Il cibo è poesia: il pomodoro

Articolo di Marina Donnarumma Iris G, DM

La psicologia del colore è legata alle emozioni e i significati dei colori possono variare
anche a seconda delle culture. I colori hanno degli impatti sul nostro cervello
e la psicologia dei colori diventata essenziale per il neuromarketing.
Lo scopo è di studiare le reazioni del consumatore alla vista di un certo colore.
Molti pittori hanno utilizzato il colore per esprimere la spiritualità dell’anima, con l’armonia
deicolori. I colori esprimono delle emozioni ben precise, come i lineamenti del viso.
Parlerò di un colore preciso, il rosso. Ad esempio la rabbia è rossa, ma oltre che l’odio
rappresenta l’amore ed è un colore che spicca più di ogni altro.
Il rosso è il cuore, il sangue, le passioni violente, l’energia, il desiderio.
Un colore che viene usato per attirare l’attenzione, viene rappresentato anche come colore
di pericolo.
Io trovo che il rosso sia ” hot” ed è un colore che adoro, nel mio guardaroba ho molti vestiti
rossi, tacchi, stivaletti rossi, giacche rosse. Un colore emozionante, eplosivo, sensuale,
passionale. Il rosso ti veste in modo emozionale, emana presenza, emana luce.
Una rosa rossa, una ciliegia, rossa, una fragola rossa, un rossetto rosso, unghie laccate
di rosso, un bicchiere di vino rosso, lava rossa incandescente, tramonto rosso.
Il rosso è una poesia di amore, rabbia, furia, passione, ma è anche pomodoro rosso.
Impazzisco per il rosso e per il pomodoro, un calice di sauvignon blanc che esprime potente
la foglia del pomodoro. La fresella con i pomodorini, inondazione di olio evo, basilico
abbondante, olive di Gaeta. La salivazione aumenta, se poi aggiungi il peperoncino fresco,
le papille vanno in visibilio.
La mia discendenza è napoletana, il peperoncino e il pomodoro dovunque.
Tagliolini al pomodoro fresco, pizza margherita, alla marinara. Il pomodoro fa da padrone
ovunque e il suo aspetto, rotondo, oblungo, piccolo, grande, rigato, poesia pura per gli
occhi, per il cuore, per il sapore. Esistono tante qualità di pomodori, anche gialli.
Un orto di pomodori è qualcosa di sublime, in mezzo ad una folta vegetazione spiccano
lucidi, polposi, poetici. Pomodoro e sole, pomodoro e amore.
Pomodoro ed emozione, fame, tanta fame e tanto basilico.

Il pomodoro, un nobile che fa da padrone in ogni piatto, mai una nota stonata.

Uno spartito musicale che rende armonica ogni cucina.

Ode al pomodoro
Un estate adolescente con pezzi di frutta nei capelli,
Un sole che sa di pomodoro rosso maturo,
un tramonto che sorge dalla terra
con mazzi di basilico, pioggia di origano
e aglio sfrigolante.
Pomodori lucidi di olio, nevicati di sale
e fiori di capperi.
Grappoli del piennolo agli angoli delle porte di legno antico,
Alle persiane grigie di tempo
spiccano rossi ad asciugare.
Cesti di pomodori,
dopo il crepuscolo,
come lampade accese,
capaci porcellane di Vietri ricamate,
spaghetti di grano e acqua corrente,
arrotolati in punta di forchetta,
un ode alla terra e ai suoi pomi d’oro. Iris G. DM

Per finire una mia ricetta sul pomodoro molto semplice.
Io amo i pomodori rossi, polposi, carnosi. I miei preferiti i san marzano e i piccadilly.
Lavare i pomodori, togliere la parte del picciolo, tagliarli a pezzi. Mi raccomando in
un insalatiera di ceramica bianca.
Condirli con sale, olio evo, cipollotto fresco di tropea, olive se volete, tanto basilico.
Girare il tutto con delle posate degne di tale piatto e servire con abbondante pane
casareccio a fianco. Buono per mangiarli e scarpettare il tutto.
Bon appetit. Autore Iris G. DM

foto presa dal web

Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM

Il colore della poesia: Iris G. DM

Ho quel vestito che ha tanti bottoni,

88 bottoni,

52 bianchi e 36 neri.

Ottantotto volte che le tue dita,

mi sfiorano la schiena,

Ottantotto brividi

e io che ancora lo tengo su.

Ti vedo, dallo specchio,

dietro di me,

e ogni volta un bacio,

ottantotto volte fino alla fine.

