LARGO DI TORRE ARGENTINA E IL SANTUARIO DEI GATTI, di Silvia De Angelis

Come probabilmente saprete, i gatti romani sono sempre stati presenti nei rifugi della città, infatti esistono numerose cartoline dei gatti di Roma. Largo Torre Argentina è un vero e proprio tempio felino, ospita 150 amici a quattro zampe, protetti nei più antichi templi di Roma che risalgono al 400-300 AC. Se la storia di Giulio Cesare è nota ormai in tutto il mondo, la storia dei gatti che popolano Largo di Torre Argentina è meno conosciuta, ma altrettanto affascinante, infatti ha ispirato libri, DVD, feste, manifestazioni e continua ad attrarre turisti da tutte le parti del mondo.

La storia dei gatti di Largo Torre Argentina

Il terreno sacro sul quale camminano questi gatti è stato condiviso anche da un altro romano, Giulio Cesare. Qui a Torre Argentina, nell’anno 44 AC, egli fu uno dei dittatori più illustri, pugnalato dal suo rivale Bruto. Sono passati quasi 20 secoli da allora, ma lo spirito di Cesare vive sicuramente in alcuni dei gatti aristocratici che frequentano e ormai dominano con orgoglio questi templi.

Le gattare del 1929

Il 1929 è l’anno in cui venne scavata l’area sacra di Torre Argentina, in cui è iniziata la storia della residenza dei gatti. Felini randagi e abbandonati cominciarono la loro avanzata e si rifugiarono nell’area protetta al di sotto del livello del suolo. Dal 1929 al 1993, i gatti furono nutriti più o meno regolarmente da una serie di donne amanti dei felini, che nella maggior parte dei casi ne possedevano più di 3 o 4, furono per questo definite: gattare.

Filmstar 1950

Una delle più famose amanti dei gatti è stata la grande star italiana Anna Magnani. Mentre lavorava al Teatro Argentina che confina con le rovine, si ricorda come la signora Magnani trascorresse le pause dal set a dar da mangiare ai suoi amici a quattro zampe. La Magnani è stata una vera e propria leggenda cinematografica, famosa per le sue esibizioni strazianti. È morta negli anni ’60 ma il suo mito continua a vivere… anche i suoi amati gatti.

Lia e Silvia 1993

Lia e Silvia hanno iniziato a lavorare con i gatti nel 1993 aiutando una donna che gestiva la loro salute da sola: nutriva, accudiva e sterilizzava tutti i gatti; i suoi generosi sforzi però, l’avevano portata sull’orlo di un collasso economico ed emotivo. Presto Lia e Silvia si resero conto che c’era molto più lavoro di quello che potevano svolgere le tre donne. In quell’anno la popolazione felina cresceva a causa dell’irresponsabilità delle persone che abbandonavano i loro gatti, forse per andare in vacanza, per pigrizia o per malvagità.

Il rifugio sotterraneo

Le condizioni di lavoro erano primitive per non dire altro. Un’area simile a una grotta sotto la strada, era stata involontariamente creata dalla forma della costruzione e dai pilastri che la sostenevano, diventando una vera e propria comunità di gatti molto prima che iniziasse ad essere un rifugio a tutti gli effetti.
Sicuramente non è stato un lavoro facile, prendersi cura di più di 90 gatti in uno spazio sotterraneo umido, in posti così bassi che non si può stare in piedi, senza elettricità e acqua corrente. Per quasi un anno e mezzo Silvia e Lia hanno lavorato in queste condizioni, sperando in una svolta per uscire da questo periodo buio, dovuto non soltanto alla struttura in cui erano costrette a lavorare per prendersi cura dei felini.

A.I.S.P.A. 1995

Le loro preghiere furono esaudite nel 1995 quando arrivò una salvatrice: una donna inglese di nome Molga Salvalaggio. Raccontò a Silvia e Lia delle meravigliose conquiste di alcune organizzazioni inglesi che lavoravano nella protezione degli animali e li mise in contatto con A.I.S.P.A. (Società anglo-italiana per la protezione degli animali) che è stata la prima organizzazione a fornire materiale e supporto morale per la cura dei felini. Inoltre, hanno introdotto Silvia e Lia alle risorse inglesi riguardanti gatti randagi e hanno studiato le soluzioni di problemi come questo, dando vita a un lento processo di imitazione dei modelli inglesi. Nazioni Unite per gatti Il primo lavoro è stato quello di raccogliere fondi disperatamente necessari. La posizione così naturale e primitiva del sito storico aveva però un grande vantaggio: era un’attrazione turistica grazie al significato storico e archeologico delle rovine. Silvia e Lia cominciarono a notare che i turisti erano più interessati ai gatti che alle rovine e facevano volentieri donazioni. Incredibile ma vero: ha funzionato.
Non solo hanno raccolto il denaro necessario, ma sono anche riuscite ad attirare un certo numero di volontari; per lo più donne di diversa nazionalità: italiana, francese tedesca, americana, inglese, brasiliana e olandese. Torre Argentina divenne ben presto una sorta di Nazioni Unite per i gatti. Per raccogliere più soldi iniziarono ad organizzare cene di raccolta fondi e lotterie con vendite al mercato delle pulci.

Cresce la reputazione nel 1999-2010: i bestsellers

Nelson, un gatto di Torre Argentina con un occhio solo, è stato il protagonista di un libro vincitore di numerosi premi. “Nelson: un re senza casa” è un libro che fu pubblicato nel 1999 e presto divenne un bestseller oltrepassando i confini del rifugio, attirando l’attenzione sulla triste condizione dei gatti abbandonati. Più o meno nello stesso periodo, Barbara Palmer, ha pubblicato “Cat Tales”: entrambi i libri hanno contribuito alla crescente reputazione del rifugio. Nel 2000 il Santuario è entrato nella nuova era con il sito web, http://www.romancats.com, soccorritori di animali olandesi e web designer professionisti, Micha Postma e Christiaan Schipper hanno sviluppato il progetto. Sul fronte interno, nel 2001, i gatti di Roma sono diventati un “patrimonio bio-culturale” con una proclamazione speciale del consiglio comunale.
Le cose si muovevano nella giusta direzione: man mano che il Santuario cresceva, aumentava anche la consapevolezza della sofferenza degli animali randagi e del loro bisogno di protezione. I tempi erano maturi per una dichiarazione pubblica: nel 2003, il Santuario di Torre Argentina fu determinante nell’organizzazione di una marcia di dimostrazione, Cat Pride che ha visto scendere in strada diverse migliaia di partecipanti che chiedevano protezione e finanziamenti per i randagi di Roma. Nel 2004 la produzione del DVD Cats of Rome di Michael Hunt ha contribuito ulteriormente allo scopo.
Tra il 2004 e il 2010, piccoli e grandi miglioramenti hanno a contribuito a migliorare la qualità della vita di felini e lavoratori. L’ultimo successo è del 2015 quando i gatti sono stati protagonisti di un calendario fotografico (WEB)

lucia Triolo: in fuga da Patmos

“a volte la tenerezza che ti viene offerta sembra
solo la conferma
che sei stato rovinato
Ocean Vuong, “Brevemente risplendiamo sulla terra

tremenda cripta
te accadde di far vera
a te rassomigliarono i piedi
che sul fango 
avvertisti
rimpatriati

e la lingua vide
dileggiati
nell’imboscata tesa da un arcipelago di
“accadrà presto”:

zattere di tronchi
trascinate sul fiume
come anguille
di intimo orrore;

fuggitiva
ansia di plasmare
l’apocalisse con
i doni che le abbiamo
presentato

pestando il frastuono della fine

Il silenzio delle piante – di Wislawa Szymborska

Ripubblicato da Frida la loka

Lombardia

La conoscenza unilaterale tra voi e me
si sviluppa abbastanza bene.

