Il colore della poesia : Iris G. DM

E’ stato tanto tempo fa,

ho perso il peso degli anni,

ho ancora le mani appiccicose di lecca lecca alla fragola,

ne avverto il sapore in bocca, e mi ritrovo bambina!

Il gioco della campana, di 1 2 3 stella, il nascondino,

i fichi che rubavamo, le biciclette sgonfie,

il girotondo di quanto fosse bello il mondo!

Poi il seno si gonfia, le gambe si allungano,

ti ritrovi donna senza sapere perchè tu lo sia!

Non ero pronta, non ero pronta a lasciare le bambole,

il mio diario segreto, i baci della mamma,

le corse, le ginocchia sbucciate,

le gomme appiccicate sotto il banco,

le coperte rimboccate,

le favole della nonna,

il girotondo di quanto fosse bello il mondo!

Le gambe si allungano,

le gonne si accorciano,

le labbra si dipingono,

gli occhi piangono spesso,

l’amore cosi difficile!

Non era semplice amare?

Non è semplice dire ti voglio bene e tutto va bene?

Non è semplice guardarsi per amarsi?

E’ doloroso soffrire per amore,

molto più delle ginocchia sbucciate,

molto di più!

Il silenzio, la solitudine, l’indifferenza,

io vorrei abbracciare tutti!

Sono sola nella solitudine,

nelle verità non dette,

ti giuro non sono stata io a mangiare tutta la cioccolata!

Giro, girotondo quanto è bello il mondo! Iris G. DM

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La poesia di guerra, un grido per la pace

Tra i tanti elementi che hanno contribuito a rendere unica la Grande Guerra e a farne un autentico spartiacque nella storia contemporanea, va senz’altro segnalata la straordinaria abbondanza di testimonianze letterarie, pubblicate in parte quando il conflitto era ancora in corso e in parte nel dopoguerra, seppure a intervalli, per oltre quindici anni circa.

La poesia di guerra rientra nell’ampia produzione letteraria italiana che si riferisce al primo e al secondo conflitto mondiale.
È proprio con la Prima guerra mondiale infatti che l’intellettuale – in questo caso il poeta – si fa testimone della battaglia, raccontandola in prima persona, da combattente o da reduce. I poeti italiani furono i veri narratori-cronisti della guerra, se non altro i primi che la descrissero in tutta la sua reale atrocità. Nelle poesie di Giuseppe Ungaretti consacrata nella celebre raccolta Il porto sepolto (1916) troviamo tutto l’orrore provocato dalla guerra, sia sul piano fisico che dal punto di vista del tormento spirituale. Come Ungaretti, anche Clemente Rebora fu soldato sul Carso nel 1915 e descrisse, in un celebre componimento, lo strazio fisico vissuto da un soldato rimasto gravemente ferito. Umberto Saba dedica i Versi Militari contenuti ne Il Canzoniere all’esperienza della guerra e dell’addestramento militare.  In queste poesie è racchiusa una riflessione profonda sul senso di solidarietà tra eguali che il combattimento trasmette e il rifiuto della guerra al nemico là fuori. Eugenio Montale, infine, ne La bufera e altro raccoglie le poesie scritte tra il 1940 e il 1954 che raccontano l’orrore del secondo conflitto mondiale e la barbarie del nazifascismo, alludendo inoltre ai crimini attuati dalle dittature totalitarie del Novecento.
Nel 1946 il poeta ermetico Salvatore Quasimodo nella raccolta intitolata Giorno dopo giorno descrive l’eterno ritorno della guerra nelle esistenze dell’uomo con un tono accorato che sale in un crescendo nell’appello finale rivolto alle generazioni future.

“La guerra e’ nemica dell’umanita’.
Ogni essere umano ha diritto a non essere ucciso.
Per abolire la guerra e’ necessario il disarmo.
Solo la non violenza puo’ salvare l’umanita”

Uomo del mio tempo (dalla raccolta Giorno dopo giorno, 1947)

Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
Quando il fratello disse all’altro fratello:
«Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
Salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

*1946, 2022, sei ancora uguale uomo del mio tempo, scriverebbe Quasimodo. Con la tua scienza esatta, i tuoi interessi, la tua miseria. Figli non avete dimenticato, né imparato niente, che amarezza !! Un grande esponente della letteratura italiana che con il suo stile diretto, conciso e privo di retorica esprime grandi verità.

*Se solo la guerra si limitasse ad altro…

UN’ALTRA GUERRA

Guerra.
Brutta parola, pesante,
come roccia che schiaccia.
Sinonimo di orrore, di paura…
se solo potesse assumere
altri significati…
Guerra i nostri sguardi
che si cercano, si misurano,
come avversari in attesa.
Guerra le nostre mani,
insaziabili esploratori alla
ricerca di angoli nascosti.
Guerra le nostre bocche
affamate di assaggiarsi,
di divorarsi l’anima.
Guerra corpi accesi
nell’affannosa voglia
di fondersi colpo su colpo,
in questa meravigliosa guerra,
che non nuoce e non fa vittime.

