BRAMA DI VIVERE

Il lento avanzare della sera rende più stanchi i nostri pensieri e un velo di malinconia scende nella nostra anima…come se sentissimo che un altro giorno sì è consumato nel tramonto e un po’ di noi con esso. E le stagioni passano fra chi arriva chi se ne và senza però saziarci di questa brama di vivere.

Stretta nel mio scialle
di malinconia,
gli occhi si consumano
nell’ultimo alito del giorno.
E struggente il ricordo
di chi non c’è,
di chi da lontano
aspetta sul ciglio della vita.
Sale la luna a salutare
i giorni stanchi
e le stagioni passate
e gli istanti cristallizzati
in un’intensa brama di vita.

Imma Paradiso

“Al di là dell’orizzonte”, di Giuseppina Cuddè. Quando la poesia conduce oltre il concreto vivere

“Al di là dell’orizzonte”. Quando la poesia conduce oltre il concreto vivere

Quando realtà e mitologia si incontrano nella scrittura, l’uomo riesce ad andare “Al di là dell’orizzonte”. Ed è ciò che accade, pagina dopo pagina, nell’omonima opera dell’autrice originaria di Ginevra (in Svizzera), Giuseppina Cuddé, docente di Lingua Francese, presso un Istituto Alberghiero di Mineo, piccolo comune della provincia di Catania, dove attualmente vive.  La silloge arricchisce, da pochissimi giorni, la collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti editore.

«Al di là dell’orizzonte – racconta l’autrice – è il mio paesaggio interiore che tenta di collocarsi tra cielo e terra non come protagonista, ma come chi vive in comunione con l’intero universo. Tale atteggiamento del mio “io” stimola la mia fantasia, dà leggerezza alla mia mente che si dissocia, per quanto possibile, da tutti i problemi della vita. È, in buona sostanza, scambiarsi quel mondo interiore che è l’anima di ognuno». Ed è proprio la poesia che riesce a portare «oltre il concreto vivere, oltre l’orizzonte puramente visibile e materialmente inaccessibile». «La poesia – secondo l’autrice – è un fenomeno umano che nasce quando qualcosa della realtà ci colpisce. Le parole si trasformano dando vita a ciò che è dentro chi scrive, concretizzando così la propria realtà»Realtà e mitologia trovano spazio nei versi della Cuddé dove l’io-poetico riesce a vedere dentro la prospettiva di un’azione, di un movimento; a scrutare nel tempo, nei colori, negli sguardi; a sentire gli odori, i suoni, l’anima, la linfa vitale; a percepire le armonie, le sensazioni, le emozioni; a tradurre ogni essenza, ogni tema in un mondo di parole. Dunque, non si può prescindere dalla realtà. «In ascolto del proprio ambiente – afferma la Cuddé – il poeta lo vive con tutti i sensi che decodificano la vita in tutte le sue nuances. Lo scritto è trasmigrazione della realtà attraverso la nostra sensibilità». «La mitologia, invece, dà evidenza ai sentimenti quali l’amore, la carità, la commiserazione, l’ospitalità. Incarnando le idee nella realtà di personaggi ed eventi, la mitologia si offre come linguaggio stesso della poesia. Anzi ne è la prima manifestazione. E’ un vero pozzo da cui attingere a piene mani. Oggi, riconoscere il mito è subire il fascino dell’immaginario nel reale».

Altri argomenti ispiratori dei suoi versi sono: la natura, dove tutto è simbolo e non esistono confini; l’amore, quel sentimento di tutti, nessuno escluso.  Vasto, sconfinato, infinito, inarrestabile, vivo; il tempo, reso tangibile per mezzo della parola poetica attraverso similitudini, metafore, analogie. «La dura accetta del tempo – afferma l’autrice Cuddé – taglia via la vita e la riduce a foglia mortaTutto passa. Tutto muore. Ma i pensieri della gente restano sempre». E poi, la donna, a cui è riconosciuto il ruolo di chi crea cultura. Ispiratrice di tutte le arti, dei sentimenti più puri e positivi. «La sua bellezza – aggiunge la poetessa – la sua delicatezza, la sua sensualità emergono come intensa e raffinata suggestione che ne esalta i sogni, le ispirazioni, la dimensione psicologica inconscia ed onirica».

