Il simbolo della pace (☮) fu creato da Gerald Holtom nel 1958, disegnatore commerciale e pacifista, su commissione della CND, all’epoca guidata dal filosofo e matematico Bertrand Russell e raggiunse il successo nel decennio successivo prima a sostegno della Campagna per il disarmo nucleare e successivamente più in generale dell’antimilitarismo. Il successo del simbolo si deve probabilmente alla sua semplicità e fu interpretato falsamente anche come la rappresentazione stilizzata di un amplesso, aderendo così allo slogan sessantottino «Fate l’amore, non fate la guerra».Il simbolo, secondo la sua versione iniziale, rappresenterebbe le lettere N e D, appunto Nuclear Disarmament. Inizialmente Holtom aveva pensato di ricorrere al simbolo della croce cristiana inserito in un cerchio, ma alcuni preti con cui si consultò non si dichiararono entusiasti di usare la croce in marce di protesta. La prima apparizione pubblica del simbolo della pace avvenne quello stesso anno nella Marcia di Aldermaston (o Marcia di Pasqua), una grande manifestazione anti-nucleare in Gran Bretagna, iniziata a Trafalgar Square a Londra e terminata ad Aldermaston, a 80 km dalla capitale, dove venivano prodotte le armi nucleari britanniche. Il simbolo non fu mai, volutamente, protetto da copyright, e anche per questo è divenuto un linguaggio universale, nel bene e nel male. L’attivista statunitense Bayard Rustin, consigliere di Martin Luther King, lo importò negli Stati Uniti, dove ben presto divenne icona dei movimenti per i diritti civili e simbolo delle proteste contro la guerra del Vietnam. Ma il ☮ è stato anche impiegato da movimenti ambientalisti, nella difesa dei diritti delle donne o degli omosessuali, nella lotta all’apartheid.
Dopo la pioggia è una filastrocca di Gianni Rodari, tratta dalla raccolta I cinque libri. Storie fantastiche, favole e filastrocche edita da Einaudi nel 1997. Ancora una volta, con parole semplici ma dense di metafore, lo scrittore e pedagogista riesce a donarci un insegnamento prezioso che sembra derivare direttamente dall’armonioso ciclo della natura. Pioggia, tempesta e arcobaleno diventano quindi simboli archetipici, immagini della “pace” e della “speranza”. Tramite un esplicito gioco di contrapposizioni, l’autore vuole porre l’accento su un modo di sentire comune a tutta l’umanità che pare rendersi conto del benessere solo dopo aver sperimentato la sventura. Racconta un fatto molto vero, quanto inevitabile. Le cose infatti in questo nostro mondo sembrano definirsi tramite il loro opposto: la “pace” sarebbe un termine astratto, vacuo, svuotato di ogni senso senza la “guerra”.
Dopo la pioggia
Dopo la pioggia viene il sereno brilla in cielo l’arcobaleno. È come un ponte imbandierato e il sole ci passa festeggiato.
È bello guardare a naso in su le sue bandiere rosse e blu. Però lo si vede, questo è male soltanto dopo il temporale.
Non sarebbe più conveniente il temporale non farlo per niente? Un arcobaleno senza tempesta, questa sì che sarebbe una festa.
Sarebbe una festa per tutta la terra fare la pace prima della guerra.
*Eh sì sarebbe davvero un passo avanti nell’evoluzione della specie arrivare a questa considerazione così semplice eppure così importante. Rodari nella sua saggezza fanciulla lo pone nella giocosità di una filastrocca, da cantare ai bimbi sperando che diventino adulti più consapevoli.
Festa del Vino del Monferrato Unesco: ecco le trentuno Pro Loco partecipanti Ufficializzati i menu proposti nei due fine settimana del 16, 17 e 18 e del 23, 24 e 25 settembre
Con l’avvicinarsi della sessantunesima Festa del Vino del Monferrato Unesco, che torna nella sua formula tradizionale al Mercato Pavia, si annunciano ufficialmente le trentuno Pro Loco che proporranno le proprie specialità nei due fine settimana del 16, 17, 18 e 23, 24, 25 settembre.
Stand aperti il venerdì dalle ore 18,00 alle ore 24,00 e il sabato e domenica con orario continuato dalle ore 10,00 alle ore 24,00 con possibilità di consumare direttamente in loco, grazie ai 4 mila posti a sedere, o utilizzare il servizio da asporto.
Ad accompagnare le cucine monferrine e vercellesi ci saranno anche gli stand dei produttori vinicoli, mentre per tutto il mese di settembre si susseguiranno in città una serie di appuntamenti e iniziative.
Le Pro Loco e i menu Pro Loco Altavilla Monferrato – Franchini: Tartare di fassona piemontese + tomino € 7,00, Tagliolini al sugo di nocciole di Lu € 7,00, Panna cotta ai frutti di bosco € 4,00 Comitato Folkloristico Asiglianese di Asigliano Vercellese: Stufato d’asino con polenta € 8,50, Lumache in umido € 8,50, Tipica fagiolata piemontese € 5,00, Biscotti Asianot con zabaione € 4,00 Pro Loco di Balzola – Rimbalzolando Aps: Panissa balzolese € 6,00, Polenta e gorgonzola € 7,00, Carpione misto (bistecca con zucchine) € 7,00 Pro Loco di Borgo San Martino: Agnolotti al sugo d’arrosto € 6,00, Bollito misto con bagnetto verde € 10,00, Zabaione con krumiri € 4,00 Pro Loco Caminsport di Camino: Agnolotti al sugo civet o burro e salvia € 5,00, Panzerotti di magro al burro e salvia € 5,00, Vitello tonnato € 3,50, Torta di nocciole e cioccolato € 3,00 Pro Loco di Casale Monferrato: Gnocchi al Castelmagno con granella di nocciole € 7,00, Brasato al barbera con patate al forno € 10,00, Patate fritte € 3,00, Bunet € 4,00 Pro Loco di Cereseto: Gnocco fritto salato € 5,00, Gnocco fritto dolce € 5,00 Pro Loco di Coniolo: Insalata di fagioli, tonno e cipolle € 3,50, Agnolotti con ragù alle tre carni monferrine € 5,50, Stracotto al vecchio barbera con patate fritte € 8,00, Patate fritte 2,50 Gruppo culturale Rione Praïet di Crescentino: Tomini freschi alla praiettese € 3,50, Fritto misto alla piemontese € 12,00, Patatine fritte € 3,00 Pro Loco di Gabiano: Tagliatelle al sugo di cinghiale € 6,00, Tagliatelle al tartufo € 6,00, Pesche ripiene € 3,50, Salame cinghiale € 3,50 Pro Loco di Giardinetto di Castelletto Monferrato: Stinco di maiale intero (600 gr circa) con patate al forno € 11,00, Stinco di maiale intero (600 gr circa) € 9,00, Patate al forno € 3,50, Torta alle nocciole € 4,00 Pro Loco di Grana: Selezione di carni crude monferrine € 8,00, Agnolotti d’asino con sugo d’asino € 7,00, Agnolotti agli spinaci con sugo burro e salvia € 6,00, Tiramisù € 3,00 Pro Loco di Mirabello Monferrato: Lasagnette della vigilia € 6,00, Salamino ciucco con polenta o patate € 6,50, Patate rustiche fritte € 3,50, Bunet € 3,00 Pro Loco di Morano sul Po: Panissa € 6,00, Crostone con bagnetto e acciughe € 4,00, Crostata di riso € 3,00 Pro Loco Mottese di Motta De’ Conti: Fritto misto piemontese € 12,00, Lingua in salsa verde € 5,00 Pro Loco di Occimiano: Risotto salsiccia e barbera € 5,00, Prosciutto al forno con patatine € 7,00, Torronata € 3,50, Patatine fritte € 2,50 Pro Loco di Ozzano Monferrato – Associazione Polisportiva: Agnolotti con tartufo € 6,00, Grigliata mista con patate € 10,50, Patatine fritte € 3,00, Pesche al vino o Gelato artigianale € 3,00 Pro Loco La Tabarina della Piagera di Gabiano: Tris di antipasti (salamino al barbera, friciulin all’erba di S. Pietro, fagioli in umido alla Tabarina) € 6,00, Reginette al sugo di nocciole o al sugo della Tabarina € 6,00, Spezzatino di capriolo con polenta € 8,00, Dolce della Tabarina: torta di nocciole accompagnata da una crema di zabaione allo spumante € 5,00 Pro Loco di Pontestura: Agnolotti De.Co. di Pontestura al ragù monferrino € 6,00, Battuta di carne cruda con scaglie di grana € 8,00, Torta De.Co. castagnaccio e amaretti € 3,00, Tris di semolini (limone, cioccolato, zabaione) € 3,50 Pro Loco di Casale Popolo: Carpaccio di carne con bagna cauda o grana € 7,00, Tagliere di salumi e formaggi € 7,00, Patatine fritte € 3,00, Cheesecake all’uva € 4,00 Pro Loco di Prarolo: Risotto con porri mantecato con petali di grana € 5,00, Spezzatino d’asino con polenta € 10,00, Cotechino con patate € 7,00 Associazione Polisportiva di Quarti di Pontestura: Gnocchi al ragù € 6,00, Gnocchi ai formaggi € 6,00, Gran gnocco fritto di Quarti con salumi, formaggi e marmellata € 7,00, Gnocco fritto e Nutella € 4,00 Pro Loco Rosignanese di Rosignano Monferrato: Rosiburger (panino con hamburger di manzo piemontese, bacon croccante, formaggio, insalata valeriana, pomodoro, cipolla rossa caramellata) con patate al forno € 12,00, Tagliata di fassona piemontese con patate al forno € 13,00, Carne cruda € 7,00, Panna cotta all’uva fragola € 4,00 Pro Loco Compagnia della Muletta di Sala Monferrato: Piatto di muletta € 5,00, Limone ripieno € 4,00, Semifreddo al torroncino € 4,00 Pro Loco di San Salvatore Monferrato: Tagliolini al sugo di lepre € 7,00, Agnolotti fritti € 5,00, Brasato con patatine fritte € 10,00, Pesche ripiene € 4,00 Pro Loco di Terranova: Grasso con formaggio € 6,00, Trippa € 6,00, Sgroppino € 3,00, Bunet e/o Panna cotta € 2,50 Pro Loco di Terruggia: Friciulin € 4,50, Peperonata € 4,00, Straccetti di pollo € 5,50, Salame di cioccolato € 4,00 Comitato Vecchia Porta Casale di Vercelli: Panissa vercellese € 5,50, Rane fritte € 8,50, Tartufata € 3,50 Pro Loco di Vignale Monferrato: Friciulin De.Co. € 4,00, Acciughe con bagnetto € 5,00, salame di cioccolato € 4,00 Pro Loco di Villanova Monferrato: Bruschetta melanzane, burratina e granella di pistacchio € 4,50, Risotto con salsiccia e zucchine con burrata a cascata € 6,00, Tomino ruspante con marmellata di cipolle e barbera € 5,00, Torta cioccolatino (senza glutine e senza lattosio) € 3,50
Il servizio bar sarà invece gestito dalle Pro Loco di Frassinello Monferrato e di Sala Monferrato.
Per info e aggiornamenti sulla Festa del Vino del Monferrato Unesco e le iniziative in programma nel mese di settembre in città: www.festadelvinodelmonferrato.it.
Casale Monferrato, 23 agosto 2022
Il presente comunicato è redatto in modo impersonale (senza nomi e virgolettati) secondo quanto disposto dall’art.9 c.1 della legge n° 28 del 22 febbraio 2000 in tema di par condicio nei periodi pre-elettorali.
Alessandria: Dopo aver regalato ad una platea sempre più entusiasta un mese di luglio all’insegna del grande repertorio barocco, il XIII Festival internazionale “Alessandria Barocca e non solo…” riprende la sua programmazione puntando l’attenzione su fasi successive della storia della musica.
