IL GATTO, di Silvia De Angelis

Un quadrupede in parte misterioso, e dal fascino incredibile, per lo sguardo ammaliante e lo sgattaiolare sinuoso, imprevisto e inafferrabile.
Questi meravigliosi felini dal manto variegato, hanno un rapporto particolare con l’uomo : a volte scontrosi e lontani, altre vicinissimi e vogliosi di coccole e “grattini” sul capo.
La curiosità è parte integrante di questi animali, che amano scrutare l’ambiente che li circonda e captarne ogni rumore e sfumatura.
Cacciatori incredibili di piccole prede, fanno dei balzi enormi per catturarle, anche se poi in realtà non se ne alimentano.
L’indipendenza è una caratteristica del gatto, infatti se non è rilegato in piccoli ambienti casalinghi, girovaga nelle ore del giorno, ma più nella notte per il suo istinto selvatico della caccia.
Con la luce, gli occhi di questi splendidi animali, sono semichiusi, per raggiungere col buio una incredibile rotondità e grandezza, che mette in rilievo la lucentezza del  loro sguardo.
Ogni gatto ha una personalità ben precisa, che lo distingue dal coetaneo….alcuni hanno un istinto più aggressivo, e selvaggio, altri un carattere più mansueto e accondiscendente..in ogni caso questi esemplari sono un’ottima compagnia, soprattutto, per chi è solo, ed ha bisogno di dedicare il proprio pensiero ad un essere vivente…
@Silvia De Angelis 

Tremme

L’amore quello vero, passionale, intenso riesce a toglierti anche le parole per tradursi in un’emozione che ti fa tremare.

Tremme.
Si tu me guarde tremme,
si me staie accussì vicino
io tremme.
Me dice pecchè nun parle,
tu nun ossaje ca’ nun tengo parole…
A voce more se sbatte assaje ‘o core…
Tremme.
Si tu me vase tremme,
me scioglie comme cera,
sotto ‘e carezze toje
e ind’a stu silenzio,
tremme e more ‘pe te.

Tremo.
Se tu mi guardi tremo,
se mi sei così vicino
io tremo.
Mi chiedi perché non parli,
tu non lo sai che non ho parole…
La voce manca se il cuore batte forte…
Tremo.
Se tu mi baci tremo,
mi sciolgo come cera sotto
le tue carezze e in questo silenzio,
tremo e muoio di te.

Imma Paradiso.
Immagine:L’abbraccio di Klimt
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Domenica artistica con Joan Josep Barcelo

Esposizione artistica di Joan Josep Barcelo

Canal’ Art a l’Estudi Garrit. Nit de l’Art de Santanyí 2022.

In esposizione la Collezione delle opere dei Miti Greci dell’artista – poeta Joan Josep Barcelo di Palma di Majorca.

The Greek Myth Collection
joan josep barceló i bauçà
exposició d’escultures

http://nonsolopoesiarte.art.blog/2022/10/16/domenica-artistica-con-joan-josep-barcelo/

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Estremisti psichici, nel pensiero, nell’azione, disagio sociale e rabbia…

