L’amore spirato col vento di Olga Celuch (traduzione Paolo Statuti)

Poesia che tocca il cuore

almerighi

Olga Celuch (1980 – 2010)

Aspetto l’amore
scritto con un verso,
un sentimento
con una canzone cantata,
finché qualcuno non voglia mangiarmi
e portarmi in braccio alle porte del cielo,
finché la mia anima non impari a volare,
e poi tornare sicura sulla terra,
finché il mondo non si metta sottosopra,
e non cadrà il cielo che è su di noi.
Aspetterò l’amore
scaldato con lacrime di gioia,
suggellato da un eterno sorriso.

*

Il testo è tratto dal blog di Paolo Statuti

https://musashop.wordpress.com/tag/olga-celuch/

*

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ER CIMITERO DE LA MORTE DI GIOACHINO BELLI, di Silvia De Angelis

ER CIMITERO DE LA MORTE DI GIOACCHINO BELLI

Come tornai da la Madon-dell’-Orto
Co cquer pizzicarolo de la scesta,
Aggnede poi cor mannataro storto
Ar Cimiterio suo che cc’è la festa.

Ner guardà cqueli schertri io me sò accorto
D’una gran cosa, e sta gran cosa è cquesta:
Che ll’omo vivo come ll’omo morto
Ha una testa de morto in de la testa.

E ho scuperto accusí cche o bbelli, o bbrutti,
O ppréncipi, o vvassalli, o mmonziggnori,
Sta testa che ddich’io sce ll’hanno tutti.

Duncue, ar monno, e li bboni e li cattivi,
Li matti, li somari e li dottori
Sò stati morti prima d’èsse vivi.

Roma, 10 dicembre 1832

Versicoli pensati in un bar, una sera come le altre…

“Non sarà una poesia

Ma la scriverò

E resterà una cosa mia

E anche se vale poco

Non la getterò nel fuoco.

Non si bruciano i pensieri”

(Leano Morelli da “Non bisogna esser poeti”)



I molteplici stati dell’essere

che l’ontologia moderna ha assottigliato 

e tagliuzzato in parti infinitesimali,

mentre l’avere e l’apparire

sono i nuovi dei (ma ricordiamoci

di sentirsi fortunati perché qui e ora

non c’è la guerra né si muore di fame). 

Ognuno ha non ciò che si merita

ma quel che gli tocca; così si passa

da una deriva darwinista a una deriva

innocua tautologica.

L’importante è avere un luogo

in cui raccogliersi, dato che

questo mondo è merda

e il tuo grido spesso finisce inascoltato. 

“Il lavoro è duro e la paga è buona.

Ma qui ci vogliono uomini veri.

Di uno come te non so che farmene”.

Così mi dice e se ne va. 

Nel profondo dell’anima,

ammesso e non concesso

che esista,

c’è ancora una tua traccia, ragazza 

che ora sei donna, 

anche se per tanto l’ho occultata

(parlare d’amore in poesia è quasi reato,

nelle canzoni è un luogo comune abusato). 

Non ti racconto le impressioni

quando guardo le costellazioni.

Quello in cui credevo tanti anni fa

oggi l’ho dimenticato e non conta più. 

Ma nel profondo del mio profondo

non c’è niente di profondo:

c’è molto materiale spurio, come per tutti, 

perché così siamo fatti da sempre. 

Non dirmi che sono superficiale o profondo,

dato che sono cose inutili,

anche se nessuno sa ciò che passa e ciò che resta. 

Passo in rassegna tutti i miei amori, veri, non corrisposti e trasognati. 

Ma altrove fanno sul serio. Imperversa la guerra. C’è tanto orrore.

Altrove si muore.

E io imperterrito continuo la mia cantilena

(sempre meglio che fare battute guerrafondaie sul proprio profilo Facebook). 

Non pensare alla perversione nel sesso, ma alla grande perversione della guerra. 

Tutto quel sangue versato, tutte quelle bombe sui civili, tutti quei cadaveri accatastati, ammassati. 

Ammettetelo che ogni tanto vi scordate della guerra, delle guerre, delle vittime.

Carissima, se io sono ripetitivo è perché la vita di ognuno è ripetitiva

e infinite variazioni minime sul solito tema oggi non mi interessano. 

Si può ridere di tutti i versi, anche dei migliori, 

e i peggiori versi, recitati con enfasi, possono sembrare buoni.

Ho un ricordo vago e sfocato 

delle tue labbra, dei tuoi capelli, della tua voce.

Moriremo distanti senza sapere più nulla l’uno dell’altra

e probabilmente non ci vedremo

mai più per l’eternità. 

Sono un uomo solo,

che non si affaccia più sull’abisso

perché nel profondo dell’anima

soffro di vertigini e altre amenità. 

Il passato conta 

perché ognuno deve tenere stretta la sua storia.

Il passato non conta

perché ciò che è stato è stato.

Chi sono e chi sono stato,

chi non sono e chi non sono stato

in fin dei conti non è importante,

se la barista indaffarata non mi dà il buongiorno

e continua a guardare svagata con nonchalanche in tutt’altra direzione. 

È così bello e necessario parlare a qualcuno, 

ascoltare qualcuno,

anche solo due frasi stupide.

Si nascondono frammenti di amore

anche nelle pieghe di parole banali,

dette senza amore. 

A volte penso a tutti i demoni

partoriti dalla mente di ognuno,

alle angosce covate per una vita

nell’animo. Io so di dover morire

e che forse non rinascerò.

