Racconti: Valeria Bianchi Mian: VALITUDINE

VALITUDINE

Sto arrivando al termine, già intravedo laggiù una Z, la meta nel mio piccolo viaggio Dizionario personale. Per ricominciare, magari. È un gioco tra me e me stessa, magari utile anche a voi, trovate il resto cercando hashtag #V#ilmiovocabolario.

Valitudine è la connessione con il mio nome. Da ragazza schifavo Valeria, avrei voluto chiamarmi Sibilla o Nereide o Diana o Eva…

Nomi mitologici, insomma.

Per darmi un tono.

O perché sono da sempre una sognatrice, una tipa fantasy, una storyteller.

Crescendo ho accolto l’idea che nel mio nome ci fosse in effetti un seme donato, un regalo delle fate, un po’ come nella dote DNA.

Fanne quel che vuoi, del nome, ma noi nella culla mettiamo questo strumento del Bagatto.

Poi vedi tu.

Ave, Vale!

Valitudine è cura Temperanza, quattordicesima carta dei Tarocchi, è la mediazione del qui e ora, è spirito giocoso, Ariel va nel vento, è Rileva-trice di analisi del senso, è tutto l’anagramma dell’anagrafe.

Mi piace il mio nome, mi dà forza. Unito al Bianchi si mostra un po’ lunare, traccia una via d’Albedo. Il Mian – che in cinese rimanda alla stessa luna e al bianco cotone – è il tocco finale matrilineare, di fatto.

Insomma, questa sono io, vi offro una traccia, e voi come siete messi con la cura del vostro nome?

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