scrivia intende raccogliere l’intenzione di Andrea di promuovere la conoscenza della Divina Commedia e di Dante e, nel tempo, diventare un punto di riferimento per gli studiosi sul nostro territorio. Non sarà però una collezione dedicata solo agli “addetti ai lavori”: oltre a comprendere testi altamente specialistici sarà ricca di opere divulgative e accattivanti, fino ad arrivare al fumetto, al manga e al libro per bambini.

E dei bambini la Biblioteca certo non si poteva dimenticare: la giornata comincerà alle 17.00, presso la Sala Bambini, con “DanteGame! Giochiamo con Dante e poi…il resto lo inventerete voi!”, laboratorio dedicato ai bambini dai 4 ai 10 anni. Vi aspettiamo!

Giovanna Ceriotti: la scrittrice del piccolo vissuto quotidiano, di Luciana Benotto

Giovanna Ceriotti

Luoghi, personaggi, fatti e leggende 

di Luciana Benotto

Giovanna Ceriotti: a scrittrice del piccolo vissuto quotidiano

Ho letto con piacere i romanzi scritti dalla delicata e pacata penna di Giovanna Ceriotti, autrice di storie di buoni sentimenti, storie che narrano a tinte volutamente tenui e dimesse il quotidiano di persone comuni, talvolta di umili, come Alba, una donna non più giovane che vive in un locale inutilizzato di un cortile condominiale e di cui la Ceriotti scrive: “Era parte del paesaggio urbano quanto le mura dei palazzi, invisibile e anonima come un difetto nell’asfalto”. Vista la scelta inusuale delle trame e di certi suoi personaggi (oggi vanno di moda i vincenti), ho pensato di farvela conoscere.

Vuoi raccontare ai lettori di Alessandria today wordpress qualcosa di te? Mi hai accennato che nella vita fai tutt’altro.

Come cominciare? Forse dicendo che sono nata sul finire degli anni Sessanta e ho avuto in dono un’infanzia dorata, trascorsa in provincia di Milano, ad Arconate, dove tuttora vivo. Una famiglia serena e amorevole, il mio giardino e gli adorati cani hanno riempito le giornate insegnandomi a sorridere e ad apprezzare le piccole cose. Ho amato frequentare la scuola, dove ho preteso di capire oltre che conoscere, e dei buoni insegnanti (non tutti!) mi hanno aiutata. Ho scelto studi scientifici: il liceo prima, economia aziendale poi. E mentre apprendevo, insieme al latino, la fisica e la geografia astronomica, scrivevo e dipingevo, perché anche il disegno e i colori hanno sempre fatto parte della mia vita; e proprio la scrittura, a ventitré anni mi ha fatto vincere il primo premio in un concorso con un racconto sul mio cane. Dopo la laurea e una breve esperienza come ricercatrice universitaria, ho iniziato a lavorare in banca senza però mai smettere di “creare”.

Poiché scrivere sul serio è un vero e proprio lavoro e tu un lavoro impegnativo ce l’hai, ti domando qual è stata la scintilla che ha acceso a tutti gli effetti la tua creatività.

Be’, credo sia accaduto quando è nato il mio primo nipote; è allora che ho iniziato a scrivere racconti per bambini e, all’arrivo del secondo nipotino, ho ideato per lui il mio personaggio del coniglietto color carta da zucchero, che  nel 2010 mi ha portato alla prima pubblicazione, ovvero Sugar Coniglio Carta da Zucchero; e nei due anni successivi ho completato la trilogia, da me illustrata, con Un anno con Sugar Coniglio e Che storie, Sugar! Sugar mi ha aperto le porte delle scuole, permettendomi di fare laboratori ed esperienze bellissime con le insegnanti e i piccoli lettori. Nel 2015 è poi uscito il mio primo romanzo per ragazzi Estate sull’isola a farfalla e, nel settembre dello stesso anno, sono stata invitata dall’assessorato alla cultura del comune di Favignana (TP) per la presentazione del libro, ambientato proprio sull’isola: un’esperienza davvero piacevole. L’anno seguente è stato pubblicato Tutto per un comodino, breve romanzo per lettori di ogni età, in cui c’è anche il punto di vista di un gatto di nome Fuoco, e che ho presentato anche a Tempo di Libri, la fiera dell’editoria di Milano, nel 2017. Proprio quell’anno è uscito il mio primo romanzo di narrativa dedicata agli adulti e al momento i libri per i “grandi” sono in tutto tre.