La poesia di Al di là dell’orizzonte può definirsi poesia libera. In perfetta sintonia con gli elementi della natura, con i profondi sentimenti umani, con le visioni oniriche dell’io e del mondo. Libera dalla regolarità delle sillabe, degli accenti e delle forme strofiche. Una poesia, stilisticamente, flessibile dominata da anisosillabismo (che non presenta sempre lo stesso numero di sillabe).Altri elementi stilistici che la caratterizzano sono: il tempo come ritmo, che fluisce nella sua lentezza; l’immaginario e il linguaggio figurativo tra immagini e parole. «Qui, – spiega l’autrice – tempo e immaginario si intersecano, si uniscono rendendo struggente la poesia. L’immaginario non fa altro che impostare la scena dove l’immagine percettiva diventa metafora, simbolo. Dalla simbiosi, tra immagine percettiva e metafora-simbolo, ne scaturisce il linguaggio figurativo». Cosa intende trasmettere Giuseppina Cuddé al lettore? «La necessità di amare, di sentirsi in pace con sé e con il mondo, il piacere di vivere la vita – anche quando il tempo è breve -, la speranza come credo dell’esistenza, la creazione come rinascita perenne».

 Federica Grisolia

 (Vincenzo La Camera – Agenzia di Comunicazione)

Racconti: Un tintinnio di braccialetti, di Federica Sanguigni

Racconti: Un tintinnio di braccialetti, di Federica Sanguigni

Ella si annunciava così: un tintinnio di braccialetti che arrivava alle orecchie di Guido prima di quel taglio di capelli un po’ mascolino ma che lo intrigava in maniera pazzesca.

Ogni mattina, seduto al solito tavolino della solita caffetteria (non cambiava le sue abitudini da anni, ormai), mentre gustava il suo nerissimo e amarissimo caffè, Guido osservava la creatura arrivare. Prima erano i suoi braccialetti, appunto. Poi era la volta delle sue gambe (quante acrobazie faceva con quelle gambe, Guido, nelle sue fantasie a occhi aperti), quindi la mano che salutava con un cenno un po’ distratto il barman di turno, e infine la sua testa sbarazzina e sensuale. Immancabilmente, Guido cessava di bere il caffè, si perdeva in quella visione e la accompagnava con lo sguardo fino al tavolino appartato dove, rigorosamente da sola, la creatura si sedeva a gustare il suo cappuccino “pieno di schiuma, mi raccomando”, accompagnato da un soffice croissant con marmellata ai mirtilli.

Guido immaginava di avvicinarsi al suo tavolo, o di farle avere un biglietto su un vassoio (era all’antica, lui, un gentiluomo d’altri tempi), ma il rispetto e la scarsa audacia lo frenavano, rimandando al giorno successivo la coraggiosa azione.

Purtroppo, quel giorno non arrivò. Non per lui, almeno. E quando i braccialetti, tintinnando come sempre, annunciarono l’arrivo della creatura, Guido non era al solito tavolino a bere il suo nerissimo e amarissimo caffè. 

Un malore improvviso lo aveva colto mentre, in procinto di uscire per recarsi alla caffetteria, si era guardato allo specchio e si era reso conto che il tempo stava passando e che non ne rimaneva ancora molto davanti a lui. Preso il coraggio a due mani, era tornato indietro, si era seduto alla possente scrivania di mogano, testimone di tanti giorni trascorsi a scrivere le più belle pagine di romanzi divenuti poi best sellers. Aveva preso la stilografica più preziosa per scrivere il suo pensiero più intimo all’affascinante creatura che, di lì a poco, avrebbe ammirato al caffè.

Ma la penna si era bloccata a mezz’aria. Un dolore lancinante lo aveva colto di sorpresa, partendo dal torace e percorrendo tutto il braccio. La stilografica era caduta a terra senza far rumore, attutito dal soffice tappeto. 

Nulla, invece, era riuscito a coprire l’assordante tonfo che aveva fatto il cuore di Guido mentre si accasciava sulla poltrona morbida e un po’ consunta. Un cuore che aveva amato in silenzio. Un amore di cui, ormai, restava solo un biglietto immacolato che non era riuscito ad accogliere in tempo le emozioni più segrete di un uomo riservato e discreto.

Un gentiluomo d’altri tempi. 

(Federica Sanguigni)

Disegno di Laura Lauri

23^ “GIORNATA FRANCA CASSOLA PASQUALI”: IL 10 SETTEMBRE, ALLE 21, CI SI RIVEDE IN PIAZZA A CASTELNUOVO SCRIVIA! TORNA IL CONCERTO A SOSTEGNO DELL’UNITA’ DI SENOLOGIA DELL’OSPEDALE DI TORTONA

23^ “GIORNATA FRANCA CASSOLA PASQUALI”: IL 10 SETTEMBRE, ALLE 21, CI SI RIVEDE IN PIAZZA A CASTELNUOVO SCRIVIA! TORNA IL CONCERTO A SOSTEGNO DELL’UNITA’ DI SENOLOGIA DELL’OSPEDALE DI TORTONA. L’INGRESSO E’ LIBERO: NON SERVE IL BIGLIETTO E NON OCCORRE PRENOTARSI.

