Racconti: Il denaro non puzza, di Cinzia Perrone – Autrice

Il denaro non puzza

L’imperatore Tito venne definito da Svetonio “delizia del genere umano” per la sua indole generosa e la dedizione nei confronti di cittadini in difficoltà. Ad esempio, nel 79 d.c., dopo la terribile eruzione del Vesuvio, contribuì con i suoi fondi privati ad aiutare le popolazioni campane sofferenti. Carattere completamente diverso da quello del padre,Vespasiano, il fondatore della dinastia Flavia, descritto da Tacito come avaro e certamente molto più accorto nella gestione del patrimonio pubblico e privato. Vespasiano, salito al potere nel ’69 dopo quattro anni di ininterrotte lotte, si trovò costretto a riesumare vecchie tasse per rimpinguare le disastrate finanze dell’impero e mantenne lo stato romano in pace per nove anni, anche per evitare spese insostenibili.

Insomma, padre e figlio erano separati da due caratteri completamente diversi ed un celebre episodio rese ancora più evidente questa divergenza. Oltre alla reintroduzione di vecchie tasse, Vespasiano ne creò anche delle nuove, tra cui la famosa centesima venalium, imposta versata dai possessori di orinatoi: l’orina, infatti, assicurava una discreta rendita dato il suo utilizzo per la concia della pelli, ecco perché l’imperatore ritenne giusto incamerare un guadagno dai privati che si procuravano una tale materia prima senza spendere praticamente nulla. Tito non prese bene questo incasso così poco nobile e non mancò di farlo notare al padre, ma Vespasiano, avvicinando al naso la prima moneta ricavata da tale imposta, la odorò ed infine disse “non olet” ( “non puzza”) espressione poi tramandata nella nota formula “pecunia non olet” (“il denaro non puzza”).

La frase è diventata il motto di coloro che intascano soldi in maniera più o meno pulita, ma non per questo ci stanno troppo a pensare su, soddisfatti dalla loro ricchezza indipendentemente da come se la sono procurata.

In effetti il giovane Tito si adombrò per una questione puramente d’immagine, non c’era nulla di male nella tassa in sé, non veniva estorta in modo ingiusto, non era incassata sfruttando qualcuno, anzi, una tassazione a privati di tal genere dovrebbe essere d’esempio per i governanti d’oggi. Già, pensiamo al presente, quanti soldi “poco profumati” girano nella nostra economia?

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