Storia: Le venditrici punite

Le venditrici punite

Me Piemont

Le venditrici punite

Questa storia si svolge nella metà del settecento ma l’epoca non è importante in quanto racconta l’eterno desiderio umano di frodare il prossimo.

Ordunque, cinque compaesane della campagna torinese giravano mercati e fiere per rifilare i loro prodotti invenduti che risultavano avariati ed erano causa di malesseri anche gravi; ma a loro poco importava la salute del prossimo.

Ovviamente dopo aver turlupinato la clientela di un mercato rionale facevano passare parecchio tempo prima di farvi ritorno, temendo pesanti ritorsioni nei loro confronti.  

Non erano mai state al mercato di piazza del Municipio, a Torino, e siccome avevano parecchia merce guasta da far fuori, compreso un certo quantitativo di uova marce, decisero di recarvisi.

“I cittadini sono cretini, li incanti come vuoi; basta dire che è roba fresca di campagna e aprono il loro borsellino soddisfatti” disse Ada.

“Si, ma se poi crepano non è che i gendarmi ci impiccano?” rispose Luigina.

“Crepino pure, che ne sanno i gendarmi che sono state le nostre uova marce e fetide a condurli all’inferno? E poi chi ci riconosce tra centinaia di venditrici?” disse strafottente Margherita.

La risposta di Margherita fu soddisfacente per tutte e cinque, comprese Anna e Teodosia che erano rimaste zitte e quindi l’indomani portarono le loro merci deteriorate al mercato; nel cesto delle uova misero dei fiori profumati che avevano arraffato in un giardino, per coprire eventuali effluvi poco invitanti.

“Uova frescheeeee! Uova frescheeeee! Raccolte stamattina dal pollaioooo!” urlarono quasi in coro le cinque perfide comari.

La loro merce e in particolare le uova andavano a ruba; l’aspetto sano delle venditrici prometteva inconsciamente la qualità e genuinità dei loro prodotti.

Finché arrivò una vecchina che chiese mezza dozzina di uova “Eccole, può berle anche crude” disse Teodosia, dimostrando la sua totale assenza di scrupoli.

La vecchina pagò e allontanatasi di pochi passi dal loro banco venne urtata da alcuni mocciosi che si rincorrevano; le uova caddero in terra e si levò all’istante un tanfo putrido.

Gli astanti capirono immediatamente che tale olezzo terribile veniva emanato dalle uova delle cinque malintenzionate; la reazione popolare fu immediata, esse vennero circondate da una moltitudine di persone che iniziarono ad inveire contro di loro, in attesa dell’arrivo dei gendarmi. I gendarmi infine giunsero e confiscarono i ricavi delle cinque malefiche venditrici, poi le consegnarono al pubblico ludibrio.

Esse vennero poste contro un muro di pietra, sorvegliate affinché non si dessero alla fuga, e sottoposte ad un feroce tiro a segno da parte dei monelli entusiasti, che usarono come proiettili le uova marce della indecente cinquina.

La punizione durò parecchio e alla fine le cinque disoneste risultarono interamente ricoperte di sostanza marcescente; a qual punto poterono andarsene, seguite dai lazzi delle innumerevoli persone presenti.

Ritornarono al loro paesello, a piedi, seguite dal latrato dei cani che incontravano e che parevano, anche loro, disgustati da quelle cinque persone strambe e repellenti.

Giunsero al loro paesello di notte e piene di vergogna raggiunsero le rispettive abitazioni, sperando di non essere viste dai compaesani.

Da quel giorno le cinque venditrici, punite così duramente, diventarono corrette fino all’ossessione e le loro merci, fresche e selezionate, furono gradite da chiunque.

Racconto inedito scritto da Ernesto Martinasso

“I racconti del giovedì”.

Nell’illustrazione:

Giovanni Michele Graneri ( Torino 28 Settembre 1708 –

Torino 26 Febbraio 1762), pittore.

Mercato in piazza del Municipio (le venditrici punite), olio su tela, 1740; Torino, Palazzo Madama.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...