So cosa sono foglia, petalo, spiga, stelo, pigna,
e cosa vi accade in aprile, e cosa in dicembre.

Benché la mia curiosità non sia reciproca,
su alcune di voi mi chino apposta,
e verso altre alzo il capo.

Ho dei nomi da darvi:
acero, bardana, epatica,
erica, ginepro, vischio, nontiscordardimé,
ma voi per me non ne avete nessuno.

Viaggiamo insieme.
E quando si viaggia insieme si conversa,
ci si scambiano osservazioni almeno sul tempo,
o sulle stazioni superate in velocità.

Non mancherebbero argomenti, molto ci unisce.

La stessa stella ci tiene nella sua portata.
Gettiamo ombre basate sulle stesse leggi.
Cerchiamo di sapere qualcosa, ognuno a suo modo,
e ciò che non sappiamo, anch’esso ci accomuna.

Io spiegherò come posso, ma voi chiedete:
che significa guardare con gli occhi,
perché mi batte il cuore
e perché il mio corpo non ha radici.

Ma come rispondere a domande non fatte,
se per giunta si è qualcuno
che per voi è a tal punto nessuno.

Epìfite, boschetti, prati e giuncheti –
tutto ciò che vi dico è un monologo
e non siete voi che lo ascoltate.

Parlare con voi è necessario e impossibile.
Urgente in questa vita frettolosa e rimandato a mai.

Wislawa Szymborska: 2 luglio 1923 – 1 febbraio 2012, è stata una poetessa polacca, vincitrice del Premio Nobel per la letteratura nel 1996. Arguta, sensibile, ironica: la poesia della Szymborska vive delle piccole cose di ogni giorno e al contempo riesce a toccare temi universali e profondissimi. Amava le piccole realtà quotidiane, le coincidenze, la natura in tutte le sue forme. E aveva un dono, raro anche nei poeti più affermati: sapeva restituire la meraviglia e lo stupore per ogni avvenimento umano.

Tua

23 marzo, 2023

Dal blog personale di

http://fridalaloka.com

Ripubblicato su

http://alessandria.today

Te ne avrei parlato

Avatar di Cipriano GentilinoGentilino Cipriano

Non ti parlerò di marx e compagni
né di circoli fumosi di atei massoni
o vecchie coppole unte di niente
in fila con uova di cova e conigli
ancora caldi per due parole di nero
né di un Marshall migrato dove
arbeit macht frei, sono solo ricordi
di fatti forse mai avvenuti, fiabe
raccontate ai lupi mannari e lune
stuprate nell’insonnia buia della notte.
Te ne avrei forse parlato a ridosso
di una cena di poesie e liceo e ne
avremmo sorriso pagando il conto.

© Cipriano Gentilino

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Fragment di Rupert Brooke

Poeta inglese contro la guerra

Avatar di almerighialmerighi

Rupert Chawner Brooke (1887 – 1915) è stato un poeta britannico, noto per i suoi sonetti di guerra scritti durante la prima guerra mondiale, fra i quali il più famoso è probabilmente The Soldier.

Vagavo sul ponte, per un’ora, stanotte
sotto un cielo nuvoloso e senza luna; e sbirciavo
nelle finestre, guardavo i miei amici a tavola,
o giocando a carte, o in piedi sull’uscio,
o venendo fuori nell’oscurità. Ancora
nessuno poteva vedermi.
………………….Avrei pensato a loro
– svagati, a una settimana dalla battaglia – con pena,
fieri nella loro forza e nel peso e fermezza
e compatta bellezza dei corpi, con pena che
questa lieta macchina di splendore sarebbe stata presto spezzata,
dimenticata, smontata, fatta a pezzi…
…………………..Ma come sempre
potevo solo vederli passare, davanti alla luce della lampada,
come ombre colorate, più sottili di una membrana di vetro,
deboli bolle, più tenui della tenue luce delle onde
che…

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UN FORSE, di Silvia De Angelis

Lasci scivolare frasi senza rotta

nell’anfratto oscuro

che ha avvolto la tua persona.

Debole nell’inatteso riflesso controluce

sei privo di qualsiasi verità.

Ti perdi nel frastuono

di toni bassi e oltraggiosi

affidandoti al primo fiato d’aria

mosso dal vento

in una gioiosa allegoria della natura.

Evochi

altresì

l’essenza raddolcita

d’una mia carezza

nell’eremitaggio d’un candore

che stemperi un forse

nel fianco dolente

@Silvia De Angelis

Eventi: Il cucchiaio della discordia di Maria Beatriz Muñoz Ruiz – Spagna

Maria Beatriz Muñoz Ruiz presenta Gabriela Franco


Il cucchiaio della contesa

Di Maria Beatriz Muñoz Ruiz

In questo mondo pazzo, siamo passati dal sentirci orgogliosi e mettere in risalto i successi delle donne, al vergognarci di alcune azioni e di certe incongruenze di pochi che fanno troppo rumore.

Ma non perdiamoci, né da una parte né dall’altra, è chiaro che le donne sono state messe a tacere, annullate e maltrattate socialmente per molti anni, e grazie al grido di tante che sono state chiamate pazze, si è riconosciuto che, attualmente, viviamo ancora in un mondo pieno di ipocrisia in cui compiti come la pulizia della casa o la cura dei bambini sono attribuiti alle donne.

Molti ripetono che siamo pazzi nel vedere fantasmi dove non ce ne sono, ma ci sono, quello che succede è che viviamo in mezzo a loro da così tanto tempo che non li vediamo e li assumiamo come qualcosa di normale.

Il titolo del mio articolo è “Il cucchiaio della discordia”, perché tutta la discussione è iniziata con il cucchiaio della maionese. Ora ti ho davvero ingannato, giusto? Beh, dovevamo pranzare come tutti gli altri, guardando attraverso le piattaforme per vedere quali serie avremmo potuto vedere e parlando di come era andata la scuola per i bambini. Ho due gemelli, quindici anni ciascuno, dieci minuti sopra, dieci minuti sotto, e il fatto è che quella con la quale di solito litigo di più è mia figlia, visto che mio figlio di solito è politicamente corretto, e la sua adolescenza è più rilassata di mia figlia, ma quel giorno ha detto le parole sbagliate o forse le ha dette nel giorno sbagliato. Fatto sta che, quando tutti ci siamo seduti per mangiare le bistecche e le patate che avevo preparato, mio ​​figlio dice: “hai dimenticato di portare di nuovo il cucchiaio per aggiungere la maionese, te ne dimentichi sempre, ti dimentichi tutti i giorni”.

