L’amore comincia dallo sguardo, negli occhi si riflette l’anima che cerca l’anima a cui congiungersi e a cui appartiene.
Quando ti vedo non è solo vederti. Vederti è come assorbirti perché in te mi espando. Anima che nell’anima si riflette e ad essa si ricongiunge in un eterno riconoscersi.
L’olio d’oliva. Persino Pablo Neruda, il grande poeta Cileno, ha tratto ispirazione dall’olio d’oliva. Evidentemente oltre ai benefici del gusto e a quelli salutari, l’olio provoca benessere anche all’animo umano. Si definisce Extravergine di Oliva l’olio ottenuto dalla prima spremitura di olive attraverso processi meccanici, quindi senza ricorso a processi o sostanze chimiche, in condizioni che non causino alterazioni dell’olio e la cui acidità libera, espressa in acido oleico, non risulti superiore all’0,8%. Ben diverso invece dall’olio di oliva che è invece composto da una parte di olio vergine e da una parte di olio raffinato, per non parlare dell’olio di sansa di oliva che subiscono processi chimici e alterazioni termiche. I polifenoli e gli acidi grassi polinsaturi contenuti al suo interno, hanno un effetto di riduzione del colesterolo totale e l’ossidazione delle LDL prevenendo l’aterosclerosi, dell’insulinemia e della pressione arteriosa. Stimolando la contrazione della colecisti, aiuta la digestione in particolare dei lipidi, migliora l’acidità gastrica in caso di ulcere e gastrite ha un effetto benefico, e può essere utile anche nel mantenimento della regolarità della funzione intestinale, accelerando il transito del cibo.
Ode all’Olio 1956 – NUOVE ODI ELEMENTARI
Accanto al frusciare del cereale, tra le onde del vento sull’avena, l’ulivo dal volume argentato, stirpe austera, nel suo ritorto cuore terrestre: le gracili ulive lucidate dalle dita che fecero la colomba e la chiocciola marina: verdi, innumerevoli, purissimi picciuoli della natura, e lì negli assolati uliveti, dove soltanto cielo azzurro con cicale e terra dura esistono, lì il prodigio, la capsula perfetta dell’uliva che riempie il fogliame con le sue costellazioni: più tardi i recipienti, il miracolo, l’olio. Io amo le patrie dell’olio, gli uliveti di Chacabuco in Cile, al mattino le piume di platino forestali contro la rugosa cordigliera, ad Anacapri, là su, nella luce tirrena, la disperazione degli ulivi, e nella carta d’Europa, la Spagna, cesta nera di olive spolverata di fiori d’arancio come da una ventata marina.
Olio, recondita e suprema condizione della pentola, piedistallo di pernici, chiave celeste della maionese, delicato e saporito sulle lattughe e soprannaturale nell’inferno degli arcivescovili pesciprete.
Olio, nella nostra voce, nel nostro coro, con intima mitezza possente tu canti: sei lingua castigliana: ci sono sillabe di olio, ci sono parole utili e profumate come la tua fragrante materia.
Non soltanto il vino canta, anche l’olio canta, vive in noi con la sua luce matura e tra i beni della terra io seleziono, olio, la tua inesauribile pace, la tua essenza verde, il tuo ricolmo tesoro che discende dalle sorgenti dell’ulivo.
*Come poteva mancare tra gli alimenti cantati, in modo così stupendo, dal grande poeta cileno, l’olio, l’oro della terra, il più nobile. L’ulivo celebrato fin dall’antichità, pianta millenaria e generosa, ambasciatrice di pace. Ci sono sillabe profumate nella sua parola come la sua essenza.
Quando una persona nasce, non è in grado di capire tante cose, riusciamo soltanto a campare grazie a genitori o chi si prende cura di noi nel percorso di crescita. Col tempo iniziamo a comprendere ed imparare o quasi, perché siamo qui. All’inizio milioni di anni fa, era per il solo fatto di sopravvivere e procreare.
Ci siamo addatati all’ambiente e gli esseri viventi hanno raccolto dalla terra e mare tutto quello ch’era a disposizione ed usufruimmo di quello.
Oggi, le cose son cambiate e tanto, a tal punto che esso è mutato.
Tutto è cambiato e dobbiamo fare il mea colpa, ma non basta, perché in tanti vanno avanti col pensiero che quel’che ci circonda è nostro.
Purtroppo vi do la notiziona! NON è NOSTRO, no signori miei, cari lettori, tutti SIAMO responsabili del tetto che ci protegge e della terra che ci da il nutrimento. Inutile elencare chi sono i maggiori responsabili, ognuno sa in che grado fa bene o male. Mi dispiace dover scrivere su questo argomento, potendo scegliere diversamente, ma non possiamo girarci dall’altra parte.
Abbiamo un compromesso con quelle generazioni future, quelle che oggi fanno le marce per sollevare l’attenzione, le stesse che in primis hanno capito che qualcosa non sta funzionando e dobbiamo agire. E la gente d’una certa età o “matura ” parolone, deve assolutamente dare l’esempio!
Piccoli gesti, quotidianamente e non mollare.
Da Frida
Quando racconto a mio figlio, la nostra infanzia, al contempo mi vergogno, perché loro molto probabilmente non godranno di tutto quello noi, talvolta anche svagliando per ignoranza o semplicemente menefreghismo, avevamo e loro, i nostri figli, nipoti e così via non troveranno più facilmente, alla portata di mano. Inizia ad essere una situazione FRAGILE, la nostra TERRA è in terapia intensiva e non sappiamo quando e se si riprenderà…
Vi lascio una delle tante poesie scritte in onore a chi ci ospita.
Di Franco Arminio
Abbiamo bisogno di contadini, di poeti, gente che sa fare il pane, che ama gli alberi e riconosce il vento. Più che l’anno della crescita, ci vorrebbe l’anno dell’attenzione. Attenzione a chi cade, al sole che nasce e che muore, ai ragazzi che crescono, attenzione anche a un semplice lampione, a un muro scrostato. Oggi essere rivoluzionari significa togliere più che aggiungere, rallentare più che accelerare, significa dare valore al silenzio, al buio, alla luce, alla fragilità, alla dolcezza
FORSE, È MOMENTO DI TORNARE ALL’ORIGINE…
PICCOLI GESTI TUTTI I GIORNI. E COSA FONDAMENTALE DARE L’ESEMPIO.