Una tastiera di emozioni,

nel crepuscolo prima della sera,

prima delle stelle,

ora giù il mio vestito, semplice mucchio di seta

e note che io sento,

io sento! Iris G. DM

Potrebbe essere un contenuto artistico

“Schizzo” di Vittoria Aganoor Pompilj

La Luna rossa e tonda
si leva su dai prati
lontani, che di cenere
la notte ha colorati.
Dell’infinita landa
la grigia tinta uguale
solo rompe il fantasma
d’un candido casale.
Sorride il plenilunio
a quel candor; sull’aia
un nero cane immobile
guarda la luna e abbaia.
Vittoria Aganoor Pompilj

da Leggenda eterna – Intermezzo – Risveglio, 1900

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Nacque a Padova il 26 maggio 1855 da Edoardo e da Giuseppina Pacini. La famiglia paterna, di origine armena, era emigrata in Persia e di lì poi in India nella prima metà del 1600; nel 1835, dall’India il nonno della scrittrice, Abramo, si era trasferito in Europa: a Parigi, a Venezia e infine a Padova. La provenienza della famiglia dall’India e la nascita del padre a Madras fecero credere erroneamente a più d’uno che l’A. fosse di sangue indiano e ad altri (che si riferivano probabilmente alla emigrazione della famiglia in Persia) che fosse di origine persiana. Invece, gli Aganoor furono molto attaccati alla loro origine armena e, sino al padre della scrittrice, coltivarono la lingua e le lettere armene. Ragione non ultima del loro trasferimento da Parigi a Venezia fu il desiderio di essere vicini ai mechitaristi dell’isola di San Lazzaro, con i quali la famiglia fu in stretti rapporti. Molti libri della congregazione furono stampati per conto degli Aganoor e molte notizie sulla scrittrice e sulla sua famiglia si sono potute avere da quel p. Arsenio Gazikian, che fu traduttore in lingua armena di Omero, Virgilio, Dante e Leopardi. L’agiatezza della famiglia, la fervida e precoce intelligenza e l’amicizia con alcuni dei migliori ingegni del tempo resero all’A. particolarmente felici l’infanzia e la giovinezza. A partire dal 1863 ebbe a maestro G. Zanella, che fu introdotto in casa Aganoor da Andrea Maffei e che guidò la giovinetta per circa un quindicennio: il suo consiglio fu certamente determinante nella scelta, da parte della A., della carriera delle lettere. L’Aganoor, per poter lavorare alla sua scuola, pur essendosi trasferita la famiglia paterna a Venezia, passava lunghi periodi dell’anno a Padova presso i nonni, nella “casa natale” alla quale dedicò poi una delle sue liriche. L’insegnamento diretto dello Zanella si concluse intorno al 1876 con la pubblicazione che egli fece, sulla Nuova Antologia, di un saggio poetico della sua allieva, cui si accompagnarono sei quartine intitolate Melanconia della sorella Elena, elegante verseggiatrice, autrice di Sonetti su Venezia (Venezia 1878, con illustrazioni del pittore Mainella) e della poesia Una lampada (in Poesie di autori contemporanei, raccolte da G. L. Patuzzi, Padova 1882). Dopo il ’76 la famiglia dell’A. si trasferì a Napoli. È incerto l’anno del trasferimento: l’A. abitava certamente a Napoli nel 1881. Datano soprattutto a questo periodo le vaste letture di scrittori stranieri, sotto la guida di Enrico Nencioni, succeduto allo Zanella nella direzione dei suoi studi. Questa esperienza affinò la sua sensibilità e fornì un contenuto più vivo alla sicurezza formale, che aveva acquistato nello studio dei classici italiani, latini e greci: notevoli anche alcune sue traduzioni, come quella di Reversibilité da Baudelaire. Nonostante gli elogi e le esortazioni dei maestri e gli inviti degli editori, l’A. si oppose per lungo tempo alla pubblicazione in volume dei suoi versi. A trattenerla dalla pubblicazione non era solo lo scrupolo dell’artista insoddisfatta della propria opera, ma anche il carattere gelosamente autobiografico di molte sue composizioni. Le sue liriche più sicure furono dettate infatti dall’intenso e infelice amore per un uomo (Domenico Gnoli), la cui morte lasciò nell’A. un perpetuo rimpianto e alimentò una certa vocazione all’infelicità, che si presenta come uno dei tratti fondamentali del suo temperamento. Tornata con la famiglia da Napoli a Venezia intorno al 1890 fu, dopo la morte del padre, compagna e assistente della madre durante la lunga infermità dei suoi ultimi anni. L’unico avvenimento importante che ravvivò questo periodo fu l’amore per Domenico Gnoli, che per l’Aganoor (e all’insaputa di lei) scrisse sotto lo pseudonimo di Giulio Orsini le liriche d’amore raccolte in seguito nel libro Fra terra ed astri. A questa vicenda amorosa dello Gnoli si ispirò poi, com’è noto, il Pirandello per il dramma Quando si è qualcuno. Erano scomparsi, intanto, i maestri della scrittrice: lo Zanella nel 1888, il Nencioni nel 1896 e giungeva infine, ancora più dolorosa, la perdita della madre nel 1899. Solo allora, per reagire alla disperazione e alla solitudine e anche per esaudire un desiderio molte volte espresso dalla madre stessa, l’A. si decise finalmente a pubblicare le sue poesie e il volume Leggenda eterna apparve a Milano presso l’editore Treves nel 1900. Il successo del libro è documentato dal rapido esaurirsi della prima edizione, cui seguì presto la seconda, a Torino, nel 1903. Nel 1905 usciva a Venezia la traduzione armena a cura di p. Gazikian. L’interesse destato dalla sua opera distolse l’Aganoor dal ripiegamento sul proprio dolore e da quella continua analisi dei propri stati d’animo, che tanto la assorbiva ed esauriva. Si ebbe in lei una specie di ritorno alla vita e agli slanci della giovinezza. Nel 1901 si fidanzò col deputato e giurista umbro Guido Pompilj, cui si doveva la bonifica del Trasimeno, compiuta nel 1898. Il matrimonio fu celebrato il 28 nov. 1901 a Napoli e l’Aganoor passò a vivere col marito a Perugia, dove trascorse anni sereni nella tranquillità degli affetti familiari, che accompagnavano l’ascesa politica del Pompilj, e nella consuetudine di amicizie elevate e congeniali, come quella di Alinda Bonacci Brunamonti. Nel 1908 usciva a Roma il suo secondo volume di versi, Nuove liriche, nella biblioteca della Nuova Antologia. Le accoglienze della critica furono assai calde e la fama dell’A. ne fu assai accresciuta. L’ammirazione che la circondava rese ancora più impressionante la sua morte, che avvenne in seguito a un difficile intervento chirurgico in una clinica di Roma, nella notte fra il 7 e l’8 maggio 1910. Poche ore dopo, Guido Pompilj si toglieva la vita accanto al cadavere della moglie. [Enciclopedia Treccani]

