NUOVA PROSPETTIVA, Giusy Finestrone

NUOVA PROSPETTIVA

L’alba del nuovo giorno ha i colori dell’estate

Molto più realista, senza gnomi e senza fate

Ho preso coscienza del mondo, ho i piedi ben saldi a terra

Finalmente alla mia anima ho finito di fare la guerra

Da sempre ho idealizzato chi pensavo mi stesse vicino

Ho donato il mio cuore a chi invece è stato meschino

Vivendo nel dubbio atroce che forse ero quella sbagliata

Ma l’unico grande errore è che da sempre mi son fidata

Oggi ho compreso appieno che nessuno senza tornaconto dà

Che devo prender coscienza che sono io la mia sola metà

Tutti bravi a parlare, tutti ” IO CI SARO’ “

Ma è l’enfasi del momento, si eclissano dopo un pò

Ed oggi mi rialzo, metto cerotti ad ogni ferita

Del resto ho preso sempre schiaffi da questa vita

C’è un mondo del tutto nuovo che può ancora darmi molto

Mi scrollo il dolore di dosso che da troppo mi aveva sepolto !!!

Si riserva ogni uso e utilizzo@copyright di Giusy Finestrone

Mi addormento con un pensiero, Alberto Giovacchini

Mi addormento con un pensiero

Mi sveglio tra mille parole

Faccio fatica

A dare tutte la giusta frase

Creo nella testa, mille poesie

Ognuna diversa, ognuna uguale

Novecentonovantanove parlano di noi

Una sola quella che cerco parla di te

La metto insieme

Ecco mille parlano di noi

Oggi descrivo il processo dei miei pensieri

Non sono tutti fiori o dolci pensieri

Il più sono desideri

Che nascono nella note, che portano passione

Voglie, carezze,

baci

Ma sempre con rispetto

Dove tutto è permesso

Dalla carezza al sesso

Dove oggi mi permetto di sfiorare il tuo petto

Le mie parole puntano al tuo sorriso

Che mi tocca il viso

Che mi fa paradiso

Che anche oggi è tuo

Buon giorno amore mio

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Hai lasciato al tempo… Ketti Villani

Hai lasciato

al tempo

che ci portasse via

…gli attimi condivisi…

Per non sorreggere

la mancanza

che ci teneva

…insieme…

Hai preso da Me

i Miei respiri

per respirarmi ancora

e tenermi legata

ai Tuoi battiti

..incontenibili ..

..insanziabili …

..irrascibili…

Senza tregua

è il Tuo richiamo

che sento

nei sensi accesi

..insensati….

Siamo cuori

in una gabbia

che per quanto

stretta

…si stringono…

E per quanto

piccola

si allontanano …

Respiri irruenti..

E fiamme

che ardono ..

Ketty Villani

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Ieri giornata di addii o meglio di arrivederci al delirio (lavoro)

Ieri giornata di addii o meglio di arrivederci al delirio (lavoro)

unallegropessimista   9 ottobre 2022

Ieri al delirio è stato giornata di addii, i contratti a tempo sono tutti terminati e sono stati tutti come previsto lasciati a casa.

L’altra settimana era stato il turno dei primi e c’erano state lacrime. 

Ieri è stato il turno di Fulminata…..

Avevo detto che ne avrei scritto, in effetti su di lei si potrebbe un scrivere un libro. Ma poi qualcosa mi ha sempre spinto a non raccontare le sue tragicomiche disavventure, una o più al giorno ne avrei potuto dire. 

E’ tre giorni che Fulminata era triste per l’addio, non tanto per il lavoro ( anche quello ) ma per noi colleghi, ma per uno in particolare. 

Ieri sera alla fine siamo rimasti solo io e lei nel piazzale deserto, oltre tutti i ringraziamenti del caso e sempre pochi in ogni caso, ha detto una cosa molto bella ” avrei tanto voluto essere la tua figlia sbagliata ” mi ha abbracciato commossa baciato sulle guance e poi è andata via. 

