L’originalità delle opere d’arte di Joan Josep Barcelo

Joan Josep Barcelo e l’arte

Greek mythology seen from a contemporary artistic point of view.
THE GREEK MYTH COLLECTION
joan josep barceló i bauçà

La mitologia greca vista da un punto di vista artistico contemporaneo.
THE GREEK MYTH COLLECTION
joan josep barceló i bauçà

IL TORSO DI ARES
The Greek Myth Collection No. 9
joan josep barceló i bauçà
pittura tecnica mista su legno di carrubo: acrilico, inchiostro, terra, pietra, foglia oro e silicone. 39x23cm

L’INFRAMONDO DI ADE
The Greek Myth Collection No. 10
joan josep barceló i bauçà
pittura tecnica mista su legno di cipresso: acrilico, inchiostro, terra, pietra, tesutto di cotone e silicone. 58x14cm

L’ABBRACCIO DI MEDUSA
The Greek Myth Collection No. 11
joan josep barceló i bauçà
pittura tecnica mista su legno d’ulivo: acrilico, inchiostro, tessuto di cotone e silicone. 34x25cm

I FIORI DI ARTEMIDE
The Greek Myth Collection No. 12
joan josep barceló i bauçà
pittura tecnica mista su legno di cipresso: acrilico, inchiostro, terra, pietra, corteccia di melograno, tessuto di cotone, piume di pavone e silicone. 32x13cm

Greek mythology seen from a contemporary artistic point of view.
THE GREEK MYTH COLLECTION
joan josep barceló i bauçà

La mitologia greca vista da un punto di vista artistico contemporaneo.
THE GREEK MYTH COLLECTION
joan josep barceló i bauçà

IL GREMBO DI AFRODITE
The Greek Myth Collection No. 5
joan josep barceló i bauçà
pittura tecnica mista su legno di pino: acrilico, inchiostro, terra, pietra e silicone. 36x17cm

L’OMBELICO DI EROS
The Greek Myth Collection No.6
joan josep barceló i bauçà
pittura tecnica mista su legno di carrubo: acrilico, inchiostro, terra, pietra e silicone. 37x15cm

LA NASCITA DI HERA
The Greek Myth Collection No. 7
joan josep barceló i bauçà
pittura tecnica mista su legno di cipresso: acrilico, inchiostro, terra, pietra, tessuto di cotone e silicone. 38x22cm

IL FUOCO DI EFESTO
The Greek Myth Collection No. 8
joan josep barceló i bauçà
pittura tecnica mista su legno di pino: acrilico, inchiostro, terra, pietra, corteccia di cipresso, tessuto sintetico e silicone. 34x25cm

Greek mythology seen from a contemporary artistic point of view.
THE GREEK MYTH COLLECTION
joan josep barceló i bauçà

La mitologia greca vista da un punto di vista artistico contemporaneo.
THE GREEK MYTH COLLECTION
joan josep barceló i bauçà

L’OCCHIO DI ZEUS
The Greek Myth Collection No. 1
joan josep barceló i bauçà
pittura tecnica mista su legno di yucca: acrilico, inchiostro e silicone. 50x35cm

LA FURIA DI POSEIDONE
The Greek Myth Collection No. 2
joan josep barceló i bauçà
pittura tecnica mista su legno di cipresso: acrilico, inchiostro, terra, pietra, foglia argento e silicone. 37x14cm

IL SOFFIO DI APOLLO
The Greek Myth Collection No. 3
joan josep barceló i bauçà
pittura tecnica mista su legno di pino: acrilico, inchiostro, tessuto di cotone, foglia oro e silicone. 33x18cm

LA SINDONE DI ACHILLE
The Greek Myth Collection No. 4
joan josep barceló i bauçà
pittura tecnica mista su legno di cipresso: acrilico, inchiostro, cartone, tessuto di cotone e silicone. 31x13cm

Nuhttp://nonsolopoesiarte.art.blog/2022/08/28/loriginalita-delle-opere-darte-di-joan-josep-barcelo/

Click

Oggi immortalarsi in un selfie è diventata un’abitudine comune sia tra i giovani che tra gli adulti. Con le nuove tecnologie è una cosa semplice, immediata. Un po’ d’anni fa era diverso, c’era il famoso rullino da portare a sviluppare e richiedeva tempo. Forse come ogni cosa c’è un lato positivo e negativo, tutto sta nel saper agire con buon senso e misura, senza strafare.

Napoli

La vita si può cristallizzare
in un click,
un momento impresso
per sempre.
Il potere di una foto
dove il tempo
si ferma.
E tu rimani lì
un sorriso
un pensiero
un’emozione
l’illusione di
essere dove non puoi.

Imma Paradiso

NAUFRAGIO, di Miriam Maria Santucci

NAUFRAGIO

Un barcone traboccante di speranze
e bimbi stretti al petto con amore.
Pigiati come sogni nel cassetto,
guidati da mercanti senza cuore.

