Elegia d’autunno, Gabriella Paci

Curo la mia anima con

la voce del vento tra  le foglie,

i colori di fiamma e d’ocra con sprazzi

di verde sulla tavolozza del crinale.

Curo il mio corpo con

Il cammino sul tappeto molle

di muschio che emana aroma

di terra, di resina e foglia.

Ascolto  la risata lieve del ruscello

e il respiro del bosco che si unisce

al canto degli uccelli nel folto là

dove la luce fa capolino  a tratti

nel saluto del giorno che si tinge

di rosso e d’arancio prima di cedere

il limite alla notte ancora tenera

come sa essere una carezza  di commiato.

Si sciolgono i nodi dell’inquietudine

nell’abbraccio di tronchi e di foglie,

nel  dolce sopore della sera che

sa di mosto e castagne  mentre

si posa sulle ciglia il ricordo di

quaderni aperti a sillabare i domani

ancora da scrivere con l’inchiostro

della scuola appena aperta sulla vita.

Photo by Pixabay on Pexels.com

Dimenticare non è scordare

Dimenticare non è scordare

Dimenticare non è scordare
Spesso diciamo che per guarire da un'offesa bisogna scordare ...
Il cuore guarisce solo quando riesci a capire e non quando dimentichi, la dimenticanza è sempre voluta e la ferita credo che rimanga a tutti... Spesso dico che non sono rancorosa e dimentico dopo un pò ...
Ecco ... E' vero, ma so anche che scordare è uscire dalla propria storia, dal proprio vissuto ed io non dimentico del tutto, ma solo temporaneamente...
Le tracce restano indelebili e allora io resto e non scordo, dimentico soltanto che è diverso...
Resto accanto alla mia sofferenza del momento...
Dimenticare è momentaneo, scordare ha un senso più profondo...
Significa sradicare dal cuore e certi momenti non li sradichi...
Puoi solo far finta di scordare ...
Il tempo che serve per accettare un dolore ,una sofferenza, una sconfitta, una delusione o un addio che brucia...
Occorre un pò di tempo e sarà un tempo più o meno breve, ma sarà il tempo che ci vuole per farci una carezza...
Sarà quel tempo che occorre per dire a te stessa che in fondo è andata male, ma sei lì, non sei morta , devi solo ricostruire . Infatti ho imparato che alla fine non si muore ...
No ...Alla fine ...Si rinasce dalle proprie ceneri .
Quindi armatevi di pazienza e cercate di scordare per poter poi rinascere e ripartorirVi.
Certe offese costruiscono muri...
Il tempo che occorre per capire, è il tempo che occorre a costruire quella scala immaginaria che poi serve per avere la spugna per cancellare anche se non c'è spugna tanto grande a sradicare il dolore, la sofferenza, una tragedia...
Una scala immaginaria che possa arrivare ad eliminare ogni traccia , non c'è... Quindi sarà una dimenticanza voluta ...
Desirè Kariny
Cuore e Anima
Desirè Karini – Poesie e riflessioni
https://desire876416000.wordpress.com/2021/07/13/dimenticare-non-e-scordare/

Dolore , delusione e sofferenza

Dolore , delusione e sofferenza

Dolore, delusione e sofferenza 


Si prova delusione e dolore quando cerchi qualcosa che già sai di non poter avere né cercare né trovare… Dolore  è se la nostalgia ti assale con irruenza e ti arriva come un fulmine a scompigliare l’Anima…
Dolore è continuare a sperare pur sapendo che quella speranza già in partenza è un inutile sperare…
Quando le persone deludono e cerchi anche di trovare una giustificazione che non arriva…
È dolore quando gli altri ti trattano come un opzione e ti fanno credere d’ essere meno degli altri , scalcolato quasi deriso…
Quando quello che hai non ti basta e vorresti trovarti in un’altra pelle, in un’altra vita e sei solo e non sai a chi poter chiedere aiuto… 
È dolore se ti isoli perché senti la superficialità degli altri ,
l’ oppressione e l’avvilimento…
Quando la vita ti appare tanto dura da non  calcolarla più come un dono, ma una costrizione e in quel contesto ci stai male…
Quando il tuo unico pensiero è sparire  e non trovi nessun motivo per andare avanti e ti areni come un relitto spiaggiato e vorresti solo sparire e far perdere le tue tracce come se mai fossi nato…
Quando  entri nel baratro dei tuoi pensieri e non sai come uscirne, non sai come sei arrivato lì…
È sempre un dolore allucinante che la vita che stai vivendo non ti dà più nulla e ogni giorno è un morire dentro… Quando sei in quell’ammasso di pensieri ed è come farla finita , ma è il coraggio che ti manca…
È dolore , solo dolore…
Lancinante e inespressivo dolore.©
Desire’ Kariny

