RECENSIONE DI… “MI PROMETTO IL MARE. RICOMINCIO DA ME!” DI RICCARDO BERTOLDI

RECENSIONE DI… “MI PROMETTO IL MARE. RICOMINCIO DA ME!” DI RICCARDO BERTOLDI

https://ragazzainrosso.wordpress.com/2022/08/31/recensione-di-mi-prometto-il-mare-ricomincio-da-me-di-riccardo-bertoldi/
Salve lettori, ultimo giorno di agosto, ultimo appuntamento con la rubrica “Letture sotto l’ombrellone” (che tornerà il prossimo anno).

Libera per usi commerciali. Attribuzione non richiesta.

Questa mattina sono qui per parlarvi di un romanzo tanto bello quanto spiazzante. Mi riferisco a “Ti prometto il mare. Ricomincio da me!” di Riccardo Bertoldi (Rizzoli).

Quando scopre che suo marito l’ha tradita, la vita di Sofia, donna in carriera milanese, subisce una brusca frenata. Ora che è rimasta sola deve imparare a contare su se stessa, a ricominciare cercando di superare il dolore e il trauma dell’abbandono. Enea non si è mai spostato da Riva del Garda, dove continua a lavorare nel pub in cui sbarcava il lunario da ragazzo. Cosa possono avere in comune due persone dalle esistenze così diverse? Ventidue anni prima i due hanno vissuto un amore, ben più importante di un amore estivo, che ha lasciato in entrambi un forte ricordo. E quando il destino decide di farli rincontrare, forse è arrivato il momento di ascoltare la sua voce.

“Promettersi il mare significa promettersi una vita ricca, bella, libera. Una vita all’altezza del nostro cuore. Una vita in cui smettere di accettare anche solo un grammo in meno dell’amore che meritiamo.”

Il destino dà e il destino toglie. È questa la frase che meglio esprime l’essenza di questo romanzo, perfetto romance fino a un certo punto, in grado improvvisamente di spiazzare come una doccia gelata.

Sofia è una donna realizzata. Svolge il lavoro che ha sempre sognato, ha una relazione appagante, una famiglia sulla quale poter sempre contare. È sufficiente un attimo per far crollare tutte le sue certezze e per porla faccia a faccia con i suoi limiti. È giunto il momento di sfoderare le unghie, tirare fuori la determinazione e ammettere le proprie fragilità poiché non c’è nulla di male nel mostrarsi deboli. Poco a poco Sofia compie un percorso di autoanalisi, capendo quali sono le sue reali priorità e imparando giorno dopo giorno ad affrontare la vita da sola con anche un briciolo d’incoscienza, come era solita fare da giovane quando ogni estate si recava a Riva del Garda per trascorrere i tre mesi più belli dell’anno.

Sin da quando era ragazzino, Enea è stato costretto a comportarsi da adulto e a vivere col senso di colpa in una famiglia complicata. L’incontro con Sofia lo segna nel profondo e quando da adulto ha la possibilità di riprovarci ora con timore ora con entusiasmo prova a considerare quell’evento come il riscatto che si merita. Fino a quando l’inaspettato squarcia la bolla di felicità e li mette nuovamente a dura prova.

Lo stile della prosa, pur essendo semplice, è curato nei dettagli. Le frasi sono studiate, rese armoniche, quasi musicali. Gli eventi, che si sviluppano tra passato e presente, sono narrati principalmente dal punto di vista di Sofia con una grande sensibilità da parte dell’autore che riesce a rendere con efficacia la psiche femminile.

Il lettore è pienamente coinvolto dagli eventi narrati e non può non rimanere senza parole dinanzi alla piega inaspettata che assume l’opera.

Un romanzo dolce e ad alto tasso emozionale. Una lettura che sa colpire dritto al cuore.

5stelle

ACQUISTA

Mi prometto il mare. Ricomincio da me!

