Feci dei ricordi un giardino

Di Frida la loka(Lombardia)

Ne avevo tanti… già, sin da quand’ero piccola, alcuni sbiaditi con il passar del tempo, altri avrei voluto proprio cancellarli con qualcuno sono riuscita,
e quelli immancabili dove voglio ancora oggi tuffarmi, perché puri, nobili, sinceri, pieni d’affetto, amore e perché no passione.

I ricordi non li possiamo maneggiare come cartelle in ufficio; non possono essere classificati, belli, meno belli, brutti…

Sono sempre in aguatto, di quando in quando giungono, sempre senza preavviso, ti fanno sorridere a creppa pelle e mille volte piangere, non solo di malinconia…

Parlano, parlano d’un tempo che fu, parlano di passato, immagini che trafiggono il cuore che pensavi non siano mai esistiti..

Uno dei tanti ricordi è, che ho accumulato una quantità non indifferente perciò, ho deciso di starne un pò alla larga e ho fatto un giardino chiuso con un lucchetto in bronzo. A volte penso d’essere troppo rigida e torno adagio; oltre i miei fiori e cespugli preferiti.

Tolgo il lucchetto, apro la porticina e le cerniere fanno il classico rumore di mancanza di cura, do uno sguardo intorno a me, una tiepida brezza, con profumo di libri ingialliti mi da il benvenuto, il cappello vola dalla mia testa e oscilla fra foto vecchie, fa un giro di farfalla e compare sul muretto che divideva casa mia con quella dalla vicina.

Poi impazzita dalla mia presenza ruota e cambia direzione, mi porta verso un cielo stellato e mi ci vedo sdraiata sul pratto, nel buio della notte, sdraiata, fa caldo, ho solo una leggera camiciola in raso, le braccia incrociate dietro la testa e naso in su e le palpebre che aprono e chiudono lentamente, e le pupille che rimpicciolliscono e allargano, non perdono le sconfinate forme che le stelle formano…

D’un tratto, tutto è finito. Si vede che il lucchetto è tornato al suo posto, la prossima occasione porterò con me un rametto dei fiori del sentiero che conduce al giardino e dell’olio!, per aggiustare la porta… tuttosommato, son parte di me; anche d’essi, dovrei prendermi cura.

Tua.

31 dicembre, 2022

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Ljubjana di Peter Semolič

I poeti sloveni hanno una marcia in più

almerighi

È nato nel 1967 a Ljubljana, dove tutt’ora vive.

Mi ha turbato
non sapere
in quale senso corre il fiume
della mia città natale.
Sedevamo sulla riva
sinistra o sulla destra
quando smaniavo
di ottenere un posto
nel tuo letto
e assieme l’assoluzione
per il mio cuore?
Tu sapevi tutto questo.
Hai detto: “Niente giochetti.
L’amore si muove
in armonia con la sua
natura. Come il fiume”.
Quando te ne sei andata,
non sapevo stabilire
la tua direzione.
Andavi verso la fonte,
verso la foce?
Dove dovrei cercarti…
Voglio credere che il mondo
finisca da qualche parte e che là
tutte le acque precipitino
fragorose in un abisso
senza fondo.

*

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Due parole sull’equilibrio, sulla scrittura e sulla creatività…

