Ti senti perso dentro quella buia stanza vedi solo un muro, tristezza, sensazione di vuoto dentro il cuore di un arido gelido, come un campo incolto e un buio tetro dentro il tuo animo e gli occhi spenti come una sigaretta nel portacenere appena posata… Ma un giorno nel tuo cuore il sole tornerà a splendere di nuovo la vita in te tornerà a galla e l’essere nulla, quella gelida sensazione mai più tornerà un sorriso largo come il cielo stellato spunterà dal tuo viso e vedrai nel tuo specchio riflesso il tuo essere rinato…
Cammini sul viale lentamente, lo sguardo vuoto, pieno di stupore. Ricordi il suo nome ed il suo volto e la voce che parlava dolcemente, ma non ricordi altro e non trovi colui che accanto ti restava sempre. Non sai chi sei… Non sai più ricordare… Stringi forte il guinzaglio del tuo cane ed esso con amore t’accompagna, si ferma e s’accuccia sulla terra dove ora riposa il suo padrone… Riaffiora un ricordo flebilmente e scivola pian piano dentro il cuore… Sfiori con le tue mani quella croce poi t’inginocchi e t’appresti a pregare, ma rimani in silenzio a mani giunte perché hai scordato tutte le parole. T’aggrappi a quel guinzaglio nuovamente… Appoggi la tua testa sul tuo cane con un misto di dolcezza e di dolore. Unico filo che ancora ti consente di risvegliare la memoria del cuore…
Cammini sul viale lentamente, lo sguardo vuoto, pieno di stupore. Ricordi il suo nome ed il suo volto e la voce che parlava dolcemente, ma non ricordi altro e non trovi colui che accanto ti restava sempre. Non sai chi sei… Non sai più ricordare… Stringi forte il guinzaglio del tuo cane ed esso con amore t’accompagna, si ferma e s’accuccia sulla terra dove ora riposa il suo padrone… Riaffiora un ricordo flebilmente e scivola pian piano dentro il cuore… Sfiori con le tue mani quella croce poi t’inginocchi e t’appresti a pregare, ma rimani in silenzio a mani giunte perché hai scordato tutte le parole. T’aggrappi a quel guinzaglio nuovamente… Appoggi la tua testa sul tuo cane con un misto di dolcezza e di dolore. Unico filo che ancora ti consente di risvegliare la memoria del cuore…
Sembra un autunno lontano, un tempo perso nelle favole, con il bosco ammantato di rosso e di oro, i primi venti freddi che fanno stormire le fronde e le serate davanti al fuoco di un camino arrostendo le castagne. Buon autunno 🍂🍂🍄
NAPOLI
Le nuvole giocano a rimpiattino con il sole, che si fa trovare e le abbraccia con calore. Il vento s’insinua tra le foglie e si sussurrano segreti noti solo a loro. L’aria odora di pioggia e di favole lontane, la pioggerella sottile evoca caldarroste e fiamme di camino. Il rosso di un tramonto, si riflette nell’arancio di un sogno che la natura non si stanca di raccontare.
Dopo due lunghissimi anni in cui, a causa delle restrizioni provocate dalla situazione pandemica, si è stati costretti a proporre relazioni e interventi a distanza utilizzando le risorse del web, finalmente questa volta si torna in presenza per il consueto appuntamento di settembre con il Consiglio Federale e con il Convegno Studi promosso dalla FIC (Federazione Italiana Cineforum), con sede a Bergamo.
Il 70° Consiglio Federale della FIC si terrà a Bergamo nella mattinata di domenica 25 settembre (ore 10.30-13.30) presso la Sala civica “Laura Bassi” – ex Enel (Via Mazzini, 6/B) e darà spazio alle relazioni di Adriano Piccardi (Presidente), Enrico Zaninetti (Tesoriere), Daniela Vincenzi (Segretario), Barbara Rossi e Sergio Grega (Vicepresidenti), nonché alle domande e agli spunti di riflessione di tutti coloro che vorranno intervenire.
