Alle persone che vogliono un cane per il natale voglio ricordare che: il cucciolo che adotteranno ora vivrà almeno per 10 natali, 3650 giorni. Per tutto quel tempo dovranno dedicare 228 giorni, cioè 5472 ore solo per abituarlo alla nuova vita in casa.
Dovranno finanziare almeno 1460 kg di alimento base.
Dovranno raccogliere almeno 7300 volte i suoi escrementi.
Dovranno andare dal veterinario per le vaccinazioni e le cure un numero imprecisato di volte che aumenterà insesorabilmente all’aumentare dell’età del cane.
In cambio otterranno minimo 87.600 ore di incondizionata devozione impossibile da trovare in un altro essere vivente.
Siate responsabili, occupatevi dei vostri animali fino al giorno della loro morte, se una di queste esigenze vi sembra un lavoro eccessivo, non prendete un cane.
Copia e incolla sulla tua bacheca, vediamo se così riusciamo a far pensare la gente prima di fare del male gratuito a chi non lo merita ….vale anche per i gatti.
Nella mia ricerca smodata di scrittori interessanti mi imbatto in lui, Alessandro Monticelli. Un incontro non facile, perchè alla fine devono incontrarsi due menti e due anime. Lui un uomo di grandissima cultura, nasce come pittore e scultore, poi spunta la poesia nella sua vita. Alessandro non si definisce un poeta, direbbe che questa definizione è troppo alta per lui, allora accontentiamolo!
Infatti lui non è un poeta, ma molto di più, anche se lui non è come dire” un poeta maledetto” come Baudelaire, ma direi che ha delle assonanze con quest’ultimo.
Qual è il pensiero di Baudelaire?
Baudelaire, con la sua poetica e il suo pensiero, è sempre stato un ribelle in conflitto col mondo che lo circonda, con la mediocrità della società a lui contemporanea e coi sogni di progresso tanto cari alla società borghese di cui fa parte.
Una definizione che gli calza a pennello, ma calza a pennello a tanti di noi. Chi è che non è in conflitto con la società odierna? Chi non si rende conto, alla fine non ha un anima, perchè fa finta che non ce l’ha.
Un uomo interessante che ha tanto da dire, ma nello stesso tempo schivo, sfuggente, un pò narcisista, a tale proposito c’è una prefazione al suo libro molto interessante
Prefazione al libro ” le conseguenze” dello scrittore Alessandro Monticelli di Guerino Sciulli C’è un quadro di Hopper che si chiama A Room in New York. Risale ai primi anni Trenta e mostra una coppia in un interno borghese molto dignitoso, con lui immerso nella lettura di un giornale su una bella poltrona imbottita, e lei all’altro capo del tavolo, con un gomito appoggiato al pianoforte e un dito sopra la tastiera per ascoltare una nota che, forse, non arriverà mai. Siamo ancora lontani dalle camere d’albergo e dai letti sfatti che affolleranno la pittura di Hopper nei decenni successivi – tutti quei corpi assorti in un silenzio senza alternative – ma l’atmosfera è già quella, inconfondibile, dell’Hopper più maturo: due personaggi chiusi in una stanza, con grandi finestre aperte su una luce che non redime niente, e loro due tanto vicini quanto può esserlo una coppia in uno spazio chiuso, ma solo perché risalti al meglio il muro di estraneità che li divide. Un’atmosfera così tipica da sembrare archetipo; lo stesso, algido archetipo che aleggia spesso anche tra i versi di questa nuova, sorprendente raccolta di Alessandro Monticelli. Lei e lui, lui e lei. E quasi nient’altro. Ma è un ‘quasi’, quello, che spalanca abissi. Chi conosce la sua ricca produzione di poliedrico artista figurativo sa bene quanto la dualità in genere sia per Monticelli un modulo talmente ricorrente da apparire quasi un ossessione che tuttavia sarebbe ingenuo liquidare attribuendola solo al fatto che, di norma, le sue opere sono il prodotto di un lavoro a quattro mani, e dunque duplice per definizione. Perché in quelle opere il doppio assurge sempre al rango di tema consapevole, esposto di continuo a tutte le variazioni immaginabili, in un inesauribile, trionfale e a tratti funereo, perché infinitamente riproducibile, ritorno dell’identico. È il regno di Narciso, l’eterno adolescente perso nella contemplazione di sé stesso, che, ovunque si volti, non vede altro che specchi. E Narciso, non a caso, compare anche in una delle poesie di questa raccolta. Salvo che qui si tratta di un Narciso non più solo compiaciuto ma anche debole, ferito; un Narciso «che non si/rincuora nella sua immagine/ ma ne sente tutta l’inconsistenza e/precarietà»; un Narciso, dunque, che sta finalmente cercando di rompere lo specchio, perché ha ormai capito che stavolta c’è davvero qualcun altro, nella stanza; qualcuno con cui bisogna fare i conti, adesso, e non soltanto sesso. E allora l’ironia, il calembour, il gusto vagamente surreale, gli sghembi enjambement, gli echi colti e quelli pop, le scintille che sprizzano dal cortocircuito fra oscenità e preghiera, latrine e paradiso, e insomma tutto quel mix di malinconia e sprezzatura, cinismo e savoir vivre che costituisce la cifra più tipica del Monticelli poeta. Tutta questa sapida miscela diventa funzionale non più alla pura e semplice boutade, che per quanto brillante è comunque condannata a scivolare senza attriti sulla superficie, ma a evocare ferite e sangue autentici, reali, qualcosa che palpita e brucia sul serio. Qualcosa che affonda nella carne, senza schermi. Perché ironia e il distacco sono armi difensive che vanno usate con moderazione, pena il rischio di congelare tutto ciò che toccano, paralizzando la scrittura nel terrore dell’ingenuità e finendo così con l’inibire proprio l’essenziale: quella benedizione del lasciarsi andare, quella incondizionata fiducia nel fondo delle cose, quel raschiarsi l’anima da cui soltanto può sgorgare una parola vera. Parola che, con molta discrezione, lampeggia a tratti in molti versi di questa raccolta (che è quella di un poeta ormai vicino alla sua piena maturità espressiva), aggirandosi tra le strofe con la leggerezza di una regina inconsapevole, e perciò capace di aprirsi alle folgorazioni dell’epifania. Che per rivelarsi hanno assoluto bisogno di sobrietà e silenzio. O della tranquilla dimora di un paesaggio autunnale, per esempio, quando sul viale sono “solo foglie rosse e un ragazzo/dal viso allegro/che si allontana disinvolto/spingendo le ruote del suo carrozzino”. Guerino Sciulli.