La mia speranza è che siano più 

gli amori appena nati di quelli morti

e di quelli non nati. La mia speranza

è di rinascere diverso da ora in un tempo lontano e in un altro mondo.

Anche fare sesso con una donna

sarebbe vuoto e finzione

per dimenticare la morte

e l’inferno che mi aspetta,

prendere tempo e fiato

dalla noia che mi attanaglia.

Ogni parola, ogni gesto, ogni emozione

è finzione. Cosa resta di vero,

se anche l’amore in me oggi è una falsa partenza,

una stupida parvenza 

o un rimandare all’infinito? 

(scrivere poesie o presunte tali

non è una competizione, qualora non ve ne foste

ancora accorti). 

Dopo cinque anni di astinenza sessuale

la mia mente per un istante aveva accarezzato l’idea di farla finita

mesi fa

ma poi ho smesso con l’idea di farla finita

perché è un passo falso,

perché sono curioso di vedere quanto tempo

mi è stato dato e non voglio  sprecarlo,

perché non voglio anticipare l’inferno che mi aspetta

(molti scelgono il suicidio a scoppio ritardato, col veleno a rilascio prolungato). 

Ma tu prendimi in giro amica canticchiando “Uomini soli” dei Pooh:

ognuno prima o poi giunge sulla soglia della sua solitudine

e considero essere lasciati soli anche non arrivare coi soldi

alla terza settimana del mese; ci sono tanti tipi di solitudine.  

Ora per i maligni parlare del disagio, del torpore esistenziale è una posa, una falsa  scusa, una giustificazione inadeguata per tutti i nostri errori e limiti. 

Diciamo come stanno le cose: non c’è niente di gratuito nell’offrirsi in pasto ai lettori. Tutto è affermazione, è vanità di vanità,  etc etc. Ad libitum. 

Quando bevo delle birre poso per qualche ora me stesso in un angolo smorto

(i più bravi in poesia fanno finta di non parlare di sé, pur parlando sempre di sé

perché tutto è falso, il vero è anch’esso la metà esatta del falso).  

La ragazza trentenne mi dice quasi piangendo:

“Piuttosto che darla ai selezionatori del personale per avere un lavoro come fanno in tante vado a fare la puttana, che c’è molta più dignità! Molte di queste ragazze che fanno compromessi sessuali dove l’hanno persa la dignità? Il reddito di cittadinanza è anche un’alternativa a non accettare i compromessi.” 

Poi mi metto a pensare ad altro. Non so se dice il vero o il falso e non so neanche se è giusto chiederselo a conti fatti. 

Quello che pensavo tanti anni fa

l’ho dimenticato.

Eravamo ragazzi. Pensavamo che 

il senso che davamo alle cose fosse importante 

e invece eravamo come tanti, come chiunque e i nostri pensieri

non contavano niente.

Di me non interessa niente a nessuno

ed è bene così essere dimenticati per sempre, quando moriremo, 

noi uomini inascoltati senza donne né figli. 

Io non sono speciale. Non ti perdi niente. Dimenticami, se non l’hai già fatto.

Tu mi dici che chi è speciale ha successo.

Io ti rispondo che è l’esatto contrario,

che chi ha successo sembra avere qualcosa di speciale, sembra essere speciale, 

me nessuno è speciale né  ha qualcosa di speciale nel profondo,

che è come dire che tutti abbiamo qualcosa di speciale, usando un eufemismo.

Ragazza, se siamo arrivati fin qui nel buio e nel freddo di questa stanza

è perché ognuno di noi ha perso la sua partita.

Adesso amiamoci.  

Non c’è stato nulla di memorabile tra noi. 

Io sono solo un buffo uomo che ogni tanto si porta un poco in giro

e non conosce nessuno nel quartiere. 

Non voglio crearti imbarazzo.

Non voglio rinfacciarti quel che eri.

Perché dovremmo incontrarci

se è passato troppo tempo, se non sapremo più riconoscerci?

Ti lascio con le tue certezze e le tue sicurezze, vere o presunte:

l’importante è che ti facciano sopravvivere e vivere. 

Siamo cambiati troppo o siamo sempre gli stessi?

Tutti gli innamorati si dicono sempre “non cambiare mai”. 

In altri posti del mondo è più facile innamorarsi e amare,

ma io per cause di forza maggiore, pigrizia, abitudine, stanchezza ormai resto qui

in questo retrogrado e vecchio Paese cattolico. 

Tu sei l’unico amore non ricambiato

che rivivrei ed è per puro masochismo se ritorno a pensarti.

Tu sei una donna che ho rifiutato

e che non saluto per non illuderti; 

non è sadismo, né narcisismo. 

Passa in fretta il tempo.

Tra poco ci ritroveremo vecchi.

Non so come ingannare il tempo.

Qui tutti hanno un amore o così dicono.

Dicono anche che le ragazze al mondo d’oggi

sono così facili. Non per me che non ho storie

da raccontare. E tu smettila di dire che se non hai un amore

devi inventartelo, devi raccontare fandonie perché è così da che

mondo è mondo. Forse sono solo perché 

non ho il fisico, forse perché non ho una posizione.

Le ragazze si divertono ogni sera, non perdono un’occasione 

e io muoio un poco ogni giorno, 

di un morire lento e quasi inconsapevole. 

Se tu non mi hai amato

è perché avevi mille ragioni o mille emozioni per non farlo

o mille ragioni o mille emozioni  per amare altri. Io cammino nella nebbia.