Il 33° Convegno Studi Vedere e Studiare Cinema, quest’anno con il titolo Bad Girls. Le cattivissime dal cinema classico a oggi, progetto a cura di Emanuela Martini e Adriano Piccardi, avrà, invece, luogo a Bergamo sabato 24 settembre dalle 10.30 alle 18.30presso la Sala civica “Laura Bassi” – ex Enel (Via Mazzini, 6/B). Il tema di quest’anno è in qualche modo collegato a quello del 2021, che ha visto come protagoniste alcune figure di donne-registe che hanno saputo proporre la qualità del proprio lavoro quando il mestiere del cineasta era appannaggio quasi esclusivamente del genere maschile. Donne, dunque, inappropriate rispetto al contesto in cui si proposero. Sempre di donne si parlerà anche quest’anno, ma intese come personaggi: soggetti protagonisti della finzione, ma pur sempre inappropriate per le loro caratteristiche ben poco rassicuranti, capaci di renderle scomode o addirittura pericolose agli occhi della controparte maschile e, conseguentemente, della medesima componente del pubblico. Bad Girls, quindi: ragazze o signore davvero cattive, non tutte necessariamente assassine ma comunque grandi tessitrici di trame, seduzioni e inganni. Non caratterizzate nel loro comportamento da dichiarata pazzia o da motivazioni solide che in qualche modo finiscano per redimerne le gesta, ma espressione di quella sorta di malvagità connaturata che le rende – secondo la formula ormai affermata – inquietanti dark lady.
Si inizia la sera di venerdì 23 settembre (ore 21.00) all’Auditorium di Piazza della Libertà con la proiezione del film di John M. Stahl Femmina folle (Leave Her to Heaven, 1945). Nella giornata successiva, sabato 24 settembre a partire dalle ore 10.30 presso la Sala civica “Laura Bassi” – ex Enel (Via Mazzini, 6/B), si succederanno, tra mattino e pomeriggio, tre interventi critici dedicati alle “cattivissime”, con Emanuela Martini (“Le bastarde del mélo”), Barbara Rossi (“Avvelenatrici, assassine, vendicatrici dai ‘90 al 2020”) e Ilaria Feole (“Le dark lady del noir”). A chiudere il pomeriggio, la presenza di un’ospite, Roberta Torre, in dialogo con le relatrici: una regista dal cui cinema – dove generi e registri espressivi si contaminano producendo risvolti estetici e culturali imprevedibili, volutamente “giocati” al limite – emergono personaggi femminili portatori di contraddizioni e di conflitti. Ci sarà tempo anche per una pausa, anzi due: alle ore 13.30 con un light break e alle ore 18.30 con un piccolo aperitivo.
Bad Girls. Le cattivissime dal cinema classico a oggi
venerdì 23 settembre, ore 21.00 – Auditorium Piazza della Libertà Femmina folle (Leave Her to Heaven, 1945) di John M. Stahl, 110’
sabato 24 settembre, ore 10.30 – 18.30 – Sala civica “Laura Bassi” – ex Enel in via Mazzini, 6/B Emanuela Martini Le bastarde del mélo Barbara Rossi Avvelenatrici, assassine, vendicatrici dai ‘90 al 2020 ore 13.30 light break (i lavori riprendono alle ore 15.30) Ilaria Feole Le dark lady del noir ospite: Roberta Torre, in dialogo con Emanuela Martini ore 18.30 piccolo aperitivo
domenica 25 settembre, ore 10.30 Consiglio Federale FIC(incontro riservato ai delegati dei circoli) intervengono: Adriano Piccardi (Presidente), Enrico Zaninetti (Tesoriere), Daniela Vincenzi (Segretario), Barbara Rossi e Sergio Grega (Vicepresidenti)
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 perché sin da quando ero bambina mi hanno sempre tenuto compagnia non facendomi mai sentire sola. Hanno sempre ascoltato tutti i miei problemi con estrema attenzione senza mai dare alcun segno di noia o di disappunto.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 perché accanto a loro ho avuto la fortuna di sviluppare tantissime difese immunitarie che mi hanno permesso di vivere una vita sana lontana da medici curanti, farmaci e allergie.