Guerini Sciulli , coglie ” Hopper” nel suo modo di scrivere, lui il pittore della solitudine, Alessandro Monticelli, lui la scrive, la sente. Che strano ci sentiamo soli anche se circondati da persone, questo senso di inquietudine, di abbandono della vita e dalla vita! La mia, con lui un intervista insolita, faticosa, sfuggente, è stato come rincorrere lo scrittore nei meandri del suo essere, tra la comprensione e l’incomprensione. Un intervista che devi intuire e poi scrivere per non dimenticare le sfumature. Poi per cercare di capirlo leggi le sue poesie,
ad esempio questa:
Ho avuto nel cuore una piccola bestia Stupro continuo e indomabile Che si divora muore e rinasce ad ogni istante. Ho lavorato come scultore che toglie legno dal legno marmo dal marmo pietra dalla pietra ferro dal ferro. Gesti che sembravano grandi E che ora diventano miniature di luce. Oggi, che perso in un poco E’ già un bel ricordo il ricordare. Alessandro Monticelli
Il fruscio d’ali di questo amore non mi fa dormire Le sento sbattere e le vedo lacerarsi costrette dalle Sbarre della gabbia dove sono relegate. Cosi’ esco e mi tuffo tra la gente nel mercato Costeggiando banchine di frutta e verdure Merci deperibili Non come le illusioni Sempreverdi e immarcescibili In vendita sul banco dell’arte a meta’ prezzo. Alla fine del marciapiede mi imbatto nel demonio Che oggi e’ un uomo che chiede elemosina Con occhi chiari e liquidi degli anziani Ma non mi preoccupo piu’ di tanto Sai! Se penso che Robert Lowell mori’ sul taxi Che lo portava a casa della ex moglie Che lo aspetto’ inutilmente, sfruttando forse L’ultima occasione per rinnegare quel matrimonio. Amen. Alessandro Monticelli
Io gli domando – Alessandro perchè questo libro si chiama ” le conseguenze” ?
Mi risponde semplicemente con una risposta che dce tutto – Le conseguenze della vita-
Alessandro Monticelli, le conseguenze della sua vita, nel suo libro, nella sua poesia, che svetta in alto con un ” non so che”
di immortale e fatalistico, le sue risposte brevi e lapidarie.
Cosa significa per te fare poesia e che cosa è la poesia per te ?
Fare poesia è una conoscenza continua, un affinamento dei sensi e della percezione personale del mondo che si vive. Ed è una connivenza con i segreti della vita, che a volte si svelano, ma sta a noi capirne il significato.
Alessandro sente sua una citazione del poeta spagnolo Jorge Semprùn:” Tra scrittura e memoria: presenze di poeti
La voce della poesia: guida e frammento di un arte della memoria, metodo, letteralmente, cammino e itinerario per ritrovare le voci perdute, disperato ma ineludibile ascolto; la voce della poesia, frammento di vita che governa e rende possibile la trascrizione infinita della morte-
Il giorno spossato giunge a un finisterre Occhi di passanti tra granelli di sabbia Che scendono morbidi si susseguono In controluce. Come collisioni istantanee del sensibile Frammenti imprevedibili di dualità mai vinte Utopie febbrili di repertori danzanti e seducenti. Nella vita si muore più volte (E’) quasi un’eco di dolore. Alessandro Monticelli
Alessandro mi dice che per lui le parole sono come in uno spartito musicale, emergono con la musica e lui deve sentirle come tali, io trovo questa definizione straordinaria.
Vale la pena di leggerlo e lasciarsi cullare dalle sue parole, certo la vita non ci culla, ma chiudere gli occhi e sentire la musica delle sue poesie ci fa capire che non siamo soli a sentire, provare tempeste di emozioni e solitudini. Ogni sentimento si accompagna al suo totale opposto, chi ama intensamente, prova anche dolori intensi. A chi non è capitato’. ” Le conseguenze di Alessandro Monticelli sono le conseguenze di tutti, leggiamolo nelle righe e tra le righe, questo artista straordinario a 360 gradi, scultore, pittore e poeta, anzi scrittore del tormento del vivere.
Avrei dovuto fare di più Come incidere le nostre iniziali Su di una stella. Ora che tra le pieghe equivoche Del più celato e carnale privato Io muoio E tu indossi un abito appena comprato. Alessandro Monticelli
C’è una lenta bellezza
nella solitudine dei primi piani
In un lontano Arcobaleno
che non ha mai Inizio da qui
Si indugia a poche fermate di metró
tra indifferenza e amore
Nell’attesa di un gesto
che rimetta tutto a posto
La macchina barocca oramai è denudata semplice quasi purificata
Nello smarrimento di chi percorre
grandi strade e chi solo sentieri
Di sera buio e bellezza
restano nei nomi
di chi si incurva per il dolore
E in chi crescendo
ha imparato a deludere
Per cena solo Ossi di seppia. Alessandro Monticelli
부산국제미술제 / BUSAN INTERNATIONAL ART FESTIVAL 2022 (BIAF) Busan Metropolitan City – Tongmyong University – KCCAE Institute for Korea-China culture Art Exchange Research
JOAN JOSEP BARCELO The tempest Painting on canvas: acrylic, plaster, earth and stone 100X120 cm / 2021
Thank you very much for granting me this Award, a recognition that makes me immensely happy. It has been a great honor to participate with all the artists in this Art Festival. My thanks to Ho Hwan Chun, BIAF 2022 Organizing Committee Chairman and Michael Kazemi for the excellent organization of the event.
Grazie mille per avermi assegnato questo Premio, un riconoscimento che mi rende immensamente felice. È stato un grande onore partecipare con tutti gli artisti a questo Art Festival. I miei ringraziamenti a Ho Hwan Chun, Presidente del Comitato Organizzatore BIAF 2022 e Michael Kazemi per l’eccellente organizzazione dell’evento.
Moltes gràcies per concedir-me aquest Premi, un reconeixement que em fa immensament feliç. Ha estat un gran honor participar amb tots els artistes en aquest Festival d’Art. El meu agraïment a Ho Hwan Chun, president del Comitè Organitzador de BIAF 2022 i Michael Kazemi per l’excel•lent organització de l’esdeveniment.
Una panchina in legno sporca e consumata dagli anni è sempre lì, in quel pezzo di sentiero, che se non fosse bullonata al pavimento probabilmente sarebbe già scomparsa. È stata testimone di tante storie; seduta questa ragazza sorride ed abbraccia il suo lui, in procinto di leggere un libro.
Una mamma sfinita, si siede, con un passeggino al fianco che; con il piede sinistro fa un movimento avanti, uno indietro per cullare il bimbo, lei a riposo mentre fruga ad occhi chiusi nella borsa.
