L’IPOCRISIA è morta, viva l’IPOCRISIA

Author: rorideluca

AVVERTIMENTO: questo è un articolo cialtrone (si mettano in pace gli esperti veri e gli offesi potenziali).

“l’ipocrisia è un omaggio che il vizio rende alla virtù” (La Rochefoucauld)

Nelle settimane passate, ci siamo trovati impreparati di fronte a un fulmine a ciel sereno, o almeno così in tanti lo hanno definito, e così abbiamo confermato, casomai ce ne fosse ancora bisogno, di essere un paese di ipocriti. Una nazione intera, profondamente e radicalmente ipocrita.

Sebbene la parola sia di uso comune, la definizione di ipocrisia non è poi così scontata e contiene un forte connotato etico, negativo.

Lo traggo dalla descrizione autorevole del Dizionario Treccani: “[…dal gr. ὑποκρισίη, forma rara per ὑπόκρισις «simulazione», der. di ὑποκρίνω «separare, distinguere», e nel medio ὑποκρίνομαι«sostenere una parte, recitare, fingere»]. – Simulazione di virtù, di devozione religiosa, e in genere di buoni sentimenti, di buone qualità e disposizioni, per guadagnarsi la simpatia o i favori di una o più persone, ingannandole…

Che ipocrisia e inganno facciano rima è dunque certo e così questa nostra Italia si fonda da tempo proprio sull’inganno.

Era un inganno la parvenza di “normalità” che si viveva fino al 27 ottobre nel mondo del calcio nel quale il “caso Juventus” ha mostrato a tutti ciò che tutti già sapevano e ha – dunque – ha svelato il segreto meno segreto che ci fosse.

È utile, allora, chiedersi se e quali altri inganni si nascondono sotto l’apparente normalità di un paese ipocrita, quantomeno per scongiurare altre e disastrose “cadute dal pero” che potrebbero toccarci presto; non appena ciò che tutti sappiamo (o quantomeno potremmo sapere se solo alzassimo lo sguardo dal cellulare) accadrà inesorabilmente, prendendoci ancora una volta alla sprovvista.

In questi giorni ci sono stati esempi limpidi di ipocrisia e di inganno.

Li racconto, naturalmente, dal mio personale punto di vista ed in ordine rigorosamente cronologico, giacchè avrei difficoltà insuperabili a trovare per loro un ordine di importanza, o meglio di gravità.

Il Governo nuovo di zecca di Giorgia Meloni si dibatteva nel difficilissimo compito di varare una manovra che affrontasse (o almeno fingesse di farlo) i nodi di carattere economico, per evitare i quali il magico nonno-banchiere aveva poco prima mollato il colpo, e riusciva a stento a partorire un documento che assicura copertura al fabbisogno più urgente solo fino alla fine di marzo 2023.

Quasi conseguentemente, il Presidente Mattarella puntava il dito con fare solenne sul peccato originale a suo dire trascurato dalle cure della Presidente(essa), l’evasione fiscale, e sugli effetti che questa distrazione imperdonabile avrebbe sull’incombente giudizio europeo e sul salvifico strumento – unico e solo disponibile per l’ipocrita nazione italica – del PNRR.

Contemporaneamente alla rigorosa censura presidenziale sul malcostume degli italiani da trivio, popolino di evasori impenitenti, responsabili per questo del disastro economico in arrivo (pardòn, in atto) e degli strali attesi da Bruxelles, lo stesso pulpito giornalistico dalle pagine rosa celebrava il miracolo nazionale del Gruppo Ferrero.

Il fiore all’occhiello della produttività italica targata Nutella conquista ancora un piazzamento eccellente nell’industria planetaria, acquisendo il marchio dei gelati “a conduzione familiare” più importante che ci sia, WELLS.

Non vedete tracce di ipocrisia in questo?, naturalmente no, finchè tra le colonne dello stesso giornale economico non abbiamo letto un diligente reportage di appena qualche giorno prima, proprio sulla struttura societaria del Gruppo Ferrero, intento a ridisegnare gli equilibri partecipativi attraverso le “holding” di famiglia.

Tutte rigorosamente collocate e distribuite tra Lussemburgo e Isole Vergini Britanniche (vi dicono niente i paradisi fiscali?).

Il Sole24 nazionale scrive con passione e ammirazione di come lo schema delle partecipazioni si perda gradualmente nella nebbia delle regole di non-trasparenza che quei paesi assicurano, e tratta l’argomento come si conviene a un giornale economico, tecnico e competente, ovvero senza alcuna considerazione morale o quantomeno civica sui due pesi e sulle due misure della circostanza di cronaca. Che coincidenza.