Molti più importanti di me hanno già detto che l’amore

non conosce uguaglianza né giustizia, 

ma forse non c’è niente di giusto né sbagliato nell’amore,

che dovremmo tutti più pensare come fortuna che come conquista

perché in amore nessuno conquista nessuno

e tutti sono prede dell’amore,

ma per i più giovani questi saranno i vaniloqui di un uomo solo e maturo. 

Cosa vuoi che sia l’amore? Un gioco di sguardi, due parole messe lì 

e si finisce a letto…così dicono i maschi alfa, quelli per cui è tutto così facile

come bere un bicchiere d’acqua. 

Attraverso la città.  Hanno già chiuso il bar.

Sono solo io, coi miei pensieri e con  la mia solitudine,

che non è un’opportunità né una sconfitta,

che non è una trappola né una gioia,

che non è una condanna né una forma di libertà,

è solo il mio modo di essere a questa età,

è solo il mio modo di sentire e vivere questa ansietà

(perdonatemi queste parole.

 Altrove imperversa la guerra.

 Non facciamo un dramma di queste mie sciocchezze.

 Non pensare alla perversione nel sesso ma alla grande perversione della guerra. 

 Altrove si muore). 

La mia speranza è che siano più 

gli amori appena nati di quelli morti

e di quelli non nati. La mia speranza

è di rinascere diverso da oggi  in un tempo lontano e in un altro mondo.

Lucia Triolo: il corso del fiume

“da ogni altura speravamo di scorgere il corso del fiume:
speravamo sempre invano”. Alfred Brehm, “Viaggio nel Sudan”

in ritardo
come sempre
una fuga
come sempre 
l’affanno della corsa

(e il fiume scorreva
il suo flusso mischiava le acque)

a inseguire e fuggire un’orma,
un’ombra
davanti
poi improvvisamente
dietro

(e il fiume tra gli alberi non si scorgeva
come un lavoro precario)

la stessa ombra
non era stata superata
era lei, l’orma, che 
aveva aumentato
il ritardo 

(c’era un’ansa nel fiume,
un’ansa interiore?)

-“dove abiti” chiese?
-“dove non bastano le parole”

LA FAINA

quandolamentesisveste

Notevole chiazza bianca
a  sfiorare la gorgia
e setoso manto oscuro come la pece
sensibilizzano i tratti
d’un solitario mustelìde.
Son solchi spogli in desertiche pianure
e rocce accidentate in curvature montuose
ad accentuare iridi accese della faina
nell’impatto controluce.
La dimenticanza del giorno
nel blu di notti mute
pone predilezione a feroci agguati
nel balzo repentino alla nuca della preda
suggendone il sangue
mentre l’orizzonte di cielo e terra mescolati
si fa invisibile
@Silvia De Angelis



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Eventi : Presentazione dei poeti e scrittori partecipanti al Festival 2023 Panorama Internazionale della Letteratura – Writers Capital Foundation -Elisa Mascia

Tema : Prana – Respiro – Aria

Due incontri, tramite la piattaforma di zoom, di poeti e scrittori dall’Italia e da altri Paesi del mondo oggi pomeriggio, 22 gennaio 2023, organizzati dal gestore culturale, poeta, artista Joan Josep Barcelo e lo staff della Writers Capital Foundation : presidente Preeth Nambiar, segretaria generale Irene Doura-Kavadia, Johanna Devadayavu, Christos Sanos, Filippo Papa ed Elisa Mascia che hanno accolto e presentato i poeti e scrittori.

” Il respiro dell’anima”
“Respiro del vento”
“Soffio divino”
“Vibrazioni – Prana – Vita”
“Viene a mancare il respiro per l’emozione”
“Ritmo della respirazione”
“Emotions”
“Respiro… energia vitale… Aria del Pianeta che tutti respiriamo”. 
“Non abbiamo voce se non abbiamo aria”…

Musicalità della poesia è respiro”…
“Abbiamo respirato emozioni”

Dos encuentros, a través de la plataforma zoom, de poetas y escritores de Italia y otros países del mundo esta tarde, 22 de enero de 2023, organizados por el gestor cultural, poeta, artista Joan Josep Barceló y el equipo de la Writers Capital Foundation : el presidente Preeth Nambiar, la secretaria general Irene Doura-Kavadia, Johanna Devadayavu, Christos Sanos, Filippo Papa y Elisa Mascia que dieron la bienvenida y presentaron a los poetas y escritores.

“El aliento del alma”
“Aliento del viento”
“Aliento divino”
“Vibraciones – Prana – Vida”
“La falta de aliento es por emoción”
“Ritmo de respiración”
“Emociones”
“Aliento … energía vital… Aire del Planeta que todos respiramos”. 
“No tenemos voz si no tenemos aire”…

La musicalidad de la poesía es aliento”…
“Respiramos emociones” 

Two meetings, via the zoom platform, of poets and writers from Italy and other countries of the world this afternoon, January 22, 2023, organized by the cultural manager, poet, artist Joan Josep Barcelo and the staff of the Writers Capital Foundation: president Preeth Nambiar, secretary general Irene Doura-Kavadia, Johanna Devadayavu, Christos Sanos, Filippo Papa and Elisa Mascia who welcomed and presented the poets and writers.