Secondo le teorie degli umori di Ippocrate e Galeno la salute dipende dell’equilibrio degli elementi nel nostro organismo. Lo stesso vale per la medicina ayurvedica. Nella medicina cinese Yin e Yang determinano l’armonia degli opposti. In fisiologia e nella cibernetica un concetto portante è quello di omeostasi. In psicologia abbiamo la teoria dell’equilibrio cognitivo di Heider. Insomma, da che mondo è mondo, lo  squilibrio porta al male. Il deficit e l’eccesso sono considerati negativamente.  Forse Aristotele ha condizionato in modo determinante tutti gli altri con il suo concetto di giusto mezzo. Forse, più semplicemente,  è un dato di fatto incontestabile e incontrovertibile che l’equilibrio è bene e lo squilibrio è male,  anche se spesso neanche si cercano le prove che l’equilibrio sia benessere e lo si assume come postulato di molte teorie. Anche gli stessi latini sostenevano che nella media sta la virtù. Comunque secondo la fisica la sintropia è bene e l’entropia è sciagura infinita, detto in parole povere.  Il cambiamento fa paura a molti ad esempio perché non solo può far raggiungere l’equilibrio ma anche perché può romperlo. La vera difficoltà in cui ci imbattiamo tutti è che nella vita l’equilibrio è sempre precario, che basta poco per perderlo, che è difficile raggiungerlo. Non sta a noi giudicare una persona positivamente perché la consideriamo equilibrata o negativamente perché squilibrata. È difficilissimo valutare in questi casi. Nella scrittura molti artisti devono la loro creatività a uno squilibrio neurochimico o psicologico. È proprio quello che li porta a creare. Una volta creata un’opera viene ripristinato l’equilibrio psicologico. Ma bisogna tener presente che non possono sempre far riferimento a questa abreazione, a questa valvola di sfogo. Talvolta non è sufficiente.  Talvolta l’equilibrio non viene raggiunto e si entra in una crisi interiore senza precedenti. Affidarsi unicamente alla scrittura può essere negativo, controproducente. Alcuni artisti tollerano anche l’intollerrabile, ovvero il loro grande squilibrio psicologico,  per non perdere la creatività. Ma è forse giusto sacrificare tutti sé stessi in nome di un’arte presunta? A mio avviso è puro masochismo.  Bisogna invece avere il coraggio e l’umiltà di chiedere aiuto a uno specialista,  anche se non tutti gli specialisti sono competenti, empatici, etc etc. È meglio un equilibrio indotto, artificiale di uno squilibrio naturale. È meglio un equilibrio che appiattisce psicologicamente e che inizialmente toglie un poco di creatività artistica, che verrà recuperata dopo qualche mese, piuttosto di uno squilibrio molto creativo. A volte bisogna sacrificare un poco di arte per la qualità della propria  vita. È la vita e non l’arte che deve essere messa al primo posto. Primo vivere, dopo scrivere.  È bene non fare come Oriana Fallaci, che non curò il suo cancro perché doveva scrivere un libro (o così almeno lei dichiarò). In fondo la felicità sta nel raggiungimento di un equilibrio interiore invece che in pochi momenti puntuali di creazione artistica. E di solito grazie al perseguimento dell’equilibrio interiore si approda a nuove dimensioni dello spirito o almeno a nuova consapevolezza esistenziale, che porta a nuova ideazione e creatività. 

Controluce: lo spirito di fine anno…

Date: 30 dicembre 2022Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

Articolo di Marina Donnarumma 30 dicembre 2022. Roma

Oggi è 30 dicembre, un anno praticamente finito, un anno dove l’inflazione ha galoppato non solo a ritmo sostenuto, ma sta in bella corsa, ovviamente il traguardo non contempla la vittoria, ma lo sfinimento e la morte del cavallo.


Tutti parlano di tutto, tutti hanno la soluzione, tutti tuttologi esperti, laureti in quella facoltà dove si studia per obnubilare la gente. Mi viene in mente che è d’obbligo fare gli auguri, allora potrei cominciare con la pandemia, che ci ha spossato fisicamente e psicologicamente, a tutte le persone che hanno in fallimento le loro attività, che comunque sono protestati e con il fiato sul collo dello stato rapace.

A tutto un mondo di persone che sono rimaste senza lavoro, alle serrande chiuse, alle tasse che non finiranno mai di pagare e di contro l’esclusione totale a fare altro. Auguri a tutte le banche che fanno i loro interessi, si prendono gli interessi, leccano il culo ai ricchi e prendono a calci i poveri. Auguri ai poveri che non ce la faranno mai, perchè è giusto che siano destinati a sparire per sempre. Auguri a tutte le categorie che non hanno voce, auguri a tutte la corruzione che viaggia spedita in ogni ufficio, che sottrae milioni di euro e poi i disgraziati sono i poveracci che si arrabbattano per campare. Auguri a tutti quelli che prendono 600 800 euro al mese, che non ce la fanno ad avere una vita, non possono pagare un affitto, una macchina, e lavorano almeno 10 ore al giorno, senza che siano pagati gli straordinari. Auguri agli stipendi che non aumentano mai, ma il costo della vita è giusto che aumenti a dismisura. Auguri alle tasse che ci attanagliano, ci stringono, ci strangolano e a tutti quelli che si sono suicidati per la situazione economica

Auguri ai due clochard che hanno avuto una figlia e l’ hanno data in adozione perchè vivono per strada, auguri a chi non ha una casa e vive con la famiglia in macchina.