Imma Paradiso

NAPOLI

Salvatore Quasimodo, padre dell’ermetismo.

Salvatore Quasimodo (Modica, 20 agosto 1901 – Napoli, 14 giugno 1968) è stato un poeta e traduttore italiano, esponente di rilievo dell’ermetismo.
Il termine ermetismo fu introdotto all’inizio con intento dispregiativo, quasi sinonimo di oscurità e incomprensibilità. Oggi ermetismo ha assunto il significato di pratica della poesia come atto puro, come esercizio assoluto di linguaggio, come componimento concentrato ed essenziale, in cui l’anima si concede per “illuminazioni liriche” Salvatore Quasimodo nasce in provincia di Ragusa, precisamente a Modica, il 20 agosto del 1901. Lo scrittore trascorre l’infanzia a Modica, seguendo il padre nel suo lavoro come capostazione di Ferrovie dello Stato. La sua famiglia viene colpita dal terribile terremoto del 1908 e in seguito è costretta a trasferirsi a Messina, dove il padre è stato chiamato per riorganizzare la stazione locale.
Come molti dei superstiti, appena dopo la grande catastrofe Quasimodo deve vivere nei vagoni dei treni, esperienza che segna profondamente la vita del poeta. Il giovane Quasimodo si diploma a Messina presso l’Istituto Tecnico “A.M. Jaci” nella sezione fisico-matematica.  A Messina Quasimodo comincia, di tanto in tanto, a scrivere versi, che pubblica su riviste locali. Non appena conseguito il diploma, il giovane lascia l’adorata Sicilia e viene assunto, nel 1926, al Ministero dei Lavori Pubblici, venendo assegnato al Genio Civile di Reggio Calabria, nel ruolo di geometra, tecnico e magazziniere. Sempre nel 1926, per lavoro, si trova a Reggio Calabria. Qui ritrova la fiducia nelle sue capacità letterarie, soprattutto grazie al rapporto con Pugliatti, e riscopre la forza per perseguire il suo obiettivo, riprendendo in mano i versi scritti durante il suo periodo a Roma e lavorandoci su. La fase più creativa dell’opera poetica di Quasimodo si può far risalire ad Acque e terre (1930), Oboe sommerso (1932), e a Ed è subito sera (1930). In tali raccolte vengono rievocate l’infanzia in Sicilia e le figure dei cari lontani. Nel 1934 Quasimodo si trasferisce a Milano e riesce a trovare lavoro nel settore editoriale come segretario di Cesare Zavattini. Questi, più tardi, lo fa entrare nella redazione del settimanale “Il Tempo”.  In questo periodo scopre la sua profonda affinità con i lirici greci. In questo momento collimano alcuni aspetti della ricerca ermetica di Quasimodo e alcuni aspetti dell’antica letteratura greca. Risale al 1940 il primo ruolo come insegnante, precisamente per la cattedra di Italiano al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano. Questo è il lavoro che farà fino al momento della sua morte.
Il suo più grande successo risale a due anni dopo, nel 1942: questo è l’anno della pubblicazione di Ed è subito sera. La Seconda guerra mondiale rappresenta uno spartiacque nella vita del poeta che, nonostante le mille difficoltà, continua a lavorare proficuamente ma avviene il cambiamento stilistico: la poesia di Quasimodo diventa più attenta alla società e impegnata.  Nel 1950 ottenne il Premio San Babila; nel 1953 condivise il Premio Etna-Taormina con il poeta gallese Dylan Thomas; nel 1958 ebbe il premio Viareggio; nel 1959 gli fu assegnato il premio Nobel per la letteratura «per la sua poetica lirica, che con ardente classicità esprime le tragiche esperienze della vita dei nostri tempi» che gli fece raggiungere una definitiva fama. A esso seguirono le lauree honoris causa dalla Università di Messina nel 1960 e da quella di Oxford nel 1967.Il 14 giugno del 1968, mentre il poeta si trovava ad Amalfi, dove doveva presiedere un premio di poesia, venne colpito da un ictus (aveva avuto già un infarto mentre visitava l’Unione Sovietica), che lo condusse alla morte poche ore dopo.
Quasimodo fu membro della Massoneria, iniziato il 31 marzo 1922 presso la Loggia “Arnaldo da Brescia” di Licata.La sua adesione alla fratellanza massonica è resa più manifesta nella poesia Uomo del mio tempo, una denuncia contro la barbarie nazifascista di una “scienza esatta votata allo sterminio, senza amore, senza Cristo”, e un invito al ritorno alla vita dei figli senza memoria del sangue versato dai padri e speranza di vederli risorgere dalla cenere.

