Io sono finché respiri

Sentirsi anima nell’anima, in un senso totale di appartenenza, esistere finché tu respiri.

IO SONO

Io sono
finché tu respiri.
Ci sei
dovunque sei.
Lontano o vicino
in questo universo,
non conta dove sei
ma dove riposa la tua anima.
Io sono
nel tuo respiro,
io abito nella tua anima.
Io sono se tu sei
io sono finché respiri
io sono nella tua anima.

Imma Paradiso
Gustav Klimt, Der Kuß, 1907-1908,

Poeti contemporanei

Adriano Engelbrecht- poeta

1.

uno sgoccìo cordiale
si fa cavedio
di grato mio ascolto
– alburno

è ciò che rimane
di un esercito battente

è stato di gocce
in moltitudini perpendicolari

un colare dai grondi
accanto a muri di sasso

rallentando e diminuendo
(forcella al pianissimo)
Morendo
.
.
1.

un degoteig cordial
es fa eixida
d’agraïda escolta meva

  • duramen

és el que queda
d’un exèrcit batent

era de gotes
en multituds perpendiculars

un brollar dels ràfecs
al costat de murs de pedra

alentint i disminuint
(forquilla al planíssim)
Morint
.
.
Adriano Engelbrecht

Traduzione dall’idioma italiano all’idioma catalano a cura di Joan Josep Barcelo

Foto : Joan Josep Barcelo

lucia triolo: l’abito

Ho indossato l’abito
di un altro
mi stava a pennello?
forse no forse si.

fu Venerdì
per mostrarmi a qualcuno
perché 
mi si vedesse,
a weekend finito non l’ho
restituito:
era macchiato.

ho indossato disinvolto
le macchie di un altro.
qualcuno ha detto che erano 
grandi!
per me erano come il bene comune
sempre così misteriose;
quasi mai sai da dove vengono.

Altri vorrebbero
indossare il mio
non sanno che non ne ho
sono nudo
come quel re…
non ho
nemmeno il conforto delle macchie.

Certo che indosso abiti che 
non mi appartengono:
come dire ad altri
che sono uno specchio?

Il Poeta Maledetto

Charles Pierre Baudelaire ( Parigi, 9 aprile 1821 – Parigi, 31 agosto 1867) è stato un poeta, scrittore, critico letterario, critico d’arte, giornalista, filosofo, aforista, saggista e traduttore francese. È considerato uno dei più importanti poeti del XIX secolo, esponente chiave del simbolismo, nonché anticipatore del decadentismo. I fiori del male, la sua opera maggiore, è considerata uno dei classici della letteratura francese e mondiale. Baudelaire fonda la sua visione antropologica sulla convinzione che tutti gli uomini vivono in uno stato d’angoscia, della quale sono più o meno coscienti, perché non riescono a realizzarsi.Questa angoscia, questo stato di malessere fisico e psicologico, inquietudine, scontento, viene definita Spleen, che si associa al termine francese Ennui, ovvero la noia. Allo Spleen ci si può arrendere, accettando il non senso della vita e il vuoto cosmico che ne consegue, oppure ci si può opporre, rifuggendo la realtà e cercando l’Idéal. L’Idéal è, per Baudelaire, l’assoluto verso il quale ogni uomo tende naturalmente: per raggiungerlo – e quindi per allontanarsi dallo Spleen – l’essere umano deve evadere dalla realtà, cioè cercare il Dandismo allontanandosi dal brutto e banale – la realtà -, andando a rifugiarsi nell’artificiale, in tutto ciò che non è naturale, e per fare questo esistono alcuni strumenti, come l’alcool e le droghe. I fiori del male, definiti da Emilio Praga “un’imprecazione, cesellata nel diamante”, esprimono dunque la vita secondo Baudelaire.