Dietro la panchina, tante scritte, molte insolite, tante graffiature, altri disegni incomprensibili, non manca il cuore e addirittura il simbolo anarchico che più di un giovane fiero del fatto, avrà portato pure sulla maglietta.
Bambini l'hanno usato come cavalluccio, il gruppetto! dopo la partita di calcio...
Son passati in tanti davanti a quella panchina eppure più di uno non si è mai fermato, troppa fretta.
Ma, c'era un'ora ben precisa, dopo cena, non molto tardi, a quell'ora ormai non c'era quasi più nessuno; un uomo con una discreta gobba e cappello, si avvicinava a passo lento appoggiato con la mano destra sul vecchio bastone, sotto l'abambraccio destro un foglio di giornale arrotolato. Sedeva senza fretta, su quella panca; appoggiava il suo bastone di fianco, prendeva un sigaro della tasca interna della stessa giacca di sempre, lo scrutava e sentiva il suo aroma intenso, come fosse la prima volta.
Finalmente lo accendeva, l'aria si mescolava col fumo, si percepiva che per l'uomo non era un problema il tempo, né le stagioni, perché ogni mercoledì, in primavera, d'estate,oppure col freddo, per l'uomo era lo stesso; tutti i mercoledì al calare del sole, si trovava lì, incorvato,gambe incrociate, bastone s'un fianco e il rotolo di giornale di fianco, sulla panca.
Sembrerebbe un tipo strano, per chi lo vedesse per la prima volta. Aveva l'abitudine di fumare il suo sigaro, leggermente amaro mescolato ad un retrogusto dolce salato, ma, piacevole al palato il capo leggermente chino verso l'alto, guardava vada a sapere cosa, forse nulla... sguardo perso nel'aldilà passava il tempo e lui delibaba il fumo e lo guardava come saliva e si perdeva fra i frondosi cipressi fino a scomparire le figure che si formavano.
Una volta finita la sua costumanza, prendeva il suo bastone e appoggiato, con la destra, srotolava il foglio di giornale e con tutta la sua tenerezza, mani tremanti e rugose segnate dal tempo lo spostava, lasciando sulla panca, la solita rosa rossa, bella turgida come nessuna... come lei...
Assegnato a Filippo Papa il prestigioso Premio Bronze Award International
Filippo Papa vincitore del Bronze Award International
Premio “Busan International Art Festival”, Tongmyong University, Busan city South Korea. 2022
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Un premio inaspettato che arriva alla fine di un anno stupefacente! È stata premiata la mia ricerca fotografica tesa a mostrare l’anima delle forme con l’opera “Neodiagonal” 2022.
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Filippo Papa winner of the Bronze Award International
Award “Busan International Art Festival”, Tongmyong University, Busan city South Korea. 2022
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An unexpected award that comes at the end of an amazing year! My photographic research aimed at showing the soul of forms with the work “Neodiagonal” 2022 was awarded.
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Thanks to the jury and all the organization… Special thanks to Michael Kazemi
machismo ‹mači-› s. m. [der. di macho]. – Esagerata e ridicola esibizione di virilità, basata sull’idea che il maschio sia superiore alla femmina.
L’invidia del pene (in tedesco: Penisneid) è un concetto psicoanalitico classico teorizzato da Sigmund Freud. Riguarda lo sviluppo psicosessuale femminile e il senso di angoscia che sperimenterebbero le bambine quando notano di non possedere il pene. Freud considerava questa realizzazione un momento decisivo in una serie di transizioni verso una sessualità femminile matura e lo sviluppo di un’identità di genere. Nella teoria freudiana, la fase dell’invidia del pene segna il passaggio dall’attaccamento alla madre alla competizione con la madre per l’attenzione, il riconoscimento e l’affetto del padre[1]. La reazione dei bambini alla presa di coscienza che le donne non hanno un pene è invece definita “angoscia di castrazione“.
Dall’inizio del 2022, 104 donne e dico ed insisto, 104 donne vittime di femminicidio. Nei miei articoli cerco di avere un linguaggio diretto, semplice e lineare, arrivare a tutti ed esprimere liberamente il mio pensiero. Per tutte queste donne uccise, ce ne sono, non sappiamo quante, maltrattate, bastonate, umiliate, ricattate e per quale motivo ? Eccessivo machismo e prepotenza maschile. Però esistono anche uomini maltrattati e costretti a vivere in macchina, e ricorrere alla caritas per mangiare, per il mantenimento a figli e moglie. Poi ci sono gli altri, quelli che pensano che nascere con un pene, gli dia il potere e il dominio sul mondo e certo sulle donne, esempi scandalosi sono quello che succede nei paesi arabi, dove le donne non possono studiare, avere cultura, devono essere coperte dalla testa ai piedi, non leggere, non cantare, non ballare e l’elenco è lungo.
Allora diciamolo chiaramente, l’uomo pensa che avere un fallo abbia uno scettro per diritto divino. Gli uomini non sopportano che una donna lo abbandoni, non si domanda perchè, ma piuttosto come si permette? Anche se il fallo alla fine ha delle falle pazzesche, lui ce l’ha e le donne no. La forza morale e lo spirito di sacrificio che hanno le donne, nessuno uomo le possiede. Il suo eccessivo machismo lo porta ad uccidere, a fare guerre. La dimostrazione fallica del suo potere fallico. Noi donne non siamo perfette, anzi tutt’altro, ma abbiamo più cuore di ogni altro uomo.
Siamo nel 2022, eppure se una donna invita, dico invita un uomo per un caffè, viene mal giudicata. Se una donna ha voglia di dire ad un uomo ” mi piaci”, viene giudicata poco seria. Se una donna fa il primo passo è una sfacciata, se lo fa un uomo un vero maschio. Una donna può dire ad un uomo ” mi piacerebbe conoscerti?” certo che no, penserebbero che è poco seria e vuole solo andare a letto . Eh certo! Oggi gli uomini sono spaventati da noi donne, hanno rapporti non di amicizia, e perchè no? ma solo interessi sessuali. Agli inizi del secolo scorso e praticamente da sempre, se una donna rimaneva incinta, era giudicata una poco di buono, emarginata, rinchiusa. Certo il figlio non l’aveva fatto da sola, ma lei una ” malafemmina”e l’ uomo? Certo un macho. Oggi il terreno di caccia è fb, instangram, insomma i social, agganciano donne, magari in un momento delicato della loro vita, le sottopongono ad un bombing love pazzesco, poi quando sono cotte a puntino, senza un motivo apparente, infatti non esiste, le fanno ghosting. Il mondo è pieno di narcisisti e i narcisisti sono per la maggior parte uomini, nonostante il mal funzionamento del loro apparato idraulico, e qui mi scappa una risata, loro sono uomini e anche il più ”scaciato” ha grandi prospettive e pretese.
