Leggere gli occhi di un profugo, di Gianfranco Maccaferri

Leggere gli occhi di un profugo

Leggere gli occhi di un profugo - immagine in evidenza

di Gianfranco Maccaferri

Negli occhi di un uomo o di una donna, di una ragazza, di un adolescente, di una madre, di un anziano si possono leggere le gioie e le angosce che ha vissuto, dai suoi sguardi è possibile intuire le scelte disumane e quelle felici che ha compiuto o è stato costretto a compiere, dalle sue espressioni si possono percepire le sofferenze dell’animo e le allegrie dei pensieri.

Ma noi non siamo abituati a interpretare i segnali che ogni viso ci offre perché la nostra vita e quella di chi ci sta accanto scorre nel benessere sostanziale ed effettivo, quindi quasi nessuno di chi ci vive accanto ha da comunicare efferate violenze subite o esasperate sofferenze vissute.

E così abbiamo difficoltà a saperle leggere nelle espressioni di chi ce le sta comunicando.

Di fatto noi mai abbiamo dovuto sopportare la fame o la sete, mai abbiamo visto dilaniarsi davanti a noi i corpi dei nostri fratelli, genitori, figli, amici.

Mai abbiamo dovuto decidere chi resta tra le macerie e chi parte per la salvezza.

Proviamo a pensare quali espressioni avrebbe oggi il nostro viso se avessimo dovuto scegliere quali famigliari portare nel viaggio verso la pace e quali lasciare a vivere in un teatro di guerra.

Decidere tra genitori e figli.

Oppure tra nostro fratello e nostra sorella.

Il viaggio si affronta in base ai soldi che si hanno e spesso non tutti i componenti della famiglia possono partire.

Occorre fare una scelta.

Questa selezione segnerebbe per tutta la vita la nostra espressione, come l’essere stati costretti a guardare l’impiccagione di un nostro amico o di nostro fratello ritenuto dissenziente, o schifosamente frocio, o insufficientemente religioso e allineato.

Quale sarebbe oggi il nostro sguardo se la nostra casa fosse saltata in aria con dentro i nostri parenti?

I nostri occhi, cosa racconterebbero se avessimo dovuto scavare con le mani tra le macerie per cercare i loro corpi? Quante lacrime avremmo ancora dopo aver sepolto frettolosamente i loro corpi tra altri dannati?

Quanti di noi hanno visto con i propri occhi una guerra fratricida, dove non riconosci l’amico dal nemico?

Quanti tra noi hanno ascoltato l’incubo dei sibili che si avvicinano rapidamente e poi l’esplosione a pochi metri da noi?

E quanti hanno cercato disperatamente del cibo per i figli in un paese di macerie dove i soldi non servono a nulla perché non ci sono più i negozi?

Fortunatamente noi siamo vissuti nella pace e non siamo mai stati costretti a scappare trascinando con noi solo chi e ciò che potevamo, noi non abbiamo mai vissuto in un campo profughi appiccicati a centinaia di migliaia di altre persone. Noi non abbiamo mai camminato per centinaia di chilometri per giungere a una frontiera, ignorando le lamentele dei nostri vecchi o dei nostri piccoli figli, per poi sistemarci in una tenda e scoprire che lì riusciremo, forse, solo a sopravvivere.

Quanti tra noi hanno fatto un viaggio lunghissimo e poi vissuto in una tendopoli con l’angoscia di essere derubati dei soldi che serviranno per pagare un altro viaggio, quello verso un paese dove c’è la pace?

Senza quei soldi si muore, non c’è speranza, futuro, amore.

Fortunatamente noi non abbiamo mai sopportato le sevizie fisiche e psicologiche di delinquenti ai quali si è affidato il nostro futuro e soprattutto quello dei nostri cari. Perché sono questi delinquenti quelli che comandano e loro possono impunemente massacrarci, torturarci, violentare noi o nostra moglie o i nostri figli, loro possono illuderci per mesi per poi caricarci su una barca e lasciarci al largo, in attesa che qualcuno ci venga ad aiutare.

Quanti di noi hanno sentito l’odore di morte accanto, l’odore cadaverico di un nostro conoscente o amico o peggio ancora di un nostro genitore o fratello o figlio solo perché volevamo stargli accanto per ore e per giorni anziché abbandonarlo alle acque di un mare che ci separa dalla vita?

L’odore di cadavere ti si appiccica nella mente e anche dopo anni sei certo di sentirtelo addosso.

Io non sono patetico, sono realista. Io non sono un buonista, sono uno disincantato. Io non sto parlando di ragazzi che lasciano il loro paese per cercare un miglioramento economico, io penso solo a quelle persone che hanno la guerra, la violenza mortale, la follia umana nella loro vita quotidiana e scappano per sopravvivere. Chiunque di noi fuggirebbe, chiunque di noi trascinerebbe con sé la famiglia o quelli tra loro sopravvissuti, chiunque di noi non si fermerebbe alla tendopoli disumane, chiunque di noi affronterebbe il viaggio verso la pace e nulla, davvero nulla ci potrebbe fermare, né un filo spinato, un accordo internazionale, un muro, un documento.

Nulla ci fermerebbe nel nostro viaggio verso un paese di pace.

