Appunti di vita e Canterò di te: i libri di Giovanni Ciao, guaritore del corpo e dell’anima. 3° parte

Appunti di vita e Canterò di te: i libri di Giovanni Ciao, guaritore del corpo e dell’anima. 3° parte.

Date: 7 ottobre 2022Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM. Roma 7 ottobre 2022

Giovanni Ciao e il suo editore Jean Luc Bertone

AUTUNNO

Sai quanto io ami l’estate

Le stelle cadenti sui nostri pensieri

le corse sui prati

quell’ombra benevola

della quercia materna e la calma

ammaliante dell’immobile stagno

Poi la sabbia salata

le nostre orme di amanti

Gendarmi indulgenti in coppia

in fila ed in marcia

fianco a fianco nel lento passare del tempo

Ma quando le foglie

ci vanno plagiando e ci indugiano indosso

e la complice nebbia ci confonde i profili

Ma quando il respiro si unisce

in un fiato fumoso e voglioso

E quando ti guardo le mani

amico discreto un miope lampione

Vorrei che l’autunno

ci facesse da padre

per benedire anche ora

i nostri abbracci notturni

Vorrei che l’ottobre

riuscisse a sopirci

in un mite letargo tra licheni e radici

E dolce sarà l’aspettarci

alla fine del bosco

nel nuovo iniziare

della lieta stagione

________________________

© Giovanni Ciao

(Art. Pascal Campion)

Io mi innamoro delle parole, sono loro che giungono a me, io allora mi lascio avvolgere dalla loro magia. Cosi che ho incontrato lo scrittore Giovanni Ciao, medico nefrologo, che cura il corpo e l’anima. Le parole delle sue poesie brillano di luce propria, lui stesso dice” scrivo poesie non per vivere, ma per sopravvivere” Scritti nati da esperienze di vita molto forti a cui ci si aggrappa come fulcro per raggiungere un certo equilibrio
Sono versi intensi, intrinsechi, che si aggrappano all’anima, che si arrampicano, cercando vette più alte, più difficili, perchè se ne va della nostra vita. Tutto ciò Giovanni Ciao lo capisce benissimo, lui che sull’altalena della vita ci sta in prima persona, in un alternarsi tra la vita e la morte, che, lui , spesso, per via del suo lavoro, accompagna. Cosa è la vita? Noi siamo in questa terra provvisori, vicini o distanti alla morte. Spesso la sfioriamo e neanche ne siamo consci. Giovanni un uomo, un medico, uno scrittore, figure ugualmente intense ed innamorate, in una fusione superba, lui innamorato dell’amore, di cui scrive intensamente, con passione.
Nelle sue poesie d’amore, ci si sofferma particolarmente, perchè non sono solo ispirate, ma dedicate ad una donna, cioè sua moglie Paola. Padre, marito, medico amorevole, amante della lirica che canta con la stessa intensità della sua vita.
In un mondo come questo potremmo pensare che sia una figura aliena, eh no! In questo caso siamo noi, gli alieni! Coltivare i rapporti dovrebbe essere compito di ciascuno di noi, un impegno gravoso, ma che ci ripaga circondandoci di amore. L’amore non si dice, l’amore si fa e Giovanni Ciao, lo coltiva con i pazienti, con la famiglia, con ogni persona. Un mito? Sicuramente lo è, nell’aridità dei sentimenti lui è l’oasi, il sollievo con l’esempio della sua vita, con le azioni e con i suoi versi. Leggere Giovanni Ciao ti arricchisce dentro, lui è l’amico che vorresti avere vicino, che vorresti ascoltare, in questo caso che devi leggere, leggere per capire quanto sia profondo. Una intensità, una profondità che sicuramente è frutto del suo lavoro, ma di lui, persona estremamente sensibile, che ha conservato la sua umanità, che non ha fatto del suo lavoro un abitudine, ma un esperienza metafisica. Molti medici dimenticano l’umanità, freddi, distanti, poco disponibili, arroganti, bruschi, in malattie che invece ne hanno bisogno di tanta, tanta umanità. Lui l’umanità non la dimentica, la scrive, la vive, la dona. Cosa dire ancora di questo scrittore straordinario? Leggetelo, amate ciò che scrive, ciò che dona a tutti noi, in un mondo cosi ostile, desertificato di sentimenti, di emozioni.
” Sono un medico. Ma non solo. Ho bisogno di esprimermi e condividere il mio sentire. Mi fa stare bene. Giovanni Ciao ”

APPUNTI DI VITA – Bertoni Editore – 2017
È la prima raccolta pubblicata dell’Autore. Qui si racconta attraverso la poesia l’attenzione alla
famiglia, alla natura e alle piccole cose quotidiane, sentimenti così fortemente trasmessi dai suoi
genitori.
Si tratta di una sorta di album fotografico, dove sono presenti non scatti preparati in studio, ma
istantanee, immagini in versi di ciò che circonda l’Autore e da lui più amato, con forti richiami al suo
spirito mediterraneo.
Un viaggio, quasi, a visitare le stanze del proprio sentire, le più nascoste, di cui l’Autore fornisce
generosamente la chiave.
Lo stile espressivo è evidentemente classico, con ricordi della letteratura dei primi dello scorso
secolo.

E CANTERÒ DI TE – Bertoni Editore – 2020
La seconda pubblicazione dell’Autore. Raccoglie poesie dedicate alla Donna. Donne, madri, figlie,
compagne…l’esaltazione della femminilità. In questa raccolta l’Autore pone su un amorevole
piedistallo la Donna nel suo universale valore, con particolare attenzione alle donne che più gli sono
quotidianamente accanto.
Ma l’intento travalica la domesticità raccontando anche di tempi e spazi distanti dall’entourage più
prossimo all’Autore, narrando così anche di realtà femminili purtroppo condivisibili in tutte le
società ed epoche culturali.

“Mio padre era un bell’uomo

Lo sguardo era chiaro

anche quando a volte guardava altrove

Aveva mani grandi

con dita nodose

Poco abituate alle carezze

Sapeva parlare quello che bastava

Ascoltava molto, in silenzio

anche le parole ingiuste

Mio padre era un brav’uomo

Non l’ho mai sentito bestemmiare

Una sera l’ho visto piangere

mentre teneva la mano a mia madre

Ho avuto poco tempo con mio padre

Ho avuto poco del suo tempo

Forse ancora meno ne ha avuto per lui

Ricordo molto di mio padre

Quello che mi ha insegnato

Quello che mi ha dato

e ogni cosa che mi ha negato

Di più ricordo il suo sorriso

Le cose che accadono di rado

sono le più belle e non si dimenticano

Mai”

_______________________

© Giovanni Ciao

(Art. Peter Lupkin)

I ragazzi di una quinta della Scuola Primaria dell’Alto Casertano torneranno a casa, abbraccerano i loro nonni e reciteranno loro una poesia

Non una di quelle presenti nei libri di testo, nelle antologie con i Poeti, quelli veri

Ma un semplice scritto, un pensiero di un perfetto sconosciuto: Giovanni Ciao …

Penso a questi ragazzi che dicono a memoria quello che ho scritto per una persona anziana

Ed è un’immagine che mi emoziona

Mi riempie di gioia. E di umile orgoglio

Un caro grazie alla Maestra Nicolina, per aver pensato a me e consegnato il mio sentire agli occhi e al cuore di questi ragazzi distanti da me centinaia di chilometri e ora a me così tanto vicini

E un abbraccio a tutti i Nonni e non, comunque nostre sorelle e fratelli anziani

_____________________________

COS’ALTRO DEBBO DIRTI

Cos’altro debbo dirti

figlio

che non ti racconteranno i giorni

Ora che anche i ciliegi perderanno

foglie

e i rami imbiancheranno negli inverni

Ma essi avranno a sé altre stagioni

e torneranno a rivedere i frutti

Mentre le mie radici non tarderanno

a rallentarne il passo

Se le ore un giorno ti saranno

lievi

non esitare a cedere alla memoria

Torna a pensare a questo albero

che ti era ombra sotto il sole

riparo dalla pioggia e appiglio

contro i venti opposti

E avrai giorni nuovi da raccontare

figlio

a gemme novelle e tiepide primavere

________________________

© Giovanni Ciao

“Ma tu hai mai amato?

Dico, hai mai donato l’Amore

quello vero?

Hai mai detto ti prego, mi dispiace

Hai mai pianto senza vergogna tra le sue mani?

Hai mai chiesto scusa

e baciato talmente forte le sue lacrime

da farle evaporare tra le tue?

Ti è mai capitato di fare l’Amore

con le sue parole, con tutte quelle che ha taciuto

Con i suoi sogni, con i suoi vorrei

Hai mai pensato al vostro futuro

piuttosto che al tuo domani?

