Dentro gli occhi, di Franco Bonvini

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Dentro gli occhi

 franco bonvini  

Cosa vedi quando guardi il lago non lo so
ma posso dirti cosa vedo io
vedo il tempo farsi eterno
vedo il bimbo che gioca nell’ acqua
e il nonno sulle rive bianche di neve che lo guarda.
Non ci sono ore più belle di altre
che sia mattino di sole o bianco di nebbia
o notte scura e nera coi monti invisibili nel cielo
sono tutte qui, dentro gli occhi, insieme
nient’altro attorno, sei sempre solo quando guardi il lago.
Forse però un’ora c’è
quando il lago s’indora, che il sole sta per scendere oltre i monti
e cade obliquo nell’ acqua
allora i monti sembrano grembi di madri
con bimbi attaccati al seno
e c’è la stessa pace.
Sarà che ho questi occhi acquosi di lago
dentro i quali lei si è fatta isola eterna
sulle cui rive gioca mia madre bambina
e la notte lascia graffi di luce nell’acqua nera.
lì dentro non sono il nonno che guarda dalle rive bianche di neve
ma il figlio, e c’è una gran pace
proprio come sotto un immenso cielo stellato che si riflette nel lago.

Le stagioni fatate, di Franco Bonvini

Le stagioni fatate

 franco bonvini  

Forse sono passate / le stagioni fatate
e non ci ho fatto caso.
E ancora credo per me / e non solo per me
che ne verranno altre domani.
Un elettrico argento / m’ha portato sul lago
in questo vagabondare.
Non è il nostro lo so / però anche qui venivamo
anche solo a guardare.
Oltre la fine del lago / le cime dei monti
e l’azzurro del cielo
qui c’è ancora il tuo cuore / e i tuoi sogni
e li vedo brillare.
Sotto un tiepido sole / li vedo brillare
io sono qui / sulle rive del lago
e mi sembro un coglione
un sognatore un acchiappanuvole
con la mia lattina di tè al limone
Io sono qui / sulle rive del lago
sono venuto a cantare
Farà neve lo so / e anche presto
ma sarà ancora più bello
quando scenderà attorno al lago
come un anello.

Io sono qui sulle rive del lago..
tra le mani ho soltanto un panino..
Ne vuoi un pochino?

Nel tanto immaginare, di Yuleisy Cruz Lezcano

Nel tanto immaginare

E poi immagino

tutti i raggi che mutano

in suoni

l’ondeggiare dei girasoli.

Immagino i colori

mentre Van Gogh dipinge

col violino

un campo colmo

di soste di sole.

Poi immagino un cavallo azzurro

innalza note musicali nel vento.

I fiori sono un teatro

tutto il teatro è il mio giardino

pennellate di violino.

L’infanzia è in ogni luogo.

La musica lancia polline

sul passato

e quella me che avevo scordato

passeggia fra i girasoli

balla con i colori

e dipinge con la musica.

Y. C. L.

Sale in zucca, di Maria Teresa Infante

Sale in zucca

Avrei voluto scrivere poesie

direzionare il volo col timone

– un legno antico che non ha frontiere –

inerpicarmi

scendere di testa

dove i grafemi scindono gli schemi

e trasformare il male con il bene

un po’ d’inchiostro non è mai abbastanza

provo a passarlo da una mano all’altra

si dà di sale

se la carne è sciapa

intanto i crampi stridono la mente

si dà di matto

se rimani a terra.

Maria Teresa Infante

Da “Extrema ratio”, Genesi Edizioni (2021)

MONFRA JAZZ FEST: BACI IN MUSICA ALLA PASTICCERIA NININ PER COLAZIONE 

MONFRA JAZZ FEST: BACI IN MUSICA ALLA PASTICCERIA NININ PER COLAZIONE 

Ultimi concerti per il Monfrà Jazz Fest, una coda davvero gustosa della manifestazione cominciata ai primi di giugno, considerando che il primo sarà il 17 settembre alla Pasticceria Ninin di Piazza Martiri della Libertà n.10 a Casale Monferrato. 

Il concerto degustazione ha per titolo “Un bacio a colazione” e l’ora si presta: sarà infatti alle 10.30 del mattino. Un momento perfetto per iniziare la prima giornata della 61° Festa del Vino del Monferrato Unesco che si tiene in città.

Il concerto è anche l’occasione per presentare il nuovo dolce Bacio della Pasticceria Ninin e ovviamente il bacio è anche il filo conduttore di tutte le note che accompagneranno questo momento: 12 “baci musicali” scelti tra le più belle ballate e standard jazz interpretati dal Perilli Vercesi duo.

Interpreti saranno Laura Perilli, Voce e Ukulele e Martino Vercesi alla Chitarra. 

Laura Perilli – Cantante dalla voce raffinata e persuasiva, particolarmente adatta sia al repertorio degli “standard” del jazz americano che alla bossanova brasiliana. I suoi riferimenti: Billie Holiday, Ella Fitzgerald, Sarah Vaughan e parlando di artiste contemporanee Dee Dee Bridgewater, Diana Krall, l’italiana Rossana Casale, Roberta Gambarini e Ada Montellanico. Nel 2006 è stata selezionata come voce del Berklee Award Group Award per l’edizione 2006-2007 di Umbria Jazz Winter. Attiva soprattutto nel circuito jazz laziale e lombardo, collabora con Alessandro Fraternali, Alessandro Tomei, Paride Furzi, Matteo Camera, Tazio Forte, Martino Vercesi, Gabriele Pelli, Marcello Testa, Marcello Turcato, Tito Mangialajo Ranzer, Gigi Andreone, Renato Tassiello, Andrea Rogato (con questi ultimi per la “Orange Blues Band”). Grazie alle collaborazioni con il chitarrista Peter Autschbach ha anche pubblicato un cd nel 2009 (Summer Breeze). Ukulele Fairy Tales il suo ultimo progetto discografico di classici jazz/blue.

Martino Vercesi – È considerato uno dei più interessanti e versatili chitarristi italiani. Oltre alle doti tecnico-strumentali in lui si esprime una profonda conoscenza del linguaggio jazz e una personalità forte e definita, che fa di lui solista d’eccezione e nel contempo accompagnatore di rara sensibilità. Ha scritto “A Method For Modern Guitar” pubblicato nel 2006 da Sinfonica Jazz. Ha suonato in numerosi teatri tenendo recital solistici di chitarra classica. Ha collaborato con diversi musicisti di chiara fama nazionale come Luigi Bonafede, Tony Arco, Giovanni Falzone, Marco Vaggi, Sandro Cerino, Fabrizio Trullu, Ares Tavolazzi, Luca Dell’Anna, Mauro Battisti, Walter Calloni, Marcello Testa, Marco Micheli, Ferdinando Faraò, Danilo Gallo fra gli altri. Ha suonato presso alcuni dei più importanti teatri e jazz club nazionali e internazionali come Blue Note Milano, Auditorium “G.Verdi” Milano, Porgy and Bess Vienna, Jazz Club Chur, Jazz Club Torino. Ha suonato in diretta radio, e ricevuto lusinghe recensioni su riviste specializzate. Ha al suo attivo diverse pubblicazioni sia come solista che come sideman.

Per assistere al concerto la prenotazione è gradita al 345 5145878.

L’evento è in collaborazione con: Comune di Casale Monferrato, Pasticceria Ninin, Festa del Vino.

Scrivilo per me, di Cinzia Perrone – Autrice

Scrivilo per me

Molte volte sento l’espressione, forse qualche volta l’ho detta anch’io, “scrivo per me stessa “.

Condizione che può essere anche veritiera, ma che cambia sostanzialmente le cose quando si inizia a pubblicare, perché in quel caso si inizia a scrivere anche e in qualche caso soprattutto per gli altri.

Infatti la riuscita di un buon libro sta proprio nell’efficacia dei rapporti fra autore e lettore. È quindi necessario comprendere il processo che mette in relazione chi scrive e la sua opera con il mondo circostante, cioè individuare con estrema precisione il destinatario dell’opera stessa.

Come suggeriva John Steinbeck, può essere utile rivolgersi a una persona, reale o immaginaria, e scrivere soltanto per lei.

Vie del Sale’, online il nuovo sito. Nasce il percorso escursionistico. ​ ‘La Mulattiera dell’Olio’ e il video-documentario​ 

‘Vie del Sale’, online il nuovo sito. Nasce il percorso escursionistico

​ ‘La Mulattiera dell’Olio’ e il video-documentario​ 

Sarà online venerdì 16 settembre il nuovo sito internet delle ‘Vie del Sale’, percorsi escursionistici che dalla Pianura Padana e dalle Valli Piacentine raggiungono la costa Ligure. Il progetto (https://www.leviedelsale.org) è curato da “La Pietra Verde”, associazione di promozione sociale nata nel 2001 che opera nell’ambito dell’escursionismo, dell’educazione ambientale e della promozione e valorizzazione del territorio che comprende le Province di Alessandria, Pavia, Piacenza e Genova. Le ‘Vie del Sale’ sono antichi percorsi che si snodano tra Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Liguria in una terra di passaggio, anticamente frequentata da mercanti e mulattieri, e mettevano in comunicazione la Pianura Padana e le valli dell’entroterra con il Mar Ligure per l’approvvigionamento del preziosissimo sale utilizzato per la conservazione dei cibi. Il commercio del sale tra la costa ligure e la pianura padana si sviluppò fin dall’epoca romana attraverso una fitta rete di piste e strade di crinale che mediante alcuni passi storici (gioghi) permettevano il trasporto di questo prodotto indispensabile per la sopravvivenza di uomini e animali.