Per mettersi in viaggio, quello grazie al quale diventerai un migrante e di conseguenza un profugo, come benevolmente ti chiameranno nei paesi di accoglienza, occorrono soldi, avere alle spalle una famiglia mediamente benestante. Altrimenti ti fermi nei campi profughi. E se ti fermi all’interno del tuo paese e sei povero morirai nei campi di sfollati, insieme ad altri milioni di persone misere come te e più di te. In un paese che vive la guerra civile non c’è un governo che provvede agli aiuti umanitari e coordina eventuali soccorsi internazionali; questi aiuti normalmente sono dirottati da chi è al potere verso le proprie truppe. Per sfamarle.

Se tu non sei sano, forte, furbo, egoista… in un campo di sfollati dentro un paese in guerra, muori.

Io non sono caritatevole, io sono uno concreto, pragmatico!

Se vivessi in Siria, Afganistan, Iraq, Nigeria, Somalia, in Libia o in uno dei 59 paesi oggi in guerra (perché non esiste solo la guerra in Ucraina, anche se ci fanno vedere solo quella, ma ne esistono altre 58) io partirei e nessuno riuscirebbe a fermare il lungo viaggio verso un paese “normale”.

Io, che ancora oggi conservo il certificato di profugo che lo Stato Italiano mi ha dato anni fa, ogni giorno mi ricordo di esserlo stato e di esserlo tuttora un profugo e sono felice di aver trovato un paese che mi ha accolto, che mi ha permesso di vivere sereno, lontano da tagliatori di teste, da mine, da bombe, da violenze di ogni genere.

Io non so cosa hanno visto nella loro vita gli occhi dei politici che rifiutano i richiedenti asilo, i profughi dalle 58 guerre, ovviamente oltre quella in Ucraina.

Io non conosco i rapporti umani che intrattengono queste politici, i loro sentimenti verso gli altri, tutti gli altri, ma considerando quello che riescono a esprimere con la bocca, non mi interessa neppure approfondire… Non sono politici e amministratori della cosa pubblica, sono degli ignoranti cialtroni colpevoli perché non sanno ciò che per obbligo devono conoscere.

Per il cittadino comune “la legge non ammette l’ignoranza”, cosa che non vale per un politico di professione o per un governatore o un sindaco. È vero, loro le leggi possono farsele se vogliono, possono costruire muri, respingere barconi, affondarli… Ma quando parlano in realtà incitano all’illegalità, istigano a delinquere perché esiste la Convenzione di Ginevra del 1951, ratificata e resa esecutiva in Italia con la Legge del 24 luglio 1954 ed esiste il Protocollo relativo allo status di rifugiato, firmato a New York il 31 gennaio 1967 (reso esecutivo in Italia con Legge 14 febbraio 1970) che ci obbliga e che vincola tutti, anche quelli che vorrebbero ignorare la legge italiana, a dare rifugio a qualunque persona che ha subito nel proprio paese persecuzioni dirette e personali per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o per opinioni politiche, ecc.

Una persona non diventa rifugiato perché è dichiarato tale, ma una persona è riconosciuta come tale proprio perché è un rifugiato.

Se questo concetto fondante del diritto, qualche politico lo manipola, stravolge, accartoccia, ignora… è tutta la nostra cultura, il nostro pensare, il nostro sapere, il nostro esseri ragionanti, la nostra legislazione che questi politici infilano in un sacco nero e che poi gettano nel contenitore degli “indifferenziati”.

E non ci devono essere differenze se un profugo arriva dall’Ucraina o da uno degli altri 58 paesi in guerra… io capisco che un ucraino ha lo stesso colore della pelle degli europei, che la maggioranza di loro sono cristiani, che hanno usanze, cultura, morali simili agli occidentali, ma nell’essere profugo tutto questo non deve avere valore, è la legge italiano che lo dice!

Io ho una proposta umana, ma comunque razionale e pratica per tutti i politici che parlano e incitano contro l’accoglienza dei profughi o che propongono di intervenire direttamente sul territorio di partenza dei migranti: un viaggio ufficiale, non direttamente nei luoghi di guerra (ho specificato che è una proposta umana), ma un periodo di soggiorno nei campi profughi per i profughi siriani in Giordania o in Libano dove sono stipate oltre 2.500.000 persone di cui 1.200.000 bambini. Oppure, come alternativa per i più temerari, un “viaggio avventura” in una delle tendopoli all’interno della Siria che ospitano oltre 9 milioni di sfollati, o perché no? Sulla coste libiche dove i profughi vengono torturati, affamati, violentati, in attesa di partire in “crociera” verso le coste italiane.

Sono certo che dopo questo soggiorno, anche solo di una settimana, gli occhi dei nostri politici nazionali, regionali, comunali, i loro sguardi, le loro espressioni comunicheranno talmente tanto che la loro bocca potrà ancora parlare e dire parole (probabilmente le stesse di oggi), ma sarà come guardare la televisione senza l’audio.

Saranno i loro occhi e i loro sguardi a raccontare la verità.

https://wordpress.com/read/blogs/156803703/posts/1631

Serravalle Scrivia: “Dante e il bullismo” a cura del Prof. Luciano Borghini

Serravalle Scrivia: “Dante e il bullismo” a cura del Prof. Luciano Borghini

Una lettura classica dell’VIII canto dell’Inferno con uno sguardo alla realtà attuale. In ricordo di Andrea Chaves.

22 settembre, alle 21.00, in Biblioteca.