Due gli appuntamenti nella settimana che segna il passaggio tra agosto e settembre:
Martedì 30 agosto, alle ore 21, presso la Chiesa di Santo Stefano in Castellazzo Bormida, il Guitar Duo Angela Centola & Roberto Margaritella sarà protagonista di “NOTTE FLAMENCA”, uno spettacolo dedicato al Flamenco da concerto per due chitarre, che si svolgerà in collaborazione con il Comune e la SOMS castellazzesi e l’associazione Cultura Viva. Dal Flamenco Primitivo al Flamenco Nuevo i due musicisti accompagneranno il pubblico in un percorso attraverso le melodie più struggenti e rappresentative dell’arte gitana per eccellenza.
Sabato 3 settembre, alle ore 21, il Chiostro del Seminario Vescovile di Tortona ospiterà l’appuntamento con l’immortale repertorio per clarinetto, violoncello e pianoforte proposto dal Trio costituito dai noti musicisti Roberto Bocchio, Claudio Merlo e Nicola Giribaldi.
In programma il “Kegelstatt – Trio” o “Trio dei birilli” di W.A. Mozart ed il Trio op. 114 di J. Brahms, uno dei più celebri ed iconici brani composti per questa formazione strumentale. L’evento, dal titolo “…E MI SOVVIEN L’ETERNO…” è organizzato in collaborazione con l’associazione “Paolo Perduca” ed il Polo Culturale Diocesano di Tortona.
L’ingresso ai concerti sarà gratuito e libero fino ad esaurimento posti.
Il XIII Festival Internazionale “Alessandria Barocca e non solo…”, promosso dall’associazione Pantheon ETS, gode del patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero della Cultura, della Regione Piemonte, della Provincia e del Comune di Alessandria, dei Comuni di Ovada e Castellazzo Bormida, delle Diocesi di Alessandria e Tortona ed è realizzato grazie al contributo delle Fondazioni CRA e CRT, di AMAG S.p.a. e di alcuni sponsor privati.
Alessandria:I Templari, san Francesco, la guerra e la santità
Storici e cantanti, scrittori e rievocatori, attori e performers, narratori e musicisti raccontano
la storia, il mistero e la leggenda dei famosi frati-cavalieri del Medioevo,
ancora presenti nel nostro immaginario collettivo
Dopo il notevole successo della prima edizione, torna l’innovativo “Festival internazionale dei Templari” ideato e diretto da Simonetta Cerrini, storica e saggista, esperta di Templari, e da Gian Piero Alloisio, cantautore e drammaturgo.
Il ‘Festival internazionale dei Templari’, a cui è stato conferito il patrocinio da parte della Regione Piemonte e il patrocinio da parte dell’Università del Piemonte Orientale (U.P.O.), è entrato a far parte della ‘Templars Route European Federation’ (TREF).
Il tema di quest’anno – “I Templari, san Francesco, la guerra e la santità” – invita storici e artisti a rispondere a numerose domande, divenute tragicamente di estrema attualità: qual è la posizione dei cristiani rispetto alla guerra? Qual era la pace per san Francesco? Come affrontavano la guerra i frati cavalieri Templari? Un soldato può divenire santo? Chi era il vero Nemico per i Templari? Cristiani d’Oriente, cristiani cattolici, musulmani ed ebrei: quali rapporti c’erano al tempo delle crociate? Scontro o condivisione?
Ad Alessandria, nella suggestiva cornice di Piazza Santa Maria di Castello, i due mondi degli storici e degli artisti si comporranno in quattro serate-spettacolo (25-26-27-28 agosto alle ore 21:15) volte a raccontare a un largo pubblico la storia dei Templari, cavalieri in cerca di santità, che ancora oggi affascinano milioni di persone in tutto il mondo.
Venerdì 26 e sabato 27 agosto alle ore 17 la prestigiosa sede dell’Associazione ‘Cultura e Sviluppo’ di Alessandria ospiterà le conferenze pomeridiane dei relatori, precedute da un Firmacopie alle ore 16:30, mentre domenica 28 agosto alle ore 17:30 la chiesa della Natività di Maria di Spinetta Marengo (AL), ospiterà una conferenza-spettacolo.
Tra gli storici, coordinati da Simonetta Cerrini, ascolteremo Franco Cardini, professore emerito di Storia medievale, saggista dalla produzione sterminata e intellettuale attento alla storia contemporanea, la storica francese Camille Rouxpetel, dell’Università di Nantes, studiosa dei pellegrinaggi e degli scambi culturali e religiosi tra i cristiani d’Oriente e i cristiani d’Occidente e Antonio Musarra dell’Università La Sapienza di Roma, studioso di storia marittima del Mediterraneo, di storia delle crociate e di storia francescana, oltre agli interventi in video di Alessandro Barbero (professore ordinario dell’Università del Piemonte Orientale), Philippe Josserand (maître de conférence all’Università di Nantes), Benjamin Z. Kedar (professore emerito dell’Università ebraica di Gerusalemme ), e André Vauchez (professore emerito dell’Università di Paris X- Nanterre).
Quest’anno, il copione delle quattro serate, scritto da Gian Piero Alloisio, affianca agli interventi dei relatori (tutti in italiano), canzoni d’autore (fra cui Leonard Cohen, Fabrizio De André, Luigi Tenco, i Gufi, Giorgio Gaber e lo stesso Alloisio), cabaret, letture, musica elettronica, performances e installazioni.
Tra gli artisti, l’attore Massimo Bagliani (direttore artistico del ‘Teatro Alessandrino’), la cantante Elisabetta Gagliardi (docente al Conservatorio ‘Verdi’ di Milano e al Conservatorio ‘Martucci’ di Salerno), il musicista Globular Waves (Edoardo Lanza) e il violinista/compositore di musica classica ed elettronica Say Twine (Alessio Cavalazzi)
Saranno presenti sul palco anche i ricostruttori della ‘Mansio Templi Parmensis 1275’, che illustreranno l’abito e le armi dei Templari.
Per un Festival in chiave pop che si propone di raccontare a un largo pubblico sia la vera storia dei Templari, sia la storia della loro leggenda.
L’ingresso sarà libero e gratuito.
In caso di maltempo, le serate si svolgeranno regolarmente nella sede di Cultura e Sviluppo.
In occasione del Festival inoltre da giovedì 25 agosto a domenica 28 agosto ad Alessandria rimarranno aperte le Sale d’Arte di Via Machiavelli 13, dove è custodito il prezioso “ciclo arturiano” e il Museo di Palazzo Cuttica, in Via Parma 1 che ospita la mostra “Un set alla Moda – Un secolo di cinema italiano tra fotografie e costumi”. Per entrambe i musei gli orari d’apertura sono dalle ore 15 alle ore 19.
Il Festival è prodotto da A.T.I.D. con la compartecipazione della Città di Alessandria, in collaborazione con l’Azienda ‘CulturAle – ASM Costruire Insieme’ nonché con il sostegno della ‘Fondazione Cassa di Risparmio’ di Alessandria e Gruppo AMAG di Alessandria.
Si ringrazia inoltre ‘Il Chiostro’ di Santa Maria di Castello, la ‘Comunità di San Benedetto’, l’Associazione ‘Cultura e Sviluppo’, la comunità dei frati Francescani della Chiesa della ‘Natività di Maria’ del sobborgo di Spinetta Marengo, ‘Il Libraccio’ e altre realtà cittadine.
Il Festival sarà presente inoltre sulle pagine Facebook e Instagram: @festivaldeitemplari
Con: Gian Piero Alloisio, Massimo Bagliani, Franco Cardini, Simonetta Cerrini, Elisabetta Gagliardi, Globular Waves (Edoardo Lanza), ‘Mansio Templi Parmensis 1275’, Antonio Musarra, Camille Rouxpetel, Say Twine (Alessio Cavalazzi).
E con video-interviste ad Alessandro Barbero, Philippe Josserand, Benjamin Kedar, André Vauchez.
Giovedì 25 agosto: ‘Il paradosso templare’
Chi era il miles Christi? Chi erano i crucesignati? Chi erano davvero i Templari? Chi raccolse la loro eredità?
La serata di apertura del Festival fa emergere la figura paradossale del Templare, che al tempo stesso è un religioso e un militare. Simonetta Cerrini, dopo aver introdotto l’argomento, presenterà gli altri relatori: Camille Rouxpetel disegnerà il ritratto del pellegrino, mentre Antonio Musarra racconterà in che modo gli Ospitalieri ereditarono i beni Templari e descriverà la figura dell’alessandrino sant’Ugo Canefri.
Franco Cardini, uno dei più illustri e noti storici italiani, spiegherà chi era nel Medioevo il miles Christi, il cavaliere di Cristo.
L’attore alessandrino Massimo Bagliani impersonerà papa Clemente V e leggerà alcuni articoli della Regola dei Templari.
Il tema del Festival, in bilico fra le riflessioni sulla guerra e sulla santità, sarà affrontato in chiave artistica da Gian Piero Alloisio e Elisabetta Gagliardi che canteranno Halleluja di Leonard Cohen e Chiara Luce, canzone di Gian Piero Alloisio dedicata alla beata Chiara Luce Badano. La canzone Non spingete scappiamo anche noi dei Gufi creerà un momento comico.
Completa la serata l’intervento in video di Philippe Josserand, dedicato all’ultimo gran maestro del Tempio, Jacques de Molay.
Venerdì 26 agosto: ‘San Francesco cavaliere’
Cosa avevano in comune i Templari e san Francesco? Il santo di Assisi andò alla ricerca del Graal?
I Templari, san Francesco e l’islam: incontro di civiltà?
La seconda serata del Festival permetterà di scoprire un lato meno conosciuto di san Francesco e di approfondire le somiglianze fra i cavalieri Templari e i frati francescani, nel nome della laicità, della povertà e della cortesia.
La relazione introduttiva di Simonetta Cerrini sarà seguita da un video di Benjamin Kedar, che presenterà la storia della casa-madre del Tempio, l’attuale moschea Aqsa.
Franco Cardini, che a san Francesco cavaliere ha dedicato molte ricerche, non mancherà di spiegarci l’incontro di san Francesco con il sultano e la sua particolare ricerca del Graal. Il racconto sarà impreziosito dagli interventi del giovane musicista Say Twine (Alessio Cavalazzi), presente a Eurovision 2022.
A Massimo Bagliani sarà affidata la lettura del Cantico delle creature di san Francesco, ma anche una versione speciale, cabarettistica, della parabola delle tre anella, raccontata da Giovanni Boccaccio.
Aprirà la serata Siamo arrivati, un brano di Gian Piero Alloisio del 1981, tornato di straordinaria attualità.
Sabato 27 agosto: ‘Guerra e pace’
Quali furono le grandi battaglie dei Templari? Quali guerre rifiutarono? In che modo operavano per la pace?
Introdotta da una canzone di Gian Piero Alloisio, La terra gira rallentando, la serata si apre con la descrizione dei Templari in battaglia scritta da un pellegrino. Simonetta Cerrini svilupperà il tema dell’atteggiamento del cavaliere Templare nei confronti della guerra, mentre Antonio Musarra percorrerà le più importanti battaglie combattute dai frati cavalieri. A Massimo Bagliani è affidata la lettura di brani di noti teologi che si rivolgono ai Templari, elogiandoli o criticando il loro operato. Proprio alla critica degli ordini militari è dedicato l’intervento in video di Alessandro Barbero. La canzone La strana famiglia scritta da Alloisio con Giorgio Gaber nel 1990 crea un momento divertente. Elisabetta Gagliardi e il musicista Globular Waves affiancano Alloisio nell’esecuzione dei brani.
Domenica 28 agosto: ‘La santità negata’
I Templari facevano miracoli? Esistono preghiere templari? Poteva un templare diventare santo?
La quarta serata si apre con un omaggio a un grande artista del territorio, Luigi Tenco, e alla sua Ciao amore, ciao, affidata alla voce di Elisabetta Gagliardi. Il racconto di un miracolo templare, letto da Massimo Bagliani, introduce l’argomento della serata. Simonetta Cerrini spiegherà come mai i Templari non raggiunsero mai la santità e Camille Rouxpetel svelerà quali erano i rapporti a Gerusalemme tra le varie comunità cristiane e i Templari. L’intervento in video di André Vauchez dedicato al Santo Sepolcro introduce la relazione di Simonetta Cerrini sulle chiese templari. La religiosità dei frati cavalieri è dimostrata dalle preghiere che composero in prigione, lette da Massimo Bagliani. Non manca la suggestiva Giovanna d’Arco, canzone di Leonard Cohen tradotta da Fabrizio De André. Mentre il brano comico della serata è Le nozze di Cana, eseguito dal trio Alloisio-Gagliardi-Bagliani.