I percorsi e il ‘passaporto’

Il sito propone differenti percorsi, completi di descrizioni dettagliate delle singole tappe (lunghezze, dislivelli, altimetrie), punti di interesse, punti di ristoro e per l’acqua, strutture ricettive per il pernottamento e per i pasti, tracce Gps (per la loro realizzazione è stato utilizzato il programma Garmin Base Camp), informazioni logistiche (come arrivare e tornare con i diversi mezzi di trasporto), principali luoghi di interesse che si incontrano lungo il cammino, cenni storici sull’origine delle varie ‘Vie del Sale’.

Il progetto è stato condiviso con numerosi organismi associativi nell’ambito dell’attività escursionistica (Cai Sezione di Tortona, Cai Sezione di Piacenza, Federtrek Escursionismo e Ambiente, Turisport Europe, Progetto Italia, Gaep – Gruppo Alpini Escursionisti Piacentini, Appennino Trekking), le Camere di Commercio e numerosi enti locali coinvolti attraverso la concessione del patrocinio e, nel caso dell’ente camerale di Alessandria ed Asti, di un contributo a sostegno dell’iniziativa.

Non manca il “passaporto del camminatore” che testimonia il viaggio. Il documento identificativo certifica il passaggio dell’escursionista lungo queste vie e sulla credenziale sono riportati i timbri e le date dei luoghi visitati e le strutture di ospitalità in cui si è stati accolti. «Questa timbratura – spiegano i responsabili dell’associazione – può essere emessa anche da attività commerciali come bar o negozi e favorisce l’accesso alle strutture che accolgono i camminatori. Sono state inoltre realizzate la spilla da appuntare sullo zaino e la T-shirt con il logo distintivo di questi cammini».

Le nuove sette tappe

Sulla scia dei risultati raggiunti da ‘Le Vie del Sale – dalla Pianura Padana al Mar Ligure’, realizzato nel 2021 e che ha preso in considerazione la ‘Via del Sale’ che da Varzi raggiunge la località di Portofino, quella che da Tortona raggiunge anch’essa Portofino e la ‘Via Piacentina’ che da Travo raggiunge Genova, negli ultimi mesi «abbiamo ampliato il progetto legato ai cammini escursionistici – spiega Riccardo Rancan, referente del progetto – includendo un percorso che, dalle Valli Piacentine, raggiunge la costa Ligure. Si chiama ‘La Mulattiera dell’Olio – Il Cammino da Bobbio a Levanto’ e si sviluppa in sette tappe attraversando il territorio appenninico compreso tra la Val Trebbia e la costa ligure delle Cinque Terre, che un tempo era solcato dalle carovane di mulattieri impegnati negli scambi commerciali tra la pianura ed il mare». I contenuti delle pagine web della ‘Mulattiera dell’Olio’ saranno raccolti e organizzati anche per la realizzazione di una pubblicazione tascabile, analoga a quella già disponibile per la sezione delle ‘Vie del Sale dalla Pianura Padana al Mar Ligure’.

Sempre venerdì 16 settembre sarà pubblicato il video-documentario ‘La mulattiera dell’Olio’, realizzato da Michele Ferroni per l’associazione “La Pietra Verde”, che racconta la sua esperienza lungo l’affascinante percorso, che permetterà «di immedesimarsi e scoprire questi territori meravigliosi». Il video sarà pubblicato sul canale YouTube di Michele Ferroni https://www.youtube.com/c/MikefC, sul sito internet delle Vie del Sale https://www.leviedelsale.org, sul sito internet e sui canali social de “La Pietra Verde”. Ferroni, genovese, rapper, cantautore e tecnico del suono, è appassionato dei cammini e amante del territorio Appenninico. In passato ha realizzato un video sull’alta via dei monti liguri.

Per ulteriori informazioni: associazionepietraverde@gmail.com, telefono 339 – 6969819.

L’associazione

“La Pietra Verde” con gli istruttori Iwe (Istruttori di Walking Ecoconsapevole) accompagna gruppi di persone o scolaresche su itinerari appositamente studiati, con particolare riferimento alla botanica, alla paleontologia, alla zoologia, organizza uscite all’esplorazione di luoghi di interesse naturalistico o storico, progetta uscite di trekking diversificate in base alla difficoltà anche di più giorni, e di Walking urbano alla scoperta di città d’arte, borghi medievali, piazze e monumenti. Si occupa inoltre di progetti di didattica ambientale nelle scuole e della tracciatura e manutenzione delle reti sentieristiche presenti in zona, georeferenziando e mettendo a norma Cai i vari percorsi individuati. La sede legale dell’associazione è il Rifugio Escursionistico Piani di San Lorenzo, frazione Pallavicino di Cantalupo Ligure. La struttura è direttamente gestita da “La Pietra Verde”.

Cultura. Mario Banella: un romano ellenico, l’intervista

Mario Banella: un romano ellenico, l’intervista

Date: 14 settembre 2022Author: irisgdm

Mario Banella

art. di Marina Donnarumma Iris G. DM

L’arte è l’incontro inatteso di forme e spazi e colori che prima si ignoravano. Fabrizio Caramagna.
Un altra citazione che mi piace sempre di Fabrizio Caramagna dice che l’arte è un arco teso che lancia la sua freccia più in là dell’infinito.
Tutto ciò che crea emozione è arte, poesia, danza, musica, pittura, scultura.
Mario Banella, direi che lui ascolta il mondo e poi fiorisce la sua poesia.
Una poesia curata, frutto di uno studio illuminato che in lui ha creato il ”suo modo di fare poesia”
Quando lo leggi, pensi che starebbe bene nei libri di scuola, nelle librerie vorresti vedere i suoi libri in un intero scaffale. Pura poesia in ogni cosa che scrive, lui li ha letti tutti, Leopardi, come può mancare! Baudelaire, Eluard, Valery, Lorca, Machado, i greci, Antonia Pozzi.tanti altri ancora, direi ”il naufragar mi è dolce in questo mare di parole”parafrasando il Leopardi. Annegare in un mare di parole che poi ti salvano, e le sue parole si sentono, ti invadono, ti entrano. Un vero artista della parola, ma anche uno studioso di letteratura.
Chi scrive sa che la poesia salva, ma può anche farti morire, sono due estremi che generano molto emotività
Sei di strada, oggi
nel sole più arduo che conosci.
L’estate è un ombra sui muri
e dei pochi, il cui passo sfiori. Mario Banella
l’estate è un ombra sui muri e dei pochi…sfioriamo le ombre dell’estate, che passa in fretta. Noi le cose non facciamo in tempo a tenerle, ci sfiorano e fuggono. Forse potrei amarlo come un poeta greco e sicuramento amo il modo di scrivere di Mario Banella.
Uomo dotato di grande sensibilità, certamente rara, come la sua discrezione e il suo non lasciarsi andare se non con le parole, e che parole! Leggetelo come si legge un grande, le sue poesie mettetevele dentro l’anima, usciranno leggere e piene di luce.

  • Prima domanda di prassi, quando hai cominciato a scrivere? Hai sempre scritto solo poesie o altro?

Ho cominciato a scrivere delle cose intorno ai 15/16 anni. Poesieole, raccontini. Sui vent’anni l’aspetto narrativo ha prevalso sulla poesia. Il racconto era la forma a me più congeniale, anche se il mio primo libro(Chiara e le altre)è stato un romanzo breve. La poesia la coltivavo con calma, non essendo ancora sicuro di esprimermi al meglio

  • Tu fai un lavoro nella sanità pubblica, quindi hai a che fare con malati, dolore, senza speranza. Tutto ciò ispira anche il tuo modo di scrivere?

Tutto il mio scrivere nasce in modo indiretto. Devo confessare che il mio lavoro mi influenza come può influenzarmi una qualsiasi cosa che mi colpisce. Certo, vedo il dolore, le persone toccate dal dolore. Le dinamiche poi sono tutte personali. Magari, la sofferenza che osservo al lavoro può colpirmi molto più tardi. Nel momento che osservo un paesaggio o penso ad altro.

  • La tua vita influenza il tuo scrivere?

Potrei rispondere. La vita è il mio scrivere. L’ Antonia Pozzi, scriveva che la poesia le scorreva nelle vene. Tutto m’influenza. Le persone che amo, che incontro, che mi deludono incidono sul mio scrivere. E anche la letteratura. L’aprire un libro, determina la mia minuscola scrittura.

  • C’è stato un momento della tua vita in cui non sei riuscito ad esprimerti?

Io so esprimermi solo con la parola scritta. In sostanza non sono tanto a mio agio con tutto il resto. All’esterno posso anche dare una immagine non mia. Non veritiera. Esprimermi mi è difficile, causa di quel che vedo intorno. Molte cose non le capisco più. Se il silenzio potesse diventare una forma di scrittura lo userei come giudizio. Espressione di me stesso.

  • Io so che tu leggi molto, studi, ami molto i poeti maledetti, Rimbaud, Baudelaire, ecc, hanno influenzato la tua crescita?

Ho cominciato a scrivere qualcosa leggendo Rimbaud. A 16/17 se sei appassionato di poesia non puoi non leggere Rimbaud. Non puoi non immedesimarti in questo poeta andato ben oltre Baudelaire. Lui teorizzava. Rimbaud no. Ha messo in pratica la sua idea di poesia. Ha mostrato la grandezza del binomio Vita-Poesia. Questa è l’eredità a noi dataci. Il massimo della libertà.

  • Sono curiosa di sapere chi è il tuo poeta preferito.