L’Amore, quello serio

quello che si denuda dentro

senza nessun timore

Quello che si straccia via le vesti

dell’orgoglio senza alcun pudore

Tu l’hai mai vissuto?

Io l’ho fatto, tanti anni fa

O forse era solo ieri

E spesso al tramonto sorridendoci ne parliamo ancora

Mentre zitti insieme ci specchiamo

nei nostri sguardi stanchi

In un’altra sera di questa generosa estate

prima che un altro inverno le tempie ci scolora”

___________________

©️✒Giovanni Ciao

(Art.🖌Pascal Campion)

Un poeta rimane comunque una donna o un uomo, con i propri limiti legati all’essere umano. Non me la sentirei mai di idolatrare un poeta solo perché scrive cose “belle”. Dico solo che il vero poeta esprime sentimenti (ch’essi siano di rabbia, d’amore, di compassione, di ribellione o quant’altro) che sono realmente sentiti, anche se poi, per i propri limiti appunto, non sempre vengono messi in pratica. Giovanni Ciao.

Giovanni Ciao

Penso che il vero valore di chi scrive poesia sia quello di trasmettere un sentimento condivisibile, che possa poi far “nascere” in chi legge un sentimento analogo. Qui, secondo me, sta lo spirito della poesia: la parola che fa (ri)nascere. Giovanni Ciao

Tutto questo ed ancora, è Giovanni Ciao. Persona di grande spessore e umanità, le sue parole ci entrano di getto, una sorsata di acqua fresca e rigenerante.

Giovanni Ciao Scrittore: guaritore del corpo e dell’anima. 1° parte https://alessandria.today/2022/10/04/giovanni-ciao-scrittore-guaritore-del-corpo-e-dellanima-1-parte/

https://www.facebook.com/diGiovanniCiao. Versi Dispari – Pensieri di Giovanni Ciao

L’ intervista, Giovanni Ciao scrittore: guaritore del corpo e dell’anima 2° parte https://alessandria.today/2022/10/05/l-intervista-giovanni-ciao-scrittore-guaritore-del-corpo-e-dellanima-2-parte/

Articolo di Marina Donnarumma iris G. DM. Roma 7 ottobre 2022

La mia introduzione alla raccolta di poesia “Kimera” (poesie dell’Io) di Francesco Innella, prossimamente su Amazon…

Innella tratta di sé in questi bei versi senza cadere nell’egolatria. Supera addirittura un raffinato egotismo stendhaliano, che lo aveva contraddistinto molti anni fa. Con questa raccolta dimostra di aver superato la sua “notte dell’anima”. Queste poesie sono frutto di un combattimento interiore. Quando una persona fa meditazione per anni e intraprende un cammino spirituale spesso le capita di lottare contro i propri elementi fantasmatici.  Ognuno ha le sue fratture psicologiche e i  suoi fantasmi. Importante è saperli affrontare. Il poeta scrive a riguardo di “antiche presenze, che infestano da sempre la mente”. Chi nega di avere dei fantasmi mentali non è onesto intellettualmente o non si conosce abbastanza. Per dirla alla Bion ognuno ha i propri nuclei psicotici. Il nostro poeta li affronta. Ma le “antiche presenze” possono anche essere immagini primordiali antiche, archetipi appunto. Il percorso interiore e poetico di Innella consiste nello scavo di sé, nel lavoro di sé per rendere conscio l’inconscio. Ci riesce in modo egregio.   Innella ha lottato e ha vinto questa lotta interiore. A mio avviso è approdato all’equilibrio interiore o almeno a stati di coscienza,  di consapevolezza superiori. Intendiamoci subito: diventare persone spirituali non è cosa per niente facile perché ci sono tanti ostacoli, tante difficoltà. Nella migliore delle ipotesi nelle nostre vite, se si è persone oneste, dobbiamo sempre convivere nostro malgrado con “la comunella di malvagi” di cui scriveva Michelstaedter. Se mi chiedete però se  Innella è un  uomo pienamente risolto vi posso solo rispondere che nessun uomo e nessuna vita interiore sono pienamente risolte. Se considerate alla fine di ogni vita qualsiasi parabola esistenziale c’è sempre qualcosa di incompiuto. Il poeta a ogni modo lascia parlare nelle sue poesie il caro daimon socratico e lo fa in modo impeccabile. Il poeta percorre “la via interiore”: quella del “mistico silenzio” che porta a trascendere i conflitti interiori.    Ora il discorso è che una parte della critica, come reazione avversa all’ipertrofia dell’io di molti autori neolirici, auspicherebbe la rimozione dell’io lirico. Ma mi chiedo io quanto io c’è nel mondo e quanto mondo c’è nell’io? Impossibile distinguere con esattezza il viaggio di andata e ritorno che ognuno compie tra il proprio io e il mondo. Non si può discernere con esattezza.  È un gioco di specchi incredibile, fatto di introiezioni del mondo nell’io e di proiezioni dell’io nel mondo, la nostra vita. C’è un’interazione continua tra io e mondo. Inoltre in Innella non c’è traccia di superomismo né di culto della propria personalità. Poi per dirla all’Innella è inutile cercare di scacciare l’io perché ritorna sempre. Piuttosto ci vuole autoconoscenza e visione delle nostre problematiche interiori.  In questa raccolta abbiamo  lo smarrimento di un io che prende visione della miseria ontologica pascaliana (cioè essere una minuscola cosa di fronte all’immensità: Innella a tal proposito scrive di essere “un frammento dell’Assoluto”). Il poeta parla con il cuore in mano a tutti. Affronta tematiche complesse e spinose in modo comprensibile. Le sue belle poesie possono essere comprese dai più, anche se talvolta hanno il doppio, il triplo fondo e possono avere svariati livelli, diverse chiavi di lettura. Di sicuro questa raccolta è stata una lettura piacevole, anche perché ogni parola, ogni espressione è ponderata, calibrata, misurata; ogni parola ha il suo posto preciso e di ogni parola viene stabilito il suo peso specifico. Nel peggiore dei casi queste poesie vi consoleranno perché Innella interloquisce con voi, conosce bene i vostri animi, sa che siete suoi simili e suoi fratelli. Dispiace che questo autore, che spicca per bravura e umanità,  non sia adeguatamente conosciuto in un Sud che avrebbe bisogno di ascoltare la voce di poeti come lui. Ma il discorso si fa più ampio perché l’Italia intera  disconosce, mortifica,  bistratta  poeti validi, che restano sconosciuti ai più. Tra i tanti che scrivono versi il nostro si distingue per la ricerca interiore e la sobrietà stilistica, anche se essere poeti oggi è impresa da folli e la strada è impervia, è tutta 

Abbiamo perso a Noé Jitrik

Da H. Lanvers (Argentina)

(Tradotto e ripubblicato da Frida la loka) – Lombardia

È morto l’argentino candidato al Nobel di Letteratura 2022.
Si chiamava Noé, e con i suoi 94 anni, era il patriarca degli scrittori argentini. Esiliato dovuto alla dittatura.


Era Cavaliere delle Arti e delle Lettere in Francia e quest’anno, candidato al Premio Nobel.

《Non l’ho mai conosciuto, ma quando lesse la saga ” Africa “, mi recapito un commento molto riconoscente, esagerato sicuramente, oggi compare nella sovraccoperta dei miei 5 libri》

H. Lanvers


Dicono ch’era l’uomo più esperto nella Letteratura argentina e non solo, a livello umano era un brav’uomo e molto onesto, come successe con Borges.
Il Premio Novel ha perso un’altro personaggio incredibile.

Fra mille e mille di alunni e lettori che lo ricorderanno con affetto se n’è andato il vecchio saggio della Aldea della Cultura argentina .

Abbiamo perso a Noé Jitrik .

Ha diretto una monumental opera composta da 12 volumi, intitolata ” Historia crítica de la literatura argentina” (Storia critica della letteratura argentina), che scrisse tra tanti altri libri.

Foto a sinistra: Jitrik con lo scrittore J. Saramago* in attesa della cottura della grigliata nel cortile della legendaria Libreria Notanpuán, in San Isidro, Buenos Aires.

*(José de Sousa Saramago è stato uno scrittore, giornalista, drammaturgo, poeta, critico letterario e traduttore portoghese, insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1998). Wikipedia.

Tua.
7 ottobre, 2022.

Dal blog personale

http://fridalaloka.com

Il premio Nobel 2022 per la letteratura va ad una donna: la scrittrice francese Annie Ernaux si aggiudica l’ambitissimo riconoscimento,Gabriella Paci

(Arezzo)

Il premio Nobel per la letteratura di quest’anno è andato alla scrittrice francese Annie Ernaux:la Francia è il paese con il più alto numero di Nobel dato che in 121 anni di storia del premio ne ha ricevuti 16.

