“Frammenti emotivi”. Quei dettagli che gratificano l’esistenza

“Frammenti emotivi”. Quei dettagli che gratificano l’esistenza

Suggestioni, considerazioni e pensieri sono raccolti nell’opera “Frammenti emotivi”, scritta dall’autore bergamasco Giulio Irneari, pseudonimo di Giuseppe Raineri, pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti editore. «Ogni poesia del volume – spiega il poeta – rappresenta un dettaglio di vita. Per usare un’analogia che possa chiarire meglio: è come se uno specchio fosse andato in pezzi, ma ogni frammento non ha perso quella capacità di riflettere che possiede il pezzo intero».

Un linguaggio serrato ed immediato per condensare, in poche righe, diverse tematiche apparentemente poco correlate tra di loro. Ed è proprio l’autore a soffermarsi sugli argomenti più ispiratori dei suoi versi. «Spesso parlo di amore, di morte, di vita, di religione mettendomi nei panni di Giuda il traditore, di Giuseppe e dei dubbi che non può non avere avuto, di figli. Ho dato voce ad un certo punto al Mar Mediterraneo, ad Ipazia, donna scienziata e filosofa massacrata dal fanatismo religioso nell’Alessandria di Egitto nel IV secolo d.C, al glicine. Vorrei essere stato capace di far trasparire il dubbio come fonte di ispirazione, senza citarlo mai espressamente». La particolarità stilistica sta nell’essere quasi una narrazione che utilizza gli strumenti della sintesi, dell’immediatezza, dell’evocazione, tipici della poesia, in cui la parola si fa immagine.

«Nella presente raccolta – scrive il candidato al Premio Nobel Hafez Haidar nella Prefazione – Giulio Irneari ci offre preziosi frammenti emotivi, invitandoci a riflettere sul fascino e sul mistero dell’esistenza. La vita, pur essendo un viaggio diverso di volta in volta, austero o allegro, antico o nuovo, sereno o tormentato, rumoroso o silenzioso, in bilico tra realtà e sogno, ci conduce sempre alla ricerca di noi stessi». Tra le diverse liriche una è dedicata alla naturale e profonda relazione che esiste tra vita e teatroSuicidio sul palcoscenico è un modo per affrontare il rapporto tra realtà e scrittura. «La vita è come un copione che permette di recitare anche con qualche improvvisazione, nell’illusione di esserne padroni “in toto”, quando invece già non siamo stati in grado di decidere di venire al mondo. Spesso, la realtà ci sorprende e lascia pensare che ci sia un architetto, un regista che ne guidi la rappresentazione». Nella poesia Ode al libro, invece, è racchiuso l’amore dell’autore verso i libri, per lui portatori di gioia, e la cultura che riveste un ruolo immenso e decisivo. Come curiosità ed ecletticità.

L’augurio del poeta è quello di far vibrare corde emotive spesso sottaciute, di suscitare immagini e riflessioni che denuncino o aprano alla speranza dove e se possibile. «Vorrei che le mie poesie possano indurre riflessioni molto personali. Non ho la pretesa di suggerire soluzioni e risposte, ma preferirei che sia il lettore a trovare le proprie sollecitandolo anche alla critica, al dissenso, se necessario, in nome di una personalissima interpretazione».

Federica Grisolia

(Vincenzo La Camera – Agenzia di Comunicazione)

Poeti e poesie dall’Italia a Palma di Maiorca con Joan Josep Barcelo

Joan Josep Barcelo – poeta

Il poeta Joan Josep Barcelo cura la traduzione dall’idioma italiano all’idioma catalano delle seguenti poesie rispettivamente del poeta Silvio Raffo e della poetessa Ilaria Palomba :

Lo sai da sempre, non c’è soluzione
alla fatalità della passione.
L’amore è solo quest’atroce sfida:
devi
ucciderlo prima che ti uccida

Vedersi o non vedersi non altera l’amore
se si è raggi di un unico splendore.
Mai la quercia vedrà la sua radice
se è quella linfa a renderla felice
.
.
Sempre ho has sabut, no hi ha solució
a la fatalitat de la passió.
L’amor és només aquest terrible repte:
l’has de
matar abans que et mati

Veure’s o no veure’s no altera l’amor
si s’és raigs d’una única esplendor.
L’alzina no veurà mai la seva arrel
si és aquella saba la que la fa feliç
.
.
Silvio Raffo

Domani dimentica
le gioie che non
furono. Resta qui
per me, dove non
esiste cielo né
terra, ma torbidi
ci attorcigliamo
alle ipotesi e ai
ricordi.

