Il 20 settembre nasceva la mitica attrice Sophia Loren: una diva che ha fatto sognare più generazioni e che ultraottantenne, continua a mietere successi,Gabriella Paci

(Arezzo)

Sofia Costanza Brigida Villani Scicolone è un nome che pochi sanno riferire ad un’attrice conosciuta da tutti che si chiama Sophia Loren.

Nata a Roma il 20 settembre del 1934 ,è stata fin da giovanissima, avviata alla carriera cinematografica coadiuvata sì dalla sua straordinaria bellezza mediterranea e dagli splendidi occhi ma soprattutto per la sua capacità recitativa evidenziatasi sia in film commedia come “Pane amore e…” o in quelli di stampo hollywodiano come”Un marito per Cinzia”

Sono tuttavia i capolavori del neorealismo degli anni sessanta come “La ciociara “ dove è diretta da De Sica nel ruolo drammatico di una popolana  che le fanno vincere il primo Oscar mai assegnato ad un’attrice italiana per un film italiano. Altri films che si collocano nella storia del cinema sono stati “Una giornata particolare,interpretato con Marcello Mastroianni e “Ieri,oggi ,domani e “Matrimonio all’italiana “: Curiosa particolarità che il libro scritto al suo ottantesimo compleanno e che racconta la sua vita si intitola proprio “ieri,oggi e domani :la mia vita”ediz.Rizzoli

Altri film da non perdere sono :”La baia di Napoli e “Il viaggio”

La sua lunghissima carriera professionale la porta a conoscere e ed essere diretta dai più grandi registi del momento: tanto per citarne alcuni:Charlie Chaplin, Dino Risi,Mario Monicelli; Vittorio De Sica, Henry Hathaway e a recitare con i famosissimi attori come   Marlon Brando,Marcello Mastroianni,Paul Newman, Burt Lancaster, Frank Sinatra, Gregory Peck,Clark Gable, Jhon Wayne e altri ancora.

Numerosissimi i riconoscimenti ottenuti quali 2 premi Oscar 5 Golden Globe, 1 Leone d’oro1 Grammy Award, 1 coppa Volpi, 1 Prix al festival di Cannes ; 1 orso d’oro alla carriera E’ stata onorata anche con una stella sulla celebre Hollywood Walk of Fame.

La vita privata

La sua vita giovanile racconta di un padre che la riconosce ma che poi abbandona lei e la madre lasciandole in ristrettezze economiche e del suo “arrangiarsi “ nei concorsi di bellezza e i piccolissime parti recitative per guadagnare qualcosa,prima di giungere al successo che poi la porterà ad essere una star internazionale.

Un momento fondamentale della sua vita fu l’incontro,già avvenuto a 16 anni con il regista e produttore  Carlo Ponti che di anni ne aveva 38.Sposato con Giuliana Fiastri,dal 1946 aveva due figli:Nel 1956 in Messico ottenne il divorzio e sposò la Loren nel 1957 Tornati nel 1960 in Italia furono accusati di bigamia ma essi negarono di essersi sposati. Solo nel 62 la loro posizione fu regolarizzata con il divorzio in Francia dalla Fiastri ed essi ne presero anche la cittadinanza.

 Sophia desiderava essere madre e dopo due fallimenti,ebbe due figli:Carlo ed Edoardo L’attrice è rimasta legata a Ponti fino al decesso di questi nel 2007.

Iconiugi Ponti sono stati anche importanti collezionisti di arte con opere di Cezanne, Matisse ,Renoir, Brque e reperti archeologici.

Nel 2020 è protagonista de La vita davanti a sé, diretta dal figlio Edoardo Ponti. Il 26 febbraio 2021 Laura Delli Colli, Presidente del Sindacato nazionale giornalisti cinematografici italiani, comunica che le verrà assegnato il Nastro di platino come evento unico in occasione del 75º del sindacato

 L’11 maggio 2021, durante la cerimonia dei David di Donatello 2021, le viene assegnato il David come migliore attrice protagonista; ad accompagnarla sul palco è stato il figlio e regista del film Edoardo.

In questo modo, a 86 anni e 232 giorni, diviene ufficialmente l’attrice più anziana ad aver vinto il David di Donatello per la migliore attrice protagonista.

Per celebrare i suoi 88 splendidi anni Sophia!’, docufilm prodotto da Marco Durante e da Rai Fiction, verrà presentato in anteprima il prossimo 19 settembre a Napoli, al cinema Metropol. Poi il 20, giorno dell’ottantottesimo compleanno della amatissima attrice, andrà  in onda in prima serata su Rai1.

Evita Perón

Da Frida la loka ( Lombardia)

Quanti di voi sanno, che al Cimitero Maggiore di Milano c’è la tomba di Evita Perón?! E bene sì.
La storia è questa: Evita muore nel 1952 di cancro all’utero. Alla sua morte viene chiamato l’imbalsamatore più amato da tutti i presidenti del mondo (uno che aveva impagliato Lenin per dire), il quale dopo un anno di lavoro consegna il corpo della donna all’eternità. Fin qui tutto bene.
Ma come ben sappiamo, in quella polveriera che è il Sud America, ogni tanto c’è qualche esplosione politica e nel 1955 il presidente Perón viene destituito con il più classico dei colpi di stato militari.
Una delle prime decisioni che il nuovo governo prende è quella di FARE SPARIRE IL CORPO DI EVITA: se da viva la first lady era stata un simbolo, beh da morta può diventare oggetto di venerazione popolare.

Dopo vari spostamenti della salma tra un ufficio e l’altro di Buenos Aires, ad un certo punto si decide: il corpo deve farsi un bel viaggetto in Europa. Non chiedeteci perché fu scelta Milano, ma, complice non ufficiale ” la Chiesa”, dopo varie altre peripezie il corpo finisce in una tomba del Cimitero Maggiore con il nome di Maria Maggi de Magistris. Qui rimarrà dal 1957 al 1971, prima di ricongiungersi con il marito e ritrovare la via di casa.
Ecco nell’immagine la lapide che ricorda Eva.

Fonte: Milanoguida


Da Ferruccio Pinotti.

«Signora, prosegua nella lotta per i poveri, ma sappia che se fatta sul serio questa lotta termina sulla croce».

Forse è in questa frase del 1947 di Angelo Roncalli, futuro Papa Giovanni XXIII, che va cercato la spiegazione del mistero che ancora avvolge la carismatica figura di Evita Perón (1919-1952), seconda moglie del Presidente Juan Domingo Perón e First Lady dell’Argentina dal 1946 fino alla morte nel 1952, a soli 33 anni. Gli alti prelati non parlano mai a caso, perché forti della rete informativa più antica e capillare del mondo. Questo avvertimento sibillino di Roncalli è stato perciò giustamente valorizzato nel frontespizio del libro di Giovanni De Plato Il mistero di Evita edito da Chiarelettere (188 pagine).