Certo sono uomini hanno il fallo, lo scettro del potere.
Articolo di Marina Donnarumma. Roma 16 dicembre 2022
AVVERTIMENTO: questo è un articolo cialtrone (si mettano in pace gli esperti veri e gli offesi potenziali).
“l’ipocrisia è un omaggio che il vizio rende alla virtù” (La Rochefoucauld)
Nelle settimane passate, ci siamo trovati impreparati di fronte a un fulmine a ciel sereno, o almeno così in tanti lo hanno definito, e così abbiamo confermato, casomai ce ne fosse ancora bisogno, di essere un paese di ipocriti. Una nazione intera, profondamente e radicalmente ipocrita.
Sebbene la parola sia di uso comune, la definizione di ipocrisia non è poi così scontata e contiene un forte connotato etico, negativo.
Lo traggo dalla descrizione autorevole del Dizionario Treccani: “[…dal gr. ὑποκρισίη, forma rara per ὑπόκρισις «simulazione», der. di ὑποκρίνω «separare, distinguere», e nel medio ὑποκρίνομαι«sostenere una parte, recitare, fingere»]. – Simulazione di virtù, di devozione religiosa, e in genere di buoni sentimenti, di buone qualità e disposizioni, per guadagnarsi la simpatia o i favori di una o più persone, ingannandole…”
Che ipocrisia e inganno facciano rima è dunque certo e così questa nostra Italia si fonda da tempo proprio sull’inganno.
Era un inganno la parvenza di “normalità” che si viveva fino al 27 ottobre nel mondo del calcio nel quale il “caso Juventus” ha mostrato a tutti ciò che tutti già sapevano e ha – dunque – ha svelato il segreto meno segreto che ci fosse.
È utile, allora, chiedersi se e quali altri inganni si nascondono sotto l’apparente normalità di un paese ipocrita, quantomeno per scongiurare altre e disastrose “cadute dal pero” che potrebbero toccarci presto; non appena ciò che tutti sappiamo (o quantomeno potremmo sapere se solo alzassimo lo sguardo dal cellulare) accadrà inesorabilmente, prendendoci ancora una volta alla sprovvista.
In questi giorni ci sono stati esempi limpidi di ipocrisia e di inganno.
Li racconto, naturalmente, dal mio personale punto di vista ed in ordine rigorosamente cronologico, giacchè avrei difficoltà insuperabili a trovare per loro un ordine di importanza, o meglio di gravità.
Il Governo nuovo di zecca di Giorgia Meloni si dibatteva nel difficilissimo compito di varare una manovra che affrontasse (o almeno fingesse di farlo) i nodi di carattere economico, per evitare i quali il magico nonno-banchiere aveva poco prima mollato il colpo, e riusciva a stento a partorire un documento che assicura copertura al fabbisogno più urgente solo fino alla fine di marzo 2023.
Quasi conseguentemente, il Presidente Mattarella puntava il dito con fare solenne sul peccato originale a suo dire trascurato dalle cure della Presidente(essa), l’evasione fiscale, e sugli effetti che questa distrazione imperdonabile avrebbe sull’incombente giudizio europeo e sul salvifico strumento – unico e solo disponibile per l’ipocrita nazione italica – del PNRR.
Contemporaneamente alla rigorosa censura presidenziale sul malcostume degli italiani da trivio, popolino di evasori impenitenti, responsabili per questo del disastro economico in arrivo (pardòn, in atto) e degli strali attesi da Bruxelles, lo stesso pulpito giornalistico dalle pagine rosa celebrava il miracolo nazionale del Gruppo Ferrero.
Il fiore all’occhiello della produttività italica targata Nutella conquista ancora un piazzamento eccellente nell’industria planetaria, acquisendo il marchio dei gelati “a conduzione familiare” più importante che ci sia, WELLS.
Non vedete tracce di ipocrisia in questo?, naturalmente no, finchè tra le colonne dello stesso giornale economico non abbiamo letto un diligente reportage di appena qualche giorno prima, proprio sulla struttura societaria del Gruppo Ferrero, intento a ridisegnare gli equilibri partecipativi attraverso le “holding” di famiglia.
Tutte rigorosamente collocate e distribuite tra Lussemburgo e Isole Vergini Britanniche (vi dicono niente i paradisi fiscali?).
Il Sole24 nazionale scrive con passione e ammirazione di come lo schema delle partecipazioni si perda gradualmente nella nebbia delle regole di non-trasparenza che quei paesi assicurano, e tratta l’argomento come si conviene a un giornale economico, tecnico e competente, ovvero senza alcuna considerazione morale o quantomeno civica sui due pesi e sulle due misure della circostanza di cronaca. Che coincidenza.
Mentre sulle pagine rosa Mattarella tuona contro barbieri, estetiste, geometri e avvocati, ristoratori et similia che risparmiano su scontrini e fatture, quelle stesse pagine ci raccontano di quanto sono bravi i grandi gruppi e le grandi famiglie italiane a mettere radici dove le tasse sono un’opinione. Con un altro interessante report, questa volta di taglio storico, dedicato all’inchiesta contenuta nel libro-fantasma di Mark Raymond Hürner, “Gli Usurpatori – La storia scandalosa della successione di Giovanni Agnelli” ci parla dell’epopea giudiziale della famiglia Agnelli e dei miliardi di euro che potrebbero essere stati distribuiti all’Avvocato grazie alle società che controllavano le attività della famiglia e anche delle «società con sedi nei paradisi fiscali che non erano menzionate nella lista ufficiale delle partecipazioni o perché erano “fuori perimetro”, cioè non erano ufficialmente legate al gruppo Agnelli, oppure perché la lista delle partecipazioni non era esauriente».
“Hürner ne ha contate 94, di cui 33 in Svizzera, 32 nei Paesi Bassi, 16 in Lussemburgo e poi alle Cayman, Bahamas, Bermuda Panama, Guernsey, Liechtenstein, Isole Vergini Britanniche, Montecarlo.”
Tanto per tornare all’ipocrisia, mi sovviene che oggi il gruppo in questione si divide tra Gran Bretagna e Olanda per le sue sedi legali e fiscali.
Provo a contare quanti ingegneri, medici e baristi truffaldini occorrano per far sparire dai radar del fisco italiano somme come quelle e mi addormento inesorabilmente.
Quando l’ipocrisia raggiunge questi livelli così alti, ha pure un taumaturgico effetto rilassante e dormire nel bel mezzo della tempesta può essere una buona strategia per superarla, o no ?