Ho paura di non
sentire più nulla.
Senza memoria
si vive spezzati,
agonizzanti si
risorge nel vuoto.
.
.
Oblida’t demà
de les alegries que no
eren. Queda’t aquí
per mi, on no
hi ha cel ni
terra, però tèrbols
ens recaragolem
a les hipòtesis i als
records.

Tinc por de no
sentir res més.
Sense memòria
es viu trencat,
agonitzants si
ressorgeix en el buit.
.
.
Ilaria Palomba

Foto : Silvio Raffo
Ilaria Palomba

Al Festival mondiale PIAF 2022 Arti e Sculture

Lucia Puşcaşu – artista

L’Artista Lucia Pușcașu prende dalle meravigliose forme della natura e le traduce in composizioni, nelle tecniche dell’arazzo haute lisse-lana, pittura su tela e grafica a macchie, inchiostri, acrilici o pastelli. Lucia Puşcaşu mostra una sensibilità pittorica, in modo figurativo allusivo, simbolico, alla ricerca di un’alleanza tra la suggestione del decorativo e il significato. Esprime sfumato, con elegante discrezione, lo stato affettivo che ha portato alla composizione della composizione in un registro ampio, dalla calma sussurrata dell’evanescenza a tensioni dinamiche, ancora autoritariamente controllate. Lucia Puşcaşu riesce a svelare una struttura complessa, con grandi e sorprendenti possibilità interpretative. ”
L’Artista : ” Cerco di passare attraverso le porte grigie (Porta Grigia), attraverso le porte della vita (Porta della Vita I, II), attraverso le porte blu (Porta delle nuvole, Porta del tempio blu), attraverso le porte del sole (Porta del sole ), scalini di salita (scalini del tempio), ai templi blu (tempio blu), ai templi della vita (tempio della vita), ai templi della frutta (bastone, tempio della frutta). Le colonne sono il collegamento tra terra e cielo, sono il volo verso l’alto, verso la realizzazione spirituale. I miei uccelli immaginari sono interpretazioni come simbolo, come segno e come forma”. All’artista plastica Lucia Pușcașu, la silhouette femminile presente negli arazzi (Danza III, Danza I, Lezione di danza, Danza della luna, Sorelle, Sorelle I, Sorelle IIII), nella pittura (La speranza ci dà le ali I, II, III , Pensieri in volo I, II, III, L’albero purpureo, La regina, Lo spirito della notte), in grafica (Ragazza con uccelli, Volo III, Scale), non rappresenta la bellezza, la sensualità, “ma è un forma destinata a dare nuovi significati alla mia creazione”.”
            ,,Lucia Puşcaşu ha la voluttà del sovradimensionamento, ha anche il potere dell’incontrollabilità, le composizioni sono certamente confessioni, spazi aperti sul suo spirito irrequieto e irrequieto. Ogni segno appare come un tratto vitale, l’impronta di un’esperienza di lunghe meditazioni da cui nascono fantasie e immagini sovrapposte in strutture. Lucia Puşcaşu evoca molti simboli animati che corrispondono alle diverse fasi del suo pensiero e della sua riflessione. La ricomposizione nella memoria avviene con una scrittura immediata e sensibile, con una vocazione anche da grafico, che trasforma in arazzo, poiché spesso riesce a trasmetterle le valenze cromatiche di un paesaggio dipinto. Gioca con la finezza dei toni della stessa gamma, ma ha il coraggio di accostare colori forti e forti su grandi superfici decorative. ”

Panorama International Arts Festival 2022 ha una scadenza prorogata.

Tenendo conto delle richieste che la  Writers Capital Foundation sta  ricevendo da artisti di tutto il mondo, l’organizzazione ha deciso di prorogare il termine ultimo per la presentazione delle opere fino al 15 luglio 2022. “Ci auguriamo che questo aiuterà gli artisti ad avere più tempo per completare il loro opere”, affermano gli organizzatori del  Panorama International Arts Festival 2022 .

Informazioni su PILF 2022

Il programma di punta della Writers Capital Foundation, che si dedica alla diffusione dei potenti valori dell’umanità attraverso le arti e la letteratura, il Panorama International Arts Festival (PIAF) è principalmente finalizzato ad assistere lo scambio culturale e consentire agli artisti di espandere i propri orizzonti di comprensione del mondo.

