In treno, metro e bus senza mascherina: 81 mila euro di multe

In treno, metro e bus senza mascherina: 81 mila euro di multe

Le sanzioni per il mancato rispetto dell’obbligo di mascherina sui mezzi pubblici hanno riguardato utenti ma anche autisti

12-09-2022 16:23 Abruzzo Redazione Agenzia DIRE

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ROMA – Utenti, ma anche autisti, che viaggiavano in metro o in treno senza indossare la mascherina Ffp2: nei giorni scorsi sono state 203 le violazioni amministrative contestate dai Carabinieri del Nas che hanno portato a multe e sanzioni per un totale di 81 mila euro.

TRENI, BUS E METRO

Gli interventi, condotti unitamente ai Carabinieri dell’Arma territoriale, hanno riguardato3.058 veicoli adibiti al trasporto, tra autobus urbani ed extraurbani (65%), metropolitane (12%), collegamenti ferroviari locali e di navigazione (23%), interessando la verifica di oltre 30 mila utenti a bordo degli stessi.
Sono state contestate 203 violazioni amministrative nei confronti di utenti ed autisti, che si trovavano a bordo privi di mascherina o in assenza di idonea mascherina filtrante (Ffp2 o classe superiore), per un ammontare complessivo di 81mila euro di sanzioni.

LEGGI ANCHE: Si torna a scuola, il 92% festeggia l’addio alla mascherina

MULTATI ANCHE AUTISTI E MINORENNI

Le verifiche hanno determinato l’emersione di due aspetti rilevanti riconducibili a: la presenza di 11 autisti e guidatori dei mezzi che svolgevano il proprio incarico senza indossare la prevista mascherina, nonostante il ruolo svolto come operatore di un servizio pubblico; l’accertamento di 31 minori, pari al 15% delle persone sanzionate, risultati privi di mascherina, incuranti della normativa e del rispetto a favore della collettività al fine di ridurre il rischio di contagio.

I controlli sono stati effettuati nel corso degli ultimi giorni da parte del Comando Carabinieri per la Tutela della Salute d’intesa con il ministero della Salute: si è trattato di una campagna di controlli a livello nazionale al fine di verificare l’osservanza dell’obbligo di indossare la mascherina all’interno dei servizi di trasporto pubblico, allo scopo di tutelare la salute degli utenti, anche in considerazione della ripresa delle attività lavorative e della attuale situazione epidemiologica.

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CLOCHARD, di Roberto Busembai

CLOCHARD

Mi sono chiesto

spesse volte

se il cielo davvero esiste

perchè io quell’azzurro

non sono mai

riuscito a intravedere,

mi sono chiesto

se il caldo di un camino

davvero scalda più

di un marciapiede al sole,

e ho chiesto a me stesso

se la vita è davvero

quel sorriso sulla pelle

che ti sfiora al mattino

ad ogni raggio di luce

che si vede.

Mi sono chiesto

spesse volte

e non ho mai trovato

le risposte,

ma una sopra a tanti

e sopra a tutti

sento di poterla gridare,

che la vita è un grande dono

e non lasciatevela sfuggire.

Roberto Busembai (errebi)

Immagine web

DALLA CANTINA UN PIANTO, di Gianni Regalzi

DALLA CANTINA UN PIANTO

Non so cosa succede,

si chiudono sbattendo le persiane,

si muovono gli oggetti inanimati.

C’è nebbia, tanta nebbia nel cortile,

Sento un vocio maligno che dal pozzo

pronuncia sibilando il nome mio.

Luce nascosta, spilli dentro gli occhi,

sabbia rovente e fango tra le dita,

acuminati cocci di bottiglia

feriscono i miei passi

e dal mio naso scorre caldo sangue.

Mi brucia la paura e giù in cantina

si sente un dolce canto di bambina

che dopo un po’ si fa penoso pianto.

Alessandria, 13 Iyyar 5775 (2/5/2015)

Gianni Regalzi

(da “Silenzi e Pensieri” dir.ris)

(Foto da Google immagini)

UN SETTEMBRE LONTANO, di Gianni Regalzi

UN SETTEMBRE LONTANO

In questa fresca sera settembrina

la dolce eco di una fisarmonica

colora la fragranza del tramonto.

L’uva nel secchio è d’oro

il pan biscotto è lì, ancor fumante

e tutto intorno è breve luce e pace.

Fermati istante e fa che questo sogno

per un momento solo torni vero,

ma inesorabilmente il tempo tuona.

Alessandria, 29 Elul 5775 (13/9/5775)

Gianni Regalzi

(da “Silenzi e Pensieri” dir.ris.)

(Foto da Google immagini)

L’ARGENTO FREDDO DELLA LUNA, di Gianni Regalzi

L’ARGENTO FREDDO DELLA LUNA

Un tempo mi stordiva,

ora l’Argento freddo della Luna

mi porta solo spettri dal passato.

Luci nascoste all’ombra di un delirio,

tuoni, silenzi e palpiti

risvegliano i fantasmi e la mia notte

diventa amara ancora più del sale.

E l’Alba è lì che attende

con le sue spine pronte a farmi male.

Alessandria, 27 Kheshvan5775 ( 20/11/2014)

Gianni Regalzi

(da “Silenzi e Pensieri” dir.ris.)

(Foto By Web)

Il 13 settembre 1928 moriva Italo Svevo,lo scrittore che ha messo a nudo la fragilità dell’uomo moderno e che è più che mai attuale,Gabriella Paci

(Arezzo)

Italo Svevo è stato lo scrittore, che con Pirandello, ha denunciato l’incapacità dell ‘uomo moderno di relazionarsi ed inserirsi  nella società

Svevo partì da una formazione culturale essenzialmente naturalistica ed è indiscutibile che nei primi romanzi ci siano diversi richiami alla letteratura del verismo  e del naturalismo : l’impegno nella descrizione di differenti categorie sociali, l’attenzione ai particolari minuti caratterizzanti un personaggio, la capacità di rappresentazione completa della figura umana, l’attenzione con cui viene reso un ambiente,nei suoi aspetti popolari e borghesi.

Ma tutto questo serve fondamentalmente a riflettersi nell’interiorità dei personaggi determinandone l’ambiguo rapporto col mondo esterno.

La novità di Svevo consiste proprio nell’attenzione che egli accorda al rapporto personaggio – realtà e alla scoperta della fondamentale falsità di questo rapporto.