I tuoi romanzi hanno un filo conduttore che li accomuna o mi sbaglio?  Puoi spendere due parole sulla trama senza rivelare troppo?

Con occhi pieni d’infanzia Bolis edizioni pag. 210 € 13.30

Come ho accennato poc’anzi, cinque anni fa è uscito il mio primo romanzo intitolato Con occhi pieni d’infanzia, e alcuni dei temi affrontati nelle storie per ragazzi: il rapporto tra le generazioni, l’amicizia, la diversità, sono tornati in questa vicenda che racconta di due donne tanto differenti: una senza tetto e una brillante funzionaria di banca. L’intreccio delle loro solitudini, unico punto che le accomuna, fa riemergere il passato di entrambe, scava nell’infanzia e descrive l’affannoso presente. Ambientato tra Milano, Roma e la Bretagna, il romanzo si snoda attraverso quasi mezzo secolo di storia, per arrivare a un inaspettato quanto commovente finale.

 Il mare alla fine A & B pag 216 € 15.20   

Il secondo romanzo Il mare alla fine, narra di Ottavio, che con i suoi ottantasette anni e il cane Ettore ci porta a ripercorrere la sua lunga vita, una vita che ha comportato rinunce e scelte. Per sfuggire a un destino certo e inaccettabile il protagonista viaggia attraverso l’Italia, verso il mare, alla ricerca di un antico amore. È il romanzo dell’amore che cambia e che ci cambia, declinato in tutte le sue forme; è un romanzo che sprona ad andare incontro alla propria sperata felicità con caparbietà e un briciolo di incoscienza.

Come passiflora Golem edizioni pag. 224 € 15.20

Nel mio terzo libro: Come passiflora, le protagoniste sono ancora due donne appartenenti a generazioni distanti: l’anziana Tilde e la giovanissima Nora che, divenendo vicine di casa, a poco a poco entrano l’una nel mondo dell’altra, condividendo i pomeriggi nella semplicità dell’orto di Tilde o della sua cucina che profuma sempre di dolci.

Hai degli autori che ti hanno ispirato, vista la particolarità delle tue storie?

Beatrix Potter e Astrid Lindgren per i ragazzi.

Nella narrativa adulti apprezzo la scrittura che non descrive ma ti porta con sé, al fianco dei personaggi, dentro le scene. Amo i romanzi introspettivi, dove magari non c’è azione ma il dettaglio di una scrittura ricercata e al tempo stesso immediata al punto da “vedere” il personaggio. Da adolescente mi sono innamorata dello stile di Isabel Allende, ho pianto e parteggiato per le donne dei suoi romanzi; per me resta un modello. Apprezzo altre autrici – sempre donne, chissà come mai! – per il loro stile: Melania Mazzucco, Margaret Mazzantini, Romana Petri, Piera Ventre: i loro sono viaggi tra i sentimenti, i piani temporali, le storie delle persone.

Che tipo di lettrice sei?

Prediligo la narrativa alla saggistica, soprattutto romanzi “intimisti” e storie familiari. Talvolta infilo tra le letture qualche genere diverso, come Simenon e Camilleri (tra i primi amori anche Agahta Christie!).

Hai una stanza tutta per te, come sosteneva fosse necessaria Virginia Woolf e se ce l’hai quando e per quanto tempo ti ci rintani per dedicarti alla scrittura?

Purtroppo non riesco a scrivere come vorrei, le giornate non hanno ore a sufficienza! La teoria dell’allenamento quotidiano la conosco a menadito, ma nella realtà non riesco a praticarla. Ho un lavoro, neanche molto vicino a casa, che mi occupa a tempo pieno, pertanto ricerco le mie ore “di qualità” per la scrittura, nella giornata in cui sono più libera, la domenica. Ho una mia scrivania, ma non disdegno di scrivere, quando si può, anche sul balcone, in compagnia del mio pastore tedesco Dolf. 

I tuoi progetti nel cassetto?

Sto lavorando a un nuovo romanzo, che in parte, per i  personaggi e lo stile narrativo, si discosta dai precedenti. I temi però restano l’amore su tutto e in perenne evoluzione. 

