Il miracolo della vita, raccontato da Quasimodo

Cosa è la vita? Come mai essa appare così rara, nell’universo sino ad ora esplorato, e così sovrabbondante e varia sulla Terra? Essa è frutto del caso o di un progetto? Esiste per fortunate coincidenze, o per volere di Qualcuno? Poche realtà suscitano altrettanti interrogativi filosofici e scientifici come la vita. L’unica certezza a cui gli scienziati sono arrivati è che vi è un importante legame tra l’evoluzione cosmica e quella biologica; vi sono profonde connessioni tra stelle e atomi, cosmo e uomo; vi sono condizioni cosmiche inziali molto particolari, mancando le quali non potrebbe nascere la vita: “Condizioni di per sé necessarie, ma non necessariamente sufficienti né per la vita, né, a maggior ragione, per la vita intelligente e libera“. Oltre alle particolari condizioni cosmiche, la comparsa della vita richiede anche particolari condizioni locali. E la Terra è l’unico pianeta, nel Sistema Solare, in grado di offrire tali condizioni.Ed il miracolo più grande è l’intera esistenza umana, nei suoi risvolti positivi che entusiasmano, danno energia, riempiono il cuore ed anche nei risvolti negativi della sofferenza che rattristano, che chiedono un perché, che chiedono una “resurrezione”.
Questa “resurrezione” che celebra la vita ben la esprime la poesia di Quasimodo, “Lo specchio”.

NAPOLI

Salvatore Quasimodo (Modica, 20 agosto 1901 – Napoli, 14 giugno 1968), vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1959.

Quel repentino cambiamento portato in natura dalla primavera e racchiuso bene in quel “ed ecco”, che introduce quello schiudersi delle gemme sui rami in apparenza secchi. Il tronco dell’albero che poco tempo prima sembrava morto, quasi ripiegato su se stesso, ora riprende vita. È la vita che rinasce dopo il lungo letargo invernale e il cuore del poeta non prova più ansia (che il cuore riposa). Tutto questo, per Quasimodo, ha del miracoloso (e tutto mi sa di miracolo).

Specchio

Ed ecco sul tronco
si rompono le gemme:
un verde più nuovo dell’erba
che il cuore riposa:
il tronco pareva già morto,
piegato sul botro.

E tutto mi sa di miracolo;
e sono quell’acqua di nube
che oggi rispecchia nei fossi
più azzurro il suo pezzo di cielo,
quel verde che spacca la scorza
che pure stanotte non c’era.

*Il tronco pareva già morto…tutto sembrava finito, perso e poi inatteso, incredibile, il miracolo! Nella scorza c’è un piccolo germoglio, il cielo fra le nuvole è più azzurro ed anche il cuore del poeta si apre alla speranza…l’iniziale prodigio, agli albori della storia avviene ogni attimo senza che quasi ce ne accorgiamo.

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