Bibl.: Atto di nascita ecclesiastico in Favilla, rivista letteraria perugina, luglio-agosto 1910; note autobiografiche in una lettura tenuta dall’A. al Collegio Romano, premessa da L. Grilli alla 3 ed. delle Poesie complete di V. A., Firenze 1927, che contiene anche un’ampia introduzione biografica dello stesso Grilli; altre notizie in G. Muzzioli, G. Pompili e V. A. P., commemorazione popolare tenuta la sera del 15 maggio 1910 nel villaggio di Ponte Valle Ceppi, Perugia 1910. Sulla poesia della A., a cominciare dal saggio citato dal Croce in Critica, IX (1911), p. 10 ss., e poi in La letteratura della nuova Italia, II, Bari 1929, pp. 368-375, si veda l’articolo di U. Bosco in Encicl. Ital., I, p. 883. e la relativa bibliografia. Per la bibliografia posteriore al 1930, soprattutto M. Battistrada: Il canzoniere amoroso di una gentildonna, in Rievocazioni, Ascoli Piceno 1933, e M. Rutigliano: V. A., Palo del Colle – Bari 1950.

Suggestioni Veneziane.. di Giuliano Saba

Suggestioni Veneziane.. di Giuliano Saba

Suggestioni Veneziane..

L’autunno andava salvato

da uno spettro invernale..

chiesi ad un artista Parigino 

di dipingere

 spicchi di luna blu notte

Da appendere

 ai sette colori dell’Iris, 

 in un chiar di luna 

Di una città vuota…

Dove le strade erano

Dei labirinti 

Diroccati della mente.

Non trovai colori nuovi

Per dipingere i miei giorni .

E Venezia.

La sentivo troppo lontana.

Per partecipare

Alla corsa verso la serenità.

Giuliano Saba Sculture

Ho quel vestito che ha tanti bottoni, di Iris G. DM

Ho quel vestito che ha tanti bottoni, di Iris G. DM

Ho quel vestito che ha tanti bottoni,

88 bottoni,

52 bianchi e 36 neri.

Ottantotto volte che le tue dita,

mi sfiorano la schiena,

Ottantotto brividi

e io che ancora lo tengo su.

Ti vedo, dallo specchio,

dietro di me, 

e ogni volta un bacio, 

ottantotto volte fino alla fine.

Una tastiera di emozioni, 

nel crepuscolo prima della sera,

prima delle stelle, 

ora giù il mio vestito, semplice mucchio di seta

e note che io sento, 

io sento! Iris G. DM

LUPO SOLITARIO, di Gregorio Asero

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LUPO SOLITARIO, di Gregorio Asero

LUPO SOLITARIO

Cammino sopra la cresta della mia vita 

voglio raggiungere prima della mia sera 

la spiaggia della felicità.

Io lo so dove gettare l’ancora 

e solitario il mio passo condurrò 

alla fine dei giorni. 

Son sempre stato un viandante asociale 

e adesso che mi trovo davanti 

alla mia ultima meta 

ecco apparire il lupo 

che dal tempio mi chiama 

con gesti gentili.