Come desideri concludere questa chiacchierata?

Ho pubblicato il primo libro considerandolo già un impensabile punto di arrivo, dicendomi che tutto ciò che fosse arrivato dopo, sarebbe stato accettato con gioia e gratitudine. Adesso continuo a scrivere godendo delle storie che racconto e delle emozioni di chi legge.

A questo punto, non mi resta che ringraziarti e suggerire i tuoi romanzi.

Mario Banella un romano ellenico: ”Chiara e le altre” e sinossi, ”Al passar della luna” e sinossi. Poesie

Mario Banella un romano ellenico: ” Chiara e le altre” e sinossi, ”Al passar della luna” e sinossi. Poesie.

Date: 15 settembre 2022 Author: irisgdm

Potrebbe essere un'immagine raffigurante una o più persone
Mario Banella

Articolo di Marina Donnarumma Iris G.DM. Roma

Mario Banella

L’arte è l’incontro inatteso di forme e spazi e colori che prima si ignoravano. Fabrizio Caramagna.
Un altra citazione che mi piace sempre di Fabrizio Caramagna dice che l’arte è un arco teso che lancia la sua freccia più in là dell’infinito.
Tutto ciò che crea emozione è arte, poesia, danza, musica, pittura, scultura.
Mario Banella, direi che lui ascolta il mondo e poi fiorisce la sua poesia.
Una poesia curata, frutto di uno studio illuminato che in lui ha creato il ”suo modo di fare poesia”
Quando lo leggi, pensi che starebbe bene nei libri di scuola, nelle librerie vorresti vedere i suoi libri in un intero scaffale. Pura poesia in ogni cosa che scrive, lui li ha letti tutti, Leopardi, come può mancare! Baudelaire, Eluard, Valery, Lorca, Machado, i greci, Antonia Pozzi. tanti altri ancora, direi ”il naufragar mi è dolce in questo mare di parole ”parafrasando il Leopardi. Annegare in un mare di parole che poi ti salvano, e le sue parole si sentono, ti invadono, ti entrano. Un vero artista della parola, ma anche uno studioso di letteratura.
Chi scrive sa che la poesia salva, ma può anche farti morire, sono due estremi che generano molto emotività.

Quelle poche nuvole su un cielo
appena celeste, fanno il paesaggio
d’un autunno imminente, manca il
vento, un po’ di pioggia.

Forse tutto verrà nel venire
del giorno.

e le nuvole diverranno scure.
e il cielo s’ingrigera’.

Porteremo i nostri corpi da un
giardino spoglio ad una stanza
fiorita. La sera sarà tenue come
una fiamma di candela, la tua mano
sul mio viso si rivela. Mario Banella

Federico Zandomenighi
Chiara e le altre

La struttura è quella del romanzo breve. La vicenda è ambientata nella periferia romana alla fine degli anni ’80. Le protagoniste sono quattro. Chiara è la principale figura che s’intreccia con le altre. In una città ormai in decadenza, le quattro ragazze si lasciano trasportare dai loro stessi destini, fatti d’amore, di solitudine, droga, angoscia. Tutte finiranno nell’impossibilita’ di risolvere i propri problemi. Chiara rinuncerà, attraverso un amore stralunato e traditore, ad un futuro possibile, intravedendo un vuoto incolmabile. L’amica Nerina si suicidera’, dopo aver percorso strade fatte di amori impossibili e tossicodipendenze. Le altre si accontenteranno di una vita sotto le righe. Il libro vuole essere un quadro di una realtà in disfacimento, scritto con un distacco da osservatore. Prendendo a lezione l’idea Cechoviana di descrivere senza giudicare. Mario Banella

Al passar della luna

“Al Passar della luna” Il libro è un un’esperimento. Formato da sei poesie e sei racconti. Un lavoro eterogeneo, in cui la poesia entra nei racconti per la sua formalismo. Le sei poesie, tutte in verso libero, possono richiamarsi al concetto simbolico, fatto di stati d’animo che richiamano la poesia francese dell’ottocento e dei nostri poeti del novecento non ermetici, con richiami ad contemporaneità tutta da interpretare. I sei racconti si dipanano tra un narratore quasi autobiografico e un viaggio nei piccoli sentimenti umani. La vita. La morte, viaggiano parallele. In una gioia scontrosa. Una tristezza consapevole. A differenza del primo libro, in queste pagine si cerca di dare profondità a temi già sviluppati altrove. Si pensi al racconto “Un Inverno”, ambientato nell’Umbria orvietana, con i suoi protagonisti giovani, sognanti. E al racconto che chiude il libro “Il signor Nabella”. Breve storia di un vecchio professore, la cui morte improvvisa, fa scoprire poesie nascoste nel cassetto per decenni. Poesia e narrativa, in un fluire tra arte e arte. Mario Banella