Grazie per la lettura e per aver seguito questa rubrica estiva, alla prossima

RISORGI, di Miriam Maria Santucci

💔Dovrebbe essere “Pasqua del Signore” ogni giorno, perché non c’è un solo istante che non ci sia bisogno della Sua Resurrezione! 💔

RISORGI

Risorgi, Cristo, risorgi nei bambini
che hanno per braccia rametti secchi,
mani che non sanno accarezzare
e piedi che non calzeranno mai scarpe.
Risorgi, Cristo, risorgi nei giovani
irrequieti, ribelli e sprezzanti del pericolo,
che non hanno ancora appreso
quanto è sacra la vita.
Risorgi, Cristo, risorgi negli anziani
con i volti solcati dalle pene
e gli sguardi malati di solitudine.
Risorgi, Cristo, risorgi nei loro figli
che lottano e non possono accudirli
e in quelli che non li vogliono accudire.
Risorgi, Cristo, nella mia anima che sanguina,
stracciata dalle brutture del mondo,
che non sa più credere e sperare. Risorgi!

#MiriamMariaSantucci

#cuoriakabul
#MondoAllaDeriva

foto propria

Non guardate le stelle

Tutto l’universo piange le ingiustizie del mondo, gli orrori degli uomini fanno vergognare anche le stelle che preferiscono spegnersi davanti al sangue e al pianto dei bimbi. In tutte le epoche i poeti hanno scritto pagine meravigliose contro la guerra, spesso un grido inascoltato.

NAPOLI

Lo sai le stelle
dove vanno a dormire?
Nel buio più fitto
per dimenticare quello
che hanno visto…
E quando il peso
delle loro lacrime
è troppo gravoso
si lasciano cadere,
spegnendosi in
un’ultima dolente scia.
Non guardate alle stelle
voi macchiati di sangue,
piange l’universo
dove un bambino piange,
piange l’universo
dove un bambino muore,
piange l’universo
dove non c’è più pace.
Non guardate alle stelle
anche loro non hanno più luce.

Imma Paradiso

I ricordi essenziali dell’anima in poesia

Elisa Mascia – Ricordi essenziali

Ricordi essenziali.

L’altro giorno labbra con un dolce sorriso,
uno dei molteplici ricordi d’amor nascente,
svegliato all’improvviso nella mia mente
ha irradiato di rilucente splendore il viso.

Una più recente vitale rievocazione
più tardi, gironzola e con vigore s’appresta
a volare nell’anima, insiste poi nella mente
è quello stato di libera lieta passione.

È capace di accendere fuochi grandi
partendo da una virgola o da un punto
si nutre di quel trova, è un valore aggiunto,
frutti acerbi in ogni tempo maturandi.

Ricordi divenuti essenziali quelli antichi
costruiti con pazienza, dolore e coraggio
lune sublimi, stelle prismatiche di maggio,
ora e qui è il momento che ti applichi

per nutrire l’oggi di cemento e pietre,
diamanti preziosi che  hai cesellato,
artista assoluto, persino l’anima intagliato
quando pianto poetico pizzicava cetre.

Elisa Mascia 7-9-2022

Alidicarta.it – Pannello autore https://www.alidicarta.it/leggi.asp?testo=79202217113346#.Yxi1PP2C9eY.whatsapp
http://nonsolopoesiarte.art.blog/2022/09/07/una-semplice-poesia-emozione-magica-dellanima/

Photo Elisa Mascia di San Salvo marina al tramonto

Mi somiglia l’autunno,Gabriella Paci

(Arezzo 17,30)

Mi somiglia l’autunno che finge

o forse prova davvero  un’allegria

di colori rubati al sole che s’illude

della sua chiarità che s’annega

  in ombre d’improvviso calate.

Il capriccio del vento sfida

la foglia ostinata che dipinge

sugli occhi il rimpianto mentre

si veste d’impossibili  gaie tinte

a  negare il grigio annodarsi

di  pensieri,  cirri vaganti

nell’inquietudine d’un cielo

che cede alla sera ammantata

di rosso nell’ultimo saluto

al giorno che si perde nel buio.