Puoi già immaginare la mia faccia, in quel momento il mio sangue ha cominciato a scorrere per tutto il mio corpo, trasferendo la rabbia in ogni angolo di quella donna attivista e femminista che porto dentro. Potete immaginare la nostra discussione, ma in fondo la mia argomentazione era la tremenda sciocchezza che avevo appena sputato, la maionese era di tutti, i cucchiai erano di tutti, la casa era di tutti e, quindi, non avevo l’esclusività, eravamo una squadra e avevamo dovuto distribuire i compiti.

Dopo aver colpito ripetutamente il muro indistruttibile dell’adolescenza, l’unica cosa che mio figlio ha ripetuto è che mi aveva solo detto che se avessi portato la maionese, dovevo ricordarmi di portare il cucchiaio, che nella mia mente femminista vedevo cose che non ero.

Potete immaginare la mia frustrazione nel cercare di fargli capire che non me ne fregava niente del cucchiaio di maionese, che era il sottotono del suo commento a ferirmi, il semplice fatto che mi sentissero obbligata a fare tutto perché ero la madre. E per la cronaca che faccio tutto quello che faccio perché voglio, ma una cosa è farlo perché voglio e un’altra è credere che abbiano il diritto di pretenderlo da me.

Ad ogni modo, il cucchiaio di maionese ci ha fatto finire il pranzo più velocemente del solito, mia figlia e mio marito si sono persi e abbiamo guardato il telegiornale in silenzio.

Una volta al lavoro, non ho potuto fare a meno di trovare il lato umoristico della nostra discussione, da lì è nato Il cucchiaio della discordia, è vero che ho fatto di un chicco una montagna, ma ci sono tante donne che combattono ogni giorno per seguire i propri sogni ed essere brave madri, mi fa incazzare che tutto sia visto come qualcosa di normale, qualcosa che dovremmo fare perché siamo donne.

Vorrei citare una donna che ha realizzato i suoi sogni essendo una brava madre, una grande artista, una voce dolce che sta riuscendo e per la quale attendono tanti successi, mi riferisco alla cantante ecuadoriana Gabriela Franco, compositrice, interprete, e produttore musicale, che collabora come cantante alla compilation globale CANTO PLANETARIO, un progetto letterario, multilingue e artistico che sarà presto pubblicato da Ayame Editorial, il cui compilatore e responsabile culturale è stato lo scrittore e poeta nicaraguense Carlos Javier Jarquín.

Gabriella Franco, come altre donne, ha lottato per i suoi sogni, e ha dovuto unire il mondo della musica alla sua famiglia, sempre con il sorriso e tanta voglia, una donna che fa da ispirazione a chi semplicemente di essere madre non  vuole arrendersi.

Ciò che è chiaro con il suo ultimo brano “My reflection”, lanciato in occasione della Giornata internazionale della donna, è che le donne non devono essere perfette, non devono sempre soddisfare le aspettative degli altri, devono semplicemente essere se stesse, lottare contro le avversità e si senta soddisfatta del suo cammino.

Grazie, Gabriella, per aver dimostrato che le donne non siamo solo fiori belli e stupendi, ma che, a volte, siamo cactus che resistono nel deserto e sopravvivono in un ambiente inospitale, infrangendo ogni previsione.

Nel seguente link puoi ascoltare l’ultimo singolo musicale che questa artista ecuadoriana ha pubblicato:

***
La cuchara de la discordia

Por María Beatriz Muñoz Ruiz

En este mundo de locos, hemos pasado de sentirnos orgullosas y destacar los logros de la mujer, a sentir vergüenza por algunas actuaciones y determinadas incongruencias de unas pocas que forman demasiado ruido.

Pero no perdamos el norte, ni hacia un lado ni hacia el otro, está claro que la mujer ha sido durante muchos años silenciada, anulada y maltratada socialmente, y gracias al grito de muchas a las que llamaron locas, se ha reconocido que, actualmente, aún vivimos en un mundo lleno de hipocresía en el que se le atribuyen a la mujer tareas como la casa o cuidar de los hijos.

Muchos se repiten que somos unas locas que vemos fantasmas donde no los hay, pero haberlos los hay, lo que ocurre es que hemos estado tanto tiempo viviendo entre ellos que no los vemos y los asumimos como algo normal. 

El título de mi artículo es La cuchara de la discordia, porque toda la discusión comenzó por la cuchara de la mahonesa. Ahora sí que os he despistado, ¿verdad?, bueno, se suponía que íbamos a pasar un almuerzo como todos los demás, mirando por las plataformas qué serie podíamos ver y hablando de cómo les había ido a los niños el cole. Tengo mellizos, de quince años cada uno, diez minutos arriba, diez minutos abajo, y el caso es que con quien suelo discutir más es con mi hija, ya que mi hijo suele ser políticamente correcto, y su adolescencia está siendo más relajada que la de mi hija, pero ese día, dijo las palabras equivocadas o quizás las dijo el día equivocado. El caso es que, cuando estábamos todos sentados a punto de comernos los filetes y las patatas que había preparado, mi hijo dice: “ya se te ha olvidado otra vez traerte la cuchara para echarnos la mahonesa, siempre se te olvida, todos los días se te olvida”.

Ya podéis imaginar mi cara, en ese instante mi sangre comenzó a correr acelerada por todo mi cuerpo trasladando la ira a cada uno de los rincones de esa mujer activista y feminista que llevo dentro. Podéis imaginar nuestra discusión, pero básicamente, mi argumentación fue la tremenda burrada que acababa de soltar, la mahonesa era de todos, las cucharas eran de todos, la casa era de todos y, por lo tanto, yo no tenía la exclusividad, éramos un equipo y debíamos distribuirnos las tareas. 

Después de darme una y otra vez contra el muro indestructible de la adolescencia, lo único que repetía mi hijo era que solo me había dicho que si me traía la mahonesa, debía recordar traerme la cuchara, que en mi mente feminista estaba viendo cosas que no eran.

Podéis imaginar mi frustración al intentar que entendiese que me importaba un carajo la cuchara de la mahonesa, que era el trasfondo de su comentario el que me había dolido, el simple hecho de que sintiesen que estaba obligada a hacer todo porque era la madre. Y que conste que hago todo lo que hago porque quiero, pero una cosa es que lo haga porque quiera y otra muy distinta que se crean en el derecho de exigírmelo.

En fin, que la cuchara de la mayonesa hizo que terminásemos de almorzar más rápido de lo habitual, mi hija y mi marido se perdieron, y vimos las noticias en silencio. 

Una vez en el trabajo, no pude evitar encontrar el lado cómico de nuestra discusión, de ahí ha surgido La cuchara de la discordia, es cierto que de un grano, hice una montaña, pero hay tantas mujeres que luchan cada día por seguir sus sueños y ser buenas madres, que me cabrea que todo se vea como algo normal, algo que debemos hacer porque somos mujeres.

Me gustaría mencionar a una mujer que ha cumplido sus sueños siendo una buena madre, una gran artista, una dulce voz que está triunfando y a quien le esperan muchos éxitos, me refiero a la cantante ecuatoriana Gabriela Franco, compositora, intérprete, y productora musical, que colabora como cantante en la compilación global CANTO PLANETARIO, proyecto literario, plurilingüe y artístico que será publicado dentro de poco por Ayame Editorial, cuyo compilador y gestor cultural ha sido el escritor y poeta nicaragüens Carlos Javier Jarquín.