Tutti siamo estremisti psichicamente,  più esattamente nell’inconscio. Tutti abbiamo un lato oscuro, una parte atavica, che desidera  uccidere qualcuno. Molti non lo confessano, non lo ammettono pubblicamente,  ma non siamo ipocriti perché è davvero così.  Anche io ho i miei scatti d’ira, i momenti che vorrei fare fare fuori qualcuno che mi rompe, che mi dà fastidio, che mi urta. Naturalmente sono solo mezze idee vagheggiate appena e mai realizzate. Ci vuole un attimo soltanto per diventare vittima o carnefice. È anche per questo che conduco una vita molto solitaria, lontana da stimoli psicosociali negativi, per quanto possibile. Cerco di evitare per quanto sta nelle mie forze le persone negative. La mia solitudine è la mia dolce compagna. Evito malignità e stupidità.  Ho solo un amico di vecchissima data che frequento. Ho la vaga sensazione comunque che per non diventare assassini o violenti bisogna fare una certa autoanalisi, saper fare introspezione, sapersi guardare dentro, sapersi conoscere dentro, in una parola sola insomma lavorare su di sé. Penso che bisogna coltivare l’interiorità per evitare la violenza e a volte questo non basta. Molto spesso fortunatamente gli intenti bellicosi vengono tenuti a freno. Ma qualche volta, seppur raramente, accadono nel mondo le aggressioni, gli omicidi. Però la cosa non è semplice. Ci sono gli estremisti nel pensiero e altri che sono estremisti nell’azione. Ci sono persone che scindono pensiero e azione. Ci sono estremisti ideologici e politici che non hanno mai fatto male a una mosca. Ci sono moderati politici che uccidono la moglie o il vicino. Ci sono estremisti non  violenti e violenti non estremisti. Secondo gli albori del politicamente corretto l’estremismo è il peggiore dei mali e sempre secondo questo politicamente corretto d’antan l’estremismo derivato dall’aspirazione all’uguaglianza è molto più giustificabile di altre forme. Ci possono essere estremisti rivoluzionari ed estremisti controrivoluzionari. Ci possono essere estremisti dell’innovazione ed estremisti della tradizione. De Maistre ad esempio era un estremista della controrivoluzione e della tradizione.   L’orientamento politico estremo non è che una delle molteplici dimensioni di una persona e non è detto che sia la più pregnante, la più significativa,  la più importante (il climax è voluto). Difficile a ben vedere tracciare una linea di demarcazione netta  tra moderati ed estremisti. Nel 1978 quando rapirono Moro molti simpatizzarono, parteggiarono, tifarono per le Brigate Rosse perché Moro con il compromesso tra Dc e Pci per alcuni voleva conciliare l’inconciliabile e queste persone,  tifose delle Br, non pensavano alla sua vita umana. Si pensi anche al fatto che secondo un sondaggio antelitteram dell’epoca se le Brigate Rosse si fossero presentate alle elezioni come partito politico avrebbero preso in via del tutto teorica 200000 voti. Perché le Brigate Rosse hanno perso? Per vari motivi: per l’opposizione della società civile, per gli assassini da parte dei brigatisti di un operaio come Guido Rossa e di un antennista televisivo come Peci, per la fine della guerra fredda, etc etc.  Ci sono anche moderati teoricamente che all’atto pratico alzano i toni, vogliono lo scontro politico e di fatto gettano benzina sul fuoco, istigando i violenti. Ci sono persone moderate che vanno fuori dai gangheri e fanno dichiarazioni pubbliche inopportune e violente: sono parole preterintenzionali in questi casi, che vanno al di là delle intenzioni, soprattutto se qualcuno è particolarmente arrabbiato e ha i suoi cinque minuti, per così dire. Ci sono allo stesso modo estremisti politici che tengono un doppio linguaggio, dimostrandosi moderati, non violenti ufficialmente e rivelandosi sanguinari privatamente, aizzando i loro adepti a compiere crimini. A volte mi chiedo se Adriano Sofri sia veramente moderato e riflessivo come nei suoi libri o se invece sia sempre quello della giovinezza. La stessa cosa a suo tempo mi chiedevo per Lanfranco Pace, che era un giornalista molto ponderato. A volte certe persone non sono più le stesse della giovinezza. Inutile riprendersela con loro. Hanno pagato il fio. Che su di loro scenda pure l’oblio! E se qualcuno li rammenta spero sia solo per indicarli come cattivi maestri e non per prenderli come esempio. Ci sono i pentiti, coloro che rinnegano idee e azioni di un tempo. Anche gli ex terroristi evolvono, cambiano radicalmente, nutrono molti rimorsi, vivono angosciati tra i sensi di colpa. Alcuni scusano il passato ritenendo che fosse colpa dei furori e dell’ubriacatura ideologica di un’epoca ormai lontana. Oggi il contesto storico e politico  è completamente diverso. Ma c’è un disagio sociale e una rabbia che sono fisiologici in questa società.  Tutto ciò può essere represso con la forza. Ma per certe cose la forza da sola non serve. Oppure si può cercare di comprendere. Sta anche ai giovani cercare di trasformare la rabbia e il disagio sociale in qualcosa di costruttivo, di positivo, di armonioso, per quanto la politica non dovrebbe abbandonarli a sé stessi.  Condannare ogni forma di aggressività è come gettare il bambino con l’acqua sporca.  Bisogna essere comprensivi e tolleranti nei confronti di chi si sente mancare il terreno sotto i piedi, di chi fa la fame, di chi è povero. È chiaro e l’ho sempre detto che a stomaco pieno si ragiona meglio.  Ma il disagio e la rabbia è anche delle persone di mezza età che si trovano licenziate in tronco con una email da parte della multinazionale, che si trovano a fare i rider rischiando l’infarto, che sono costrette a chiudere un’attività senza l’opportunità di trovare un lavoro e finendo sul lastrico. La politica deve assistere queste persone, che non hanno più voce in capitolo o che comunque non vengono ascoltate più  da nessuno affinché la violenza non alberghi nelle loro menti e nei loro animi. 

