Dal libro dello scrittore Criminologo Antonio Russo al film del regista Antonio Cirillo

Antonio Russo e Antonio Cirillo

STALKING SCONFIGGERLO SI PUÒ.

L’ultimo capolavoro del criminologo Antonio Russo, intitolato “Stalking puoi sconfiggerlo”, pubblicato da IQdB Edizioni di Stefano Donno, si concentra su questo tema.

Dalle pagine di questo saggio, prende vita un film ispirato ad esso che, ancor prima dell’inizio delle riprese, sta registrando un grande e senza pari successo.

Il film gode di acclamazione nazionale e internazionale, agitando così la coscienza su un problema sociale tanto attuale quanto grave che, in alcuni casi, porta a casi di omicidio.

Noi della Writers Capital International Foundation siamo felicissimi per il successo del Dr. @TAG, che ha ricevuto uno dei prestigiosi PANORAMA Book Awards 2022 per lo stesso libro.

La Segretaria Generale della Writers Capital Foundation Irene Doura-Kavadia

Recensione del libro : “Stalking – La gabbia” di Antonio Russo a cura di Elisa Mascia

Leggere, per riflettere e meditare sopra un tema di attualità del quale si è propensi ad esimersi di esprimere un proprio pensiero parere, è di grande sostegno e aiuto per chiunque è prodigato all’ascolto delle sofferenze altrui per offrire un sollievo morale che è molto importante, addirittura essenziale, per chi è vittima di stalking.
Il timore è quello di non ricevere comprensione da chi ci si affida per confidarsi e, molto spesso, è così poiché gli altri tendono a minimizzare ciò che affligge la persona amica o di famiglia o conoscente, tanto che ci si sente ancor di più chiusi in una “gabbia”.
Nelle pagine del libro “La gabbia” ci si ritrova in qualcosa che, più o meno, accade durante l’arco della vita ed è affrontato, dallo scrittore, in modo semplice e reale, senza mezzi termini.
“Coraggio e denuncia”,  “Il valore però che tutti dobbiamo riscoprire e che dobbiamo insegnare alle nuove generazioni e soprattutto il rispetto dell’altro, chiunque sia. Un valore che va coltivato ogni giorno”…messaggio contenuto dalla prefazione scritta dall’ onorevole Raffaele Fitto, europarlamentare.
Nell’ invitare alla lettura formativa del libro “La gabbia”, condivido il pensiero all’inizio di Rocco Hunt
“Fate l’amore invece di impugnare quel coltello, è stato sempre il metodo di chi non ha cervello”.

Elisa Mascia – Coordinatrice dell’Italia del Festival 2022 PILF Panorama Internazionale della Letteratura
7-2-2022

  • Presidente Preeth Nambiar – India

Dopo il grande successo del libro premiato c’è stata una svolta eccezionale per essere stato scelto a diventare un film per avere una risonanza mediatica maggiore e poter raggiungere il maggior numero di persone che possano recepire i messaggi ed essere utile socialmente alle donne e non solo.
Seguiremo gli sviluppi che sta prendendo forma dalla scelta del casting fino al primo ciak e presto alla visione nelle sale cinematografiche.
Siamo in attesa e…

Pronti per le riprese del Film nella Bellissima Città di Barletta dal 30 Luglio 2022 al 07 Agosto 2022.

Direttore Artistico, Ideatore e Produttore Cinematografico del Film: #Antonio #Cirillo.
Autore del libro Stalking Sconfiggerlo Si Può il Criminologo Dott Antonio Russo.
Editore del libro il Dott. Stefano Donno.
Regista del Film Massimiliano Tedeschi.
Ph del Film: Fernando Vecchini.

Il Direttore Artistico e Produttore Cinematografico #Antonio #Cirillo con il Criminologo Dott. Antonio Russo seguendo le fasi del Videoclip girato  in occassione del CASTING per il Film #STALKING #SCONFIGGERLO #SI #PUÒ.
Eleganza, Classe e Professionalità.
Ph: Fernando Vecchini.

I cibi “poveri” cantati da Neruda

L’olio d’oliva. Persino Pablo Neruda, il grande poeta Cileno, ha tratto ispirazione dall’olio d’oliva.  Evidentemente oltre ai benefici del gusto e a quelli salutari, l’olio provoca benessere anche all’animo umano. Si definisce Extravergine di Oliva l’olio ottenuto dalla prima spremitura di olive attraverso processi meccanici, quindi senza ricorso a processi o sostanze chimiche, in condizioni che non causino alterazioni dell’olio e la cui acidità libera, espressa in acido oleico, non risulti superiore all’0,8%. Ben diverso invece dall’olio di oliva che è invece composto da una parte di olio vergine e da una parte di olio raffinato, per non parlare dell’olio di sansa di oliva che subiscono processi chimici e alterazioni termiche. I polifenoli e gli acidi grassi polinsaturi contenuti al suo interno, hanno un effetto di riduzione del colesterolo totale e l’ossidazione delle LDL prevenendo l’aterosclerosi, dell’insulinemia e della pressione arteriosa.   Stimolando la contrazione della colecisti, aiuta la digestione in particolare dei lipidi, migliora l’acidità gastrica in caso di ulcere e gastrite ha un effetto benefico, e può essere utile anche nel mantenimento della regolarità della funzione intestinale, accelerando il transito del cibo.