Auguri a chi muore di fame e sotto le bombe, alle donne uccise e negate per un velo, auguri a tutte le donne che non possono studiare.


Auguri a chi è malato e non ha soldi e non si può curare, auguri a tutta l’ingiustizia che regna e regnerà. Auguri a tutti quelli che hanno pagato una rata in ritardo e non si potranno permettere le rate di qualsiasi cosa. Auguri ai ragazzi che finiscono in carcere, che prendono farmaci per calmarsi e per dormire, auguri quindi a questa società di merda che non si domanda perchè c’è stato lo sbaglio, ma solo la punizione. A proposito non sapete che la permanenza in carcere si paga? Ebbene si, quando qualcuno si fa un periodo in carcere deve pagare le spese allo stato. Auguri a tutti gli imbonitori e alle false promesse, auguri al degrado della scuola e dei valori morali. Auguri a tutti quelli che bullizzano e continueranno a farlo indisturbati. Auguri a quelli che scrivono ” propio” invece di proprio, e a quelli che fanno della lingua italiana un infame minestrone. Auguri a tutti talk show monnezza, dove litigano, si insultano, e sono un ottimo esempio. Auguri a tutta la classe politica corrotta, che non sa come si vive nella normalità, che non sanno quanto costa una spesa, che hanno ville, barche, jet privati e di tutto di più.

Auguri alle foreste deforestate, bruciate, ai mari, fiumi ogni corso d’acqua inquinato, intossicato, impoverito. Auguri a tutti i mistificatori, mercificatori di sentimenti, ai narcisisti che invadono il mondo, ai trafficanti d’organi e degli esseri umani, agli spacciatori, agli assassini, agli adoratori del ”dio denaro”, ai papponi e alle prostitute, a tutti quelli che degli uomini fanno carne da macello. Auguri ai barboni sotto i ponti, agli immigrati che scappano dal degrado della loro terra, che contiene grandi ricchezze sfruttate dall’occidente.

Auguri ai ricchi sempre più ricchi, i poveri sempre piu poveri, chi ha fame, sete e non frega un bel niente a nessuno. Auguri alle false parole vomitate da finti buonisti, che saccheggiano, approfittano di onlus a scapito dei disperati. Potrei continuare all’infinito, sicuramente ho scordato qualcosa e qualcuno si salva, ad esempio la povera terra, devastata, calpestata, rovinata dall’animale più avido, crudele, pericoloso ” l’uomo”.


Auguri a chi non ha voce, agli invisibili, a quelli che si svegliano la mattina all’addiaccio, tra l’indifferenza del mondo, auguri a chi è ancora capace di amare, e lo fa con il cuore.

Quindi auguri a chi il cuore ce l’ha, pochi di sicuro, ma sono i portatori di speranza. Auguri a chi crede ancora nei sogni, anche se non potrà realizzarli e auguri a chi i sogni non ce li ha, troppo occupati ad infilarsi nelle miniere di cobalto e lavorano 12 ore al giorno senza avere quasi da mangiare. Auguri a chi fa la guerra per un pezzo di terra, a tutte i mercanti d’armi che si ingrassano sulla morte. Auguri a chi muore, a chi morrà per una verità. Auguri ai grandi della terra, che in realtà sono piccoli e meschini Auguri a tutti noi, che possiamo essere orgogliosi di tutto quello che abbiamo fatto e facciamo. Auguri perchè ogni anno non cambia nulla, che siamo ad un passo dall’abisso, auguri al vicino a cui se vivi muori non importa. Auguri all’amore, alla carità, alla compassione, alla misericordia che sicuramente pochi hanno, che dire? L’amore salverebbe il mondo, ma beato chi ci crede.


Buon fine anno e buon inizio a tutti.

Articolo di Marina Donnarumma Roma 30 dicembre 2022

Cultura. Poesia:” Ode al primo giorno dell’anno” di Pablo Neruda.

Lo distinguiamo dagli altri
come se fosse un cavallino
diverso da tutti i cavalli.
Gli adorniamo la fronte con un nastro,
gli posiamo sul collo sonagli colorati,
e a mezzanotte lo andiamo a ricevere
come se fosse un esploratore
che scende da una stella
.