Genova e la mostra dedicata a Rubens

A cura di Manuela Moschin del blog https://www.librarte.eu/

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Dal 6 ottobre 2022 fino al 22 gennaio 2023 è possibile visitare a Genova una straordinaria mostra dedicata a Peter Paul Rubens. Intitolata “Rubens Genova” l’esposizione è stata allestita in occasione del quarto centenario della pubblicazione ad Anversa del celebre volume di Rubens Palazzi di Genova (1622). L’artista infatti ebbe modo di visitare la città tra il 1600 e il 1607. Fu presente anche come pittore di corte del Duca di Mantova Vincenzo I Gonzaga. Nella mostra sono esposte oltre venti opere di Rubens e una serie di altri dipinti di artisti che egli vide in Italia, come Jacopo Tintoretto, Luca Cambiaso e Sofonisba Anguissola.

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AMICIZIE FINITE, di Silvia De Angelis

S’intraprende stupore

nello scorcio di vedute affini

modellate nell’architettura

di lagune trasparenti.

Ritmano flussi

nei sentori di salsedine sfumata

nella bruma d’incanti e turbamenti.

Riflettono rumori d’aggettivi quotidiani

diluiti nella sagoma di tempie

corrose poi nel tempo

s’azzittiscono mischiate nell’argilla rossa

d’una pronuncia soffocata

dal bagliore d’una stella…

@Silvia De Angelis

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Sport. Calcio: Gigi Meroni, di Enrica Bocchio

Alessandria: Gigi Meroni giocava come tutti quelli che si credono poeti, e magari un po’ lo sono, all’ala destra. Un settebello, un genio ribelle. Giocava con il 7 sulla schiena, i calzettoni abbassati, la maglia fuori dai pantaloncini, i capelli lunghi e la barba. Amava i Beatles e i Rolling Stones, l’arte e la libertà. Dipingeva quadri e disegnava vestiti, girava con una gallina o una capra al guinzaglio e si divertiva a intervistare i passanti chiedendo loro cosa ne pensassero di Gigi Meroni, sicuro che in quella società non ancora rintronata dalle televisioni difficilmente lo avrebbero riconosciuto.

Fu soprannominato “farfalla”, con allusione al suo stile di gioco e ai suoi costumi anticonformisti

La farfalla granata ebbe un volo breve ed una fine tragica: mentre attraversava Corso Re Umberto a Torino Il 15 ottobre 1967 l’attaccante del Torino venne travolto da un’auto guidata da un ragazzo che aveva il suo poster in camera e portava i capelli proprio come lui; finì sulla corsia opposta dove un’altra vettura lo trascinò per 50 metri. Morì poco dopo al Mauriziano.

Fu celebrato il funerale religioso nonostante il parere contrario dell’arcivescovo di Torino per la convivenza more uxorio con una signora in attesa di divorzio.

La settimana seguente durante il derby Toro Juve un elicottero sorvolò il campo inondandolo di fiori, raccolti poi sulla fascia destra dove giocava Gigi Meroni.

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Scrittori: Invecchiare fa schifo. Non puoi farci niente, di Ferdinando Balzarro Scrittore

“Invecchiare fa schifo. Non puoi farci niente, l’età si fa sentire. Non riconosci la faccia, perdi la vista. Ti alzi e, accidenti, ti fa male la caviglia. Per questo ho chiesto a mio figlio Anthony, di organizzare la mia eutanasia per quando sarò pronto.

Ho già anche fatto testamento, affinché la mia eredità non si trasformi in motivo di contesa tra i miei discendenti. Dopo una certa età si ha il diritto di andarsene tranquillamente, senza passare per ospedali, iniezioni e così via.

La vita non mi dà più molto. Ho conosciuto tutto, ho visto tutto. Ma soprattutto, odio questa epoca, la rigetto. Ci sono degli esseri che odio. Tutto è falso, tutto è distorto, non c’è rispetto, niente più parole d’onore. Conta solo il denaro. So che lascerò questo mondo senza rimpianti…”.

