Dal Perú la 1^Feria del libro

Con Alicia Antonia Muñoz Verri, nome d’arte Guainy, l’arte, la musica, la danza, le tradizioni, la moda, la cultura poetica e letteraria si diffondono sempre a 360 ° in tutto il Pianeta…
È produttore e presentatrice di programmi televisivi e radiofonici in Radio Satelitevision e Americanvision e
oggi dal Perú condivide le interviste a poeti e scrittori.

Ti invito ad ascoltare le interviste di 𝟭𝗘𝗥𝗔 𝗙𝗘𝗥𝗜𝗔 𝗗𝗘𝗟 𝗟𝗜𝗕𝗥𝗢 𝗜𝗡𝗧𝗘𝗥𝗡𝗔𝗖𝗜𝗢𝗡𝗔𝗟 🇵🇪 tramite Facebook:

https://www.facebook.com/FeriaVirtualDelLibroPerù

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Con Alicia Antonia Muñoz Verri, nombre artístico Guainy, el arte, la música, la danza, las tradiciones, la moda, la cultura poética y literaria siempre se extiende 360° por todo el Planeta…
Es productora y presentadora de programas de televisión y radio en Radio Satélite y Americanvisión y 
hoy desde Perú comparte entrevistas con poetas y escritores. 

Te invito a escuchar las entrevistas de la 𝟭𝗘𝗥𝗔 𝗙𝗘𝗥𝗜𝗔 𝗗𝗘𝗟 𝗟𝗜𝗕𝗥𝗢 𝗜𝗡𝗧𝗘𝗥𝗡𝗔𝗖𝗜𝗢𝗡𝗔𝗟 𝗧𝗨𝗠𝗕𝗘𝗦 🇵🇪 a través de Facebook :

https://www.facebook.com/FeriaVirtualDelLibroPeru

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La bellezza dell’autunno della vita

La bellezza dell’autunno della vitaSono candide le mie tempie, il capo è calvo. La dolce giovinezza ormai è svanita e devastati sono i denti. Della vita gioiosa ormai mi resta solo il ricordo del suo tempo breve. Spesso mi lamento per la paura degli inferi. Tremendo è l’abisso dell’Ade e inesorabile la sua discesa. (Anacreonte). Spesso l’autunno è comparato ad una stagione della vita che ai nostri tempi è molto meno amata e rispettata che in passato, quella della vecchiaia, un crepuscolo destinato a condurci all’inverno che è morte. Eppure, come per l’autunno, ci sono segni di fascino e di bellezza anche in questa fase dell’esistenza e soprattutto c’è una lezione di vita da offrire. L’autunno della vita, in Oriente, è l’età del ritiro, di quel periodo in cui, assolti i compiti della famiglia e del lavoro, si comincia ad affrontare i temi più profondi della vita. Si parla di ritiro in quanto l’essere umano ritorna a se stesso, non più concentrato verso l’esterno, il mondo materiale, ma verso la conoscenza del senso della vita. In poche parole l’autunno dovrebbe essere periodo di consapevolezza, di ricerca interiore, d’assolvimento alle domande della vita vera. Ritirarsi non significa rifiutare la vita quotidiana, anzi, in questo periodo l’essere umano diviene più maturo, più ricco d’esperienza e quindi più idoneo e preparato ad assolvere compiti sociali, per la comunità, la nazione.Tratta dalla raccolta “Il dono“, pubblicata nel 1936, “Sole d’ottobre” della poetessa Ada Negri, costituisce infatti un autentico elogio del presente, dell’istante in cui siamo immersi, nell’autunno della vita. I componimenti de “Il dono” sono dedicati alla cara amica Delia Pavoni, reduce dalla traumatica perdita del figlio Massimo, appena ventenne. Le poesie racchiuse nel libriccino sono intrise di delicatezza, di affetto, di sincerità e di amorevole cura.Sole d’ottobre di Ada NegriGodi. Non hai nella memoria un giornopiù bello, un giorno senza nube, comequesto. E forse più mai ne sorgeràun altro così bello, pe’ tuoi occhi.Se pur l’ultimo fosse di tua vita– l’ultimo, donna -, sii contenta: rendinegrazie al destino.È così pura questagioia fatta di luce e d’aria: questaserenità ch’è d’ogni cosa intornoa te, d’ogni pensiero entro di te:quest’armonia dell’anima col puntodel tempo e con l’amor che il tempo guida.Non più grano né frutti ha ormai la terrada offrire. Sta limpido l’autunnosul riposo dell’anno e sul riposotu non temi la morte. Ora che il grembonon dà più figli, e quelli che ti nacqueroa’ tuoi begli anni già son fatti espertidel mondo e van per loro audaci vie,che t’importa morir? Quand’è falciatala spiga, spoglia la pannocchia, rossoil vin nei tini, e le dorate nocichiaman l’abbacchio, e fuor del riccio scoppiala castagna, che importa la minacciadell’inverno, alla terra?..O veramentetuo questo tempo, donna: o tua compiutaricchezza! O, fra due vite, la caducae l’eterna, per te libera sostadi grazia! Godi, fin che t’è concessa.Non sei più corpo: non sei più travaglio:solo sei luce: trasparente luced’ottobre, al cui tepor nulla maturaperché già tutto maturò: chiarezzache della terra fa cosa di cielo.*Versi belli e forti, apparentemente lievi come quel pallido sole d’autunno. È chiaro l’invito della poetessa, come la terra in autunno si prepara al meritato riposo dopo aver offerto ricchezza di frutti durante tutta l’estate così la donna, dopo il fulgore, la maternità e i doni offerti nella giovinezza ha il diritto di godersi con soddisfazione la nuova stagione cogliendo ciò che di bello le offre con la consapevolezza della completa maturità.

Sono candide le mie tempie, il capo è calvo. La dolce giovinezza ormai è svanita e devastati sono i denti. Della vita gioiosa ormai mi resta solo il ricordo del suo tempo breve. Spesso mi lamento per la paura degli inferi. Tremendo è l’abisso dell’Ade e inesorabile la sua discesa.
(Anacreonte). Spesso l’autunno è comparato ad una stagione della vita che ai nostri tempi è molto meno amata e rispettata che in passato, quella della vecchiaia, un crepuscolo destinato a condurci all’inverno che è morte. Eppure, come per l’autunno, ci sono segni di fascino e di bellezza anche in questa fase dell’esistenza e soprattutto c’è una lezione di vita da offrire. L’autunno della vita, in Oriente, è l’età del ritiro, di quel periodo in cui, assolti i compiti della famiglia e del lavoro, si comincia ad affrontare i temi più profondi della vita. Si parla di ritiro in quanto l’essere umano ritorna a se stesso, non più concentrato verso l’esterno, il mondo materiale, ma verso la conoscenza del senso della vita. In poche parole l’autunno dovrebbe essere periodo di consapevolezza, di ricerca interiore, d’assolvimento alle domande della vita vera. Ritirarsi non significa rifiutare la vita quotidiana, anzi, in questo periodo l’essere umano diviene più maturo, più ricco d’esperienza e quindi più idoneo e preparato ad assolvere compiti sociali, per la comunità, la nazione.

NAPOLI

Tratta dalla raccolta “Il dono“, pubblicata nel 1936, “Sole d’ottobre” della poetessa Ada Negri, costituisce infatti un autentico elogio del presente, dell’istante in cui siamo immersi, nell’autunno della vita. I componimenti de “Il dono” sono dedicati alla cara amica Delia Pavoni, reduce dalla traumatica perdita del figlio Massimo, appena ventenne. Le poesie racchiuse nel libriccino sono intrise di delicatezza, di affetto, di sincerità e di amorevole cura.

