E’ arrivata una letera!!

Di Frida la loka, Lombardia

27 gennaio, Giornata della memoria

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Cara Anne, lo so di averti lasciata un po' nell" oblio, ma sai, qui le cose non vanno tanto bene, non abbastanza come dobrebbero e se ci fosti, sicuramente saresti molto delusa degli uomini. Cosicché colgo questo ritaglio di tempo d'una giornata sicuramente particolare per molta gente, oserei dire per il mondo, anche sé, il mondo tutto non lo sa, oppure ha dimenticato o peggio, se ne frega. 

Eh sì Annuccia; perché da quel momento in poi sappi che non fu mai più lo stesso e purtroppo non hai avuto la possibilità di venirne a conoscenza.
Cercherò di essere poco noiosa, (sei una ragazza inteligente), oggi voglio dedicarti un pò d'attenzione per farmi perdonare,spero ti faccia piacere o almeno, ti raserene sapereche che per quanto sia passato del tempo qualcuno ancora s'interessa di chiarire come fu una parte importante della nostra storia, della tua!

Ti ricordi?! Se ho iniziato  a scrivere, quando avevo più o meno la tua età, è soltanto grazie a te; e le tue preziose pagine, che poi divennero un libro, ma questo te l'ho avevo già detto.

Sai Anne cara, tempo fa, son venuta a conoscenza che una scrittrice importante, ha raccolto in un libro, tantissima  informazione, si parla sul fatto di chi rivelò il vostro nascondiglio segreto, come lo chiamavi. Cinque anni e una squadra investigativa composta da quasi duecento persone!!! Hai capito?! Ahimè... alla tua età, diventata famosa, tu diresti sicuramente, -dovuto a cosa?!, già tì sento!! Grazie alla preziosa e minuziosa informazione che col inchiostro è senza rendertene conto ci stavi lasciando come legado.

Dolce Anne, siete stati traditi d'un altro ebreo, come te, come tuoi famigliari e "coinquilini ", triste già, sarai rammaricata oppure sconcertata e ti capisco...

Ma non uno qualsiasi, tale "signore " chiamatosi, Arnold van den Bergh, notaio ebreo, membro del Consiglio ebraico di Amsterdam, sposato con tre figlie.

Pare facesse parte della commissione del Consiglio ebraico che, su ordine dei nazisti, doveva selezionare i nomi degli ebrei da inserire nelle liste di deportazione.

Era molto facoltoso sai!, era riuscito a farsi inserire nella lista del tedesco Hans Georg Calmeyer che, ufficialmente, addirittura dichiarò la sua non appartenenza alla razza ebraica. Per questo, nonostante il decreto nazista che obbligava i notai ebrei olandesi a cedere la loro attività, Arnold van den Bergh poté svolgere il suo lavoro fino al gennaio del 1943, fino a quando un collega ariano, destinato a occupare il suo studio, J. W. A. Schepers, lo denunciò alle SS e gli fece perdere i suoi privilegi.

Probabilmente, a questo punto, sarai un pò seccata? Forse, ma ho pensato che quello che v'è capitato e non solo a voi, è stata una tragedia imanne. E mi dirai, - ma è passato del tempo, a cosa serve oramai sapere, ricordare?, e io ti dirò una frase scritta da un signore, Primo Levi, che subì come te, perché ebreo, ma
sopravvisse e divento una scrittore! Pensa te, il tuo sogno! E recita,

《"L'Olocausto è una pagina del libro dell'Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria"》.

Bene! Chissà cosa continuerai a scrivere, là, dove tu sia; spero siano cose colorate, radiose e piene di emozioni.

Ti abbraccio forte, carissima.

Ps: Sono molto soddisfatta di averti scritto e sedermi con te per terra sui pavimenti in legno, con le gambe incrociate come indiani, mentre tiepida filtra un raggio da qualche fessura
Credo essermi ritagliata un pò "troppo " di tempo, alla prossima.

Tua.
27 gennaio, 2023.

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Giornata della Memoria. Edith Bruck, “Quel pensiero”- Per non dimenticare mai, di Caterina Alagna

In occasione della Giornata della Memoria ho deciso di condividere i versi di una grande scrittrice e poetessa, testimone ancora vivente della Shoah, che con la sua arte ha raccontato l’orribile e disumana esperienza vissuta nei campi di concentramento di Auschwitz, Dachau e Bergen Belsen. Sto parlando di Edith Bruck e la poesia che ho scelto è un estratto del canzoniere ” Il Tatuaggio” (1975) ed è dedicata a sua madre. 

Quel pensiero


Quel pensiero di seppellirti
te l’hanno tolto con almeno trent’anni di anticipo!
Abbiamo avuto una lunga festa d’addio
nei vagoni stivati ​​dove si pregava dove si facevano
i bisogni in fila dentro un secchio
che non profumava del tuo lillà di maggio
e anche il mio Dio Sole ha chiuso gli occhi
in quel luogo di arrivo il cui nome
oggi irrita le coscienze, dove io e te
restano sole dopo una selezione
mi desti la prova d’amore
sfidando i colpi di una belva umana
anche tu madre leonessa a carponi
per supplicare iddio maligno di lasciarti almeno l’ultima
la più piccola dei tuoi tanti figli.
Senza sapere la tua e la mia destinazione
per troppo amore volevi la mia morte
come la tua sotto la doccia
da cui usciva un coro di topi
chiusi in trappola.
Hai pensato alla tua piccola con quel frammento
di coscienza risvegliata dal colpo
del portoncino di ferro
con te dentro il mio pane amato mio pane bruciato!
O prima ancora
sapone paralume concime
nelle mani parsimoniose di cittadini
che amano i cani i poeti la musica
la buona letteratura e hanno nostalgia
dei familiari lontani.