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Alfonso Nitti e Emilio Brentani rispettivamente protagonisti dei romanzi “Una vita “ e “Senilità”si autoinganno poiché non riescono a dominare la realtà né a raggiungere  i loro obiettivi: sono degli inetti a vivere che con una serie di espedienti psicologici e pragmatici tentano di averla vinta ma essi saranno comunque sempre dei perdenti,degli anti-eroi ,degli inetti a vivere appunto.

Ma è con “La coscienza di Zeno”ovvero il diario che Zeno Cosini tiene,su consiglio del suo psicologo,S ,(Svevo stesso o Sigmund Freud’?)che Svevo giunge al suo apice. Qui subentra anche il rapporto con la nascente psicoanalisi che si rivela  incapace di sanare le difficoltà esistenziali in quanto in grado solo di dare la consapevolezza e ,dunque farci riuscire ad essere meno rigidi,più capaci di assecondare i mutamenti delle circostanze  e dunque, in un certo senso,migliori dei “sani” ,cristallizzati nei loro formalismi e dogmi.

I tre romanzi di Svevo costituiscono una sorta di trilogia narrativa, che in progressione sviluppa una tematica spirituale a sfondo autobiografico la quale tende non tanto ad una narrazione oggettiva dei fatti quanto a cogliere, attraverso un’analisi spregiudicata, i recessi più segreti e inconfessabili della coscienza. Per questo i protagonisti dei tre romanzi, Alfonso Nitti, Emilio Brentani, Zeno Cosini, appaiono sostanzialmente affini. Essi sono vinti dalla vita, uomini incapaci di vivere se non interiormente, intenti a sottoporsi ad un continuo esame e a sondare i meandri più segreti del loro Io, incapaci, specie i primi due, di inserirsi e di intervenire attivamente nel mondo. La senilità diviene consapevolmente un momento non solo cronologico, ma ideale dell’esistenza umana e diviene il simbolo di una radicale assenza dalla realtà, icona dell’incapacità di dominarla e trasformarla .Nessuno dei due riesce a progredire nel lavoro di impiegato né sul piano affettivo – personale e la loro inettitudine è ancora più rimarcata dalla presenza di un uomo forte e volitivo,che si contrappone a loro rimarcandone appunto la debolezza.

Nel romanzo viene anche a perdersi la dimensione temporale poiché ricordi e tempo presente assumono un durata del tutto soggettiva,dovuta cioè all’intensità con cui è vissuto dal protagonista stesso con  valutazioni dovute alle progressive modificazioni che quel ricordo ha assunto alla luce delle esperienze posteriori, con un notevole complicarsi dell’impostazione della trama e della tecnica narrativa

Una novità è anche la tecnica del monologo interiore ,portata avanti in modo continuo,anche  per contaminazione con l’amico scrittore irlandese James Joyce, che era anche suo insegnante di inglese ,dato che Svevo commerciava anche con l’estero e doveva sapere l’inglese.

Insomma, narrando oggi i fatti di ieri, Zeno scardina le categorie temporali in quanto il fatto o l’atteggiamento psicologico si presentano sfaccettati, con una contaminazione di presente e passato e con una molteplicità di variazioni.

Abbiamo come conseguenze principali il dissolversi del personaggio; infatti lo scrittore tradizionale ce lo presentava oggettivamente come una realtà autonoma, mentre ora questa realtà del personaggio la vediamo nel suo divenire.

 C’è chi sostiene che i suoi personaggi rispecchino anche lo stesso Svevo e in parte è vero perché se Svevo è un marito appagato e un industriale di successo, come i primi due personaggi,ambisce la ruolo di scrittore di fama,che gli sarà quasi del tutto negata durante la sua vita, per essere conclamata invece, dopo la sua morte ,avvenuta per incidente automobilistico il 13 settembre 1928

Ma è una società come l’attuale che ha ridotto così l’umanità e potrebbe produrre la catastrofe, come si capisce dall’ultima pagina del romanzo “la coscienza di Zeno”

«la vita attuale è inquinata alle radici […]. Qualunque sforzo di darci la salute è vano. Questa non può appartenere che alla bestia che conosce un solo progresso, quello del proprio organismo […]. Ma l’occhialuto uomo, invece, inventa gli ordigni fuori del suo corpo e se c’è stata salute e nobiltà in chi li inventò, quasi sempre manca a chi li usa. Gli ordigni si comperano, si vendono e si rubano e l’uomo diventa sempre più furbo e più debole. Anzi si capisce che la sua furbizia cresce in proporzione alla sua debolezza. I primi suoi ordigni parevano prolungazioni del suo braccio e non potevano essere efficaci che la forza dello stesso, ma oramai, l’ordigno non ha più alcuna relazione con l’arto. Ed è l’ordigno che crea la malattia con l’abbandono della legge che fu su tutta la terra la creatrice. La legge del più forte sparì e perdemmo la selezione naturale. Altro che psico – analisi ci vorrebbe: sotto la legge del possessore del maggior numero di ordigni prospereranno malattie ed ammalati. Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po’ più ammalato, ruberà tale esplosivo e s’arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie»

C’è chi sostiene che i suoi personaggi rispecchino anche lo stesso Svevo e in parte è vero perché se Svevo è un marito appagato e un industriale di successo, come i primi due personaggi, ambisce la ruolo di scrittore di fama,che gli sarà quasi del tutto negata durante la sua vita, per essere conclamata invece, dopo la sua morte, avvenuta per incidente automobilistico il 13 settembre 1928

Italo Svevo

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VORREI

Essere pensiero di luce, essere piccola voce che sappia con un verso, una parola far nascere un sorriso.

Vorrei essere sale della terra,
da essa trarre forza e diventare frutto.
Vorrei essere stella del mattino,
per condurre i marinai persi
al sicuro delle loro case.
Vorrei essere quercia dalle radici forti,
per non piegarmi alla furia dei venti
e proteggere i nuovi nati nei loro nidi.
Vorrei essere sole del giorno,
riscaldare il mondo e portare luce.
Vorrei essere quella voce,
capace di penetrare in ogni cuore
e cancellare un po’ di pena.