I ricostruttori della Mansio Templi Parmensis 1275 illustreranno qual era l’equipaggiamento militare dei frati cavalieri. Il momento finale d’animazione è affidato a Globular Waves.
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TRE INCONTRI CON IL PUBBLICO
Centro Congressi Associazione ‘Cultura e Sviluppo’ – p.zza De Andrè 76, Alessandria – ore 17 (Firmacopie alle ore 16:30)
Venerdì 26 agosto – Franco Cardini, Lectio magistralis. Il “soldato cristiano” ieri e oggi
Sabato 27 agosto – ‘Templari, Francescani e Terre sante’
Con Simonetta Cerrini, Antonio Musarra e interventi in video di André Vauchez (Gerusalemme e la Terra santa in Occidente), Benjamin Kedar (Il Tempio di Salomone. La casa–madre dei Templari: ciò che resta) e Philippe Josserand (DaBernard de GirardDu Haillana Umberto Eco: cinque secolidi leggenda templare)
Chiesa della ‘Natività di Maria’, sobborgo di Spinetta Marengo – strada Frugarolo di Spinetta 4 – ore 17:30
Domenica 28 agosto – ‘Dialoghi Templari e non solo’
Con Camille Rouxpetel (La Custodia francescana di Terra Santa), la Mansio Templi Parmensis 1275 (L’abito dei Templari), Massimo Bagliani (Monologo di re Filippo il Bellodal dramma storico I Templari, ultimo atto di Gian Piero Alloisio), Gian Piero Alloisio ed Elisabetta Gagliardi (canzoni Il destino e Noi che semper naveghemmo).
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IL CAST
Gian Piero Alloisio – Gian Piero Alloisio è un cantautore e drammaturgo poliedrico e imprevedibile: autore di canzoni (Francesco Guccini, Gaber-Jannacci, Gianni Morandi), autore di teatro (Ombretta Colli, Arturo Brachetti, Paolo Graziosi, Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse), scopritore di talenti autorali (Federica Abbate, Emanuele Dabbono, Willie Peyote, Alessandro La Cava) e scrittore (Il mio amico Giorgio Gaber).
Ha scritto il dramma storico : I Templari, ultimo atto (RAI2).
Massimo Bagliani – Attore diplomato alla scuola del Piccolo Teatro di Milano, Massimo Bagliani è Direttore Artistico del Teatro Alessandrino. Ha recitato nelle Compagnie di Vittorio Gassman, Gino Bramieri, Gigi Proietti, Ugo Pagliai, Renzo Montagnani. Ha scritto testi teatrali con Enrico Vaime.
Franco Cardini – Franco Cardini è uno dei più importanti storici italiani, professore emerito di Storia medievale nell’Istituto Italiano di Scienze Umane della Scuola Normale Superiore, è anche Directeur d’Études nell’EHESS di Parigi e Fellow della Harvard University. Studioso di storia delle crociate, di pellegrinaggi e dei rapporti fra Europa e Oriente, collabora con la Rai e con numerose testate nazionali. Tra i suoi numerosi saggi ricordiamo Alle radici della cavalleria medievale ; Europa e Islam ; Gerusalemme ; San Francesco ; Quell’antica festa crudele ; San Bernardo Lode della nuova cavalleria ; L’avventura di un povero cavaliere del Cristo, Il grande racconto delle crociate (con Antonio Musarra). Con Simonetta Cerrini ha pubblicato Storia dei Templari in otto oggetti.
Simonetta Cerrini – Storica e saggista, laureata all’Università Cattolica di Milano, Dottore dell’Università della Sorbona (Paris IV), Simonetta Cerrini ha scritto una trilogia sui Templari tradotta in varie lingue (La Rivoluzione dei Templari, L’Apocalisse dei Templari e La Passione dei Templari) e, con Franco Cardini, Storia dei Templari in otto oggetti. Per RMC Production scrive documentari sui Templari.
Elisabetta Gagliardi – Diplomata al Conservatorio Vivaldi di Alessandria, Elisabetta Gagliardi ha vinto come cantautrice il Festival della canzone italiana a New York; attualmente insegna al conservatorio Giuseppe Martucci di Salerno e al conservatorio Verdi di Milano, dove si è laureata in Canto pop-rock.
Globular Waves – Globular Waves aka Edoardo Lanza è membro dell’Associazione Culturale PeakBeat e organizzatore del Komorebi Music Festival. Si avvicina alla musica elettronica nel 2017: la sua passione per i sintetizzatori modulari lo spinge fin da subito alla ricerca di territori inesplorati. Onde, frequenze e battiti che creano strutture architettoniche complesse.
Mansio Templi Parmensis 1275 – La Mansio Templi Parmensis 1275, nata a Parma nel 1994, è un’associazione specializzata nello studio e nella divulgazione della storia dei Templari che organizza allestimenti, lezioni e rievocazioni storiche in Italia e all’estero.
Antonio Musarra – Antonio Musarra è Professore di Storia medievale presso la Sapienza Università di Roma. Si occupa di storia marittima e navale del Mediterraneo medievale, di storia delle crociate e dell’Oriente latino e di storia francescana. Tra le sue pubblicazioni: Francesco, i Minori e la Terrasanta; Il grande racconto delle crociate (con Franco Cardini); Medioevo marinaro. Prendere il mare nell’Italia medievale; Le crociate. L’idea, la storia, il mito ; Gli ultimi crociati : Templari e Francescani in Terrasanta.
Camille Rouxpetel – Camille Rouxpetel, ex Florence Gould Fellow presso Villa I Tatti (Harvard University) ed ex membro dell’École française de Rome, insegna all’Università di Nantes. Il suo lavoro si concentra sulle relazioni interculturali tra le comunità cristiane latine, greche e orientali nel Vicino Oriente tra il XII e il XV secolo. Ha pubblicato una monografia sulle rappresentazioni latine dei cristiani del Vicino Oriente: L’Occident au miroir de l’Orient chrétien: Cilicie, Syrie, Palestine, Égypte (XIIe-XIVe siècle).
Say Twine – Nome d’arte di Alessio Cavalazzi, Say Twine, successivamente agli studi tradizionali conseguiti nel conservatorio di Milano in violino e in musica elettronica, ha iniziato a esplorare un genere musicale di sua visione, che comprende sia il mondo acustico, sia quello elettronico: una partitura dove l’orchestrazione, anche se composta da strumenti e suoni contemporanei, è pensata in modo sinfonico, con stratificazioni e contrappunti, i quali lasciano spazio anche a momenti aleatori di pura improvvisazione.
E interventi in video di Alessandro Barbero (Università del Piemonte Orientale) ; Philippe Josserand (Università di Nantes) ; Benjamin Kedar (professore emerito Università ebraica di Gerusalemme) e André Vauchez (professore emerito Università di Paris X Nanterre).
Ultimo appuntamento del mese per il Monfrà Jazz Fest: giovedì 25 agosto, alle 21.30, alla Birreria Moonfrà di Casale (Via Visconti), si esibisce il duo formato da Gabriele Guglielmi, alla voce, e Gege Picollo alla chitarra, con un concerto dal titolo “Cole Porter Songbook”.
La musica ritorna, quindi, là dove birra e hamburger parlano rigorosamente in dialetto monferrino e lo fa omaggiando uno dei più grandi songwriter di tutti i tempi!
Il concerto è dedicato proprio alle canzoni di Cole Porter che hanno saputo diventare evergreen per la loro capacità di unire la sofisticatezza musicale alla leggerezza. Il tutto con testi di grande intelligenza e ironia, di cui Porter era sovente l’autore. La profonda aderenza fra musica e parola è, infatti, il tratto che rende unico e riconoscibile questo autore, così amato ed eseguito in tutto il mondo.
Il programma vede tutti i suoi classici: da “Let’s do it” a “Everytime we say goodbye”, da “Night and day” a “So in love”. I successi di Porter vengono ripercorsi in duo voce e chitarra, per esaltarne la liricità e l’inestinguibile forza vitale.
Info e prenotazioni direttamente al Moonfrà 0142 234234.
Ultimo appuntamento del mese per il Monfrà Jazz Fest: giovedì 25 agosto, alle 21.30, alla Birreria Moonfrà di Casale (Via Visconti), si esibisce il duo formato da Gabriele Guglielmi, alla voce, e Gege Picollo alla chitarra, con un concerto dal titolo “Cole Porter Songbook”.
La musica ritorna, quindi, là dove birra e hamburger parlano rigorosamente in dialetto monferrino e lo fa omaggiando uno dei più grandi songwriter di tutti i tempi!
Il concerto è dedicato proprio alle canzoni di Cole Porter che hanno saputo diventare evergreen per la loro capacità di unire la sofisticatezza musicale alla leggerezza. Il tutto con testi di grande intelligenza e ironia, di cui Porter era sovente l’autore. La profonda aderenza fra musica e parola è, infatti, il tratto che rende unico e riconoscibile questo autore, così amato ed eseguito in tutto il mondo.
Il programma vede tutti i suoi classici: da “Let’s do it” a “Everytime we say goodbye”, da “Night and day” a “So in love”. I successi di Porter vengono ripercorsi in duo voce e chitarra, per esaltarne la liricità e l’inestinguibile forza vitale.
Info e prenotazioni direttamente al Moonfrà 0142 234234.
Corsi fuori dalla casa. Avrei voluto continuare a correre e correre, lontano da quell’inferno, finchè per la stanchezza non fossi caduta a terra. Invece mi nascosi sotto il gelso, nell’angolo del giardino e sotto i suoi rami spessi e carichi, da cui mi spuntavano solo i piedi, scoppiai a piangere. Rimasi lì seduta per diverse ore, finché mia madre mi chiamò per il pranzo. Quindi mi asciugai le lacrime con il dorso della mano e li raggiunsi in cucina.
Trama
Sára ha 25 anni e vive in una vecchia casa nella Selva Boema. Tutte le mattine si alza, indossa un paio di vecchi scarponi, afferra il cestino e imbocca il sentiero che suo padre le ha insegnato da bambina, in cerca di funghi da rivendere alla taverna locale. I funghi sono il suo sostentamento, la sua condanna e la sua ossessione: certamente l’unico campo in cui lei, ex studentessa modello, oggi eccelle. Ogni notte Sára la passa insonne. La sua vita trascorre a un ritmo immutabile, e la routine è interrotta solo dai controlli trimestrali con la psichiatra. Ma la morte della madre, l’assillo dei fratelli per l’eredità, un cambio di gestione alla taverna e l’inattesa amicizia di un vicino la costringono ad affrontare i ricordi di un’infanzia che ha voluto nascondere anche a sé stessa.
Recensione
Il mio primo incontro con la casa editrice Voland avviene con questo romanzo, introspettivo, profondo, toccante e scritto magnificamente. Un libro che mi ha incantata, coinvolta, emozionata.
Una storia semplice, che non cede alle lusinghe di una trama complicata ma si accontenta di creare mirabili ricami attraverso i ricordi e il presente di Sára, la cercatrice di funghi.
Viktorie Hanisova ambienta il suo romanzo nella Selva Boema, una terra poco conosciuta, fitta di boschi e di foreste, dove il turismo non ha ancora preso il sopravvento sui fianchi umidi e ombreggiati, sotto gli alberi secolari, nei profumi inebrianti e atavici del sottobosco. Là, dove i funghi crescono rigogliosi ma nascosti, celati agli occhi di chi non sa coglierli, tra i fili d’erba di un verde accecante, tra la bruma del mattino, sotto le foglie timide, cadute a terra per caso, a formare un tappeto odoroso e soffice. I funghi, organismi complessi, che obbediscono a leggi naturali sconosciute ai più, cappelli del colore della terra che spuntano nello spazio di una notte e che celano sotto di sé un mondo imperscrutabile e pieno di mistero.