Un libro che parte da una fascinazione personale, quella per Evita Perón, da parte dell’autore, che con l’Argentina ha avuto rapporti costanti. Giovanni De Plato, psichiatra, ha ricoperto il ruolo di professore associato di Psichiatria all’Università di Bologna ed è stato direttore di Master presso la sede di Buenos Aires e consultant dell’OMS per la promozione della salute mentale in America Latina. È autore di volumi scientifici, saggista, scrittore ed editorialista. Tra i suoi principali testi didattici, il Manuale di psicologia e psicopatologia delle emozioni (2015); il Manuale di elementi di psichiatria (2016). Questa ricca e complessa storia professionale spiega il perché De Plato si sia interessato con tanta passione alla storia di Evita, ponendosi delle domande inquietanti, ma legittime.
Perché la Prima Dama di Argentina María Eva Duarte de Perón, detta Evita, fu lobotomizzata durante un’operazione coordinata da un’équipe medica americana? Perché le sue cartelle cliniche vennero distrutte e il suo corpo venne sepolto in segreto nel Cimitero maggiore di Milano per oltre un decennio, tra il 1957 e il 1971? Da queste domande, prende le mosse la ricerca di De Plato alla scoperta della vera causa della morte prematura di Evita: la donna più amata dal popolo, la leader più venerata della rivoluzione giustizialista argentina, un mito che continuamente si rinnova attraverso film, canzoni, libri. L’impegno sociale – e per la causa femminile – fa di Evita una figura di indubbia importanza storica, anche se la sua vicenda si intreccia con lo controversa carriera politica del marito.
A narrare la tragica storia di amore e potere della coppia presidenziale sono i tre protagonisti del libro, strutturato come un romanzo-verità: María Eva Duarte, Juan Domingo Perón e il sindacalista Carlos Maiorino. Ognuno di loro è un “io narrante” e racconta direttamente quello che sa e vive, in una trascinante testimonianza fatta di continui colpi di scena. Le loro parole permetteranno al lettore di ricomporre la vera storia di Evita

Una vita da protagonista assoluta. E una morte tragica, da donna tradita e sola che si è dovuta confrontare con un nemico straniero intollerante e spietato. Nel prologo del libro sono spiegate le premesse della narrazione: «Nel luglio del 2015 la rivista scientifica nordamericana Neurosurgical Focus pubblica un saggio di Daniel E. Nijensohn, neurochirurgo di origine argentina e professore della facoltà di Medicina della Yale University del Connecticut. Nell’articolo Nijensohn sostiene che María Eva Duarte de Perón, fu sottoposta nel luglio del 1952 a un intervento di lobotomia (procedura che seziona le connessioni nervose della corteccia prefrontale del cervello, modificando la personalità, talvolta fino alla catatonia, ndr), effettuato dall’americano James L. Poppen, neurochirurgo della clinica Lahey di Boston. L’operazione è stata confermata dalla cilena Manena Riquelme, infermiera ferrista di Poppen, che ricevette l’informazione personalmente dal medico, non avendo lei partecipato all’intervento nell’ospedale di Buenos Aires. María Eva, osannata dal popolo come Evita, si spense il 26 luglio di quell’anno, pochi giorni dopo l’intervento. Aveva solo trentatré anni. Morì perché malata di un cancro incurabile o la sua fine fu anticipata deliberatamente da un disegno misterioso, forse di mano straniera? Accelerando la morte della prima dama dell’Argentina, si voleva sopprimere anche l’interpretazione più radicale del peronismo giustizialista?»

Foro ufficiale

De Plato riconosce che non tutto ciò che circonda Evita e Perón è soffuso di luce e gloriose battaglie per il popolo. «A questi inquietanti interrogativi sull’atroce fine della donna del Novecento più glorificata in Argentina e più ammirata in America Latina e nel mondo – prosegue – se ne aggiungono altri non meno gravi, che riguardano le figure pubbliche e private di Juan Domingo Perón e María Eva Duarte. Perón era uno statista riformatore e lungimirante o un reazionario fascista, uno spregiudicato uomo di potere, sempre pronto al compromesso con le gerarchie militari e con le potenze straniere? Era un amico del popolo o uno scaltro militare, un demagogo senza principi, disponibile a tutto pur di conservare e accrescere il proprio potere? E María Eva era davvero la signora della nazione o una popolana ribelle che ambiva al ruolo di rivoluzionaria, restando vittima della propria ignoranza e del proprio velleitarismo? In un mondo diviso in blocchi contrapposti, dove i due contendenti si fronteggiavano e si combattevano senza esclusione di colpi, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti aveva deciso di fare dell’Argentina il proprio “cortile di casa”. La risposta a quest’ultimo interrogativo potrebbe svelare anche il mistero della lobotomia imposta a Evita e della sua fine precoce. È da quei giorni di luglio del 1952 che si cerca di stabilire una qualche verità storica»

Domande più che appropriate, alle quali se ne aggiungono altre – che il libro non solleva – perché quando Perón, il 13 ottobre 1973, torna per la seconda volta trionfalmente al potere in Argentina, il capo della P2 Licio Gelli fa parte del suo seguito e presenzia – in smoking e farfallino – alla cerimonia alla Casa Rosada (sede del governo a Buenos Aires) che celebra il ritorno al potere di Perón e della sua terza moglie, l’ex ballerina di night Maria Estela Martinez, alias Isabelita che viene nominata Vicepresidente. Perón presenta a Gelli il proprio segretario, José Lopez Rega, ex caporale della polizia e massone appassionato di riti esoterici. Tramite Lopez Rega, come emerge dalla Commissione parlamentare sulla Loggia P2. “Gelli aveva delle relazioni con Perón e con tutto il settore di governo, che credo nessun cittadino italiano abbia mai avuto, un rapporto politico e soprattutto di carattere commerciale molto importante”.
Entrato nell’entourage governativo, il capo piduista stabilisce una serie di contatti ad alto livello con l’ente petrolifero argentino; lo fa a nome della Banca nazionale del lavoro, allaccia rapporti con banchieri; avvia varie attività di import-export e riceve pure un passaporto diplomatico argentino (n. 001847), diventando Console onorario argentino a Firenze. La morte di Perón il 10 luglio 1974, non intacca nulla del potere che Gelli si era costruito, anzi. Il successivo 2 settembre, con decreto n. 73, il nuovo governo argentino lo designa come Consigliere economico dell’ambasciata in Italia. Anche se formalmente retto da Isabelita, chi tira le fila nella cabina di regia del governo è Jose Lopez Rega, iscritto alla P2 che dopo il golpe del 1976, diventa il cinico organizzatore dei famigerati squadroni della morte.
Questa è indubbiamente un’altra storia, rispetto a quella di Evita: ma la complessità del contesto e del periodo storico non può essere ignorata.

Tua.

16 settembre, 2022.

http://fridalaloka.com

Consiglio spassionato per gli scriventi…

Se soffri di disturbi dell’umore, se hai una psicopatologia,  se devi elaborare un lutto, se devi superare un trauma ricordati che la scrittura può essere terapeutica, ma spesso non basta, non è sufficiente: in molti casi c’è bisogno di un esperto psicoterapeuta.  La scrittura può essere terapeutica, ma non deve sostituire totalmente la vera terapia. Cerca di vincere resistenze culturali e psicologiche, vai in analisi. Grande era Freud, ma grandi erano anche i viennesi che andavano da lui. Ricordati che le cose andrebbero assai meglio se ognuno andasse dallo psicologo. Anche assumere degli psicofarmaci non è un’onta indelebile. Consigliati con un terapeuta. Non affidarti esclusivamente alla catarsi della scrittura, che nel 99% dei casi non porta all’abreazione.  Non chiedere troppo a te stesso né alla tua scrittura. Se credi davvero alla terapia della scrittura allora chiedi aiuto a uno psicoterapeuta esperto di psicosintesi.  Ti aiuterà.  Potrai fare un percorso interiore insieme a lui. Se addirittura credi che la scrittura sia salvifica ricordati allora le ultime parole che scrisse tremante Tondelli in ospedale: “La letteratura non salva. Solo l’amore salva”. 