NAPOLI

Imma Paradiso

Elettra di Gian Carlo Fanori (Giovane Holden Edizioni)

Elettra di Gian Carlo Fanori (Giovane Holden Edizioni)

SU  DA NADIA ARNICE AUTRICE

“QUELLI CHE MI LEGAVANO AI MIEI TERRITORI ERANO SENTIMENTI FORTI, MA IL MIO DESIDERIO DI FARE LA GIORNALISTA LO ERA ANCORA DI PIÙ. SAPERE CHE AVREI SOFFERTO PER LA MANCANZA DEI MIEI AFFETTI NON MI AVREBBE TRATTENUTA, COSÌ COME SAPERE MI ATTENDEVA UNA VITA SPARTANA. SOTTO IL PROFILO ECONOMICO LA PROPOSTA DI STILE&SOCIETÀ NON ERA CERTO DELLE MIGLIORI, E NON MI SFUGGIVA CHE AVREI DOVUTO SUDARE SETTE CAMICIE PER FARMI BASTARE L’ESIGUO STIPENDIO PREVISTO. GRAZIE A DIO AVEVO DA PARTE UN PO’ DI SOLDI, ACCUMULATI A FURIA DI DARE LEZIONI PRIVATE E NEI MESI DI INSEGNAMENTO, E IN QUALCHE MODO… IN QUALCHE MODO CE L’AVREI FATTA.”

Elettra è una giovane donna bellissima, colta e intelligente. Determinata a diventare giornalista, dopo gli studi e un tirocinio presso una testata di provincia, entra nello staff di una celebre rivista patinata diretta dall’ambiguo Luciano Schiavo. Per adeguarsi ai ritmi del nuovo lavoro si trasferisce a Milano lasciandosi alle spalle senza troppi rimpianti un incarico da insegnante. Più complessa la sua situazione sentimentale: un fidanzato perfetto abbandonato in favore di un amante innamorato della sua ex, da cui a sua volta è stata abbandonata.
L’avvenenza di Elettra, che spesso l’ha favorita, a volte si rivela un peso insostenibile. In particolare, quando il suo nuovo capo la fa oggetto di molestie sessuali.
Che fare? Denunciarlo o tentare di dimenticare e ricominciare ancora una volta? E soprattutto, quante volte si può trovare la forza per ricominciare?
Gian Carlo Fanori esplora con audacia la psicologia di una giovane donna in carriera costretta a fare i conti non solo con un mondo professionale in cui le attenzioni morbose del capo hanno scarsa possibilità di essere sanzionate, ma anche con se stessa e le proprie ambizioni.

RECENSIONE

Oggi voglio parlarvi del libro: “Elettra” di Gian Carlo Fanori. Una storia che ho apprezzato moltissimo.

Elettra è una giovane donna bellissima, colta e intelligente. Determinata a diventare giornalista, dopo gli studi e un tirocinio presso una testata di provincia, entra nello staff di una celebre rivista patinata diretta dall’ambiguo Luciano Schiavo. L’avvenenza di Elettra, che spesso l’ha favorita, a volte si rivela un peso insostenibile. In particolare, quando il suo nuovo capo la fa oggetto di molestie sessuali.

Un libro che rispecchia la vita di quasi tutte le donne giovani. L’autore racconta la storia di Elettra con enfasi e passione. La protagonista una donna comune con ambizioni lavorative che desidera ardentemente diventare una giornalista, ma è anche una giovane normale alla ricerca dell’amore eterno. Tuttavia, il mondo professionale è un abisso innavigabile per Elettra e la ricerca dell’amore perfetto è infruttuoso. Una contrapposizione di sentimenti ed emozioni si susseguono in tutto il romanzo, rendendolo appassionante e intrigante. 

Gian Carlo Fanori nel suo libro tocca anche un tema importante che spesso viene sottovalutato: le molestie sessuali sul lavoro. Purtroppo questo argomento è ancora tabù nella nostra società; sono moltissime le donne che subiscono violenza psicologica e fisica da parte dei loro capi per ottenere dei previlegi. Tristemente chi non acconsente alle proposte scabrose spesso viene licenziato o degradato a mansioni di poco conto. Le poche donne che hanno il coraggio di denunciare non vengono credute o non hanno prove a sufficienza per sostenere un processo. Un tarlo difficile da estirpare nella nostra realtà. 

Complimenti all’autore per aver colto in tutta la sua bellezza e nella sua difficoltà il personaggio di Elettra. Fanori manda un messaggio forte al lettore: “Tutte le donne meritano rispetto, anche sul posto di lavoro!”

PUNTEGGIO 5/5

GIAN CARLO FANORI 

Nato a Recco (Ge) nel 1954, dopo la maturità classica ha conseguito a Pavia la Laurea in Lettere Moderne. Giornalista pubblicista dal 1997, ha collaborato con La Provincia Pavese, Italia Oggi, Il Sole 24 ore e il mensile Monsieur. Si è occupato di comunicazione e risorse umane per alcune imprese industriali e edi servizi. 

Ha pubblicato, per Italic Pequod: Candidato al successo, 2012, Premio Milano International 2019 e Premio Città di Pontremoli 2020; Vero nella notte, 2015, Premio Città di Cattolica 2019; Oltre il successo, 2018.

Dettagli prodotto

Il regista Jean-Luc Godard «è ricorso al suicidio assistito. Non era malato, era semplicemente esausto»

Il regista Jean-Luc Godard «è ricorso al suicidio assistito. Non era malato, era semplicemente esausto»

Date: 13 settembre 2022 Author: irisgdm

di Redazione Spettacoli

Il quotidiano Libération ha spiegato che il maestro francese, 91 anni «aveva deciso di farla finita e ci teneva a rendere nota la sua decisione

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Il regista Jean-Luc Godard, scomparso ieri a 91 annisarebbe ricorso al suicidio assistito in Svizzera «riuscendo finalmente a portare a termine le sue convinzioni». A rivelarlo è il quotidiano francese Libération che oggi ha dato la notizia della sua morte, smentendo così che Godard sia morto a Parigi, come era stato diffuso inizialmente. Il regista «non era malato, era semplicemente esausto», ha detto un amico di famiglia a Libération: «Aveva quindi deciso di farla finita – spiega il giornale, aggiungendo che un’altra persona vicina al regista ha confermato il suicidio assistito -, era una sua decisione ed era importante che la rendesse nota». La moglie Anne-Marie Miéville e i produttori hanno confermato la sua morte oggi in tarda mattinata, spiegando che si è «spento serenamente nella sua casa circondato dai suoi cari» a Rolle, sulle rive del lago di Ginevra.