Come il pane assomiglia al pane di ieri.
Come un anello a tutti gli anelli: i giorni
sbattono le palpebre
chiari, tintinnanti, fuggiaschi,
e si appoggiano nella notte oscura

Vedo l’ultimo giorno
di questo anno
in una ferrovia, verso le piogge
del distante arcipelago violetto,
e l’uomo
della macchina,
complicata come un orologio del cielo,
che china gli occhi
all’infinito
ripetersi delle rotaie,
alle brillanti manovelle,
ai veloci vincoli del fuoco.

Oh conduttore di treni
fuggiasco
verso stazioni
nere della notte.
Questa fine dell’anno
senza donna e senza figli,
non è uguale a quella di ieri, a quella di domani?

Dalle vie
e dai sentieri
il primo giorno, la prima aurora
di un anno che comincia,
ha lo stesso ossidato
colore di treno di ferro:
e salutano gli esseri della strada,
le vacche, i villaggi,
nel vapore dell’alba,
senza sapere che si tratta
della porta dell’anno,
di un giorno scosso da campane,
fiorito con piume e garofani.

La terra accoglierà questo giorno
dorato, grigio, celeste,
lo dispiegherà in colline,
lo bagnerà con frecce di trasparente pioggia
e poi, lo avvolgerà nell’ombra.

Così è:
piccola porta della speranza,
nuovo giorno dell’anno,
sebbene tu sia uguale agli altri
come i pani a ogni altro pane,
ci prepariamo a viverti in altro modo,
ci prepariamo a mangiare, a fiorire, a sperare.

Ti metteremo
come una torta
nella nostra vita,
ti infiammeremo
come un candelabro,
ti berremo come
un liquido topazio.

Giorno
dell’anno nuovo,
giorno elettrico, fresco,
tutte
le foglie escono verdi
dal tronco
del tuo tempo.

Incoronaci con acqua,
con gelsomini
aperti,
con tutti gli aromi
spiegati,
sì,
benché
tu sia solo un giorno,
un povero giorno umano,
la tua aureola palpita
su tanti cuori stanchi
e sei,
oh giorno nuovo,
oh nuvola da venire,
pane mai visto,
torre permanente!

In questa poesia il poeta cileno affronta un tema caro a tutti gli uomini: la speranza. Il primo di gennaio che s’appresta ad affacciarsi sul mondo, sarà accolto come un giorno speciale, un giorno nuovo, un giorno portatore di cambiamenti, sebbene per la terra non è altri che un giorno come un altro ( nuovo giorno dell’anno/sebbene tu sia uguale agli altri/come i pani/a ogni altro pane). In questi versi Neruda tiene a farci presente che in realtà il primo dell’anno non è portatore di nessuna novità imminente, ma è piuttosto un giorno la cui importanza è legata a un elemento culturale e convenzionale. La gente, pur consapevole che si tratta di un giorno sostanzialmente uguale ad altri che ha già vissuto, si prepara ad accoglierlo con aria di festa, di allegria e di speranza. Nei versi finali, il poeta sottolinea la necessità di questa speranza. Nonostante il primo dell’anno sia solo un povero giorno umano, ha l’animo di consolare e supportare tanti cuori stanchi che trovano così la forza di continuare a vivere e costruire un avvenire migliore. L’aggettivo finale, permanente, riferito alla torre, sta ad indicare proprio la volontà di edificare un futuro stabile e duraturo, ed è in quest’ottica che il pane, seppur sempre uguale, appare come mai visto, come pane fresco ricco di nutrienti per i futuri giorni da vivere.

Storia di Italo Calvino

Versi di Italo Calvino

almerighi

Italo Calvino (1923 – 1985) scrittore, Intellettuale di grande impegno politico, civile e culturale, è stato uno dei narratori italiani più importanti del secondo Novecento.

Io cammino per un bosco di larici
ed ogni mio passo è storia.
Io penso, io amo, io agisco
e questo è storia,
forse non farò cose importanti,
ma la storia è fatta
di piccoli gesti
e di tutte le cose
che farò prima di morire
saranno pezzetti di storia
e tutti i pensieri di adesso
faranno la storia di domani.

