Housman (1865-1959) fu un importante illustratore inglese, autore di racconti per bambini. Nel 1906 fondò un’associazione che sosteneva il suffragio femminile.
Lirica di 6 strofe: 3 terzine e due distici, che si fonda sulla personificazione di due termini contrapposti: pace/guerra, amore/odio, luce/buio. Vinsero la luce e la pace, così l’amore trionfò e portò la vita. Il climax ascendente, a 3 voci, è introdotto dal sintagma ‘Là voglio andare’.
Articolo di Marina Donnarumma. Roma 24 novembre 2022
La grande musica e le grandi melodie sono immortali. Cambiano le culture; cambiano le mode; cambiano gli usi, ma la grande musica è immortale. La gente non smetterà mai di ascolatare Mozart; Tchaikovsky; Rachmaninov. ”La grande musica è come una grandiosa scultura, un fantastico dipinto. Ha consistenza in eterno. Questo è un fatto. ”(Michael Jackson)
E coloro che furono visti danzare vennero giudicati pazzi da quelli che non potevano sentire la musica. (Friedrich Nietzsche).
Sappiate che non si può comprendere un dipinto, una poesia, un opera artistica in genere, può non piacere la danza classica, ma la musica? Dove la parola manca, là comincia la musica, ” dove le parole si arrestano, l’uomo non può che cantare. (Vladimir Jankélévitch).”
A tutti, ma proprio a tutti, piace la musica, da piccini ci addormentiamo con la musica, una canzone, da grandi ascoltiamo musica, di qualsiasi genere e la classica? “La musica aiuta a non sentire dentro il silenzio che c’è fuori.” Johann Sebastian Bach.
“La musica non è nelle note, la musica è tra le note”. Wolfgang Amadeus Mozart.
Scusate se ho voglia di citare questi grandi musicisti, ma loro hanno reso al mondo capolavori sublimi, le loro note sono la poesia dell’aria che soffia nell’anima. Intervistare il Maestro Carlo Palleschi un grande onore, un talento eccezionale, a 7 anni componeva. Un uomo dal grande spessore musicale e interpretativo.
” Il direttore sta in piedi “in luogo elevato” ed è visibile davanti e dietro. I suoi movimenti agiscono in avanti sull’orchestra e all’indietro sugli ascoltatori. Egli impartisce veri e propri comandi con la sola mano o con la mano e bacchetta. Con un piccolissimo movimento egli desta d’improvviso alla vita questa o quella voce, altre ne tacita, secondo la sua volontà. Ha dunque potere di vita e di morte sulle voci. Una voce morta da molto tempo può risorgere al suo comando. La differenza degli strumenti corrisponde alla differenza degli uomini. L’orchestra equivale a un’assemblea di tutti i principali tipi. Pronti a ubbidire, permettono al direttore di trasformarli in un’unità che egli farà poi divenire visibile dinanzi a loro stessi. Elias Canetti, Massa e potere, 1960”
Personalmente amo la musica classica, per me i musicisti hanno un fascino speciale, da adolescente mi presi una cotta per un ragazzo che mi suonava il ” chiar di luna” di Beethoven, ogni volta che sento suonare mi vengono gli occhietti a cuoricino.
”Il cammino lungo e complesso, pressoché impossibile, del direttore; si tratta di portare il messaggio delle note verso l’infinito, che è Dio.” Riccardo Muti, su Corriere della Sera, 2009.
Carlo Palleschi, direttore d’orchestra, uomo dotato di grande personalità, sensibilità, umanità, un uomo come tanti? Assolutamente no, non un uomo come tanti, lui guida le note, non le possiamo vedere, ma le possiamo sentire. Non c’è nulla di più bello della musica. Ascoltatela. amatela. La musica cura e culla l’anima.
Sin da piccolissimo ha scoperto di avere un amore grande per la musica, dimostrando ”un orecchio assoluto ” I suoi genitori hanno intuito questo talento è accompagnato da subito? Ci può raccontare?
Veramente ho cominciato a suonare all’età di sette anni, insieme a mia sorella che aveva dieci anni, e questo non perché l’avessimo chiesto noi, ma perché era intenzione soprattutto di mia madre completare la nostra educazione dandoci anche una infarinatura di cultura musicale. Questo perché lei, da giovane, aveva cominciato a suonare il violino con ottimi risultati ma dopo appena tre anni aveva dovuto interrompere gli studi perché la sua famiglia non aveva i mezzi per poterle far proseguire questo tipo di studi. Appena arrivato a casa il pianoforte, io ho cominciato a giocarci facendo ” un gran casino” e divertendomi molto a sentire tutti quei suoni. Poi mi divertivo anche a ritrovare sulla tastiera le melodie e le musiche che sentivo in televisione e sui dischi e inoltre mi piaceva in particolare inventare dei pezzi che partivano dall’improvvisazione, ma poi alcune parti di quelle improvvisazioni venivano selezionate, ripetute, perfezionate e in seguito collegate a sezioni diverse secondo un vero e proprio lavoro spontaneo di composizione. Avevo formato così un repertorio di una ventina di composizioni molto diverse fra loro a cui mio padre, al quale piaceva ascoltarmi quando tornava dall’ufficio leggendo il giornale seduto su una poltrona, dava i titoli a seconda del carattere, dell’andamento e delle caratteristiche musicali dei brani che andavo via via componendo. Per fare questo però, trascuravo completamente di fare gli esercizi noiosi ed ostici che ci assegnava la nostra vecchia insegnante con il risultato che le lezioni di pianoforte erano un supplizio sia per me che per la vecchia maestra la quale arrivò al punto di consigliare ai miei genitori, contro il suo interesse, di farmi smettere di studiare perché secondo lei non avevo nessun talento per la musica, mentre mia sorella era più disciplinata e diligente, quindi avrebbe potuto continuare. A questo punto mio padre si oppose dicendo: come è possibile che questo ragazzino sia negato per la musica se crea dei brani da solo e riesce a suonare ad orecchio tutte le melodie che sente mentre la sorella non è capace? Ci fu una riunione a casa dell’insegnante la quale disse: non sapevo che Carlo compone dei pezzi, fatemeli sentire. Così io suonare un brano che avevo composto e lei disse: questo procedimento di quinte paralle è tipico di Puccini, si vede che ha copiato. Io pensai: cosa c’entrano i pulcini? Perché di Puccini non avevo mai sentito neanche il nome! Comunque i miei decisero che anche io dovevo continuare e così questa tortura andò avanti ancora qualche anno finché mia madre decise di farci cambiare insegnante. Questi furono i primi sette anni del mio rapporto con la musica. Il fatto che io avessi l’orecchio assoluto fu scoperto dopo sette anni dall’inizio dal professore che cominciò a prepararmi per l’esame di solfeggio, il quale si accorse che avevo una estrema facilità nel fare il dettato musicale e sospettò subito la presenza appunto dell’orecchio assoluto, così mi mandò in un’altra stanza e suonò delle note, poi mi chiese che note erano ed io ovviamente risposi perfettamente, poi ripete’ l’esperimento con gruppi di note più complessi e dopo pochissimi minuti mi disse: tu hai l’orecchio assoluto, ed infatti io quando sentivo i suoni li riconoscevo per nome: do, mi bemolle, fa diesis, la, si naturale etc.
Maestro, prima di essere un direttore d’orchestra era un musicista, credo che non le bastava, quale è stata la spinta?
lo stimolo ad intraprendere la direzione d’orchestra e’ derivato da una parte dall’aver coltivato insieme allo strumento lo studio della composizione, dall’altra il fatto di aver cominciato a vent’anni, appena diplomato, a lavorare in teatro e di essere rimasto affascinato dalla figura di alcuni Maestri con cui ho avuto la fortuna di lavorare insieme.
Per arrivare ai suoi livelli, ci sono voluti anni di studi e sacrifici, un mondo complicato, competitivo, difficile, non è mai stato sul punto di mollare?
Musicista, in qualche modo, si nasce e non è possibile abbandonare la cosa per cui nutri la tua più grande passione, sarebbe qualcosa di innaturale. D’altro canto è vero che il mercato del lavoro per i musicisti è un ambiente pieno di difficoltà e di figure ambigue e spesso fanno più strada quelli che hanno un particolare talento nel curare i contatti e le conoscenze con le persone che hanno potere in questo settore. Anche per questo spesso nella storia abbiamo avuto esempi di grandi musicisti che sono stati costretti ad emigrare per cercare un ambiente più favorevole e propizio dove il proprio talento potesse essere meglio apprezzato e compreso rispetto al paese d’origine.