Gabriela Franco, al igual que otras mujeres, ha luchado por sus sueños, y ha tenido que compaginar el mundo de la música con su familia, siempre con una sonrisa y muchas ganas, una mujer que sirve de inspiración para aquellas que por el simple hecho de ser madres no quieren rendirse.

 Lo que está claro con su último tema musical “Mi reflejo”, lanzado con motivo del día internacional de la mujer, es que la mujer no tiene que ser perfecta, no tiene por qué cumplir siempre con las expectativas de los demás, simplemente debe ser ella misma, luchar contra la adversidad y sentirse satisfecha de su camino.

Gracias, Gabriela, por demostrar que las mujeres no solo somos hermosas y bellas flores, sino que, a veces, somos cactus que resisten en el desierto y sobreviven en un ambiente inhóspito rompiendo cualquier predicción.

En el siguient enlace puedes escuchar el último sencillo musical que esta artista ecuatoriana ha publicado: https://youtu.be/Ml1mchMNVjA

http://nonsolopoesiarte.art.blog/2023/03/22/eventi-maria-beatriz-munoz-ruiz-presenta-gabriela-franco-cantante-ecuadoriana/

Eventi: Maria Beatriz Muñoz Ruiz presenta Gabriela Franco cantante ecuadoriana

Lucia Triolo: l’innocenza

“A ognuno la sua clessidra, per farla finita con la clessidra. Per continuare a disseminarsi nella cecità.”R. Char, Erbe aromatiche cacciatrici in “La dimora del tempo sospeso”, Quaderni di traduzioni LXXXII”, trad. di Francesco Marotta

hai messo la mia innocenza in 
una clessidra 
come una rivolta da sgocciolare
con discrezione
senza farne apparire
il non senso,
la cecità

e io 
sono venuta solo a guardare
come vesti il mondo
come sei vestito

Eventi: Writers Capital Foundation International:”La Musa della Poesia e il linguaggio oltre i confini che unisce le persone costruendo ponti tra di loro”

23 marzo 2023

WRITERS CAPITAL FOUNDATION & WRITERS INTERNATIONAL EDITION

“Le potenti virtù dell’umanità come solidarietà, altruismo, fratellanza, uguaglianza e pace nel mondo sono state celebrate dai poeti nel corso della storia. La Grecia, conosciuta come la terra di Xenius Zeus, sta promuovendo questi valori nell’era moderna ospitando illustri poeti provenienti da vari paesi per celebrare la Musa della Poesia e il linguaggio oltre i confini, che unisce le persone costruendo ponti tra di loro.”

The Writers Capital Foundation & the Writers International Edition – La rivista completa con il motto “Bridging Cultures, Uniting Nations”
& Voula Memou regista, poeta e membro della Writers Capital Foundation hanno l’immenso piacere di invitarvi all’Evento Letterario di Atene sul tema: “POESIA – II linguaggio oltre i confini”

DATA: 23 MARZO 2023 ore 18.00

Luogo: “Il Giardino del Museo” – 44, 28°
Oktobriou, Atene

Curatore: Irene Doura-Kavadia – Linguista – Autrice, Segretaria Generale della Writers Capital Foundation e rappresentante di Writers International Edition

Ospiti d’onore:

Abdallah Gasmi (Tunisia), Slavica Pejovic Oksana Tereshchenko (Ucraina), Fatma
(Serbia), Cherif (Tunisia)

Ospiti online:

Johanna Devadayavu (India), Joan Josep Barcelo (Spagna), Elisa Mascia (Italia),
Marco Antonio Rodriguez Sequeiros (Bolivia), Sankha Sen (Germania).

L’evento è affrontato da :

Panagiota Zaloni – Presidente dell’Organizzazione Letteraria Xasteron, e della rivista Kelaino
Kostas Karousos – Presidente
dell’Associazione Letteraria EEL Angeliki Kovaiou-Psaki – Presidente dell’Associazione Letteraria PEL Ekaterini Batalia – Presidente Associazione Letteraria D.E.E.L
Le poesie saranno recitate dai poeti greci: Maria Retali – Dimitrios Karousis – Nouli
Tsagaraki

Christos Sanos – Pantelis Velkos – Anthony Giannopoulos Michalis Griveas – Smaragdi Mitropoulou – Christos Papoutsis Vasilis Pasipoularidis – Efi Hatzouli

Gli autori Vassilis Papakostas & Toula Moraiti forniranno accompagnamento musicale.

Discorso di chiusura del Dr. Steven Vogazianos – Roy, Ph.D, membro permanente del Consiglio Generale dell’Università di Glasgow, membro dell’Accademia Internazionale di Scienze Sociali, Florida, USA e presidente del World Philosophical Forum Annex Grecia

L’evento è sotto gli auspici della Repubblica ellenica Regione Attica e del Comune di Atene

Sponsor media:

Hellenic Media Group, Emeis. gr, Museo della Radio & Arts Salonicco-Atene, Ermionida Magazine, Centri di lingua e traduzione dell’Accademia, Writers Capital Youth Foundation e supportato dalle Olimpiadi H20.

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WRITERS CAPITAL FOUNDATION & WRITERS INTERNATIONAL EDITION

“The mighty virtues of humanity such as solidarity, altruism, brotherhood, equality, and world peace have been celebrated by poets throughout history. Greece, known as the land of Xenius Zeus, is promoting these values in the modern era by hosting distinguished poets from various countries to celebrate the Muse of Poetry and the Language Beyond Borders, which unites people by building bridges between them.”

The Writers Capital Foundation & the Writers International Edition – The Complete Magazine with the motto “Bridging Cultures, Uniting Nations”

& Voula Memou, director, poet and Member of the Writers Capital Foundation have the immense pleasure of inviting you to the Literary Event in Athens on the subject: “POETRY – The Language Beyond Borders”

DATE: 23 MARCH 2023 at 6.00 p.m.

Venue : “The Garden of the Museum” – 44, 28th Oktobriou, Athens

Curator: Irene Doura-Kavadia – Linguist – Author, Secretary-General of Writers Capital Foundation & representative of Writers International Edition

Honoured Guests:
Abdallah Gasmi (Tunisia), Slavica Pejovic (Serbia),
Oksana Tereshchenko (Ukraine), Fatma Cherif (Tunisia)

Online Guests:
Johanna Devadayavu (India), Joan Josep Barcelo (Spain), Elisa Mascia (Italy), Marco Antonio Rodriguez Sequeiros (Bolivia), Sankha Sen (Germany).

The event is addressed by :
Panagiota Zaloni – President of the Literary Organisation Xasteron, and Kelaino magazine
Kostas Karousos – President of the Literary Association EEL
Angeliki Kovaiou-Psaki – President of the Literary Association PEL
Ekaterini Batalia – President of the Literary Association D.E.E.L

Poetry will be recited by the Greek poets:
Maria Retali – Dimitrios Karousis – Nouli Tsagaraki
Christos Sanos – Pantelis Velkos – Antonis Giannopoulos
Michalis Griveas – Smaragdi Mitropoulou – Christos Papoutsis Vasilis Pasipoularidis – Efi Hatzouli

The authors Vassilis Papakostas & Toula Moraiti will provide musical accompaniment.

