Shakespeare: Sonnetto 130

La regina Elisabetta I era considerata un’icona da venerare, la cui bellezza era segno del suo diritto divino a governare. Come sappiamo, faceva uso di cerussa, per far apparire la pelle più pallida e levigata  (vedi qui) e di rossetto (vedi qui) , imitata da molte altre dame del suo tempo, la cui bellezza veniva lodata dai poeti.

Uno dei sonetti di Shakespeare sembra una presa in giro di quel concetto di bellezza ideale, convenzionale nella letteratura e nell’arte dell’era elisabettiana, quando era consuetudine lodare il  fascino di una donna paragonandolo alle cose belle che si trovano in cielo e in terra.

Sonnet 130: My mistress’ eyes are nothing like the sun

My mistress’ eyes are nothing like the sun;
Coral is far more red than her lips’ red;
If snow be white, why then her breasts are dun;
If hairs be wires, black wires grow on her head.
I have seen roses damasked, red and white,
But no such roses see I in her cheeks;
And in some perfumes is there more delight
Than in the breath that from my mistress reeks.
I love to hear her speak, yet well I know
That music hath a far more pleasing sound;
I grant I never saw a goddess go;
My mistress, when she walks, treads on the ground.
And yet, by heaven, I think my love as rare
As any she belied with false compare.

Sonetto 130

Gli occhi della mia donna non sono affatto come il sole;
il corallo è assai più rosso del colore delle sue labbra;
se la neve è bianca, allora i suoi seni sono bigi  grigiastri;
se i capelli sono crini, neri crini le crescono sul capo.
Ho visto rose damascate, rosse e bianche,
ma non ne vedo di simili sulle sue guance;
e in certi profumi c’è più delizia
che nel fiato che dalla mia donna esala.
Mi piace sentirla parlare, eppure so bene
che il suono della musica è ben più gradevole:
ammetto di non aver mai visto camminare una dea,
ma la mia donna, quando cammina, preme il suolo.
Eppure ritengo che la mia amata sia straordinaria
come qualsiasi altra, resa incredibile da falsi paragoni.

(Trad: L.Z.)

Il Sonetto 130 è dedicato alla sua “dama bruna”, di cui non sappiamo nulla: Shakespeare la paragona ad alcune bellezze naturali.ma ogni volta sottolinea l’inadeguatezza della sua amata in tali confronti.

Nel distico finale il poeta tuttavia  rivela il suo intento, che non è quello di ridicolizzarla, ma di farle il complimento più alto, quello di vederla e accettarla così com’è.

Per questo motivo, non  ha fatto falsi paragoni (l’implicazione è che altri poeti fanno proprio questo) ma ha voluto concentrarsi sulle sue qualità autentiche, sulla vera natura della bellezza

Immagine: autore “President Lethe”.
I lineamenti di Shakespeare sono stati abbinati al volto di Elizabetta I-
Caricato su Wikipedia per illustrare un post su Talk:Shakespearian authorship question#First Folio frontispiece.

Matching Shakespeare’s features to Elizabeth’s face

NATURA

Foto dal web

Sei il fascino di un tempo mai finito

il perpetuo rinnovo di linfa vitale

l’equilibrio di ogni respiro felice.

La tua immortale magia si può sentire

correndo nei boschi

ondeggiando fra i fiori

abbracciando gli alberi.

Il corpo leggiadro si libra in alto

come un’aquila in volo.

La voce armoniosa risuona

come il canto di uccelli.

E’ vivo il pensiero d’amore.

Ogni creatura

deve essere innamorata della natura

di questa antica dimora

di infinita libertà senza confine.

Natalia Castelluccio

https://pensieriparoleepoesie.wordpress.com

“Notti insonni”, di Salvatore Scalisi

Fa fatica perfino a pensarci; è stata una grande recita, una falsità. Alla notizia della gravidanza di Carla si è sentito come una fitta al cuore, di quelle che fanno veramente male, che scombussolano la vita, tanto da desiderare l’estremo gesto così da impedirne la venuta alla luce del futuro nascituro. È un pensiero contorto, Paolo ne è pienamente consapevole, ma, visto la situazione al momento della coppia, lo prende come alibi; problematiche che andrebbero discusse, se non fosse che l’uomo non se la sente di affrontare un argomento così delicato con Carla, dopo averle mentito spudoratamente. Ma in qualche modo deve sfogarsi.

– Lo so che è terribile quello che ho detto … – ammette Paolo, seduto a un tavolo all’interno di un bar.

– Più che orribile lo definirei assurdo – replica la collega di lavoro accomodata dinanzi. – Il problema non è tanto non desiderare il bambino, ma il fatto che non ne parli con lei; per me sta qui l’anomalia. –

– Se potessi, lo farei. Ho sempre desiderato avere un bambino, ma ora … –

– Cosa ti succede? –

– Ho sbagliato, ho creduto che la storia potesse andare … –

– Ti riferisci alla tua compagna? –

– Non lo so … –

– Che significa non lo so. –

– L’ho amata tanto … –

– Ma ora non ne sei più sicuro. Può succedere, nulla di strano; ma il fatto che non ne parliate non fa altro che allontanarvi. Dovreste mettere da parte ogni astio e affrontare il problema prima che sia troppo tardi; sempre che non abbiate voglia di distruggere la vostra favola. –

– Pensa che abbia una storia con te. –

– Non mi dire? –

– Già. –

– E cosa le fa credere che io sia la tua amante? –

– Solo il fatto di lavorare insieme a stretto contatto e le relative cene che sono diventate la sua e la mia croce. –

– Non le si può negare di possedere una fervida fantasia. –

– Ha una gelosia ossessiva, patologica; ho paura che la cosa possa degenerare, potrei pensare che non stia bene …. –

– Lo dici per dare un alibi alle sue ossessioni? –

– Non lo so, ho la mente confusa … –

– Certo, non ti trovi in una bella situazione e venirne a capo non è per nulla facile; se posso fare qualcosa per aiutarti … intendo come amica – dice la donna, riuscendo a strappare un lieve sorriso a Paolo.

“Favole e Racconti per tutti”, di Gianna Binda. Aletti Editore

“Favole e Racconti per tutti”. 

La bellezza della scrittura contro le “trappole” della vita

E’ stata definita la “scrittrice della speranza”, perché è riuscita ad interiorizzare il dolore causato da una separazione dolorosa e a trasformarlo in bellezza e rinascita, mettendo nero su bianco i suoi sentimenti. «Dall’esperienza vissuta, ho compreso che esistono personaggi “predatori”, desiderosi di denaro altrui. Da qui la mia elevazione verso un mondo più pulito e sano, e il desiderio di inviare messaggi d’amore. Quell’amore in cui ho creduto e in cui credo ancora, nonostante tutto». Lei è Gianna Binda, farmacista e biologa nata a Veleso (provincia di Como), “figlia del mondo” che ora vive e lavora in Svizzera, autrice dell’opera “Favole e Racconti per tutti”. Il libro arricchisce la collana “Gli Emersi della Narrativa” della casa editrice Aletti. «Sono abituata – racconta l’autrice – a sperimentare e ritengo che siamo in questa “dimensione” per sperimentare, attraverso le nostre esperienze mirate a comprendere che siamo fatti di materia, ma anche di “spirito” che dovrebbe essere il nostro “spirito guida” in questo cammino terreno».E, troppo, spesso, nella frenesia dedita al materialismo peggiore, non si riconoscono gli angeli posti sul nostro cammino, come l’autrice evidenzia in Nessuno si è accorto che sono un angelo.

L’opera raccoglie favole e racconti che vogliono dare, agli adulti ma anche ai più piccoli, messaggi di speranza. Dinanzi alle brutture della realtà, alle difficoltà che spesso la attanagliano, a volte basta indossare degli occhiali colorati e il mondo cambia colore. Magari diventa rosa. La scrittura oscilla, dunque, tra realtà e immaginazione. «Scrivo di getto – racconta l’autrice – come sotto un fluido ispiratore di luce universale a cui mi sento collegata. Scrivo di esperienze di vita vissuta, come nel racconto Adina – Gara di solidarietà, in cui sono rimasta felicemente colpita da questa meravigliosa azione umana, oppure episodi frutto della mia fantasia per cercare di far star bene gli altri, per quanto ciò mi sia possibile». Ad arricchire i racconti e le opere dell’autrice sono anche delle illustrazioni. Immagini che risaltano l’armonia delle parole e le rendono ancora più significative e prorompenti. Un impeto di bellezza ad indicare che il rispetto dovrebbe stare alla base dei rapporti, anche nelle separazioni e nei dolori più lancinanti. Gianna Binda, infatti, non è solo una scrittrice, ma si cimenta con l’incisione, la pittura su ceramica, la pittura a olio e la scultura. «Vorrei regalare al lettore qualcosa di particolare e unico, come espressione della mia anima, e ritengo che la forma pittorica possa veicolare messaggi e sensazioni in maniera immediata».

L’arte diventa, così, una forma di riscatto, catartica per liberarsi dalle sofferenze. «Per me – afferma – la scrittura è un modo per dialogare con il lettore e comunicargli una visione più spirituale di quella materialista, in cui siamo immersi da un po’ di tempo a questa parte, e stimolarlo a riflettere sugli eventi. L’arte potrà essere un valido aiuto verso la scoperta del sé interiore e delle bellezze del mondo, a lungo soffocate da situazioni create solo per interessi personali, contro il bene collettivo di più ampia portata». Nelle sue opere, spesso, l’autrice ricorre a dei paragoni. “Come il torrente Pioverna di Bellano trova sempre la strada giusta per gettarsi nelle acque del lago di Como, incanalando tutto il suo impeto in un piccolissimo tratto, così la forza della verità avrebbe trovato lo sbocco naturale verso l’affermazione del bene comune”, o a delle analessi, per rafforzare concetti e chiarirli al lettore, cosicché si possa avviare un “dialogo” finalizzato ad un’attenta analisi e meditazione. E, con un paragone, arriva anche il messaggio finale che l’autrice vuole comunicare ai suoi lettori“Ginbad e i suoi cuccioli: la madre leonessa, attenta e amorevole verso i suoi cuccioli, insegna loro a non cadere in insidie velenose”. Un messaggio d’amore e di luce, sulla gioia di vivere, nonostante tutto, e di gioire delle piccole cose. Ma, soprattutto, di riflettere sulla realtà dei fatti «così da non cadere in “trappole” che possono essere velenose».

Federica Grisolia

(Vincenzo La Camera – Agenzia di Comunicazione)

Ti ritrovo,Gabriella Paci

Ti ritrovo,madre,nel segno dei gesti

che ti appartennero e che scopro

ora lascito inatteso nei miei

e nella cifra delle disusate parole

che affiorano sulle mie labbra: sigillo

invisibile ci unisce in nome di un legame

che supera il confine dei giorni .

Nell’autunno,che ti fu stagione di vita

ricorre quel tuo essere foglia indomita

attaccata al suo ramo nel bagliore

di occasi a memoria di quel tuo sentirti

sempre e comunque fiamma viva

anche nel languore di giorni brevi

e quel sorridere pallido, confuso tra

parole indomite a  fare la guerra al fato.

Nascoste lacrime nella pioggia mai

ti resero sorella allo sconforto chè

sempre trovasti brace per accendere

speranza nuova. Non ti somiglio,madre,

nel tuo sguardo di guerriera ma nel tuo

acciambellarti tra gli affetti  come riparo

ai dardi in ore di dolore e delusione

e nell’usato passo verso strade di perdono.

AMICIZIA

AMICIZIA

Date: 24 ottobre 2022Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

articolo di Marina Donnarumma. Roma 24 ottobre 2022

Spesso le parole ti sfuggono, le insegui , le cerchi, ti arrovelli per cercarle, ma si allontanano sempre di più! Il senso di impotenza mentale ti mette in una posizione di stallo dove tu non puoi far altro che attendere. Attendere che le parole e le emozioni ti travolgano come un fiume in piena. Allora si affollano dentro di te, improvvisamente, e le devi tirare fuori per trovare sollievo. Per provare quel senso di catarsi che da pace alla tua anima. Hai bisogno di scriverle le parole, oppure raccontarle a chi è capace di ascoltarle. Ascoltare le parole, immergersi in quell’oceano verbale di sensazioni, frustrazioni, gioie, amori, dolori, insomma emozioni da ascoltare. Ascoltare, ascoltare! Difficile trovare qualcuno che ascolta e che sente dentro quello che provi, che ti accarezza con le sue risposte dettate dalla comprensione e dall’affetto. Tutti possono sentire, però ascoltare lo fa solo un amico. Difficile essere un amico, difficile ascoltare! Essere un amico, essere amici, è proprio” essere” Infatti è essere se stessi, le parole possono essere se stesse, tu puoi essere quello che sei e il tuo amico ti ascolterà, sempre, fino in fondo. Le parole troveranno sollievo, perché potrai dirle, quando troverai un amico sempre pronto a porgerti la mano, la sua mano! In particolare quando hai un oceano di parole e di emozioni che altrimenti ti farebbero annegare. Questa è l’amicizia.

Nessuna descrizione della foto disponibile.

L’amicizia è anche amore,

l’amore esiste in tante sfumature meravigliose.

L’amore per i figli, l’amore per i genitori,

l’amore per i fratelli,l’amore per gli amici,l’amore per il

proprio compagno o compagna,l’amore per l’arte,

l’amore per gli animali,

l’amore per il creato,

l’amore per il Signore Dio.

Ogni amore è di per se completo, soddisfa pienamente l’amore

in tutte le sfumature talvolta le sublima..

Possiamo provare amore per tutto e per tutti,

in maniera completa e soddisfacente.

Abbiamo un cuore infinito e amare infinitamente ,

non è questa la meraviglia per cui il Signore ci ha creato.?

Siamo nati per questo,amare ed essere amati,

per elargire questo dono con generosità. Iris G. DM

Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM 24 ottobre 2022

L’albero di Kate Clanchy

Ottima poetessa scozzese

Avatar di almerighialmerighi

Kate Clanchy è una scrittrice e poetessa nata a Glasgow nel 1965.

Sono già mature le mele
sull’albero che Miss Coombes
ci ha lasciato.
L’albero è chino quasi fino a terra.
Non avevo capito fino ad ora
il loro peso freddo, né come
si accalcano a coppie sui rami,
gialle, rotonde come lanterne cinesi
lungo una strada addobbata.
È il crepuscolo, e stai tornando a casa.
Immagino la dinamo della tua bici
tesa come una spoletta tra le strade
che imbrunano, a illuminare
casa nostra mentre ora, nella via,
si accendono le luci – l’oro
delle lampadine nelle piccole serre,
i lingotti
di ingresso, la camera da letto, le scale.
Viviamo qui ora, e sebbene,
altrove, una ragazza si appoggi
al finestrino del treno, un dito
attorcigliato allo zaino zeppo
di tutto ciò che possiede –
questo ci basta. Siamo
le luci, le luci, le luci
che i treni superano…

View original post 2 altre parole

Elegia d’autunno, Gabriella Paci

Curo la mia anima con

la voce del vento tra  le foglie,

i colori di fiamma e d’ocra con sprazzi

di verde sulla tavolozza del crinale.

Curo il mio corpo con

Il cammino sul tappeto molle

di muschio che emana aroma

di terra, di resina e foglia.

Ascolto  la risata lieve del ruscello

e il respiro del bosco che si unisce

al canto degli uccelli nel folto là

dove la luce fa capolino  a tratti

nel saluto del giorno che si tinge

di rosso e d’arancio prima di cedere

il limite alla notte ancora tenera

come sa essere una carezza  di commiato.

Si sciolgono i nodi dell’inquietudine

nell’abbraccio di tronchi e di foglie,

nel  dolce sopore della sera che

sa di mosto e castagne  mentre

si posa sulle ciglia il ricordo di

quaderni aperti a sillabare i domani

ancora da scrivere con l’inchiostro

della scuola appena aperta sulla vita.

Photo by Pixabay on Pexels.com

Dimenticare non è scordare

Dimenticare non è scordare

Dimenticare non è scordare
Spesso diciamo che per guarire da un'offesa bisogna scordare ...
Il cuore guarisce solo quando riesci a capire e non quando dimentichi, la dimenticanza è sempre voluta e la ferita credo che rimanga a tutti... Spesso dico che non sono rancorosa e dimentico dopo un pò ...
Ecco ... E' vero, ma so anche che scordare è uscire dalla propria storia, dal proprio vissuto ed io non dimentico del tutto, ma solo temporaneamente...
Le tracce restano indelebili e allora io resto e non scordo, dimentico soltanto che è diverso...
Resto accanto alla mia sofferenza del momento...
Dimenticare è momentaneo, scordare ha un senso più profondo...
Significa sradicare dal cuore e certi momenti non li sradichi...
Puoi solo far finta di scordare ...
Il tempo che serve per accettare un dolore ,una sofferenza, una sconfitta, una delusione o un addio che brucia...
Occorre un pò di tempo e sarà un tempo più o meno breve, ma sarà il tempo che ci vuole per farci una carezza...
Sarà quel tempo che occorre per dire a te stessa che in fondo è andata male, ma sei lì, non sei morta , devi solo ricostruire . Infatti ho imparato che alla fine non si muore ...
No ...Alla fine ...Si rinasce dalle proprie ceneri .
Quindi armatevi di pazienza e cercate di scordare per poter poi rinascere e ripartorirVi.
Certe offese costruiscono muri...
Il tempo che occorre per capire, è il tempo che occorre a costruire quella scala immaginaria che poi serve per avere la spugna per cancellare anche se non c'è spugna tanto grande a sradicare il dolore, la sofferenza, una tragedia...
Una scala immaginaria che possa arrivare ad eliminare ogni traccia , non c'è... Quindi sarà una dimenticanza voluta ...
Desirè Kariny
Cuore e Anima
Desirè Karini – Poesie e riflessioni
https://desire876416000.wordpress.com/2021/07/13/dimenticare-non-e-scordare/

Dolore , delusione e sofferenza

Dolore , delusione e sofferenza

Dolore, delusione e sofferenza 


Si prova delusione e dolore quando cerchi qualcosa che già sai di non poter avere né cercare né trovare… Dolore  è se la nostalgia ti assale con irruenza e ti arriva come un fulmine a scompigliare l’Anima…
Dolore è continuare a sperare pur sapendo che quella speranza già in partenza è un inutile sperare…
Quando le persone deludono e cerchi anche di trovare una giustificazione che non arriva…
È dolore quando gli altri ti trattano come un opzione e ti fanno credere d’ essere meno degli altri , scalcolato quasi deriso…
Quando quello che hai non ti basta e vorresti trovarti in un’altra pelle, in un’altra vita e sei solo e non sai a chi poter chiedere aiuto… 
È dolore se ti isoli perché senti la superficialità degli altri ,
l’ oppressione e l’avvilimento…
Quando la vita ti appare tanto dura da non  calcolarla più come un dono, ma una costrizione e in quel contesto ci stai male…
Quando il tuo unico pensiero è sparire  e non trovi nessun motivo per andare avanti e ti areni come un relitto spiaggiato e vorresti solo sparire e far perdere le tue tracce come se mai fossi nato…
Quando  entri nel baratro dei tuoi pensieri e non sai come uscirne, non sai come sei arrivato lì…
È sempre un dolore allucinante che la vita che stai vivendo non ti dà più nulla e ogni giorno è un morire dentro… Quando sei in quell’ammasso di pensieri ed è come farla finita , ma è il coraggio che ti manca…
È dolore , solo dolore…
Lancinante e inespressivo dolore.©
Desire’ Kariny

Cuore e Anima

Desirè Karini – Poesie e riflessioni

Ci sei anche tu

Ci sei anche tu

Cuore e Anima

Desirè Karini – Poesie e riflessioni

Ci sei anche tu

Nella vita bisogna avere consapevolezza e andare avanti  anche quando non va tutto bene , anche quando ti sembra che le difficoltà siano insormontabili. Così hai sempre fatto e così hai superato tante vicissitudini, però cominci a riflettere e c’è qualcosa che non va per il verso giusto…A quel punto realizzi che qualcosa dentro te sta cambiando , incominci a vedere la realtà diversamente ; realizzi che la tua vita comincia ad essere vuota che hai vissuto sempre per gli altri e mai secondo le tue regole, le tue voglie , la tua libertà .Quella libertà  inesistente che non hai avuto mai perché c’erano sempre altre priorità, altre esigenze, altre esperienze da mettere avanti e non hai mai deciso tu, ma  altri che decidevano per te e continuavi lo stesso con il cuore gonfio e la voglia di scappare.
Arriva  anche il giorno in cui capisci che ti meriti un po’ di pace, di pace vera. Che dopo tanto lottare,  ingoiare delusioni, cercare spiegazioni inesistenti , sopravvivere ai momenti difficili e cercare di  ricominciare e passarci sopra e  perdonare, hai voglia solo di pace .  La pace interiore è quello che cerchi. Inizi a sentire  una strana consapevolezza che non è un rimpianto, ma una presa di coscienza, il momento in cui, non si sa come smetti di guardare le situazioni e le persone solo con il cuore e finalmente attivi il cervello. E ti rendi conto che hai sopravvalutato, hai dato troppa importanza a cose che non ne avevano, hai sofferto un po’ troppo e non ne valeva la pena. E adesso ti tocca perdonare te stessa, perché inconsapevolmente ti sei fatta del male . Sul momento ti senti disorientata perché non capisci se sei cambiata tu o se sono gli altri che ti hanno cambiata, se è diverso il tuo modo di vedere le cose o se le cose non siano oggettivamente più le stesse, ti fai delle domande e ti sembra di non comprenderti più. Quasi non ti riconosci, non sai più cosa importa davvero. Poi ti rendi conto che a volte è superfluo interrogarsi, bisogna solo accettare che alcune cose non sono andate come avresti voluto e che invece di accettare avresti dovuto prendere le redini in mano e finalmente guidare tu la tua vita ed essere forte solo per te  .Più forte anche se molto più triste, più consapevole , più intransigente, più esigente .Capisci che devi  pensare ad andare avanti senza trascurare  la tua essenza che adesso più che mai ha bisogno che tu ti voglia più bene, esisti anche tu e gli altri non devono essere la tua priorità, ci sei anche tu…
La libertà ha un costo e finalmente capisci che non puoi stare dietro a chi non capisce che devi essere tu a decidere per te stessa…Tu, tu e poi ancora tu…Se ci riesci puoi finalmente essere libera.©


Desire’ Kariny

Renzo Penna: GIUSTA LA MOBILITAZIONE DEL COMITATO DI SPINETTA, MA LA BONIFICA NON SI OTTIENE CON LA CHIUSURA DELLA SOLVAY

Alessandria: GIUSTA LA MOBILITAZIONE DEL COMITATO DI SPINETTA, MA LA BONIFICA NON SI OTTIENE CON LA CHIUSURA DELLA SOLVAY

“Condividendo molto le ragioni del Comitato che a Spinetta Marengo si batte per tutelare la salute degli abitanti, rivendicando nei confronti della Solvay la messa al banco delle produzione nocive e chiedendo agli Enti di controllo e alle Istituzioni un maggiore impegno e trasparenza nelle loro importanti funzioni, debbo però con franchezza dire che lo slogan “chiusura e bonifica subito” non mi convince e non mi trova d’accordo.

Infatti, oltre a contrapporsi ai lavoratori della Solvay senza offrire loro una credibile alternativa occupazionale, la storia industriale di questo Paese ci insegna che la chiusura delle aziende non porta mai alla bonifica, ma scarica i costi e le conseguenze di un sito inquinato non su chi lo ha causato, spesso aziende private, ma sul pubblico, cioè a carico della collettività che le risorse per le bonifiche sovente non ha.

Una battaglia giusta, ma molto difficile come quella condotta dal comitato di Spinetta ha bisogno, per risultare vincente, del pieno sostegno delle istituzioni (Comune, Provincia, Regione) e della condivisione da parte delle organizzazioni dei lavoratori, anch’esse interessate alla salute dei lavoratori, per non risultare isolata nei confronti delle iniziative della multinazionale belga. Da questo punto di vista l’esperienza unitaria del sindacato, del Comune e delle strutture sanitarie portata avanti, con costanza e per anni, nei confronti della Eternit di Casale Monferrato rappresenta un utile situazione da prendere come riferimento”.

Leggi anche su: https://alessandria.today/

Tu, Laura Neri

Tu

‘Stu tiempo malandrino

m ‘arricorda …

È tarde s’è fatte notte

e tu si chille ca arrivave e io te vasavo

Ah si te putesse parla’

Pure stanotte te dicesse

‘o vire ca ‘stu core nun se ferma?

Chiagne

Ie me sento ‘mbriaca

Ie nun capisco niente.

Vulesse turna a nascere …

Ma comme è doce ‘ o silenzio

E tu damme ‘na voce

chiammame

io sento …

# Laura

Viaggio nella poesia francese: la poesia visiva di Guillame Apollinaire

Salerno, ore 12:13

Link al mio blog https://farfallelibereblog.blogspot.com/

Link a quest’articolo nel mio blog https://farfallelibereblog.blogspot.com/2021/04/la-poesia-visiva-di-guillame-apollinaire.html

Il più grande innovatore della poesia del primo Novecento è, senza dubbio, Guillame Apollinaire. Personaggio eclettico: poeta, scrittore, critico d’arte e commediografo. Rivestirà un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’arte moderna, in particolare nel passaggio dal Simbolismo all’ Avanguardia. Nota distintiva di Apollinaire è la sua poesia visiva. 

Guillame Apollinaire, pseudonimo di Wilhelm Albert  Wlodzimierz Apollinaris de Vaz-Kostrowicki, nasce a Roma nel 1880, figlio naturale di un ufficiale borbonico napoletano e di una nobildonna di origine polacca naturalizzata russa. I genitori, però, si separano presto e lui si troverà a lasciare Roma per seguire la madre sulle orme di Parigi. Avrà una gioventù tormentata da amori difficili, ma sarà  proprio a Parigi che avrà la possibilità di immergersi completamente nella realtà letteraria e artistica dell’epoca. In quel periodo, a cavallo tra fine Ottocento e inizio Novecento,  il mondo affronta grandi cambiamenti dal punto di vista scientifico e artistico. Dobbiamo annoverare, infatti, la nascita di quattro movimenti artistici che influenzeranno non poco il pensiero e l’opera di Apollinaire: l’ Espressionismo, il Cubismo, il Futurismo e l’ Astrattismo. L’ estetica cubista  sarà quella che condizionerà in maniera preponderante la sua attività letteraria,  anche grazie all’ importante amicizia che coltiverà con Pablo Picasso. Si avvicinerà alle idee del movimento futurista italiano dopo l’ incontro con il fondatore del Futurismo, Tommaso Marinetti. Ha modo di apprezzare la pittura metafisica di Giorgio De Chirico e quella espressionista di Henri Matisse. A causa del suo  carattere estremamente irrequieto, sarà accusato di essere l’autore del furto del dipinto della Gioconda, avvenuto il 20 agosto del 1911, a seguito del quale sarà arrestato e incarcerato, salvo poi essere rilasciato in quanto persona estranea ai fatti. Successivamente si saprà che l’autore del furto è l’italiano Vincenzo Peruggia, dipendente del Louvre, che dichiarerà di aver compiuto quel gesto per restituire la Gioconda all’ Italia. In piena sintonia con le idee futuriste, note per le loro manifestazioni interventiste, Apollinaire partecipa come volontario al primo conflitto mondiale, definendo la guerra “un grand spectacle“. Incredibilmente quel conflitto gli fornirà grande soddisfazione personale. Le vicende belliche  diventeranno materia fertile per la sua ispirazione poetica. Nel 1916, però, rimane ferito a una tempia e subirà un delicato intervento chirurgico che lo vedrà costretto a ritornare a Parigi. Morirà nel 1918, due giorni prima dell’armistizio, colpito dal virus dell’influenza spagnola, assistito dalla moglie Jacqueline Kolb e dal poeta e amico Giuseppe Ungaretti, giunto presso di lui  per comunicargli la vittoria dell’Intesa. 

Esordisce con opere di narrativa, “Undicimila verghe” del 1907 e   “Bestiario” del 1911; e  con opere  di saggistica, ” La poesia simbolista” del 1909 e “I pittori cubisti” del 1913.  Ma saranno le poesie le opere in cui darà dimostrazione delle sue doti più eloquenti . Del 1913 è una delle  sue raccolte più importanti, “Alcools“, in cui è possibile distinguere l’impronta del Simbolismo mista a una poesia triste e malinconica di romantica memoria. Ma, allo stesso tempo, la forma è ricca di suggestioni che rinnovano l’espressione letteraria dell’epoca. Già in alcune liriche di “Alcools” si sovrappongono e si contrappongono nella maniera più eterogenea immagini e motivi tipici dell’estetica cubista, ricercati in modo da impressionare il lettore. I temi dell’amore e della malinconia, tipici del Romanticismo, si alternano con parodie di poesie e poemi pittoreschi. La forma è caratterizzata dal verso libero, dall’assenza di punteggiatura, da ripetizioni e sinestesie. La raccolta  più rappresentativa della poetica di Apollinairela più rilevante nel determinare l’innovazione estetica letteraria e la più ampiamente contraddistinta dall’ascendenza cubista è, sicuramente, “Calligrammes” del 1918. E’ qui che Apollinaire si dedicherà alla produzione della poesia visiva. Il calligramma è un componimento poetico in cui il poeta dispone le lettere e le parole del testo in modo da formare un disegno, un’immagine che coincida con il tema trattato dalla poesia. Se la poesia ha come soggetto la donna, le lettere saranno disposte in modo da formare l’immagine di una donna.  Per dirlo con le sue parole: “Un insieme di segno, disegno e pensiero, la via più corta per esprimere un concetto e obbligare l’occhio ad accettare una visione globale della parola scritta.

Calligramma “Versi per Lou“, dedicato alla sua amata.  Fa parte della raccolta postuma ” Versi per Lou e altre poesie”

Riconosciti

Questa adorabile persona sei tu 

Sotto il grande cappello da canottiere

Occhio

Naso 

La bocca

Ecco l’ovale del tuo viso

Il tuo collo bellissimo

Ecco infine l’immagine non completa del tuo busto adorato

Visto come attraverso una nuvola

Un pò più in basso è il tuo cuore che batte
   La lirica che preferisco di Apollinaire appartiene alla raccolta “Alcools” e si intitola “Il ponte Mirabeau“. Apollinaire la compone in un periodo di profonda crisi d’amore, dopo la rottura con la sua amata, la pittrice Marie Laurencin. L’amore svanisce e porta via con sé ogni speranza. Nel testo l’amore è simboleggiato dall’immagine del fiume che scorre sotto il ponte. Come il tempo che passa inesorabilmente, così la felicità diventa sempre più irraggiungibile.

Sotto gli archi del ponte Mirabeau 

scorre la Senna e insieme i nostri amori

Fa bisogno che io me lo ricordi?

Sempre veniva gioia dopo il dolore

    Venga la notte suonino le ore

    i giorni vanno io resto

Stiamocene con le mani nelle mani

a faccia a faccia mentre l’onda passa

sotto il ponte che fan le nostre braccia

stanca di quegli sguardi eterni, eguali

    Venga la notte suonino le ore

    i giorni vanno io resto

L’amore se ne va come va questa

acqua corrente, se ne va l’amore

Com’è lenta la vita e invece come

la Speranza si avventa.

     Venga la notte suonino le ore

     i giorni vanno io resto

Passano i giorni e passano le settimane

né il tempo che passò torna o gli amori

Sotto gli archi del ponte Mirabeau

scorre la Senna

       Venga la notte suonino le ore

       i giorni vanno io resto

Leggi anche https://alessandria.today/

“Assenza” di Gabriella Petrelli

Il vuoto che lascia la perdita di una persona cara è incolmabile e la morte della madre, nella lirica di Gabriella Petrelli, è resa così tangibile e palpitante tanto da sentirsi presi dall’emozione pura e sofferta di ultimi e preziosi istanti. Versi che accarezzano un dolore e assecondano la disperazione quasi a voler lenire la lacerazione del distacco. Mi viene da pensare che sia un’elegia consolatoria che si sostanzierà nella nascita di un fiore, nella vita che si rigenera e ridona amore. Una lirica di una bellezza pura e accorata, dimostrazione di un Amore infinito che neanche la morte potrà mai annientare. [Maria Rosaria Teni]

Ti ho amata
Tanto
L’ anima lacerata
Si curva docile
Sull’assenza.
È stato difficile
Raggiungerti
Nel buio del tuo dolore
Dove ogni riverbero
Della vita
Si spegneva
In un flebile pianto.
Volevo recarti
Il fuoco sacro
Ma respingevi ogni scintilla.
Lo accendero, madre, per me
Così il tuo amore
Sara in ogni gesto,
Come un fiore
Che mi sorprende
Nella luce fioca dell’alba.
Gabriella Petrelli

14714924_1238131516244855_396612846293718990_o

ph Eleonora Mello

Leggi anche su: https://alessandria.today/

Dark Spell… #prosepoetry #haibun #ekphrastic-poem

Dark Spell… #prosepoetry #haibun #ekphrastic-poem

Posted on  by Jane Aguiar

where dawn meets the dusk
my arms outstretched for a hug
became straight line 

Kir stretches out his arms to embrace Zhenya passionately

With the help of a dark spell, she forces him to love her again but she chants the wrong spell and stops the fountain, the flow of water and time.

the season’s image
reflection in calm water
like soul’s mirror image

He deceives her in love but she loves him deeply 
After learning that she will be the mother of his child, she wants him back 
She meets a Yogini and learns a dark spell interestingly

In the wedding ceremony of the lovers, 
she recites, ‘I am yours and you are mine’ 
Thinks that her best friend and her groom are true lovers 

She steps down and falls. 
The groom helps her, though it disrupts their wedding
As she chants, her lover re-enters her life only to shower love like heavy rainfall 

He is so engrossed in love that he is not even aware of the child
Loves only and does not allow to take care of the baby
Finally, bored and panicked, she becomes wild

Plans to kill him and an accident occurs 
Even after he dies, his soul yearns 
to become forever hers

Amo” I love you!
love deeply from head to toe
dark spell, drowns me in you

Copyright ©️2022 Jane Aguiar 

Pic Credit: Dark spell 

Written in response to:

what-do-you-see-156 by Sadje 

tankatuesday-poetry-challenge-no-294-10-18-22-ekphrastic-photoprompt by Colleen 

w3-prompt-25-weave-written-weekly by David 

” Amo” means boss. She becomes the boss as she rules his soul. I tried to write idyll haibun for #tankatuesday-syllabic-poetry (one prose and one haiku) according to the rule, the title should connect to the poem.

Thank you for reading!

Stay Blessed! 

Irene Doura-Kavadia cura la traduzione della poesia di Joan Josep Barcelo dall’italiano al greco e all’inglese

La poesia è magica in qualsiasi idioma

Foto : Irene Doura-Kavadia scrittrice e poetessa

Ίσως αύριο βρεις τη σκόνη
μιας αβέβαιης μοναξιάς
από λέξεις σκόρπιες στο κενό•
εκείνα τα ανείπωτα λόγια
από φόβο μήπως πεθάνεις στην εγκατάλειψη –
και τότε θα καταλάβεις τη ζωή
που κρύβεται κάτω από τα ψέματα
μιας βαριά πληγωμένης ψευδαίσθησης
προσμένοντας την ανυπαρξία
.
.
forse domani troverai la polvere
di una solitudine incerta
di parole scadute nel vuoto
quelle parole non dette
per paura di morire nell’abbandono
e allora capirai quella vita
che si nasconde sotto le bugie
di un’illusione gravemente ferita
aspettando di non essere niente

potser demà trobaràs la pols
d’una soledat incerta
de paraules caducades en el buit
aquelles paraules no dites
per por de morir abandonat
i llavors entendràs aquella vida
que s’amaga sota les mentides
d’una il•lusió greument malferida
esperant no ser res
.
.
maybe tomorrow you will find the dust
of an uncertain loneliness
of words scattered, in the void;
those unspoken words
for fear of dying in abandonment
and then you will understand life
that hides under the lies
of a badly wounded illusion
awaiting nothingness

joan josep barcelo
English and Greek translations by Irene Doura-Kavadia

👇👇👇
http://nonsolopoesiarte.art.blog/2022/10/23/irene-doura-kavadia-traduce-in-greco-la-poesia-di-joan-josep-barcelo/

Irene Doura-Kavadia traduce in greco e in inglese la poesia di Joan Josep Barcelo

Foto : Joan Josep Barcelo poeta e artista

PENSAVO FOSSI UN GIRASOLE, di Daniela Patrian

PENSAVO FOSSI UN GIRASOLE

Pensavo fossi un girasole

e ti ho portato nel mio sogno;

perchè,

in una folla di rose

scelgo il girasole,

semplice onesto e retto .

Pensavo: lui è un girasole

porta speranza alle persone..

Ti portai nel mio campo di girasole

alzammo il volto verso il cielo,

apparve una meravigliosa fiducia,

insieme le nostre anime volarono via.

Daniela Patrian

dipinto colori acrilici ,acquarelli

Essere fragili è tipico degli esseri umani, di Cinzia Perrone – Autrice

Essere fragili è tipico degli esseri umani: vi sono però persone che riescono bene a nascondere la propria fragilità indossando una “maschera” di forza e risolutezza. La fragilità denota una spiccata sensibilità, e non è un qualcosa di cui vergognarsi.

Alcuni individui ritengono che la fragilità sia una forma di debolezza, ma in realtà chi riesce a mostrare le proprie fragilità senza timore del giudizio altrui è una persona libera e quindi più felice.

Il segreto per stare bene con se stessi risiede nell’accettare le proprie debolezze e fragilità senza accanirsi contro di esse o combatterle come fossero dei nemici: fanno parte di noi e contribuiscono a renderci esseri umani unici e diversi da tutti gli altri.

Fragilità non significa necessariamente debolezza. Implica piuttosto la capacità di provare emozioni, empatia con gli altri. Le persone fragili non sono indifese come spesso erroneamente si ritiene: la loro forza è tutta nei sentimenti e nella capacità di entrare in sintonia con il prossimo.

Libri: La strada di Cormac McCarthy

La strada di Cormac McCarthy

Un libro tira l’altro ovvero il passaparola dei libri

Cristina Costa

La strada

Cormac McCarthy

Noi non mangeremmo mai nessuno, vero?

No. Certo che no.

Neanche se stessimo morendo di fame?

Stiamo già morendo di fame.

Hai detto che non era così.

Ho detto che non stavamo morendo. Non che non stavamo morendo di fame.

Ma comunque non mangeremmo le persone.

No. Non le mangeremmo.

Per niente al mondo.

No. Per niente al mondo.

Perché noi siamo i buoni.

Sì.

E portiamo il fuoco.

E portiamo il fuoco. Sì.

Ok.

Certo che dopo Cecità di Saramago, La strada non è certo la strada giusta per tirare un sospiro di sollievo.

Sono passata da una cecità bianco latte, ad un mondo grigio cenere.

“Notti più buie del buio e giorni uno più grigio di quello appena passato. Come l’inizio di un freddo glaucoma che offuscava il mondo”

La strada è un libro essenziale…in tutti i sensi.

…è una distopia essenziale, indispensabile leggerlo almeno una volta nella vita;

…è essenziale nella scrittura, una scrittura scarna, priva di fronzoli, di giri di parole, non esiste il superfluo, non c’è più nulla di superfluo, anche i puntini e le virgolette dei dialoghi sono di troppo;

…è essenziale nelle ambientazioni e nei colori: solo ed esclusivamente desolazione, terra bruciata grigio cenere, polvere, tanta polvere da sentirla quasi in bocca, riga dopo riga, alberi bruciati, animali estinti;

…è essenziale nelle sensazioni: fame, freddo, paura, dolore;

…è essenziale nella trama e nei protagonisti, un padre e un figlio in un mondo post-apocalittico che percorrono la strada verso sud in cerca di terre più calde…eppure

…eppure una volta terminata la lettura ci si accorge di quanto sia denso, intenso, commovente, pieno di piani di lettura, questo libro meraviglioso.

Un padre e un figlio, l’uno l’universo dell’altro, per i quali il passato non conta, esiste solo il presente, il futuro è inimmaginabile.

“Sapeva solo che il bambino era la sua garanzia. Disse: Se non è lui il verbo di Dio allora Dio non ha mai parlato”

Una storia con una potenza emotiva devastante, un libro non per stomaci deboli, eppure McCarthy ha saputo farmi arrivare tutto l’amore per la vita, la famiglia e la giustizia.

La vita, a cui padre e figlio sono aggrappati con tutte le loro forze e le energie, le poche che restano.

Camminano inesorabili verso sud, verso la speranza di un mondo migliore, una nuova vita. Il padre sa che sarà pressoché improbabile trovarla, ma non può e non deve privare il figlio della luce della speranza.

La famiglia, si sostengono, si aiutano, si consolano, si raccontano, litigano, discutono e profondamente si amano. Uno il sostegno dell’altro, uno la forza dell’altro, uno la ragione di esistere dell’altro.

Ti posso chiedere una cosa?

Sì, certo che puoi.

Tu cosa faresti se io morissi?

Se tu morissi vorrei morire anch’io.

Per poter stare con me?

Sì. Per poter stare con te.

Ok.

La giustizia, perché anche in un mondo disumanizzato, senza più regole sociali, dove gli uomini per sopravvivere si mangiano a vicenda, loro sono i buoni, coloro che nonostante tutto hanno un gesto d’amore e generosità verso un vecchio incontrato sul loro cammino, un vecchio che chiede aiuto, a loro che hanno pochissimo più di lui.

E allora nel peggior scenario che si possa immaginare, senza luce, senza vita, senza colori, quello che fa da contraltare è il fuoco, il fuoco che accendono per riscaldarsi, per cucinare il poco che trovano, per far luce nel buio denso della notte, il fuoco dell’amore che sono riusciti a conservare nei loro cuori.

Ed è questo fuoco, questo amore, che riapre alla speranza, alla fratellanza, all’accoglienza, non più solo individui ma collettività.

Non tocca a te preoccuparti di tutto.

Il bambino disse qualcosa che l’uomo non capì. Cosa?, disse.

Il bambino alzò gli occhi, il viso sporco e bagnato. Sì, invece, disse. Tocca a me

Buona lettura!

NELLO SGUARDO DENUDATO, Silvia De Angelis

NELLO SGUARDO DENUDATO

Incursione collettiva di gente

sulla parodia d’un mare

privo del sogno levigato d’un caleidoscopio.

Ambigua la moria di predilette telline

scippate sul nascere d’un rantolo d’onda.

Si fa timida la replica d’un volo asimmetrico

recitato da un gabbiano solitario

alla ricerca d’un indennizzo

per mete dissestate dal suo habitat.

Nella tempra di messaggi inclementi

nel coro della quotidianità

si rincorre un apice scorretto

abboccato a chiaroscuri incerti

che s’approprino di luce

nello sguardo denudato….

@Silvia De Angelis

https://quandolamentesisveste.wordpress.com/

Libri: ”Cuore di tenebra” di Joseph Conrad

Libri: ”Cuore di tenebra” di Joseph Conrad

Un libro tira l’altro ovvero il passaparola dei libri

Margherita Todaro

“Cuore di tenebra” di Joseph Conrad

Ediz. Penguin 

Confesso che mi sono avvicinata a questo libro con molta diffidenza. Avevo sentito dire che si trattava di un’opera dalla grande complessità dovuta al suo  linguaggio oscuro e quasi incomprensibile. Dato che avevo già letto un libro tosto (L’Ulisse), non avevo molta voglia di ripetere l’esperienza, leggere dev’essere un piacere e non una forzatura. 

Tuttavia, ho provato lo stesso a leggerlo, e non me ne sono pentita. Ciò che mi ha fatto innamorare di questo libro è lo stile  evocativo e simbolico di Conrad. Un linguaggio che ti trasporta nell’oscurità più totale, nel buio dell’anima umana. Una poesia sul genere umano e sulle sue debolezze, che incanta chiunque abbia la fortuna di leggerla. Mi viene da paragonare la  prosa di questo libro, al canto delle sirene dell’Ulisse. Irresistibile, penetrante, intenso e ammaliante. 

Un “piccolo” ( per le dimensioni del libro) gioiello. L’inglese di Conrad è qualcosa di sublime e favoloso che fin da subito ti cattura nella sua rete di metafore e simbolismi di vario genere. 

L’unica pecca è che sia troppo corto! Ma forse è proprio  questo che lo rende un romanzo così speciale. I libri non devono essere necessariamente ‘corposi’ perchè possano venire apprezzati. E poi non conta il numero di pagine ma l’intensità del racconto che trafigge l’animo e che lì rimane, per l’eternità.

Ne consiglio vivamente la lettura (in versione originale poi è magnifico!). 

Concludo con un brindisi a Conrad, che ci ha consegnato un romanzo seducente e indimenticabile. Che ci ha lasciato questo bellissimo diamante letterario da mirare e rimirare. A presto Conrad! Non vedo l’ora di leggere i tuoi altri capolavori…