È più giusto dire. I miei poeti preferiti. Direi tutti gli Anti-Novecentisti. Saba, Penna, Betocchi, Bertolucci, Sereni. Mi piace la consapevole malinconia di Antonia Pozzi, l’architettura compositiva di Amelia Rosselli. La semplicità della Gualtieri e poi la struggente bellezza delle poetesse russe. Achmatova. Cvetaeva. Insomma, tutta quella poesia, per dirla con Umberto Saba, onesta. Senza bellezze artificiali. Oggi credo si scriva troppa poesia confessionale(di per sé non è u n male)e superficiale.

  • per te, cosa è la poesia? Come ti fa sentire?

Sembra facile rispondere. Basta dire, mi far star bene ma nel momento dello scrivere c’è anche qualcosa che a che fare con la malattia. È un discorso complesso. Il gusto artistico non è del tutto spiegabile, comprensibile. Ci lascia degli stati d’animo. Ecco, la poesia è uno stato d’animo. Nulla di preciso, di tattile. Ci lascia sgomenti, felici, fragili, inutili, universali. Ogni poesia è un viaggio. Un qualcosa che -non sappiamo- ma è un piacere farlo.

  • Ottava domanda, un po’ birichina, il fatto che scrivono tutti, tutti, non pregiudica chi sa scrivere?

È assolutamente vero. Colpa di chi scrive, di chi pubblica. Colpa di chi non legge o legge male. Questo bisogna sottolinearlo. Oggi, miseria di certa informazione massiva, si pensa che L’ Arminio come categoria espressiva. Non c’è di peggio. Conosco poeti migliori di lui. La poesia è un’altra cosa. E qui sta il difetto. Chiunque crede di scriverla, di praticarla, ignorando la fatica che c’è dietro. E le case editrici giocano su questo. Sull’aspirazione di chiunque scrive. E la poesia così, oltre a non vendersi. Si butta.

  • Che ne pensi dell’editoria in genere e del self publishing?

Penso. Non ci sia più coraggio. Negli anni ’80 c’erano due forme di pubblicazioni. Il libro e la rivista. Il libro inteso come forma antologica. Le riviste non esistono più, se non rari esempi(Poesia. Editore Crocetti) comunque in declino e autoreferenziale. Non esistono più le riviste(per dirla alla Fernanda Pivano)Underground. Poeti che fanno riviste non ci sono più. Manca tutto sull’apparato che fa -viaggiare- la poesia .Il self-publishing? L’ho provato con il librino di poesie dal titolo “Sparse”. I risultati? Appena discreti. Fare poesia è difficile poiché per supportarla occorre un retroterra di cultura editoriale che nel self-publishing non c’è.

  • Cosa sogni? Cosa vorresti che ti accadesse?

I sogni? Quelli ci sono sempre. La scrittura induce al sogno. A volte a metterlo in pratica. Tutto ciò che mi è accaduto l’ho voluto, quindi ho trovato piacere che accadesse. Tranne le faccende dolorose ma quella è un’altra storia. Aspetto altro. Insomma, non desidero. Aspiro.

Mario Banella

La settimana dello scrittore: Mario Banella, un romano ellenico https://alessandria.today/2022/09/13/la-settimana-dello-scrittore-mario-banella-un-romano-ellenico/

Grigi sguardi d’autunno in vezzi

gesti nella pioggia grondante sopra

poveri tetti, così trascorre il giorno

e s’aspetta la sera come una corriera

colma di voci lontane.

Sembra uno sciogliersi di neve

prematura, un freddo anzitempo

che ci ha sorpresi nel cortile di

ghiaia e stoppie. Verrà la luna

a cadere con dolce rumore e il

cielo tutto sarà di un nero splendore. Mario Banella.

Mario Banella

Mi piacciono le trattorie in periferia,

i piatti unti e la poesia onesta.

La mano che versa il vino, l’occhio

stupito dopo un tozzo di pane,

il tavolo traballante, la città sullo

sfondo, il dolore dietro un vicolo,

la storia che mi stanno per raccontare

dopo una notte appena nata.

La stessa notte in cui comincio

a scrivere dormendomi tu accanto. Mario Banella

Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM

the essence of beauty is that quality of sensitivity

#the essence of beauty is that quality of sensitivity

Pubblicato da taniapizzamiglio

Probabilmente non vi capita spesso di essere in mezzo alla natura.
C’è questo mare meraviglioso, ma voi non siete in relazione col mare.
Lo guardate, magari ci andate a fare una nuotata, ma non avete il senso di questo mare con la sua enorme vitalità ed energia, la bellezza delle onde che si infrangono sulla costa, non c’è nessuna comunicazione fra quel meraviglioso movimento del mare e voi.
E se non siete in relazione con questo, come potete esserlo con qualcun altro?
Se non percepite il mare, la qualità dell’acqua, delle onde, della grande vitalità della marea che sale e scende, come potete essere consapevoli o essere sensibili alla relazione umana? Vi prego, è molto importante comprenderlo, perché la bellezza non è soltanto nella forma fisica, l’essenza della bellezza è quella qualità di sensibilità, la qualità dell’osservazione della natura.
Jiddu Krishnamurti, filosofo indiano

It is probably not often that you are in the middle of nature.
There is this wonderful sea, but you are not related to the sea.
You look at it, maybe you go for a swim, but you don’t have a sense of this sea with its enormous vitality and energy, the beauty of the waves breaking on the coast, there is no communication between that wonderful movement of the sea and you.
And if you are not related to this, how can you be related to someone else?
If you do not perceive the sea, the quality of the water, the waves, the great vitality of the rising and falling tide, how can you be aware or sensitive to the human relationship? Please, it is very important to understand this, because beauty is not only in physical form, the essence of beauty is that quality of sensitivity, the quality of observing nature.
Jiddu Krishnamurti, Indian philosopher

In treno, metro e bus senza mascherina: 81 mila euro di multe

In treno, metro e bus senza mascherina: 81 mila euro di multe

Le sanzioni per il mancato rispetto dell’obbligo di mascherina sui mezzi pubblici hanno riguardato utenti ma anche autisti

12-09-2022 16:23 Abruzzo Redazione Agenzia DIRE

coronavirus_metro_milano-2

ROMA – Utenti, ma anche autisti, che viaggiavano in metro o in treno senza indossare la mascherina Ffp2: nei giorni scorsi sono state 203 le violazioni amministrative contestate dai Carabinieri del Nas che hanno portato a multe e sanzioni per un totale di 81 mila euro.

TRENI, BUS E METRO

Gli interventi, condotti unitamente ai Carabinieri dell’Arma territoriale, hanno riguardato3.058 veicoli adibiti al trasporto, tra autobus urbani ed extraurbani (65%), metropolitane (12%), collegamenti ferroviari locali e di navigazione (23%), interessando la verifica di oltre 30 mila utenti a bordo degli stessi.
Sono state contestate 203 violazioni amministrative nei confronti di utenti ed autisti, che si trovavano a bordo privi di mascherina o in assenza di idonea mascherina filtrante (Ffp2 o classe superiore), per un ammontare complessivo di 81mila euro di sanzioni.

LEGGI ANCHE: Si torna a scuola, il 92% festeggia l’addio alla mascherina

MULTATI ANCHE AUTISTI E MINORENNI

Le verifiche hanno determinato l’emersione di due aspetti rilevanti riconducibili a: la presenza di 11 autisti e guidatori dei mezzi che svolgevano il proprio incarico senza indossare la prevista mascherina, nonostante il ruolo svolto come operatore di un servizio pubblico; l’accertamento di 31 minori, pari al 15% delle persone sanzionate, risultati privi di mascherina, incuranti della normativa e del rispetto a favore della collettività al fine di ridurre il rischio di contagio.

I controlli sono stati effettuati nel corso degli ultimi giorni da parte del Comando Carabinieri per la Tutela della Salute d’intesa con il ministero della Salute: si è trattato di una campagna di controlli a livello nazionale al fine di verificare l’osservanza dell’obbligo di indossare la mascherina all’interno dei servizi di trasporto pubblico, allo scopo di tutelare la salute degli utenti, anche in considerazione della ripresa delle attività lavorative e della attuale situazione epidemiologica.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it

CLOCHARD, di Roberto Busembai

CLOCHARD

Mi sono chiesto

spesse volte

se il cielo davvero esiste

perchè io quell’azzurro

non sono mai

riuscito a intravedere,

mi sono chiesto

se il caldo di un camino

davvero scalda più

di un marciapiede al sole,

e ho chiesto a me stesso

se la vita è davvero

quel sorriso sulla pelle

che ti sfiora al mattino

ad ogni raggio di luce

che si vede.

Mi sono chiesto

spesse volte

e non ho mai trovato

le risposte,

ma una sopra a tanti

e sopra a tutti

sento di poterla gridare,

che la vita è un grande dono

e non lasciatevela sfuggire.

Roberto Busembai (errebi)

Immagine web

DALLA CANTINA UN PIANTO, di Gianni Regalzi

DALLA CANTINA UN PIANTO

Non so cosa succede,

si chiudono sbattendo le persiane,

si muovono gli oggetti inanimati.

C’è nebbia, tanta nebbia nel cortile,

Sento un vocio maligno che dal pozzo

pronuncia sibilando il nome mio.

Luce nascosta, spilli dentro gli occhi,

sabbia rovente e fango tra le dita,

acuminati cocci di bottiglia

feriscono i miei passi

e dal mio naso scorre caldo sangue.

Mi brucia la paura e giù in cantina

si sente un dolce canto di bambina

che dopo un po’ si fa penoso pianto.

Alessandria, 13 Iyyar 5775 (2/5/2015)

Gianni Regalzi

(da “Silenzi e Pensieri” dir.ris)

(Foto da Google immagini)

UN SETTEMBRE LONTANO, di Gianni Regalzi

UN SETTEMBRE LONTANO

In questa fresca sera settembrina

la dolce eco di una fisarmonica

colora la fragranza del tramonto.