Cuore e Anima

Desirè Karini – Poesie e riflessioni

Ci sei anche tu

Ci sei anche tu

Cuore e Anima

Desirè Karini – Poesie e riflessioni

Ci sei anche tu

Nella vita bisogna avere consapevolezza e andare avanti  anche quando non va tutto bene , anche quando ti sembra che le difficoltà siano insormontabili. Così hai sempre fatto e così hai superato tante vicissitudini, però cominci a riflettere e c’è qualcosa che non va per il verso giusto…A quel punto realizzi che qualcosa dentro te sta cambiando , incominci a vedere la realtà diversamente ; realizzi che la tua vita comincia ad essere vuota che hai vissuto sempre per gli altri e mai secondo le tue regole, le tue voglie , la tua libertà .Quella libertà  inesistente che non hai avuto mai perché c’erano sempre altre priorità, altre esigenze, altre esperienze da mettere avanti e non hai mai deciso tu, ma  altri che decidevano per te e continuavi lo stesso con il cuore gonfio e la voglia di scappare.
Arriva  anche il giorno in cui capisci che ti meriti un po’ di pace, di pace vera. Che dopo tanto lottare,  ingoiare delusioni, cercare spiegazioni inesistenti , sopravvivere ai momenti difficili e cercare di  ricominciare e passarci sopra e  perdonare, hai voglia solo di pace .  La pace interiore è quello che cerchi. Inizi a sentire  una strana consapevolezza che non è un rimpianto, ma una presa di coscienza, il momento in cui, non si sa come smetti di guardare le situazioni e le persone solo con il cuore e finalmente attivi il cervello. E ti rendi conto che hai sopravvalutato, hai dato troppa importanza a cose che non ne avevano, hai sofferto un po’ troppo e non ne valeva la pena. E adesso ti tocca perdonare te stessa, perché inconsapevolmente ti sei fatta del male . Sul momento ti senti disorientata perché non capisci se sei cambiata tu o se sono gli altri che ti hanno cambiata, se è diverso il tuo modo di vedere le cose o se le cose non siano oggettivamente più le stesse, ti fai delle domande e ti sembra di non comprenderti più. Quasi non ti riconosci, non sai più cosa importa davvero. Poi ti rendi conto che a volte è superfluo interrogarsi, bisogna solo accettare che alcune cose non sono andate come avresti voluto e che invece di accettare avresti dovuto prendere le redini in mano e finalmente guidare tu la tua vita ed essere forte solo per te  .Più forte anche se molto più triste, più consapevole , più intransigente, più esigente .Capisci che devi  pensare ad andare avanti senza trascurare  la tua essenza che adesso più che mai ha bisogno che tu ti voglia più bene, esisti anche tu e gli altri non devono essere la tua priorità, ci sei anche tu…
La libertà ha un costo e finalmente capisci che non puoi stare dietro a chi non capisce che devi essere tu a decidere per te stessa…Tu, tu e poi ancora tu…Se ci riesci puoi finalmente essere libera.©


Desire’ Kariny

Renzo Penna: GIUSTA LA MOBILITAZIONE DEL COMITATO DI SPINETTA, MA LA BONIFICA NON SI OTTIENE CON LA CHIUSURA DELLA SOLVAY

Alessandria: GIUSTA LA MOBILITAZIONE DEL COMITATO DI SPINETTA, MA LA BONIFICA NON SI OTTIENE CON LA CHIUSURA DELLA SOLVAY

“Condividendo molto le ragioni del Comitato che a Spinetta Marengo si batte per tutelare la salute degli abitanti, rivendicando nei confronti della Solvay la messa al banco delle produzione nocive e chiedendo agli Enti di controllo e alle Istituzioni un maggiore impegno e trasparenza nelle loro importanti funzioni, debbo però con franchezza dire che lo slogan “chiusura e bonifica subito” non mi convince e non mi trova d’accordo.