L’autunno insegue la chimera dei

passi di luce prima che si smargini

il quadro di colore del bosco sotto

una pioggia che piange un’estate

smarrita  nei passi di foglie caduche

.

Anche io inseguo bagliori ostinati

mentre abbraccio incipienti crepuscoli.

Mi somiglia l’autunno,Gabriella Paci

(Arezzo,16,20 )

una poesia vincitrice di numerosi premi che mi è cara…

Mi somiglia l’autunno che finge

o forse prova davvero  un’allegria

di colori rubati al sole che s’illude

della sua chiarità che s’annega

  in ombre d’improvviso calate.

Il capriccio del vento sfida

la foglia ostinata che dipinge

sugli occhi il rimpianto mentre

si veste d’impossibili  gaie tinte

a  negare il grigio annodarsi

di  pensieri,  cirri vaganti

nell’inquietudine d’un cielo

che cede alla sera ammantata

di rosso nell’ultimo saluto

al giorno che si perde nel buio.

L’autunno insegue la chimera dei

passi di luce prima che si smargini

il quadro di colore del bosco sotto

una pioggia che piange un’estate

smarrita  nei passi di foglie caduche

.

Anche io inseguo bagliori ostinati

mentre abbraccio incipienti crepuscoli.

P

Appartenance XXV

Appartenance XXV

 / BARBARASOLEIL

je reste là 

assise sur ta joie ajustée au ciel

je tête tes pas du roncier à la mûre

et t’habille de l’orbe des planètes

je plante des arbres à sel pour les ramiers

des herbes vivantes pour passer

nos rivières et ignorer la saison dure

je mordrai ton silence longtemps sous la pluie

et t’offrirai le vert de la durée

jusqu’à la prochaine écorce

pour ta nudité tendre mes mots ténus

l’innombrable de la douceur nichée

dans un parler clair

alors tu verras que la nuit inlassablement

se penche à toutes les fenêtres

pour nous retrouver

qu’elle vient chatouiller nos pieds

prompts à s’enfuir

qui n’ont jamais pu grandir autrement

que comme des ailes

et souviens-toi que nous détenons

l’adresse de l’horizon 

pareille celle des oiseaux quand tout le monde

se demande où ils se terrent 

quand on ne les voit plus

Barbara Auzou.

OLTRE LA PIAZZA

quandolamentesisveste

Si fa spessore
flebile la linea invisibile
e poi corposa
nello sguardo accresciuto.
Anche i suoni
nella movenza d’un’accesa vertigine
creano un’eco decisa e vibrante
sul ritmo interiore
accorto d’una rinata sensitività.
Spirali cromatiche
girano inversamente
nell’accesso a colori d’arcobaleno
pregnati di nuovi destini.
Cadono antichi rimorsi
finzioni passate
nel vanto d’una sconfinata distanza
oltre la piazza logora dello scindibile
@Silvia De Angelis 2017

View original post

I poeti e la pace, una speranza o una chimera?

Jorge Carrera Andrade (Quito, 18 settembre 1902 – Quito, 9 novembre 1978) è stato un poeta, storico e diplomatico ecuadoriano, considerato uno dei più originali poeti dell’America spagnola contemporanea. Nato nel 1903, pubblicò la sua prima raccolta di poesie nel 1922, a soli diciannove anni. Così dai suoi versi, ma anche dalla precoce età in cui le poesie videro la luce ufficiale si deduce che possedesse uno spiccato animo sensibile, dote indissolubile dei poeti. Vanta una tale produzione dedita all’elogio della natura e del mondo che si è guadagnato l’epiteto di pioniere ambientalista. Diplomatico, consigliere, ambasciatore, non solo poeta ma anche storico, scrittore di saggi e negli ultimi anni della sua vita divenne persino docente universitario. Ma soprattutto un entusiasta viaggiatore. L’opera Poemas como la vida del 1962 rappresentò uno dei momenti più alti della lirica creativa di Carrera, grazie all’orchestrazione di colori, suoni, immagini, volti, emozioni e cose, tutte trasfigurate in un’atmosfera magica. Intorno agli anni sessanta rappresentò la sua nazione presso l’UNESCO.
Nel 1972 venne pubblicata la raccolta Obra poetica completa, un’antologia comprendente tutto il suo lavoro precedente. Trascorse gli ultimi anni di vita nella sua città nativa, occupandosi della gestione della National Library of Ecuador.