Figlia sarebbe quella giusta…

Scrivo…

Indicibile stellare

Scrivo…

Io scrivo cose, storie, scorie

io scrivo…

Scrivo tracciati di sentimenti

d’anime in fuga sedimenti

Oh pallidi sono questi miei strumenti

scavi gratuiti d’altre menti.

Eppure scrivo…

Scrivo tra le pieghe della mia colpa

colpa di vita non paga di ricerca infinita.

Eppure scrivo…

Un gioco è osceno e corrivo,

presunzione di coraggio solerte

in un animo inetto e inerte,

scrivo nel sonno dell’azione

nel dormiveglia d’ogni emozione.

Dolorosa mi è questa istanza espansa

che m’esce dalle dita, nel chiuso di una stanza.

Un giorno, forse oltre il morire,

riscoprirò la gioia dell’agire.

Ora scrivo…scrivo…scrivo…

Che strano mondo…

Che strano mondo…

Indicibile stellare

Che strano mondo è questo!

Capitola in confusa mestizia

ed è il tramonto del vero

tra fantasmi cerei d’oscena ingiustizia.

Che strano mondo è questo!

Concede, in pasto crudo,

il corpo dei suoi figli

nella melassa appiccicosa

di un richiamo d’aiuto senza appigli.

Ballerini del non senso danzano in piroetta

su corpi estenuati e smunti

da speranza disillusa consunti.

Che strano mondo è questo!

Ho coltivato, nel mio tempo, germogli

per affidarli a questo deserto brullo.

D’onesta conoscenza tracciammo il cammino,

li ho abbandonati al crudele sguardo del vicino.

In altro giro e in altro tempo

si capovolga questo mondo

è andato fuori di sesto girando in tondo.

FELICITA’

Le Attese Di Carta

FELICITA’

Un giorno lui chiese cosa fosse per lei la felicità.
Lei lo guardò con quegli occhi disarmanti, così sinceri e, dopo averci pensato su per un po’, rispose: “Non so cosa sia in assoluto la felicità ma vorrei che fosse per me come la pioggia…questo vorrei.
Che scendesse, dapprima lieve, quasi impercettibile, se non sulla punta del naso.
A gocce più grosse, vorrei che picchiettasse sulla mia testa, quasi a volermi svegliare dal torpore della tristezza, per scuoterla dai capelli e portarla via con sè, giù, dove vanno a finire tutte le cose inutili, senza ritorno…
Seguendo il ritmo sempre più vivace il mio cuore avrebbe un sussulto, un gioioso ticchettio che ne aumenterebbe i battiti e tutto il corpo sarebbe percorso da un fremito, ma non un brivido quanto un sussulto di risa cristalline.
Così, inzuppata di felicità, vorrei persino ammalarmi e non guarire più.”

PRIGIONI

PRIGIONI

Le Attese Di Carta

Foto personale 

Le prigioni più dure sono quelle che gli altri ci impongono, senza muri, ne’ grate o porte blindate.
La prigione più oscura è quella delle delusioni più amare e profonde, una voragine creata dalle nostre paure, dalle responsabilità, dal fatto che in alcune situazioni, pur essendo circondati da una moltitudine di persone, ci sentiamo soli.
C’è sempre una fessura però, dalla quale si infiltra la speranza; quella è la forza che si espande in noi e che ci sprona ad andare avanti, sempre…

CAMBIAMENTI

Le Attese Di Carta

CAMBIAMENTI

Accadono così, improvvise,
alcune cose, ti vengono a
cercare e ti trovano
impreparato.
Ti segnano e tuo malgrado, ti
cambiano.
Nonostante gli sforzi, la
volontà e tutto l’impegno
possibile, sai che nulla
tornerà come prima perché 
fare i conti con la verità è
dura, quanto comprenderla.
È cuore che ha mutato
direzione.