Sára sa tutto dei funghi. Conosce ogni specie e ogni anfratto in cui trovarli. Prima per pura passione, poi per necessità. I funghi hanno attraversato tutta la sua giovane esistenza, grazie a suo padre, che l’ha iniziata a questa arte. Fino a che la sua piccola vita è andata in frantumi. Allora i funghi sono diventati salvezza, sostentamento, rifugio, fuga da una realtà orribile.
Nella vecchia bicocca di famiglia nel cuore della foresta, Sára conduce un’esistenza misera e miserabile. Stretta ai margini da ricordi spaventosi, rifiutata dal mondo che prima l’accoglieva e la proteggeva, bollata dalla società che la crede folle e la marchia come pericolosa e inetta. Una vita schiacciata sotto un peso enorme e gli sforzi, vani ed estenuanti, per risalire a galla. Un metro avanti e cento indietro.
La voglia di cambiare, di ribellarsi, di tagliare i ponti con la sua famiglia. Il bisogno di rinascere, di reinventarsi, di credere in qualcosa, di fidarsi degli altri. E la paura di non farcela. La consapevolezza di tornare a cadere, sempre più in basso. La vita che fugge via. Una vita che è un voltagabbana, una delusione, un fallimento.
Viktorie Hanisova riesce a dare la luce ad una storia di resistenza e di redenzione, attraverso un linguaggio semplice, accorato, profondo. Viktorie tocca le corde più sensibili di chi legge, stravolgendo ogni sua emozione e graffiando nell’intimo fino a farlo sanguinare. L’autrice riesce a rappresentare al meglio le tenebre che attanagliano una vita. Le ali tarpate, la bocca tappata, il fiato che manca, la vita che scivola via.
La strenua lotta contro i fantasmi dell’infanzia. Il fragore che si alza quando ogni certezza cade e si spezza in mille frammenti. L’irrompere della solitudine in una vita che prima era serena, felice, piena. E la risalita verso l’ossigeno, verso la luce. La rinascita, dove prima c’era solo morte e negazione.
Attraverso frequenti flash back il romanzo riesce nell’intento di dipingere distruzione e salvezza. Follia e ragione. Morte e vita.
Consiglio questo romanzo a chi si sofferma ad osservare la parabola di un’esistenza. A chi sa cogliere tragedia e luce dallo stesso evento. A chi non si piega alle sbandate del destino. A chi crede che la vita trova sempre la sua chiave di lettura. E di volta.
E a chi trae la luce dalla bellezza delle parole e dalla forza delle immagini.
L’autrice
Vicktorie Hanisova (Praga, 1980) è considerata l’astro nascente della letteratura ceca. Scrittrice, traduttrice e docente di lingue. Ha esordito nel 2015 con il romanzo Anežka, accolto positivamente da critica e lettori. I suoi libri sono tradotti in spagnolo, catalano, tedesco, croato, polacco e arabo. La cercatrice di funghi è il suo secondo romanzo.
C’è qualcosa di spettacolare nel silenzioso rumore delle foglie che si sfiorano tra di loro accompagnate dell’armonia stregata del vento.
Come due fiori cresciuti su un precipizio tutti noi riusciamo a provare il brivido della vita senza aver paura di correre il rischio.
Ogni volta che la pressione della nostra complessa vita cittadina fluidifica il sangue e intorpidisce il mio cervello, cerco sollievo nella natura; e quando sento il giallo lamento del coyote all’alba, le mie preoccupazioni mi abbandonano e sono felice.
(Hamlin Garland) QUANTO PIÙ UNO VIVE SOLO, SUL FIUME O IN APERTA CAMPAGNA, TANTO PIÙ SI RENDE CONTO CHE NON C’È NULLA DI PIÙ BELLO E PIÙ GRANDE DEL COMPIERE GLI OBBLIGHI DELLA PROPRIA VITA QUOTIDIANA, SEMPLICEMENTE E NATURALMENTE. DALL’ERBA DEI CAMPI ALLE STELLE DEL CIELO, OGNI COSA FA PROPRIO QUESTO; C’È TALE PACE PROFONDA E TALE IMMENSA BELLEZZA NELLA NATURA, PROPRIO PERCHÉ NULLA CERCA DI TRASGREDIRE I SUOI LIMITI.
Campana ha fatto e fa tuttora parlare di sé : uomo stravagante e inquieto o uomo che ha subito una profonda ingiustizia ed è diventato pazzo?
Nato il 20 agosto del 1885 a Marradi,piccolo paese toscano da un maestro elementare già a 28 anni consegnò un manoscritto contenente poesie a Ardengo Soffici e a Giovanni Papini,entrambi scrittori emergenti e allora direttori della celebre rivista“Lacerba”. Entrambi erano sostenitori di teorie razziste,antifemministe e antisemitiche. Soffici d’altro canto, aderì al fascismo firmando nel 1925 il”manifesto degli intellettuali fascisti”.
L’anno dopo aver consegnato il manoscritto ai due direttori, poiché andato smarrito,Campana cominciò a riscriverlo dato che ne aveva una sola copia.
Il manoscritto fu ritrovato cinquant’anni dopo a casa di Ardengo Soffici.
La follia
A solo 33 anni Campana viene ricoverato nel manicomio di Castel di Pulci dove rimane fino alla morte.
Dalla sua nascita al 1918 Campana ha vissuto episodi a dir poco stravaganti che hanno determinato a farlo ricoverare in manicomio.
Dino Campana soffriva di una forma di schizofrenia chiamata ebefrenia. Era soggetto a terribili sbalzi d’umore. Spesso veniva colto da attacchi d’ira furibonda. Aveva momenti di lucidità a cui alternava fasi nelle quali si esprimeva in modo sconnesso. Nel 1906, all’età di ventun anni, venne ricoverato per la prima volta al manicomio di Imola. Secondo alcune fonti qualche volta Campana finì anche in carcere. Ebbe un rapporto tormentato con la madre, la quale gli preferì sempre il fratello Manlio – di pochi anni più giovane.
Ebbe anche una storia d’amore tormentata e violenta con Rina Faccio,conosciuta come Sibilla Aleramo, nota poetessa che ebbe come amanti anche Ardengo Soffici e Giovanni Papini.
Nel 1914 ,agli albori della I guerra mondiale, uscì la prima edizione de “I canti orfici”nati dalle ceneri del primo manoscritto. L’edizione era piena di errori e le copie che Campana tentava di vendere nei caffè, fu un fiasco.
Solo nel 1928 per la casa editrice Vallecchi a quattro anni dalla sua morte, uscì una seconda edizione senza il permesso di Campana ,allora ricoverato in manicomio. Anche questa edizione era piena di lacune e refusi ma lui era ritenuto incapace di intendere e volere. Affermava di stare bene nella casa di cura e che l’elettroshock gli facesse provare dei benefici.
Nel 1941 uscirono altre edizioni dei Canti Orfici.
Solo in seguito, soprattutto grazie a Montale e a Luzi, si procedette alla riabilitazione della figura di Dino Campana come poeta.
Se questi sono i tratti essenziali della vita del “folle di Marradi”, appare quasi inevitabile leggere la sua opera andando alla ricerca delle tracce del suo stato di salute mentale. Secondo il filosofo Karl Jaspers “genio e follia “come è il titolo di un suo scritto ,si saldano in un rapporto di circolarità.
La poetica
Tutti i poeti usano similitudini, metafore, metonimie, anafore,allitterazioni
Di queste figure retoriche tutti, più o meno, ne facciamo uso ma Campana le usa quantomeno in modo bizzarro.
Ecco un esempio delle sue poesie :questa è per Sibilla Aleramo
n un momento
In un momento Sono sfiorite le rose I petali caduti Perché io non potevo dimenticare le rose Le cercavamo insieme Abbiamo trovato delle rose Erano le sue rose, erano le mie rose Questo viaggio chiamavamo amore Col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose Che brillavano un momento al sole del mattino Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi Le rose che non erano le nostre rose Le mie rose le sue rose
P:S: E così dimenticammo le rose
Il canto della tenebra
La luce del crepuscolo si attenua: Inquieti spiriti sia dolce la tenebra Al cuore che non ama più! Sorgenti sorgenti abbiam da ascoltare, Sorgenti, sorgenti che sanno Sorgenti che sanno che spiriti stanno Che spiriti stanno a ascoltare Ascolta: la luce del crepuscolo attenua Ed agli inquieti spiriti è dolce la tenebra: Ascolta: ti ha vinto la Sorte: Ma per i cuori leggeri un’altra vita è alle porte: Non c’è di dolcezza che possa uguagliare la Morte Più Più Più Intendi chi ancora ti culla: Intendi la dolce fanciulla Che dice all’orecchio: Più Più Ed ecco si leva e scompare Il vento: ecco torna dal mare Ed ecco sentiamo ansimare Il cuore che ci amò di più! Guardiamo: di già il paesaggio Degli alberi e l’acque è notturno Il fiume va via taciturno Pùm! Mamma quell’omo lassù! “
La passione amorosa di Sibilla in una lettera.
Ecco quanto la poetessa scriveva la suo Dino…
SIBILLA ALERAMO, Lettera a Dino Campana, 6 Agosto 1916.
Perché non ho baciato le tue ginocchia? Avrei voluto fermare quell’automobile giù per la costa, tornare al Barco a piedi, nella notte, che c’è il tuo petto per questa bambina stanca. Tornare. Come una bambina, questa del ritratto a dieci anni. Non quella che t’ha portato tanto peso di storie di memorie affannose, che t’ha parlato come se stesse ancora continuando il suo povero viaggio disperato, come se non ti vedesse, quasi, e non vedesse lo spazio intorno, le querce, l’acqua, il regno mitico del vento e dell’anima…
Tu che tacevi o soltanto dicevi la tua gioia. Sentivi che la visione di grandezza e di forza si sarebbe creata in me non appena io fossi partita? Nella tua luce d’oro. E non ho baciato le tue ginocchia. I nostri corpi su le zolle dure, le spighe che frusciano sopra la fronte, mentre le stelle incupiscono il cielo. Non ho saputo che abbracciarti. Tu che m’avevi portata così lontano. Che il giorno innanzi ascoltavi soltanto l’acqua correr fra i sassi. Oh, tu non hai bisogno di me! È vero che vuoi ch’io ritorni? Come una bambina di dieci anni. È vero che mi aspetti? Rivedere la luce d’oro che ti ride sul volto.
Tacere insieme, tanto, stesi al sole d’autunno. Ho paura di morire prima. Dino, Dino! Ti amo. Ho visto i miei occhi stamane, c’è tutto il cupo bagliore del miracolo. Non so, ho paura. È vero che m’hai detto amore? Non hai bisogno di me. Eppure la gioia è così forte. Son tua. Sono felice. Tremo per te, ma di me son sicura. E poi non è vero, son sicura anche di te, vivremo, siamo belli. Dimmi. Io non posso più dormire, ma tu hai la mia sciarpa azzurra, ti aiuta a portare i tuoi sogni? Scrivimi!
È stato un incontro coinvolgente per il tema della Pace e l’arte ma soprattutto per le emozioni di ciascuno dei partecipanti all’evento trasmesso tramite live in zoom. Forti emozioni espresse e recepite, moltiplicate da tutti coloro che si sono collegati con noi, che hanno condiviso il loro messaggio di pace che accogliamo e nel ringraziare a tutti indistintamente ne trascrivo alcuni :
Irene Doura-Kavadia : Congratulazioni a tutti! È stata una sessione magnifica, davvero! Ringraziamo tutti gli stimati delegati per essere stati una parte importante dell’evento con le loro magnifiche opere d’arte! Menzione speciale al Chief Advisor di Writers Capital Foundation Joan Josep Barcelo, cuore e anima della sessione, e agli stimati curatori Elisa Mascia (membro del Comitato Organizzatore di Panorama) e Filippo Papa (Panorama Chief Youth Coordinator) per tutto il loro bellissimo lavoro durante questa sessione. Complimenti a Silla Maria Campanini, Coordinatrice Globale di PANORAMA e a tutto il team che ha reso il Panormama Arts Festival un evento così grandioso! L’evento dal vivo è stato onorato con la presenza degli onorevoli membri della WCIF Johanna Devadayavou (Consigliere del manager del panorama), Smaragdi Mitropoulou e Marco Antonio Rodriguez Sequeiros (membri esecutivi) e del segretario esecutivo Devika Warrier. Promettiamo di unirci di nuovo nel regno dell’arte molto presto! Infatti, nell’INAUGURAZIONE del PANORAMA Art Festival 22 ad Atene, in Grecia. Lì, insieme alla mostra fisica a tema di Guerra e Pace, avremo il piacere di annunciare i prestigiosi PANORAMA ART Awards. Rimani sintonizzato! Il meglio deve ancora venire! Un caro abbraccio a tutti!