L’altro nome dell’ipocrisia è inganno e allora perché qualcuno dovrebbe dare l’allarme e prepararci al peggio, piuttosto che confidare nella nostra assuefazione e nel magico incantesimo del sonno salvifico?
Socchiudendo appena gli occhi, però, l’ipocrita travestimento della realtà si smonta inesorabilmente e da quella mistificazione emergono inquietanti segni di verità. Un po’ com’è stato per il calcio, molti sanno e fingono di non sapere.
Per esempio, che la cura delle Banche Centrali per l’inflazione è la stessa in USA come in EU, e consiste nell’apatico e scontato aumento dei tassi.
Così facendo, però, la Banca Centrale Europea si dimostra essa stessa regina dell’ipocrisia, che diventa un faro comunitario e trascende i confini nazionali.
Se la BCE uniforma la misura del più recente aumento (50 punti) a quello di qualche giorno prima della FED, tutti sanno (gli economisti veri, of course, mica noi comuni peccatori) che esiste una differenza strutturale tra i due fenomeni inflattivi, statunitense ed europeo e di conseguenza tra gli effetti dell’aumento sul primo e sul secondo sistema economico.
Provo ad essere semplice.
Per le cause, l’inflazione USA deriva da un incremento dei consumi, quella UE dall’aumento del costo di energia e materie prime.
Per gli effetti, gli USA possono neutralizzare gli effetti dell’incremento dei tassi e finanziare il debito stampando dollari, come stanno facendo in modo massiccio, riversandoli direttamente nelle tasche degli americani; i paesi UE, no e anzi dovranno pagare tassi sempre più alti sul nuovo debito.
Ci sono altre due cose che il racconto ipocrita non può permettersi di rivelare ai paesi della grande Europa unita e – men che meno – agli italiani addormentati: il primo è che mille (1.000) miliardi del debito pubblico italiano sono nel portafoglio della BCE e delle Banche Italiane che lo hanno acquistato con i soldi dell’UE e che da oggi inizia la vendita sul mercato. Per adesso al ritmo di 15 miliardi al mese, ma chissà…
Inutile dire che se i titoli dovessero essere dismessi in modo massiccio ne deriverebbe una corrispondente perdita di valore del paese intero sui mercati e che nessuno acquisterebbe (peraltro a tassi record) più altro debito italiano.
La seconda è che la parola che gli ipocriti sussurrano da tempo a voce bassa nei corridoi che contano si chiama “austerity”.
Ricordate cosa è accaduto alla Grecia quando quella parola è stata pronunciata negli uffici di Mario Draghi & C.?
Intanto, tra sussurri e grida soffocate, il Centro studi di Unimpresa ci dice che, dopo quasi tre anni di crescita costante, il risparmio degli italiani inverte la tendenza e in tre mesi le somme sui conti correnti hanno segnato una riduzione di oltre 50 miliardi di euro.
Il prossimo fulmine è stato già annunciato, ma io racconto storie di cui non conosco la fine, non traggo conclusioni e non posso indicare soluzioni perché sto fra quelli che non contano nulla e questo è un articolo cialtrone.
Conosco, però, un’antica e bellissima storia che dice così: “due sole cose non possono essere tenute nascoste a lungo, il sole e la verità”.
Visto il clima preoccupante e bellicoso che da mesi si mostra protagonista del nostro tempo, è difficile pensare al Natale senza sperare che la sua atmosfera di amore e di pace, possa aprire un varco fra le rocce dell’odio per accedere al cuore degli uomini.
La sublime poesia “Natale” di Salvatore Quasimodo è ancora attuale. Partendo da semplici immagini, il poeta riesce a suscitare forti emozioni e profonde riflessioni. Nel guardare l’atmosfera di serenità e di amore che anima il presepe, Quasimodo medita sull’odio che regna nel cuore degli uomini che ancora, dopo secoli, non conoscono la pace e si chiede se ci sarà mai qualcuno pronto ad accogliere il vero significato del Natale, significato che si traduce nell’amore per il prossimo di cui Cristo è portatore. Per dirlo con le parole del poeta:
“Ma c’è chi ascolta il pianto del bambino che morirà poi in croce fra due ladri?“
Natale
Natale. Guardo il presepe scolpito, dove sono i pastori appena giunti alla povera stalla di Betlemme. Anche i Re Magi nelle lunghe vesti salutano il potente Re del mondo. Pace nella finzione e nel silenzio delle figure di legno: ecco i vecchi del villaggio e la stella che risplende, e l’asinello di colore azzurro. Pace nel cuore di Cristo in eterno; ma non v’è pace nel cuore dell’uomo. Anche con Cristo e sono venti secoli il fratello si scaglia sul fratello. Ma c’è chi ascolta il pianto del bambino che morirà poi in croce fra due ladri?
Maram al-Masri (1962) è una poetessa e scrittrice siriana, vive a Parigi dal 1982.
Età : 75 anni Professione : ex stiratrice
È da molto che non vedo Madame Chevrot, la donna che di solito incontravo nella strada principale. Mi sorrideva e il suo sorriso mi costringeva a fermarmi, anche se avevo fretta, per parlare del tempo, della sua bellezza di un tempo e degli uomini che l’hanno amata. Madame Chevrot è piccola, un naso grosso come una melanzana e pochi denti rotti e neri, Lei giura con fierezza, che sono veri. Elegante, per quanto l’età lo permetta. Truccata, tanto che le cascano le palpebre … Al nostro ultimo incontro mi ha raccontato di aver conosciuto un uomo nella sala da ballo dove stava imparando la salsa. Lui avrebbe tanto voluto vivere con lei … Ma lei? Lei esitava, divisa tra rinunciare alla sua libertà e rinunciare al suo…
Impagina
la tenebra
impronte e metamorfosi
su una buia trapunta.
Rivitalizzata da partiture immaginose
tesse enigmatiche vocali
su alfabeti dall’impatto smisurato
ove la memoria
nel nulla
cerca il suo nome…
@Silvia De Angelis
Filomena Lamberti, sfigurata con l’acido dal marito: «Lui ha patteggiato 18 mesi. A me 300 euro di pensione»
di Andrea Pasqualetto
Lamberti venne sfigurata nel 2012: «Vorrei dignità. Dopo il mio caso, altri sono finiti con condanne molto pesanti: mi sento una cittadina di serie Z»
Filomena Lamberti oggi e (in alto a destra) prima dell’agguato
Un matrimonio tormentato, la decisione di lasciare il marito e, dopo qualche giorno, l’acido: 28 maggio 2012, lui glielo gettò addosso e per lei fu il buio. Viso, collo, braccio, mani, gambe. Bruciò il corpo e bruciò l’anima, e Filomena Lamberti ne uscì sfigurata fuori e dentro, una delle prime donne in Italia a subire questa atroce violenza. Ma proprio per il fatto che era un tipo di aggressione poco noto, la sua storia è stata per lei un susseguirsi di eventi drammaticamente unici. Nel giro di un mese, il 25 giugno 2012, lui riuscì a patteggiare una condanna ad appena 18 mesi con il nulla osta della procura di Salerno, senza che lei potesse dire nulla visto che si trovava ancora in terapia intensiva (gli aggressori di Lucia Annibali e Jessica Notaro, giusto per fare due esempi, furono condannati a 20 e 15 anni).