Foto personale 

TENEREZZA

TENEREZZA

Le Attese Di Carta

Immagine personale 

Ad una eccessiva, estrema, sensibilità, che amplifica ogni sollecitazione proveniente dall’esterno, ma anche dall’interno, e che conduce all’alienazione dalla realtà, preferisco una sconfinata tenerezza. Pronta a rimuovere ogni barricata tra noi e l’altro, a ristabilire l’equilibrio tra l’io interiore e la realtá esterna.

Qui uccidono davvero!

Mai si fermerà il grido di pace, mai l’eco dei poeti dovrà spegnersi finché ogni zolla della terra gronderà sangue innocente… finché un giovane  sussurrerà “Qui si uccide…”

NAPOLI

“La guerra non è addestramento… qui uccidono davvero,
Questi sono i tuoi fratelli e figli.
Verrà insegnato loro a sparare alle persone con un cannone,
Insidioso dare l’ordine.”

Qui uccidono davvero…
Com’è il cielo in Ucraina?
Un tempo azzurro
un tempo era solo
un giorno come un altro.

Qui uccidono davvero…
Com’era il cielo ad Auschwitz
coperto di cenere
macchiava la neve.

Erano figli, erano fratelli,
erano uomini,
impararono a sparare
e quell’eco di cannone
si sente ancora
e ci ferma il cuore.

Imma Paradiso
Versi ispirati alla poesia “Viburnum” della poetessa ucraina Lyudmila Legostaeva, citati nell’incipit.

San Francesco: una personalità variegata tra religione e letteratura,Gabriella Paci

Se di San Francesco si conosce la vita di giovane gaudente che,dopo una breve partecipazione al guerra tra Assisi,dove era nato e Perugia e la sua conversione che si attua con la rinuncia non solo ai beni familiari ma anche a qualsiasi forma di conforto materiale, pochi forse sanno della sua importanza come letterato quando la lingua “volgare “ ovvero al lingua del volgo era solo orale e non scritta. Fu lui ,nell’mbito della scrittura religiosa umbra a dare inizio all’uso scritto del volgare,per quanto ancora intriso di vocaboli latini.”Il cantico delle creature,”poesia /preghiera ne è l’esempio più lampante. 

Altri suoi scritti,destinati all’insegnamento ai suoi frati soddisfano anche il gusto estetico in quanto benché utilizzino un linguaggio semplice esprimono anche un valore artistico ma sono scritti in latino parlato, mentre il “cantico” lode a Dio attraverso le creature e il sole e la luna è un vero documento di delicata gamma espressiva oltre che di profonda religiosità. Una religiosità che tuttavia contrasta con il sentire religioso del tempo,volto al rinnegamento di tutto ciò che potesse “distrarre “l’uomo dalla preghiera e dalla mortificazione espiatoria . Francesco , invece,esorta a godere delle bellezze del creato,manifestazione esse stesse della potenza e della bontà divina, precorrendo,oseremmo dire, l’umanesimo del secolo dopo.

Il Cantico delle creature.

Altissimu, onnipotente, bon Signore,

tue so’ le laude, la gloria e ‘honore et onne benedictione.

Ad te solo, Altissimo, se konfàno

et nullu homo ène dignu te mentovare.

Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature,

spetialmente messor lo frate sole,

lo qual è iorno, et allumini noi per lui.

Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore,

de te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle,

in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento

et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,

per lo quale a le tue creature dài sustentamento.

Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua,

la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu,

per lo quale ennallumini la nocte,

et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra,

la quale ne sustenta et governa,

et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.

Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore,

et sostengo infirmitate et tribulatione.

Beati quelli che ‘l sosterrano in pace,

ca da te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale,

da la quale nullu homo vivente pò scappare:

guai a quelli che morrano ne le peccata mortali;

beati quelli che trovarà ne le tue santissime voluntati,

ka la morte secunda no ‘l farrà male.

 Parafrasi

Altissimo, onnipotente, buon Signore,

a te spettano le lodi, la gloria e l’onore e ogni benedizione.