Era il 2009 quando i Ricchi e Poveri cantavano i loro successi davanti a migliaia di persone, nella piazza medievale di Castelnuovo Scrivia. Ora il 10 settembre, alle 21, la coppia di artisti formata da Angela Brambati ed Angelo Sotgiu torna, con la loro band, a sostenere l’associazione “Franca Cassola Pasquali”, da anni impegnata nella lotta al tumore al seno a fianco dell’Unità di Senologia dell’ospedale di Tortona (Breast Unit provinciale), oggi guidata dal medico chirurgo Francesco Millo. E l’occasione d’incontro per quanti vorranno partecipare al concerto solidale organizzato per la 23^ “Giornata Franca Cassola Pasquali” sarà di nuovo il cuore del paese: <<Dopo essere stati ospitati l’anno scorso, in via eccezionale (a causa delle restrizioni Covid, ndr), al campo sportivo Beppe Spinola, questa volta ci rivediamo in piazza Vittorio Emanuele II – spiega Helenio Pasquali, presidente del sodalizio di volontari castelnovesi -: è questo il luogo naturale dove ci siamo sempre dati appuntamento e da qui torneremo a lanciare progetti ed iniziative che si articoleranno nell’arco di un anno, sostenuti dall’affetto e dalla generosità della popolazione>>. Presentata da Alessandra Dellacà, la manifestazione – patrocinata da Ministero della Salute, Regione Piemonte, Provincia di Alessandria, Comune di Castelnuovo Scrivia e Aps Senonetwork Italia e supportata da Radio Italia Solo Musica Italiana -, è ad ingresso libero: non ci sono biglietti, né occorre prenotarsi. Ai varchi della piazza ci saranno sette postazioni con i volontari dell’associazione dedicata alla signora Franca Cassola Pasquali – la mamma di Helenio – che raccoglieranno le offerte da devolvere all’Unità di Senologia di Tortona. Senologia che, nonostante la pandemia, non si è mai fermata e che oggi conta – in termini di visite, prestazioni ed interventi – numeri da capoluogo di provincia, con professionisti che mettono “al centro” il rapporto medico-paziente. <<Abbiamo lavorato e lavoriamo nell’ottica di curare le persone come facevamo prima del Covid – afferma il medico chirurgo Francesco Millo – e il fatto che in tanti, anche dalla zona di Casale Monferrato o dal vicino Pavese, abbiano scelto di affidarsi alla nostra équipe, ci ripaga di ogni sacrificio. Certo, mancano alcuni tasselli che vorrei presto ripristinare, come la figura del nutrizionista e dello psicologo, punti di riferimento fondamentali per le nostre pazienti. Nel frattempo, sono state acquisite da Asl Al, grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria e del Comitato “Tortona per Ospedale Civile Santi Antonio e Margherita” due mammografi di ultima generazione, molto performanti. Le donne sono tornate a fare prevenzione e gli screening sono ripresi in modo considerevole: ad oggi contiamo circa 140 interventi – una cinquantina in più rispetto all’anno scorso – e le visite sono nel complesso pari a 4000>>. Tutti questi dati e il lancio dei traguardi futuri dell’associazione “Franca Cassola Pasquali” e della Senologia tortonese verranno spiegati al pubblico prima del concerto dei Ricchi e Poveri, in tour con la loro band nel centro e sud Italia: <<Angela e Angelo si ricordano bene di quando sono stati da noi e ci hanno fatto sapere che saliranno al nord apposta per sostenere, ancora una volta, la nostra causa – aggiunge Helenio Pasquali -. Sono stati i Ricchi e Poveri, nel 2009, ad alzare il livello del nostro evento: sono apprezzati anche all’estero e saranno nuovamente in tv in autunno. Mio padre Giannino, storico presidente dell’associazione, era stato il primo a dirmi che dovevano tornare e, a 2 anni dalla sua scomparsa, sono riuscito ad esaudire questo suo desiderio>>. La sera del 10 settembre saranno poi le atlete della squadra del Basket Club Autosped di Castelnuovo Scrivia a salire sul palco. “Le Giraffe” – che militano in A2 e sono tra le favorite per il salto di categoria – sono testimonial di un corretto stile di vita e portano sulla divisa con orgoglio, in giro per l’Italia, il logo dell’associazione “Franca Cassola Pasquali. Ci si rivede, allora, in piazza!>>.

5 Settembre 1944: Il massacro nel rifugio di Borgo Cittadella

5 Settembre 1944: Il massacro nel rifugio di Borgo Cittadella

Alessandria: Lunedì 5 settembre, alle ore 10,30 in via Giordano Bruno, di fronte alla lapide che ricorda quanto è accaduto, le Istituzioni, 78 anni dopo quei tragici fatti, commemorano le 39 vittime del bombardamento alleato.