“The breath of the soul”
“Breath of the wind”
“Divine breath”
“Vibrations – Prana – Life”
“Breathlessness is out of emotion”
“Rhythm of breathing”
“Emotions”
“Breath… vital energy… Air of the Planet that we all breathe”. 
“We have no voice if we have no air”…

Musicality of poetry is breath”…
“We breathed emotions”

PANORAMA INTERNATIONAL LITERATURE FESTIVAL 2023: LIVE

Thank you very much to all the participants in today’s sessions. Congratulations.
Grazie mille a tutti i partecipanti alle sessioni di oggi. Congratulazioni.
Muchas gracias a todos los participantes a las sesiones de hoy. Felicitaciones.

https://www.youtube.com/watch?v=dPP8gpId_jY
https://www.youtube.com/watch?v=iVxUTVEfk2I

■ IRENE DOURA-KAVADIA – Secretary General WCF – Coordinator PILF – Greece
■ CHRISTOS SANOS – Permanent Councillor – Greece
■ JOAN JOSEP BARCELO – Chief Advisor – Curator and moderator – Spain/Italy
■ FILIPPO PAPA – Member Working Committee – Co-moderator – Italy
■ ELISA MASCIA – Chief Coordinator – Co-moderator – Italy

■ DOMENICA ALATI – ITALY
■ FLORENA IAVARONE – ITALY
■ ALDO GALLINA – JONA – ITALY
■ IRMA BACCI – GABRIELE GALLONI – ITALY
■ GABRIELLA PACI – ITALY
■ FRANCESCA BERTINO – ITALY
■ ISABELLA SORDI – ITALY
■ MACIEJ DURKIEWICZ – POLAND
■ ALESSIO ARENA – ITALY
■ GAIA BONI – ITALY
■ MARSHALL PEIHANG LI – CHINA-USA
■ IVONNE SÁNCHEZ BAREA – SPAIN
■ CRISTINA PIZARRO – PORTUGAL
■ EHRALIEVA UMUTKAN  – KYRGYZSTAN

Team PILF 2023
Web: http://www.panoramafestival.org
Email: info@panoramafestival.org

Preeth Nambiar Irene Doura-Kavadia Johanna Devadayavu Christos Sanos

Domenica Alati – Florena Iavarone – Aldo Gallina – Jona – Irma Bacci – Gabriella Paci – Bertino Francesca – Isabella Sordi – Maciej Durkiewicz – Alessio Arena – Gaia Boni – Marshall Li – Ivonne Sánchez Barea – Cristina Pizarro – Umutay Ehralieva

👇👇👇

http://alessandria.today/2023/01/22/eventi-presentazione-dei-poeti-e-scrittori-partecipanti-al-festival-2023-panorama-internazionale-della-letteratura-elisa-mascia/

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Poeti : Fanny Zulema Meléndez Nolasco scrittrice, poetessa hondurenha – di Elisa Mascia

Poesie di Fanny Zulema Meléndez Nolasco

Poesie della poetessa honduregna Fanny Meléndez

Ombelico

Mi ricorda il meraviglioso campionato
Di amore sacrificale, di consegna.
Nodo di cuoio, marchio di origine
Promemoria del primo pane condiviso
Al tavolo pletorico del grembo materno.
Hai inaugurato un’altra vita bloccata
Al cuore unito di mamma.
Ti guardo, segno primordiale
Ti guardo, cerchio incarnato
Ti guardo rotolare all’infinito
E non dimentico l’inizio.

Elegia del bambino solo

Figlio multiplo, sei in tutto, tutto
Racconterò la tua storia, perché ti vedo in ogni angolo,
nelle piazze, nelle stanze delle case e negli uffici.
Parla di un ragazzo solo, di cui si è preso cura suo nonno
finché la morte bianca non ha chiuso gli occhi.
Aveva genitori e molti fratelli, ma è cresciuto
devastato e voleva solo correre, fuggire…

Poi l’amore ha voluto dipingere un cuore rosso sul suo petto.
La bella fata ha bruciato il suo vestito e la sua bacchetta magica
Non poteva più tornare alla sua dimora di luce,
Ha rinunciato alla sua pace, al conforto, tutto per amore…

Passavano i giorni, gli anni e il ragazzino
rimase imprigionato nel corpo di un uomo,
con pensieri incompiuti, confusi,
bambola danneggiata, era il suo spirito mutilato.
Sempre solo, con bambini intorno, come scrofe avvizzite.

La luce di Dio voleva addolcire quel freddo giardino,
quell’anima nell’eterno inverno…

Il ragazzino resistette, protestò con insolenza.
Se lo guardavi o gli parlavi dolcemente
lo scherno gli spuntava sulle labbra e deformava la pura intenzione,
prese le parole tra le mani e le contorse.
Quelli correvano angosciati e se ne andavano terrorizzati
attraverso il corridoio della sfiducia o attraverso la stanza della vendetta.
La paura dell’amore possedeva la sua anima, spirito e corpo.

Prego e spero che il ragazzino cresca,
lasciando che il demone del dolore e della paura scompaia.
Voglio vedere rafforzato, esercitato e sviluppato
la muscolatura del perdono, dell’amore nel suo essere.

Una pioggerellina.

Una pioggia di baci.
Freddi, distanti, erranti
sono caduti sul volto della mia anima.
Tempeste di distanza e indifferenza
l’anima fiera del deserto, gelida di notte,
focosa, disperata e crudele di giorno.
Notte oscura con una luna malvagia,
cielo misero senza stelle.
All’improvviso, le cicale uscirono con la pioggia
alla nascita di un lamentoso cielo,
la mia anima pulita è stata lasciata nel dolore.
Sorse la primavera, fiore della speranza,
Già le tempeste, e il deserto
scossero le loro putride viscere.
Appare un cielo cristallino
riflesso negli occhi di lapislazzuli del mare.

