Una febbre leggera di Jean Baptiste Para

Ooesia densa di significato

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Jean Baptiste Para (1956) è un poeta, critico d’arte e traduttore francese.

Perdere quel che avrebbe potuto essere
ha lasciato una traccia,
una parola mancante
nel lato del fogliame
in cui gocciola il tempo.
L’inerte ha in sé una velocità
che non raggiungerò mai.
È la nostra stanza sulla strada.
Vorrei guardarti in viso
nell’attimo in cui il mondo prende fuoco.
Ma tutto ciò che è
soffre ad essere tradotto.
Chi potrebbe separare le ombre
perché tornino a conoscere l’attesa?
La poesia s’impara
strisciando fra le ortiche.
So bene che devo soffocare la mia voce.
(Traduzione di Lucio Mariani)

*

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Domenico di Carolina Almerighi

Quando scrive, lo fa bene

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Carolina Almerighi, detta Kerol, è nata a Faenza nel 1996, ogni tanto scrive.

Splenda sempre
è così forte
non può spegnersi
splenda sempre
come quella nota mai raggiunta
come quella donna mai incontrata
splenda sempre
lo puoi sentire
dentro quel profumo di maggio
dentro quel tramonto al gusto porpora
splenda sempre
attraverso ogni fiume
torna acqua
acqua, per dissetare ferite mai guarite.
Torna luce
luce, splenda sempre.
Dentro lei, splenda sempre.
Tornerà cresciuta
bella, come non l’hai mai vista.
Vuole tagliarsi i capelli, ma non ha mai tempo.
Oggi non le va di uscire, ma la puoi trovare dentro scarpe scomode tutti i giorni
tornerà rosa come quell’estate al mare
tornerà ad amare se stessa ogni giorno
sarà fuoco e tornerà aria
respira, ora puoi riposarti
in un luogo della natura
ovunque possa vederti splendere.
.
Splenderà sempre.
*

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Storia di Volker von Törne

Poeta tedesco dimenticato

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Volker von Törne (1934-1980) poeta tedesco morto a soli 46 anni di ictus, oggi è dimenticato.

Leggo
In un libro scolastico
Che la Wehrmacht
Nell’ottobre del 41
Non avrebbe potuto
Conquistare Mosca
A causa
Del gelo e
Delle forti
nevicate
Devo
Concludere
Che sia solo il tempo
Che avrebbe potuto
Fermare
il fascismo
E nient’altro?

*

La traduzione è di Stefanie Golisch, ed è tratta da questo articolo

https://rebstein.wordpress.com/2022/09/04/volker-von-torne-pastorale/

che consiglio a tutti i lettori di visitare. Grazie.

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Howard Shore con poesie di Dario Jaramillo Agudelo

grande voce poetica sudamericana

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Dario Jaramillo Agudelo, poeta colombiano, 1947

Nessuno tocchi questo amore.
Ignorino tutti la cautela del nostro cielo notturno
e che il segreto sia l’aria gioiosa dei nostri placidi sospiri.
Nessun estraneo venga a contaminare
il tuo e il mio sonno:qualsiasi visitatore
viene a invadere il tiepido ambito da noi abitato;
qui il tempo è acqua fresca in movimento,
quasi sottile volo,e tutte le persone vivono
molto lontano dal nostro giardino allucinato,
fuori dal nostro paradiso segreto.

*

Elogio della mia notte bianca,
soppressione degli abissi del mio cuore,
annientatrice dei miei momenti atroci.
Benedette la tua carezza e la tua parola, Signora della Placida Ronda,
ragazza mia che detesta piangere al mattino,
ragazza che parla da sola nella casa e ride.
Onda fragile, sotto il mio corpo ardente il tuo corpo mio si calcina in un delirio di luce
e allora siamo una sola sostanza.
Fiore del mio ansimare e…

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Una breve poesia di Yana Yazova

Intellettuale bulgara praticamente sconosciuta in Italia

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Poetessa e autrice di romanzi, Yana Yazova (1912 – 1974) studiò  a Sofia, e cominciò la sua carriera di scrittrice mentre frequentava ancora la scuola.  All’età di venti anni, la Yazova pubblicò nel 1931 il suo primo volume di poesie. Trascorse lunghi periodi viaggiando attraverso l’Europa e l’Asia per arricchire la sua cultura.  Dopo l’ascesa del regime comunista (1944) è stata costretta a sopravvivere vendendo  pezzi d’antiquariato che aveva acquisito nel corso dei decenni precedenti. 
Morì assassinata nel 1974 . La maggior parte delle sue carte private scomparvero.

Cuore, le mie canzoni, rotola
le mie rocce taglienti.
La mia gente è piccola, sono
sul campo, non li sento!
E ho la peste in loro,
vampiri, lama…
Ma le mie canzoni non possono, non
moriranno così invano!…

*

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Avviso di Jenny Joseph

Grande voce della poesia britannica

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Questa è la poesia più nota della poetessa britannica Jenny Joseph (1932 – 2018), venne scritta nel 1961. Pubblicata per la prima volta suThe Listenernel 1962,Warningvenne successivamente inclusa nella sua raccolta del 1974Rose In the Afternoon.

Quando sarò vecchia mi vestirò di viola
con un cappello rosso che non si intona e non mi sta bene.
Spenderò la mia pensione in brandy, in guanti estivi
e sandali di raso, e poi dirò che non abbiamo soldi per il burro.
E mi siederò sul marciapiede quando sarò stanca
e arrafferò gli assaggi nei negozi e premerò i campanelli degli allarmi
e farò scorrere il mio bastone lungo tutte le inferriate
e compenserò la sobrietà della mia gioventù.
Uscirò in pantofole sotto la pioggia
e raccoglierò i fiori nei giardini degli altri
e imparerò a sputare.