Il nuovo anno accademico dell’Unitre di Alessandria

Alessandria, 13/09/2022

Si è svolta lo scorso martedì 13 settembre, a palazzo Monferrato, via San Lorenzo 21, Alessandria, la conferenza stampa di presentazione del nuovo anno accademico 2022/23′ dell’UNITRE di Alessandria. Alla conferenza erano presenti il Sindaco della Città di Alessandria, Vittorio Villa, Presidente UNITRE Alessandria, Orazio Messina, Vice Presidente UNITRE Alessandria, Gian Luigi Ferraris, Presidente Comitato Scientifico UNITRE, Lauretto Zivian, Responsabile dei Laboratori UNITRE.

L’Amministrazione Comunale di Alessandria, nel riconoscere la qualità dei contenuti formativi e di laboratorio proposti per il nuovo percorso accademico le cui iscrizioni si sono aperte il 14 settembre, unitamente alla autorevolezza dell’Associazione che lo promuove da lungo tempo a beneficio della comunità alessandrina, ha conferito anche quest’anno il proprio Patrocinio al progetto accademico.

L’UNITRE – Università della Terza Età (Università delle Tre Età) di Alessandria, è un’Associazione di Promozione Sociale la cui attività si svolge prevalentemente con l’uso del volontariato.

Forti delle esperienze maturate a Torino, nel 1981 anche in Alessandria sorge un Comitato promotore formato dai cittadini che rappresentavano il mondo professionale, culturale, religioso e politico. Nel marzo del 1983 ha inizio così la nostra attività.

In questi quarant’anni – traguardo riconosciuto con il premio consegnatoci recentemente al Presidente della Regione Piemonte e il Presidente della Unitre nazionale –  l’Associazione ha avuto una importante evoluzione sia in termini di proposte di nuovi Corsi e Laboratori sia in termini di iscritti, passando dai 280 iniziali a oltre mille.

L’Anno Accademico 2022/2023, dopo i due anni di attività ridotta e difficoltosa a causa della pandemia, rappresenta una tappa fondamentale non solo per il ritorno alla normalità ma per gettare le basi per un futuro improntato alla crescita delle attività e degli iscritti e sempre più inserito nel tessuto sociale della Città.

In quest’ottica la programmazione rappresenta un ritorno alle proposte di oltre cento tra Corsi e Laboratori con più di cinquemila ore di lezioni che spaziano in una vasta gamma di discipline come le materie umanistiche, scientifiche, artistiche nonché lingue straniere, informatica, psicologia, diritto, economia, moda e costume e tante altre come un’importante attività turistica.

Ma l’attività dell’UNITRE non si esaurisce con la parte didattica; all’interno infatti, operano una Compagnia teatrale che propone spettacoli anche fuori dall’ambito associativo, una Corale che si esibisce nelle varie manifestazioni promosse dall’Unitre sia a livello locale che nazionale, una Redazione che dal 2008 collabora alla stesura del giornale “UNITRE!ALESSANDRIA”, un periodico di informazione generale e di vita associativa ed una biblioteca.

A conferma del sempre maggiore inserimento nel tessuto sociale cittadino ricordiamo l’Accordo con il “Museo Alessandria Citta della Bicicletta” che prevede l’assistenza da parte di nostri associati e la Convenzione con i Licei cittadini per la partecipazione dei propri studenti alle nostre lezioni di Materie letterarie (quest’anno improntate su Verga, in occasione delle celebrazioni del centenario della morte) e di Cultura classica.

In definitiva, la nostra offerta culturale è talmente ampia da soddisfare le aspettative ed i desideri di apprendimento di un vasto numero di persone così da consentire a tutti di mettersi in gioco e di realizzare quei sogni che le scelte di vita hanno obbligato a riporre nel cassetto passando il tempo in “modo intelligente”.                                                                                   

IL MIO PARADISO, di STefano Polo

IL MIO PARADISO

written by: Stefano Polo

L’amore che ho per te
è profondo come
gli abissi del mare
per te ovunque andrei
anche nell’aldilà…
Il tuo corpo profuma
d’oleandro
e questo profumo
mi entra nelle narici
dolcemente piano, piano…
Un odore divino che mi scioglie
come neve al sole…
La mia vita per te
è come appesa ad una tela
senza fili
il mio amore
è senza confini…
Tu come una visione
nel deserto appari
e il mio cuore rapisci
senza fiato mi lasceresti
ma so che non lo faresti
più dolce cosa
non ci sarebbe
amore mio

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Poesia satirica”ridendo castigavit mores”

La satira è una Composizione poetica che rivela e colpisce con lo scherno o con il ridicolo concezioni, passioni, modi di vita e atteggiamenti comuni a tutta l’umanità, o caratteristici di una categoria di persone o anche di un solo individuo, che contrastano o discordano dalla morale comune (e sono perciò considerati vizi o difetti) o dall’ideale etico dello scrittore. La satira mira a far ridere criticando i personaggi e deridendoli in argomenti politici, sociali e morali.

NAPOLI

Sin dall’Antica Grecia la satira ha sempre avuto una fortissima impronta politica, occupandosi degli eventi di stretta attualità per la città (la polis), e avendo una notevole influenza sull’opinione pubblica ateniese, proprio a ridosso delle elezioni.
È nell’antica Roma che nasce e si afferma, consapevolmente, la satira: Quintiliano, nel suo libro Institutio oratoria, afferma «satura tota nostra est», la satira è tutta nostra, è un’invenzione nostra.
Il termine satura da cui il nome del genere ha origine, fa riferimento all’espressione “lanx satura” che indica dei piatti colmi di varie offerte donati alle divinità. La satira, quindi, era un “miscuglio” di argomenti diversi che potevano essere esposti sia in poesia che in prosa e che all’inizio non avevano necessariamente un intento polemico.
Il poeta latino Quinto Orazio Flacco, nelle sue Satire, affronta diversi temi, come la società romana e i suoi vizi, la propria vita quotidiana, quella degli amici del cosiddetto “Circolo di Mecenate”, del quale facevano parte i più illustri poeti e intellettuali dell’epoca augustea ed altri semplici aneddoti, molti dei quali presi da esperienze personali. Come molti altri elementi culturali del mondo latino, anche la satira passa al sistema culturale medievale ma risulta camuffata rispetto a quanto avveniva nella letteratura antica,una figura retorica molto usata nel Medioevo era l’Allegoria: consiste nella rappresentazione di un significato nascosto ravvisabile sotto il significato letterale del testo. Gli scritti satirici medievali tendono ad attaccare la classe politica e quella ecclesiastica ma ci sono anche componimenti che polemizzano contro i costumi della società.
La satira oggi, si trova maggiormente a livello televisivo o su internet e, in quantità minore, sui giornali. Gli argomenti principali sono la politica e la società: possiamo vedere, quindi, che non c’è stato un grande cambiamento rispetto all’epoca oraziana e che chi si occupa di questo genere continua a trovare spunti, in tutti i periodi storici, per far divertire, ma allo stesso tempo riflettere, il pubblico. La satira condivide molti aspetti della comicità, del carnevalesco, dell’umorismo, dell’ironia e del sarcasmo: dalla ricerca del ridicolo e del paradossale fino alla messa in discussione dell’autorità ma, a differenze delle altre categorie sopra citate, il diritto di fare satira è garantito dalla Costituzione Italiana, in particolare dagli articoli 21 e 33. Nel 2006 la Corte di Cassazione ha redatto una definizione giuridica per la satira. Ecco quale: “La satira è quella manifestazione di pensiero talora di altissimo livello che nei tempi si è addossata il compito di castigare ridendo mores (corregge i costumi ridendo, ndr) ovvero di indicare alla pubblica opinione aspetti criticabili o esecrabili di persone, al fine di ottenere, mediante il riso suscitato, un esito finale di carattere etico, correttivo cioè verso il bene”.