Il suo un curriculum è di tutto rispetto, ha lavorato in tutto il mondo, dove si è trovato meglio?
Un concerto sinfonico o una produzione lirica sono attività che coinvolgono un importante numero di persone. Per questo la riuscita dell’evento dipende molto dalla qualità, dalla serietà e dalla precisione del lavoro organizzativo, oltre che dalla qualità dei musicisti e dei solisti che si hanno a disposizione. In ogni paese troviamo luoghi di eccellenza e realtà con profili artistici meno importanti, e ciò in virtù del fatto che di solito hanno sovvenzioni più limitate e quindi meno possibilità di investire in qualità. Devo dire che in America ( USA e Canada) la serietà e la professionalità nel modo di lavorare sono davvero fuori dal comune. Ciò non toglie che si lavori benissimo anche nella maggior parte dei paesi europei e nei paesi asiatici più sviluppati.
Cosa consiglierebbe ai giovani che vogliono diventare musicisti?
Ai giovani musicisti si può consigliare di viaggiare il più possibile ed andare a studiare nelle grandi città dove normalmente si ha la possibilità di andare in un Teatro di livello internazionale e di ascoltare le migliori orchestre ed i migliori solisti del mondo. Inoltre è molto importante e stimolante approfondire la conoscenza di altre culture e anche di più lingue, conoscere altri sistemi di studio e di approccio verso la materia. Tutto questo cercando ovviamente di entrare in contatto con gli artisti e i didatti di chiara fama e capacità.
Lei è ospite come direttore del teatro dell’opera di Seul, è spesso in Corea?
Si può dire che la Corea è un Paese per me molto familiare, anche perché mia moglie è coreana. Per questo Seoul è una seconda patria per me, anche perché sono molto affascinato dalla cultura orientale e dalla capacità di questo popolo di capire ed amare la nostra arte. Negli anni ho maturato la convinzione che questa popolazione abbia delle capacità particolari nella pratica della musica e ciò è dimostrato anche dal fatto che una altissima percentuale dei vincitori dei più importanti concorsi internazionali di esecuzione musicale sia formata appunto da giovani coreani. Inoltre ammirano molto noi italiani per il nostro modo di essere e di vivere, per il nostro stile e per la nostra passione oltre che per l’immenso patrimonio artistico che abbiamo ereditato dai nostri avi, per cui mi trovo benissimo in quel paese orientale e vengo trattato con molto riguardo e rispetto sia in ambito lavorativo che nella vita di tutti i giorni.
Sicuramente avrà un grande musicista preferito, e fonte di ispirazione, chi è?
Avere dei modelli è tipico della fase giovanile dell’attività artistica; man mano che si avanza verso la maturità diventa sempre più importante la meditazione, la ricerca introspettiva e la continua evoluzione del pensiero in base alle proprie esperienze. Da ragazzo ho avuto varie figure che ho ammirato molto per quanto riguarda la direzione d’orchestra, primo fra tutti forse Arturo Toscanini, ma anche molti altri grandi direttori come Tullio Serafin, Claudio Abbado, Herbert Von Karajan, Carlos Kleiber, solo per citare i più noti. Fra i compositori sento un’affinità speciale con Verdi, ma mi trovo molto a mio agio anche con Puccini, Rossini e Donizetti per quel che riguarda l’opera e con tutti i grandi classici a partire da Mozart fino a Shostakovic, passando per Beethoven, Brahms, Schubert, Schumann, Tchaikovsky, Ravel, Mahler, Stravinski etc.
Lei ha dei progetti e dei sogni da tirare fuori dal suo cassetto?
Ho avviato un progetto molto interessante a Seoul in collaborazione con mia moglie che è una produttrice di eventi musicali, si tratta de “La Bottega dell’Opera”, ovvero un centro teatrale dove i più giovani ( cantanti, direttori, pianisti, registi) imparano il proprio mestiere lavorando insieme a chi ha più esperienza. È bello tramandare ai nuovi talenti tutto ciò che si è appreso per esperienza diretta nell’arco di vari decenni di studio e lavoro. Mi piacerebbe che questo progetto si possa sviluppare ed ingrandire sempre di più e proiettarsi su più continenti. Fra i miei prossimi impegni devo dirigere la Tosca al Teatro Vittorio Emanuele di Messina, La Traviata a Seoul, la Turandot a Spoleto e vari concerti sinfonici in diversi paesi europei ed asiatici.
Io la ringrazio per questa bellissima intervista, il mondo musicale è affascinante e pieno di stimoli. Dire che la musica è vita è una verità, se non ci fosse, il mondo sarebbe silenzioso, morto. Tutto ciò che è in natura è musica, noi, non facciamo altro che leggerla. Grazie Maestro Carlo Palleschi
Articolo di Marina Donnarumma. Roma 24 novembre 2022.
ABITARE SE STESSI di Stefania Formicola (Articolo pubblicato sulla Rivista “Spiritus Domini” – Anno 86 n.11 Novembre 2013) 01.12.2013 19:20
Entrare in Dio rende accessibile dimora anche al proprio io!
Nell’omelia della veglia di Copacabana durante la Giornata Mondiale della Gioventù con Papa Francesco a Rio de Janeiro lo scorso luglio, il concetto di costruzione è stato preso a prestito dalle parole di san Pietro perché ciascuno sia pietra viva dell’ edificio spirituale, quel pezzetto della costruzione utile e necessario quando, al cader della pioggia, non causi infiltrazioni ed allagamenti.
Per costruire una casa occorrono innanzitutto le fondamenta ( è l’ impegno nel basare la propria struttura interiore), i pilastri ( è la fede, speranza e carità a reggere la struttura), le pareti (è la consapevolezza nel cozzare spesso in avversità e difficoltà d’ogni sorta in contrasto con la realtà interiore), il tetto ( è la sicurezza che alcuna ruspa mai potrà demolire).
In Matteo 7,24-25 si legge: “Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia”.
Il colpo di piccone per dare decisivo senso alla propria vita è mettere al centro Dio; è come disporre di un cantiere che, attraverso le cose operate con le mani impastate nella grazia divina, danno corso a quei lavori che impegnano ed affaticano fino allo stremo ma ne vale certamente la pena se ci si vuole abitare con gioia e per amore.
Alcune componenti si uniscono alla materia unica ed originale di ciascuno nella ferrea paiola della struttura interiore: educativa, psicologica, emotiva e spirituale. E’ nell’infanzia prima e poi nell’adolescenza che si stabiliscono le basi che ne determinano il futuro di se stessi ma sarà nell’età adulta che se ne delineano i perimetri di quanto si è andati costruendo durante gli anni trascorsi.
Le figure che scalpellano in qualche modo lo sviluppo di questa abitazione interiore sono fondamentalmente i genitori, parenti, educatori, amici o nemici mediante legami ed aiuti più o meno intensi e duraturi che solidificano o ne ammollano il progetto di riferimento.
Gli impulsi comportamentali, pertanto, come cemento armato, si imprimono in se nella misura direttamente proporzionale agli esempi ed ai valori assimilati. In altri termini si può affermare che le fondamenta saranno buone quando la struttura edificata riuscirà a reggersi su se stessa in caso contrario necessiterà di ospitalità o soggiorni più o meno lunghi nelle dimore altrui. E’ il caso di tanti centri di accoglienza, di riabilitazione, case famiglie, case di cura, case circondariali…
Laddove un abitacolo è minato da pietre d’inciampo o infiltrazioni lo si scoprirà attraverso tante forme di disagi, patologie comportamentali, malesseri esistenziali, instabilità emotive, insicurezze e vulnerabilità.
Ciò che sostiene tutta la casa sono i pilastri, livella vitale derivante da una salda fede, tenacia speranza ed operosa carità cristiana perché credere è vivere queste tre virtù per salire ed abitare i piani più alti della struttura stessa.