Ecco come la pubblicazione “Vittime Dimenticate”, promossa nel 2016 dall’Amministrazione Comunale di Alessandria ed edita da ‘dell’Orso’, racconta quanto avvenuto. “Martedì 5 settembre la città assiste a un nuovo massacro. L’Ufficio Militare del ‘Comitato Provinciale di Protezione Civile’, come Pro Memoria dell’accaduto, così lo sintetizza in stile notarile: “Alessandria ha subito oggi 5 corr; ore 11, altra incursione aerea nemica con bombe di grosso calibro. Obiettivo i ponti sul Tanaro, quello ferroviario e stradale, che non sono stati colpiti. Colpita invece la zona circostante detti ponti, distruggendo 6 case e danneggiandone 15. Danneggiata la strada provinciale Alessandria Torino. Colpito, inoltre, un Ricovero a.a. ricavato in un sottopassaggio della strada Provinciale Alessandria Torino causando numerose vittime tra i ricoverati. Numero dei morti in via di accertamento”. I morti saranno 39, ma per 20 di questi verrà stilato un certificato di ‘morte presunta’ per l’impossibilità di una qualsiasi identificazione. Erano stipati nel rifugio di Borgo Cittadella, situato sotto la strada statale, colpito ad una delle estremità da una bomba dirompente che si abbatté sugli occupanti. Quasi tutti di Alessandria, intere famiglie distrutte, tra le vittime numerosi bambini e giovani studenti”.

Il volume, su quei fatti, riporta le dirette testimonianze di: Vincenzo Casoni e Wilma Pierina Pelizza.

Il cibo e i poeti, il banchetto per Pascoli

La poesia nacque per allietare i banchetti,infatti, gli aedi, gli antichi cantautori, durante i banchetti regali cantavano le imprese degli eroi mitici, mentre durante i pasti nuziali intonavano la melica e la satira giambica e nel corso dei banchetti funebri l’elegia. Perciò la cornice conviviale dei piaceri della tavola, scanditi quasi come se fossero su uno spartito musicale dai brindisi dei convitati, è strettamente legata con l’arte della parola. Nonostante questo legame viscerale tra cibo e arte poetica, la letteratura l’ha scelto poche volte come centro di interesse, soprattutto per quanto concerne la preparazione delle pietanze. I riferimenti gastronomici erano considerati impoetici. Il grande poeta simbolista italiano, Giovanni Pascoli, nel suo “romanzo georgico”, i Poemetti, fu tra i primi a sublimare nella poesia i riti della preparazione di pietanze, facendoli assurgere ad opere d’arte in quanto eseguiti con amore e maestria.

NAPOLI

Il cibo nelle opere di Pascoli assume a seconda dei casi ruoli e funzioni assai diversi: la sua scelta quindi, come quella di oggetti e di luoghi, non è casuale ma fatta perché apportatrice di precisi significati che possono essere slegati da una descrizione di un prodotto o di una ricetta e più collegati a quella di un atto di preparare o trasformare una materia alimentare. Il banchetto in particolare, all’interno della poetica pascoliana, è una metafora della vita e della morte. Il momento conviviale, generalmente simbolo di unione e coesione tra persone che condividono tra loro qualcosa o che sono parenti, è per il nostro protagonista fonte di inquietudine, esempio della sua relazione col senso del vivere; la vita è intesa infatti sostanzialmente come un banchetto dal quale si può essere scacciati all’improvviso. Interessanti a tal proposito sono anche le metafore che utilizza per delineare il comportamento del giusto invitato e quindi, per associazione, dell’uomo che deve avere nei confronti della vita. La morte, tema dominante nella poetica pascoliana, emerge inevitabilmente anche nelle metafore conviviali o a tema cibo ma anche nelle credenze dei propri territori alle quali il poeta fa costantemente riferimento. C’è una tradizione di matrice popolare presente in Romagna che vuole che i morti della famiglia assieme ad altre entità possano, in determinate occasioni, avere accesso libero alla casa; Quindi, di sera era opportuno di non lasciare la tovaglia sulla tavola e lasciare del cibo per non attirarli. A questa usanza fa riferimento la poesia “La Tovaglia” facente parte della raccolta “I canti di Castelvecchio” del 1903. In questo componimento il poeta prega la sorella di non seguire la tradizione e far si che i morti amati, quelli dei parenti, possano giungere a casa. Le tradizioni contadine inoltre, unite alla descrizione delle ricette non sono solo descrizioni atte a documentare gli usi di una porzione di territorio italiano ma, attraverso esse, vengono costruiti significati simbolici, metaforici e rituali, che assumono grande valore per il poeta.

LA TOVAGLIA

Le dicevano: ― Bambina!
che tu non lasci mai stesa,
dalla sera alla mattina,
ma porta dove l’hai presa,
la tovaglia bianca, appena
ch’è terminata la cena!
Bada, che vengono i morti!
i tristi, i pallidi morti!

Entrano, ansimano muti.
Ognuno è tanto mai stanco!
E si fermano seduti
la notte attorno a quel bianco.
Stanno lì sino al domani,
col capo tra le due mani,
senza che nulla si senta,
sotto la lampada spenta.