La Biblioteca comunale “Roberto Allegri” celebra il “settembre dantesco” con un incontro dal titolo Dante e il bullismo. Una lettura ‘classica’ del VIII Canto dell’Inferno con uno sguardo alla realtà attuale a cura del Prof. Luciano Borghini. L’evento, organizzato in collaborazione con UNIduevalli Borbera e Scrivia, si terrà giovedì 22 settembre, alle 21.00, presso la sala conferenze della Biblioteca comunale di Serravalle Scrivia e sarà dedicato al ricordo di Andrea Chaves, il giovane e talentuoso dantista novese scomparso cinque anni fa.

Dopo la conferenza verrà inaugurata la collezione dantesca della Biblioteca “R. Allegri”, un fondo speciale dedicato agli studi danteschi e che comprenderà parte della biblioteca personale di Andrea Chaves. Con questa collezione la Biblioteca comunale di Serravalle Scrivia intende raccogliere l’intenzione di Andrea di promuovere la conoscenza della Divina Commedia e di Dante e, nel tempo, diventare un punto di riferimento per gli studiosi sul nostro territorio. Non sarà però una collezione dedicata solo agli “addetti ai lavori”: oltre a comprendere testi altamente specialistici sarà ricca di opere divulgative e accattivanti, fino ad arrivare al fumetto, al manga e al libro per bambini.

E dei bambini la Biblioteca certo non si poteva dimenticare: la giornata comincerà alle 17.00, presso la Sala Bambini, con “DanteGame! Giochiamo con Dante e poi…il resto lo inventerete voi!”, laboratorio dedicato ai bambini dai 4 ai 10 anni. Vi aspettiamo!

Incontro con l’autore Gianluca D’Aquino: “TRAIANO – il sogno immortale di Roma” & “Storia di un quadrifoglio che non sapeva di esserlo”

Incontro con l’autore Gianluca D’Aquino

TRAIANO – il sogno immortale di Roma” & “Storia di un quadrifoglio che non sapeva di esserlo”

FRESONARA Venerdì 23 settembre, alle ore 21.00, presso il Teatro Comunale di piazza don Orione, la Biblioteca Civica di Fresonara ospiterà lo scrittore D’Aquino Gianluca, che presenterà i suoi romanzi “TRAIANO – il sogno immortale di Roma” e “Storia di un quadrifoglio che non sapeva di esserlo”.

Nel corso dell’evento, l’autore dialogherà con la scrittrice Silvia Vigliotti, addentrandosi nei temi della biografia romanzata dell’imperatore romano Marco Ulpio Traiano, ripercorrendone la vita e i grandi successi politici e militari, e del suo più recente romanzo di formazione, una piccola guida per condividere l’amore, nata al tempo della pandemia, in un momento storico in cui la vita di coppia è stata messa alla prova dalla surreale esperienza del lockdown.

TRAIANO – il sogno immortale di Roma”, romanzo pluripremiato e finalista al celebre premio “Fiuggi Storia”, ripercorre la vita di Marco Ulpio Traiano, vissuto a cavallo fra il I e il II secolo, dall’infanzia ai grandi successi militari in Germania e in Dacia, fino allo scontro con i Parthi, ai confini dell’impero, dove nessuno era mai arrivato prima e oltre i quali nessuno fu più in grado di andare. Traiano restituì a Roma un senso di civiltà per molto tempo perduto e la portò in quella che sarà ricordata come l’età aurea, passando per le grandi riforme in ambito civile, amministrativo, economico e militare. Basata su solide fonti storiche, l’opera è al tempo stesso biografia e romanzo, e narra di intrighi, amori, amicizie e battaglie rivolgendosi a ogni genere di lettore. Il romanzo nasce dall’infatuazione dell’autore per gli studi sull’edificazione della Colonna Traiana condotti dall’amico scultore, di fama internazionale, Claudio Capotondi.

«Marco Ulpio Traiano è passato alla storia come l’Optimus princeps di Roma» spiega l’autore «l’imperatore che interpretò il proprio ruolo come servitore di Roma, con l’umiltà dell’uomo del popolo, riuscendo a ottenere risultati mai raggiunti in tutti i campi della pubblica amministrazione dell’epoca, facendo di Roma la Capitale del Mondo. Nonostante siano trascorsi 1900 anni dalla sua morte, la memoria di Traiano risplende ancora nel cuore di Roma, come ci ricorda la colonna coclide eretta in suo nome da Apollodoro di Damasco. Traiano fu il principe di Roma e dei romani, che sostenne anche impegnando il personale patrimonio, consegnando ai cittadini dell’impero un benessere ampio e diffuso. Mi piace immaginare che quel tempo sia stato un sogno, forse troppo dolce e delicato per poter attraversare le epoche che ci hanno condotto ai giorni nostri. Sarebbe meraviglioso se quell’amministrazione così illuminata potesse essere davvero qualcosa di immortale, tanto da potersi applicare anche oggi, in quest’epoca così complessa per la politica e la società».

«“Storia di un quadrifoglio che non sapeva di esserlo è invece un racconto sulla fedeltà, l’amore e la vita, narrato attraverso l’antropomorfizzazione della flora e della fauna di un prato, in particolare di un quadrifoglio e di un ciliegio, i due protagonisti, che scoprono l’amore e l’infedeltà, e con essi una possibile risposta alla domanda sul senso della vita. La storia è raccontata tra metafora ed espressionismo, allegoria e descrizione semplice della natura nella sua essenza, con una forma lineare, talvolta lirica ma sempre essenziale».