Sole d’ottobre di Ada Negri

Godi. Non hai nella memoria un giorno
più bello, un giorno senza nube, come
questo. E forse più mai ne sorgerà
un altro così bello, pe’ tuoi occhi.
Se pur l’ultimo fosse di tua vita
– l’ultimo, donna -, sii contenta: rendine
grazie al destino.

È così pura questa
gioia fatta di luce e d’aria: questa
serenità ch’è d’ogni cosa intorno
a te, d’ogni pensiero entro di te:
quest’armonia dell’anima col punto
del tempo e con l’amor che il tempo guida.
Non più grano né frutti ha ormai la terra
da offrire. Sta limpido l’autunno
sul riposo dell’anno e sul riposo
tu non temi la morte. Ora che il grembo
non dà più figli, e quelli che ti nacquero
a’ tuoi begli anni già son fatti esperti
del mondo e van per loro audaci vie,
che t’importa morir? Quand’è falciata
la spiga, spoglia la pannocchia, rosso
il vin nei tini, e le dorate noci
chiaman l’abbacchio, e fuor del riccio scoppia
la castagna, che importa la minaccia
dell’inverno, alla terra?..

O veramente
tuo questo tempo, donna: o tua compiuta
ricchezza! O, fra due vite, la caduca
e l’eterna, per te libera sosta
di grazia! Godi, fin che t’è concessa.
Non sei più corpo: non sei più travaglio:
solo sei luce: trasparente luce
d’ottobre, al cui tepor nulla matura
perché già tutto maturò: chiarezza
che della terra fa cosa di cielo.

*Versi belli e forti, apparentemente lievi come quel pallido sole d’autunno. È chiaro l’invito della poetessa, come la terra in autunno si prepara al meritato riposo dopo aver offerto ricchezza di frutti durante tutta l’estate così la donna, dopo il fulgore, la maternità e i doni offerti nella giovinezza ha il diritto di godersi con soddisfazione la nuova stagione cogliendo ciò che di bello le offre con la consapevolezza della completa maturità.

Abbiamo perso a Noé Jitrik

Da H. Lanvers (Argentina)

(Tradotto e ripubblicato da Frida la loka) – Lombardia

È morto l’argentino candidato al Nobel di Letteratura 2022.
Si chiamava Noé, e con i suoi 94 anni, era il patriarca degli scrittori argentini. Esiliato dovuto alla dittatura.


Era Cavaliere delle Arti e delle Lettere in Francia e quest’anno, candidato al Premio Nobel.

《Non l’ho mai conosciuto, ma quando lesse la saga ” Africa “, mi recapito un commento molto riconoscente, esagerato sicuramente, oggi compare nella sovraccoperta dei miei 5 libri》

H. Lanvers


Dicono ch’era l’uomo più esperto nella Letteratura argentina e non solo, a livello umano era un brav’uomo e molto onesto, come successe con Borges.
Il Premio Novel ha perso un’altro personaggio incredibile.

Fra mille e mille di alunni e lettori che lo ricorderanno con affetto se n’è andato il vecchio saggio della Aldea della Cultura argentina .

Abbiamo perso a Noé Jitrik .

Ha diretto una monumental opera composta da 12 volumi, intitolata ” Historia crítica de la literatura argentina” (Storia critica della letteratura argentina), che scrisse tra tanti altri libri.

Foto a sinistra: Jitrik con lo scrittore J. Saramago* in attesa della cottura della grigliata nel cortile della legendaria Libreria Notanpuán, in San Isidro, Buenos Aires.

*(José de Sousa Saramago è stato uno scrittore, giornalista, drammaturgo, poeta, critico letterario e traduttore portoghese, insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1998). Wikipedia.

Tua.
7 ottobre, 2022.

Dal blog personale

http://fridalaloka.com

Kavafis, anticonformista tormentato

Konstantinos Petrou Kavafis, noto in Italia anche come Costantino Kavafis (Alessandria d’Egitto, 29 aprile 1863 – Alessandria d’Egitto, 29 aprile 1933), è stato un poeta e giornalista greco. Kavafis era uno scettico che fu accusato di attaccare i tradizionali valori della cristianità, del patriottismo e dell’eterosessualità, anche se non sempre si trovò a suo agio nel ruolo di anticonformista. La sua omosessualità anche se serenamente accettata, lo indussero a nutrire per tutta la vita un senso di chiusura, di segregazione vergognosa e necessaria. Potenze oscure e indefinibili lo hanno murato “inavvertitamente” in una stanza buia, insieme figura della passione e della paradossale ascesi interiore e artistica cui essa lo spingerà, dove il poeta sa di non poter trovare una finestra aperta sul reale e sulla libertà, ed è al tempo stesso lambito dal pensiero angoscioso che l’impossibile finestra gli recherebbe la luce troppo cruda di scoperte ancora peggiori della presente oscurità.

NAPOLI

“La città” di Konstantinos Kavafis è un componimento che parla di ciascuno di noi. Tutti, ad un certo punto della vita, sperimentano il bisogno di andare via, lasciare il porto conosciuto e abbandonarsi all’ignoto, al nuovo. Spesso, questo desiderio è associato alla necessità di superare una fase dolorosa del nostro vissuto. La poesia ci mostra come risulti difficile, però, ripartire da zero anche trovandosi in un posto nuovo se dentro e dietro di noi ci siamo lasciati solo macerie. Nato in esilio da una grecità decadente, cresciuto nel cuore dell’Europa, Costantino Kavafis, come l’argentino Borges e il portoghese Pessoa, è un poeta di periferia. Meglio: un poeta di periferie.

La città di Konstantinos Kavafis

Hai detto: “Per altre terre andrò, per altro mare.
Altra città, più amabile di questa, dove
ogni mio sforzo è votato al fallimento,
dove il mio cuore come un morto sta sepolto,
ci sarà pure. Fino a quando patirò questa mia inerzia?
Dei lunghi anni, se mi guardo attorno,
della mia vita consumata qui, non vedo
che nere macerie e solitudine e rovina”.
Non troverai altro luogo non troverai altro mare.
La città ti verrà dietro. Andrai vagando
per le stesse strade. Invecchierai nello stesso quartiere.
Imbiancherai in queste stesse case. Sempre
farai capo a questa città. Altrove, non sperare,
non c’è nave non c’è strada per te.
Perché sciupando la tua vita in questo angolo discreto
tu l’hai sciupata su tutta la terra.

*Non c’è un posto nel mondo dove trovare serenità se l’inquietudine ce la portiamo nel cuore. Non troveremo pace se lo sfacelo è dentro noi. Una poesia profonda e terribilmente vera, il fardello pesante di delusioni e rimpianti che accumuliamo nel tempo ci accompagnerà per sempre e ovunque.

È l’Altrove

Certi attimi…coinvolgenti, travolgenti, rapiscono in una dimensione senza tempo…

NAPOLI

Ricordo ieri.
Attimi di intenso oblìo,
vissuti nell’incoscienza
del nostro appartenerci.
Travolti dalla tempesta
perdemmo ogni senso.
È l’Altrove,
che ci rapisce
nella sua estatica
perfezione di piacere e
ci imprigiona con catene
di sensuale perfezione.

Imma Paradiso

Giornata internazionale dell’insegnante – “Il maestro giusto”

Da Frida la loka Lombardia)

I versi di Gianni Rodari sono unici nel loro genere, comunicano dei messaggi estremamente profondi attraverso un linguaggio semplice e diretto; in questo caso, i versi che compongono la filastrocca Il maestro giusto sottolineano l’importanza di trovare, lungo il proprio cammino, un maestro che sappia coltivarci nel migliore dei modi; creando anche un modo molto tenero ma efficace, proprio oggi, giornata mondiale degli insegnanti, di ringraziare un maestro per tutto quello che ha fatto per noi.