Flavia Sironi
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 perché in un momento difficilissimo della mia vita, quando ho perso tutto casa compresa, mi sono sempre stati accanto con l’amore immutato nonostante la loro pappa fosse meno ricca e gustosa, nonostante avessi meno tempo da dedicare loro, nonostante fossi spesso nervosa e piagnona. Al contrario di alcune persone che sono fuggite per paura chiedessi loro qualcosa, mi sono sempre stati vicino. Mi hanno dato forza e coraggio per rialzarmi da terra, ricominciare e tirare avanti.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 perché nelle notti fredde riscaldano il mio corpo appiccicandosi come cozze al mio.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 perché sono allegri, buffi, simpatici e mi fanno divertire.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 perché conoscono il significato della parola empatia e la applicano in continuazione.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 perché quando piango e ho bisogno di conforto si radunano attorno a me e con i loro nasi umidi e la loro lingua calda asciugano le mie lacrime.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 perché quando canto mi accompagnano con ululati gioiosi saltandomi addosso.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 perché nonostante dia loro nomi buffi, a volte persino ridicoli, non si lamentano mai e mi rispondono sempre con entusiasmo.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶, una in particolare Havana, perché con la loro voglia di correre mi hanno portato a fare risultati mai sperati. Con Havana due Campionati Italiani vinti, due partecipazioni al Campionato Europeo con la Maglia Azzurra della Nazionale Italiana di Canicross.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 perché con loro faccio una vita libera, all’aria aperta e partecipo ad eventi legati al mondo della cinofilia.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 perché facendo ciò che faccio conosco sempre persone interessanti con le quali molto spesso collaboro, organizzo, o semplicemente do loro una mano e loro la danno a me.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 perché ogni giorno quando mi sveglio accolgono la mia giornata e ogni notte vegliano il mio sonno.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 perché quando rientro mi accolgono come se non mi vedessero da mesi e mi fanno sentire finalmente a casa.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 perché sopportano le mie lune, il mio carattere mutevole, la mia originalità, la mia rabbia, il mio nervosismo, la mia ansia. (Ovviamente, sia ben chiaro, non scarico questi nefasti sentimenti sui loro corpi ma sbatto porte, urlo, pesto i piedi). Loro mi guardano dispiaciuti con testa bassa e occhi smarriti.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 perché mi sono sempre grati di tutto ciò che offro loro, della vita che regalo loro, del cibo che dono loro, delle cure che ho per loro. E’ da tutti i miei cani che ho imparato il significato esatto della parola gratitudine, sono a loro grata anche per questo.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗴𝗮𝘁𝘁𝗶 perché sanno sempre attendere il momento giusto.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗴𝗮𝘁𝘁𝗶 perché con le loro fusa cadenzate cullano il mio sonno rilassando i miei nervi.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗴𝗮𝘁𝘁𝗶 perché tengono lontano dalla mia casa animaletti indesiderati.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗴𝗮𝘁𝘁𝗶 perché sono molto belli, oserei dire perfetti.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗴𝗮𝘁𝘁𝗶 perché quando ho male a qualche parte del corpo, soprattutto lo stomaco, si sdraiano sulla parte dolente attenuando o addirittura annullando il male.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗴𝗮𝘁𝘁𝗶 perché con le loro giravolte e le loro scorribande mi fanno divertire.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗴𝗮𝘁𝘁𝗶 perché nonostante i nomi buffi o addirittura ridicoli che invento per loro non mi portano rancore e quando li chiamo, se ne hanno voglia, vengono da me.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗴𝗮𝘁𝘁𝗶 perché conoscendoli a fondo comprendo ogni giorno il grande significato della parola libertà.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗴𝗮𝘁𝘁𝗶 perché mi dimostrano cos’è l’amicizia facendomi sentire loro amica.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗴𝗮𝘁𝘁𝗶 perché, a modo loro, mi sono grati di tutto ciò che offro loro.
Mi piacerebbe sapere i vostri motivi per i quali siete grati ai vostri animali.
CAMPIONATO MONDIALE DEL PESTO, VINCE LA STUDENTESSA CAMILLA PIZZORNO
Sfidanti da ogni angolo del mondo, a trionfare è la genovese e più giovane della gara
Camilla Pizzorno vince il Campionato
Frequentando il corso di giornalismo presso l’Università di Genova, ho avuto la possibilità di poter scrivere in prima persona articoli che trattano gli eventi più significativi della zona. Attrezzata di carta e penna, sono riuscita ad intervistare in esclusiva la vincitrice del Campionato Mondiale del Pesto. Con questo articolo voglio portarvi con me alla scoperta di tradizioni familiari e ricette segrete tra il profumo del basilico.