Finale ingiusto
E poi il finale, beffardo: lui libero che torna alla sua occupazione e lei che vive con una pensione di invalidità di 300 euro e non riesce ad arrivare alla fine del mese. Tanto da chiedere aiuto: «Andrei a fare qualsiasi lavoro pur di non essere costretta a chiedere la carità per pagare le bollette». Vita difficile quella di Filomena che oggi ha 64 anni e convive con uno dei suoi tre figli. In questi giorni si trova in Liguria per una serie di incontri nelle scuole, nelle biblioteche e nei Comuni assieme alla sua avvocata, Adele De Notaris, del Centro antiviolenza Linearosa Spaziodonna di Salerno.
Cosa chiede, signora? «Di poter vivere con dignità, di non essere sempre, costantemente in affanno».
Un lavoro? «Alla mia età e nelle condizioni in cui mi trovo la vedo un po’ dura. Ho un braccio più corto dell’altro per le cicatrici, non lo posso alzare, anche la vista è compromessa. Forse potrei fare la bidella o l’usciera ma chi me lo dà un lavoro?».
Prima che cosa faceva? «Lavoravo in pescheria con mio marito, non ci mancava nulla, si pagavano le bollette. Non avevo la possibilità di accedere al suo conto ma, insomma, ci dava i soldi per mangiare e anche per la scuola. Diciamo che i problemi con lui erano altri».
Quali? «Quando beveva diventava aggressivo. Io volevo aiutarlo, pensavo di cambiarlo ma è stata una pia illusione. Erano solo insulti e botte. Ho lottato a lungo contro i suoi spettri ma alla lunga l’amore si è trasformato in odio. L’ho lasciato e qualche giorno me lo sono visto davanti: “Guarda che cosa ti do”. Era una bottiglia di acido solforico».
Com’è possibile che si sia arrivati a un patteggiamento? «Il mio avvocato di allora non mi ha difeso molto bene e comunque la Procura non si è opposta. Altri tempi. Pensi che non sono mai stata vista né ascoltata da nessuno».
Cosa pensa quando vede le pesanti condanne dei casi come il suo? «Mi fa piacere per le altre donne, ma mi fa sentire una cittadina di serie Z».
Si è rifatta una vita? «No e non lo voglio nemmeno, io ho chiuso con gli uomini, non voglio più che qualcuno mi impedisca di vivere, non vado a mettermi una persona a fianco che mi toglie la libertà, proprio ora che l’ho riconquistata. Lo so, ce ne sono di migliori di lui ma io non ho proprio voglia di ricominciare. E poi, diciamolo, difficilmente trovo un uomo che mi avvicina, anche l’occhio vuole la sua parte…. Sì, d’accordo, ci saranno anche quelli che non guardano l’aspetto fisico, ma a me verrebbe comunque da pensare che gli faccio pena».
Che rapporto ha con lui? «L’ho cancellato, ora è lui ad avere paura di me, mi dicono. Una cosa senza senso».
Cosa sogna? «Una vita dignitosa». Articolo del ” Corriere della sera”, di Andrea Pasqualetto.
Questa mattina per caso, mi è capitato di leggere questo articolo pubblicato dal ” Corriere della sera”, dire che sono rimasta addolorata, basita, infuriata. Una donna che subisce tutto questo, anni di violenze, completamente sfigurata dall’acido con sole 300 euro al mese, il marito invece pochi mesi di prigione, lavora impunito e non le da un euro. Quello che mi domando come è possibile che lo stato che dovrebbe tutelare i suoi cittadini, soprattutto i più fragili ed indifesi, permetta questo. Vorrei domandare ad ogni deputato, senatore se camperebbero con 300 euro al mese, loro che ricevono per questo mese 5000 euro in più per rinnovare il loro parco tecnologico. Con tutto quello che guadagnano, è il popolo italiano che gli deve regalare nuovi cellulari e computer? Certo il potere decisionale non è il nostro e la dignità di una persona, ferita nel fisico e nell’anima, deve essere messa alla gogna pubblica per raccogliere dei fondi? Che prezzo ha il dolore, la sofferenza di una donna, che ha subito tutte queste violenze? Un prezzo si può dare? 300 euro, trenta denari, cosa cambia?
Avete mai avuto un cane ombra o un gatto colla oppure entrambi?
Ecco io li ho.
Rosso, il cane, è sempre attaccato alle mie caviglie, mi segue ovunque vada, in cucina, in sala, in bagno, in camera e sul lettone.
Mi capita spesso di calpestarlo involontariamente, lui si lamenta ma il secondo dopo è di nuovo dietro di me a farmi da ombra, i componenti della mia famiglia lo hanno definito un mammone .
Batman, il gatto , al mattino appena sveglia, prima della sua colazione vuole salire sul mio petto, si posiziona in orizzontale con le quattro zampine abbracciate a me e aspetta di essere cullato mentre gli canto la canzone di topogigio le ciribiriccoccole. Se non lo faccio non mangia e continua a miagolare incessantemente fino a che non lo coccolo .
I miei famigliari, quattro uomini adulti, sostengono che Rosso e Batman sono così attaccati a me perché maschi, ma anche Sandokan, altro cane, e Biancochicco, altro gatto, lo sono ma pur volendomi un mondo di bene sono più indipendenti, insomma meno appiccicosi.
Mi ricordano la mia infanzia nello specifico io e mio fratello Marco. Io ero la ribelle della famiglia, Marco il coccolone. Io impiccavo scuola, prendevo la bicicletta e raggiungevo, di nascosto dalla mamma, la mia cara amica del Sara a venti chilometri da casa. Quando mi passavano dolcemente le mani fra i capelli scuotevo la testa. Marco cercava amore con lo sguardo e aveva dentro di se una dolcezza infinita che lo caratterizza tutt’ora.
Non che io non amassi le persone con le quali condividevo la vita ma avevo bisogno di più indipendenza e meno attenzioni.
