Luminosa essenza

Da Frida la loka (Lombardia)

A dir il vero, oggi mi hai sorpresa. La giornata mi hai donato; e sai che ho un debole per te.

Sei comparso quando ormai non ci aspettavo... all'improvviso.
D'altronde, lo fai sempre, giochi di speculazione?, un segno in codice per dire: - ci sono? oppure semplicemente un accenno del tuo baglior giallo-verde per rassicurare anime volubili.

E io ho raccolto questo mazzo di raggi dorati, come un bouquet appena preparato per me, fresco e tiepido al contempo e l'ho annusato come candidi gelsomini in primavera.

Corpo luminoso prediletto sei tu, sei tornato e avrei giurato che hai pure schizzato un febbril sorriso autunnale,anche questo; solo per me.

Illusa e conformista, questa sono; sognatrice di utopie azzurri verdi che tolgono il fiato.

Tua.

3 ottobre, 2022.

Dal blog personale

http://fridalaloka.com

Ripubblicato su

http://alessandria.today

Legambiente: Trent’anni di Puliamo il Mondo per un clima di pace

Trent’anni di Puliamo il Mondo per un clima di pace
Il 30 settembre e l’1-2 ottobre torna in tutta la Penisola l’appuntamento 
con la campagna di volontariato ambientale organizzata di Legambiente per ripulire strade,
aree verdi, spiagge e sponde dei fiumi dai rifiuti abbandonati 

Info su come partecipare su https://puliamoilmondo.it/

L’associazione: “Il problema dei rifiuti abbandonati non risparmia neanche i parchi urbani: 31.961 quelli raccolti e catalogati dai volontari in 56 parchi di 28 città, circa 5 rifiuti ogni metro quadrato monitorato”
 I dati della nuova indagine Park Litter 2022
Trent’anni di impegno collettivo in nome dell’ambiente e della cittadinanza attiva. Al centro la tutela e valorizzazione del territorio, città più pulite e vivibili, il senso di comunità unito al rispetto e all’accoglienza. È questa l’essenza di Puliamo il Mondo, la storica campagna di volontariato di Legambiente, edizione italiana di Clean up the World, che da 30 anni chiama all’azione, a fine settembre, cittadini di tutte le età per ripulire insieme dai rifiuti abbandonati aree verdi, strade e piazze, angoli della città, ma anche sponde di fiumi e spiagge. Quest’anno l’appuntamento in tutta la Penisola sarà per il 30 settembre e l’1-2 ottobre. Oltre mille gli eventi in programma dal nord al sud Italia – dal Parco delle Mura di Verona alla spiaggia di Taranto, luoghi simbolo della campagna e al centro anche dello Speciale Rai Puliamo il Mondo in onda domenica 2 ottobre su Rai3 dalle ore 10.10 alle 11.10, da Milano a Maratea, passando per Perugia, Pratola Peligna, Caltanissetta e Roma, solo per citane alcuni – e che vedranno impegnati centinaia di volontari tra studenti, amministrazioni comunali, realtà aziendali e associazioni. Ad aprire il grande week-end di mobilitazione, venerdì 30 ottobre, sarà l’evento organizzato nella Capitale con una giornata di pulizia, alle ore 10.00, a piazza di Porta San Lorenzo. Motto di questa edizione sarà “Trent’anni di Puliamo il Mondo per un clima di pace” per sottolineare l’importanza delle comunità fautrici di una società che promuove la pace e il rispetto della diversità, rifiutando la guerra, ogni forma di pregiudizio, violenza, odio e discriminazione. 
In questa trentesima edizione, Legambiente tornerà anche a denunciare il problema dei rifiuti abbandonati che non risparmia neanche i parchi urbani. A parlar chiaro i dati della nuova indagine park litter 2022: sono 31.961 rifiuti raccolti e catalogati da 697 volontari di volontari di Legambiente nei 66 transetti eseguiti in 56 parchi urbani di 28 cittàcirca 5 rifiuti ogni metro quadrato monitorato. A farla da padrone i mozziconi di sigarette che rappresentano il 42,2% dei rifiuti raccolti (13.483 su 31.961 totali), seguiti da tappi di bottiglia o di barattoli e linguette lattine (3.005 pezzi trovati pari al 9,4% del totale), pezzi non identificabili di carta (2.575, l’8,1%), pezzi non identificabili di plastica(1.838, il 5,8%), bottiglia di vetro e pezzi di bottiglie (1.710, il 5,4%), e sacchetti di patatine e dolciumi e caramelle(1.009, il 3,2%). Per quanto riguarda i DPI (dispositivo di protezione individuale), le mascherine sono state ritrovate in 25 dei 56 parchi monitorati (44,6% dei parchi) mentre i guanti in 7 dei 56 parchi (12,5% dei parchi). La maggior parte dei rifiuti rinvenuti, oltre alla categoria dei rifiuti da fumo, sono riconducibili a quella dei prodotti “usa e getta” e quelle degli “imballaggi” che rappresentano rispettivamente il 21% (6.622 pezzi) e il 26% del totale (con 8.189 pezzi).
 
“In questi trent’anni Puliamo il mondo – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – ha contribuito a far crescere nei cittadini la consapevolezza sull’importanza della tutela dell’ambiente, della corretta gestione dei rifiuti e del ruolo dei singoli per migliorare il decoro degli spazi comuni. Lo abbiamo fatto con gli otto milioni di cittadini che hanno partecipato alle pulizie dai primi anni ’90, con cui abbiamo avviato anche numerosi percorsi virtuosi di valorizzazione del territorio una volta caratterizzato dal degrado. Ma oltre all’impegno dei cittadini, è bene che anche le istituzioni facciano la loro parte con interventi di promozione dell’economia circolare, facilitando ad esempio la realizzazione degli impianti di riciclo, a partire dal Centro Sud, semplificando l’iter tortuoso di approvazione dei decreti End of waste sulle materie prime seconde, promuovendo gli acquisti verdi, penalizzando economicamente sempre di più lo smaltimento in discarica e facendo pagare meno le utenze più virtuose con la tariffazione puntuale. Solo così ci libereremo una volta per tutte dalla dittatura degli impianti di smaltimento”.   
 
 
Indagine Park litter – Tornando all’indagine park litter, i monitoraggi sono stati effettuati in 56 parchi pubblici in 28 città (Ancona, Avellino, Bari, Borgaro Torinese (TO), Cagliari, Castel Maggiore (BO), Cesena, Chiaravalle (AN), Firenze, Genova, Milano, Napoli, Nicolisi (CT), Perugia, Pescara, Piacenza, Pineto (TE), Policoro (MT), Pozzuoli (NA), Roma, Rovigo, San Donà di Piave (VE), San Pietro in Cariano (VR), Sant’Arpino (CE), Succivo (CE), Torino, Varese, Verona) nei quali sono stati effettuati un totale di 66 transetti di monitoraggio di 100 m2 ciascuno, per un totale di 6.600 mq. Raggruppati per categorie di materiali, i rifiuti dispersi nei parchi sono per il 62,1% di polimeri artificiali (plastiche) per un totale di 19.844 rifiuti, per il 13,5% di carta e cartone (4.327 rifiuti), per il 12,7% di metallo (4.055) e per il 7,1% di vetro e ceramica (2.260). La restante percentuale di rifiuti (4,6%) è composta da rifiuti in gomma, materiale organico, legno trattato, tessili, bioplastica e materiali misti e RAEE. Per quanto riguarda i mozziconi di sigarette, il parco in cui sono stati monitorati il maggior numero è a Milano, il Parco della Martesana, con 1.090 pezzi; segue Avellino, Parco di Nunno, con 1.017 mozziconi; Perugia, Parco Chico Mendes, con 953 mozziconi trovati in 100 m2, e San Donà di Piave – VE (Parco Europa) con 643 mozziconi.
Al centro di Park Litter 2022 anche i cestini per la raccolta differenziata dei rifiuti presenti in 62 dei 66 transetti monitorati: solo nel 24,2% dei casi (15 su 66 transetti) sono predisposti per la differenziazione dei rifiuti secondo materiali. La presenza di tombini e canali di scolo è stata rilevata in 45 dei 66 transetti monitorati (68,2%). Questo parametro è stato rilevato in quanto studi a livello mondiale hanno stabilito che uno dei principali vettori di rifiuti in ambiente marino sono proprio i canali e i corsi d’acqua spesso collegati con la rete fognaria urbana e la principale fonte dei rifiuti è la cattiva gestione di quelli di origine urbana.  
 