A differenza di altri festival d’arte, PIAF è concepito come santuari delle arti in cui i delegati hanno l’opportunità unica di visitare vari spazi nell’area in cui si svolge il festival e avere una profonda esperienza del sito e della vivacità culturale che crediamo aiuterà nel formazione del futuro di un artista.

A causa della pandemia, PIAF 2022 si tiene virtualmente, tuttavia è progettato per garantire un maggiore impatto tra i partecipanti.

Tema: Guerra e pace

Dopo la conclusione unica della Sfera della Libertà nel 2021 e dopo aver ottenuto il riconoscimento mondiale con il 22° Festival Internazionale della Letteratura, vincitore di Panorama come il Festival Internazionale di Letteratura Multilingue più lungo, meglio strutturato e presentato, che unisce culture di 6 continenti e unendo più di 60 nazioni in tutto il mondo, torniamo ora con il 22° Festival Internazionale del Panorama delle Arti per illuminare ancora una volta l’umanità; ispirare le persone sul sentiero della luce e della pace, lontano dalla violenza e dalle tenebre.

Voltando una nuova pagina dai mali della guerra ai risultati brillanti e miracolosi della Pace, abbiamo bisogno che tutti voi ci stiate al fianco a sostegno della nostra nobile causa. In un momento in cui il nostro pianeta sta soffrendo per la piaga della guerra, noi della WCIF ci dedichiamo più che mai a stabilire la PACE in tutto il mondo. Noi, come ferventi umanitari, lottiamo per un futuro migliore per tutti noi, specialmente per le generazioni a venire.

TEMA: GUERRA E PACE

DATA: dal 1 al 31 luglio 2022

MODALITÀ: Virtuale

Scadenza: 15 luglio 2022

SOTTOSCRIZIONE:

Coppa del Mondo: https://rzp.io/l/piaf2022

India: https://rzp.io/l/PIAFIndia

Unisciti a noi nel grande festival delle Arti per il bene dell’umanità!

Sii l’ispirazione – ESSI il cambiamento!

Team di scrittori della Fondazione Capital

http://www.writersedizione.com

http://www.wcifcentral@gmail.com

Soffiami la tua voglia perché niente è più eccitante…

Soffiami la tua voglia
dalle labbra al cuore.
Baciami,si baciami,
come un affamato
che ha trovato il pane.
Sfiorami l’anima
fino alla radice della
mia essenza…
Rendi viva la mia carne,
che vibra alle tue carezze
perché fatta per le tue mani.
Guardami, sii luce
che mi spoglia,
oltre le vesti che
coprono la pelle
ma che niente
possono nascondere
ai tuoi occhi.

Imma Paradiso

Cado ma non mi abbatto

Toglierei tutto dal corpo, pure stesso corpo; forse, concederei alla testa la grazia, la quale mi fa pensare e ricordare passati migliori.

Ridevo con scioltezza e sincerità;
correvo all’impazzata contro vento in mezzo a temporale e sentivo la mia pelle nuda apiccicata alla mia veste fradiccia,
i piedi; anche essi spogli calpestando fango e capelli lunghi e ricci
colando cristaline e dolci gocce; non ne avevo paura men che meno vergogna.

Dal web.


Ch’erano soddisfazioni piacevoli e goderli con tutti i sensi mi appagava.

I miei desideri, talvolta superflui, che sono persona umana erano parte importante nella mia vita.

Toglierei tutto dal corpo, pure stesso corpo; che non
mi da pace, non un attimo di respiro; cosa vuole da me!

Pure il tempo ci si mette in mezzo, ch’è spilorcio!  Virus, guerre e tutto,  che complica l’esistenza più del necessario.

Solo adesso; me ne accorgo;
Se fosse il core e non la testa a convenire gratitudine, forse sarebbe meglio?
Che quello lì è pieno di ferite inflitte, ma non demorde. È tosto e testardo come diamante grezzo, ancora pronto a beccarsi più intagli.

Che il mio mestiere non è essere a casa ed accontentarmi perché sono viva; cosa ben diversa a sentirsi viva!

Tua
11 luglio, 2022.