Il quadrifoglio, che non sa di esserlo, nasce in un prato all’ombra di un meraviglioso ciliegio. Fin dal principio si interroga sul senso della propria esistenza e si avvicina all’amore, scoprendo questo sentimento grazie al ciliegio, che a sua volta si innamora di lui. Inconsapevole della propria essenza, del suo essere unico, speciale e prezioso, il quadrifoglio conoscerà e proverà anche sentimenti nocivi, così come il ciliegio, sebbene da una prospettiva diversa. Entrambi attraverseranno il tormento di quelle passioni per giungere alla riscoperta del senso delle cose e a come superare i comuni problemi della quotidianità, grazie a un percorso ispirato da un pensiero riconducibile al principio di consapevolezza.

«Ho pensato all’unicità dell’essere umano», continua l’autore, «al fatto che spesso non ci rendiamo conto di quanto siamo importanti, per noi stessi e per le persone che ci sono vicine, soprattutto quelle che ci amano, ci stimano e ci apprezzano. Ho considerato che molto spesso capita di comportarsi in maniera banale, sciocca, forse proprio perché non ci rendiamo conto di quanto siamo importanti per queste persone, con il rischio di banalizzare il nostro modo di fare, il nostro atteggiamento, e di perdere quell’unicità, quelle particolarità e quelle peculiarità che ci rendono effettivamente speciali. Come la quarta foglia su un trifoglio».

L’opera è un omaggio al grande autore, recentemente scomparso, Luis Sepúlveda. «Mi sono ispirato al suo genere e al suo stile e mi onora il fatto che gli addetti ai lavori che hanno avuto modo di leggere il mio racconto l’abbiano accostato a questo immenso autore, che ho sempre apprezzato e stimato e che cerco di fare leggere a mio figlio Edoardo, per il grande valore educativo delle sue opere».

Gianluca D’Aquino cita le parole di una nota scrittrice e amica che ha letto il racconto in anteprima: «È stato un meraviglioso regalo da parte sua, mi ha scritto di avere scoperto “una bellissima favola sulla diversità dell’eccellenza che non si riconosce come tale, una bellissima storia d’amore con un finale commuovente, scritta con grazia e con quella semplicità che rende l’opera accessibile a chiunque, quel tipo di semplicità che usavano gli scrittori di una volta”».

La storia è introdotta da una meravigliosa massima di Haruki Murakami: “Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato”.

Funambolo, di Imma Paradiso

Napoli: Spesso, molto spesso, così ci sentiamo, sospesi nel vuoto, sempre con la paura di perdere questo fragile equilibrio che manteniamo a stento. E lì, il mondo con il suo peso di doveri, di cose da fare e il tempo che ci tormenta e lì il mondo che sembra stia quasi a giudicarci aspettando quel fatale passo falso.

Sentirsi,
come un funambolo,
che gioca,
in bilico su una corda…
E il mondo che guarda.

Imma Paradiso

NAPOLI

IN FABBRICA, DI NOTTE, Vincenzo Pollinzi

IN FABBRICA, DI NOTTE

Piove dalle grondaie arrugginite

mentre in fabrica suona

la sirena della pausa e

cessa ogni altro rumore.

Ti siedi davanti al caffè

sputato da un automatico e

ti pensi in altri tempi, altri luoghi,

tiepide speranze all’ alba della vita.

È di notte che i ricordi

fanno più male, quell’ età

ormai passata che non tornerà.

Il triste pensare andante

sulle ali della nostalgia

mi incatena al presente.

VINCENZO POLLINZI – Autunno 1984

Foto dal Web

L’Epitaffio di Issione, di Pino Iannello

L’Epitaffio di Issione

Due amici, un antropologo e uno psicologo; un reperto archeologico, un vaso campano del IV secolo a.C. raffigurante il supplizio di Issione; un’inquietante indemoniata esorcizzata dalla Curia e che cita le parole del mito; un convento di monache dove si cela un terribile segreto. E ancora, eventi strani e incredibili coincidenze lungo il cammino degli investigatori. Infine una, due, tre, tante vittime di omicidio. Su tutto aleggia sempre, ossessivamente, la ruota di Issione con il suo mito, a segnare in modo indelebile il destino di due uomini e una donna, in una struggente storia d’amore. Ragione e superstizione, credenze e conoscenze si mescolano, si aggrovigliano e si scontrano, alla ricerca di una risposta che riguarda tutti noi.

Eclissi editore, pag. 296, € 15,20

Pino Iannello

Note biografiche autore

Pino Iannello: nato a Ragusa nel 1954, ha insegnato scienze umane in un liceo della provincia di Milano. Ha pubblicato diversi libri, tra cui i romanzi: Troppo di niente (Mimesis, Milano 2001) e Nella spirale dell’oca (UNI Service, Trento 2009).    

Il battello dei sogni, di Marco Galvagni

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La luce dei tuoi occhi è al limite di primavera

dove ogni gesto si tocca, s’interseca

dapprima solo rosso incenso

ora sottobosco dal profumo di pruni,

nuvola immobile nell’azzurro,

violino che suona un armonico concerto di note.