*

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Scompare a 82 anni Pelè e il mondo calcistico e non solo piange il suo eroe.Gabriella Paci

E’morto in Brasile, la sua terra natale , il più famoso calciatore di tutti i tempi che aveva un suo pari solo in Maradona: tre volte campione mondiale,si è dovuto arrendere al tumore al colon che da tempo lo affliggeva e che lo ha vinto a 82 anni di età il 29 dicembre 2022.

Dapprima la famiglia aveva parlato di ricovero per accertamenti di routine,poi le sue condizioni erano venute alla luce a novembre , seppure sembrava si fosse stabilizzato,tanto che lui stesso aveva tranquillizzato i suoi fans : si pensava che il suo male gli avesse concesso una  tregua ma non è stato cosi.

Tutto ciò che siamo, è grazie a te. Ti amiamo infinitamente. Riposa in pace”. Così, aggiungendo l’emoticon di due cuori e una foto delle sue mani ‘intrecciate’ con quelle di sorelle e nipoti, la figlia di Pelé, Kely Nascimento annuncia su Instagram la morte del padre.

 Carriera calcistica

Pelé, pseudonimo di Edson Arantes do Nascimento, è stato un calciatore e dirigente sportivo brasiliano, di ruolo centrocampista o attaccante.

Era consociuto, per la sua capacità aanche “O rei” (il re) O rei do futebol (il re del calcio) “Perola Negra(perla nera) il calciatore del secolo per la FIFA e per il Comitato internazionale nonché pallone d’oro Fifa: unico ad aver avuto il pallone d’oro FIFa onorario .Ha svolto al sua carriera prevalentemente per il Santos con cui ha vinto 10 volte il campionato Paulista, 4 volte il torneoRio-San Paolo,6 il Campionato brasiliano serie A e 5il TacaBrasil w 2 la coppa Libertadores ;2 la coppa intercontinentale a ltre. Unico al mondo con 3 edizioni di campionati mondiali vinti e definito perciò “patrimonio storico-sportivo dell’umanità” nel 2011.

Vita privata

Pelé si è sposato una prima volta nel 1966, all’età di 25 anni, con Rosemeri Cholbi, con cui ha avuto due figlie: Cristina e Jennifer Kelly e un figlio, l’ex portiere Edinho, che sta attualmente affrontando un processo per riciclaggio di denaro e traffico di droga.

 Nell’aprile del 1994, dodici anni dopo aver divorziato dalla sua prima moglie, il tre volte campione del Mondo si è risposato con la psicologa Assiria Seixas Lemos, dalla quale ha avuto due gemelli Joshua e Celeste, ora 17enni.

Infine la terza volta con è Marcia Cibele Aoki nel 2016 quando Pelè  andava ormai per i 76 anni, che avrebbe compiuto nel mese di ottobre di quell’anno, mentre la donna imprenditrice di origine giapponese, ne aveva solo 42.

Se il calcio non si fosse chiamato così avrebbe dovuto avere come nome Pelé, scriveva Jorge Amado. Generazioni di bambini hanno provato il colpo da fuoriclasse ispirandosi a Pelé su un prato di periferia, un cortile, un campetto. E in effetti chiunque poteva ispirarsi per una piccola parte a lui, che era fuoriclasse in tutto: destro, sinistro, velocità, dribbling e colpo di testa. Per lui si sono sprecate le iperboli. Atleta del secolo (assegnato dal Cio nel 1999), calciatore del secolo (ex aequo con Maradona). O Rei è stato con Muhammad Ali’ l’atleta piu’ celebre della storia, famoso nei punti piu’ remoti del mondo come nelle grandi capitali.

Conosciuto in tutto il pianeta

  Nessun altro sportivo ha avuto piu’ spettatori di lui, e la sua faccia è tuttora, molti anni dopo il suo ritiro, tra le piu’ popolari del pianeta. ”Sono conosciuto piu’ di Gesù Cristo”, disse anni fa in un’intervista all’ANSA. Una frase che gli attirò critiche: ma a pensarci bene non aveva torto perché “anche se è una cosa blasfema – spiego’ – c’e’ una logica. Io sono cattolico, e so cosa significhi Gesu’ con i suoi valori.   