Ode all’Olio 1956  –  NUOVE   ODI   ELEMENTARI

Accanto al frusciare
del cereale, tra le onde
del vento sull’avena,
l’ulivo
dal volume argentato,
stirpe austera,
nel suo ritorto
cuore terrestre:
le gracili
ulive
lucidate
dalle dita
che fecero
la colomba
e la chiocciola
marina:
verdi,
innumerevoli,
purissimi
picciuoli
della natura,
e lì
negli
assolati
uliveti,
dove
soltanto
cielo azzurro con cicale
e terra dura
esistono,

il prodigio,
la capsula
perfetta
dell’uliva
che riempie
il fogliame con le sue costellazioni:
più tardi
i recipienti,
il miracolo,
l’olio.
Io amo
le patrie dell’olio,
gli uliveti
di Chacabuco in Cile,
al mattino
le piume di platino
forestali
contro la rugosa
cordigliera,
ad Anacapri, là su,
nella luce tirrena,
la disperazione degli ulivi,
e nella carta d’Europa,
la Spagna,
cesta nera di olive
spolverata di fiori d’arancio
come da una ventata marina.

Olio,
recondita e suprema
condizione della pentola,
piedistallo di pernici,
chiave celeste della maionese,
delicato e saporito
sulle lattughe
e soprannaturale nell’inferno
degli arcivescovili pesciprete.

Olio,
nella nostra voce, nel
nostro coro,
con
intima
mitezza possente
tu canti:
sei lingua
castigliana:
ci sono sillabe di olio,
ci sono parole
utili e profumate
come la tua fragrante materia.

Non soltanto il vino canta,
anche l’olio canta,
vive in noi con la sua luce matura
e tra i beni della terra
io seleziono,
olio,
la tua inesauribile pace,
la tua essenza verde,
il tuo ricolmo tesoro che discende
dalle sorgenti dell’ulivo.

*Come poteva mancare tra gli alimenti cantati, in  modo così stupendo, dal grande poeta cileno, l’olio, l’oro della terra, il più nobile. L’ulivo celebrato fin dall’antichità, pianta millenaria e generosa, ambasciatrice di pace. Ci sono sillabe profumate nella sua parola come la sua essenza.

Non è nostro

A mio figlio.

Riflezione di domenica

Quando una persona nasce, non è in grado di capire tante cose, riusciamo soltanto a campare grazie a genitori o chi si prende cura di noi nel percorso di crescita. Col tempo iniziamo a comprendere ed imparare o quasi, perché siamo qui. All’inizio milioni di anni fa, era per il solo fatto di sopravvivere e procreare.

Ci siamo addatati all’ambiente e gli esseri viventi hanno raccolto dalla terra e mare tutto quello ch’era a disposizione ed  usufruimmo di quello.

Oggi, le cose son cambiate e tanto, a tal punto che esso è mutato.

Tutto è cambiato e dobbiamo fare il mea colpa, ma non basta, perché in tanti vanno avanti col pensiero che quel’che ci circonda è nostro.

Purtroppo vi do la notiziona! NON è NOSTRO, no signori miei, cari lettori, tutti SIAMO responsabili del tetto che ci protegge e della terra che ci da il nutrimento. Inutile elencare chi sono i maggiori responsabili, ognuno sa in che grado fa bene o male. Mi dispiace dover scrivere su questo argomento, potendo scegliere diversamente,  ma non possiamo girarci dall’altra parte.

Abbiamo un compromesso con quelle generazioni future, quelle che oggi fanno le marce per sollevare l’attenzione, le stesse che in primis hanno capito che qualcosa non sta funzionando e dobbiamo agire. E la gente d’una certa età o “matura ” parolone, deve assolutamente dare l’esempio!

Piccoli gesti, quotidianamente e non mollare.

Da Frida

Quando racconto a  mio figlio, la nostra infanzia, al contempo mi vergogno, perché loro molto probabilmente non godranno di tutto quello noi, talvolta anche svagliando per ignoranza o semplicemente menefreghismo, avevamo e loro, i nostri figli, nipoti e così via non troveranno più facilmente, alla portata di mano. Inizia ad essere una situazione FRAGILE, la nostra TERRA è in terapia intensiva e non sappiamo quando e se si riprenderà…

Vi lascio una delle tante poesie scritte in onore a chi ci ospita.