È già grande la bambina;
la casa regge, e lavora:
fa il bucato e la cucina,
fa tutto al modo d’allora.

Pensa a tutto, ma non pensa
a sparecchiare la mensa.
Lascia che vengano i morti,
i buoni, i poveri morti.

Oh! la notte nera nera,
di vento, d’acqua, di neve,
lascia ch’entrino da sera,
col loro anelito lieve;
che alla mensa torno torno
riposino fino a giorno,
cercando fatti lontani
col capo tra le due mani.

Dalla sera alla mattina,
cercando cose lontane,
stanno fissi, a fronte china,
su qualche bricia di pane,
e volendo ricordare,
bevono lagrime amare.
Oh! non ricordano i morti,
i cari, i cari suoi morti!

― Pane, sì… pane si chiama,
che noi spezzammo concordi:
ricordate?… È tela, a dama:
ce n’era tanta: ricordi?…
Queste?… Queste sono due,
come le vostre e le tue,
due nostre lagrime amare
cadute nel ricordare! ―

*Ancora una poesia profonda e struggente, del grande Pascoli. Come sempre il tema centrale il desco familiare, il nido, il cibo come atto di unione e la morte fine e separazione. È talmente grande la nostalgia dei cari persi così tragicamente che trova spunto da un’antica tradizione che vuole che nel giorno dei morti, hanno il permesso di sedersi alla tavola dei vivi e lì sostare un attimo per mangiare qualcosa se chi è rimasto lì ricorda e li attende. E lui immagina la figura della sorella che contro ogni raccomandazione e paura mette la tovaglia e lascia del pane innaffiato di lacrime, le stesse che i cari estinti verseranno su quel cibo fatto di ricordi di passati pranzi, di passate gioie.

Racconti: La storia del povero cieco, di Cinzia Petrone – Autrice

La storia del povero cieco

Un giorno, un non vedente era seduto sul gradino di un marciapiede con un cappello ai suoi piedi e un pezzo di cartone con su scritto:

«Sono cieco, aiutatemi per favore»

Un pubblicitario che passava di lì si fermò e notò che vi erano solo alcuni centesimi nel cappello. Si chinò e versò della moneta, poi, senza chiedere il permesso al cieco, prese il cartone, lo girò e vi scrisse sopra un’altra frase.

Al pomeriggio, il pubblicitario ripassò dal cieco e notò che il suo cappello era pieno di monete e di banconote.

Il non vedente riconobbe il passo dell’uomo e gli domandò se era stato lui che aveva scritto sul suo pezzo di cartone e soprattutto che cosa vi avesse annotato.

Il pubblicitario rispose:

“Nulla che non sia vero, ho solamente riscritto la tua frase in un altro modo”.

Sorrise e se ne andò.

Il non vedente non seppe mai che sul suo pezzo di cartone vi era scritto:

«Oggi è primavera e io non posso vederla».

Morale:

Cambia la tua strategia, cambia prospettiva di osservazione, quando le cose non vanno molto bene e vedrai che andrà meglio.

Racconti: Le rane nel pozzo, di Cinzia Petrone – Autrice

Le rane nel pozzo

Questo racconto ci parla del potere delle opinioni altrui. Narra di un nutrito gruppo di rane che aveva l’abitudine di andare a divertirsi nella foresta. Cantavano e saltavano fino al tramonto. Ridevano a crepapelle ed erano inseparabili.

Un giorno, in una delle solite uscite, decisero di esplorare una nuova foresta. Avevano già iniziato a giocare, quando tre di loro caddero in un pozzo profondo che nessuna aveva notato. Le altre rimasero scioccate. Guardarono nel pozzo e videro che era troppo profondo. “Le abbiamo perse”, esclamarono.

Le tre rane nel pozzo tentarono di scalarne le pareti, ma era troppo difficile. Dopo appena un metro di arrampicata, ricadevano indietro. Le altre in superficie commentavano che ogni sforzo era ormai inutile. Come avrebbero mai potuto risalire un pozzo così profondo? Dovevano rassegnarsi. Ormai non c’era più niente da fare.

Due delle rane udirono i commenti e si arresero. Pensavano che le altre, in superficie, avessero ragione. La terza rana, al contrario, continuò ad arrampicarsi e a cadere, e dopo qualche ora riuscì a liberarsi. Le altre rimasero stupite. Una chiese subito, “Come hai fatto?” Ma la rana non rispose. Era sorda.

PIOGGIA DI FINE ESTATE, di Dario Menicucci – Le mie poesie

PIOGGIA DI FINE ESTATE

Dalle colline al mare

scesa leggera

è la pioggia

accarezzando le scogliere.

Ha toccato i palazzi

e le austere fortezze

quindi i fossi

di barche addormentate.