All’improvviso urla di terrore:
il barcone sprofonda negli abissi.
Mani agitate invano tra le onde,
ignorate da ignobili scafisti.

Ognuno invoca il nome del suo Dio
e a Lui affida l’ultimo momento.
Trovano ormai solamente oblio
e un rifugio lassù, nel firmamento…

#MiriamMariaSantucci

#oltreiconfinidelcieloedelmare
#lalucedeipensieri
#poesiaitaliana

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UN DISCORSO DIMENTICATO. Pascoli: «Salviamo la domenica»

“In questo mondo nel quale ora viviamo, affaticato e affannato, suoni il cantico della risurrezione! Si restituisca al lavoro ciò che lo distingue dalla pena; si renda al lavoratore ciò che lo distingue dal forzato e dal dannato; riabbia il popolo umano ciò che gli era già stato dato: la sua domenica!
Senz’essa, non c’è settimana: la vita dell’uomo è una successione di giorni e notti, di giorni in cui il lavoro dispone il corpo al sonno della notte, di notti in cui il sonno dispone le membra al lavoro del giorno; e sempre così alternamente, eternamente, finché giorno e notte si fondano in una sola oscurità e immobilità!Un ergastolo, senz’essa, è questa società; un ergastolo in cui se non c’è la solitudine del silenzio, c’è però la solitudine del rumore: ogni uomo è segregato dall’altro dall’assordante fracasso dei magli e delle macchine. Un inferno, senz’essa, è questa umanità; un inferno pieno di vane implorazioni, di orrende bestemmie, di grida d’angoscia. Un ergastolo e un inferno, in cui l’anima degli uomini oscilla in delirio sospesa ai due moti convulsi : sempre… mai, sempre… mai. Ma no! Dice la fede: «Riposate l’un dì dei sette, o uomini, le cui membra sono gravi e frali: anche Dio riposò nel settimo giorno, egli che crea con un fiat».

La canzone del girarrosto (dai Canti di Castelvecchio , 1903),la domenica “il dì che a mattina | sorride e sospira al tramonto”. In questa poesia il Pascoli ci parla di una massaia che torna a casa dalla messa, con il vestito nuovo e profumato e, senza toglierselo di dosso, passa subito a cucinare: può farlo perché ha avuto un valido aiuto nel girarrosto! E poi arriva mezzogiorno, con la padrona di casa che chiama a raccolta: In tavola! In tavola! E allora la domenica sarà una vera festa. La canzone del girarrosto Domenica! il dì che a mattina sorride e sospira al tramonto!… Che ha quella teglia in cucina? che brontola brontola brontola… È fuori un frastuono di giuoco, per casa …

Giovanni Pascoli – La canzone del girarrosto

Domenica! il dì che a mattina
sorride e sospira al tramonto!..
Che ha quella teglia in cucina?
Che brontola brontola brontola.
È fuori un frastuono di giuoco,
per casa è un sentore di spigo..
Che ha quella pentola al fuoco?
Che sfrigola sfrigola sfrigola..
E’ già la massaia ritorna da messa;
così come travasi adorna s’appressa:
la brace qua copre, là desta,
passando, frr, come in volo,
spargendo un odore di festa,
di nuovo, di tela e giaggiolo…

*Meravigliosa, allegra, un’atmosfera di casa, di famiglia, di buon cibo. Questa è la domenica del Pascoli, questa è la domenica ideale che sa di tempi andati e che magari dovremmo ritrovare.

Ti bacio rosa del primo mattino del cielo!, di Iris G. DM

Ti bacio rosa del primo mattino del cielo!, di Iris G. DM

Iris G. DM

Ti bacio rosa del primo mattino del cielo!

La mia bocca serra una canzone

che solo gli angeli possono udire,

le foglie e il vento.

Un canto che muore sui corpi 

di chi non ha l’infanzia, e ninna nanne per dormire!

Culla, culla!

Le braccia vuote di stracci e di dolore,

quanto dolore!

Culla, culla, 

sotto le pietre è morto mio figlio!

Sciolto l’amore in un arco di sole,

spento il cuore in un alba di fumo.

Quanto amore e quanto dolore!

Culla, culla, il mio destino

sulla tristezza del mio altare,

sotto una croce su cui camminare. Iris G. DM

La triste favola di lady D, di Cinzia Petrone – Autrice

La triste favola di lady D, di Cinzia Petrone – Autrice

Cinzia Perrone – Autrice

La triste favola di lady D

Il 28 agosto 1996 venne ufficializzato il divorzio, dopo 25 anni di matrimonio, tra il principe Carlo e Diana. Con un bollo di 20 sterline e un timbro apposto da Mr. Robert West sul decreto che sancisce il divorzio n. 5029, la principessa Diana Spencer e il Carlo principe di Galles, erede al trono d’Inghilterra, pongono fine alla loro unione.