In un’intervista del 2014, d’altra parte, il regista si era detto favorevole al suicidio assistito, spiegando di non voler passare gli ultimi giorni della sua vita impossibilitato a muoversi: «Non ho l’ansia di proseguire ad ogni costo. Se sono troppo malato, non ho alcuna voglia di venire trascinato su una cariola…», aveva detto a margine del festival di Cannes alla trasmissione «Pardonnez-moi» della Radiotelevisione svizzera RTS. A domanda diretta sull’eventualità di ricorrere al suicidio assistito, aveva risposto «sì», aggiungendo che «per il momento» questa scelta «è ancora molto difficile». E poi aveva continuato: «Chiedo spesso al mio medico, al mio avvocato, così, “se venissi a chiedervi dei barbiturici (…), della morfina, me li dareste ?”… Non ho ancora avuto una risposta positiva»

Articolo tratto dal ” Corriere della sera”

Addio Jean-Luc Godard, regista contro fino all’ultimo respiro

di Claudia Catalli

Si spegne a 91 anni il cineasta simbolo della Nouvelle Vague e di un cinema opposto al mainstream, aperto all’indefinito, alla libertà e alla sperimentazione visiva

13 SETTEMBRE 2022

https://espresso.repubblica.it/idee/

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Vale la pena dirlo subito, Jean-Luc Godard avrebbe detestato i fiumi di inchiostro che stanno scorrendo su di lui per ricordarlo, per commemorarlo, per rendere l’ultimo omaggio a un cineasta che, senza mezzi termini, ha fatto la storia del cinema mondiale (oltre che della Nouvelle Vague). Li avrebbe destati come in vita detestava mostrarsi in pubblico, cosa che da almeno quarant’anni evitava scientemente: si guardava bene dal presenziare ai festival, non si degnava di ritirare neanche i premi più prestigiosi, dall’Oscar alla carriera del 2011 all’ultima Palma d’oro speciale per Le livre d’image nel 2018.

Respingente, e mai compiacente, non faceva come quei cineasti rancorosi che riempiono i colleghi di critiche e si sperticano nelle polemiche sul ‘sistema’, salvo poi, alla prima occasione, farsi fotografare in ogni dove, banchettare alle feste degli addetti ai lavori o smaniare per ricevere il più misero riconoscimento. Godard no, si era veramente ritirato dalla vita pubblica e viveva isolato in Svizzera, a Rolle, borgo svizzero sulle rive del lago Lemano.

Proprio nell’era del trionfo dell’apparire e della visibilità ad ogni costo, un cineasta famoso in tutto il mondo sceglie l’anonimato, l’eremitaggio, quasi l’invisibilità, con la scusa famosa del «Vado in periferia per ritrovare il mio centro». A lavorare in effetti continua, mettendosi alla prova fino all’ultimo, sperimentando video e nuove tecnologie e facendosi nel frattempo terra bruciata con colleghi ed ex amici.

Spicca su tutti François Truffaut, con cui tanto aveva condiviso negli anni di gioventù, che rinnegò accusandolo di essere l’ennesimo servo del sistema, piegato alle logiche del mainstream, se non addirittura il più “bugiardo” di tutti. Un’accusa che Truffaut gli rilancerà come un boomerang, scrivendogli senza giri di parole: «Sento arrivata l’ora di dirti che secondo me tu ti comporti come una merda (…) La tua parte – perché si tratta appunto di una parte – all’epoca consisteva ancora nel coltivare la tua immagine sovversiva, da qui la scelta di una frasettina ben piazzata. (…) Godard è sempre Godard e tutto va come previsto, tu resti sul tuo piedistallo (…) Sei come Ursula Andress, un’apparizione di quattro minuti, il tempo di far scatenare i flash, due o tre frasi a sorpresa e via, di ritorno a un comodo mistero”.

Chi scrive è sempre rimasta affascinata dalla ferocia della lotta artistica e politica con cui si sono massacrati, a mezzo lettera, i cineasti francesi che hanno più di tutti influenzato il nostro immaginario (carteggio recuperabile su “François Truffaut, Correspondence 1945-1984”). Del resto per Truffaut il cinema era un mezzo per “migliorare la vita, sistemarla a modo proprio, prolungare i giochi dell’infanzia”, per Godard essenzialmente “lo strumento ideale per pensare”, al di là di ogni moralismo e intento didascalico.

Cinema inteso come una sorta di farmacologia dell’esistenza, non tesa alla narcolessia o all’anestesia, bensì alla sperimentazione e previsione efficace delle molteplici psicopatologie che attraversano l’animo umano.

Un cinema contagiato dalle aporie, pronto a lasciare spazio all’indefinito, al non detto, all’inconscio, alla creazione di un qui e ora irripetibile e tuttavia riproducibile. E all’improvvisazione, persino per il suo film-manifesto, quello che non a torto è considerato il suo capolavoro, “Fino all’ultimo respiro” (che già all’epoca fece impazzire, tra gli altri, Sartre e Cocteau).

Il protagonista maschile Jean-Paul Belmondo raccontava di aver amato soprattutto l’idea di libertà totale nella direzione di Godard, quella licenza a lasciarsi andare completamente all’ignoto, e dunque all’istinto. «Il giorno prima delle riprese chiesi a Godard se almeno avesse un’idea di ciò che volesse fare. Mi diede una risposta che mi riempì di entusiasmo e che non dimenticherò mai: “No”».

La morte di questo regista mi ha spiazzata, non avendo potuto fare un articolo di mio pugno, ho fatto un copia e incolla dal Corriere della sera e da Repubblica.

Una morte che mi basisce perchè ha scelto di morire senza nessuna patologia, semplicemente stufo di vivere. Si ha a che fare spesso con persone che hanno superato gli anta, ma tutti amano la vita e non vorrebbero mai lasciarla, anche i più provati! Mi domando cosa è quella linea che a un certo punto di spezza e ti fa desiderare la morte? Purtroppo nella mia vita ho conosciuto persone che si sono suicidate, a distanza di anni ancora ci domandiamo, perchè? Di solito chi compie un azione cosi estrema certamente non l’annuncia! Il corriere della sera afferma che si è spento serenamente, suicidio assistito, circondato dai suoi cari. Mi mettono paura gli uomini che decidono di avere potere di vita e di morte, e non mi riferisco a chi soffre da anni immobile nel letto, tra atroci sofferenze! Siamo padroni di ogni cosa che ci circonda, facciamo quello che ci pare con le foreste, con i più deboli, facciamo morire di sete una bambina di 4 anni, che voleva solo bere per vivere. Decidiamo chi deve vivere, chi deve morire, chi siamo? Dove arriveremo? fino a che punto ci spingeremo per essere Dio? Art. di Marina Donnarumma

Racconti. Valeria Bianchi Mian: SOLITUDINE

SOLITUDINE

Una parola magica, Solitudine. Un’arma o uno strumento, a seconda del modo in cui utilizzi le molteplici possibilità di sviluppo che la Solitudine ti offre. Solitudine è una sinfonia autunnale, Vivaldi noise lungo il fiume che attraversa la città, è respiro che sonnecchia indisturbato all’ombra del ciliegio, in estate, gli occhi chiusi che ignorano le grida dei bambini, le orecchie trascurano i pensieri molesti. Solitudine è una corsa nella neve, a perdifiato nei campi immacolati, è tornare all’infanzia immaginando avventure indicibili, imprese impossibili, senza giudizio perché l’immaginazione è sempre una giusta causa.