Tra le nubi sfrangiate

da sospiri di brezza

timida adesso

si è mostrata l’aurora.

Sulle strade ormai sveglie

il nascente bagliore

con un alito appena

ha dissolto le pozze.

Ma un presagio d’autunno

ha lasciato nei cuori

seppur così fragile

quel sussurro di gocce.

Dario Menicucci

GIOIE, di Daniela Patrian

GIOIE

Momenti da custodire

tra pagine di una storia infinita;

mi apro come terra ai germogli,

sistemando i fiori raccolti

nelle vie percorse dalle cicale.

Scorrono le emozioni;

come giovani ruscelli baciano il fango,

circondano le rocce scure

e volando sul tempo saltano fossi.

Piccoli bagliori d’argento ove

i sensi hanno forma

e il fondo trova schegge di cielo.

Daniela Patrian

Racconti: La storia del povero cieco, di Cinzia Petrone – Autrice

La storia del povero cieco

Un giorno, un non vedente era seduto sul gradino di un marciapiede con un cappello ai suoi piedi e un pezzo di cartone con su scritto:

«Sono cieco, aiutatemi per favore»

Un pubblicitario che passava di lì si fermò e notò che vi erano solo alcuni centesimi nel cappello. Si chinò e versò della moneta, poi, senza chiedere il permesso al cieco, prese il cartone, lo girò e vi scrisse sopra un’altra frase.

Al pomeriggio, il pubblicitario ripassò dal cieco e notò che il suo cappello era pieno di monete e di banconote.

Il non vedente riconobbe il passo dell’uomo e gli domandò se era stato lui che aveva scritto sul suo pezzo di cartone e soprattutto che cosa vi avesse annotato.

Il pubblicitario rispose:

“Nulla che non sia vero, ho solamente riscritto la tua frase in un altro modo”.

Sorrise e se ne andò.

Il non vedente non seppe mai che sul suo pezzo di cartone vi era scritto:

«Oggi è primavera e io non posso vederla».

Morale:

Cambia la tua strategia, cambia prospettiva di osservazione, quando le cose non vanno molto bene e vedrai che andrà meglio.

Racconti: Le rane nel pozzo, di Cinzia Petrone – Autrice

Le rane nel pozzo

Questo racconto ci parla del potere delle opinioni altrui. Narra di un nutrito gruppo di rane che aveva l’abitudine di andare a divertirsi nella foresta. Cantavano e saltavano fino al tramonto. Ridevano a crepapelle ed erano inseparabili.

Un giorno, in una delle solite uscite, decisero di esplorare una nuova foresta. Avevano già iniziato a giocare, quando tre di loro caddero in un pozzo profondo che nessuna aveva notato. Le altre rimasero scioccate. Guardarono nel pozzo e videro che era troppo profondo. “Le abbiamo perse”, esclamarono.

Le tre rane nel pozzo tentarono di scalarne le pareti, ma era troppo difficile. Dopo appena un metro di arrampicata, ricadevano indietro. Le altre in superficie commentavano che ogni sforzo era ormai inutile. Come avrebbero mai potuto risalire un pozzo così profondo? Dovevano rassegnarsi. Ormai non c’era più niente da fare.

Due delle rane udirono i commenti e si arresero. Pensavano che le altre, in superficie, avessero ragione. La terza rana, al contrario, continuò ad arrampicarsi e a cadere, e dopo qualche ora riuscì a liberarsi. Le altre rimasero stupite. Una chiese subito, “Come hai fatto?” Ma la rana non rispose. Era sorda.

Racconti: IL BAMBINO CATTIVO E LA STACCIONATA, di Cinzia Perrone – Autrice

IL BAMBINO CATTIVO E LA STACCIONATA, di Cinzia Perrone – Autrice

Cinzia Perrone – Autrice

IL BAMBINO CATTIVO E LA STACCIONATA

C’era una volta un bambino che faceva tante cose cattive; questo bambino faceva arrabbiare tutti e a tutti arrecava dei gran dolori con misfatti e insulti.

Un giorno però il bambino cominciò a capire il male che stava facendo e ne provò dolore anche egli, così decise di diventare “buono”.

Andò dal nonno e gli disse: “Nonno come posso fare per diventare più buono?”; e il nonno, saggia persona, gli rispose: “Vedi quella staccionata laggiù? Ogni volta che fai un’azione cattiva andrai presso quella staccionata e con un martello ci metterai un chiodo.”

Il bambino all’inizio fu un po’ sorpreso da questo consiglio, poi però fece come gli disse il nonno.

Nonostante le buone intenzioni del bambino, i chiodi nella staccionata furono molti! Ma cominciava a diminuire la frequenza con cui il bambino inchiodava, fino ad arrivare al giorno in cui il bambino non ne mise neppure uno!

