COME IERI, Mirella Ester Pennone Masi

COME IERI

Il giardino fu la mia oziosa estate,

la mia fuga, quando tutto taceva.

Il sole verticale scaldava la pelle,

uniche condivisioni nel silenzio,

a colmare il vuoto che provavo,

fu il frullare spensierato di minute ali

e un gracchiar di raganelle

Il sole pomeridiano ardeva crudele

contro le persiane appena socchiuse.

Allora andavo fra i prati e i rossi papaveri.

Supina sull’erbetta osservavo le vette

lontane, dove la neve svapora al sole;

pigra socchiudevo gli occhi sognanti

ad un percepire profumi d’erica, e d’allori

Il chiacchiericcio dell’acqua dai fossi

sussurrava: vieni canta anche tu…

nel grande oblio della solitudine!

Ma sul tutto increspava lo splendore.

Poi dissolveva in ombra la luce diurna,

stormivano alte le fronde, oltre i tetti.

Settembre fu generoso di frutti e d’uve:

” Così moriva il volo stanco della farfalla “

@Mirella Ester Pennone Masi 22 settembre 2013

foto web

John Keats, l’angelo del romanticismo inglese

John Keats (Londra, 31 ottobre 1795 – Roma, 23 febbraio 1821) è stato un poeta britannico, unanimemente considerato uno dei più significativi letterati del Romanticismo.Si dice che avesse ereditato dalla madre il bel viso, e dal padre la bassa statura, gli occhi castani e l’onestà.
Trascorse i primi anni di vita prevalentemente nella tenuta amministrata dal padre, fino a quando i genitori (che, essendo d’estrazione piuttosto modesta, non avevano le finanze per educarlo nei prestigiosi college, nell’estate del 1803 lo mandarono alla scuola privata del reverendo John Clarke. Qui respirò infatti un’atmosfera satura di letteratura, stimolata dal figlio del reverendo, Charles Cowden Clarke, un giovane di buona cultura e dal contagioso entusiasmo per la poesia che rimase legato a Keats da un saldo vincolo d’amicizia, anche una volta finito il corso. Dopo la morte del padre i fratelli Keats furono mandati a vivere dai nonni materni, John e Alice Jennings ma, dopo la morte del nonno, Alice nominò tutore dei bambini Richard Abbey, che amministrerà in modo disonestoil loro patrimonio, affossando le finanze dei fratelli. Il primo a pagarne le conseguenze fu ovviamente John, costretto a vivere in ristrettezze economiche fino alla fine dei suoi giorni. Nel 1811 John Keats inizia i suoi studi come apprendista medico e farmacista, ma è proprio nel periodo degli studi al Guy’s Hospital che John, comincia a scrivere i suoi primi versi. Il 5 Maggio 1816 sull'”Examiner” compare la sua prima poesia pubblicata, il sonetto “O Solitude” così decise di abbandonare il Guy’s Hospital per dedicarsi completamente alla poesia, passione che lo divorerà sino alla sua prematura morte.  Nel frattempo, furono molti gli amici che Keats si attirò col fascino irresistibile della sua personalità, e con il suo brillante senso dell’amicizia: oltre al pittore Joseph Severn, cominciò anche l’intimità con Percy Bysshe Shelley, Charles Lamb, Horace Smith e William Hazlitt.In poco tempo Keats apprese pure come, per dare un impulso decisivo alla propria vocazione poetica, dovesse godere della stretta compagnia con tali uomini, affiancandola allo studio serio e metodico di William Shakespeare e William Wordsworth, sviluppando al contempo la parte più autentica e vitale di se stesso. Scrive l'”Iperone” e tutte le grandi odi che lo faranno entrare nella storia, fra le quali “To Psyche”, “On Melancholy”, “To a Nightingale” e “To Autumn”. Vive un lungo e fecondo periodo creativo, coronato dal fidanzamento, questa volta ufficiale, con Fanny Brawne. Nel febbraio 1820 si manifesta il primo serio attacco del male che, ventiseienne, l’avrebbe portato alla morte: la tubercolosi.Tra i due nacque una intensa passione, resa ancora più vivida e disperata dalle condizioni difficili in cui dovette svolgersi. Nonostante tutti i problemi che si abbatterono su Keats, fino all’ultimo, entrambi sperarono di potersi sposare. Sembra tuttavia che il loro rapporto non sia stato mai consumato e che lo struggimento per l’impossibilità di vivere pienamente il suo amore per Fanny sia stato tra le cause principali che deteriorarono la salute di Keats.  Gli attacchi sono gravi e prolungati, tanto che in estate il medico gli ordina di trasferirsi in Italia, sicuro che un clima più mite l’avrebbe aiutato. Morì di tubercolosi il 23 febbraio 1821, nel suo alloggio in piazza di Spagna, a soli venticinque anni; venne sepolto tre giorni dopo nel cimitero acattolico di Roma, presso la piramide di Caio Cestio. La sua poesia fu profondamente influenzata dagli eventi tragici che caratterizzarono la sua vita, quali la morte dei genitori e di suo fratello Tom, egli stesso era malato. Il poeta sentiva la morte incombere su di lui e trovò consolazione nella poesia e nell’arte, infatti, affermò di non poter “esistere senza la poesia” che considerava come “qualcosa di assoluto”, l’unico modo per sconfiggere la morte e vivere eternamente. Secondo Keats, la poesia nasce dal profondo dell’anima, supera la fugacità della vita e diventa immortale.

NAPOLI

Senza di te, testo poetico che esprime una devastante sensazione di dissoluzione, un senso di tristezza e di vuoto provocati dall’allontamento della donna amata, capace di stregare il poeta, di rapire la sua anima con una malia contro la quale la ragione nulla può.