E dolore confuso a gioia, vaga
illuminato nello splendore
assorto a lacrime, a sorrisi.
Mattini di visi attoniti, presto
stupiti da un sole estivo
a dissodare gesti sepolti
con amore raccolti, d’amore accolti. Mario Banella

Voltolino Fontani

Una vita tranquilla sotto la
pioggia d’estate, la cammino
la strada, le foglie tra le mani
con i rami a marcarmi il passo.
Ho una casa che mi aspetta,
una brutta finestra su un bel
cortile per impugnare in
fretta una penna scarognata
con cui scrivere del tuo cuore
rosso immoto, sarà che amo
la pioggia, te e tutto questo
malinconico vuoto. Mario Banella

Alessandro Tofanelli

La settimana dello scrittore: Mario Banella, un romano ellenico https://alessandria.today/2022/09/13/la-settimana-dello-scrittore-mario-banella-un-romano-ellenico/

Mario Banella: un romano ellenico, l’intervista https://alessandria.today/2022/09/14/mario-banella-un-romano-ellenico-lintervista/

Leggere Banella è leggere un Grande, leggete, assaporate!

Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM

Cultura. Mario Banella: un romano ellenico, l’intervista

Mario Banella: un romano ellenico, l’intervista

Date: 14 settembre 2022Author: irisgdm

Mario Banella

art. di Marina Donnarumma Iris G. DM

L’arte è l’incontro inatteso di forme e spazi e colori che prima si ignoravano. Fabrizio Caramagna.
Un altra citazione che mi piace sempre di Fabrizio Caramagna dice che l’arte è un arco teso che lancia la sua freccia più in là dell’infinito.
Tutto ciò che crea emozione è arte, poesia, danza, musica, pittura, scultura.
Mario Banella, direi che lui ascolta il mondo e poi fiorisce la sua poesia.
Una poesia curata, frutto di uno studio illuminato che in lui ha creato il ”suo modo di fare poesia”
Quando lo leggi, pensi che starebbe bene nei libri di scuola, nelle librerie vorresti vedere i suoi libri in un intero scaffale. Pura poesia in ogni cosa che scrive, lui li ha letti tutti, Leopardi, come può mancare! Baudelaire, Eluard, Valery, Lorca, Machado, i greci, Antonia Pozzi.tanti altri ancora, direi ”il naufragar mi è dolce in questo mare di parole”parafrasando il Leopardi. Annegare in un mare di parole che poi ti salvano, e le sue parole si sentono, ti invadono, ti entrano. Un vero artista della parola, ma anche uno studioso di letteratura.
Chi scrive sa che la poesia salva, ma può anche farti morire, sono due estremi che generano molto emotività
Sei di strada, oggi
nel sole più arduo che conosci.
L’estate è un ombra sui muri
e dei pochi, il cui passo sfiori. Mario Banella
l’estate è un ombra sui muri e dei pochi…sfioriamo le ombre dell’estate, che passa in fretta. Noi le cose non facciamo in tempo a tenerle, ci sfiorano e fuggono. Forse potrei amarlo come un poeta greco e sicuramento amo il modo di scrivere di Mario Banella.
Uomo dotato di grande sensibilità, certamente rara, come la sua discrezione e il suo non lasciarsi andare se non con le parole, e che parole! Leggetelo come si legge un grande, le sue poesie mettetevele dentro l’anima, usciranno leggere e piene di luce.

  • Prima domanda di prassi, quando hai cominciato a scrivere? Hai sempre scritto solo poesie o altro?