Infatti, oltre a contrapporsi ai lavoratori della Solvay senza offrire loro una credibile alternativa occupazionale, la storia industriale di questo Paese ci insegna che la chiusura delle aziende non porta mai alla bonifica, ma scarica i costi e le conseguenze di un sito inquinato non su chi lo ha causato, spesso aziende private, ma sul pubblico, cioè a carico della collettività che le risorse per le bonifiche sovente non ha.

Una battaglia giusta, ma molto difficile come quella condotta dal comitato di Spinetta ha bisogno, per risultare vincente, del pieno sostegno delle istituzioni (Comune, Provincia, Regione) e della condivisione da parte delle organizzazioni dei lavoratori, anch’esse interessate alla salute dei lavoratori, per non risultare isolata nei confronti delle iniziative della multinazionale belga. Da questo punto di vista l’esperienza unitaria del sindacato, del Comune e delle strutture sanitarie portata avanti, con costanza e per anni, nei confronti della Eternit di Casale Monferrato rappresenta un utile situazione da prendere come riferimento”.

Leggi anche su: https://alessandria.today/

Tu, Laura Neri

Tu

‘Stu tiempo malandrino

m ‘arricorda …

È tarde s’è fatte notte

e tu si chille ca arrivave e io te vasavo

Ah si te putesse parla’

Pure stanotte te dicesse

‘o vire ca ‘stu core nun se ferma?

Chiagne

Ie me sento ‘mbriaca

Ie nun capisco niente.

Vulesse turna a nascere …

Ma comme è doce ‘ o silenzio

E tu damme ‘na voce

chiammame

io sento …

# Laura

Viaggio nella poesia francese: la poesia visiva di Guillame Apollinaire

Salerno, ore 12:13

Link al mio blog https://farfallelibereblog.blogspot.com/

Link a quest’articolo nel mio blog https://farfallelibereblog.blogspot.com/2021/04/la-poesia-visiva-di-guillame-apollinaire.html

Il più grande innovatore della poesia del primo Novecento è, senza dubbio, Guillame Apollinaire. Personaggio eclettico: poeta, scrittore, critico d’arte e commediografo. Rivestirà un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’arte moderna, in particolare nel passaggio dal Simbolismo all’ Avanguardia. Nota distintiva di Apollinaire è la sua poesia visiva. 

