Legambiente: L’Aria in Piemonte. Facciamo il punto su dati, semaforo, andamenti, nuove tecnologie 

L’Aria in Piemonte. Facciamo il punto su dati, semaforo, andamenti, nuove tecnologie Una firma tra Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta e Arpa Piemonte per una protezione ambientale regionale ancora più forte e coordinata 
Giovedì 27 ottobre, alle ore 11.30, presso la sede di Arpa Piemonte – via Pio VII 9 a Torino, il Presidente Giorgio Prino e la Direttrice Alice de Marco di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta e il Direttore Generale di Arpa Piemonte Angelo Robotto parleranno di aria in Piemonte, dei dati e del perché la qualità dell’aria nella nostra regione è così critica.  Sarà l’occasione per la firma unica in Italia: un protocollo d’intesa tra un’associazione importante come Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta e Arpa Piemonte, un’Agenzia per la protezione ambientale istituzionale.

Ho sulle labbra il tuo nome, di Iris G. DM 

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Ho sulle labbra il tuo nome,

mi sfiora appena.

La mia lingua batte sul palato,

poi sui denti

ma,dalla bocca non esce suono.

Mi specchio silenziosa,

le mie mani lisciano sui fianchi la stoffa del vestito.

Mi volto,

il mio letto vuoto,

la mia isola di vento ,

le finestre aperte,

l’aria sa di mandorli e peschi in fiore

e la notte non sa parlare.

Ho sulle labbra il tuo nome,

lo sciroppo d’acero appiccicoso sul mento,

a te leggevo le mie poesie,

pezzi di carta sparsi come vele colorate,

sillabe pronunciate ai piedi che toccavano i tuoi piedi.

Lo sa il cielo quanto erano vicine le stelle

quando io poggiavo il mio cuore

tra le tue costole!Iris G. DM

«Filastrocca per Gianni Rodari» di Mimmo Mòllica

«Filastrocca per Gianni Rodari» di Mimmo Mòllica

La «Filastrocca per Gianni Rodari» di Mimmo Mòllica è un omaggio al maestro della fantasia nel 102esimo anniversario della nascita. Nato ad Omegna il 23 ottobre 1920, Gianni Rodari è morto a Roma nel 1980. È stato maestro elementare, scrittore, giornalista e pedagogista. Rodari ha saputo dare all’immaginazione il suo massimo valore, inculcando nei bambini il piacere della lettura, l’arte dell’immaginazione.

«Filastrocca per Gianni Rodari»

Sono Rodari Gianni,

ho centodue anni,

però in lemmi contrari

sono Gianni Rodari. 

Sono nato nel venti

ed ho fatto contenti

tanti e tanti piccini,

babbi, mamme e bambini, 

con racconti e poesie,

varie tipologie:

filastrocche e racconti,

in cielo, in terra e per monti,

fiabe per imparare

a pensare e a giocare,

a capire ed amare,

e perfino a studiare.

Non è per fare prima,

è che ho amato la rima:

rima piana o anche tronca,

rima ricca, mai monca, 

ripetuta, incrociata, 

versi in rima baciata, 

rima ad eco, alternata, 

rime e versi in terzine

per bambini e bambine.

È un segreto e lo rivelo:

Filastrocche in terra e in cielo 

io l’ho scritto come omaggio

prima di mettermi in viaggio.

E così, quando ho finito,

chiuso il libro son partito,

verso il cielo son volato

e non sono più tornato.

Per tornare cosa aspetto?

di finire il mio progetto!

Sì, lo so, non è corretto, 

però non è mica detto,

vedo di fare il biglietto,

e però non lo prometto!

Mimmo Mòllica

La fantasia è una cosa seria

Domenica 23 ottobre 2022 ha compiuto centodue anni Gianni Rodari, il maestro della filastrocca e della fantasia. E la fantasia, si sa, è importante: con la fantasia si può viaggiare per terra, cielo e mare, si può giocare e fare sul serio. Già, perché la fantasia è una cosa seria. Gianni Rodari ha saputo dare all’immaginazione il suo massimo valore, ha sputo inculcare nei bambini il piacere della lettura, l’arte di giocare con le parole e con i concetti.

Nato ad Omegna (provincia del Verbano-Cusio-Ossola), Gianni Rodari è morto a Roma nel 1980. È stato maestro elementare, scrittore, giornalista e pedagogista: un pioniere.

Ha messo il bambino al centro del percorso formativo della scuola, senza porre limiti al pensiero creativo. Le sue storie fantastiche hanno sollecitato l’immaginazione di generazioni di bambini e genitori, insegnanti e pedagogisti. 