30 anni di impegno – In questi anni, Puliamo il Mondo ha raccontato il grande impegno collettivo che non conosce barriere, pregiudizi, colore della pelle, ostacoli. La campagna non si è mai fermata, neanche in tempi di pandemia. Nel 2020 subito dopo i duri mesi di lockdown, è stata la più grande mobilitazione di cittadinanza attiva a riprendere il via e nel 2021, ha visto in azione, nel rispetto delle normative anti-covid, ben 350mila volontari in oltre mille appuntamenti. Complice anche la crescente attenzione e sensibilità sui temi ambientali e la grande mobilitazione dei giovani. L’impegno della campagna si è, poi, incrociato con quello instancabile della Rai che in questi anni ha contribuito a raccontare quell’Italia green, sostenibile e solidale. Infine, l’azione di Puliamo il Mondo ha portato anche al recupero di alcuni luoghi.  Oltre a Verona, ad esempio un’altra bella storia arriva dalla Campania dove nel 2019 a Scafati (SA) la campagna si è svolta a Fondo Nappo, terreno strappato al clan Galasso nel 2018, gestito poi da CGIL e Libera che hanno portato un progetto di orti sociali col fine di valorizzare le eccellenze produttive locali e alla lotta al caporalato, grazie al supporto di altre Ong e della cittadinanza.
 
Appuntamenti del week-end: Tra i principali appuntamenti, si parte venerdì 30 settembre con le scuole e i nostri circoli locali: a Bagnolo (CN) insieme al circolo di Barge, a Bra (CN) insieme al circolo Langhe e Roero, a Ivrea (TO) insieme al circolo Dora Baltea, a Moncalieri (TO) insieme al circolo Fare Insieme Moncalieri, a Chieri (TO) insieme al circolo Molecola, a Caluso (TO) insieme al circolo Pasquale Cavalieri, a Brusasco (TO) insieme al circolo di Settimo T.se e a Leinì (TO) insieme al circolo Metropolitano di Torino. Sabato 1° ottobre, le iniziative con la cittadinanza, le amministrazioni e associazioni locali: a Lesa e a Bogogno (NO) insieme al circolo Amici del Lago, a Casale Monferrato (AL) insieme al circolo VerdeBlù, a Bagnolo (CN) insieme al circolo di Barge, nel Torinese a Beinasco insieme al circolo Ambiente e Salute, a Alpignano insieme al CEA Cascina Govean, a Moncalieri insieme al circolo Fare Insieme, a Carmagnola insieme al circolo Il platano, a Pinerolo insieme al circolo di Pinerolo, a Settimo insieme al circolo di Settimo T.se e a Leinì insieme al circolo Metropolitano. Domenica 2 ottobre: a Torino presso il quartiere Vallette insieme al circolo Aquilone e presso il quartiere Aurora insieme ai circoli Molecola, Protezione Civile, Metropolitano e GreenTO.
 
Per maggiori informazioni e per partecipare vi invitiamo a consultare il sito di Puliamo il Mondo (https://puliamoilmondo.it/partecipa/ ) per conoscere tutte le iniziative sul territorio nazionale e la pagina I nostri circoliper trovare tutte le informazioni sui circoli di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta e le loro iniziative. 
Nelle prossime settimane si terranno ulteriori eventi di Puliamo il Mondo, non perdetevi le iniziative dei nostri circoli. Continuate a consultare le nostre pagine social e le pagine social dei nostri circoli per rimanere informati.
 
 
 
 Puliamo il Mondo è una campagna 
in collaborazione con:
Poste Italiane, Ecotyre e Hankook
Con il patrocinio di: 
Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, Ministero della Transizione Ecologica, Ministero dell’Istruzione, UPI (unione delle Province Italiane), Federparchi, Unep (Programma per l’ambiente delle Nazioni Unite). 
Puliamo il Mondo rientra tra le iniziative realizzate nell’ambito del protocollo d’intesa tra Legambiente e il Ministero dell’Istruzione


Scarica qui il documento. 
 

Rinnoviamo il mondo, di Francesco Alemanni

Rinnoviamo il mondo

di  Francesco Alemanni 20 Settembre 2022

crisi

Ecologicaonline

Questo articolo è uscito sul numero di Settembre 2022 della versione digitale di Ecologica. Puoi leggerlo scricando l’app su Apple o Android, oppure sfogliarlo online.

La crisi climatica e quella energetica esplosa con l’invasione dell’Ucraina mettono tutti davanti ad un bivio. È arrivato il momento di liberarci dalla nostra dipendenza energetica e rinnovare il nostro impegno per una seria transizione ecologica verso le energie rinnovabili. Fa bene al pianeta e alle nostre tasche.

I cambiamenti climatici in atto sono quasi tutti imputabili alla nostra specie. L’innalzamento delle temperature, sostanzialmente, è stato causato dall’abuso dei combustibili fossili come petrolio, carbone e metano.

A destare allarme sono anche l’aumento dei tassi di deforestazione. Il livello di anidride carbonica presente nell’atmosfera ha già superato le 400 parti per milione, un livello che sulla Terra non veniva toccato da almeno 3 milioni di anni.

Se non riusciremo a ridurre questi valori, le conseguenze sul clima potrebbero essere devastanti e nel giro di pochi anni il numero dei morti a causa dei fenomeni climatici potrebbe diventare spaventoso.

Energia sostenibile

Di sicuro non è saggio continuare a vivere come se si trattasse di scenari possibili e lontani. Occorre, piuttosto, dar seguito immediatamente agli Accordi di Parigi sul Clima e investire sulle energie rinnovabili, sulla mobilità sostenibile, sulla riduzione dei gas climalteranti.

A livello nazionale ed europeo, è necessario lavorare per una politica energetica sostenibile che punti al 100% di energie alternative. Per raggiungere questo obiettivo servono investimenti in energie rinnovabili ed efficienza energetica, scaglioni vincolanti di riduzione di CO2 e l’abbandono progressivo delle fonti fossili.

Il nostro Paese, attraversato da una crisi profonda aggravata prima dalla pandemia e poi dagli effetti della guerra d’invasione dell’Ucraina, deve promuovere la conversione ecologica dei modelli sociali e di quelli produttivi. Una conversione che può tradursi anche in un volano per uscire dallo stallo e per creare occupazione di qualità.

Energia conveniente

Certo, qualche passo in avanti è stato compiuto. Nel corso del 2020 in Europa l’energia elettrica generata da fonti rinnovabili ha superato quella prodotta da fonti fossili. Tuttavia, la strada da percorrere per conseguire quanto stabilito dal Consiglio Europeo, abbattere il 55% delle emissioni entro il 2030, è ancora lunga e deve fare i conti con numerosi ostacoli, spesso legati al pregiudizio che un mondo al 100% di energia rinnovabile sia troppo costoso. Un pregiudizio che resiste nonostante la crisi del gas e che, anzi, ha riportato in auge un fantomatico nucleare sicuro!

È vero che si tratta di una sfida enorme. Che però è resa praticabile dalla discesa continua dei costi di produzione dell’energia da fonti rinnovabili. Il rapporto dell’International Renewable Energy Agency pubblicato nel 2021 afferma che “il solare fotovoltaico e l’eolico sono, sempre di più, la fonte di elettricità più economica in molti mercati”. Una conferma sulla praticabilità ed economicità viene anche dal Dipartimento dell’energia statunitense che, nel suo rapporto Solar Futures Study, afferma la capacità statunitense di poter accrescere la produzione di energia elettrica da solare dall’attuale 4% al 40% entro il 2035, fino ad arrivare al 45% nel 2050. Nello stesso studio, si stima una crescita dell’eolico fino al 36% del paniere. In questo modo solare ed eolico sarebbero in grado di produrre il 75% dell’energia elettrica statunitense.