I romanzi

La scrittrice  è nata a Lillebonne (Senna Marittima) l’1 settembre 1940 ed è una delle voci più autorevoli del panorama culturale mondiale amata da generazioni di lettori e studenti che al considerano un classico. Le sue opere tradotte e pubblicate grazie all’editore Gallimard,sono raccolte per lo più in un unico volume della collana “Quarto” .In Italia la casa editrice “Orma editore” ha pubblicato il romanzo “il posto” ,”Gli anni”(premio Strega europeo 2016) L’altra figlia”, “Memoria di ragazza”, “Una donna,” (del Premio Gregor von Rezzori 2019) , ” Vergogna”, “L’evento” e “La donna gelata”. Nel 2017 la scrittrice francese ha ricevuto il Premio Marguerite Yourcenar alla carriera, mentre nel 2018 il Premio Hemingway per la letteratura. Ancora, nel 2022 il Premio letterario internazionale Mondello – sezione autore straniero.

A Novembre uscirà in Italia  il nuovo romanzo dal titolo “Ragazzo”

Chi è

Annie Ernaux si laurea nell’università di Rouen e si abilita all’insegnamento delle lettere. Insegna in un liceo e questo l’avvicina a quel mondo borghese che inciderà nella scrittura e nell’impegno politico e sociale. Negli anni 70 fa parte dl movimento femminista e pubblica nel 74 il romanzo “Gli armadi vuoti “a cui seguirà nel 1984 il suo quarto romanzo “Il posto” che vince il famoso Prix Renaudot

Attraverso le sue opere, Ernaux ha raccontato esperienze personali e avvenimenti accaduti nella sua vita, come ne “L’evento”, che ha ispirato l’omonimo film diretto da Audrey Diwan e Leone d’Oro alla mostra del cinema di Venezia  nel 2021. 

I commenti delle istituzioni

“Orgogliosa che una donna abbia vinto il Nobel per la Letteratura. Tra i favoriti c’era anche Michel Houllebecq. E’ incredibile che una scrittrice sia stata insignita di un così prestigioso riconoscimento. In fondo il movimento ‘Me too’ se non ha cambiato le sorti del mondo ha almeno posto degli interrogativi, ha portato le persone a riflettere anche su temi legati al rapporto uomo-donna“. Lo ha dichiarato all’Adnkronos Monique Veaute, direttrice artistica del Festival di Spoleto. I suoi romanzi, ha aggiunto, “sono un mélange di fiction e realismo puro conditi con straordinari accenni alla sua personalissima biografia, alla sua vita, spesso racconti intimi e privati. Una ‘corrente’ letteraria sconosciuta in Italia che va per la maggiore in Francia”.  “

 Dopo la premiazione sono arrivati i commenti delle istituzioni francesi. Il presidente francese, Emmanuel Macron, commentando in un tweet l’assegnazione del premio Nobelha scritto “Annie Ernaux scrive, da 50 anni, il romanzo della memoria collettiva e intima del nostro Paese. La sua voce è quella della libertà delle donne e dei dimenticati del secolo”,

Annie Ernaux Premio Nobel della Letteratura! Che grande emozione! E’ il coronamento di un’opera intima, ‘portatrice della vita degli altri’. Di una scrittura lavorata e densa che ha rivoluzionato la letteratura. Ma anche una vita di coraggio e di libertà, fonte infinita di ispirazione”. Così scrive in un tweet la ministra francese della Cultura, Rima Abdul Malak.

ANNIE ERNAUX

Il colore della poesia. Iris G. D

Capita che,

ti passano accanto perfetti sconosciuti,

che vorresti conoscere.

Improvvisamente un occasione persa!

Vorresti corrergli dietro,

toccare la sua spalla,

dirgli follemente

– Ehi sono io, non mi riconosci!

Il mio cuore si è bloccato per un attimo,

e poi eccolo qui, a battere come un tamburo! –

Non ci riconosciamo tutti,

non tutte le anime lo sanno fare,

ed eccoci soli ad aspettare che qualcuni ci riconosca.

Il desiderio irresistibile di qualcosa che possa far ricordare!

Una carezza, la fioritura dei mandorli,

la penombra delle ninfe dei sogni,

l’ambra, sandalo odoroso,

in quale luogo, non ricordo!

La panchina di dura pietra,

grida azzurre nel cielo appariscente..

Ho le mani ferme a mezz’aria, ali senza corpo, destinate a cadere.

E il loro destino di solitudine.

Un istantanea in bianco e nero,

un attimo per potersi riconoscere,

perchè l’attimo dopo è già lontano. Iris G. DM

Potrebbe essere un contenuto artistico raffigurante 1 persona e fiore

Giornata internazionale dell’insegnante – “Il maestro giusto”

Da Frida la loka Lombardia)

I versi di Gianni Rodari sono unici nel loro genere, comunicano dei messaggi estremamente profondi attraverso un linguaggio semplice e diretto; in questo caso, i versi che compongono la filastrocca Il maestro giusto sottolineano l’importanza di trovare, lungo il proprio cammino, un maestro che sappia coltivarci nel migliore dei modi; creando anche un modo molto tenero ma efficace, proprio oggi, giornata mondiale degli insegnanti, di ringraziare un maestro per tutto quello che ha fatto per noi.

Il maestro giusto

C’era una volta un cane
che non sapeva abbaiare.
Andò da un lupo a farselo spiegare.
Ma il lupo gli rispose
con un tale ululato
che lo fece scappare spaventato.

Andò da un gatto, andò da un cavallo,
e, mi vergogno a dirlo,

Imparò dalle rane a gracidare,
dal bove a muggire,
dall’asino a ragliare,
dal topo a squittire,
dalla pecora a fare “bè bè”,
dalle galline a fare “coccodè”.

Imparò tante cose,
però non era affatto soddisfatto
e sempre si domandava
(magari con un “qua qua”):
“Che cos’è che non va?”.
Qualcuno gli risponda, se lo sa.
Forse era matto?
O forse non sapeva

L’importanza dell’insegnante giusto
Spesso si ignora l’importanza di trovare il maestro giusto lungo il nostro cammino; basta poco per smarrirsi lungo il percorso di studi o per impantanarsi in una strada senza via d’uscita. Se nel nostro cammino riusciamo a trovare il maestro giusto, che comprende le nostre potenzialità e sa come coltivarle al meglio, dobbiamo essere pronti a mostrargli tutta la nostra gratitudine, perché è grazie a lui se siamo riusciti a crescere come meritavamo.

Tua.

5 ottobre, 2022.

Dal blog personale

http://fridalaloka.com

L’ intervista, Giovanni Ciao scrittore: guaritore del corpo e dell’anima 2° parte, di Marina Donnaruma Iris G. DM.

L’ intervista, Giovanni Ciao scrittore: guaritore del corpo e dell’anima 2° parte

Roma: Author: irisgdm 22 ottobre 2022

Giovanni Ciao

“In tanti anni di onorata professione
ancora sto cercando la giusta terapia
per l’ipocrisia, per la carenza di compassione
E per tutti quegli strani effetti avversi
di un’altra endovena di questo nostro folle amore” Giovanni Ciao

Io mi innamoro delle parole, sono loro che giungono a me, io allora mi lascio avvolgere dalla loro magia. Cosi che ho incontrato lo scrittore Giovanni Ciao, medico nefrologo, che cura il corpo e l’anima. Le parole delle sue poesie brillano di luce propria, lui stesso dice” scrivo poesie non per vivere, ma per sopravvivere” Scritti nati da esperienze di vita molto forti a cui ci si aggrappa come fulcro per raggiungere un certo equilibrio
Sono versi intensi, intrinsechi, che si aggrappano all’anima, che si arrampicano, cercando vette più alte, più difficili, perchè se ne va della nostra vita. Tutto ciò Giovanni Ciao lo capisce benissimo, lui che sull’altalena della vita ci sta in prima persona, in un alternarsi tra la vita e la morte, che, lui , spesso, per via del suo lavoro, accompagna. Cosa è la vita? Noi siamo in questa terra provvisori, vicini o distanti alla morte. Spesso la sfioriamo e neanche ne siamo consci. Giovanni un uomo, un medico, uno scrittore, figure ugualmente intense ed innamorate, in una fusione superba, lui innamorato dell’amore, di cui scrive intensamente, con passione.
Nelle sue poesie d’amore, ci si sofferma particolarmente, perchè non sono solo ispirate, ma dedicate ad una donna, cioè sua moglie Paola. Padre, marito, medico amorevole, amante della lirica che canta con la stessa intensità della sua vita.
In un mondo come questo potremmo pensare che sia una figura aliena, eh no! In questo caso siamo noi, gli alieni! Coltivare i rapporti dovrebbe essere compito di ciascuno di noi, un impegno gravoso, ma che ci ripaga circondandoci di amore. L’amore non si dice, l’amore si fa e Giovanni Ciao, lo coltiva con i pazienti, con la famiglia, con ogni persona. Un mito? Sicuramente lo è, nell’aridità dei sentimenti lui è l’oasi, il sollievo con l’esempio della sua vita, con le azioni e con i suoi versi. Leggere Giovanni Ciao ti arricchisce dentro, lui è l’amico che vorresti avere vicino, che vorresti ascoltare, in questo caso che devi leggere, leggere per capire quanto sia profondo. Una intensità, una profondità che sicuramente è frutto del suo lavoro, ma di lui, persona estremamente sensibile, che ha conservato la sua umanità, che non ha fatto del suo lavoro un abitudine, ma un esperienza metafisica. Molti medici dimenticano l’umanità, freddi, distanti, poco disponibili, arroganti, bruschi, in malattie che invece ne hanno bisogno di tanta, tanta umanità. Lui l’umanità non la dimentica, la scrive, la vive, la dona. Cosa dire ancora di questo scrittore straordinario? Leggetelo, amate ciò che scrive, ciò che dona a tutti noi, in un mondo cosi ostile, desertificato di sentimenti, di emozioni.