Si sposarono a 32 anni lui, appena 20 lei. La storia della maestrina d’asilo semplice e bella che avrebbe potuto diventare regina diventò una favola moderna. Arrivarono due figli, William e Henry. I fotografi seguivano ovunque la coppia reale. Ogni vestito, ogni gesto, ogni sorriso della principessa Diana era analizzato e finiva in prima pagina.

Presto però le cose presero una piega diversa. La ventata di nuovo portata a corte da Diana si infranse contro la rigidità della famiglia reale e contro il “fantasma” di un’altra donna”, Camilla Parker Bowles, amore di gioventù di Carlo, da lui mai dimenticata.

Il palazzo dorato divenne ben presto una prigione. I giorni di quella che presto sarebbe diventata semplicemente Lady D si trascinavano tra cerimonie ufficiali, viaggi di rappresentanza e la pressione della casa reale. 

Ma purtroppo come spesso accade, l’uccellino libero dalla sua gabbia non sopravvive…finendo per schiantarsi contro un destino avverso.

Anche il rimpianto (a mia madre) Massimo Troisi

Massimo Troisi

https://www.facebook.com/Massimotroisiofficial

Anche il rimpianto (a mia madre)

Io sciupai il tuo candido seno di giovane madre, di donna piacente

Rubai allo specchio la tua bellezza

E nelle tue mani sempre più vecchie, fotografie.

I discorsi di mio padre

li ho imparati a memoria.

Fosse per lui crederei ancora ai libri di storia.

Con te devo riincontrarmi in un fiume nero

E tra fiori e marmi ritorna il rimpianto.

La guerra ti tolse dalle labbra il sorriso

Io cancellai anche quel po’ di rossetto.

Ti vedevo gigante, poi un rivolo di saliva all’angolo della bocca.

E ti vidi bambina, ti vidi morire e tra fiori e marmi

Tra un pugno e un bacio, tra la strada e il mio portone

Tra un ricordo e un giorno nero

Torna e vive anche il rimpianto.

#MassimoTroisi

LO SPECCHIO, di Daniela Patrian

LO SPECCHIO

Dinanzi ad uno specchio:

sorrido se lo guardo sorridendo,

che bel vestito che ho,

i capelli con questo taglio e colore

mi stanno proprio bene,

forse dovrei perdere qualche chilo

,ma in fondo mi piaccio così…..

Lo specchio è anche,l’occhio di un amico

riflette di essere autentica

di essere la persona più somigliante a me stessa

di essere fedele a cio’ che è dentro me..

Mi amo

e così costringo gli altri a farlo.

Daniela Patrian

Disegno: matita,penna colorata ,acquarelli pastelli,su foglio da disegno

BUONGIORNO

La Vela, di Rosalba Di Giacomo

La Vela

Quante scie sul mare, stamani.

Questo povero mare

solcato navigato

da chiglie che fendono

che tagliano, spruzzano,

e schizzano nell’aria

lacrime fatte sol di spuma

che in mille gocce par divida

la sua anima che varia.

Lontano, l’orizzonte

ben sereno appare allo sguardo.

Solitaria una vela

dal vento si lascia portare.

Silenziosa si attarda,

fra bianche trine solca il mare.

Odore di salmastro

nei canapi misti di sale

orza con la sua vela

che nell’aria fila leggera.

Splende, assai voluttuoso,

sopra ogni cosa il sole.

Se mi resterai accanto,

nel mio mare navigheremo

oltre tutti i confini

pur di poterci ancora amare.

Rosalba Di Giacomo

Foto mia

Contemplo il lago silenzioso, di FERNANDO PESSOA tr. Antonio Tabucchi. Recensione di Elvio Bombonato

Fernando Pessoa wikipedia

Contemplo il lago silenzioso, di FERNANDO PESSOA tr. Antonio Tabucchi

Recensione di Elvio Bombonato

Contemplo il lago silenzioso

che la brezza fa rabbrividire.

Non so se penso a tutto

o se tutto mi dimentica.

Nulla il lago mi dice

né la brezza cullandolo.

Non so se sono felice

né se desidero esserlo.

Tremuli solchi sorridono

sull’acqua addormentata.

Perché ho fatto dei sogni

la mia unica vita? 

FERNANDO PESSOA tr. Antonio Tabucchi

In questa breve lirica, mi sembra che il nichilismo di Pessoa si ammorbidisca.

FUOCHI D’ARTIFICIO, di Gianfranco Isetta

FUOCHI D’ARTIFICIO

Ti ho procurato una luna d’agosto

col lucicchìo da scorrere sui tetti

in questa notte piena di stelle scure.

L’avevi chiesta per conquistare il cielo.

Ora non dirmi che gli occhi non ti bastano,

puoi suscitare nuvole d’argento

col solo gesto rotondo delle mani

dentro la polvere d’oro della sera

E s’inghirlandano spazi di colori

che ci propongono tuoni come pietre

da saper cogliere mentre tutto appare

specchio sonoro di luci non lontane.