Di Franco Arminio

Abbiamo bisogno di contadini, di poeti, gente che sa fare il pane,
che ama gli alberi e riconosce il vento.
Più che l’anno della crescita,
ci vorrebbe l’anno dell’attenzione.
Attenzione a chi cade, al sole che nasce
e che muore, ai ragazzi che crescono,
attenzione anche a un semplice lampione,
a un muro scrostato.
Oggi essere rivoluzionari significa togliere
più che aggiungere, rallentare più che accelerare,
significa dare valore al silenzio, al buio, alla luce,
alla fragilità, alla dolcezza

FORSE, È MOMENTO DI TORNARE ALL’ORIGINE…

PICCOLI GESTI TUTTI I      GIORNI. E COSA FONDAMENTALE DARE L’ESEMPIO.

Tua.

24 luglio, 2022

IL LIBRO DEL MESE DI LUGLIO SCELTO DALLA RIVISTA DI LETTERATURA E OPPROFONDIMENTO CULTURALE “CULTURA OLTRE”– “IL MIO MONDO FINIRA’ CON TE” DI CARMELO ALIBERTI

IL LIBRO DEL MESE DI LUGLIO SCELTO DALLA RIVISTA DI LETTERATURA E OPPROFONDIMENTO CULTURALE “CULTURA OLTRE”– “IL MIO MONDO FINIRA’ CON TE” DI CARMELO ALIBERTI

Pubblicato da Carmelo Aliberti il 23 luglio 2022 in HOME

PREFAZIONE
di Francesca Romeo
 
    “La passione per la lettura era emersa in me spontaneamente fin da ragazzino, e precisamente dopo la lettura delle dolorose vicende della vita e della morte di Anna Frank”. Inizia così “Il mio mondo finirà con te” del professore Carmelo Aliberti. Un incipit che trasmette tutta l’enàrgheia e l’enèrgheia insita nella parola rappresentativa del suo romanzo. Già dalla copertina traspare ciò che è “in potenza”, ovvero il leitmotiv che Aliberti sgranerà pagina dopo pagina: la disperazione dell’uomo nel suo status di lavoratore-schiavo, vittima silenziosa delle angherie del padrone-industriale. Un interrogarsi e un interrogare sul perché del male, della sofferenza, dell’esistenza stessa. Ecco che l’amara condizione di sfruttamento cavalca i secoli e si ripropone, oggi come ieri, facendo leva sullo status di bisogno del lavoratore. A rendere ancora più incisiva questa condizione è la metafora scelta – con certosina cura da Aliberti –  ossia l’affresco ritraente la figura di Giobbe nella Bibbia. Non una figura passiva vista nell’accettazione del subire secondo la proverbiale pazienza che lo connota. Ma una figura attiva, che chiama Dio, lo prega, gli chiede il perché. Un lamento eterno che si leva al cielo e che l’uomo, nella sua condizione di assoluta finitezza, fa suo. Giobbe non rinuncia. Giobbe sa attendere. Amore, meschinità, fatica quotidiana, difficoltà, ideali, affetti familiari si rincorrono e si sovrappongono in un universo superiore. Si avviluppano e si dipanano. Si palesano e si nascondono. È la straordinaria capacità narrativa di Aliberti che, come seguendo uno spartito, elabora note per suonare diverse melodie. Protagonista è l’amore. Un amore puro, vero, delicato come i petali di una rosa. Un amore senza lieto fine e, proprio per questo, imperituro. A viverlo è il giovane Carlo, un ragazzo pulito, buono, sognatore, che ha ereditato dalla famiglia quei valori essenziali intrisi di “sacrificio” e “abnegazione”, e Anna una ragazza bella, candida, genuina, saggia. “Anche dopo sposati dovremo camminare insieme, condividere il bene e combattere il male, comprenderci nei nostri errori e saperci ritrovare nel perdono reciproco, nelle scelte condivise di operare, accettandoci e correggendoci umilmente a vicenda” sono le parole rassicuranti di Carlo di fronte alle paure di Anna, parole che dipingono lo straordinario affresco di un sacro voto pronunziato innanzi alla promessa di una vita da vivere insieme. Ma Anna è qualcosa in più di una donna. Anna è una creatura indefinita, una musa, un angelo: Anna è Beatrice. E, proprio come Beatrice, Anna non è fatta per vivere su questa terra. Aliberti riesce così a incastonare nella cultura contemporanea una storia che segue i canoni di un amore cortese, rendendolo profondamente attuale e vero, senza tuttavia perdere il legame con il sublime empireo dell’amore irraggiungibile. Improvvisamente nella vita di Carlo appare Rosa, una “ragazza confidenziale e simpatica, spontanea e spensierata, uno sguardo limpido e saettante” come egli stesso la descrive. Ed inizia un nuovo amore, idilliaco e anch’esso, purtroppo, dal tragico epilogo: Rosa scompare inghiottita dal nulla. Emblematico il viaggio di Carlo: come Ulisse si spinge oltre simboliche colonne d’Ercole. Come Ulisse scende nell’Ade. Affronta i suoi demoni. E risorge. Significativo è l’incontro con il pastore. Carlo imprime allora una nuova direzione alla sua vita. Orienta la sua bussola sulle rotte dell’umanità, cercando di rispondere al più bello dei comandamenti cristiani: ama il prossimo tuo come te stesso. 
          Tra le novità di questa seconda ampliata edizione del romanzo, Aliberti ha aggiunto uno scorcio di delicata impetuosa poesia. Durante una sua visita a Castroreale, l’autore viene improvvisamente “folgorato” da una luce che faceva “ardere” la vetrata della cattedrale castrense. Ne scorge “il volto impomatato di una ragazza con il sorriso disegnato sulle labbra”. Una figura leggiadra, eterea, appartenente ad un altro mondo, che scuote il suo animo, che suscita in lui una sequela di ricordi che non riesce a collocare nello spazio e nel tempo, di cui non comprende subito il significato, ma che lo lasciano turbato. Solo in un secondo momento capirà, con rammarico per non aver compreso subito, che quella visione altri non è che Anna, la sua incontrastata Beatrice. Ed ancora, la fuga verso Trieste, città intrisa di storia e simbolismi patriottici, emblema del Risorgimento. Sì perché il protagonista è tutt’altro dall’essere un personaggio piatto o ripiegato su sé stesso. Carlo è l’antitesi del giovane Werther. Se da una parte anche qui il lettore tende a proiettare le proprie aspirazioni deluse sul personaggio alibertiano, tuttavia dall’altra Carlo risorge. Di fronte ad una serie di avvenimenti che sembrano destinarlo all’infelicità, Carlo sceglie di vivere. Non a caso nella IV di copertina Aliberti sceglie “La nascita di Venere” di Botticelli, icona forte della grandezza di Firenze e del Rinascimento. Infine una nota merita la nascita di una delle prime radio libere d’Italia, fondata a Trieste da Aliberti, e subito eletta la migliore da un referendum di “Novella 2000”.
          La profonda cultura dell’autore, la voglia di divulgare il bello, il continuum avventurarsi sulle strade di quella che possiamo definire “la grande letteratura”, non fa altro che confermare Aliberti quale un fine esteta della nostra società e la sua produzione letteraria un raffinato exemplum di bellezza cui ispirarsi. Ci sarebbe molto altro da aggiungere, ma lascio al lettore l’incomparabile emozione dello stupore che si palesa ad ogni pagina.
                                                                                                                               Dott.sa Francesca Romeo                                                                                                                                         (giornalista e scrittrice)