Guillame Apollinaire, pseudonimo di Wilhelm Albert  Wlodzimierz Apollinaris de Vaz-Kostrowicki, nasce a Roma nel 1880, figlio naturale di un ufficiale borbonico napoletano e di una nobildonna di origine polacca naturalizzata russa. I genitori, però, si separano presto e lui si troverà a lasciare Roma per seguire la madre sulle orme di Parigi. Avrà una gioventù tormentata da amori difficili, ma sarà  proprio a Parigi che avrà la possibilità di immergersi completamente nella realtà letteraria e artistica dell’epoca. In quel periodo, a cavallo tra fine Ottocento e inizio Novecento,  il mondo affronta grandi cambiamenti dal punto di vista scientifico e artistico. Dobbiamo annoverare, infatti, la nascita di quattro movimenti artistici che influenzeranno non poco il pensiero e l’opera di Apollinaire: l’ Espressionismo, il Cubismo, il Futurismo e l’ Astrattismo. L’ estetica cubista  sarà quella che condizionerà in maniera preponderante la sua attività letteraria,  anche grazie all’ importante amicizia che coltiverà con Pablo Picasso. Si avvicinerà alle idee del movimento futurista italiano dopo l’ incontro con il fondatore del Futurismo, Tommaso Marinetti. Ha modo di apprezzare la pittura metafisica di Giorgio De Chirico e quella espressionista di Henri Matisse. A causa del suo  carattere estremamente irrequieto, sarà accusato di essere l’autore del furto del dipinto della Gioconda, avvenuto il 20 agosto del 1911, a seguito del quale sarà arrestato e incarcerato, salvo poi essere rilasciato in quanto persona estranea ai fatti. Successivamente si saprà che l’autore del furto è l’italiano Vincenzo Peruggia, dipendente del Louvre, che dichiarerà di aver compiuto quel gesto per restituire la Gioconda all’ Italia. In piena sintonia con le idee futuriste, note per le loro manifestazioni interventiste, Apollinaire partecipa come volontario al primo conflitto mondiale, definendo la guerra “un grand spectacle“. Incredibilmente quel conflitto gli fornirà grande soddisfazione personale. Le vicende belliche  diventeranno materia fertile per la sua ispirazione poetica. Nel 1916, però, rimane ferito a una tempia e subirà un delicato intervento chirurgico che lo vedrà costretto a ritornare a Parigi. Morirà nel 1918, due giorni prima dell’armistizio, colpito dal virus dell’influenza spagnola, assistito dalla moglie Jacqueline Kolb e dal poeta e amico Giuseppe Ungaretti, giunto presso di lui  per comunicargli la vittoria dell’Intesa. 

Esordisce con opere di narrativa, “Undicimila verghe” del 1907 e   “Bestiario” del 1911; e  con opere  di saggistica, ” La poesia simbolista” del 1909 e “I pittori cubisti” del 1913.  Ma saranno le poesie le opere in cui darà dimostrazione delle sue doti più eloquenti . Del 1913 è una delle  sue raccolte più importanti, “Alcools“, in cui è possibile distinguere l’impronta del Simbolismo mista a una poesia triste e malinconica di romantica memoria. Ma, allo stesso tempo, la forma è ricca di suggestioni che rinnovano l’espressione letteraria dell’epoca. Già in alcune liriche di “Alcools” si sovrappongono e si contrappongono nella maniera più eterogenea immagini e motivi tipici dell’estetica cubista, ricercati in modo da impressionare il lettore. I temi dell’amore e della malinconia, tipici del Romanticismo, si alternano con parodie di poesie e poemi pittoreschi. La forma è caratterizzata dal verso libero, dall’assenza di punteggiatura, da ripetizioni e sinestesie. La raccolta  più rappresentativa della poetica di Apollinairela più rilevante nel determinare l’innovazione estetica letteraria e la più ampiamente contraddistinta dall’ascendenza cubista è, sicuramente, “Calligrammes” del 1918. E’ qui che Apollinaire si dedicherà alla produzione della poesia visiva. Il calligramma è un componimento poetico in cui il poeta dispone le lettere e le parole del testo in modo da formare un disegno, un’immagine che coincida con il tema trattato dalla poesia. Se la poesia ha come soggetto la donna, le lettere saranno disposte in modo da formare l’immagine di una donna.  Per dirlo con le sue parole: “Un insieme di segno, disegno e pensiero, la via più corta per esprimere un concetto e obbligare l’occhio ad accettare una visione globale della parola scritta.

Calligramma “Versi per Lou“, dedicato alla sua amata.  Fa parte della raccolta postuma ” Versi per Lou e altre poesie”

Riconosciti

Questa adorabile persona sei tu 

Sotto il grande cappello da canottiere

Occhio

Naso 

La bocca

Ecco l’ovale del tuo viso

Il tuo collo bellissimo

Ecco infine l’immagine non completa del tuo busto adorato

Visto come attraverso una nuvola

Un pò più in basso è il tuo cuore che batte
   La lirica che preferisco di Apollinaire appartiene alla raccolta “Alcools” e si intitola “Il ponte Mirabeau“. Apollinaire la compone in un periodo di profonda crisi d’amore, dopo la rottura con la sua amata, la pittrice Marie Laurencin. L’amore svanisce e porta via con sé ogni speranza. Nel testo l’amore è simboleggiato dall’immagine del fiume che scorre sotto il ponte. Come il tempo che passa inesorabilmente, così la felicità diventa sempre più irraggiungibile.