Nello specifico, risulta che, mediamente, occorrono 3,7 dollari per produrre 1 kilowattora di elettricità con il fotovoltaico, 4 dollari se si tratta di eolico, 5,9 dollari con il gas, 11,2 dollari se si passa al carbone e addirittura 16,3 dollari con il nucleare.

È evidente come la transizione verso le fonti rinnovabili non sia soltanto utile al Pianeta e indispensabile a combattere i cambiamenti climatici, ma anche estremamente conveniente.

Ostacoli

La situazione italiana, in vista del 2050, richiede che vengano installati, da qui al 2030, almeno 7 GW ogni anno. Obiettivo raggiungibile se consideriamo che nel 2010 e 2011 nel nostro paese sono stati installati 6 GW ma lontanissimo dal ritmo degli ultimi 5 anni che ci hanno sempre visto sotto un GW all’anno.

Le cause di questo forte rallentamento vanno ricercate soprattutto nei lunghi iter autorizzativi e burocratici.

Eppure, come sostiene il Direttore esecutivo di IEA Fatih Birol, “Paesi, città, famiglie e imprese devono dare la priorità al risparmio energetico, all’efficienza energetica e alle tecnologie a basse emissioni di carbonio” ma soprattutto, aggiunge Birol, “I sindaci e i governi nazionali devono sostenerli sbloccando politiche e investimenti in materia di energia pulita su una scala senza precedenti”.

In Italia, se solo Governo e Regioni autorizzassero nei prossimi tre anni nuovi impianti per 60 GW, che rappresentano appena un terzo delle domande di allaccio già presentate a Terna, avremmo nuovi investimenti per 85 miliardi e la creazione di 80.000 posti di lavoro.

Si risparmierebbero, inoltre, 15 miliardi di metricubi di gas ogni anno, ovvero il 20% del gas importato e ben sette volte tanto rispetto a quanto il Governo stima di ottenere con l’aumento dell’estrazione di gas nazionale. Si tratta quindi di un’operazione strutturale che accresce la nostra sicurezza e indipendenza energetica e che può ridurre drasticamente gli importi della bolletta elettrica.

Nuove crisi

Da quando lo scorso 24 febbraio il Presidente russo Vladimir Putin ha dato il via all’invasione dell’Ucraina, oltre al suo portato di morte e distruzione, le conseguenze di quella terribile guerra si fanno sentire anche nel resto del mondo, in particolare sulle bollette di una larga parte dei Paesi dell’Unione Europea.

La nostra dipendenza energetica, la Russia fornisce all’Europa circa il 40% del suo fabbisogno di gas, e le speculazioni sui mercati dell’energia fossile hanno portato ad un aumento delle bollette, ormai insostenibile per moltissime famiglie e imprese.

Un tetto Ue al prezzo del gas è necessario così come la separazione del mercato delle energie rinnovabili da quelle del gas. Secondo le regole del mercato pay-as-clear, infatti, il prezzo di tutta l’elettricità venduta nel mercato all’ingrosso è determinato dall’unità di energia più costosa. Un meccanismo che crea speculazioni e ingiustizia e genera un meccanismo di effetti negativi a catena. Si riduce innanzitutto il potere di acquisto dei cittadini e delle famiglie, depauperati da bollette insostenibili, mentre aumenta il costo degli alimentari.

Una situazione drammatica se solo pensiamo che già nel 2021, secondo l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, oltre 4 milioni di nuclei familiari vivevano una condizione di povertà energetica.

Risparmi e sostegni

Ognuno si ingegna, nella quotidianità, per ridurre al minimo il consumo di elettricità e gas e cercare di limitare gli effetti della crisi. Ma queste azioni, certo utili anche per una questione di emissioni e sostenibilità ambientale, certo non riusciranno ad arginare la crisi.

Anche gli interventi messi in atto dai governi dei diversi Paesi europei per contenere il caro bollette, per quanto indispensabili, sono assolutamente insufficienti. Occorre, nell’immediato, un prelievo del 100% degli extraprofitti intascati dalla filiera energetica da utilizzare per coprire gli extra costi sostenuti da famiglie e imprese. È necessario, poi, che per un periodo di almeno 12 mesi venga fissato per legge il prezzo dell’energia e che per lo stesso periodo di tempo venga imposto anche un tetto al prezzo del gas. Senza dimenticare le fasce sociali più deboli alle quali garantire una fornitura gratuita fino ad un massimo di 1.800 KWh/anno.

Via d’uscita

E siamo di nuovo al punto. Gli interventi tempestivi e immediati per tentare di limitare danni gravissimi a famiglie e imprese sono indispensabili ma, allo stesso tempo, dobbiamo liberarci dalla nostra dipendenza energetica e a rinnovare il nostro impegno per una seria transizione ecologica verso le energie rinnovabili.

La crisi climatica affama sempre più il mondo

La crisi climatica affama sempre più il mondo

di Raoul Oliva 23 Settembre 2022

mondo

ecologica.online

Il 16 settembre 2022 Oxfam, leader mondiale nei progetti di sviluppo in ambito rurale e nel portare acqua e servizi igienico sanitari nelle emergenze, ha pubblicato il report “Hunger in a heating world – How the climate crisis is fuelling hunger in an already hungry world” nel quale si evidenzia che la fame nel mondo è alimentata anche dagli impatti del cambiamento climatico.

La sintesi dello studio evidenzia una situazione critica che deve essere affrontata immediatamente:

  • un terzo del Pakistan allagato;
  • in Somalia la peggiore siccità degli ultimi 40 anni;
  • eventi meteorologici estremi quintuplicati negli ultimi 50 anni;
  • fame acuta più che raddoppiata, da 21 milioni a 48 milioni di persone, nei paesi più colpiti dal 2000 (Afghanistan, Burkina Faso, Gibuti, Guatemala, Haiti, Kenya, Madagascar, Niger, Somalia e Zimbabwe) che sono responsabili solo dello 0,13% delle emissioni globali di carbonio ed i meno preparati ad affrontare la crisi climatica;
  • 18 giorni dei profitti dell’industria del petrolio e del gas (circa 2,8 miliardi di dollari al giorno per ciascuno degli ultimi 50 anni), coprirebbero l’intero appello umanitario delle Nazioni Unite che ammonta a 48,82 miliardi di dollari per il 2022.

Ingiustizia climatica

Gli eventi meteorologici estremi causati dai cambiamenti climatici (siccità, incendi, tifoni, inondazioni e cicloni) uniti all’innalzamento del livello del mare ed alla desertificazione causano perdite di raccolti, bestiame e pesca, degradano il suolo e gli ecosistemi ed interrompono le catene alimentari locali; la sola siccità è costata ai paesi a basso e medio reddito circa 37 miliardi di dollari in perdite tra il 2008 e il 2018.

Inoltre, le condizioni meteorologiche estreme causano carenza di acqua e cibo e costringono le persone a spostarsi; ad esempio, in Somalia, quasi un milione di persone ha abbandonato la propria casa dal gennaio 2022 a causa della siccità.

I paesi che hanno meno risorse per far fronte alla crisi climatica ne sono anche i meno responsabili mentre i paesi del G20, che controllano l’80% dell’economia mondiale, insieme rappresentano oltre tre quarti delle emissioni mondiali (76%); un’imposta aggiuntiva dell’1% sui profitti dei combustibili fossili basterebbe a finanziare l’intero programma globale per la sicurezza alimentare delle Nazioni Unite.

A dimostrazione di quanto la crisi climatica stia aumentando le disuguaglianze ci sono i dati di due recenti eventi di siccità:

  • Stati Uniti – grazie alla preparazione al cambiamento climatico ed alla potenza economica, il governo può sostenere i piccoli agricoltori colpiti e le persone svantaggiate nonostante sia alle prese dal 2020 con la peggiore siccità degli ultimi secoli;
  • Somalia (172° su 182 paesi nell’indice di adattamento mondiale) – la siccità ha portato conseguenze molto gravi (oltre 7 milioni di somali ridotti alla fame e circa tre milioni di capi di bestiame morti) e servirebbero 1,5 miliardi di dollari, equivalente al 30% del PIL somalo, per fornire acqua e cibo per evitare che altre persone muoiano per la fame.