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Racconti: Benvenuti in Europa, di Guido Mazzolini

Benvenuti in Europa, vecchia megera sfiorita ancor prima di sbocciare, matrona in declino, Europa del soldo che divora l’ideale e rende estranei gli europei. Collasso demografico, crollo delle identità, crisi della giustizia e del lavoro, diritti messi da parte, quegli stessi diritti che un tempo avevano orientato la nascita dell’Europa e oggi vengono sostituiti da capricci ideologici.

Così lontana dall’Europa di De Gasperi, da chi immaginava un abbraccio di popoli e idee, oggi diventata Europa della disuguaglianza, burocratica, oligarchica, piena di balzelli e carte bollate. Come sempre la storia ha fatto cadere la maschera, la regina è nuda e si mostra per quello che è.

Sovrana ma serva, marionetta nelle mani dei poteri forti, spettatrice passiva e incapace di reagire all’involuzione della storia, costretta tra Russia e America, suddita pronta a giacere davanti al potere e al potente.

Bisognerebbe pensare al bene comune, bisognerebbe essere coesi e non divisi, sognatori e mai ideologici. Utopie forse irraggiungibili, ma se non faremo questo salto di qualità – e se non lo faremo in fretta – ci aspetta soltanto l’estinzione.

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Poeti: S’ODE ANCORA IL MARE, SALVATORE QUASIMODO, 1947. Recensione di Elvio Bombonato

S’ODE ANCORA IL MARE

Già da più notti s’ode ancora il mare Lieve, su e giù, lungo le sabbie lisce. Eco d’una voce chiusa nella mente

che risale dal tempo; ed anche questo

lamento assiduo di gabbiani: forse

d’uccelli delle torri, che l’aprile

sospinge verso la pianura. Già

m’eri vicina tu con quella voce; ed io vorrei che pure a te venisse,

ora, di me un’eco di memoria,

come quel buio murmure di mare.

SALVATORE QUASIMODO, 1947

Il poeta viveva a Milano, e scrisse questa lirica appena dopo la fine della guerra. La descrizione del paesaggio connota il tema principale, la nostalgia della Sicilia lontana. Il secondo è l’appello alla donna (il tu, montaliano) amata, affinché si ricordi di lui e del loro amore. L’incipit riprende il titolo; ‘mare’ apre e chiude la poesia, e funge da reagente semantico: sabbie, gabbiani, uccelli delle torri, la voce del mare, un’eco, murmure.

Strofa unica di 11 endecasillabi piani, sciolti, senza le rime. Il tempo sintattico è il presente indicativo, perché la rimembranza si rivolge al paesaggio marino; l’imperfetto indicativo, invece, riguarda la donna; ‘venisse’: congiuntivo ottativo, preghiera e desiderio. Serenità e rimpianto, filtrati dalla memoria. ‘Già’: un tempo; ‘ora’: adesso mentre sto scrivendo; ‘notti’ e ‘buio’ collaborano a costituire la struttura circolare.

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Libri: RIFLESSI DI NOI – VOLUME UNICO, di Valentina C. Author

RIFLESSI DI NOI – VOLUME UNICO

DISPONIBILE SU AMAZON SIA IN EBOOK CHE CARTACEO.

Olimpia è una studentessa diciottenne, parte di una normale e modesta famiglia milanese a cui la vita ha presentato un conto salato e ingiusto sin troppo presto. Un evento traumatico la sconvolge nel profondo e la costringe a doversi rimboccare le maniche per sopperire ai bisogni familiari.

Il giorno dell’open day dell’università che spera di poter frequentare, nonostante i suoi progetti siano ormai un grande punto di domanda, si accorge di un cartello affisso alla vetrina di un locale che cerca personale.

Ed è lì che per la prima volta si tuffa in quei magnifici occhi blu come il mare, in cui si perde senza ritrovarsi mai più.

Quel tuffo nel blu sarà per lei un nuovo inizio, o forse la sua fine?

Dorian è un imprenditore trentottenne di successo, proprietario della catena di locali più importanti del Paese e figlio di un magnate dell’industria italiana. La sua vita pesa quanto il suo cognome, nonostante cerchi di discostarsene provando a vivere da persona normale, non avvezza alla mondanità e desiderosa di creare i suoi successi per meritocrazia e non per via dei privilegi derivanti dal nome che porta.

La sua esistenza cambia radicalmente quando nel suo locale entra lei, una ragazza dallo sguardo verde smeraldo di cui si invaghisce irrimediabilmente. Ed è un’andata, senza possibilità di ritorno.