Questi versi dal linguaggio forte e viscerale sconquassano la coscienza del lettore. Bruck descrive a chiare lettere, anche brutali, l’orrore dell’Olocausto, con immagini incisive che hanno la forza di scene cinematografiche. Quella di Edith Bruck è una poesia che esprime tutta la disperazione vissuta sulla pelle, il dolore per la morte della madre, diventata concime o sapone nelle mani di tante persone, ignare dell’orrore che si consumava in quei luoghi di sterminio.  Quella di Bruck è una poesia fatta di sangue e dolore, sempre vivi e pronti a travolgere l’anima della poetessa. Siamo di fronte a una memoria del presente. Per Bruck la Shoah non rappresenta un fatto passato, ma un male che è ancora capace di logorare l’anima e la carne dei sopravvissuti. La scrittura diventa quindi un monito per tutti i popoli della terra: tenere viva la memoria affinché mai più si ripeta quello che è accaduto. Come lei stessa afferma: ” La memoria è vita per me. La memoria dovrebbe essere vita per tutti. Non possiamo cancellare il passato perché il passato è il nostro presente e il nostro presente sarà il nostro futuro. Il tempo è uno. Credo che la memoria riguardi tutta l’umanità, non solo coloro che sono stati deportati. Purtroppo dobbiamo parlare sempre noi perché gli altri vorrebbero appiattire, cancellare, allontanare, respingere, mistificare, rimuovere“.

Edith Steinschreiber, poi Bruck, nasce nel 1931 da una povera famiglia ebrea, in uno sperduto villaggio dell’Ungheria. Da bambina viene deportata in vari campi di concentramento, tra cui quello di Aushwitz. Sarà liberata, insieme alla sorella, nel 1945. I suoi genitori, un fratello e altri familiari non sopravvivono. Dopo la liberazione ritornerà in Ungheria, dove inizia la sua carriera di scrittrice raccontando l’orrore agghiacciante che ha vissuto.  Ma ben presto scopre che le sue parole non sono accolte come spera. Nessuno s’interessa a quello che scrive, nessuno è disposto ad ascoltarla. Decide allora di lasciare il paese, dando inizio al suo pellegrinaggio. Prima tenta di raggiungere una delle sorelle maggiori (salvate da Perlasca) in Cecoslovacchia, ma il tentativo fallisce. Poi nel 1948, con la nascita del nuovo Stato di Israele, piena di entusiasmo vi si trasferisce. Qui, per evitare il servizio militare obbligatorio, si sposa assumendo il cognome che ancora oggi porta. L’entusiasmo da cui è animata, però,  svanisce ben presto. I conflitti e le tensioni dello Stato di Israele la deludono e così nel 1954 decide, ancora una volta, di trasferirsi. Questa volta in Italia, a Roma, dove tutt’ora risiede. Qui sposa il poeta Nelo Risi, con cui instaurerà un’importante  storia d’amore che darà vita anche a un sodalizio artistico. Ha scritto tutti i suoi romanzi in italiano. Ha pubblicato diverse raccolte poetiche in cui narra la sua esperienza di sopravvissuta all’Olocausto.

l’ora dell’inizio

Vi ho amati? Male forse,
ma eravate miei!
ogni oggi forse ho sbagliato 
con voi
eravamo gli inizi

Passavamo insieme
le ore, i giorni
ci assaggiavamo cannibali
come cibo per la nostra carne.
eravamo gli inizi

soffrivamo insieme
le lacrime, i dolori
la strana voglia di farla finita e 
la sua gemella: quella di 
di continuare
con almeno qualcuno di me
eravamo gli inizi

In attesa di chi?
Di noi certo, ma di noi nuovi
facevamo dei cenni
tracce di roccia tra
la bocca e il cuore

E siamo ancora in attesa
l’uno con l’altro
l’uno per l’altro 
della nostra novità
di quell’inizio che eravamo

L’ andare via ha sempre un ritornare
va sù, poi giù
disegna come un cerchio magico che
non si chiude mai.

La storia dell’ amore
forse, 
non ci ha toccati.
Ma io vi ho amati.

Il 27 gennaio è il giorno della memoria, per ricordare l’olocausto,Gabriella Paci

L’anima voleva essere pietra

Questa poesia vuol essere appunto un richiamo a ricordare..

In quei giorni d’attesa del niente

dove c’era timore del tempo che ladro

rubava  la vita nella carne diventata

solo pelle attaccata al respiro,

l’anima voleva  essere pietra per non

sentire l’agonia delle ore nel vibrare

del cuore devastato dal dolore per chi

era ormai solo cenere nel vento dispersa.

L’anima voleva  essere pietra per non

vedersi morire ogni volta in uno sguardo

che si specchiava nel fango e non era

più quello di un uomo vero nell’inferno

di terra dove era scritta una storia d’orrore

con l’inchiostro del sangue che scolorava

della neve caduta  il biancore …

e nell’aria vibrava un acuto dolore

Ecco   l’anima voleva essere pietra diventata

 ora lapide e sull’epitaffio solo un nome : pietà.

Tu che passi nel campo di morte,non

scordare di mettere un fiore sulla pietra

che ha visto morire tanti agnelli sbranati

che chiedono di non essere dimenticati.

Auschwitz -.

Lucia Triolo: persecuzioni affettive

notte agitata
per via del caldo.

tra un risveglio e l’altro
persecuzioni affettive
in camicie sudate
attraversano vetrine intime
piene di dei 
scaduti e di zanzare

come passeggeri 
improvvisati
costeggiano una mente
cui il laccio da scarpe
ricorda
cammini senza misericordia

a quest’ora dal
profilo aquilino
luogo di bestie e
di sopravvivenza stenta
venderò le mie labbra
alle bambole

rimaste a spiegare il
mio mondo

Dispersione

Di Frida la loka (Lombardia)

Oggi c'è, è venuto a trovarmi, io l'ho accolgo con tenero abbraccio, mi scalda, sento il brivido accarezzando il corpo

Sono grata; e mi disperdo, come bimbi ch'accolgono la curiosaggine.

Non so quanto durerà; non ha importanza...

S'è affacciato ed è quello che conta per me.
Tornerà?...
Sicuramente.
L’Abbraccio di Klimt è parte di un trittico composto da tre pannelli che sono dedicati alla serie dell’Albero della vita, realizzato tra il 1905 e il 1909.

Tua.

24 gennaio, 2023

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Versicoli pensati in un bar, una sera come le altre…

“Non sarà una poesia

Ma la scriverò

E resterà una cosa mia

E anche se vale poco

Non la getterò nel fuoco.