Allora il bambino andò dal nonno e disse: “Nonno finalmente non faccio più cattive azioni, ma ancora non mi sento buono!”, e il nonno disse: “Bene, ora vai alla staccionata e con questo cacciavite comincia a togliere tutti i chiodi che hai messo”; il bambino fece come gli disse il nonno.

Ci volle un po’ di tempo ma i chiodi furono tutti rimossi, il bambino tornò dal nonno e il nonno gli disse: “cosa noti?”, e il bambino:

“beh, ora al posto dei chiodi ci sono tanti buchi!” e il nonno: “Ecco, quello è il male che hai causato, a volte non basta non fare cattive azioni per sentirci buoni, dovremmo cominciare a togliere i “chiodi” dalla nostra staccionata e vedere quanto profondi sono i “buchi lasciati”, a volte capita che il tempo otturi quei buchi, altre volte quei buchi sono talmente profondi che nemmeno il tempo riesce a chiudere, altre volte ancora lasciamo lì quei chiodi senza volerli rimuovere”.

La coscienza è come la staccionata in cui quel bambino poneva dei chiodi; a volte non vogliamo vederla ma è lì che aspetta che tu tolga quei chiodi e che ripari il male fatto; ma è molto più facile martellare un chiodo che toglierlo.

Vivi di sogni, di Cinzia Perrone – Autrice

Vivi di sogni, di Cinzia Perrone – Autrice

Cinzia Perrone – Autrice

Vivi di sogni

Un romanzo di formazione incentrato sull’adolescenza e l’importanza nella vita delle proprie passioni. Luca, orfano di madre, ha solo suo padre…e i suoi sogni. Non sarà per niente facile, qualche volta sarà tutto insopportabile, ma Luca, con la sua fanciullesca saggezza colorerà un mondo inizialmente grigio. L’amicizia, l’amore e i sogni faranno il resto. Un libro corale e familiare, sul mondo dell’adolescenza e il difficile rapporto tra genitori e figli, dove le storie di tutti gli altri personaggi, si intrecciano e fanno da sfondo, a quella del piccolo protagonista.

Un libro emozionante, fresco e attuale, con una narrazione immediata e efficace che rende piacevole la lettura, durante la quale è estremamente facile calarsi nei drammi e nelle gioie dei personaggi.

L’autrice riesce, con grande sensibilità, a farci vedere il mondo con gli occhi di un ragazzino. Un mondo pervaso da gioie e dolori, da luci e ombre.

“Vivi di sogni” l’ultimo libro di Cinzia Perrone, edito dalla PlaceBook Publishing

Ordinabile nelle librerie della tua città e disponibile su Amazon e Giunti al Punto.

Non lasciartelo scappare.

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Alla “Feria Virtual del Libro México 2022”

Alicia Antonia Muñoz Verri – Guainy intervista Elisa Mascia

Salve , buongiorno, buon pomeriggio, buona sera, da ovunque tu sia connesso.
Sono Elisa Mascia, poetessa, declamatrice e promotrice culturale d’Italia, ringrazio
Alicia Antonia Muñoz Verri, Guainy, Ambasciatrice Universale della Pace, amica speciale che ringrazio per avermi invitata a partecipare all’intervista della 𝟮 ° 𝗙𝗘𝗥𝗜𝗔 𝗩𝗜𝗥𝗧𝗨𝗔𝗟 𝗟𝗜𝗕𝗥𝗢 𝗠𝗘𝗫𝗜𝗖𝗢 2022.
Mi sento onorata di essere qui con tutti voi cari amici e amiche.

Alicia Antonia Muñoz Verri, Guainy alla presentazione : “Talento puro, personalità, messa al servizio della Società. In primo piano Poeta, meraviglioso essere umano. È nata in Italia. Ci accompagnano? Scopriranno una bella persona. Grazie.” Abbracci Guainy

Hola, buenos días, buenas tardes Desde donde quiera que esté conectados
  soy Elisa Mascia poeta, declamadora y divulgadora cultural de Italia, agradezco
Alicia Antonia Muñoz Verri, Guainy, Embajadora Universal de la Paz, muy especial amiga  para  invitarme a participar en la entrevista de la  𝟮° 𝗙𝗘𝗥𝗜𝗔 𝗩𝗜𝗥𝗧𝗨𝗔𝗟 𝗗𝗘𝗟 𝗟𝗜𝗕𝗥𝗢 𝗠𝗘́𝗫𝗜𝗖𝗢 🇲🇽
  Me siento honrada de estar aquí con todos ustedes queridos amigos  y amigas.