Dipinto Davide Pacini

La celebre poesia A una passante (À une passante, ), fu pubblicata per la prima volta sulla rivista L’Artiste nel 1855.
La lirica fu in seguito inclusa nella raccolta I fiori del male (1857), massima espressione della poetica di Baudelaire.
La passante di Baudelaire non è altro che una fugace visione che appare all’improvviso in una strada affollata e caotica. La strada viene definita, tramite una personificazione, “urlante” per rappresentare il vociare fastidioso della folla in movimento. Nel frastuono del viavai quotidiano il poeta coglie per un istante una donna misteriosa, che non ha mai visto e della quale non sa nulla. La sua visione tuttavia lo induce a sognare di conoscerla, di incontrarla. L’uomo è colpito da un suo gesto, minimo, rapido, quasi infinitesimale: la sconosciuta solleva l’orlo della gonna con “mano superba” mostrando le gambe. La donna sembra un abbaglio di luce: svanisce così com’è comparsa nel mezzo di una folla anonima. Nel poeta rimane tuttavia il rimpianto di lei, conficcato come una spina. È una poesia dedicata alla bellezza intravista che trova proprio nella sua fugacità il motivo del suo eterno splendore. La passante colpisce il poeta come un’ispirazione, diventa l’immagine stessa del Bello che tuttavia non è destinato a durare in un mondo che non sa coltivare la propria sensibilità e la vende a poco prezzo in cambio di quattrini.

A una passante di Charles Baudelaire

Attorno m’urlava la strada assordante.
Alta, sottile, in lutto, nel dolor regale, una donna passò,
alzando con superba mano e agitando,
la balza e l’orlo della gonna;
agile e nobile, con le gambe statuarie.

Ed io le bevevo, esaltato come un folle, nell’occhio,
cielo livido presago d’uragano,
dolcezza che incanta e piacere che dà morte.

Un lampo … poi la notte!
Bellezza fugace,
il cui sguardo m’ha ridato vita a un tratto,
nell’eternità solamente potrò rivederti?

Altrove, lontano, troppo tardi, mai forse!
Perché ignoro dove fuggi, e tu dove io vada,
o te che avrei amato, o te che lo sapevi!

  • Un’immagine fugace, da film, lei triste, bellissima, altèra, in una strada affollata, eppure lo sguardo del poeta è tutto su di lei..un attimo, intenso come una vita, lei si ferma e alza un po’ l’orlo della gonna e lui ne rimane soggiogato..si scatena un uragano nel suo animo e il presagio che sia l’incontro della vita…ma lei scompare e l’attimo si perde come le mille occasioni che ci lasciamo sfuggire. Rimane quel senso di perdita,
    il rimpianto, …o te che avrei amato, o te che lo sapevi!

Luce di un faro sulla terra fredda, di Davide Scuotto

Luce di un faro sulla terra fredda, di Davide Scuotto

Luce di un faro sulla terra fredda

la marea cessa

ma il mio respiro no.

Volano particolari gocce d’acqua

che cadono intorno nello stesso modo 

che cadevano i petali dei fiori bianchi

sulle lapidi di chi hai sempre voluto bene…

Alzo il mio sguardo

ma il Cielo appare un mare spento e senza più vita.

Uccelli morenti 

planano silenziosi oltre il mio cuore

nel sottobosco che gela

li dove a qualcuno gli dovrò chiedere l’ora

per poi tornarmene nel mio inconscio 

e ricominciare a scrivere…

La poesia diventa più dolce 

dove è più dolce la morte di chi hai amato

dove evadono i giorni trascinati

dalle dolci carezze degli Spiriti…

E inizia la vita.

Davide Scuotto

Nelle regioni bagnate dal fiume del Cielo, di Davide Scuotto

Nelle regioni bagnate dal fiume del Cielo, di Davide Scuotto

La cultura è cibo per l’anima, di Pier Carlo Lava

Nelle regioni bagnate dal fiume del Cielo

i piedi delle donne restano sempre scalzi

e fanno attenzione anche alle cose minute.

Lasciano poche parole a chi non ha parole.

Accendono il fuoco negli altri con il proprio fuoco

aprono il cuore degli altri con il proprio cuore;

e la vita disseta i giorni che tacciono nell’immenso…

Attraversano il caldo del mattino nel silenzio di sorrisi nuovi

occhi neri che parlano di cose vere

vento che si fa fresco per fischiare note leggere

e nel sicuro dei campi ad attenderle…

Non vi sono che uccelli.

Davide Scuotto

Cala il sole dietro al mare, di Alma Bigonzoni

Cala il sole dietro al mare, di Alma Bigonzoni

Cala il sole dietro al mare, 

le onde fanno emergere i 

ricordi che stavano tranquilli 

a riposare,

respiro questa brezza

lasciando al mare trasportare

un amore che mi ha 

lasciato in balìa del vento.

Intanto continua a calare il sole

stanco d’illuminare

i miei pensieri che

lasciano sogni sparsi di noi 

arenati sulla riva di un 

ricordo lento a morire

___@Ab___