Solitudine è lo sguardo poetico sulla natura, ché “il primo verde è oro” e anche l’ultimo non scherza.

Non vorresti bere pinte di Solitudine, dici no grazie, pensi che il cocktail sia buono quando il gioco dura poco, e per timore ti concedi senza remore agli altri umani uomini donne bambini, ti offri al mondo e dimentichi l’arte del giusto bilanciamento. Il dono di te si fa eccesso, smembramento. Dimentichi la bellezza della Solitudine in onore della Solidarietà e della Socializzazione.

Fondamentali, ovvio.

Ma la Solitudine…

Una scarpa, via l’altra, mettiti comod°.

Accoccolati davanti al focolare del Sé.

L’Io si fa abito di lana, coperta calda mentre fuori piove, sorriso in tasca quando, per un’ora, per un giorno, non hai bisogno di niente e di nessuno. Non appari, non posi, non regali.

Un bagno di Solitudine con le bolle, profumo di fiori e musica rilassante. La Soliudine come scelta quotidiana, una pausa meritata. Solitudine sorella che ti guida al centro quando tutto fuori è rumore confuso e discontinua conferma. Elogio della Solitudine. La buona salute nello stare zitt° per ascoltare la voce interiore, il bisogno che bonifica qualsiasi timore, il tuo calderone. Poi, gli altri, dopo.

Valeria

#ilmiovocabolario#S

Lo stesso ricordo, di maria Cannatella

Lo stesso ricordo

Ormai di te, ho sempre lo stesso ricordo, quel volto di un padre, di un uomo,

di un pescatore amico di tutti.

Tu, mio padre, a te regalo quel saluto in silenzio e con il cuore, ad una foto incorniciata da troppi anni dove vedo lo stesso sguardo, nulla è cambiato affatto in una foto in bianco e nero dove con gli occhi ti parlo ma non ho mai una risposta.

Sottovoce ti auguro la buona notte, così sento il mio cuore emozionarsi.

Se potessi ti abbraccerei, ma non posso.

Mi capita di pensarti spesso, soprattutto nei momenti di sconforto, oppure quando voglio ricordare le belle giornate trascorse al mare insieme a te sulla tua barca.

Che domeniche !

Da anni non sono più le stesse, trascorrono lente e senza un senso.

Così ormai accade, ma so che sei quell’angelo che continuamente mi protegge ogni momento della mia vita. Grazie papà.

Maria Cannatella @ 13/9/95- 13/9/22

Riservati tutti i diritti. A mio padre

So bene che ti parlo, di Iris G.DM

So bene che ti parlo,

ti parlo di morte,

e mi domando se domani, chissà!

E’ il giorno delle campane, delle rondini bizzarre,

delle grida stridule dei gabbiani,

per uno di loro, che sta per morire,

non lo possono salvare!

I pescatori rappezzano le reti,

sono vecchi,

e questo ancora sanno fare,

dureranno con ago e spago!

Il mio delitto è di essermi assassinata ogni giorno,

la mia casa è sotto il cielo,

ha fondamenta di coralli.

So bene che parlo di morte,

fa parte della mia vita,

i miei sudari sono colorati,

ma sentili quei violini che suonano!

Quelle bizzarre rondini,

come un cesto di fiori la mia testa,

il mio cuore,

quante farfalle ci volano! Iris G. DM

LA PIU’ FEMMINEA, di Marco Galvagni

Photo by Ketut Subiyanto on Pexels.com

LA PIU’ FEMMINEA

Sei giovane e più preziosa del quarzo,

la più penetrante d’ogni pensiero

che solchi la frescura del corpo,

la più femminea tra le stelle,

colei che s’è svincolata

dalle sponde d’un ghiacciaio.

I frutti della terra nel sole

hanno fiammeggianti colori-

tu l’illumini col tuo amore

e per accendere la mia vita

i tuoi

baci non cercano altre labbra,

a ruota libera ne giunge il respiro.

Ogni aurora è schiusa come uno sguardo

alle delizie del tuo ideale calore,

in una nuvola di torpore

una nuvola di carezze

d’una donna di panna

luna che occhieggia.

Prigioniera fedele e intelligente,

socchiudi un mondo cangiante e fino,

un universo tiepido e dolce

sotto le nuvole delle tue palpebre

nel solo sorriso d’un bacio

perché sei donna in ogni tua stilla.

Me Piemont – Paglierina

Paglierina

La paglierina è un formaggio di latte vaccino. È stato incluso tra i prodotti agroalimentari tradizionali (P.A.T.) piemontesi.

Storia

L’origine del formaggio è certamente antica. Il nome richiama la tradizionale conservazione sul fieno o sulla paglia, i cui steli lasciavano caratteristiche striature a graticcio sulla crosta del formaggio. L’attuale nome è stato coniato nel 1891 da Cesare Quaglia, proprietario di un caseificio di San Francesco al Campo.

Diffusione

L’area di produzione comprende le province di Torino e Cuneo.

(Fonte: Wikipedia)

In attesa del mare, di Rosalba Di Giacomo

In attesa del mare

grava il silenzio e ci avvolge

come invisibile cappa.

È un foglio trasparente

di carta velina,

l’aria che ci circonda.

Un fremito scuote l’acqua

quando il vento la sfiora

e la increspa.

Forse,

anche il cuore ha un brivido

che resta nel profondo

e tosto s’accheta.

Risuona l’antica melodia dell’onda

con ritmi grevi e profondi;

con primordiali note

scaturisce dalle viscere

dell’eterno.

Eterno è il ritmo

e noi fragili, immoti, frastornati,

in attesa

sotto la cupola azzurra che ci circonda

Pesanti i passi fra noi e il mare.

Dietro un candido velo

occhieggia bonario il sole.