Costruire muri permette però, da un lato di delineare confini e formare ambienti indipendenti, dall’altro di accedere a nuovi spazi arredati di armonia superando i varchi degli ostacoli, avversità, difficoltà ovvero tutto ciò che osa chiudere il passaggio alla vita interiore, vita che come filo a piombo, ha la sua inclinazione ed il suo peso perché deve aprirsi e non chiudere lo sguardo per fissarlo e fermarlo nello stesso posto, imprigionandosi in se stesso. L’idea di edificare deve essere neppure quella di innalzare case più belle delle altre perché si rischia di aggiungere al calderone la malta delle competizioni, delle gelosie, delle sopraffazioni che minano così, poco a poco, se stessi ed in taluni casi il terreno altrui per non lasciare spazio ai progetti di Dio.
Quando il campanello dall’arme suona stridente ed assillante nell’anima, occorrerà trovare una chiave d’accesso per aprire la porta del cuore, visitare le stanze dell’anima, gettare via gli scheletri dagli armadi, ripulire e rimettere in ordine da cima a fondo. Di qui tirare fuori dai cassetti i propri sogni e spalancare le finestre sul mondo così che anche al buio, nel cuore della notte, sia sempre accesa la vivida lampada che faccia luce a tutta la casa per illuminare e tergere gli aloni segnati dalle maschere dell’ inganno e dell’ipocrisia onde specchiarsi nel chiaro volto di Cristo anche quando l’immagine riflessa non ci assomiglia affatto.
L’importanza di un attento ascolto retrospettivo ed introspettivo proietta verso ciò che circonda la realtà, tetto che sovrasta l’intera dimora e che fornisce riparo in ogni istante della crescita personale e sociale soprattutto durante le più terribili e temibili calamità della vita.
Abitarsi è soprattutto esprimersi nella verità per stare bene ed in pace con se stessi, trattasi pure nelle sole quattro mura di casa. Quante pesantissime pietre, dunque, occorrerà gettare durante i lavori in corso per non fossilizzare ed intralciare la costruzione poiché la durezza di cuore è cumulo di sassi , è intonaco incrostato sull’anima. Abbattere ogni limite, inoltre, allarga i propri pertugi al punto tale che la pietra scartata diviene finanche testata d’angolo!
La lettera di san Paolo apostolo agli Efesini dichiara: “Fratelli, voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù. In lui tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione di Dio per mezzo dello Spirito”.
In una sì tale e forte struttura la direzione spirituale è affidata al Capocantiere che insiste ed incita sempre a rimboccarsi le maniche, sporcarsi le mani e mettere le dita nelle piaghe dolorose: di qui la costruzione di nuovi edifici o l’ammodernamento e ristrutturazione a quella già avviata; poi…quando, a colpi di martello, sarà necessario abbattere e lasciare, è giunto il tempo di ricominciare.
In Spiritus Orationis il beato Giustino, nel ricalcare la necessità di scoprire o riscoprire la propria autentica vocazione, annota: “Ecco che ogni volta che si bussa alla porta della nostra famiglia spirituale mi sento bussare al cuore dolcemente e il cuore, ancor prima della porta, si apre al nuovo venuto. E diviene mio, più che fratello e amico, carne della mia carne e ossa delle mie ossa e io non riesco più a separarmene senza strazio fisico e morale, il più crudele che mai” però…il più giusto che mai, essendo “se stessi” un diritto più che un dovere, legge matura e responsabile per divenire parte di quel tutto con l’ entrare, abitare ed invitare altri a farvi ingresso. Gesù, infatti, chiede che la sua casa (la Chiesa vivente) sia una casa per tutti così grande da poter accogliere l’intera umanità e contemplarla con amore dalla terrazza del cielo.
In questa era, in cui si avvicendano fatti incredibili e non sempre dal finale positivo, siamo tutti sospettosi e portati a non dare molta fiducia al nostro prossimo.
Molti anni fa la gente era più semplice e ben pensante, oggi per svariati motivi, tra cui anche la tecnologia veloce ed esasperante, è avvenuto un peggioramento mentale nelle persone, davvero preoccupante.
Poca educazione, cultura minima, crescente malessere interiore, e tanta insoddisfazione, tutti elementi che non contribuiscono, nel loro complesso, ad una buona crescita della personalità.
In questa società turbolenta è difficile, muoversi con serenità, e trovare appigli positivi, cui far capo, con momenti di benessere.
Normalmente si cerca di frequentare persone di vecchia data, più affidabili, cercando di fare un’attenta analisi delle nuove conoscenze, per non trovarsi, poi, in situazioni ingarbugliate, che ci metterebbero, di sicuro, a disagio.
Sembrerebbe strano, ma anche le persone del condominio, in cui abitiamo a volte sono inaffidabili, con i loro atteggiamenti subdoli, e incomprensibili, e soffermarsi a un veloce buongiorno sembrerebbe la cosa migliore da fare…
Comunque non fa bene allo spirito, essere sempre diffidenti, e guardinghi…..allora cerchiamo di affidarci anche al nostro istinto interiore, che, certamente, ci trasmetterà una sensazione positiva se siamo nei pressi di una persona, che, almeno in parte, meriti la nostra fiducia….
Paesaggi di città” Mostra fotografica di Fabio Decorato al wine bar Fermento dal 30/11/2022 al 08/01/2023
Il wine bar Fermento, in via Pistoia 48 ad Alessandria conclude l’annata di eventi artistici, con una suggestiva mostra fotografica curata da Alberto Del Sarto.
Protagonisti di questa performance sono i paesaggi urbani di Fabio Decorato, fotografo con una lunga esperienza nella comunicazione d’impresa e istituzionale, con aziende, enti pubblici e organizzazioni internazionali.
La mostra comprenderà shots inediti e dei suggestivi test di stampa fine art delle precedenti esposizioni AL 2020 Il Nemico Invisibile e Carezze, tenutesi durante le restrizioni Covid. Per chi non conosce il lavoro di Decorato, sarà l’occasione per scoprire una città “bella come noi alessandrini forse, troppo spesso dimentichiamo sia”.
Paesaggi di città si aprirà con un vernissage mercoledì 30 novembre, per proseguire fino all’8 gennaio 2023 e sarà visitabile gratuitamente negli orari di apertura del locale.
Fermento con questa esibizione di fine anno si colloca in prima fila come promotrice di pregevole offerta artistica in città. Dopo Christo projet e Piero Gilardi, si propone come una delle poche vetrine indipendenti anche grazie alla collaborazione con Soave Arte Moderna e Contemporanea.
Un libro tira l’altro ovvero il passaparola dei libri
Maria Teresa Petrone
TITOLO: The ink black heart
AUTORE: Robert Galbraith
Torna la coppia di investigatori creati dalla prolifica penna della mamma di Harry Potter, in una nuova indagine lunga ben mille pagine. La storia ha suscitato polemiche, perché sembra riflettere le vicende personali dell’autrice legate ai messaggi di odio circolati sui social in seguito a sue affermazioni ritenute transfobiche.
Infatti il caso a cui lavorano Cormoran e Robin è l’omicidio di una giovane donna che ha creato un cartone animato diffuso su youtube, che ha avuto tanto successo da essere stato opzionato da Netflix. Il cartone è ritenuto razzista e omofobico, e l’autrice riceve da tempo messaggi d’odio e minacce di morte.
Gli investigatori devono scoprire le identità degli haters più attivi sui social, per individuare l’assassino, tra pedinamenti, twitter, instagram e un gioco online, non sempre facile da seguire.
La vicenda è complessa e interessante. Fa riflettere su quanto facile sia diffondere odio online, sull’influenza che i social possono avere sulla vita reale, sul rispetto delle minoranze.
Al di là dell’indagine, quello che apprezzo di più è il rapporto che nel corso dei 6 romanzi si è creato tra la giovane Robin, con un brevissimo matrimonio alle spalle, e uno Strike che nonostante le sue dimensioni appare fragile, incapace di gestire una relazione duratura a causa di un passato sfortunato e tormentato, figlio non voluto di una star del rock, soldato mutilato in un’azione di guerra.
È chiaro che entrambi provano qualcosa l’uno per l’altra, ma entrambi sono frenati dal timore che un fallimento della loro relazione porterebbe alla rottura del loro sodalizio lavorativo e soprattutto della loro sincera amicizia. E posso dire per esperienza che si tratta davvero di un grande dilemma!
In ognuno dei romanzi della serie i due si avvicinano fin quasi a toccarsi – qui nelle prime pagine li vediamo festeggiare il compleanno di Robin, con Strike che prova a baciarla e lei che si tira indietro bruscamente – per poi allontanarsi di nuovo.