IL LIBRO DEL MESE DI LUGLIO SCELTO DALLA RIVISTA DI LETTERATURA E OPPROFONDIMENTO CULTURALE “CULTURA OLTRE”– “IL MIO MONDO FINIRA’ CON TE” DI CARMELO ALIBERTI
“La passione per la lettura era emersa in me spontaneamente fin da ragazzino, e precisamente dopo la lettura delle dolorose vicende della vita e della morte di Anna Frank”. Inizia così “Il mio mondo finirà con te” del professore Carmelo Aliberti. Un incipit che trasmette tutta l’enàrgheia e l’enèrgheia insita nella parola rappresentativa del suo romanzo. Già dalla copertina traspare ciò che è “in potenza”, ovvero il leitmotiv che Aliberti sgranerà pagina dopo pagina: la disperazione dell’uomo nel suo status di lavoratore-schiavo, vittima silenziosa delle angherie del padrone-industriale. Un interrogarsi e un interrogare sul perché del male, della sofferenza, dell’esistenza stessa. Ecco che l’amara condizione di sfruttamento cavalca i secoli e si ripropone, oggi come ieri, facendo leva sullo status di bisogno del lavoratore. A rendere ancora più incisiva questa condizione è la metafora scelta – con certosina cura da Aliberti – ossia l’affresco ritraente la figura di Giobbe nella Bibbia. Non una figura passiva vista nell’accettazione del subire secondo la proverbiale pazienza che lo connota. Ma una figura attiva, che chiama Dio, lo prega, gli chiede il perché. Un lamento eterno che si leva al cielo e che l’uomo, nella sua condizione di assoluta finitezza, fa suo. Giobbe non rinuncia. Giobbe sa attendere. Amore, meschinità, fatica quotidiana, difficoltà, ideali, affetti familiari si rincorrono e si sovrappongono in un universo superiore. Si avviluppano e si dipanano. Si palesano e si nascondono. È la straordinaria capacità narrativa di Aliberti che, come seguendo uno spartito, elabora note per suonare diverse melodie. Protagonista è l’amore. Un amore puro, vero, delicato come i petali di una rosa. Un amore senza lieto fine e, proprio per questo, imperituro. A viverlo è il giovane Carlo, un ragazzo pulito, buono, sognatore, che ha ereditato dalla famiglia quei valori essenziali intrisi di “sacrificio” e “abnegazione”, e Anna una ragazza bella, candida, genuina, saggia. “Anche dopo sposati dovremo camminare insieme, condividere il bene e combattere il male, comprenderci nei nostri errori e saperci ritrovare nel perdono reciproco, nelle scelte condivise di operare, accettandoci e correggendoci umilmente a vicenda” sono le parole rassicuranti di Carlo di fronte alle paure di Anna, parole che dipingono lo straordinario affresco di un sacro voto pronunziato innanzi alla promessa di una vita da vivere insieme. Ma Anna è qualcosa in più di una donna. Anna è una creatura indefinita, una musa, un angelo: Anna è Beatrice. E, proprio come Beatrice, Anna non è fatta per vivere su questa terra. Aliberti riesce così a incastonare nella cultura contemporanea una storia che segue i canoni di un amore cortese, rendendolo profondamente attuale e vero, senza tuttavia perdere il legame con il sublime empireo dell’amore irraggiungibile. Improvvisamente nella vita di Carlo appare Rosa, una “ragazza confidenziale e simpatica, spontanea e spensierata, uno sguardo limpido e saettante” come egli stesso la descrive. Ed inizia un nuovo amore, idilliaco e anch’esso, purtroppo, dal tragico epilogo: Rosa scompare inghiottita dal nulla. Emblematico il viaggio di Carlo: come Ulisse si spinge oltre simboliche colonne d’Ercole. Come Ulisse scende nell’Ade. Affronta i suoi demoni. E risorge. Significativo è l’incontro con il pastore. Carlo imprime allora una nuova direzione alla sua vita. Orienta la sua bussola sulle rotte dell’umanità, cercando di rispondere al più bello dei comandamenti cristiani: ama il prossimo tuo come te stesso. Tra le novità di questa seconda ampliata edizione del romanzo, Aliberti ha aggiunto uno scorcio di delicata impetuosa poesia. Durante una sua visita a Castroreale, l’autore viene improvvisamente “folgorato” da una luce che faceva “ardere” la vetrata della cattedrale castrense. Ne scorge “il volto impomatato di una ragazza con il sorriso disegnato sulle labbra”. Una figura leggiadra, eterea, appartenente ad un altro mondo, che scuote il suo animo, che suscita in lui una sequela di ricordi che non riesce a collocare nello spazio e nel tempo, di cui non comprende subito il significato, ma che lo lasciano turbato. Solo in un secondo momento capirà, con rammarico per non aver compreso subito, che quella visione altri non è che Anna, la sua incontrastata Beatrice. Ed ancora, la fuga verso Trieste, città intrisa di storia e simbolismi patriottici, emblema del Risorgimento. Sì perché il protagonista è tutt’altro dall’essere un personaggio piatto o ripiegato su sé stesso. Carlo è l’antitesi del giovane Werther. Se da una parte anche qui il lettore tende a proiettare le proprie aspirazioni deluse sul personaggio alibertiano, tuttavia dall’altra Carlo risorge. Di fronte ad una serie di avvenimenti che sembrano destinarlo all’infelicità, Carlo sceglie di vivere. Non a caso nella IV di copertina Aliberti sceglie “La nascita di Venere” di Botticelli, icona forte della grandezza di Firenze e del Rinascimento. Infine una nota merita la nascita di una delle prime radio libere d’Italia, fondata a Trieste da Aliberti, e subito eletta la migliore da un referendum di “Novella 2000”. La profonda cultura dell’autore, la voglia di divulgare il bello, il continuum avventurarsi sulle strade di quella che possiamo definire “la grande letteratura”, non fa altro che confermare Aliberti quale un fine esteta della nostra società e la sua produzione letteraria un raffinato exemplum di bellezza cui ispirarsi. Ci sarebbe molto altro da aggiungere, ma lascio al lettore l’incomparabile emozione dello stupore che si palesa ad ogni pagina. Dott.sa Francesca Romeo (giornalista e scrittrice)
Nelle lunghe ore che il pensiero gioca, dialoga con te ricostruendo gli eventi con discorsi interlocutori. È impresa ardua, è sogno accarezzato. Ricreare il suono della tua voce per accarezzare una ad una le parole dette che hanno il sapore della dolcezza, la melodia di un amore che ha posto il sigillo ed è conferma del sentimento fin dal principio annunciato nella promessa del per sempre.
Elisa Mascia 23-7-2022
Sono istanti, nei quali la mente vaga, rimembrando avvenimenti del passato, in una sorta di ricostruzione degli stessi, visti sotto una luce diversa. Dinanzi agli occhi, scorrono parole dette, quelle che hanno segnato un momento importante e posto un “sigillo d’amore”, a conferma del sentimento provato. Una promessa che avrebbe dato un senso alla propria vita e sarebbe durata… per sempre. Bella e intensa poesia, molto apprezzata e volentieri letta. Recensione del poeta Arcangelo Galante
Quiero volver a crear.
En las largas horas que el pensamiento juega, te habla reconstruyendo hechos con discursos interlocutorios. Es una empresa ardua, es un sueño preciado. Recrea el sonido de tu voz acariciar una a una las palabras pronunciadas que tienen el sabor de la dulzura, la melodia de un amor quien puso el sello y es la confirmación del sentimiento desde el principio anunciado en la promesa de siempre.
Ci sono dei momenti in cui, d’improvviso, mi affiorano alla mente pezzi di vita passata.
Ricordo ad esempio la mia infanzia che ho trascorso in un vicolo stretto e, di sera, molto buio. Ero circondata da persone anziane, che mi affascinavano con i loro racconti.
Ricordo poi la mia adolescenza e la mia giovinezza che ho trascorso ai piedi di un convento diroccato, oggi ristrutturato.
Ricordo le tante risate fatte con i vicini di casa.
Forse la parte più bella di quella mia vita passata sono le grosse risate che facevo con le mie vicine. Ci divertivamo con molto poco: delle semplici passeggiate, due chiacchiere in strada le sere d’estate, i racconti fatti dai vecchi con il loro dialetto a volte arcaico …
Quella vita fa parte di un passato definitivamente archiviato, un passato irripetibile, un passato che non può più replicarsi: moltissime persone non ci sono più.
Il ricordo delle risate si mescola all’angoscia per tutti coloro che sono morti.
Ripensando a quella vita mi sembra che io appartenessi ad un’altra dimensione.
Domani la mia vita presente sarà passato: quello a cui oggi penso con nostalgia e angoscia.
Forse le grandi risate sono le cose belle che ci rimangono perché quelle risate sono accompagnate sempre da piccoli momenti piacevoli.
Le cose semplici sono le più belle da conservare in memoria.
Le cose semplici sono piccoli pezzi di vita: una vita che scorre velocemente, che ha tempi diversi dai nostri pensieri.