Il maestro giusto

C’era una volta un cane
che non sapeva abbaiare.
Andò da un lupo a farselo spiegare.
Ma il lupo gli rispose
con un tale ululato
che lo fece scappare spaventato.

Andò da un gatto, andò da un cavallo,
e, mi vergogno a dirlo,

Imparò dalle rane a gracidare,
dal bove a muggire,
dall’asino a ragliare,
dal topo a squittire,
dalla pecora a fare “bè bè”,
dalle galline a fare “coccodè”.

Imparò tante cose,
però non era affatto soddisfatto
e sempre si domandava
(magari con un “qua qua”):
“Che cos’è che non va?”.
Qualcuno gli risponda, se lo sa.
Forse era matto?
O forse non sapeva

L’importanza dell’insegnante giusto
Spesso si ignora l’importanza di trovare il maestro giusto lungo il nostro cammino; basta poco per smarrirsi lungo il percorso di studi o per impantanarsi in una strada senza via d’uscita. Se nel nostro cammino riusciamo a trovare il maestro giusto, che comprende le nostre potenzialità e sa come coltivarle al meglio, dobbiamo essere pronti a mostrargli tutta la nostra gratitudine, perché è grazie a lui se siamo riusciti a crescere come meritavamo.

Tua.

5 ottobre, 2022.

Dal blog personale

http://fridalaloka.com

LA VOLONTA’, di Silvia De Angelis

Come un turbine sembra prendere il sopravvento quel pensiero assillante e logorare, con la sua insistenza, le fibre mentali..quasi assottigliate nel  percepire un senso di malessere oscuro e opprimente .

Sembra incredibile, come il nostro senso di masochismo, sia a volte fortemente accentuato nella coscienza, quasi inabile a proporre, in quei momenti, considerazioni alternative o posarsi su inclinazioni mordenti, che possano, in qualche modo, risollevare l’andamento generale dell’organismo, fermentato di pigmenti negativi.

E’ davvero inspiegabile questa forma di autolesionismo che si genera in noi, con una forza inarrestabile, diretta a sottolineare, energicamente, l’inestricabile situazione  di cui siamo vittime, ingigantita all’ennesima potenza e avvolgente nelle sue spire soffocanti.

Accade poi casualmente, che un’inezia del giorno, con la sua diversità, ci allontani da quelle sgradevoli sensazioni e, ripreso, da parte nostra, il controllo della mente, si indirizzi l’attenzione sugli eventi del  momento, scanditi in un succedersi quasi innovativo che ci suggestioni  e ci trascini in una dimensione mentale sconosciuta, apportatrice di nuove sfumature, inedite  e riconducenti a un effetto inaspettato e piacevole che sembri risollevarci.

In realtà siamo noi a instradare le vie del pensiero e a condurle in luminosi orizzonti o inabissarle in melmosi meandri intransitabili. E in quei momenti d’inquietudine, riuscire a intravedere risalite planetarie, significa avere l’esatta cognizione di noi stessi e la padronanza, in ogni attimo, delle nostre reazioni che sono controllabili e mutabili  nel cromatismo della nostra volontà.

@silvia deangelis

Kavafis, anticonformista tormentato

Konstantinos Petrou Kavafis, noto in Italia anche come Costantino Kavafis (Alessandria d’Egitto, 29 aprile 1863 – Alessandria d’Egitto, 29 aprile 1933), è stato un poeta e giornalista greco. Kavafis era uno scettico che fu accusato di attaccare i tradizionali valori della cristianità, del patriottismo e dell’eterosessualità, anche se non sempre si trovò a suo agio nel ruolo di anticonformista.

NAPOLI

Pubblicò 154 poesie, spesso ispirate all’antichità ellenistica, romana e bizantina, ma molte altre sono rimaste incomplete o allo stato di bozza. Scrisse le sue poesie più importanti dopo i quarant’anni.ittoscorse ad Alessandria la maggior parte della sua vita, visitando la Grecia solo tre volte (nel 1901, 1903 e 1932).Di cospicua famiglia costantinopolitana poi decaduta, trascorse parte della giovinezza in Inghilterra; Il greco, la sua lingua poetica, lo dovette reimparare durante l’adolescenza. Impiegato per tutta la vita in un ufficio del ministero dei lavori pubblici d’Egitto coltivò quasi segretamente il suo amore per la poesia.
Un uomo riservato e decoroso, a tratti schivo, che conduce una vita ordinaria e quasi monotona: il lavoro presso l’ufficio irrigazioni del ministero dei Lavori pubblici d’Egitto, passeggiate – ma prevalentemente casa-ufficio-ufficio-casa –, qualche incontro con gli amici, i primi trentasei anni della sua vita vissuti con la madre e i dieci successivi con i fratelli. In realtà il lavoro, che pure svolge con meticolosa precisione, non gli piace affatto: è solo un mezzo che gli può garantire di vivere bene, lo odia e lo subisce come un furto al suo tempo, che dedicherebbe più volentieri all’arte. Nella vita di quest’uomo di  dis-ordinario c’è l’omosessualità, che percorre l’intera produzione poetica nella forma di amore vano, immorale, che non porta a nulla, e per questo meraviglioso, forte, importante. La società borghese cristiana in cui vive e di cui condivide idee e valori non gli impedisce di vivere la sua omosessualità – scoperta intorno al 1882 – con serenità, “come una cosa naturale, e quindi insormontabile, per la quale non è possibile sentirsi veramente in colpa”. C’è un solo ostacolo,  un ostacolo che blocca, che non permette di dire ciò che si pensa e si prova. Quest’ostacolo non è certo l’omosessualità, bensì la paura della non comprensione, oppure meglio, la certezza di non essere compreso dalla società in cui vive, che è imperfetta. Il godimento del piacere – è solo uno dei temi che rendono eterne, atemporali e così attuali le poesie di Kavafis. Kavafis nutrì per tutta la vita un senso di chiusura, di segregazione vergognosa e necessaria. Potenze oscure e indefinibili lo hanno murato “inavvertitamente” in una stanza buia, insieme figura della passione e della paradossale ascesi interiore e artistica cui essa lo spingerà, dove il poeta sa di non poter trovare una finestra aperta sul reale e sulla libertà, ed è al tempo stesso lambito dal pensiero angoscioso che l’impossibile finestra gli recherebbe la luce troppo cruda di scoperte ancora peggiori della presente oscurità.

“Candele”, è il frutto di una visione malinconica e nostalgica della vita, descritta come un percorso lineare che si consuma via via che si va avanti. . La metafora utilizzata da Konstantinos Kavafis è quella delle candele: quelle spente rappresentano la vita svanita, il passato, mentre quelle ancora accese rappresentano l’avvenire, quel pezzo di tempo che rimane da vivere. Ci si proietta verso il futuro, per quanto incerto e sconosciuto, per non annegare nella paura del tempo che passa inesorabile, mentre noi, distratti, ci avviciniamo sempre di più alla morte. Una poesia malinconica ed evocativa che parla di una sensazione che, probabilmente, molti fra noi hanno sperimentato e sperimentano ogni giorno.

CANDELE

Stanno i giorni futuri innanzi a noi
come una fila di candele accese,
dorate, calde e vivide.
Restano indietro i giorni del passato,
penosa riga di candele spente:
le più vicine danno fumo ancora,
fredde, disfatte, e storte.
Non le voglio vedere: m’accora il loro aspetto,
la memoria m’accora il loro antico lume.
E guardo avanti le candele accese.
Non mi voglio voltare, ch’io non scorga, in un brivido,
come s’allunga presto la tenebrosa riga,
come crescono presto le mie candele spente.