Chissà se dentro queste mille pagine riusciranno, oltre che a risolvere il caso, a mettere da parte i timori e ammettere i loro sentimenti?
Leggere Lolita a Teheran, di Azar Nafisi, Adelphi.
Tante cose in queste libro del 2006 e, oggi, di straordinaria attualità. La forza della Ietteratura come mappa per conoscere e conoscersi; la negazione del corpo femminile in favore di una moralità iperbolica, ma incapace di sfondare la più millimetrica superficialità; la ricerca, il peso e la repressione della libertà ferocemente assetata di sangue; noi capaci di abituarci a tutto; il rapporto con il nostro paese, la nostra storia e i nostri legami più intimi; ma anche un qui che soffoca e un altrove che fa sognare una vita, non perfetta, ma almeno che si avvicini ad essere normale.
Ecco! Vi auguro proprio di prenderlo in mano (e di leggerlo).
Se lo farete per tanti e tante in Iran sarà come un vero regalo. Per loro!!!
Aldous Leonard Huxley (Godalming, 26 luglio 1894 – Los Angeles, 22 novembre 1963). In un discorso tenuto nel 1961alla California Medical School di San Francisco, Huxley disse che
“ci sarà in una delle prossime generazioni un metodo farmacologico per far amare alle persone la loro condizione di servi e quindi produrre dittature, come dire, senza lacrime; una sorta di campo di concentramento indolore per intere società in cui le persone saranno private di fatto delle loro libertà, ma ne saranno piuttosto felici”.
Vittorio Sermonti, traduttore di Virgilio e Ovidio, moriva 6 anni fa.
“Imbecilli ci sono sempre stati, dappertutto, tra i vecchi e tra i giovani. Viviamo tempi spudoratamente volgari. Ma ogni generazione ha le sue plebi.
Mia moglie ed io siamo insieme da trent’anni e il nostro rapporto è stato di gratitudine e ammirazione reciproca. Qualche volta litighiamo, ma io so che, grazie a lei, andrò verso la morte senza spavento. Mi scoccia un po’ il morire, ma non provo angoscia. Sostengo che questa signora che viene quando vuole e ti sorprende in realtà non c’è. La fine non esiste. Ci sono le persone che a un certo punto se ne vanno e con le quali non hai più rapporti: vengono sfilate, creano una ferita, ma poi la ferita si rimargina”.
Tanto tempo fa, c’era un insegnante che aveva tanti studenti.
Un giorno, uno dei suoi studenti gli chiede
Ho letto moltissimi libri, ma ho dimenticato tutto quanto. Qual è lo scopo della lettura?
Sentendo quella domanda, l’insegnante rimase zitto.
Da lì a pochi giorni, l’insegnante dette allo studente un setaccio logoro ed in bruttissime condizioni.
L’insegnante gli chiese di recarsi nel fiume vicino per portargli l’acqua.
Allo studente non piacque affatto questa richiesta, ma non poté rifiutare.
Si recò sulle sponde del fiume, riempì il setaccio di acqua ed iniziò il suo viaggio di ritorno.
Qualche passo dopo aver iniziato a camminare, tutta l’acqua che prima c’era nel setaccio è andata via attraverso i buchi.
Tornò sulle sponde del fiume a riempire di nuovo il setaccio.
Fece questa cosa tutto il giorno, ma non riuscì a portare a termine il compito.
Ritornò dall’insegnante e disse con l’espressione tipica di chi dice di aver fallito: “Non sono capace di portarle l’acqua con questo setaccio. Sono proprio una delusione!”
Il suo insegnante gli sorrise.
“no, non hai fallito”.
Gli indica il setaccio.
“è diventato come nuovo. Quando tentavi di portarmi l’acqua, si è pulito”.
Gli spiegò il reale motivo dietro a tutto ciò.
Disse: “Mi hai chiesto il reale scopo della lettura se non ricordi cosa hai letto; Ora, considera questo esempio.
Setaccio = intelletto
Acqua = scibile umano
Fiume = libro
Se non ricordi tutto quello che hai letto, è perfettamente normale!
Nonostante ciò, la tua mente sarà diventata più lucida.
La lettura ha un impatto notevole nella nostra mente, nel nostro cervello.
Ti aiuta ad essere una migliore versione di te stesso. Avviene nel tuo subconscio.
“Anabell un portal a las estrellas” romanzo di Dario Delgado
Darío J Delgado Ramírez “Dario” Artista plastico venezuelano, scrittore e poeta.
Chiamato “Il poeta di Maracaibo” con due libri pubblicati e più di 350 poesie sui social network. Il suo soggetto preferito è Maracaibo, con più di 100 video e fotografie della città nelle Perfomance e declamazioni in tutte le istituzioni dello Stato Zulia e nelle piazze più note gli hanno dato il soprannome del poeta di Maracaibo con il suo personaggio in cappello e fondente accompagnati dal maestro José Luis Ferrer (violinista). “Darius” è un compositore di cornamuse. Le sue opere sono state esposte in più occasioni in musei e gallerie nello Stato di Zulia. Ha partecipato a mostre collettive in più di 30 occasioni. Fondatore della Galleria Carlos Sánchez. Presidente e ideatore del Consorzio Universale di Scienze e Belle Arti-CUCBA. In fase di pubblicazione un romanzo d’amore e una raccolta di poesie anch’esse scritte da lui.
Romanzo : “Anabell un portale per le stelle”. Anabell racconta la storia di un amore che rompe le barriere dell’immaginazione per consumarsi oltre il tempo e lo spazio. Un’avventura interdimensionale che ti farà credere nella magia e nel soprannaturale per sconfiggere il male dei peggiori cattivi di tutti i tempi: Alan Husman e lo stregone Maleki. Indipendentemente dal tempo o dal luogo nell’universo in cui si trovano, Darius e Anabell raggiungeranno il loro amore.
Darío J Delgado Ramírez “Darius” Artista Plástico, Escritor y poeta venezolano.
Denominado “El poeta de Maracaibo” con dos libros publicados y más 350 poemas en las redes sociales. Su tema favorito es Maracaibo, con más de 100 videos y fotografías de la ciudad en las Persfomance y declamaciones en todas las instituciones del Estado Zulia y en las plazas más conocidas le dieron el apodo del poeta de Maracaibo con su personaje de sombrero y flux acompañado del maestro José Luis Ferrer (violinista). “Darius”es compositor de gaita. Sus obras han sido expuestas en múltiples ocasiones en museos y galerías del Estado de Zulia. Ha participado en exposiciones colectivas en más de 30 ocasiones. Fundador de Carlos Sánchez Gallery. Presidente y creador del Consorcio Universal de la Ciencia y las Bellas Artes-CUCBA. En vías de publicar una novela de corte romántico y un poemario también de su autoría.
Anabell “Un portal a las estrellas”
Anabell cuenta la historia de un amor que rompe las barreras de la imaginación para consumarse más allá del tiempo y del espacio. Una aventura Inter-dimensional, que te hará creer en lo mágico y sobrenatural para vencer la maldad de los peores villanos de todos los tiempos: Alan Husman y el hechicero Maleki.
Sin importar la época ni el lugar del universo donde se encuentren, Darius y Anabell conseguirán realizar su amor.
Prendi una barca per l'Inghilterra piccola
Forse per la Spagna
Ovunque sono stato e sono andato
Ovunque io sia andato
Gli azzurri sono tutti uguali
Manda a prendere del whisky mama
Cerca del gin
Io e il servizio in camera tesoro
Io e il servizio in camera
Bene, stiamo vivendo una vita di peccato
Quando non bevo
Sei nella mia mente
Quando non dormo piccola
Quando non dormo mamma
Quando non dormo
Beh, sai che mi troverai a piangere
Prova un'altra città ragazza
Un'altra città
Ovunque io sia andato
Ovunque sono stato e sono andato
Il blues viene dopo
Vivere è un gioco d'azzardo
Amare è più o meno lo stesso
Ovunque ho giocato e
Ogni volta che ho lanciato quei dadi
Ovunque ho giocato
Il blues ha condotto il gioco
Forse domani tesoro Da qualche parte in fondo all'orizzonte Mi sveglierò più grande Mamma molto più grande Mi sveglierò…
Divide et impera è una frase latina il cui significato è dividi e comanda; si tratta di un motto che la tradizione attribuisce, a Filippo II di Macedonia. Essenzialmente sta a significare che seminare l’odio fra i popoli soggiogati, provoca benefici a chi li domina, e in qualche modo sottomette.