Carlo Alberto Salu­stri, questo mattacchione, «scapolo impenitente» meglio noto in Arte come TRILUSSA.
Egli … “ridendo castigavit mores” e sempre ridendo – con eleganza e con garbo – seppe por­gere anche le realtà più scabrose, risul­tando sempre attuale, che è, poi, la caratteri­stica dei gran­di Scrittori.

Una acutissima poesia di Trilussa: “La politica Italiana”

Ner modo de pensa’ c’è un gran divario;

Mi’ padre è democratico cristiano

E siccome è impiegato ar Vaticano

Tutte le sere recita er rosario;

De tre fratelli, Giggi eh’è er più anziano

È socialista rivoluzionario,

Io invece so’ monarchico, ar contrario

De Ludovico eh’è repubblicano.

Prima de cena liticamo spesso

Pe’ via de ’sti principii benedetti:

Chi vò qua, chi vò là…Pare un congresso!

Famo l’ira de Dio! Ma appena mamma

Ce dice che so’ cotti li spaghetti

Semo tutti d’accordo ner programma.

*Niente da aggiungere…chestè, sembra che nulla cambi, negli anni si alternano vari simboli, vari nomi, partiti su partiti. Polemiche, litigi ma quando c’è da mangiare tutti d’accordo.

UN PRESAGIO DI VITA, di Silvia De Angelis

Amo dissociare

riflessi prestabiliti

d’un silenzio

centellinato

da levità nostalgiche

E in sobrio fruscio

che sperimenti

comparse furtive di fotogrammi

rivivere

il lieve oscillare di foglie

Paiono distese come mani aperte

per afferrare

quell’elisir di vento

appeso a un dolce presagio di vita

che soffochi il letargo muto

d’un implacabile sincopare aguzzino

@Silvia De Angelis

Gli Autori di Vitulivaria: Salvatore La Moglie – “Il Poeta e la pandemia” – Menzione d’Onore -Finalista

GLI AUTORI DI VITULIVARIA: Salvatore La Moglie-“Il Poeta e la pandemia”- Menzione d’onore-Finalista

Pubblicato il 15 settembre 2022 da culturaoltre14

“Gli Autori di Vitulivaria”

SALVATORE LA MOGLIE di Cosenza
“Il Poeta e la pandemia”

(Macabor, 2020)

Menzione d’onore –  Finalista

il poeta e la pandemia

Dall’Introduzione a cura dell’autore: “Uno scrittore, un poeta e, insomma, ogni artista può avere diverse fonti e motivi di ispirazione e di creatività. La realtà, gli eventi e i fatti che un giorno finiranno nei libri di Storia rientrano a pieno titolo tra queste fonti e questi motivi. Non è vero, come diceva Benedetto Croce, che l’arte è qualcosa di talmente autonomo e a se stante, rispetto alla realtà esterna,  per cui l’artista può creare le sue opere anche standosene in una bella torre eburnea; e non è vero, come sosteneva il mio amatissimo Eugenio Montale, che la Storia non è magistra di nulla che ci riguardi. E, invece, la realtà e gli eventi storici o della cronaca che poi diventa Storia ci condizionano eccome, sia a livello fisico che psicologico e possono essere, appunto, fonte e motivo di ispirazione. Tanti sono gli scrittori e gli artisti che, per esempio, hanno tratto la loro ispirazione dalla Prima Guerra Mondiale e poi dalla Seconda, ma anche dall’esperienza del Fascismo, del Nazismo o del Comunismo come da tanti altri fatti storici o comunque sortiti dalla realtà della vita e del mondo, una realtà che, spesso, si manifesta come imprevedibile e surreale, incredibile e paradossale, tanto che finisce sempre per superare la fantasia.[…] Mai avevo scritto tante poesie in così breve lasso di tempo, cioè circa due mesi, quelli della quarantena (o clausura o lock-down) vissuti chiusi in casa, forse perché credo caparbiamente che contro certi eventi ci possono salvare solo la poesia, la letteratura, la cultura come strumenti, appunto, di estrema difesa e resistenza contro gli orrori e le violenze della Storia e della vita. Ho scritto tanto e di getto solo un’altra volta durante la mia attività letteraria e, cioè, quando nell’estate del lontano 1999 scrissi il romanzo Il cocchio alato del tempo. Fu veramente allora che compresi in cosa consiste l’ispirazione: un momento magico e irripetibile in cui possiamo riuscire a creare delle opere di alto livello, dei veri e propri capolavori che resisteranno all’usura del tempo. I testi poetici che presento al lettore sono usciti dalla mia mente e dalla mia anima con tanta sofferenza interiore, non solo per la mia persona ma soprattutto per il pensiero della sofferenza e del dolore del mondo, il dolore degli altri esseri umani e delle tante esistenze travolte e sconvolte dalla terribile pandemia. Si tratta di poesie-pensieri, poesie-riflessioni, di poesieracconto scritte, certo, non per mera consolazione ma soprattutto per resistere al male, al nuovo spettro che si aggira per il mondo, quello ben più pericoloso della pandemia, e per riaffermare, ancora una volta, attraverso la scrittura, che l’uomo è un essere dotato di ragione e di pensiero e che – come diceva Blaise Pascal – pur essendo la più debole delle canne è comunque una canna che pensa e in questo consiste la sua grandezza e la sua dignità. (Salvatore La Moglie)

Immagini gratis di Gabbiano

Omaggio a Sépulveda

Anche un poeta dal
virus è stato
assassinato.
Un poeta che sognava
un altro mondo,
più giusto, più libero
e più umano.
Come un leone ha
lottato, poi via per
sempre se n’è andato.
Forse è in cielo come
una stella e accanto
a lui c’è la sua amata
gabbianella.

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Oscilla sempre tra timore e speranza 

Oscilla sempre tra
timore e speranza
il pendolo della
nostra misera
esistenza, ogni dì
spesa nell’attesa
di una liberazione
che ponga fine a
una domestica
prigione che più
che sul corpo
sull’anima pesa.

Commento critico: l’uso di figure retoriche  rende in modo efficace il senso delle situazioni descritte, evidenziate nella versificazione tesa all’ascolto di emozioni e stati d’animo, scaturiti dall’esperienza realmente vissuta in una realtà travolta dalla sofferenza.