“Senza di te”

Non posso esistere senza di te.
Mi dimentico di tutto tranne che di rivederti:
la mia vita sembra che si arresti lì,
non vedo più avanti.
Mi hai assorbito.
In questo momento ho la sensazione
come di dissolvermi:
sarei estremamente triste
senza la speranza di rivederti presto.
Avrei paura a staccarmi da te.
Mi hai rapito via l’anima con un potere
cui non posso resistere;
eppure potei resistere finché non ti vidi;
e anche dopo averti veduta
mi sforzai spesso di ragionare
contro le ragioni del mio amore.
Ora non ne sono più capace.
Sarebbe una pena troppo grande.
Il mio amore è egoista.
Non posso respirare senza di te.

*Giuseppe Tomasi di Lampedusa lo paragonò ad un angelo, venuto per breve tempo a cantare la bellezza sulla terra. E come dargli torto leggendo l’intensità romantica di questi versi. È una toccante dichiarazione d’amore che davvero toglie il fiato perché non posso respirare senza di te…

RESPIRO, Anna Nardelli. Incanto poetico

RESPIRO

Tu sei per me respiro

vivido ove mi rifugio

in istanti senza fine.

Attraversa la pelle

l’emozione del cuore

in fragranza di te ove

l’ essenza di donna

abbraccio avvolta

nel tuo amore.

il volto tuo osservo

come fosse sempre

la prima volta;

mi inebrio degli occhi

verde mare penetrarmi

nel profondo io,

e assaporo le labbra

tue di richieste

e passione e amore

e attraversano ancor

e sempre il cuore

che parla di noi

Anna Nardelli

28.09.2019

Alexala presenta le “Cantine Accoglienti” della provincia di Alessandria

Alexala presenta le “Cantine Accoglienti” della provincia di Alessandria

Romeo Ferretti

Nei giorni scorsi è stato presentato il nuovo progetto enoturistico della provincia di Alessandria, coordinato da Alexala con il sostegno della Regione Piemonte e realizzato in partnership con il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, il Consorzio dell’Asti e del Moscato d’Asti Docg, il Consorzio Tutela del Gavi, il Consorzio di tutela dei vini Grignolino del Monferrato Casalese Doc, Barbera del Monferrato Superiore Docg, Rubino di Cantavenna Doc e Gabiano Doc, il Consorzio di Tutela dell’Ovada DOCG, il Consorzio Tutela Brachetto d’Acqui D.O.C.G., il Consorzio Tutela Vini Colli Tortonesi, l’Enoteca Regionale del Monferrato, l’Enoteca Regionale di Acqui Terme e Vino, l’Enoteca Regionale di Ovada e del Monferrato, la Strada dei Vini e dei Sapori del Gran Monferrato e la Strada del Vino e dei Sapori dei Colli Tortonesi.

“Cantine Accoglienti” – questo il nome del nuovo progetto – è un circuito delle cantine del territorio che si propongono di strutturarsi per migliorare l’offerta di esperienze e ospitalità per il pubblico e il suo evento di lancio ha fatto parte degli eventi collaterali alla 6a Conferenza mondiale UNWTO sul Turismo del Vino che si è tenuto in Piemonte dal 19 al 21 settembre.

Una rete e un team di strutture che credono e investono nell’enoturismo, settore chiave dell’economia del territorio. Il progetto mira a valorizzare al meglio l’offerta turistica e vitivinicola della provincia di Alessandria tramite la costruzione di rapporti di reciprocità tra le aziende del territorio e la mappatura e la promozione di quelle cantine che meglio accolgono i turisti, offrendo loro la possibilità di conoscere la zona e i suoi prodotti d’eccellenza.

Il progetto Cantine Accoglienti, a cui hanno già aderito un’ottantina di cantine del territorio, si proporrà di costruire una guida di presentazione delle realtà vitivinicole che si impegnano a proporsi al pubblico in modo proattivo. Inoltre, queste aziende verranno guidate da Alexala in un processo di miglioramento delle proprie potenzialità ricettive e di proposta turistica, e di promozione del circuito collettivo.

Per questo, le Cantine aderenti al progetto condivideranno una “Carta dell’Accoglienza”, una sorta di manifesto in dieci punti che presenterà le linee guida, i valori e gli obiettivi a cui si ispireranno gli attori della filiera enoturistica della provincia di Alessandria. L’obiettivo dichiarato è quello di indicare le priorità da seguire affinché le cantine e il territorio siano sempre più scelte e riconosciute dai viaggiatori come aziende enoturistiche di qualità. Un documento dedicato proprio alle cantine, dunque, in modo che possano seguire una check list di azioni e visioni da implementare per le proprie attività di accoglienza enoturistica.

