XIII Festival Intern. Alessandria Barocca e non solo…

I concerti del XIII Festival Internazionale “Alessandria Barocca e non solo…” dedicati al repertorio del ‘600/’700 tornano con partecipazioni d’eccellenza a cui l’iniziativa promossa dall’Associazione Pantheon ETS sotto la direzione artistica di Daniela Demicheli ha ormai abituato il pubblico che sempre più numeroso segue gli eventi proposti.

“SACRE ARMONIE” è il titolo del concerto realizzato in collaborazione con Perosi60, che I MUSICI DELLA SERENISSIMA (Marianna Prizzon – soprano, Claudio Gasparoni – viola da gamba e Lorenzo Marzona – clavicembalo) terranno Sabato 17 settembre, alle ore 21, a San Sebastiano Curone, presso il settecentesco Oratorio della SS. Trinità

In programma musiche di Monteverdi, Frescobaldi, Vivaldi, Muffat, Purcell, Bach, Gasparini, Haendel. 
Questo sarà il terzo dei concerti del Festival inseriti, in collaborazione con la Fondazione CRA, negli itinerari di valorizzazione delle espressioni pittoriche e scultoree del Barocco Genovese presenti nella provincia alessandrina. 

Nell’Oratorio della SS. Trinità, denominato anche “l’Oratorio dei Rossi”, si trovano infatti la Madonna Addolorata dell’autorevole scultore genovese Anton Maria Maragliano, recentemente restaurata, ed una grande pala d’altare del genovese Francesco Campora.

Il concerto sarà ad ingresso libero e gratuito.

Venerdì 23 settembre alle ore 21 il Festival si sposterà ad Acqui Terme, nella bella Sala Santa Maria, in via Barone 3, per il concerto dell’ensemble I MUSICALI AFFETTI (Fabio Missaggia, Matteo Zanatto – violini, Carlo Zanardi – violoncello, Fabio Merlante – tiorba, arciliuto e chitarra barocca, Nicola Lamon – clavicembalo) dal titolo “SEICENTO ITALIANO – affetti e bizzarrie nel segno della Serenissima” .
In programma musiche di Rossi, Castello, Marini, Uccellini, Legrenzi, Vivaldi.

A parziale copertura dei costi di gestione della Sala Santa Maria da parte dell’Associazione Antithesis, in collaborazione della quale si svolgerà il concerto, il biglietto d’ingresso sarà di € 10 fino ad esaurimento posti per i non soci e di € 6 con posto riservato per i soci di Antithesis.

Prima del concerto (verso le 20:30) sarà offerto al pubblico un calice di benvenuto accompagnato da assaggi di prodotti locali.

Il XIII Festival internazionale “Alessandria Barocca e non solo…” gode del patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero della Cultura, della Regione Piemonte, della Provincia e del Comune di Alessandria, dei Comuni di Ovada e Castellazzo Bormida, delle Diocesi di Alessandria e Tortona ed è realizzato grazie al contributo delle Fondazioni CRA e CRT, di AMAG S.p.a. e di alcuni sponsor privati.

PEM! FESTIVAL”: ATTESI MORGAN, PAOLO BENVEGNÙ, ARTURO BRACHETTI, VIOLANTE PLACIDO, MARINA MASSIRONI E MOLTI ALTRI

PEM! FESTIVAL”: ATTESI MORGAN, PAOLO BENVEGNÙ, ARTURO BRACHETTI, VIOLANTE PLACIDO, MARINA MASSIRONI E MOLTI ALTRI

PROSEGUE FINO AL 1° OTTOBRE LA RASSEGNA PIEMONTESE DI INCONTRI, RACCONTI E CANZONI, A SAN SALVATORE, VALENZA, LU-CUCCARO, MIRABELLO, BALZOLA, ALESSANDRIA, RIVE, PONTESTURA CON LA DIREZIONE ARTISTICA DI ENRICO DEREGIBUS

Morgan, Paolo Benvegnù, Arturo Brachetti, Violante Placido, Marina Massironi, Ron, Pilar Fogliati, Luca Morino, il PeM Music Contest, omaggi a Fenoglio, Battiato, Martinotti e ai Mondiali del 1982. È ancora fittissimo il calendario del 17° “PeM! Festival – Parole e Musica in Monferrato”, iniziato a fine agosto e che continuerà sino al 1° ottobre.

In tutto diciotto appuntamenti in otto comuni per la manifestazione piemontese di incontri, racconti e canzoni diretta da Enrico Deregibus. Un festival itinerante che tocca San Salvatore (il comune capofila), Lu-Cuccaro, Balzola, Valenza, Mirabello, Alessandria, Pontestura e Rive.

Il fulcro è costituito da incontri con cantanti e cantautori che si raccontano inframezzando alle parole una parte musicale. Ma quest’anno sono diversi anche gli appuntamenti che riguardano teatro, cinema, letteratura, tutti a ingresso gratuito, senza prenotazione, tra le colline, le risaie e il Po, nel Monferrato, territorio patrimonio dell’Unesco, e nei suoi dintorni, a un’ora da Torino, Milano e Genova. 

Il prossimo evento in calendario è l’11 settembre, quando protagonista sarà Paolo Benvegnù, in un incontro/concerto (al Country Sport Village di Mirabello) condotto da Deregibus con Daniela Esposito, che permetterà di scoprire meglio uno dei cantautori rock italiani più amati e stimati.

Martedì 13 è in programma una serata omaggio per Maurizio Martinotti, nome fondamentale della musica trad non solo piemontese, scomparso nei mesi scorsi. A proporre alcuni suoi brani a Lu Cuccaro (in località Lu) saranno alcuni musicisti con cui ha collaborato, a cui si aggiungeranno testimonianze di amici e addetti ai lavori.