Da fridalaloka.com

Serenata indiana di Percy Bysshe Shelley

Nel primo dolce sonno della notte
mi risveglio dai sogni in cui tu appari,
quando sospira lievemente il vento
e splendono le stelle luminose:
mi risveglio dai sogni in cui tu appari,
e uno spirito allora mi ha condotto,
chissà come, vicino alla finestra
della tua camera, o dolcezza mia!

Le arie vagabonde illanguidiscono
lungo il ruscello oscuro e silenzioso,
i profumi del champak svaniscono
come dolci pensieri in un sogno;
muore il lamento dell’usignolo sul cuore
della diletta, proprio come me
destinato a morire sul tuo,
o tu che sei la mia amata!

Oh, ti prego, sollevami dall’erba!
Muoio e mi sento debole e languido!
Oh, che il tuo amore piova in mille baci
sulle mie labbra e sulle smorte palpebre.
Ahimè, le guance sono fredde e pallide,
ed il mio cuore batte impetuoso e forte!
Oh, stringilo al tuo cuore nuovamente,
dove alla fine si dovrà spezzare!

*Uno dei maggiori esponenti del romanticismo inglese, un eroe amante dell’amore, in un senso totale e libero, molto anticonformista soprattutto per l’epoca. Meravigliosi e intensi questi versi dove l’incontro passionale si trasforma in un sogno denso di profumi e immagini seducenti.

Imma Paradiso

ANCORA TRE SUCCESSI PER MONFRÀ JAZZ FEST

MonJF_ Monfrà Jazz Fest

VOLUME 5.0 _ ed. 2022

Instagram: monjazzfest

Facebook: MonJazzFest

www.monfrajazzfest.it

ANCORA TRE SUCCESSI PER MONFRÀ JAZZ FEST

La rassegna registra tanto pubblico anche per i tre “concerti cartolina”, in un mix di musica, sapori e paesaggio e si prepara per i prossimi appuntamenti: ne mancano ancora 20 

Altri tre giorni dedicati al grande Jazz, al paesaggio e ai sapori monferrini, quelli che hanno visto protagonisti i “Concerti Cartolina” del Monfrà Jazz Fest dell’ultimo fine settimana. Tre appuntamenti ancora una volta affollati in tre luoghi magici del Monferrato, dove la musica si è sposata con il meglio dela produzione tipica locale. “Raccontare in jazz il territorio” è il motto di questa fase del fest.

Il primo appuntamento è andato sold out venerdì 8 luglio a I due buoi di Olivola, dopo la visita all’infernot ospitato nella struttura e la cena tipicamente monferrina. Ima Ganora, presidente dell’Accademia Le Muse ha dato il via al concerto ricordando la grande tradizione musicale del piccolo paese monferrino. “Quando ero bambina era la culla del jazz e forse è qui che è iniziato il mio amore per questo genere”. Poi la musica: la serata del Doctor Jazz, alias Giorgio Diaferia (batteria), è iniziata con “Aqua Sapiens”, un interessante brano originale composto da Monica Fabbrini (voce) e Diego Borotti (Sax), ospiti di una formazione che comprende anche Fabio Gorlier (piano) e Giorgio Allara (contrabbasso). La scaletta è proseguita con standard jazz come “Black coffee” e “You don’t know what love is”, ma anche canzoni italiane arrangiate in modo suadente, come “Guarda che luna” e “Solo tu”. Per l’occasione il servizio bar serviva lo “Special Cocktail Jazz”, sempre con distillati locali, oltre ai classici drink.

Appena 24 ore dopo e il Fest è sulle colline di fronte a Vignale alla cantina Hic et Nunc dove si esibiscono Tiziana Cappellino (voce e pianoforte) e Gabriele Pelli (tromba). Sulle note di Horace Silver e Cole Porter il duo ha suonato per quasi due ore e mezza, dicendo arrivederci al sole, che scende incorniciando perfettamente la silhouette del paese, e salutando la luna. Una terrazza dai contorni fiabeschi, perfetta per il caldo timbro romantico di Cappellino. Per soddisfare un senso in più, oltre a udito e vista, la speciale dinner box accompagnata da vini della cantina. Per chi non ha potuto partecipare, Hic et Nunc ritorna ad ospitare il Monfrà Jazz Fest con Va de Bolero quartet.