Ma cos’è questo nulla, HANS TUZZI

Ma cos’è questo nulla

 ROBERTO IOVACCHINI

Titolo: Ma cos’è questo nulla?
Autore: Hans Tuzzi
Editore: Bollati Boringhieri
 
L’incipit introduce subito il tema principale del libro. Un incontro tra potenti all’Ippodromo delle Capannelle, a Roma, prima delle imminenti elezioni politiche che videro la vittoria del Polo della Libertà, dando inizio alla Seconda Repubblica.
Erano momenti difficili, l’Italia era di fronte a scenari politici inediti, gli attentati di stampo mafioso del 1993 avevano lasciato il segno ed anche nelle istituzioni il nuovo vento non aveva una direzione ben precisa. Questo clima di incertezza è molto ben descritto in questo romanzo di Hans Tuzzi, grazie ad una scrittura diretta, senza fronzoli, che in modo chiaro e forte illustra i suoi pensieri.
Nell’anno 1994, il commissario Melis ha dato le dimissioni dalla polizia, vive da solo nel ricordo della moglie scomparsa tre anni prima. Melis riceve nella sua casa, a Milano, un personaggio potente che gli chiede di occuparsi di un vecchio caso di omicidio di una giovane che fu uccisa nel 1986 a Brassinigo, nord est d’Italia, nell’appartamento di una famiglia nota e ben considerata, che potrebbe diventare un problema per un aspirante ministro del nuovo governo.
Melis dovrà indagare senza nessuna veste ufficiale, lavorerà con un falso nome, presentandosi come uno scrittore che sta raccogliendo materiale per un nuovo libro. Le indagini al tempo non portarono a nessun arresto, qualche indagato, una strana setta segreta a cui aderiva la ragazza uccisa fece credere di essere una possibile pista, qualche storia parallela di infedeltà coniugale, poco altro. Ma molti sono coloro che hanno interesse a mantenere bassa l’attenzione sul caso e fanno di tutto per mettere in difficoltà Melis. Ma qualcuno parlerà.
Il romanzo accende le luci sulla vita di provincia, piena di ipocrisia e falsità, dove molti si mostrano come persone integerrime per poi comportarsi nelle vite private in modo opposto.

Lo sparo, ANNE HOLT

Lo sparo

 ROBERTO IOVACCHINI

Titolo: Lo sparo

Autore: Anne Holt

Editore: Einaudi

Traduzione: Margherita Podestà Heir

Lo sparo è il terzo romanzo di Anne Holt con Selma Falck protagonista. Selma ha interrotto la sua attività di avvocato per diventare investigatrice. Tanto risoluta nella vita professionale quanto incerta e inefficace nella vita privata, con la tendenza alla depressione che cerca di sconfiggere con il gioco d’azzardo on line. Anche come madre non ha avuto molto successo, il rapporto con la figlia non è buono e neanche la nascita del nipote è servita per riavvicinare madre e figlia.

Selma era a pranzo con la sua amica Linda Bruseth, parlamentare ed ex giocatrice di palla a mano, quando una pallottola colpisce Linda e di rimbalzo ferisce Selma. Linda rimane uccisa sul colpo, Selma se la cava con una ferita al braccio. La morte di Linda è un colpo duro per Selma, la cui vita privata è piena di difficoltà. Uno stalker entra a piacimento nel suo appartamento lasciando segni inquietanti e la figlia non ha alcuna intenzione di migliorare il rapporto con lei, nonostante gli sforzi di Selma per stare vicino al nipote di sei mesi, verso cui prova un sentimento fortissimo che non aveva mai provato verso la figlia. Ma il coinvolgimento di Selma nelle indagini sarà inevitabile, con inevitabili conseguenze per la sua vita privata.

Un romanzo dalla trama complessa, giochi di potere ed intrighi inaspettati in un paese civile e ricco come la Norvegia. La Holt è stata ministra della giustizia, quindi conosce bene il funzionamento della politica norvegese, che nei suoi libri descrive in modo dettagliato e critico, con il suo stile di scrittura molto chiaro e coinvolgente sempre attento alle tematiche sociali ed alla psicologia dei personaggi.

Un romanzo che consente di fare una inedita esplorazione nel funzionamento di alcuni servizi sociali della Norvegia, da molti considerata all’avanguardia, per scoprire che la corruzione colpisce i cittadini più poveri, indifesi e bisognosi di attenzioni, come gli immigrati ed i loro figli, vittime ideali di ingiustizie e soprusi. Scopriremo che la cattiva politica si avvale del suo potere per coprire malefatte ed ingiustizie, nascondendo le prove e facendo apparire quello che non è agli ignavi cittadini. Anche in Norvegia.

Zorba il greco, Nikos Kazantzakis

Zorba il greco

 ROBERTO IOVACCHINI

Titolo: Zorba il greco

Autore: Nikos Kazantzakis

Editore: Crocetti

Traduzione: Nicola Crocetti

Zorba il greco è un romanzo straordinario da cui è stato tratto un film famosissimo con Irene Papas e Anthony Quinn, la cui colonna sonora composta da Mikīs Theodōrakīs contiene il brano Sirtaki, che accompagna nel film Zorba durante la sua famosa danza. Film, colonna sonora e balletto sono diventati più famosi del libro, ma è dal romanzo che tutto è nato.

Il libro racconta le avventure di Basil, uno scrittore inglese che ha ereditato una miniera sull’isola di Creta. Intraprende il viaggio per raggiungere l’isola e conosce per caso Alexis Zorba, un greco esuberante e pieno di energie e di contagioso entusiasmo per la vita. I due diventeranno amici inseparabili ed andranno incontro a successi, disastri, tragedie.

I due amici sono quanto di più diverso si possa immaginare, ossia lo scrittore inglese idealista, benestante, alla ricerca delle risposte ai principali interrogativi della vita, Zorba invece è un uomo poco istruito ma di grande saggezza innata, conosce tutte le risposte alle grandi domande, concetti semplici e di immediata comprensione, pillole di saggezza e di esperienza mescolate insieme.

Le avventure dei due porteranno l’autore a toccare temi di rilevanza assoluta, dalle relazioni tra uomo e donna a Dio, dalla religione all’esistenza dell’anima, dalla morte al senso della vita. Il romanzo è quasi un trattato di filosofia sotto forma di avventura vissuta da due amici, raccontata con semplicità e immediatezza.