Dal 14 al 16 settembre sarà San Salvatore a ospitare tre serate del festival. Nella prima Marina Massironi proporrà alcune letture di testi di Mario Lodi in un evento in collaborazione con Biennale Junior / Fondazione Palmisano; nella seconda Violante Placido si racconterà a Enrico Deregibus alternando all’intervista una manciata di sue canzoni, a testimoniare il suo lato da cantautrice oltre a quello attoriale. Infine, venerdì 16, sarà la volta di Morgan, che con una esibizione/incontro a tutto campo passerà dai suoi brani a Bach, dai cantautori italiani a David Bowie.

Domenica 18 a Lu Cuccaro (località Cuccaro) protagonista sarà Arturo Brachetti, che, stimolato anche dalle domande di Deregibus, offrirà l’opportunità unica di conoscerlo sotto la veste insolita e meno nota di narratore invece che in quella di trasformista.

Gli eventi con personaggi importanti della musica, dell’arte e della società italiana continueranno poi il 19 con un appuntamento dedicato ai Mondiali del 1982 con Maurizio Crosetti a San Salvatore (presentato da Riccardo Massola), mentre il 21 è in programma la finale del “PeM Music Contest”, il concorso musicale per giovani artisti della provincia di Alessandria, che vedrà in finale Nyko Ascia, Nicola Project, L’ottico e Roma al Country Sport Village di Mirabello.

Venerdì 23 sarà Ron l’ospite che si racconterà a Enrico Deregibus (alle ore 18.30 a Balzola) con chitarra e pianoforte a portata di mano, mentre nella mattina del 25 tra San Salvatore e Lu Cuccaro ci sarà una passeggiata letteraria con Davide Longo dedicata a Beppe Fenoglio, nel centenario della nascita.

Nella parte finale del festival anche il comune di Valenza ospiterà due date: il 28 un tributo a Franco Battiato con Pino Marino e il 1° ottobre un incontro con Pilar Fogliati condotto da Riccardo Massola. In mezzo, il 29 a Pontestura, sarà invece la volta di Luca Morino (leader dei Mau Mau e protagonista di molti altri progetti) con una serata a metà fra concerto e intervista.

Le date precedenti del festival hanno visto sul palco gli Statuto, Vasco Brondi, Roberta Giallo (con un omaggio a Lucio Dalla), Carlot-ta e Chiamamifaro.

PROSSIME DATE “PEM! FESTIVAL” 2022

11 settembre, ore 21: incontro/concerto con Paolo Benvegnù – Country Sport Village, Mirabello (AL)), Strada Comunia 30

13 settembre, ore 21: serata omaggio per Maurizio Martinotti – Lu Cuccaro (AL), località Lu, Piazza San Nazario

14 settembre, ore 21: Marina Massironi legge Mario Lodi – San Salvatore (AL), Parco torre storica, via Sottotorre

15 settembre, ore 21: incontro con Violante Placido – San Salvatore (AL), Parco torre storica, via Sottotorre

16 settembre, ore 21: incontro/concerto con Morgan – San Salvatore (AL), Parco torre storica, via Sottotorre

18 settembre, ore 21: incontro con Arturo Brachetti – Lu Cuccaro (AL), località Cuccaro, via Colonnello Mazza 1 

19 settembre, ore 21: Maurizio Crosetti racconta Spagna ‘82 – San Salvatore (AL), Parco torre storica, via Sottotorre

21 settembre, ore 21: Finale PeM Music Contest con Nyko Ascia, Nicola Project, L’ottico, Roma – Country Sport Village, Mirabello (AL), Strada Comunia 30

23 settembre, ore 18.30: incontro con Ron – Balzola (AL), Piazza Papa Giovanni XXIII

25 settembre, ore 9: passeggiata letteraria su Beppe Fenoglio con Davide Longo – San Salvatore (AL), Partenza/arrivo loc. Salcido

28 settembre, ore 21: omaggio a Franco Battiato con Pino Marino – Valenza (AL), Centro comunale di cultura, piazza XXXI Martiri 1

29 settembre, ore 21: incontro/concerto con Luca Morino – Pontestura (AL), Teatro Verdi, Piazza Castello 19

1 ottobre, ore 18: incontro con Pilar Fogliati – Valenza (AL), Centro comunale di cultura, piazza XXXI Martiri 1

Il festival è diventato ormai un punto di riferimento nel panorama musicale e culturale italiano, come dimostra l’attenzione della stampa nazionale e gli artisti che vi hanno partecipato, nomi come Enrico Ruggeri, Diodato, Malika Ayane, Nada, Samuel, Roy Paci, Zen Circus, Tosca, Motta, Vittorio De Scalzi, Ghemon, Frankie hi-nrg mc, Luca Barbarossa, Irene Grandi, Giovanni Truppi, Marina Rei, Bobby Solo, Davide Van De Sfroos, Francesco Bianconi, Ex-Otago, Erica Mou, Ensi, Giorgio Conte, Massimo Bubola, Francesco Baccini, Ricky Gianco, Paolo Bonfanti, Pino Marino, Zibba, Francesca Incudine, Carlo Massarini e, in ambiti non musicali, Guido Catalano, Ernesto Ferrero, Luca Sofri, Franco Arminio, Rosetta Loy, Gianluigi Beccaria, Natalino Balasso, Guido Davico Bonino, Anita Caprioli, Giuseppe Cederna, Fabio Troiano, Bruno Gambarotta.

Tutti gli aggiornamenti su:

www.pemfestival.it

www.facebook.com/PAROLEeMUSICAinMONFERRATO

www.instagram.com/pem_festival

Il PeM! Festival è organizzato dai Comuni di San Salvatore Monferrato, Valenza, Lu-Cuccaro Monferrato, Balzola, Pontestura, Rive, Alessandria e Mirabello Monferrato e da Country Sport Village Mirabello.