Closing address by Dr. Steven Vogazianos – Roy, Ph.D, permanent member of the General Council of the University of Glasgow, Member of the International Academy of Social Sciences, Florida, USA and President of the World Philosophical Forum Annex Greece

The event is under the auspices of the Hellenic Republic Region of Attica and the Municipality of Athens

Media Sponsors:
Hellenic Media Group, Emeis.gr, Museum of Radio & Arts Thessaloniki-Athens, Ermionida Magazine, Academy Language & Translation Centres, Writers Capital Youth Foundation and
Supported by the H2O Olympiad

http://nonsolopoesiarte.art.blog/2023/03/22/eventi-writers-capital-foundation-international-la-musa-della-poesia-e-il-linguaggio-oltre-i-confini-che-unisce-le-persone-costruendo-ponti-tra-di-loro/

http://alessandria.today/2023/03/22/eventi-writers-capital-foundation-international-la-musa-della-poesia-e-il-linguaggio-oltre-i-confini-che-unisce-le-persone-costruendo-ponti-tra-di-loro/

Il benpensante al bar e l’ecologia…

Eccolo il benpensante,  il conformista che legge il suo quotidiano reazionario! Si lecca l’indice e poi sfoglia il giornale del bar, anche se non è assolutamente igienico. E si infervora, si inalbera, si indigna, si sdegna per quei ragazzi che hanno imbrattato Palazzo Vecchio. “Che delinquenti! Ci vorrebbe il carcere per tutta la vita! Bisognerebbe gettare la chiave!”

È lui che dice quel che è giusto senza alcun dubbio, né incertezza, né titubanza. Così sentenzia, si guarda attorno, cerca consenso, sguardi di approvazione. Qualche suo amico ride e commenta e quindi rilancia. Ogni volta può nascere una discussione. Sono al bar e hanno la libertà di dire tutto quello che gli passa per la testa, incuranti di tutto. È una zona franca. Nel bar possono fare battute volgari a sfondo sessuale oppure omofobe.  Poi si è tra persone perbene. Dieci minuti fa c’era un barbone seduto a pochi metri dal bar, ma il titolare gli ha offerto un cappuccino, a patto che si levasse di torno e non disturbasse più i clienti che entrano ed escono. Insomma un minimo di decoro!  Ma ritorniamo all’imbrattamento di Palazzo Vecchio. Certamente hanno commesso un grave sbaglio. Certamente ci sono voluti 5000 litri d’acqua per ripulire tutto. Di sicuro hanno posto l’accento sulla causa ambientalista, ma è stato tutto controproducente,  è stata una gravissima pubblicità negativa. Sono andati troppo oltre il consentito, oltre il buon senso, oltre la civiltà. Sono io il primo a pensarlo.   Però vorrei che il benpensante si scandalizzasse e si arrabbiasse ogni giorno per tutti gli scempi e i disastri ecologici che avvengono nel mondo. Altrimenti finirà sempre per guardare il dito invece della luna! Io mi chiedo perché, in Italia almeno, finiscono per parlare d’ambiente e in malo modo solo dopo atti di ecoterrorismo? Eccolo di nuovo  il benpensante. Si muove a suo agio, con leggerezza.  Parla con tizio, caio e sempronio. Dice che Greta è una ragazzina disturbata, che non ha da insegnare niente a nessuno e poi già tanti ecologisti prima di lei avevano già detto quelle cose. Dice che quella ragazzina ha fatto la scoperta dell’acqua calda, ma che fa troppo casino e va fermata a ogni costo, anche usando la violenza, la criminalità organizzata, l’inganno. Dice che questi giovani fanno un casino memorabile solo per divertirsi e perché non hanno voglia di fare niente. Così facendo assolve tutta la sua generazione di boomer, che all’epoca non aveva coscienza ecologica alcuna e qualche colpa ce l’ha. Insomma qualsiasi escamotage è consentito per non fare parlare più Greta. Lo so bene cosa “pensa” il benpensante: in questo mondo non possiamo permetterci l’etica della responsabilità. Lui non lo dice espressamente,  ma lo fa intendere.  Ci penseranno i posteri! Il mondo è sempre andato avanti, sempre e comunque, nonostante tutto. Poi fa la battuta: è solo una Gretina! Mi chiedo da quale mondo arcaico e retrogrado, da quale cultura arretrata e paludosa venga fuori costui. E mi chiedo perché invece di chiedere l’ergastolo per le azioni degli anarco-ambientalisti (o così dice che siano quei giovani il benpensante) e di chiedere di fermare a ogni costo Greta non pensa a fermare i presidenti delle multinazionali che inquinano oltre il consentito,  tutti quei governanti che non pongono fine all’inquinamento del pianeta? Perché non chiedere pene severe per chi comanda e non mette le basi per uno sviluppo sostenibile? Mi metto a riflettere. Finisco per pensare che se uno danneggia  un’opera d’arte, l’umanità comunque sopravvive. Se si danneggia irreversibilmente la natura, allora l’umanità non sopravviverà.  Mi dico che i danni degli ecoterroristi alla cultura sono infinitamente meno gravi rispetto al terricidio, all’Apocalissi a cui siamo prossimi. Finisco di consumare. Me ne vado dal locale. Saluto il barista. Il benpensante mi guarda incuriosito, forse con  aria di sfida. Ma io vado verso l’uscita e non raccolgo il guanto della provocazione.  È lui che comanda lì.  È lui la maggioranza e io lo devo tenere presente. 

UN LEGAME, di Silvia De Angelis

Sillabe lontane

intrappolate

nel suono calibrato d’un istante

contrapposto ad un monile

trafugato sottomuro.

Minuscolo talismano

d’indicibile luce

profana astrazioni lontane

sul rigagnolo d’un’emozione

rubata all’istante senza un domani.

Quel piccolo azzardo

dalla forma bizzarra

crea un legame inscindibile

prezioso nel tempo di pioggia

raro in insensate evidenze

ove di colpo vige fragilità.

@Silvia De Angelis

E io ti accolgo! – di Frida la loka

Lombardia

Notte stellata (dipinto di Vincent van Gogh)

MoMA (The Museum of Modern Art)
Aspetterò

Non saprei quanto

Nelle notte stellate

Avvolte nella coltre

Sommerse nel silenzio

Che aquieta anime

in attesa e non sazie

Aspetterò

E ti accoglierò

Coi tiepidi raggi del

Primo mattino

Io, aspetterò...

Tua

22 marzo, 2023

Dal blog personale di

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Ripubblicato su

http://alessandria.today

TRA FESSURE D’OMBRA

Avatar di silviadeangelis40dquandolamentesisveste

Occhi che allungano il tiro
nel plagio incensurato del tempo
giudice sommario di meditate condotte.
Si infrangono ciottoli d’abbandoni e ritorni
nell’odore  del buio
ove tutto tace al di fuori d’una goccia costante
inabile cadere nella sua pochezza.
Eppure diviene trepidante traguardo
nel bello indimenticabile
ormeggiante dentro
apice di sentimento e pelle
vividi tra fessure d’ombra
che aggirino candele consumate….
@Silvia De Angelis 

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CULTURA

Anselmo Pagani: “In viaggio con Erodoto”

Date: 21 marzo 2023Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

Articolo di Anselmo Pagani 21 Marzo 2023

“In viaggio con Erodoto” ci è andato per davvero il polacco Ryszard Kapuscinski, autore del libro omonimo, quando negli anni ’50 del secolo scorso fu inviato prima in India e poi in Cina per scrivere un reportage giornalistico su quei Paesi allora ancora avvolti dal mistero.