Mi guarda dall’alto 

con occhi cangianti 

e scruta in fondo al mio dolore. 

Che vuoi adesso che sono dinnanzi 

alla fine del mio viaggio? 

Si lo so tu vuoi che ti chieda perdono 

e il soffice pelo della tua zampa

 mi accarezza furtivo.  

Lo so l’amore è il danno maggiore 

per chi vuole vivere come un lupo solitario 

per questo rido della mia follia 

mentre getto l’ancora nella rada promessa.

.

da “ARCADIA” 

di Gregorio Asero 

copyright legge 22 aprile 1941 n. 633

IL FERMAGLIO DI MADREPERLA, di Mirella Ester Pennone Masi

IL FERMAGLIO DI MADREPERLA, di Mirella Ester Pennone Masi

IL FERMAGLIO DI MADREPERLA

Un raggio di luna

mi colpì ieri sera,

accese un lampo d’emozioni

rifugiate in un profumo di campagna

e aromi di bosco

Tra le vecchie cianfrusaglie

è sgusciato qualcosa di te,

un fermaglio di madreperla

per raccogliere i tuoi rossi capelli 

Nel mio antico pensiero

ti ricordo in altri tempi

maestra di grande intelletto

Senza luna,

io bambina gioiosa

al buio, salivo le scale…

per venire da te

Ancora cammino nei sogni

mentre tu nonna mi sussurri

parole gentili nel buio

mi benedivi

con il bacio tuo, leggero

Adesso ascolto la tua voce

senza un lamento;

sola io, nel mio silenzio

di fiabe vissute

Mirella Ester Pennone Masi  5/07/2019

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CANTO DI GIOIA, di Imma Paradiso

CANTO DI GIOIA, di Imma Paradiso

CANTO DI GIOIA

Elevo il mio canto di gioia

per questa vita,

così folle, sorprendente,

che coinvolge e travolge.

Dura come macigno,

lieve come un volo di farlalle.

Elevo il mio canto di gioia

per questa vita,

che si riflette nel rosso di

un autunno carezzevole

come la mano di un amante.

Nella soavità di

una nevicata d’inverno che

copre come candido manto.

Elevo il mio canto di gioia,

ringraziando la dolce primavera

che si prodiga a piene mani

nel sorriso di fanciulla…

E per la fulgente estate,

pregna di sapori e di roventi desideri.

Elevo il mio canto di gioia

per questa vita,

che sempre ricomincia e ne

resto incantata, mio malgrado.

Imma Paradiso

Buona giornata e coraggio 

Camminavi leggera

Camminavi leggera

Camminavi leggera sfiorando l’impiantito,

strisce di velluto rosso volteggiavano

tra delicate mani di seta e d’intorno

un malinconico canto di fisarmonica.

Io ti guardavo orgoglioso

nelle tue vesti candide segno

di una purezza d’animo eccelsa.

Danzavi leggera sopra versi di poesia,

tra canzoni d’amore e ritmi di chitarra

nella solitudine di una luce

che era tutta per te.

Castelnovo ne’ Monti – spettacolo teatrale

All’inizio era il buio assoluto

All’inizio era il buio assoluto

Marfan’s Poetry

All’inizio era il buio assoluto, non c’era luce che brillasse nell’universo, uno spazio immenso senza confini circondava un ciclopico ammasso di roccia e ghiaccio.

In nuce era presente tutto ciò che avrebbe dato vita al mondo, non come lo conosciamo ora, ma qualcosa di vagamente simile, senza animali e piante, perché l’atmosfera non era ancora respirabile.

Provate a immaginare milioni e milioni, e ancor più, di tonnellate di materia che contenevano gli stessi elementi di cui sono composti gli esseri viventi.

Riuscite a immaginare l’esplosione di tutto ciò? In pochi secondi tutto si frantumò e frammenti incandescenti di quell’ammasso primigenio cominciarono a vagare nello spazio fino a riempirlo tutto e a dargli quell’aspetto che noi ora ammiriamo.

Riuscite a immaginare la forza e la violenza di tutto ciò? Il calore sprigionato, l’immane clangore che scaturì, la velocità con cui si mossero questi pachidermi di dimensioni oceaniche: nessun essere vivente avrebbe potuto assistere alla scena, tantomeno avrebbe potuto sopravvivere, nemmeno se si fosse trovato distante milioni di chilometri, sarebbe stata soltanto una lunghissima agonia.

Provate a immaginare se qualcosa di simile dovesse accadere al nostro pianeta, più bistrattato che amato. In tre secondi tutta la vita si sarebbe estinta nel fuoco, un inferno che al confronto quello di Dante sarebbe sembrato uno scherzo.

Con tutto ciò non vi volevo spaventare cari lettori, tutto questo non succederà, non oggi almeno, ma credo che in ogni caso sia meglio estinguerci prima che assistere a questa immane catastrofe.