La storia è ambientata a Creta, descritta con grande efficacia, con le case candide, il mare azzurro e le notti arricchite da cieli fantastici. Le parole di Zorba sono coinvolgenti e convincenti, leggendo il libro si è trasportati dal suo entusiasmo, dalla sua voglia di vivere e dalla curiosità con cui guarda ogni cosa che gli accade attorno.

Il giorno degli Arcangeli

Michele, (in latino «Quis ut Deus?», “Chi è come Dio?”, che traduce Mîkhā’ēl; in greco antico: Μιχαήλ, letto Mikhaḗl; in latino Michaël; in arabo ميخائيل|, letto Mīkhā’īl) è un arcangelo nell’Ebraismo, nel Cristianesimo (tranne in quello avventista), e nell’Islam. Per la Chiesa cattolica, la solennità liturgica dei tre santi arcangeli ricorre il 29 settembre: in ordine, san Michele Arcangelo, san Gabriele Arcangelo, san Raffaele Arcangelo. Nell’ultimo libro del Nuovo Testamento, l’Apocalisse di Giovanni, dopo la prima guerra in paradiso (menzionata in Ap 12:9, simmetrico a Genesi 3:20-24), l’arcangelo è protagonista nella seconda guerra terrena della donna (Maria, madre di Gesù Cristo) contro il drago.

NAPOLI

San Michele Arcangelo guida di nuovo alla vittoria la milizia celeste degli angeli di Dio contro Lucifero, che fu serafino e perciò fratello degli Arcangeli, e i suoi angeli (un terzo del totale), ribelli e apostati. Secondo la profezia, alla fine dei giorni, san Michele Arcangelo è destinato a squillare la tromba annunziatrice del gran giudizio finale, quando, dopo aver ricapitolato ogni cosa in Cristo, il Regno dei Cieli verrà riconsegnato da Gesù Cristo a Dio Padre per l’eternità. L’Islam accetta come rivelazione la totalità di Antico e Nuovo Testamento. Il nome di Mīkāʾīl (ميخائيل), o Mīkīl (ﻣﻴﻜﻴﻞ), è citato nel testo sacro principale, il Corano, quale angelo di pari rango con Jibrīl (Gabriele), inviati da Allah a istruire il profeta Maometto, dettandogli il Corano.
Il culto dell’arcangelo Michele, il cui nome deriva dall’espressione ebraica Mi-ka-El che significa chi è come Dio e impropriamente ma tradizionalmente equiparato ad un santo, ha origine antichissima. La sua figura radiosa di eroe che combatte il Male discende, secondo alcuni studiosi, dai culti pagani che si svolgevano nell’equinozio autunnale: il babilonese Marduk, poi trasposto in Mitra, dio Sole, analogo al greco Hermes, Mercurio per i latini. Agli albori del Cristianesimo, dall’oriente bizantino il culto dell’Arcangelo si diffuse e si sviluppò nelle regioni mediterranee in particolare in Italia.  L’imperatore Costantino, a partire dal 313 d.C., tributa particolare devozione all’arcangelo con la costruzione a Costantinopoli di un’imponente basilica. Nel tempo il culto di San Michele non si è mai fermato, ha attraversato tutto il mondo occidentale con la cosiddetta Linea sacra dell’Angelo, o anche Strada dell’Angelo, una linea retta perfetta e inspiegabile, un tracciato fisico e ideale dei luoghi noti per le sue apparizioni, dove poi sono sorti imponenti santuari. La linea comincia in Irlanda, su un’isola deserta, dove l’Arcangelo Michele sarebbe apparso a San Patrizio, passa poi in Inghilterra, a St. Michael’s Mount, un isolotto della Cornovaglia dove San Michele avrebbe parlato a un gruppo di pescatori. Prosegue poi in Francia a Mont Saint Michel, in Italia in Piemonte, Val di Susa, in Puglia, con la Sacra di San Michele nel Gargano, in Grecia, sull’isola di Symi, per finire in Israele al Monastero del Monte Carmelo.
Leggenda vuole che la linea sia stata tracciata dalla spada di San Michele nel corso della sua battaglia contro Satana. L’arcangelo Michele in Italia è protettore della Polizia di Stato e il suo culto è diffuso in innumerevoli città e paesi.

ARCANGELO

Arcangelo dal fiero sguardo,
possa la tua anima potente
vegliare sul mondo in bilico.
Sguaina la tua spada di luce
e combatti gli odiati nemici.
Oh, angelo bello come il sole!
Luminoso come la nuova alba
che attendiamo da tempo.
Apri le tue magnifiche ali e coprici!

Imma Paradiso

Lucia Triolo: il pianista perduto

Una nota fuggitiva ha trapassato 
il muro della stanza,
s’è posata su un tasto del piano 
all’angolo.

Ma non è sua quella nota,
per questo lui la offre 
-strano souvenir rubato- 
a chi entra.
Una volta qualcuno la suonò

la suonò ancora
lentamente, 
velocemente
-mani ghiacciate-
ma non finì.
Infine ve la lasciò dimenticata.

Il piano va cercando quel pianista
perché è ancora viva
la sua nota
la stanza adesso è 
appartenenza vuota

Piatto inventato ieri sera per cena da mia moglie Anna Maria, Bruno Mattu

Piatto inventato ieri sera per cena da mia moglie Anna Maria.

Pasticcio di Persico in crosta di lenticchie.

Ingredienti:

filetti di persico (circa 1 kg)

prosciutto crudo (circa 150 gr)

2 uova

parmigiano reggiano grattugiato (circa 50 gr)

lenticchie rosse decorticate (circa 50 gr)

un finocchio intero

Olive dolci (circa una decina)

sale q.b.