Grazie a Fondazione CRT e Fondazione CRAL

Con il patrocinio di: Provincia di Alessandria, Regione Piemonte, Paesaggi Vitivinicoli di Langhe Roero e Monferrato Unesco World Eritage Site

Media Partner: RadioGold, Traks, BlogAl, Gruppo Fotografi Monferrini, Monferratowebtv.it 

Festival partner: Sui sentieri degli Dei (Agerola), Books & Blues (Casale Monferrato), Festival della parola (Chiavari), Mei Meeting etichette indipendenti (Faenza), Premio Bianca d’Aponte (Aversa), Premio Bindi (Santa Margherita Ligure), Voci per la libertà – Una canzone per Amnesty (Rosolina Mare).

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Ufficio stampa: Monferr’Autore

UN ARTICOLO MANCATO, di Silvia De Angelis

 “Nero su bianco” è un quotidiano di cronaca, e avvenimenti nel mondo, che ha un buon numero di
lettori. Marta vi lavora, ormai da cinque anni,, ed è una delle giornaliste più quotate della rivista.
Ha un buon rapporto con i suoi colleghi, e soprattutto col suo capo, (Roberto) che le fa anche un po’ di corte, perché lei è veramente una bella ragazza, oltre ad essere una persona comunicativa ed estroversa.
Roberto cerca in tutti i modi di accrescere le vendite del periodico, e per dare maggiori particolari
sui dolorosi eventi bellici della Naciambia, decide di inviare, in loco, Marta per un coinvolgente reportage di
guerra.
La ragazza non si fa di certo pregare e allestito, in velocità, il suo bagaglio si dirige all’aereoporto alla
volta di Raha
Nella città la situazione è drammatica : eserciti della fratellanza naciambiana cercano di accaparrarsi,
con la violenza, importanti territori e il Presidente Akello si trova, al momento, fra due fuochi perché  disertori, dell’esercito miliziano libero, premono per occupare altri punti della zona.
Nel frattempo forze armate  di Deka avanzano, a grandi passi a Jaha (vicinissima a Raha), scontrandosi anche con artiglierie frammentate di ribelli, quindi lo scenario del luogo diviene complicatissimo.
Ovunque si sentono colpi di mitraglia , scoppi di bombe, e la gente frastornata, trova rifugio ove può.
Marta, giunta in loco, non si preoccupa della situazione, e con la sua irrinunciabile grinta, si apposta
in un  punto strategico dell’urbe, per poter effettuare delle foto ed essere aggiornata sull’andamento degli eventi.
Le abitazioni di Raha sono visibilmente danneggiate, i negozi semidistrutti ed enormi carrarmati 
pattugliano  le vie della città, cercando di evitare inutili stragi di minori. La missione non è semplice,
perché troppe forze opposte, di rivoluzionari, si muovono disordinatamente nella città e nei suoi pressi.
Marta ha avuto una giornata difficile, anche se è riuscita a procurarsi del materiale interessante, per
iniziare a elaborare un articolo accattivante.
E’ stanchissima e ha bisogno di recarsi in albergo per fare una bella doccia e riposare, ma improvvisamente
si sente strattonare a forza, da mani possenti, che le rubano lo zainetto, in cui la ragazza ha riposto la
documentazione fotografica. A quel punto Marta si gira di scatto, ma non fa in tempo a vedere in faccia
il suo aggressore, perché questi le mette in testa un cappuccio e la trascina, con violenza, in una
camionetta. Il percorso in auto si presenta faticoso….la ragazza viene sballottolata a destra, e a manca, a
causa del terreno impervio e accidentato. Ma dopo un paio d’ore di viaggio la nostra protagonista giunge
a destinazione insieme al suo misterioso rapitore.
Kantigi indossa un bavaglio sul viso, per non farsi riconoscere dalla donna e, con molta meraviglia della
stessa, parla benissimo l’italiano. Le dice di stare calma, perché si trovano in un luogo inaccessibile, dal
quale è impossibile fuggire o chiedere aiuto. Poi afferrato, di nuovo lo zainetto di Marta, brucia tutto
il materiale, che la ragazza ha faticosamente raccolto nella città di Raha.
Sul far della sera Marta sente un vocio forte, di varie persone e un rumore metallico di armi, infatti sono
i compagni di Kantigi, rientrati nella grotta con gli ultimi aggiornamenti sulla situazione del paese. 
Marta ,spaventata, per la situazione in cui si è cacciata, inizia a tremare dalla paura.
Kantigi le porge una minestra calda e cerca di rassicurarla, dicendole che non si vuole farle del male,
ma solo impedirle di portare fuori del paese, notizie e immagini, prese nella città di Raha.
Il tempo scorre veloce e la donna ha perso completamente l’essenza dei giorni che vanno. 
Ormai è rassegnata e pensa che prima o poi, la uccideranno.
Ma ecco improvvisamente dei colpi di mitraglia e un forte scalpitio di cavalli….il gruppo è stato preso
d’assalto da altri ribelli e Kantigi, insieme ai suoi compagni, spara ferocemente sul nemico che sembra
avere la meglio sul gruppo. L’uomo, velocissimo, slega Marta e la carica sul suo cavallo, avviandosi a
valle di gran levata.
Marta che ora è libera dai legamenti e dal cappuccio, finalmente intravede il volto e il fisico di Kantigi,
e ne è fortemente attratta. Infatti, in queste situazioni imprevedibili, l’emozione fa il suo gioco
e non ci si rende conto del tipo di realtà che si sta affrontando.
Trottano  sulle ande del deserto, a gran velocità, e la giornalista si stringe sempre più al suo cavaliere,  per evitare brusche cadute.
Finalmente superato il pericolo, i due si fermano presso una piccola oasi e si rilassano, stanchissimi.
Iniziano un’accesa conversazione in cui ognuno di loro propone le sue ragioni….ma dopo un po’, l’uomo
stringe a sé la ragazza e la bacia d’impeto. 
Scende la tenebra e il freddo si fa sentire forte, l’uomo tiene la donna avvinghiata a sé,per scaldarla e
con il proposito di rientrare a Raha il mattino seguente.
Infatti, il giorno dopo Marta e Kantigi tornano nella capitale africana, e la donna frastornata per
l’accaduto, non riesce a fare un programma a breve scadenza della sua vita.
Ma i suoi pensieri vengono interrotti da un richiamo ad alta voce…..è Roberto, il suo capo redattore,
che l’ha raggiunta in loco, perché non aveva più avuto sue notizie.
Marta ha un attimo di panico, per l’imprevedibilità della situazione e, come se niente fosse, finge di
non riconoscere Roberto, e si scaglia contro lo stesso, come se questi volesse rapirla…..
Roberto esterrefatto, non insiste, e molto meravigliato, per questa inaspettata situazione, torna
in sede, al suo giornale.
Dopo qualche giorno riceve una mail con la foto di Marta e Kantigi che, con rito africano, si sono
uniti in matrimonio..
@Silvia De Angelis