Marco Fantuzzi

SEMPLICE E CRUDA RIFLESSIONE SULLA FANTASIA – RECENSIONE RACCONTI DELLA CONTRORA, di Rebecca Lena

SEMPLICE E CRUDA RIFLESSIONE SULLA FANTASIA – RECENSIONE RACCONTI DELLA CONTRORA

 · di Rebecca Lena

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Vittorio Nevio Lena e Sebastian Santoli hanno fatto una bellissimo intervento durante la presentazione del mio libro “Racconti della Controra“. Ecco le loro parole:


“Fin da bambino ho vissuto quelle immagini e parte di quegli odori, arrivando a percepire la causa che ha dato vita a queste storie. Molti di questi racconti hanno luogo durante la Controra, un periodo delle prime ore del pomeriggio in estate, che ha inizio a mezzogiorno. Questo periodo lo abbiamo vissuto per almeno 15 anni, da soli con i nonni, 2 mesi l’anno tra fine giugno ed inizio settembre, in un luogo veramente unico, a tratti inquietante ma allo stesso tempo affascinante, mistico.

Dandogli una visione d’insieme lo suddividerei in due parti: la spiaggia viva, un litorale caratterizzato dalla presenza di 3000 case abusive, e la spiaggia morta. Quest’ultima è protagonista di molti racconti. Sulla spiaggia morta vi è una distesa di circa 8 km e mezzo di riserva naturale, in cui nel corso dell’anno si depositano tutti quegli oggetti e cose che il mare restituisce alla terra, ed essendo lasciata a sé stessa la si può paragonare ad un mercatino dell’usato, anch’esso abusivo, con risvolti inquietanti, quando si trovavano resti di cadaveri di animali e teschi. 

A rendere unico, ma soprattutto triste ed inquietante il luogo è proprio la spiaggia deserta. Essa ha una storia da raccontare in ogni metro quadro che la si esplori. Soprattutto quando ti imbatti in vecchie case, chiese di età secolare o vecchie torri saracene, lasciate là a morire, come degli apolidi nomadi in mezzo al silenzio confortante del mare. Dall’aridità del luogo nascono varie riflessioni e racconti, quali La Torre e Vipsania sol minore; la prima viene definita come “piena di tristezza” dal protagonista della storia, mentre la seconda può far danzare il lettore tra le onde di un racconto, sospeso, tra la beatitudine dell’orizzonte, che rincorri senza mai raggiungere, e la sofferenza, provocata da un amore nato liberamente e naufragato in catene. 

Dalla confutazione della realtà, nasce ogni singola storia narrata in questa raccolta. Il tutto ruota vorticosamente in uno spazio vuoto, riempito da riflessioni, suoni turbolenti ed immagini caratteristiche. Ciò viene reso più effervescente da una buona dose di fantasia, mescolata a racconti mitologici, barlumi di idee ed incessanti paradossi. D’altronde la controra dividendo il cielo in due metà speculari, per effetto della presenza ingombrante del sole, oltre a sancire l’inversione di tendenza che ci circonda, muovendo il giorno verso la notte, potrebbe di per sé offrire una visione alternativa della realtà. Una realtà costruita su basi diverse, dove il tempo può essere tagliato a metà e ricomposto a piacimento, dove un istante può durare una vita ed un ricordo può essere fugace ed incolore come un flashback. Una realtà dove prima di nascere si muore e dove ogni identità può celare un segreto misterioso che incrina il tempo rendendolo debole di fronte alle sue regole. Tutto può essere intrappolato in un attimo e da un attimo possiamo capire l’essenza del tutto, in un’esperienza che si ripete all’infinito. 

Pochi mesi fa sono tornato alla famigerata torre, come di consueto ogni estate. Si chiama torre di Scampamorte perché due soldati sono riusciti a sopravvivere ad un maremoto avvenuto nel 1627 (da lì deriva il suo nome). Possiamo vedere le rovine, muri, che anno dopo anno si consumano e vacillano sempre più, tanto che i nostri genitori ci vietavano di salirci sopra. La potenza che hanno queste immagini di provocare un ricordo, un ricordo che perdura nel tempo, porta alla mente la decadenza che ha la materia nel corso dei secoli. Tutto decade, ma ne rimane sempre una traccia. 

Stili di scrittura particolari, come il racconto “un sogno dedicato a chi non respira”, fanno da lieson* fra le storie, che nella grammatica francese indica un collegamento fonetico tra due parole. Ciò che spesso colpisce nel leggere, non è solo la storia ma anche le piccole componenti espressive della punteggiatura, come se tutto d’un tratto il nostro corpo entrasse in sintonia con la mente dello scrittore. Un respiro, un gemito, una pausa. Tutto quello che inizialmente non aveva senso, adesso lo ha. I colori che da opachi diventano vividi. Le immagini corrono nella mente a ritmo della parola e per pura magia quelle che sembravano parole in fila si tramutano in paesaggi inconfondibili nella quale la mente si coccola ovattata, in pace. 