Quando mi affiorano alla mente i ricordi, penso che nessun istante della vita debba essere sprecato e angosciarsi per cose inutili significa sprecare la propria esistenza.
Occorre vivere intensamente ogni attimo della propria vita perché ogni attimo è unico e irripetibile.
di un romanzo ai tempi di instagram, e di una storia d’amore
Autrice: @alice_gransassi_ferretti
“ho intenzione di cambiare la mia vita e questo lo farò indipendentemente da te. Lo devo fare per me è perché non è mai troppo tardi per ricominciare a vivere”
Trama: Alice, giovane psicologa, diretta, schietta, grande sognatrice e innamorata dell’amore, un giorno, si decide finalmente a proporre il romanzo che tiene nel cassetto da un po’ ad un editore, che la rifiuta preferendole un giovane Influencer di Instagram con milioni di followers. Avvilita, Alice torna a casa, si getta nel letto, e la mattina dopo viene svegliata da una bimba bionda che la chiama “Mamma”. Una storia impetuosa, dai sentimenti travolgenti e sempre sinceri e autentici, una lettura gratificante che vi lascerà il sorriso sulle labbra e il cuore colmo di felicità.
Commento: adoro la penna di Alice perché è un pò come lei, semplice, diretta, sempre vera e senza problemi a dire la propria,scorre veloce piena d’amore e sensibilità alla ricerca di pensieri, riflessioni ed emozioni, creando una narrazione fluida e sempre lineare, si parla in queste pagine di depressione, amicizia ma anche di sogni e speranza spinta dalla forza. Belli gli intrecci dei protagonisti e i flashback gestiti con maestria. La narrazione in prima persona permette facilmente di entrare in sintonia con la protagonista, anche perché, siamo tutti un pò Alice, a quest’ultima viene rifiutato un romanzo proposto a un editore che accetta invece quello di un famoso influencer, una critica all’editoria quantomai vera e attuale. E poi il dilemma tra Daniele e Marco, chi sceglierà?
” la parte più interessante del momento, era tutta quella che si trovava fuori dal pullman, la bellezza del mistero racchiuso in ogni granello di sabbia del deserto che stavamo percorrendo”
” quegli istanti consegnavano il riposo dell’anima al mio cuore, che battendo più rapido, rallentava al termine di quella tregua dai brutti pensieri che sovente mi facevano visita”
Trama: Un giovane giornalista, a seguito di un evento fuori dal comune, vedrà la propria esistenza completamente stravolta.
La successione degli eventi narrati ed il suo conflitto interiore, lo costringeranno a trovare delle soluzioni estreme. Il racconto cercherà di evidenziare il desiderio del protagonista di trovarne il lato positivo nell’epilogo, pur condizionato da dilemmi esistenziali.
Commento: un diario ma senza date, troviamo presente e diversi riferimenti che ci riportano ai giorni d’oggi. Molto interessante la crescita del personaggio da ragazzo a uomo un Climax e ti trascina con sé, anche se la lettura parte un po’ lenta vale davvero la pena continuare. Ho trovato la lettura molto intrigante, diversi momenti creano curiosità e spingono il lettore a perdersi tra le righe. La scrittura semplice, lineare, il Flashback gestiti molto bene È un linguaggio diretto fa da cornice a una penna sfoderata davvero con classe Punto belle le descrizioni è da sottolineare la capacità dell’autore di farci provare le emozioni descritte e portarono una riflessione continua pagina dopo pagina. Ringrazia l’autore per avermi fatto conoscere queste pagine che altrimenti, forse, non avrei incontrato perdendo sicuramente qualcosa che questo libro mi ha lasciato dentro.
Titolo: difendersi investigando Autore: Oreste Coletta @ilsegretodigreta Ho recensito dello stesso autore il suo primo libro “il segreto di Greta”, mi ha fatto pervenire a sorpresa questo interessante manuale sull’investigazione. Trovo sempre molto inressanti i libri che trattano di diritto e questo ha sicuramente arricchito le mie conoscenze. Oreste ci spiega il suo lavoro, quello dell’investigatore privato, attraversando in modo molto approfondito il diritto di difendersi, le leggi e le regole alle quali si attiene l’investigatore privato nell’indagine, l’attività investigativa, gli strumenti e le modalità. Lo stile del manuale è molto fluido e scorrevole, risulta una lettura semplice se la persona che legge ha almeno un infarinatura sul diritto, in caso contrario, probabilmente, la lettura potrebbe risultare lenta in alcune parti. Ogni pagina e ogni capitolo è curato nei minimi particolari, arriva al lettore la cura che ne ha avuto lo scrittore, nelle leggi, nei vari rimandi al suo primo libro e in tutte le spiegazioni. Ne consiglio la lettura a chi è interessato a questo lavoro ma anche a chi, come me, è curioso di sapere cosa si cela dietro alle investigazioni ecc… Tutto sommato nella vita potrebbe capitare di aver bisogno di un investigatore privato e credo sia interessante ed utile conoscere questo nostro diritto.
Tommaso Tommasi LAMODECA Lettere d’amore, Lettere ai genitori, Racconti, Memorie, Poesie Recensione di Marcella Mellea LAMODECA (Lettere d’amore, Lettere ai genitori, Racconti, Memorie, Poesie), di Tommaso Tommasi (Guido Miano Editore, Milano, 2022), è un’opera originale e peculiare, poiché l’autore, attraverso forme letterarie diverse – lettere, poesie, pagine di diario, recensioni, articoli di giornale, racconti – esprime il suo caos interiore, il senso di frammentarietà del vivere quotidiano, e tenta di dargli unitarietà e senso. L’opera si potrebbe collocare, come sottolineato da Enzo Concardi nella prefazione, nel filone del Frammentismo, tipico della letteratura italiana dei primi anni del Novecento, che ebbe come espressione caratteristica il frammento, cioè la composizione lirica breve, in versi o in prosa, inconciliabile con ogni forma di letteratura costruita, complessa e oggettiva. Il titolo dell’opera stessa non è riconducibile a qualcosa di reale e di senso compiuto. “Lamodeca”, il primo termine del titolo, infatti, pur significativa per l’autore, non ha senso linguistico “ufficiale”, potrebbe essere un gioco di parole oppure esprimere le iniziali di più parole messe insieme: a tal proposito, l’autore nulla spiega, ci lascia nel dubbio, sospesi tra speculazioni mentali varie. Molti passaggi del volume – affermazioni, dichiarazioni, descrizioni –, presentano messaggi strani e misteriosi, indecifrabili a volte, che potrebbero essere collocati nella sfera onirica e/o dell’inconscio. Il libro, suddiviso in cinque capitoli – AGENDA ROSA, AGENDA GRIGIO/VERDE, AGENDA GIALLA, AGENDA BLU, AGENDA VIOLA –, è caratterizzato da autobiografismo ed estreme punte di lirismo. Nell’agenda rosa, l’autore ci rende partecipi di una sua storia d’amore, un amore impossibile, che non potrà mai realizzarsi per gli impedimenti che solo i due protagonisti della storia conoscono. L’autore gioisce alla sola vista della donna amata, al solo sfiorarla o al solo parlarle; è lei l’amore della sua vita, un amore struggente e unico, un amore che non ha futuro e rimarrà per sempre in una dimensione platonica. Nell’agenda grigio-verde, l’autore ci parla della sua vita militare, della sua esperienza di soldato e, attraverso una serie di lettere inviate ai genitori, ci narra con minuziosità la vita quotidiana in caserma: le uscite, gli incontri, le guardie, i soprusi, i permessi, le sensazioni e le speranze di un giovane soldato. L’agenda gialla ci narra fatti quotidiani, storie