Una grande donna che piaceva alle donne ci lascia :l’8 settembre muore la regina Elisabetta II e il mondo intero la piange,Gabriella Paci

La regina Elisabetta è morta: London bridge is down è la frase per annunciarne la dipartita ed è vero :il ponte di Londra è crollato e lei è stata il ponte che ha congiunto,da Londra, ben quattordici paesi e non solo.

Sempre più piccola e fragile,specie dopo la perdita dell’amato marito Filippo, l’abbiamo vista quasi accartocciarsi su se stessa e tuttavia fiera come deve essere una regina,si è eretta fino all’ultimo per onorare il suo ruolo.

Un ruolo che ha portato avanti con fierezza e senza cedimenti apparenti  per ben 70 anni

superando controversie e problemi non solo socio-politici ma anche familiari. Nulla è mai trapelato dal suo dolce sorriso del dolore personale familiare né delle difficoltà incontrate nella gestione del suo ruolo governativo.

 Il mondo intero, attraverso i suoi capi di stato, riconosce il grande ruolo svolto da questa regina,donna che aveva conquistato la simpatia e l’ammirazione anche delle donne ,che vedevano in lei l’esempio della donna capace di avere un felice vita affettiva e un pesante ruolo politico.

Il regno

Era il giugno del 1953 e lei aveva solo 26 anni quando si trovò ad essere incoronata nell’abbazia di Westmister e a dover governare 150 milioni di sudditi nel mondo.

Incrollabili  nel tempo da allora il suo rigore e la sua eleganza,anche formale,con i suoi irrinunciabile tailleur cole pastello e i suoi cinquemila cappelli, e il suo modo garbato e deciso di relazionarsi.

Fece il suo primo annuncio pubblico a 13 anni, alla BBc quand imperversava la 2 guerra mondiale, per rassicurare i suoi coetanei e non solo.

Nel 1945 a fece la sua prima apparizione pubblica alle Granadier Guards,dell quali era diventata colonnello nel 1944.

A soli 18 anni era “Consigliere di Stato”ruolo per cui  avrebbe potuto sostituire il padre in caso di morte o incapacità A 22 anni sposò l’amore della sua vita ,Il principe greco Filippo dal quale ebbe Carlo,Anna, Andrea ed Edoardo.

Fu la prima regina a visitare un paese comunista come la Jugoslavia e,più tardi, la Cina .

Nel 1977 ha festeggiato i 25 anni di regno con il “giubileo d’argento e quest’anno quello di platino per i suoi settant’anni di regno,dopo aver contratto il covid che l’ha duramente provata e l’ha definitivamente indebolita.

La Brexit del 2019 con l’uscita della Gran Bretagna dall’unione Europea non le era piaciuta poiché riteneva che i valori e le risorse comuni all’Europa fossero un beneficio anche per il suo paese.

La vita affettiva

La scomparsa,25 anni fa della moglie del primogenito Carlo,Lady Dina ,in un incidente che continua a alimentare illazioni e dubbi, fu e resta un capitolo nero per Elisabetta II ma è stata la morte della sua migliore amica un forte dolore e quella dell’amatissimo Filippo nel 2021 un lutto inconsolabile .Eppure ha continuato a fare il suo dovere, sorridente ed affabile come sempre, fino a due giorni prima della sua morte,quando ha incontrato la nuova premier.

Gli ultimi due anni l’hanno comunque indebolita anche nel morale: tra le implicazioni del figlio minore Andrea nell’affare Epstein, la “fuga” del nipote prediletto Harry in America e le accuse di razzismo mosse nei confronti della sua famiglia

Ma la granitica sovrana è andata avanti nonostante tutto – l’età, il dolore di vedere la famiglia divisa, le pressioni perché abdicasse a favore di un figlio che invecchiava nell’infinita attesa della corona – perfino con il sorriso sulle labbra.

Sembra che solo una brutta caduta abbia segnato la fine dell’inossidabile Elisabetta che comunque, resterà nella storia e nella nostra memoria .