*Bella e profonda questa metafora della vita, le candele accese e vivide dei giorni futuri sono sempre meno, mentre si allunga la fila di quelle spente, il cui sguardo ci fa rabbrividire. Allora preferiamo guardare a quelle ancora accese Illudendoci che non finiranno mai.

Il verso e una preghiera

Cosa possono fare i poeti, nell’ora buia della storia…quando quella sottile, intima, meravigliosa e terribile capacità chiamata empatia fa da eco al lamento del mondo…affidare al cielo il verso e una preghiera.

NAPOLI

Le strade del mondo
mi raccontano di giorni di sgomento.
Se chiudo gli occhi
il vento è un lamento.

Muti fantasmi
non hanno più
nemmeno voglia di
pensare…

Ed io inerme
affido al cielo
il verso e una preghiera,
il verso e una preghiera.

Imma Paradiso

TRILUSSA “FELICITA'”, di Silvia De Angelis

1-trilussa

 “C’è un ape che si posa
su un bottone di rosa:
lo succhia e se ne và…
Tutto sommato, la felicità
è una piccola cosa.”

trilussa felicità

Un piccolo cantico, che d’impatto potrebbe apparire solo inusuale per la sua brevità, ma che riletto attentamente, sa racchiudere un profondo significato, non agibile a tutti.

Infatti, in molti, non riescono ad essere appagati dalle piccole gestualità del quotidiano, che, nel loro insieme ci permettono di condurre una vita piuttosto agiata, fatta di comodità  e di tutti quei particolari che rendono gaie le ore del nostro giorno.

Gli individui, in genere, spesso sono alla ricerca di cose astruse, al di fuori della  loro portata, per appagare un ego incontentabile e insoddisfatto, causa spesso, di forme di depressione.

Eppure basta osservare l’intensità del cielo e del mare, per appropriarsi d’un’infinita gioia di vivere, accompagnata da tanti piccoli particolari del contorno, che nel loro insieme, ci permettono di condurre un percorso abbastanza soddisfacente e in grado di mettere da parte, l’energia necessaria, per superare quei momenti complessi che la vita, prima o poi, riserva.

Quindi , tornando ai versi del Trilussa, cogliamone il senso più appropriato, cercando di catturare quella felicità dell’attimo, che abbiamo a portata di mano (@Silvia De Angelis

Una febbre leggera di Jean Baptiste Para

Ooesia densa di significato

almerighi

Jean Baptiste Para (1956) è un poeta, critico d’arte e traduttore francese.

Perdere quel che avrebbe potuto essere
ha lasciato una traccia,
una parola mancante
nel lato del fogliame
in cui gocciola il tempo.
L’inerte ha in sé una velocità
che non raggiungerò mai.
È la nostra stanza sulla strada.
Vorrei guardarti in viso
nell’attimo in cui il mondo prende fuoco.
Ma tutto ciò che è
soffre ad essere tradotto.
Chi potrebbe separare le ombre
perché tornino a conoscere l’attesa?
La poesia s’impara
strisciando fra le ortiche.
So bene che devo soffocare la mia voce.
(Traduzione di Lucio Mariani)

*

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È poesia…

Le poesie di Sergio Carlacchiani tradotte da Joan Josep Barcelo

Foto : Sergio Carlacchiani

Il grande poeta e traduttore Joan Josep Barcelo, caro amico, mi fa questo straordinario dono, traducendo in catalano e in spagnolo, tre miei inediti…
Sergio Carlacchiani

Da “Poesie d’ospedale”
1 Ottobre 2022
Tre inediti.

Irraggiungibile amore
appena risvegliato
divinità umana sei
all’orizzonte ingrato
appari non ti conosco
pigoli ma che pena

non avere pane per te.

Primi li vediamo arrivare
raggianti l’aurora ed io
stormi di versi colorati
innamorati della vita
posano sui nostri cuori

la scrutano e beccano lieti.

Umile stremato amore
nel cuore silente giaci
puro prezioso inutile
quale tesoro nascosto!
Bevo la tua offerta
nella conca delle mani.

(in catalano)

Amor inabastable
acabat de despertar
ets divinitat humana
a l’horitzó desagraït
apareixes no et conec
gemegues però quina pena
no tenir pa per a tu.


Els veiem arribar primers
radiants l’alba i jo
estols de versos de colors
enamorats de la vida
reposen en els nostres cors
la miren i picotegen feliços.


Amor humil esgotat
en el cor silenciós reposes
pur preuat inútil
com  tresor amagat!
Bec la teva oferta
al buit de les mans.

Joan Josep Barceló i Bauçà

(in spagnolo)

amor inalcanzable
recién despertado
eres divinidad humana
en el horizonte ingrato
apareces no te conozco
gimess pero que pena
no tener pan para ti.


Los vemos llegar primeros
radiantes el alba y yo
bandadas de versos coloridos
enamorados de la vida
descansan en nuestros corazones
la miran y picotean alegremente.


Humilde amor agotado
en el corazón silencioso reposas
puro inútil precioso
¡Cómo tesoro escondido!
Bebo tu oferta
en el hueco de las manos.

Joan Josep Barceló i Bauçà

http://nonsolopoesiarte.art.blog/2022/10/04/e-poesia-3/

Foto : Joan Josep Barcelo

La magia della poesia che unisce il mondo

Joan Josep Barcelo e Francisco Cazorla

Foto : Francisco Cazorla

UN VÉRTIGO

queda el vértigo
de renunciar a las espinas
con la urgencia de la profecía

queda un mártir
que no quiere pedir clemencia
y se deleita en las llamas

quedan todos los colmillos
por encima de cualquier labio

queda la dulzura de la hoja
deshaciéndose en un beso húmedo
tumbada sobre la tierra

queda el abismo del crepúsculo
la herida
y la primavera
.
.
UNA VERTIGINE

resta la vertigine
di rinunciare alle spine
con l’urgenza della profezia

resta un martire
chi non vuole chiedere pietà
e si crogiola nelle fiamme

rimangono tutte le zanne
sopra ogni labbro

resta la dolcezza della foglia
dissolvendosi in un umido bacio
sdraiata sulla terra

resta l’abisso del crepuscolo
la ferita
e la primavera
.
.
Francisco Cazorla

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San Francesco:”Il Cantico delle Creature”un inno d’amore

San Francesco è poeta dell’Uomo. Poche parole che hanno dietro concetti e visioni (e queste sì che si avvicinano al Misticismo) che riescono a perforare il cuore degli Uomini, Il Cantico delle Creature”. Già nel titolo, San Francesco, dichiara “la forma” della sua poetica: Cantico. Cantare, dunque. E si canta in versi, si sa. Il Cantico delle Creature si presenta come una prosa ritmica, che richiama i ritmi delle litanie, con la presenza di versi di varia lunghezza, stilizzati in base alle consonanze e alle assonanze oltre che alle rime, conosciuto anche come Il cantico di Frate sole e Sorella Luna, è senza dubbio fra i primi importanti componimenti poetici della lingua volgare e rappresenta la più famosa poesia religiosa di sempre della letteratura italiana. Hermann Hesse, scrittore del ‘900 e attento studioso del pensiero e della parola poetica di San Francesco d’Assisi, lo definisce “Il saluto di Dio sulla terra”. Il fatto che uno scrittore protestante, che sarebbe diventato uno dei maestri delle generazioni a venire, abbia dedicato un libro ad un faro della cattolicità, fa pensare. Il Cantico è stato composto a San Damiano, in tre diversi periodi della vita di Francesco, contrassegnati dalla sofferenza fisica, dalla gioia per la pace raggiunta tra podestà e vescovo di Assisi e dall’appressarsi della fine. Rimane un’opera di poesia assoluta che ha influenzato molti artisti e scrittori nel corso dei secoli, realizzata da un uomo che, pur in possesso di una cultura media per il suo tempo, aveva rinunciato a tutto ciò che apparteneva a quella società e a quel modo di intendere la cultura. Francesco non era contro la cultura, ma contro la verbosità, la leziosaggine, il vuoto delle parole fini a se stesse. Francesco dimostrava che la poesia vera è quella che nasce fuori dai condizionamenti e dalle mode.