di gente comune che popola un mondo ricco di umanità e dolore. Nell’agenda blu sono riportati diversi articoli giornalistici e recensioni su argomenti vari, anche a carattere artistico – culturale. L’agenda viola, l’ultima, ci offre immagini e messaggi indecifrabili e simbolici che emergono dall’inconscio dell’autore e da una dimensione di sogno. L’opera, nel complesso, è caratterizzata da mescolanza di generi letterari: poesia e prosa, stili e temi vari. L’autore ci offre stralci di vita, ricordi, rimpianti, rivisitati con un linguaggio asciutto e scorrevole. Le varie parti dell’opera, pur non collegate tra loro, hanno dei temi comuni, un “fil rouge” che scorre dalla prima all’ultima parte e le tiene legate fra loro: il bisogno d’amore, la sua ricerca spasmodica, il bisogno di essere amati e accettati, la paura e l’angoscia di non essere all’altezza, l’incapacità di realizzare i propri sogni e seguire i propri desideri. Infatti, nella prima parte, lettere a Silvy, si legge:… «Ti amo come non ho mai amato / ti amo e vivrò per sempre solo per quest’amore puro / per quest’amore che il mondo non capirà mai / e che non so da dove scaturisca…/ Ma so che esiste e che non è del tutto impalpabile: / se vorrai potremo trasformarlo eterno / come eterno è il mare / come eterno è il cielo / come eterno è l’amore. / Amore unico /amore mio per sempre». Nella seconda parte, lettere ai genitori, si legge: «Carissimi genitori, questa volta vi scrivo da un tavolo di un bar-tabacchi. Devo dirvi delle cose importanti». L’autore registra tutti gli eventi e le esperienze per ricevere approvazione, comprensione e affetto dai suoi genitori. Nella terza parte, i protagonisti delle storie sono alla ricerca di qualcosa: «Quando un’estate di tanti anni fa mi sei apparsa vestita allegramente come una farfalla, avrei voluto abbracciarti per portarti con me nel mondo. Ma non ho avuto il coraggio di fare quel passo in più che avrebbe deciso per noi. Mi avvicinavo a te, ma poi tornavo indietro, poi mi avvicinavo di nuovo, ma mi allontanavo di nuovo. Forse temevo un tuo rifiuto (Vanna)». Nella quarta parte, l’autore ci riporta articoli e lettere inviate alla redazione di vari giornali. La quinta parte, la più complessa, tra poesia e narrativa, si muove tra sogno e realtà; di particolare fascino è la poesia “POESIA”: «Immaginavo di volare / tra i fiori del cielo / che ridevano in coro / tra i capelli. lontane scintille di stelle / che correvano giocando / e coprivano il mio sognare / ma ricordavo visioni / nell’espressione dei tuoi occhi. / immaginavo di girare / come un’onda di sale marino / ma il potere dell’uomo / non va oltre il cielo / di fantasmi nascosti». Qui il poeta si libra nell’aria, è libero: è aria, poi diventa onda, consapevole comunque che l’uomo non può superare i limiti umani e rimarrà sempre in una dimensione terrena: come “Icaro” le sue ali di cera non gli consentiranno di andare oltre il cielo. Questa lirica racchiude il senso profondo di LAMODECA, un’opera tra sogno e realtà, tra lo slancio alla vita, di chi vuole innalzarsi e volare, e il mondo reale che intrappola nelle sue ansie, frustrazioni e paure. Marcella Mellea
Tommaso Tommasi, Lamodeca, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2022, pp. 96, isbn 978-88-31497-87-9.
Circa un milione di specie viventi (su un totale stimato di circa 8,7 milioni) sono minacciate dall’estinzione e la biodiversità di diversi ecosistemi sono in pericolo a causa delle emissioni di CO2 sempre più alte. L’attuale ritmo di estinzione delle specie fa ritenere gli scienziati che siamo di fronte alla sesta grande estinzione massa. Molti ecosistemi sono stati distrutti, degradati, frammentati e solo una piccola percentuale è rimasta intatta.
West India Manatees of the Crystal River
Il termine lamantino viene utilizzato per chiamare un mammifero acquatico dall’aspetto dolce e tenero. Il lamantino è caratterizzato da una coda tondeggiante che ricorda la forma di una racchetta ed è sprovvisto della terza vertebra cervicale.
Le narici sono inoltre situate all’estremità del muso e i suoi denti sono tutti uguali fra loro, senza canini e incisivi, i quali vengono sostituiti per tutto il corso della sua vita, la cui aspettativa corrisponde a cinquanta-sessant’anni.
Un lamantino adulto può raggiungere un peso di circa cinquecento chili e una lunghezza di tre metri. In base alla specie, l’habitat del lamantino può essere l’America del Sud (a patto che i Paesi siano bagnati dal Rio delle Amazzoni), la Florida, l’Angola e il Senegal. Questo simpaticissimo mammifero rischia l’estinzione a causa di diversi fattori, in primis la scarsità di piante marine e alghe nelle acque da esso popolate. Ma non è tutto, in quanto può succedere che, dati i suoi movimenti estremamente lenti e la bassa profondità dell’acqua in cui è solito nuotare (non supera mai i cinque metri), si scontri contro le imbarcazioni e ingerisca senza accorgersene dei materiali da pesca, basti pensare alle reti e ai fili di nylon impiegati dai pescatori.
Inutile dire che gli oggetti in plastica danneggiano irrimediabilmente il suo apparato digerente fino a causarne il decesso.
La lirica Versicoli quasi ecologici appartiene alla raccolta Res Amissa e tratta del rapporto tra uomo e natura. In particolare, nella prima parte il poeta ammonisce l’uomo invitandolo a non devastare l’ambiente e a non esaltare chi per profitto non rispetta flora e fauna. Tali comportamenti negativi hanno ripercussioni su ogni aspetto della natura, dal mare con i lamantini, al cielo ventoso con la libellula fino alla terra con il galagone sul pino. Inoltre esprime dissenso per chi “fulmina un pesce per un profitto vile”, per chi uccide senza ritegno per motivi futili o addirittura inesistenti come la ricerca di gloria e approvazione. Si può dunque cogliere un riferimento alla società moderna che tende a premiare ed esaltare comportamenti irrispettosi nei confronti dell’ambiente.
Versicoli quasi ecologici – Giorgio Caproni Non uccidete il mare, la libellula, il vento. Non soffocate il lamento (il canto!) del lamantino. Il galagone, il pino: anche di questo è fatto l’uomo. E chi per profitto vile fulmina un pesce, un fiume, non fatelo cavaliere del lavoro. L’amore finisce dove finisce l’erba e l’acqua muore. Dove sparendo la foresta e l’aria verde, chi resta sospira nel sempre più vasto paese guasto: “Come potrebbe tornare a essere bella, scomparso l’uomo, la terra”
*La poesia di denuncia è la più alta forma di comunicazione e in ogni tempo i poeti ne hanno fatto uso per esprimere il loro pensiero. Cosa è più urgente e importante oggi della tutela dell’ambiente anche se sembra che il problema non esiste come tante altre cose su cui è più facile chiudere occhi e orecchie… purtroppo il caldo insopportabile di questi giorni è un campanello d’allarme che difficilmente può essere sottovalutato.
Con grande gioia condivido con voi il mio brano più recente tratto dall’album “Oro”, prodotto con il sostegno statale dell’Ingegno Culturale del Ministero dello Sviluppo Sociale della Provincia di Tucumán.
La produzione è stata gestita da Camilo Salcedo. Sono molto felice di annunciare questo contributo in cui lo Stato sostiene gli artisti indipendenti nella lotta contro la precarietà del lavoro e altre cose che opprimono il settore.
Grazie infinite! Che la forza sia con te! Benedizioni.
Con te: Chewbecca. Aww.