Rosalba Di Giacomo

La settimana dello scrittore: Mario Banella, un romano ellenico

La settimana dello scrittore: Mario Banella, un romano ellenico

Date: 13 settembre 2022 Author: irisgdm

Mario Banella

Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM . Roma

Mario Banella. Nato a Roma il 26/02/1962. Vivo e lavoro a Roma, nell’ambito della sanità privata-convenzionata. Da sempre interessato alla lettura e allo studio della narrativa e della poesia. La prima pubblicazione risale al 1989 con il breve romanzo “Chiara e le altre” pubblicato dalla casa editrice Totem di Roma. In concomitanza pubblico i primi versi(sei poesie)accompagnandoli con sei racconti, con il titolo “Al Passar della luna”, sempre con la -Totem- di Roma nel 1991. In tutti gli anni ’90 varie antologie ospitano miei versi. I più significativi appaiono in “Poeti Contemporanei” della Casa editrice -Internazionale- della città di Ragusa nel 2001. Dal 2012 al 2014 ho collaborato con la rivista -Poeti e Piesie- di Elio Pecora. Miei versi sono stati pubblicati nella suddetta rivista, sia in cartaceo, che on-line. Nel 2016, per l’editrice – -Book libri- viene edita la silloge dal titolo “Sparse”. Nel 2019 per le edizioni – Atile – 15 mie poesie appaiono nell’antologia – Versi Diversi Sentimenti -. Grazie a queste poesie, comincio a collaborare con il gruppo di poeti nel circolo culturale “Caffè Letterario” con varie letture in pubblico. Nel giugno del 2021 per la casa editrice -Porto Seguro- esce la silloge “Il sentiero tra i faggi” con discreti esiti. Attualmente collaboro e pubblico versi con la rivista on-line “Scalzi in Paradiso 2.0″ e la rivista ” Rinascimento Poetico”

Vedi com’erano i cocomeri un tempo,

non sono mica come quelli di oggi.

Certo, non so dirti se erano più buoni,

sicuramente erano più belli, come le

gonne a fiori, i reggiseni scolastici e

grembiuli blu sopra le ginocchia.

I banchi della frutta più colorati, pieni

di verde, di rosso e i fichi? Chi li vende

più? Nemmeno lungo la strada del mare

li vedi e così il rossetto marcato, le calze

bucate al punto giusto e tutto tornava

più chiaro nelle domeniche estive.

Mi sembrano lontani quei versi scritti

sugli scalini quando non c’era l’ascensore

e ti vedevo le gambe mentre scendevi,

chiedevi la mano, la prima sigaretta, il

treno alla stazione. Un passato intravisto

nel cielo e un attimo dopo, chiedermi.

Cos’è che hai scritto?. Mario Banella

Mario Banella

L’arte è l’incontro inatteso di forme e spazi e colori che prima si ignoravano. Fabrizio Caramagna.
Un altra citazione che mi piace sempre di Fabrizio Caramagna dice che l’arte è un arco teso che lancia la sua freccia più in là dell’infinito.
Tutto ciò che crea emozione è arte, poesia, danza, musica, pittura, scultura.
Mario Banella, direi che lui ascolta il mondo e poi fiorisce la sua poesia.
Una poesia curata, frutto di uno studio illuminato che in lui ha creato il ”suo modo di fare poesia”
Quando lo leggi, pensi che starebbe bene nei libri di scuola, nelle librerie vorresti vedere i suoi libri in un intero scaffale. Pura poesia in ogni cosa che scrive, lui li ha letti tutti, Leopardi, come può mancare! Baudelaire, Eluard, Valery, Lorca, Machado, i greci, Antonia Pozzi.tanti altri ancora, direi ”il naufragar mi è dolce in questo mare di parole”parafrasando il Leopardi. Annegare in un mare di parole che poi ti salvano, e le sue parole si sentono, ti invadono, ti entrano. Un vero artista della parola, ma anche uno studioso di letteratura.
Chi scrive sa che la poesia salva, ma può anche farti morire, sono due estremi che generano molto emotività.


Sei di strada, oggi
nel sole più arduo che conosci.
L’estate è un ombra sui muri
e dei pochi, il cui passo sfiori. Mario Banella


l’estate è un ombra sui muri e dei pochi…sfioriamo le ombre dell’estate, che passa in fretta. Noi le cose non facciamo in tempo a tenerle, ci sfiorano e fuggono. Forse potrei amarlo come un poeta greco e sicuramento amo il modo di scrivere di Mario Banella.
Uomo dotato di grande sensibilità, certamente rara, come la sua discrezione e il suo non lasciarsi andare se non con le parole, e che parole! Leggetelo come si legge un grande, le sue poesie mettetevele dentro l’anima, usciranno leggere e piene di luce.

La mulattiera porta ancora fin su,

in quella casa che da tempo non

abiti ma che nessuno dopo di te

ha più abitato. La percorrono ormai

qualche cane randagio, una vecchia

capra, le cicale ci fanno rumore

tutto il pomeriggio e le rose

ne stanno alla larga. Qualche

volta la guardo, alzo gli occhi,

lo faccio quando scrivo, oppure

in primavera, ma non ho più

il passo per affrontarla, il cuore per

rivederla e poi arriverei senza fiato,

senza ricordi, senza memoria.

La immagino ancora sai, chiudersi in

una curva ostile e davanti sempre

la stessa porta. La porta di una

casa libera da arcaiche catene.

Questa mulattiera che se la

scendi in gennaio s’invade di neve….. Mario Banella

Foto dell’autore. Mario Banella

Vita dolce a noi cara fremi

di quella gioia che cerchi

leggera, sorridi piangendo

alla giornata di sole, cerchi

samarrita, al buio, una carezza

infinita, come una primavera

in sordina, che col suo vento

porta con sé il mare e scavalli

per la collina. Vita dolce a noi

arrivi, tra brevi scorci e sguardi

schivi. Mario Banella

L’Italia sono anch’io, incontro con Sabrina Efionayi e Anna Osei giovani scrittrici

Sabato 17 settembre ore 17.30c/o Sala Multimediale Laboratorio Civico ANPI/CGIL – via Faa di Bruno 39

L’Italia sono anch’io

Incontro con Sabrina Efionayi e Anna Osei giovani scrittrici

Conduce Zoe Kandil

L’intervista a due giovani scrittrici, Sabrina Efionay e Anna Osei, condotta da una giovane universitaria Zoe Kandil, che ha collaborato al progetto Nello specchio del tempo”, per dare voce alle seconde generazioni, anche attraverso la tavola rotonda che vedrà in un secondo tempo coinvolti l’Assessora alle Politiche giovanili e multiculturalità del Comune di Alessandria, Vittoria Oneto, il dirigente scolastico Michele Maranzana e il rappresentante del Forum Tavolo Migranti di Casale M. Claudio Debetto.

Sabrina Efionayi è una giovane autrice e podcaster di origine nigeriana nata e cresciuta in provincia di Napoli. Cresciuta con il peso della discriminazione, vittima di uno sguardo che l’ha fatta sentire diversa per il colore della pelle, Sabrina ha iniziato a scrivere alle scuole superiori con lo pseudonimo di “Sabrynex”, raccontando storie di ragazze bianche, lontane dalla sua verità. 