  Ma nel mondo e’ pieno di gente che crede in altro: in Asia , ad esempio, ci sono centinaia di milioni di buddisti. Magari non sanno chi e’ Cristo, ma di Pelé hanno sentito parlare…”.     Nel mondo, più prosaicamente, c’è anche gente che crede che un altro fenomeno del calcio, Maradona, gli sia stato superiore.    “Falso – rispose in quell’intervista -, basta guardare i fatti.  Sapete quanti gol di testa ha segnato Diego? Ve lo dico io, nessuno: Pelé cento. E di destro?….in tutto io ho segnato quasi 1300 reti, vi dice niente questo dato? Il problema é che gli argentini non si rassegnano, mi hanno contrapposto prima Di Stefano, quindi Sivori, poi Maradona. Prendano atto del fatto che comunque io valgo più di tutti e tre”.

 E’ stato intervistato e fotografato piu’ di qualsiasi altra persona: statisti e divi del cinema. E’ stato accolto da ‘Rei’ in 88 nazioni, e ricevuto da 70 premier, 40 capi di Stato e tre Papi. In Nigeria venne dichiarata una tregua di 48 ore ai tempi della guerra con il Biafra perche’ tutti, da entrambi gli schieramenti, potessero vederlo giocare.

Per il 2023… Gabriella Paci

Scivola nella conca del tempo un anno

con il suo carico di  questioni irrisolte

lascito sgradito come grave malanno

di cui vorremmo liberarci tutte le volte.

Accogliamo questo fragile tempo nuovo

con l’illusione che sia davvero altro

e tra  fuochi d’artificio e botti galleggiano

le bollicine nei calici come salvagente

nella tempesta: speriamo che ci portino

in alto sopra la palude dove affondano

certezze e sogni  fissati in istantanee

dove brilla nei sorrisi d’occasione la

felicità da cartolina d’auguri  e nella

tristezza nascosta ci scambiamo baci

sperando che il nuovo anno abbia parola

di pace e pezze da porre sul cuore

per non farci sentire –almeno-  troppo dolore.

GIARDINO DI PALAZZO VENEZIA, di Silvia De angelis

Palazzo Venezia è un edificio fra i più significativi del Rinascimento. Il palazzo fu iniziato nel 1455 per volere del cardinale veneziano Pietro Barbo, poi divenuto papa con il nome di Paolo II, celebre collezionista d’arte, e concluso entro la fine del XV secolo.

 Oltre al progetto, risalgono al periodo rinascimentale l’appartamento Barbo, i saloni e la loggia monumentale, l’appartamento Cybo e il giardino-viridarium. Nel 1564 l’intero edificio venne ceduto alla Repubblica di Venezia, che vi stabilì la propria ambasciata presso lo Stato della Chiesa. Nel 1797, in seguito al Trattato di Campoformio e alla conseguente fine della Repubblica di Venezia, passò all’Austria, che a sua volta ne fece la sede della propria ambasciata.

 Tra il 1910 e il 1913 il giardino-viridarium, oramai noto come Palazzetto, fu smontato e ricostruito pietra su pietra in un sito più arretrato, così da consentire l’ampliamento di piazza Venezia. Nel 1916, nel corso della Prima Guerra mondiale, il Regno d’Italia lo sottrasse all’Austria e decise di stabilirvi un museo di arte medievale e moderna. Negli anni venti Benito Mussolini lo elesse quartier generale: oltre a farvi realizzare il nuovo scalone monumentale, il dittatore fascista ne fece il suo luogo principale di lavoro e di comunicazione. L’assetto odierno risale fondamentalmente al secondo dopoguerra. Il complesso accoglie fra l’altro gli uffici del Polo Museale del Lazio, la Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte e il Museo Nazionale del Palazzo di Venezia, ricco di alcune migliaia di opere di arte medievale e moderna, inclusi alcuni indiscussi capolavori.

Nonostante l’importanza e la bellezza Palazzo Venezia negli ultimi anni è gradualmente uscito dall’orizzonte dei cittadini e dei turisti. La chiusura al pubblico del giardino, mortificato al rango di parcheggio ministeriale, ha contribuito a renderlo una sorta di oggetto misterioso. Di ‘bella addormentata’.
Il 20 giugno 2016 il letargo si conclude. L’intero complesso riprende la scena che gli compete, nel cuore di Roma. Il segno più forte del cambiamento parte non a caso dal giardino, finalmente restituito al pubblico. Di qui l’attento lavoro di restauro e ricucitura, con l’abbattimento di alcune superfetazioni e al contrario la dotazione di un arredo urbano adeguato all’accoglienza, che comprende panchine, lampioni, cestini dei rifiuti, un sistema di videosorveglianza e un wi-fi gratuito. Di qui anche l’apertura in contemporanea dei tre varchi di accesso, lungo via del Plebiscito, via degli Astalli e piazza san Marco. Alla base un’idea comune: far sì che turisti e romani possano trovare nel giardino un luogo di pace e di relax, in una zona per il resto contrassegnata, specie durante il giorno, da traffico e rumore.
È questo il primo passo di un cammino più lungo e ambizioso, vale a dire di un progetto di completo riassetto museologico, che ha l’obiettivo di mettere in valore tutte le componenti e gli istituti del complesso.