Osservando il mio branco, sette componenti tra cani e gatti, mi rendo conto che hanno comportamenti simili a quelli delle dinamiche umane.
Io, li considero i miei figli, anche se figli non lo sono, ed è molto importante tener conto di questo perché i cani sono cani, i gatti sono gatti, e devono essere trattati come tali e vivere le loro emozioni e attuare i loro comportamenti a secondo delle leggi deontologiche che li caratterizzano. Penso spesso a come sono diverse le manifestazioni di affetto, a come alcuni di loro hanno più bisogno di più libertà e meno attenzioni di altri e di cosa hanno davvero bisogno.
In conclusione do molta attenzione a Rosso e Batman, cerco di essere paziente anche quando intralciano ciò che sto facendo: se sto cucinando inciampo sul corpo di Rosso, se esco dalla doccia regolarmente devo schivare Rosso steso sul mio tappeto, se devo scrivere al computer sposto Batman che regolarmente ci si siede sopra, se leggo un buon libro e Batman ci si sdraia sopra aspetto pazientemente che se ne vada.
Kate Clanchy è una scrittrice e poetessa nata a Glasgow nel 1965.
Era come camminare nella nebbia, nella nebbia e nel fango, ti ricordi, amore? Seguimmo, per una volta, il sentiero turistico, serrati nella foschia, consapevoli solo dei piedi e del respiro, e sulla cima, ci sedemmo mano nella mano, e lasciammo che le vette scalate e le vette da scalare si rivelassero e si velassero di nuovo silenziose, secondo il vento dominante.
Dicembre è il mese della bontà, della luce, dei doni. Tutti più buoni, films dove i protagonisti sono innamorati, miracolati, l’atmosfera è calda accogliente, perfino il barbone sotto la neve al freddo al gelo sembra felice. le case senza riscaldamento si riscaldano da sole, chi è senza luce a causa dell’aumento dell’energia. è comunque illuminato. La piccola fiammiferai morta dal freddo, fa atmosfera natalizia.
Il leit motiv di tutto dicembre, non ci sono guerre o se ci sono , ci pensiamo di meno, se ci sono disoccupati, ci penserà la caritas o chi se ne frega. Le case in teoria, tutte calde accoglienti, alberi e presepi, bambini buoni, tanti regali.
Il Natale è una festa bellissima, ma molti non sanno neppure perchè si chiama cosi. La parola Natale deriva dal latino ” natus” nato, più il suffisso ”Alem” appartenenza, quindi indica una nascita, in questo caso il giorno in cui nacque Gesù. Per i cattolici il tempo dell’avvento, cioè della venuta di Cristo, il 27 novembre è stato il primo giorno dell’avvento, quindi la prima settimana, sono quattro e l’ultima dell’avvento il 24 dicembre. Tutto questo ha un profondo significato spirituale, semplicemente questo. Ai tempi d’oggi un favoloso affare commerciale, molti fautori del politicamente corretto e ridicoli, volevano cancellare questa festa e chiamarla” festa d’inverno”, veramente ridicoli, perchè chi non crede, può semplicemente non festeggiare. A dicembre si muove un enorme apparato commerciale, i doni di babbo natale, di Gesù bambino, la befana, cibi tradizionali, ecc, un enorme macchina consumistica, di apparenza e di lustrini. Si divorano quantità industriali di cibi tradizionali, e chi non può mangiare? Certo ” a Natale puoi”. Aggiungerei che quelli ” del politicamente corretto” non sono riusciti ad eliminare questa festa, a causa di tutto ciò che si muove dietro il Natale. Io come cattolica ritengo che cancellare questa festa sarebbe stato terribile!
Allora vorrei riprendere il leit motiv della bontà ecc, sostengo che non ci dovrebbe essere solo a dicembre, ma tutto l’anno, la bontà, la carità, la compassione, la misericordia ogni mese. I social istigano ad essere violenti, verbalmente e anche con i fatti. Abbiamo trasmissioni televisive, dove si accapigliano, si prendono a male parole, ci spaventano a morte con pandemia, guerre, un vero lavaggio del cervello, costi delle bollette, costi del cibo, carburante, siamo sottoposti a un vero lavaggio del cervello, impotenti, svuotati, senza forze, terrorizzati e poi a Natale?
A natale puoi Fare quello che non puoi fare mai: Riprendere a giocare, Riprendere a sognare, Riprendere quel tempo Che rincorrevi tanto.
È Natale e a Natale si può fare di più, è Natale e a Natale si può fare di più, è Natale e a Natale si può fare di più, Per noi, a Natale puoi.
A Natale puoi Dire ciò che non riesci a dire mai: Che bello è stare insieme, Che sembra di volare, Che voglia di gridare Quanto ti voglio bene.
È Natale e a Natale si può fare di più, è Natale e a Natale si può fare di più, è Natale e a Natale si può fare di più, Per noi, a Natale puoi.
È Natale e a Natale si può fare di più, è Natale e a Natale si può fare di più, è Natale e a Natale si può fare di più, Per noi, a Natale puoi.
Luce blu, C’è qualcosa dentro l’anima che brilla di più: è la voglia che hai d’amore, Che non c’è solo a natale, Che ogni giorno crescerà, Se lo vuoi.
È Natale e a Natale si può fare di più, è Natale e a Natale si può fare di più, è Natale e a Natale si può fare di più, Per noi, a Natale puoi.
A Natale puoi Puoi fidarti di più..
Concludo dicendo che è ora di dire basta, che è ora di recuperare noi stessi, la fiducia negli altri, reciproca. Amarsi e avere fiducia sempre, perchè l’amore l’amore veramente risolve, ed è gratuito. Non solo possiamo a natale, ma per ogni mese dell’anno. Auguri a tutti
Simon Armitage (1963) è un letterato, scrittore, poeta, saggista e drammaturgo britannico, che ha ricevuto la carica di Poeta Laureato del Regno Unito dalla regina Elisabetta II il 10 maggio del 2019.
Uscimmo insieme nel cortile della scuola, io e il ragazzo di cui non ricordo nome né faccia. A provare l’estensione della voce umana: lui doveva gridare a più non posso. io alzare un braccio di là dal divisorio segnalando che il suono era arrivato. Lui gridò da oltre il parco – io alzai il braccio. Da oltre il confine urlò in fondo alla strada, dai piedi della collina, da oltre l’osservatorio di Fretwell’s Farm – io alzai il braccio. Cambiò città e alla fine era morto da vent’anni con un foro di proiettile nel palato, nel Western Australia. Ragazzo con nome e faccia che non ricordo, puoi smettere di gridare ora, ti sento ancora.