Johanna Devadayavu : Pace e amore a tutti i preziosi amici, delegati e artisti che si sono uniti per rendere questo evento più stimolante e bello! Congratulazioni di cuore all’intero Team di Scrittori Capital International Foundation che lavora affinché la pace prevalga in tutto il mondo e a tutti gli stimati artisti e delegati che hanno partecipato a questo meraviglioso evento.
Gina Bonasera : Un evento di grande spessore,che ci ha visti uniti contro la guerra su un cammino sicuro e senza incertezze,perchè la vita è un dono prezioso, che va difeso contro ogni sopruso,ogni viltà,ogni oltraggio.Viva l’arte e i suoi artisti, che portano il messaggio di pace in ogni angolo del mondo.Grazie agli organizzatori dell’evento e a tutti i coordinatori.Congratulazioni e ad ASTRA SEMPER !Un evento prezioso per la divulgazione del bisogno di pace attraverso l’arte visiva e poetica. Colore e parole imprescindibili in un mondo dove le varie etnie aspirano alla speranza di una vita sana e serena.
Mariela Porras Santana : “Grazie infinite per questo meraviglioso evento che ci ha permesso di vedere come l’arte è costruttrice di pace, è un meccanismo per riparare le ingiustizie del mondo, creando memoria in un linguaggio universale capace di raggiungere tutti.” Da un’opera scultorea di rose nasce l’ispirazione di una poesia che è il canto di pace angelica. Crea un’idea di vita, è magia nelle mani di uno scultore, prende da una roccia i suoi bordi e va a cesellare le forme, è il potere della creazione. Grazie Angel Guiñazu per avermi donato il tuo meraviglioso lavoro, Rose sempreverdi nel mio cuore.
LE ROSE DI UN ANGELO
Enigma insolito è diventato le mani di un angelo mistero cesellato della vita, di roccia inerte e traslucida rose perenni emanavano
purezza avorio onice salendo al cielo, amore… Ogni petalo, devozione, che mani gentili elevano Dio.
la bellezza di una roccia ha decantato … in squisito fiore d’amore ha dato dare la vita, dove prima non esisteva.
Pietra preziosa trasmutata in rosa non una spina di dolore solo l’angelo sapeva scolpire l’illusione dell’amore. AUTORE Mariela Porras Santana Caracas 2020
Mariela Porras Santana : Infinitas gracias querido Joan por este maravilloso evento que nos permitió ver como el arte es un constructor de paz, es un mecanismo de reparación de las injusticias del mundo, creando memoria en un lenguaje universal capaz de llegar a todos.
De una obra escultórica de rosas proviene la inspiración de un poema que es el canto de la paz angelical.
Opera d’arte scultorea dell’artista argentino Ángel Guiñazu
Crear idea de vida, es magia en las manos de un escultor, tomar de una roca sus aristas e ir cincelando formas es el poder de la creación. Gracias Angel Guiñazú por obsequiarme con tú maravillosa obra, Rosas perennes en mi corazón.
LAS ROSAS DE UN ÁNGEL
Inusual enigma devino las manos de un Ángel cincelaron misterio de vida, de inerte y traslúcida roca manaron perennes rosas. Ónix de marfil pureza encumbrando al cielo, amor… Cada pétalo, devoción, que gentiles manos elevan a Dios. La belleza de una roca decantó… en exquisita flor de amor dando vida, dónde antes no existió. Piedra preciosa transmutada en rosa ni una espina de dolor el ángel solo supo esculpir ilusión de amor.
AUTOR Mariela Porras Santana Caracas, 2020
Silla Maria Campanini : l’Arte e’ un linguaggio universale che unisce i popoli , che crea ponti tra le genti ed in particolare gli artisti, che con la loro sensibilita’, si fanno portavoce di messaggi speciali – Il Piaf 2022, rassegna d’Arte Internazionale 2022, promosso quest’anno dalla Writers , unitamente agli eventi correlati, ne e’ la dimostrazione . Congratulazioni a tutti gli operatori di PACE.
Irma Bacci : Agosto. Non sappiamo che aspettarci da una Luna così; sembra di lattice, un guanto rotto a precipizio sopra le magnolie del tuo giardino; pronta
a cadere, a tornare in fondo al mare come all’inizio della storia umana. Ché i primi uomini (siamo noi adesso) non sapevano nulla della notte. Poesia di Gabriele Galloni Da “L’ESTATE DEL MONDO”
– Elham Hamedi :
Nelle tue vene respira costantemente una nostalgia Dentro di te c’è una storia curva È stato gettato dentro di te dalla fine di un sogno Al giardino che fiorisce nella ferita dei tuoi muri Questa è una guerra Con infiniti accenni di pace!!
Elham Hamedi 2022-3-6
In your veins a nostalgia is constantly breathing Inside you is a curved story It has been thrown inside you from the end of a dream To the garden that blossoms in the wound of your walls This is a war With infinite hints of peace !!
Elham Hamedi
Letizia Caiazzo : Davvero una grande emozione, felice ed onorata di far parte di questo importante progetto che ha il compito di sensibilizzare tutti alla PACE. Spero tanto che anche noi artisti ,con le nostre opere e unendoci da ogni parte del mondo possiamo contribuire a facilitare le negoziazioni di Pace e di Concordia. Sono certa che la conoscenza e l’unione di tutti noi avrà una grossa parte per arrivare alla Pace.
WITERS CAPITAL FONDAZIONE INTERNAZIONALE Sessione di streaming internazionale in diretta del Panorama International Arts Festival 2022.
ITALIA – SPAGNA – IRAN – FRANCIA – VENEZUELA 21 agosto 2022 alle 18:00 (Italia)
Coordinazione JOAN JOSEP BARCELO. Consigliere capo FILIPPO PAPA. Capo Coordinatore Giovani ELISA MASCIA. Comitato Organizzatore
Artisti ospiti MICHELE BIGLIOLI (Italia) STEFANO BIGLIOLI (Italia) MARILYNE BERTONCINI (Francia) ELHAM HAMEDI (Iran) IRMA BACCI (Italia) RICCARDO GAFFURI (Italia) DARLINE JOSEFINA DE ACURERO (Venezuela) MARIELA PORRAS SANTANA (Venezuela) GINA BONASERA (Italia) LETIZIA CAIAZZO (Italia)
PREETH NAMBIAR Presidente Writers Capital International Foundation IRENE DOURA-KAVADIA Coordinatore capo del programma JOHANNA DEVADAYAVU Consigliere Gestore
Cosa è la vita? Come mai essa appare così rara, nell’universo sino ad ora esplorato, e così sovrabbondante e varia sulla Terra? Essa è frutto del caso o di un progetto? Esiste per fortunate coincidenze, o per volere di Qualcuno? Poche realtà suscitano altrettanti interrogativi filosofici e scientifici come la vita. L’unica certezza a cui gli scienziati sono arrivati è che vi è un importante legame tra l’evoluzione cosmica e quella biologica; vi sono profonde connessioni tra stelle e atomi, cosmo e uomo; vi sono condizioni cosmiche inziali molto particolari, mancando le quali non potrebbe nascere la vita: “Condizioni di per sé necessarie, ma non necessariamente sufficienti né per la vita, né, a maggior ragione, per la vita intelligente e libera“. Oltre alle particolari condizioni cosmiche, la comparsa della vita richiede anche particolari condizioni locali. E la Terra è l’unico pianeta, nel Sistema Solare, in grado di offrire tali condizioni.Ed il miracolo più grande è l’intera esistenza umana, nei suoi risvolti positivi che entusiasmano, danno energia, riempiono il cuore ed anche nei risvolti negativi della sofferenza che rattristano, che chiedono un perché, che chiedono una “resurrezione”. Questa “resurrezione” che celebra la vita ben la esprime la poesia di Quasimodo, “Lo specchio”.
NAPOLI
Salvatore Quasimodo (Modica, 20 agosto 1901 – Napoli, 14 giugno 1968), vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1959.
Quel repentino cambiamento portato in natura dalla primavera e racchiuso bene in quel “ed ecco”, che introduce quello schiudersi delle gemme sui rami in apparenza secchi. Il tronco dell’albero che poco tempo prima sembrava morto, quasi ripiegato su se stesso, ora riprende vita. È la vita che rinasce dopo il lungo letargo invernale e il cuore del poeta non prova più ansia (che il cuore riposa). Tutto questo, per Quasimodo, ha del miracoloso (e tutto mi sa di miracolo).
Specchio
Ed ecco sul tronco si rompono le gemme: un verde più nuovo dell’erba che il cuore riposa: il tronco pareva già morto, piegato sul botro.
E tutto mi sa di miracolo; e sono quell’acqua di nube che oggi rispecchia nei fossi più azzurro il suo pezzo di cielo, quel verde che spacca la scorza che pure stanotte non c’era.
*Il tronco pareva già morto…tutto sembrava finito, perso e poi inatteso, incredibile, il miracolo! Nella scorza c’è un piccolo germoglio, il cielo fra le nuvole è più azzurro ed anche il cuore del poeta si apre alla speranza…l’iniziale prodigio, agli albori della storia avviene ogni attimo senza che quasi ce ne accorgiamo.
I peccati indossano calze trasparenti e parlano di freddo ai piedi
Credevo di averli raggiunti agguantati per le caviglie Sbagliavo Mi ero imbattuta in gambe furiose sui piedi di un’altra in bilico tra falcate di peccati teneri appena nati incapaci di parole cocenti
I miei erano senza più parole a togliersi le calze roche che indossavo ieri mentre ti sposavi
Ogni nuovo giorno è una “Promessa” di vita, finché il sole si alzerà in cielo, a noi è concessa un nuova speranza e non è poco…
NAPOLI
Promessa il primo raggio di sole. Promessa il primo canto del mattino. Promessa la brezza che mitiga il caldo del giorno. Promessa lo struggente sentimento che invoca versi che si perdono in volo.
E’ uscito in libreria quest’anno, pubblicato dalle Edizioni Intermedia di Orvieto, il volume “I grandi orvietani. Per nascita o per scelta, tra arte, storia e cultura”. L’autore – Valentino Saccà, giornalista e critico cinematografico per diverse testate, tra cui “Film TV” e “Ciaocinema”, studioso del cinema di Renato Pozzetto nel libro “Il cinema di Renato Pozzetto” (Il foglio letterario, 2017) – in quest’opera ha giocato in casa. Vive e lavora, infatti, da ben undici anni – come lui stesso sottolinea prefazione – a Orvieto, di cui restituisce con precisione e perizia narrativa la temperie culturale e artistica, le trasformazioni di un ‘capitale umano’ enormemente ricco e variato nel tempo, sino a costituire un affascinante mosaico. Eppure, nonostante la conoscenza e la frequentazione dei luoghi che fanno da sfondo e cornice alle vicende economiche, storiche, artistiche, cinematografiche raccontate nel testo, Saccà riesce anche a guardare ai grandi personaggi che descrive – orvietani di nascita o d’adozione, o che semplicemente vi hanno ambientato una propria storia, come il milanese di origini ucraine Giorgio Scerbanenco, o il memoriale di un momento della propria vita, come l’emiliano Pier Vittorio Tondelli – con sguardo limpido, arguto, scevro da pregiudizi; con la volontà di restituirne, spesso attraverso le loro stesse parole, umore, carattere, personalità. Ogni scheda critica è un ritratto gustoso e stimolante per il lettore, non solo quello che già conosce la storia di Orvieto e dei suoi illustri concittadini, ma invece soprattutto colui che è ignaro dell’evoluzione storica, spirituale e culturale di questa città d’arte. Particolarmente interessanti risultano le pagine dedicate alle personalità cinematografiche e del mondo dello spettacolo che hanno popolato Orvieto, dal lombardo Alberto Lattuada, che prese casa in loco per poter fuggire dal caos di Roma ed elaborare nella necessaria pace le proprie sceneggiature, alla compianta Anna Marchesini, agli orvietani e meno conosciuti Umberto Scarpelli, cineasta, e Diana Dei, attrice. Il libro di Saccà è un caleidoscopio vivido e avvincente, una galleria di ritratti che testimoniano la vivacità di vita e l’anima feconda di un territorio che si qualifica come punto di riferimento per qualsivoglia fermento dello spirito, del pensiero, del cuore.