Si dice che ci si innamori prima con gli occhi. Niente di più vero!

Due mondi completamente diversi. Due vite, l’una l’opposto dell’altra. Due persone che insieme, agli occhi degli altri, potrebbero sembrare sbagliate, ma che per loro stesse sono la cosa più giusta che possa esistere, l’una il riflesso dell’altra.

Due rette parallele riusciranno mai a realizzare un meraviglioso cerchio perfetto, nonostante tutto?

Questa è la storia di un amore anticonvenzionale, destinato a lottare per sopravvivere, nato sotto il cielo della bellissima Milano.

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Racconti: Possiamo salvarci, di Guido Mazzolini

Possiamo salvarci.

È l’ascesi la chiave per uscire da questa logica post-moderna che condanna l’uomo a essere un patetico mulo attaccato alla soma del bisogno. Il desiderio di mondo e di terra ci inchioda a razzolare nel fango, dimenticando che il cielo è sopra di noi. Così ci accontentiamo di avere certezze che diventano presto domande inespresse.

Siamo privi di una visione che potrebbe portarci a desiderare l’impossibile. L’edonismo assoluto chiama alla negazione dell’altro nel nome esclusivo del sé, abituandoci all’esercizio del cinismo e del dubbio, non come portatore di ricerca, ma come immobile frontiera invalicabile che ci priva della possibilità di trovare una risposta dentro noi stessi. Il limite ci pone davanti al Mistero. Fra le innumerevoli smanie di assolutismo, abbiamo smesso di cercare l’Assoluto.

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Nel tempio della luna, Iris G. DM

Nel tempio della luna ho raccolto rose per te,

sacro il mio desiderio sul tuo ventre di rosa,

boccioli sui tuoi seni dal sapore di latte

e margherite di camomilla.

I tuoi piedi d’ambra,

il cesello delle tue mani,

le tue spine e il tuo sangue.

Essenza immortale,

mi spacca l’anima se qualcosa va morendo.

Ho raccolte molte rose per te,

non si spengono nell’azzurro,

si accendono negli aranci e nelle fragole mature.

Non sei destinata

ad essere immortale,

assomigli a una piccola rosa

una piccola rosa che ottenebra la mia ragione. Iris G. DM

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Racconti: Allora, siamo in economia di guerra, Rossana Massa

Rossana Massa

Alessandria: Allora, siamo in economia di guerra.

Dalle chiusure per Covid,in cui a girare in città non c’era neppure più gusto perché tutti i locali erano chiusi o erano aperti giusto per tirare nel coppino una colazione a un povero corriere adesso siamo passati alle chiusure per risparmiare in bollette.

Caffè che chiudono nel pomeriggio, così consumi la tua colazione da povero Crist* o il tuo pranzo da disperato in piedi o quasi e poi tirano giù la serranda e trattore/pizzerie o ristoranti,che aprono soltanto se fanno il pieno. Di sera. Nel vociare delle comitive e delle famiglie (gran fabbrica di baccano).

Cioè a sala riempita di gente, così si illumina e si riscalda, soltanto se il locale è pieno.

Allora,io ho lavorato 21 anni più 5 in passato in un tempo pieno e fanno 26 di vita promiscua,di orribili pasti consumati nel chiasso e coi gomiti di qualcuno nel piatto. Un girone infernale. Se potevo, mangiavo a casa ma a volte l’orario assurdo non me lo permetteva, allora facevo la fame.

Nella vita privata,non avendo avuto figli ma sempre e soltanto un partner, che vedevo di rado e s’andava a pranzo (meno frequentemente a cena) in posti intimi, tranquilli e riservati dove godersi la tranquilla chiacchierata e un pasto di coppia sereno, senza rumore né dover sopportare la presenza di tribù varie d’intorno.

Cena sfiziosa a casa, con in programma un bel film.

Il piacere di stare in due.

Senza amici.

Senza doverci fare strada nel mucchio e sopportare il chiasso degli altri.

Senza i bambini altrui,che ci correvano sui piedi.

Da sola, io amo e ho sempre amato andare a pranzo dove e quando NON ci siano comitive, ammucchiarole di gente varia e rumorosa,per godermi il piacere di un pasto di cui apprezzare i sapori in silenzio (o con musica soft) e di essere,una volta tanto,servita.

IN PACE.