  • Quando hai scoperto il tuo amore per la scrittura?

È difficile risalire ad una data precisa. Da ragazzo divoravo letteralmente libri, dai romanzi ai gialli, dalla fantascienza all’avventura. Ma non disdegnavo la letteratura, specie l’inglese romantica e l’americana dei primi dello scorso secolo. Ho cominciato ad apprezzare la poesia durante gli studi universitari. D’Annunzio rimane il mio preferito. Saba e Cardarelli di seguito. In età matura ho saputo apprezzare Caproni e Campana. Forse è da allora che ho cominciato a buttare su carta alcuni dei miei pensieri, ma sempre in maniera “destrutturata”. Non mi hanno mai convinto… Forse un giorno ritiro fuori quegli appunti, magari potrebbero sorprendermi nel rileggerli.

  • Perché la poesia?

Da medico ritengo di avere un pensiero prevalentemente analitico, forse è per questo che non mi sono mai dedicato alla prosa. La poesia in poche parole riesce a descrivere momenti ed emozioni che, tradotti in prosa, impiegherebbero decine di pagine. È un po’ come la fotografia e il cinema . La poesia ha il dono della sintesi tramite la parola. Arriva rapidamente all’animo del lettore e innesca reazioni che durano poi nel tempo. Penso, inoltre, che una poesia letta più volte, con stati d’animo diversi possa trasmettere emozioni altrettanto differenti. Mi piace perché è potente.

  • Bellissima risposta! mi piace sondare le persone. Tu fai un lavoro delicato, hai a che fare con malati gravi, certe volte non riesci a salvarli come vorresti. La poesia ti aiuta?

Esternare i propri sentimenti dovrebbe essere il fulcro intorno cui ruota la nostra esistenza. Condividere un proprio sentire facendo partecipe chi ci sta intorno è alla base di ogni psicoterapia di gruppo. Perché non farlo con la poesia? Certo sarebbe utopistico pensare ad un suo auspicabile potere salvifico, ma sicuramente potrebbe essere d’aiuto in diverse situazioni. La solitudine, la malattia, la morte… Il proprio senso di impotenza, la propria limitatezza. In questo senso, sì, mi aiuta. Esprimere su carta la propria frustrazione di fronte all’inevitabile fuggirsi della vita può, a volte, avere un potente valore catartico

  • Tu hai pubblicato diversi libri, per te è stato facile farti pubblicare, oppure hai fatto in self publishing?

Circa 10 anni fa, per curiosità mi sono iscritto su Facebook. Social certamente criticabile, che tuttavia, tra i tanti aspetti negativi, me ne ha fatto subito riconoscere uno decisamente positivo: la condivisione praticamente immediata e amplissima. Ho cominciato a pubblicare alcuni miei scritti, con un discreto riscontro, tant’è che una mia cara amica di Perugia mi ha suggerito di raccoglierli in una pubblicazione su carta, suggerendomi il nome di un Editore locale, Jean Luc Bertoni, cui provare a sottoporne il vaglio. Beh, quest’anno mi ha pubblicato la terza raccolta… In verità non simpatizzo molto per il self-publishing; un Editore ha una visione molto più ampia e professionale, segue passo passo l’editing, appoggia l’eventuale pubblicizzazione. Da non dimenticare, poi, che se un Editore pubblica un libro è perché comunque ne ravvede un valore. A me piace poco l’autoreferenzialità.

  • Cosa conta per te nella vita?

Viverla. Nel senso: dobbiamo renderci conto che comunque la vita è un dono. Da parte di Dio, se credi; è la Natura che l’ha reso possibile, o, molto più “terra terra” la nostra vita è un dono che mamma e papà ci hanno donato. E questa è l’opzione che preferisco. Scherzi a parte. La Vita va vissuta. Ogni singolo minuto non va sprecato. Cosa conta di più? Apprezzare tutto ciò che ci vive intorno. Capire che tutto questo non è un obbligo, un qualcosa che ci è dovuto. Ma un meraviglioso privilegio. Il sole che sorge e che tramonta, la donna che ti respira accanto, il passare dei giorni e delle stagioni, non sono banalità. Dobbiamo guardare tutto ciò come un miracolo. Ed è così che tutto ci conta nella vita.

  • Tu fai un lavoro che ti fa vivere vicino al dolore della gente, come affronti tutto ciò?

A volte è difficile, complicato. Stare vicino ad una persona che soffre ti fa capire quanto siamo fragili e ti riporta con i piedi per terra. Ma a lungo logora. Specie nei casi in cui è chiara l’evoluzione fatale del caso. Lì bisogna trovare il modo migliore per accompagnare il paziente, essere comunque vicini ai suoi cari e, soprattutto, vincere quel senso di frustrazione che tenta di sopraffarti. In questo lavoro bisogna vincere la voglia di presunzione, comprendere che un medico non è un padreterno e non può sostituirsi alla natura. È pericoloso, controproducente ed espone a quello che di più deleterio un medico può fare ad un suo paziente: accanirsi. Poi esco dall’ospedale, mi svesto del camice, della divisa, ma non dei pensieri, che a volte mi seguono fino a casa. La famiglia qui entra in gioco in maniera determinante: entro in un porto sicuro, accogliente e mi rassereno. Almeno fino al turno successivo.

  • Quanto influisce il tuo lavoro sui tuoi scritti?

Come dicevo, il mio lavoro mi continua ad insegnare ogni giorno i miei limiti. Mi pone dinanzi inesorabilmente la mia finitezza, non solo in termini professionali, ma soprattutto, per ciò che riguarda il mio vivere, che ha avuto un inizio e avrà certamente una fine. E, tra l’inizio e la fine, ritengo sia compito di ogni donna ed uomo cercare il “fine” di questo magnifico viaggio. Spesso scrivo di quanto mi circonda, della meraviglia che ho intorno, perché è necessario tornare a porre la dovuta attenzione a tutto ciò. Dovremmo riprendere a guardare il mondo con gli occhi di bambino e stupirci anche e soprattutto per le piccole cose, apprezzandone l’enorme valore. E la mia professione mi insegna ogni giorno che tutto questo potremmo perderlo, per un semplice soffio di vento.

  • Ho notato che spesso parli d’amore nelle tue poesie, lo conosci, lo vivi, ci credi? Nel senso che trovo le tue poesie non solo ispirate, ma dedicate.

“… e di cosa vorreste scrivere?” – Io? Del cuore! “E… voi lo conoscete?” -In parte… Questo per dirti: chi è che conosce l’amore, davvero, nella sua completezza? Intanto bisognerebbe definirlo, l’Amore. Accanto a me, da sempre, c’è una Donna, l’unica, che sempre più spesso è interprete principale dei miei pensieri, dei miei scritti. Dei miei giorni e delle mie notti. Ecco: lei, per me è Amore. E cerco di viverlo, goderlo ogni attimo del mio tempo. E lo temo. Ne temo la mancanza. È il mio incubo ricorrente.

  • Quest’ultima risposta mi ha commossa, un vero dono. Se ti dovessi descriverti cosa diresti di te stesso?

“Da sempre ho disdegnato le alte quote e non per il mio soffrire le vertigini Mi piace sguazzare nel mio pittoresco stagno E mentre soddisfatto guardo sopra di me volare in alto in cerchio aquile fiere e nobili falconi, io me ne resto qui Umile folaga nel mio inalienato domestico piccolo e sempre amato mondo antico Ed è proprio così che tra questa enorme folla anonima io mi procaccio i giorni E mi continuo a vivere””

Onorata di questa intervista, ho l’impressione di nuotare nel cuore, Grazie Giovanni Ciao.