Salvatore La Moglie

è nato a Lauropoli (CS) nel 1958. Laureato in “Lettere” alla “Statale” di Milano, nel 1998 ha pubblicato, per la Pellegrini di Cosenza, il suo primo romanzo, La stanza di Pascal e, nel 2000, per la Rubbettino, Il cocchio alato del tempo. Testi poetici e racconti sono stati pubblicati in alcune antologie. Raccolte di poesie sono state pubblicate da Aletti: Austro 2017- Poeti del nuovo millennio a confrontoIl Paese della Poesia-Tre poeti a confronto e, sempre nel 2017, la raccolta La parola che resiste mentre per la saggistica Profili letterari del Novecento. Altri testi poetici sono stati pubblicati nella Enciclopedia dei poeti italiani contemporanei (Aletti, 2017). Dello stesso anno è pure la pubblicazione di una silloge in Navigare 88, Pagine editrice. Ha collaborato con le riviste “La colpa di scrivere” e “Il Fiacre N.9” e collabora attivamente con il mensile online “La Palestra”. Tra il 2015 e il 2017 ha ottenuto vari riconoscimenti e premi ed è risultato tra i primi classificati per la poesia, il racconto, il romanzo e il saggio. Ricordiamo: 1° Premio Intern. S. Quasimodo” (2015); al Premio Intern. J. Kerouac (2016) ;(2016); al Premio Intern. Corona (2016); e nel 2017 ai seguenti Premi: Premio il Giovane Holden; 8° Concorso “Club della poesia”; Premio Intern. “Terre di Liguria”; Premio “Umile F. Peluso”; Premio Letterario Cittanova, IV edizione; Premio Intern. M. Buonarroti; Premio Intern. “Terre Lontane”; Premio Intern. Antico Borgo.

Incontro con l’autore a cura di Maria Rosaria Teni

1 – come è nata la decisione di scrivere una silloge poetica? 

È nata da un’esigenza immediata, dalla contingenza più cogente; non dalla vita interiore ma da quella esterna drammaticamente incombente su di essa. Era scoppiata la pandemia da Coronavirus, qualcosa di inedito che ha reso le nostre vite come sospese in un Limbo e, pertanto, per un poeta, per un artista sarebbe stato colpevole non scrivere, non consegnare ai posteri un fotogramma in versi, insomma un documento che fosse capace di cogliere ogni sentimento, ogni emozione, ogni stato d’animo soggettivo, personale ma anche collettivo in presa diretta, giorno dopo giorno. E, infatti, c’erano giorni in cui riuscivo a scrivere anche tre poesie. Inoltre, in quei giorni, più di adesso (due anni dopo), si avvertiva forte l’esigenza di opporre come un argine, una diga alla pervasività della pandemia che regnava in maniera assoluta su tutto il mondo e sembrava (e tuttora sembra!…) dominare le nostre esistenze. Insomma, si avvertiva forte l’urgenza di opporre una forma di resistenza al Covid-19 armata soltanto di parole, di versi da consegnare all’universo, e questa resistenza poteva essere costituita solo dalla parola poetica, dalla Poesia che, come ci ha insegnato il Foscolo, vince di mille secoli il silenzio. Insomma, come direbbe Pasolini, con le sole armi della poesia.

2 – una domanda, all’apparenza forse un po’ retorica, che cos’è la poesia per lei?

La Poesia è tante cose e ognuno la vive e la sente secondo la propria visione del mondo e a seconda della funzione che le attribuisce. La Poesia è bellezza, è l’ineffabile, è il sublime in contrapposizione all’assurdo e all’immondo che sembrano dominare la realtà e il mondo. È evasione dalla realtà ma stando sempre dentro di essa, perchè il poeta non è un uomo che vive beato tra le nuvole. Ma la Poesia è soprattutto una forma di resistenza contro il male e il dolore della vita e della Storia, contro la cattiveria e la stupidità degli uomini che, invece, di dare amore e fare del bene più spesso fanno il male… Ecco, la Poesia è resistenza, la parola poetica consente di resistere, di contestare, di opporsi, di scuotere la terra; la Poesia, la parola poetica resiste anche all’usura del Tempo, lo sfida, rimane nei secoli e nei millenni e la sua potenza è tale che Omero, Virgilio e Dante sono dei classici senza tempo, degli eterni contemporanei.

3- Chi è e perché scrive poesie e in quale occasione e a quale età ha scritto la sua prima poesia?

Sin da quando avevo 14-15 anni volevo essere Salvatore La Moglie; sognavo già da allora diconquistarmi il mio pezzo di “eternità” ed è da allora che io ho incominciato a scrivere le mie prime poesie e le mie prime storie, i miei primi racconti e, parallelamente, ho fatto le mie prime importanti letture. Quanto al “perché si scrive” posso dire che per me scrivere, come leggere, è una seconda natura: non farlo mi fa stare male. Scrivere è un’esigenza praticamente fisiologica, ma più dello stesso mangiare: spesso mi capita di saltare la cena per completare la scrittura di una mia opera. Se non potessi leggere e/o scrivere morirei. Del resto, l’ho scritto anche in una mia poesia che: il giorno più / perduto e vano / è quello in cui / la mano non ha / steso neppure un / verso da consegnare / all’universo. Certo, per me la scrittura costituisce non solo qualcosa di consolatorio ma soprattutto un’alternativa e una contestazione continua della realtà e del mondo così come sono adesso (ed entrambi non piacciono). Negli ultimi 25 anni ho scritto tanto e anche pubblicato molto: due romanzi, due racconti lunghi, un saggio letterario su profili di scrittori del Novecento, quattro sillogi poetiche, tanti racconti ancora inediti ma premiati in tutta Italia e, infine, il commento all’Inferno della Commedia di Dante. Ma nel cassetto c’è tanto altro materiale che attende di vedere la luce.

4 – Generalmente quando si scrive è anche per il bisogno di comunicare con gli altri, quasi si senta la necessità di inviare un messaggio. Qual è il messaggio che vuole comunicare attraverso i suoi scritti?

Certamente, il bisogno di comunicare con gli altri è primario: che cosa ne faremmo di un nostro scritto che venisse letto soltanto da noi? Il mestiere dello scrittore è un mestiere particolare: si fa in solitudine, dentro una stanza ma è per gli altri che scriviamo, è agli altri che vogliamo consegnare il nostro messaggio come dentro una bottiglia, sperando che la bottiglia venga aperta da più di uno. Essere autoreferenziale è il peggior difetto che uno scrittore possa avere. Nella mia poesia edita Il poeta è ormai un clandestino, concludo dicendo che sono gli altri l’oggetto del canto di un poeta. È per gli altri che scriviamo e non soltanto per i contemporanei ma soprattutto per i posteri. Il vero scrittore cerca di parlare prima di tutto ai posteri, deve avere come massima aspirazione quella di durare nel tempo, quella cioè di essere un classico che avrà sempre qualcosa da dire e da dare a chi lo legge. Io credo nella forza della parola scritta, della parola letteraria. Si pensi a cosa sono la Bibbia e la Divina Commedia: due progetti di salvezza fondati sulla potenza della parola, della parola capace di persuadere, di essere illuminante, capace di indurre alla conversione e, insomma, di fare da guida durante la nostra vita. Una frase potente è capace di sollevare il mondo! Potenza della parola, potenza del pensiero!

Con la letteratura, con la poesia si può fare anche politica, si può rendere un servizio alla polis, alla cittadinanza. Diceva il grande Alberto Moravia: Impegno controvoglia, perchè l’impegno artistico è l’impegno più politico che possa darsi un artista. Aveva perfettamente ragione. La cultura e la letteratura sono armi formidabili e fanno solo del bene e nessun male: la parola scritta resta nel tempo e la letteratura deve avere il compito di stabilire la verità e fare da tribunale morale, sia per quanto riguarda il caso di un grande personaggio della Storia che per quanto concerne la storia di una qualsiasi semplice persona. La letteratura dev’essere Verità, Giustizia, Bene contro il Male, Libertà, Bellezza contro tutte le brutture e il negativo del mondo e della realtà.