Procedimento:

Sciacquare i filetti di persico e tagliarli a rettangoli, disporli nella teglia.

Sgrassare le fettine di prosciutto e disporle in modo da avvolgere i rettangoli di filetto di persico, disponendoli nuovamente nella teglia.

Rompere le uova in un piatto e sbatterle, aggiungendo una parte del parmigiano grattugiato.

Versare l’uovo sbattuto sui rettangoli di filetto di persico ricoperti dal prosciutto.

Disporre il finocchio tagliato a spicchi negli spazi liberi della teglia.

Disporre la decina di olive nella teglia.

Ricoprire tutto il contenuto della teglia con una spolverata di parmigiano e lenticchie decorticate.

Eventualmente aggiungere un po’ di sale, ma pochissimo, vista la presenza del prosciutto e del parmigiano.

Infornare in forno ventilato a 200 gradi Celsius per circa una ventina di minuti, o comunque fino a che la superficie non risulta ben dorata.

È anche possibile ruotare i rettangoli nella teglia, in modo da farli dorare anche sul lato sottostante e nel caso aggiungere lenticchie decorticate e spolverata di parmigiano grattugiato anche nel lato che si è girato.

Nel caso si procede con la rotazione del contenuto, infornare nuovamente fino alla doratura della nuova superficie, ma non più di altri dieci minuti (per non rendere stoppaccioso il filetto).

Foto 1 prima della cottura

Foto 2 lato sottostante appena ruotato e prima della seconda doratura.

Foto 3 fine cottura

Foto 4 impiattamento con insalata mista.

da:”Piatti improvvisati”

25/09/2022

“Ci sono pietre”, Bruno Mattu

Photo by Mike B on Pexels.com

“Ci sono pietre”:

Ci sono pietre molto dure,

che fanno male, se lanciate,

in senso figurato, addosso le persone: sono le parole,

quelle aspre, spigolose e cattive, che vengono dette

con lo scopo di danneggiare

chi le riceve.

La vita elergisce già

abbondante sofferenza

un po’ a tutti e sarebbe

davvero sciocco contribuire

ad aumentarne la dose,

soprattutto se per motivi futili

o personali ambizioni.

BM 25/09/2022

da:”Considerazioni”

“Vola alto”, Bruno Mattu

“Vola alto”:

Vola alto gabbiano,

porta veloce e lontano

il saluto nostro e di questo

mondo che tace,

sopra lo scorrere

di questo tempo intriso

cui sopra giace

questa smarrita umanità,

mentre scorre la vita

tra le incapaci dita,

che non possono trattener

che vaghe inutilità,

tra le essenzialità

non vedute

e lasciate cader

adesso perdute,

per dietro andar

ai favolosi miraggi.

BM 22/09/2022

da:”Poesie nostalgiche”

Opera

L’amore, fatto con amore và al di là del mero atto fisico può diventare un idillio che tocca la trascendenza perfetta di un’opera d’arte.

La tua bocca crea note sublimi
mentre percorre sentieri
che non ti stanchi di esplorare.
Vibro a quel tocco
e la musica assurge a vette
di sublime armonia,
si spezza l’urlo soffocato
potente assolo,
mentre va componendosi
l’Opera di perfetta seduzione
che la tua maestrìa
non si stanca di comporre.

Imma Paradiso

L’INFINITA’ DEL TEMPO… Silvia De Angelis

L’INFINITA’ DEL TEMPO…

Disallineate metriche

nelle anse mentali

prive d’una corteccia logica

che allunghi la linea d’orizzonte.

Spunti di disappunto

assumono una tridimensionalità

male acquisita

lasciando impronte graffianti

nell’era della tecnologia

e involuzione civile.

Astruse modalità

nell’acquisizione

di nuovi traguardi ascensionali

rappresentano una rara scommessa

dietro l’infinità del tempo

accorciato della sua luce….

@Silvia De Angelis

https://quandolamentesisveste.wordpress.com/

“Una gabbia andó in cerca di un uccello”, Antonino Salsone

“Una gabbia andó in cerca di un uccello”

La frase che dà il titolo a questa breve riflessione è un aforisma che Franz Kafka scrisse tra il settembre 1917 e l’aprile 1918.

L’aforisma, oscillante tra i due poli dell’apodittico e dell’enigma, sembra possedere la lievità di un koan buddista.

Forse l’Autore ha voluto consegnarci un insieme di parole che vanno oltre il loro significato letterale e logico-sistemico, che costituiscono un vero e proprio simbolo da studiare e introitare nell’Io di ognuno. E il simbolo non ha una sola faccia, ma molte, spesso innumerevoli, forse infinite.

Io, nel simbolico aforisma kafkiano, vedo il tentativo dell’uomo bruto, del tiranno (che è la gabbia), di imprigionare la libertà, la quale è rappresentata dall’uccello, l’animale libero per eccellenza perchè vola sopra ogni altro animale di terra e d’acqua.

Gli uomini liberi alzano gli occhi al cielo per pregare, per ispirarsi, per riflettere, per ammirare l’infinito, per trovare la via, per volare verso lo spirito. Invece, i bruti, cioè coloro che hanno gli arti inferiori radicati nel fango della cattiveria e del bisogno materiale, unici loro dei, hanno un solo modo per perpetuare loro stessi o far perpetuare i loro simili: tarpare le ali all’uccello, costringerlo a scendere verso il basso per imprigionarlo o, nel peggiore dei casi, per assimilarlo e farlo divenire bruto.