Ecco una poesia che la rappresenta:

Un impareggiabile  sorriso

Dicono che l’anima s’invola quando

comprende  che è giunta per lei l’ ora…

Piange allora il cielo di Londra  quando

capisce che il “London bridge is down”

che s’è spento  oramai l’impareggiabile sorriso

di una piccola regina che da sempre è stata

guida e riferimento e che ha mostrato

come non si deve mai del tutto disperare

perché la barca in mezzo al mare trova

un approdo e si può salvare nel fortunale

e che  alla speranza si deve appellare.

Lei ha affidato alle nuvole i suoi dolori

coprendo i suoi lividi con i colori

d’un impareggiabile sorriso che era

arcobaleno dopo i temporali della vita

mentre  con la mano scriveva la storia.

Solo il tempo ha potuto spengere

Il suo essere faro a segnare la rotta

di  inquieti naviganti nell’oceano

delle contraddizioni e delle controversie.

un recente scatto della regina Elisabetta II

VIVERE 5 ORE? VIVERE 5 ETÀ? Guido Gozzano, la Salvezza sta nel sopore.

Guido Gustavo Gozzano (Torino, 19 dicembre 1883 – Torino, 9 agosto 1916) è stato un poeta e scrittore italiano. Nato da una famiglia benestante di Agliè, inizialmente si dedicò alla poesia nell’emulazione di Gabriele D’Annunzio e del suo mito del dandy. Successivamente, la scoperta delle liriche di Giovanni Pascoli lo avvicinò alla cerchia di poeti intimisti che, poi, sarebbero stati denominati “crepuscolari”. Guido Gozzano nasce il 19 dicembre 1883 ad Agliè, in provincia di Torino, in una famiglia dell’alta borghesia piemontese. Gli studi del poeta sono piuttosto travagliati: bambino svogliato, ha bisogno di un’insegnante privata per terminare le elementari; al liceo viene prima bocciato, poi trasferito in un collegio e infine torna a Torino, dove consegue la maturità nel 1903, la sua prima poesia nota, è dedicata alla madre: Primavere romantiche. Iscritto a Legge, Gozzano iniziò a frequentare i corsi di letteratura di Arturo Graf e la Società della Cultura, un circolo fondato nel 1898 da alcuni tra i più importanti intellettuali piemontesi, il poeta non apprezza particolarmente il circolo, che si rivela però fondamentale per la sua formazione e la sua carriera. Nel 1906, nella Società di Cultura, conosce Amalia Guglielminetti, con la quale inizia l’anno dopo una tormentata relazione: è un anno avaro di componimenti, dedito com’è al progetto di raccogliere in volume i suoi lavori, Il risultato è il volume La via del rifugio, raccolta di 30 poesie, tra le quali spiccano La via del rifugio, che dà il titolo alla raccolta. Il libro è accolto favorevolmente dalla critica, con l’eccezione di Italo Mario Angeloni. Il 29 agosto Rina Maria Pierazzi, sulla rivista « Il Caffaro », rimproverando il « critico poco sagace » di averlo giudicato « un empio », considera invece la poesia di Gozzano « una pura vena di acqua sorgiva ». Il successo ricevuto è presto turbato dalla diagnosi di una lesione polmonare (che si rivelerà dovuta alla tubercolosi). Nella speranza di guarirla, Gozzano inizierà a spostarsi alla ricerca di climi caldi e marini, in particolare in Liguria. Nel 1911 esce il suo libro più importante: I colloqui (a questa raccolta appartiene la famosa poesia La signorina Felicita ovvero La felicità). Nel 1912, sempre più gravemente ammalato, Gozzano decise di imbarcarsi per l’India alla ricerca di un clima migliore. Da questo viaggio scrive: Verso la cuna del mondo. Lettera dall’India.
Muore nel 1916. La triste e precoce consapevolezza della propria morte trapela molto presto nelle poesie di Gozzano, ma è sempre filtrata con distacco ironico. Con questa certezza dolorosa, unita al senso della malattia e alle delusioni amorose è costretto a scontrarsi un altro elemento tipico della produzione del poeta: il suo romantico desiderio di amore e felicità, raggiungibili nelle “cose piccole”, quotidiane e serene.

NAPOLI

È l’ora del crepuscolo per Guido Gozzano. Ha ventisette anni quando scrive questa poesia, ma sa che la morte sta per raggiungerlo. La sua vita finirà cinque anni più tardi, stroncato dalla tisi che lo affliggeva da tempo. Di fronte a questa situazione, per Gozzano c’è solo un modo per sopportare il dolore: quel sopore che lui chiama Salvezza, la giovinezza non c’è più, “non ha ritorno il riso mattutino” e allora non ha importanza vivere cinque età – ovvero infanzia, adolescenza, gioventù, età adulta e vecchiaia – se si è perduta la fase più bella della vita. Non rimane che dormire per risvegliarsi al mattino, il momento migliore non solo della giornata, ma anche della vita, in un giorno qui inteso come metafora dell’esistenza intera.

Salvezza

Vivere cinque ore?
Vivere cinque età?…
Benedetto il sopore
che m’addormenterà….

Ho goduto il risveglio
dell’anima leggiera:
meglio dormire, meglio
prima della mia sera.

Poi che non ha ritorno
il riso mattutino.
La bellezza del giorno
è tutta nel mattino.

*Versi molto diversi dalla giocosità delle “Golose”, la sofferenza e la malattia sono compagne che distruggono il corpo e l’anima di chiunque. Alla fine il poeta “dal sorriso buono” ha un’amara chiusa sarebbe stato meglio addormentarsi subito che vivere le fasi della vita senza poterne godere appieno la gioia.