Circa l’autrice:

Fanny Zulema Melendez Nolasco (Honduras). Partecipazione a convegni di ricerca letteraria e storica all’interno e all’esterno del Paese. Ha al suo attivo pubblicazioni su diverse riviste antologiche di poesia nazionale e internazionale. Pubblicazione di saggi su riviste nazionali e internazionali. Pubblicazione di libri di poesia: “Honduras y superficies” (2020). “Ancore” (2021). “Di certezze e vicissitudini” (2022). Narrativa: “Con Olancho nel cuore” (2021). “Game over e altre storie” (2021).


Poemas de la poeta Hondureña Fanny  Meléndez

Ombligo

Me recuerda la maravillosa liga
De amor sacrificial, de entrega.
Nudo de piel, marca de origen
Recordatorio del primer pan compartido
En la mesa pletórica del vientre.
Inauguraste otra vida pegada
Al corazón unido de mamá.
Te miro, primigenia señal
Te miro, círculo encarnado
Te miro rueda al infinito
Y no olvido el principio.

Elegía del niño solo

Múltiple niño, estás en todos, todas
Contaré tu historia, porque te veo en todas las esquinas,
en las plazas, en las salas de las casas, y en las oficinas.
Se trata de un niño tan solo, que su abuelo cuidó
hasta que la blanca muerte cerró sus ojos.
Tuvo padres y muchos hermanos, pero creció
desolado y sólo quería correr, huir…

Después el amor quiso pintarle un corazón rojo en su pecho.
La hermosa hada quemó su vestido y su mágica varita
Ya no podía regresar a su mansión de luz,
renunció de su paz, comodidad, todo por amor…

Pasaron los días, los años y el niño pequeño
se quedó encarcelado en un cuerpo de hombre,
con pensamientos no acabados, confundidos
muñeca estropeada, era su espíritu mutilado,
Ssempre solo, con hijos alrededor, como siembros mustios.

La luz de Dios quiso enternecer aquel frío jardín,
aquella alma en invierno eterno…

El pequeño niño se resistía, protestaba con insolencia
Si se le miraba o se le hablaba con dulzura.
La burla se asomaba a sus labios y deformaba la intención pura,
tomaba las palabras con sus manos y las retorcía.
Aquellas corrían angustiadas y salían despavoridas
por el corredor de la desconfianza o por la sala de venganza.
El miedo al amor poseyó su alma, espíritu y cuerpo.

Oro y espero que el niño pequeño crezca,
que desaparezca el demonio del dolor y el miedo.
Quiero ver robustecida, ejercitada y desarrollada
la musculatura del perdón, del amor en su ser.

Una llovizna

Una llovizna de besos
Fríos, distantes, ambulantes
Cayeron sobre la faz de mi alma.
Tormentas de distancia e indiferencia
el alma orgullosa del desierto, gélido de noche
ardiente, desesperante y cruel de día.
Oscura noche con luna mezquina,
miserable cielo sin estrellas
de pronto, salieron las chicharras con la lluvia
parto del cielo quejumbroso, 
mi alma limpia quedó de dolor
Surgió la primavera, flor de esperanza,
Ya las tormentas, y el desierto
Sacudieron sus pútridas entrañas.
Surge un cielo límpido cristalino
reflejado en los ojos lapislázuli del mar.

Sobre la autora:

Fanny Zulema Meléndez Nolasco (Honduras). Participación en congresos de investigación literaria e histórica dentro y fuera del país. Tiene publicaciones en diferentes revistas antológicas de poesía nacional e internacional. Publicación de ensayos en revistas nacionales e internacionales. Publicación de libros de poesía: “Honduras y superficies” (2020). “Anclajes” (2021). “De certezas y avatares” (2022). Narrativa: “Con Olancho en el corazón” (2021). “Game over y otros cuentos” (2021).

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Il bagno di Amalia Bautista

Dalla Spagna

almerighi

Amalia Bautista, Madrid 1962, scrittrice, giornalista e doppiatrice spagnola.

Vuoi che facciamo il bagno
assieme una volta ancora?
Possiamo di nuovo essere due corpi
bagnati e sorpresi,
e verificare che non mi fa male
che l’acqua ci separi.
Sentire che solo l’acqua si frappone
tra la tua pelle e me,
come dal principio dei tempi,
e questa certezza è dolce,
calda e luminosa.
Come mai lo è stata.

*

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Lucia Triolo presenta: Michael Kruger, 5 poesie

1) DISCORSO DEL VIAGGIATORE

È ancora libero questo posto? Posso sedermi? 
Sono in viaggio da un bel po’. Le mie scarpe 
hanno sottratto alla ghiaia l’epos della strada 
all’asfalto il suo sospiro oleoso. Ho preso sempre 
strade che avevano tracciato altri, 
ogni pietra un ricordo di precedenti viandanti.
Ho sentito il freddo e il calore non conquistabile, 
riconosciuto la sfortuna degli occhi brillanti.
L’amore non mi ha trattenuto. E il dolore 
mi correva accanto e non voleva sorpassi.
Canzoni ho ascoltato anche prose, 
mai sono inciampato su una rima. Ho incontrato gente 
che aveva risolto il problema della morte, 
altra che credeva ancora all’immortalità.
Ciò che i miei predecessori hanno lasciato cadere 
l’ho raccolto, ecco perché il mio zaino è così pesante. 
Ora che mi riavvicino all’inizio, 
i miei piedi non ce la fanno. Sono stanco, 
non ci vedo quasi più, il viaggio mi è costato gli occhi.
Se lei permette, prendo un pezzo di pane 
e un po’ di vino. Grazie. Adesso mi sento 
quasi come a casa.