Il pesto più buono del mondo lo prepara Camilla Pizzorno, 22 anni, studentessa universitaria di psicologia, residente a Pegli. È la terza donnae la ragazza più giovane nella storia a vincere il Campionato Mondiale del Pesto Genovese, che è tornato dopo 2 anni di assenza, causa Covid. Camilla ha sbaragliato i cento concorrenti provenienti da tutto il mondo, sabato 4 giugno, sfidandosi a colpi di pestello nel Salone del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale. Hanno partecipato adulti, bambini e addirittura un robot, grazie al contributo dell’Istituto Italiano di Tecnologia: Robo Twin, caratterizzato da un sistema di movimentazione composto da due braccia robotiche dotate di mani poliarticolate e muscoli artificiali che per la prima volta nella storia si è cimentato con la preparazione della storica salsa genovese.
Robo Twin
Si sono sfidati concorrenti provenienti da Cambogia, Camerun, Giappone, Guinea, Messico, Moldavia e Stati Uniti, alla presenza di trenta giudici selezionati per esperienza, competenza e attivismo nel mondo del food e della promozione territoriale, e tanti illustri ospiti, ma i veri protagonisti sono i sette ingredienti “magici” uguali per tutti, un mortaio e il pestello.
La più giovane concorrente in gara vince con due ingredienti segreti “lo faccio con amore e divertendomi”, dedicando la vittoria alla nonna che le ha insegnato da bambina la passione per il pesto genovese “ricordo ancora quando mi veniva a prendere a scuola alle elementari, mi portava a casa e nella sua cucina preparavamo il pesto con il suo grosso mortaio. La guardavo affascinata, rappresentava un momento per stare insieme”.
Una tradizione di famiglia, tanto che il padre aveva già partecipato ad altre edizioni del campionato, nel 2016 e nel 2018, arrivando due volte secondo. Lei lo ha superato: “Adesso il pesto a casa lo farò solo io – ha detto al termine della premiazione – Qual è il segreto del mio pesto? I segreti non vanno mai rivelati”. Inattesa la vittoria dato che il mondo delle cucina non le appartiene, ma da vera genovese è cresciuta tra basilico e mortaio.
Il “trofeo”
“Il pesto è la salsa più conosciuta al mondo dopo quella al pomodoro – commenta il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti – non possiamo parlare di un semplice condimento ma di una bandiera non solo della Liguria ma del nostro Paese, perché all’interno dello scrigno del mortaio c’è il profumo e il sapore della nostra terra”. Il Campionato si svolge una volta ogni due anni e il vincitore viene selezionato tra i cento finalisti mondiali. Sarà dunque un compito importante per Camilla che diventa così la portavoce del pesto in tutto il mondo: “spero di adempiere questo ruolo al meglio” spiega emozionata, dovendo partecipare come giudice alle selezioni dei prossimi finalisti, una grande responsabilità rappresentando la Liguria e sopratutto Genova.
Susan Nalugwa Kiguli (nata il 24 giugno 1969 nel distretto di Luweero , Uganda ) è una poetessa e studiosa letteraria ugandese. È professore associato di letteratura presso la Makerere University . Ha conseguito un dottorato di ricerca in inglese presso l’Università di Leeds (Regno Unito) sponsorizzato dal Commonwealth Scholarship Scheme. Kiguli è stato un sostenitore della scrittura creativa in Africa, incluso il servizio come membro fondatore di FEMRITE , un giudice per il Commonwealth Writers’ Prize (Regione africana, 1999) e un membro del comitato consultivo per l’ African Writers Trust . È l’African Studies Association Presidential Fellow, 2011 e questo le ha offerto l’opportunità di leggere le sue poesie presso la Library of Congress, Washington DC nel novembre 2011. I suoi interessi di ricerca ricadono principalmente nell’area della poesia africana orale e scritta, della canzone popolare e della teoria della performance. Come poetessa, Kiguli è meglio conosciuta per la sua raccolta del 1998 The African Saga , la colloca tra i poeti più emozionanti dell’Africa orientale e meridionale. Il volume ha vinto il National Book Trust of Uganda Poetry Award (1999) e ha fatto la storia della letteratura in Uganda andando esaurito in meno di un anno. La sua poesia è apparsa ampiamente in riviste e antologie sia a livello nazionale che internazionale.