Gianfranco Isetta 28 agosto 2022

lucia triolo: prima amante

Modificaprima amante

il contesto non sembrava interessante 
i pecorai e le pecore
erano più a sud, forse più a nord
… nei pressi

se ne sentiva l’odore e
l’assenza

ma il rapporto era assai diretto:
figlia di, 
sorella di, 
moglie di
madre di, 
amica di…
e poi vivente, morente
e poi… poi …
prima amante

il pecoraio sentiva
un certo odore 
avvertiva una presenza
l’emblema di corpi che non
si decidevano alla notte rotta

di chi era in somma
questo fantasma angosciato 
di pecore 
senza identità
messe lì al pascolo
sul lato esterno
di ciò che mai ha quiete?

Il padre assente, di Danilo Ruocco

Il padre assente 

Di Danilo Ruocco 

Assolo sul padre di Paola Ciccioli edito da Aletti è decisamente un bel libro che raccoglie i ricordi di Alessandro Quasimodo relativi al suo rapporto con il padre Salvatore.

Il volume si “ascolta” con piacere, in quanto la voce di Alessandro è presente in tutte le pagine e – proprio come avviene durante una normale conversazione – tali ricordi non sono restituiti al lettore in ordine cronologico, ma narrati passando da un episodio all’altro, seguendo le analogie e un fil rouge che, pian piano, si fa chiaro.

Pagine, a volte, piene di mestizia, altre di divertita nostalgia: il rapporto con il padre, infatti, non fu per nulla semplice. 

Anzi, spesso, esso era del tutto inesistente, in quanto Salvatore fu un padre assente (ed ecco il fil rouge).

Padre assente non solo per Alessandro (figlio avuto da Maria Cumani), ma anche per Orietta, avuta da Amelia Spezialetti. 

Due figli – si suppone – ingiustamente tenuti a distanza, forse per una malcelata e inconscia forma di gelosia: il timore di non essere più al centro delle attenzioni della donna-madre.

E di donne, Quasimodo padre, ne ebbe tante e con molte di esse Alessandro ebbe rapporti, anche dopo la scomparsa paterna.

Nel libro esse sono presenti, chi più, chi meno.

C’è – ovviamente – Maria Cumani (seconda moglie del poeta); ma c’è anche – di sfuggita – Bice Donetti (la prima moglie).

Ci sono Amelia Spezialetti e Orietta.

Ma sono presenti anche Curzia Ferrari (con la quale Alessandro si recò a Napoli, avuta la notizia della morte del padre); Liliana Fiandra (la “segretaria” con la quale Quasimodo si recò a Stoccolma per ritirare il Premio Nobel) e Alda Merini.

E ci sono pure le donne di casa Sironi…

Tutte donne, quelle elencate – la cui vita fu sconvolta e segnata dall’incontro-scontro con Salvatore.

Un uomo, Salvatore, sostanzialmente, anaffettivo che, afferma Alessandro, conobbe il sentimento amoroso per la prima volta solo quando incontrò la giovane Maria Cumani.

Prima era stato per lui solo sesso.

Un ritratto del padre che – forse – per alcuni può risultare fastidioso, ma che, agli occhi di chi scrive, pare dolorosamente veritiero.

Ad ogni modo, da leggere.Assolo sul padre è disponibile su Amazon.

https://www.salvatorequasimodo.it/2021/09/il-padre-assente.html

Bergamasco: appuntamento con il grande cinema di Carlo Leva

II Comune di Bergamasco con il sostegno e il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria
e la collaborazione del Festival Adelio Ferrero Cinema e Critica e della Pro Loco di Bergamasco

presentano

VENERDI’ 2 SETTEMBRE 2022 ore 21:00 Piazza della Repubblica _ Bergamasco (Alessandria)
CARLO LEVA, UNA GRANDE STAGIONE DEL CINEMA ITALIANO: DAI MUSICARELLI AI POLIZIOTTESCHI
film e canzoni che hanno raccontato l’Italia
INFO : SALVATORE COLUCCIO 389 4226172
COMUNE DI BERGAMASCO 345 224 6338
ingresso gratuito fino ad esaurimento posti
http://www.comune.bergamasco.al.it/
protocollo@comune.bergamasco.al.it

PROGRAMMA

TALK Roberto Lasagna e Giorgio Simonelli del Festival Adelio Ferrero Cinema e Critica

SONIC FACTORY BAND in concerto
Massimo Di Lullo: Voce e chitarra
Egidio Perduca: Chitarra, pianoforte e cori
Mauro Isetti: percussioni e basso elettrico
Percorso attraverso le colonne sonore dei Musicarelli fenomeno cinematografico e musicale degli anni 60 e il Cinema di Carlo Leva .
INFORMAZIONI
WEB
Massimo Di Lullo massimodilullo.com
Egidio Perduca http://www.egidioperduca.com
Mauro Isetti docacademy.retedoc.net/teachers/mauro-isetti/
Sonic Factory http://www.sonicfactory.it