Non si bruciano i pensieri”

(Leano Morelli da “Non bisogna esser poeti”)



I molteplici stati dell’essere

che l’ontologia moderna ha assottigliato 

e tagliuzzato in parti infinitesimali,

mentre l’avere e l’apparire

sono i nuovi dei (ma ricordiamoci

di sentirsi fortunati perché qui e ora

non c’è la guerra né si muore di fame). 

Ognuno ha non ciò che si merita

ma quel che gli tocca; così si passa

da una deriva darwinista a una deriva

innocua tautologica.

L’importante è avere un luogo

in cui raccogliersi, dato che

questo mondo è merda

e il tuo grido spesso finisce inascoltato. 

“Il lavoro è duro e la paga è buona.

Ma qui ci vogliono uomini veri.

Di uno come te non so che farmene”.

Così mi dice e se ne va. 

Nel profondo dell’anima,

ammesso e non concesso

che esista,

c’è ancora una tua traccia, ragazza 

che ora sei donna, 

anche se per tanto l’ho occultata

(parlare d’amore in poesia è quasi reato,

nelle canzoni è un luogo comune abusato). 

Non ti racconto le impressioni

quando guardo le costellazioni.

Quello in cui credevo tanti anni fa

oggi l’ho dimenticato e non conta più. 

Ma nel profondo del mio profondo

non c’è niente di profondo:

c’è molto materiale spurio, come per tutti, 

perché così siamo fatti da sempre. 

Non dirmi che sono superficiale o profondo,

dato che sono cose inutili,

anche se nessuno sa ciò che passa e ciò che resta. 

Passo in rassegna tutti i miei amori, veri, non corrisposti e trasognati. 

Ma altrove fanno sul serio. Imperversa la guerra. C’è tanto orrore.

Altrove si muore.

E io imperterrito continuo la mia cantilena

(sempre meglio che fare battute guerrafondaie sul proprio profilo Facebook). 

Non pensare alla perversione nel sesso, ma alla grande perversione della guerra. 

Tutto quel sangue versato, tutte quelle bombe sui civili, tutti quei cadaveri accatastati, ammassati. 

Ammettetelo che ogni tanto vi scordate della guerra, delle guerre, delle vittime.

Carissima, se io sono ripetitivo è perché la vita di ognuno è ripetitiva

e infinite variazioni minime sul solito tema oggi non mi interessano. 

Si può ridere di tutti i versi, anche dei migliori, 

e i peggiori versi, recitati con enfasi, possono sembrare buoni.

Ho un ricordo vago e sfocato 

delle tue labbra, dei tuoi capelli, della tua voce.

Moriremo distanti senza sapere più nulla l’uno dell’altra

e probabilmente non ci vedremo

mai più per l’eternità. 

Sono un uomo solo,

che non si affaccia più sull’abisso

perché nel profondo dell’anima

soffro di vertigini e altre amenità. 

Il passato conta 

perché ognuno deve tenere stretta la sua storia.

Il passato non conta

perché ciò che è stato è stato.

Chi sono e chi sono stato,

chi non sono e chi non sono stato

in fin dei conti non è importante,

se la barista indaffarata non mi dà il buongiorno

e continua a guardare svagata con nonchalanche in tutt’altra direzione. 

È così bello e necessario parlare a qualcuno, 

ascoltare qualcuno,

anche solo due frasi stupide.

Si nascondono frammenti di amore

anche nelle pieghe di parole banali,

dette senza amore. 

A volte penso a tutti i demoni

partoriti dalla mente di ognuno,

alle angosce covate per una vita

nell’animo. Io so di dover morire

e che forse non rinascerò.

La mia speranza è che siano più 

gli amori appena nati di quelli morti

e di quelli non nati. La mia speranza

è di rinascere diverso da ora in un tempo lontano e in un altro mondo.

Anche fare sesso con una donna

sarebbe vuoto e finzione

per dimenticare la morte

e l’inferno che mi aspetta,

prendere tempo e fiato

dalla noia che mi attanaglia.

Ogni parola, ogni gesto, ogni emozione

è finzione. Cosa resta di vero,

se anche l’amore in me oggi è una falsa partenza,

una stupida parvenza 

o un rimandare all’infinito? 

(scrivere poesie o presunte tali

non è una competizione, qualora non ve ne foste

ancora accorti). 

Dopo cinque anni di astinenza sessuale

la mia mente per un istante aveva accarezzato l’idea di farla finita

mesi fa

ma poi ho smesso con l’idea di farla finita

perché è un passo falso,

perché sono curioso di vedere quanto tempo

mi è stato dato e non voglio  sprecarlo,

perché non voglio anticipare l’inferno che mi aspetta

(molti scelgono il suicidio a scoppio ritardato, col veleno a rilascio prolungato). 

Ma tu prendimi in giro amica canticchiando “Uomini soli” dei Pooh:

ognuno prima o poi giunge sulla soglia della sua solitudine

e considero essere lasciati soli anche non arrivare coi soldi

alla terza settimana del mese; ci sono tanti tipi di solitudine.  

Ora per i maligni parlare del disagio, del torpore esistenziale è una posa, una falsa  scusa, una giustificazione inadeguata per tutti i nostri errori e limiti. 

Diciamo come stanno le cose: non c’è niente di gratuito nell’offrirsi in pasto ai lettori. Tutto è affermazione, è vanità di vanità,  etc etc. Ad libitum. 

Quando bevo delle birre poso per qualche ora me stesso in un angolo smorto

(i più bravi in poesia fanno finta di non parlare di sé, pur parlando sempre di sé

perché tutto è falso, il vero è anch’esso la metà esatta del falso).  

La ragazza trentenne mi dice quasi piangendo:

“Piuttosto che darla ai selezionatori del personale per avere un lavoro come fanno in tante vado a fare la puttana, che c’è molta più dignità! Molte di queste ragazze che fanno compromessi sessuali dove l’hanno persa la dignità? Il reddito di cittadinanza è anche un’alternativa a non accettare i compromessi.” 

Poi mi metto a pensare ad altro. Non so se dice il vero o il falso e non so neanche se è giusto chiederselo a conti fatti. 

Quello che pensavo tanti anni fa

l’ho dimenticato.