Marx Bauza. È nato a Tucumán, in Argentina, in una calda e piovosa domenica di novembre del 1980, lo stesso anno in cui John Lennon fu assassinato, nel mezzo della più sanguinosa dittatura militare argentina. Vive alla periferia di Las Talitas. Il suo lavoro ruota attorno a una costellazione che include poesia, narrativa, arte contemporanea, umorismo, musica e cinema. È anche un fervente militante del campo nazionale e popolare che lavora instancabilmente per difendere cause sociali, nobili e giuste.
Con mucha alegría les comparto mi más reciente canción del disco “Oro”, producida con apoyo estatal del Ingenio Cultural del Ministerio de Desarrollo Social de la Provincia de Tucumán.
La producción estuvo a cargo de Camilo Salcedo. Estoy muy contento de dar a conocer esta contribución en la que el estado apoya artistas independientes en lucha contra la precarización laboral y otras cosas que oprimen al sector.
¡Infinitas gracias! ¡Qué la fuerza los acompañe! Bendiciones. 👇👇👇
Con ustedes: Chewbacca. Awwww.
Marx Bauzá. Nació en Tucumán, Argentina un caluroso y lluvioso domingo de noviembre de 1980, el mismo año que asesinaron a John Lennon, en medio de la más cruenta dictadura militar argentina. Vive en las afueras de Las Talitas. Su obra orbita en derredor de una constelación que incluye a la poesía, la narrativa, el arte contemporáneo, el humor, la música y el cine. Es además un ferviente militante del campo nacional y popular que trabaja incansablemente para defender causas lindas, nobles y justas.
Salviamo il Pianeta a cura di Stefano Capasso – Enrique Linero Serrano
Foto : Stefano Capasso
16 – Francesco Ciavarra e Teresa Cappiello Casca la TERRA E poi… guardo il mondo! Si un mondo favoloso che piange e chiede aiuto… E mi chiedo come mai nessuno sente le note di dolore che il suo lungo spartito da sempre custodisce nella speranza di non doverle mai far ascoltare! E allora mi chiudo nei miei silenzi e penso a quanto male l’uomo arreca al nostro pianeta. Non posso non pensare alla nostra infanzia, a quell’innocenza che ne rappresenta l’essenza, all’amore per il prossimo, al rispetto del bello che ci circonda, a quando cantavamo in cerchio. Una canzone dalla doppia chiave di lettura mi lascia una nota di dolore… «Giro giro tondo casca il mondo… Casca la TERRA e Tutti giù per TERRA!» Proprio così… senza accorgercene, a causa del potere, dei soldi, della mania di successo, abbiamo generato un girotondo terrificante, e se qualcuno non lo fermerà ci ritroveremo TUTTI… MA PROPRIO TUTTI… GIÙ PER TERRA!
Helena Malachova Fermati alla soglia del tempio Fermati alla soglia del tempio! Inchinati di fronte all’albero, al fiume, allo sciamano che sa i segreti delle nubi. La tartaruga ti parla, e la palude, le foglie, ma tu sei sordo. Che triste, disperato monologo! Il fuoco avido divora l’armonia del tempo antico, la memoria della TERRA. I suoi custodi esilia nei testi di antropologia. Inutile è questo canto di utopia. Che un dio ingenuo vi fulmini, ladri approdati sulle coste altrui! Che scateni siccità, uragani, il diluvio universale! L’arca è in pezzi, nessuno si salverà. Né tu, predatore, né colui che subisce, né io, che ascolto la voce della TERRA DI MEZZO.
Elisa Mascia Uniamoci tutti Il tempo non torna indietro. Catastrofi e calamità naturali ogni giorno imperversano nel mondo deturpato che non riconosce più nell’uomo l’amico fidato. Incomprensibile e ingiusta avidità! Diviene straniero alla Madre TERRA che lo ha amato, di lauti frutti nutre chi di offese e violenze deturpa. L’orologio non batte mai le ore all’incontrario, il male procurato alla natura non può essere riparato. Sperare, sì, è possibile. Mai deve morire la speranza. Salvare il salvabile, tutti uniti i popoli. L’oomo da solo non ha forza, energia vitale dall’unione scaturisce. Presto! Prima che sia troppo tardi! Uniamoci tutti e con fatti concreti salviamo il nostro Pianeta, per far vivere l’umanità futura.
Bonsignori Pablo Giovanni Ascoltiamo il nostro pianeta La natura è un capolavoro dell’universo. Quando vedo una cascata di un fiume sento come se mi dovesse parlare. Alcuni non sentono più i suoni della natura. Ci dà la vita! Siamo sordi. Pensiamo solo a costruire edifici.
99 – Stefano Capasso L’agonia del Sarno, fiume della vergogna Gabbiani arrabbiati bivaccano sulla scogliera che forma un’ombra proprio lì davanti al Sarno in agonia: Anche il Maestoso Forte, Petra Herculis, osserva melanconico perché, nella sua vita millenaria, mai aveva visto scempio così funesto. Era così tanto trasparente il mare lì davanti, che anche gli Dei amavano specchiare la loro bellezza con piacere. Ma oggi il Fiume, stanco di angherie e violenze, con forza si ribella a tale sofferenza. Sappiate che la Natura, ferita e addolorata, non perdona, né fa sconti, quasi sempre con sé porta castighi fulminanti.
Titolo: difendersi investigando Autore: Oreste Coletta @ilsegretodigreta Ho recensito dello stesso autore il suo primo libro “il segreto di Greta”, mi ha fatto pervenire a sorpresa questo interessante manuale sull’investigazione. Trovo sempre molto inressanti i libri che trattano di diritto e questo ha sicuramente arricchito le mie conoscenze. Oreste ci spiega il suo lavoro, quello dell’investigatore privato, attraversando in modo molto approfondito il diritto di difendersi, le leggi e le regole alle quali si attiene l’investigatore privato nell’indagine, l’attività investigativa, gli strumenti e le modalità. Lo stile del manuale è molto fluido e scorrevole, risulta una lettura semplice se la persona che legge ha almeno un infarinatura sul diritto, in caso contrario, probabilmente, la lettura potrebbe risultare lenta in alcune parti. Ogni pagina e ogni capitolo è curato nei minimi particolari, arriva al lettore la cura che ne ha avuto lo scrittore, nelle leggi, nei vari rimandi al suo primo libro e in tutte le spiegazioni. Ne consiglio la lettura a chi è interessato a questo lavoro ma anche a chi, come me, è curioso di sapere cosa si cela dietro alle investigazioni ecc… Tutto sommato nella vita potrebbe capitare di aver bisogno di un investigatore privato e credo sia interessante ed utile conoscere questo nostro diritto.
Ambiente. Degrado: Invasione erbacce e marciapiedi dissestati in via Rodolfo Montevecchio e limitrofi
di Pier Carlo Lava
Alessandria: Premettiamo che una della finalità di Alessandria today è quella di dare spazio alle segnalazioni dei cittadini in merito ai problemi della città al solo scopo di informare i nostri lettori e sopratutto l’Amministrazione comunale e gli Assessori competenti per delega alfine di sollecitarne l’intervento per risolverli. Un impegno che stiamo svolgendo dal 2010 con vari governi della città.
Noi non cerchiamo colpevoli ma soluzioni ai problemi, pertanto oggi ci corre l’obbligo di evidenziare quanto ci ha comunicato una nostra lettrice in merito ad una situazione di degrado con alte erbacce e marciapiedi dissestati in via Rodolfo Montevecchio e limitrofi, come si evince dalle immagini allegate.
In tal senso va detto che la situazione in oggetto era già esistente da tempo e quindi durante l’Amministrazione di CDX, ma il problema esiste tutt’ora con la nuova Amministrazione di CSX.