A te solo, Altissimo, si confanno

e nessun uomo è degno di nominarti.

Laudato sii, mio Signore, con tutte le tue creature,

specialmente messèr fratello sole, 

il quale diffonde la luce, e tu ci illumini per mezzo suo,

ed è bello, raggiante con gran splendore;

di te, Altissimo, reca il significato.

Lodato sii, mio Signore, per sorella luna e le stelle;

le hai formate in cielo chiare e preziose e belle.

Lodato sii, mio Signore, per fratello vento,

e per ogni  suo movimento, per il nuvolo, il sereno e ogni tempo

grazie al quale alle tue creature dai il sostegno.

Lodato sii, mio Signore, per sorella acqua,

che è molto utile, umile, preziosa e casta.

Lodato sii, mio Signore, per fratello fuoco,

per il quale illumini la notte,

ed egli è bello, giocoso, robusto e forte.

Lodato sii, mio Signore, per sorella nostra madre terra,

la quale ci sostenta e governa,

e produce diversi frutti, con fiori colorati e erba.

Lodato sii, mio Signore, per quelli che perdonano grazie al tuo amore,

e sostengono malattie e guai.

Beati quelli che sopporteranno in pace,

che da te, Altissimo, saranno ricompensati.

Lodato sii, mio Signore, per nostra sorella morte corporale,

dalla quale nessun uomo che viva può scappare.

Guai a quelli che morranno in peccato mortale;

beati quelli che essa troverà nelle tue santissime volontà;

che la seconda morte non gli farà male.

Lodate e benedite il Signore e ringraziate,

e servitelo con grande umiltà. Amen

Questa opera che apparentemente è semplice e spontanea,ha anche un fondo di cultura. Il componimento si ispira a modelli biblici,rimandando alla litanìa, alla preghiera, più che alla lirica.

La differenza con la mentalità del Medioevo è che, pur essendo indubbiamente religioso,sa godere delle bellezze della natura, in una sorta di riconciliazione tra corpo e natura,indicata dal benessere che il corpo può ricevere dalla creazione che Dio ha messo al servizio dell’uomo. Le creature sono lodate incondizionatamente, l’uomo solo se sarà capace di perdonare e soffrire senza lamento. Il  concetto della morte è duplice: la morte spirituale è terribile mentre quella fisica è da accettare come inevitabile.

Dunque novità non solo nella lingua,che attinge al latino e al volgare umbro, ma anche nella concezione della religione e del suo rapporto con l’uomo che deve saper godere della vita e di quanto Dio ha messo a sua disposizione.

Il pensiero di Francesco si presenta molto variegato e di difficile sintesi organica e sistematica. Attraverso l’analisi tematica della frequenza di parole chiavi nei suoi Scritti,  in genere emerge un corpus di idee essenziali che contengono una sicura concezione del mondo e della vita originale e geniale insieme. Questa concezione della vita e del mondo spazia dalla teologia alla filosofia, dalla valutazione positiva della natura alla necessità di un impegno sociale, dalla necessità del lavoro come mezzo normale di sussistenza alla scelta della povertà volontaria come ideale di umanesimo e al proposito della pace fondata più sul dialogo che sulla forza. Questo corpus di idee può essere raggruppato in quattro istanze: teocentrinche cristologiche ecclesiali e filosofiche. 


Giotto:San Francesco predica agli uccelli

La brocca

Da Frida la loka ( Lombardia)

L'autunno, una volta lo guardavo in ogni sua mossa; lenta e parsimoniosa, pregustavo quell'accenno d'aria fredda che accarezzava la pelle, i profumi erano delicati, direi quasi fragili, come lui.

Era un'attesa desiderata; stimolante, allora i suoi colori diventavano luminosi brillanti e io mi accendevo, brillavo anch'io. L'attesa ne valeva la pena.

Il mio essere dipendeva dai sui sussurri, le sue mosse... atteggiandomi accomodantemente nei suoi confronti.