Nell’antichità evidenziava una politica cara agli imperatori romani, particolarmente a Diocleziano, che avevano capito che poter regnare più facilmente sui popoli da loro sottomessi fosse utile impedirne la coalizione rendendoli rivali fra loro. La frase, divide et impera, viene utilizzata negli ambiti politico e sociologico e indica la strategia che ha come fine il mantenimento di una determinata posizione di potere favorendo la divisione fra forze dell’opposizione. Questo motto latino mi frullava da diverso tempo nella testa, osservando il caos generale e di tutti i laureati in fb, che girano. Oggi tutti sono maestri di tutto e di tutti, tutti liberi di esprimere le proprie opinioni, nessuno sbaglia è giusto tutto, se poi fai un opposizione costruttiva razionale vieni seppellito da tali e tanti insulti verbali, che tutto ciò che dici viene seppellito da parole insulse e volgari.Vengono negate verità scientifiche, vengono contrapposte altre verità, in questa jungla di cattiva informazione difficilmente hai il discernimento. La cultura è affossata, non si leggono libri, i veri miti sono blogger e influencer, che raggiungono milioni di follower per un nonnulla che però piace, e quello che piace è fatuo e inconsistente. La scuola è diventata una barzelletta, le nostre elementari erano un eccellenza nel mondo, ora tutto naufragato da progetti che sono businness e basta. La cultura superficiale, senza spessore, non si conosce la storia, la geografia ed il resto non lo sto a citare. L’inglese? vogliamo parlare dell’inglese che si fa dalla scuola materna e si esce dalle superiori senza saper l’inglese? La tv spazzatura? a cominciare dal grande fratello ad esempio, oppure bulli e pupe?
Se piace questo tipo di televisione non ce le facciamo due domande? Si litiga ovunque e ci si insulta senza rispetto, e questo piace. Io sono completamente inorridita, basita. La pandemia, la crisi economica, la guerra, veniamo letteralmente bombardati, e la povertà’ quella dove la mettiamo? salari penosi, veramente ridicoli, per ore e ore di lavoro, fai una vita di lavoro, dove non spazio per gli altri, neppure per gli affetti più cari. Depressione, devastazione morale, inesistente senso civico, potrei scrivere per ore.
Io sul web leggo di tutto e mi soffermo su ciò che mi piace, leggo un post del PROFESSOR X, chi sia nessuno lo sa, anche autore di un libro storico. La coincidenza è stata nel leggere un suo post su ” divide et impera”
In realtà mi ha incuriosito, ma non so chi sia, magari prima o poi lo scopriremo.
Professor x
utti combattono contro tutti.
I partiti, la televisione, i media vi mettono continuamente gli uni contro gli altri, non fanno altro: creano divisioni. Vi insegnano a odiare e a disprezzare chi non la pensa come voi. Ad avere paura di chi non la pensa come voi. Guardate i programmi televisivi: tutti parlano, gridano, si insultano. Non c’è dialogo. Il dialogo unisce, oggi invece non bisogna unire ma dividere. A che scopo?
Divide et impera: un popolo diviso è più facile da dominare. Da persuadere. È un meccanismo vecchissimo, e come popolo noi siamo sempre stati vittima di divisioni: guelfi e ghibellini, repubblicani e democratici, morotei e andreottiani, destra e sinistra, cattolici e protestanti, se ci fate caso la storia umana si è sempre divisa in due grandi fazioni.
Monarchi, proconsoli, governatori e viceré, è la storia a dircelo, hanno alimentato queste divisioni. Le hanno incoraggiate. Da sempre hanno compreso che il migliore espediente per controllare un popolo è quello di dividerlo. La divisione crea confusione, conflitti e contrasti. Gli schieramenti calamitano l’attenzione. Monopolizzano le discussioni. Dirottano i malumori. Come lavarsene le mani? Della povertà che avanza, delle proprie incompetenze, delle proprie inefficienze, del malessere generale? Trovare qualcuno su cui scaricare la colpa. La creazione di un nemico è la tecnica per eccellenza della propaganda.
Cosa fare però quando non ci sono nemici esterni da combattere? Il nemico va ricercato all’interno della stessa nazione. Il nemico serve, il nemico è necessario, serve un capro espiatorio, qualcuno da incolpare quando le cose vanno male, qualcuno da dare in pasto alla folla. «E se non state attenti, il Potere vi farà odiare gli oppressi e amare gli oppressori.»
G.Middei, anche se voi mi conoscete come Professor X Cari amici, è da poco uscita la quarta ristampa del mio romanzo Clodio, se vi piacciono la storia e la filosofia, potete leggerne un estratto gratuito a questo link: https://amzn.to/3E5zM9W
Margherita Guidacci (Firenze, 25 aprile 1921 –Roma, 19 giugno 1992).
Che dirti, amore mio, che dirti? Che l’uva è vendemmiata ed ogni succo disfatto in dolcezza? Che ragnatele di nebbia hanno striato la terra? Nel bosco tutte le bacche sono ormai cadute, rimane il legno bruno e lucido e l’anno corre alla sua foce lungo le vene dell’ultima foglia.
Che dirti, amore mio, che dirti? Le parole hanno un senso soltanto se le nutre la memoria. Ma tu non hai ricordo di stagioni, tanto meno ricordo di ricordi: sei nuova e fresca, intatta dal declino che rattrista lo sguardo di tua madre mentre fissi serena questo tuo primo autunno.
Ti amai, anche se forse ancora non è spento del tutto l’amore. Ma se per te non è più tormento voglio che nulla ti addolori. Senza speranza, geloso, ti ho amata nel silenzio e soffrivo, teneramente ti ho amata come – Dio voglia – un altro possa amarti
Timido inizio
Un voi vuoto con un tu caloroso scambiava lei nel parlarmi e suscitava nel cuore innamorato i più bei sogni di felicità. Davanti a lei sto in silenzio di distogliere gli occhi non ho forza e le dico: – come siete cara – e penso – come ti amo –
Ricordo il magico istante
Ricordo il magico istante: Davanti m’eri apparsa tu, Come fuggevole visione, Genio di limpida beltà. Nei disperati miei tormenti, Nel chiasso delle vanità, Tenera udivo la tua voce, Sognavo i cari lineamenti. Anni trascorsero. Bufere Gli antichi sogni poi travolsero, Scordai la…
Talvolta si sente la necessità di parlare dei propri crucci, o le proprie preoccupazioni, con qualcuno che
abbia la voglia di ascoltarci. In linea di massima questo “qualcuno” è sempre una persona amica, o,
altrimenti chi sia in sintonia coi nostri pensieri.
Infatti si ha l’impressione che condividere un’idea, che momentaneamente ci affligga, con un altro
essere umano, in qualche modo alleggerisca, la questione che abbiamo in testa.
Allora “l’ascoltatore” si arma di pazienza, e buona volontà, e cerca di consolarci e di trasmetterci
idee positive, facendo in modo di tranquillizzarci e di rendere meno ardua l’entità del problema in
questione.
Menomale che esistono queste persone, così disponibili, nell’occasione di cui trattasi, altrimenti
in alcuni momenti, di intensa inquietudine, si sprofonderebbe in un oscuro vuoto d’anima, molto
difficile da risanare.
E’ importante parlare, esprimere i propri punti di vista e le incertezze che ci affliggono, perché
estrapolandole, è come se diminuissero di valore, essendo portate alla luce e smitizzate nella loro
complessa essenza.
Parlarne con qualcuno, rappresenta anche uno scambio di opinioni sulle varie problematiche della
vita, sempre così presenti, e imprevedibili, nel loro porsi.
Naturalmente per confidarsi, sarà opportuno scegliere sempre persone positive, che col loro carico
di benessere mentale, potranno dare il giusto apporto emotivo a una “sindrome di pessimismo”, e
incertezza, che di tanto in tanto si appropriano della nostra mente.
@Silvia De Angelis
Le recenti notizie di nuovi progetti, nuovi assetti proprietari e molti licenziamenti nel mondo dei social sono la spia dell’inizio di una crisi nel mondo della comunicazione e della preparazione ad una nuova fase della rivoluzione digitale.
Il metaverso è un elemento di questa nuova fase.