Sotto gli archi del ponte Mirabeau 

scorre la Senna e insieme i nostri amori

Fa bisogno che io me lo ricordi?

Sempre veniva gioia dopo il dolore

    Venga la notte suonino le ore

    i giorni vanno io resto

Stiamocene con le mani nelle mani

a faccia a faccia mentre l’onda passa

sotto il ponte che fan le nostre braccia

stanca di quegli sguardi eterni, eguali

    Venga la notte suonino le ore

    i giorni vanno io resto

L’amore se ne va come va questa

acqua corrente, se ne va l’amore

Com’è lenta la vita e invece come

la Speranza si avventa.

     Venga la notte suonino le ore

     i giorni vanno io resto

Passano i giorni e passano le settimane

né il tempo che passò torna o gli amori

Sotto gli archi del ponte Mirabeau

scorre la Senna

       Venga la notte suonino le ore

       i giorni vanno io resto

Leggi anche https://alessandria.today/

“Assenza” di Gabriella Petrelli

Il vuoto che lascia la perdita di una persona cara è incolmabile e la morte della madre, nella lirica di Gabriella Petrelli, è resa così tangibile e palpitante tanto da sentirsi presi dall’emozione pura e sofferta di ultimi e preziosi istanti. Versi che accarezzano un dolore e assecondano la disperazione quasi a voler lenire la lacerazione del distacco. Mi viene da pensare che sia un’elegia consolatoria che si sostanzierà nella nascita di un fiore, nella vita che si rigenera e ridona amore. Una lirica di una bellezza pura e accorata, dimostrazione di un Amore infinito che neanche la morte potrà mai annientare. [Maria Rosaria Teni]

Ti ho amata
Tanto
L’ anima lacerata
Si curva docile
Sull’assenza.
È stato difficile
Raggiungerti
Nel buio del tuo dolore
Dove ogni riverbero
Della vita
Si spegneva
In un flebile pianto.
Volevo recarti
Il fuoco sacro
Ma respingevi ogni scintilla.
Lo accendero, madre, per me
Così il tuo amore
Sara in ogni gesto,
Come un fiore
Che mi sorprende
Nella luce fioca dell’alba.
Gabriella Petrelli

14714924_1238131516244855_396612846293718990_o

ph Eleonora Mello

Leggi anche su: https://alessandria.today/

Dark Spell… #prosepoetry #haibun #ekphrastic-poem

Dark Spell… #prosepoetry #haibun #ekphrastic-poem

Posted on  by Jane Aguiar

where dawn meets the dusk
my arms outstretched for a hug
became straight line 

Kir stretches out his arms to embrace Zhenya passionately

With the help of a dark spell, she forces him to love her again but she chants the wrong spell and stops the fountain, the flow of water and time.

the season’s image
reflection in calm water
like soul’s mirror image

He deceives her in love but she loves him deeply 
After learning that she will be the mother of his child, she wants him back 
She meets a Yogini and learns a dark spell interestingly

In the wedding ceremony of the lovers, 
she recites, ‘I am yours and you are mine’ 
Thinks that her best friend and her groom are true lovers 

She steps down and falls. 
The groom helps her, though it disrupts their wedding
As she chants, her lover re-enters her life only to shower love like heavy rainfall 

He is so engrossed in love that he is not even aware of the child
Loves only and does not allow to take care of the baby
Finally, bored and panicked, she becomes wild

Plans to kill him and an accident occurs 
Even after he dies, his soul yearns 
to become forever hers

Amo” I love you!
love deeply from head to toe
dark spell, drowns me in you

Copyright ©️2022 Jane Aguiar 

Pic Credit: Dark spell 

Written in response to:

what-do-you-see-156 by Sadje 

tankatuesday-poetry-challenge-no-294-10-18-22-ekphrastic-photoprompt by Colleen 

w3-prompt-25-weave-written-weekly by David 

” Amo” means boss. She becomes the boss as she rules his soul. I tried to write idyll haibun for #tankatuesday-syllabic-poetry (one prose and one haiku) according to the rule, the title should connect to the poem.