L’uva nel secchio è d’oro

il pan biscotto è lì, ancor fumante

e tutto intorno è breve luce e pace.

Fermati istante e fa che questo sogno

per un momento solo torni vero,

ma inesorabilmente il tempo tuona.

Alessandria, 29 Elul 5775 (13/9/5775)

Gianni Regalzi

(da “Silenzi e Pensieri” dir.ris.)

(Foto da Google immagini)

L’ARGENTO FREDDO DELLA LUNA, di Gianni Regalzi

L’ARGENTO FREDDO DELLA LUNA

Un tempo mi stordiva,

ora l’Argento freddo della Luna

mi porta solo spettri dal passato.

Luci nascoste all’ombra di un delirio,

tuoni, silenzi e palpiti

risvegliano i fantasmi e la mia notte

diventa amara ancora più del sale.

E l’Alba è lì che attende

con le sue spine pronte a farmi male.

Alessandria, 27 Kheshvan5775 ( 20/11/2014)

Gianni Regalzi

(da “Silenzi e Pensieri” dir.ris.)

(Foto By Web)

Il 13 settembre 1928 moriva Italo Svevo,lo scrittore che ha messo a nudo la fragilità dell’uomo moderno e che è più che mai attuale,Gabriella Paci

(Arezzo)

Italo Svevo è stato lo scrittore, che con Pirandello, ha denunciato l’incapacità dell ‘uomo moderno di relazionarsi ed inserirsi  nella società

Svevo partì da una formazione culturale essenzialmente naturalistica ed è indiscutibile che nei primi romanzi ci siano diversi richiami alla letteratura del verismo  e del naturalismo : l’impegno nella descrizione di differenti categorie sociali, l’attenzione ai particolari minuti caratterizzanti un personaggio, la capacità di rappresentazione completa della figura umana, l’attenzione con cui viene reso un ambiente,nei suoi aspetti popolari e borghesi.

Ma tutto questo serve fondamentalmente a riflettersi nell’interiorità dei personaggi determinandone l’ambiguo rapporto col mondo esterno.

La novità di Svevo consiste proprio nell’attenzione che egli accorda al rapporto personaggio – realtà e alla scoperta della fondamentale falsità di questo rapporto.

.

Alfonso Nitti e Emilio Brentani rispettivamente protagonisti dei romanzi “Una vita “ e “Senilità”si autoinganno poiché non riescono a dominare la realtà né a raggiungere  i loro obiettivi: sono degli inetti a vivere che con una serie di espedienti psicologici e pragmatici tentano di averla vinta ma essi saranno comunque sempre dei perdenti,degli anti-eroi ,degli inetti a vivere appunto.

Ma è con “La coscienza di Zeno”ovvero il diario che Zeno Cosini tiene,su consiglio del suo psicologo,S ,(Svevo stesso o Sigmund Freud’?)che Svevo giunge al suo apice. Qui subentra anche il rapporto con la nascente psicoanalisi che si rivela  incapace di sanare le difficoltà esistenziali in quanto in grado solo di dare la consapevolezza e ,dunque farci riuscire ad essere meno rigidi,più capaci di assecondare i mutamenti delle circostanze  e dunque, in un certo senso,migliori dei “sani” ,cristallizzati nei loro formalismi e dogmi.

I tre romanzi di Svevo costituiscono una sorta di trilogia narrativa, che in progressione sviluppa una tematica spirituale a sfondo autobiografico la quale tende non tanto ad una narrazione oggettiva dei fatti quanto a cogliere, attraverso un’analisi spregiudicata, i recessi più segreti e inconfessabili della coscienza. Per questo i protagonisti dei tre romanzi, Alfonso Nitti, Emilio Brentani, Zeno Cosini, appaiono sostanzialmente affini. Essi sono vinti dalla vita, uomini incapaci di vivere se non interiormente, intenti a sottoporsi ad un continuo esame e a sondare i meandri più segreti del loro Io, incapaci, specie i primi due, di inserirsi e di intervenire attivamente nel mondo. La senilità diviene consapevolmente un momento non solo cronologico, ma ideale dell’esistenza umana e diviene il simbolo di una radicale assenza dalla realtà, icona dell’incapacità di dominarla e trasformarla .Nessuno dei due riesce a progredire nel lavoro di impiegato né sul piano affettivo – personale e la loro inettitudine è ancora più rimarcata dalla presenza di un uomo forte e volitivo,che si contrappone a loro rimarcandone appunto la debolezza.

Nel romanzo viene anche a perdersi la dimensione temporale poiché ricordi e tempo presente assumono un durata del tutto soggettiva,dovuta cioè all’intensità con cui è vissuto dal protagonista stesso con  valutazioni dovute alle progressive modificazioni che quel ricordo ha assunto alla luce delle esperienze posteriori, con un notevole complicarsi dell’impostazione della trama e della tecnica narrativa

Una novità è anche la tecnica del monologo interiore ,portata avanti in modo continuo,anche  per contaminazione con l’amico scrittore irlandese James Joyce, che era anche suo insegnante di inglese ,dato che Svevo commerciava anche con l’estero e doveva sapere l’inglese.

Insomma, narrando oggi i fatti di ieri, Zeno scardina le categorie temporali in quanto il fatto o l’atteggiamento psicologico si presentano sfaccettati, con una contaminazione di presente e passato e con una molteplicità di variazioni.

Abbiamo come conseguenze principali il dissolversi del personaggio; infatti lo scrittore tradizionale ce lo presentava oggettivamente come una realtà autonoma, mentre ora questa realtà del personaggio la vediamo nel suo divenire.

 C’è chi sostiene che i suoi personaggi rispecchino anche lo stesso Svevo e in parte è vero perché se Svevo è un marito appagato e un industriale di successo, come i primi due personaggi,ambisce la ruolo di scrittore di fama,che gli sarà quasi del tutto negata durante la sua vita, per essere conclamata invece, dopo la sua morte ,avvenuta per incidente automobilistico il 13 settembre 1928

Ma è una società come l’attuale che ha ridotto così l’umanità e potrebbe produrre la catastrofe, come si capisce dall’ultima pagina del romanzo “la coscienza di Zeno”

«la vita attuale è inquinata alle radici […]. Qualunque sforzo di darci la salute è vano. Questa non può appartenere che alla bestia che conosce un solo progresso, quello del proprio organismo […]. Ma l’occhialuto uomo, invece, inventa gli ordigni fuori del suo corpo e se c’è stata salute e nobiltà in chi li inventò, quasi sempre manca a chi li usa. Gli ordigni si comperano, si vendono e si rubano e l’uomo diventa sempre più furbo e più debole. Anzi si capisce che la sua furbizia cresce in proporzione alla sua debolezza. I primi suoi ordigni parevano prolungazioni del suo braccio e non potevano essere efficaci che la forza dello stesso, ma oramai, l’ordigno non ha più alcuna relazione con l’arto. Ed è l’ordigno che crea la malattia con l’abbandono della legge che fu su tutta la terra la creatrice. La legge del più forte sparì e perdemmo la selezione naturale. Altro che psico – analisi ci vorrebbe: sotto la legge del possessore del maggior numero di ordigni prospereranno malattie ed ammalati. Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po’ più ammalato, ruberà tale esplosivo e s’arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie»

C’è chi sostiene che i suoi personaggi rispecchino anche lo stesso Svevo e in parte è vero perché se Svevo è un marito appagato e un industriale di successo, come i primi due personaggi, ambisce la ruolo di scrittore di fama,che gli sarà quasi del tutto negata durante la sua vita, per essere conclamata invece, dopo la sua morte, avvenuta per incidente automobilistico il 13 settembre 1928

Italo Svevo

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VORREI

Essere pensiero di luce, essere piccola voce che sappia con un verso, una parola far nascere un sorriso.

Vorrei essere sale della terra,
da essa trarre forza e diventare frutto.
Vorrei essere stella del mattino,
per condurre i marinai persi
al sicuro delle loro case.
Vorrei essere quercia dalle radici forti,
per non piegarmi alla furia dei venti
e proteggere i nuovi nati nei loro nidi.
Vorrei essere sole del giorno,
riscaldare il mondo e portare luce.
Vorrei essere quella voce,
capace di penetrare in ogni cuore
e cancellare un po’ di pena.

NAPOLI

Imma Paradiso

Elettra di Gian Carlo Fanori (Giovane Holden Edizioni)

Elettra di Gian Carlo Fanori (Giovane Holden Edizioni)

SU  DA NADIA ARNICE AUTRICE

“QUELLI CHE MI LEGAVANO AI MIEI TERRITORI ERANO SENTIMENTI FORTI, MA IL MIO DESIDERIO DI FARE LA GIORNALISTA LO ERA ANCORA DI PIÙ. SAPERE CHE AVREI SOFFERTO PER LA MANCANZA DEI MIEI AFFETTI NON MI AVREBBE TRATTENUTA, COSÌ COME SAPERE MI ATTENDEVA UNA VITA SPARTANA. SOTTO IL PROFILO ECONOMICO LA PROPOSTA DI STILE&SOCIETÀ NON ERA CERTO DELLE MIGLIORI, E NON MI SFUGGIVA CHE AVREI DOVUTO SUDARE SETTE CAMICIE PER FARMI BASTARE L’ESIGUO STIPENDIO PREVISTO. GRAZIE A DIO AVEVO DA PARTE UN PO’ DI SOLDI, ACCUMULATI A FURIA DI DARE LEZIONI PRIVATE E NEI MESI DI INSEGNAMENTO, E IN QUALCHE MODO… IN QUALCHE MODO CE L’AVREI FATTA.”