Nel romanzo di fantascienza post-cyberpunk Snow Crash, edito nel 1992, lo scrittore N.Stephenson immaginava un mondo parallelo a quello reale, un meta- universo o metaverso, localizzato nello spazio cibernetico dove i soggetti interagivano attraverso i propri avatar.
Come spesso accade con quanto immaginato dagli scrittori di fantascienza il metaverso è oggi una realtà in rapido divenire non solo su Facebook ma anche su molte altre piattaforme digitali specializzate nella creazione di spazi virtuali caratterizzati da una architettura tecnologica che prevede la integrazione osmotica, in un’unica realtà mista, tra la realtà effettiva, quella virtuale e quella aumentata.
Di fatto una nuova realtà senza soluzione di continuità con le altre e quindi con una notevole credibilità, personalizzazione e possibilità immersiva. Una realtà mista che cambia ulteriormente il già complesso rapporto tra cervello ed esperienza digitale e rispetto alla quale dobbiamo porci sia domande per intravedere possibili sviluppi positivi sia dubbi e precauzioni in termini di saluta mentale.
Tra questi almeno due.
Una sempre maggiore fluidità nella integrazione delle realtà può farle collassare in un’unica realtà?
E ancora, potrà il metaverso modificare i nostri meccanismi cognitivi e la cambiare la nostra idea di realtà? (Riva, 2022)
Domande che esigono risposte ma principalmente conoscenza dei meccanismi perché ci siano chiari prima di essere invasi da una tecnologia che sta già interessando molti mercati da quello immobiliare a quello dei videogiochi a quello delle mostre di arte fino alla video video poesia e che è sostenuto dall’utilizzo delle criptovalute.
Un nuovo mondo di scambio e commercio di oggetti digitali NTF ( Not Fungible Token ), un nuovo mondo finanziario quindi che, proprio per questo, si potrebbe sviluppare con neocapitalistica rapidità .
D’altro canto oltre agli aspetti finanziari e commerciali non mancano esperienze di tipo artistico e culturale, dall’avatar che presenta una mostra di quadri a quello che recita le sue poesie agli avatar degli invitati in spazi digitali concordati.
Esperienze che si accostano ad altre più bizzarre e che ci danno anche l’idea della pervasività e della possibile frattura col reale non scevra da pericoli per la salute mentale come quella del medico giapponese che sposa il suo amato ologramma o come il matrimonio tra una coppia di avatar indiani con la presenza di tanti avatar invitati tra i quali c’è anche quello del padre morto da tempo.
In quest’ultima esperienza è evidente il rischio di inoltrarsi in un universo di realtà che sono miste non solo tra reale e digitale ma anche tra reale e fittizio.
Come infatti c’è una negazione della realtà nel padre morto che presenzia al matrimonio può esserci, per persone psicologicamente vulnerabili, un vissuto di sdoppiamento della realtà per scarsa capacità di integrare un accadimento nella realtà mista virtuale-reale-aumentata.
É allora possibile l’autoinganno di essere soltanto un avatar slegato dal reale concreto immerso in un vissuto pre o addirittura psicotico dissociativo dove la consapevolezza di sé e del sé interno si sdoppia o si disintegra in esperienze di derealizzazione e depersonalizzazione.
La capacità infatti di potere percepire in un continuum simultaneo tre realtà senza che questo collassi è ancora oggetto di studi filosofici. In particolare il filosofo australiano Chalmers nel suo studio “Realtà +: i mondi virtuali e i problemi della filosofia” sostiene che la realtà virtuale è genuina perché in grado di determinare esperienze significative come avviene nel mondo fisico corporeo.
Tentativo, il suo, che apre l’ipotesi di espansione del nostro attuale senso di realtà attraverso il mondo digitale ma che va ancora meglio definito non solo in ambiti neurofisiologici e psicologici ma anche con attenzione alle attitudini e alle esigenze personali.
Alcuni studi sperimentali in ambito di neuroscienza sono comunque giunti alla conclusione che il tipo di corpo virtuale indossato da un individuo-avatar in un contesto da metaverso induce nella persona cambiamenti di percezione, cognizione e comportamento come se immergersi nel corpo digitale di un altro possa determinare l’illusione di possederne le proprietà e le capacità e quindi attivare dei processi di cambiamento.
E’ evidente come sia possibile ipotizzare che abitare, in questo contesto, uno stereotipo positivo possa determinare mutamenti nelle attitudini sociali. Si pensi ad abitare un corpo di un colore diverso, di una età diversa, di sesso diverso, di cultura diversa. Sono questi, in termini psicosociali, le positività del nuovo spazio del metaverso. Questo nuovo altro universo dove si può almeno sperare che si riducano pregiudizi e discriminazioni come quelli razziali o come quelli verso il mondo femminile. Certo non basterà il metaverso né per abolire il razzismo e la violenza sulle donne. Ci vorranno ancora lotta, cultura, civiltà e partecipazione consapevole.
Per questo motivo concludo ricordando che il 25 novembre ricorre la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
Un invito a partecipare tutti nella nostra quotidiana realtà di tutti i giorni che è più, molto di più di ogni metaverso. Cipriano Gentilino
Mi pare opportuno proporre l’articolo scritto dal prof. Lorenzo Fiore, collaboratore della nostra rivista, che si focalizza sulla questione femminile e sulla considerazione che il ruolo della donna, oggi, necessiti di fatti concreti e basati sulla correttezza e imparzialità. Segue un Sonetto che riguarda direttamente le donne, scritto da Lorenzo Fiore, tratti da Conti aperti con il Mondo.
Sono convinto che la questione femminile sia di grande importanza e attualità, e che oggi ci siano le condizioni materiali per darle concrete e soddisfacenti risposte. Penso anche che queste sarebbero positive per gli stessi uomini, che potrebbero confidare in rapporti affettivi più pieni e soddisfacenti, con compagne non afflitte da un senso collettivo di oppressione e dall’esigenza di reagire in qualche modo (senza tener conto della sussistenza di antichi e talvolta sofisticati meccanismi di difesa).
Tuttavia, le mie conoscenze sul tema sono insufficienti, e i libri letti non vanno molto al di là de Il secondo Sesso, quindi mi scuso per le banalità, errori e ingenuità che saranno presenti in quanto segue.
Dovrei forse, per ragioni di formazione personale, iniziare con gli aspetti biologici, che tuttavia mi sembrano tanto evidenti che il parlarne può significare soprattutto un richiamo alla loro importanza. Sta in primo piano la funzione riproduttiva, fondamentale in tutti i viventi ma che nella specie umana non si limita alla deposizione di qualche uovo nella sabbia, per poi ricoprire il tutto e allontanarsi. La gestazione, il parto, l’allattamento sono funzioni esclusive femminili, e sulle donne ha prevalentemente gravato anche la successiva cura del piccolo e del suo benessere affettivo.
Le differenze anatomiche e fisiologiche fra donne ed uomini sono vistose, e non possono non accompagnarsi a inclinazioni e tendenze nella sfera psicologica, adeguate in mole e importanza all’essenzialità della funzione. Questo comprende anche i caratteri comportamentali maschili, anch’essi conformati all’esigenza primaria del successo riproduttivo.
Tuttavia, il comportamento della specie umana è plastico ed adattabile, come testimoniano gli innumerevoli tipi di organizzazione sociale che si sono succeduti nel tempo e nello spazio, nei quali le donne hanno vissuto in condizioni assai diverse; da una situazione, come nell’antica e democratica Atene, poco superiore a quella dei numerosi schiavi, a ruoli anche prestigiosi e importanti, ad esempio, se non prendo un abbaglio, nella Francia degli ultimi secoli.
Ne consegue che la biologia e l’evoluzione non determinano barriere insormontabili nei confronti di progetti di rinnovamento sociale, ma rendono molto complessa e difficile la situazione, che richiede pazienza, intelligenza e saggezza, e non può essere volontaristicamente affrontata con il letto di Procuste.
D’altro lato, le potenzialità umane sono forse tuttora largamente inespresse (qualcuno diceva che siamo ancora nella preistoria), e ciò vale particolarmente, per ragioni storiche, nel caso del sesso femminile; una considerazione che può generare un coinvolgente invito all’operare creativo.
Ma con quali iniziative pratiche?
Il percorso che si prospetta non ha, mi sembra, punti di approdo preordinati, se all’obiettivo dell’uguaglianza, magari improntata all’imitazione del mondo maschile attuale, si preferisce come guida – anche in accordo con quanto sopra brevemente notato – il principio di parità di diritti e opportunità.