NAPOLI

Le sue sono poesie che parlano di tutto ciò che è puro, leggero, quasi infantile, esattamente come è cercare le nuvole e magari fantasticare sulla forma che esse, in quell’esatto istante, hanno e offrono ai piccoli e grandi osservatori.
L’intento poetico di Jorge Carrera Andrade è contemplare la natura associandola spesso alle emozioni più semplici, elogiandola e venerandola.
Credente, menziona in più versi Dio, ma non si esime dall’immaginare un pianeta perfetto, chiamato dal poeta Aurosia.
Nella poesia “Verrà un giorno” si parla di una utopia: la pace su tutta la Terra. L’impressione che si ha è quella di un sogno ad occhi aperti; un ottimismo che va al di là di ogni più rosea previsione fa immaginare al poeta che in un imprecisato futuro arriverà il giorno in cui finiranno per sempre gli odi e le guerre tra gli esseri umani.

Jorge Carrera Andrade, Verrà un giorno

Verrà un giorno più puro degli altri:
scoppierà la pace sulla terra
come un sole di cristallo.
Una luce nuova
avvolgerà le cose.
Gli uomini canteranno per le strade
ormai liberi dalla morte menzognera.
Il frumento crescerà sui resti
delle armi distrutte
e nessuno verserà
il sangue del fratello.
Il mondo apparterrà alle fonti
e alle spighe che imporranno il loro impero
di abbondanza e freschezza senza frontiere.

*Un poeta visionario, viaggiatore del mondo che auspica finalmente una pace universale in un mondo nuovo, dove gli uomini canteranno per le strade e tutto sarà avvolto dalla luce…la realtà sembra molto lontana da ciò ma i poeti continuano a sognare.

I poeti e la pace, una speranza o una chimera?

Jorge Carrera Andrade (Quito, 18 settembre 1902 – Quito, 9 novembre 1978) è stato un poeta, storico e diplomatico ecuadoriano, considerato uno dei più originali poeti dell’America spagnola contemporanea. Nato nel 1903, pubblicò la sua prima raccolta di poesie nel 1922, a soli diciannove anni. Così dai suoi versi, ma anche dalla precoce età in cui le poesie videro la luce ufficiale si deduce che possedesse uno spiccato animo sensibile, dote indissolubile dei poeti. Vanta una tale produzione dedita all’elogio della natura e del mondo che si è guadagnato l’epiteto di pioniere ambientalista. Diplomatico, consigliere, ambasciatore, non solo poeta ma anche storico, scrittore di saggi e negli ultimi anni della sua vita divenne persino docente universitario. Ma soprattutto un entusiasta viaggiatore. L’opera Poemas como la vida del 1962 rappresentò uno dei momenti più alti della lirica creativa di Carrera, grazie all’orchestrazione di colori, suoni, immagini, volti, emozioni e cose, tutte trasfigurate in un’atmosfera magica. Intorno agli anni sessanta rappresentò la sua nazione presso l’UNESCO.
Nel 1972 venne pubblicata la raccolta Obra poetica completa, un’antologia comprendente tutto il suo lavoro precedente. Trascorse gli ultimi anni di vita nella sua città nativa, occupandosi della gestione della National Library of Ecuador.

Le sue sono poesie che parlano di tutto ciò che è puro, leggero, quasi infantile, esattamente come è cercare le nuvole e magari fantasticare sulla forma che esse, in quell’esatto istante, hanno e offrono ai piccoli e grandi osservatori.
L’intento poetico di Jorge Carrera Andrade è contemplare la natura associandola spesso alle emozioni più semplici, elogiandola e venerandola.
Credente, menziona in più versi Dio, ma non si esime dall’immaginare un pianeta perfetto, chiamato dal poeta Aurosia.
Nella poesia “Verrà un giorno” si parla di una utopia: la pace su tutta la Terra. L’impressione che si ha è quella di un sogno ad occhi aperti; un ottimismo che va al di là di ogni più rosea previsione fa immaginare al poeta che in un imprecisato futuro arriverà il giorno in cui finiranno per sempre gli odi e le guerre tra gli esseri umani.