Eravamo ragazzi. Pensavamo che 

il senso che davamo alle cose fosse importante 

e invece eravamo come tanti, come chiunque e i nostri pensieri

non contavano niente.

Di me non interessa niente a nessuno

ed è bene così essere dimenticati per sempre, quando moriremo, 

noi uomini inascoltati senza donne né figli. 

Io non sono speciale. Non ti perdi niente. Dimenticami, se non l’hai già fatto.

Tu mi dici che chi è speciale ha successo.

Io ti rispondo che è l’esatto contrario,

che chi ha successo sembra avere qualcosa di speciale, sembra essere speciale, 

me nessuno è speciale né  ha qualcosa di speciale nel profondo,

che è come dire che tutti abbiamo qualcosa di speciale, usando un eufemismo.

Ragazza, se siamo arrivati fin qui nel buio e nel freddo di questa stanza

è perché ognuno di noi ha perso la sua partita.

Adesso amiamoci.  

Non c’è stato nulla di memorabile tra noi. 

Io sono solo un buffo uomo che ogni tanto si porta un poco in giro

e non conosce nessuno nel quartiere. 

Non voglio crearti imbarazzo.

Non voglio rinfacciarti quel che eri.

Perché dovremmo incontrarci

se è passato troppo tempo, se non sapremo più riconoscerci?

Ti lascio con le tue certezze e le tue sicurezze, vere o presunte:

l’importante è che ti facciano sopravvivere e vivere. 

Siamo cambiati troppo o siamo sempre gli stessi?

Tutti gli innamorati si dicono sempre “non cambiare mai”. 

In altri posti del mondo è più facile innamorarsi e amare,

ma io per cause di forza maggiore, pigrizia, abitudine, stanchezza ormai resto qui

in questo retrogrado e vecchio Paese cattolico. 

Tu sei l’unico amore non ricambiato

che rivivrei ed è per puro masochismo se ritorno a pensarti.

Tu sei una donna che ho rifiutato

e che non saluto per non illuderti; 

non è sadismo, né narcisismo. 

Passa in fretta il tempo.

Tra poco ci ritroveremo vecchi.

Non so come ingannare il tempo.

Qui tutti hanno un amore o così dicono.

Dicono anche che le ragazze al mondo d’oggi

sono così facili. Non per me che non ho storie

da raccontare. E tu smettila di dire che se non hai un amore

devi inventartelo, devi raccontare fandonie perché è così da che

mondo è mondo. Forse sono solo perché 

non ho il fisico, forse perché non ho una posizione.

Le ragazze si divertono ogni sera, non perdono un’occasione 

e io muoio un poco ogni giorno, 

di un morire lento e quasi inconsapevole. 

Se tu non mi hai amato

è perché avevi mille ragioni o mille emozioni per non farlo

o mille ragioni o mille emozioni  per amare altri. Io cammino nella nebbia.

Molti più importanti di me hanno già detto che l’amore

non conosce uguaglianza né giustizia, 

ma forse non c’è niente di giusto né sbagliato nell’amore,

che dovremmo tutti più pensare come fortuna che come conquista

perché in amore nessuno conquista nessuno

e tutti sono prede dell’amore,

ma per i più giovani questi saranno i vaniloqui di un uomo solo e maturo. 

Cosa vuoi che sia l’amore? Un gioco di sguardi, due parole messe lì 

e si finisce a letto…così dicono i maschi alfa, quelli per cui è tutto così facile

come bere un bicchiere d’acqua. 

Attraverso la città.  Hanno già chiuso il bar.

Sono solo io, coi miei pensieri e con  la mia solitudine,

che non è un’opportunità né una sconfitta,

che non è una trappola né una gioia,

che non è una condanna né una forma di libertà,

è solo il mio modo di essere a questa età,

è solo il mio modo di sentire e vivere questa ansietà

(perdonatemi queste parole.

 Altrove imperversa la guerra.

 Non facciamo un dramma di queste mie sciocchezze.

 Non pensare alla perversione nel sesso ma alla grande perversione della guerra. 

 Altrove si muore). 

La mia speranza è che siano più 

gli amori appena nati di quelli morti

e di quelli non nati. La mia speranza

è di rinascere diverso da oggi  in un tempo lontano e in un altro mondo.

Lucia Triolo: il corso del fiume

“da ogni altura speravamo di scorgere il corso del fiume:
speravamo sempre invano”. Alfred Brehm, “Viaggio nel Sudan”

in ritardo
come sempre
una fuga
come sempre 
l’affanno della corsa

(e il fiume scorreva
il suo flusso mischiava le acque)

a inseguire e fuggire un’orma,
un’ombra
davanti
poi improvvisamente
dietro

(e il fiume tra gli alberi non si scorgeva
come un lavoro precario)

la stessa ombra
non era stata superata
era lei, l’orma, che 
aveva aumentato
il ritardo 

(c’era un’ansa nel fiume,
un’ansa interiore?)

-“dove abiti” chiese?
-“dove non bastano le parole”

Lucia Triolo presenta: Michael Kruger, 5 poesie

1) DISCORSO DEL VIAGGIATORE

È ancora libero questo posto? Posso sedermi? 
Sono in viaggio da un bel po’. Le mie scarpe 
hanno sottratto alla ghiaia l’epos della strada 
all’asfalto il suo sospiro oleoso. Ho preso sempre 
strade che avevano tracciato altri, 
ogni pietra un ricordo di precedenti viandanti.
Ho sentito il freddo e il calore non conquistabile, 
riconosciuto la sfortuna degli occhi brillanti.
L’amore non mi ha trattenuto. E il dolore 
mi correva accanto e non voleva sorpassi.
Canzoni ho ascoltato anche prose, 
mai sono inciampato su una rima. Ho incontrato gente 
che aveva risolto il problema della morte, 
altra che credeva ancora all’immortalità.
Ciò che i miei predecessori hanno lasciato cadere 
l’ho raccolto, ecco perché il mio zaino è così pesante. 
Ora che mi riavvicino all’inizio, 
i miei piedi non ce la fanno. Sono stanco, 
non ci vedo quasi più, il viaggio mi è costato gli occhi.
Se lei permette, prendo un pezzo di pane 
e un po’ di vino. Grazie. Adesso mi sento 
quasi come a casa.