5 – Ci sono dei modelli culturali a cui fa riferimento nella sua scrittura? Ha in mente un poeta o scrittore che le piace in particolar modo e l’ha influenzata nello scrivere e nella ricerca stilistica?

Sono convinto che ogni scrittore ha dei debiti nei confronti di quelli che lo hanno preceduto.  Ogni scrittore ha i suoi modelli sia per quanto concerne la visione del mondo che per quanto riguarda lo stile, il modo di scrivere. Poi, però, lo scrittore autentico si crea un suo stile, un particolare modo di scrivere che lo contraddistingue e lo rende originale e riconoscibile, identificabile. Per me sono stati e sono fondamentali Dante, Petrarca, Machiavelli, Shakespeare, Foscolo, Leopardi, Manzoni, Verga, Dostoevskij, Tolstoj, Proust, Montale, Ungaretti, Quasimodo, Pirandello, Svevo, Moravia, Pasolini, Hemingway.  Per es., Hemingway mi ha insegnato soprattutto ad essere incisivo ed essenziale dove occorre esserlo, ad evitare i paroloni e la retorica, lo stile eccessivamente formale, gonfio che poi non ha nulla di concreto da dire e da raccontare. A me piace la poesia e la letteratura di contenuto e non di sole parole che non dicono nulla.

6 – Secondo la sua esperienza quale elemento distingue la poesia dalle altre forme di comunicazione mass-mediatiche e quali le caratteristiche che sono proprie della poesia e non si ritrovano in nessun altro tipo di linguaggio?

La poesia, la letteratura sono particolari forme di comunicazione di massa attraverso le quali un autore cerca di comunicare con un pubblico il più vasto possibile. Certamente, la poesia è il genere letterario più penalizzato, quello meno letto, quello con un pubblico ristretto di lettori. Eppure, ci sarebbe tanto bisogno di poesia in un mondo così impoetico e prosaico!… Già Hegel aveva decretato la morte della poesia in un mondo e in una realtà che apparivano sempre più prosaiche, banali, poco propense a concedere spazio al sogno, alla fantasia, all’immaginazione, all’incanto, alla fantasticheria… Ma il poeta non è un “sognatore”, un cantore del solo chiaro di luna e ha dimostrato, negli ultimi due secoli che, nonostante tutto, essa non è morta, che può raccontare la realtà e anche contestarla e che, quindi, il poeta non sta tra le nuvole, non è un sognatore fine a se stesso ma che la sua parola può essere un grido, un urlo contro il Male del mondo, contro le cose che non vanno, contro un mondo alla rovescia che andrebbe rifatto e reinventato. La poesia non dà utili, non dà pane ma è utile e continuerà ad esserlo fino alla fine dei tempi; e il poeta, quello vero, anche senza più la corona di alloro sulla testa, avrà sempre qualcosa da dire e da urlare e, quindi, con i suoi messaggi in bottiglia da lanciare, che potranno sempre essere raccolti e scoperti da coloro che verranno.

Credo che la poesia abbia un suo particolare linguaggio e modalità espressiva che sono ben lungi da quelli che vediamo e leggiamo sui social network. Questo, però, non vuol dire che il poeta non possa o non debba adeguare il suo linguaggio alle novità dei nuovi mezzi di comunicazione di massa o non fare uso di certi vocaboli o espressioni proprie di quei mezzi. Io stesso mi sono adeguato e ho utilizzato alcune espressioni in voga, ma senza mai sottomettere la parola poetica al facile linguaggio da social: la poesia, la parola poetica deve sempre distinguersi per la sua altezza, per la sua peculiarità e per i suoi elevati messaggi che solo essa può racchiudere in sé e lanciare nel mondo per l’oggi e per il domani. Perché la parola poetica, letteraria deve resistere: sia nel senso di opposizione e di contestazione nei confronti della spiacevole realtà che nel senso della durata: resistere nei secoli, nei millenni.

7- Che vuol dire, a parer suo, essere un poeta, oggi?

Oggi più che mai essere un poeta è un atto di fede e di resilienza; ci vuole  tanta umiltà, molto coraggio e molta capacità di resistenza in un mondo globalizzato che sembra fagocitare tutto. Tutto questo, sempre nella consapevolezza che i poeti non scrivono sulla sabbia (come recita una mia poesia che dà il titolo all’ultima mia silloge) ma scrivono per lanciare messaggi che durino per sempre, che sfidano l’usura del tempo. Insomma, il poeta deve continuare a fare, a creare poesia nonostante tutto, non deve demordere e, invece, deve pensare che la parola manterrà sempre la sua forza, la sua capacità di scuotere la Terra e di tenere testa al male che, purtroppo, ancora prevale e domina su quella che Dante chiamava l’aiuola che ci fa tanto feroci.

8-  perché secondo lei, un lettore dovrebbe leggere il suo libro e quali sono i punti fondamentali che restano impressi dopo la lettura?

In genere, i miei libri si contraddistinguono per gli alti messaggi e i grandi contenuti che racchiudono. Nella fattispecie, una raccolta poetica scritta e pubblicata in piena pandemia merita l’attenzione del lettore, in quanto essa vuol essere un documento, la fotografia di stati d’animo, sensazioni, emozioni, sentimenti, ecc. che l’io narrante poetico, espressione del mondo interiore e della visione dell’autore, ha vissuto e raccontato in presa diretta: una narrazione, una cronaca poetica che immortala un particolare momento che non è solo individuale, soggettivo ma globale, addirittura universale.

Quanto ai punti fondamentali che, a mio avviso, dovrebbero restare maggiormente impressi nella mente e nel cuore del lettore, il principale è quello proprio della forza e della vitalità della parola poetica, letteraria capace di lottare e di combattere tenacemente contro il Male del mondo che, nella fattispecie, si è presentato sotto forma di uno sconosciuto, misterioso e micidiale virus, un esserino di proporzioni minuscolissime ma in grado di annientare milioni di persone e soprattutto in grado di assassinare la nostra capacità di reagire, la nostra volontà di resistere e di opporci, fino a ridurci all’inerzia e alla passività più assoluta. Ma, come diceva Hemingway, un uomo può essere ucciso ma non sconfitto. L’uomo, nelle vesti del poeta, deve mostrare al virus che la sua parola e il suo pensiero, ovvero il (suo) logos è superiore a lui e che, come diceva Pascal, l’uomo è la più debole delle canne ma è una canna che pensa. Questa canna pensante deve dimostrare di essere più forte del virus che ci vorrebbe dare una morte lenta, che vorrebbe annientarci lentamente, giorno dopo giorno, lui ormai sovrano assoluto e nuovo spettro che si aggira per il mondo.

Concludiamo questa bellissima conversazione con una domanda un po’ sui  generis: qual è la domanda che vorrebbe le fosse posta in una intervista o la cosa  che mai nessuno le chiede?

Questa: Se le offrissero tanto denaro in cambio dei suoi ottomila e passa libri e l’archivio di giornali e riviste in suo possesso lei accetterebbe? Risposta: No, preferisco i miei libri e il mio archivio: sono loro la mia ricchezza!

Se ha altro da aggiungere, per fare in modo che il suo lavoro sia conosciuto sempre meglio, può farlo a suo piacimento.