Ti racconterò dei tuoi occhi,

del loro colore corvino,

folgore d’una scintilla d’un alfabeto d’amore.

Davanti all’uomo conquistato

sei cieca esaltazione, regina

ingenua come un fiume nel deserto.

Fra le aurore e il frangiflutti delle notti

vi sono ghirlande da coltivare,

te ne pongo una al collo di panna.

Fra i tuoi occhi e il mare

immagini d’onde di passione,

il nostro nido come quello d’una coppia di rondini.

Il battello dei sogni

veleggia in un lago dorato,

la terra inseminata attende i tulipani.

Sei la superba avventura del maggio odoroso

nei tuoi occhi vi son perle ogni giorno

più incantevoli d’un mazzo di fiori alle campane dell’arcobaleno.

La poesia di denuncia, Nazim Hikmet

Nâzım Hikmet , in italiano spesso scritto Nazim Hikmet, all’anagrafe Nâzım Hikmet Ran (Salonicco, 15 gennaio 1902 – Mosca, 3 giugno 1963) è stato un poeta, drammaturgo e scrittore turco naturalizzato polacco. Definito “comunista romantico” o “rivoluzionario romantico”, è considerato uno dei più importanti poeti turchi dell’epoca moderna.
Nâzım Hikmet nacque a Salonicco, nell’allora Grecia ottomana, il 15 gennaio del 1902 da un’agiata famiglia aristocratica. Hikmet, da bambino, era un credente musulmano, come la sua famiglia; scrisse i suoi primi testi all’età di quattordici anni: le prime poesie ebbero per argomento un incendio della casa di fronte alla sua e il gatto della sorella; la prima pubblicazione avvenne a diciassette anni su una rivista.Nel 1938 un suo poema venne accusato di incitare i marinai alla rivolta; arrestato e processato, fu condannato a 28 anni e 4 mesi di prigione per le sue attività contro il regime, le sue idee comuniste e le sue iniziative internazionali anti-naziste e anti-franchiste. Alcune sue poesie di argomento politico furono proibite poiché considerate sovversive e lesive dell’onore dell’esercito, e per questo fu anche torturato e costretto a una dura detenzione, la quale culminò nel suo sciopero della fame di 18 giorni, che gli provocò i problemi cardiaci che l’avrebbero portato alla morte. Fu l’intervento di una commissione internazionale composta tra gli altri da Tristan Tzara, Pablo Picasso, Paul Robeson, Pablo Neruda e Jean-Paul Sartre nel 1949, a favorirne la scarcerazione nel 1950, in seguito ad una nuova amnistia.Nel 1951 chiese asilo politico in Polonia e, dopo aver rinunciato alla sua cittadinanza turca, divenne cittadino polacco nel 1959, facendo valere le origini familiari della madre, ma fissò la sua residenza nell’Unione Sovietica.Morì il 3 giugno 1963, a 61 anni, in seguito a una nuova crisi cardiaca incorsa mentre usciva dalla porta di casa.Premio World peace Council – 1950.

NAPOLI

Nazim Hikmet è ricordato principalmente per il suo capolavoro, la raccolta Poesie d’amore, che testimonia il suo grande impegno sociale e il suo profondo sentimento poetico. Sulla composizione dei versi tratti dalla poesia Ho sognato la mia bella, pubblicata nel ’64 nella raccolta Poesie d’amore non abbiamo notizie certe, possiamo però dedurre che il poeta li abbia scritti durante gli anni dell’esilio, molto probabilmente per sua moglie, rimasta bloccata in Turchia e che il poeta non rivedrà mai più a causa del clima politico della sua patria.

“Ho sognato la mia bella”

Ho sognato della mia bella
Ho sognato della mia bella
m’è apparsa sopra i rami
passava sopra la luna
tra una nuvola e l’altra
andava e io la seguivi
mi fermavo e lei si fermava
la guardavo e lei mi guardava
e tutto è finito qui.

*Un poeta profondo, che ha creduto nell’efficacia della poesia come “arma” per combattere il potere e le ingiustizie e ne ha pagato di persona le conseguenze. Un uomo che ha amato con passione come si evince da questi meravigliosi versi

Sogno triste, di Franco Bonvini

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E’ lei il sogno.
E quando la sogno è solo perchè lei vuole
la vedo, stesa sulle lenzuola bianche solo perchè desidera che io la veda
vuol essere percorsa fin dove il desiderio si fa più duro
dai capelli ai piedi e poi tornare dove la pelle è chiara.
Potrebbe anche essere che invece è lei che sogna
e io la vedo dal suo sogno mentre gioca con le dita
il collo teso, al cielo e i seni duri
e poi le costole, dove abita il respiro
e il ventre, e poi più giù dove il ventre cambia in sogno.
Poi cambia prospettiva e inarca un po’ la schiena
offre il sedere al sogno e il sogno sono io
nel sogno posso prenderla alle spalle e ai fianchi
accarezzarla ed assaggiarla e poi affondare come l’ape affonda.
Quando non vuole invece è solo un ricordare il sogno
ma è un sogno triste, come di qualcosa che muore.

IL LIDO, di Silvia De Angelis

E’ quella misura consona a noi stessi

a scivolare nell’impatto di stagioni fioche.

Le vorremmo enfatizzare

con luccichii enormi

in quel contenitore della sfera empatica

inebetito d’assenze

nei guizzi d’adrenalina.