Da Poco prima del temporale in Il coro del mondo. Poesie 2001-2010 
a cura di Anna Maria Carpi

2) VECCHIA CASA DI LEGNO

                              per Hans Bender

La casa non è adatta 
alla finzione.
Sta in ascolto di se stessa, 
lo scricchiolio nella parete 
non la fa sobbalzare. 
Soltanto la polvere 
le fa alzare la voce.
Nel villaggio risiedono dei morti, 
ricevono la posta, 
a consegnarla
è un gatto cieco.
L’uomo cui una volta 
apparteneva la casa 
ha scritto un libro: 
L’arte 
di catturare un topo 
con un occhiata.
Un libro su tutto 
ciò che nella vita non c’è.

da Spostare l’ora, traduzione postazione di Anna Maria Carpi

3) (Senza titolo)

Si é annunciato un amico, 
vuole restare sino alla fine 
dell’anno. Cognome di una sillaba 
e il nome lo tace, 
probabile ne abbia un buon motivo.
Un tipo di poche parole, 
non dice nulla in più, non si muove 
per tutto il giorno e vuole parlare coi morti.
Ogni tanto tiene in braccio 
il gatto e gli conta le costole.
Lo chiama Frida, 
e il resto non si capisce 

da Spostare l’ora, cit.

4) (Senza titolo)

Molto lontano sull’orizzonte un ospite, 
troppo piccolo per la storia del mondo, troppo poco 
dotato per resistere alla pressione del cielo.
Veglia. Tenta di delimitare l’illimitato: 
con libri che il grande Iniziato* invia.
La mimesi della natura mostra incrinature, 
troppo teologica suona la contraddizione: ordine 
anziché bramosia. Egli deve pulire la soglia 
che porta al sapere, domare la fame; 
trascina a fatica il vecchio nel nuovo, 
e solo lo sguardo pio rivela il ladro.

*Nella mistica, l’illuminato da Dio e dal demonio

Da Idilli e Illusioni, in Di notte tra gli alberi 
a cura di Luigi Forte

5) SUITE PER VIOLONCELLO

Dalla finestra 
vedo arrivare il treno 
un insetto rugginoso 
con occhi spalancati.
Con quale leggerezza trasporta 
le bare per la valle assolata! 
Ventuno, ventidue…
Sono piene o vuote?
Ora fischiando emette vapore 
che avanza leggero verso di me 
come un messaggio indistinto.
Alzo il volume della radio, 
una suite per violoncello, sullo sfondo 
il respiro affannoso 
del musicista, chiaramente percepibile.

Da  Previsioni del tempo, in Di notte tra gli alberi,
cit.

Michael Krüger, sassone, è nato a Wittgendorf nel 1943, è cresciuto a Berlino e attualmente risiede a Monaco. Ha diretto dal 1968 al 2013 la casa editrice Hanser e la rivista «Akzente». Poeta e romanziere, in Italia ha pubblicato le raccolte Di notte tra gli alberi (2002), Poco prima del temporale (2005) e Il coro del mondo (2010). Fra le traduzioni italiane delle sue opere ricordiamo Perché Pechino (1987), La fine del romanzo (1994), Il ritorno di Himmelfarb (1995), La violoncellista (2002) e La commedia torinese (2007).

Cultura. Poesia: “I rintocchi del mare” di Caterina Alagna

I rintocchi del mare

ritornano come echi lontani

e germogliano nell’anima

remoti scenari

di un paradiso marino

che avevo vissuto sulla pelle,

e nello spirito con movimento suadente

le onde lavano i residui

di un dolore tagliente.

Il mare cura ogni male fervente

e il profumo della salsedine 

sboccia come un prato di fiori

seminando il sale nel cuore,

il sale della sapienza e della riflessione

che respiro ogni volta

che uno spiraglio di azzurro marino

bagna le mie impronte.

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GIORNO DELLA MEMORIA – Per non dimenticare: “Aprile” di Anna Frank

GIORNO DELLA MEMORIAProva anche tu,
una volta che ti senti solo
o infelice o triste,
a guardare fuori dalla soffitta
quando il tempo è così bello.

Non le case o i tetti, ma il cielo.

Finché potrai guardare
il cielo senza timori,
sarai sicuro
di essere puro dentro
e tornerai
ad essere felice.
Anna Frank