NAPOLI
La poesia è un correre verso e un correre dentro allo stesso tempo. Un’immersione nelle cose, nei fatti. Dopodiché diventa una corsa per afferrare le parole, quelle giuste, quelle più sincere, per raccontare prima che le sensazioni si sfilaccino e lascino il posto alla successiva esperienza. Giovani poetesse africane, donne che usano la parola per esprimere situazioni di disagio, per denunciare condizioni di violenze (fisiche e psicologiche), per aprire varchi nel cambiamento che la nuova generazione di giovani africane sta portando avanti. Le violenze domestiche sono un altro argomento tabù che sta ora emergendo come l’acqua sporca da una fogna troppo colma. E infine ci sono le parole di gioia e di ringraziamento a quegli africani che non si arrendono a nulla, “che rendono la tristezza parte della felicità” e che usano la risata (quella che nasce dal profondo del cuore) per riempire di speranza gli altri e il loro ambiente. Sono le parole di una delle più grandi poetesse ugandesi contemporanee, Susan Kigali. La poesia è “Amo la mia casa” dove il termine “casa” è esteso alla terra d’Africa e a chi la abita. Uomini e donne.
Per coloro che trovano le risate così di compagnia ridono come se andassero in pezzi o si sciogliessero con le lacrime che gli scorrono sulle guance e al giorno d’oggi tutto ciò su un cellulare.
Per le risate che si librano rimbombando in ogni angolo Per le risate disseminate sui cespugli in fiore Per le risate che sfuggono da ogni anfratto e si innalzano per salutare il sole Per le risate da cellulare a cellulare.
Per coloro che hanno preso lezioni di danza già nell’utero che toccano il pavimento facendosi da esso venerare che si girano di qua e creano la magia si girano di là e inviano miliardi di angeli a implorarli di non smettere mai Per coloro che fischiettano una canzone e ti incastrano a canticchiarla con loro tuo malgrado.
Per coloro che vivono il lutto invocando mille nomi ricordando nome su nome ripercorrendo la storia di ogni vita che è a loro cara ogni volto dell’amore. Per coloro che sentono il loro dolore dall’interno verso l’esterno che strisciano e raschiano la terra come se potesse rispondere alle loro domande Per coloro che ogni giorno alzano gli occhi al cielo e supplicano Dio continuando ad amare a sperare a vivere come se la vita fosse per sempre. Per coloro che non lasciano mai andare se stessi né le persone che colorano la loro vita Per coloro che rendono la tristezza parte della felicità un elemento di pace per vedere il prima, l’adesso e il per sempre.
Per la mia gente che mi fa Desiderare di capire ciò che io non capisco.
Amo la mia casa [I Love Home, di Susan Kiguli]
*Un canto d’amore verso la propria terra e la propria gente, che malgrado la miseria, la fame, le guerre e le ingiustizie che da secoli sopportano, sanno ridere, ballare e sperare. La poesia può essere forma di lotta e riscatto morale contro tutti i sorprusi ed ora anche le giovani poetesse africane la stanno finalmente scoprendo.
Si tratta dell’unico modello di idrocronometro collocato all’interno di un giardino pubblico in Italia e si trova nel viale dell’Orologio del Pincio a Roma.
L’orologio d’acqua fu inventato nel 1867 da padre Giovan Battista Embriaco e presentato addirittura all’Esposizione universale di Parigi. La particolarità di questo orologio a quattro quadranti, sta nel suo funzionamento che è garantito dall’acqua sottostante che aziona sia il pendolo che la suoneria.
Chi passeggia per il Pincio non potrà fare a meno di notare una piccola torre su un isolotto al centro di un lago, è lì che domina l’orologio d’acqua che purtroppo, è spesso oggetto di atti vandalici, in ultimo quello del febbraio scorso. Dopo l’ennesimo gesto vile in cui appunto, era stato fatto in frantumi il vetro della torretta che nasconde l’orologio, il capolavoro di ingegneria è stato restaurato ed è tornato a segnare il tempo. L’orologio ad acqua donato al comune di Roma, dal 2007 grazie a una convenzione è stato adottato dalla Scuola Elis – Sezione orologeria, che ne cura gratuitamente la manutenzione sia ordinaria che straordinaria.(WEB)
dove tutto spazza via e se necessario facendo annegare l’anima, così finalmente toglierà quel dolore che a fondo l’aveva trascinata, prigioniera si era arresa.
Toglierà ogni sporco sentimento,
darà al cuore le forze perse in tutti gli anni di battaglie e guerre vinte o mancate.
Fanno male certi giorni le lacrime che sanno di rabbia, di rassegnazione e indifferenza per questo mondo dove non sappiamo vivere.
Scivolate lacrime e poi andate via,
ho bisogno di asciugare ciò che rimane della mia stanca anima.
Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM. Roma 21 settembre 2022
Jean- Christophe Casalini
Io sono una cacciatrice di interviste, individuo il bersaglio e gli sparo un intervista. Vado curiosando, leggendo per scovare qualcuno che soddisfi la mia vena di impicciona della parola. Con Jean Christophe Casalini non è andata proprio cosi, mi ha scovata lui per leggere le mie poesie. In un primo momento sono rimasta interdetta, sorpresa che qualcuno le avesse notate e poi leggerle. Credo che abbia dato una bel colpo alla mia autostima, perchè lui le poesie non solo le legge, le viviseziona per poi commentarle. I suoi commenti scandagliati, profondi, una sorta di psicoanalisi del pensiero poetico, per cercare quell’essenza, quell’io profondo che fa di noi persone uniche ed originali. Jean Christophe, non scrive di poesia, lui scrive libri surreali a sfondo violento e psicologico, libri distopici, ma ama la poesia, la declama, la commenta.
Lui è uno spirito poliedrico, dire solo che scrive libri è estremamente riduttivo, già a 16 anni compone il primo jingle pubblicitario, suona la chitarra, fa l’attore e diventa il primo sound designer italiano. Il primo che intuisce la rivoluzione digitale acustica, portando il cinema italiano agli stessi livelli già sperimentati all’estero. Mi piace ricordare che nel 1997, inventa il suono del morso del Magnum, avete presente il gelato e il famoso ” croc” ? Ebbene l’ha ideato Casalini, ancora oggi viene usato nelle pubblicità.
Ma io non sono qui per parlare della sua biografia, già molto esauriente, in questa pagina, ma di Jean Christophe come persona. Dietro ogni cosa nella vita, c’è una persona unica ed ineguagliabile, come dire ogni volta si rompe lo stampo. Dietro i libri che scrive c’è una persona e allora domandiamoci chi sia! Casalini ama tutto ciò che fa, tutto ciò che fa, lo fa con grande entusiasmo, dedicando tutto se stesso. Lui sceglie quello che vuole fare e lo fa bene, ieri come sound designer, oggi come scrittore. I suoi libri, in qualche modo, sono ” ciò che pensa”, Nel suo ultimo libro Hypnos, Adam il personaggio, anche nel nome, ha un significato spirituale. Adam ” Adamo ” il primo uomo della terra, e anche in Hypnos il primo uomo che prende coscienza e per la salvezza del resto del genere umano, sacrifica se stesso fino alla morte, una morte che lo immortala, più che fosse vivo. Un libro da leggere, una scrittura fluida e percettibile, lo leggi di un fiato, scorrevole come una fonte d’acqua. Studioso appassionato tra un immutabile eterno e misterioso e l’universo mortale e finito. Alla ricerca dell’anima, appassionato di poesia perchè alcuni l’anima ce l hanno dentro e poi riescono a scriverlo. Un ricercatore del dentro, dell’interiorità. Casalini razionale, sognatore, ambientalista, perfezionista, precisino, una personalità eclettica, dotato di grande sensibilità e umanità. Lui stesso è un ”sound” la sua vita molto articolata, segnata in qualche modo, dalla morte della madre, donna bellissima e di grande talento come pittrice.. Nel 2000 realizza il suo primo libro”CA43” sulla sua splendida madre, che non ha mai voluto esporre le sue opere, quadri bellissimi dove tutto è interpretativo e sentito, una pittura che è poesia. Poi accade qualcosa nella sua vita, che lo cambia e gli fa un ulteriore salto, che lo porta ad indagare quell’anima di cui diventa fortemente appassionato, e a quel creatore che ci ha generato. Qualche anno fa ebbe un incidente gravissimo, decise di non lavorare più come sound designer, ma dedicarsi e dare priorità a cose che prima aveva sottovaluto. Allora nasce la sua attività di scrittore a corpo pieno, in lui c’è un pò di” Adam” personaggio tormentato del suo libro, ma dalla grande consapevolezza e determinazione e soprattutto di grande coraggio. Leggetelo Jean Christophe Casalini, sorprendente, scorrevole, la musica comunque non l’abbandona, lui dirige l’orchestra della sua vita, un motivo appassionato in cui si butta. In Casalini sono condensate due vite, forse anche una in più, per quest’uomo che dorme poco e coltiva senza tempo le sue passioni, mettendo tutto se stesso. L’intervista è limitativa, la sua vita è un concentrato di vite, di esperienze che fanno di lui una persona tutta da scoprire. Casalini potrei definirlo una sinfonia, dove tutti gli strumenti suonano, e fanno di lui un artista a tutto tondo. Veramente un piacere conoscerlo.