Da Poco prima del temporale in Il coro del mondo. Poesie 2001-2010 
a cura di Anna Maria Carpi

2) VECCHIA CASA DI LEGNO

                              per Hans Bender

La casa non è adatta 
alla finzione.
Sta in ascolto di se stessa, 
lo scricchiolio nella parete 
non la fa sobbalzare. 
Soltanto la polvere 
le fa alzare la voce.
Nel villaggio risiedono dei morti, 
ricevono la posta, 
a consegnarla
è un gatto cieco.
L’uomo cui una volta 
apparteneva la casa 
ha scritto un libro: 
L’arte 
di catturare un topo 
con un occhiata.
Un libro su tutto 
ciò che nella vita non c’è.

da Spostare l’ora, traduzione postazione di Anna Maria Carpi

3) (Senza titolo)

Si é annunciato un amico, 
vuole restare sino alla fine 
dell’anno. Cognome di una sillaba 
e il nome lo tace, 
probabile ne abbia un buon motivo.
Un tipo di poche parole, 
non dice nulla in più, non si muove 
per tutto il giorno e vuole parlare coi morti.
Ogni tanto tiene in braccio 
il gatto e gli conta le costole.
Lo chiama Frida, 
e il resto non si capisce 

da Spostare l’ora, cit.

4) (Senza titolo)

Molto lontano sull’orizzonte un ospite, 
troppo piccolo per la storia del mondo, troppo poco 
dotato per resistere alla pressione del cielo.
Veglia. Tenta di delimitare l’illimitato: 
con libri che il grande Iniziato* invia.
La mimesi della natura mostra incrinature, 
troppo teologica suona la contraddizione: ordine 
anziché bramosia. Egli deve pulire la soglia 
che porta al sapere, domare la fame; 
trascina a fatica il vecchio nel nuovo, 
e solo lo sguardo pio rivela il ladro.

*Nella mistica, l’illuminato da Dio e dal demonio

Da Idilli e Illusioni, in Di notte tra gli alberi 
a cura di Luigi Forte

5) SUITE PER VIOLONCELLO

Dalla finestra 
vedo arrivare il treno 
un insetto rugginoso 
con occhi spalancati.
Con quale leggerezza trasporta 
le bare per la valle assolata! 
Ventuno, ventidue…
Sono piene o vuote?
Ora fischiando emette vapore 
che avanza leggero verso di me 
come un messaggio indistinto.
Alzo il volume della radio, 
una suite per violoncello, sullo sfondo 
il respiro affannoso 
del musicista, chiaramente percepibile.

Da  Previsioni del tempo, in Di notte tra gli alberi,
cit.

Michael Krüger, sassone, è nato a Wittgendorf nel 1943, è cresciuto a Berlino e attualmente risiede a Monaco. Ha diretto dal 1968 al 2013 la casa editrice Hanser e la rivista «Akzente». Poeta e romanziere, in Italia ha pubblicato le raccolte Di notte tra gli alberi (2002), Poco prima del temporale (2005) e Il coro del mondo (2010). Fra le traduzioni italiane delle sue opere ricordiamo Perché Pechino (1987), La fine del romanzo (1994), Il ritorno di Himmelfarb (1995), La violoncellista (2002) e La commedia torinese (2007).

GIORNO DELLA MEMORIA – Per non dimenticare: “Aprile” di Anna Frank

GIORNO DELLA MEMORIAProva anche tu,
una volta che ti senti solo
o infelice o triste,
a guardare fuori dalla soffitta
quando il tempo è così bello.

Non le case o i tetti, ma il cielo.

Finché potrai guardare
il cielo senza timori,
sarai sicuro
di essere puro dentro
e tornerai
ad essere felice.
Anna Frank

Più di un milione di bambini e adolescenti ebrei morirono durante l’Olocausto: Anna Frank fu una di loro. Anna era nata a Francoforte, in Germania, il 12 giugno 1929, da Otto e Edith Frank i quali le avevano dato il nome di Annelies Marie Frank. Durante i primi cinque anni di vita, Anna visse con i suoi genitori e con la sorella maggiore, Margot, in un appartamento alla periferia di Francoforte. Dopo la presa del potere da parte dei Nazisti nel 1933, Otto Frank fuggì ad Amsterdam, in Olanda, dove aveva dei contatti di lavoro. Il resto della famiglila lo seguì qualche tempo dopo e Anna fu in effetti l’ultima a trasferirsi, nel febbraio 1934, dopo aver vissuto per un certo periodo con i nonni, ad Aachen. La Germania occupò Amsterdam nel maggio del 1940 e nel luglio del 1942 le autorità tedesche e i loro collaboratori olandesi cominciarono a rastrellare gli Ebrei in tutto il paese, concentrandoli poi a Westerbork, un campo di transito vicino alla città olandese di Assen, non molto lontano dal confine con la Germania. Da Westerbork, i Tedeschi deportarono poi gli Ebrei nei campi di sterminio di Auschwitz-Birkenau e di Sobibor, che si trovavano nella Polonia occupata. Verso la metà di luglio, Anna e la sua famiglia decisero di nascondersi in un appartamento segreto, dove si sarebbero poi rifugiati anche altri quattro Ebrei olandesi: Hermann, Auguste e Peter van Pels, e Fritz Pfeffer. Per due anni vissero tutti insieme in quell’appartamento, che era stato ricavato dietro l’ufficio dell’azienda di famiglia, al 263 di Prinsengracht e al quale Anna si riferisce nel suo diario appunto come all’Alloggio Segreto. Gli amici e i colleghi di Otto Frank – Johannes Kleiman, Victor Kugler, Jan Gies, and Miep Gies – prima li aiutarono a preparare il nascondiglio, poi continuarono regolarmente a portare loro cibo e vestiario, rischiando la propria vita nel caso fossero stati scoperti. Il 4 agosto 1944 la Gestapo (la Polizia Segreta di Stato tedesca) trovò il nascondiglio, dopo essere stata informata da una soffiata anonima.

Excerpt from Anne Frank's diary, October 10, 1942: "This is a photograph of me as I wish I looked all the time. [LCID: 78355]

Un passo del diario di Anna Frank, datato 10 ottobre 1942: “Questa fotografia mi ritrae come vorrei apparire sempre.