Piccoli pappagallini parrucchetti volano nel giardino donando allo stesso, una nota di colore (web)

La notte fila liscia tranne

Autrice italiana contemporanea

almerighi

La notte fila liscia tranne
quelle sere che si cede al ricordo
che si dovrà morire su un letto come questo.
Allora penso a quello che dicono gli stupidi
che se c’è la morte io non ci sono. Ma
dal nulla nasce la paura, quando non vedi
non senti non pensi. Nessuna religione aiuterà
il danno dei vivi, feroce o silenziosa
nessuno potrà sottrarsi alla rovina. Dico al mio corpo
animale di stare fermo, di non pensare. Nulla
è più terribile più vero di questo tempo del ritardo, non c’è
luce per gli indifferenti, tutto l’amore non dato,
il tempo sprecato, niente che possa
destarmi dal sogno, io
dove sono,
dovrei alzarmi andare a bere in compagnia, cercarti e dire:
Tu per me sei pelle, una morte anticipata,
insepolta, coagulata fino all’erezione.

.
Mary Barbara Tolusso (Pordenone, 1967), da Disturbi del desiderio (Stampa2009, 2018)

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Appuntamento al buio con la musa di Stephen Dunn

Un bel testo del grande poeta americano

almerighi

Stephen Dunn poeta (Usa 1939 – 2021)

Be’, non proprio al buio, la conoscevo.
Ero io lo sconosciuto bisognoso, preoccupato
dell’apparenza e di quanto
avrebbe mai visto al di sotto. E, disperato
come sembra, sono stato io a farmi avanti –
non mi dispiaceva essere l’intermediario
per l’uomo che volevo essere. “Sì”, assentì,
e poi, “spero tu non sia geloso”.
Mentii, e fissò l’ora e il posto,
disse che c’erano altri, sempre e comunque.
La porta era aperta. E c’eravamo tutti –
uomini e donne, a mani vuote
e mal vestiti – ciascuno con la speranza
di piacere per la voce, il tono. Sulla sua poltrona
salutava o aggrottava la fronte.
Toccò delicatamente uno di noi, come a dire:
“Non disperare, presto ti verrà concesso”.
L’odiavo, ma presi coraggio.
Era delle donne la più ordinaria.
La volevo truccare, ma tutte le iniziative
parevano spettare a lei – mi ritrovai incapace

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Cinereo susurro

Di Frida la loka (Lombardia)

La bifora è lì, sempre allo stesso posto, son passata davanti tante volte, fa freddo, tanto freddo, di preciso non saprei dove, fuori? O nel core...

Mi affaccio attraverso essa con la rugiada del mattino e lo sguardo si perde nel bianco grigio della nebbia che concede d'intravedere soltanto la cima alta dei pini secolari.

Il resto del fotograma lo conosco a memoria, ma non lo vedo, come le tue labbra, quando smorfiano un lieve sorriso.

Questa sera mi sporgo ancora una volta, senza far caso una luce mi acecca,  non c'è nebbia, un cielo limpido non mi nasconde nulla.

Tutto mi si rivela. Torno a vedere le stelle nel firmamento e quelle labbra in ogni sua finitura, sussurrano qualcosa, sicuramente qualcosa di bello perché la cinerea che irradia la luna, brilla più che mai...arrivandomi.

Tua.

28 dicembre, 2022.