Giovanni Ciao Scrittore: guaritore del corpo e dell’anima. 1° parte https://alessandria.today/2022/10/04/giovanni-ciao-scrittore-guaritore-del-corpo-e-dellanima-1-parte/

https://www.facebook.com/diGiovanniCiao. Versi Dispari – Pensieri di Giovanni Ciao

MI FAI RESTARE

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Mi fai restare qui con te

mi andrebbe sai di domandarti

Mi rimarrei in silenzio al fondo del tuo letto

mi basterebbe di vegliarti mentre tu respiri

Mi illuderei di carezzare a lungo i tuoi capelli

e di sfiorar le labbra tue quando nel sonno

sogni d’odor di fresie e di ginestre

Chissà, mi chiedo

se per un istante ci sarò

tra le tue ciglia già socchiuse

Se sarò io a farti sospirar più forte

e tu che ti dici, no, non voglio più svegliarmi

Chissà, se mai ricorderai poi

domani del tuo lieto dormire

e della mia fugace effimera presenza

A me resta tra le dita ancora l’eco profumata

di un tuo ti amo detto ad occhi chiusi

Dei desideri l’eterna mia notturna essenza

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©️✒Giovanni Ciao

(Art. 🖌Nirav Patel)

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https://www.lafeltrinelli.it/libri/autori/giovanni-ciao

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https://www.mondadoristore.it/…/Giovanni-Ciao/aut03436179

ORA SIAMO AMORE

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Forse ho scoperto l’amore troppo tardi

Nei nostri abbracci alla stazione quando ritorno

Nel bacio sulla fronte mentre ancora dormi

Quando ti cerco la mano al parco nella nebbia

O in un sorridersi divertito nel mattino

con le labbra bianche e dolci di cappuccino

Sì, perchè prima facevamo l’amore

Ora lo siamo

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© ✒Giovanni Ciao

(Art. 🖌Stephen Shortridge)

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5 Ottobre 2022. Roma Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM

Viaggio nella poesia classica greco-romana: La poetessa Saffo di Mitilene di Caterina Alagna

Salerno, ore 15:55

Link al mio blog https://farfallelibereblog.blogspot.com/

Link a quest’articolo nel mio blog https://farfallelibereblog.blogspot.com/search/label/Poesia%20greco-romana

Saffo nacque tra la fine del VII secolo e l’inizio del VI secolo a.C. sull’ isola di Lesbo. Trascorse la sua vita nella città di  Mitilene, anche se alcune fonti la vorrebbero nativa di Ereso. Certamente fu in buoni rapporti col poeta Alceo, anche lui di Mitilene, che le dedicò un celebre verso:

“Cinta di viole, pura, riso di miele, Saffo.”

Entrambi di origine aristocratica, nutrivano una certa avversione per i parvensus, ovvero per coloro che non erano ricchi. Entrambi, inoltre, appartenevano a una sorta di club. Alceo all’eteria, mentre Saffo al tiaso, dove esercitò il ruolo di educatrice. L’eteria era un circolo aristocratico e militare che univa persone della stessa età, dello stesso sesso e delle stesse idee politiche. Le discussioni che avvenivano all’interno dell’eteria erano quasi tutte a sfondo politico. Per quel che riguarda il tiaso, invece, per molto tempo si è pensato che fosse una specie di educandato per ragazze di buona famiglia per apprendere tutto quel che fosse necessario prima di dedicarsi al doveroso ruolo di spose e di madri. Ma a un’analisi più attenta, basatasi proprio su alcuni frammenti delle poesie di Saffo, è stato ipotizzato che si trattasse piuttosto di un corrispondente femminile dell’eteria, ovvero una sorta di comunità che sicuramente esplicava un ruolo educativo, ma  che era, allo stesso tempo, caratterizzata da forti connotati religiosi che miravano al raggiungimento dell’ideale di perfezione attraverso una serie di pratiche liturgiche e sociali, in cui grande spazio era dedicato al culto di Afrodite. Le ragazze del tiaso vivevano una vita all’insegna della grazia e della raffinatezza. Erano immerse in una sorta di mondo irreale, in una dimensione estatica in cui erano frequenti allucinazioni e visioni della divinità. Un elemento fondamentale del tiaso era l’amore tra le fanciulle, ovvero l’amore saffico. Saffo aveva un marito e una figlia ma ciò non le impediva di intrattenere relazioni con le sue ragazze, relazioni che avevano un forte aspetto educativo. Ciò  stupisce, e non poco, dal momento che le donne nella cultura greca avevano scarsi rapporti col mondo esterno. Sull’isola di Lesbo, invece, le donne avevano la possibilità di ricevere la stessa formazione culturale riservata ai maschi.  Celebre è il testo “Ode alla gelosia“, il più letto e il più tradotto di tutta la letteratura greca:

Mi sembra che sia simile agli dèi

quell’uomo che dinanzi  a te

siede e da vicino dolcemente parla-

          re ti ascolta

e sorridere amorosamente. E ciò davvero 

il cuore nel petto mi fa sobbalzare:

come infatti per poco ti guardo, così di voce

           neppure un soffio mi viene,

ma la lingua resta spezzata, sottile

subito sotto la pelle un fuoco mi scorre,

con gli occhi nulla più vedo, rom-

bano le orecchie,

un sudore mi bagna, un tremito

tutta mi prende, più pallida dell’erba 

io sono e dalla morte poco lontana

        sembro ( a me stessa).

In questi versi, Saffo esprime liberamente i propri sentimenti nei confronti di una ragazza. Secondo alcune fonti si tratterebbe di un epitalamio, ovvero, di un canto scritto per le nozze di una fanciulla e l’uomo che compare al secondo verso sarebbe il promesso sposo. Per altri, invece, sarebbe una sorta di corteggiamento da parte di colui che ” sembra che sia simile agli dèi” nei confronti della ragazza, di fronte al quale Saffo esprime tutta la sua sofferenza per la gelosia provata nei confronti della fanciulla. Saffo fa dell’eros la sua stessa ragione di vita arrivando a trasformare questa sua profonda passione in una sorta di “filosofia”. Lei stessa ce ne parla nei versi intitolati “La cosa più bella”:

Alcuni di cavalieri una schiera, altri di fanti,

altri di navi dicono che sulla terra nera

sia la cosa più bella: io invece 

          ciò che si ama.

Assai facile render comprensibile 

a tutti ciò: infatti colei che di molto superò

in bellezza gli umani, Elena, lo sposo, 

          insigne di tutto

abbandonò e venne a Troia per mare 

e non della figlia nè dei cari genitori

affatto si ricordò, ma la travolse 

         folle d’amore Cipride

ed ora di Anattoria mi fa ricorda-

        re, che non è qui:

di lei l’amato incedere vorrei

vedere e la luce che le brilla in viso 

più che i carri dei Lidi e nell’armi

       i fanti schierati a battaglia.              

Al di là delle vicende personali di Saffo, è bene precisare che l’eros all’interno del tiaso era regolato da un codice di comportamento collettivo, che aveva le sue regole positive e i suoi divieti. Su tali norme vigilava la stessa Afrodite che era garante di giustizia (dikh), la cui violazione coincideva con il rifiuto dell’amore o con il tradimento. In poche parole, per Saffo, Elena non è nè colpevole nè vittima, ma una prescelta di Afrodite, ed è meritovole di stima perchè obbedisce alla dikh della dea. I grammatici alessandrini suddivisero le poesie di Saffo in nove libri, di cui l’ultimo raccoglieva gli epitalami, una serie di canti  destinati a riti nuziali che Saffo scrisse quasi sicuramente su commissione. Ma negli epitalami ci sono anche versi che Saffo riserva ai suoi affetti familiari, versi in cui incontriamo una Saffo diversa da quella dei canti amorosi. Alcuni frammenti ci restituiscono un’immagine più privata della poetessa, legata soprattutto all’ambito della famiglia. Si tratta di poesie dedicate alla figlia Kleis, alla quale fu sempre legata da un profondissimo affetto. 

Ho una bella figlia, che a fiori d’oro

simile ha l’aspetto, l’amata Kleis:

in cambio di lei nè tutta la Lidia nè l’amabile

(vorrei avere)

Purtroppo gran parte dell’opera di Saffo è stata perduta e quel che abbiamo a disposizione sono solo frammenti. Gli studi più recenti, però, hanno gettato nuova luce sulla sua figura così eccezionale da costituire un caso unico nella storia della letteratura occidentale. Concludo con una celebre affermazione del critico E. Thovez, il quale dichiarò che sarebbe stato disposto a dare tutta la letteratura latina per un solo verso di Saffo. Si tratta sicuramente di un’esagerazione, ma serve a darci un’idea di quanto sia grave la perdita che, purtroppo, abbiamo ereditato di gran parte della sua opera.

Sguardo animale di Flavia Sironi: OGGI 4 OTTOBRE E’ LA GIORNATA MONDIALE DEDICATA A TUTTI GLI ANIMALI DELLA TERRA

Sguardo animale di Flavia Sironi: OGGI 4 OTTOBRE E’ LA GIORNATA MONDIALE DEDICATA A TUTTI GLI ANIMALI DELLA TERRA.