Jorge Carrera Andrade, Verrà un giorno

Verrà un giorno più puro degli altri:
scoppierà la pace sulla terra
come un sole di cristallo.
Una luce nuova
avvolgerà le cose.
Gli uomini canteranno per le strade
ormai liberi dalla morte menzognera.
Il frumento crescerà sui resti
delle armi distrutte
e nessuno verserà
il sangue del fratello.
Il mondo apparterrà alle fonti
e alle spighe che imporranno il loro impero
di abbondanza e freschezza senza frontiere.

*Un poeta visionario, viaggiatore del mondo che auspica finalmente una pace universale in un mondo nuovo, dove gli uomini canteranno per le strade e tutto sarà avvolto dalla luce…la realtà sembra molto lontana da ciò ma i poeti continuano a sognare.

L’angolo della poesia: ” Il canto del canarino” di Caterina Alagna

Salerno, ore 13:03

Link al mio blog: https://ilmiocantopoetico.altervista.org/

Link a questo articolo nel mio blog: https://ilmiocantopoetico.altervista.org/una-nuova-poesia-il-canto-del-canarino/

Di fiorenti afflati

decori il tuo canto,

fiero germogliare di note

nel vento che attese

smanioso tutto l’inverno

che il posto cedesse

il freddo al tuo canto

di sole.

LASCIA CHE SIA FIORITO…. Fabrizio De Andrè e Luigi Tenco tra le ombre di Spoon Riverregia di Paolo La Farina

Bistagno (AL) Sabato 17 settembre 2022 nell’Area Feste Comunale, in collaborazione con il Comune di Bistagno, RETE TEATRI presenta 

LASCIA CHE SIA FIORITO…. Fabrizio De Andrè e Luigi Tenco tra le ombre di Spoon River
regia di Paolo La Farina

Se Fabrizio De Andrè e Luigi Tenco, incontrandosi di nuovo, facessero una passeggiata a Spoon River… quali “gocce di splendore” ci potrebbero regalare?Questo spettacolo di teatro e musica mette in scena alcuni dei personaggi delle poesie di Edgar Lee Masters raccolte nel meraviglioso volume “Antologia di Spoon River”, e le canzoni di Fabrizio De Andrè della raccolta “Non al denaro, non all’amore né al cielo”. Inoltre alcune delle canzoni di Luigi Tenco che potrebbero essere veramente ispirate ad alcuni dei personaggi dell’antologia.
La musica, la scenografia, le interpretazioni attoriali e le canzoni ci trasportano in un mondo straordinario tanto affascinante quanto reale, in cui le storie sono di grandissima e sorprendente attualità.
In scena Paolo La Farina e Monica Massone interpretano la storia dei personaggi, mentre il M.o Benedetto Spingardi interpreta con tastiere e voce alcune delle indimenticabili canzoni di F. De Andrè e di L. Tenco, con la partecipazione di Alessandra Sini.

ReteTeatri – www.rete-teatri.itPrenotazioni: gestione@rete-teatri.it – Patrizia Velardi 3489117837

Ingresso € 13,00

Link alla pagina dedicata allo spettacolo:
https://www.rete-teatri.it/lascia-che-sia-fiorito-bistagno/

Camminando a testa scalza di Dalila Giglio- Infuga Edizioni

Salve lettori vi parlo di un testo importante: Camminando a testa scalza di Dalila Giglio – Infuga Edizioni.