Un cambiamento d’intenti

morde su lingua annodata

a echi della sera

quando un transito banale di luna

accenda visioni astratte

su risorse appese a un filo.

Si muove allora labile nell’universo

un rituale smorzato

alla ricerca d’un lido lontano

che non sia convesso

sul forse appena d’andare d’un veliero…

@Silvia De Angelis

Lucia Triolo: la guardia

in quel viso nessuno si lascia andare
nulla chiede
perdono

non lo chiedono gli occhi e le bianche
disperazioni del vagare sotto le palpebre
né le orecchie ferite dal suono
di leggende infantili

non lo chiede la linea del naso scattante
come un gatto all’assalto
e nemmeno le labbra
crollate sul mento
per quel che avevamo deciso
tra i denti
e non volevamo
comunicare a nessuno

non lo chiede la fronte da cui
si fuggiva sempre a gambe levate

una volta era venuto
un perdono
aveva abbassato per un attimo la guardia
su tutto quel terrore
chiedendo di non burlarsi
l’uno dell’altro

Le Metamorfosi di Ovidio nell’arte di Manuela Moschin

Novità in Libreria

A cura di Manuela Moschin del blog LibrArte https://www.librarte.eu/ e Pagina Facebook

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Le Metamorfosi di Ovidio nell’arte Edizioni Espera è il mio saggio disponibile dal 5 settembre 2022 in tutte le librerie e negli store digitali. Ci tengo tanto a presentarvelo, poiché in esso sono fuse le mie più grandi passioni: l’arte e la letteratura. La prefazione è dello scrittore saggista Corrado Occhipinti Confalonieri che ringrazio di cuore. Se vi fa piacere avere il libro con la dedica e uno sconto sul prezzo di copertina, vi invito a contattarmi su Messenger; Whatsapp 389 2585658; e-mail librarte.blog@gmail.com

Sinossi

Se il poeta romano Publio Ovidio Nasone (43 a.C. – 17 d.C.) non avesse creato il poema epico-mitologico Metamorfosi, una cospicua quantità di opere d’arte non esisterebbe. Il saggio analizza la celeberrima opera poetica, per mezzo della quale si è creato un rapporto sintonico con le opere d’arte prodotte nei secoli ed esamina con peculiare attenzione i dipinti, gli affreschi e le sculture che hanno avuto come tema le Metamorfosi di Ovidio. L’opera letteraria gode fin dall’antichità di un fascino singolare, in quanto attrasse letterati, artisti nel campo dell’arte e del mondo teatrale, diventando motivo di illuminazione. Ovidio fu un poeta magistrale, creatore di un’arte letteraria che tuttora offre spunti di studio e di analisi. Il suo poema ispirò poeti illustri e divenne un punto di riferimento essenziale per la maggior parte dei maestri come Michelangelo, Raffaello, Tiziano, Tintoretto, Veronese, Caravaggio, Rubens, Bernini, Rembrandt e Canova che, stimolati dalla scioltezza della narrazione, plasmarono i soggetti delle storie foggiando capolavori appartenenti all’arte figurativa. L’autrice sofferma la sua attenzione sul significato di alcuni miti, esaminando il ruolo da loro assunto nell’arte e nella letteratura. Ogni dipinto, affresco o scultura indagati sono preceduti sia dai versi riferiti alla composizione poetica, vale a dire dal mito che un tempo veniva interpretato artisticamente, che da una sintesi riassuntiva utile per conoscere i racconti legati alla mitologia.

Momenti poetici: Paesaggio arido, di Ida Gramcko, tr. di Martha Canfield, analisi di Elvio Bombonato

Ida Gramcko Wikipedia

PAESAGGIO ARIDO

Se in questo paesaggio
ci fosse una donna,
non avrebbe compagnia
se ci fosse un uomo,
sarebbe un uomo solo.
Di fronte a un albero un uccello
si allena alla solitudine:
l’uomo e la donna, soli
e indifferenti al cielo e agli astri,
ascoltano il canto dell’uccello.

IDA GRAMCKO, 1951 tr. Martha Canfield

Poetessa venezuelana (Caracas 1924 – 1994), conosciuta e apprezzata in patria, pressoché sconosciuta in Italia. Lirica di 10 versi; i primi 5 si fondano sulle preposizioni ipotetiche; i secondi 5 sono affermativi/asseverativi. La semplicità è solo apparente, il significato profondo della poesia si coglie dopo alcune riletture.

Alessandria Film Festival. Quarta Edizione

⏰ 23-25 settembre 2022 ⏰

🎥 L’ALFF (Alessandria Film Festival) è una manifestazione di cultura cinematografica alla quarta edizione, che consta di tre giorni di proiezioni ed eventi dedicati alla settima arte, a cadenza annuale 🎥

🗓 Si terrà dal 23 al 25 settembre 2022 nelle sale del Teatro Ambra e del Teatro Alessandrino 🗓

🎞 Il festival si regge su un concorso internazionale basato sulla selezione di cortometraggi provenienti da tutto il mondo tramite la piattaforma online Film Freeway, giudicati poi da una giuria di esperti; all’edizione di quest’anno hanno partecipato oltre 100 corti 📹