Dal blog personale

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Calore di Khalil Gibran

La grande poesia di Gibran

almerighi

Khalil Gibran (1883 – 1931)

Sono nel bisogno, sì,
nel bisogno più disperato,
ma non d’oro o d’argento.
Ho bisogno di un rifugio.
Ho bisogno di un luogo
ove posare il capo e i pensieri.
Ho cercato in ogni locanda,
e ho bussato a ogni porta,
ma invano.
Sono entrato in ogni negozio,
ma nessuno si è dato pena di servirmi.
Non sono affamato: sono ferito,
Non sono stanco: sono deluso.
Non cerco un tetto: cerco una dimora umana.
Ho bussato alla tua porta mille volte,
e non ho ricevuto risposta.

*

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Un mondiale giocato per soldi… pardon!, la coppa. Diritti negati.

Ripubblicato da Frida la loka (Lombardia)

Articolo di Riccardo Cucchi

Ci sono gesti che hanno fatto la storia dello sport: il pugno guantato di Smith e Carlos a Città del Messico, le quattro medaglie d’oro di un esultante Owens davanti al razzista Hitler. Gli atleti statunitensi nel ‘68 avrebbero voluto boicottare i giochi. E la stessa sorte sarebbe potuta toccare ad Owens visto che il Comitato Olimpico americano aveva preso in considerazione l’idea di boicottare i giochi di Berlino. Le cose andarono diversamente. E l’immagine di Carlos e Smith sul podio dei 100 metri è ancora oggi uno dei più forti messaggi che lo sport sia stato in grado di trasmettere. C’è un’altra immagine, da oggi, che potrebbe entrare nella storia. E’ quella che la regia internazionale dei Mondiali in Qatar ha negato alla platea degli spettatori ma che ha fatto il giro del web più velocemente di quanto Infantino e la Fifa potessero immaginare. Perché censurare, oggi, è molto più difficile che in passato. E’ quella della squadra tedesca immortalata prima della gara contro il Giappone. Gli 11 calciatori si fanno ritrarre nella foto di rito con la mano davanti alla bocca. Censurati dalla Fifa ma convinti che i valori siano più forti di qualunque minaccia di sanzioni. Perché questo la Fifa aveva fatto: minacciare di ammonire i capitani che avessero deciso di indossare la fascia “One Love”, un chiaro riferimento alla libertà di amare, alla liberà di orientamento sessuale.

Di più. Infantino, Presidente della Fifa in odore di riconferma, aveva indirizzato a tutte le federazioni presenti al Mondiale un messaggio netto: che si parli solo di calcio. Vietate dunque prese di posizioni in favore dei diritti o riferimenti ai 6500 operai immigrati che hanno perso la vita per realizzare gli stadi e le infrastrutture del Mondiale più costoso della storia. Un invito al silenzio. Un paradosso per l’organismo calcistico planetario impegnato su campagne per il rispetto e contro ogni forma di razzismo. Un paradosso e una incapacità palese di cogliere il profondo rapporto tra il calcio e la vita. Isolare il gioco più amato del pianeta dalla vita nella quale è immerso quotidianamente è ignorare le ragioni stesse della sua profonda e radicata presenza nella cultura popolare di ogni emisfero. ’ stato un errore assegnare il Mondiale al Qatar, assegnarlo cioè ad un paese in cui manca il rispetto dei diritti umani e civili. Ed è fallito anche il tentativo di convincerci che proprio attraverso il Mondiale qualcosa sarebbe potuto cambiare anche nell’emirato. Gli impegni assunti dal governo qatariota sono stati disattesi, come ha denunciato Amnesty International. Hanno vinto i soldi. Un calcio sempre più vorace ha accettato di giocare il suo Mondiale nel paese che offriva di più; non ha vigilato sui diritti dei lavoratori durante la costruzione delle opere; ha ignorato i diritti delle donne calpestati. In cambio di denaro. Il calcio può vendere i diritti di immagine. Non può vendere la sua anima, pena smettere di essere sport e diventare puro spettacolo, come qualcuno vorrebbe. La minaccia di ammonire i capitani che avessero indossato la fascia arcobaleno, è la minaccia di ammonire chi si professa a favore dei diritti. Ed è semplicemente inaccettabile. l calcio deve stare fuori dalla politica. E’ vero. Ma i diritti non sono politica, sono diritti. Il gesto della squadra tedesca ci consegna un pizzico di speranza. La speranza che il calcio non cada in un baratro dal quale non sia più in grado di risollevarsi. Il calcio non può cambiare il mondo, ma può spiegare che il mondo può essere cambiato.

Tua.

27 dicembre 2022.

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