NAPOLI

Francesco d’Assisi, nato Giovanni di Pietro di Bernardone (Assisi, 1181/1182 – Assisi, 3 ottobre 1226), è stato un religioso e poeta italiano. Diacono e fondatore dell’ordine che da lui poi prese il nome (Ordine Francescano), è venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalla Comunione anglicana; proclamato, assieme a santa Caterina da Siena, patrono principale d’Italia il 18 giugno 1939 da papa Pio XII, il 4 ottobre ne viene celebrata la memoria liturgica in tutta la Chiesa cattolica.
Era figlio di Pietro di Bernardone, un ricco mercante di stoffe che desiderava per il figlio una carriera nel commercio. Le aspettative dell’uomo, però, andarono deluse. Fin dalla giovane età, infatti, San Francesco si dedicò alla carriera militare e partecipò a molti combattimenti, venendo fatto perfino prigioniero. All’improvviso, nel 1205, una crisi religiosa lo spinse però a convertirsi: mentre era in viaggio per essere nominato cavaliere, infatti, un sogno lo spinse a tornare ad Assisi per mettersi al servizio di Dio. Passando per Foligno, vendette il proprio cavallo e i propri ricchi abiti e indossò poveri panni. Donò così tutti i suoi beni ai poveri e chiuse i rapporti con la famiglia. Ben presto, intorno a San Francesco d’Assisi, cominciarono a raggrupparsi alcuni compagni (fratres), che dormivano dove capitava, si vestivano con stracci e camminavano scalzi. Essi assunsero il nome di frati minori e si dedicarono soprattutto al restauro delle chiese in rovina e alla cura dei malati di lebbra, che nessuno voleva accudire per paura di essere contagiato dall’orribile malattia. Qualche anno dopo, San Francesco e i suoi fratres decisero di imitare alla lettera il modello della vita apostolica e, vestiti con una rozza tunica cinta da un cordone, iniziarono a predicare nell’Italia centrale, esortando le popolazioni a fare penitenza. Poiché la predicazione dei laici era vietata dalla Chiesa, nel 1210 i fratres decisero di chiedere il riconoscimento della loro forma di vita religiosa e presentarono una breve Regola a papa Innocenzo III: dopo qualche esitazione, il pontefice diede una prima approvazione informale.La Regola fu poi approvata ufficiosamente da papa Onorio III solo nel 1223, quando nacque ufficialmente l’ordine francescano. In generale, l’attività principale di San Francesco era quella della predicazione: parlava con tutti – con gli esseri umani ma, secondo la leggenda, anche con gli animali, inclusi uccelli e lupi feroci – ed esortava tutti a comportarsi con amore l’uno verso l’altro. Ben presto, però, tra i suoi seguaci – diventati sempre più numerosi – si verificarono dei contrasti: molti di essi, infatti, non volevano vivere nella totale povertà ordinata da Francesco, che lasciò la guida del gruppo, rimanendone un punto di riferimento solo spirituale. San Francesco d’Assisi morì nel 1226, ormai malato e colpito dalle stigmate, che aveva ricevuto qualche anno prima sul monte Verna: nel 1228, intanto, Francesco d’Assisi venne fatto santo: è il santo patrono d’Italia. San Francesco d’Assisi non fu un filosofo nel senso preciso del termine, ma le sue riflessioni sulla vita, sulla morale, sulla religione e sulla natura ebbero una rapidissima diffusione: nacque così il francescanesimo, che ebbe una grandissima influenza nell’Europa del XIII e XIV secolo. L’amore di San Francesco è ancora più grande nei confronti di Gesù, figlio di Dio, nato e morto per la salvezza degli uomini. L’amore dimostrato da Gesù verso gli uomini può essere glorificato in un solo modo, cioè seguendo il suo insegnamento presentato nel Vangelo: «Dobbiamo amare molto l’amore di colui che ci ha molto amati».

Il Cantico è strutturato come una lode a Dio per la bellezza del creato, e mescola elementi della tradizione dell’Antico Testamento con espressioni linguistiche tipiche del volgare popolare del tempo.Il componimento è come una preghiera, un momento in cui si ringrazia il creatore per la sua opera di bellezza presente in ogni dove, ma presente è anche la morte che anch’essa glorifica Dio. All’uomo non spetta che il compito di accettare umilmente e serenamente tutto ciò che proviene da Dio e farne tesoro.

Altissimu, onnipotente, bon Signore, tue so’ le laude, la gloria e ’honore et onne benedictione.
Ad te solo, Altissimo, se konfàno et nullu homo ène dignu te mentovare.
Laudato sie mi’ Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore, de te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle, in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale a le tue creature dài sustentamento.
Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu, per lo quale ennallumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.
Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione.
Beati quelli che ’l sosterrano in pace, ca da te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò scappare: guai a quelli che morrano ne le peccata mortali;
Beati quelli che trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no ’l farrà male.
Laudate et benedicete mi’ Signore’ et ringratiate et serviateli cum grande humilitate

*La poesia è l’espressione più alta dei sentimenti e delle emozioni che nascono dal cuore. Questo canto di ringraziamento e di lode ne è un esempio mirabile, letto, studiato e fonte d’ispirazione per tanti uomini di cultura al di là della sua valenza religiosa. Primo esempio di componimento in lingua volgare del tempo.

Luminosa essenza

Da Frida la loka (Lombardia)

A dir il vero, oggi mi hai sorpresa. La giornata mi hai donato; e sai che ho un debole per te.

Sei comparso quando ormai non ci aspettavo... all'improvviso.
D'altronde, lo fai sempre, giochi di speculazione?, un segno in codice per dire: - ci sono? oppure semplicemente un accenno del tuo baglior giallo-verde per rassicurare anime volubili.

E io ho raccolto questo mazzo di raggi dorati, come un bouquet appena preparato per me, fresco e tiepido al contempo e l'ho annusato come candidi gelsomini in primavera.

Corpo luminoso prediletto sei tu, sei tornato e avrei giurato che hai pure schizzato un febbril sorriso autunnale,anche questo; solo per me.

Illusa e conformista, questa sono; sognatrice di utopie azzurri verdi che tolgono il fiato.

Tua.

3 ottobre, 2022.

Dal blog personale

http://fridalaloka.com

Ripubblicato su

http://alessandria.today

Aforismi afoni e cafoni (parte terza)…

-Non accadeva mai nulla. Nulla di interessante. Nulla di memorabile. Così si mettevano a parlare del tempo e di altre inezie per ingannare il tempo. Ci voleva calma e pazienza per vivere in provincia. Probabilmente sarebbero morti di infarto e il giornale non avrebbe dedicato all’evento neanche un trafiletto.

– Anche un pirla può avere delle perle di saggezza.

– Dire che si vive è un eufemismo. Diciamo che si sopravvive.

– È un peccato non commettere certi peccati.

– Da giovani il sesso è una cosa tremendamente seria. Con la maturità si riesce talvolta a scorgere il lato ludico del sesso.

– Un pensiero per essere valido deve essere pensato più volte. L’importante è che non diventi un’ossessione.