NAPOLI:

Nella sua opera letteraria egli rivelò il suo carattere pensoso e profondamente umano e nello stesso tempo giunse, attraverso un itinerario ricco di svolte e di approfondimenti, a soluzioni originali e ricche sul piano intellettuale ed artistico. Egli aderì all’Ermetismo spontaneamente, per la sua naturale esigenza di concretezza e perchè vide nella nuova poesia un sussidio contro il Romanticismo; il suo ermetismo risultò in ogni caso originale, poiché egli aderì ad un linguaggio scarno ma non privo di sfumature musicali e caratterizzato da un velo di tristezza. Il paesaggio della Sicilia è quindi al centro della sua ispirazione nella prima parte della sua produzione letteraria ma non viene meno nei successivi momenti della sua storia spirituale. Le tragiche esperienze del conflitto indussero in particolare il poeta ad allontanarsi dagli aspetti più rigidi dell’Ermetismo, ad abbandonare le meditazioni solitarie e ad avvicinarsi a tutti gli uomini, nel tentativo di aiutarli nella ricostruzione degli antichi valori.

La poesia “Natale” noto anche con il titolo di Presepio, fu composta nel 1952 per celebrare la bellezza di un presepe ligneo. La poesia a un primo sguardo potrebbe apparire come un elogio della bellezza del presepe, un classico della tradizione natalizia cristiana; eppure, a una lettura più profonda, si può cogliere in questo componimento tutta l’inquietudine esistenziale del poeta, la pace fittizia rappresentata dal presepe, osserva Quasimodo, non si riflette nel cuore umano.

Natale. Guardo il presepe scolpito,
dove sono i pastori appena giunti
alla povera stalla di Betlemme.
Anche i Re Magi nelle lunghe vesti
salutano il potente Re del mondo.
Pace nella finzione e nel silenzio
delle figure di legno: ecco i vecchi
del villaggio e la stella che risplende,
e l’asinello di colore azzurro.
Pace nel cuore di Cristo in eterno;
ma non v’è pace nel cuore dell’uomo.
Anche con Cristo e sono venti secoli
il fratello si scaglia sul fratello.
Ma c’è chi ascolta il pianto del bambino
che morirà poi in croce fra due ladri?

*Sono versi potenti molto duri in contrasto con il messaggio sereno e lieto della nascita di Gesù. È un presepe finto come finti sono i sentimenti di pace e fratellanza che spesso vengono sbandierati durante le festività per essere poi dimenticati…la chiusa è amara, come se quel Gesù avesse fallito il suo compito morendo tra due ladri, anche lui vittima della crudeltà umana.
Bellissima, fa riflettere.

Arte – Poesia – Pace

Incontro con gli artisti del Festival PIAF 2022

WITERS CAPITAL FONDAZIONE INTERNAZIONALE
Sessione di streaming internazionale in diretta del Panorama International Arts Festival 2022.

ITALIA – SPAGNA – IRAN – FRANCIA – VENEZUELA
21 agosto 2022 alle 18:00 (Italia)

Coordinazione
JOAN JOSEP BARCELO. Consigliere capo
FILIPPO PAPA. Capo Coordinatore Giovani
ELISA MASCIA. Comitato Organizzatore

Artisti ospiti
MICHELE BIGLIOLI (Italia)
STEFANO BIGLIOLI (Italia)
MARILYNE BERTONCINI (Francia)
ELHAM HAMEDI (Iran)
IRMA BACCI (Italia)
RICCARDO GAFFURI (Italia)
DARLINE JOSEFINA DE ACURERO (Venezuela)
MARIELA PORRAS SANTANA (Venezuela)
GINA BONASERA (Italia)
LETIZIA CAIAZZO (Italia)

PREETH NAMBIAR
Presidente Writers Capital International Foundation
IRENE DOURA-KAVADIA
Coordinatore capo del programma
JOHANNA DEVADAYAVU
Consigliere Gestore

WRITERS CAPITAL INTERNATIONAL FOUNDATION
Live International Streaming Session of Panorama International Arts Festival 2022.

ITALY – SPAIN – IRAN – FRANCE – VENEZUELA
21 August 2022 at 6:00pm (Italy)

Coordination
JOAN JOSEP BARCELO. Chief Advisor
FILIPPO PAPA. Chief Youth Coordinator
ELISA MASCIA. Organising Committee

Guest Artists
MICHELE BIGLIOLI (Italy)
STEFANO BIGLIOLI (Italy)
MARILYNE BERTONCINI (France)
ELHAM HAMEDI (Iran)
IRMA BACCI (Italy)
RICCARDO GAFFURI (Italy)
DARLINE JOSEFINA DE ACURERO (Venezuela)
MARIELA PORRAS SANTANA (Venezuela)
GINA BONASERA  (Italy)
LETIZIA CAIAZZO (Italy)

PREETH NAMBIAR
President Writers Capital International Foundation
IRENE DOURA-KAVADIA
Chief Programme Coordinator
JOHANNA DEVADAYAVU
Manager Advisor

PIAF 22 Writers Capital Foundation live session! Italy- Spain – France – Iran – Venezuela

http://nonsolopoesiarte.art.blog/2022/08/21/artisti-pace-piaf-2022/