Mentre sulle pagine rosa Mattarella tuona contro barbieri, estetiste, geometri e avvocati, ristoratori et similia che risparmiano su scontrini e fatture, quelle stesse pagine ci raccontano di quanto sono bravi i grandi gruppi e le grandi famiglie italiane a mettere radici dove le tasse sono un’opinione. Con un altro interessante report, questa volta di taglio storico, dedicato all’inchiesta contenuta nel libro-fantasma di Mark Raymond Hürner, “Gli Usurpatori – La storia scandalosa della successione di Giovanni Agnelli” ci parla dell’epopea giudiziale della famiglia Agnelli e dei miliardi di euro che potrebbero essere stati distribuiti all’Avvocato grazie alle società che controllavano le attività della famiglia e anche delle «società con sedi nei paradisi fiscali che non erano menzionate nella lista ufficiale delle partecipazioni o perché erano “fuori perimetro”, cioè non erano ufficialmente legate al gruppo Agnelli, oppure perché la lista delle partecipazioni non era esauriente». 

“Hürner ne ha contate 94, di cui 33 in Svizzera, 32 nei Paesi Bassi, 16 in Lussemburgo e poi alle Cayman, Bahamas, Bermuda Panama, Guernsey, Liechtenstein, Isole Vergini Britanniche, Montecarlo.”

Tanto per tornare all’ipocrisia, mi sovviene che oggi il gruppo in questione si divide tra Gran Bretagna e Olanda per le sue sedi legali e fiscali.

Provo a contare quanti ingegneri, medici e baristi truffaldini occorrano per far sparire dai radar del fisco italiano somme come quelle e mi addormento inesorabilmente.

Quando l’ipocrisia raggiunge questi livelli così alti, ha pure un taumaturgico effetto rilassante e dormire nel bel mezzo della tempesta può essere una buona strategia per superarla, o no ?

L’altro nome dell’ipocrisia è inganno e allora perché qualcuno dovrebbe dare l’allarme e prepararci al peggio, piuttosto che confidare nella nostra assuefazione e nel magico incantesimo del sonno salvifico?

Socchiudendo appena gli occhi, però, l’ipocrita travestimento della realtà si smonta inesorabilmente e da quella mistificazione emergono inquietanti segni di verità. Un po’ com’è stato per il calcio, molti sanno e fingono di non sapere.

Per esempio, che la cura delle Banche Centrali per l’inflazione è la stessa in USA come in EU, e consiste nell’apatico e scontato aumento dei tassi.

Così facendo, però, la Banca Centrale Europea si dimostra essa stessa regina dell’ipocrisia, che diventa un faro comunitario e trascende i confini nazionali.

Se la BCE uniforma la misura del più recente aumento (50 punti) a quello di qualche giorno prima della FED, tutti sanno (gli economisti veri, of course, mica noi comuni peccatori) che esiste una differenza strutturale tra i due fenomeni inflattivi, statunitense ed europeo e di conseguenza tra gli effetti dell’aumento sul primo e sul secondo sistema economico.

Provo ad essere semplice. 

Per le cause, l’inflazione USA deriva da un incremento dei consumi, quella UE dall’aumento del costo di energia e materie prime.

Per gli effetti, gli USA possono neutralizzare gli effetti dell’incremento dei tassi e finanziare il debito stampando dollari, come stanno facendo in modo massiccio, riversandoli direttamente nelle tasche degli americani; i paesi UE, no e anzi dovranno pagare tassi sempre più alti sul nuovo debito.

Ci sono altre due cose che il racconto ipocrita non può permettersi di rivelare ai paesi della grande Europa unita e – men che meno – agli italiani addormentati: il primo è che  mille (1.000) miliardi del debito pubblico italiano sono nel portafoglio della BCE e delle Banche Italiane che lo hanno acquistato con i soldi dell’UE e che da oggi inizia la vendita sul mercato. Per adesso al ritmo di 15 miliardi al mese, ma chissà…

Inutile dire che se i titoli dovessero essere dismessi in modo massiccio ne deriverebbe una corrispondente perdita di valore del paese intero sui mercati e che nessuno acquisterebbe (peraltro a tassi record) più altro debito italiano.

La seconda è che la parola che gli ipocriti sussurrano da tempo a voce bassa nei corridoi che contano si chiama “austerity”.

Ricordate cosa è accaduto alla Grecia quando quella parola è stata pronunciata negli uffici di Mario Draghi & C.?

Intanto, tra sussurri e grida soffocate, il Centro studi di Unimpresa ci dice che, dopo quasi tre anni di crescita costante, il risparmio degli italiani inverte la tendenza e in tre mesi le somme sui conti correnti hanno segnato una riduzione di oltre 50 miliardi di euro.

Il prossimo fulmine è stato già annunciato, ma io racconto storie di cui non conosco la fine, non traggo conclusioni e non posso indicare soluzioni perché sto fra quelli che non contano nulla e questo è un articolo cialtrone.

Conosco, però, un’antica e bellissima storia che dice così: “due sole cose non possono essere tenute nascoste a lungo, il sole e la verità”.

L’ipocrisia è morta e così “viva l’ipocrisia”.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...