Un passo del diario di Anna Frank, datato 10 ottobre 1942: “Questa fotografia mi ritrae come vorrei apparire sempre. Se fossi così, potrei avere ancora qualche speranza di andare a Hollywood. Ho paura, però, di avere un aspetto decisamente diverso, adesso.” Amsterdam, Olanda.

Quello stesso giorno, agenti della Gestapo, insieme al sergente delle SS Karl Silberbauer e a due collaboratori della polizia olandese, arrestarono i Frank. L’8 agosto, la Gestapo dispose il loro trasferimento a Westerbork. Un mese più tardi, nel settembre del 1944, le SS e le autorità di polizia caricarono i Frank e gli altri quattro occupanti dell’appartamento su un treno diretto da Westerbork ad Auschwitz, il complesso di campi di concentramento all’interno della Polonia occupata. Anna e la sorella Margot vennero selezionate per i lavori forzati, grazie alla loro giovane età, e trasferite alla fine di ottobre del 1944 a Bergen-Belsen, vicino alla città di Celle, nel nord della Germania. Entrambe le sorelle morirono di tifo nel marzo del 1945, poche settimane prima che, il 15 aprilele truppe inglesi liberassero Bergen-Belsen. Gli ufficiali delle SS selezionarono per i lavori forzati anche i genitori di Anna: la madre Edith morì ad Auschwitz all’inizio di gennaio del 1945. Solo il padre Otto sopravvisse alla guerra e venne liberato dalle forze sovietiche il 27 gennaio 1945, mentre si trovava ancora ad Auschwitz.

Durante il periodo in cui rimase nascosta, Anna tenne un diario nel quale riportò le sue paure, le sue speranze e le sue esperienze di adolescente. Ritrovato nell’appartamento segreto dopo l’arresto della famiglia, il diario venne conservato per Anna da Miep Gies, una delle persone che avevano aiutato i Frank a nascondersi. Il diario venne pubblicato dopo la guerra e tradotto in diverse lingue; esso viene tuttora usato in migliaia di scuole medie e scuole superiori in tutta Europa, così come in NordAmerica e in America Latina. Anna Frank è diventata il simbolo di tutte le promesse e le speranze che andarono perdute con la morte dei bambini e dei ragazzi trucidati durante l’Olocausto. [ Enciclopedia dell’Olocausto]

Lucia Triolo: il ballo delle parole

Leggevo qualcosa
confusamente
parole ballavano su e giù
fottendosene del significato
avevano trovato un ramo fiorito di scuse
per non dire nulla

in ciabatte da albergo
ad ore
digrignavano lettere
che stavano anguste

volevano la cruna di un ago
per farsi strada insieme al cammello
come si vuole una
madre sobillatrice: una poesia

sulla panchina
solo una coca-cola
vuota
comprata al bar vicino
Andy Warrol era già
andato via con lo scontrino
di un attimo forse felice.

Torna alla libreria Andando e Stando il circolo di lettura La Voce della Luna

Lettura: Venerdì 20 gennaio, a partire dalle ore 16.30, la Libreria con mescita Andando e Stando di via Bissati 14, Alessandria, ospita un nuovo appuntamento del Circolo di lettura organizzato dall’Associazione di cultura cinematografica e umanistica La Voce della Luna, tra suggestioni letterarie e cinematografiche. L’ingresso è libero, previo tesseramento associativo (al costo di dieci euro, con validità annuale e l’offerta di sconti presso attività commerciali convenzionate). 

Info: lavoce.dellaluna@virgilio.it

Ancora

Di Frida la loka (Lombardia)

La volta buona

Non dico basta, perché ancora non finisce
perché pese a tutto, ancora fiore sboccia
germogli d'ogni sono lì pronti.
Perché sempre torniamo sui nostri passi,
su sentieri già battuti mile volte,
avvolti di bruma
che toglie il fiato e ci si sbaglia, ancora.

Non dico basta, perché ancora non è finita
perché malgrado questo grigiore che ci avvolge
e soffoca, resta quel poco di pensiero, se pur onnubilato, per riflettere.

Non dico basta, perché ancora non è finita
si può percepire timidamente
ancora, il cinguettio fremere al mattino.

Non dico basta, perché ancora non è finita
perché c'è da piangere ma anche tanto per cui,
vale la pena ridere a squarciagola.


Non dico basta, perché ancora non è finita
perché ci sono infinite sfide d'intraprendere
perché se non mi ci butto sarà stato
un semplice forse.


Non dico basta, perché ancora non è finita
finché ci sia aria da riempire polmoni,
voce per canticchiare oppure urlare, occhi per vedere tutto, il bello, pure quello che no sopporti.


Ma, nel caso, il tempo si ostinasse con me, sarò io a dire la mia.

E sarà la volta buona per dire, basta.

Tua

23 marzo, 2022.

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Sui Poetry Slam, le cover band, la poesia, la musica leggera…