Il testo racconta un percorso personale che mira a far conoscere una malattia di cui se ne parla ben poco: alopecia areata.
Il termine medico, non rimane come una nozione sterile, grazie all’esperienza dell’autrice, il lettore scopre non solo la malattia ma tutto quello che ruota intorno ad essa.
Cento pagine, con una dialettica semplice e diretta, riga dopo riga si viene travolti da nozioni, punti di vista, emozioni forti e consigli pratici.
Aiuta a riflettere su come la perdita, sporadica prima e totale poi dei capelli, comporti un percorso psicologico non indifferente, gradualmente si arriva a una consapevolezza e una ricerca di accettazione della nuova immagine di sé, diversa da quella di cui si è abituati negli anni.
In alcuni casi, argomenta l’autrice, l’alopecia areata non si limita alla testa ma in altri punti focali del viso e del corpo.

Il sistema nazionale sanitario non la riconosce come malattia, e il paziente si ritrova, da solo a sostenere le spese che prevede la cura del cuoio capelluto glabro e disorientato per la mancanza di una cura mirata.


Questo libro mira a sensibilizzare sull’argomento, in modo tale che la gente ne venga sempre più a conoscenza, col fine ultimo di devolvere parte dei proventi all’A.N.A.A in un progetto di ricerca medica pediatrica di questa malattia.

Buona lettura

Sinossi:

L’alopecia areata è una patologia autoimmune che causa l’improvvisa perdita, totale o parziale, dei capelli e, nelle forme più gravi, anche dei peli del corpo. Quando l’“area celsi” fa capolino nella sua vita, in forma molto leggera, Dalila ha ventuno anni: ne ha trentadue quando, dopo un lungo periodo di remissione, la malattia si ripresenta, stavolta in forma tanto aggressiva da portarla a perdere quasi tutti i capelli e buona parte della peluria del corpo. Per Dalila è l’inizio di una nuova vita, in alcuni aspetti diversa da quella precedente, e di un difficile percorso di scoperta e di accettazione della patologia che la porta a scrivere un piccolo volume che vuole essere un modo per dar voce al vissuto, alle emozioni, alle paure e ai desideri di quanti, come lei, sono affetti da questa malattia ancora socialmente invisibile.

https://www.instagram.com/dalila.giglio.7/

LE COLAZIONI DI UN TEMPO, di Teresa Tropiano

LE COLAZIONI DI UN TEMPO, di Teresa Tropiano

C’era un tempo in cui ci si alzava  molto presto al mattino per recarsi al lavoro.

La colazione non era fatta di latte e caffè, biscotti, cappuccino e cornetti o cereali, corn flakes, muesli, yogurt (mio nonno direbbe : ciā sònde sti muchèminde)

 Soprattutto non si andava al bar a fare colazione poiché la vita era molto sacrificata soprattutto per coloro che dovevano lavorare nei campi, nelle fabbriche, nelle miniere,  o a mare, a pesca. Ci si nutriva con roba genuina: una fetta di pane fatto in casa con olio evo di produzione propria e pomodori appesi (rigorosamente pugliesi) frutta fresca e il tepore del caminetto acceso. 

Ecco…quel tempo vorrei tornasse per me che l’ho vissuto e tutt’ora mio padre che vive in campagna fa questa colazione sana e nutriente così come d’altronde molti contadini ancora che hanno la fortuna di vivere a contatto con la natura. Ad esempio da colazione con…â cjallèdde!

Teresa Tropiano 

Foto di Mimmo Guglielmi 

Buongiorno a tutti e buona, sana colazione

Valeria Bianchi Mian: AUTOBIOGRAFIA DEL NEMICO 

Valeria Bianchi Mian

Valeria Bianchi Mian:  AUTOBIOGRAFIA DEL NEMICO 

In questo scatto c’è il passaggio tra la mia giovinezza e l’età della ragione. Non trovai la Ratio e non il Lume che supera il luce tutte le Ombre. Semplicemente afferrai la trama che mi ha portata – avventure indicibili e mostri e creature – alla me che adesso cammina al centro dinamico delle sfumature.

Dal buio rimescolando estrarre inchiostro, cuocere a temperatura corporea, anima e spirito distrarre dalla lotta e fissare il volatile, e volatilizzare il fisso.