Thank you for reading!

Stay Blessed! 

Irene Doura-Kavadia cura la traduzione della poesia di Joan Josep Barcelo dall’italiano al greco e all’inglese

La poesia è magica in qualsiasi idioma

Foto : Irene Doura-Kavadia scrittrice e poetessa

Ίσως αύριο βρεις τη σκόνη
μιας αβέβαιης μοναξιάς
από λέξεις σκόρπιες στο κενό•
εκείνα τα ανείπωτα λόγια
από φόβο μήπως πεθάνεις στην εγκατάλειψη –
και τότε θα καταλάβεις τη ζωή
που κρύβεται κάτω από τα ψέματα
μιας βαριά πληγωμένης ψευδαίσθησης
προσμένοντας την ανυπαρξία
.
.
forse domani troverai la polvere
di una solitudine incerta
di parole scadute nel vuoto
quelle parole non dette
per paura di morire nell’abbandono
e allora capirai quella vita
che si nasconde sotto le bugie
di un’illusione gravemente ferita
aspettando di non essere niente

potser demà trobaràs la pols
d’una soledat incerta
de paraules caducades en el buit
aquelles paraules no dites
per por de morir abandonat
i llavors entendràs aquella vida
que s’amaga sota les mentides
d’una il•lusió greument malferida
esperant no ser res
.
.
maybe tomorrow you will find the dust
of an uncertain loneliness
of words scattered, in the void;
those unspoken words
for fear of dying in abandonment
and then you will understand life
that hides under the lies
of a badly wounded illusion
awaiting nothingness

joan josep barcelo
English and Greek translations by Irene Doura-Kavadia

👇👇👇
http://nonsolopoesiarte.art.blog/2022/10/23/irene-doura-kavadia-traduce-in-greco-la-poesia-di-joan-josep-barcelo/

Irene Doura-Kavadia traduce in greco la poesia di Joan Josep Barcelo

Foto : Joan Josep Barcelo poeta e artista

PENSAVO FOSSI UN GIRASOLE, di Daniela Patrian

PENSAVO FOSSI UN GIRASOLE

Pensavo fossi un girasole

e ti ho portato nel mio sogno;

perchè,

in una folla di rose

scelgo il girasole,

semplice onesto e retto .

Pensavo: lui è un girasole

porta speranza alle persone..

Ti portai nel mio campo di girasole

alzammo il volto verso il cielo,

apparve una meravigliosa fiducia,

insieme le nostre anime volarono via.

Daniela Patrian

dipinto colori acrilici ,acquarelli

Essere fragili è tipico degli esseri umani, di Cinzia Perrone – Autrice

Essere fragili è tipico degli esseri umani: vi sono però persone che riescono bene a nascondere la propria fragilità indossando una “maschera” di forza e risolutezza. La fragilità denota una spiccata sensibilità, e non è un qualcosa di cui vergognarsi.

Alcuni individui ritengono che la fragilità sia una forma di debolezza, ma in realtà chi riesce a mostrare le proprie fragilità senza timore del giudizio altrui è una persona libera e quindi più felice.

Il segreto per stare bene con se stessi risiede nell’accettare le proprie debolezze e fragilità senza accanirsi contro di esse o combatterle come fossero dei nemici: fanno parte di noi e contribuiscono a renderci esseri umani unici e diversi da tutti gli altri.

Fragilità non significa necessariamente debolezza. Implica piuttosto la capacità di provare emozioni, empatia con gli altri. Le persone fragili non sono indifese come spesso erroneamente si ritiene: la loro forza è tutta nei sentimenti e nella capacità di entrare in sintonia con il prossimo.

Libri: La strada di Cormac McCarthy

La strada di Cormac McCarthy

Un libro tira l’altro ovvero il passaparola dei libri

Cristina Costa

La strada

Cormac McCarthy

Noi non mangeremmo mai nessuno, vero?

No. Certo che no.