Valentino Saccà, ” “I grandi orvietani. Per nascita o per scelta, tra arte, storia e cultura”, Intermedia Edizioni, 266 pp., euro 14,00.
Sono quelli che trascorsero del suo ultimo dipinto prima di morire nel 1954, aveva solo 47 anni. Cosa lascia rappresentato in questo quadro; un saluto d’addio? Trasmettere che nonostante tutto la vita va vissuta?
Ancora faccio fatica a capire certi meccanismi nella sua mente…
Per Frida Khalo, questo dipinto “apparentemente ” semplice ma alcontempo affascinante, pieno di colore che non tradì mai in tutto il suo percorso creativo; anche nei momenti sconfortanti vicini alla morte.
Probabilmente volle rappresentare un “proseguire“, un “non è finita ancora“, andrò ancora avanti oltre la terra, la luna, il sole… forse pure, oltre un aldilà.
Angurie…sembrerebbe persino banale, agli occhi di grandi maestri.
La pittura, così sgargiante d’un rosso sangue che ruba in assoluto lo sguardo, ha una motivazione ben precisa, niente lasciato a caso.
Il suo rapporto con l’arte, sarà sempre impregnato di lei stessa, traumatico; le sue credenze, i suoi più profondi dolori, l’amore trovato e sofferto, il dolore fisico e paradossalmente; le speranze.
In “viva la vida“, lascia in eredità un messaggio chiaro; gioia di vivere e anche un pacato e ultimo grido di dolore.
Tra i tanti elementi che hanno contribuito a rendere unica la Grande Guerra e a farne un autentico spartiacque nella storia contemporanea, va senz’altro segnalata la straordinaria abbondanza di testimonianze letterarie, pubblicate in parte quando il conflitto era ancora in corso e in parte nel dopoguerra, seppure a intervalli, per oltre quindici anni circa.
La poesia di guerra rientra nell’ampia produzione letteraria italiana che si riferisce al primo e al secondo conflitto mondiale. È proprio con la Prima guerra mondiale infatti che l’intellettuale – in questo caso il poeta – si fa testimone della battaglia, raccontandola in prima persona, da combattente o da reduce. I poeti italiani furono i veri narratori-cronisti della guerra, se non altro i primi che la descrissero in tutta la sua reale atrocità. Nelle poesie di Giuseppe Ungaretti consacrata nella celebre raccolta Il porto sepolto (1916) troviamo tutto l’orrore provocato dalla guerra, sia sul piano fisico che dal punto di vista del tormento spirituale. Come Ungaretti, anche Clemente Rebora fu soldato sul Carso nel 1915 e descrisse, in un celebre componimento, lo strazio fisico vissuto da un soldato rimasto gravemente ferito. Umberto Saba dedica i Versi Militari contenuti ne Il Canzoniere all’esperienza della guerra e dell’addestramento militare. In queste poesie è racchiusa una riflessione profonda sul senso di solidarietà tra eguali che il combattimento trasmette e il rifiuto della guerra al nemico là fuori. Eugenio Montale, infine, ne La bufera e altro raccoglie le poesie scritte tra il 1940 e il 1954 che raccontano l’orrore del secondo conflitto mondiale e la barbarie del nazifascismo, alludendo inoltre ai crimini attuati dalle dittature totalitarie del Novecento. Nel 1946 il poeta ermetico Salvatore Quasimodo nella raccolta intitolata Giorno dopo giorno descrive l’eterno ritorno della guerra nelle esistenze dell’uomo con un tono accorato che sale in un crescendo nell’appello finale rivolto alle generazioni future.
“La guerra e’ nemica dell’umanita’. Ogni essere umano ha diritto a non essere ucciso. Per abolire la guerra e’ necessario il disarmo. Solo la non violenza puo’ salvare l’umanita”
Uomo del mio tempo (dalla raccolta Giorno dopo giorno, 1947)
Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo. Eri nella carlinga, con le ali maligne, le meridiane di morte, t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche, alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu, con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio, senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora, come sempre, come uccisero i padri, come uccisero gli animali che ti videro per la prima volta. E questo sangue odora come nel giorno Quando il fratello disse all’altro fratello: «Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace, è giunta fino a te, dentro la tua giornata. Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue Salite dalla terra, dimenticate i padri: le loro tombe affondano nella cenere, gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.
*1946, 2022, sei ancora uguale uomo del mio tempo, scriverebbe Quasimodo. Con la tua scienza esatta, i tuoi interessi, la tua miseria. Figli non avete dimenticato, né imparato niente, che amarezza !! Un grande esponente della letteratura italiana che con il suo stile diretto, conciso e privo di retorica esprime grandi verità.
*Se solo la guerra si limitasse ad altro…
UN’ALTRA GUERRA
Guerra. Brutta parola, pesante, come roccia che schiaccia. Sinonimo di orrore, di paura… se solo potesse assumere altri significati… Guerra i nostri sguardi che si cercano, si misurano, come avversari in attesa. Guerra le nostre mani, insaziabili esploratori alla ricerca di angoli nascosti. Guerra le nostre bocche affamate di assaggiarsi, di divorarsi l’anima. Guerra corpi accesi nell’affannosa voglia di fondersi colpo su colpo, in questa meravigliosa guerra, che non nuoce e non fa vittime.
Salvatore Quasimodo (Modica, 20 agosto 1901 – Napoli, 14 giugno 1968) è stato un poeta e traduttore italiano, esponente di rilievo dell’ermetismo. Il termine ermetismo fu introdotto all’inizio con intento dispregiativo, quasi sinonimo di oscurità e incomprensibilità. Oggi ermetismo ha assunto il significato di pratica della poesia come atto puro, come esercizio assoluto di linguaggio, come componimento concentrato ed essenziale, in cui l’anima si concede per “illuminazioni liriche” Salvatore Quasimodo nasce in provincia di Ragusa, precisamente a Modica, il 20 agosto del 1901. Lo scrittore trascorre l’infanzia a Modica, seguendo il padre nel suo lavoro come capostazione di Ferrovie dello Stato. La sua famiglia viene colpita dal terribile terremoto del 1908 e in seguito è costretta a trasferirsi a Messina, dove il padre è stato chiamato per riorganizzare la stazione locale. Come molti dei superstiti, appena dopo la grande catastrofe Quasimodo deve vivere nei vagoni dei treni, esperienza che segna profondamente la vita del poeta. Il giovane Quasimodo si diploma a Messina presso l’Istituto Tecnico “A.M. Jaci” nella sezione fisico-matematica. A Messina Quasimodo comincia, di tanto in tanto, a scrivere versi, che pubblica su riviste locali. Non appena conseguito il diploma, il giovane lascia l’adorata Sicilia e viene assunto, nel 1926, al Ministero dei Lavori Pubblici, venendo assegnato al Genio Civile di Reggio Calabria, nel ruolo di geometra, tecnico e magazziniere. Sempre nel 1926, per lavoro, si trova a Reggio Calabria. Qui ritrova la fiducia nelle sue capacità letterarie, soprattutto grazie al rapporto con Pugliatti, e riscopre la forza per perseguire il suo obiettivo, riprendendo in mano i versi scritti durante il suo periodo a Roma e lavorandoci su. La fase più creativa dell’opera poetica di Quasimodo si può far risalire ad Acque e terre (1930), Oboe sommerso (1932), e a Ed è subito sera (1930). In tali raccolte vengono rievocate l’infanzia in Sicilia e le figure dei cari lontani. Nel 1934 Quasimodo si trasferisce a Milano e riesce a trovare lavoro nel settore editoriale come segretario di Cesare Zavattini. Questi, più tardi, lo fa entrare nella redazione del settimanale “Il Tempo”. In questo periodo scopre la sua profonda affinità con i lirici greci. In questo momento collimano alcuni aspetti della ricerca ermetica di Quasimodo e alcuni aspetti dell’antica letteratura greca. Risale al 1940 il primo ruolo come insegnante, precisamente per la cattedra di Italiano al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano. Questo è il lavoro che farà fino al momento della sua morte. Il suo più grande successo risale a due anni dopo, nel 1942: questo è l’anno della pubblicazione di Ed è subito sera. La Seconda guerra mondiale rappresenta uno spartiacque nella vita del poeta che, nonostante le mille difficoltà, continua a lavorare proficuamente ma avviene il cambiamento stilistico: la poesia di Quasimodo diventa più attenta alla società e impegnata. Nel 1950 ottenne il Premio San Babila; nel 1953 condivise il Premio Etna-Taormina con il poeta gallese Dylan Thomas; nel 1958 ebbe il premio Viareggio; nel 1959 gli fu assegnato il premio Nobel per la letteratura «per la sua poetica lirica, che con ardente classicità esprime le tragiche esperienze della vita dei nostri tempi» che gli fece raggiungere una definitiva fama. A esso seguirono le lauree honoris causa dalla Università di Messina nel 1960 e da quella di Oxford nel 1967.Il 14 giugno del 1968, mentre il poeta si trovava ad Amalfi, dove doveva presiedere un premio di poesia, venne colpito da un ictus (aveva avuto già un infarto mentre visitava l’Unione Sovietica), che lo condusse alla morte poche ore dopo. Quasimodo fu membro della Massoneria, iniziato il 31 marzo 1922 presso la Loggia “Arnaldo da Brescia” di Licata.La sua adesione alla fratellanza massonica è resa più manifesta nella poesia Uomo del mio tempo, una denuncia contro la barbarie nazifascista di una “scienza esatta votata allo sterminio, senza amore, senza Cristo”, e un invito al ritorno alla vita dei figli senza memoria del sangue versato dai padri e speranza di vederli risorgere dalla cenere.
NAPOLI:
Nella sua opera letteraria egli rivelò il suo carattere pensoso e profondamente umano e nello stesso tempo giunse, attraverso un itinerario ricco di svolte e di approfondimenti, a soluzioni originali e ricche sul piano intellettuale ed artistico. Egli aderì all’Ermetismo spontaneamente, per la sua naturale esigenza di concretezza e perchè vide nella nuova poesia un sussidio contro il Romanticismo; il suo ermetismo risultò in ogni caso originale, poiché egli aderì ad un linguaggio scarno ma non privo di sfumature musicali e caratterizzato da un velo di tristezza. Il paesaggio della Sicilia è quindi al centro della sua ispirazione nella prima parte della sua produzione letteraria ma non viene meno nei successivi momenti della sua storia spirituale. Le tragiche esperienze del conflitto indussero in particolare il poeta ad allontanarsi dagli aspetti più rigidi dell’Ermetismo, ad abbandonare le meditazioni solitarie e ad avvicinarsi a tutti gli uomini, nel tentativo di aiutarli nella ricostruzione degli antichi valori.
La poesia “Natale” noto anche con il titolo di Presepio, fu composta nel 1952 per celebrare la bellezza di un presepe ligneo. La poesia a un primo sguardo potrebbe apparire come un elogio della bellezza del presepe, un classico della tradizione natalizia cristiana; eppure, a una lettura più profonda, si può cogliere in questo componimento tutta l’inquietudine esistenziale del poeta, la pace fittizia rappresentata dal presepe, osserva Quasimodo, non si riflette nel cuore umano.
Natale. Guardo il presepe scolpito, dove sono i pastori appena giunti alla povera stalla di Betlemme. Anche i Re Magi nelle lunghe vesti salutano il potente Re del mondo. Pace nella finzione e nel silenzio delle figure di legno: ecco i vecchi del villaggio e la stella che risplende, e l’asinello di colore azzurro. Pace nel cuore di Cristo in eterno; ma non v’è pace nel cuore dell’uomo. Anche con Cristo e sono venti secoli il fratello si scaglia sul fratello. Ma c’è chi ascolta il pianto del bambino che morirà poi in croce fra due ladri?