Più di un milione di bambini e adolescenti ebrei morirono durante l’Olocausto: Anna Frank fu una di loro. Anna era nata a Francoforte, in Germania, il 12 giugno 1929, da Otto e Edith Frank i quali le avevano dato il nome di Annelies Marie Frank. Durante i primi cinque anni di vita, Anna visse con i suoi genitori e con la sorella maggiore, Margot, in un appartamento alla periferia di Francoforte. Dopo la presa del potere da parte dei Nazisti nel 1933, Otto Frank fuggì ad Amsterdam, in Olanda, dove aveva dei contatti di lavoro. Il resto della famiglila lo seguì qualche tempo dopo e Anna fu in effetti l’ultima a trasferirsi, nel febbraio 1934, dopo aver vissuto per un certo periodo con i nonni, ad Aachen. La Germania occupò Amsterdam nel maggio del 1940 e nel luglio del 1942 le autorità tedesche e i loro collaboratori olandesi cominciarono a rastrellare gli Ebrei in tutto il paese, concentrandoli poi a Westerbork, un campo di transito vicino alla città olandese di Assen, non molto lontano dal confine con la Germania. Da Westerbork, i Tedeschi deportarono poi gli Ebrei nei campi di sterminio di Auschwitz-Birkenau e di Sobibor, che si trovavano nella Polonia occupata. Verso la metà di luglio, Anna e la sua famiglia decisero di nascondersi in un appartamento segreto, dove si sarebbero poi rifugiati anche altri quattro Ebrei olandesi: Hermann, Auguste e Peter van Pels, e Fritz Pfeffer. Per due anni vissero tutti insieme in quell’appartamento, che era stato ricavato dietro l’ufficio dell’azienda di famiglia, al 263 di Prinsengracht e al quale Anna si riferisce nel suo diario appunto come all’Alloggio Segreto. Gli amici e i colleghi di Otto Frank – Johannes Kleiman, Victor Kugler, Jan Gies, and Miep Gies – prima li aiutarono a preparare il nascondiglio, poi continuarono regolarmente a portare loro cibo e vestiario, rischiando la propria vita nel caso fossero stati scoperti. Il 4 agosto 1944 la Gestapo (la Polizia Segreta di Stato tedesca) trovò il nascondiglio, dopo essere stata informata da una soffiata anonima.

Excerpt from Anne Frank's diary, October 10, 1942: "This is a photograph of me as I wish I looked all the time. [LCID: 78355]

Un passo del diario di Anna Frank, datato 10 ottobre 1942: “Questa fotografia mi ritrae come vorrei apparire sempre.

Un passo del diario di Anna Frank, datato 10 ottobre 1942: “Questa fotografia mi ritrae come vorrei apparire sempre. Se fossi così, potrei avere ancora qualche speranza di andare a Hollywood. Ho paura, però, di avere un aspetto decisamente diverso, adesso.” Amsterdam, Olanda.

Quello stesso giorno, agenti della Gestapo, insieme al sergente delle SS Karl Silberbauer e a due collaboratori della polizia olandese, arrestarono i Frank. L’8 agosto, la Gestapo dispose il loro trasferimento a Westerbork. Un mese più tardi, nel settembre del 1944, le SS e le autorità di polizia caricarono i Frank e gli altri quattro occupanti dell’appartamento su un treno diretto da Westerbork ad Auschwitz, il complesso di campi di concentramento all’interno della Polonia occupata. Anna e la sorella Margot vennero selezionate per i lavori forzati, grazie alla loro giovane età, e trasferite alla fine di ottobre del 1944 a Bergen-Belsen, vicino alla città di Celle, nel nord della Germania. Entrambe le sorelle morirono di tifo nel marzo del 1945, poche settimane prima che, il 15 aprilele truppe inglesi liberassero Bergen-Belsen. Gli ufficiali delle SS selezionarono per i lavori forzati anche i genitori di Anna: la madre Edith morì ad Auschwitz all’inizio di gennaio del 1945. Solo il padre Otto sopravvisse alla guerra e venne liberato dalle forze sovietiche il 27 gennaio 1945, mentre si trovava ancora ad Auschwitz.

Durante il periodo in cui rimase nascosta, Anna tenne un diario nel quale riportò le sue paure, le sue speranze e le sue esperienze di adolescente. Ritrovato nell’appartamento segreto dopo l’arresto della famiglia, il diario venne conservato per Anna da Miep Gies, una delle persone che avevano aiutato i Frank a nascondersi. Il diario venne pubblicato dopo la guerra e tradotto in diverse lingue; esso viene tuttora usato in migliaia di scuole medie e scuole superiori in tutta Europa, così come in NordAmerica e in America Latina. Anna Frank è diventata il simbolo di tutte le promesse e le speranze che andarono perdute con la morte dei bambini e dei ragazzi trucidati durante l’Olocausto. [ Enciclopedia dell’Olocausto]

Non è difficile di Eugène Guillevic (traduzione di Sara Arena)

Autorevolissima voce della poesia francese

almerighi

Eugène Guillevic (Carnac, 5 agosto 1907 – Parigi, 19 marzo 1997) è stato un poeta francese

In un ciuffo d’erba
Vedere un incendio
In cui si esaltano cattedrali,

Vedere un fiume che s’affretta
Per salvarle.

Non difficile
Vederci fanciulle nude
Fare uno sberleffo alle cattedrali
E danzare sul fiume
Che canta l’incendio,

Vederci l’esercito arrivare
Con tutti i carri in faville
Per, sul dorso del fiume,
Proclamare la vittoria.

Ma vedere il ciuffo d’erba.

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CULTURA

Ansima il vento di nord est

Date: 20 gennaio 2023Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

Ansima il vento di nord est,

noci dal mallo pungente e scure mani,

ieri con me sull’orlo delle corolle,

una casa del cuore con un gallo banderuola,

avvicino alla fiamma,

l’ anima dal nuovo dolore,

si apre una strada dai fianchi di luna,

siamo rimasti solo in due,

senza dividerci le cose,

una smagliatura di sorriso, chissà perchè!

Non imparo questo luogo,

non conosco questa gente,

l’anima fugge da questo mondo infedele,

s’accendono le parole,

dove giacciono le ombre,

io ti amo senza saperlo, inconsapevolmente. Iris G: DM

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 1 persona, calzature e testo

Iris G. DM 20 gennaio 2023. Roma

Cherofobia: la paura di essere felici.