Gli eventi estremi più significativi sono localizzati nelle aree più povere:

  • i tifoni asiatici in Bangladesh, Nepal, Pakistan e India e nelle principali parti del sud-est asiatico fra cui le Filippine;
  • la siccità dell’Africa orientale con oltre 21 milioni di persone in Etiopia, Kenya e Somalia che stanno soffrendo di fame acuta;
  • i cicloni dell’Africa meridionale che hanno colpito Mozambico, Malawi e Zimbabwe interrompendo l’accesso ai servizi e all’istruzione e sfollando milioni di persone;
  • la siccità del Sahel con 6,3 milioni di casi di malnutrizione acuta ed un aumento del 62% rispetto al 2018;
  • il corridoio asciutto dell’America Centrale con impatto sull’agricoltura (caffè e mais per primi) e su 10 milioni di persone che vivono in Costa Rica, Nicaragua, Honduras, El Salvador e Guatemala;
  • l’innalzamento del livello del mare del Pacifico con lo sbiancamento dei coralli e la destabilizzazione dell’intero ecosistema marino;
  • la scarsità d’acqua del bacino del fiume Eufrate e Tigri in una zona nota per la terra fertile (Siria, Iraq e Turchia) con diminuzioni di oltre il 50% dei raccolti.

Azioni possibili e conclusione

Oxfam ha identificato alcune azioni urgenti da intraprendere:

  • fornire aiuti per affrontare l’immediata crisi della fame in questi hotspot climatici;
  • garantire un clima adeguato e un finanziamento anticipato per aiutare le persone colpite ad adattarsi, prepararsi e far fronte al prossimo disastro;
  • risarcire i paesi più colpiti per ciò che hanno già perso a causa della crisi climatica;
  • ridurre gli impatti futuri sul clima presentando piani climatici realistici che riducano le emissioni per limitare il riscaldamento al di sotto di 1,5°C.

Aiuti e risarcimenti dovrebbero essere forniti dai paesi più ricchi e inquinanti e dalle aziende che traggono profitti dalle attività dannose per il pianeta.

Anche l’Italia è stata colpita da eventi estremi in aumento rispetto agli anni precedenti, ivi compreso un periodo di siccità particolarmente lungo, e per ora la capacità di adattamento dimostrata è stata sufficiente ad impedire problematiche peggiori (la nostra nazione è ritenuta, come tutti gli stati del G7, ad alta adattabilità al cambiamento climatico e bassa vulnerabilità).

Legambiente: 𝐋𝐀 𝐓𝐑𝐀𝐍𝐒𝐈𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐄𝐂𝐎𝐋𝐎𝐆𝐈𝐂𝐀 𝐂𝐇𝐄 𝐒𝐄𝐑𝐕𝐄 𝐀𝐋 𝐏𝐈𝐄𝐌𝐎𝐍𝐓𝐄

Torino: 𝐋𝐀 𝐓𝐑𝐀𝐍𝐒𝐈𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐄𝐂𝐎𝐋𝐎𝐆𝐈𝐂𝐀 𝐂𝐇𝐄 𝐒𝐄𝐑𝐕𝐄 𝐀𝐋 𝐏𝐈𝐄𝐌𝐎𝐍𝐓𝐄
📍 Sala Atlas di Combo – Corso Regina Margherita 128, Torino⏰ Lunedì 19 settembre // h. 16.00 
Lunedì 19 settembre alle 16,00 presenteremo le proposte di Legambiente Onlus per la prossima legislatura sulla necessaria transizione ecologica del Paese, confrontandosi con i candidati alle elezioni politiche.
L’evento si terrà presso la Sala Atlas di Combo, in Corso Regina Margherita 128.
Hanno confermato la loro presenza:

Marco Grimaldi, Alleanza Verdi Sinistra
Chiara Appendino, Movimento 5 Stelle
Andrea Giorgis, Partito Democratico
Silvio Viale, +Europa
Claudia Porchietto, Forza Italia
Lucio Malan, Fratelli d’Italia
Angelo d’Orsi, Unione Popolare

«Il Guarracino» di Mimmo Mòllica e l’invasione di 200 nuovi pesci del Mediterraneo

«Il Guarracino» di Mimmo Mòllica e l’invasione di 200 nuovi pesci del Mediterraneo

Uno studio coordinato dal Cnr di Ancona ricostruisce la ‘storia’ delle invasioni biologiche nel mare nostrum, negli ultimi 130 anni. Circa 200 nuove specie ittiche sono oggi presenti, in conseguenza del cambiamento climatico. «La filastrocca del Guarracino» ebook di Mimmo Mòllica, descrive lo scenario di una celebre canzone napoletana di ignoto del ‘700, nella quale i pesci prendono parte ad una contesa amorosa, scontrandosi in una lotta apparentemente violenta, eppure divertente e godibile. Se la violenza deve essere raccontata così come essa si abbatte sull’ambiente, sul nostro Pianeta e sui nostri mari, non è certo la guerra del Guarracino. 

La rivista ‘Global Change Biology’ ha recentemente pubblicato i risultati di una ricerca, coordinata dall’Istituto per le risorse biologiche e biotecnologie marine del Cnr di Ancona, che ricostruisce la ‘storia’ delle invasioni biologiche nel mare nostrum, negli ultimi 130 anni, abitato da circa 200 nuove specie ittiche, in conseguenza del cambiamento climatico. 

Sono centinaia le specie esotiche che fanno oggi del Mar Mediterraneo “la regione marina più invasa al mondo”. La ricerca,  pubblicata sulla prestigiosa rivista Global Change Biology, ricostruisce tale ‘storia’ per le specie ittiche introdotte a partire dal 1896.

“Lo studio (coordinato dall’Istituto per le risorse biologiche e biotecnologie marine (Cnr-Irbim) di Ancona, ndr)  dimostra come il fenomeno abbia avuto un’importante accelerazione a partire dagli anni ’90 e come le invasioni più recenti siano capaci delle più rapide e spettacolari espansioni geografiche”, spiega Ernesto Azzurro del Cnr-Irbim e coordinatore della ricerca. 

“Da oltre un secolo, ricercatori e ricercatrici di tutti i paesi mediterranei hanno documentato nella letteratura scientifica questo fenomeno, identificando oltre 200 nuove specie ittiche e segnalando le loro catture e la loro progressiva espansione. Grazie alla revisione  di centinaia di questi articoli e alla georeferenziazione di migliaia di osservazioni, abbiamo potuto ricostruire la progressiva invasione nel Mediterraneo”. Tale processo ha cambiato per sempre la storia del nostro mare.

Gli effetti ambientali e socio-economici di queste ‘migrazioni ittiche’ in parte “costituiscono nuove risorse per la pesca, ben adattate a climi tropicali e già utilizzate nei settori più orientali 

del Mediterraneo”, spiega il ricercatore Cnr-Irbim. “Allo stesso tempo, tuttavia, molti ‘invasori’ provocano il deterioramento degli habitat naturali, riducendo drasticamente la biodiversità locale ed entrando in competizione con specie native, endemiche e più vulnerabili”. 

«La filastrocca del Guarracino», storia di pesci e di coltello

Ecco. La ‘storia’ si ripete e richiama il tema de «La filastrocca del Guarracino», storia di pesci e di coltello tra spose promesse e chi non le mantiene, titolo dell’ebook di Mimmo Mòllica. “Lo Guarracino” è una celebre canzone napoletana di autore ignoto del ‘700 che narra la surreale vicenda amorosa tra il coracino e una sardina, pesci dalla vita semplice e dagli amori complicati.

Il «Guarracino» (coracino), in cerca di una moglie, si innamora della Sardella, già fidanzata (o promessa) all’Alletterato (tonnetto alletterato), un pesce della famiglia dei tunnidi, certo assai più bello e forte del coracino. Lo Guarracino rientra nel repertorio della canzone popolare napoletana e racconta in maniera mirabile e geniale una vicenda amorosa di pesci e di mare per molti versi surreale, in una chiave divertente e fantastica, enumerando in lingua napoletana numerose varietà di pesci, la cui identificazione è stata oggetto di sfida tra studiosi, biologi marini, naturalisti ed esperti di fauna marina.