*Sono versi potenti molto duri in contrasto con il messaggio sereno e lieto della nascita di Gesù. È un presepe finto come finti sono i sentimenti di pace e fratellanza che spesso vengono sbandierati durante le festività per essere poi dimenticati…la chiusa è amara, come se quel Gesù avesse fallito il suo compito morendo tra due ladri, anche lui vittima della crudeltà umana. Bellissima, fa riflettere.
WITERS CAPITAL FONDAZIONE INTERNAZIONALE Sessione di streaming internazionale in diretta del Panorama International Arts Festival 2022.
ITALIA – SPAGNA – IRAN – FRANCIA – VENEZUELA 21 agosto 2022 alle 18:00 (Italia)
Coordinazione JOAN JOSEP BARCELO. Consigliere capo FILIPPO PAPA. Capo Coordinatore Giovani ELISA MASCIA. Comitato Organizzatore
Artisti ospiti MICHELE BIGLIOLI (Italia) STEFANO BIGLIOLI (Italia) MARILYNE BERTONCINI (Francia) ELHAM HAMEDI (Iran) IRMA BACCI (Italia) RICCARDO GAFFURI (Italia) DARLINE JOSEFINA DE ACURERO (Venezuela) MARIELA PORRAS SANTANA (Venezuela) GINA BONASERA (Italia) LETIZIA CAIAZZO (Italia)
PREETH NAMBIAR Presidente Writers Capital International Foundation IRENE DOURA-KAVADIA Coordinatore capo del programma JOHANNA DEVADAYAVU Consigliere Gestore
WRITERS CAPITAL INTERNATIONAL FOUNDATION Live International Streaming Session of Panorama International Arts Festival 2022.
ITALY – SPAIN – IRAN – FRANCE – VENEZUELA 21 August 2022 at 6:00pm (Italy)
Il monte della Verna ,situato sull’Appennino toscano,a pochi chilometri da Arezzo è indubbiamente un luogo pieno di fascino e di spiritualità .Riguardo alla sua nota fama di luogo religioso questa si deve alla presenza di San Francesco che qui fondò uno dei suoi ritiri e dove passò i suoi ultimo giorni.
L’origine.
Si narra che San Francesco con frate Leone si trovava a passare la regione di Montefeltro quando fu attirato dalla festa del castello di San Leo dove,forse c’erano dei menestrelli a intrattenere i presenti:per il Santo l’occasione per parlare del Vangelo e di Dio.
La sua predica fu fatta con animo vibrante d’amore e coinvolgente .
Tra gli ascoltatori c’era il Conte di Chiusi in Casentino, Orlando Catani. Via via che lo ascoltava, sentiva crescere in sé il bisogno di parlare con quell’uomo nuovo, di aprirgli il cuore sui fatti della propria anima.
Durante il banchetto al quale fu invitato con frate Leone, il conte fu ancora più colpito da questo uomo così puroe pio ,alla ricerca di Dio e della preghiera che volle fargli dono di un monte solitario e selvaggio il Vernia,adattissimo a chi volesse trovare un luogo lontano da mondo o dove fare penitenza.I Fioretti narrano che quando egli vi si recò fu accolto alle falde del monte da una grande torma di diversi uccelli, che l con battere le ali mostravano tutti grandissima allegria e festosità. Francesco disse ai frati suoi compagni che era segno del compiacimento divino
Il santo,recatosi sul posto con dei fraticelli, lo aveva infatti trovato consono ai suoi intenti e lo aveva stimato segno del volere divino e così la Verna diventò un eremo in cui egli passava dei lunghi periodi dell’anno: non sappiamo per quanti anni e per quanto vi soggiornasse ma sappiamo che sul finire dell’estate del 1224 vi andò a morire,sapendo di lasciare i suoi seguaci in sicurezza.
Il mistero della trasumanazione
Alla Verna il santo aveva dato ai suoi frati la interpretazione del Vangelo e qui lui era cominciato per lui un nuovo itinerario di intimità col suo Signore. Nove mesi prima, la celebrazione del Natale gli aveva permesso di immedesimarsi nella esperienza della povertà dell’Incarnazione (Presepe di Greccio1223 )
Poi chiese di provare un po’ del dolore di Cristo e, elle sue mani e nei suoi piedi si formarono come delle escrescenze a forma di chiodi. Mai la storia aveva narrato un fatto simile. Circa venti anni prima aveva ominciato a seguire il Vangelo del Signore ascoltando la Parola del Crocifisso di S. Damiano. Quelle parole e quell’immagine gli si erano stampate nel cuore. E ora si manifestavano nella sua carne. Fu la sua Pasqua: la Liturgia della Festa delle Stimmate applica a lui le parole di S. Paolo: Sono stato crocifisso con Cristo e non sono piu io che vivo, ma Cristo vive in me… difatti io porto le stigmate di Gesù nel mio corpo (Gal 2,20; 6,17).
Egli però nascose i segni del prodigio ,conosciuto solo da pochissimi intimi e solo prima della morte. Sono i suoi seguaci e tuttora ne custodiscono la memoria e su cui fondano anche le proprie radici di fede.
Luogo di culto, di arte e di turismo ambientale
L’eremo è inserito nel contesto ambientale e naturalistico del Parco delle Foreste casentinesi, del Monte Falterona e Campigna, tra boschi di abete e di faggio, si trova a 1128 metri di altitudine.
Molti turisti in cerca di natura vi si recano anche per fare passeggiate o trekking o godere di pace
Il complesso monastico è nel tempo andato ad ampliarsi con edifici, cappelle e luoghi di culto che mostrano chiaramente si essere stati edificati in tempi successivi: non vi è infatti un progetto omogeneo ma le costruzioni seguono l’andamento dei rilievi della montagna.
Il primo nucleo del Santuario è senz’altro la Cappella di Santa Maria degli Angeli, che risale nella prima struttura al 1216 (e quindi quando san Francesco era ancora in vita) mentre la costruzione della grande Basilica maggiore dedicata a Maria Assunta è stata avviata nel 1348 e terminata solo nel 1509: di particolare pregio le terrecotte invetriate opera dei Della Robbia che vi sono conservate. Dal piazzale del Santuario (detto ‘quadrante’) la vista corre lontano e non è difficile cogliere la spiritualità di questo luogo,
Molti turisti in cerca di natura vi si recano anche per fare passeggiate o trekking o godere di pace
Al Santuario francescano de La Verna l’ospitalità per pellegrini e visitatori è garantita dalla locale Foresteria, che accoglie sia singoli che gruppi e famiglie in 72 camere con servizi (massimo 105 ospiti –ed offre la possibilità anche a chi non pernotta di pranzare e cenare presso il Refettorio del Pellegrino
Anche al Santuario de La Verna, presso il cosiddetto ‘botteghino‘, sono in vendita prodotti erboristici e liquori monastici tra cui il liquore del Pellegrino, il Fiore della Verna, il Ginepro della Verna, la Grappa alla genziana.
Visitare questo luogo è respirare un’atmosfera di profonda quiete e mistero tuttora,che si sa o meno credenti e rivivere una storia che affascina e turba.
Amore mio sei tutto ciò di cui ho bisogno il mio spirito ti appartiene tra le corde del tempo si dimena placido in attesa del tuo volto… Tu sei la padrona del mio animo e del mio cuore sono attratto da te… Sei come un fiore d’ebano che con le sue radici avvolgi il mio cuore in una selvaggia foresta… Il mio cuore sarà per sempre tra le tua mani fatate resta avvolto tra le soglie del tempo… amore mio ti appartengo.
Reconocido como “poeta universal y de la humanidad” por la Unesco, la obra del escritor y poeta español Antonio Machado ha pasado al dominio público cuando cumplió los 80 años de su muerte, liberando sus derechos, según se establece por la Ley de Propiedad Intelectual: Machado falleció un 22 de febrero de 1939, en Colliure, Francia, a los 64 años, adonde se exilió huyendo del franquismo español. Ahora sus obras ya están disponibles para todos.
Como parte de esta liberación de los derechos de autor, la Biblioteca Nacional de España ofrece, desde ahora, en su página web, casi toda su producción: manuscritos, portadas de libros, primeras ediciones y decenas de documentos en la sección Biblioteca Digital Hispánica.
(IT)
Riconosciuto come “poeta universale e dell’umanità” dall’UNESCO, l’opera dello scrittore e poeta spagnolo Antonio Machado è diventata di dominio pubblico nell’80° anniversario della sua morte, liberando i suoi diritti, come stabilito dalla legge sulla proprietà intellettuale: Machado morì il 22 febbraio 1939 a Collioure, in Francia, all’età di 64 anni, dove andò in esilio in fuga dal regime franchista spagnolo. Ora le sue opere sono già a disposizione di tutti.
Nell’ambito di questa liberatoria dei diritti d’autore, la Biblioteca Nazionale di Spagna offre, d’ora, sul suo sito web, quasi tutta la sua produzione: manoscritti, copertine di libri, prime edizioni e decine di documenti nella sezione Biblioteca digitale ispanica.
I suoi versi hanno ispirato nel corso del tempo moderno e contenporaneo, dando notte per diventare melodie alle sue opere letterarie.
Questo, ha fatto che i suoi poemi e versi, perduraresero oltre i tempi.
Antonio Machado – Poesia
Nuda è la terra, e l’anima ulula contro il pallido orizzonte come lupa famelica. Che cerchi, poeta, nel tramonto?
Amaro camminare, perché pesa il cammino sul cuore. Il vento freddo,
e la notte che giunge, e l’amarezza della distanza… Sul cammino bianco, alberi che nereggiano stecchiti;
sopra i monti lontani sangue ed oro… Morto è il sole… Che cerchi,
Viandante
Tutto passa e tutto resta, però il nostro è passar, passar facendo sentieri, sentieri sul mare.
Mai cercai la gloria, né lasciar nella memoria degli uomini il mio cantar, io amo i mondi delicati, lievi e gentili, come bolle di sapone.
Mi piace vederle dipingersi di sole e scarlatto, volar sotto il cielo azzurro, tremar improvvisamente e disintegrarsi… Mai cercai la gloria.
Viandante, sono le tue orme il sentiero e niente più; viandante, non esiste il sentiero, il sentiero si fa camminando.
Camminando si fa sentiero e girando indietro lo sguardo si vede il sentiero che mai più si tornerà a calpestar.Viandante non esiste il sentiero, ma solo scie nel mare…
Un tempo in questo luogo dove ora i boschi si vestono di spine, si udì la voce di un poeta gridar
Viandante non esiste il sentiero, il sentiero si fa camminando…
Colpo su colpo, verso su verso…
Il poeta morì lontano dal focolar. Lo copre la polvere di un paese vicino. Allontanandosi lo viderono pianger. "Viandante non esiste il sentiero, il sentiero si fa camminando".
Colpo su colpo, verso su verso…
Quando il cardellino non può cantar. Quando il poeta è un pellegrino, quando non serve a nulla pregar. "Viandante non esiste il sentiero, il sentiero si fa camminando"
Dedicato ad Antonio Machado (canzone di Joan Manuel Serrat, 1969) Barcellona.
Preludio
Mentre transita l’ombra d’un santo amore, io voglio sul mio vecchio leggio porre un salmo gentile. Accorderò le note dell’organo severo al fragrante sospiro del piffero d’Aprile.
Maturerà l’aroma delle mele autunnali, salmodierà l’incenso con la mirra il suo odore; esalando le rose il loro fresco aroma sotto la pace in ombra del tiepido orto in fiore.