Di fronte a tanti disagi, sorprese e difficoltà interpretative di culture, lingue e mondi così diversi dal suo, Kapuscinski trovò conforto e ispirazione – per l’appunto – nell’unico libro che si era portato appresso: le “Storie” di Erodoto, viaggiatore attento ed appassionato che, in anticipo di quasi due millenni e mezzo su di lui, aveva a sua volta esplorato Paesi distanti e sconosciuti quali l’Egitto, la Libia e la Persia, meticolosamente appuntando tutto ciò che vedeva o gli veniva raccontato.

Seppure in modo inconsapevole però, “in viaggio con Erodoto” ci andiamo anche noi appassionati di storia, quando ci immergiamo nella lettura di qualche bella biografia o di un saggio che ci parla dei grandi del passato, delle loro imprese e dei loro mondi.

Infatti Erodoto di Alicarnasso, secondo la definizione che ne diede Cicerone, della storia fu il “Padre”, tanto da aver usato per primo questo termine nella sua accezione etimologica.

Il sostantivo greco “ιστορία” (in latino “historia”), che ha la stessa radice del verbo “ὁράω” (vedere), si può tradurre in italiano come “ricerca”, il risultato cioè di un “andare a vedere, informarsi”, come l’etimo stesso della parola suggerisce.

Nato fra il 490 e il 480 a.C. ad Alicarnasso, città-stato greca sulla costa sud occidentale della Carnia, regione dell’odierna Turchia anatolica, Erodoto fu contemporaneo del sofista Protagora e del poeta tragico Sofocle.

Costretto a fuggire dalla sua città natale per essersi schierato contro il tiranno locale Ligdami, si trasferì dapprima sull’isola di Samo per poi dedicarsi ai viaggi durante i quali lui, uomo curioso e tollerante, iniziò ad annotare tutto ciò che vedeva ed udiva, diventando un reporter ante litteram.

Frutto di questo lavoro furono le “Storie”, suddivise dai filologi alessandrini in 9 libri, ognuno dei quali avente una tematica specifica: il primo, per esempio, è dedicato alla Lidia e alle immense ricchezze del suo re Creso, il secondo all’Egitto, mentre gli ultimi narrano i vari episodi delle guerre fra Greci e Persiani, fra cui uno spazio importante occupa la drammatica ricostruzione della battaglie delle Termopili, Maratona e Salamina.

Col suo bel greco ionico, Erodoto ci prende per mano, accompagnandoci in un’epopea fatta di grandi condottieri ed eroi, ma anche traditori e pusillanimi, e questo affinché, come da lui stesso affermato nel Proemio della sua opera, “le imprese degli uomini col tempo non siano dimenticate, né le grandi e meravigliose gesta così dei Greci, come dei Barbari rimangano senza gloria”.

Giusto precisare che il termine “barbari”, usato da lui, non aveva nessuna accezione negativa, ma indicava soltanto coloro che, agli orecchi dei greci, parlavano una lingua incomprensibile, un indecifrabile “bar-bar”.

Come ogni storico che si rispetti Erodoto, dopo averci fatto accomodare in prima fila, ci invita ad assistere all’esposizione delle sue ricerche (ἱστορίης ἀπόδεξις) obiettive e documentate, lasciando a noi però il compito di valutarle per formarci la nostra personale opinione.

(Testo di Anselmo Pagani)

Articolo di Anselmo Pagani 21 marzo 2023

Introduzione alla poesia di Billy Collins

In occasione della giornata mondiale della Poesia

Avatar di almerighialmerighi

Billy Collins (1941) poeta americano.

Chiedo loro di prendere una poesia
e di tenerla in alto controluce
come una diapositiva a colori
o di premere un orecchio sul suo alveare.
Dico loro di gettare un topo in una poesia
e osservarlo mentre cerca di uscire,
o di entrare nella stanza della poesia
e cercare a tentoni l’interruttore sul muro.
Voglio che facciano sci d’acqua
sulla superficie di una poesia e salutino
con la mano il nome dell’autore sulla spiaggia.
Ma la sola cosa che loro vogliono fare
è legarla con una corda a una sedia
e torturarla finché non confessi.
La picchiano con un tubo di gomma
per scoprire che cosa davvero vuol dire.

Traduzione di Franco Nasi

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LA METROPOLI, di Silvia De Angelis

La metropoli, chiamata Roma, è diventata, ormai, una megalopoli invivibile.

Le periferie, espanse in modo esagerato, con costruzioni infinite, e pochissime strade di collegamento al centro, creano un disagio notevole allo scorrimento del traffico cittadino.

E’ quasi impossibile, riuscire a raggiungere la metropolitana, perché il  parcheggio vicino è già colmo di autovetture alle sette del mattino ed i mezzi pubblici, ridotti, passano ad una frequenza diradata.

Morale della favola, si è costretti a fare “vita di quartiere” senza allontanarsi troppo dall’abitazione, altrimenti si correrebbe il rischio di rimanere “imbottigliati”

in qualche zona della città, rincasando ad ore impensabili.

E’ diventata impresa quasi impossibile recarsi in centro, viste le difficoltà suddette. Ci si rifugia, invece, “nei grandi contenitori”, detti centri commerciali, che ormai sono come delle piccole città, in cui si trova di tutto e di più.

Questa situazione è del tutto diversa, dalla vita di Roma di trenta anni fa, anni in cui, nella capitale si poteva ancora girare tranquillamente in largo e in lungo, senza limitazioni di sorta.

Credo quindi, che tutta la tecnologia di cui siamo dotati in quest’epoca serva molto a poco, se poi non si è in grado di poter camminare, senza problemi ,nelle varie zone della propria città, visitandone le bellezze e le tradizioni, ricordo di tempi remoti

@Silvia De Angelis

Lucia Triolo: intracciabilità

“Chi consegnerà il messaggio non avrà identità. Non sarà oppressore”
R. Char, Erbe aromatiche cacciatrici in “La dimora del tempo sospeso, Quaderni di traduzioni LXXXII”, trad. di Francesco Marotta

——–

e tu conta
il numero delle volte
che sfuggo alla parola,
una geografia che conosco 
il corpo:
ha fame
di queste fughe

in qualche luogo la parola 
ha lasciato  un
pezzo del braccio
in qualche altro 
il piede

si incontrano i luoghi
di uso quotidiano, basta aprire
le porte di casa
poi si nascondono
gli uni negli altri

non vogliono farmi sapere
dove ho lasciato 
il cordone ombelicale
stampato in
più copie

sanno che 
cerco la fuga 
dalla mia favola,
l’indipendenza dall’identità

ora tu porti in dote
la fuga

Il 20 marzo è al giornata dedicata alla felicità…,Gabriella Paci

CI sfiora la felicità

Bussa con fragile becco la felicità

sul davanzale dei desideri e subito

un frullo d’ali la porta lontano.