Benedetto Croce. una fantasia graziosa

Benedetto Croce definì Lo Guarracino “una singolare fantasia, capricciosa e graziosa e di un brio indiavolato”. Gino Doria la classificò “fra le cose più fresche, più festive, più colorite, più saporose e sarei a dire più odorose, della poesia semipopolare o semidotta che dir si voglia”. Mimmo Mòllica ha voluto proporre la sua versione in lingua italiana de “Lo Guarracino”. I pesci che prendono parte alla contesa amorosa si scontrano in una lotta apparentemente violenta, eppure divertente e godibile perché possibile solo nell’immaginazione dell’autore. Una lotta che può dare l’dea della forza dell’amore ma pure di passioni come la gelosia e l’appartenenza. La guerra tra pesci fa parte di una fantasiosa pantomima godibile e geniale.

Se una guerra è in atto, se la violenza deve essere raccontata così come essa si abbatte sull’ambiente, sul nostro Pianeta e sui nostri mari, non è certo la guerra del Guarracino. Così il canto (o filastrocca) riveste interesse scientifico, e didattico, sollecitando una serie di (amare) considerazioni sulla salvaguardia dell’ecosistema marino come patrimonio troppo spesso maltrattato e minacciato.

Clima: la peggiore siccità da 500 anni è costata circa 300 milioni di euro a livello provinciale 

Sul territorio ha avuto effetti devastanti, con le campagne che sono allo stremo

Clima: la peggiore siccità da 500 anni è costata circa 300 milioni di euro a livello provinciale  

Prioritario tutelare biodiversità, paesaggio e contrastare effetti della tropicalizzazione

La peggiore siccità in Europa da 500 anni è costata all’agricoltura italiana 6 miliardi di danni pari al 10% della produzione agroalimentare nazionale. A livello provinciale circa 300 milioni di euro. 

E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti in occasione della diffusione delle immagini del programma europeo di osservazione della Terra Copernicus, gestito da Commissione Europea e Agenzia Spaziale Europea (Esa) secondo le quali l’estate 2022 nel Vecchio Continente è stata la più siccitosa dal 1540. 

“Un’anomalia che ha avuto sul territorio effetti devastanti – ha affermato il Presidente Coldiretti Alessandria Mauro Bianco – a causa delle precipitazioni dimezzate ma anche del caldo record, con il mese di giugno che ha fatto registrare una temperatura media superiore di ben +2,88 gradi rispetto alla media su valori vicini al massimo registrato nel 2003 mentre nel mese di luglio la colonnina è stata più alta di +2,26 gradi la media, inferiore solo al 2005”.

Il risultato è stato che le campagne sono allo stremo con cali produttivi del 45% per il mais e i foraggi che servono all’alimentazione degli animali, del 20% per il latte nelle stalle, del 30% per il frumento e il riso e sino al 70% in meno per la  frutta ustionata da temperature che hanno toccato i 40 gradi. 

Di fronte alla tropicalizzazione del clima occorre organizzarsi per garantire la disponibilità della risorsa idrica anche nei momenti di difficoltà. Per questo Coldiretti ha elaborato assieme all’Anbi un progetto immediatamente cantierabile per la realizzazione di una rete di bacini di accumulo, veri e propri laghetti, per arrivare a raccogliere il 50% dell’acqua dalla pioggia.

“In alcune zone della provincia preoccupa anche la vendemmia con una prospettiva di un calo del 20% delle uve – ha aggiunto il Direttore Coldiretti Alessandria Roberto Bianco -. Gli effetti del cambiamento climatico si fanno dunque sentire da zona a zona anche con un profondo mutamento del paesaggio: la siccità è diventata la calamità più rilevante per l’agricoltura con danni per le quantità e la qualità dei raccolti. Un cambiamento climatico che è stato accompagnato da una evidente tendenza alla tropicalizzazione che si manifesta con una più elevata frequenza di eventi violenti, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi”. 

Nimbus… da Frida la loka

Nimbus si preparano da tempo, radunandosi e preparandosi ad uno sciopero o rivolta, non saprei di preciso; che non può ni deve andare ad oltranza, si devono far vedere, si devono far sentire. Sonno pronte, cariche, gonfie di rabbia contenuta fin da tropo tempo. Era questione di tempo e si farebbero vive.

Non sono sole; un frastuono gli accompagna da dietro, come il “cacerolazo” che si fece sentire ovunque, da nord a sud, da est ad ovest, in un’ Argentina martoriata, violentata, saccheggiata impunemente; dove ogni utensile di cucina diventò strumento di protesta; mestolo di legno contro una pentola, due coperchi a modo di piatti in lata da scagliasi uno contro l’altro e far suonare il più forte possibile, d’un balcone, d’una casa, una, mile!!!

Ed il caos arriva, prima o poi, l’ultima goccia contenuta nelle buffe bolle di forma indefinita e d’un denso bianco, da il via, soltanto l’ultima goccia. Sembrerebbe inocua, ma non è da sola… sono tante, disperse dappertutto; questione di tempo e saranno finalmente tutte insieme e proclameranno ad alta voce, quello non dicono da tanto tempo.

Aspettiamo con ansia, questo momento di ribellione,  che bagnino le anime impure e avare; che trascini feroce la cattiveria umana; che lavi i peccati commessi di coloro che in nome di ” lesa umanità ” perpetra dietro le quinte spilorcie e  menefreghiste idee. Que non sono degni dell’acqua benedetta; acontententatevi con questa, ch’è già un gran dono.

Tua.
30 agosto, 2022.

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Ghiacciai in agonia: e il pianeta cambia la geografia,Gabriella Paci

Sempre più spesso, specie in questa estate anomala caratterizzata da temperature record  perfino nell’Artico e nell’Antartide  si parla con grande preoccupazione, dello scioglimento dei ghiacciai, la nostra riserva idrica e ambiente di ecosistemi particolari.

 Quello dello scioglimento dei ghiacciai è uno degli effetti più evidenti dei cambiamenti climatici in atto.

 Le attività dell’uomo, in particolare l’immissione in atmosfera di gas serra e altre sostanze inquinanti, stanno comportando un aumento delle temperature a livello globale e questo significa appunto riduzione drastica dei ghiacciai.

Già dagli anni 70 si era registrato un allarmante riduzione dei ghiacci ai poli ma adesso il fenomeno è diventato mondiale

Cause dello scioglimento

Secondo alcune rilevazioni condotte dalla Nasa, scompaiono ogni anno a ridosso del Polo Nord  300 miliardi le tonnellate di ghiaccio e circa 130 miliardi al Polo Sud. A questa perdita va aggiunta quella di molti ghiaccia di montagna sparsi nel mondo. I ghiacciai costituiscono il 69% di acqua dolce presente sul pianeta,ma ogni anno questa riserva è destinata a diminuire a fronte di una sempre maggiore richiesta di acqua.

Conoscere le cause può aiutare a capire come anche gli incendi,così frequenti in questa estate 2022 abbiano anch’essi un ruolo importante :

  • produzione di CO2 dalle attività umane, come trasporti, realtà industriali e allevamento;
  • deforestazione dei polmoni verdi del mondo;
  • sfruttamento di combustibili fossili per il settore energetico
  • riscaldamento globale. Si stima che la temperatura media mondiale sia cresciuta di un grado dal 1800 a oggi, dato che potrebbe attestarsi alla soglia dell’1.5 o dei 2 gradi entro il 2050.

Conseguenze

Oltre alla scomparsa di ecosistemi locali con evidenti ricadute sull’uomo ,sulla vegetazione e sugli animali, come accade con  orsi,tartarughe marine,pesci artici e foche  che già sono in difficoltà di sopravvivenza e il cui numero va scemando. 