Nuvoletta capricciosa per il cielo veleggiava, quando udì una bella rosa che dal basso la chiamava “Oh mia cara nuvoletta deh! ti fermi un momentino, son riarsa, ho tanta sete, dammi d’acqua un gocciolino” Ma la nube spensierata aveva fretta e via passò. Guardò sol la bella rosa e rispose “tornerò” Poi col vento pazzerello a giocare incominciò e per tutta la giornata della rosa si scordò. Solamente verso sera, quando stanca si fermò, al bel fior che aveva sete nuvoletta ripensò “Or gli mando un po’ di pioggia” disse “lo ristorerò” Troppo tardi ohimè! la pioggia, ormai morto il fior trovò
(filastrocca recitata da mia mamma quando ero bambina) la foto è di famiglia: la mia mamma
Ancora pochi giorni per partecipare al Festival 2023 della poesia e del libro
PILF NON È SOLO UN ALTRO FESTIVAL DELLA LETTERATURA MA È PROGETTATO PER ISPIRARTI PER IL RESTO DELLA TUA VITA!
Una bellissima miscellanea di letteratura, cultura, turismo, cinema: Letteratura Panorama Internazionale non è solo un altro Festival di letteratura che ti darà un allenamento intellettuale, ma è progettato in modo tale da ispirarti per il resto della tua vita a comporre opere per il futuro! Per l’eternità!
Mentre la scena è pronta per il Panorama Internazionale Letteratura Festival, il festival di letteratura dedicato all’umanità più duraturo al mondo, che coinvolge più di 76 paesi, ti invitiamo a partecipare all’evento. Questa è anche un’occasione d’oro per vincere i prestigiosi Panorama Global Literary Awards 2023.
TEMA: PRANA: Il Respiro (L’elemento dell”ARIA’) Modalità: ibrida (virtuale e fisica) Inizio registrazione: iniziato Ultima data di registrazione: 20 dicembre 2022
Date del festival: 1-31 gennaio 2023 Annuncio e distribuzione dei premi: 31 gennaio 2023
Si prega di dare un’occhiata a http://www.panoramafestival.org per saperne di più sull’evento e per registrarsi. In alternativa, puoi cliccare sul link sottostante per iscriverti.
PANORAMA INTERNATIONAL LITERATURE FESTIVAL 2023: unisciti a noi quando il mondo celebra la letteratura!
Condotto dalla Writers Capital Foundation, un’organizzazione internazionale certificata ISO, il Panorama International Literature Festival è un programma vincitore del record mondiale per essere il più lungo festival della letteratura dedicato alla diffusione dei potenti valori dell’umanità in tutto il mondo. Invitiamo tutti voi a far parte di un movimento concepito per riempire i cuori di tenere emozioni di amore e compassione per ogni essere vivente sulla Terra e per raggiungere ogni nucleare e angolo del mondo con il nostro messaggio per la pace globale e l’armonia.
Ecco i link veloci per iscriversi al prestigioso Panorama Internazionale Letteratura Festival 2023.
Preeth Nambiar Irene Doura-Kavadia Johanna Devadayavu Joan Josep Barcelo Filippo Papa Elisa Mascia
PANORAMA INTERNATIONAL LITERATURE FESTIVAL 2023: Join us when the world celebrates literature!
Conducted by the Writers Capital Foundation an ISO-certified international organisation, the Panorama International Literature Festival is a World Record Winning programme for being the lengthiest Literature Festival dedicated to spreading the mighty values of humanity across the globe.
We invite you all to become part of a movement that is envisioned to fill hearts with tender emotions of love and compassion for every living being on earth and to reach out to every nuke and corner of the world with our message for global peace and harmony.
Here are the quick links to register for the prestigious Panorama International Literature Festival 2023.
«Vorrei che il Natale di OGGI fosse come quello di IERI… Ieri di tanti anni fa, quando all’alberello si appendevano le caramelle e i mandarini; il vischio e l’agrifoglio abbellivano le nostre dimore e il presepe aveva il muschio raccolto nei boschi, le statuine di terracotta e le casette di cartone…
Ma di IERI rimane solo l’illusione che a Natale si è tutti più buoni e che una tavola imbandita e un grande albero pieno di luci e di regali ci rendano più felici…»
Perchè sole ci illumini e ci riscaldi? Perchè notte ci oscuri e ci addorment? Ho assassinato la poesia in una notte senza luna e senza stelle e sono stato condannato all’innocenza perché nessuno si è accorto di niente……e come mai avrebbe potuto? No. Scrivere ormai è inutile. Non serve a niente svenarsi le vene e scrivere con il proprio sangue. Uomini fate esattamente come prima: fate come se non esistesse l’altra faccia della luna, anche se esiste per vostra sfortuna. Ho assassinato la poesia, perchè inutile e ingombrante, falsa ed illusoria. Ho assassinato la poesia perchè non aveva prezzo, ma solo valore intrinseco. Ho assassinato la poesia perchè non aveva più nessuna funzione sociale. Ho assassinato la poesia perchè non guariva, né cercava di curare, ma al massimo di consolare. Ho assassinato la poesia perchè non arricchiva i poveri né impoveriva i ricchi. Ho assassinato la poesia perchè non diceva niente di più sul mondo. Ho assassinato la poesia perchè il mondo era in frantumi e l’io in frammenti. Ho assassinato la poesia perchè non indicava nessuna strada maestra. Ho assassinato la poesia perchè non cambia niente, né gli individui, né i gruppi, né tantomeno il corso degli eventi. Ho assassinato la poesia popolare perchè era utopica creazione collettiva. Ho assassinato la poesia dei poeti perchè era solipsismo in una torre eburnea. Ho assassinato la poesia perchè significava trascendere la morte, ma a me non me ne fregava niente di trascendere. Prima quando la poesia era viva o almeno vegetava in letargo……prima insomma…..i profumi annusavano i colori, i suoni assaporavano carezze, i colori accarezzavano i profumi in un oceano disarmante di sinestesie. Le lacrime allora sorridevano, i sorrisi piangevano. I morti mi vivevano. I vivi mi morivano. Ubriacavo il vino, saziavo la sete dell’acqua, i cibi avevano fame di me. Allora ero un ignorante, che conosceva l’ottusità della scienza; allora ero un saggio, che non conosceva l’intelligenza dell’ignoranza. Stavo a leggere le facce dei passanti e contavo nelle loro rughe gli anni. Poi ho assassinato la poesia, come un pittore monco uccise i suoi quadri perchè lo guardavano in modo troppo indiscreto. Adesso l’amore mi odia, l’odio mi ama. Io odio l’amore e amo l’odio. Tutto questo da quando ho assassinato la poesia.