Elettra è una giovane donna bellissima, colta e intelligente. Determinata a diventare giornalista, dopo gli studi e un tirocinio presso una testata di provincia, entra nello staff di una celebre rivista patinata diretta dall’ambiguo Luciano Schiavo. Per adeguarsi ai ritmi del nuovo lavoro si trasferisce a Milano lasciandosi alle spalle senza troppi rimpianti un incarico da insegnante. Più complessa la sua situazione sentimentale: un fidanzato perfetto abbandonato in favore di un amante innamorato della sua ex, da cui a sua volta è stata abbandonata.
L’avvenenza di Elettra, che spesso l’ha favorita, a volte si rivela un peso insostenibile. In particolare, quando il suo nuovo capo la fa oggetto di molestie sessuali.
Che fare? Denunciarlo o tentare di dimenticare e ricominciare ancora una volta? E soprattutto, quante volte si può trovare la forza per ricominciare?
Gian Carlo Fanori esplora con audacia la psicologia di una giovane donna in carriera costretta a fare i conti non solo con un mondo professionale in cui le attenzioni morbose del capo hanno scarsa possibilità di essere sanzionate, ma anche con se stessa e le proprie ambizioni.

RECENSIONE

Oggi voglio parlarvi del libro: “Elettra” di Gian Carlo Fanori. Una storia che ho apprezzato moltissimo.

Elettra è una giovane donna bellissima, colta e intelligente. Determinata a diventare giornalista, dopo gli studi e un tirocinio presso una testata di provincia, entra nello staff di una celebre rivista patinata diretta dall’ambiguo Luciano Schiavo. L’avvenenza di Elettra, che spesso l’ha favorita, a volte si rivela un peso insostenibile. In particolare, quando il suo nuovo capo la fa oggetto di molestie sessuali.

Un libro che rispecchia la vita di quasi tutte le donne giovani. L’autore racconta la storia di Elettra con enfasi e passione. La protagonista una donna comune con ambizioni lavorative che desidera ardentemente diventare una giornalista, ma è anche una giovane normale alla ricerca dell’amore eterno. Tuttavia, il mondo professionale è un abisso innavigabile per Elettra e la ricerca dell’amore perfetto è infruttuoso. Una contrapposizione di sentimenti ed emozioni si susseguono in tutto il romanzo, rendendolo appassionante e intrigante. 

Gian Carlo Fanori nel suo libro tocca anche un tema importante che spesso viene sottovalutato: le molestie sessuali sul lavoro. Purtroppo questo argomento è ancora tabù nella nostra società; sono moltissime le donne che subiscono violenza psicologica e fisica da parte dei loro capi per ottenere dei previlegi. Tristemente chi non acconsente alle proposte scabrose spesso viene licenziato o degradato a mansioni di poco conto. Le poche donne che hanno il coraggio di denunciare non vengono credute o non hanno prove a sufficienza per sostenere un processo. Un tarlo difficile da estirpare nella nostra realtà. 

Complimenti all’autore per aver colto in tutta la sua bellezza e nella sua difficoltà il personaggio di Elettra. Fanori manda un messaggio forte al lettore: “Tutte le donne meritano rispetto, anche sul posto di lavoro!”

PUNTEGGIO 5/5

GIAN CARLO FANORI 

Nato a Recco (Ge) nel 1954, dopo la maturità classica ha conseguito a Pavia la Laurea in Lettere Moderne. Giornalista pubblicista dal 1997, ha collaborato con La Provincia Pavese, Italia Oggi, Il Sole 24 ore e il mensile Monsieur. Si è occupato di comunicazione e risorse umane per alcune imprese industriali e edi servizi. 

Ha pubblicato, per Italic Pequod: Candidato al successo, 2012, Premio Milano International 2019 e Premio Città di Pontremoli 2020; Vero nella notte, 2015, Premio Città di Cattolica 2019; Oltre il successo, 2018.

Dettagli prodotto

Il regista Jean-Luc Godard «è ricorso al suicidio assistito. Non era malato, era semplicemente esausto»

Il regista Jean-Luc Godard «è ricorso al suicidio assistito. Non era malato, era semplicemente esausto»

Date: 13 settembre 2022 Author: irisgdm

di Redazione Spettacoli

Il quotidiano Libération ha spiegato che il maestro francese, 91 anni «aveva deciso di farla finita e ci teneva a rendere nota la sua decisione

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Il regista Jean-Luc Godard, scomparso ieri a 91 annisarebbe ricorso al suicidio assistito in Svizzera «riuscendo finalmente a portare a termine le sue convinzioni». A rivelarlo è il quotidiano francese Libération che oggi ha dato la notizia della sua morte, smentendo così che Godard sia morto a Parigi, come era stato diffuso inizialmente. Il regista «non era malato, era semplicemente esausto», ha detto un amico di famiglia a Libération: «Aveva quindi deciso di farla finita – spiega il giornale, aggiungendo che un’altra persona vicina al regista ha confermato il suicidio assistito -, era una sua decisione ed era importante che la rendesse nota». La moglie Anne-Marie Miéville e i produttori hanno confermato la sua morte oggi in tarda mattinata, spiegando che si è «spento serenamente nella sua casa circondato dai suoi cari» a Rolle, sulle rive del lago di Ginevra.

In un’intervista del 2014, d’altra parte, il regista si era detto favorevole al suicidio assistito, spiegando di non voler passare gli ultimi giorni della sua vita impossibilitato a muoversi: «Non ho l’ansia di proseguire ad ogni costo. Se sono troppo malato, non ho alcuna voglia di venire trascinato su una cariola…», aveva detto a margine del festival di Cannes alla trasmissione «Pardonnez-moi» della Radiotelevisione svizzera RTS. A domanda diretta sull’eventualità di ricorrere al suicidio assistito, aveva risposto «sì», aggiungendo che «per il momento» questa scelta «è ancora molto difficile». E poi aveva continuato: «Chiedo spesso al mio medico, al mio avvocato, così, “se venissi a chiedervi dei barbiturici (…), della morfina, me li dareste ?”… Non ho ancora avuto una risposta positiva»

Articolo tratto dal ” Corriere della sera”

Addio Jean-Luc Godard, regista contro fino all’ultimo respiro

di Claudia Catalli

Si spegne a 91 anni il cineasta simbolo della Nouvelle Vague e di un cinema opposto al mainstream, aperto all’indefinito, alla libertà e alla sperimentazione visiva

13 SETTEMBRE 2022

https://espresso.repubblica.it/idee/

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Vale la pena dirlo subito, Jean-Luc Godard avrebbe detestato i fiumi di inchiostro che stanno scorrendo su di lui per ricordarlo, per commemorarlo, per rendere l’ultimo omaggio a un cineasta che, senza mezzi termini, ha fatto la storia del cinema mondiale (oltre che della Nouvelle Vague). Li avrebbe destati come in vita detestava mostrarsi in pubblico, cosa che da almeno quarant’anni evitava scientemente: si guardava bene dal presenziare ai festival, non si degnava di ritirare neanche i premi più prestigiosi, dall’Oscar alla carriera del 2011 all’ultima Palma d’oro speciale per Le livre d’image nel 2018.

Respingente, e mai compiacente, non faceva come quei cineasti rancorosi che riempiono i colleghi di critiche e si sperticano nelle polemiche sul ‘sistema’, salvo poi, alla prima occasione, farsi fotografare in ogni dove, banchettare alle feste degli addetti ai lavori o smaniare per ricevere il più misero riconoscimento. Godard no, si era veramente ritirato dalla vita pubblica e viveva isolato in Svizzera, a Rolle, borgo svizzero sulle rive del lago Lemano.

Proprio nell’era del trionfo dell’apparire e della visibilità ad ogni costo, un cineasta famoso in tutto il mondo sceglie l’anonimato, l’eremitaggio, quasi l’invisibilità, con la scusa famosa del «Vado in periferia per ritrovare il mio centro». A lavorare in effetti continua, mettendosi alla prova fino all’ultimo, sperimentando video e nuove tecnologie e facendosi nel frattempo terra bruciata con colleghi ed ex amici.

Spicca su tutti François Truffaut, con cui tanto aveva condiviso negli anni di gioventù, che rinnegò accusandolo di essere l’ennesimo servo del sistema, piegato alle logiche del mainstream, se non addirittura il più “bugiardo” di tutti. Un’accusa che Truffaut gli rilancerà come un boomerang, scrivendogli senza giri di parole: «Sento arrivata l’ora di dirti che secondo me tu ti comporti come una merda (…) La tua parte – perché si tratta appunto di una parte – all’epoca consisteva ancora nel coltivare la tua immagine sovversiva, da qui la scelta di una frasettina ben piazzata. (…) Godard è sempre Godard e tutto va come previsto, tu resti sul tuo piedistallo (…) Sei come Ursula Andress, un’apparizione di quattro minuti, il tempo di far scatenare i flash, due o tre frasi a sorpresa e via, di ritorno a un comodo mistero”.

Chi scrive è sempre rimasta affascinata dalla ferocia della lotta artistica e politica con cui si sono massacrati, a mezzo lettera, i cineasti francesi che hanno più di tutti influenzato il nostro immaginario (carteggio recuperabile su “François Truffaut, Correspondence 1945-1984”). Del resto per Truffaut il cinema era un mezzo per “migliorare la vita, sistemarla a modo proprio, prolungare i giochi dell’infanzia”, per Godard essenzialmente “lo strumento ideale per pensare”, al di là di ogni moralismo e intento didascalico.