Riallacciandomi a quello che ho appena detto, mi piacerebbe far sapere a chi mi farà l’onore di leggere questa intervista che da quando ero un quindicenne e, quindi alle scuole superiori, preferivo comprare un libro o almeno due giornali invece di spendere i pochi soldi per la colazione. Poi ritornavo a casa con una fame terribile… Ai libri e alla letteratura avrei sacrificato anche la mia stessa vita. Il percorso è stato fin qui duro, tutto in salita e con le mie sole forze. Per arrivare ad essere riconosciuto a livello nazionale e nel 2010 inserito nell’albo degli scrittori italiani mi è costato molto lavoro, tanta dedizione e tantissime rinunce. Ma ne è valsa la pena: era quello che ho sempre desiderato nella mia vita e che finalmente si avverava!

Il mio amore per i libri e per la letteratura è stato sempre smisurato e non mi sono mai pentito, anzi. Perchè la cultura è la cosa più importante della vita e un uomo senza cultura è come un morto che cammina. La cultura ci aiuta a comprendere meglio cose, uomini e situazioni. La cultura è come una lente d’ingrandimento, è come una grande e meravigliosa finestra sul mondo. La cultura è il Grande Albero sul quale riusciamo a salire e a guardare il mondo dall’alto solo grazie a tanta passione, dedizione, a tanti sacrifici e rinunce inenarrabili e incredibili. Essa ci consente un superiore punto di vista sul mondo ed è solo grazie a lei che riusciamo meglio a comprenderlo e a dominarlo. La cultura ti apre le porte e un uomo colto è sempre più tenuto in conto di uno ignorante. E il mondo di oggi, la società postmoderna in cui viviamo tende – più d’ogni altra precedente – a relegare chi non è, chi non ha e chi non sa ai margini della vita.

La cultura ci fa sentire leggeri, ci alleggerisce il fardello della vita, ci consente la sospensione del dolore e ci toglie la paura della morte facendoci vivere in una dimensione extratemporale, pur restando in questo mondo, in mezzo a tante vite e a tante storie. La cultura è l’unica cosa che ci consente uno sguardo quasi divino sulle miserie di questo mondo. Ci consente di vivere il tempo fuori dal tempo facendo della nostra esistenza qualcosa di veramente grande e unico nell’universo. Perché l’uomo non è grande quando vive il tempo secondo gli orologi e i calendari, ma quando lo vive nella sua coscienza, nel suo mondo interiore. E ciò si realizza con la cultura, con la letteratura, con l’arte. Non c’è ricchezza più grande della cultura e dovremmo sempre sognare che questa ricchezza un giorno sia di tutti, perchè la cultura è tutto e una vita dedicata alla cultura – anche se brevissima – è, in fondo, più lunga di una di cento anni trascorsa senza aver mai aperto un libro. Un uomo colto, anche senza un soldo, è un uomo ricco, ma un uomo ignorante, anche con i miliardi, è un pezzente.

La letteratura è una forma particolare di conoscenza del mondo, della realtà e di se stessi, una maniera speciale di scavare nelle profondità, negli abissi dell’animo umano per scoprire e rivelare. La letteratura è terapeutica e liberatoria, un rimedio ai mali umani. Essa ci alleggerisce la vita, ci rende meno penoso il male di vivere… e anche quello di morire… La letteratura ci consente scappatoie, ci offre un’alternativa di vita, ci fa viaggiare al di là delle colonne d’Ercole, oltre i confini dell’universo. Siamo nel mondo, eppure essa ci consente di fuggire dal mondo…. La letteratura è vita e sogno, impegno ed evasione, realtà e utopia, incanto e disincanto. La letteratura può essere reazionaria e rivoluzionaria, può essere conservatrice e può cambiare la vita e  il mondo. La letteratura è bellezza, verità, giustizia; è l’ineffabile, è il sublime in contrapposizione all’assurdo e all’immondo; ci consente di uscire dalla banalità quotidiana, dalla prosa bassa e mediocre della vita di ogni giorno e ci fa vivere in una dimensione poetica dentro un mondo orribilmente impoetico. Ci consente quella che si può chiamare la quinta dimensione.

La letteratura è anche una straordinaria forma di resistenza, di argine al male, alla violenza della Storia,  alle offese del mondo e alla cattiveria e stupidità dell’uomo. Ecco: la letteratura è resistenza: la parola scritta, in prosa o in versi, impressa sul foglio bianco, consente di resistere, di contestare, di opporsi, di scuotere la terra.

Attraverso la letteratura, infine, riusciamo ad allontanarci dal giorno che passa e possiamo salire sulla navicella del nostro ingegno, dove alzeremo le vele per correre migliori acque.

Gialli fiori ha il finocchio lungo i fossi, di Rosalba Di Giacomo

Gialli fiori ha il finocchio lungo i fossi.

Sembra oro che riveste impervi dossi.

Alto si erge fra tante varie erbette

ed ombreggia stradine tanto strette

che poi s’inerpicano verso il colle.

Secca sterpaglia fra le scure zolle

di questa terra che arida combatte

e fra desolazione si dibatte.

Il tarassaco ora pare lanuggine

al caldo vento. Sono color ruggine

le foglie e nulla resta dei dorati

petali col soffione in volo andati

Verdi cladodi con acuminate

spine pungono il vento dell’estate

I rossi fichidindia già maturi

fan bella mostra impavidi e sicuri

di non essere ben facile preda

protetti più di quanto poi si creda

da spine grandi che fanno paura.

Fantastica rimane la natura!

Rosalba Di Giacomo

CULTURA

Il colore della poesia, Iris G. DM

Date: 16 settembre 2022Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

Mi sollevo leggera dal mio sonno,

fiocchi di cotone sulla mia testa,

alberi cotonati a cui cadono le foglie.

Cadiamo insieme a sbucciature di tramonto

e rose cremisi.

Siamo affacciati nei cieli,

ma ci sporchiamo di terra,

anche di cose inutili,

Svezziamo i nostri figli,

poi piangiamo sui nostri inutili conti da pagare.

Le foglie continuano a cadere,

io a cercare nei cassetti le cose inutili,

per buttarmele dietro,

slip senza elastico,

monetine da cinque cent.

Poi mi chiedo il senso della vita,

anche le calze si strappano,

allora preferisco andare senza,

magari se tutto cominciasse ad avere senso,

io avrei solo tre parole da dire,

io mi scordo! Iris G. DM

Potrebbe essere un contenuto artistico raffigurante fiore

Roma Iris G. DM

Museo Gambarina Alessandria: UFO LUDICO

Lo sapevate che il frisbee, ancor prima di chiamarsi così, fu inventato negli Stati Uniti da due veterani della seconda guerra mondiale? Era il 1948 e lo battezzarono Flyin’-Saucer (disco volante), ispirandosi al nome che i giornali utilizzavano per identificare quegli strani oggetti che la gente aveva iniziato a vedere nei cieli di tutto il mondo.

Da oltre settant’anni UFO, astronavi fantasmagoriche, E.T. in cerca di casa e invasori spaziali hanno popolato il nostro immaginario e il mondo dei giocattoli, ma anche tutto ciò che attiene al divertimento.

Per percorrere i sette decenni di “contaminazioni” aliene, il Centro Italiano Studi Ufologici (CISU) propone presso il Museo Etnografico “C’era una volta”, Piazza della Gambarina, Alessandria, la mostra tematica:

UFO LUDICO

Dal 24 settembre al 30 ottobre

Da un’idea di Paolo Toselli

L’invito per l’inaugurazione è alle ore 18.00 di sabato 24 settembre

Con l’occasione, sarà anche presentato in anteprima il libro con analogo titolo che racconta e illustra le invasioni “aliene” nel mondo dei giochi dagli anni ’50 ai giorni nostri.