Il Sindaco di Bergamasco Giulio Veggi dichiara :
VENERDI’ 2 SETTEMBRE recuperiamo lo spettacolo annullato per il maltempo del 25 LUGLIO SCORSO.
CARLO LEVA e il Cinema sarà ancora protagonista questa volta con la SONIC FACTORY BAND che proporranno canzoni che hanno accompagnato la storia dello scenografo di Bergamasco e quindi anche la nostra.
Il concerto vuole continuare la strada intrapresa verso la collaborazione e aggregazione delle realtà di Bergamasco, valorizzando e riscoprendo le nostre eccellenze. Il progetto ha l’obiettivo di offrire eventi al territorio e nel contempo di contribuire alla valorizzazione turistica del nostro comune avvalendosi di qualificate collaborazioni, in termini di comunicazione e marketing territoriale. Diventa sempre più necessaria la definizione di percorsi turistici nei quali, oltre alla componente naturalistica ed enogastronomica riveste importanza strategica l’offerta di “prodotti culturali”.
Ringrazio la Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria che ha sostenuto l’iniziativa e il Festival Adelio Ferrero cinema e critica che collabora anche in questa edizione inoltre ringrazio tutti i componenti dell’Amministrazione Comunale di Bergamasco per il contributo di idee e la fattiva collaborazione nella realizzazione di questo calendario con il contributo fondamentale e prezioso di Circolo ACLI, Pro Loco e Soms.

Senza parole le parlai, di Fabricio Guerrini

Senza parole le parlai

Lo sentivo sorridere di me

dall’alto delle sue fronde oscillanti 

alla brezza mattutina.

Un sorriso indulgente,

che vibrava lungo la corteccia 

e che le radici imponenti propagavano 

nel ventre della terra.

Con le mani appoggiate al tronco,

assorbivo le vibrazioni 

che il saggio albero

m’inviava per spronarmi ad agire, 

ad inseguirla, a fermarla.

Aveva capito, l’immobile creatura,

che mentre lei inesorabilmente 

s’allontanava, 

portava via con sé la mia esile quota 

di felicità terrena, custodita 

nella dolcezza dei suoi seni

e nella grazia del suo cuore generoso.

Il fusto irto di scaglie

vibrò più forte ed infine

m’indusse a voltarmi:

il corpo sinuoso di lei

diventava a mano a mano più piccolo 

e vedevo appena i lunghi capelli neri ondeggiare ad ogni passo 

che la separava da me.

E’ troppo tardi,

mormorai al mio austero amico, 

che ben mi conosceva, poiché fin da bambino

io gli parlavo e lui mi rispondeva

con la sua vibrante energia.

Ancora più forte tremò il tronco rugoso.

Ed io partii.

Corsi, movendo le braccia come

gli stantuffi delle vecchie locomotive a vapore,

ansimando come i loro fumaioli anneriti,

vorticando le gambe come le loro ruote instancabili.

La raggiunsi.

Mi fermai davanti a lei.

Immobile, senza più respiro,

con gli occhi ardenti, il corpo tremante,

senza parole le parlai.

Lei pose le mani sui miei fianchi, 

e accolse in sé i miei sentimenti aggrovigliati.

Tornammo indietro, e quando passammo

accanto al grande albero,

lo ringraziai con il pensiero.

Le fronde mormorarono

un sorriso più largo.

Fabricio Guerrini

NOTA D’AMORE, di Daiana D’Orazio

NOTA D’AMORE

Abbiam pianto di passione

per quella nota sorda d’amore

che abbiam suonato coi nostri corpi

ora abbandonati in lacrime di suprema essenza

una scia balsamica di alchimia

lentamente abbandona l’anima mia.

Quel nuovo senso sfiorato

la gioia che ho provato

miscelata al rimpianto già

di un attimo passato.

Come le vene di due colori

che si insinuano tra loro

prima di trovare il loro nuovo tono.

I nostri corpi dolcemente

si crogiolano in quel sentore

due mici bagnati d’amore

che tremano la loro passione.

Daiana D’Orazio

C’è quell’odore nell’aria, quel peso sull’anima, di Giovanni Torti

C’è quell’odore nell’aria, quel peso sull’anima.

La terra che beve la vita, troppo giovane troppo bella.

Alla fine del sangue c’è chi deve raccoglierne e tutto finisce al bordo delle strade.

Nella mente la menzogna del giustificare.

Per fortuna c’è sempre un bambino sdraiato nel prato, un papavero tra le labbra e i mille raggi di sole da vivere ancora.

gt

Grazie per avermi accolto nel gruppo.

SOGNANDO SI VOLA, di Roberto Testa

SOGNANDO SI VOLA

Sognare non costa nulla

e ti rende per un attimo libero.

Nel cielo ti fa librare,

ma quando il sogno

come vetro in mille brandelli si tramuta,

tu cadi sulla dura realtà

e ti fai male,

aspetta un attimo

fai rimarginare le ferite e rivola,

molti più non riescono a rialzarsi

e in terra restano

non riuscendo più a sognare. Io ormai ho fatto i calli a furia di cadere,

per 1000 volte ho sognato

ma dopo essere cascato

e aver toccato il fondo,

sempre più in alto volo

senza paura di precipitare,

perché la vita è bella

ed è fatta per sognare.