‼️La serata di apertura del Festival avrà come protagonisti il regista LUCA RIBUOLI originario di Alessandria che dialogherà con Roberto Sant’Agostino sull’evoluzione della sua carriera dalla provincia fino al grande pubblico
Ci sarà anche una performance di LUCA MARIA BALDINI una re-interpretazione audiovisiva del documentario, inedito e mai montato, di PIER PAOLO PASONI che celebra il primo sciopero dei netturbini del 24 aprile 1970‼️

‼️La serata di chiusura al festival ALESSANDRO HABER dialogherà con Roberto Lasagna e Lucio Laugelli sulla carriera del maestro, il futuro e il cinema italiano in generale‼️

ℹ️ Il programma e altre notizie su Alessandria Film Festival alla pagina:
👇👇👇
https://www.comune.alessandria.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/5033

ℹ️Per info e dettagli:
http://www.alff.it

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Giovanna Ceriotti: la scrittrice del piccolo vissuto quotidiano, di Luciana Benotto

Giovanna Ceriotti

Luoghi, personaggi, fatti e leggende 

di Luciana Benotto

Giovanna Ceriotti: a scrittrice del piccolo vissuto quotidiano

Ho letto con piacere i romanzi scritti dalla delicata e pacata penna di Giovanna Ceriotti, autrice di storie di buoni sentimenti, storie che narrano a tinte volutamente tenui e dimesse il quotidiano di persone comuni, talvolta di umili, come Alba, una donna non più giovane che vive in un locale inutilizzato di un cortile condominiale e di cui la Ceriotti scrive: “Era parte del paesaggio urbano quanto le mura dei palazzi, invisibile e anonima come un difetto nell’asfalto”. Vista la scelta inusuale delle trame e di certi suoi personaggi (oggi vanno di moda i vincenti), ho pensato di farvela conoscere.

Vuoi raccontare ai lettori di Alessandria today wordpress qualcosa di te? Mi hai accennato che nella vita fai tutt’altro.

Come cominciare? Forse dicendo che sono nata sul finire degli anni Sessanta e ho avuto in dono un’infanzia dorata, trascorsa in provincia di Milano, ad Arconate, dove tuttora vivo. Una famiglia serena e amorevole, il mio giardino e gli adorati cani hanno riempito le giornate insegnandomi a sorridere e ad apprezzare le piccole cose. Ho amato frequentare la scuola, dove ho preteso di capire oltre che conoscere, e dei buoni insegnanti (non tutti!) mi hanno aiutata. Ho scelto studi scientifici: il liceo prima, economia aziendale poi. E mentre apprendevo, insieme al latino, la fisica e la geografia astronomica, scrivevo e dipingevo, perché anche il disegno e i colori hanno sempre fatto parte della mia vita; e proprio la scrittura, a ventitré anni mi ha fatto vincere il primo premio in un concorso con un racconto sul mio cane. Dopo la laurea e una breve esperienza come ricercatrice universitaria, ho iniziato a lavorare in banca senza però mai smettere di “creare”.

Poiché scrivere sul serio è un vero e proprio lavoro e tu un lavoro impegnativo ce l’hai, ti domando qual è stata la scintilla che ha acceso a tutti gli effetti la tua creatività.

Be’, credo sia accaduto quando è nato il mio primo nipote; è allora che ho iniziato a scrivere racconti per bambini e, all’arrivo del secondo nipotino, ho ideato per lui il mio personaggio del coniglietto color carta da zucchero, che  nel 2010 mi ha portato alla prima pubblicazione, ovvero Sugar Coniglio Carta da Zucchero; e nei due anni successivi ho completato la trilogia, da me illustrata, con Un anno con Sugar Coniglio e Che storie, Sugar! Sugar mi ha aperto le porte delle scuole, permettendomi di fare laboratori ed esperienze bellissime con le insegnanti e i piccoli lettori. Nel 2015 è poi uscito il mio primo romanzo per ragazzi Estate sull’isola a farfalla e, nel settembre dello stesso anno, sono stata invitata dall’assessorato alla cultura del comune di Favignana (TP) per la presentazione del libro, ambientato proprio sull’isola: un’esperienza davvero piacevole. L’anno seguente è stato pubblicato Tutto per un comodino, breve romanzo per lettori di ogni età, in cui c’è anche il punto di vista di un gatto di nome Fuoco, e che ho presentato anche a Tempo di Libri, la fiera dell’editoria di Milano, nel 2017. Proprio quell’anno è uscito il mio primo romanzo di narrativa dedicata agli adulti e al momento i libri per i “grandi” sono in tutto tre.

I tuoi romanzi hanno un filo conduttore che li accomuna o mi sbaglio?  Puoi spendere due parole sulla trama senza rivelare troppo?

Con occhi pieni d’infanzia Bolis edizioni pag. 210 € 13.30

Come ho accennato poc’anzi, cinque anni fa è uscito il mio primo romanzo intitolato Con occhi pieni d’infanzia, e alcuni dei temi affrontati nelle storie per ragazzi: il rapporto tra le generazioni, l’amicizia, la diversità, sono tornati in questa vicenda che racconta di due donne tanto differenti: una senza tetto e una brillante funzionaria di banca. L’intreccio delle loro solitudini, unico punto che le accomuna, fa riemergere il passato di entrambe, scava nell’infanzia e descrive l’affannoso presente. Ambientato tra Milano, Roma e la Bretagna, il romanzo si snoda attraverso quasi mezzo secolo di storia, per arrivare a un inaspettato quanto commovente finale.