A rendere peculiare la raccolta è il modo in cui viene impresso con l’inchiostro di una penna, la carta DOVEROSAMENTE riciclata, e sottolineo doverosamente perché bisogna pur ricordare quando si ha l’occasione di farlo, che il consumismo sprecante sta marcendo il nostro mondo. L’esprimere con così forza e rudezza le proprie emozioni ed idee, costruire una fisica che circonda le storie, basate sul ricordo effimero ed immediato, sono alla base dell’efficacia che ha ogni singolo racconto, dando vita ad uno scontro violento con le emozioni del lettore. La vera espressione artistica, di fatti, connette direttamente l’emozione interiore con un canale esterno, che sia una nota, una parola o un colore, in un arcobaleno di esperienze che solo chi vive quell’emozione, come il suo ideatore, può comprendere. Si crea solo ascoltando ciò che si è, non pensando a ciò che si vorrebbe essere. 

Dunque, ci dobbiamo chiedere infine, questi paradossi, cosa offrono alla mente del lettore?

Probabilmente non sapremo darvi una risposta, perché ogni individuo può rivedersi nei personaggi narrati in base alle proprie esperienze, ma se non altro, permettono di chiedersi cosa sia reale, e cosa no. Perché d’altronde, spesso la realtà ci appare simile ad un paesaggio, bello da guardare, ma distante da noi. Questo libro invece insegna che la realtà non è altro che il prodotto della nostra fantasia, perciò, siamo sempre meno osservatori del tramonto a cui crediamo di assistere, ma molto più pittori di un quadro che ancora non è stato dipinto.”

Foto di Francesca Nardoni.
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SCOPRIRE IL SUONO, di Rebecca Lena

SCOPRIRE IL SUONO

 · di Rebecca Lena 

Eccolo il suono, emerso come una sveglia nel sonno. Vedo una grigia infamiliarità notturna là fuori, oltre i vetri. Non ricordo nemmeno chi sono e perché, le due note poco distanti – tono, semitono – di consistenza ferrosa, mi assimilano in un flusso senza identità.

Mi desto ancora un po’ e non posso crederci: è una melodia terrificante. Non comprendo la sua origine, è pacata attraverso il vetro, ma grida, bellissima. Riconosco due note che non combaciano, ma che strappano il vuoto. Sono bloccata, non muovo un muscolo: assorbo quelle grida meravigliose che sradicano la patina del vuoto. 

D’un tratto ricordo chi sono e dove mi trovo, ma divengono informazioni del tutto insignificanti. Mi proietto su una traiettoria d’origine. Cosa può essere, un braccio meccanico? Un macchinario inconsapevole? Un treno merci che frena? 

Non è un’illusione, ne sono certa, potrei registrarlo. Sono pronta ad afferrare il telefono ma le forze nel corpo mi mancano, come se il muscolo centrale dell’azione avesse deciso al posto mio di interpretare quell’esperienza solo nell’essere – inerme, immobile, sublimata dal suono – e mai più nell’avere.

Ho deciso di imprimerlo sul timpano della mia memoria, nessun surrogato digitale inutile, ma l’effetto dell’onda sul mio corpo ruvido e tangibile. 

È un attrito elettromagnetico, un velo di fuoco bianco senza calore che rimescola i nostri respiri, ovunque, mentre viviamo assopiti. Ci amalgama alla superficie dello spazio, sulla densità del tempo, attraversa le nostre membra e non ci accorgiamo mai di vibrare anche noi, all’unisono. Ci affidiamo inconsapevolmente a quel suono – ormai parte stessa del fruscio dei pensieri – per potenziare la coscienza stessa di esistere. 

Esisto perché ascolto il ronzio, senza conoscere la sua esistenza. (E sono due le note, come un respiro.)

Stanotte sono desta, non mi inganno, quella frequenza si è rivelata: chiara. D’un tratto mi vedo, ci vedo tutti quanti, scossi dall’invisibile microtremolio che sorregge la vita. Lentamente lo dipano dalla massa fitta che compone il silenzio. Sono un piccolo fuoco – incredulo – nel porto.


volantino vuoto

Racconti della Controra

Questi testi nascono a partire da ricordi, pagine di diario, foglie, foto e ossa, raccolti sulla spiaggia di Schiapparo (Gargano), “la spiaggia del Sub-Uranio”, foce della Controra. La Controra è il momento in cui il sole è talmente alto da far evaporare tutte le ombre. (Potremmo credere di essere morti?). L’aria è così afosa, pesante, e non resta che sdraiarsi immobili per combattere la calura. Questa paralisi è il fulcro delle mie storie: il Dubbio.