Crediamo da sempre che l’efficienza di un Amministrazione comunale si evinca a partire da quelli che vengono erroneamente definiti piccoli problemi, ma che invece oltre ad una questione di immagine e di igiene possono complicare la vita dei cittadini ogni singolo giorno.
Ci auguriamo pertanto che gli stessi vengano risolti in quanto tra l’altro non richiedono particolari investimenti ma solo una normale manutenzione del territorio.
Sarà nostro compito seguire con attenzione come abbiamo sempre fatto, la soluzione dei problemi che ci sono stati segnalati, in ogni caso provvederemo provvederemo a darne conto ai nostri lettori che ringraziamo per le loro segnalazioni.
Da decenni ormai siamo di fronte a cambiamenti climatici sempre più accentuati e dovuti in gran parte all’azione inquinante dell’uomo che altera l’equilibrio della natura.
Ma quali sono le principali cause dell’ inquinamento che causa rischi per tutti gli esseri viventi della terra?
Le principali fonti di inquinamento dell’ambiente sono le attività industriali, le fabbriche inquinanti, gli impianti per la produzione di energia, gli impianti di riscaldamento e il traffico. Si calcola che il 75% dell’inquinamento atmosferico sia prodotto dalla lavorazione e dall’uso dei combustibili fossili,divenuti ora di nuovo fonte di energia dopo lo stop del gas russo.
Un effetto con cui dobbiamo fare i conti,oltre le piogge acide,l’inquinamento di aria, terra ed acqua è l’aumento delle temperature che stanno sconvolgendo il normale equilibrio della natura. E il quadro peggiora se ci aggiungiamo una siccità mai prima così duratura e diffusa in tuta Europa.
Temperature più elevate
Se il 2020 è stato un anno record per le temperature fatte registrare, stiamo assistendo quest’anno a un supermento di tale record con maggior numero dei giorni caldi e di aumento delle ondate di calore che sono arrivate a fare registrare oltre 40 ° gradi in Italia e che hanno raggiunto addirittura i 47°i n Portogallo e Spagna.
Questo, oltre che a danneggiare l’agricoltura e gli animali da allevamento, aumenta le malattie legate al caldo e facilita lo scoppio e il propagarsi degli incendi che stanno infatti imperversando in tutta Europa e che hanno già causato la perdita di migliaia di ettari di verde,il nostro preziosa fornitore di ossigeno e di riparo dal caldo .
Tempeste più intense
I cambiamenti della temperatura provocano altresì tempeste intense e frequenti che causano morti e distruzione di raccolti, frane ,smottamenti e inondazioni che alterano fauna e flora e che comportano anche la perdita di milioni di dollari che potrebbero essere impiegati in opere di utilità sociale e ambientale.
Aumento della siccità
Altro effetto è la mancanza di pioggia e la relativa siccità che può, tra l’altro, scatenare tempeste di sabbia e polvere spostando tonnellate e tonnellate di sabbia tra i continenti.
Del resto, la desertificazione è un fenomeno sempre in cresci tanche riduce il territorio coltivabile.
La guerra russo-ucraina del resto ha fatto peggiorare la situazione alimentare proprio in quei paesi dove incombe una grave minaccia di avere regolarmente acqua e, dunque, cibo
Previsioni future
Ci sono ormai molte proiezioni, scientificamente elaborate, al riguardo. La comunità scientifica ha lanciato da anni un allarme sul cambiamento climatico e sulle conseguenze. Sono diversi gli scenari climatici che possono essere considerati: dal più estremo al meno estremo. Il livello di gravità varia in ragione di ciò che l’umanità riuscirà o non riuscirà nel frattempo a fare.
Primo step è limitare le emissioni di gas serra nell’atmosfera.
Secondo la proiezione peggiore (emissioni ai ritmi attuali) a fine del secolo, l’Italia – parte dell’Emilia-Romagna, Veneto, Toscana, Abruzzo, Molise, Puglia… – andranno verso un clima definito, secondo la classificazione dei climi di Köppen-Geiger, arido, mentre oggi il clima delle regioni sopra menzionate (escludendo parte della Puglia e della Toscana, già ora con clima arido) è temperato.
Tale scenario riguarderebbe non solo l’Italia, ma anche buona parte dell’Europa, soprattutto dell’Est, Romania e Ucraina comprese.
Il Sud della Spagna potrebbe essere interessato da una severa desertificazione.
Ovviamente le ripercussioni della produzione alimentare diminuita riguarderanno tutta l’Europa e non solo,causando migrazioni di massa e conflitti .
La classe dirigente politica a livello globale,nonostante i ripetuti appelli di Greta Thumberg, non sembra avere recepito la gravissima situazione attuale e temporeggia sui provvedimenti da prendere.
Ode alla patata – (Nuove Odi Elementari, 1955) Pablo Neruda
PAPA, ti chiami papa e non patata, non nascesti castigliana: sei scura come la nostra pelle, siamo americani, papa, siamo indios. Profonda e soave sei, polpa pura, purissima rosa bianca sepolta, fiorisci là dentro nella terra, nella tua piovosa terra originaria…
Papa materia dolce, mandorla della terra…
Onorata sei come una mano che lavora nella terra, familiare sei come una gallina, compatta come un formaggio che la terra produce nelle sue mammelle nutrici, nemica della fame, in tutte le nazioni si piantò la sua bandiera vittoriosa…
Universale delizia, non aspettavi il mio canto, perché sei sorda e cieca e sepolta. A malapena parli nell’inferno dell’olio o canti nelle fritture dei porti, vicino alle chitarre, silenziosa, farina della notte sotterranea, tesoro infinito dei popoli.
Meravigliosa scoperta questo mondo di semplici ortaggi che il nostro sommo poeta traduce in perle di versi. La patata o papa…eh sì ormai è così comune sulle nostre tavole, coltivata nei nostri campi che dimentichiamo che non ci appartiene, ha l’animo americano questa delizia prodotta dalle mammelle della terra, tesoro infinito dei popoli.
Bonifica amianto: in sei mesi erogati oltre 650 mila euro per le coperture di immobili
L’assessore Strozzi: «Un risultato molto importante che, con gli oltre 700 mila euro finanziati, ci avvicina ad essere il primo territorio Amianto Free»
Nei primi sei mesi del 2022 sono stati erogati ben 654.924,00 euro per la bonifica da amianto delle coperture di immobili presenti nei 48 Comuni del Sin (Sito d’Interesse Nazionale) di Casale Monferrato. Cifra che si somma ai 728.344,10 euro stanziati per pagare le domande pervenute nello stesso periodo e che riguardano lavori da concludersi entro l’anno.
«Oltre un milione 300 mila euro di contributi amianto è un risultato molto importante – ha commentato l’assessore Cecilia Strozzi –, che conferma l’impegno del territorio nel raggiungere quanto prima il traguardo di prima area Amianto Free. In queste settimane stiamo inoltre verificando le domande giacenti, in modo da fare il punto della situazione con quelle istanze che negli anni non hanno visto la conclusione e avere il dato preciso sui fondi ancora a disposizione».
Le domande già evase e liquidate in questi anni sono state 3.021, quelle in corso di finanziamento 484, mentre quelle giacenti e in fase di verifica 1.078. Verifica che sarà effettuata anche suddivisa per Comuni, per individuare quelli in cui le bonifiche procedono più lentamente e avviare così da settembre percorsi di sensibilizzazione in accordo con i Sindaci interessati.
«Il coinvolgimento attivo delle Amministrazioni del territorio è fondamentale – ha sottolineato ancora l’assessore Strozzi –, perché la bonifica dalla fibra killer deve essere portata avanti con il massimo impegno da tutti. È con questo spirito che il Sin di Casale Monferrato può vantare oltre un milione 200 mila metri quadrati di tetti e coperture bonificati: un ottimo risultato, ma che possiamo e dobbiamo ancora migliorare!».