Se un poeta di alto livello partecipa a un Poetry Slam può arrivare a prendere anche 100 euro di gettone di presenza (come scriveva la professoressa Gilda Policastro in una sua poesia, molto prima della crisi economica della pandemia). Un componente di una cover band o di una tribute band percepisce oggi dai 50 ai 100 euro come minimo, senza necessariamente essere di buon livello. Il fatto è che la cover band fa quantomeno 200 serate all’anno, mentre il poeta al massimo ne fa 10 di serate (se va di lusso).  A un componente di una cover band i gestori dei locali offrono sempre da bere e da mangiare, mentre invece ciò non è affatto scontato per il poeta. Inoltre il componente della cover band non è costretto a viaggiare, a fare centinaia di km; di solito suona nei locali vicini, della sua città e dei paesi limitrofi, al massimo qualche volta va fuori provincia ma rimane comunque nella sua regione di appartenenza. Il poeta è costretto spesso a fare centinaia di km, andare fuori regione, spendere per il viaggio, per le spese di pernottamento perché i festival di poesia o i Poetry Slam non sono così diffusi. Gli italiani preferiscono la musica alla poesia. Dirò di più: gli italiani preferiscono canzoni cantate non dai migliori interpreti e non dai migliori musicisti (non me ne vogliate, ma è il mercato a stabilire questo) ai migliori poeti e alle migliori poetesse italiane. Quindi correggo il tiro: gli italiani preferiscono di gran lunga la musica appena passabile alla poesia di buon livello. È sempre il mercato che stabilisce tutto. Andare a sentire dei musicisti e cantanti appena passabili, che fanno le canzoni di Ligabue o Vasco Rossi, è di gran lunga preferibile per tante persone a un Poetry Slam, a un reading,  a una presentazione di un libro di un poeta o di una poetessa importante, riconosciuti dalla critica.  Volete mettere farsi diverse birre o alcolici in un locale pieno di tanti giovani ad ascoltare le canzoni sentite centinaia di altre volte dei propri beniamini, cantate da degli onesti musicisti in buon parte dei casi ma nulla più? Che poi l’importante in serate come quelle è ritrovarsi insieme, condividere qualcosa con gli altri, avere uno stato alterato di coscienza, essere in buona compagnia, avere più probabilità di trovare l’anima gemella, magari con gli stessi gusti musicali. Tutte cose, anche giuste o sacrosante, che una serata musicale può garantire oggi in Italia e una serata poetica invece no. Ma perché confrontare una serata poetica di alto livello con quella di una cover band? Paragoniamo un grande reading poetico a un concerto di un grande cantautore o di una grande interprete. Di solito con poche decine di euro si può assistere al concerto di musica leggera, quella che è considerata oggi la migliore musica leggera, e si vede dal vivo il proprio mito musicale. Inoltre tutti i  cantanti fanno un tour, che tocca ogni regione o ogni città.  Basta solo saper aspettare qualche mese nel peggiore dei casi e il cantante o la cantante prima o poi fanno una data vicino casa del suo fan. Ma alla base di tutto c’è un rapporto diverso tra cantante e pubblico rispetto al rapporto tra poeta e pubblico. Il cantante è adorato. Anche i componenti delle cover band più scarsi hanno le loro fan e spesso non sono belli né bravi (ho conosciuto queste realtà di persona). Il poeta viene considerato uno qualsiasi. Il poeta non ha pubblico. Al massimo amici, parenti, aspiranti poeti pseudoamici. La bravura o presunta tale nel cantare o nel suonare è stimata molto di più che del talento poetico. È così. Non c’è nulla da fare. Alla base di tutto c’è il fatto che la musica leggera emoziona molto di più della poesia. Di conseguenza tra cantante e pubblico si crea un rapporto libidico che non si crea tra poeta e lettrici. La stessa stima o reputazione di cui gode un cantante un minimo decente è di gran lunga superiore a quella dei migliori poeti in circolazione, almeno qui in Italia. E non è solo una questione di soldi.  Ai cantanti e ai musicisti si vuole bene, mentre i poeti sono guardati  come persone strane, eccentriche, singolari,  un poco disturbate. Il poeta non gode di buona reputazione. Spesso scrivere poesie è considerato un tarlo. Di solito vecchi amici, diventate persone serie e rispettabili,  ti chiedono dopo anni che non ti vedono, molto ironicamente e con paternalismo: scrivi ancora poesie? Scrivere poesie non è considerata una cosa seria perché non porta soldi né successo. Non è considerata dagli intellettuali un’attività rispettabile. Detto tra noi, un italianista ti considera degno di nota solo se hai pubblicato con una grande casa editrice, almeno un libro. Non parliamo poi della mentalità comune. C’è sempre qualcosa che alla gente fa ridere di un poeta o di una poetessa, anche se famosi. Il 16% delle persone in Italia scrive poesie, ma pochi tra loro leggono libri di poesia contemporanea.  Invece un d.j, anche uno poco professionale,  è venerato dalle ragazze. Saper mixare delle canzoni (nemmeno scriverle o cantarle) è considerato molto di più che lo  scrivere poesie, anche con talento. I dischi, i CD vengono venduti, nonostante la crisi, i libri di poesia contemporanea invece no. Ma queste problematiche esistevano anche ai tempi antichi (carmina non dant panem) e ai tempi di Orwell, che scrisse “Fiorirà l’aspidistra”. Il poeta o la poetessa oggi fatica a riempire una libreria di 100 persone, che appartengono soprattutto alla sua rete amicale, per non parlare di tutti i parenti che vengono lì per fare numero.  Ci sono poeti che pubblicano con grandi case editrici e si devono raccomandare per far venire le persone alla presentazione del loro libro. Va un poco meglio se l’autore o autrice è insegnante e giocoforza invita gli studenti, obbligandoli a presenziare. Insomma scrivete pure poesie, ma non disturbate troppo gli altri con illusioni e vanagloria. Bisogna sempre farsi un esame di realtà.  

Lucia Triolo: la voce

“…la voce
smette di somigliare alle parole”
P.S.Dolci, Alfa Lyrae, I, da “I processi di ingrandimento delle immagini. Per un’antologia di poeti scomparsi”

——-

la voce 
mi tiene a bada per
impedirmi di mordermi
dura o sfilacciata che
sia

mutua la parola con il gioco
dei fili di voce?
non so:

ho scritto al Van Gohg di Artaud,
seduto in piazza
su una vecchia panchina
mi ha risposto
di cambiare matita,
questioni di grafia?
era in bilico sulla panca scassata
della società

ho raccontato Celan
uomo di terra e sogni
può capitargli di tutto
Inbegorg teme per lui ogni
corrente:
pare dimentichi ovunque
il fasciacollo

ho invitato un’ insonne Anne Sexton
allo studio di Freud
perché lo psicanalizzasse
sdraiata 
sul lettino 
ma appena l’ha vista
lui voleva altro da lei

una notizia:
leggere poesie ad alta voce
efficace rimedio
contro il mal di gola

Variabili

Da Frida la loka (Lombardia)

La coppa di cristallo si ruppe;
Condizionata dalle variabili alle quali era sposta;

Può essere che sopravviva a tempeste, terremoti; una svista e si rovescia, però non si è rotta, ancora;

neanche un graffio giacché, ben protetta, custodita accuratamente; tenuta lontana dai pericoli...

quando v'è l'affetto ad essa;
Da sola, è un oggetto come qualsiasi altro della sua specie, gracile...