Ho cominciato a scrivere delle cose intorno ai 15/16 anni. Poesieole, raccontini. Sui vent’anni l’aspetto narrativo ha prevalso sulla poesia. Il racconto era la forma a me più congeniale, anche se il mio primo libro(Chiara e le altre)è stato un romanzo breve. La poesia la coltivavo con calma, non essendo ancora sicuro di esprimermi al meglio

  • Tu fai un lavoro nella sanità pubblica, quindi hai a che fare con malati, dolore, senza speranza. Tutto ciò ispira anche il tuo modo di scrivere?

Tutto il mio scrivere nasce in modo indiretto. Devo confessare che il mio lavoro mi influenza come può influenzarmi una qualsiasi cosa che mi colpisce. Certo, vedo il dolore, le persone toccate dal dolore. Le dinamiche poi sono tutte personali. Magari, la sofferenza che osservo al lavoro può colpirmi molto più tardi. Nel momento che osservo un paesaggio o penso ad altro.

  • La tua vita influenza il tuo scrivere?

Potrei rispondere. La vita è il mio scrivere. L’ Antonia Pozzi, scriveva che la poesia le scorreva nelle vene. Tutto m’influenza. Le persone che amo, che incontro, che mi deludono incidono sul mio scrivere. E anche la letteratura. L’aprire un libro, determina la mia minuscola scrittura.

  • C’è stato un momento della tua vita in cui non sei riuscito ad esprimerti?

Io so esprimermi solo con la parola scritta. In sostanza non sono tanto a mio agio con tutto il resto. All’esterno posso anche dare una immagine non mia. Non veritiera. Esprimermi mi è difficile, causa di quel che vedo intorno. Molte cose non le capisco più. Se il silenzio potesse diventare una forma di scrittura lo userei come giudizio. Espressione di me stesso.

  • Io so che tu leggi molto, studi, ami molto i poeti maledetti, Rimbaud, Baudelaire, ecc, hanno influenzato la tua crescita?

Ho cominciato a scrivere qualcosa leggendo Rimbaud. A 16/17 se sei appassionato di poesia non puoi non leggere Rimbaud. Non puoi non immedesimarti in questo poeta andato ben oltre Baudelaire. Lui teorizzava. Rimbaud no. Ha messo in pratica la sua idea di poesia. Ha mostrato la grandezza del binomio Vita-Poesia. Questa è l’eredità a noi dataci. Il massimo della libertà.

  • Sono curiosa di sapere chi è il tuo poeta preferito.

È più giusto dire. I miei poeti preferiti. Direi tutti gli Anti-Novecentisti. Saba, Penna, Betocchi, Bertolucci, Sereni. Mi piace la consapevole malinconia di Antonia Pozzi, l’architettura compositiva di Amelia Rosselli. La semplicità della Gualtieri e poi la struggente bellezza delle poetesse russe. Achmatova. Cvetaeva. Insomma, tutta quella poesia, per dirla con Umberto Saba, onesta. Senza bellezze artificiali. Oggi credo si scriva troppa poesia confessionale(di per sé non è u n male)e superficiale.

  • per te, cosa è la poesia? Come ti fa sentire?

Sembra facile rispondere. Basta dire, mi far star bene ma nel momento dello scrivere c’è anche qualcosa che a che fare con la malattia. È un discorso complesso. Il gusto artistico non è del tutto spiegabile, comprensibile. Ci lascia degli stati d’animo. Ecco, la poesia è uno stato d’animo. Nulla di preciso, di tattile. Ci lascia sgomenti, felici, fragili, inutili, universali. Ogni poesia è un viaggio. Un qualcosa che -non sappiamo- ma è un piacere farlo.

  • Ottava domanda, un po’ birichina, il fatto che scrivono tutti, tutti, non pregiudica chi sa scrivere?

È assolutamente vero. Colpa di chi scrive, di chi pubblica. Colpa di chi non legge o legge male. Questo bisogna sottolinearlo. Oggi, miseria di certa informazione massiva, si pensa che L’ Arminio come categoria espressiva. Non c’è di peggio. Conosco poeti migliori di lui. La poesia è un’altra cosa. E qui sta il difetto. Chiunque crede di scriverla, di praticarla, ignorando la fatica che c’è dietro. E le case editrici giocano su questo. Sull’aspirazione di chiunque scrive. E la poesia così, oltre a non vendersi. Si butta.

  • Che ne pensi dell’editoria in genere e del self publishing?