“Il mondo è pieno di insidie, se stiamo lì ogni qualvolta a sguainare la sciabola, entreremo in un tunnel di orrore e morte senza via d’uscita, e io non voglio starci in questo quadro infernale” dice Luca.
“Amico mio, mi spiace, ma ci sei dentro” ribatte Orlando. “Se credi di raggiungere l’agognato paradiso con la coscienza pulita, sei in grave errore.”
“Farò il possibile per non cadere in facili tentazioni. La tua esperienza mi dà ragione, o sbaglio?”
“Confesso di essermi mosso con una certa leggerezza, con la conseguente e inevitabile autocritica che mi sta ancora appiccicata addosso. Ma, come hai ammesso tu stesso, è stato un gesto istintivo, dettato dalla circostanza, e lì non si ha molto tempo per pensare, bisognava agire.”
“L’aria di mare comincia a dare i primi benefici” commenta Luca.
“Mi fa piacere, oltretutto, credo che il nostro incontro doveva servire proprio a questo. Cercare di fare pace con noi stessi” replica l’amico.
“Liberandoci delle nostre pesantezze.”
“Esatto!”
“E io di zavorra ne ho ancora tanta, non è così?”
“Vuoi conoscere il mio pensiero? Sì! In effetti ti vedo molto appesantito.”
“Volevo fargliela pagare” afferma Luca masticando delle noccioline. “Avevo pregato il Signore di perdonarmi per i pensieri di vendetta che mi si accavallavano nella mente, per quello che mi ero promesso di fare se li avessi rintracciati. È questa la verità.”
“Cosa ci trovi di strano? È una sensazione normale.”
“Umanamente normale.”
“Sì, proprio così, siamo degli umani; è bene ricordarselo di tanto in tanto” dice Orlando. “Il Signore è misericordioso, dovrà necessariamente rendersi conto in che mondo viviamo e assolverci dal peccato. Nel modo più assoluto.”
“Lo spero” risponde Luca.
“Di qualsiasi entità si tratti” aggiunge l’amico, con l’intento di rendergli la confessione più agevole.
Emily Elizabeth Dickinson nota come Emily Dickinson (Amherst, 10 dicembre 1830 – Amherst, 15 maggio 1886) è stata una poetessa statunitense, considerata tra i maggiori lirici moderni. I fiori e, in particolar modo, le api che si posano sulle loro corolle sono elementi ricorrenti nelle opere della poetessa americana Emily Dickinson. Il regno della Natura è per la poetessa lo scenario che l’Invisibile ha scelto per celarsi e a tratti rivelarsi tramite quelli che la poetessa chiama i “Bollettini dell’Immortalità”. Delle circa 1800 poesie che Emily Dickinson ha scritto nel corso della sua esistenza se ne trovano circa un centinaio dedicate alle api. Quei piccoli esserini volanti e industriosi catturavano l’immaginazione della poetessa che vi trovava lo specchio più fedele di se stessa, l’allegoria più fedele di emozioni e sensazioni. Nelle opere della poetessa di Amherst i vivaci insetti ronzanti sono spesso paragonati a pirati, condottieri temerari, eserciti di soldati: non hanno quasi mai una funzione confortante, non evocano dolcezza o riposo, ma sono esseri deputati all’azione, alla costruzione, talvolta anche all’annientamento. Le farfalle volano sognanti, mentre le api, nell’immaginario della poetessa, marciano come un plotone di cavalieri pronti a conquistare tutti i fiori del giardino. Nella poesia di Dickinson tuttavia spesso le api non sono solo semplici api, percepite nella loro pura essenza animale. Gli insetti ronzanti si fanno allegoria di sensazioni ed emozioni inespresse, l’ape è generalmente utilizzata per rappresentare una “figura maschile” che domina una figura femminile, solitamente nascosta dietro l’allegoria di un fiore, spesso di una rosa. Se il rapporto tra gli impollinatori e le piante di cui si nutrono è fondamentale per sostenere i nostri ecosistemi, allo stesso modo l’ispirazione poetica era vitale per la poetessa. Viene definita non a caso: la poetessa impollinatrice. È naturale che proprio alle api, sue interlocutrici favorite, Emily Dickinson decida di confidare il presagio della morte. Annunciare la sua morte all’ape la renderebbe inevitabile, e spezzerebbe l’incanto del giardino, la sua terra promessa. L’ape è una creatura innocente che non conosce il trauma della sofferenza né il destino ineluttabile della morte: la poetessa quindi non ha il coraggio di infliggerle tale conoscenza che spezzerebbe l’incanto di una vita vissuta cogliendo l’istante, in un eterno presente.
Non l’ho ancora detto al mio giardino – Perché potrei esserne sopraffatta. Non ho proprio la forza ora Di svelarlo all’Ape. Non ne farò parola nella strada, perfino le botteghe stupirebbero ch’io timida ed ignorante come sono, abbia l’audacia di morire.
*È naturale che una poetessa dall’animo sensibile come Emily guardasse con occhi attenti e sognanti i fiori e gli insetti del suo giardino. Singolare questo suo grande amore per le api, esse diventano quasi una personificazione del suo io poetico. Il loro incessante lavoro, la voglia di vivere l’attimo, quella forza che a lei spesso mancava, lo slancio quasi sensuale dell’impollinazione su cui fantasticava. Ed anche quando la depressione oscurava i suoi pensieri, al piccolo insetto si aggrappava a cercare l’invisibile filo che riuscisse a tenerla legata alla vita perché l’ape non conosce il vuoto della fine.
Questa storia si svolge nella metà del settecento ma l’epoca non è importante in quanto racconta l’eterno desiderio umano di frodare il prossimo.
Ordunque, cinque compaesane della campagna torinese giravano mercati e fiere per rifilare i loro prodotti invenduti che risultavano avariati ed erano causa di malesseri anche gravi; ma a loro poco importava la salute del prossimo.
Ovviamente dopo aver turlupinato la clientela di un mercato rionale facevano passare parecchio tempo prima di farvi ritorno, temendo pesanti ritorsioni nei loro confronti.
Non erano mai state al mercato di piazza del Municipio, a Torino, e siccome avevano parecchia merce guasta da far fuori, compreso un certo quantitativo di uova marce, decisero di recarvisi.
“I cittadini sono cretini, li incanti come vuoi; basta dire che è roba fresca di campagna e aprono il loro borsellino soddisfatti” disse Ada.
“Si, ma se poi crepano non è che i gendarmi ci impiccano?” rispose Luigina.
“Crepino pure, che ne sanno i gendarmi che sono state le nostre uova marce e fetide a condurli all’inferno? E poi chi ci riconosce tra centinaia di venditrici?” disse strafottente Margherita.
La risposta di Margherita fu soddisfacente per tutte e cinque, comprese Anna e Teodosia che erano rimaste zitte e quindi l’indomani portarono le loro merci deteriorate al mercato; nel cesto delle uova misero dei fiori profumati che avevano arraffato in un giardino, per coprire eventuali effluvi poco invitanti.
“Uova frescheeeee! Uova frescheeeee! Raccolte stamattina dal pollaioooo!” urlarono quasi in coro le cinque perfide comari.
La loro merce e in particolare le uova andavano a ruba; l’aspetto sano delle venditrici prometteva inconsciamente la qualità e genuinità dei loro prodotti.
Finché arrivò una vecchina che chiese mezza dozzina di uova “Eccole, può berle anche crude” disse Teodosia, dimostrando la sua totale assenza di scrupoli.
La vecchina pagò e allontanatasi di pochi passi dal loro banco venne urtata da alcuni mocciosi che si rincorrevano; le uova caddero in terra e si levò all’istante un tanfo putrido.