Altre conseguenze sono:

  • aumento del livello dei mari: uno studio condotto nel 2018 dall’Università di Bristol ha rivelato che lo scioglimento completo dei ghiacci in Antartide potrebbe portare a un aumento del livello dei mari di 58 centimetri. E se questo accadesse in in Groenlandia, dove è presente una delle masse ghiacciate più estese del mondo,si potrebbe arrivare ad un innalzamento di quasi m.7,5. ùUlteriori centimetri di innalzamento potrebbero essere causati dallo scigliment dei ghiacciai delle montagne e città costiere come Viareggio o Venezia in Italia sarebbero sommerse.
  • modifiche all’albedo terrestre: la superficie bianca rappresentata da nevi e ghiacci aiuta a riflettere la radiazione solare, mantenendo le temperature stabili sulla Terra. Una riduzione di questa porzione avrebbe come primo effetto un maggior assorbimento di energia nel terreno, liberata sotto fonte di calore, per un aumento ulteriore delle temperature;
  • stravolgimenti climatici: la massa d’acqua altererebbe a usa volta il clima e le correnti cicloniche con fenomeni estremi a cui in parte già stiamo assistendo come trombe d’aria ,uragani e tropicizzazione di aree temperate o addirittura nordiche con aumento della desertificazione al centro dell’Africa e aumento degli incendi.
  • riduzione della biodiversità: Come già evidenziato ci sarebbero cambiamenti nella flora e nella fauna con migrazioni di specie marine verso zone più fredde. Conseguenze analoghe si avranno anche per le specie animali e vegetali terrestri, tra cui ad esempio i funghi , ma anche specie coltivate messi, a repentaglio dall’innalzamento delle temperature.
  • alterazione della catena alimentare: per diretta conseguenza di distruzione o cambiamento di ecosistemi,molte specie si troverebbero in difficoltà per cibarsi e questo, a sua volta ,ne provocherebbe pian piano l’estinzione propria o di specie affini.

Cosa possiamo fare ?

Lo scioglimento dei ghiacciai può essere rallentato, se ciascuno di noi opera con scelte quotidiane volte a contrastare la crisi ambientale. Sul fronte politico, i governi devono implementare misure per evitare una crescita incontrollata delle temperature. Ad esempio rispettando gli accordi di Parigi stipulati nel 2016  sul ridimensionamento delle emissioni di  gas e sostanze inquinanti

fronte personale, anche piccole azioni quotidiane potrebbero rivelarsi fondamentali per l’ambiente:

  • ottimizzare i consumi energetici per evitare sprechi, così da ridurre il proprio impatto sulle emissioni di anidride carbonica in atmosfera. Per farlo, scegliere elettrodomestici a basso consumo, sostituire vecchie lampadine con soluzioni led , evitare di lasciare dispositivi in stand-by e ridurre la temperatura di riscaldamento sul termostato di casa;
  • scegliere fonti rinnovabili per il proprio approvvigionamento energetico;
  • optare per la mobilità sostenibile per piccoli grandi e spostamenti, sia approfittando di vetture elettriche a zero emissioni, mezzi agili di spostamento urbano come biciclette e monopattini, oppure scegliendo il trasporto pubblico;
  • scegliere servizi e prodotti a chilometro zero per abbattere i costi in CO2 dovuti al trasporto e allo stoccaggio, resi ultimamente anche più costosi dall’aumento dei prezzi dei carburanti
  • puntare su un’alimentazione consapevole, basata su pietanze locali e prodotti di stagione, con riduzione del consumo di carne limitando i costi di produzione e l’inquinamento dovuti agli allevamenti intensivi.

Altre opzioni per rallentare lo scioglimento dei ghiacciai non mancano. Da oltre dieci anni, una zona del ghiacciaio del Rodano, in Vallese, viene coperta con teli bianchi appositamente pensati per schermare i raggi del sole..

Questi materiali geotessili sono molto efficaci su piccola scala, laddove si vuole ridurre lo scioglimento a livello locale per ragioni economiche,. “Tuttavia, non sono concepiti per salvare un ghiacciaio intero. I costi supererebbero i benefici economici.

  • L’iniezione di particelle di aerosol nell’alta atmosfera per aumentare la quantità di luce solare riflessa forse potrebbe rallentare la progressiva perdita dei ghiacciai, ma non fermarla. Inoltre, gli effetti collaterali a lungo termine di interventi così radicali potrebbero avere conseguenze ancor più catastrofiche .
Marmolada coperta con teli

Lividezza di ricordi d’estate, da Frida la loka.

Un passato che non torna; magre gambine corrono frettolosamente nei pomeriggi caldi di estati lontani. Piedini piccoli ma snelli. Le cicale assordano freneticamente al punto di non sentirle.

C’è l’immenso; di verdi e ondeggianti pianure e terre aride d’un oro che brucia con solo guardarle, le piane non sono sole; a dare un pò di rinfresco con la loro ombra, afferrati saldi al suolo qualche quebracho blanco e tanti spinillos, spuntati ovunque. Le mucche ruminando svogliatamente al mio sguardo curioso.

Per fortuna, la mia terra, dà un soffio di armonia che si sente attraverso il finestrino spalancato della macchina, che colpisce in volto, assorbendo ogni profumo di campo.

Da piccola non ho avuto il piacere di conoscere quell’immensa vastità azzurra che affascina con il danzare delle onde e rompono fila perdendo forza verso la spiaggia o talvolta furiose ed arrabbiate contro un dirupo.

Mare ispiratore di poemi, sin da tempi remoti, che fa sognare, fa divertire, soffrire e fa commuovere.

Non ho il mare vicino; in compenso ci sono infiniti fiumi, infinite cascate, ruscelli mistici dove trascorrere i giorni più caldi e tuffarsi nelle tiepide e dolci acque.

Minuta, magrolina, son cresciuta, nella sabbia in riva a tanti fiumi quando estate e il ricordo, torna diverso, il mare manca; i fiumi e i profumi; di più.

Tua.

16 agosto, 2022.

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LA NOTTE DI SAN LORENZO OLTRE ALLA SCIA DELLE METEORE HA LASCIATO UNA SCIA DI RIFIUTI SULLE SPIAGGE di Silvia Gario

Ogni notte di San Lorenzo, le spiagge di tutt’Italia vengono prese d’assalto da centinaia di comitive.

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Come di consueto nella notte delle stelle cadenti molti scelgono di organizzare i tradizionali falò notturni sulle spiagge per trascorre la notte più romantica dell’anno in riva al mare a guardare le stelle cadenti.

Giovani e meno giovani bivaccano intorno ad un fuoco acceso, cantando sulle note di qualche chitarra canzoni romantiche rivolgendo lo sguardo al cielo nelle speranza di vedere la stella cadente alla quale poter urlare il proprio nome e segretamente pensare il proprio desiderio.

Peccato che questa magia sia stata infranta dall’inciviltà: la mattina successiva gli arenili sono stati trovati deturpati dai residui del passaggio di questi sognatori.

Il magnifico ed onirico spettacolo delle stelle cadenti viene di colpo risvegliato dallo scenario indecoroso che si presenta sulle spiagge la mattina successiva: rifiuti di ogni genere abbandonati ovunque, bottiglie in vetro e plastica, cartoni della pizza, scarti di cibo e di frutta, tovaglioli, buste ed addirittura non solo legna bruciata e cenere, ma anche fuochi ancora vivi.

Tali irresponsabili comportamenti hanno ancora una volta messo in luce quanto ancora scarso sia il rispetto verso l’ambiente e quanto assente sia il senso civico.

Tutto ciò non può che ledere all’immagine turistica dell’intero territorio italiano e sconvolgere ulteriormente il delicato equilibrio ambientale.

Silvia Gario

IL CALDO PUÒ’ INFLUIRE SUL VINO ANCHE DURANTE LA FASE DEL TRASPORTO di Silvia Gario

L’attenzione alla temperatura di trasporto dei vini è un tema particolarmente sentito in periodi come questo che stiamo vivendo, connotato da forti ondate di caldo anomalo.

E’ importante che nella logistica del prodotto vino si tenga presente che devono esserci le condizioni ideali per il trasporto dello stesso che, ricordiamolo, affina in cantine a temperature controllate e non deve subire le cosiddette “botte di calore”.

Photo by Pixabay on Pexels.com

Durante la spedizione la temperatura elevata può creare fenomeni di dilatazione dei gas contenuti nello spazio di testa delle bottiglie, lo spazio fra vino e tappo.