Penso. Non ci sia più coraggio. Negli anni ’80 c’erano due forme di pubblicazioni. Il libro e la rivista. Il libro inteso come forma antologica. Le riviste non esistono più, se non rari esempi(Poesia. Editore Crocetti) comunque in declino e autoreferenziale. Non esistono più le riviste(per dirla alla Fernanda Pivano)Underground. Poeti che fanno riviste non ci sono più. Manca tutto sull’apparato che fa -viaggiare- la poesia .Il self-publishing? L’ho provato con il librino di poesie dal titolo “Sparse”. I risultati? Appena discreti. Fare poesia è difficile poiché per supportarla occorre un retroterra di cultura editoriale che nel self-publishing non c’è.

  • Cosa sogni? Cosa vorresti che ti accadesse?

I sogni? Quelli ci sono sempre. La scrittura induce al sogno. A volte a metterlo in pratica. Tutto ciò che mi è accaduto l’ho voluto, quindi ho trovato piacere che accadesse. Tranne le faccende dolorose ma quella è un’altra storia. Aspetto altro. Insomma, non desidero. Aspiro.

Mario Banella

La settimana dello scrittore: Mario Banella, un romano ellenico https://alessandria.today/2022/09/13/la-settimana-dello-scrittore-mario-banella-un-romano-ellenico/

Grigi sguardi d’autunno in vezzi

gesti nella pioggia grondante sopra

poveri tetti, così trascorre il giorno

e s’aspetta la sera come una corriera

colma di voci lontane.

Sembra uno sciogliersi di neve

prematura, un freddo anzitempo

che ci ha sorpresi nel cortile di

ghiaia e stoppie. Verrà la luna

a cadere con dolce rumore e il

cielo tutto sarà di un nero splendore. Mario Banella.

Mario Banella

Mi piacciono le trattorie in periferia,

i piatti unti e la poesia onesta.

La mano che versa il vino, l’occhio

stupito dopo un tozzo di pane,

il tavolo traballante, la città sullo

sfondo, il dolore dietro un vicolo,

la storia che mi stanno per raccontare

dopo una notte appena nata.

La stessa notte in cui comincio

a scrivere dormendomi tu accanto. Mario Banella

Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM

Per ” ti spaccio l’ intervista” il 20 luglio presentavo il libro ” il fiore della quintessenza” un antologia di fantascienza in finale al premio ” Vegetti”

Per ” ti spaccio l’ intervista” il 20 luglio presentavo il libro ” il fiore della quintessenza” un antologia di fantascienza in finale al premio ” Vegetti”

Date: 26 luglio 2022Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

Il premio ” Vegetti” si può definire l’oscar della fantascienza italiana, in essa non si premiano gli autori, ma le loro opere. Per i non addetti ai lavori può essere un premio sconosciuto, ma in realtà di grande prestigio, è il più noto premio assegnato da una giuria , esclusiva e ristretta, a opere di fantascienza pubblicate. Devo annunciare a tambur battente, che ” il fiore della quintessenza” ha vinto il premio ” Vegetti” per le antologie. Un antologia che raccoglie nomi famosi , curata da Sergio Mastrillo, a cui partecipano Riccardo Vezza e Salvatore Vita. Un amicizia che sta dando frutti eccezionali, una collaborazione di amici, che condividono la passione per la scrittura.

Congratulazione a questi ragazzoni dall’animo gentile e pieno di fantasia, Sergio Mastrillo, Riccardo Vezza e Salvatore Vita.

La presentazione del libro é avvenuta a Gaeta, in una bellissima location.

  • Sergio Mastrillo

La presentazione del Fiore è stata memorabile!

Grazie a Jason Forbus di Ali Ribelli Edizioni e grazie agli autori presenti: Donato AltomareGiovanna RepettoRiccardo Vezza e Giuseppe Napolitano.

Grazie a Enrico Vezza per le belle foto. Grazie ai convenuti e a quelli che sono rimasti a girare in tondo alla ricerca di un parcheggio. Quelle sedie non erano vuote. C’eravate.

Bella serata!

#ilfioredellaquintessenza#aliribelli#antologia#presentazione#gaeta

i nostri autori

Per ” ti spaccio l’intervista, ho il piacere di presentare il libro ” il fiore della quintessenza”articolo di Marina Donnarumma Iris G, DM

Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM