Flash mob degli studenti sotto il ministero dell’Istruzione: “Basta morti in stage”

Flash mob degli studenti sotto il ministero dell’Istruzione: “Basta morti in stage”

La manifestazione è stata indetta dalla Rete degli Studenti Medi: “Protestiamo contro un sistema che ci sfrutta, ci rende precari e ci uccide”

17-09-2022 13:26 Lavoro Redazione Agenzia DIRE

morto stage

ROMA – Questa mattina un centinaio di studenti e studentesse hanno protestato davanti al ministero dell’Istruzione dopo la morte, avvenuta ieri, di un loro coetaneo durante l’attività di stage scolastico in un’azienda. La manifestazione, indetta dalla Rete degli Studenti Medi “è simbolo di rabbia e frustrazione– si legge in una nota- per chi aveva già sottolineato, nei mesi scorsi, le carenze strutturali del sistema dei Pcto e del ‘Sistema Duale’ che regola il rapporto tra scuola e lavoro alle superiori”.

“Non sono bastate- commentano con rabbia i rappresentanti del sindacato studentesco- le due morti e i tanti incidenti dello scorso anno a fare intervenire d’urgenza governo Draghi e ministero Bianchi”. “Sull’onda emotiva e dopo le mobilitazioni ingenti di gennaio e febbraio il ministro aveva annunciato di voler riformare i Pcto- spiega Tommaso Biancuzzi della Rete degli Studenti Medi- Non c’è stato però nessun atto pratico da parte del ministero. Pensavamo che le due morti di Lorenzo Parelli e di Giuseppe Lenoci fossero sufficienti a riaprire una discussione seria sulla sicurezza e sul rapporto tra scuola e lavoro. Così non è stato e oggi ci ritroviamo purtroppo di nuovo sotto al ministero indossando dei caschi da lavoro in segno di protesta contro un sistema che ci sfrutta, ci rende precari e ci uccide. Noi abbiamo delle proposte serie e profonde per cambiare le cose, a partire dall’abolizione del Pcto. Il ministero ci ascolti prima che accada di nuovo. Non un morto in più a scuola e sui posti di lavoro, perché non è scuola quella che sfrutta e non è lavoro quello che uccide”. Dalla Rete degli Studenti Medi annunciano altre proteste e manifestazioni per la settimana prossima.

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ALESSANDRIA FILM FESTIVAL QUARTA EDIZIONE Alessandria, 23-25 settembre 2022

ALESSANDRIA FILM FESTIVAL QUARTA EDIZIONE Alessandria, 23-25 settembre 2022

L’ALFF (Alessandria Film Festival) è una manifestazione di cultura cinematografica alla quarta edizione, che consta di tre giorni di proiezioni ed eventi dedicati alla settima arte, a cadenza annuale.
Si terrà dal 23 al 25 settembre 2022 nelle sale del Teatro Ambra e del Teatro Alessandrino.

Le prime tre edizioni hanno accolto più di mille persone a weekend ospitando, tra gli altri, Pupi Avati, Francesco Pannofino, Giuseppe Piccioni, Luca Bigazzi e Daniele Ciprì.

Il festival si regge su un concorso internazionale basato sulla selezione di cortometraggi provenienti da tutto il mondo tramite la piattaforma online Film Freeway, giudicati poi da una giuria di esperti; all’edizione di quest’anno hanno partecipato oltre 100 corti.

La serata di apertura del Festival avrà come protagonisti il regista Luca Ribuoli (La mafia uccide solo d’estate, Speravo de morì prima) originario di Alessandria che dialogherà con Roberto Sant’Agostino sull’evoluzione della sua carriera dalla provincia fino al grande pubblico. Inoltre, ci sarà una performance di Luca Maria Baldini prodotta da Fondazione AAMOD (Archivio del Movimento Operaio Democratico) e Le Cannibale. Si tratta di una re-interpretazione audiovisiva del documentario, inedito e mai montato, di Pier Paolo Pasolini che celebra il primo sciopero dei netturbini del 24 aprile 1970. La voce del regista emerge dai volti degli operai e sarà accompagnata da campionature, sintetizzatori e strumenti analogici, che accompagneranno lo spettatore nel percorso audiovisivo suonato dal vivo. Dagli originali 84 minuti di girato ne esce un montaggio di circa 40 minuti, un’opera pensata per una sonorizzazione live che è stata presentata in anteprima al PAC (Padiglione Arte Contemporanea) a Milano e Sole Luna Doc Film Festival di Palermo.

Il sabato, come nella terza edizione, è totalmente dedicato ai più giovani, con due incontri ad hoc da Visioni_47: il laboratorio Cine/mini a cura di Lorenza Novelli per bambini dai 6 anni.

Si prosegue con la masterclass “Il cinema italiano post 2000” di Federico Frusciante, gestore per anni della videoteca Videodrome a Livorno e famoso youtuber del panorama italiano.

Il sabato sera, si terrà un concerto del Liceo musicale “Saluzzo-Plana” diretto dal maestro Enrico Pesce sulle più famose colonne sonore del cinema italiano. La performance sarà accompagnata dal regista italiano Francesco Ghiaccio, collaboratore storico di Pesce.

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http://www.alff.it

Per concludere, la domenica torna lo slot “Amici del Festival” riservato ad opere fuori concorso ai quali la Direzione Artistica del Festival ha deciso di riservare uno spazio speciale, dal momento si tratta di autori del territorio, portatori pertanto di un valore aggiunto. Quest’anno è il turno di Letizia Salerno Pittalis, regista emergente di Alessandria che, insieme alle colleghe Chiara Canale, Giulia Zini e Chiara Ferretti, presenterà il documentario “I figli si baciano soltanto quando dormono” prodotto dalla Civica Scuola di Cinema “Luchino Visconti” e presentato al Festival dei Popoli di Firenze. L’altro spazio riservato a questa sezione è di “Cadde la notte su di me”, cortometraggio diretto da Riccardo Menicatti e Bruno Ugioli, prodotto da me.dea e fuoricampo film e che vede la straordinaria partecipazione di Massimiliano Loizzi, volto del Terzo Segreto di Satira.

All’Alessandria Film Festival Bruno Ugioli e il produttore Stefano D’Antuono, presenteranno quest’opera di grande significato che affronta il tema della violenza di genere con un approccio nuovo.

La serata di chiusura al festival Alessandro Haber dialogherà con Roberto Lasagna e Lucio Laugelli sulla carriera del maestro, il futuro e il cinema italiano in generale.

La locandina dell’ALFF è opera di Lele Gastini, illustratore alessandrino.

L’Alessandria Film Festival, organizzato dall’APS Paper Street 2.0 in sinergia con l’APS Requiem for a film, gode del Patrocinio del Comune di Alessandria e conta sulla collaborazione di Film Commission Torino- Piemonte, del Festival Adelio Ferrero (cinema e critica), della ConfCommercio Alessandria; inoltre è gemellato con l’associazione Piemonte Movie.

ALFF ha una convenzione per l’ospitalità con l’Hotel Alli Due Buoi Rossi e Hotel Lux.

http://ufficio-stampa.comune.alessandria.it/rsp/pmxkh1/content/programma_alessandria_film_festival.pdf?_d=78E&_c=e2fd6b7c

Festa del Vino del Monferrato Unesco: le ultime novità in attesa dell’inaugurazione

Casale Monferrato: Festa del Vino del Monferrato Unesco: le ultime novità in attesa dell’inaugurazione

Parcheggi blu gratuiti, apertura parcheggio multipiano, navetta gratuita, visita al treno storico e ordinanza sulle bottiglie in vetro

A poche ore dall’inaugurazione della sessantunesima Festa del Vino del Monferrato Unesco, prevista per domani, venerdì 16 settembre, alle ore 18,00 al Mercato Pavia, ecco alcune novità per chi vorrà partecipare al grande evento di Casale Monferrato.

Torna la navetta gratuita che collegherà ogni 25 minuti piazza d’Armi con il Mercato Pavia, e viceversa, il sabato dalle 18,00 e la domenica dalle 11,00 alle 15,30. Un servizio che permetterà di unire l’ampio parcheggio della Cittadella a piazza Castello che, proprio per consentire lo svolgimento della festa e degli eventi collegati, vedrà ridotto il numero di posti auto. I punti di partenza della navetta saranno: di fronte alla galleria del PalaFiere, lato Cinelandia, e lo spiazzo della rotonda tra via XX Settembre e lungo Po Gramsci.

Sempre per quanto riguarda i parcheggi, sarà aperto per tutte le notti della Festa del Vino del Monferrato Unesco il multipiano di via Sant’Anna, mentre in occasione dello spettacolo pirotecnico nella giornata di sabato 17 settembre saranno gratuiti dalle ore 8,00 i parcheggi blu di piazza Castello.

Oggi, giovedì 15 settembre, è stata firmata l’ordinanza che prevede alcune prescrizioni da adottare all’interno e all’esterno della sede della festa. In particolare, durante lo svolgimento dell’evento, all’interno del Mercato Pavia sono vietati, tra l’altro, la vendita di birra, l’utilizzo di bicchieri di vetro e portare all’esterno bottiglie di vino aperte o delle quali non si è ultimato il consumo.

Nell’ambito del raggio di 300 dalla sede dell’evento, invece, sono vietati la vendita, per asporto o consumo sul posto, di bevande alcoliche di volume superiore ai 21° in qualsiasi contenitore e la vendita di bevande di qualsiasi specie e gradazione in contenitori di vetro e in lattine metalliche, essendo consentita la vendita e la somministrazione esclusivamente in bicchieri di plastica o di carta da parte di tutte le attività di somministrazione alimenti e bevande, autorizzate anche in forma temporanea, circoli privati, distributori automatici, attività artigianali autorizzate alla vendita di bevande.

Sono fatti salvi gli esercizi di ristorazione, ai quali è consentito di somministrare bevande alcoliche esclusivamente ai clienti durante la consumazione dei pasti, fermo restando anche per essi il divieto assoluto di vendita per asporto. È consentita altresì la vendita di bevande in contenitori in vetro e/o lattine da parte di esercizi commerciali, compresi i supermercati, a condizione che l’acquisto rientri in una spesa complessiva di generi alimentari.

Domenica 18 settembre, in occasione dell’arrivo in città del treno storico da Milano Porta Garibaldi, sarà possibile visitare gratuitamente, grazie al personale di Fondazione Fs, il convoglio composto da una locomotiva diesel e cinque vetture tipo 45000 direttamente in stazione dalle 14,00 alle 16,30.

Chi volesse ancora acquistare i biglietti per il viaggio, invece, può farlo direttamente online sul sito di Vivaticket alla pagina http://www.vivaticket.com/it/ticket/treno-storico-milano-casale-a-r/187734: il treno partirà alle ore 8,55 dalla stazione di Milano Porta Garibaldi e giungerà in città alle ore 11,30 con le seguenti fermate intermedie: Milano Lambrate (alle ore 9,20), Milano Rogoredo (9,30), Pavia (9,59), Garlasco (10,21) e Mortara (11,00). Ritorno previsto per le ore 17,00 da Casale Monferrato.

Si ricorda, infine, che la Festa del Vino del Monferrato Unesco porterà al Mercato Pavia le eccellenze enogastronomiche monferrine, e non solo, con oltre venti aziende vitivinicole e oltre trenta Pro Loco che proporranno gustosi piatti venerdì 16 e 30 settembre dalle 18,00 alle 24,00 e sabato 17 settembre e 1° ottobre e domenica 18 settembre e 2 ottobre dalle 10,00 alle 24,00 con orario continuato.

I posti a sedere disponibili sono 4 mila, ma sarà possibile anche il servizio da asporto per potersi portare direttamente a casa le tipicità del territorio. Per conoscere i menu, le aziende e tutte le iniziative legate alla Festa del Vino del Monferrato Unesco è possibile consultare il sito http://www.festadelvinodelmonferrato.it.

Casale Monferrato, 15 settembre 2022

Il presente comunicato è redatto in modo impersonale (senza nomi e virgolettati) secondo quanto disposto dall’art.9 c.1 della legge n° 28 del 22 febbraio 2000 in tema di par condicio nei periodi pre-elettorali.

Legambiente: 𝐋𝐀 𝐓𝐑𝐀𝐍𝐒𝐈𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐄𝐂𝐎𝐋𝐎𝐆𝐈𝐂𝐀 𝐂𝐇𝐄 𝐒𝐄𝐑𝐕𝐄 𝐀𝐋 𝐏𝐈𝐄𝐌𝐎𝐍𝐓𝐄

Torino: 𝐋𝐀 𝐓𝐑𝐀𝐍𝐒𝐈𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐄𝐂𝐎𝐋𝐎𝐆𝐈𝐂𝐀 𝐂𝐇𝐄 𝐒𝐄𝐑𝐕𝐄 𝐀𝐋 𝐏𝐈𝐄𝐌𝐎𝐍𝐓𝐄
📍 Sala Atlas di Combo – Corso Regina Margherita 128, Torino⏰ Lunedì 19 settembre // h. 16.00 
Lunedì 19 settembre alle 16,00 presenteremo le proposte di Legambiente Onlus per la prossima legislatura sulla necessaria transizione ecologica del Paese, confrontandosi con i candidati alle elezioni politiche.
L’evento si terrà presso la Sala Atlas di Combo, in Corso Regina Margherita 128.
Hanno confermato la loro presenza:

Marco Grimaldi, Alleanza Verdi Sinistra
Chiara Appendino, Movimento 5 Stelle
Andrea Giorgis, Partito Democratico
Silvio Viale, +Europa
Claudia Porchietto, Forza Italia
Lucio Malan, Fratelli d’Italia
Angelo d’Orsi, Unione Popolare

Tanti eventi al Cuneo Bike Festival: domani pedalata in rosa e il talk di Matt Rendell sul ciclismo colombiano

Continua domani, domenica 18 settembre, Connessioni”, la seconda edizione del “Cuneo Bike Festival” che ha il suo fulcro in piazza ex Foro Boario (con palco, stand e un circuito di pump track per permettere a tutti bambini di sperimentare l’utilizzo della bicicletta) ma raggiunge sulle due ruote anche tanti altri luoghi della città, offrendo talk, pedalate, esibizioni e moltissime iniziative gratuite fino a mercoledì 21 settembre. Il calendario completo e aggiornato degli eventi, tutti gratuiti, è pubblicato sul sito comune.cuneo.it/cuneobikefestival, dove è possibile riservare il proprio posto agli appuntamenti per cui è richiesta la prenotazione.
Domani, domenica 18 settembre, alle 10, in piazza ex Foro Boario, ci sarà “Ciclostili: la bellezza di preparare una pedalata”. La parte più bella di ogni pedalata, di ogni viaggio, è forse il momento in cui si lascia correre l’immaginazione: per decidere dove andare, cosa fare, per quanto tempo stare lontano da casa. La preparazione mette i brividi: fremito, impazienza. Di queste sensazioni parlerà Paolo Ciaberta di Ciclostili, un’associazione che si impegna per far sì che sempre più persone si possano avvicinare al mondo del ciclismo attraverso la promozione dell’attività ciclistica, corsi di formazione e progetti specifici per i più giovani, per riscoprire la bicicletta, i suoi miti e la sua dura legge. Perché prepararsi a una pedalata vuol dire, innanzitutto, scoprire qualcosa di nuovo ogni volta. Ingresso libero.
Dalle 10, in piazza Galimberti e nelle zone limitrofe, ci sarà la festa dello sport cuneese “Cuneo vive lo sport” per tutta la giornata.
Alle 10.30, ci sarà il ritrovo in piazza ex Foro Boario, di “I bike Cn: Cuneo pedala”, una pedalata adatta a tutti alla scoperta delle bellezze storico artistiche della città con Team Itur.
Alle 11, sul palco in piazza ex Foro Boario, Alberto Fiorentini e Francesco Pila con Valeria De Donno presentano “Diab à vélo: pedalare contro il diabete”. Alberto Fiorentini l’ha sempre saputo e ne è sempre stato convinto: il diabete non poteva essere un ostacolo per la realizzazione di un’impresa sportiva. Pedalare sarebbe stato solo più difficile, ma certamente possibile. Passo dopo passo, come in tutte le cose importanti, Fiorentini e la sua bicicletta l’hanno dimostrato. Ingresso libero.
Alle 12, con “Prendo la bici e vado a vedere l’oceano” la storia di Gigio Gallo che qualche anno fa, è stato il professore e Noemi Giraudo l’alunna. In piazza Foro Boario, a Cuneo, Gigio e Noemi saranno solo due viaggiatori. E chissà che la passione di Noemi per la bicicletta non venga da Gigio. Oppure che quella carica di Gigio non venga dall’entusiasmo di Noemi. Un giorno, Noemi Giraudo ha salutato tutti: “Prendo la bicicletta e vado a vedere l’Oceano”. Un giorno, Gigio Gallo, dovendo portare una bicicletta al figlio, in Portogallo, ha pensato bene di pedalare per arrivarci. Storia di questi due viaggi e della scuola che li ha uniti. Ingresso libero.
Alle 14.45piazza ex Foro Boario si trasformerà in cinema all’aperto con la proiezione di “The Balkans’ Rollercoaster”. Il docufilm racconta l’esperienza del padovano Manuel Truccolo, 31 anni, ingegnere e ciclista da sempre, durante la TransBalkan Race, competizione di ultra-cycling di 1300 km e 27000 metri di dislivello, con salite a volte estreme, attraverso Slovenia, Croazia, Bosnia Erzegovina e Montenegro. “The Balkans’ Rollecoaster” è un viaggio tra le emozioni e gli stati d’animo che un’atleta attraversa durante un’esperienza di questo tipo. Enough Cycling, con il supporto di Elite, ha realizzato un documentario sulla sua esperienza. Ingresso libero.
Alle 15.30, ci sarà il ritrovo in piazza ex Foro Boario, per la Fancy Women Bike Ride: un evento genuino che riunisce oltre 50.000 donne in bicicletta lo stesso giorno, alla stessa ora, in più di 30 Paesi e 180 città in tutto il mondo. Si tratta di un’iniziativa che nasce dalle donne ed è rivolta alle donne per riaffermare la bicicletta come strumento di emancipazione e libertà dal forte impatto sociale. Incontrarsi per una pedalata e poi restare unite e insieme generare cambiamento attraverso una scelta. Perché la bicicletta fa bene. Partecipazione libera e gratuita.
Alle 16, invece, sul palco di piazza ex Foro Boario, ci sarà “Storia di un fotografo tra bicicletta e montagna”: chi conosce Daniele Molineris sa che si definisce “ininfluencer”. In un mondo in cui “influenzare” la società con la propria immagine interessa sempre più, Daniele è rimasto alle origini. Nato e cresciuto a Boves ha poi iniziato a viaggiare con una macchina fotografica al collo: tra montagna e bicicletta si racconta ogni giorno per ciò che vedono i suoi occhi. La fotografia, secondo lui, deve trasmettere qualcosa, raccontare un momento. Raccontare Daniele è quindi anche raccontare la visione dell’uomo dietro quell’obiettivo che riprende il mondo. Con Daniele Molineris ci sarà Valerio Dutto. Ingresso libero.
Alle 17.30, in piazza ex Foro Boario, si terrà “Voci a pedali” con Alessandra Schepisi, la voce della bicicletta a Radio24. Ogni storia ha una voce a raccontarla e, in fondo, quando pensiamo a quella storia pensiamo anche a quella voce. Di storie Alessandra Schepisi, giornalista di Radio24, se ne intende. Ogni settimana in “A ruota libera”, il programma da lei condotto in radio, cerca storie nuove e nuovi orizzonti per quella bicicletta di cui nel tempo ha conosciuto sempre più. Racconterà l’essenza di queste storie e quanto quelle ruote e quei pedali abbiano cambiato anche la sua persona. Sarà un’altra storia, sarà la stessa voce, con anche una sorpresa. Con Alessandra Schepisi e Pierpaolo Romio. Prenotazione obbligatoria su comune.cuneo.it/cuneobikefestival
Alle 18.30, in piazza ex Foro Boario, ci sarà lo spettacolo tra musica e parole di “Black boy fly: l’irresistibile ascesa di Major Taylor”, tratto dall’omonimo libro opera di Mulatero Editore nella collana Pagine Alvento. Una storia incredibile quella di Major Taylor: il primo ciclista afroamericano capace di diventare campione del mondo su pista in epoca di segregazione razziale che viene raccontata con uno spettacolo coinvolgente di musica e parole dal vivo. Con Marco Ballestracci, Gino Cervi e Marco Pandolfi. Ingresso libero.
Alle 21Matt Rendell arriva in piazza ex Foro Boario a Cuneo, per la prima presentazione ufficiale della traduzione italiana del suo libro “Colombia es pasión! Una terra, un popolo ed il ciclismo colombiano” ad opera di Mulatero Editore nella collana Pagine Alvento. Una serata all’insegna degli aneddoti, dei ricordi e di tutto ciò che non vi aspettereste quando ammirate un ciclista scalare una montagna. Da Nairo Quintana, a Rigoberto Uràn, Esteban Chaves, Fernando Gaviria, Egan Bernal e molti altri. Con Filippo Cauz, Giovanni Ellena e Gino Cervi. Prenotazione obbligatoria su comune.cuneo.it/cuneobikefestival.

Teatro Menotti. C.I.Q. Centro Internazionale di Quartiere: LA VIA DEI NARRATORI

Milano. Teatro Menotti: LA VIA DEI NARRATORI

presso C.I.Q. Centro Internazionale di Quartiere, via Fabio Massimo, 19

Con la Via dei Narratori prende il via la prima parte del progetto “La città senza porte”, all’interno di Milano è viva. Abbiamo immaginato una città come Milano senza porte mentali, politiche, culturali, provando a tracciare una linea di continuità lungo una direzione che ci ha portato, quasi naturalmente, a sud-est nei quartieri di Porto di mare, Rogoredo e Santa Giulia alla ricerca di spazi e incontri. Un luogo di grandi contrasti, che, tra nuove visioni architettoniche, paesaggistiche e una realtà meltin’ pot sempre più protagonista riesce a svilupparsi, ma anche a conservare la propria identità grazie al lavoro costante del suo associazionismo dinamico che sarà coinvolto attivamente nel progetto. 

17 SETTEMBRE ORE 20:30

MODOU GUEYE

AFRICA RACCONTA

Spettacolo di Modou Gueye
Con Modou Gueye e percussionisti

Il viaggio tanto aspettato per le rosse terre d’Africa finalmente si avvicina. Ma come si dice in Africa: “chi è di fretta, non arriverà presto”. Ecco, quindi, un momento di incontro con Modou prima di immergerci nel Senegal più profondo. 

I battiti del tamburo parlante e le vibrazioni della voce del cantante si intersecano nel gioco di parole, azioni e suoni tra artisti e pubblico come nel cerchio sulla piazza del villaggio o nelle stalle durante le veglie invernali. Le storie raccontano i sentimenti di tutti noi con i linguaggi di alcuni di noi: un momento di intimità tra pubblico e artisti che si deposita con dolcezza nel nostro animo. 

Foto: 17 settembre – Africa racconta – Google Drive

Prezzo € 8,00 

https://www.vivaticket.com/it/ticket/africa-racconta/187129

18 SETTEMBRE ORE 20:30

MONI OVADIA

LAUDATO SI’

Di e con Moni Ovadia

Produzioni Corvino produzioni

Moni Ovadia legge e commenta l’enciclica di Papa Francesco

Laudato si’ è la seconda enciclica scritta da Papa Bergoglio nel suo pontificato e risale al 2015. 
Moni Ovadia, scrittore, autore, uomo di cultura agnostico ma da sempre vicino alla spiritualità e agli interrogativi propri degli uomini di fede ha deciso di farne un Reading in cui si potesse evidenziare la forza rivoluzionaria di questo scritto ovvero la denuncia dell’attuale crisi ecologica e l’assoluta necessità di un mutamento radicale nella condotta dell’uomo. 

L’umanità non può più permettersi uno sfruttamento sconsiderato della natura finalizzato ai propri interessi economici ma necessita più che mai di un rinnovamento nel segno di una conversione ecologica globale

“Un’ecologia Integrale, vissuta con gioia e autenticità” 


Foto: 18 settembre – Moni Ovadia – Google Drive

Prezzo € 12,00 

https://www.vivaticket.com/it/ticket/laudato-si/187131

19 SETTEMBRE ORE 20:30

LIVIA GROSSI

NONOSTANTE VOI

STORIE DI DONNE CORAGGIO

Reportage teatrale di e con Livia Grossi

Musica dal vivo di Andrea Labanca

Foto di Alex Majoli, Alberto Roveri, Jacopo Barsotti, Emiliano Boga

Regia Gigi Gherzi

Con il patrocinio di Amnesty International

Il valore della donna come individuo al di là dei tradizionali ruoli sociali di madre, moglie e figlia. Il diritto di esistere e il prezzo che si paga. Un viaggio tra parole e musica che s’interroga sull’identità individuale e pubblica, sull’informazione e la sua reale condivisione. In scena riflessioni e testimonianze di donne italiane e straniere, e un ironico monologo sui requisiti necessari per ottenere la Carta d’identità di Donna. Storie di resistenza al femminile raccolte sul campo da Livia Grossi, giornalista del Corriere della Sera, qui proposte, in un unico reportage teatrale, pagine di Giornale Parlato. Un reportage in continuo aggiornamento. 

Tra le donne intervistate  

Pushka (Albania), vergine giurata. Una donna di 66 anni che da oltre 40 anni ha deciso di diventare un “uomo” per difendere diritti e dignità. Un cambio d’identità sociale non biologico, la donna si veste, si comporta e pensa come un vero uomo e come tale viene considerata dalla comunità maschile. 

Maria (Sudamerica) Rifugiata politica. Una donna arrestata con l’accusa di terrorismo, liberata in seguito alla sua riconosciuta innocenza dopo 8 anni di carcere. Una testimonianza che dichiara la vittoria di una donna che non ha mai perso il coraggio e la fiducia in se stessa e nella Giustizia. Una storia di abuso di potere che supera confini geografici e temporali: c’è un inserto importante sulla Milano del 1978, l’anno del sequestro Moro. 

Marietù, N’Daye (Senegal), una delle portavoce contro la mutilazione genitale femminile. Un’Antigone africana di 46 anni che dopo che dopo aver visto morire le sue figlie per infibulazione ha deciso di ribellarsi alle “regole” che impongono a tutte le bambine di 6-7 anni di venire amputate e cucite fino alla prima notte di matrimonio. Marietu con l’aiuto di un Ong locale e l’Unicef italiana, è riuscita a creare in 10 anni di lavoro di capanna in capanna, un enorme movimento di donne che ha fatto cambiare le leggi del Parlamento di Dakar. 

Livia Grossi: giornalista, collaboratrice storica del Corriere della Sera si occupa di teatro, cultura e reportage. Da qualche tempo i suoi servizi realizzati in Africa, Albania e Sud America sono diventati “reading teatrali”, o meglio pagine di “Giornale Parlato”, giornalismo in scena. Il suo nuovo modo di fare informazione che trasforma il palco in una pagina di un magazine. Le foto e i video dialogano con lei sul palcoscenico, la musica è dal vivo e la giornalista è in carne e ossa a “dire il pezzo” guardando negli occhi il lettore.  

I suoi lavori sono stati oggetto di servizi d’approfondimento di RaiTg3 e ospiti in importanti Teatri e Festival, tra cui teatro Franco Parenti, Lac-Lugano Arte Cultura, Campania Teatro Festival.

Foto: 19 settembre – Livia Grossi – Google Drive

Prezzo € 8,00

https://www.vivaticket.com/it/ticket/nonostante-voi-storie-di-donne-coraggio/187134

20 SETTEMBRE ORE 20:30

PAOLO ROSSI
RECITAL

AGIDI presenta

Di e con Paolo Rossi

Musiche dal vivo Emanuele Dell’Aquila e Alex Orciari

Un happening che mescola la realtà con l’immaginazione, una serata di improvvisazione disorganizzata che mette al centro il contatto diretto con il pubblico.
I rimandi continui dal passato al presente, come è nello stile di Rossi, uniti alla sua capacità di essere sempre imprevedibile e attuale, rendono questo recital un evento unico e sempre attuale.

Paolo Rossi, accompagnato in scena dalle musiche di Emanuele Dall’Aquila e Alex Orciari, ci racconta la contemporaneità nel modo che da sempre lo contraddistingue: irriverente, rivoluzionario, pirotecnico, incontenibile.

Foto: 20 settembre – Paolo Rossi – Google Drive

Prezzo € 12,00 

https://www.vivaticket.com/it/ticket/pane-o-liberta-per-un-futuro-immenso-repertorio/187210

22 SETTEMBRE ORE 20:30

KENTO

L’INCENDIO BRUCIA ANCORA

Di e con Francesco Carlo 

 
Come un podcast ma meglio. E dal vivo!  

Il rapper e scrittore Francesco “Kento” Carlo racconta alcuni episodi chiave in cui la storia del rap si è incrociata con la Storia con la S maiuscola, sia negli Stati Uniti che in Italia.  

Aneddoti, riflessioni e curiosità per capire al meglio la musica che, più di ogni altra, rappresenta e racconta i nostri anni. 

Foto: 22 settembre – Kento – Google Drive

Prezzo € 8,00 

https://www.vivaticket.com/it/ticket/l-incendio-brucia-ancora-talkin-rap/188679

BIGLIETTERIA

I biglietti possono essere acquistati:

dalle ore 14 alle ore 18 presso

TEATRO MENOTTI

Via Ciro Menotti 11, Milano – tel. 0282873611 –  biglietteria@teatromenotti.org

dalle ore 19 alle ore 20 presso

C.I.Q – Centro Internazionale di Quartiere – via Fabio Massimo 19 – Milano

Acquisti online

Con carta di credito su www.teatromenotti.org

UFFICIO STAMPA

Linda Ansalone

stampa@teatromenotti.org

Novi Ligure: Biblioteca Civica, riprende Novi d’Autore

Novi Ligure: GLI APPUNTAMENTI AUTUNNALI DELLA RASSEGNA CULTURALE

Biblioteca Civica, riprende Novi d’Autore

Dopo la pausa di agosto riprendono gli appuntamenti culturali in Biblioteca per la rassegna Novi d’Autore

La stagione autunnale si aprirà sabato 24 settembre (ore 10,30) con la presentazione del volume “I primi 50 anni dell’Atletica Novese”, che vuole essere una celebrazione per un importante traguardo raggiunto dalla storica società sportiva novese. Per l’occasione si terrà anche una conferenza stampa per la presentazione della XXXVI Mezza Maratona d’Autunno «Memorial Giuseppe Berrino».

Venerdì 30 settembre (ore 17,30) Osvaldo Semino presenterà “L’uomo delle fiere di cambio” romanzo storico ambientato nella Novi del Seicento. 

Con la presentazione del volume “Donne d’Oriente”, in programma giovedì 13 ottobre (ore 17,30), si inaugurerà anche la mostra fotografica omonima allestita nei corridoi della Biblioteca. L’esposizione, curata dall’autore Antonio Gervasoni, presenta scatti che documentano l’universo femminile dei lontani paesi orientali. 

Sarà rivolto principalmente alle scuole, ma aperto anche alla cittadinanza, il convegno “L’attualità del pensiero di Don Gianfrancesco Capurro” che si terrà nella mattinata di venerdì 21 ottobre (ore 9,45). Nel 140° anniversario della morte si vuole ricordare il sacerdote autore dell’alfabeto figurato, conosciuto come “Sistema Capurro”, che tanto contribuì all’alfabetizzazione dell’epoca.  

Sabato 22 ottobre (ore 10,30) Francesco Moro, ex consigliere regionale e comunale, si racconterà nel volume libro “L’impegno di un comunista, nel partito e nelle istituzioni”. 

Ultimo appuntamento del mese di ottobre sarà venerdì 28 (ore 17,30) con Bruno Pasero e il suo “Dietro le quinte. Un passo dopo l’altro. La vita sindacale di Bruno Pasero raccontata da Enrico Sozzetti”.

La stagione autunnale è solo all’inizio e proseguirà con un ulteriore calendario anche nei prossimi mesi. Intanto sono già confermati alcuni appuntamenti nel mese di novembre. Mercoledì 16 (ore 17,30) si svolgerà la presentazione di un saggio a cura di Guido Rosso dal titolo “Terra (Terrae) riflessioni sul mondo contadino in Cesare Pavese, John Steinbeck e altri autori”, incontro che si propone anche come aggiornamento per gli insegnanti delle scuole superiori.Sono invece ancora da definire due incontri che si svolgeranno in collaborazione con Isral.

Serravalle Scrivia: “Dante e il bullismo” a cura del Prof. Luciano Borghini

Serravalle Scrivia: “Dante e il bullismo” a cura del Prof. Luciano Borghini

Una lettura classica dell’VIII canto dell’Inferno con uno sguardo alla realtà attuale. In ricordo di Andrea Chaves.

22 settembre, alle 21.00, in Biblioteca.

La Biblioteca comunale “Roberto Allegri” celebra il “settembre dantesco” con un incontro dal titolo Dante e il bullismo. Una lettura ‘classica’ del VIII Canto dell’Inferno con uno sguardo alla realtà attuale a cura del Prof. Luciano Borghini. L’evento, organizzato in collaborazione con UNIduevalli Borbera e Scrivia, si terrà giovedì 22 settembre, alle 21.00, presso la sala conferenze della Biblioteca comunale di Serravalle Scrivia e sarà dedicato al ricordo di Andrea Chaves, il giovane e talentuoso dantista novese scomparso cinque anni fa.

Dopo la conferenza verrà inaugurata la collezione dantesca della Biblioteca “R. Allegri”, un fondo speciale dedicato agli studi danteschi e che comprenderà parte della biblioteca personale di Andrea Chaves. Con questa collezione la Biblioteca comunale di Serravalle Scrivia intende raccogliere l’intenzione di Andrea di promuovere la conoscenza della Divina Commedia e di Dante e, nel tempo, diventare un punto di riferimento per gli studiosi sul nostro territorio. Non sarà però una collezione dedicata solo agli “addetti ai lavori”: oltre a comprendere testi altamente specialistici sarà ricca di opere divulgative e accattivanti, fino ad arrivare al fumetto, al manga e al libro per bambini.

E dei bambini la Biblioteca certo non si poteva dimenticare: la giornata comincerà alle 17.00, presso la Sala Bambini, con “DanteGame! Giochiamo con Dante e poi…il resto lo inventerete voi!”, laboratorio dedicato ai bambini dai 4 ai 10 anni. Vi aspettiamo!

Incontro con l’autore Gianluca D’Aquino: “TRAIANO – il sogno immortale di Roma” & “Storia di un quadrifoglio che non sapeva di esserlo”

Incontro con l’autore Gianluca D’Aquino

TRAIANO – il sogno immortale di Roma” & “Storia di un quadrifoglio che non sapeva di esserlo”

FRESONARA Venerdì 23 settembre, alle ore 21.00, presso il Teatro Comunale di piazza don Orione, la Biblioteca Civica di Fresonara ospiterà lo scrittore D’Aquino Gianluca, che presenterà i suoi romanzi “TRAIANO – il sogno immortale di Roma” e “Storia di un quadrifoglio che non sapeva di esserlo”.

Nel corso dell’evento, l’autore dialogherà con la scrittrice Silvia Vigliotti, addentrandosi nei temi della biografia romanzata dell’imperatore romano Marco Ulpio Traiano, ripercorrendone la vita e i grandi successi politici e militari, e del suo più recente romanzo di formazione, una piccola guida per condividere l’amore, nata al tempo della pandemia, in un momento storico in cui la vita di coppia è stata messa alla prova dalla surreale esperienza del lockdown.

TRAIANO – il sogno immortale di Roma”, romanzo pluripremiato e finalista al celebre premio “Fiuggi Storia”, ripercorre la vita di Marco Ulpio Traiano, vissuto a cavallo fra il I e il II secolo, dall’infanzia ai grandi successi militari in Germania e in Dacia, fino allo scontro con i Parthi, ai confini dell’impero, dove nessuno era mai arrivato prima e oltre i quali nessuno fu più in grado di andare. Traiano restituì a Roma un senso di civiltà per molto tempo perduto e la portò in quella che sarà ricordata come l’età aurea, passando per le grandi riforme in ambito civile, amministrativo, economico e militare. Basata su solide fonti storiche, l’opera è al tempo stesso biografia e romanzo, e narra di intrighi, amori, amicizie e battaglie rivolgendosi a ogni genere di lettore. Il romanzo nasce dall’infatuazione dell’autore per gli studi sull’edificazione della Colonna Traiana condotti dall’amico scultore, di fama internazionale, Claudio Capotondi.

«Marco Ulpio Traiano è passato alla storia come l’Optimus princeps di Roma» spiega l’autore «l’imperatore che interpretò il proprio ruolo come servitore di Roma, con l’umiltà dell’uomo del popolo, riuscendo a ottenere risultati mai raggiunti in tutti i campi della pubblica amministrazione dell’epoca, facendo di Roma la Capitale del Mondo. Nonostante siano trascorsi 1900 anni dalla sua morte, la memoria di Traiano risplende ancora nel cuore di Roma, come ci ricorda la colonna coclide eretta in suo nome da Apollodoro di Damasco. Traiano fu il principe di Roma e dei romani, che sostenne anche impegnando il personale patrimonio, consegnando ai cittadini dell’impero un benessere ampio e diffuso. Mi piace immaginare che quel tempo sia stato un sogno, forse troppo dolce e delicato per poter attraversare le epoche che ci hanno condotto ai giorni nostri. Sarebbe meraviglioso se quell’amministrazione così illuminata potesse essere davvero qualcosa di immortale, tanto da potersi applicare anche oggi, in quest’epoca così complessa per la politica e la società».

«“Storia di un quadrifoglio che non sapeva di esserlo è invece un racconto sulla fedeltà, l’amore e la vita, narrato attraverso l’antropomorfizzazione della flora e della fauna di un prato, in particolare di un quadrifoglio e di un ciliegio, i due protagonisti, che scoprono l’amore e l’infedeltà, e con essi una possibile risposta alla domanda sul senso della vita. La storia è raccontata tra metafora ed espressionismo, allegoria e descrizione semplice della natura nella sua essenza, con una forma lineare, talvolta lirica ma sempre essenziale».

Il quadrifoglio, che non sa di esserlo, nasce in un prato all’ombra di un meraviglioso ciliegio. Fin dal principio si interroga sul senso della propria esistenza e si avvicina all’amore, scoprendo questo sentimento grazie al ciliegio, che a sua volta si innamora di lui. Inconsapevole della propria essenza, del suo essere unico, speciale e prezioso, il quadrifoglio conoscerà e proverà anche sentimenti nocivi, così come il ciliegio, sebbene da una prospettiva diversa. Entrambi attraverseranno il tormento di quelle passioni per giungere alla riscoperta del senso delle cose e a come superare i comuni problemi della quotidianità, grazie a un percorso ispirato da un pensiero riconducibile al principio di consapevolezza.

«Ho pensato all’unicità dell’essere umano», continua l’autore, «al fatto che spesso non ci rendiamo conto di quanto siamo importanti, per noi stessi e per le persone che ci sono vicine, soprattutto quelle che ci amano, ci stimano e ci apprezzano. Ho considerato che molto spesso capita di comportarsi in maniera banale, sciocca, forse proprio perché non ci rendiamo conto di quanto siamo importanti per queste persone, con il rischio di banalizzare il nostro modo di fare, il nostro atteggiamento, e di perdere quell’unicità, quelle particolarità e quelle peculiarità che ci rendono effettivamente speciali. Come la quarta foglia su un trifoglio».

L’opera è un omaggio al grande autore, recentemente scomparso, Luis Sepúlveda. «Mi sono ispirato al suo genere e al suo stile e mi onora il fatto che gli addetti ai lavori che hanno avuto modo di leggere il mio racconto l’abbiano accostato a questo immenso autore, che ho sempre apprezzato e stimato e che cerco di fare leggere a mio figlio Edoardo, per il grande valore educativo delle sue opere».

Gianluca D’Aquino cita le parole di una nota scrittrice e amica che ha letto il racconto in anteprima: «È stato un meraviglioso regalo da parte sua, mi ha scritto di avere scoperto “una bellissima favola sulla diversità dell’eccellenza che non si riconosce come tale, una bellissima storia d’amore con un finale commuovente, scritta con grazia e con quella semplicità che rende l’opera accessibile a chiunque, quel tipo di semplicità che usavano gli scrittori di una volta”».

La storia è introdotta da una meravigliosa massima di Haruki Murakami: “Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato”.

La voce inquieta dei sogni, di Rita Stanzione

L’ho riconosciuta negli echi
la voce inquieta dei sogni,
i più sbiaditi sono automi
inscatolati negli inverni delle viscere.
Martellano le aurore
i luoghi frantumati dell’essere.
Sono i giardini senza gemme
avvizziti d’incuria,
rami si staccano uno a uno
e quando cala, la luce
è un ampio mantello opprimente.
Mia finestra
che ancora raccogli i silenzi,
sei l’acerbo diamante da far sbocciare
– vita degli occhi
orizzonti nuovi tramano in te
fiori d’armonia.


foto dell’autrice

L’Epitaffio di Issione, di Pino Iannello

Due amici, un antropologo e uno psicologo; un reperto archeologico, un vaso campano del IV secolo a.C. raffigurante il supplizio di Issione; un’inquietante indemoniata esorcizzata dalla Curia e che cita le parole del mito; un convento di monache dove si cela un terribile segreto. E ancora, eventi strani e incredibili coincidenze lungo il cammino degli investigatori. Infine una, due, tre, tante vittime di omicidio. Su tutto aleggia sempre, ossessivamente, la ruota di Issione con il suo mito, a segnare in modo indelebile il destino di due uomini e una donna, in una struggente storia d’amore. Ragione e superstizione, credenze e conoscenze si mescolano, si aggrovigliano e si scontrano, alla ricerca di una risposta che riguarda tutti noi.

Eclissi editore, pag. 296, € 15,20

Pino Iannello: nato a Ragusa nel 1954, ha insegnato scienze umane in un liceo della provincia di Milano. Ha pubblicato diversi libri, tra cui i romanzi: Troppo di niente (Mimesis, Milano 2001) e Nella spirale dell’oca (UNI Service, Trento 2009).    

Informati e disinformati: A proposito dei banchi a rotelle facciamo chiarezza

Foto Fatto Quotidiano

A proposito di banchi a rotelle facciamo chiarezza

a cura di Pier Carlo Lava

Come al solito in Italia la disinformazione più o meno voluta genera confusione e ovviamente è prontamente strumentalizzata dai politici di vari schieramenti con perdite di tempo, inutili polemiche sui social e i relativi danni. Ecco perché almeno per quanto possibile occorre fare un minimo di chiarezza.

I banchi a rotelle unitamente a lavagne LIS e altri materiali fanno parte di un finanziamento europeo. 

I presidi hanno avuto facoltà di accedere a questi finanziamenti per ì propri istituti e decidere in autonomia se ne avevano bisogno oppure no. 

Il finanziamento non è destinato ad altro, se non si vogliono banchi e quant’altro previsto lo si perde.

Così dichiara Chiara M. Ballarin Consulente in almeno 10 istituti: di sedie a rotelle ne ho viste uno solo in uno. 

Cultura

Il colore della poesia, Iris G. DM Roma

Date: 18 settembre 2022Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

Settembre ha un velo da sposa

E brina negli occhi

che bagnano i fiori.

Il mare setoso e brillante

con creste spumose e delicate..

Il tramonto è di fuoco

e di mele rosse,

come labbra baciate dal profumo di miele.

L’aria salmastra spira di mosto

e di limoni acerbi,

la vita mia è inquieta d’amore

scivolosa sugli scogli

che raccolsero tutte le onde dell’inverno

e poi di tutte le stagioni..

Una malinconia cristallina e scarlatta

appanna ricordi pungenti di gerani

ma si alza di nuvole e piattaforme metalliche,

a nascondere il sole

di luce opalescente.

Trema l’amore

come gocce che illuminano di rugiada

nere ciglia,

sussurra come il vento

che scuote le foglie.

L’amore a settembre

ha coppe di gigli

e colore di zaffiri,

ha foglie rosse e grappoli pieni

e baci che volano

insieme a folate di brezza

e legna bruciata. Iris G. DM

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 2 persone

Leggere gli occhi di un profugo, di Gianfranco Maccaferri

Leggere gli occhi di un profugo

Leggere gli occhi di un profugo - immagine in evidenza

di Gianfranco Maccaferri

Negli occhi di un uomo o di una donna, di una ragazza, di un adolescente, di una madre, di un anziano si possono leggere le gioie e le angosce che ha vissuto, dai suoi sguardi è possibile intuire le scelte disumane e quelle felici che ha compiuto o è stato costretto a compiere, dalle sue espressioni si possono percepire le sofferenze dell’animo e le allegrie dei pensieri.

Ma noi non siamo abituati a interpretare i segnali che ogni viso ci offre perché la nostra vita e quella di chi ci sta accanto scorre nel benessere sostanziale ed effettivo, quindi quasi nessuno di chi ci vive accanto ha da comunicare efferate violenze subite o esasperate sofferenze vissute.

E così abbiamo difficoltà a saperle leggere nelle espressioni di chi ce le sta comunicando.

Di fatto noi mai abbiamo dovuto sopportare la fame o la sete, mai abbiamo visto dilaniarsi davanti a noi i corpi dei nostri fratelli, genitori, figli, amici.

Mai abbiamo dovuto decidere chi resta tra le macerie e chi parte per la salvezza.

Proviamo a pensare quali espressioni avrebbe oggi il nostro viso se avessimo dovuto scegliere quali famigliari portare nel viaggio verso la pace e quali lasciare a vivere in un teatro di guerra.

Decidere tra genitori e figli.

Oppure tra nostro fratello e nostra sorella.

Il viaggio si affronta in base ai soldi che si hanno e spesso non tutti i componenti della famiglia possono partire.

Occorre fare una scelta.

Questa selezione segnerebbe per tutta la vita la nostra espressione, come l’essere stati costretti a guardare l’impiccagione di un nostro amico o di nostro fratello ritenuto dissenziente, o schifosamente frocio, o insufficientemente religioso e allineato.

Quale sarebbe oggi il nostro sguardo se la nostra casa fosse saltata in aria con dentro i nostri parenti?

I nostri occhi, cosa racconterebbero se avessimo dovuto scavare con le mani tra le macerie per cercare i loro corpi? Quante lacrime avremmo ancora dopo aver sepolto frettolosamente i loro corpi tra altri dannati?

Quanti di noi hanno visto con i propri occhi una guerra fratricida, dove non riconosci l’amico dal nemico?

Quanti tra noi hanno ascoltato l’incubo dei sibili che si avvicinano rapidamente e poi l’esplosione a pochi metri da noi?

E quanti hanno cercato disperatamente del cibo per i figli in un paese di macerie dove i soldi non servono a nulla perché non ci sono più i negozi?

Fortunatamente noi siamo vissuti nella pace e non siamo mai stati costretti a scappare trascinando con noi solo chi e ciò che potevamo, noi non abbiamo mai vissuto in un campo profughi appiccicati a centinaia di migliaia di altre persone. Noi non abbiamo mai camminato per centinaia di chilometri per giungere a una frontiera, ignorando le lamentele dei nostri vecchi o dei nostri piccoli figli, per poi sistemarci in una tenda e scoprire che lì riusciremo, forse, solo a sopravvivere.

Quanti tra noi hanno fatto un viaggio lunghissimo e poi vissuto in una tendopoli con l’angoscia di essere derubati dei soldi che serviranno per pagare un altro viaggio, quello verso un paese dove c’è la pace?

Senza quei soldi si muore, non c’è speranza, futuro, amore.

Fortunatamente noi non abbiamo mai sopportato le sevizie fisiche e psicologiche di delinquenti ai quali si è affidato il nostro futuro e soprattutto quello dei nostri cari. Perché sono questi delinquenti quelli che comandano e loro possono impunemente massacrarci, torturarci, violentare noi o nostra moglie o i nostri figli, loro possono illuderci per mesi per poi caricarci su una barca e lasciarci al largo, in attesa che qualcuno ci venga ad aiutare.

Quanti di noi hanno sentito l’odore di morte accanto, l’odore cadaverico di un nostro conoscente o amico o peggio ancora di un nostro genitore o fratello o figlio solo perché volevamo stargli accanto per ore e per giorni anziché abbandonarlo alle acque di un mare che ci separa dalla vita?

L’odore di cadavere ti si appiccica nella mente e anche dopo anni sei certo di sentirtelo addosso.

Io non sono patetico, sono realista. Io non sono un buonista, sono uno disincantato. Io non sto parlando di ragazzi che lasciano il loro paese per cercare un miglioramento economico, io penso solo a quelle persone che hanno la guerra, la violenza mortale, la follia umana nella loro vita quotidiana e scappano per sopravvivere. Chiunque di noi fuggirebbe, chiunque di noi trascinerebbe con sé la famiglia o quelli tra loro sopravvissuti, chiunque di noi non si fermerebbe alla tendopoli disumane, chiunque di noi affronterebbe il viaggio verso la pace e nulla, davvero nulla ci potrebbe fermare, né un filo spinato, un accordo internazionale, un muro, un documento.

Nulla ci fermerebbe nel nostro viaggio verso un paese di pace.

Per mettersi in viaggio, quello grazie al quale diventerai un migrante e di conseguenza un profugo, come benevolmente ti chiameranno nei paesi di accoglienza, occorrono soldi, avere alle spalle una famiglia mediamente benestante. Altrimenti ti fermi nei campi profughi. E se ti fermi all’interno del tuo paese e sei povero morirai nei campi di sfollati, insieme ad altri milioni di persone misere come te e più di te. In un paese che vive la guerra civile non c’è un governo che provvede agli aiuti umanitari e coordina eventuali soccorsi internazionali; questi aiuti normalmente sono dirottati da chi è al potere verso le proprie truppe. Per sfamarle.

Se tu non sei sano, forte, furbo, egoista… in un campo di sfollati dentro un paese in guerra, muori.

Io non sono caritatevole, io sono uno concreto, pragmatico!

Se vivessi in Siria, Afganistan, Iraq, Nigeria, Somalia, in Libia o in uno dei 59 paesi oggi in guerra (perché non esiste solo la guerra in Ucraina, anche se ci fanno vedere solo quella, ma ne esistono altre 58) io partirei e nessuno riuscirebbe a fermare il lungo viaggio verso un paese “normale”.

Io, che ancora oggi conservo il certificato di profugo che lo Stato Italiano mi ha dato anni fa, ogni giorno mi ricordo di esserlo stato e di esserlo tuttora un profugo e sono felice di aver trovato un paese che mi ha accolto, che mi ha permesso di vivere sereno, lontano da tagliatori di teste, da mine, da bombe, da violenze di ogni genere.

Io non so cosa hanno visto nella loro vita gli occhi dei politici che rifiutano i richiedenti asilo, i profughi dalle 58 guerre, ovviamente oltre quella in Ucraina.

Io non conosco i rapporti umani che intrattengono queste politici, i loro sentimenti verso gli altri, tutti gli altri, ma considerando quello che riescono a esprimere con la bocca, non mi interessa neppure approfondire… Non sono politici e amministratori della cosa pubblica, sono degli ignoranti cialtroni colpevoli perché non sanno ciò che per obbligo devono conoscere.

Per il cittadino comune “la legge non ammette l’ignoranza”, cosa che non vale per un politico di professione o per un governatore o un sindaco. È vero, loro le leggi possono farsele se vogliono, possono costruire muri, respingere barconi, affondarli… Ma quando parlano in realtà incitano all’illegalità, istigano a delinquere perché esiste la Convenzione di Ginevra del 1951, ratificata e resa esecutiva in Italia con la Legge del 24 luglio 1954 ed esiste il Protocollo relativo allo status di rifugiato, firmato a New York il 31 gennaio 1967 (reso esecutivo in Italia con Legge 14 febbraio 1970) che ci obbliga e che vincola tutti, anche quelli che vorrebbero ignorare la legge italiana, a dare rifugio a qualunque persona che ha subito nel proprio paese persecuzioni dirette e personali per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o per opinioni politiche, ecc.

Una persona non diventa rifugiato perché è dichiarato tale, ma una persona è riconosciuta come tale proprio perché è un rifugiato.

Se questo concetto fondante del diritto, qualche politico lo manipola, stravolge, accartoccia, ignora… è tutta la nostra cultura, il nostro pensare, il nostro sapere, il nostro esseri ragionanti, la nostra legislazione che questi politici infilano in un sacco nero e che poi gettano nel contenitore degli “indifferenziati”.

E non ci devono essere differenze se un profugo arriva dall’Ucraina o da uno degli altri 58 paesi in guerra… io capisco che un ucraino ha lo stesso colore della pelle degli europei, che la maggioranza di loro sono cristiani, che hanno usanze, cultura, morali simili agli occidentali, ma nell’essere profugo tutto questo non deve avere valore, è la legge italiano che lo dice!

Io ho una proposta umana, ma comunque razionale e pratica per tutti i politici che parlano e incitano contro l’accoglienza dei profughi o che propongono di intervenire direttamente sul territorio di partenza dei migranti: un viaggio ufficiale, non direttamente nei luoghi di guerra (ho specificato che è una proposta umana), ma un periodo di soggiorno nei campi profughi per i profughi siriani in Giordania o in Libano dove sono stipate oltre 2.500.000 persone di cui 1.200.000 bambini. Oppure, come alternativa per i più temerari, un “viaggio avventura” in una delle tendopoli all’interno della Siria che ospitano oltre 9 milioni di sfollati, o perché no? Sulla coste libiche dove i profughi vengono torturati, affamati, violentati, in attesa di partire in “crociera” verso le coste italiane.

Sono certo che dopo questo soggiorno, anche solo di una settimana, gli occhi dei nostri politici nazionali, regionali, comunali, i loro sguardi, le loro espressioni comunicheranno talmente tanto che la loro bocca potrà ancora parlare e dire parole (probabilmente le stesse di oggi), ma sarà come guardare la televisione senza l’audio.

Saranno i loro occhi e i loro sguardi a raccontare la verità.

https://wordpress.com/read/blogs/156803703/posts/1631

Serravalle Scrivia: “Dante e il bullismo” a cura del Prof. Luciano Borghini

Serravalle Scrivia: “Dante e il bullismo” a cura del Prof. Luciano Borghini

Una lettura classica dell’VIII canto dell’Inferno con uno sguardo alla realtà attuale. In ricordo di Andrea Chaves.

22 settembre, alle 21.00, in Biblioteca.

La Biblioteca comunale “Roberto Allegri” celebra il “settembre dantesco” con un incontro dal titolo Dante e il bullismo. Una lettura ‘classica’ del VIII Canto dell’Inferno con uno sguardo alla realtà attuale a cura del Prof. Luciano Borghini. L’evento, organizzato in collaborazione con UNIduevalli Borbera e Scrivia, si terrà giovedì 22 settembre, alle 21.00, presso la sala conferenze della Biblioteca comunale di Serravalle Scrivia e sarà dedicato al ricordo di Andrea Chaves, il giovane e talentuoso dantista novese scomparso cinque anni fa.

Dopo la conferenza verrà inaugurata la collezione dantesca della Biblioteca “R. Allegri”, un fondo speciale dedicato agli studi danteschi e che comprenderà parte della biblioteca personale di Andrea Chaves. Con questa collezione la Biblioteca comunale di Serravalle Scrivia intende raccogliere l’intenzione di Andrea di promuovere la conoscenza della Divina Commedia e di Dante e, nel tempo, diventare un punto di riferimento per gli studiosi sul nostro territorio. Non sarà però una collezione dedicata solo agli “addetti ai lavori”: oltre a comprendere testi altamente specialistici sarà ricca di opere divulgative e accattivanti, fino ad arrivare al fumetto, al manga e al libro per bambini.

E dei bambini la Biblioteca certo non si poteva dimenticare: la giornata comincerà alle 17.00, presso la Sala Bambini, con “DanteGame! Giochiamo con Dante e poi…il resto lo inventerete voi!”, laboratorio dedicato ai bambini dai 4 ai 10 anni. Vi aspettiamo!

Incontro con l’autore Gianluca D’Aquino: “TRAIANO – il sogno immortale di Roma” & “Storia di un quadrifoglio che non sapeva di esserlo”

Incontro con l’autore Gianluca D’Aquino

TRAIANO – il sogno immortale di Roma” & “Storia di un quadrifoglio che non sapeva di esserlo”

FRESONARA Venerdì 23 settembre, alle ore 21.00, presso il Teatro Comunale di piazza don Orione, la Biblioteca Civica di Fresonara ospiterà lo scrittore D’Aquino Gianluca, che presenterà i suoi romanzi “TRAIANO – il sogno immortale di Roma” e “Storia di un quadrifoglio che non sapeva di esserlo”.

Nel corso dell’evento, l’autore dialogherà con la scrittrice Silvia Vigliotti, addentrandosi nei temi della biografia romanzata dell’imperatore romano Marco Ulpio Traiano, ripercorrendone la vita e i grandi successi politici e militari, e del suo più recente romanzo di formazione, una piccola guida per condividere l’amore, nata al tempo della pandemia, in un momento storico in cui la vita di coppia è stata messa alla prova dalla surreale esperienza del lockdown.

TRAIANO – il sogno immortale di Roma”, romanzo pluripremiato e finalista al celebre premio “Fiuggi Storia”, ripercorre la vita di Marco Ulpio Traiano, vissuto a cavallo fra il I e il II secolo, dall’infanzia ai grandi successi militari in Germania e in Dacia, fino allo scontro con i Parthi, ai confini dell’impero, dove nessuno era mai arrivato prima e oltre i quali nessuno fu più in grado di andare. Traiano restituì a Roma un senso di civiltà per molto tempo perduto e la portò in quella che sarà ricordata come l’età aurea, passando per le grandi riforme in ambito civile, amministrativo, economico e militare. Basata su solide fonti storiche, l’opera è al tempo stesso biografia e romanzo, e narra di intrighi, amori, amicizie e battaglie rivolgendosi a ogni genere di lettore. Il romanzo nasce dall’infatuazione dell’autore per gli studi sull’edificazione della Colonna Traiana condotti dall’amico scultore, di fama internazionale, Claudio Capotondi.

«Marco Ulpio Traiano è passato alla storia come l’Optimus princeps di Roma» spiega l’autore «l’imperatore che interpretò il proprio ruolo come servitore di Roma, con l’umiltà dell’uomo del popolo, riuscendo a ottenere risultati mai raggiunti in tutti i campi della pubblica amministrazione dell’epoca, facendo di Roma la Capitale del Mondo. Nonostante siano trascorsi 1900 anni dalla sua morte, la memoria di Traiano risplende ancora nel cuore di Roma, come ci ricorda la colonna coclide eretta in suo nome da Apollodoro di Damasco. Traiano fu il principe di Roma e dei romani, che sostenne anche impegnando il personale patrimonio, consegnando ai cittadini dell’impero un benessere ampio e diffuso. Mi piace immaginare che quel tempo sia stato un sogno, forse troppo dolce e delicato per poter attraversare le epoche che ci hanno condotto ai giorni nostri. Sarebbe meraviglioso se quell’amministrazione così illuminata potesse essere davvero qualcosa di immortale, tanto da potersi applicare anche oggi, in quest’epoca così complessa per la politica e la società».

«“Storia di un quadrifoglio che non sapeva di esserlo è invece un racconto sulla fedeltà, l’amore e la vita, narrato attraverso l’antropomorfizzazione della flora e della fauna di un prato, in particolare di un quadrifoglio e di un ciliegio, i due protagonisti, che scoprono l’amore e l’infedeltà, e con essi una possibile risposta alla domanda sul senso della vita. La storia è raccontata tra metafora ed espressionismo, allegoria e descrizione semplice della natura nella sua essenza, con una forma lineare, talvolta lirica ma sempre essenziale».

Il quadrifoglio, che non sa di esserlo, nasce in un prato all’ombra di un meraviglioso ciliegio. Fin dal principio si interroga sul senso della propria esistenza e si avvicina all’amore, scoprendo questo sentimento grazie al ciliegio, che a sua volta si innamora di lui. Inconsapevole della propria essenza, del suo essere unico, speciale e prezioso, il quadrifoglio conoscerà e proverà anche sentimenti nocivi, così come il ciliegio, sebbene da una prospettiva diversa. Entrambi attraverseranno il tormento di quelle passioni per giungere alla riscoperta del senso delle cose e a come superare i comuni problemi della quotidianità, grazie a un percorso ispirato da un pensiero riconducibile al principio di consapevolezza.

«Ho pensato all’unicità dell’essere umano», continua l’autore, «al fatto che spesso non ci rendiamo conto di quanto siamo importanti, per noi stessi e per le persone che ci sono vicine, soprattutto quelle che ci amano, ci stimano e ci apprezzano. Ho considerato che molto spesso capita di comportarsi in maniera banale, sciocca, forse proprio perché non ci rendiamo conto di quanto siamo importanti per queste persone, con il rischio di banalizzare il nostro modo di fare, il nostro atteggiamento, e di perdere quell’unicità, quelle particolarità e quelle peculiarità che ci rendono effettivamente speciali. Come la quarta foglia su un trifoglio».

L’opera è un omaggio al grande autore, recentemente scomparso, Luis Sepúlveda. «Mi sono ispirato al suo genere e al suo stile e mi onora il fatto che gli addetti ai lavori che hanno avuto modo di leggere il mio racconto l’abbiano accostato a questo immenso autore, che ho sempre apprezzato e stimato e che cerco di fare leggere a mio figlio Edoardo, per il grande valore educativo delle sue opere».

Gianluca D’Aquino cita le parole di una nota scrittrice e amica che ha letto il racconto in anteprima: «È stato un meraviglioso regalo da parte sua, mi ha scritto di avere scoperto “una bellissima favola sulla diversità dell’eccellenza che non si riconosce come tale, una bellissima storia d’amore con un finale commuovente, scritta con grazia e con quella semplicità che rende l’opera accessibile a chiunque, quel tipo di semplicità che usavano gli scrittori di una volta”».

La storia è introdotta da una meravigliosa massima di Haruki Murakami: “Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato”.

Funambolo, di Imma Paradiso

Napoli: Spesso, molto spesso, così ci sentiamo, sospesi nel vuoto, sempre con la paura di perdere questo fragile equilibrio che manteniamo a stento. E lì, il mondo con il suo peso di doveri, di cose da fare e il tempo che ci tormenta e lì il mondo che sembra stia quasi a giudicarci aspettando quel fatale passo falso.

Sentirsi,
come un funambolo,
che gioca,
in bilico su una corda…
E il mondo che guarda.

Imma Paradiso

NAPOLI

IN FABBRICA, DI NOTTE, Vincenzo Pollinzi

IN FABBRICA, DI NOTTE

Piove dalle grondaie arrugginite

mentre in fabrica suona

la sirena della pausa e

cessa ogni altro rumore.

Ti siedi davanti al caffè

sputato da un automatico e

ti pensi in altri tempi, altri luoghi,

tiepide speranze all’ alba della vita.

È di notte che i ricordi

fanno più male, quell’ età

ormai passata che non tornerà.

Il triste pensare andante

sulle ali della nostalgia

mi incatena al presente.

VINCENZO POLLINZI – Autunno 1984

Foto dal Web

L’Epitaffio di Issione, di Pino Iannello

L’Epitaffio di Issione

Due amici, un antropologo e uno psicologo; un reperto archeologico, un vaso campano del IV secolo a.C. raffigurante il supplizio di Issione; un’inquietante indemoniata esorcizzata dalla Curia e che cita le parole del mito; un convento di monache dove si cela un terribile segreto. E ancora, eventi strani e incredibili coincidenze lungo il cammino degli investigatori. Infine una, due, tre, tante vittime di omicidio. Su tutto aleggia sempre, ossessivamente, la ruota di Issione con il suo mito, a segnare in modo indelebile il destino di due uomini e una donna, in una struggente storia d’amore. Ragione e superstizione, credenze e conoscenze si mescolano, si aggrovigliano e si scontrano, alla ricerca di una risposta che riguarda tutti noi.

Eclissi editore, pag. 296, € 15,20

Pino Iannello

Note biografiche autore

Pino Iannello: nato a Ragusa nel 1954, ha insegnato scienze umane in un liceo della provincia di Milano. Ha pubblicato diversi libri, tra cui i romanzi: Troppo di niente (Mimesis, Milano 2001) e Nella spirale dell’oca (UNI Service, Trento 2009).    

Il battello dei sogni, di Marco Galvagni

Photo by Myicahel Tamburini on Pexels.com

La luce dei tuoi occhi è al limite di primavera

dove ogni gesto si tocca, s’interseca

dapprima solo rosso incenso

ora sottobosco dal profumo di pruni,

nuvola immobile nell’azzurro,

violino che suona un armonico concerto di note.

Ti racconterò dei tuoi occhi,

del loro colore corvino,

folgore d’una scintilla d’un alfabeto d’amore.

Davanti all’uomo conquistato

sei cieca esaltazione, regina

ingenua come un fiume nel deserto.

Fra le aurore e il frangiflutti delle notti

vi sono ghirlande da coltivare,

te ne pongo una al collo di panna.

Fra i tuoi occhi e il mare

immagini d’onde di passione,

il nostro nido come quello d’una coppia di rondini.

Il battello dei sogni

veleggia in un lago dorato,

la terra inseminata attende i tulipani.

Sei la superba avventura del maggio odoroso

nei tuoi occhi vi son perle ogni giorno

più incantevoli d’un mazzo di fiori alle campane dell’arcobaleno.

La poesia di denuncia, Nazim Hikmet

Nâzım Hikmet , in italiano spesso scritto Nazim Hikmet, all’anagrafe Nâzım Hikmet Ran (Salonicco, 15 gennaio 1902 – Mosca, 3 giugno 1963) è stato un poeta, drammaturgo e scrittore turco naturalizzato polacco. Definito “comunista romantico” o “rivoluzionario romantico”, è considerato uno dei più importanti poeti turchi dell’epoca moderna.
Nâzım Hikmet nacque a Salonicco, nell’allora Grecia ottomana, il 15 gennaio del 1902 da un’agiata famiglia aristocratica. Hikmet, da bambino, era un credente musulmano, come la sua famiglia; scrisse i suoi primi testi all’età di quattordici anni: le prime poesie ebbero per argomento un incendio della casa di fronte alla sua e il gatto della sorella; la prima pubblicazione avvenne a diciassette anni su una rivista.Nel 1938 un suo poema venne accusato di incitare i marinai alla rivolta; arrestato e processato, fu condannato a 28 anni e 4 mesi di prigione per le sue attività contro il regime, le sue idee comuniste e le sue iniziative internazionali anti-naziste e anti-franchiste. Alcune sue poesie di argomento politico furono proibite poiché considerate sovversive e lesive dell’onore dell’esercito, e per questo fu anche torturato e costretto a una dura detenzione, la quale culminò nel suo sciopero della fame di 18 giorni, che gli provocò i problemi cardiaci che l’avrebbero portato alla morte. Fu l’intervento di una commissione internazionale composta tra gli altri da Tristan Tzara, Pablo Picasso, Paul Robeson, Pablo Neruda e Jean-Paul Sartre nel 1949, a favorirne la scarcerazione nel 1950, in seguito ad una nuova amnistia.Nel 1951 chiese asilo politico in Polonia e, dopo aver rinunciato alla sua cittadinanza turca, divenne cittadino polacco nel 1959, facendo valere le origini familiari della madre, ma fissò la sua residenza nell’Unione Sovietica.Morì il 3 giugno 1963, a 61 anni, in seguito a una nuova crisi cardiaca incorsa mentre usciva dalla porta di casa.Premio World peace Council – 1950.

NAPOLI

Nazim Hikmet è ricordato principalmente per il suo capolavoro, la raccolta Poesie d’amore, che testimonia il suo grande impegno sociale e il suo profondo sentimento poetico. Sulla composizione dei versi tratti dalla poesia Ho sognato la mia bella, pubblicata nel ’64 nella raccolta Poesie d’amore non abbiamo notizie certe, possiamo però dedurre che il poeta li abbia scritti durante gli anni dell’esilio, molto probabilmente per sua moglie, rimasta bloccata in Turchia e che il poeta non rivedrà mai più a causa del clima politico della sua patria.

“Ho sognato la mia bella”

Ho sognato della mia bella
Ho sognato della mia bella
m’è apparsa sopra i rami
passava sopra la luna
tra una nuvola e l’altra
andava e io la seguivi
mi fermavo e lei si fermava
la guardavo e lei mi guardava
e tutto è finito qui.

*Un poeta profondo, che ha creduto nell’efficacia della poesia come “arma” per combattere il potere e le ingiustizie e ne ha pagato di persona le conseguenze. Un uomo che ha amato con passione come si evince da questi meravigliosi versi

Sogno triste, di Franco Bonvini

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E’ lei il sogno.
E quando la sogno è solo perchè lei vuole
la vedo, stesa sulle lenzuola bianche solo perchè desidera che io la veda
vuol essere percorsa fin dove il desiderio si fa più duro
dai capelli ai piedi e poi tornare dove la pelle è chiara.
Potrebbe anche essere che invece è lei che sogna
e io la vedo dal suo sogno mentre gioca con le dita
il collo teso, al cielo e i seni duri
e poi le costole, dove abita il respiro
e il ventre, e poi più giù dove il ventre cambia in sogno.
Poi cambia prospettiva e inarca un po’ la schiena
offre il sedere al sogno e il sogno sono io
nel sogno posso prenderla alle spalle e ai fianchi
accarezzarla ed assaggiarla e poi affondare come l’ape affonda.
Quando non vuole invece è solo un ricordare il sogno
ma è un sogno triste, come di qualcosa che muore.

IL LIDO, di Silvia De Angelis

E’ quella misura consona a noi stessi

a scivolare nell’impatto di stagioni fioche.

Le vorremmo enfatizzare

con luccichii enormi

in quel contenitore della sfera empatica

inebetito d’assenze

nei guizzi d’adrenalina.

Un cambiamento d’intenti

morde su lingua annodata

a echi della sera

quando un transito banale di luna

accenda visioni astratte

su risorse appese a un filo.

Si muove allora labile nell’universo

un rituale smorzato

alla ricerca d’un lido lontano

che non sia convesso

sul forse appena d’andare d’un veliero…

@Silvia De Angelis

Lucia Triolo: la guardia

in quel viso nessuno si lascia andare
nulla chiede
perdono

non lo chiedono gli occhi e le bianche
disperazioni del vagare sotto le palpebre
né le orecchie ferite dal suono
di leggende infantili

non lo chiede la linea del naso scattante
come un gatto all’assalto
e nemmeno le labbra
crollate sul mento
per quel che avevamo deciso
tra i denti
e non volevamo
comunicare a nessuno

non lo chiede la fronte da cui
si fuggiva sempre a gambe levate

una volta era venuto
un perdono
aveva abbassato per un attimo la guardia
su tutto quel terrore
chiedendo di non burlarsi
l’uno dell’altro

Le Metamorfosi di Ovidio nell’arte di Manuela Moschin

Novità in Libreria

A cura di Manuela Moschin del blog LibrArte https://www.librarte.eu/ e Pagina Facebook

Mi potete seguire anche nel gruppo Facebook Storie di Libri https://www.facebook.com/groups/storiedilibriCOM/

Le Metamorfosi di Ovidio nell’arte Edizioni Espera è il mio saggio disponibile dal 5 settembre 2022 in tutte le librerie e negli store digitali. Ci tengo tanto a presentarvelo, poiché in esso sono fuse le mie più grandi passioni: l’arte e la letteratura. La prefazione è dello scrittore saggista Corrado Occhipinti Confalonieri che ringrazio di cuore. Se vi fa piacere avere il libro con la dedica e uno sconto sul prezzo di copertina, vi invito a contattarmi su Messenger; Whatsapp 389 2585658; e-mail librarte.blog@gmail.com

Sinossi

Se il poeta romano Publio Ovidio Nasone (43 a.C. – 17 d.C.) non avesse creato il poema epico-mitologico Metamorfosi, una cospicua quantità di opere d’arte non esisterebbe. Il saggio analizza la celeberrima opera poetica, per mezzo della quale si è creato un rapporto sintonico con le opere d’arte prodotte nei secoli ed esamina con peculiare attenzione i dipinti, gli affreschi e le sculture che hanno avuto come tema le Metamorfosi di Ovidio. L’opera letteraria gode fin dall’antichità di un fascino singolare, in quanto attrasse letterati, artisti nel campo dell’arte e del mondo teatrale, diventando motivo di illuminazione. Ovidio fu un poeta magistrale, creatore di un’arte letteraria che tuttora offre spunti di studio e di analisi. Il suo poema ispirò poeti illustri e divenne un punto di riferimento essenziale per la maggior parte dei maestri come Michelangelo, Raffaello, Tiziano, Tintoretto, Veronese, Caravaggio, Rubens, Bernini, Rembrandt e Canova che, stimolati dalla scioltezza della narrazione, plasmarono i soggetti delle storie foggiando capolavori appartenenti all’arte figurativa. L’autrice sofferma la sua attenzione sul significato di alcuni miti, esaminando il ruolo da loro assunto nell’arte e nella letteratura. Ogni dipinto, affresco o scultura indagati sono preceduti sia dai versi riferiti alla composizione poetica, vale a dire dal mito che un tempo veniva interpretato artisticamente, che da una sintesi riassuntiva utile per conoscere i racconti legati alla mitologia.

Momenti poetici: Paesaggio arido, di Ida Gramcko, tr. di Martha Canfield, analisi di Elvio Bombonato

Ida Gramcko Wikipedia

PAESAGGIO ARIDO

Se in questo paesaggio
ci fosse una donna,
non avrebbe compagnia
se ci fosse un uomo,
sarebbe un uomo solo.
Di fronte a un albero un uccello
si allena alla solitudine:
l’uomo e la donna, soli
e indifferenti al cielo e agli astri,
ascoltano il canto dell’uccello.

IDA GRAMCKO, 1951 tr. Martha Canfield

Poetessa venezuelana (Caracas 1924 – 1994), conosciuta e apprezzata in patria, pressoché sconosciuta in Italia. Lirica di 10 versi; i primi 5 si fondano sulle preposizioni ipotetiche; i secondi 5 sono affermativi/asseverativi. La semplicità è solo apparente, il significato profondo della poesia si coglie dopo alcune riletture.

Alessandria Film Festival. Quarta Edizione

⏰ 23-25 settembre 2022 ⏰

🎥 L’ALFF (Alessandria Film Festival) è una manifestazione di cultura cinematografica alla quarta edizione, che consta di tre giorni di proiezioni ed eventi dedicati alla settima arte, a cadenza annuale 🎥

🗓 Si terrà dal 23 al 25 settembre 2022 nelle sale del Teatro Ambra e del Teatro Alessandrino 🗓

🎞 Il festival si regge su un concorso internazionale basato sulla selezione di cortometraggi provenienti da tutto il mondo tramite la piattaforma online Film Freeway, giudicati poi da una giuria di esperti; all’edizione di quest’anno hanno partecipato oltre 100 corti 📹

‼️La serata di apertura del Festival avrà come protagonisti il regista LUCA RIBUOLI originario di Alessandria che dialogherà con Roberto Sant’Agostino sull’evoluzione della sua carriera dalla provincia fino al grande pubblico
Ci sarà anche una performance di LUCA MARIA BALDINI una re-interpretazione audiovisiva del documentario, inedito e mai montato, di PIER PAOLO PASONI che celebra il primo sciopero dei netturbini del 24 aprile 1970‼️

‼️La serata di chiusura al festival ALESSANDRO HABER dialogherà con Roberto Lasagna e Lucio Laugelli sulla carriera del maestro, il futuro e il cinema italiano in generale‼️

ℹ️ Il programma e altre notizie su Alessandria Film Festival alla pagina:
👇👇👇
https://www.comune.alessandria.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/5033

ℹ️Per info e dettagli:
http://www.alff.it

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Giovanna Ceriotti: la scrittrice del piccolo vissuto quotidiano, di Luciana Benotto

Giovanna Ceriotti

Luoghi, personaggi, fatti e leggende 

di Luciana Benotto

Giovanna Ceriotti: a scrittrice del piccolo vissuto quotidiano

Ho letto con piacere i romanzi scritti dalla delicata e pacata penna di Giovanna Ceriotti, autrice di storie di buoni sentimenti, storie che narrano a tinte volutamente tenui e dimesse il quotidiano di persone comuni, talvolta di umili, come Alba, una donna non più giovane che vive in un locale inutilizzato di un cortile condominiale e di cui la Ceriotti scrive: “Era parte del paesaggio urbano quanto le mura dei palazzi, invisibile e anonima come un difetto nell’asfalto”. Vista la scelta inusuale delle trame e di certi suoi personaggi (oggi vanno di moda i vincenti), ho pensato di farvela conoscere.

Vuoi raccontare ai lettori di Alessandria today wordpress qualcosa di te? Mi hai accennato che nella vita fai tutt’altro.

Come cominciare? Forse dicendo che sono nata sul finire degli anni Sessanta e ho avuto in dono un’infanzia dorata, trascorsa in provincia di Milano, ad Arconate, dove tuttora vivo. Una famiglia serena e amorevole, il mio giardino e gli adorati cani hanno riempito le giornate insegnandomi a sorridere e ad apprezzare le piccole cose. Ho amato frequentare la scuola, dove ho preteso di capire oltre che conoscere, e dei buoni insegnanti (non tutti!) mi hanno aiutata. Ho scelto studi scientifici: il liceo prima, economia aziendale poi. E mentre apprendevo, insieme al latino, la fisica e la geografia astronomica, scrivevo e dipingevo, perché anche il disegno e i colori hanno sempre fatto parte della mia vita; e proprio la scrittura, a ventitré anni mi ha fatto vincere il primo premio in un concorso con un racconto sul mio cane. Dopo la laurea e una breve esperienza come ricercatrice universitaria, ho iniziato a lavorare in banca senza però mai smettere di “creare”.

Poiché scrivere sul serio è un vero e proprio lavoro e tu un lavoro impegnativo ce l’hai, ti domando qual è stata la scintilla che ha acceso a tutti gli effetti la tua creatività.

Be’, credo sia accaduto quando è nato il mio primo nipote; è allora che ho iniziato a scrivere racconti per bambini e, all’arrivo del secondo nipotino, ho ideato per lui il mio personaggio del coniglietto color carta da zucchero, che  nel 2010 mi ha portato alla prima pubblicazione, ovvero Sugar Coniglio Carta da Zucchero; e nei due anni successivi ho completato la trilogia, da me illustrata, con Un anno con Sugar Coniglio e Che storie, Sugar! Sugar mi ha aperto le porte delle scuole, permettendomi di fare laboratori ed esperienze bellissime con le insegnanti e i piccoli lettori. Nel 2015 è poi uscito il mio primo romanzo per ragazzi Estate sull’isola a farfalla e, nel settembre dello stesso anno, sono stata invitata dall’assessorato alla cultura del comune di Favignana (TP) per la presentazione del libro, ambientato proprio sull’isola: un’esperienza davvero piacevole. L’anno seguente è stato pubblicato Tutto per un comodino, breve romanzo per lettori di ogni età, in cui c’è anche il punto di vista di un gatto di nome Fuoco, e che ho presentato anche a Tempo di Libri, la fiera dell’editoria di Milano, nel 2017. Proprio quell’anno è uscito il mio primo romanzo di narrativa dedicata agli adulti e al momento i libri per i “grandi” sono in tutto tre.

I tuoi romanzi hanno un filo conduttore che li accomuna o mi sbaglio?  Puoi spendere due parole sulla trama senza rivelare troppo?

Con occhi pieni d’infanzia Bolis edizioni pag. 210 € 13.30

Come ho accennato poc’anzi, cinque anni fa è uscito il mio primo romanzo intitolato Con occhi pieni d’infanzia, e alcuni dei temi affrontati nelle storie per ragazzi: il rapporto tra le generazioni, l’amicizia, la diversità, sono tornati in questa vicenda che racconta di due donne tanto differenti: una senza tetto e una brillante funzionaria di banca. L’intreccio delle loro solitudini, unico punto che le accomuna, fa riemergere il passato di entrambe, scava nell’infanzia e descrive l’affannoso presente. Ambientato tra Milano, Roma e la Bretagna, il romanzo si snoda attraverso quasi mezzo secolo di storia, per arrivare a un inaspettato quanto commovente finale.

 Il mare alla fine A & B pag 216 € 15.20   

Il secondo romanzo Il mare alla fine, narra di Ottavio, che con i suoi ottantasette anni e il cane Ettore ci porta a ripercorrere la sua lunga vita, una vita che ha comportato rinunce e scelte. Per sfuggire a un destino certo e inaccettabile il protagonista viaggia attraverso l’Italia, verso il mare, alla ricerca di un antico amore. È il romanzo dell’amore che cambia e che ci cambia, declinato in tutte le sue forme; è un romanzo che sprona ad andare incontro alla propria sperata felicità con caparbietà e un briciolo di incoscienza.

Come passiflora Golem edizioni pag. 224 € 15.20

Nel mio terzo libro: Come passiflora, le protagoniste sono ancora due donne appartenenti a generazioni distanti: l’anziana Tilde e la giovanissima Nora che, divenendo vicine di casa, a poco a poco entrano l’una nel mondo dell’altra, condividendo i pomeriggi nella semplicità dell’orto di Tilde o della sua cucina che profuma sempre di dolci.

Hai degli autori che ti hanno ispirato, vista la particolarità delle tue storie?

Beatrix Potter e Astrid Lindgren per i ragazzi.

Nella narrativa adulti apprezzo la scrittura che non descrive ma ti porta con sé, al fianco dei personaggi, dentro le scene. Amo i romanzi introspettivi, dove magari non c’è azione ma il dettaglio di una scrittura ricercata e al tempo stesso immediata al punto da “vedere” il personaggio. Da adolescente mi sono innamorata dello stile di Isabel Allende, ho pianto e parteggiato per le donne dei suoi romanzi; per me resta un modello. Apprezzo altre autrici – sempre donne, chissà come mai! – per il loro stile: Melania Mazzucco, Margaret Mazzantini, Romana Petri, Piera Ventre: i loro sono viaggi tra i sentimenti, i piani temporali, le storie delle persone.

Che tipo di lettrice sei?

Prediligo la narrativa alla saggistica, soprattutto romanzi “intimisti” e storie familiari. Talvolta infilo tra le letture qualche genere diverso, come Simenon e Camilleri (tra i primi amori anche Agahta Christie!).

Hai una stanza tutta per te, come sosteneva fosse necessaria Virginia Woolf e se ce l’hai quando e per quanto tempo ti ci rintani per dedicarti alla scrittura?

Purtroppo non riesco a scrivere come vorrei, le giornate non hanno ore a sufficienza! La teoria dell’allenamento quotidiano la conosco a menadito, ma nella realtà non riesco a praticarla. Ho un lavoro, neanche molto vicino a casa, che mi occupa a tempo pieno, pertanto ricerco le mie ore “di qualità” per la scrittura, nella giornata in cui sono più libera, la domenica. Ho una mia scrivania, ma non disdegno di scrivere, quando si può, anche sul balcone, in compagnia del mio pastore tedesco Dolf. 

I tuoi progetti nel cassetto?

Sto lavorando a un nuovo romanzo, che in parte, per i  personaggi e lo stile narrativo, si discosta dai precedenti. I temi però restano l’amore su tutto e in perenne evoluzione. 

Come desideri concludere questa chiacchierata?

Ho pubblicato il primo libro considerandolo già un impensabile punto di arrivo, dicendomi che tutto ciò che fosse arrivato dopo, sarebbe stato accettato con gioia e gratitudine. Adesso continuo a scrivere godendo delle storie che racconto e delle emozioni di chi legge.

A questo punto, non mi resta che ringraziarti e suggerire i tuoi romanzi.

Rinasce la poesia, Giuseppe Pippo Guaragna

Rinasce la poesia

Ho fatto, in un istante, un grande rogo

di questi ultimi fogli accartocciati,

dove giacciono inerti, abbandonate,

come fossero dei pensieri morti,

tante frasi incompiute, mai finite,

il balbettio d’una mente confusa

e d’una vecchia anima tormentata,

che ormai non trova pace né perdono.

Ho dato quindi fuoco, un fuoco puro,

a convinzioni indotte e falsi miti,

stereotipate ipocrisie sociali

percorrendo cammini sconosciuti,

in una eutanasia di sacri dogmi

e di dubbi che scavano il profondo.

Poi, dalle sottili e azzurre ceneri,

dei più preziosi zàffiri e ametiste,

salvifica fenice,

in tutto il suo splendore, abbacinante,

e come astro che sorge all’orizzonte,

rinasce tra i cristalli la poesia.

GPG