A nulla vale la lusinga della briciola

che diventa segno del sogno.

Resta una sensazione più che un’evidenza

l’aver tentato il gioco della seduzione

per  un’emozione antica o meglio

per la ricerca ostinata di un’idea che

addolcisce il vero e rende mite la sera

anche se la luce abbandona il giorno,

illudendoci con la bellezza del tramonto.

E’in questa discontinuità e la sensazione

di aver provato qualcosa che sta una parte

del sentire la felicità come un bene che

ci ha sfiorato, anche se per poco, la fronte

e rende prezioso il tempo della sua attesa.

Photo by Phil Mitchell on Pexels.com

CULTURA

Iris G. DM: il colore della poesia

Date: 20 marzo 2023Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

Potrebbe essere un contenuto artistico raffigurante una o più persone

Se è lecito che io ti parli,

allora lo farò.

mi guarderò intorno!

Quei bottoni gialli ti dicono, è primavera!

Quel vento gentile ci sfiora, come una carezza!

Lo so, tu sai che è arrivato il tempo per cambiare.

Ti prendo per mano, lasciati guidare!

Sai, io sono quella polvere dell’universo,

che si pensa tra gli alberi,

si pensa brezza,

io mare, io nuoto, io fiore.

Un fiore, un bacio, ancora un fiore,

si apre umido come la terra,

ancora un bacio.

Il cielo, un tordo ferito,

percorrono l’azzurro,

frecce lanciate e poi appannate,

le nuvole e poi cade la pioggia,

il giorno, la notte,

io dentro la mia carne,

nascosta nella tua,

ancora un bacio,

poi il cuore, poi noi,

insieme, e mai insieme, perchè!

E’ difficile, cosa è difficile?

Amare, amare, è difficile!

Io polvere, io fiore,

un bacio, un bacio ancora! Iris G. DM

L’Acrobata di Antigone Kefala

Interessante poetessa australiana

Avatar di almerighialmerighi

Antigone Kefala (1935 – 2022) fu una poetessa e scrittrice australiana di origini greco-rumene. È stata membro del Literature Board dell’Australia Council ed è riconosciuta come una voce importante nel catturare l’esperienza dei migranti nell’Australia contemporanea.

Sono colui che celebra giorno dopo giorno
i riti della ricerca davanti al tuo occhio nudo.
Non arrivo a te – benché
riesca a gridare il tuo nome –
nella sconfinata desolazione del cielo,
giorno dopo giorno,anno dopo anno,
eternità. Lo sai bene.

Grido soltanto per placare la paura.
Riscaldo il corpo gelato con la mia eco.
Fingo che tu non sia là.
Dimentico a me stesso ammirando i miei giochi di prestigio.
Resisti. Lo sforzo di tenerti
a questa fune tesa che non offre
sostegno contro l’oscurità.

Chi mi insegnerà a non temere
la caduta?

*

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Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto, decisamente conosciuto come Pablo Neruda  – di Frida la loka.

Lombardia

PUNTO E VIRGOLA.

Pablo Neruda con la moglie Maryka Antonieta Hagenaar.

“Mi chiamo Malva. Il nome è stata un’idea di mio padre, il grande poeta Pablo Neruda. Ma non l’ha mai pronunciato in pubblico”.

Quando si fa il nome di Pablo Neruda, lo si associa subito a un personaggio pubblicamente riconosciuto molto attivo nel campo politico, al contempo  nel campo delle lettere, Premio Nobel per la letteratura nel '71.
Spesso si parla della sua magnifica lirica e ben poco della sua vita personale.

Oggi lo faremo; d'una vicenda, una di tante in particolare, questa.

Ci farà riflettere s'un  Neruda uomo, uno di tanti, e Neruda poeta, politico, uomo esitoso e brillante.

Inizia così il romanzo Malva della scrittrice e storica olandese Hagar Peeter, oltre ad essere poetessa pluripremiata, è anche una storica. Per un decennio ha seguito le tracce della figlia di Neruda.
Ha trasformato l’indagine nel suo primo romanzo, un monologo con la voce di Malva nel ruolo di piccola inquisitrice:

"Perché tu, poeta degli oppressi, paladino della giustizia, mi hai espulso dalla tua vita? Perché sono fragile? Perché affetta di idrocefalia? Papà, perché mi hai abbandonata?". Neruda nelle sue memorie Confesso che ho vissuto, pubblicate postume nel 1974, non fa alcuna menzione dell’esistenza di una figlia sofferente. Un segreto custodito da ben 70 anni.

Nel tribunale immaginario del romanzo lei è parte e giudice. Con una prosa cristallina chiede giustizia usando un’arma identica a quella paterna, la poesia. La sua giuria popolare sono i lettori.

Così ci ricorda che i genitori, Maryka Antonieta Hagenaar, di origine olandese, e Pablo Neruda si erano sposati nel cuore dell’Indonesia, sull’isola di Giava, dove il poeta era console onorario nel 1930. Evoca la sua nascita a Madrid, nella cosiddetta “Casa de las Flores”, piena di gerani e luce, Ci farà riflettere s'un  Neruda uomo, uno di tanti, e Neruda poeta, politico, uomo esitoso.

Ma per il poeta cileno la nascita di una figlia malata e deforme (secondo la sua stessa descrizione) era fuori da ogni suo calcolo.

[...]In questo tribunale letterario ci sono altre aggravanti:
Negli archivi olandesi ho trovato poi anche tracce ben più drammatiche: la tessera di detenzione di Marika nel campo di transito nazista di Westerbork (lo stesso di Anna Frank), paradossalmente detenuta per essere sposata con uno straniero. Neruda era un diplomatico ma aveva proibito ai collaboratori di dare a sua moglie un passaporto cileno per fuggire dall’Olanda occupata dai nazisti durante la seconda guerra mondiale, dopo la morte della bambina" dice Hagar Peeters.

Nel giugno 1934, Neruda pubblica "Residencia en la tierra" e incontra l'argentina Delia del Carril, affiliata al Partito Comunista Francese, la famosa Formichina. Delia ha 20 anni più di lui e la storia d'amore sarà istantanea. Nell'agosto del 1934 (Maruca, com'era chiamata da Neruda), la moglie, partorì Malva.

Con un flash, rievoca i bombardamenti della guerra civile spagnola del 1936. Suo padre che la accompagna ad imbarcarsi insieme alla madre su un treno diretto a L’Aia. Sarà l’ultima volta che lo vede.

Neruda scrive all’amante del momento, di essersi liberato di un peso.

Riconosce che suo padre era un idolo della sinistra internazionale, perseguitato dalla destra che — tra le altre accuse — avrebbe voluto processarlo per bigamia. In Messico sposò in seconde nozze Delia del Carril, senza aver divorziato né informato sua madre, Maryka Antonieta.
Un mese dopo la sua nascita, Neruda scrive all'amica argentina Sara Tornú(con la quale ha anche avuto dei rapporti sentimentali): "Mia figlia, o come la chiamo io, è un essere assolutamente ridicolo, una specie di punto e virgola, una vampiretta di tre chili".  L'8 novembre si separò da Maryka e quel giorno abbandonò Malva.