Cinema inteso come una sorta di farmacologia dell’esistenza, non tesa alla narcolessia o all’anestesia, bensì alla sperimentazione e previsione efficace delle molteplici psicopatologie che attraversano l’animo umano.

Un cinema contagiato dalle aporie, pronto a lasciare spazio all’indefinito, al non detto, all’inconscio, alla creazione di un qui e ora irripetibile e tuttavia riproducibile. E all’improvvisazione, persino per il suo film-manifesto, quello che non a torto è considerato il suo capolavoro, “Fino all’ultimo respiro” (che già all’epoca fece impazzire, tra gli altri, Sartre e Cocteau).

Il protagonista maschile Jean-Paul Belmondo raccontava di aver amato soprattutto l’idea di libertà totale nella direzione di Godard, quella licenza a lasciarsi andare completamente all’ignoto, e dunque all’istinto. «Il giorno prima delle riprese chiesi a Godard se almeno avesse un’idea di ciò che volesse fare. Mi diede una risposta che mi riempì di entusiasmo e che non dimenticherò mai: “No”».

La morte di questo regista mi ha spiazzata, non avendo potuto fare un articolo di mio pugno, ho fatto un copia e incolla dal Corriere della sera e da Repubblica.

Una morte che mi basisce perchè ha scelto di morire senza nessuna patologia, semplicemente stufo di vivere. Si ha a che fare spesso con persone che hanno superato gli anta, ma tutti amano la vita e non vorrebbero mai lasciarla, anche i più provati! Mi domando cosa è quella linea che a un certo punto di spezza e ti fa desiderare la morte? Purtroppo nella mia vita ho conosciuto persone che si sono suicidate, a distanza di anni ancora ci domandiamo, perchè? Di solito chi compie un azione cosi estrema certamente non l’annuncia! Il corriere della sera afferma che si è spento serenamente, suicidio assistito, circondato dai suoi cari. Mi mettono paura gli uomini che decidono di avere potere di vita e di morte, e non mi riferisco a chi soffre da anni immobile nel letto, tra atroci sofferenze! Siamo padroni di ogni cosa che ci circonda, facciamo quello che ci pare con le foreste, con i più deboli, facciamo morire di sete una bambina di 4 anni, che voleva solo bere per vivere. Decidiamo chi deve vivere, chi deve morire, chi siamo? Dove arriveremo? fino a che punto ci spingeremo per essere Dio? Art. di Marina Donnarumma

Racconti. Valeria Bianchi Mian: SOLITUDINE

SOLITUDINE

Una parola magica, Solitudine. Un’arma o uno strumento, a seconda del modo in cui utilizzi le molteplici possibilità di sviluppo che la Solitudine ti offre. Solitudine è una sinfonia autunnale, Vivaldi noise lungo il fiume che attraversa la città, è respiro che sonnecchia indisturbato all’ombra del ciliegio, in estate, gli occhi chiusi che ignorano le grida dei bambini, le orecchie trascurano i pensieri molesti. Solitudine è una corsa nella neve, a perdifiato nei campi immacolati, è tornare all’infanzia immaginando avventure indicibili, imprese impossibili, senza giudizio perché l’immaginazione è sempre una giusta causa.

Solitudine è lo sguardo poetico sulla natura, ché “il primo verde è oro” e anche l’ultimo non scherza.

Non vorresti bere pinte di Solitudine, dici no grazie, pensi che il cocktail sia buono quando il gioco dura poco, e per timore ti concedi senza remore agli altri umani uomini donne bambini, ti offri al mondo e dimentichi l’arte del giusto bilanciamento. Il dono di te si fa eccesso, smembramento. Dimentichi la bellezza della Solitudine in onore della Solidarietà e della Socializzazione.

Fondamentali, ovvio.

Ma la Solitudine…

Una scarpa, via l’altra, mettiti comod°.

Accoccolati davanti al focolare del Sé.

L’Io si fa abito di lana, coperta calda mentre fuori piove, sorriso in tasca quando, per un’ora, per un giorno, non hai bisogno di niente e di nessuno. Non appari, non posi, non regali.

Un bagno di Solitudine con le bolle, profumo di fiori e musica rilassante. La Soliudine come scelta quotidiana, una pausa meritata. Solitudine sorella che ti guida al centro quando tutto fuori è rumore confuso e discontinua conferma. Elogio della Solitudine. La buona salute nello stare zitt° per ascoltare la voce interiore, il bisogno che bonifica qualsiasi timore, il tuo calderone. Poi, gli altri, dopo.

Valeria

#ilmiovocabolario#S

Lo stesso ricordo, di maria Cannatella

Lo stesso ricordo

Ormai di te, ho sempre lo stesso ricordo, quel volto di un padre, di un uomo,

di un pescatore amico di tutti.

Tu, mio padre, a te regalo quel saluto in silenzio e con il cuore, ad una foto incorniciata da troppi anni dove vedo lo stesso sguardo, nulla è cambiato affatto in una foto in bianco e nero dove con gli occhi ti parlo ma non ho mai una risposta.

Sottovoce ti auguro la buona notte, così sento il mio cuore emozionarsi.

Se potessi ti abbraccerei, ma non posso.

Mi capita di pensarti spesso, soprattutto nei momenti di sconforto, oppure quando voglio ricordare le belle giornate trascorse al mare insieme a te sulla tua barca.

Che domeniche !

Da anni non sono più le stesse, trascorrono lente e senza un senso.

Così ormai accade, ma so che sei quell’angelo che continuamente mi protegge ogni momento della mia vita. Grazie papà.

Maria Cannatella @ 13/9/95- 13/9/22

Riservati tutti i diritti. A mio padre

So bene che ti parlo, di Iris G.DM

So bene che ti parlo,

ti parlo di morte,

e mi domando se domani, chissà!

E’ il giorno delle campane, delle rondini bizzarre,

delle grida stridule dei gabbiani,

per uno di loro, che sta per morire,

non lo possono salvare!

I pescatori rappezzano le reti,

sono vecchi,

e questo ancora sanno fare,

dureranno con ago e spago!

Il mio delitto è di essermi assassinata ogni giorno,

la mia casa è sotto il cielo,

ha fondamenta di coralli.

So bene che parlo di morte,

fa parte della mia vita,

i miei sudari sono colorati,

ma sentili quei violini che suonano!

Quelle bizzarre rondini,

come un cesto di fiori la mia testa,

il mio cuore,

quante farfalle ci volano! Iris G. DM

LA PIU’ FEMMINEA, di Marco Galvagni

Photo by Ketut Subiyanto on Pexels.com

LA PIU’ FEMMINEA

Sei giovane e più preziosa del quarzo,

la più penetrante d’ogni pensiero

che solchi la frescura del corpo,

la più femminea tra le stelle,

colei che s’è svincolata

dalle sponde d’un ghiacciaio.

I frutti della terra nel sole

hanno fiammeggianti colori-

tu l’illumini col tuo amore

e per accendere la mia vita

i tuoi

baci non cercano altre labbra,

a ruota libera ne giunge il respiro.

Ogni aurora è schiusa come uno sguardo

alle delizie del tuo ideale calore,

in una nuvola di torpore

una nuvola di carezze

d’una donna di panna

luna che occhieggia.

Prigioniera fedele e intelligente,

socchiudi un mondo cangiante e fino,

un universo tiepido e dolce

sotto le nuvole delle tue palpebre

nel solo sorriso d’un bacio

perché sei donna in ogni tua stilla.

Me Piemont – Paglierina

Paglierina

La paglierina è un formaggio di latte vaccino. È stato incluso tra i prodotti agroalimentari tradizionali (P.A.T.) piemontesi.

Storia

L’origine del formaggio è certamente antica. Il nome richiama la tradizionale conservazione sul fieno o sulla paglia, i cui steli lasciavano caratteristiche striature a graticcio sulla crosta del formaggio. L’attuale nome è stato coniato nel 1891 da Cesare Quaglia, proprietario di un caseificio di San Francesco al Campo.

Diffusione

L’area di produzione comprende le province di Torino e Cuneo.

(Fonte: Wikipedia)

In attesa del mare, di Rosalba Di Giacomo

In attesa del mare

grava il silenzio e ci avvolge

come invisibile cappa.

È un foglio trasparente

di carta velina,

l’aria che ci circonda.

Un fremito scuote l’acqua

quando il vento la sfiora

e la increspa.

Forse,

anche il cuore ha un brivido

che resta nel profondo

e tosto s’accheta.

Risuona l’antica melodia dell’onda

con ritmi grevi e profondi;

con primordiali note

scaturisce dalle viscere

dell’eterno.

Eterno è il ritmo

e noi fragili, immoti, frastornati,

in attesa

sotto la cupola azzurra che ci circonda

Pesanti i passi fra noi e il mare.

Dietro un candido velo

occhieggia bonario il sole.