Dall’alto tanta gente in terra vedo,

che lì triste resta per paura di sbagliare,

se mi cerchi in basso non guardare,

il capo alza e mi vedrai sorridente

nel cielo della fantasia,

perché la mia vita è quassù

a sognare senza paura di precipitare.

Roberto TESTA

15/07/2022

FOTO DAL WEB

La dolce mano, di Denis Vicini

La dolce mano

scegliendo le rose,

con le più belle

ti cingeva il capo.

Fuori dal giardino

era già notte,

mentre tra i petali

e le spine

restavano

impigliati

gli ultimi raggi

del giorno.

Sulle nostre teste,

le stelle e i pianeti

segnavano

precisi cammini

in curve fuggitive

verso gli infiniti…

Il profumo delle rose

mi traeva d’impaccio

dagli angoli segreti

per riportarmi

al senso della vita,

in mezzo ai fiori.

(Denis “Wrong” Vicini) Free to share.

Racconti: NOSTALGIA, di Alessandro Prever

Photo by Quoc Nguyen on Pexels.com

NOSTALGIA

Sono troppo triste, ti prego, rimandiamo ancora una volta.

I tuoi occhi d’estate, sono pieni di mare.

Sei allegra, leggera.

Guardandoti, coi tuoi bimbi, mi sembra di vedere mia madre giovane, che parlava ai suoi tre bambini in un mattino di cinquanta anni fa.

E mi torna alla mente mio padre, che tornava dal lavoro, la domenica in quei giorni caldi di vacanza.

Sono troppo triste, ti lascio ai tuoi occhi, a tutto il tuo mare.

Oggi mio padre, come tutti i forti e i vincenti, a dispetto degli anni e delle malattie,lancia ancora il suo grido di battaglia, come il Generale lo lancia ai suoi soldati.

Come da bimbo, a lui va il rispetto che si deve alla resistenza e alla lotta, che si deve all’esempio continuo.

Ma anche l’affetto, a chi ti ha sempre dato sempre sicurezza, sapendo della tua fragilità.

Quanto a me, sono più simile al soldato morente, che in battaglia caduto in una pozza di sangue si sforza di morire intorno alle piante e agli animali.

Sono molto triste, ma tu, coi tuoi bambini, mi riporti indietro in un giorno di mare, in cui chiaccherando con mia madre alla Stazione, noi bambini aspettavamo mio padre.

Lo aspettavamo nei colori dell’estate, nei colori di tutto quel vento.

Noi bambini , aspettando alla stazione , riempivamo di colori le vacanze, riempivano di suoni ,il vento di Mistral.

L’Alzaia di Telemaco Signorini

Telemaco Signorini “L’Alzaia” 1864, olio su tela, cm 54×173,2. Collezione privata.

A cura di Manuela Moschin del blog https://www.librarte.eu/

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Telemaco Signorini (Firenze, 1835-1901) è il pittore macchiaiolo che dipinse nel 1864 “L’Alzaia”, dove raffigurò cinque braccianti che procedono a fatica, trascinando un’imbarcazione lungo la sponda del fiume. Si tratta di una denuncia sociale contro lo sfruttamento dei lavoratori da parte della borghesia. Con gli abiti sciupati e la testa china, appaiono stremati per lo sforzo che stanno compiendo. I poveri uomini sono degli alzaioli, addetti all’alzaia, in cui avevano il compito di tirare la fune. Sul lato sinistro un signore con una bambina dell’alta società creano un contrasto penoso. I colori dello sfondo sono chiari e luminosi, mentre i vestiti presentano tonalità cupe. Signorini nel 1892 descrisse l’opera in questo modo al presidente dell’Accademia di Belle Arti di Firenze:

“Nel 1864 feci un quadro dei miei più grandi con molte figure quasi al vero che tirano una barca contro la corrente dell’Arno, L’Alzaia”.

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“L’innamorarsi non ha età”, di Paolo Ravenna

“L’innamorarsi non ha età”, di Paolo Ravenna

   “L’innamorarsi

non ha età”.

Al cospetto d’una semplice creatura…

dalla lusinga  parodia, che ne sa donar d’ineguagliabile carisma.

Quell’essenza di piacevolezza nell’ascoltarla…

un vivace vezzeggiar, ne fa palpitar  il cuor… d’infinite emozioni.

Ne sa render ancor più  stupefacente il nascer del sol, sull’immensita’ del mar…

sino all’incantevolezza  di tramonti che ne tinteggiano con svariate sfumature, le alte cime…  nel divenir splendor, al chiaror della dolce Luna… in unica armonia col ciel cosparso d’un brillante manto di stelle, nel renderla dedita d’affascinanti pensier.

by P. R.