Terzo luogo magico domenica 10 luglio: si cambia valle, ma non genere, né la propensione alle cose buone. Questa volta la musica è risuonata sotto il cedro della villa di Ponzano che prende il nome dal grande albero. Ideato nel 1877 da Adele Roggeri Sannazzaro per questa sua casa di campagna, il giardino è uno di quei luoghi che valgono il viaggio, sia per la bellezza botanica che per la vista. “Ne abbiamo cinque di questi gioielli nel nostro comune – ricorda il sindaco di Ponzano Paolo Lavagno – Siamo il paese dei giardini diffusi”. E a quanto pare anche della musica, visto che a giugno ha inaugurato un importante polo musicale che ospiterà la seconda sede dell’Accademia Le Muse.

A soddisfare il gusto ci pensano i gelati dell’Agrigelateria Panarotto, ma soprattutto i “nocciolotti”, gli agnolotti di Salabue con ripieno di nocciole che proprio in questa giornata hanno ottenuto il riconoscimento De.Co. e che la Pro Loco del comune ha distribuito copiosamente ai partecipanti  (oltre un centinaio) in una merenda sinoira al termine del concerto, insieme ai prodotti del Salumificio Miglietta e ai vini della cantina Franco Nazzari. In mezzo ovviamente la musica, quella del trioformato dalle voci diAura Nebiolo e Caterina Accorsi con Enrico Perelli al pianoforte, ovvero gli Easytips. La loro idea è appunto quella di rendere il jazz “Easy”, semplice. Almeno per quanto riguarda la sua fruizione, perché le due cantanti allestiscono una vera e propria storia del jazz dalla “Swing Era” fino ai contemporanei, con arrangiamenti vocali che diventano sempre più intrecciati. Insomma vi sembra facile giocare a fare le Boswell Sisters su “Straight no chaser” di Thelonius Monk, o lo scat su Lazy Bird di Coltrane?  Ci vuole tanto manico. Il pubblico (anche questo appuntamento è andato oltre il tutto esaurito con tantissime richieste) se ne accorge e le sommerge di applausi.   

Il Monfrà Jazz Fest riprende giovedì 28 luglio dalle ore 21 in collaborazione con la birreria Moonfrà di Casale Monferrato che ospiterà il concerto dei Why Factor trio e poi con una interessante serie di appuntamenti ad agosto.

Ma prima c’è una trasferta importante da considerare: sabato 23 luglio a Ripalimosani (CB) si esibisce infatti il Doctor Jazz feat Borotti (Borotti, Diaferia, Picchioni, Allara). E’ il suggello di una collaborazione che dura da tre anni tra il MonJF e Borgo in Jazz nel Molise e che ha portato i musicisti della piccola regione italiana ad esibirsi a Casale, offrendo contemporaneamente di ospitare gli artisti monferrini nei caratteristici borghi dell’entroterra per concerti e stage.

Ricordiamo che Main Sponsor del Monfrà Jazz Fest sono Fondazione CRT, Rolandi Auto, Mazzetti d’Altavilla, Krumiri Rossi Portinaro, Distilleria Magnoberta, Pasticceria Ninin, Sponsor Euroedil2.  La rassegna si avvale inoltre della collaborazione e patrocinio di tantissimi comuni e content partner che supportano e supporteranno il festival con meravigliosi location e prodotti.

Informazioni, prenotazioni e biglietti su www.monjazzfest.it

A Cartosio (AL) e a Monastero Bormida (AT) due nuovi appuntamenti di RETE TEATRI con lo spettacolo GUARDA IN ALTO

A Cartosio (AL) e a Monastero Bormida (AT) due nuovi appuntamenti di RETE TEATRI con lo spettacolo

DUE NUOVE SERATE spettacolo GUARDA IN ALTO 15 e 16 Luglio 2022 – Cartosio (AL), Monastero Bormida (AT) RETETEATRI

GUARDA IN ALTO
di Paolo La Farina
con Gianluca Blumetti, Vanni Ciocca, Paolo La Farina, Monica Massone 

15 luglio 2022 – Cartosio (AL) – ore 21.15 – Terrazza del Palazzo Comunale – Viale Papa Giovanni XXII, 8

16 luglio 2022 – Monastero Bormida (AT)ore 21.15 – Corte del Castello Medievale – Piazza Castello

Una storia di famiglia che vi farà ridere e commuovere. Un nonno ex comandante di marina, una figlia in crisi matrimoniale, un nipote a cui voler insegnare a perseguire la felicità, una giovane moglie sempre in viaggio, un fratello, Serafino, quasi coetaneo con un trascorso di vita poco fantasiosa, e un fratello sacerdote, Don Enrico sono solo alcuni degli ingredienti. Tre fratelli che, verso il crepuscolo della vita, ritornano a legarsi attraverso i ricordi e i sogni di un’esistenza volata via.