Al grave e lento accordo di musica e d’aroma, il solo e vecchio e nobile tema del mio pregar
Salvatore Quasimodo (Modica, 20 agosto 1901 – Napoli, 14 giugno 1968) è stato un poeta e traduttore italiano, esponente di rilievo dell’ermetismo. Alle fronde dei salici è uno dei componimenti poetici più noti e importanti di Salvatore Quasimodo, che apre la raccolta Giorno dopo giorno (1947), segnata come quelle successive dall’esperienza dolorosa della guerra mondiale e dalle sue conseguenze sugli uomini e sulla natura. A differenza dei testi poetici precedenti, in cui prevalevano una piena adesione all’Ermetismo e il frammento, adesso Quasimodo predilige una poesia maggiormente accessibile e versi lineari e dal significato immediato. Il poeta trae ispirazione dal Salmo 137 della Bibbia. La riflessione di Quasimodo in questa poesia è volta al significato e al ruolo della poesia stessa, muta e priva di valore dinanzi all’orrore e al dolore provocati dalla guerra. NAPOLI:
Salmi 137 L’esilio (La 1; 2) Ez 25:12-14; Gr 50; 51 1 Là, presso i fiumi di Babilonia, sedevamo e piangevamo ricordandoci di Sion. 2 Ai salici delle sponde avevamo appeso le nostre cetre. 3 Là ci chiedevano delle canzoni quelli che ci avevano deportati, dei canti di gioia quelli che ci opprimevano, dicendo: «Cantateci canzoni di Sion!» 4 Come potremmo cantare i canti del SIGNORE in terra straniera? 5 Se ti dimentico, Gerusalemme, si paralizzi la mia destra; 6 resti la mia lingua attaccata al palato, se io non mi ricordo di te, se non metto Gerusalemme al di sopra di ogni mia gioia. 7 Ricòrdati, SIGNORE, dei figli di Edom, che nel giorno di Gerusalemme dicevano: «Spianatela, spianatela, fin dalle fondamenta!» 8 Figlia di Babilonia, che devi essere distrutta, beato chi ti darà la retribuzione del male che ci hai fatto! 9 Beato chi afferrerà i tuoi bambini e li sbatterà contro la roccia!
“Alle fronde dei salici”
E come potevano noi cantare con il piede straniero sopra il cuore, fra i morti abbandonati nelle piazze sull’erba dura di ghiaccio, al lamento d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero della madre che andava incontro al figlio crocifisso sul palo del telegrafo? Alle fronde dei salici, per voto, anche le nostre cetre erano appese, oscillavano lievi al triste vento.
*Di fronte all’orrore della guerra, all’oppressione nazista che uccideva persone innocenti per le strade, senza ritegno e pietà, è impietrito il cuore del poeta che perde fede anche nel suo canto. Anche le cetre devono fare silenzio di fronte alle lacrime delle madri…quante guerre, quante ingiustizie, quante lacrime ancora si versano nel mondo…
L’eremo cortonese “Le celle” prende nome da piccole grotte ricavate nella roccia e utilizzate da pastori per rifugiare se stessi e il gregge o usate da contadini locali.
La presenza di un ruscello sottostante,garantiva acqua e veniva sfruttata dai contadini per alimentare i mulini ad acqua.
Ma la sua fama è dovuta a San Francesco di Assisi.
.San Francesco arrivò a Cortona nel 1211 insieme a frate Silvestro. Ma fu grazie all’aiuto di Guido Vagnotelli che conobbe questo luogo situato alle falde del Monte Sant’Egidio. Il fraticello ne ricavò subito alcune celle, tra cui quella in cui più volte abitò ,fino a poco tempo prima della morte e dove scrisse nel 1226 il suo testamento spirituale.
La sua presenza influenzò la gente del posto tra cui anche Margherita,donna che dopo essersi accompagnata ad un ricco signore,dopo la violenta morte di questi, diventerà la sua sostenitrice e continuatrice,insieme a santa Chiara, tanto da diventare una senta lei stessa. Dopo la morte di Francesco, l’Eremo Le Celle venne sistemato e ampliato da frate Elia.
Questo luogo attraversò un periodo di abbandono fino al 1537, quando venne ceduto dal vescovo di Cortona all’ordine dei frati cappuccini. Nei secoli seguenti questo luogo di preghiera conobbe alterni sviluppi.
Uno dei tratti distintivi dell’Eremo Le Celle sono i ponti, realizzati per oltrepassare il torrente. Il Ponte Barberini venne costruito in segno di devozione ,per volere dell’omonima famiglia che segnò qui la sua presenza con Antonio Barberini, fratello del futuro papa Urbano VII.
Il Ponte del Granduca, invece, fu voluto nel 1728 appunto dal Granduca di Toscana per sostituire un vecchio attraversamento divento inagibile
Il presente
Fino al 1988 l’Eremo Le Celle fu il luogo dove si formavano i i noviziati cappuccini, considerati il terzo ordine della famiglia francescana. Attualmente in questo luogo vive una manciata di frati che accoglie i pellegrini e le persone desiderose di trascorrere del tempo in un luogo mistico, a stretto contatto con la natura. Attualmente la disponibilità per il pernottamento è di 40 posti ricavati in due casette e messi a disposizione di gruppi autogestiti.
Il luogo emana una grande spiritualità ,non solo per la sua struttura severa in pietra ma anche per la sua posizione a cavallo di una valle moltostretta che segue il corso del torrente. Fin dai primi ampliamenti di frate Elia, il complesso ha seguito l’andamento della vallata e le amenità del terreno,arroccandosi su di esso,
Colpisce i visitatori la Cella di San Francesco, ricavata nella roccia e votata alla massima austerità, com’era nello stile del santo assisiate. Nello spazio antistante la cella sorge l’Oratorio, di forma rettangolare e che era una volta il dormitorio comune Nella parte superiore dell’Oratorio si può visitare la Cappellina della SantissimaTrinità, realizzata nel 1988 durante le opere di restauro del complesso.
L’ingresso all’Eremo Le Celle è contraddistinto dall’Oratorio di San Franceschino, costituito da un’unica navata e arricchito da dipinti che raffigurano San Francesco..
Si arriva all’eremo a piedi,dopo aver visitato la cittadina etrusca e medievale di Cortona ,che affascina con i suoi scorci sul lago Trasimeno,i suoi vicoli,la piazza del Comune con il palazzo del podestà e il suo museo con i reperti etruschi. Cortona e il suo eremo sono davvero luoghi incantevoli dove ritrovare un passato denso di storia e spiritualità.
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Artisti ospiti MICHELE BIGLIOLI (Italia) STEFANO BIGLIOLI (Italia) MARILYNE BERTONCINI (Francia) ELHAM HAMEDI (Iran) IRMA BACCI (Italia) RICCARDO GAFFURI (Italia) DARLINE JOSEFINA DE ACURERO (Venezuela) MARIELA PORRAS SANTANA (Venezuela) GINA BONASERA (Italia) LETIZIA CAIAZZO (Italia)
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La cavalla storna è una poesia composta da Giovanni Pascoli in memoria del padre Ruggero, assassinato nel suo carro sulla strada di ritorno verso casa il 10 agosto 1867, quando il poeta aveva quasi dodici anni.
Gli autori di tale reato non vennero mai individuati, ma vennero fatte solo alcune supposizioni. L’evento lascerà un segno indelebile nell’animo del poeta, andando ad influenzare tutta la sua produzione. La scena si svolge di notte, in un silenzio reso irreale dal fruscio dei pioppi mossi dal vento,e vede la madre di Pascoli, Caterina Vincenzi, parlare con l’unica testimone del delitto, la cavalla detta «storna» per il colore del mantello grigio-scuro, pezzato da macchie bianche.L’ambientazione è nella stalla della tenuta «La Torre», di cui il padre di Pascoli era amministratore, vicino al Rio Salto, un piccolo torrente che attraversa San Mauro di Romagna. La tematica di fondo della poesia è quella della morte, dell’ingiustizia e della sofferenza, comune ad altri componimenti del Pascoli, in particolare X agosto, incentrato analogamente sul doloroso ricordo dell’omicidio del padre per mano ignota. l’immagine della carrozza col cadavere del padre trainato dalla cavalla che fa ritorno a casa, al «nido» violato;uno struggimento evidenziato dal ripetersi ossessivo dei versi:
«O cavallina, cavallina storna, che portavi colui che non ritorna.»
Il tema del “nido” spazzato via dalla tragedia ricorre spesso nelle liriche pascoliane, come nella celeberrima X agosto, in cui si rievoca l’immagine della rondine uccisa, che cade tra gli spini, e non può fare ritorno al nido per nutrire i suoi rondinini condannati a pigolare nel buio sempre più piano. Se in X agosto la morte del padre Ruggero veniva rievocata attraverso il parallelismo – come la rondine uccisa è l’uomo che tornava al suo nido -, nella poesia La cavalla storna il delitto viene invece raccontato a posteriori, dal punto di vista del suo unico testimone: la cavallina dal manto pezzato che viene interrogata invano dalla disperata madre del poeta. La poesia La cavalla storna, che a lungo è stata ritenuta una delle più celebri di Pascoli, fu scritta nel 1903 ed è contenuta nella raccolta I Canti di Castelvecchio in cui ricorre con frequenza ossessiva il tema della tragedia familiare. Nella natura, Pascoli coglie un rifugio rassicurante che pare consolare – nella ripetizione costante dei cicli stagionali e negli elementi inalterati del paesaggio – l’uomo dall’angoscia insita nell’esistenza.
“Quest’anno per agosto stamperò una specie di narrazione fosca dei guai della mia famiglia. Io non voglio morire senza aver fatto un monumento al mio babbo e alla mia mamma.” G.Pascoli
Giovanni Pascoli – La cavalla storna Poesie scelte: GIOVANNI PASCOLI, Canti di Castelvecchio (Bologna, Zanichelli 1903).
Nella Torre il silenzio era già alto. Sussurravano i pioppi del Rio Salto.
I cavalli normanni alle lor poste frangean la biada con rumor di croste.
Là in fondo la cavalla era, selvaggia, nata tra i pini su la salsa spiaggia;
che nelle froge avea del mar gli spruzzi ancora, e gli urli negli orecchi aguzzi.
Con su la greppia un gomito, da essa era mia madre; e le dicea sommessa:
“O cavallina, cavallina storna, che portavi colui che non ritorna;
tu capivi il suo cenno ed il suo detto! Egli ha lasciato un figlio giovinetto;
il primo d’otto tra miei figli e figlie; e la sua mano non toccò mai briglie.
Tu che ti senti ai fianchi l’uragano, tu dai retta alla sua piccola mano.
Tu c’hai nel cuore la marina brulla, tu dai retta alla sua voce fanciulla”.
La cavalla volgea la scarna testa verso mia madre, che dicea più mesta:
“O cavallina, cavallina storna, che portavi colui che non ritorna;
lo so, lo so, che tu l’amavi forte! Con lui c’eri tu sola e la sua morte
O nata in selve tra l’ondate e il vento, tu tenesti nel cuore il tuo spavento;
sentendo lasso nella bocca il morso, nel cuor veloce tu premesti il corso:
adagio seguitasti la tua via, perché facesse in pace l’agonia…”.
La scarna lunga testa era daccanto al dolce viso di mia madre in pianto.
“O cavallina, cavallina storna, che portavi colui che non ritorna;
oh! due parole egli dové pur dire! E tu capisci, ma non sai ridire.
Tu con le briglie sciolte tra le zampe, con dentro gli occhi il fuoco delle vampe,
con negli orecchi l’eco degli scoppi, seguitasti la via tra gli alti pioppi:
lo riportavi tra il morir del sole, perché udissimo noi le sue parole”.
Stava attenta la lunga testa fiera. Mia madre l’abbraccio’ su la criniera.
“O cavallina, cavallina storna, portavi a casa sua chi non ritorna!
a me, chi non ritornerà più mai! Tu fosti buona… Ma parlar non sai!
Tu non sai, poverina; altri non osa. Oh! ma tu devi dirmi una una cosa!
Tu l’hai veduto l’uomo che l’uccise: esso t’è qui nelle pupille fise.
Chi fu? Chi è? Ti voglio dire un nome. E tu fa cenno. Dio t’insegni, come”.
Ora, i cavalli non frangean la biada: dormian sognando il bianco della strada.
La paglia non battean con l’unghie vuote: dormian sognando il rullo delle ruote.
Mia madre alzò nel gran silenzio un dito: disse un nome . . . Sonò alto un nitrito
*Una cantilena struggente ed intensa, un’immagine viva, un dialogo drammatico e ricco di pathos che il poeta riesce a trasmettere in pieno. Un atto d’accusa indiretto, nella chiusa, con quel nitrito forte a quel nome non pronunciato.