Date: 4 ottobre 2022Author: irisgdm

Anche l’uomo è un animale. ANIMALE: ANIMA.

L’uomo/donna appartiene al regno animale e ha, o meglio dovrebbe avere, un’anima.

Noi umani associamo la parola anima al divino. L’anima per noi umani è la sede dei sentimenti.

Per molti di noi l’anima è immortale e ci sopravvive dopo la morte del corpo.

Purtroppo però spesso molti di si scordano di averla e, o per ingordigia, o per sete di potere, o per tantissimi altri egoismi terreni, la mettono da parte per poi ricordarsene al momento della morte per paura di sprofondare nel profondo regno degli inferi. Attraverso la religione chiedono perdono delle loro malefatte.

Questo non accade alle specie che consideriamo animali, ai quali molti non attribuiscono il possesso dell’anima ma li considerano esseri inferiori da utilizzare a loro piacimento, uso e consumo.

Invece gli animali hanno una gerarchia ben precisa, si accoppiano solo con gli esseri della loro specie ( tra noi umani esiste persino la zoorastia ), rispettano i loro cuccioli, ovviamente per quanto riguarda i selvatici con la selezione per la sopravvivenza della razza.

Quelli che noi consideriamo animali non hanno inquinato il mondo, non hanno distrutto foreste, non hanno estinto altre specie di animali ma hanno, o meglio avrebbero, mantenuto l’equilibrio naturale del pianeta.

Buona giornata degli animali al lupo che a fatica sta tornando sulle nostre montagne per via della caccia spietata di alcuni umani ma, per fortuna, con la salvaguardia di altri.

Buona giornata degli animali all’orso che ha la stessa sorte del lupo.

Buona giornata degli animali alla volpe, alla quale attribuiscono colpe che spessissimo non ha, per lucrare sulle sue presunte malefatte, e per usare la sua splendida pelliccia per sciocche donne che non per questo diventano più belle.

Buona giornata degli animali ai gufi, alle civette, alle aquile, ai tassi, ai procioni, ai topolini, agli scoiattoli che si apprestano ad affrontare il letargo insieme alle marmotte, insomma buona giornata degli animali a tutti gli animali di tutto il creato e anche a quegli umani che un’anima la possiedono davvero.

Articolo di Flavia Sironi

Blog: sguardo animale

Domenica, 9 Ottobre ti aspettiamo qui per farti conoscere il dog Trail e il canicross. #sguardoanimalediflaviasironi#flaviasironi#camminacolcane#canicross#sportcinofili#canifelici#canifelici❤️#canidiinstagram#cani#cane#caniche

Non è obbligatorio prendere un cane, anzi se non lo considerate uno della famiglia lasciatelo a chi lo merita. Non pensate di prenderlo per fare la guardia. Se avete paura dei ladri prendete un antifurto, non mangia, non fa’ i bisognini, non si ammala, non invecchia, non muore, non lo possono avvelenare e costa una volta sola. UN CANE È UN COMPONENTE DELLA FAMIGLIA

Articolo di Flavia Sironi

Il colore della poesia: Iris G. DM

Date: 4 ottobre 2022Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

Puro nettare

in un bicchiere di cristallo,

staglia il colore rosso brillante,

in queste pure pareti trasparenti.

Opera d’arte di Dio,

stilla vita dalle vene,

colori aranciati e di tramonto,

grondante semi di rubino e di sangue.

Chicchi rilucenti,

grappoli come cristalli,

porpora scarlatta e di campanelli d’oro,

frutto e albero divino e antico. Iris G.DM

Giovanni Ciao Scrittore: guaritore del corpo e dell’anima. 1° parte

Date: 4 ottobre 2022Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM. Roma 4 ottobre 2022

Giovanni Ciao

“In tanti anni di onorata professione
ancora sto cercando la giusta terapia
per l’ipocrisia, per la carenza di compassione
E per tutti quegli strani effetti avversi
di un’altra endovena di questo nostro folle amore” Giovanni Ciao

dottor Giovanni Ciao

Sono un medico. Ma non solo. Ho bisogno di esprimermi e condividere il mio sentire. Mi fa stare bene. Giovanni Ciao

“Hai sbagliato tutto, uomo
Potrai fiaccarle i fianchi
Rasarle il capo
Privarla del piacere
Potrai toglierle il tempo
Potrai imporle un dio
e la forza del tuo pugno
Ma hai sbagliato tutto, credimi
Perché le hai lasciato gli occhi
Per piangere
Per soffrire
Per sorridere
Per arrossire
Per gioire
Per amare, ancora
Potrai renderla schiava, uomo
Ma non potrai strapparle via la libertà
di farsi guardare dentro l’animo”


Io mi innamoro delle parole, sono loro che giungono a me, io allora mi lascio avvolgere dalla loro magia. Cosi che ho incontrato lo scrittore Giovanni Ciao, medico nefrologo, che cura il corpo e l’anima. Le parole delle sue poesie brillano di luce propria, lui stesso dice”scrivo poesie non per vivere, ma per sopravvivere” Scritti nati da esperienze di vita molto forti a cui ci si aggrappa come fulcro per raggiungere un certo equilibrio
Sono versi intensi, intrinsechi, che si aggrappano all’anima, che si arrampicano, cercando vette più alte, più difficili, perchè se ne va della nostra vita. Tutto ciò Giovanni Ciao lo capisce benissimo, lui che sull’altalena della vita ci sta in prima persona, in un alternarsi tra la vita e la morte, che, lui , spesso, per via del suo lavoro, accompagna. Cosa è la vita? Noi siamo in questa terra provvisori, vicini o distanti alla morte. Spesso la sfioriamo e neanche ne siamo consci. Giovanni un uomo, un medico, uno scrittore, figure ugualmente intense ed innamorate, in una fusione superba, lui innamorato dell’amore, di cui scrive intensamente, con passione.
Nelle sue poesie d’amore, ci si sofferma particolarmente, perchè non sono solo ispirate, ma dedicate ad una donna, cioè sua moglie Paola. Padre, marito, medico amorevole, amante della lirica che canta con la stessa intensità della sua vita.
In un mondo come questo potremmo pensare che sia una figura aliena, eh no! In questo caso siamo noi, gli alieni! Coltivare i rapporti dovrebbe essere compito di ciascuno di noi, un impegno gravoso, ma che ci ripaga circondandoci di amore. L’amore non si dice, l’amore si fa e Giovanni Ciao, lo coltiva con i pazienti, con la famiglia, con ogni persona. Un mito? Sicuramente lo è, nell’aridità dei sentimenti lui è l’oasi, il sollievo con l’esempio della sua vita, con le azioni e con i suoi versi. Leggere Giovanni Ciao ti arricchisce dentro, lui è l’amico che vorresti avere vicino, che vorresti ascoltare, in questo caso che devi leggere, leggere per capire quanto sia profondo. Una intensità, una profondità che sicuramente è frutto del suo lavoro, ma di lui, persona estremamente sensibile, che ha conservato la sua umanità, che non ha fatto del suo lavoro un abitudine, ma un esperienza metafisica. Molti medici dimenticano l’umanità, freddi, distanti, poco disponibili, arroganti, bruschi, in malattie che invece ne hanno bisogno di tanta, tanta umanità. Lui l’umanità non la dimentica, la scrive, la vive, la dona. Cosa dire ancora di questo scrittore straordinario? Leggetelo, amate ciò che scrive, ciò che dona a tutti noi, in un mondo cosi ostile, desertificato di sentimenti, di emozioni.