Nessuno possiede la parola magica

Nel 1970 a Gianni Rodari è stato assegnato il premio “Hans Christian Andersen”, il massimo riconoscimento internazionale per la letteratura per l’infanzia. 

“Io credo che le fiabe, quelle vecchie e quelle nuove, possano contribuire a educare la mente. La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi, essa ci può dare delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere il mondo, gli può dare delle immagini anche per criticare il mondo. Per questo credo che scrivere fiabe sia un lavoro utile”, scriveva Gianni Rodari.

Ed ancora: 

“Nessuno possiede la parola magica: dobbiamo cercarla tutti insieme, in tutte le lingue, con modestia, con passione, con sincerità, con fantasia; dobbiamo aiutare i bambini a cercarla, lo possiamo anche fare scrivendo storie che li facciano ridere: non c’è niente al mondo di più bello della risata di un bambino. E se un giorno tutti i bambini del mondo potranno ridere insieme, tutti, nessuno escluso, sarà un gran giorno, ammettetelo”.

Lui, l’anticomunista (piccola storia insignificante)…

Lui era anticomunista. Il resto della cittadina era comunista, anche se per comodo e per opportunismo votava partiti di centrosinistra. Per le sue idee si era fatto dei nemici, era malvisto,  gli avevano fatto terra bruciata. Le ragazze non lo volevano, lo rifiutavano sempre, al massimo lo illudevano con un gioco di sguardi prolungato e poi andavano a fare ammucchiate con altri, rivelandosi con lui molto scostanti e altezzose.  Lui era anticomunista e questo era il minimo che potesse succedere. Dicevano anche che era pazzo, gay, ritardato mentale, impotente, minidotato sessualmente, molto brutto. Lui li lasciava dire. D’altronde nessuno avrebbe testimoniato a suo favore perché erano tutti contro di lui. Così la diffamazione continuava. Lui era anticomunista e tre volte l’avevano picchiato a sangue per questo: pugni in faccia, una volta anche un calcio in faccia, varie escoriazioni sul corpo. Naturalmente era roba tra ragazzi o al massimo tra giovani uomini  e poi nella civilissima Toscana a volte si prendono e a volte si danno. Lui era anticomunista. E alcuni giovani estremisti di sinistra per un periodo lo attenzionarono, lo pedinarono,  volevano attentare alla sua incolumità fisica. A riprova della grande civiltà toscana fu il fatto che il corso  di Pisa era pieno di studenti che protestavano per l’incarcerazione di quei giovani che oltre a pedinare lui avevano fatto attentati incendiari ad altre persone ed erano stati fermati tempestivamente dalle forze dell’ordine. Ma il popolo toscano dava solidarietà ai delinquenti e non alle vittime designate o potenziali. Ma erano forse delle ingiustizie? Al mondo c’erano ingiustizie più grandi e poi per teoria e per prassi i comunisti non commettono mai ingiustizie: i comunisti sono buoni e se talvolta usano la violenza è del tutto legittimo perché è per la rivoluzione.  E poi se tutto gli andava male nella vita in quella cittadina  bastava ascoltare i Negrita e capire una volta per tutte che quella cittadina non era Hollywood! Ma perché non poteva andare via? Era impossibilitato per ragioni familiari. Lui era anticomunista e non aveva amicizie né un lavoro perché le conoscenze, le pubbliche relazioni contavano molto in quel posto. Lui amava scrivere, ma anche lì nel mondo delle patrie lettere, nel 2000 e oltre, bisognava essere comunisti e scrivere per i comunisti cose da comunisti. Così finì solo e dimenticato da tutti. Nessuno lo aiutò e poi naturalmente aiutati che Dio ti aiuta. Lui era una mezzasega, un mezzo uomo e forse anche meno perché non aveva una donna, non aveva una famiglia,  non aveva un lavoro. Quando morì nessuno lo ricordò. La gente era ormai diventata di destra perché faceva comodo, per opportunismo, per quieto vivere, per calcolo, per protesta. Ma anche la destra non lo vedeva di buon occhio perché non lui non si era mai venduto, mai allineato, mai iscritto e non aveva mai militato. Lui era uno che non aveva mai risparmiato critiche. Nessuno andava mai a visitare la sua tomba perché quando uno è morto è morto e a cosa serve? E poi i pochi che lo avevano conosciuto bene lo odiavano perché lui in vita era uno che aveva avuto tanto tempo da perdere e lo aveva perso e sprecato bene. Non si era industriato, non aveva rischiato, non era stato un uomo pratico. La gente si era a ogni modo dimenticata in fretta di lui e poi cosa c’era da ricordare? Assolutamente niente. Rimanevano disseminati in angoli del web i suoi scritti, che alcuni leggevano senza sapere che era morto. Lui era stato un anticomunista. Sipario.