L’angolo della poesia

Elisa Mascia – poetessa

Voglio ri-creare.

Nelle lunghe ore che il pensiero gioca, dialoga con te ricostruendo gli eventi
con discorsi interlocutori.
È impresa ardua,
è sogno accarezzato.
Ricreare il suono della tua voce
per accarezzare
una ad una le parole dette
che hanno il sapore della dolcezza,
la melodia di un amore
che ha  posto il sigillo
ed è conferma del sentimento
fin dal principio annunciato nella promessa del per sempre.

Elisa Mascia 23-7-2022

Sono istanti, nei quali la mente vaga, rimembrando avvenimenti del passato, in una sorta di ricostruzione degli stessi, visti sotto una luce diversa.
Dinanzi agli occhi, scorrono parole dette, quelle che hanno segnato un momento importante e posto un “sigillo d’amore”, a conferma del sentimento provato.
Una promessa che avrebbe dato un senso alla propria vita e sarebbe durata… per sempre.
Bella e intensa poesia, molto apprezzata e volentieri letta.
Recensione del poeta Arcangelo Galante


Quiero volver a crear.

En las largas horas que el pensamiento juega, te habla reconstruyendo hechos
con discursos interlocutorios.
Es una empresa ardua,
es un sueño preciado.
Recrea el sonido de tu voz
acariciar
una a una las palabras pronunciadas
que tienen el sabor de la dulzura,
la melodia de un amor
quien puso el sello
y es la confirmación del sentimiento
desde el principio anunciado en la promesa de siempre.

Elisa Mascia 23-7-2022

Alidicarta.it – Testo: Voglio ri-creare https://www.alidicarta.it/leggi.asp?testo=23720228393797#.Ytx3Vu7nICs.whatsapp