Dilazionare il suo utilizzo più di quanto si possa immaginare talvolta è una inconsueta preziosità ...

Le variabili, già;
Suficiente una lacrima piena di dolore, pessante di tanto contenimento caduta dal cielo per compiere l'atto finale sul orlo del calice per disfarsene.

Tua

14 gennaio, 2023

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Lucia Triolo: un giorno, un senso

E poi ci sarà un giorno
come ci fu un momento in cui avrà senso
che sia rimasta qui
Chi ha inventato questo ventre
che mi si svuota dentro?
Parlavo una lingua sconosciuta
per non far finire mai il momento bello

Ma tu non sei il mio eroe

non erano per me quelle prodezze
che facevano sentire
nuda la carne
non erano carezze.
Dov’è ora il mio eroe?
Quanto è lunga la via che non c’è!

Hai fatto visita ai sogni degli amici
hai frugato la linea di ogni mano
Vieni a vederla, ora
affrettati
Basta un attimo a percorrerla,
un palmo ad acciuffarla.

Questi avanzi di stupore 
nei miei panieri notturni 
pieni d’acqua basteranno
a saziare la fame dell’ eroe.

Pende dal viso uno sguardo
che lascia il corpo
e corre lungo il mare

Lui nuota, conosce l’inchiostro

Al Cineforum progetto Genitori il film “Genitori quasi perfetti”

Alessandria, 10/01/2023

Venerdì 13 gennaio 2023, alle ore 20.30 si inaugurano gli incontri 2023 del Progetto Genitori dell’Associazione Cultura e Sviluppo di Alessandria con il ciclo “Guardiamo un film insieme?!”, in collaborazione con l’Associazione di cultura cinematografica e umanistica La Voce della Luna. In occasione del Cineforum dedicato a genitori e figli verrà proiettato il film “Genitori Quasi Perfetti”, una commedia di Laura Chiossone che mette a nudo ansie e fragilità dei genitori  moderni.
Conducono la serata Barbara Rossi, media e film educator, saggista di cinema, presidente dell’Associazione La Voce della Luna e Patrizia Farello, psicologa e  pedagogista, già docente di scienze umane. Ingresso libero: è possibile prenotare il posto a sedere al seguente link:  https://culturaesviluppo.it/evento/al-cineforum-del-progetto-genitori-il-film-genitori-quasi-perfetti/

Per informazioni: info@culturaesviluppo.it; lavoce.dellaluna@virgilio.it


Simona è una mamma single legata da un amore profondo al suo bambino, Filippo. L’organizzazione della festa per gli otto anni di lui porta a galla tutte le sue insicurezze e il senso di profonda inadeguatezza. Combattuta tra l’assecondare i desideri del figlio e la volontà di proteggerlo dal giudizio altrui, Simona arriva al giorno della festa carica di aspettative e di ansia. Quando arrivano gli invitati, si viene a comporre uno variegato squarcio di umanità e mentre i bambini giocano, gli adulti si odiano amabilmente. Fino a quando una inattesa performance di Filippo rompe gli schemi e innesca un effetto domino di azioni e reazioni che porta la festa a deragliare…

Laura Chiossone, regista di ampia esperienza sia teatrale che pubblicitaria, fa seguire al suo debutto indipendente (“Tra cinque minuti in scena”, 2012) questa tragicommedia che, fin dal titolo, rivela i suoi punti di riferimento, e racconta: «Da piccola volevo scrivere storie, ma il lavoro dello scrittore mi è sempre parso troppo solitario, quando sono inciampata nel mondo del cinema a 25 anni mi è sembrato un modo meraviglioso per raccontare storie accompagnati in un viaggio da un lavoro di gruppo che rende prezioso ogni filo della trama. Ho fatto la gavetta prima in produzione, quindi come aiuto regia, auto-producendomi i primi corti con gli scarti di pellicola dei set su cui lavoravo. I primi festival, i premi, uno dal Maestro Monicelli mi hanno incoraggiato e da lì sono passata al rutilante mondo del videoclip, tanta libertà di provare la tastiera della mia immaginazione. Ho esplorato il mondo del documentario per mettermi alla prova in prima linea, come per il documentario per Amnesty sui desaparecidos. Il debutto al cinema è stato con un film indipendente e coraggioso, “Tra cinque minuti in scena”, che gioca con i linguaggi del teatro, del documentario e del cinema per raccontare con un tocco di leggerezza, poesia ed ironia un tema non facile come quello dei caregiver. Nel 2019 è uscito nelle sale il mio secondo film “Genitori quasi perfetti” una commedia scomoda e irresistibile sulla follia della genitorialità contemporanea, con un cast di prim’ordine e la sfida della mono-location. Sempre affamata di nuove sfide ho ora in sviluppo o finalizzazione progetti su vari fronti e linguaggi dal documentario d’arte alla regia esecutiva di progetti seriali».

Il segreto della camelia

Di Frida la loka

Oh! Camelia, hai celato persino troppo tempo il tuo incanto

Hai negato a noi la bellezza, il candore!

Pioggia incessante ci ammutoliva l'anima per tanto tempo

Bagnasti ogni angolo delle mie ossa, della mia pelle

Fino al distacco di questo mondo irrazionale

Strade sporche, buie; mischia di cicche pestate in fretta, carta di caramelle agrovigliate

Un sottile scroscio senza fine crea chiazze di qua e là

la loro immagine si specchia nei vetri sozzi dei negozi

disegnando lacrime amare traballanti in verticale

Il vicolo odora ancora a cassonetto pieno di sporcizia

Oh! Malgrado la terra abbia bisogno di te

Ti ho odiato! Non capivi che marcivamo?

Infine; hai svelato i tuoi fragili petali, e ancora qualche goccia ha il coraggio di scendere dalle grondaie

Oh! Camelia ti sei aperta!... il tuo fogliame lucido, lavato ci prodiga l'energia della quale ci hai procurato carestia, lo sai?

Ancor una volta, torniamo a sorridere, te sei bellissima e i raggi di sole che reccano versi gentili e d'amore ch'elargisci rende sazio lo spirito.

Oh! Camelia... quanto mi hai dispensato.

Tua

9 gennaio, 2023

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