Su questa via molti progressi sono stati fatti, e si deve operare perché altri possano seguirli; nella prospettiva che attraverso una vasta sperimentazione, in cui si esprimano liberamente aspirazioni e inclinazioni, possa essere raggiunto un buon equilibrio di partecipazione maschile e femminile alle diverse attività. Senza che questo significhi predominio maschile nei ruoli più importanti, anzi non è improbabile che ne deriverebbe uno femminile; nel quadro comunque di un complessivo arricchimento sociale.
Ovvi al riguardo gli interventi negativi: rimuovere le cause ostacolanti, assicurare libertà di scelta. Qui il percorso sembra avviato, anche se con difficoltà e conflitti.
Ma più difficili appaiono gli interventi positivi, fra i quali potrebbero avere una decisiva importanza quelli educativi, volti in primo luogo a favorire capacità, fiducia e aspirazioni, in un quadro di rispetto e comprensione reciproci.
Abbastanza distinta e separata, ma fondamentale, mi appare la questione del rapporto fra uomini e donne entro la sfera affettiva-sessuale.
La materia è esplosiva, e viene coinvolto in modo non sempre controllabile il profondo. L’evoluzione ha concentrato qui, e a ragione, tutti i suoi mezzi più potenti (per parlare figurato). Sono messe in questione la felicità e l’autostima. E la situazione è particolarmente complicata nel mondo attuale, nel quale il sesso ha acquisito un’importanza esorbitante, mentre altri modi di realizzazione personale sono poco praticabili.
Non sorprende quindi che, specialmente in soggetti deboli o con patologie psichiche, si possano verificare casi distruttivi estremi, che spesso si rivolgono anche contro lo stesso autore, e talvolta si concludono con un suicidio.
Sono ovviamente eventi orribili e inaccettabili, e la loro frequenza attuale allarma. Ma forse sarebbe richiesto un più attento esame delle singole situazioni, e in qualche caso alla condanna sarebbe giusto unire la pietà.
Non va poi sottovalutato che oltre a questi casi estremi ce ne sono molti altri meno vistosi, ma che affliggono tante persone.
Gli strumenti di attenzione e intervento esistenti richiedono certo un potenziamento ed una valorizzazione; tuttavia anche in questo caso, mi sembra, dovrebbero essere parallelamente sviluppate iniziative educative capaci di offrire a donne e uomini un riferimento equilibrato e rasserenante, inclusivo anche degli aspetti affettivo-sessuali. Ma qui si aprirebbe la complicata questione del rapporto fra interventi educativi e libera spontaneità individuale, fondamentale in un campo così delicato.Va considerato, infine, che ogni progettualità dovrà collocarsi entro la realtà attuale, nella quale appare in corso una rovinosa regressione antropologica, al cui termine potremmo trovarci in una nuova povertà, economica, sociale e culturale.
Da qui un invito ad affiancare la giustificata competizione fra i sessi con lo sforzo per un’attività solidale di uomini e donne, che eviti che la parità, anche se ottenuta, si collochi in un panorama condiviso ma degradato. Lorenzo Fiore
Fascination
All’uso d’armi di fascinazione
di massa viene la donna istruita
da natura e da lunga tradizione,
e ne sa far ricorso nella vita.
Ma se trascura la sua dotazione,
per scegliere una via scabra ed ardita,
può adire inusitata dimensione,
seppure a rischio d’esserne ferita.
E se rivolge poi serena cura
agli arsenali suoi ma non ne abusa,
e una vita più ricca e più matura
cerca, ed intelligenza e impegno usa,
può attinger grazia che all’uomo è negata,
di forza e gentilezza rischiarata.
Lorenzo Fiore – Sonetto tratto da L.F. Conti aperti con il Mondo, YCP, 2020
Controluce: 20 novembre, giornata mondiale dei diritti dei bambini. La lacrima di un bambino capriccioso pesa meno del vento, quella di un bambino affamato pesa più di tutta la terra”. Gianni Rodari.
20 novembre 2022 Roma articolo di Marina Donnarumma
Oggi la giornata dei diritti del bambino, ieri un ‘altra giornata di non so cosa, cosi ogni giorno. Giornate dedicate ai diritti di chi non ha diritti, e continua a non averne. Mi domando a cosa servono queste giornate? Lo domanderei ad ogni bambino affamato, seviziato, mutilato, violentato, povero, assetato.
Lo vorrei domandare a tutti quei bambini orfani negli orfanotrofi, che non vengono adottati a causa di pratiche burocratiche, e ipocrisia, perchè su di loro ci lucrano, visto che lo stato versa fior di soldoni per il loro mantenimento. Adottare un bambino italiano pressochè impossibile, poi da un genitore single ancora peggio. Allora che dovrei dire a chi rimane vedovo o vedova dovrebbero essere tolti i bambini? Che mondo ingiusto, doloroso, bambini che si prostituiscono, che si drogano con la colla per resistere al freddo, bambini venduti per pochi soldi, bambini che fanno la guerra, bambini, bambini, non merce. Bambini a cui viene negata l’infanzia, destinati dalla nascita a morire, a una vita di violenza, bambini, si bambini! Nelle miniere per 10 12 ore, infilandosi in cunicoli strettissimi, a raccogliere semi di cacao, per pochissimi soldi, per cui a stento mangiano, se mangiano! Bambini che stanno ore e ore con le gambe incrociate a fare nodi ai tappetti che noi compriamo, a cui viene negata l’istruzione, bambini che non sanno cosa è l’amore, perchè la povertà abbrutisce ogni cosa, e non mi venite a raccontare due cuori e una capanna! Conflitti, povertà e crisi climatica a peggiorare quello che è già peggio. Nel mondo vivono più di 400 milioni di bambini in aree di conflitto, dai 10 ai 16 milioni di bambini costretti a lavorare e sposarsi, più di 220000 bambine e ragazze muoiono durante gravidanze e parti perchè sono il risultato di matrimoni precoci.
Senza soffermarmi a tutte le brutalità a cui vengono sottoposti i bambini, si i bambini! Oltre 345 milioni di persone non hanno accesso al cibo a sufficienza per poter sopravvivere, il fatto che alcuni lavorano non cambia nulla, sono pagati talmente poco che il risultato è lo stesso. 14 milioni di bambini sotto i cinque anni rischiano e muoiono di fame. In Italia? Un popolo di bambini che hanno enormi difficoltà tra l’indifferenza delle istituzioni, le difficoltà che hanno in casa, economiche, per mangiare, per vestirsi, per praticare uno sport, che non è un lusso ma una forma importante di socializzazione.
Allora quanto pesano le lacrime di questi bambini? Le hanno le lacrime, il fiato per piangere a parte la pancia grossa e il loro corpo scheletrico ? Io rimango senza parole per queste giornate false ed ipocrite. Non serve ricordarlo, perchè si mangia tutti i giorni e se non si mangia si muore, e non si muore solo di quello. Un bambino ha diritto ad un infanzia di giochi, non ad imbracciare un fucile, un bambino ha diritto a un infanzia di giochi, non ad imbellettarsi per prostituirsi ad un perverso! Lavorare per 10 12 ore al giorno, dormire all’addiaccio è la negazione assoluta di qualsiasi diritto. Allora dico a tutti quelli che li sfruttano, li uccidono, li violentano, a quelli che hanno la pancia sazia di ogni ben di Dio, abbiate pietà di questa infanzia, tutti noi dobbiamo avere pietà e non per un giorno, ma per sempre.
La lacrima di un bambino capriccioso pesa meno del vento, quella di un bambino affamato pesa più di tutta la terra”. Gianni Rodari.
I bambini della guerra hanno occhi scuri vellutati. Hanno gote sporche di terra e sentieri chiari di lacrime. Hanno fame, hanno freddo, non vedono il sole. Non conoscono la luna e le stelle. Non hanno prati fioriti, dove possono correre, Hanno macerie di case e cadaveri da seppellire. Non hanno scuole per imparare, ma mitra da imbracciare, bombe da lanciare, innocenza da negare. Non sognano regali di Natale, dormono nelle cantine buie e aspettano la pioggia, nelle pozzangere possono bere. Sognano di morire, almeno in paradiso possono mangiare. Non hanno scarpe, i loro morti sono senza. Una sola scarpa che fa piangere, un lamento che arriva fino al cielo. Un lamento di madri vestite di nero e di dolore, di padri che non li hanno difesi. Il cielo scuro, di fumo acre, di sangue, di bombe e distruzione, senza nessuna giustificazione. Una nenia disperata! per ogni bambino che non gioca, per ogni bambini mutilato, per ogni bambino senza infanzia, senza pane, violati, a piedi nudi, sporchi di fango, senza scarpe, le hanno perse ai piedi del mondo, che li culla già morti, li culla e piange, li culla e piange! Iris G. DM
Articolo di Marina Donnarumma . Roma 20 novembre 2022
Oggi 20 novembre nella giornata mondiale delle vittime della strada vorrei parlare degli incidenti causati dai cani abbandonati in balia del proprio crudele destino.