– Un dubbio non è altro che una certezza intelligente.

– L’Italia è il Paese dei lupi, delle pecore e degli sciacalli.

– I giovani credono ai cantanti. Le persone mature invece credono ai maghi e agli astrologi.

– L’importante è saper cogliere l’essenza anche nell’assenza.

– L’ossessione nei confronti di una donna è tipica degli uomini che non hanno fantasia.

– La vita è assurda. Bisogna esserne consapevoli, ma vivere come se non lo fosse.

– In Italia c’è così tanta violenza fisica che la violenza psicosociale viene presa poco in considerazione.

– La coerenza da sola non è una virtù. Dipende a quali principi si è coerenti.

– Il tempo libero per molti è noia o sballo. Niente altro.

– I guai vengono già da soli. Non crearteli.

– In Italia c’è tanto gallismo. Ma gli studi degli andrologi sono sempre più pieni.

– Non fatevi ingannare. Il partito di maggioranza in Italia non è di sinistra, di centro o di destra. Piuttosto è quello trasversale degli uomini di legge (giudici e avvocati).

– Teledipendenti di tutto il mondo unitevi!

– Gli scienziati studiano l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande. Peccato che gli esseri umani sono finiti e di media grandezza!

– La maggioranza dei borghesi usa i libri come soprammobili.

– Chi pensa che si stava meglio quando si stava peggio si sbaglia. È soltanto che allora era più giovane.

– Certe attrici prima si fanno il produttore e poi si rifanno dal chirurgo estetico.

– Il problema tra le generazioni è che sono pochi coloro che imparano qualcosa dalla vita e altrettanti meno sono i giovani che vogliono far tesoro dell’esperienza dei maturi.

– Non so se sia meglio o peggio, ma ringrazio Dio di avermi fatto diverso da certe persone.

– In Italia per stare comodi bisogna essere accomodanti.

– C’è un abuso della libertà di parola, mentre è in disuso la libertà di pensiero.

– Certe donne cercano nel loro uomo il padre e trovano soltanto un bambino attempato.

– Parlare male dell’Italia è una cura omeopatica.

– Ci autoassolviamo sempre perché facciamo cadere sempre le nostre colpe in prescrizione.

– Il potere vorrebbe uniformare i gusti. Ma non è detto che ci riesca.

– Non bisogna credere ai poeti e ai loro amori non ricambiati e impossibili. Il mondo va avanti grazie ad amori ricambiati e banali.

– È più libero chi conquista una libertà di chi la considera un suo diritto acquisito.

– Cari letterati, basta con il birignao.

– La legge è piena di cavilli. In politica regnano invece gli intrallazzi.

– Non cercate di essere eclettici. La società vi punirà.

– L’eccesso di informazione inibisce la riflessione.

– La forza fisica è dell’altro secolo. Oggi conta altro.

– Non cercate di dare un senso a ciò che probabilmente un senso non ce l’ha.

– L’unica cosa certa nella vita è l’incertezza.

– Bella la morte che elimina ogni sofferenza! Tremenda la morte che elimina ogni speranza!

– Il politicamente corretto è un impasto di ipocrisie e di rispetto della dignità umana.

– Non si vedono più in giro nasi aquilini, orecchi a sventola, doppi menti. Tanti scelgono di rifarsi piuttosto che di accettarsi.

– “Ama il prossimo tuo come te stesso”. E chi odia se stesso?

– Quando le compagne di scuola non vengono più guardate negli occhi l’innocenza è perduta per sempre.

– Tra tutte le donne che scendono a compromessi solo le più belle fanno carriera.

– Le regole si possono applicare in modo elastico o fiscale. Ma spesso in Italia non si applicano affatto.

– Non so se sia peggio chi offende o chi fa l’offeso senza essere mai stato offeso.

– I barboni sono dei santi laici.

– Io non sono un fallito qualunque: sono un fallito totalmente riuscito.

– Se nella notte hai dei microrisvegli non preoccuparti: i ladri staranno alla larga.

– Parla come mangi e scrivi come caghi.

– Dopo essere stati dal dentista si può essere giù di morale…anzi di molare.

– Gelosia retroattiva? Gelosia ossessiva? Ogni tanto bisognerebbe resettare tutto con una amnesia.

– Molti giorni della nostra vita sono pleonastici.

– E se Satana fosse uno pseudonimo di Dio?

– Moltissimi italiani sarebbero disposti a tutto per un passaggio televisivo. Tutti vorrebbero il successo.

– Un eccesso di cultura può inibire la creatività. Le persone troppo colte spesso finiscono per autocensurarsi.

– La coppia scoppia e gli avvocati matrimonialisti si arricchiscono.

– Molte identità sono specchi in frantumi.

– Perdonare non è un dovere. È un diritto.

– Le abitudini e la normalità ci rassicurano.

– Gli uomini con i soldi sono più amati dal gentil sesso. La ricchezza rende amabili.

– Dopo aver visto per un’ora donne in topless sulle spiagge si viene colpiti da un momentaneo calo del desiderio.

– Sono se sempre più i moralisti senza morale.

– È così difficile pensare per un’ora senza rimuginare le proprie fantasie erotiche.

– La noia è per certi versi autoalienazione.

– Fallire è un poco morire.

– Prima di pensare a salvarsi l’anima bisognerebbe pensare a salvarsi la pelle.

– Perché gli uomini non agiscono secondo l’etica kantiana? Innanzitutto la coscienza di Kant era permeata di pietismo tedesco. Inoltre la condizione necessaria per l’imperativo categorico è la ragionevolezza dell’uomo. Forse l’uomo non è un essere ragionevole.

– Siamo come dei gatti randagi a cui dei sadici hanno tolto le vibrisse e perciò non hanno alcun senso di orientamento.

⁃ La televisione e la carta stampata ci vogliono far credere che i vip siano le vallette e i calciatori, che si fidanzano e si sposano tra di loro. Ma siamo sicuri che questi sono i veri vip? È l’importanza dello show business? Oppure questa è solo una strategia da parte di chi dirige i mass media per distrarre le persone e non fargli sapere cosa accade nei consigli di amministrazione delle stanze dei bottoni? Ci sono persone molto potenti, che sono poco conosciute al grande pubblico. Al contrario tutti conoscono delle starlette usa e getta, che per una stagione hanno tutti gli onori della cronaca.

– Oggi tutto è relativo tranne quello che le scienze considerano oggettivo.

– Scrivere? Autoterapia e tentativo di esprimere la propria visione del mondo.

– Il darwinista sociale non tiene conto del destino.

– Anche coloro che hanno più giudizio non provano piacere nell’essere giudicati.

– L’unico luogo di aggregazione dei giovani è la discoteca. Quindi non lamentatevi troppo dei giovani.

– La fantasia al potere? Forse no. Ma non dovrebbe nemmeno trovarsi nell’ufficio oggetti smarriti.

– Il matrimonio può essere un’istituzione superata per i coniugi, ma è necessaria per i figli piccoli e gli amanti pigri.

– I soldi? Troppi danno alla testa. Troppo pochi danno allo stomaco e fanno venire i crampi dalla fame.

– Gli sbadigli e il riso sono socialmente contagiosi. Il buon senso mai.

– Sono veramente pochi coloro che ammettono di essere invidiosi.

– La maggioranza delle persone arrivate pensano che sia esclusivamente per merito loro. La maggioranza delle persone che non c’è l’ha fatta pensano che sia esclusivamente per sfortuna.

– Siamo una colonia americana. Importiamo le mode americane con qualche decennio di ritardo.

– In Italia c’è il racket dei venditori delle rose, dei mendicanti, delle prostitute, dei lavavetri. C’è il racket su tutto.