Gli astanti capirono immediatamente che tale olezzo terribile veniva emanato dalle uova delle cinque malintenzionate; la reazione popolare fu immediata, esse vennero circondate da una moltitudine di persone che iniziarono ad inveire contro di loro, in attesa dell’arrivo dei gendarmi. I gendarmi infine giunsero e confiscarono i ricavi delle cinque malefiche venditrici, poi le consegnarono al pubblico ludibrio.
Esse vennero poste contro un muro di pietra, sorvegliate affinché non si dessero alla fuga, e sottoposte ad un feroce tiro a segno da parte dei monelli entusiasti, che usarono come proiettili le uova marce della indecente cinquina.
La punizione durò parecchio e alla fine le cinque disoneste risultarono interamente ricoperte di sostanza marcescente; a qual punto poterono andarsene, seguite dai lazzi delle innumerevoli persone presenti.
Ritornarono al loro paesello, a piedi, seguite dal latrato dei cani che incontravano e che parevano, anche loro, disgustati da quelle cinque persone strambe e repellenti.
Giunsero al loro paesello di notte e piene di vergogna raggiunsero le rispettive abitazioni, sperando di non essere viste dai compaesani.
Da quel giorno le cinque venditrici, punite così duramente, diventarono corrette fino all’ossessione e le loro merci, fresche e selezionate, furono gradite da chiunque.
Racconto inedito scritto da Ernesto Martinasso
“I racconti del giovedì”.
Nell’illustrazione:
Giovanni Michele Graneri ( Torino 28 Settembre 1708 –
Torino 26 Febbraio 1762), pittore.
Mercato in piazza del Municipio (le venditrici punite), olio su tela, 1740; Torino, Palazzo Madama.
Oh pienezza dei miei giorni pensiero intenso, impetuoso come vento che scuote ogni singolo ramo. Terra in cui affondo radici per nutrirmi e sostenere il peso della vita. Cosa potrà il tempo, cosa le stagioni, se la tua ombra avvolge le mie spalle e a te mi abbandono. Il cuore trema e grida una gioia senza voce, e bevo l’aria che la tua essenza quasi mi sottrae. Imma Paradiso Immagine: “I due amanti” Marc Chagall
Era la nostra nonna ( però era mia), un mix d’ereditá di geni attraversarono l’oceano e tanti vocaboli erano un cocktail ben assimilato e naturale.
E così, tramandati nel tempo. Mia nonna Victoria era un personaggio abbastanza particolare; robusta, massiccia, pele bianca e sottile sembrava un velo di fina seta, segni d’incazzatura permanente tra gli occhi che difficilmente qualcuno gli si avvicinaba per farle uno scherzo. La Vitto era molto speciale. Si alzava presto, poco pretenciosa però quando si metteva qualcosa in testa non c’era neanche il miglior mediatore ad oggi che potesse farle cambiare idea.
La Vitto, prácticamente mi alevvò, fra tante pentole e un curioso bracciere di ferro del quale, uscivano pasti e pietanze uniche. Cucinate s’un pentolone oppure talvolta direttamente sulla griglia, sotto c’erano le brace tenue, dopo aver preparato il carbone con degna maestria.
Quello che mi rimane ancora oggi in testa, sono i profumi degli impasti messi a cuocere per fare una “tortilla” di pane con un pò di grasso di maiale, esquisitezza che appena tolta dal braciere, ti bruciava fino al midollo e aveva la peculiarità di un fondo arrostito diventato nero. Que crocantezza.
Ma i pezzi forti di lei, non era soltanto la cucina, dentro o nel patio, pieno di verde…
Mi manca tanto, l’ha perse troppo presto…e penso a lei spesso, ogni volta che mi si avvicinaba una farfalla bianca. Mi diceva: – ricorda, quando perdi una persona a te cara, tornerà a trovarti tramutata in una farfalla bianca; aveva ragione… e parlo con lei.
Oh pienezza dei miei giorni pensiero intenso, impetuoso come vento che scuote ogni singolo ramo. Terra in cui affondo radici per nutrirmi e sostenere il peso della vita. Cosa potrà il tempo, cosa le stagioni, se la tua ombra avvolge le mie spalle e a te mi abbandono. Il cuore trema e grida una gioia senza voce, e bevo l’aria che la tua essenza quasi mi sottrae.
Imma Paradiso Immagine: “I due amanti” Marc Chagall
Quando ha compiuto cinque anni gli hanno regalato tutto, ma quello che gli è piaciuto di più è stato il regalo della zia: un carillon. La ragazza lo mise sul comodino; lì, incollato al letto, attaccata ad esso. Prima di andare a dormire accendeva il lumicino; Così, nell’oscurità della stanza, una luce fioca ha fatto brillare ancora di più la ballerina mentre si girava su un piccolo specchio ballando il Lago dei cigni. Gli occhi della bambina brillavano più luminosi dello specchio. All’età di diciannove anni debutta come prima ballerina, appunto, in quel balletto di Ciajkovskij. È stato un successo. È uscito sulle riviste, in televisione. Hanno pubblicato molti articoli . La parola che è stata ripetuta nei commenti è stata “rivelazione”. Raccontava tutto, tranne che nell’esecuzione non seguiva la musica che veniva dai violini, né dai flauti, né dagli oboi, né dagli altri strumenti, ma seguiva quella che veniva dal suo cuore: quella della piccola scatola di musica.
Prof. Claudio Mamud
Traduzione dall’idioma spagnolo all’italiano a cura di Elisa Mascia.
Recensione : La musica che accompagna i giorni e le notti dei bambini nn si cancella mai più dalla memoria ma soprattutto resta impressa nel cuore e anche quando, in futuro, si diventa personalità e artisti importanti quelle melodie non abbandonano da adulti poiché sono elette dal cuore. Elisa Mascia
Cajita de música
Cuando cumplió cinco años, le regalaron de todo, pero lo que más le gustó fue el regalo de su tía: una cajita de música. La niña la puso sobre su mesita de luz; ahí, pegada a la cama, pegada a ella. Antes de dormir, prendía el velador; así, en la oscuridad de la habitación, una tenue luz hacía brillar aún más a la bailarina que daba vueltas sobre un pequeño espejo bailando El lago de los cisnes. Los ojitos de la pequeña brillaban más que el espejo. A los diecinueve años debutó como primera bailarina, precisamente, en ese ballet de Tchaikovsky. Fue un gran éxito. Salió en las revistas, en la televisión; le hicieron muchas notas. La palabra que se repetía en los comentarios era “revelación”. Ella contó todo, menos que en la función no seguía la música que provenía de los violines, ni de las flautas, ni de los oboes, ni de los demás instrumentos, sino que seguía la que provenía de su corazón: la de aquella cajita de música.
Prof. Claudio Mamud
Reseña: La música que acompaña los días y noches de los niños nunca se borra de la memoria sino que sobre todo queda impresa en el corazón e incluso cuando, en el futuro, te conviertes en una personalidad y artistas importantes esas melodías no abandonan como adultos porque son elegidas por el corazón. Elisa Mascia
Già sono buone, se poi un grande poeta ci compone dei versi, creando un’immagine deliziosa facendocele assaporare, coglierne l’odore e il suono allegro dello sfrigolio della frittura allora è un invito irrinunciabile.
Ode alle patate fritte, da “Navegaciones y regresos (1957-1959)”, Pablo Neruda
Scoppietta nell’olio friggendo l’allegria del mondo: le patate fritte entrano nella padella come candide piume del cigno del mattino ed escono semidorate dalla crepitante ambra delle ulive.
L’aglio aggiunge ad esse la sua terrena fragranza, il pepe, polline che attraversò le scogliere, e vestite a nuovo con abito d’avorio, riempiono il piatto ripetendo l’abbondanza e la saporita semplicità della terra.