Date: 20 gennaio 2023Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

Articolo di Marina Donnarumma. Roma 20 gennaio 2023

La paura della felicità è chiamata cherofobia. Ma cosa è la cherofobia e cosa vuol dire essere cherofobici?  La parola cherofobia ha un’etimologia greca e deriva da kairós “ciò che rallegra” e fóbos “paura”. Il significato di cherofobia è quindi letteralmente ” avere paura della felicità. In psicologia è definita una forma d’ansia anticipatoria.  Per questo motivo il significato di cherofobia può essere espresso come la conseguenza di vivere la felicità come una minaccia da cui bisogna difendersi. La convinzione che è una sorta di corollario, nel senso che se vivi una felicità, piccola o grande, una grande tragedia ti aspetta dietro l’angolo. A volte le persone cherofobiche si sentono in colpa di essere felici, provano una sorta di ansia, perchè non pensano di meritarlo, e c’è sempre un riscontro negativo che prima o poi capiterà.

Da dove viene la cherofobia? Le cause

Perché a volte si ha paura di essere felici? Le cause di questo disagio psicologico tendenzialmente -ma senza generalizzare- rimandano alle esperienze infantili della persona, nelle quali un momento di felicità potrebbe essere stato seguito da un evento traumatico fisico o emotivo come una punizione, una delusione o anche una perdita importante.

‍Da queste esperienze ripetute e/o traumatiche, nelle quali emozioni come la rabbia, l’umiliazione e il dolore hanno spesso distrutto la gioia, si instaura automaticamente un’associazione distorta della relazione causale tra felicità e dolore, che si riattualizza continuamente nel presente. 

“Sì, certo, quanto più dall’alto, tanto più dolorose, le cadute” recita la novella “La paura d’esser felice” di Pirandello: queste stesse convinzioni appartengono a chi soffre di cherofobia. La persona potrebbe aver sviluppato un locus of control esterno e aver appreso a pensare che anche un evento positivo è solo “un colpo di fortuna” e che, qualsiasi cosa faccia, non si ripeterà.

In quest’ottica la cherofobia potrebbe essere assimilabile ad un meccanismo di controllo e di fuga dalle emozioni positive, vissute come momento di estrema vulnerabilitàhttps://www.unobravo.com/post/cherofobia-la-paura-di-essere-felici

CHEROFOBIA Iris G. DM

Mi rendo conto.che non riesco più a sognare, questo mi provoca insonnia e inquietudine, non riesco a farlo,

li ho tutti finiti, terminati,stop!

Non è cosi, davvero! I sogni li ho solo sognati, mi sono sforzata di tramutarli concretamente, ma in mezzo c’ero io, con la mia fragilità, le mie paure, le mie incompletezze, le mie insicurezze, la mia paura, ma lo chiamerei terrore di fare soffrire gli altri

Mi sono autocondizionata a soffrire, a provare dolore e sono consapevole che è diventato il mio stato normale, il mio modo di essere, perché, se per sbaglio , mi capita qualcosa di positivo, mi viene l’ansia e non so goderne, perché penso che poi mi accadrà qualcosa di terribile. Penso di non meritarmi di essere felice, oppure non la so riconoscere, non la riconosco più! Mi domando se sia già dentro di me e con il mio modo di fare nevrotico, adrenalinico, la lascio lì a morire. Quanti di noi sono cherofobici?paura della gioia,della felicità?

Quante volte è capitato che potevamo essere felici, e per il terrore, dico il terrore che poi ci capitasse qualcosa di veramente brutto, ci siamo ritirati sospettosi nella nostra conchiglia? Io sono così, anche tanti sono così, cosa ci succede? Siamo sicuri che la felicità ci porterebbe ad una sorta di crudele punizione. Una società malata e noi diventiamo malati, la chiamerei ” il mal di vivere”Montale dice, ” spesso il mal di vivere ho incontrato…” Il trauma dell’esistenza, ” il rivo strozzato”nulla fluisce come dovrebbe. La “foglia accartocciata”ci chiudiamo dentro di noi, in noi stessi e il ”cavallo che stramazza, non è la vita che ci abbatte?

Quale è la soluzione? Le soluzioni non ci sono, perché noi come umanità siamo irrisolti, egoisti, narcisisti, continuiamo ad avere fame, a farci la pancia grossa di tutto ciò che è esteriore. La fame continua ad esserci, l’infelicità, la paura, i pregiudizi, il domani, come sarà domani? Riuscirò a vincere questa paura e godere, riconoscere la felicità anche se puri e sfuggenti attimi?Tutto rimane come ieri, irrisolto, fragile, insicuro e domani?Domani passa e ieri già passato, nulla di nuovo, il nulla ci pervade, ” il mal di vivere” non si cura, non guarisce, come avere un cancro, la chemiovita, provoca effetti collaterali devastanti. Iris G. DM

Potrebbe essere un'immagine raffigurante attività all'aperto

Articolo di Marina Donnarumma. Roma 20 gennaio 2023

Lucia Triolo: il ballo delle parole

Leggevo qualcosa
confusamente
parole ballavano su e giù
fottendosene del significato
avevano trovato un ramo fiorito di scuse
per non dire nulla

in ciabatte da albergo
ad ore
digrignavano lettere
che stavano anguste

volevano la cruna di un ago
per farsi strada insieme al cammello
come si vuole una
madre sobillatrice: una poesia

sulla panchina
solo una coca-cola
vuota
comprata al bar vicino
Andy Warrol era già
andato via con lo scontrino
di un attimo forse felice.