– Il più grande difetto della giovinezza è l’incoscienza. Il più grande pregio è la spensieratezza.

– Gli italiani di oggi sono più formali, ma meno gentili di un tempo.

– L’autunno mi ha portato al parossismo della noia.

– A volte quando agiamo ci osserviamo, ci sentiamo sdoppiati e dissociati.

– Nessuno oggi crede alle metanarrazioni. Oggi crediamo alle infranarrazioni.

– La donna indipendente non è più oggetto del desiderio, ma soggetto del desiderio.

– Siamo così sicuri quando giudichiamo gli altri. Siamo così pieni di dubbi quando giudichiamo noi stessi.

– Noi italiani non abbiamo senso dello Stato. Non siamo animali istituzionali.

– Lo snobismo intellettuale allontana le persone dalla cultura.

– Per scacciare la noia molti si affidano alla trivialità.

– Chi ha paura del nuovo spesso ha una resistenza al cambiamento: ha paura di cambiare sé stesso.

– Che senso ha essere ricchi se poi si hanno dei pessimi gusti e si comprano solo schifezze?

– Chi vuole l’uomo forte lo vada a cercare in palestra.

– Uomo moderno, a Carnevale un’altra maschera ti coprirà il volto.

– Un’amara verità detta da una persona cara fa ancora più male.

– Gli amici possono essere simili. La persona amata è meglio se è complementare.

– Per avere successo in Italia bisogna anche essere bravi nelle pubbliche relazioni.

– L’ozio è il padre dei vizi e il patrigno dei liberi pensatori.

– Senza rispetto reciproco non c’è alcuna forma di convivenza civile.

– Non sono io che non capisco certe poesie. Sono certe poesie che sono così profonde da non avere senso.

– Se ne abusiamo anche un farmaco può diventare un veleno.

– Gli idealisti sono sempre peggiori dei propri ideali. Alcune volte per la loro mediocrità. Altre volte per gli ideali troppo elevati.

– L’onestà è una qualità che non tutti si possono permettere.

– Non tutti i nodi vengono al pettine. Alcuni nodi infatti restano in gola.

– È impossibile imparare a vivere. Però si può sempre imparare a pensare.

– Nessuno può dire la verità perché nessuno sa la verità.

– È pacifico che questa Italia non è pacificata.

– Prima ancora della delocalizzazione della produzione è avvenuta la delocalizzazione delle conoscenze.

– Quanti Natali ancora? Quanti ultimi dell’anno? Quante Pasque? Quanti Ferragosto ancora?

– Nessuno può disapprovare una prova provata.

– Le donne farebbero di tutto per un elisir di lunga giovinezza. Gli uomini farebbero di tutto per avere una giovane amante.

– Abbiamo bisogno delle idee per crederci immortali.

– Vantaggio di non essere benestanti: è improbabile che dei ladri professionisti vengano a rubarci.

– La grande città a lungo termine ti corrompe.

– Nella vita moderna spesso non c’è più una rotta. Si tratta di navigare a vista.

– Chi sogna ad occhi aperti spesso va a sbattere contro la realtà.

– Chi dice che Tizio fondamentalmente è un bravo ragazzo vuol dire che Tizio non è un bravo ragazzo.

– Siamo sempre appesi a un filo che può spezzarsi da un momento all’altro.

– Non credete all’uomo femminista. È solo un espediente per scopare di più.

– Tutti si sentono obbligati a farlo, ma vivere intensamente è un privilegio di pochi.

– I giovani pensano troppo al sesso. Gli anziani lo rimpiangono troppo e finiscono per assumere il Viagra.

– Il darwinista sociale non tiene in considerazione il destino oppure chiamatelo caso.

– La morte è un passaggio oppure non è niente.

– L’io è sempre presente, anche quando sembra assente.

– Tutti si limitano all’apparenza. Pochi ricercano l’essenza: eppure è lì che si rintraccia la vera esistenza.

– Chi dice “non c’è che dire” in realtà avrebbe molto da dire.

– Chi dice “esattamente” spesso nel discorso che segue diventa approssimativo.

– Ci sono uomini talmente illusi che pensano che le loro mogli li abbiano sposati per amore e non per soldi.

– Mi fa specie pensare a quanto si sia evoluta la specie.

– Un tempo l’ignoranza era una condanna senza appello. Oggi spesso è una colpa.

– Come si può avere fiducia negli altri se non abbiamo fiducia in noi?

– Se fossimo immortali allora diventeremmo tutti immorali.

– La vita in sé è senza regole. Sei soltanto tu che devi darti delle regole.

– Talvolta c’è una sorta di presagio nel paesaggio.

– La vera contentezza consiste nell’avere le cose che non si possono comprare.

– Basta avere davvero poco potere per inebriarsi di potere.

– Dopo una bugia ne diciamo subito un’altra. Invece mezza verità basta e avanza.

– Non ricordiamo a colori. Il nostro passato è tutto in bianco e nero.

– È sempre meglio essere troppo viziato che troppo vizioso.

– Sono tante le persone che scatenano la propria follia al volante.

– È progresso quando una cosa ritenuta impossibile diventa possibile.

– Non facciamo il processo alle intenzioni, ma teniamo sempre presente le dichiarazioni di intenti.

– Ci sono artisti e uomini spirituali che sembrano non lavorare e invece stanno da sempre lavorando su loro stessi.

– L’importante è vivere la vita fino in fondo, anche se si è in disaccordo col mondo.

– Nonostante tutto vale la pena vivere sempre più a lungo.

– A onor del vero nessuno sa se il tempo ci cambia e quanto e come ci cambia.

– Bisogna sempre fare attenzione quando usciamo fuori di casa perché il mondo non è un posto affatto sicuro.

– Con l’età diminuiscono gli incontri e aumentano i ricordi.

– La storia potrebbe anche essere maestra di vita. Comunque noi non impareremmo mai la lezione.

– Per la nostra sorte è bene capire che l’umanità, se continua così, non avrà magnifiche sorti.

– Ricordiamoci sempre che i soldi non hanno odore e le stelle non guidano più l’uomo contemporaneo in alcuna direzione.

– Non sempre il silenzio è assenso. Talvolta è mutismo per non controbattere a un controsenso.

– Con l’età se ne vanno capelli, denti, prestanza sessuale e sogni. Che se ne fa uno dell’esperienza e della maturità?

– In pratica in Italia nessuno ha il diritto di avere un lavoro, di trovare un’anima gemella e di farsi una famiglia. Se capita bene. Se non capita bisogna comunque accontentarsi.

– Da giovani si ricerca il piacere. Da maturi più che altro si cerca di evitare il dolore.

– Ognuno dovrebbe ricercare il sesso, il senso della vita e il divino a modo suo.

– Tutti i paradisi terrestri sono solo sia una pura illusione che un’effimera evasione.

– I potenti hanno paura di un popolo pensante.

– I potenti non si preoccupano tanto quando il popolo si lamenta ma quando sempre più persone credono nella democrazia dal basso.

– Questo mondo è sofferenza. Solo chi vive di illusioni può credere diversamente.

– Bisogna conoscere i mali del mondo ma non per questo bisogna sentirsi migliori.

– Tutto il potere finisce sempre in poche mani, in pochi accentratori.

– Nel mondo purtroppo vince la competizione sulla cooperazione.

– La maggioranza dei vip sono narcisisti e qualcuno è anche megalomane.

– Chi non ha fatto niente è stato pusillanime o è innocente.

– Nella vita non si sa mai dove tutto inizia e dove tutto finisce.

– Non ci resta che frequentare ogni giorno la vita fino a quando la morte non ci accerchierà.