I fiori appassiti in una brocca in vetro verde; si intravede l'acqua sporca oramai, ammuffita, saranno giorni che sono lì, ad aspettare...
Da libreria multimediale.

Tua.

11 ottobre, 2022.

Dal blog personale

http://fridalaloka.com

Ripubblicato su

http://alessandria.today

Due parole soltanto sulla non vita…

Cosa è che io chiamo non vita? La vita inautentica è pur sempre vita. Heidegger definiva vita inautentica la chiacchiera impersonale, la curiosità,  l’equivoco. Oggi ci sono a mio avviso, almeno nella società occidentale, più forme di vita inautentica.  Ma chi è in uno stato vegetativo? Non è forse la non vita per antonomasia? Ci sono anche gli albori della non vita, i primi sintomi di non vita, come una solitudine prolungata per anni, le malignità di una comunità cittadina che diffama per anni una singola persona, un ambiente castrante e iperprotettivo, la deprivazione sociale, l’astinenza sessuale protratta per anni, il mobbing sopportato per anni, la disoccupazione sopportata per anni. Una persona può resistere, può anche non ammalarsi (avendo degli anticorpi psicologici resistenti), ma tutto ciò può minare a lungo termine la sua psiche e il suo fisico. Se avete questo tipo di problemi vi diranno di non lamentarvi. Vi diranno che ci sono persone al mondo che muoiono di cancro o di fame. Ma appunto la non vita è perfida, insidiosa, ingannevole perché sembra a tutti gli effetti vera vita. Chi è depresso vive nei momenti bui una non vita, eppure pochi lo capiscono. E allora il depresso, incompreso, si chiude sempre più in sé stesso e talvolta implode definitivamente.  Chi vive una non vita spesso viene incolpato. In fondo gli si dice che la responsabilità è unicamente sua perché è lui che vuole vivere così.  Intanto la non vita continua quotidianamente a ferire. Spesso la vita senza che noi ce ne accorgiamo si tramuta involontariamente in non vita. Guccini cantava: “”E quel vizio che ti ucciderà non sarà il fumare o il bere, ma qualcosa che ti porti dentro, cioè vivere, vivere e poi vivere”. La vita xpesso fa talmente male da diventare non vita. Talvolta per non soffrire più si cerca di rifugiarsi in una non vita. Ma anche la zona di comfort, un mondo ovattato può portare alla morte. Di alcuni si dirà: ma perché l’ha fatto, se aveva tutto? È la classica goccia cinese. La goccia scava le rocce a lungo termine, anche se a breve termine può apparire innocua. Alla fine si finisce per somatizzare queste sofferenze. Per albori della non vita intendo soprattutto le sofferenze interiori, il dolore esistenziale. Gli altri ci possono aiutare ad attraversare il nostro dolore esistenziale, ma ognuno deve trovare la forza di attraversare il proprio deserto. In fondo nei momenti cruciali della vita ci si ritrova soli. E allora forse quelli che io ho definito gli albori della non vita sono l’essenza stessa della vita. Forse la non vita corrisponde alla vera vita. Forse la socialità, la sessualità,  la convivialità,  la coscienza sono solo degli orpelli inutili oppure sono solo dei falsi bisogni. Forse lo stato vegetativo è uno stato di coscienza superiore o l’anticipazione della vera vita. 