E allora, per salvarsi l’uccello deve volare in alto, molto in alto, laddove gli uomini bruti non riescono neppure a guardare perchè i loro occhi sono miopi. E deve volare in stormo con gli altri uccelli perchè la gabbia, che è prigione per uno solo, subisce lo sgretolamento inesorabile delle pareti se si è in tanti.

Penso dunque che il grande scrittore boemo abbia voluto insegnare all’uomo libero di volare alto, altissimo, e di farlo assieme agli altri suoi simili. E di non avere paura della tirannia, ma di combatterla.

Racconti: I NANI E LA LORO OMBRA, Antonino Salsone

I NANI E LA LORO OMBRA.

Tutto è partito da Karl Kraus con il suo noto aforisma: “Quando il sole della cultura è basso, i nani hanno l’aspetto di giganti”.

Ne sono seguiti centinaia di proverbi con il medesimo significato, dei quali il più noto è: “Quando il sole è al tramonto, le ombre dei nani si allungano”.

Cosa significa l’aforisma è semplice: quando diffusamente la qualità e la cultura scarseggiano, allora anche chi non ha particolari titoli o meriti può sembrare un “gigante”, uno che vale molto.

Non v’è che un modo per evitare l’illusione: dare fiducia a chi conosce le cose, a chi le studia e le approfondisce, a chi davvero incarna le doti indispensabili di qualità e cultura, a chi può metterci la faccia a garanzia di sè e degli altri, a chi è in grado di compiere il servizio.

Ma anche il significato del proverbio “derivato” è chiaro: quando un leader rispettato e autorevole si avvia verso la fine del suo servizio o magari cade provvisoriamente in disgrazia, i nani (rectius, le serpi velenose che erano state acquattate nelle loro tane per paura anche solo di mostrarsi e che quando lo facevano erano pronte a simularsi come innocue bisce striscianti pronte a giurare “fedeltà” al potente di turno) pensano di essere diventati giganti solo perchè la loro ombra si allunga.

Ma sbagliano e si sopravvalutano perchè si tratta solo di un effetto ottico, ma non certo sostanziale.

E non sono neppure lungimiranti e prudenti perchè il sole, dopo la fase del tramonto, risorge sempre e inesorabilmente, tornando alto e splendente nel cielo e cosí donando la luce.

I nani (a scanso di equivoci, definisco cosí solo coloro che lo sono in spirito e in intelletto, non certo nel corpo) sono solo degli “ominicchi” e, in alcuni casi più gravi, anche dei “quaquaraquà”.

Racconti: Riflessioni sul senso della vita, Antonino Salsone

Riflessioni sul senso della vita.

“Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza”. Luca 16,1-13.

Questa parabola a prima vista sembra quasi un elogio dei furbi e dei disonesti. Infatti dice: «il padrone lodò quell’amministratore disonesto».

Che cosa aveva fatto quell’amministratore?

Aveva regalato olio e pane ai debitori. Aveva rubato al suo padrone. Ma il padrone lo elogia «perché aveva agito con scaltrezza».

Il padrone (immagine di Dio) lo elogia non perché era stato disonesto, ma perché era stato scaltro. Non è quindi l’elogio degli imbroglioni, ma di coloro che si danno da fare.

Beati gli scaltri! Beati coloro che dopo aver sbagliato hanno il coraggio di ri-cominciare.

Trasformare uno sbaglio in opportunità. Ecco la pedagogia del Vangelo.

Il problema non sta nello sbagliare, infatti tutti nella vita sbagliamo. La vera risposta agli errori che facciamo è reagire con coraggio, tirando fuori tutte le nostre potenzialità. Bisogna rimboccarsi le maniche. Intervenire. Fare qualcosa. Non piangersi addosso, non cadere nei sensi di colpa. Uscire dalle lamentele e dai piagnistei.

Ma quali sono le cose essenziali, le cose importanti per le quali dobbiamo darci da fare? La parabola ci indica una strada preziosa: «Fatevi degli amici … Non potete servire Dio e la ricchezza».

Il Vangelo ci ricorda che le persone contano molto di più del dio-denaro, delle cose, del lavoro, dei nostri hobby. Le cose si possono comperare, le amicizie vere invece no, quelle si devono costruire.

Le relazioni sono come i fiori. Perché diventino belle, bisogna coltivarle. Farsi degli amici. Circondarsi di affetti. Coltivare relazioni profonde. Divenire Fratelli autentici.

Questo è ció che veramente conta nella vita.

Racconti: La zizzania e il grano, Antonino Salsone

La zizzania e il grano.

Il grande compositore Giacchino Rossini, ne “Il Barbiere di Siviglia”, fu geniale nel far cantare a Don Basilio l’aria principale:

“La calunnia è un venticello

Un’arietta assai gentile

Che insensibile, sottile, leggermente

Dolcemente incomincia a sussurrar …..”.

Tanti sono i Don Basilio che purtroppo incontriamo nella vita, suggeritori occulti di trame e infamie che aiutano gli altrettanto numerosi Don Bartolo a porsi da occulto ostacolo tra noi e i nostri desideri.

Nulla di male, ovviamente, se chi nutre desideri simili o uguali ai nostri agisce a volto scoperto e ha la fortezza di misurarsi. A questi “avversari” coraggiosi e leali va portato rispetto perchè loro lo portano.

Ma se invece essi si mascherano da Don Basilio e Don Bartolo e cercano di combatterci con l’insinuazione, con la maldicenza e, peggio ancora, con la menzogna, fabbricando accuse consapevolmente false e spargendo infamie per recarci danno e infamare la nostra reputazione, come reagire?