Neanche se stessimo morendo di fame?

Stiamo già morendo di fame.

Hai detto che non era così.

Ho detto che non stavamo morendo. Non che non stavamo morendo di fame.

Ma comunque non mangeremmo le persone.

No. Non le mangeremmo.

Per niente al mondo.

No. Per niente al mondo.

Perché noi siamo i buoni.

Sì.

E portiamo il fuoco.

E portiamo il fuoco. Sì.

Ok.

Certo che dopo Cecità di Saramago, La strada non è certo la strada giusta per tirare un sospiro di sollievo.

Sono passata da una cecità bianco latte, ad un mondo grigio cenere.

“Notti più buie del buio e giorni uno più grigio di quello appena passato. Come l’inizio di un freddo glaucoma che offuscava il mondo”

La strada è un libro essenziale…in tutti i sensi.

…è una distopia essenziale, indispensabile leggerlo almeno una volta nella vita;

…è essenziale nella scrittura, una scrittura scarna, priva di fronzoli, di giri di parole, non esiste il superfluo, non c’è più nulla di superfluo, anche i puntini e le virgolette dei dialoghi sono di troppo;

…è essenziale nelle ambientazioni e nei colori: solo ed esclusivamente desolazione, terra bruciata grigio cenere, polvere, tanta polvere da sentirla quasi in bocca, riga dopo riga, alberi bruciati, animali estinti;

…è essenziale nelle sensazioni: fame, freddo, paura, dolore;

…è essenziale nella trama e nei protagonisti, un padre e un figlio in un mondo post-apocalittico che percorrono la strada verso sud in cerca di terre più calde…eppure

…eppure una volta terminata la lettura ci si accorge di quanto sia denso, intenso, commovente, pieno di piani di lettura, questo libro meraviglioso.

Un padre e un figlio, l’uno l’universo dell’altro, per i quali il passato non conta, esiste solo il presente, il futuro è inimmaginabile.

“Sapeva solo che il bambino era la sua garanzia. Disse: Se non è lui il verbo di Dio allora Dio non ha mai parlato”

Una storia con una potenza emotiva devastante, un libro non per stomaci deboli, eppure McCarthy ha saputo farmi arrivare tutto l’amore per la vita, la famiglia e la giustizia.

La vita, a cui padre e figlio sono aggrappati con tutte le loro forze e le energie, le poche che restano.

Camminano inesorabili verso sud, verso la speranza di un mondo migliore, una nuova vita. Il padre sa che sarà pressoché improbabile trovarla, ma non può e non deve privare il figlio della luce della speranza.

La famiglia, si sostengono, si aiutano, si consolano, si raccontano, litigano, discutono e profondamente si amano. Uno il sostegno dell’altro, uno la forza dell’altro, uno la ragione di esistere dell’altro.

Ti posso chiedere una cosa?

Sì, certo che puoi.

Tu cosa faresti se io morissi?

Se tu morissi vorrei morire anch’io.

Per poter stare con me?

Sì. Per poter stare con te.

Ok.

La giustizia, perché anche in un mondo disumanizzato, senza più regole sociali, dove gli uomini per sopravvivere si mangiano a vicenda, loro sono i buoni, coloro che nonostante tutto hanno un gesto d’amore e generosità verso un vecchio incontrato sul loro cammino, un vecchio che chiede aiuto, a loro che hanno pochissimo più di lui.

E allora nel peggior scenario che si possa immaginare, senza luce, senza vita, senza colori, quello che fa da contraltare è il fuoco, il fuoco che accendono per riscaldarsi, per cucinare il poco che trovano, per far luce nel buio denso della notte, il fuoco dell’amore che sono riusciti a conservare nei loro cuori.

Ed è questo fuoco, questo amore, che riapre alla speranza, alla fratellanza, all’accoglienza, non più solo individui ma collettività.

Non tocca a te preoccuparti di tutto.

Il bambino disse qualcosa che l’uomo non capì. Cosa?, disse.

Il bambino alzò gli occhi, il viso sporco e bagnato. Sì, invece, disse. Tocca a me

Buona lettura!