“È quando tutto d’intorno

ti diventa buio

che la fiammella di una candela

riesce ad abbagliarti”

________________________

© Giovanni Ciao

(Ph. Giovanni Ciao)

Foto di Giovanni Ciao

GIOVANNI CIAO
Nato a Pescara(1960) da genitori assolutamente meridionali; da loro ha imparato ad apprezzare la
spontaneità del carattere siciliano e la vivacità del pensiero campano. È comunque sempre vissuto
a Perugia.
Medico di professione (nefrologo) ha provato sulla propria pelle la sofferenza umana. Nonostante
la formazione scientifica ha da sempre amato la letteratura classica.
Ha pubblicato tre raccolte poetiche, con Bertoni Editore, Perugia.
La prima, “Appunti di vita”, del 2017 racconta attraverso la poesia l’attenzione alla famiglia, alla
natura e alle piccole cose quotidiane, sentimenti così fortemente trasmessi dai suoi genitori. Si tratta
di una sorta di album fotografico, dove sono presenti non scatti, ma poesie di ciò che circonda
l’Autore, con chiari richiami al suo spirito mediterraneo
La seconda pubblicazione “E canterò di te”, 2020 raccoglie poesie dedicate alla Donna. Donne,
madri, figlie, compagne…l’esaltazione della femminilità. In questa raccolta l’Autore pone su un
amorevole piedistallo la Donna nel suo universale valore, con particolare attenzione alle donne che
più gli sono quotidianamente accanto.
La terza raccolta si intitola “Giorni alla finestra”, sempre edito da Bertoni, 2022, a cura del Gruppo
Letterario “Women@work”. La narrazione assume l’aspetto di un diario che si dipana in un anno di
segregazione in corso della recente pandemia. Giorni vissuti per lo più dietro i vetri delle finestre,
guardando con ansia ciò che là fuori si viveva. Un ritrovarsi in spazi domestici, a volte angusti, ma
per l’Autore sempre fortemente amati.
Ha partecipato alle antologie “Donne che parlano agli uomini. Uomini che parlano alle donne” – ed.
La casa degli Artisti – Quaderni; “Inno all’amore” – Bertoni Editore.
L’Autore asserisce spesso: “…scrivo poesie non per vivere, ma per sopravvivere…”

Le visite, al tempo del Covid

(Memorie di un medico di campagna)

_____________________________

“Un mio paziente, un mio caro amico, l’altro giorno è venuto in ospedale, alla visita di controllo.

Si è parlato di tutto, meno che di salute.

Lui ha la passione per la fotografia.

Ma più che altro per la vita.

Mi dice che legge con piacere i miei scritti.

Lui le chiama “poesie”…

Mi dice:

“Posso chiederti una cosa? Puoi anche non rispondermi”

“Dimmi”

“Leggo sempre con interesse ciò che scrivi, ma… dì la verità: ma è proprio vero che hai trovato l’amore della tua vita?”

Io lo guardo e sorrido dietro la mascherina.

Lui mi guarda gli occhi e annuisce.

Ci si appannano gli occhiali.

E gli occhi”

____________________________

©️✒Giovanni Ciao


Ha pubblicato tre raccolte poetiche, con Bertoni Editore, Perugia.
La prima, “Appunti di vita”, del 2017 racconta attraverso la poesia l’attenzione alla famiglia, alla
natura e alle piccole cose quotidiane, sentimenti così fortemente trasmessi dai suoi genitori. Si tratta
di una sorta di album fotografico, dove sono presenti non scatti, ma poesie di ciò che circonda
l’Autore, con chiari richiami al suo spirito mediterraneo

“Amo, la notte

guardare da quassù

il rumore del mondo

Mi sembra essere così distante

ascoltare solo il battere

dei nostri cuori mi ripaga

del dover riscendere

domani

tra il silenzio della gente”

_________________________

© Giovanni Ciao

(Art. Pascal Campion)


La seconda pubblicazione “E canterò di te”, 2020 raccoglie poesie dedicate alla Donna. Donne,
madri, figlie, compagne…l’esaltazione della femminilità. In questa raccolta l’Autore pone su un
amorevole piedistallo la Donna nel suo universale valore, con particolare attenzione alle donne che
più gli sono quotidianamente accanto.
La terza raccolta si intitola “Giorni alla finestra”, sempre edito da Bertoni, 2022, a cura del Gruppo
Letterario “Women@work”. La narrazione assume l’aspetto di un diario che si dipana in un anno di
segregazione in corso della recente pandemia. Giorni vissuti per lo più dietro i vetri delle finestre,
guardando con ansia ciò che là fuori si viveva. Un ritrovarsi in spazi domestici, a volte angusti, ma
per l’Autore sempre fortemente amati.
Ha partecipato alle antologie “Donne che parlano agli uomini. Uomini che parlano alle donne” – ed.
La casa degli Artisti – Quaderni; “Inno all’amore” – Bertoni Editore.
L’Autore asserisce spesso: “…scrivo poesie non per vivere, ma per sopravvivere…”

“Ho sempre avuto un debole

per le timide fossette del tuo sorriso

per quelle amabili rughe sopra il tuo labbro

per le pudìche borse sotto i tuoi occhi

Mi cantano della tua allegria

Mi dicono dei nostri baci

Mi raccontano delle tue lacrime”

__________________________

© Giovanni Ciao

(Art. Ikenaga Yasunari)

“Quello che ad agosto temi di pensare

e che settembre inizia piano piano a fartelo apprezzare

giunge sommesso quest’altro ottobre

Che tra nebbie discrete e le dismesse foglie

con educato garbo te lo farà per sempre amare”

__________________________

©️✒Giovanni Ciao

foto di Antonella Marzano

https://www.facebook.com/diGiovanniCiao La pagina di poesie di Giovanni Ciao

Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM

Luminosa essenza

Da Frida la loka (Lombardia)

A dir il vero, oggi mi hai sorpresa. La giornata mi hai donato; e sai che ho un debole per te.

Sei comparso quando ormai non ci aspettavo... all'improvviso.
D'altronde, lo fai sempre, giochi di speculazione?, un segno in codice per dire: - ci sono? oppure semplicemente un accenno del tuo baglior giallo-verde per rassicurare anime volubili.

E io ho raccolto questo mazzo di raggi dorati, come un bouquet appena preparato per me, fresco e tiepido al contempo e l'ho annusato come candidi gelsomini in primavera.

Corpo luminoso prediletto sei tu, sei tornato e avrei giurato che hai pure schizzato un febbril sorriso autunnale,anche questo; solo per me.

Illusa e conformista, questa sono; sognatrice di utopie azzurri verdi che tolgono il fiato.

Tua.

3 ottobre, 2022.

Dal blog personale

http://fridalaloka.com

Ripubblicato su

http://alessandria.today

Elettra di Gian Carlo Fanori (Giovane Holden Edizioni)

Elettra di Gian Carlo Fanori (Giovane Holden Edizioni)

SU  DA NADIA ARNICE AUTRICE

“QUELLI CHE MI LEGAVANO AI MIEI TERRITORI ERANO SENTIMENTI FORTI, MA IL MIO DESIDERIO DI FARE LA GIORNALISTA LO ERA ANCORA DI PIÙ. SAPERE CHE AVREI SOFFERTO PER LA MANCANZA DEI MIEI AFFETTI NON MI AVREBBE TRATTENUTA, COSÌ COME SAPERE MI ATTENDEVA UNA VITA SPARTANA. SOTTO IL PROFILO ECONOMICO LA PROPOSTA DI STILE&SOCIETÀ NON ERA CERTO DELLE MIGLIORI, E NON MI SFUGGIVA CHE AVREI DOVUTO SUDARE SETTE CAMICIE PER FARMI BASTARE L’ESIGUO STIPENDIO PREVISTO. GRAZIE A DIO AVEVO DA PARTE UN PO’ DI SOLDI, ACCUMULATI A FURIA DI DARE LEZIONI PRIVATE E NEI MESI DI INSEGNAMENTO, E IN QUALCHE MODO… IN QUALCHE MODO CE L’AVREI FATTA.”

Elettra è una giovane donna bellissima, colta e intelligente. Determinata a diventare giornalista, dopo gli studi e un tirocinio presso una testata di provincia, entra nello staff di una celebre rivista patinata diretta dall’ambiguo Luciano Schiavo. Per adeguarsi ai ritmi del nuovo lavoro si trasferisce a Milano lasciandosi alle spalle senza troppi rimpianti un incarico da insegnante. Più complessa la sua situazione sentimentale: un fidanzato perfetto abbandonato in favore di un amante innamorato della sua ex, da cui a sua volta è stata abbandonata.
L’avvenenza di Elettra, che spesso l’ha favorita, a volte si rivela un peso insostenibile. In particolare, quando il suo nuovo capo la fa oggetto di molestie sessuali.
Che fare? Denunciarlo o tentare di dimenticare e ricominciare ancora una volta? E soprattutto, quante volte si può trovare la forza per ricominciare?
Gian Carlo Fanori esplora con audacia la psicologia di una giovane donna in carriera costretta a fare i conti non solo con un mondo professionale in cui le attenzioni morbose del capo hanno scarsa possibilità di essere sanzionate, ma anche con se stessa e le proprie ambizioni.

RECENSIONE

Oggi voglio parlarvi del libro: “Elettra” di Gian Carlo Fanori. Una storia che ho apprezzato moltissimo.

Elettra è una giovane donna bellissima, colta e intelligente. Determinata a diventare giornalista, dopo gli studi e un tirocinio presso una testata di provincia, entra nello staff di una celebre rivista patinata diretta dall’ambiguo Luciano Schiavo. L’avvenenza di Elettra, che spesso l’ha favorita, a volte si rivela un peso insostenibile. In particolare, quando il suo nuovo capo la fa oggetto di molestie sessuali.