 Il mare alla fine A & B pag 216 € 15.20   

Il secondo romanzo Il mare alla fine, narra di Ottavio, che con i suoi ottantasette anni e il cane Ettore ci porta a ripercorrere la sua lunga vita, una vita che ha comportato rinunce e scelte. Per sfuggire a un destino certo e inaccettabile il protagonista viaggia attraverso l’Italia, verso il mare, alla ricerca di un antico amore. È il romanzo dell’amore che cambia e che ci cambia, declinato in tutte le sue forme; è un romanzo che sprona ad andare incontro alla propria sperata felicità con caparbietà e un briciolo di incoscienza.

Come passiflora Golem edizioni pag. 224 € 15.20

Nel mio terzo libro: Come passiflora, le protagoniste sono ancora due donne appartenenti a generazioni distanti: l’anziana Tilde e la giovanissima Nora che, divenendo vicine di casa, a poco a poco entrano l’una nel mondo dell’altra, condividendo i pomeriggi nella semplicità dell’orto di Tilde o della sua cucina che profuma sempre di dolci.

Hai degli autori che ti hanno ispirato, vista la particolarità delle tue storie?

Beatrix Potter e Astrid Lindgren per i ragazzi.

Nella narrativa adulti apprezzo la scrittura che non descrive ma ti porta con sé, al fianco dei personaggi, dentro le scene. Amo i romanzi introspettivi, dove magari non c’è azione ma il dettaglio di una scrittura ricercata e al tempo stesso immediata al punto da “vedere” il personaggio. Da adolescente mi sono innamorata dello stile di Isabel Allende, ho pianto e parteggiato per le donne dei suoi romanzi; per me resta un modello. Apprezzo altre autrici – sempre donne, chissà come mai! – per il loro stile: Melania Mazzucco, Margaret Mazzantini, Romana Petri, Piera Ventre: i loro sono viaggi tra i sentimenti, i piani temporali, le storie delle persone.

Che tipo di lettrice sei?

Prediligo la narrativa alla saggistica, soprattutto romanzi “intimisti” e storie familiari. Talvolta infilo tra le letture qualche genere diverso, come Simenon e Camilleri (tra i primi amori anche Agahta Christie!).

Hai una stanza tutta per te, come sosteneva fosse necessaria Virginia Woolf e se ce l’hai quando e per quanto tempo ti ci rintani per dedicarti alla scrittura?

Purtroppo non riesco a scrivere come vorrei, le giornate non hanno ore a sufficienza! La teoria dell’allenamento quotidiano la conosco a menadito, ma nella realtà non riesco a praticarla. Ho un lavoro, neanche molto vicino a casa, che mi occupa a tempo pieno, pertanto ricerco le mie ore “di qualità” per la scrittura, nella giornata in cui sono più libera, la domenica. Ho una mia scrivania, ma non disdegno di scrivere, quando si può, anche sul balcone, in compagnia del mio pastore tedesco Dolf. 

I tuoi progetti nel cassetto?

Sto lavorando a un nuovo romanzo, che in parte, per i  personaggi e lo stile narrativo, si discosta dai precedenti. I temi però restano l’amore su tutto e in perenne evoluzione. 

Come desideri concludere questa chiacchierata?

Ho pubblicato il primo libro considerandolo già un impensabile punto di arrivo, dicendomi che tutto ciò che fosse arrivato dopo, sarebbe stato accettato con gioia e gratitudine. Adesso continuo a scrivere godendo delle storie che racconto e delle emozioni di chi legge.

A questo punto, non mi resta che ringraziarti e suggerire i tuoi romanzi.

Rinasce la poesia, Giuseppe Pippo Guaragna

Rinasce la poesia

Ho fatto, in un istante, un grande rogo

di questi ultimi fogli accartocciati,

dove giacciono inerti, abbandonate,

come fossero dei pensieri morti,

tante frasi incompiute, mai finite,

il balbettio d’una mente confusa

e d’una vecchia anima tormentata,

che ormai non trova pace né perdono.

Ho dato quindi fuoco, un fuoco puro,

a convinzioni indotte e falsi miti,

stereotipate ipocrisie sociali

percorrendo cammini sconosciuti,

in una eutanasia di sacri dogmi

e di dubbi che scavano il profondo.

Poi, dalle sottili e azzurre ceneri,

dei più preziosi zàffiri e ametiste,

salvifica fenice,

in tutto il suo splendore, abbacinante,

e come astro che sorge all’orizzonte,

rinasce tra i cristalli la poesia.

GPG

DISCESE, Paola Varotto

DISCESE

Abbiamo ancora vita

da vivere e

albe da dedicarci, con sorrisi

un poco più tristi

con sogni un poco

più stropicciati

svegliandoci con gli occhi

velati da immagini sbiadite

di noi che, ancora ci cerchiamo

senza riconoscerci.

Come eravamo..

Ad un passo dal cielo

senza fatica.

Ora, arranchiamo e, scivoliamo

senza appigli, naufraghi,

in questa vita che

non riesce più a dare.

Ancora una volta, parole

che, come balsamo

riaprono porte ormai chiuse

lasciando entrare sprazzi

di sole che.. ridonano luce

ad un cuore ormai stanco!

©Copyright L.633/1941

Paola Varotto