Rosalba Di Giacomo

La settimana dello scrittore: Mario Banella, un romano ellenico

La settimana dello scrittore: Mario Banella, un romano ellenico

Date: 13 settembre 2022 Author: irisgdm

Mario Banella

Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM . Roma

Mario Banella. Nato a Roma il 26/02/1962. Vivo e lavoro a Roma, nell’ambito della sanità privata-convenzionata. Da sempre interessato alla lettura e allo studio della narrativa e della poesia. La prima pubblicazione risale al 1989 con il breve romanzo “Chiara e le altre” pubblicato dalla casa editrice Totem di Roma. In concomitanza pubblico i primi versi(sei poesie)accompagnandoli con sei racconti, con il titolo “Al Passar della luna”, sempre con la -Totem- di Roma nel 1991. In tutti gli anni ’90 varie antologie ospitano miei versi. I più significativi appaiono in “Poeti Contemporanei” della Casa editrice -Internazionale- della città di Ragusa nel 2001. Dal 2012 al 2014 ho collaborato con la rivista -Poeti e Piesie- di Elio Pecora. Miei versi sono stati pubblicati nella suddetta rivista, sia in cartaceo, che on-line. Nel 2016, per l’editrice – -Book libri- viene edita la silloge dal titolo “Sparse”. Nel 2019 per le edizioni – Atile – 15 mie poesie appaiono nell’antologia – Versi Diversi Sentimenti -. Grazie a queste poesie, comincio a collaborare con il gruppo di poeti nel circolo culturale “Caffè Letterario” con varie letture in pubblico. Nel giugno del 2021 per la casa editrice -Porto Seguro- esce la silloge “Il sentiero tra i faggi” con discreti esiti. Attualmente collaboro e pubblico versi con la rivista on-line “Scalzi in Paradiso 2.0″ e la rivista ” Rinascimento Poetico”

Vedi com’erano i cocomeri un tempo,

non sono mica come quelli di oggi.

Certo, non so dirti se erano più buoni,

sicuramente erano più belli, come le

gonne a fiori, i reggiseni scolastici e

grembiuli blu sopra le ginocchia.

I banchi della frutta più colorati, pieni

di verde, di rosso e i fichi? Chi li vende

più? Nemmeno lungo la strada del mare

li vedi e così il rossetto marcato, le calze

bucate al punto giusto e tutto tornava

più chiaro nelle domeniche estive.

Mi sembrano lontani quei versi scritti

sugli scalini quando non c’era l’ascensore

e ti vedevo le gambe mentre scendevi,

chiedevi la mano, la prima sigaretta, il

treno alla stazione. Un passato intravisto

nel cielo e un attimo dopo, chiedermi.

Cos’è che hai scritto?. Mario Banella

Mario Banella

L’arte è l’incontro inatteso di forme e spazi e colori che prima si ignoravano. Fabrizio Caramagna.
Un altra citazione che mi piace sempre di Fabrizio Caramagna dice che l’arte è un arco teso che lancia la sua freccia più in là dell’infinito.
Tutto ciò che crea emozione è arte, poesia, danza, musica, pittura, scultura.
Mario Banella, direi che lui ascolta il mondo e poi fiorisce la sua poesia.
Una poesia curata, frutto di uno studio illuminato che in lui ha creato il ”suo modo di fare poesia”
Quando lo leggi, pensi che starebbe bene nei libri di scuola, nelle librerie vorresti vedere i suoi libri in un intero scaffale. Pura poesia in ogni cosa che scrive, lui li ha letti tutti, Leopardi, come può mancare! Baudelaire, Eluard, Valery, Lorca, Machado, i greci, Antonia Pozzi.tanti altri ancora, direi ”il naufragar mi è dolce in questo mare di parole”parafrasando il Leopardi. Annegare in un mare di parole che poi ti salvano, e le sue parole si sentono, ti invadono, ti entrano. Un vero artista della parola, ma anche uno studioso di letteratura.
Chi scrive sa che la poesia salva, ma può anche farti morire, sono due estremi che generano molto emotività.


Sei di strada, oggi
nel sole più arduo che conosci.
L’estate è un ombra sui muri
e dei pochi, il cui passo sfiori. Mario Banella


l’estate è un ombra sui muri e dei pochi…sfioriamo le ombre dell’estate, che passa in fretta. Noi le cose non facciamo in tempo a tenerle, ci sfiorano e fuggono. Forse potrei amarlo come un poeta greco e sicuramento amo il modo di scrivere di Mario Banella.
Uomo dotato di grande sensibilità, certamente rara, come la sua discrezione e il suo non lasciarsi andare se non con le parole, e che parole! Leggetelo come si legge un grande, le sue poesie mettetevele dentro l’anima, usciranno leggere e piene di luce.

La mulattiera porta ancora fin su,

in quella casa che da tempo non

abiti ma che nessuno dopo di te

ha più abitato. La percorrono ormai

qualche cane randagio, una vecchia

capra, le cicale ci fanno rumore

tutto il pomeriggio e le rose

ne stanno alla larga. Qualche

volta la guardo, alzo gli occhi,

lo faccio quando scrivo, oppure

in primavera, ma non ho più

il passo per affrontarla, il cuore per

rivederla e poi arriverei senza fiato,

senza ricordi, senza memoria.

La immagino ancora sai, chiudersi in

una curva ostile e davanti sempre

la stessa porta. La porta di una

casa libera da arcaiche catene.

Questa mulattiera che se la

scendi in gennaio s’invade di neve….. Mario Banella

Foto dell’autore. Mario Banella

Vita dolce a noi cara fremi

di quella gioia che cerchi

leggera, sorridi piangendo

alla giornata di sole, cerchi

samarrita, al buio, una carezza

infinita, come una primavera

in sordina, che col suo vento

porta con sé il mare e scavalli

per la collina. Vita dolce a noi

arrivi, tra brevi scorci e sguardi

schivi. Mario Banella

L’Italia sono anch’io, incontro con Sabrina Efionayi e Anna Osei giovani scrittrici

Sabato 17 settembre ore 17.30c/o Sala Multimediale Laboratorio Civico ANPI/CGIL – via Faa di Bruno 39

L’Italia sono anch’io

Incontro con Sabrina Efionayi e Anna Osei giovani scrittrici

Conduce Zoe Kandil

L’intervista a due giovani scrittrici, Sabrina Efionay e Anna Osei, condotta da una giovane universitaria Zoe Kandil, che ha collaborato al progetto Nello specchio del tempo”, per dare voce alle seconde generazioni, anche attraverso la tavola rotonda che vedrà in un secondo tempo coinvolti l’Assessora alle Politiche giovanili e multiculturalità del Comune di Alessandria, Vittoria Oneto, il dirigente scolastico Michele Maranzana e il rappresentante del Forum Tavolo Migranti di Casale M. Claudio Debetto.

Sabrina Efionayi è una giovane autrice e podcaster di origine nigeriana nata e cresciuta in provincia di Napoli. Cresciuta con il peso della discriminazione, vittima di uno sguardo che l’ha fatta sentire diversa per il colore della pelle, Sabrina ha iniziato a scrivere alle scuole superiori con lo pseudonimo di “Sabrynex”, raccontando storie di ragazze bianche, lontane dalla sua verità. 

Sono nata a Castel Volturno nel 1999 da madre nigeriana ma cresciuta in una famiglia napoletana a cui sono stata affidata a pochi giorni dalla nascita. Studio Culture digitali e della comunicazione presso l’Università Federico II di Napoli, mi sono sempre interessata ai temi della discriminazione, razzismo e disuguaglianze sociali. A sedici anni ho iniziato la pubblicazione dei miei tre romanzi per la Rizzoli, OVER (2016) OVER 2 (2016) e #TBT Indietro non si torna (2017). Ho deciso successivamente di lasciare i romanzi young adult e di cimentarmi in una scrittura più realistica e autobiografica, che possa dare voce  ai ragazzi italiani nati da genitori stranieri che non vengono riconosciuti in quanto tali.”

Racconta la sua storia nel libro “Addio, a domani”, edito Einaudi e nel suo podcast “Storia del mio nome”, prodotto da Chora Media.  

“Addio a domani” è un romanzo autobiografico. è la storia di una ragazza con due madri, una biologica e l’altra affettiva e due famiglie: una in Italia e l’altra in Nigeria. È il racconto della costruzione di un’identità, punto di incontro tra due culture. 

Anna Osei, giovane autrice mantovana, classe 1999, conclusa la maturità si trasferisce nel Regno Unito, dove risiede attualmente, per studiare e laurearsi in Diritto Internazionale. Nel 2017 ha pubblicato per Europa Edizioni il libro autobiografico Destinazione sostanza. Nel 2021 è uscito per Mondadori Sotto lo stesso sole, un romanzo in cui le esperienze vissute dalla protagonista, la ventenne Marlene, aprono spaccati su temi come il razzismo, la discendenza e l’innamoramento.

“Il titolo è per me molto importante: viviamo in una società in cui continuiamo a dirci “siamo tutti uguali”. In realtà penso che questa frase discrimini: è giusto mettere in risalto le nostre diversità sotto lo stesso sole, l’unica cosa che ci accumuna è che siamo sotto lo stesso sole, è la nostra unica costante. Anche nel libro si tratta di differenze: economiche, sociali, culturali: dobbiamo renderle speciali ricordandoci che l’unica cosa che ci accomuna è che viviamo sulla stessa terra e vediamo il sole sorgere e tramontare.”

SCIANTOSA, di Silvia De Angelis

DONNA OCCHI GRIGI

girano occhi d’ammonio di falena inquieta
nel ceppo di mediocrità c’ha invaso languidi segreti
porgendosi a giorni di vita insulsa
boicotta animosamente intessute atmosfere
sprezzando valide situazioni
e chi intona l’esistenza a saggi pretesti
sciantosa nell’ammaliante e avvenente figura
si proietta a rampicanti spasmi
compiacendo chi le potrà elargire fastosi doni
avvolta nelle ombre d’un vuoto progredire
sconfina in grigie cadenze dipinte di presagi stravolti
nei toni più inquieti di flemmatici sospiri
immersi in aliti deliranti di luna
nel buio dischiuso a ventaglio

@Silvia De Angelis

Venerdì 16 settembre si apre ufficialmente la 61a Festa del Vino del Monferrato Unesco

Venerdì 16 settembre si apre ufficialmente la 61a Festa del Vino del Monferrato Unesco

Nel fine settimana Casale Città Aperta, mercatini, mostre, musica e fuochi d’artificio

Si aprirà alle ore 18,00 di venerdì 16 settembre la sessantunesima Festa del Vino del Monferrato Unesco, di Casale Monferrato. Evento atteso da due anni, dopo lo stop forzato per la pandemia.