LA GUERRA DEL GAS PER FAR FUORI LE RINNOVABILI, di Mauro Coltorti

LA GUERRA DEL GAS PER FAR FUORI LE RINNOVABILI

Stiamo andando incontro al razionamento del gas perché, comprensibilmente Putin minaccia di chiudere i rubinetti se non saranno tolte le sanzioni contro Mosca. Il Mite ha appena pubblicato il piano che prevede la riduzione dell’orario del riscaldamento condominiale di un’ora e del termostato da 20 a 19 gradi. E anche per l’acqua chiederanno sacrifici alla popolazione. Ma dubito che saranno sufficienti perché chi è in crisi mistica è il nostro tessuto industriale ed in particolare le imprese energivore. Tutto questo mentre è evidente che nel corso degli ultimi anni l’Unione europea abbia sbagliato completamente le sue scelte che hanno inciso sulla determinazione del prezzo del gas. Prima del 2013 infatti i prezzi del gas erano stabiliti in contratti a lungo termine quindi estremamente stabili, mentre poi si è via via passati al prezzo spot della borsa olandese (TTF), aprendo al libero mercato soggetto però a fortissime speculazioni. Inoltre il gas che arrivava dalla Russia, prima del conflitto e della crisi energetica causata dalla pandemia (perchè con la ripresa il mercato cinese che paga di più si è “preso” le nostre forniture determinando l’innalzamento dei prezzi), era molto più conveniente di quello Usa. Ma gli Stati Uniti avevano deciso con Trump nel 2019 di aumentare del 50% le esportazioni di gas. Venerdì ci sarà un nuovo consiglio europeo: dopo l’accordo Parigi Berlino per lo scambio gas/nucleare, Draghi spera che l’intesa sul tetto al prezzo del gas sia più vicina, ma intanto l’Italia va a tutto carbone: le centrali sono spinte al massimo per risparmiare metano mentre si parla di recuperare risorse da destinare agli aiuti alle imprese dai decreti attuativi scaduti o inattuati. Sacrosanti gli aiuti alle imprese, ma scommetto che tra i decreti che salteranno ce ne saranno molti che riguardavano le rinnovabili e le comunità energetiche. Sembra quasi che la crisi venga usata come scusa per fermare la transizione ecologica e insistere con le fonti fossili. Perché non si negozia con urgenza la separazione del prezzo delle rinnovabili da quello del gas? E soprattutto aspettiamo di vedere investimenti sostanziali per le rinnovabili che dovrebbero sostituire quanto prima il gas. Ma sono mesi che si sarebbe dovuto lancirae massicci investimenti sulle rinnovabili. Li avete visti voi? A pensar male si fa peccato, diceva Andreotti, ma spesso ci si indovina. Ma vogliamo ancora sostenere il governo dei migliori? “Ma de che?” dicono a Roma

Riflessioni: Torneremo alle origini, di Teresa Tropiano

E torneremo alle origini, quando il bucato lo si faceva nelle enormi tinozze in legno, con sapone di Marsiglia o con la cenere (lisciva), quando non c’era bisogno di andare in palestra per stare in forma perché la vita stessa era una palestra, quando non c’era la lavatrice, o meglio, la lavasciuga o l’asciugatrice e i panni si sciorinavano al sole. Il profumo della biancheria non dava di smog o di gas di scarico delle auto ma di vento, di aria pulita.

Torneremo alla nostra genesi perché non potremo più pagare bollette esose di gas, luce e acqua con un misero stipendio e forse ci farà bene riassaporare la semplicità e la povertà di una volta! Soprattutto per alcune persone talmente abituate al benessere e alle comodità che non “sentono” più sulla pelle la carezza del sole, il profumo del vento, la bellezza della vita.

Teresa Tropiano

Buongiorno con … riflessione.

Racconti: “Tu non puoi giocare… vai a divertirti con le bambole!”, di Lorenzo Rossomandi – Scritti

“Tu non puoi giocare… vai a divertirti con le bambole!”

Erano passati tre anni da quella frase e ora Luca ne aveva sedici.

Ma quell’invito lo ricordava ancora. Era incisa nella sua memoria come una cicatrice.

Peggio di una cicatrice. Quest’ultima è un segno, un ricordo, ma difficilmente fa male dopo qualche mese.

Quella frase, invece, era ogni giorno sempre più dolorosa.

Era quella che gli aveva sbattuto in faccia la verità, il suo essere diverso, il suo non essere accettato dagli altri.

Ma cosa aveva poi di così diverso? Era gentile, non accettava di fare a botte per qualsiasi stupidaggine che accadeva in classe, non lo appassionavano le ricreazioni passate a scalciare una palla di carta e scotch nel corridoio, come facevano gli altri.

E tutta questa era la sua diversità? Eppure era così!

Le notti insonni, la vergogna di parlarne con qualcuno per non peggiorare le cose, lo stavano logorando.

Ogni notte, ogni santa notte.

In realtà, un giorno, trovò il coraggio di parlarne con Serena, la sua compagna di classe che viveva nel suo condominio. A lui piaceva Serena. Nata in Toscana, si era trasferita da poco a Milano. Ancora non lo conosceva, pensava, per quello lo salutava e ci parlava. Ricordava la sua espressione inizialmente stupita, mentre le spiegava che quando a scuola vedeva “lui”, sentiva come delle farfalle nella pancia. Poi quello stupore si trasformò in sorriso e poi quel sorriso si rivelò un sogghigno, poi la bocca di Serena pronunciò quella frase che lo distrusse dentro: “Ma te, allora, sei finocchio!”

Non ci parlò più con lei.

Anzi.

Decise di non parlarne più con nessun altro.

Ormai si era convinto: era anormale. Uno con dei problemi. Uno da curare.

Probabilmente il suo silenzio peggiorava le cose; i suoi genitori lo avrebbero potuto portare da uno bravo in queste cose.

Per farlo tornare “normale”.

Quel giovedì però fu una giostra di emozioni forti.