Molte persone perdono la vita o peggio restano immobili in un letto per gli incidenti stradali che sono in continuo aumento.
C’è chi guida in stato di ubriachezza, chi sotto gli effetti della droga, chi per avere forti emozioni si lancia per le pubbliche strade in una folle corsa senza pensare a ciò che potrebbe accadere, provocando danni gravissimi o persino la morte di terze persone vittime della pazzia altrui.
Un altro problema, causa di tantissimi incidenti soprattutto in autostrada, sono i cani randagi abbandonati da individui senza scrupoli.
A volte vengono legati al guard-rail a volte lasciati vagare liberi, dipende dall’ispirazione del momento del crudele compagno di vita.
Può capitare che il malcapitato venga investito, succede anche che chi si trova di fronte il povero animale per evitarlo sterzi improvvisamente facendo un frontale con un altro mezzo proveniente dalla carreggiata opposta e può accadere che i coinvolti restino gravemente feriti o perdano la vita.
Spesso l’animale investito viene lasciato morente lungo la strada, praticamente l’autista “tira dritto” perché secondo la sua brutale logica pensa che “tanto è solo un cane”.
Così è successo alla mia cagnolona razza pastore tedesco.
E’ stata investita e lasciata morire lì proprio dove l’hanno travolta.
Per sua fortuna gli umani non sono tutti uguali, non tutti pensano “è solo un cane” o è solo un gatto, perché la stessa sorte succede anche a tantissimi gatti, sia che siano abbandonati, sia che siano di colonia.
Grazie ai volontari è stata recuperata, curata, passando dal carrellino alla fisioterapia per poi finire in un canile e attraverso le super adozioni del cuore una fantastica volontaria, tata Stefania che mi ha già donato tre cani meravigliosi, con la staffetta da Catania è giunta sino a me.
Seguitemi perché Stefania scriverà per noi quali sono i problemi legati al randagismo del sud.
Stampella ha la colonna vertebrale deviata e saldata non si sa come, una zampa offesa, ma ha una volontà di ferro, tant’è vero che Gino, il mio veterinario di fiducia ortopedico, non si capacita del fatto che cammini, anzi corra.
Stampella ha un’ incredibile voglia di vivere.
Con lei ho altri tre cani, i suoi fratelli che tormenta incitandoli a giocare e due gatti.
Unica differenza è che Stampella, a parte all’area cani e nel suo giardino, non è mai libera completamente ma legata o alla linea oppure alla lunghina e quando la portiamo in montagna scegliamo percorsi poco difficoltosi.
Stampella nuota, è uno spasso vederla galleggiare sempre legata alla lunghina o al guinzaglio scorrevole.
Ovviamente a differenza del resto del branco le facciamo fare tempi di recupero maggiori rispetto agli altri comodamente sdraiata sul divano.
AMATE GLI ANIMALI. LORO SAPRANNO SEMPRE RIPAGARVI. CHI HA LA CAPACITA’ DI AMARE GLI ANIMALI, HA LA CAPACITA’ DI AMARE QUALSIASI CREATURA APPARTENGA A QUESTO MONDO, A COMINCIARE DA SE STESSI, TUTTE LE CREATURE FRAGILI, BISOGNOSE. AMARE E’ SEMPLICE E GRATUITO, E’ SEMPLICE!
Il problema non è che mancano i medici in Italia perché ci sono i test d’ingresso e il numero chiuso nella facoltà di medicina. Secondo gli esperti questo è dovuto al cosiddetto “imbuto formativo”, cioè all’insufficiente numero di borse di studio per laureati in medicina. Le questioni casomai sono altre: quando lo Stato deve fare una selezione? Non sarebbe meglio se la scrematura avvenisse esclusivamente in base al vero merito e all’impegno, ovvero in base al profitto degli studenti? Non è discriminatorio il numero chiuso? Non è contro il diritto allo studio? Certamente il diritto di essere curati da medici capaci e competenti è sacrosanto e imprescindibile (e viene prima del diritto allo studio), ma siamo davvero sicuri che quei test d’ingresso verifichino oggettivamente le capacità e il talento dei candidati? Siamo tutti d’accordo che la selezione deve esserci, ma non è che ancora una volta ci facciamo abbindolare dalla presunta scienza dei quiz e dei test, come se potesse essere verità assoluta e dare responso certo e definitivo su un giovane, che voglia intraprendere lo studio della medicina? Siamo veramente sicuri che quei test d’ingresso siano il modo migliore per selezionare i migliori? Ne siamo veramente certi? Da dove nasce questa fiducia smisurata nei test? Senza ombra di dubbio sono il metodo più economico, più sbrigativo, più democratico (apparentemente perché mette tutti nella stessa condizione). Un tempo i test li chiamavano reattivi carta e matita. Ma siamo sicuri che sia il migliore, quello che cioè ci dice la verità sulle capacità e la preparazione di quei candidati? Alcuni studiosi potrebbero snocciolare una gran mole di dati sulla predittività dei test di ammissione e su correlazioni significative tra resa dei test d’ingresso e profitto universitario. Però c’è il rischio tangibile della profezia che si autoavvera a cui potrebbero essere soggetti i professori: visto che gli studenti sono stati ritenuti migliori con i test allora li potrebbero considerare tali a priori, valutando meno severamente i loro studi. E ancora perché affidare gran parte della selezione ai test quando questo compito potrebbero svolgerlo i professori? Alcuni potranno rispondere in questo modo: allo stato attuale delle conoscenze i test e i quiz sono il modo migliore per selezionare i candidati. Ma anche se fosse cosa dire del costo proibitivo per la preparazione a quei test di ammissione? E ancora mi chiedo se è meglio avere dei laureati in medicina disoccupati oppure la mancanza di medici in periodi di crisi, di emergenza, come durante la pandemia? Così come mi chiedo se lo Stato contempla adeguatamente il numero di medici, formati in Italia, che vanno a lavorare all’estero, e il numero di medici italiani, formati a Tirana o nei Paesi dell’Est, che vengono a lavorare in Italia? Certamente qualcuno potrebbe ritenere sensatamente che la facoltà di medicina metta alla prova i candidati esattamente come qualsiasi scuola di eccellenza italiana. Però la selezione non deve diventare troppo esclusiva perché altrimenti ci sarebbe davvero la carenza di medici italiani. Non è che alla base di tutto domina incontrastata la diffusissima sottocultura dei quiz e dei test, il cui primo postulato è che in base a queste prove si può individuare gli intelligenti ed escludere quelli non validi? Siamo veramente sicuri che vengano scelti i migliori ed esclusi i peggiori? Il problema a riguardo è che questa fiducia nei test si perpetua perché coloro che diventano professori avendo superato un test di ammissione da studenti ritengono che questo sistema sia giusto ed esatto. Ma non è tutto ciò una convinzione fondata su una percezione errata, dato che la cosiddetta scienza dei test e dei quiz ha dei limiti metodologici evidenti e noti a chi abbia masticato un poco di psicologia delle differenze individuali?
Il post più letto del 18 novembre 2022 su Alessandria today è di Salvatore De Luca
Alla luce di quanto emerge dalla classifica giornaliera dei primi 10 post più visti del 18 novembre 2022 su Alessandria today, il post più letto fra tutti gli autori, escludendo il sottoscritto è il seguente:
La “noble art” e i menestrelli infedeli, di Salvatore De Luca
Salvatore De Luca (RORI) è un nuovissimo autore della redazione e questo è il suo primo post pubblicato, a Salvatore i miei complimenti per questo risultato…
Chi sarà domani 19 novembre 2022 il 1° classificato… seguiteci su Alessandria today e scopritelo, ricordo che questa classifica dipende esclusivamente da voi lettori…