– I telegiornali vanno ascoltati per rimanere informati, ma va sempre ricordato che quel che accade nel mondo non sempre interferisce nel nostro mondo e nella nostra vita privata.

– Questo mondo è una immensa sala di attesa. Nessuno sa quale è la sua destinazione.

– Usiamo pure l’espressione “ammazzare il tempo” ma sarà il tempo ad ammazzare noi.

– Ogni tanto bisognerebbe raccogliersi e stare ad ascoltare in perfetta solitudine il silenzio.

– Nessuno arriva mai veramente perché bisogna sempre ripartire, a meno di non essere arrivati al capolinea.

– Pensare significa fallire.

– Solo pochi riescono a fare della propria passione un lavoro e non è detto che siano i migliori.

– Viviamo a prescindere da tutto.

– Nella vita bisogna scampare dai propri vizi e dai propri guai.

– L’importante nella vita è avere le giuste dosi di serotonina e dopamina e ogni tanto qualche picco di adrenalina.

– Non si può piacere a tutti e neanche a nessuno. Salvo eccezioni,  tutti piacciono così e così.

– Si ha un bel dire “ognuno per la sua strada”. E se la strada è una sola e sempre la stessa per tutti ?

– Amare i flashback, i nonsense e le epifanie non significa necessariamente essere un artista.

– Ho visto anime belle fare cose turpi.

– Non si può imparare a vivere. Non si può imparare a morire. Non siamo fatti per imparare ciò. Accontentiamoci di imparare le cose che si possono imparare.

– A forza di parlare di mafia ci dimentichiamo dei punti di forza e delle qualità del Sud. Ricordiamoci anche della Magna Grecia, del barocco e degli intellettuali meridionali.

– Si può godere di tutta la libertà del mondo e nonostante questo essere infelici.

– Se guardi per qualche istante il sole rimani abbacinato. Non fissare mai troppo il sole. È una cosa bella ma tutte le cose belle possono far male.

– Non è mai troppo tardi per ricominciare tutto da capo.

– Non mi piace L’espressione “salvatore della patria”. Non abbiamo bisogno di salvatori e nemmeno di patrie ma di persone che fanno onestamente il proprio mestiere.

– Nella vita bisogna sempre evitare i confronti faccia a faccia con gli imbecilli.

– Nessuno sa per quale motivo è venuto al mondo ma la vita può andare bene lo stesso.

– Eva ha mangiato la mela della conoscenza e del peccato. Caino ha ucciso Abele. Ma perché le loro colpe devono ricadere sull’intera umanità?!??

– Non ho capito perché fisici e religiosi credono che ci sia una unica forza che governa l’universo.

– Il cielo non può essere sempre stellato. A volte le stelle vengono oscurate dalle nuvole. Porta pazienza.

– Talvolta nella vita è come guidare controsole. Talvolta è ancora peggio: è come guidare contromano.

– È sempre difficile stabilire se nella vita si fanno le cose perché ci vanno o per non rovinare l’immagine che gli altri hanno di noi.

– Anche se non trovi quello che cerchi il mondo è comunque un posto interessante.

– Sono gli uomini di affari delle multinazionali che governano il mondo. Sono loro che finanziano i politici e pagano le loro campagne elettorali. Tutto il resto sono balle.

– La cosa triste è che nessuno pensa più di poter cambiare il mondo.

– In Italia non sono solo i politici ad essere corrotti. La politica è solo la punta dell’iceberg.

– A forza di stare al passo con i tempi si finisce con i piedi nella fossa.

– Bisogna sempre andare avanti senza mai fare il passo più lungo della gamba.

– Basta una volta sola per rovinarsi e diventare ladri o assassini. Basta una volta sola e indietro non si torna.

– Le droghe leggere alterano un poco la coscienza, ma slatentizzano disturbi psicologici.

Il cibo e i poeti, la frugalità a tavola di D’Annunzio

Nelle lussuose feste a villa Pamphilj, durante i banchetti nei ricchi palazzi di piazza di Spagna, nei salotti migliori della capitale, mentre tutti si sollazzavano a bere e mangiare, c’era un giovane che se ne stava in disparte. Nulla potevano i manicaretti esotici, né i liquori più costosi: Gabriele D’annunzio non mangiava né beveva. Mentre principi e ambasciatori si riempivano la bocca, vecchie dame e generali sgomitavano per l’ultimo bigné di gamberi, lui, l’abruzzese, faceva un passo indietro. “Fame e sete sono impulsi primitivi ed essenziali nell’uomo come nella bestia”, scriverà poi in un appunto. Già perché lui, cultore di pazzi eccessi, vizi raffinati e piaceri indicibili, aveva, sin da giovanissimo, maturato una ferma repulsione verso il pasteggio pubblico.
«Mi sembra più bestiale e umiliante riempire il triste sacco, rifocillarmi, che abbandonarmi all’orgia più sfrenata e più ingegnosa» Lui, cantore dei sensi, escluse il gusto dal suo ricco vocabolario. O meglio, certo che di piatti e cene abbondano le sue pagine, ma il suo occhio sagace e la sua penna astuta non si sono mai concentrati sui sapori del buon pasto, sulla gioia del riempirsi lo stomaco, quanto, semmai, sul più fine piacere della tavola imbandita con zelo e raffinatezza. Sulle tovaglie arabesche, sui piatti esotici e i profumi ricercati. Mangiare per D’Annunzio era profondamente antiestetico. Riempirsi la bocca, masticare, asciugarsi il bavero, digerire. D’Annunzio era solito mangiare da solo prima di ogni grande ricevimento, riempirsi la pancia in solitudine per poi astenersi dalle grandi scorpacciate conviviali. Regola alla quale restò ligio per tutta la vita. Ad eccezione della sua vita militare. Lì, sedeva paziente, accanto ai suoi commilitoni, pronto a mangiare anche lui, il rancio. Aveva una vera passione per il dolce, occasione in cui traspare anche il piacere di descrivere con la sua penna l’arte del bello nel suo insieme, anche negli aspetti più ricercati. Ne Il piacere l’importanza gastronomica è soprattutto visiva, del dessert. Ma gli alimenti preferiti dal poeta erano di una semplicità disarmante, la frutta e le uova sode.

NAPOLI

Della frutta era certamente un estimatore, dedicando ad essa un ruolo importante nella propria dieta: appassionato di uva, mele ed arance.

Ma la grande passione di D’Annunzio erano le uova, in frittata ma soprattutto sode.

Il suo piatto preferito: uova sode sublimate con salsa d’acciughe, piatto semplice ma non per niente facile, visto che la cara Albina veniva omaggiata per la capacità di portare a perfetta cottura l’uovo prima di dividerlo in quattro spicchi.

“Cara cara Albina,
da tanti e tanti anni non avevo più mangiato l’uovo sodo tagliato in quattro. Questo tuo è cotto con l’ultima perfezione. E’ sublime. Quando ero bambino chiedevo l’ovo spalmato di una leggera salsa di acciughe. Mi leccavo le dita; e qualche volta mi accadeva di inghiottire la prima falange. Stasera ho ritrovato quella divina estasi. Vendo la mia primogenitura per un uovo perfetto come il tuo, sublimato dalla salsa di acciughe. Scivolo sotto la tavola in uno svenimento che nessuna femmina mi farà mai provare. Albina, sii laudata nei secoli dei secoli. E risplendi in eterno nella Costellazione dell’Ovo e nella Nebulosa dell’Acciuga! Amen”

*Davvero un personaggio, il Vate! Amante dei piaceri ma non del cibo o almeno dell’uso eccessivo e dannoso di una cattiva alimentazione. L’esteta supera il buongustaio ma anche lui aveva le sue debolezze …l’uovo sodo della sua cara Albina!