Fugge con La Hormiguita a Parigi e inizia il segreto dell'abbandono di Malva, coperto per anni con la complicità della confraternita letteraria latinoamericana e del Partito comunista cileno, che ha anche nascosto abusi e maltrattamenti di decine di donne. Tutto è per Pablo Neruda.

Tuttavia, Malva è orgogliosa del padre: ha 5 anni, sente e capisce ma non può parlare. Nel suo corpo esile, cresce solo la testa. Guarda il mondo da una carrozzina in legno. È il 1939, anno della grande impresa umanitaria guidata da Pablo Neruda che riuscì a salvare 2 mila spagnoli antifranchisti rifugiati in Francia. Tra loro 250 bambini, alcuni della stessa età di Malva. Mobilitò donazioni in tutta Europa per noleggiare e riparare una nave, la Winnipeg, dove li imbarcò perché potessero iniziare una nuova vita in Cile. Due piccole mani applaudono l’eroismo di questo padre che incarna l’avanguardia poetica e politica. Ma perché a me non hai dato una seconda possibilità?

Maryka si avvicina a una chiesa a L'Aia, dove trova un asilo nido per Malva. Lì sarà assistita dalla coppia di sposi Hendrik Julsing e Gerdina Sierks. Neruda non risponderà mai alle suppliche della moglie abbandonata, di mandargli 100 dollari al mese.

Attorno a Malva ci sono altri bambini, compagni di gioco e sofferenza. Si diverte con altri figli abbandonati da personaggi celebri, impegnati a migliorare l’umanità. Come Lucia, la figlia schizofrenica dello scrittore James Joyce. O Daniel, secondogenito del drammaturgo Arthur Miller, affetto da sindrome di Down. L’autore di Uno sguardo dal ponte ed Erano tutti miei figli si era battuto contro la guerra del Vietnam definendosi “la coscienza dell’America”. Lui, uno dei mariti della divina Marilyn Monroe, quando con la grande fotografa e prima photoreporter dell’agenzia Magnum Inge Morath ebbe un figlio imperfetto, lo nascose per 40 anni. Malva menziona anche Edward, primogenito del Nobel per la fisica Albert: ricoverato e dimenticato in una clinica psichiatrica di Zurigo fino all’ultimo dei suoi giorni.

Maryka vive in pensioni e lavora su quello che trova per mantenere Malva, prega Neruda di mandarle dei soldi per darle da mangiare: «Spenderò fino all'ultimo centesimo per spedire questa lettera».
La figlia del premio Nobel per la letteratura morì all'età di 8 anni il 2 marzo 1943 a Gouda.

Neruda, che incarna l'avanguardia poetica, l'intellettuale militante calamita per il socialismo in Sud America, negò loro anche il salvacondotto per lo scambio di cittadini che li avrebbe salvati da un'Europa impantanata nelle fatiche della seconda guerra mondiale.

La piccola Malva non è citata nelle sue memorie né vi è un verso a lei dedicato.  Ma il cinismo di Neruda è palpabile in “Canto a las madres de los milicianos muertos” dove finge un affetto che contrasta con l'abbandono che ha fatto provare a Maryka e a sua figlia.
Fonti: Mary Villalobos (Reppublica)
Hagar Peeter, scrittrice, storica.
http://viaggiatiriignoranti.it
https://www.uchile.cl
Foto di portata: Casa de las flores, España.

Tua

20 marzo, 2023.

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SIMBOLICO PRISMA, di Silvia De Angelis

Alternanza d’insieme

fa prezioso gioco

in un simbolico prisma

ove effervescenza e

razionalità colmano l’effigie

Acquista preziosa valenza

quel tuo fruire esaltante allegrezza

che in malinconici lidi

a forza cattura indolenti raggi

a rischiarar bigia laguna

La tua fragilità persuado

con sane convinzioni

che di razionalità fan senno

in un gioioso togliere

granelli dai tuoi capelli

@Silvia De Angelis

il 18 marzo è la giornata in cui si celebra il ricordo dei morti di covid… una mia poesia per celebrarla, Gabriella Paci

18 marzo: giorno della memoria covid

A chi ha superato il confine della vita

senza la tenerezza di un bacio,

abbraccio o carezza vanno queste parole:

siano esse per sempre aiole dove

 far fiorire i gesti negati  scaldati

dal calore mai spento del ricordo.

 Come preghiera sale alle labbra

di ognuno un addio da ricucire

nel vuoto delle mani ma non del cuore

dove non mancano nomi e volti di tanti

che come sabbia sugli occhi bucano

lo sguardo che cerca a terra le radici

antiche che ci ancoravano al tempo.

Sventola lo scampolo dell’oggi

sul pennone della fragilità. Ci sentiamo

un po’ più soli e un po’ più vecchi

nell’accasciarsi della luce sulla notte

di un corteo senza fanfare,solo di bare

clandestine che ha reciso il filo della prospettiva.

Difficile alzare ora gli occhi al cielo

alla ricerca della stella cometa a indicare

la via della speranza con i  pesanti  passi del dolore.

Photo by Ivan Samkov on Pexels.com

Te di Mohamed Arezki Hamour

Poeta algerino

Avatar di almerighialmerighi

Mohamed Arezki Hamour, nato nel 1961 ad Hakkafa, è un estremista della Democrazia. Da sempre aspira a “vedere proclamato in Algeria lo Stato di Diritto, vedere trionfare le libertà e la democrazia sul suolo nazionale, e rivedere FINALMENTE sui volti degli Algerini il sorriso”.

La sorgente non aveva
la freschezza dei tuoi occhi
la sua acqua non scorreva
come scorreva il tuo ridere
per le pianure
le montagne e sotto i grandi alberi
che restituivano al tuo ridere
il suo eco di sogno. 

*

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CAPRICCIO, di Silvia De Angelis

Quel corteggiare titubante d’emozione

sembra plasmato da caldi fiati

ma trova in me indugio

e un tergiversare d’approccio

Nel mio profondo ho impronte

autentiche di vene scaldate

e per spronare quel proporre delicato

frugavo parole flessuose

che si specchiano come vele al vento

verso una meta intarsiata di colori

Un’eccitazione mentale sussurra

pregnanti trasporti

che si smarrisono in quell’anima

lievitante modulate sensazioni

Non è tardi per quel capriccio d’amore

nascente da ciò che sa di rugiada

all’alba di un di’ qualsiasi

@Silvia De Angelis

Un gioco, solo un gioco

Avatar di Cipriano GentilinoGentilino Cipriano

Era un gioco immaginarti cieca
spifferare, tra i baffi delle gamma
e le schiene curve degli omicron,
di cavalli con la pancia di legno,
spade, orchi e soffi di saffo,
danza di esametri
e passi di giambi
mentre il Rocci imperterrito
non ci assisteva sdegnato,

come un gioco sbirciarti
tra dita bruciate di sigarette,
pareiodolie di sorrisi compiacenti
e tele disfatte ogni notte,
un gioco cercarci quando tu
non mi cercavi più e
svolazzavi tra i sorrisi delle ragazze
da marito e madrasse di svendita all’incanto.

Come fosse stato un gioco ingannare
insieme questa fine del giorno e
sorridere beffardi alla notte.

©Cipriano Gentilino
Per la Giornata Mondiale della Poesia.

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