Immagine dal web

La ciotola, di Giovanni Gibella

La ciotola, di Giovanni Gibella

La ciotola

Siete signor nessuno, ed’è per questo che lasciate i poveri a digiuno? 

Storia infinita,

tra speranza e fatica! 

Tra tasse e faccendiere, 

ti spennano ha dovere; 

sono bravi ha ciarlare;

le poltrone contemplare! 

Fanno i conti a tavolino, per cambiare il tuo destino; 

o son dispari, oppur pari,

lo decide il quirinale!

Il presidente impreparato se la prende col senato; 

i conti sono errati, 

i popoli inguaiati! 

Incrovigliano le leggi, 

per non capire cosa leggi:

o son dispari, oppur pari, 

lo decide il tribunale! 

Una storia infinita questa si che è dolce vita: 

o son dispari, oppur pari, il loro motto “far denari”! 

Tra camera, e senato; 

il popolo e inguaiato:

o son dispari, oppure pari; 

non ti lasciano campare!

Una ciotola di creta, 

la compagna della vita; seduta sulla strada, passo tutta la giornata! 

Grazie al faccendiere mi ha conciato per dovere, col mestiere d’accattone, rischio anche la prigione! 

Autore Giovanni Gibella 

Diritti riservati. 

14/07/2020

Racconti: Quanto tempo ci vorrà, di Luigi Gilio

Photo by Oleksandr Pidvalnyi on Pexels.com

Quanto tempo ci vorrà, di Luigi Gilio

Quanto tempo ci vorrà

Quanto tempo ci vorrà per conoscerti, cercarti in questo arido vento e tra foglie cadenti e stelle filanti,  tra nuvole cariche e pioggia elettrica con l’aria che condensa le parole da usare per invitarti a ballare, ad abbracciare la notte e sentire il rumore dei tuoi occhi.

Quanto tempo ci vorrà per capirti, par sapere del tuo cuore, il gioco delle ombre e delle paure e i vestiti che indossi sempre più diversi, sapere della tua umanità e raccogliere i frutti, pensare ad esserci d’aiuto senza farne un bando, salire le scale e coprire tutto d’amore.

Quanto tempo ci vorrà per ritrovarti, nonostante non è non più l’età dei difetti e delle virtù, il coraggio di sopportare gli sbalzi e le malinconie di un carattere umorale che annebbia le voglie, che allontana il desiderio di volerti stare accanto, che allontani la porta al sordo pianto.

Il tempo è quello che trovo da sempre e so che è un unguento che lenisce le ferite, che scherma il dolore e che tonifica i ricordi. Il tempo è un liquido dal sapore, a volte amaro, a volte dolce, si fa bello senza nessun pudore, padrone irriconoscente di ogni amore.

Da: https://www.facebook.com/groups/505560709510349/?notif_id=1661613540332591&notif_t=group_request_to_participate_approved&ref=notif

Il cibo e i poeti, a tavola con Trilussa

Il cibo, il vino e gli umani vizi sono amabilmente raccontati da Trilussa, sagace, pungente, preciso e lucido se non attratto dalle lusinghe del nettare degli dei.
Al secolo Carlo Alberto Salustri (1871-1950).
Un interprete divertente ed acuto della romanità, dei vizi e e delle virtu’ della bella capitale. Tanti gli scritti, i sonetti in romanesco, i detti, le massime e le poesie, che parlano di cibo e problematiche sociali.

La madre panza

Vedete quel’ometto sur cantone
che se guarda la panza e se l’alliscia
con una specie de venerazzione?
Quello è un droghiere ch’ha mischiato spesso
er zucchero còr gesso
e s’è fatta una bella posizzione.
Se chiama Checco e è un omo che je piace
d’esse lasciato in pace.
Qualunque cosa che succede ar monno
poco je preme: in fonno
nun vive che per quella
panzetta abbottatella.
E la panza j’ha preso er sopravvento
sur core e sur cervello, tant’è vero
che, quanno cerca d’esternà un pensiero
o deve espone quarche sentimento,
tiè d’occhio la trippetta e piano piano
l’attasta co’ la mano
perché l’ajuti ner raggionamento.
Quanno scoppiò la guerra l’incontrai.
Dico: – Ce semo… – Eh, – fece lui – me pare
che l’affare se mette male assai.
Mò stamo a la finestra, ma se poi
toccasse pure a noi?
Sarebbe un guajo! In tutte le maniere,
come italiano e come cittadino
io credo d’avè fatto er mi’ dovere.
Prova ne sia ch’ho proveduto a tutto:
ho preso l’ojo, er vino,
la pasta, li facioli, er pecorino,
er baccalà, lo strutto…. –
E con un’aria seria e pensierosa
aggricciò l’occhi come pe’ rivedé
se nun s’era scordato quarche cosa.
Perché, Checco, è così: vô la sostanza,
e unisce sempre ne la stessa fede
la Madre Patria co’ la Madre Panza.