Ingresso libero tutti i giorni dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 15.30 alle 19.00, 

escluso la domenica mattina.

Su appuntamento, potranno essere disponibili visite guidate alla mostra per scolaresche.

I più curiosi cono invitati domenica 2 ottobre, alle ore 17.00, sempre presso il Museo, per la conferenza 

“Gli UFO: solo giochi?”

con Danilo Arona, Fulvio Gatti e Paolo Toselli

Domenica 9 ottobre, dalle ore 16.00, i più giovani potranno partecipare all’evento “Giochiamo con gli UFO”, un pomeriggio all’insegna del sano divertimento con giochi all’aperto e altri passatempi.

Per informazioni sulla mostra e gli eventi correlati:

MUSEO GAMBARINA

Tel. 0131-40030 – museogambarina6@gmail.com

http://www.museodellagambarina.com

Cultura: Mario Banella: l’ultima silloge, ”Il sentiero tra i faggi” sinossi e poesie.

Un romano ellenico, Mario Banella: l’ultima silloge, ”Il sentiero tra i faggi” sinossi e poesie.

Date: 16 settembre 2022Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM. Roma

L’arte è l’incontro inatteso di forme e spazi e colori che prima si ignoravano. Fabrizio Caramagna.
Un altra citazione che mi piace sempre di Fabrizio Caramagna dice che l’arte è un arco teso che lancia la sua freccia più in là dell’infinito.
Tutto ciò che crea emozione è arte, poesia, danza, musica, pittura, scultura.
Mario Banella, direi che lui ascolta il mondo e poi fiorisce la sua poesia.
Una poesia curata, frutto di uno studio illuminato che in lui ha creato il ”suo modo di fare poesia”
Quando lo leggi, pensi che starebbe bene nei libri di scuola, nelle librerie vorresti vedere i suoi libri in un intero scaffale. Pura poesia in ogni cosa che scrive, lui li ha letti tutti, Leopardi, come può mancare! Baudelaire, Eluard, Valery, Lorca, Machado, i greci, Antonia Pozzi.tanti altri ancora, direi ”il naufragar mi è dolce in questo mare di parole”parafrasando il Leopardi. Annegare in un mare di parole che poi ti salvano, e le sue parole si sentono, ti invadono, ti entrano. Un vero artista della parola, ma anche uno studioso di letteratura.
Chi scrive sa che la poesia salva, ma può anche farti morire, sono due estremi che generano molto emotività
Sei di strada, oggi
nel sole più arduo che conosci.
L’estate è un ombra sui muri
e dei pochi, il cui passo sfiori. Mario Banella
l’estate è un ombra sui muri e dei pochi…sfioriamo le ombre dell’estate, che passa in fretta. Noi le cose non facciamo in tempo a tenerle, ci sfiorano e fuggono. Forse potrei amarlo come un poeta greco e sicuramento amo il modo di scrivere di Mario Banella.
Uomo dotato di grande sensibilità, certamente rara, come la sua discrezione e il suo non lasciarsi andare se non con le parole, e che parole! Leggetelo come si legge un grande, le sue poesie mettetevele dentro l’anima, usciranno leggere e piene di luce.

Il Sentiero tra i Faggi Un crocevia tra versi già scritti e versi la cui scrittura è tutta in divenire. Questo lavoro può definirsi un breve viaggio tra il proprio -io- e tutto l’intorno. Un itinerario alla ricerca di un luogo, di una casa, di una idea da condividere con chi si ama, si vuole bene e con chi ci ha lasciati. Non c’è più. L’uso del verso libero rende questa eticità poetica, possibile, plausibile, poiché quel “Sentiero tra i Faggi” non è altro che la Tenerezza. Una tenerezza da trasformarsi in occasione permanente di vita. La poesia che chiude la silloge(Immortality)riassume l’impianto di tutte le altre liriche. È un itinerario sul rimanere, sul restare. È la poesia del confessarsi interiormente, non per fare, ma per essere. Per esserci. Sempre.

AL PASSAR DELLA LUNA

D’amore le notti il tuo corpo
invadono, sgualcite coperte
cadono in terra attutendo il
deragliare dei baci e non c’è
dove in cui non si possa
andare, tra braccia, gambe
aperte al piacere sino ad
albe incerte di corpi stanchi, riflessi
e forse mai la fine, neppure nelle
voci lasciate sui cuscini umidi. Mario Banella

Davide Hettinger

È un passare di ringhiera
tra un accenno e un azzurro.
Celato, si fa sereno il tuo
sussurro. Mario Banella

Toti Scialoja

Roba che la pioggia bagna a volte,
anche quando sfiora i gerani alla
finestra e tutti aspettano che finisca.
E finirà l’estate con i suoi giorni
di sole, torneranno le nuvole
nei cortili, il sonno nelle stanze.
Le speranze saranno libri sparsi
per la casa e un mese d’autunno
ci dirà molte più cose del fumo
dei camini adocchiati in lontananza. Mario Banella

La settimana dello scrittore: Mario Banella, un romano ellenico https://alessandria.today/2022/09/13/la-settimana-dello-scrittore-mario-banella-un-romano-ellenico/

Mario Banella: un romano ellenico, l’intervista https://alessandria.today/2022/09/14/mario-banella-un-romano-ellenico-lintervista/

Mario Banella un romano ellenico: ” Chiara e le altre” e sinossi, ”Al passar della luna” e sinossi. Poesie. https://alessandria.today/2022/09/15/mario-banella-un-romano-ellenico-chiara-e-le-altre-e-sinossi-al-passar-della-luna-e-sinossi-poesie/

Mario Banella dice” la poesia è una confessione interiore, non per fare, ma per essere, per esserci sempre”

Parole straordinarie, di un poeta straordinario, una giusta conclusione di un intervista che è un percorso interiore, se dentro hai una grande ricchezza trapela dalle parole e dalle azioni. Se cominci da dentro fuori ci vai sempre con il cuore: Grazie Mario Banella.

Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM

L’AMORE ALL’IMPROVVISO, di Alberta Scarpetta

L’AMORE ALL’IMPROVVISO

Non dimenticherò mai il giorno in cui ti vidi per la prima volta.

È stato come un

fulmine, un fulmine che cade senza tuono.

Nessuno si accorse del mio smarrimento, del mio estremo pallore.

Ti fissavo incapace di distogliere gli occhi dal tuo viso.

Come richiamato dal mio

sguardo mi fissasti, i nostri occhi rimasero incatenati, vidi riflessi in essi la mia stessa intensa emozione.

Nulla e nessuno potrà mai spiegare la nascita di un amore improvviso, è un incanto, una magia, è un sogno che si avvera.

In un attimo tutto muta intorno a te.

Esiste solo quel meraviglioso, divino, istante che precede l’esplosione di in folle sentimento.

L’amore all’improvviso!

A.S.

lucia triolo: l’unica verità

Ecco 
la mia immagine
torna a scuotermi la carne
ad attraversarmi
come fossi
un santuario di schegge di ragione 
viva vivente.
Suda il profumo opaco altalenante
dell’incenso sull’altare di un io
in combutta con le sue ferite.
Si accalca su di me perplessa,
mi impietrisce,
si guarda attorno
non riunisce le coscienze che osservano scompigliate,
sa che affondano
per questo è qui lei,
la parte di me che appare
l’unica visibile verità.