Sono nata a Castel Volturno nel 1999 da madre nigeriana ma cresciuta in una famiglia napoletana a cui sono stata affidata a pochi giorni dalla nascita. Studio Culture digitali e della comunicazione presso l’Università Federico II di Napoli, mi sono sempre interessata ai temi della discriminazione, razzismo e disuguaglianze sociali. A sedici anni ho iniziato la pubblicazione dei miei tre romanzi per la Rizzoli, OVER (2016) OVER 2 (2016) e #TBT Indietro non si torna (2017). Ho deciso successivamente di lasciare i romanzi young adult e di cimentarmi in una scrittura più realistica e autobiografica, che possa dare voce  ai ragazzi italiani nati da genitori stranieri che non vengono riconosciuti in quanto tali.”

Racconta la sua storia nel libro “Addio, a domani”, edito Einaudi e nel suo podcast “Storia del mio nome”, prodotto da Chora Media.  

“Addio a domani” è un romanzo autobiografico. è la storia di una ragazza con due madri, una biologica e l’altra affettiva e due famiglie: una in Italia e l’altra in Nigeria. È il racconto della costruzione di un’identità, punto di incontro tra due culture. 

Anna Osei, giovane autrice mantovana, classe 1999, conclusa la maturità si trasferisce nel Regno Unito, dove risiede attualmente, per studiare e laurearsi in Diritto Internazionale. Nel 2017 ha pubblicato per Europa Edizioni il libro autobiografico Destinazione sostanza. Nel 2021 è uscito per Mondadori Sotto lo stesso sole, un romanzo in cui le esperienze vissute dalla protagonista, la ventenne Marlene, aprono spaccati su temi come il razzismo, la discendenza e l’innamoramento.

“Il titolo è per me molto importante: viviamo in una società in cui continuiamo a dirci “siamo tutti uguali”. In realtà penso che questa frase discrimini: è giusto mettere in risalto le nostre diversità sotto lo stesso sole, l’unica cosa che ci accumuna è che siamo sotto lo stesso sole, è la nostra unica costante. Anche nel libro si tratta di differenze: economiche, sociali, culturali: dobbiamo renderle speciali ricordandoci che l’unica cosa che ci accomuna è che viviamo sulla stessa terra e vediamo il sole sorgere e tramontare.”

SCIANTOSA, di Silvia De Angelis

DONNA OCCHI GRIGI

girano occhi d’ammonio di falena inquieta
nel ceppo di mediocrità c’ha invaso languidi segreti
porgendosi a giorni di vita insulsa
boicotta animosamente intessute atmosfere
sprezzando valide situazioni
e chi intona l’esistenza a saggi pretesti
sciantosa nell’ammaliante e avvenente figura
si proietta a rampicanti spasmi
compiacendo chi le potrà elargire fastosi doni
avvolta nelle ombre d’un vuoto progredire
sconfina in grigie cadenze dipinte di presagi stravolti
nei toni più inquieti di flemmatici sospiri
immersi in aliti deliranti di luna
nel buio dischiuso a ventaglio

@Silvia De Angelis

Venerdì 16 settembre si apre ufficialmente la 61a Festa del Vino del Monferrato Unesco

Venerdì 16 settembre si apre ufficialmente la 61a Festa del Vino del Monferrato Unesco

Nel fine settimana Casale Città Aperta, mercatini, mostre, musica e fuochi d’artificio

Si aprirà alle ore 18,00 di venerdì 16 settembre la sessantunesima Festa del Vino del Monferrato Unesco, di Casale Monferrato. Evento atteso da due anni, dopo lo stop forzato per la pandemia.

Una festa che porterà al Mercato Pavia le eccellenze enogastronomiche monferrine, e non solo, con oltre venti aziende vitivinicole e oltre trenta Pro Loco che proporranno gustosi piatti venerdì 16 e 30 settembre dalle 18,00 alle 24,00 e sabato 17 settembre e 1° ottobre e domenica 18 settembre e 2 ottobre dalle 10,00 alle 24,00 con orario continuato.

I posti a sedere disponibili sono 4 mila, ma sarà possibile anche il servizio da asporto per potersi portare direttamente a casa le tipicità del territorio. Per conoscere i menu, le aziende e tutte le iniziative legate alla Festa del Vino del Monferrato Unesco è possibile consultare il sito http://www.festadelvinodelmonferrato.it.

Venerdì 16 protagonista anche il Castello del Monferrato, che sarà per tutto il mese al centro di iniziative ed eventi legati al vino. Alle ore 16,00 si inaugurerà l’attesa mostra Il rosso e l’oro: i colori del vino nell’arte di Colombotto Rosso, la mostra allestita nelle sale del secondo piano in collaborazione con il Comune di Pontestura e che rimarrà aperta, a ingresso gratuito, fino al 25 settembre i sabati e le domeniche dalle 10,00 alle 13,00 e dalle 15,00 alle 19,00.

Come ha spiegato la curatrice Milena Zanellati: «Il rosso e l’oro, i colori del nostro vino, del vino del nostro Monferrato. Il rosso che rappresenta la passione, l’amore, il dolore, il tramonto; l’oro che rappresenta la regalità, l’eccellenza, l’opulenza… colori che troviamo nei nostri vini e che spesso troviamo abbinati all’arte. Ed è proprio questa declinazione che andiamo a proporre: i colori del vino nell’arte di Colombotto Rosso, con i rossi sanguigni e i fondi oro degli anni Novanta».

La giornata si concluderà con il concerto dei Voglio Tornare Negli Anni 90 in piazza Castello: ballerine, Dj, frontman, mascotte e tantissimi effetti speciali a partire dalle 22,30 per una serata all’insegna della musica.

Giornata ricca di appuntamenti anche quella di sabato 17, a partire dall’edizione speciale di Casale Città Aperta, l’iniziativa per ammirare i principali monumenti e musei cittadini che proseguirà anche nella giornata di domenica, con la possibilità di partecipare a una passeggiata con i volontari di Orizzonte Casale alle ore 15,30 con partenza dal chiosco di piazza Castello. Info su http://www.comune.casale-monferrato.al.ti/cca.In piazza Mazzini, invece, appuntamento mensile dalle 8,00 alle 19,00 con il mercatino biologico Il Paniere, con un’edizione speciale dedicata ai vini biologici del territorio, mentre nei vicini Portici lunghi di via Roma ci sarà l’ormai tradizionale Tavolozza settembrina del Circolo Ravasenga, con l’esposizione dalle 10,00 alle 19,00 delle opere di Accornero Ernesto, Aimo Pierfranco, Arjuna Manu, Berruti Francesco, Carelli Ivaldo, Cavalli Gianpaolo, Cici Simona, D’Adda Giuliana, Defrancisci Giovanna, Enrico Paolo, Gamba Carla, Ippolito Leonardo, Marotto Raffaella, Morbello Franco, Nardin Alessandro, Oppezzo Ermes, Patrucco Massimo, Pelizzaro Maria, Peruggia Nicoletta, Pessina Fernanda, Roggero Maria Rosa, Sperone Enrico, Scagliotti Guglielmina, Talio Maria Pia, Zannol Piero.