*Ebbene,oggi a pranzo dalle mie parti ho trovato l’uscio di legno del mio solito locale,che sarà aperto soltanto a cena e il dispiacere di trovare ben quattro ristoranti chiusi a pranzo*.

Si vuole favorire il turismo chiudendo i ristoranti a pranzo di sabato? !?!?!?!?

Si vive una sola sola.

A una certa età con scarse prospettive di un lungo futuro.

Si rischia prima o poi la casa di riposo e lì tutti nei coglion* uno dell’altro…e strada facendo mi devo mescolare al mondo per mangiare in un locale perché se non fa il pieno,non apre neppure il locale?!

Piuttosto esco meno, spendo 50€ a botta ma io voglio un ristorante aperto al sabato a pranzo.

Se no,non vado più da nessuno.

Deliveroo torna comodo a tutti,a quanto pare!

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PERCEZIONE, Silvia De Angelis

PERCEZIONE

Focale percezione

dentro le mura astratte delle mie ciglia.

Accentua inaspettate forme nel pensiero

ribaltando un azzurro sotterfugio

in una profetizzante incandescenza

sui cardini della pelle.

Sembra quasi mirare

a un doloroso flagello.

Traverserà

il torace fiaccato

da un disavanzo della soglia

impreparata a spianare

le piaghe di un’ombra d’amore

che discosti la mano alla luna…

@Silvia De Angelis

https://quandolamentesisveste.wordpress.com/

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AUGURI A UN AMICO, Franco Cinti

AUGURI A UN AMICO

Ecco le Idi d’ottobre. In questo giorno

mirabile sussurra la poesia

a un soffio di languente nostalgia

nel cuore. Ecco l’ennesimo ritorno.

Un ricordo lontano. Tutto intorno

evanescenza lieve sulla via.

Luce pallida, azzurro che si stria

fino all’inconoscibile contorno.

All’occhio il sogno non si sfuma. Vaga

tra le immagini il senso del reale.

era così già allora. Nulla muta.

Laggiù si fa al crepuscolo presaga

l’anima assorta. Tutto è tale e quale,

ora e sempre, una grazia ricevuta.

Casalecchio di Reno (Bologna), 15 ottobre 2022

Federico Cinti

© Federico Cinti

Tutti i diritti riservati

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Racconti: No, questa non è una crisi di natura economica o sociale, di Guido Mazzolini

No, questa non è una crisi di natura economica o sociale, sarebbe una definizione troppo semplice che confonde le conseguenze con la causa. Ciò che stiamo vivendo è il frutto malato di qualcosa ancora più terribile, una crisi etica e morale che riguarda i “valori”, parola così antica che ricordiamo solo in bocca a qualche nonna. Ma la realtà è palese, abbiamo raso al suolo ogni passione, cultura, capacità di autocritica e orgoglio, sdoganando nefandezze insulse, spacciando per diritti quello che in realtà è il semplice capriccio di qualche moccioso.

Abbiamo abbattuto il pensiero, in nome di un paradigma unico e autoritario che impedisce la dissidenza. Attraverso un sistematico lavaggio del cervello per uniformare le coscienze, i media sono diventati il braccio del sistema, quello stesso sistema che inocula veleni spacciandoli per ideali “progressisti” e “liberali”. Parole, ci fottono con le parole, ne cambiano il significato e l’essenza. La mistificazione più grande è quella relativa alla libertà, che oggi è diventato un termine abusato e distorto. Quanta strada ancora da fare, abbiamo imboccato un sentiero oscuro e triste. Il relativismo dei valori che lasceremo in eredità alle generazioni future diventerà una delle disgrazie più grandi nella storia di un occidente ormai arrivato al capolinea.

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E SE, Paola Varotto

E SE

E se fossi cielo

lasceresti il tuo volo?

Toccheresti terra

invitandomi a seguirti

perchè non sai volare

se non con la tua mente

che costruisce sogni

dove siamo protagonisti

e non comparse

come nella vita?

E se fossi mare

mi porteresti

sulla tua isola felice

dove trovi rifugio

dalle amarezze

dei tuoi sogni proibiti?

E se fossi pioggia

baceresti il mio viso

separando le lacrime

che bruciano confondendosi

tracciando solchi dolorosi

di assenze?

E se fossi anima

entreresti in punta di piedi

esplorando anfratti

ancora nuovi

dove prenderesti dimora?

E se fossi domani?

Saresti qui

fra la mia pelle ed il cuore

che… è la tua casa!

©Copyright L.366/1941

Paola Varotto

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