13,00 €

Invito ai nostri lettori: Segnalateci i problemi di Alessandria 

Invito ai nostri lettori: Segnalateci i problemi di Alessandria 

Alessandria: Ci sono già giunte alcune segnalazioni in merito ai problemi della città che provvederemo a darvene conto quanto prima, invitiamo pertanto i lettori di Alessandria today e delle nostre pagine Facebook a segnalarci quello che succede in città alfine di consentirci di renderlo noto sui nostri media.

Il nostro obiettivo come sempre non è quello di polemizzare con la Giunta in carica (così come altre in passato) ma di segnalare e sensibilizzare la pubblica amministrazione affinché tali problemi vengano risolti…

Grazie a chi vorrà partecipare e collaborare nell’interesse esclusivo della nostra città.

Le segnalazioni possono essere fatte tramite il Messenger  fecebook di Pier Carlo Lava, con un breve testo esplicativo e le relative foto del problema.

Pier Carlo Lava – Social Media Manager

Dall’India la carissima stimata poetessa – Ambasciatrice della Pace : Johanna Devadayavu

Johanna Devadayavu

BIOGRAFIA: Johanna Devadayavu

Johanna Devadayavu, alias Johanna DS Chittranjan, viene dalla Svizzera. In giovane età trascorse cinque anni in un Ashram nel sud dell’India, dove acquisì saggezza scritturale e una forte fede in Dio Creatore dell’Universo. Negli ultimi 40 anni ha vissuto nel sud dell’India, contribuendo notevolmente all’umanità attraverso la sua iniziativa di beneficenza.

Nel 1992, quando suo marito Devadayavu Sanjeevni Chittranjan ha fondato il “Laharinagar Charitable Trust”, è diventata la co-fondatrice di questo luogo lontano dalla frenetica vita cittadina, dove sono benvenute persone di ogni ceto sociale. È un luogo dove le persone possono vivere insieme in armonia e unità al di là di ogni confine sociale, religioso o nazionale.

Nel 2014 Johanna ha pubblicato la sua prima antologia di poesie dal titolo: ‘The Call of the Turtledove for Universal Peace’, seguita dalla seconda nel marzo 2022, dal titolo: ‘Flight of a Turtledove’. È stata inoltre pubblicata in varie Antologie e Riviste.

In qualità di membro del consiglio di amministrazione, è parte integrante della Writers Capital International Foundation, supportandone scopi e obiettivi. È anche membro onorario dell’Associazione degli Artisti e Scrittori del mondo SAPS che sostiene la causa dell’Unità, dell’Uguaglianza e della Pace.

Ascoltando la sua voce interiore, la poetessa continua il suo viaggio verso l’infinito, diffondendo la luce della saggezza attraverso le sue poesie e aggiungendo bellezza a quelle vite intorno a lei con il suo amore sconfinato.


Incontra autori contemporanei da tutto il mondo attraverso il programma “Meet The Author” della Writers Capital Foundations che sarà presente nel World Wide Web e su varie pagine di social media,

Writers Capital International Foundation


BIOGRAPHY: Johanna Devadayavu

Johanna Devadayavu, alias Johanna D.S. Chittranjan, hails from Switzerland. At her young age she spent five years at an Ashram in South India where she acquired scriptural wisdom and strong faith in God the Creator of the Universe. For the past 40 years she has been living in South India, contributing greatly to humanity through her charitable venture.

In 1992, when her husband Devadayavu Sanjeevni Chittranjan founded the ‘Laharinagar Charitable Trust’, she became the co-founder of this place away from busy city life, where people from all walks of life are welcome. It is a place where people can dwell together in harmony and unity beyond any social, religious, or national borders.

In 2014 Johanna published her first anthology of poems titled: ‘The Call of the Turtledove for Universal Peace’, followed by the second one in March 2022, titled: ‘Flight of a Turtledove’. She has also been published in various Anthologies and Magazines.

As the executive board member, she is an integral part of Writers Capital International Foundation, supporting their aims and objectives. She is also the honorary member of the Association of Artists and Writers of the world SAPS supporting the cause of Unity, Equality and Peace.

Listening to her inner voice, the poetess continues her journey to infinity, spreading the light of wisdom through her poems and adding beauty to those lives around her with her boundless love.