L’atteggiamento da adottare non è quello di raccogliere la zizzania, cioè di combatterla mettendosi sulla stessa lunghezza d’onda ed entrando così in un circolo vizioso che può solo danneggiare il nostro operato. Il giusto atteggiamento è quello di non darle credito, di non lasciarsi condizionare.

La zizzania ha il fine di farci perdere la rotta, di allontanarci dal nostro sentiero; compito nostro è non cadere in questa trappola, mantenendoci fedeli a noi stessi e continuando per la nostra strada.

Se poi il calunniatore non demorde, non ci resta che separare la zizzania dal grano: teniamo il seme buono e consegnamo senza tentennamento la calunnia e il calunniatore al giudice, che sa come trattarli e punirli.

” LIBERA “, Augusta Del Corso

” LIBERA “

Voglio essere libera

libera come gli uccelli

della libera foresta

Voglio essere libera

libera ed impetuosa

come i torrenti

a primavera

Voglio essere libera

libera e imprevedibile

come la pioggia d’agosto

Voglio essere libera

libera e leggera

come le spume che il mare

frange sullo scoglio

Voglio essere libera

libera com’è libero il vento

di giocare fra la terra

ed il mare

Voglio essere libera

com’è libero il fulmine

che saetta e incenerisce

Voglio essere libera

come un uomo alla ventura

che ha cento strade da percorrere

ed ogni strada è la sua

Augusta Elena Del Corso

22 Settembre 2022

Diritti Riservati-

“LONTANO UN PIANOFORTE”, Augusta Del Corso

” LONTANO UN PIANOFORTE “

A prescindere dal tempo

ormai passato…

restiamo un poco insieme…

raccontami

di tutto quel tempo lontano…

No non distrarti

e continua a raccontare…

Se dai ricordi germogliano emozioni

e ci siamo affannati

a rincorrere illusioni…

Che dici ? …la Gaggia !?

Si…la nostra Gaggia è ancora là

al centro dell’aiola

e continua a dar ombra alla casa .

Anche i libri conservano i segni

delle nostre letture…

e nell’armadio permane il tuo profumo…

Si.. c’è qualche ruga in più

scavata sul mio viso da lacrime invisibili.

Scusa… non ho seguito il tuo discorso

annegata un abbraccio profondo

come il mare dei tuoi occhi …

intenso più del ricordo del tuo corpo..

Ma ora stringimi forte in un bacio

che resti per sempre appeso al vento…

Buon Dio…che folla di emozioni

e di ricordi stropicciati e sparsi qua sul tavolo…

Nella penombra dell’alba

sale in me l’ antico desiderio che ci univa…

e le mie mani rincorrono la storia d’ un amore

che aderiva alla mia pelle …

Lontano un pianoforte distrattamente accenna…: ” Polvere di stelle”…

Augusta Elena Del Corso

23 Settembre 2022

(Diritti Riservati)

“C’ERA UN SENTIERO”, Augusta Del Corso

“C’ ERA UN SENTIERO”

C’era un tempo in cui il bosco

era pieno di voci sconosciute

fremere di fronde…

voli improvvisi…

piegarsi di canne

a brevi folate di vento

lungo un sentiero

oltre il ruscello

che solo noi conoscevamo…

Quel segreto

portava alla scoperta

delle nostre giovani vite

dove la nostalgia

non abitava ancora…

Ed io vincevo l’inquietudine

sciogliendomi…

i lunghi capelli…

Augusta Elena Del Corso

25 Settembre 2022

Diritti Riservati

Dilagnato autunno

Da Frida la loka ( Lombardia)

Autunno; questo non è come un'altro, passato a vedere tramutare il verde incandescente e colori spegnersi fino ad un marroncino. 
Successione infinita di eventi che di poetico ne ha ben poco.
Un futuro poco promettente, incerto...
L'anima erra sbattendo di qua, di là, confusa, offuscata, portando alla memoria ricordi; qualcuno serve ad aggrapparsi per cercare il sentiero perso nel buio che arriva presto e fa scardinare la via.
Questo; non è un autunno come tanti altri, le luci filtrano i vetri sporchi, evidenziando la polvere giacente s'un antico legno.
Non resta altro; accontentarsi aspettando il tempo delle castagne, funghi; sentire l'odore del fumo ch'inonda le valle, annebbiando la vista; il cuore.
Da Frida.

Tua.

28 settembre, 2022.