Una festa che porterà al Mercato Pavia le eccellenze enogastronomiche monferrine, e non solo, con oltre venti aziende vitivinicole e oltre trenta Pro Loco che proporranno gustosi piatti venerdì 16 e 30 settembre dalle 18,00 alle 24,00 e sabato 17 settembre e 1° ottobre e domenica 18 settembre e 2 ottobre dalle 10,00 alle 24,00 con orario continuato.

I posti a sedere disponibili sono 4 mila, ma sarà possibile anche il servizio da asporto per potersi portare direttamente a casa le tipicità del territorio. Per conoscere i menu, le aziende e tutte le iniziative legate alla Festa del Vino del Monferrato Unesco è possibile consultare il sito http://www.festadelvinodelmonferrato.it.

Venerdì 16 protagonista anche il Castello del Monferrato, che sarà per tutto il mese al centro di iniziative ed eventi legati al vino. Alle ore 16,00 si inaugurerà l’attesa mostra Il rosso e l’oro: i colori del vino nell’arte di Colombotto Rosso, la mostra allestita nelle sale del secondo piano in collaborazione con il Comune di Pontestura e che rimarrà aperta, a ingresso gratuito, fino al 25 settembre i sabati e le domeniche dalle 10,00 alle 13,00 e dalle 15,00 alle 19,00.

Come ha spiegato la curatrice Milena Zanellati: «Il rosso e l’oro, i colori del nostro vino, del vino del nostro Monferrato. Il rosso che rappresenta la passione, l’amore, il dolore, il tramonto; l’oro che rappresenta la regalità, l’eccellenza, l’opulenza… colori che troviamo nei nostri vini e che spesso troviamo abbinati all’arte. Ed è proprio questa declinazione che andiamo a proporre: i colori del vino nell’arte di Colombotto Rosso, con i rossi sanguigni e i fondi oro degli anni Novanta».

La giornata si concluderà con il concerto dei Voglio Tornare Negli Anni 90 in piazza Castello: ballerine, Dj, frontman, mascotte e tantissimi effetti speciali a partire dalle 22,30 per una serata all’insegna della musica.

Giornata ricca di appuntamenti anche quella di sabato 17, a partire dall’edizione speciale di Casale Città Aperta, l’iniziativa per ammirare i principali monumenti e musei cittadini che proseguirà anche nella giornata di domenica, con la possibilità di partecipare a una passeggiata con i volontari di Orizzonte Casale alle ore 15,30 con partenza dal chiosco di piazza Castello. Info su http://www.comune.casale-monferrato.al.ti/cca.In piazza Mazzini, invece, appuntamento mensile dalle 8,00 alle 19,00 con il mercatino biologico Il Paniere, con un’edizione speciale dedicata ai vini biologici del territorio, mentre nei vicini Portici lunghi di via Roma ci sarà l’ormai tradizionale Tavolozza settembrina del Circolo Ravasenga, con l’esposizione dalle 10,00 alle 19,00 delle opere di Accornero Ernesto, Aimo Pierfranco, Arjuna Manu, Berruti Francesco, Carelli Ivaldo, Cavalli Gianpaolo, Cici Simona, D’Adda Giuliana, Defrancisci Giovanna, Enrico Paolo, Gamba Carla, Ippolito Leonardo, Marotto Raffaella, Morbello Franco, Nardin Alessandro, Oppezzo Ermes, Patrucco Massimo, Pelizzaro Maria, Peruggia Nicoletta, Pessina Fernanda, Roggero Maria Rosa, Sperone Enrico, Scagliotti Guglielmina, Talio Maria Pia, Zannol Piero.

Nell’ex chiesa della Misericordia, in piazza San Domenico, proseguirà nel fine settimana Un artigiano pittore il percorso espositivo dell’artista Renzo Rolando aperto fino 18 settembre il sabato dalle 16,00 alle 19,00 e la domenica dalle 10,00 alle 13,00 e dalle 16,00 alle 19,00.

E sempre a proposito di mostre, al Castello del Monferrato, oltre al percorso dedicato a Colombotto Rosso, proseguirà nella sede del Centro Doc Paolo Desana la mostra Vigneti e vendemmia in Monferrato, l’esposizione di fotografie a cura del Circolo Culturale Piero Ravasenga che resterà aperta fino al 25 settembre i sabati e le domeniche dalle 10,00 alle 13,00 e dalle 15,00 alle 19,00.

Stessi orari per la nuova mostra di Maria Rita Vita che inaugurerà alle ore 17,00 di sabato nel Salone Marescalchi dal titolo VitaVentidue, curata da Luisa Pavesio. Evento che sarà annunciato e preceduto da un flash mob a cura della Compagnia di danza flamenca Asd Genova Flamenco, fondata dalla nota danzatrice andalusa Carmen Valverde e attualmente guidata dalla figlia Bruna Learchi. Lo spettacolo si svolgerà nel cortile interno della fortezza. 

A seguire la performance di Alex Leon, violinista italo-romeno che eseguirà brani di sua creazione e la proiezione del cortometraggio Lady Lady Lady del regista genovese Gabriele Massardo. All’inaugurazione sarà presente anche l’enologo Donato Lanati.

La mostra resterà aperta fino al 02 ottobre i giovedi e i venerdi dalle 15.00 alle 18.00, i sabati e le domeniche dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00.

Alle ore 19,00 nel Chiostro di Santa Croce tappa casalese del festival Fragole e Pomodori – incontri, spettacolo e ciboche prevede l’apertura musicale degli alunni del conservatorio Vivaldi Cecilia De Lazzaro, Jessica Briasco e Francesca Pia Roca in Mondine, sempre e, a seguire, lo spettacolo di danza e teatro L’altra parte del filo a cura della Asd Arabesque.

Il primo sabato della Festa del Vino del Monferrato Unesco si chiuderà alle 23,30 con i fuochi d’artificio dell’atteso spettacolo piromusicale che avvolgerà il Castello del Monferrato.

Domenica 18 torna  dalle 9,00 alle 19,00 il mercatino Doc Monferrato – Tipico & Shopping organizzato dal Consorzio Casale C’è in collaborazione con Botteghe Storiche nelle vie del centro storico.

Vie del centro che accoglieranno in mattinata anche i passeggeri del treno storico che giungerà da Milano a Casale Monferrato, via Mortara. Biglietti ancora disponibili alla pagina http://www.vivaticket.com/it/ticket/treno-storico-milano-casale-a-r/187734. Un’iniziativa organizzata dal Comune in collaborazione con la Fondazione Fs.

Il Castello del Monferrato sarà anche per la giornata di domenica il centro di eventi legati al vino e all’enologia, a partire dal primo appuntamento di La Doc è nata in Monferrato, racconti e proiezioni video sulla grande storia della Doc a cura del Comitato Casale Monferrato Capitale della Doc. Nel Salone Marescalchi alle 10,30 si parlerà di Il Monferrato è il circondario più vitivinicolo del Regno Sabaudo.

Alle 17,00, questa volta nel salone del secondo piano, sarà presentato il libro di Roberto Tentoni Piero Amarotto – Il gusto per la vita, una vita per il gusto. Come si legge nella quarta di copertina: «Ci sono momenti e parole che rappresentano una pietra miliare nell’esistenza di una persona, occasioni che non si dimenticheranno mai più, che restano una spinta costante a fare bene e a migliorare, un conforto nei giorni bui».

Nell’ex Cappella, infine, alle ore 18,30 incontro dedicato alla cultura del vino del Monferrato nelle sue varie sfaccettature, con degustazione alla cieca, organizzato in collaborazione con Assessorato all’Agricoltura, Consorzio Colline Monferrato Casalese e Delegazione di Casale Monferrato dell’Associazione Italiana Somellier.

In questo primo appuntamento, dal titolo Bollicine del Monferrato, si scoprirà come il Monferrato, terra di vini rossi, negli ultimi anni presenta svariate versioni di vini spumante che possono competere con le analoghe tipologie blasonate.

Degustazione “alla cieca” di tre spumanti del Monferrato e un intruso “illustre” di una zona vocata d’Italia. In abbinamento la Muletta Valle dei Frati. Al termine presentazione di: I Crù di Enogea – zone e vigneti del Monferrato casalese e Corso Primo livello Ais Casale.

Info, costi e prenotazione (obbligatoria entro il 16 settembre): info@vinimonferratocasalese.it o Whatsapp 340 9443635.

Domenica, infine, giornata dedicata al MonferVINUM – Enotrekking in Monferrato, le passeggiate tra le vigne promosse dall’Ecomuseo della Pietra da Cantoni, con incontri in cantina con i produttori e degustazioni dei vini monferrini. Il primo appuntamento sarà alle 10,00 con partenza dall’Azienda agricola Cascina Allegra di località Cascina Serra dei Monti di Ottiglio. Per info, costi e prenotazioni 348 2211219 o info@ecomuseopietracantoni.it – chebisa@virgilio.it.

Per rimanere aggiornati sulla Festa del Vino del Monferrato Unesco e le iniziative in programma nel mese di settembre in città: http://www.festadelvinodelmonferrato.it

Casale Monferrato, 13 settembre 2022

Il presente comunicato è redatto in modo impersonale (senza nomi e virgolettati) secondo quanto disposto dall’art.9 c.1 della legge n° 28 del 22 febbraio 2000 in tema di par condicio nei periodi pre-elettorali.