Alicia Antonia Muñoz Verri, Guainy dice di Elisa Mascia : Talento puro, personalidad, puesto al servicio de la Sociedad. Destacada Poeta, maravilloso ser humano. Nació en Italia. Nos acompañan? Van a descubrir una bella persona. Mil gracias.  Abrazos Guainy ❤️🦋

https://fb.watch/fiL1h6wH93/

@ElisaMascia

https://www.libraccio.it/libro/9788832162110/elisa-mascia/grattugia-della-luna.html

https://www.lafeltrinelli.it/grattugia-della-luna-libro-elisa-mascia/e/9788832162110

https://books.google.it/books/about/La_grattugia_della_luna.html?id=XEqBxwEACAAJ&redir_esc=y

https://www.libreriauniversitaria.it/grattugia-luna-mascia-elisa-inedito/libro/9788832162110

https://www.libreriacentrale.it/poesia-di-singoli-poeti/632112-la-grattugia-della-luna-9788832162110.html

https://www.facebook.com/FeriaVirtualDelLibroMexico/videos/625326379001692/

http://nonsolopoesiarte.art.blog/2022/09/03/feria-virtuale-del-libro-mexico-2022-2/

Feria Virtuale del Libro México 2022

Feria Virtuale del Libro México 2022

Alla Feria virtuale del libro México 2022

Conosciamo meglio alcuni degli autori presenti …

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NEI PRESSI DEL LAGO

quandolamentesisveste

S’accosta alla vena del silenzio 
quel brusìo tacito del lago
mentre nel cerchio raffermo della coscienza
s’addentrano pensieri d’inconfessate smanie.
S’adagiano sul torace concavo
per discendere sull’estro dell’io
che ne esalti il fascino
intinto su cerchi concentrici d’acqua
mossi da un ciottolo intrigante.
Nella lucentezza metallica d’un riflesso
in un limpido abbandono
il disamore raffermo s’identifica
allo stupore d’un verbo
che si fa muto
sull’ebbrezza di sassi sbiaditi
al calore d’un ‘emozione
@Silvia De Angelis 

 
 

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Aftersat e Simone Ruggiero vincono l’edizione 2022 dell’Aquara Music Fest, Rita Stanzione

Sabato 27 agosto si è tenuta la finale live della quarta edizione dell’Aquara Music Fest, organizzata dall’Associazione Culturale “L’Alveare”. Durante la serata si sono esibiti i cinque finalisti del contest musicale “Fioravante Serraino”: gli Aftersat da Pozzuoli (NA), Cornio da Torino, Simone Ruggiero da Anzio (RM), Valentina Indelicato & Vanja Maugeri da Catania, ed infine gli VRF Project da Bari. La giuria tecnica, presenziata dal maestro Guido Guglielminetti, ha decretato vincitori gli Aftersat con il premio “Aquara Music Fest” per la migliore performance live, mentre la giuria premio della critica presenziata dalla poetessa Rita Stanzione ha decretato vincitore il cantautore romano Simone Ruggiero per il testo di “Marco Polo alla corte di Kublai Khan”.  

A completare le giurie vi erano i MM° Carlo Inglese e Luca Ferruzzi per la giuria tecnica, e la scrittrice Maria Capozzoli e il poeta Zairo Ferrante per la giuria premio della critica. Accanto ai due premi sono state conferite due menzioni speciali: la giuria tecnica ha ritenuto di assegnarla a Zärat e le isole per la presenza scenica e l’originalità della proposta artistica, mentre la giuria premio della critica a Valentina Indelicato e Vanja Maugeri per il brano “Biancospino rosso sangue”. Inoltre, agli Aftersat è stato conferito dall’Associazione Culturale L’alveare” il premio “colonna sonora” per il brano “Luntano ‘a te”, brano che farà da promozione alla prossima edizione dell’Aquara Music Fest. Infine, l’associazione ha assegnato due ultimi riconoscimenti che sono il brano più votato e il concorrente più votato nella fase iniziale dal gruppo di ascolto. Entrambi i riconoscimenti sono andati a Simone Ruggiero che, evidentemente, ha messo d’accordo sia la giuria premio della critica che il gruppo di ascolto.  

L’evento live, svoltosi in piazza piazza Vittorio Venero ad Aquara, è stato trasmesso in diretta streaming sulla pagina Facebook dell’Associazione @acalveare. Per ulteriori informazioni ed approfondimenti visitare il sito ufficiale http://www.acalveare.it su cui è possibile ascoltare brani, vedere video e rivedere il docufilm andato in prima visione streaming il 10 agosto scorso su FB e YouTube in cui sono stati presentati tutti i concorrenti. Infine, durante la mattina di domenica 28 agosto, presso il Centro Sociale e Culturale “Fioravante Serraino”, a chiusura della quarta edizione dell’Aquara Music Fest, c’è stata la masterclass di Guido Guglielminetti in produzione musicale, rivolta a tutti gli addetti, agli interessati al mondo della musica, ad appassionati e a gruppi musicali emergenti. L’evento è stato patrocinato dagli enti pubblici Comune di Aquara, UNCEM Campania, Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, Regione Campania.