Dal blog personale

http://fridalaloka.com

Il Decadentismo in Italia, Giovanni Pascoli

Il Decadentismo è un movimento letterario molto importante della seconda metà dell’Ottocento. Décadent è un termine francese, usato in Francia in quei tempi per definire, in senso dispregiativo, gli artisti che vivevano in modo scandaloso, fra droghe ed altri eccessi. Successivamente, precisamente nel 1886, viene fondata una rivista proprio da questi letterati scandalosi che, in modo provocatorio, scelgono di intitolarla «Le Décadent». Da qui il termine Decadentismo si userà per indicare la decadenza della società che non ha più veri valori e che li sta deludendo così tanto. Insomma, una partita agguerrita fra Società Borghese contro Artisti Ribelli. Dalla Francia, tanto il termine come il movimento si diffondono in tutta Europa. In Italia, poi, questo movimento viene a coincidere con il periodo Risorgimentale e dell’Unità italiana. Dal Decadentismo si diramano altri sottogruppi tra cui il Simbolismo a cui aderisce Giovanni Pascoli. In Francia i primi poeti simbolisti sono quelli che vengono chiamati “Poeti Maledetti”, cioè artisti che fanno uso di droghe, che sono omosessuali, la cui poesia è scandalosa e difficile. I versi di questi artisti cercano di spiegare i tormenti dell’anima e dei sensi attraverso l’analogia e cercando appunto un confronto fra le emozioni interne e la natura che è fuori. Giovanni Pascoli si inserisce in questo movimento in modo più pacato: non conduce una vita sfrenata, tutt’altro! Il suo Simbolismo cerca nella natura un simbolo dell’infanzia perduta: la figura principale della sua poesia è il nido e la sua poetica è definita “del fanciullino”. Pascoli intende con questo il modo in cui il poeta dovrebbe guardare il mondo, come un bambino appunto che per la prima volta si sorprende davanti alle bellezze del mondo naturale. Quelli che si avvicinano di più ai Maledetti sono gli Scapigliati, e questi possono essere considerati in effetti una sorta di “maledetti” italiani. Il movimento della Scapigliatura ha il suo centro soprattutto a Milano o comunque in Lombardia. La loro poesia parla di tutto ciò che di crudo e violento c’è nell’esistenza, e in effetti vivono anche loro al limite della società, fra droga ed eccessi, il Crepuscolarismo invece, prendendo dai Poeti Maledetti soprattutto le tematiche di Paul Verlaine, optano per degli argomenti più pacati. Questi poeti cercano un posto nel mondo in cui rifugiarsi e i posti in cui trovare una pace dell’anima sono soprattutto luoghi familiari e domestici.

NAPOLI

Giovanni Pascoli pensava che la realtà mascherasse sempre un’essenza segreta che non poteva essere svelata con sistemi scientifici. Per questo aveva un rapporto con la vita e il mondo turbolento e ansioso, caratterizzato dalla continua ricerca del mistero. Il “nido” domestico costituisce uno dei simboli più importanti dell’opera del nostro poeta. Tutto ciò che era esterno al nido adorato era da lui considerato pericolo: decise quindi di vivere con le sorelle, alle quali era legato da un morboso rapporto di amore/gelosia. Il nido si presenta anche nella forma della culla, il nido è il grembo materno, ciò che sta prima della vita e prima della morte, in quella condizione limbica in cui il mondo è completamente abolito e di conseguenza la paura non esiste. Il nido è insomma figura dell’”incapacità di vivere”. Pascoli attraverso questa immagine esprime la sua paura del mondo, della vita e degli uomini. Il concetto fondamentale della poesia pascoliana consiste nel concetto secondo cui in ogni uomo vive un “fanciullino musico” che solo il poeta riesce ad ascoltare una volta raggiunta l’età adulta, quando negli altri uomini prevale la voce della ragione.Il poeta è un fanciullino, un sensitivo, un veggente capace di entrare in rapporto con il mistero profondo delle cose.

Lavandare è un madrigale, scritto nel 1891, tratto dalla raccolta poetica Myricae. La lirica descrive le sensazioni del poeta che, mentre i campi sono avvolti dalla nebbia, sente in lontananza i suoni provenienti dal lavatoio e i lunghi canti delle lavandaie. Nella prima strofa viene descritto un campo immerso nella nebbia su cui spicca un aratro abbandonato. Nella terza strofa viene riportata la canzone cantata dalle lavandaie che parla di una giovane donna abbandonata dall’innamorato e che è rimasta sola come l’aratro in mezzo al campo. La lirica è quindi circolare: si apre e si chiude con l’immagine- simbolo dell’aratro abbandonato che rappresenta la solitudine. Questa scena descritta nella poesia serve proprio a trasmettere la sensazione di abbandono e malinconia che rinvia proprio al poeta stesso: egli si sente abbandonato dai suoi cari perché è rimasto orfano del padre e la sua vita è stata funestata da una serie di lutti. Il paesaggio diventa quindi un simbolo per raccontare il proprio stato d’animo.

Lavandare

Nel campo mezzo grigio e mezzo nero
resta un aratro senza buoi, che pare
dimenticato, tra il vapor leggero.

E cadenzato dalla gora viene
lo sciabordare delle lavandare
con tonfi spessi e lunghe cantilene.

Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese!
Quando partisti, come son rimasta!
Come l’aratro in mezzo alla maggese.

*Quando partisti, come son rimasta! Come l’aratro in mezzo alla maggese. Meravigliosa, struggente metafora! Quanti di noi ci ritroviamo nella visione della vita amara e decadente di Pascoli. Tutti ci portiamo sulle spalle il nostro fardello di amarezze e solitudini e in un certo modo ci aggrappiamo alle certezze dei nostri nidi per trovare un barlume di coraggio e sicurezza.

Avviso di Jenny Joseph

Grande voce della poesia britannica

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Questa è la poesia più nota della poetessa britannica Jenny Joseph (1932 – 2018), venne scritta nel 1961. Pubblicata per la prima volta suThe Listenernel 1962,Warningvenne successivamente inclusa nella sua raccolta del 1974Rose In the Afternoon.

Quando sarò vecchia mi vestirò di viola
con un cappello rosso che non si intona e non mi sta bene.
Spenderò la mia pensione in brandy, in guanti estivi
e sandali di raso, e poi dirò che non abbiamo soldi per il burro.
E mi siederò sul marciapiede quando sarò stanca
e arrafferò gli assaggi nei negozi e premerò i campanelli degli allarmi
e farò scorrere il mio bastone lungo tutte le inferriate
e compenserò la sobrietà della mia gioventù.
Uscirò in pantofole sotto la pioggia
e raccoglierò i fiori nei giardini degli altri
e imparerò a sputare.

*

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