Nell’ex chiesa della Misericordia, in piazza San Domenico, proseguirà nel fine settimana Un artigiano pittore il percorso espositivo dell’artista Renzo Rolando aperto fino 18 settembre il sabato dalle 16,00 alle 19,00 e la domenica dalle 10,00 alle 13,00 e dalle 16,00 alle 19,00.

E sempre a proposito di mostre, al Castello del Monferrato, oltre al percorso dedicato a Colombotto Rosso, proseguirà nella sede del Centro Doc Paolo Desana la mostra Vigneti e vendemmia in Monferrato, l’esposizione di fotografie a cura del Circolo Culturale Piero Ravasenga che resterà aperta fino al 25 settembre i sabati e le domeniche dalle 10,00 alle 13,00 e dalle 15,00 alle 19,00.

Stessi orari per la nuova mostra di Maria Rita Vita che inaugurerà alle ore 17,00 di sabato nel Salone Marescalchi dal titolo VitaVentidue, curata da Luisa Pavesio. Evento che sarà annunciato e preceduto da un flash mob a cura della Compagnia di danza flamenca Asd Genova Flamenco, fondata dalla nota danzatrice andalusa Carmen Valverde e attualmente guidata dalla figlia Bruna Learchi. Lo spettacolo si svolgerà nel cortile interno della fortezza. 

A seguire la performance di Alex Leon, violinista italo-romeno che eseguirà brani di sua creazione e la proiezione del cortometraggio Lady Lady Lady del regista genovese Gabriele Massardo. All’inaugurazione sarà presente anche l’enologo Donato Lanati.

La mostra resterà aperta fino al 02 ottobre i giovedi e i venerdi dalle 15.00 alle 18.00, i sabati e le domeniche dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00.

Alle ore 19,00 nel Chiostro di Santa Croce tappa casalese del festival Fragole e Pomodori – incontri, spettacolo e ciboche prevede l’apertura musicale degli alunni del conservatorio Vivaldi Cecilia De Lazzaro, Jessica Briasco e Francesca Pia Roca in Mondine, sempre e, a seguire, lo spettacolo di danza e teatro L’altra parte del filo a cura della Asd Arabesque.

Il primo sabato della Festa del Vino del Monferrato Unesco si chiuderà alle 23,30 con i fuochi d’artificio dell’atteso spettacolo piromusicale che avvolgerà il Castello del Monferrato.

Domenica 18 torna  dalle 9,00 alle 19,00 il mercatino Doc Monferrato – Tipico & Shopping organizzato dal Consorzio Casale C’è in collaborazione con Botteghe Storiche nelle vie del centro storico.

Vie del centro che accoglieranno in mattinata anche i passeggeri del treno storico che giungerà da Milano a Casale Monferrato, via Mortara. Biglietti ancora disponibili alla pagina http://www.vivaticket.com/it/ticket/treno-storico-milano-casale-a-r/187734. Un’iniziativa organizzata dal Comune in collaborazione con la Fondazione Fs.

Il Castello del Monferrato sarà anche per la giornata di domenica il centro di eventi legati al vino e all’enologia, a partire dal primo appuntamento di La Doc è nata in Monferrato, racconti e proiezioni video sulla grande storia della Doc a cura del Comitato Casale Monferrato Capitale della Doc. Nel Salone Marescalchi alle 10,30 si parlerà di Il Monferrato è il circondario più vitivinicolo del Regno Sabaudo.

Alle 17,00, questa volta nel salone del secondo piano, sarà presentato il libro di Roberto Tentoni Piero Amarotto – Il gusto per la vita, una vita per il gusto. Come si legge nella quarta di copertina: «Ci sono momenti e parole che rappresentano una pietra miliare nell’esistenza di una persona, occasioni che non si dimenticheranno mai più, che restano una spinta costante a fare bene e a migliorare, un conforto nei giorni bui».

Nell’ex Cappella, infine, alle ore 18,30 incontro dedicato alla cultura del vino del Monferrato nelle sue varie sfaccettature, con degustazione alla cieca, organizzato in collaborazione con Assessorato all’Agricoltura, Consorzio Colline Monferrato Casalese e Delegazione di Casale Monferrato dell’Associazione Italiana Somellier.

In questo primo appuntamento, dal titolo Bollicine del Monferrato, si scoprirà come il Monferrato, terra di vini rossi, negli ultimi anni presenta svariate versioni di vini spumante che possono competere con le analoghe tipologie blasonate.

Degustazione “alla cieca” di tre spumanti del Monferrato e un intruso “illustre” di una zona vocata d’Italia. In abbinamento la Muletta Valle dei Frati. Al termine presentazione di: I Crù di Enogea – zone e vigneti del Monferrato casalese e Corso Primo livello Ais Casale.

Info, costi e prenotazione (obbligatoria entro il 16 settembre): info@vinimonferratocasalese.it o Whatsapp 340 9443635.

Domenica, infine, giornata dedicata al MonferVINUM – Enotrekking in Monferrato, le passeggiate tra le vigne promosse dall’Ecomuseo della Pietra da Cantoni, con incontri in cantina con i produttori e degustazioni dei vini monferrini. Il primo appuntamento sarà alle 10,00 con partenza dall’Azienda agricola Cascina Allegra di località Cascina Serra dei Monti di Ottiglio. Per info, costi e prenotazioni 348 2211219 o info@ecomuseopietracantoni.it – chebisa@virgilio.it.

Per rimanere aggiornati sulla Festa del Vino del Monferrato Unesco e le iniziative in programma nel mese di settembre in città: http://www.festadelvinodelmonferrato.it

Casale Monferrato, 13 settembre 2022

Il presente comunicato è redatto in modo impersonale (senza nomi e virgolettati) secondo quanto disposto dall’art.9 c.1 della legge n° 28 del 22 febbraio 2000 in tema di par condicio nei periodi pre-elettorali.