La poesia di denuncia, “Per la mia gente che mi fa desiderare di capire ciò che io non capisco”.

Susan Nalugwa Kiguli (nata il 24 giugno 1969 nel distretto di Luweero , Uganda ) è una poetessa e studiosa letteraria ugandese.  È professore associato di letteratura presso la Makerere University .  Ha conseguito un dottorato di ricerca in inglese presso l’Università di Leeds (Regno Unito) sponsorizzato dal Commonwealth Scholarship Scheme. Kiguli è stato un sostenitore della scrittura creativa in Africa, incluso il servizio come membro fondatore di FEMRITE , un giudice per il Commonwealth Writers’ Prize (Regione africana, 1999) e un membro del comitato consultivo per l’ African Writers Trust . È l’African Studies Association Presidential Fellow, 2011 e questo le ha offerto l’opportunità di leggere le sue poesie presso la Library of Congress, Washington DC nel novembre 2011. I suoi interessi di ricerca ricadono principalmente nell’area della poesia africana orale e scritta, della canzone popolare e della teoria della performance.  Come poetessa, Kiguli è meglio conosciuta per la sua raccolta del 1998 The African Saga ,  la colloca tra i poeti più emozionanti dell’Africa orientale e meridionale. Il volume ha vinto il National Book Trust of Uganda Poetry Award (1999) e ha fatto la storia della letteratura in Uganda andando esaurito in meno di un anno. La sua poesia è apparsa ampiamente in riviste e antologie sia a livello nazionale che internazionale.

NAPOLI

La poesia è un correre verso e un correre dentro allo stesso tempo. Un’immersione nelle cose, nei fatti. Dopodiché diventa una corsa per afferrare le parole, quelle giuste, quelle più sincere, per raccontare prima che le sensazioni si sfilaccino e lascino il posto alla successiva esperienza. Giovani poetesse africane,  donne che usano la parola per esprimere situazioni di disagio, per denunciare condizioni di violenze (fisiche e psicologiche), per aprire varchi nel cambiamento che la nuova generazione di giovani africane sta portando avanti. Le violenze domestiche sono un altro argomento tabù che sta ora emergendo come l’acqua sporca da una fogna troppo colma. E infine ci sono le parole di gioia e di ringraziamento a quegli africani che non si arrendono a nulla, “che rendono la tristezza parte della felicità” e che usano la risata (quella che nasce dal profondo del cuore) per riempire di speranza gli altri e il loro ambiente. Sono le parole di una delle più grandi poetesse ugandesi contemporanee, Susan Kigali. La poesia è “Amo la mia casa” dove il termine “casa” è esteso alla terra d’Africa e a chi la abita. Uomini e donne.

Per coloro che trovano le risate
così di compagnia
ridono come se andassero in pezzi
o si sciogliessero
con le lacrime che gli scorrono sulle guance
e al giorno d’oggi tutto ciò
su un cellulare.

Per le risate che si librano
rimbombando in ogni angolo
Per le risate disseminate
sui cespugli in fiore
Per le risate che sfuggono da ogni anfratto
e si innalzano per salutare il sole
Per le risate da cellulare a cellulare.

Per coloro che hanno preso lezioni di danza
già nell’utero
che toccano il pavimento
facendosi da esso venerare
che si girano di qua e creano la magia
si girano di là
e inviano miliardi di angeli
a implorarli di non smettere mai
Per coloro che fischiettano una canzone
e ti incastrano a canticchiarla con loro
tuo malgrado.

Per coloro che vivono il lutto
invocando mille nomi
ricordando nome su nome
ripercorrendo la storia di ogni vita
che è a loro cara
ogni volto dell’amore.
Per coloro che sentono il loro dolore
dall’interno verso l’esterno
che strisciano e raschiano la terra
come se potesse rispondere alle loro domande
Per coloro che ogni giorno alzano gli occhi al cielo
e supplicano Dio
continuando ad amare
a sperare
a vivere come se la vita fosse per sempre.
Per coloro che non lasciano mai andare se stessi
né le persone che colorano la loro vita
Per coloro che rendono la tristezza parte della felicità
un elemento di pace
per vedere il prima, l’adesso e il per sempre.

Per la mia gente che mi fa
Desiderare di capire ciò che io non capisco.


Amo la mia casa [I Love Home, di Susan Kiguli]

*Un canto d’amore verso la propria terra e la propria gente, che malgrado la miseria, la fame, le guerre e le ingiustizie che da secoli sopportano, sanno ridere, ballare e sperare. La poesia può essere forma di lotta e riscatto morale contro tutti i sorprusi ed ora anche le giovani poetesse africane la stanno finalmente scoprendo.

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