Meet contemporary authors from across the world through Writers Capital Foundations ‘Meet The Author’ Programme who will be featured in the World Wide Web and on various social media pages,

Brought to you by
Writers Capital International Foundation
wcifcentral@gmail.com

In association with
Writers International Edition, Greece
http://www.writersedition.com
info.writersedition@gmail.com

Literature #Arts #ContemporaryWriters #books #Poetry #GlobalPeace

https://fb.watch/e6kurm1pqO/

Al Festival PIAF 2022 Arti e Sculture

Lacramioara – Ram Boz

“Lacramioara-Ram Boz ha sperimentato negli ultimi anni diversi modi per comunicare  attraverso l’uso di  diverse tecniche plastiche e recentemente si è concentrata sulla modellazione di ritratti in creta in cui l’espressione del personaggio mira a decifrare i meandri dell’essere. Questi personaggi, assemblati all’interno di una rete tessile, suggeriscono, infatti, una breve storia dell’Uomo, formando un’immagine generica vicina ad un archetipo. Le visioni hanno la spontaneità di un’inventiva interessata al tutto e meno ai dettagli. L’esame visivo di questa introspettiva che si oggettiva,  permette varie interpretazioni, avendo ogni spettatore la possibilità di aggiungere mentalmente altri possibili sviluppi di questi ritratti”.
        “Attraverso le caratteristiche intrinseche dal punto di vista artistico, queste tipologie di opere aprono la strada a un nuovo tipo di sensibilità artistica, ad un nuovo tipo di spazio-temporalità artistico”.
< Mihai Păstrăguş, Galleria delle Arti, Moldavia letteraria, settembre 2020, ISSN 2066-6799 >

1) Ram Lacramioara Boz, ILUZIE, 50X50,mixta,panza (1)

2) Lacramioara Ram Boz PALMIERUL ceramica glazurata, foita de aur

4) Ram-Boz Lacrămioara, EMOTII,40X20,acryl, panza
Lăcrămioara Boz SENTIMENT, ceramica Raku 14X15,5X9,5 (2)

Panorama International Arts Festival 2022 ha una scadenza prorogata.

Tenendo conto delle richieste che la  Writers Capital Foundation sta  ricevendo da artisti di tutto il mondo, l’organizzazione ha deciso di prorogare il termine ultimo per la presentazione delle opere fino al 15 luglio 2022. “Ci auguriamo che questo aiuterà gli artisti ad avere più tempo per completare il loro opere”, affermano gli organizzatori del  Panorama International Arts Festival 2022 .

Informazioni su PILF 2022

Il programma di punta della Writers Capital Foundation, che si dedica alla diffusione dei potenti valori dell’umanità attraverso le arti e la letteratura, il Panorama International Arts Festival (PIAF) è principalmente finalizzato ad assistere lo scambio culturale e consentire agli artisti di espandere i propri orizzonti di comprensione del mondo.

A differenza di altri festival d’arte, PIAF è concepito come santuari delle arti in cui i delegati hanno l’opportunità unica di visitare vari spazi nell’area in cui si svolge il festival e avere una profonda esperienza del sito e della vivacità culturale che crediamo aiuterà nel formazione del futuro di un artista.

A causa della pandemia, PIAF 2022 si tiene virtualmente, tuttavia è progettato per garantire un maggiore impatto tra i partecipanti.

Tema: Guerra e pace

Dopo la conclusione unica della Sfera della Libertà nel 2021 e dopo aver ottenuto il riconoscimento mondiale con il 22° Festival Internazionale della Letteratura, vincitore di Panorama come il Festival Internazionale di Letteratura Multilingue più lungo, meglio strutturato e presentato, che unisce culture di 6 continenti e unendo più di 60 nazioni in tutto il mondo, torniamo ora con il 22° Festival Internazionale del Panorama delle Arti per illuminare ancora una volta l’umanità; ispirare le persone sul sentiero della luce e della pace, lontano dalla violenza e dalle tenebre.

Voltando una nuova pagina dai mali della guerra ai risultati brillanti e miracolosi della Pace, abbiamo bisogno che tutti voi ci stiate al fianco a sostegno della nostra nobile causa. In un momento in cui il nostro pianeta sta soffrendo per la piaga della guerra, noi della WCIF ci dedichiamo più che mai a stabilire la PACE in tutto il mondo. Noi, come ferventi umanitari, lottiamo per un futuro migliore per tutti noi, specialmente per le generazioni a venire.

TEMA: GUERRA E PACE

DATA: dal 1 al 31 luglio 2022

MODALITÀ: Virtuale

Scadenza: 15 luglio 2022

SOTTOSCRIZIONE:

Coppa del Mondo: https://rzp.io/l/piaf2022

India: https://rzp.io/l/PIAFIndia

Unisciti a noi nel grande festival delle Arti per il bene dell’umanità!

Sii l’ispirazione – ESSI il cambiamento!

Team di scrittori della Fondazione Capital

http://www.writersedizione.com

http://www.wcifcentral@gmail.com

Lucia Triolo: la sagoma

Tenendomi per mano
ho attraversato il ponte
prima che crollasse
Strano, 
ritrovo la sagoma
là sulla sponda ebbra di specchi sfilacciati.
Solo una pulce avida di polvere vede 
il mio nome imbrunire 
sulla
sponda opposta

Il crollo fu di notte quando la sagoma
iniziò a dibattersi 

Salvator Dalì, il ponte rotto