*

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Una poesia di Dina Basso

Poeta contemporanea italiana di grande spessore

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Dina Basso è nata nel 1988 ed è cresciuta a Scordia, in provincia di Catania. Con la sua opera prima, Uccalamma – Bocca dell’ anima (Le voci della Luna edizioni, 2010) ha vinto per la sezione “Autore Giovane” il premio Gozzano 2010 e la IX edizione del Premio D. M. Turoldo, sezione under 25.

Ricordati di prendere
la pastiglia per il cuore
ricordatene caro
potrei non arrivare
in tempo per il pasto
restare a festeggiare
all’hotel frontemare
coi militari sfatti
gli storpi e gli avvocati;
potrei addormentarmi
sul tavolo di marmo
a mo’ di resto umano,
restare imprigionata
nell’animo inventato:
chiamarti al mio soccorso
a cosa servirebbe?
non senti il terremoto
figurati un sussurro!
Ricordati soltanto
dell’aqcua alle mie piante
[stando fuori per un anno
potrebbero soffrirne]

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Una volta, poi di Agota Kristòf

Grande scrittrice e poetessa ungherese

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Ágota Kristóf (Csikvánd, 30 ottobre 1935 – Neuchâtel, 27 luglio 2011) nel 1956 è spettatrice dell’invasione del suo paese da parte dei carri armati sovietici. Fuggita con la famiglia in Svizzera, trova un impiego presso una fabbrica di orologi. Comincia a scrivere nella sua lingua di adozione, il francese, prima testi per il teatro, poi romanzi che la impongono all’attenzione del grande pubblico: Il grande quaderno (1987), La prova (1990), La terza menzogna (1992) – che nella traduzione italiana confluiscono a formare La trilogia della città di K (1998). Tra i libri pubblicati in italiano, ricordiamo anche la raccolta di racconti La vendetta (Einaudi 2005) e Chiodi, edito da Casagrande nel 2018.

Una volta, poi, parlerò di qualcosa
di bello di cose soavi
tenere con un’impercettibile
tristezza
una sera quando il cielo si farà bello
quando le case ingrigiranno
e tutto sarà nebbia

Là nella pioggia
tra le case…

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Arco, 5 marzo 1932 di Scipione Gino Bonichi

Genio italiano, più conosciuto come pittore.

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Gino Bonichi, in arte Scipione, pittore e poeta, è nato nel 1904 e morto nel 1933.

Tutto sta saldo, attaccato forte. Tutte queste piante vivono, diventano grandi.

I rami crescono a caso nel tronco eppure obbediscono a voleri precisi, perché si allargheranno così e non di più, tanto per dare a quell’albero la fisionomia che lo farà conoscere. Ognuno ha un suo ritmo come tutte le creature del mondo. Bisogna essere quel ritmo, quella creatura e non diventare un’altra cosa.

C’è una parte dell’albero che non prenderà mai il sole e in quel posto crescono i licheni e certe piantine di velluto che ne ammorbidiscono la consistenza. Lo sguardo del sole indurisce.

Credo che i tronchi degli alberi sono rotondi perché l’aria li tocca da tutte le parti.

Quando si taglia un albero grande avviene questo: che il nutrimento che veniva dalla terra non verrà più e l’albero morirà…

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Basterebbe di Adriana Lisboa

Scrittrice, poetessa, cantante dal Brasile

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Adriana Lisboa (1970) è una scrittrice brasiliana. È autrice di sette romanzi e ha anche pubblicato poesie, racconti e libri per bambini. Scritti originariamente in portoghese, i suoi libri sono stati tradotti in più di una dozzina di lingue.

Basterebbe
un tempo senza scadenza
aperto come ali
senza sorrisi utili 
o documenti da approvare. 
Un divario tra due congratulazioni
e compromessi – per esempio
(pensando a) al confine con
Buenos Aires: poeti
Borneo: primati
che entrano nell’idea di queste cose.
Basterebbe un tempio,
il cielo cobalto che mi ignora
radici che penetrano muri
meno che residui.
Basterebbe sottrarre
eventi moventi: come abbiamo sempre saputo,
basterebbe.

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La Vergine, la Cerva, il Lebbroso di Marya Zaturenska

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Marya Zaturenska (1902- 1982) è stata una poetessa ucraina naturalizzata statunitense.

Sono sempre lì:
la vergine spaventata presso la fontana che arde,
il lebbroso che ascende per la scala fatale,
la cerva bianca come il latte perduta tra i monti ferini.

Non li senti piangere?
Disperazione e vergogna, estremo senso
di sventura, che discende dall’innocenza,
reietti allo sguardo gentile della pietà.

Plano sull’ombra del loro dolore;
invoco i frontalieri del destino
angeli del tuono e della pioggia
fate in modo che pietà malata non mi corrompa.

La Terra li rinnega;
io respingo e supplico, la terra spinge, supplica:
“O miserabile, non orlare di macchie la mia veste
cela la silente ferita che sanguina”.

Ma non siamo perduti pure noi?
Naufraghi nel diluvio vivente del tempo?
Spesso, dal blu ingannevole del cielo
non piove altro che sangue.

Quando il rifugio ci è apparso prossimo e l’amore possibile,
quando si sono spalancate…

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