Un libro che rispecchia la vita di quasi tutte le donne giovani. L’autore racconta la storia di Elettra con enfasi e passione. La protagonista una donna comune con ambizioni lavorative che desidera ardentemente diventare una giornalista, ma è anche una giovane normale alla ricerca dell’amore eterno. Tuttavia, il mondo professionale è un abisso innavigabile per Elettra e la ricerca dell’amore perfetto è infruttuoso. Una contrapposizione di sentimenti ed emozioni si susseguono in tutto il romanzo, rendendolo appassionante e intrigante. 

Gian Carlo Fanori nel suo libro tocca anche un tema importante che spesso viene sottovalutato: le molestie sessuali sul lavoro. Purtroppo questo argomento è ancora tabù nella nostra società; sono moltissime le donne che subiscono violenza psicologica e fisica da parte dei loro capi per ottenere dei previlegi. Tristemente chi non acconsente alle proposte scabrose spesso viene licenziato o degradato a mansioni di poco conto. Le poche donne che hanno il coraggio di denunciare non vengono credute o non hanno prove a sufficienza per sostenere un processo. Un tarlo difficile da estirpare nella nostra realtà. 

Complimenti all’autore per aver colto in tutta la sua bellezza e nella sua difficoltà il personaggio di Elettra. Fanori manda un messaggio forte al lettore: “Tutte le donne meritano rispetto, anche sul posto di lavoro!”

PUNTEGGIO 5/5

GIAN CARLO FANORI 

Nato a Recco (Ge) nel 1954, dopo la maturità classica ha conseguito a Pavia la Laurea in Lettere Moderne. Giornalista pubblicista dal 1997, ha collaborato con La Provincia Pavese, Italia Oggi, Il Sole 24 ore e il mensile Monsieur. Si è occupato di comunicazione e risorse umane per alcune imprese industriali e edi servizi. 

Ha pubblicato, per Italic Pequod: Candidato al successo, 2012, Premio Milano International 2019 e Premio Città di Pontremoli 2020; Vero nella notte, 2015, Premio Città di Cattolica 2019; Oltre il successo, 2018.

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NOSTALGIA, di Miriam Maria Santucci

NOSTALGIA 🍂

Sono tornata a sedermi sulla siepe
dietro il muro della vecchia fonte.
L’acqua non sgorga più da lungo tempo
e i rovi s’intrecciano e fanno capanna.
Io ci sto sotto rannicchiata a pensare…
L’acqua sgorgava,
quando venivo qui,
e i rovi erano più radi,
e tu c’eri ancora.
Ora non esisti più
ed io sono tornata a sedermi sulla siepe.
Qui, dove annullavo ogni immagine,
sono venuta a cercarti…
Ma i rovi s’intrecciano intorno a me
e graffiano le mie carni,
e l’acqua non sgorga più,
da lungo tempo…

#MiriamMariaSantucci

#oltreiconfinidelcieloedelmare
#leimprontedellavita
#poesiaitaliana
#librettoillustrato
#ebook

I suoi temi sono stati amore, guerra, morte e li ha trattati attraverso una scrittura essenziale, pulita, diretta: la scrittrice Rosetta Loy ci lascia a 91 anni,Gabriella Paci

Era una scrittrice della generazione degli anni 30 insieme a Umberto Eco e Gesualdo Bufalino, che forse non tutti hanno conosciuto bene.

Rosetta Loy, nome con cui è conosciuta, deve questo cognome al matrimonio con Beppe loy,fratello del celebre regista Nanni Loy con il quale  si sposo’ nel 1955 e dal quale ebbe ben quattro figli e con cui restò fino alla morte di lui avvenuta nel 1981.

Nacque Rosetta Provera il 15 maggio del 1931 da una ricca famiglia borghese che non osteggiò le leggi razziali,forse perché non ben informata sull’argomento

Lei scriverà invece “La parola ebreo” nel 1977 in cui si paragona addirittura ad Anna Frank, rilevando tuttavia un destino ben diverso e cercando di sensibilizzare i giovani verso tematiche così delicate e controverse.

Rosetta era l’ultima di quattro figli di un ingegnere piemontese e di una impiegata romana e già a soli nove anni scrisse un racconto, per poi manifestare la sua inclinazione alla scrittura a venticinque anni,anche se fu nel 1974 che apparve la sua prima pubblicazione .

I romanzi seguenti furono ben accolti dalla critica e premiati in prestigiosi concorsi letterari,come : Premio Viareggio Répaci, Campiello, Città di Catanzaro, Rapallo e Montalcino; Premio Grinzane Cavour ( per la narrativa italiana); Premio Bagutta, Premio Brancati, Premio Rhegium Julii; ed altri.

 Tradotti  tutti in lingua francese e in altre lingue ,lei stessa tradusse per Einaudi “Scrittori tradotti da scrittori “ dal francese.

Fu molto amata da i francesi,tanto che i fratelli Dardenne le titolarono un film “Rosetta”

Pubblicata dalla casa editrice  Einaudi e poi passata alla   Mondadori,deve la sua fama al romanzo storico “Le strade di polvere “ e al romanzo semi-biografico “Sogni d’inverno”

Si mantenne continuando a pubblicare libri, a rilasciare interviste ed essere presente nel panorama culturale. Dal 2007  fu nella giuria del Premio Grinzane Cavour, carica da cui si dimise , con altri giurati, nel 2009.

Tra i suoi 14  romanzi, l’ultimo del 2018, è “Cesare”,dedicato ad un uomo importante sia sul piano fisico che intellettuale che lei frequentò quando era sposata, il critico Cesare  Garboli, ma che non volle sposare una volta divenuta vedova.

Altri romanzi particolarmente celebri sono  stati “La bicicletta, Cioccolata da Hanselmann””Nero è l’albero dei ricordi,azzurra l’aria” ”Cuori infranti”

Morta  a Roma nella sua casa il 2 ottobre 2022 a 91 anni, per un infarto, ne ha dato l’annuncio la figlia Margherita sui social con queste parole :”Le strade di polvere, La parola ebreo, Cioccolata da Hanselmann, La prima mano, Gli anni tra cane e lupo…sono i tuoi titoli che ho più amato, che il viaggio ti sia lieve

I funerali di Rosetta Loy si terranno martedì a Roma alle 10,30 nella Chiesa dell’Immacolata Concezione, Grottarossa. La scrittrice sarà tumulata in Piemonte nel cimitero di Mirabello Monferrato, il paese dove è ambientato Le strade di Polvere.

Rosetta Loy in un recente scatto

SUL NAVIGLIO Si UCCIDE COSÌ, Alessandro Reali

Pagg. 272 coll. I Tascabili Noir € 13,90 Isbn 9788869436352

“Ma sono sicuro di avere a che fare con una donna che se ne fregava altamente del giudizio altrui e della morale corrente. Doveva essere coraggiosa e scaltra, forse cattiva, egoista e avvilita. Era consapevole di poter contare sul suo aspetto fisico e lo sfruttava a proprio vantaggio spudoratamente

In una notte di nebbia, a Milano, viene brutalmente assassinata una donna. È la moglie del barbiere di Porta Ticinese, Tista Brambilla, un uomo abitudinario e meticoloso, con una sorella livorosa e un figlio di primo letto con amicizie poco raccomandabili. Il commissario Caronte, in un freddo e nebbioso novembre, si ritrova a indagare sul Naviglio milanese, alla ricerca di un assassino spietato (che presto tornerà a colpire), concentrandosi sulla famiglia della vittima. L’inchiesta, però, con il succedersi degli eventi lo porterà a scoprire trame inaspettate, tra mafiosi in soggiorno obbligato, giovani prostitute dalla doppia vita, borghesi apparentemente irreprensibili, ex poliziotti alcolizzati, avvocati equivoci, papponi arroganti e picchiatori professionisti.

Alessandro Reali

Alessandro Reali è nato a Pavia il 4 febbraio 1966. Per Fratelli Frilli Editori ha già pubblicato Fitte nebbie. La prima indagine di Sambuco & Dell’Oro (2012 III ed.), La morte scherza sul Ticino. La seconda indagine di Sambuco & Dell’Oro (2013 II ed.), Risaia crudele. Quei giorni dell’inverno del ’45 (2014), Sambuco e il segreto di viale Loreto. La nuova indagine di Sambuco & Dell’Oro (2014), Ritorno a Pavia. Un altro Natale per Sambuco & Dell’Oro (2015), La Bestia di Sannazzaro. Lomellina, inverno di guerra 1917 (2016), Ultima notte in Oltrepò (2016), Il fantasma di San Michele (2017), Pavia sporca estate (2018), La ragazza che sorrideva sempre (2019), La matta di Milano (2020), Blues delle risaie d’autunno (2020), Il giallo della valigia di Piazzale Lodi (2021) e Dalle finestre del Borgo (2022). Per Ticinum Editore ha pubblicato la raccolta di racconti Il diavolo del Ticino (2017).

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