Ne consegue che a causa di tale dilatazione il tappo viene spinto verso l’alto, creando la cosiddetta trafilatura, che altro non è che il fenomeno per cui il vino si infiltra nello spazio fra vetro e tappo, creando una perdita di prodotto poco rilevante (trasudazione), ma antiestetica.

Questa alternanza di fasi di espansione e costrizione sia del tappo che del vino determina un richiamo di gas dall’esterno.

Quest’ingresso di ossigeno dal tappo può accelerare l’invecchiamento ossidativo del vino che è riscontrabile nella variazione di colore dello stesso e cioè nell’aumento dell’intensità colorante nei vini bianchi e delle tonalità del rosso mattone nei vini rossi.

Il problema da affrontare è come possiamo preservare il vino durante il trasporto dagli sbalzi termici.

Molti produttori ed altrettanti spedizionieri interrompono le spedizioni dei vini, soprattutto quelli di pregio, fine wine, durante i periodi di caldo elevato.

D’altro canto astenersi dal trasportare vino durante i periodi dell’anno caratterizzati da elevate temperature è un accorgimento che deve essere mediato dal buon senso in quanto non spedire significa non essere sul mercato.

Quindi la soluzione?

Soluzioni ve ne sono sia per coloro che spediscono interi container che per coloro che spediscono in collettame.

Vediamone le principali:

  • 🚀 la velocità è la prima arma contro le alte temperature: un flusso snello e veloce evitando soste prolungate durante il trasporto (questo per quanto riguarda le spedizioni all’interno della nostra penisola)
  • 🚛 fodere termiche per container e coperte termiche per pallet: entrambe le soluzioni consentono di mantenere il vino ad una temperatura decisamente ideale rispetto a quella esterna proteggendone i sapori e le strutture chimiche (queste soluzioni per le spedizioni internazionali e soprattutto oltreoceano)
  • 🌡 utilizzo di datalogger (dispositivi elettronici che tengono traccia, in tempo reale, della temperatura della merce durante il trasporto): all’arrivo è possibile verificare a che temperatura è stata sottoposta
  • 🟡 “the yellow dot”: il primo ad utilizzarlo è il vignaiolo francese Laurent Ponsot che sull’etichetta di ciascun vino applica un bollino giallo che se diventa arancione stà ad indicare che la bottiglia è stata esposta ad una temperatura troppo alta.

Adottiamo perciò tutti gli accorgimenti necessari nella pratica di trasporto del vino, per preservarlo dagli sbalzi termici, ma non priviamocene.

Prosit! 🥂🍷

Silvia Gario

IN MONFERRATO VENDEMMIA ANTICIPATA E OTTIMA ANNATA DA GRANDI VINI di Silvia Gario

QUEST’ANNO LA VENDEMMIA IN MONFERRATO, COME IN TUTTO IL RESTO DEL PIEMONTE, SARA’ ANTICIPATA DI ALMENO 15 GIORNI.
L’ANNO 2022 VERRA’ RICORDATO COME L’ANNO DELLA RIVOLUZIONE VENDEMMIALE.
IL PROFILO QUALITATIVO SARA’ ELEVATO.

Foto di Jill Wellington da Pixabay

Mentre in Franciacorta (con Pinot Nero e Chardonnay) ed in Sicilia (con il Grillo, uva autoctona) hanno già cominciato a raccogliere, la vendemmia Piemontese quest’anno partirà presumibilmente a Ferragosto. Tra i filari del territorio, costellati di uve bianche e nere, non si era mai giocato così d’anticipo. Colpa della siccità di questi mesi che sta facendo soffrire ogni tipo di vegetazione, vigneti compresi e del grande caldo: nottate afose e temperature elevate che non hanno permesso ai grappoli di prendere un po’ di ‘respiro’ climatico con il tradizionale sbalzo termico.

Così, se si fino all’anno scorso si vendemmiava da inizio settembre, come facevano i nostri nonni ad inizio secolo, quest’anno invece è l’anno della rivoluzione. Anche perché “la vite, che abitualmente non soffre la carenza idrica, potrebbe invece accusare problemi se non dovessero intervenire precipitazioni. I problemi sono legati ai picchi di calore, che potrebbero provocare l’appassimento degli acini sulla pianta prima della maturazione”.

Una vendemmia più bassa nei numeri, ma di grande profilo qualitativo. È questa la stima a proposito dei vigneti del Monferrato, con uve sane e senza particolari criticità malgrado la gelata di aprile.

Lo stato sanitario delle uve è molto soddisfacente. Per ora i grappoli sani, con un bilanciamento ottimo tra acidità e tenore alcolico, promettono belle sorprese.

“Ottima qualità, gradazione buona, bucce delle uve spesse: sono questi i caratteri che spiccano dalla vendemmia di quest’anno” (dall’analisi del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato).

Foto di jacqueline macou da Pixabay

“Una qualità eccellente che ci lascia prevedere un’evoluzione in cantina di alto livello, in linea con quella degli ultimi anni. Il grande caldo di quest’anno, però, ci mette in guardia sul futuro: stagione dopo stagione, i cambiamenti climatici sono sempre più percepibili, in particolare in agricoltura, e questo deve portarci a riflettere sul tema delle irrigazioni in vigna.”

Secondo l’Osservatorio Geofisico di Unimore, l’estate 2022, cominciata di fatto già a maggio, è molto simile a quella del 2003 di 19 anni fa. Anche allora, infatti, il caldo che caratterizzò la stagione fu definito ‘Hyperestremo’.

Anche Il Professor Claudio Cassardo, del dipartimento di Fisica dell’Università degli Studi di Torino, ha presentato un’interessante analisi sulle differenze tra l’estate 2003, storicamente riconosciuta come caldissima, e quella del 2022 che stiamo affrontando: “si nota la fortissima anomalia pluviometrica negativa di quest’anno. – scrive Cassardo – Il 2003 fu l’anno dell’estate caldissima, il cui record stagionale ancora resiste in molte località piemontesi. Le prime ondate di calore iniziarono a maggio e sono visibili nell’andamento della temperatura massima, ma sostanzialmente – a livello termico – le due annate per ora si sono equivalse.” La differenza però la fanno le differenti precipitazioni.

Ricordiamo tutti che il 2003 è stata un’ottima annata vinicola, perciò in Monferrato siamo pronti a produrre anche quest’anno vini d’eccellenza.

Ignare

Da Frida la loka

Piccole e grandi stelle variopinte,
nascoste dietro un cielo marmorato, giocano sicuramente nascondino
ignare spensierate innocenti come gli infanti.
Non sanno cos’è la tristezza, la sciagura.
Non sanno cos’è il sentimento,  il tradimento.

Sono troppo lontane per assaporare il sudore amaro d’un soldato o il dolce aroma d’un neonato.

Non sanno cos’è la diversità che per madre natura è cosa grande, per noi invece è disuguaglianza.

Probabilmente; nemmeno sanno di noi
piccoli uomini alla deriva;  immersi in una tempesta che con le nostre stesse mani abbiamo costruito…
E loro hanno questo privilegio.

Tua.

1 agosto, 2022.

Libreria WordPress

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alessandriaonline: Leggere nuoce all’ignoranza – Cultura – Ambiente – Società – Territorio – La bellezza interiore salverà il mondo

Pier Carlo Lava – Social Media Manager

alessandriaonline

Leggere nuoce all’ignoranza – Cultura – Ambiente – Società – Territorio – La bellezza salverà il mondo

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Non è nostro

A mio figlio.

Riflezione di domenica

Quando una persona nasce, non è in grado di capire tante cose, riusciamo soltanto a campare grazie a genitori o chi si prende cura di noi nel percorso di crescita. Col tempo iniziamo a comprendere ed imparare o quasi, perché siamo qui. All’inizio milioni di anni fa, era per il solo fatto di sopravvivere e procreare.

Ci siamo addatati all’ambiente e gli esseri viventi hanno raccolto dalla terra e mare tutto quello ch’era a disposizione ed  usufruimmo di quello.

Oggi, le cose son cambiate e tanto, a tal punto che esso è mutato.

Tutto è cambiato e dobbiamo fare il mea colpa, ma non basta, perché in tanti vanno avanti col pensiero che quel’che ci circonda è nostro.