“Odio e amo” l’amore disperato di Catullo

Gaio Valerio Catullo intendeva l’amore come una forza devastante slegata da ogni forma di ragionamento logico e capace di istigare sentimenti come la gelosia e azioni come il tradimento.Il carattere irrazionale dell’amore si concretizza in Catullo come una rinuncia al controllo razionale.
“Odio e amo. Forse mi chiedi come ciò sia possibile.
Non lo so, ma sento che mi accade, ed è una tortura” Questi i versi con cui Catullo esprime l’ambivalenza della passione di cui si sente preda, e vittima di una dilacerazione irreparabile. L’evento cruciale della sua esistenza fu l’incontro, infatti, con una donna di cui si innamorò perdutamente e che cantò con lo pseudonimo di Lesbia. La storia d’amore che ne nacque, con una donna d’una decina d’anni in più, si sviluppa tra entusiasmi e depressioni, litigi e rappacificazioni; una storia esaltante e tormentosa che non è narrata direttamente dal poeta ma emerge dall’espressione dei suoi più intimi sentimenti. In alcuni carmi, l’amore appagato esplode gioiosamente ma, immediatamente dopo, la gioia è offuscata dalla gelosia e dall’amara consapevolezza che la donna amata non contraccambia la sua stessa totale dedizione. Un amore che, fin da subito, si profila proibito: Lesbia, infatti, non è una cortigiana ma una donna d’alto lignaggio sposata con un importante uomo politico. Altro disincanto è nel tentativo di recuperare la “fides”: sebbene il rapporto non sia fondato su un vincolo matrimoniale, Catullo mostra di aver sperato quanto meno su un impegno di affetto e lealtà reciproci ma l’amore del poeta è troppo ardente e Lesbia troppo infedele perché la sofferenza non sfoci in rancore. Le infedeltà ripetute fanno sì che l’affetto e la stima diminuiscano ma, allo stesso tempo, rendano ancor più ardente il desiderio; In Lesbia, insofferente di ogni giogo, che conosceva ogni arte d’amore, che forse non si era fermata nemmeno davanti al delitto se dobbiamo credere al ritratto che ne dà Cicerone , che coltivava le lettere e le arti, che alla bellezza univa la grazia dello spirito, Catullo vide incarnato l’ideale della bellezza femminile,
nelle sue poesie si rispecchiano i momenti inebrianti, le febbrili attese, i rapidi incontri, il desiderio inesausto, le rinunce alla propria dignità, la gelosia che avvelena l’animo, le parole ambigue, i sospetti, le invettive furenti contro i rivali, i vani giuramenti dell’infedele, l’amore caduto come un fiore reciso dall’aratro che passa, il tutto espresso con una sincerità e una immediatezza, che fanno del libro di Catullo un’opera unica e straordinaria nella storia della letteratura latina.

NAPOLI

Carme 85

Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior.

Ti odio e ti amo. Ti interrogherai come sia possibile! Non lo so, ma lo sento e mi addoloro.

*Meravigliosi, intensi, profondi versi d’amore. Sembra una contraddizione, se si ama, non si odia, eppure quando l’amore è vero, bruciante può avere questa ambivalenza. In fondo odio e amore sono sentimenti che hanno la stessa forza e l’odio non fa che mascherare, in questo caso una dolorosa gelosia che diventa amara impotenza.

Crash – Contatto fisico (2004)

Crash – Contatto fisico (2004)

Raffa Drammatico  11 ottobre 2022 

Un film a mosaico, composto da tante storie diverse che si intersecano, un cast eclettico di attori dalla forte personalità, un approccio coraggioso al tema del razzismo, e una sceneggiatura non a caso premiata con l’Oscar, che contiene molte situazioni di conflitto. Tutti questi punti di forza sicuramente elevano il film al di sopra della media, ma allo stesso tempo fanno sembrare la pellicola un po’ troppo ambiziosa nella sua esecuzione, rendendo il messaggio centrale più debole, invece che più forte. Paul Haggis, autore del soggetto e sceneggiatore, oltre che regista, manda un messaggio ben preciso: tutti siamo in una certa misura razzisti o possiamo essere motivati, ​​in determinate circostanze, ad esprimerci come tali. Il razzismo può avere varie manifestazioni e cause a volte insospettabili, e il film cerca di esplorarle attraverso una serie di personaggi che il destino fa incrociare, o meglio, come suggerisce il titolo, fa scontrare. 