L’aria di quella mattina di giugno era già calda, la città aveva già preso vita e la scuola invece era finita. Il balcone era invitante e il dolore per l’ennesimo amore che sapeva di non poter vivere era troppo forte.

Ci aveva pensato tutta la notte. Non poteva continuare così. Tutto quello era uno strazio. Non si può vivere senza amore e non si può vivere senza essere accettati e amati dagli altri.

Era il momento di farla finita.

Quattro piani erano una garanzia per il risultato.

Era quella la cosa migliore da fare… chiudere gli occhi… contare fino a tre… uno… due…

Il cellulare squillò. Luca tenne ancora gli occhi chiusi incapace di decidersi se pronunciare il “tre” o rispondere al telefono.

Guardò lo schermo e vide che era Davide.

Perché lo chiamava? Non lo aveva mai fatto prima.

Rispose: “Ciao Luca…”

“Ciao Davide…”

Entrambi rimasero in silenzio per un po’… come bloccati.

Poi Davide ruppe gli indugi.

“Voglio uscire con te”.

Luca rimase di sasso. Non aveva mai pensato che Davide… insomma, non ci aveva mai pensato…”

Quel pomeriggio andarono insieme al “Milano Pride”.

Conobbero un sacco di persone, si lasciarono travolgere dai colori, dalla musica, dai sorrisi.

Non si misero insieme, ma insieme, da quel giorno, impararono ad accettarsi.

E quel balcone al quarto piano rimase solo un buon posto dove esporre i gerani.

Libri: POSSEDEVA IL MARE DENTRO, di Massimiliano Giannocco

POSSEDEVA IL MARE DENTRO

Ecco finalmente pubblicata la mia raccolta.di aforismi poetici.

Le pagine compongono un libretto ovvero una raccolta di pensieri, riflessioni e suggestioni, plasmati sotto la forma, forse incerta ma spero ispirata, di aforismi in versi.

Si tratta di sessantasette brevi passi, redatti in vari momenti con l’auspicio del dono di un sorriso, di uno spunto interpretativo o di una critica.

Il lettore potrà aprire il volumetto a sua discrezione e, senza un ordine preciso, sfogliarlo in libertà.

Il titolo è tratto dal primo degli aforismi pubblicati:

Possedeva il mare dentro,

di arenarsi sulla spiaggia

non aveva proprio voglia.

Il volume è acquistabile su Amazon e Kindle, sia in formato cartaceo che come ebook:

Buona lettura!

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“Possedeva il mare dentro: raccolta di aforismi poetici”, di Massimiliano Giannocco, 2022

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Perché i tuoi occhi così spalancati, di Giusy Del Vento … inedita

Perché i tuoi occhi così spalancati

mi chiedi, perché mai chiusa

in gola hai la parola?

Arriverà il tempo del sonno del riposo

il tempo del silenzio

Non è questa l’ora amico mio

Ho fasci di poesie da mietere a bracciate

covoni di parole da trebbiare

Cieli da imprimere negli occhi

Sorrisi di bambini e mare

Alberi, mani da stringere, rosari di carezze

collane di gioie piccole e baci soprattutto

Mi hanno seminata fra le zolle a settembre

Questo è il mio giugno fiero

essere spiga piena dritta nel vento

Arriverà l’autunno come per tutti

più non mi vedrai

Ma mangerai il mio pane, davanti al camino

e avrai in ogni morso una piccola estate

Giusy Del Vento … inedita

MIO SETTEMBRE, di Teresa Tropiano

MIO SETTEMBRE

Dove fuggi, mio settembre?

Resta fermo, qui, per sempre!

Così breve è il tuo passaggio

nel giardino dell’amore

quando agosto chiude l’uscio

all’estate, con coraggio.

Sì, perché ci vuol coraggio

a lasciar andar la gioia.

Non è semplice sapete,

far a meno della brezza

che al mattino puntualmente

concedeva una carezza

in quell’oasi deserta

a seguire un bel miraggio.

Tu settembre, mia promessa

che mi avvolgi dolcemente

resta qui a scaldar la pelle

come un bimbo che non mente

e che attende a braccia tese

fino al sorger delle stelle.

Tanto tenero è ogni istante

dolce di malinconia

quando giunge ormai la fine

dell’ambrata tua magia

e tu mio settembre

tanto amato

sei già pronto a svolazzare

come foglia che si stacca

e lontano vola via.

Teresa Tropiano

SENZA TITOLO, di Daniela Patrian

SENZA TITOLO

Nella friabilità dei sogni

un’autostrada x la mia anima;

ali di carta, appartate in silenzio

per la promessa dell’incominciamento

perchè la morte a noi ci trovi vivi

senza sapere cosa siamo.

Testa contorta,

chiudi il sorriso che inventi;

parole strozzate al vuoto

assumono il medesimo valore delle curve promesse.

Nella mia poesia scucio versi

che in cuor mio non spettano di sbiadire;

il tepore di una fiammella

pulsa nel cuore d’acqua

e vaga nell’incerto.

Daniela Patrian

“Le nuvole non possono”, di Bruno Mattu

“Le nuvole non possono”:

Le nuvole non possono

trattenere a lungo la tua luce,

Sole, quella forza primigenia

che dilania qualsiasi velo,

lacerandolo con impetuosi

abbagli, a cui nulla può resistere.

Sono lampi inarrestabili,

accecanti, che oltrepassano

chiunque prova ad oscurarti

e lo lasciano smarrito,

prigioniero della sua oscurità, terribilmente muta.

BM 09/09/2022

da:”Considerazioni”

C’ERA UNA VOLTA

Un tempo pioveva gocce benedette dal cielo, tanto aspettate e ben accolte da chi lavorava una terra ricca. Un tempo tutto sembrava più semplice e la vita era cadenzata dal naturale avvicendarsi delle stagioni. Un tempo tutti sembravano più tranquilli, sereni, pazienti verso sé stessi e gli altri e l’autunno erano i primi freddi, il ritorno a scuola, la vendemmia…un tempo.