Jean-Christophe CASALINI nasce a Milano il 3 gennaio 1962 da madre danese Annette Lorentzen (1942-2004), pittrice, e padre francese Paul Casalini (1933-2013), regista. Strimpella la chitarra sotto le attente orecchie del M° A. Pizzigoni (noto jazzista italiano) e compone a 16 anni il suo primo jingle pubblicitario, per poi diventare un professionista del settore. Polivalente, diventa l’aiuto per un noto regista pubblicitario italiano Livio Mazzotti, poi scenografo, cosceneggiatore e attore protagonista in una serie televisiva: ‘Interbang!? Le Sette Torri di Pisa’ distribuita e trasmessa in vari paesi.
Intuisce per primo in Italia la rivoluzione digitale acustica e fonda una startup, la Mach 2, una società di post produzione e servizi audio per la sonorizzazione di filmati con l’utilizzo delle prime piattaforme informatiche in sincrono con il video. Nel 1993, Salvatores lo coinvolge nel suo film ‘Sud’ per coordinare i vari professionisti dell’audio e realizzare la prima colonna in quadrifonia con il sistema Dolby SR. Ottiene per la prima volta nei credits di film italiani, la menzione di ‘Sound Designer’.
Nel 1996 Gabriele lo chiama per il nuovo film ‘Nirvana’ per affidargli il sound design della prima colonna audio italiana in 5.1, portando finalmente il cinema italiano ai livelli acustici già sperimentati all’estero. L’anno successivo inventa il suono, utilizzato ancora oggi in tutto il mondo, del morso di Magnum. Il successo è tale che, negli anni a seguire fino ad oggi, sonorizza una decina di film (tra cui Anni 90, Viva San Isidro, Estomago), realizza oltre 13.000 masters audio digitali per tutte le marche italiane e circa 2500 radiocomunicati prima di diventare produttore pubblicitario di spot nazionali.
Nel 2000 realizza il primo libro ‘CA43’ su sua madre che non ha mai voluto esporre le sue opere, rivelando i significati ermetici dei suoi dipinti post moderni.
Insieme a suo fratello Brunetto nel 2014 decide di esporre per la prima volta dal vivo le opere di sua madre al Palazzo della Regione Lombardia in occasione del decimo anno dalla sua scomparsa prematura con lo sponsor di Expo 2015 e il patrocinio dell’Ambasciata Danese. Autoproduce e pubblica il libro ‘Inventory of Dreams’ con il curatore Alan Jones e, nel 2015, il secondo volume in occasione della mostra al museo Æglageret di Holbaek (DK), la città natale di Annette.
In concomitanza esce il suo primo romanzo OTTO Luce e Ombra / Ed. Vertigo.
Nel 2021 ‘HYPNOS’ / Ed. Dei Merangoli, già 1° premio ex-aequo sez. Letteratura al concorso La Pergola Arte sezione Letteratura a Firenze nel 2018 quando ancora inedito e dal titolo provvisorio ‘Generazione Arcobaleno), riceve la Menzione di Merito al Premio Giovanni Bertacchi 2021.
Poesia e Premiazione all’ Ambasciatrice Universale della Pace Alicia Antonia Muñoz Verri, Guainy
PACE
Pace quella parola piccola aggiustata disseminata in versi
Pace un desiderio Una speranza un’aspirazione
Pace un mondo rotondo sognato Perfetto
La pace di un tempo Appena piangendo dentro
pace onorevole incontrando un uomo nuovo più giusto sincero desiderando il bene demolizione di guerre cullando sogni
La pace sentirà l’universo quando tiene tra le sue braccia all’individuo sincero al bambino in attesa il nobile abbraccio dei nuovi tempi.
Alicia Antonia Muñoz Verri
PAZ
Paz esa palabra pequeña ajustada desparramada en versos
paz un deseo una esperanza un anhelo
paz un mundo redondo soñado perfecto
Paz de un tiempo justo llorando por dentro
Paz honorable encuentro de un hombre nuevo más justo sincero deseando lo bueno desechando guerras acunando sueños
Paz sentirá el universo al estrechar en sus brazos al individuo sincero al niño que espera el abrazo noble de los nuevos tiempos. Alicia Antonia Muñoz Verri