Una coppia bianca e benestante, dopo aver subìto il furto dell’auto ad opera di due ragazzi afroamericani, vive ossessionata dalla paura di essere derubata; un iraniano, proprietario di un negozio che viene rapinato, dà la colpa, ingiustamente, al fabbro ispanico che gli ha aggiustato la serratura; due ladri d’auto, afroamericani, parlano tra loro a ruota libera, mostrando di essere ancora più razzisti dei bianchi; una coppia nera e benestante, a bordo di un auto di lusso, subisce gli abusi di potere di due poliziotti bianchi, che, senza apparente motivo, li scambiano per ladri.

Una girandola di personaggi diversissimi, ognuno con le proprie nevrosi, alle prese con i problemi di tutti i giorni, ognuno preda dei propri pregiudizi dovuti all’ignoranza, al razzismo, all’ostentata misantropia che pare essere una costante della “civiltà” odierna. Il film può essere visto come una parabola, o meglio una storia in cui tutto è al servizio dell’idea centrale da comunicare, e in cui non importa se alcuni sviluppi della trama appaiano irrealistici. 

Forse i personaggi sono un po’ troppi per essere ben presentati, molti finiscono per essere solo abbozzati, ma ognuno è definito dal ruolo che il razzismo gioca nella sua vita. Tuttavia Crash è solo apparentemente un film sul razzismo: in realtà denuncia la quasi totale incapacità di comunicare tra esseri umani, al di là dell’appartenenza etnica, e mostra come questa difficoltà di comunicazione porti inevitabilmente alla violenza e allo scontro fisico. L’odio che si esplica tanto facilmente nel razzismo, è in realtà, secondo Haggis, insofferenza verso l’altro, senza bisogno di particolari motivi. 

Lo dimostra il criminale interpretato dal rapper Ludacris, che critica costantemente i bianchi, ma mostra disapprovazione anche verso gli asiatici e persino verso i suoi stessi “compagni di colore”. In realtà non si tratta di vero odio, quanto piuttosto di spirito di autoconservazione. Soprattutto alla fine del film, quando aiuta un gruppo di profughi asiatici dopo averli definiti degli idioti, i suoi slogan razzisti si rivelano più un’abitudine che un’ideologia. Il sorriso mentre sale in macchina dopo la sua buona azione mostra che lui stesso ne è consapevole. 

La stessa “conversione” avviene nel personaggio dell’agente di polizia interpretato da Matt Dillon: in una delle scene più toccanti del film, il poliziotto rischia la propria vita per estrarre dalle lamiere accartocciate di un auto in fiamme la donna che poche ore prima, in tutt’altra situazione, aveva offeso e umiliato perché “nera”. È come se improvvisamente fosse caduto il muro che li divideva, e impediva a entrambi di vedere l’altro come un essere umano. 

Dunque la redenzione è possibile, o almeno questo sembra volerci dire il film nella sua conclusione. Solo quando riusciamo a comprendere e perdonare l’altro, a metterci davvero nei suoi panni, possiamo farci perdonare e recuperare la nostra dignità di esseri umani, restituendola anche all’altro. Solo quando smettiamo di stare sulla difensiva e di vedere nell’altro una minaccia, possiamo accorgerci di quanto siamo in realtà tutti simili, con le stesse debolezze, le stesse paure e gli stessi problemi. 

Il cast è stato premiato nel suo insieme, e gli attori sono talmente tanti e così bravi che è difficile parlarne singolarmente, anche se una menzione a parte merita sicuramente Matt Dillon, candidato come miglior attore insieme a Terrence Howard e Thandie Newton. Singolari le performance più che convincenti di Sandra Bullock e Brendan Fraser, decisamente lontani dal genere comedy che gli è più affine. Simpaticamente sopra le righe l’interpretazione di Ludacris. L’Academy ha premiato con l’Oscar non solo la sceneggiatura ma anche il montaggio e il film nel suo complesso. Crash è un film difficile, perché ci chiama in causa tutti, nessuno escluso, e ci mette di fronte a una realtà che può non piacerci, ma proprio per questo varrebbe la pena di guardarlo e magari rifletterci un po’ su.