Gocce di pioggia
bagnano l’anima,
inumidiscono il cuore,
inzuppano i pensieri…
È il cielo che piange
non sa dove guardare.
Un tempo accarezzava
campi coltivati con un
raggio di sole, faceva
risplendere il grano
e innaffiava il lavoro
dell’uomo, gocce benedette,
accolte con un sorriso stanco.
Un tempo razzolavano
nei cortili le galline
e i bambini si rincorrevano
con le cartelle sulle spalle.
E il cielo era libero
e i visi senz’ombra.
Un tempo quando
pioveva era solo
l’autunno e c’era
la zuppa calda in tavola.
E le braccia di chi
non c’è più…

Imma Paradiso

Francesco Gioli, Ritornando dalla Vendemmia, 1908 NAPOLI

Due parole su Giorgio Gaber…

L’ultimo suo lascito è stato un album registrato in studio “Io non mi sento italiano”: 10 brani scritti con Sandro Luporini, di cui 6 inediti. Gaber era assurto alla fama nazionale grazie alla televisione, ma all’apice della popolarità scelse il palcoscenico, inventando addirittura un nuovo genere: il teatro-canzone. Eppure erano in molti a canticchiare in quegli anni la ballata del Cerruti Gino o lo shampoo. Tra i suoi spettacoli ricordiamo “Dialogo tra un impegnato e un non so”, “Far finta di essere sani”, “Libertà obbligatoria”, “E pensare che c’era il pensiero”.

Eclettico, versatile sapeva cogliere la complessità del mondo circostante in tutte le sue sfaccettature. Gaber sapeva descrivere con felici bozzetti l’Italia senza stilizzazioni. Era un artista così sensibile da carpire elementi e spunti da svariate fonti. In canzoni come “I borghesi” ad esempio è possibile intuire il gioco di assimilazione e innovazione che ha suscitato in lui tale lavoro. Gaber era un uomo di sinistra, ma soprattutto era un libero pensatore lontano dai dogmi e dalla retorica di qualsiasi partito politico. Nella sua celebre canzone “Il tic” aveva raccontato in modo esemplare la mortificazione del lavoro moderno nelle catene di montaggio, che negava qualsiasi tipo di autorealizzazione dell’individuo. Gaber con un testo graffiante e la sua bravura nel fare il mimo metteva in risalto la divisione del lavoro e la parcellizzazione di esso. Lo stesso Marx aveva scritto ne “Il capitale” che il lavoro “diventa lavoro-macchina, l’abilità del singolo diventa sempre più infinitamente limitata e la coscienza degli operai della fabbrica viene degradata fino all’estrema ottusità”. Così scriveva Marx. Naturalmente ai tempi di Marx gli operai lavoravano 16 ore al giorno in condizioni disumane. L’artista deve essere non un discepolo, ma un testimone scomodo della sua epoca. Giorgio Gaber lo è stato con la sua perenne analisi spietata della realtà. E’ stato anche un intellettuale, a cui ha fatto riferimento la sua generazione e non solo. E’ stato tale perché era una delle poche coscienze critiche che vegliavano sulla penisola. E’ riuscito a raccontare i sogni della generazione del ’68, di quel maggio francese, che non ha coniato soltanto slogan come “l’immaginazione al potere”, ma che ha operato un rinnovamento totale della cultura contemporanea, trasfondendo nuovi slanci di vitalità e nuovi ideali. Erano gli anni della denuncia della crisi dei vecchi valori, del sentirsi parte comune; gli anni delle occupazioni nelle università e delle uova lanciate alla prima della Scala.

In una sua canzone “La libertà” Gaber cantava: “la libertà non è star sopra un albero,/ non è neanche il volo di un moscone,/la libertà non è uno spazio libero,/libertà è partecipazione”. E in questo stare insieme, in questo collettivismo i suoi coetanei avevano creduto ciecamente per tutta la giovinezza. Ma se l’erano dimenticato con il sopravvenire della maturità. Ecco perchè recentemente Gaber a conti fatti aveva detto a tutti che la sua generazione aveva perso: gli ideali più nobili, come l’aspirazione all’uguaglianza e la difesa dei diritti dei più deboli, erano stati traditi dal conformismo, dalla pigrizia intellettuale, dall’opportunismo e dal solito machiavellismo all’italiana. In “Qualcuno era comunista” il cantautore scrive: “da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano senza più neanche l’intenzione del volo perché ormai il sogno si è rattrappito. Due miserie in un corpo solo”. Ma forse il problema sta a monte. Forse quella generazione aveva perso perché non era riuscita a trovare un giusto equilibrio tra solitudine e partecipazione collettiva. Gaber l’aveva intuito infatti scriveva in “La solitudine”: “La solitudine non è mica una follia,/ è indispensabile per star bene in compagnia”; però allo stesso tempo avvertiva anche che “l’uomo non è fatto per stare solo” e che “il suo bisogno di contatto è naturale,/ come l’istinto della fame”. Forse i giovani di allora avevano creduto utopicamente che il senso di appartenenza potesse bastare, non ritagliando spazi di individualismo, che sono salvifici per il senso critico di ognuno. Ma allora erroneamente si era creduto che i problemi individuali, i propri tarli e le proprie fisime potessero scomparire al cospetto del gruppo. E Gaber infatti canta in “Far finta di essere sani”: “per ora rimando il suicidio/ e faccio un gruppo di studio,/le masse, la lotta di classe, i testi gramsciani,/far finta di essere sani”.