*Gran poeta Trilussa, sagace, originale, il primo ad usare la satira per evidenziare le ingiustizie e il malcostume del suo tempo.
Anch’egli amante della buona tavola e del vino di cui ha scritto molto per poi esprimere verità più amare e profonde sulla differenza tra ricchi e poveri. Qui descrive un personaggio alquanto attuale, per Checco ormai il mondo si riduce ai suoi bisogni di “Panza” quindi venisse la guerra, poco importa avendo già arraffato ciò che ha potuto.

Il cane : il più antico e fidato compagno dell’uomo celebrato il 26 agosto di ogni anno, Gabriella Paci

(Arezzo)

 IL 26 agosto,a partire dal 2004, è stata decretata “giornata mondiale del cane “ e in Italia sono oltre il 30% degli abitanti che possiedono un animale domestico e,in particolare un cane.Si calcola infatti che siano registrati all’anagrafe Animali d’affezione ben 13,6milioni di cani con presenza stabile nelle famiglie.

Molti italiani, (si calcola 8,5milioni) grazie alla crescente disponibilità di spiagge  e hotels appartenenti alla cosiddetta “pet friendly” hanno portato con loro in vacanza il cane ,mentre l’8% ha rinunciato a causa di mancanza di strutture, il 60% lo ha affidato a parenti , amici o strutture d’accoglienza .

Tuttavia il fenomeno dell’abbandono esiste tuttora e addirittura il 70% dei cani presenti sul territorio è randagio .

I benefici derivanti dall’aver un cane.

Proprio in occasione della Giornata Mondiale del Cane, la dott.ssa Chiara Bonfà, addestratrice Ente Nazionale Cinofilia Italiana ha stilato l’elenco dei benefici chela presenza di un cane può dare: 
1) Si ride di più: secondo uno studio pubblicato da Society & Animals, i proprietari di un cane hanno maggiori possibilità di ridere durante la giornata.Il loro atteggiamento,i movimenti ,l’espressione spesso suscitano divertimento e,dunque,la risata.

2) Fa bene alla salute: chi ha un cane rischia in misura minore di soffrire di depressione e solitudine Addirittura uno studio dell’American Heart Association ha rilevato che le persone con una ipertensione al limite, hanno visto i valori scendere dopo 5 mesi dall’adozione di un cane.

3) I cani aiutano nella socialità: uno studio delle Università di Liverpool e Bristol sostiene che avere un cane migliora la socialità e aiuta a fare nuove amicizie.Il cane socializza con gli altri cani e spinge i padroni a fare conoscenza tra di loro.

4) I cani sono un motivo per essere più attivi: come è normale che sia, un cane obbliga una persona a muoversi di più, anche solo per la necessità di essere portato fuori qualche volta al giorno.

5) I cani migliorano l’autostima: diversi studi hanno dimostrato come l’interazione con un cane aiuti le persone a sviluppare maggiore autostima.  I motivi sono da ritrovare nel rilascio di ossitocina, ormone che favorisce l’affettività e l’empatia, ma anche nella produzione di serotonina, l’ormone del buonumore e nella riduzione del cortisolo, che provoca lo stress. 

6) I cani possono darti sicurezza perché difendono la casa e il padrone dai malintenzionati e possono costituire una specie di guardia del corpo.

Il cane  capisce e interagisce

Sembrano capirti al primo sguardo e che non ci sia bisogno di parole per comunicare anche se un cane può arrivare  a comprendere dalle 180 alle 250 tra parole e gesti specifici, ha la stessa capacità di apprendimento di un bambino di due anni. Inoltre sono in grado di comprendere dall’odore lo stato d’animo del padrone e reagire di conseguenza. A seconda delle emozioni provate, infatti, il corpo produce particolari secrezioni che gli uomini non avvertono ma i cani sì. Riescono a capire le varie fasi della giornata e sono estremamente regolari con i propri orari, pur non avendo la percezione reale del tempo».

 Anche a olfatto sono evoluti perché possiedono tra i 125 e i 300 milioni di ghiandole olfattive, contro i 5 milioni dell’uomo, e l’area del cervello dedicata all’olfatto è quattro volte più grande del resto.

Vengono infatti utilizzati anche per ritrovare persone sepolte o scomparse o per salvarle.

Un amico per sempre

Il 26 agosto è la Giornata Mondiale del Cane: nata nel 2004 negli Stati Uniti, la celebrazione si è poi diffusa in tutto il mondo.

Un amore quello per gli amici a quattro zampe che non fa eccezione nemmeno in Italia dove, secondo gli ultimi dati, sono oltre 14 milioni i cani domestici. “Sempre più italiani scelgono di avere un animale domestico e se ne prendono cura come un vero e proprio membro della famiglia.

Lui era un cuore d’oro
su quattro zampe
la tua ombra muta,
ma con gli occhioni
saggi e comprensivi.
Tu ti fissavi
in quegli occhi innocenti
nudo e senza difese,
finalmente libero
di poter amare.

Imma Paradiso