Questo il processo.

Ai lettori l’ardua sentenza.

Massimo Tallone ed io alla guida di un piccolo gruppo di alchimiste abbiamo fatto dello Zolfo atmosfere, del Mercurio parole, del Sale il senso. 

“Autobiografia del nemico” è un cofanetto di racconti nei quali troverai lo specchio della tua stessa psiche.

“Autobiografia del nemico” è l’autobiografia dell’incontro con l’inconscio. 

È farsi carico dell’Ombra junghiana.

Dell’Altro in noi.

L’antologia sta per andare in stampa con Golem Edizioni – ottobre 2022 – (grazie a Giancarlo Caselli)

“Autobiografia del nemico” è anche un corso, è scrittura-cura in collaborazione con la casa editrice. Il libro nasce dal corso e al corso riporta. Si riparte a fine ottobre. 

Vuoi partecipare alla prossima antologia?

Golem Edizioni e Scritturacura presentano

Autobiografia del nemico

Vi piacerebbe raccontare il vostro percorso in un libro?

Otto incontri preserali per esplorare le ombre che ogni autore/autrice porta in sé. Dal 24 ottobre 2022 a Torino in Piazza De Amicis 80/D, accanto alla Libreria Belleville Torino di Paola Tombolini (o online) con due docenti d’eccezione: Massimo Tallone e Valeria Bianchi Mian.

Alla fine del percorso gli allievi daranno forma ai racconti che verranno inseriti in un’antologia pubblicata da Golem Edizioni e che sarà presentata al Salone del Libro 2023.

Costo: 350€ (per iscrizioni entro il 15 settembre sconto del 10%).

Dodici posti disponibili ma affrettatevi… la vostra ombra è in agguato.

Per informazioni e/o iscrizioni info@golemedizioni.net

Racconti: IL CARRETTO, di Cinzia Perrone – Autrice

Racconti: IL CARRETTO, di Cinzia Perrone – Autrice

Camminavo con mio padre, quando all’improvviso si arrestò a una curva e dopo un breve silenzio mi domandò:

Oltre al canto dei passeri, senti qualcos’altro?

Aguzzai le orecchie e dopo alcuni secondi gli risposi: Ascolto il rumore di un carretto. 

Giusto, mi disse. E’ un carretto vuoto.

Io gli domandai: Come fai a sapere che si tratta di un carretto vuoto se non lo hai ancora visto?

Allora mi rispose: E’ facile capire quando è un carretto vuoto, dal momento che quanto più è vuoto tanto più fa rumore.

Divenni adulto e anche oggi quando vedo una persona che parla troppo, interrompe la conversazione degli altri, è invadente, si vanta delle doti che pensa di avere, è prepotente e pensa di poter fare a meno degli altri, ho l’impressione di ascoltare la voce di mio padre che dice: Quanto più il carretto è vuoto tanto più fa rumore…

NELL’ULTIMO TRATTO, di Silvia De Angelis

NELL’ULTIMO TRATTO

nelle spire dell’oblìo

si assopiscono disavanzi di arrivi e partenze

informi nella dimensione opaca

messa a tiro da un presente logoro

inabile posare sguardi nel futuro

la falcata stanca

imprime insipidi traguardi

nell’asfalto sbiadito da un calpestìo affaticato

nel fallo del muscolo

boicottato

dall’attesa della tenebra rapace

@Silvia de Angelis

https://deangelisilvia.blogspot.com/

Giglio di mare, di Giuseppe Pippo Guaragna

Giglio di mare

C’insegue precedendoci il passato,

nudo e cieco a sé stesso, e c’intrattiene

con le sue vecchie storie, le memorie

che il tempo non sbiadisce,

rancori, vecchi dolori,

amori mai vissuti,

perduti, sperperati.

E dal passato vieni

senza volto né nome,

sei di sabbia e di sole

come giglio di mare,

sai di alga e salmastro,

di vento di Maestro,

sei ricordo che stinge,

sfinge senza mistero

astro che a notte sorge,

e all’alba se ne muore.

GPG