Purtroppo vi do la notiziona! NON è NOSTRO, no signori miei, cari lettori, tutti SIAMO responsabili del tetto che ci protegge e della terra che ci da il nutrimento. Inutile elencare chi sono i maggiori responsabili, ognuno sa in che grado fa bene o male. Mi dispiace dover scrivere su questo argomento, potendo scegliere diversamente,  ma non possiamo girarci dall’altra parte.

Abbiamo un compromesso con quelle generazioni future, quelle che oggi fanno le marce per sollevare l’attenzione, le stesse che in primis hanno capito che qualcosa non sta funzionando e dobbiamo agire. E la gente d’una certa età o “matura ” parolone, deve assolutamente dare l’esempio!

Piccoli gesti, quotidianamente e non mollare.

Da Frida

Quando racconto a  mio figlio, la nostra infanzia, al contempo mi vergogno, perché loro molto probabilmente non godranno di tutto quello noi, talvolta anche svagliando per ignoranza o semplicemente menefreghismo, avevamo e loro, i nostri figli, nipoti e così via non troveranno più facilmente, alla portata di mano. Inizia ad essere una situazione FRAGILE, la nostra TERRA è in terapia intensiva e non sappiamo quando e se si riprenderà…

Vi lascio una delle tante poesie scritte in onore a chi ci ospita.

Di Franco Arminio

Abbiamo bisogno di contadini, di poeti, gente che sa fare il pane,
che ama gli alberi e riconosce il vento.
Più che l’anno della crescita,
ci vorrebbe l’anno dell’attenzione.
Attenzione a chi cade, al sole che nasce
e che muore, ai ragazzi che crescono,
attenzione anche a un semplice lampione,
a un muro scrostato.
Oggi essere rivoluzionari significa togliere
più che aggiungere, rallentare più che accelerare,
significa dare valore al silenzio, al buio, alla luce,
alla fragilità, alla dolcezza

FORSE, È MOMENTO DI TORNARE ALL’ORIGINE…

PICCOLI GESTI TUTTI I      GIORNI. E COSA FONDAMENTALE DARE L’ESEMPIO.

Tua.

24 luglio, 2022

Ambiente. Degrado: Invasione erbacce e marciapiedi dissestati in via Rodolfo Montevecchio e limitrofi

Ambiente. Degrado: Invasione erbacce e marciapiedi dissestati in via Rodolfo Montevecchio e limitrofi

di Pier Carlo Lava

Alessandria: Premettiamo che una della finalità di Alessandria today è quella di dare spazio alle segnalazioni dei cittadini in merito ai problemi della città al solo scopo di informare i nostri lettori e sopratutto l’Amministrazione comunale e gli Assessori competenti per delega alfine di sollecitarne l’intervento per risolverli. Un impegno che stiamo svolgendo dal 2010 con vari governi della città.

Noi non cerchiamo colpevoli ma soluzioni ai problemi, pertanto oggi ci corre l’obbligo di evidenziare quanto ci ha comunicato una nostra lettrice in merito ad una situazione di degrado con alte erbacce e marciapiedi dissestati in via Rodolfo Montevecchio e limitrofi, come si evince dalle immagini allegate.

In tal senso va detto che la situazione in oggetto era già esistente da tempo e quindi durante l’Amministrazione di CDX, ma il problema esiste tutt’ora con la nuova Amministrazione di CSX.

Crediamo da sempre che l’efficienza di un Amministrazione comunale si evinca a partire da quelli che vengono erroneamente definiti piccoli problemi, ma che invece oltre ad una questione di immagine e di igiene possono complicare la vita dei cittadini ogni singolo giorno.

Ci auguriamo pertanto che gli stessi vengano risolti in quanto tra l’altro non richiedono particolari investimenti ma solo una normale manutenzione del territorio.

Sarà nostro compito seguire con attenzione come abbiamo sempre fatto, la soluzione dei problemi che ci sono stati segnalati, in ogni caso provvederemo provvederemo a darne conto ai nostri lettori che ringraziamo per le loro segnalazioni.

Ambiente. Cambiamenti climatici: in tutta Europa è allarme con temperature bollenti e siccità. Gabriella Paci

Da decenni ormai  siamo di fronte a cambiamenti climatici sempre più accentuati e dovuti in gran parte all’azione inquinante dell’uomo che  altera l’equilibrio della natura.

Ma quali sono le principali cause dell’ inquinamento che causa rischi per tutti gli esseri viventi della terra?

Le principali fonti di inquinamento dell’ambiente sono le attività industriali, le fabbriche inquinanti, gli impianti per la produzione di energia, gli impianti di riscaldamento e il traffico. Si calcola che il 75% dell’inquinamento atmosferico sia prodotto dalla lavorazione e dall’uso dei combustibili fossili,divenuti ora di nuovo fonte di energia dopo lo stop del gas russo.

Un effetto con cui dobbiamo fare i conti,oltre le piogge acide,l’inquinamento di aria, terra ed acqua  è l’aumento delle temperature che stanno sconvolgendo il normale equilibrio della natura. E il quadro peggiora se ci aggiungiamo una siccità mai prima così duratura e diffusa in tuta Europa.

Temperature più elevate

Se  il 2020 è stato un anno record per le temperature fatte registrare, stiamo assistendo quest’anno a un supermento di tale record con maggior numero dei giorni caldi e di aumento delle ondate di calore che sono arrivate a fare registrare oltre 40 ° gradi in Italia e che hanno raggiunto addirittura  i 47°i n Portogallo e Spagna.

Questo, oltre che a danneggiare l’agricoltura e gli animali da allevamento, aumenta le malattie legate al caldo e facilita lo scoppio e il propagarsi degli incendi che stanno infatti imperversando in tutta Europa e che hanno già causato la perdita di migliaia di ettari di verde,il nostro preziosa fornitore di ossigeno e di riparo dal caldo .

Tempeste più intense

I cambiamenti della temperatura provocano altresì tempeste intense e frequenti che causano morti e distruzione di raccolti, frane ,smottamenti e inondazioni  che alterano fauna e flora e che comportano anche la perdita di milioni di dollari che potrebbero essere impiegati in opere di utilità sociale e ambientale.

Aumento della siccità

 Altro effetto è la mancanza di pioggia e la relativa siccità che può, tra l’altro, scatenare tempeste di sabbia e polvere spostando tonnellate e tonnellate di sabbia tra i continenti.

Del resto, la desertificazione è un fenomeno sempre in cresci tanche riduce il territorio coltivabile.

La guerra russo-ucraina del resto ha fatto peggiorare la situazione alimentare proprio in quei paesi dove incombe una grave minaccia di avere regolarmente acqua e, dunque, cibo

Previsioni future

Ci sono ormai molte proiezioni, scientificamente elaborate, al riguardo. La comunità scientifica ha lanciato da anni un allarme sul cambiamento climatico e sulle conseguenze. Sono diversi gli scenari climatici che possono essere considerati: dal più estremo al meno estremo. Il livello di gravità varia in ragione di ciò che l’umanità riuscirà o non riuscirà nel frattempo a fare.

Primo step è limitare le emissioni di gas serra nell’atmosfera.

 Secondo la proiezione peggiore (emissioni ai ritmi attuali) a  fine del secolo, l’Italia – parte dell’Emilia-Romagna, Veneto, Toscana, Abruzzo, Molise, Puglia… – andranno verso un clima definito, secondo la classificazione dei climi di Köppen-Geiger, arido, mentre oggi il clima delle regioni sopra menzionate (escludendo parte della Puglia e della Toscana, già ora con clima arido) è temperato.

Tale scenario riguarderebbe non solo l’Italia, ma anche buona parte dell’Europa, soprattutto dell’Est, Romania e Ucraina comprese.

 Il Sud della Spagna potrebbe essere interessato da una severa desertificazione.

Ovviamente le ripercussioni della produzione alimentare diminuita riguarderanno tutta l’Europa e non solo,causando migrazioni di massa  e conflitti .

La classe dirigente politica a livello globale,nonostante i ripetuti appelli di Greta Thumberg, non sembra avere recepito la gravissima situazione attuale e temporeggia sui provvedimenti da prendere.

il letto di un fiume nel nord Italia.