Ingresso: € 13.00

Produzione Rete Teatri
www.rete-teatri.it

prenotazioni:
gestione@rete-teatri.it– Patrizia Velardi 348 9117837 – Monica Massone 3484024894
Link a sinossi e foto/video spettacolo

Vai alla Scheda Spettacolo a Cartosio

Vai alla Scheda Spettacolo a Monastero B.da

Big Jump 2022, Legambiente presenta: SOS Po

Legambiente. Big Jump 2022, Legambiente presenta: SOS Po
Un documento di proposte in otto punti per la tutela del Fiume in pericolo

Nelle regioni del bacino padano occorre un cambio di passo di fronte alla crisi idrica e agli effetti dei cambiamenti climatici, tra portate ai minimi storici, prelievi eccessivi, impatto delle attività umane su quantità e qualità delle acque

Legambiente: “Ripensare il modello di gestione favorendo la transizione ecologica per tutelare efficacemente gli ecosistemi fluviali e la risorsa idrica”.  

PNRR e riqualificazione del Po, agricoltura, natura, navigazione commerciale, difesa dalle acque e dal cuneo salino, inquinamento, deflussi idrici e concessione i temi al centro del documento

Big Jump, foto e video delle iniziative organizzate in Piemonte dai Circoli Legambiente | 

SOS Po, il documento completo

Anche quest’anno, domenica 10 luglio alle ore 15, torna il Big Jump, il festival europeo ideato da European Rivers Network (ERN) e a cui Legambiente aderisce e coordina l’organizzazione in Italia. L’iniziativa nasce per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla qualità delle acque, per il recupero della balneabilità nei grandi corsi d’acqua e per tutelare la salubrità dei fiumi. 

La campagna prevede generalmente un tuffo simbolico e di denuncia in un fiume, in un torrente, per richiamare l’attenzione sulla qualità dello stato dei nostri fiumi. Vista la situazione delle ultime settimane e la crisi idrica sempre più diffusa, con molti corsi d’acqua in secca, quest’anno si dedicherà la giornata del Big Jump a puntare i riflettori sull’emergenza siccità.

Per lanciare a livello nazionale la campagna, Legambiente ha organizzato un flash mob, dandosi appuntamento sul letto del fiume Po. “Sveglia! Non si può dormire sul letto di un fiume!” è lo slogan scelto per richiamare l’attenzione sull’urgenza di interventi tempestivi che contribuiscano a mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici in atto e scongiurare così un punto di non ritorno. Ecco il video del flash-mob realizzato sul Po: https://youtu.be/XOZrlM1n6YU

Oltre 74 mila km quadrati, un’estensione pari a un quarto dell’intero territorio nazionale, 17 milioni di abitanti, sei regioni e una provincia autonoma attraversata: sono i numeri del bacino del Fiume Po, il più grande d’Italia, che al suo interno custodisce ben 684 siti Natura 2000 e 420 aree naturali protette, oltre che siti riconosciuti patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. 

Un ecosistema prezioso messo però a dura prova, in questi ultimi mesi, da una delle peggiori crisi idriche di sempre, che ha fatto registrare livelli allarmanti con -0,88 metri a Piacenza e -7,16 metri a Pontelagoscuro (FE). Una crisi che, di riflesso, determina anche l’ingressione del cuneo salino, ossia l’ingresso di acqua di mare anche nelle falde e nelle aree lagunari, quest’anno arrivata a 30 km dalla foce. Elementi che vanno a inserirsi in un quadro complessivo già fortemente compromesso, con temperature che nel bacino del Po, negli ultimi 30 anni, sono cresciute a un tasso più elevato della media (+2,5 gradi centigradi) e precipitazioni in notevole calo (-20%),

In occasione del Big Jump 2022, l’associazione presenta un documento di proposte in 8 punti per la riqualificazione del Fiume Po e dell’intero bacino, su cui intende avviare un confronto e una discussione con tutti i soggetti interessati.

Per tutelare l’ecosistema, l’economia delle regioni del bacino padano e la vita delle comunità fluviali, occorre un approccio integrato che tenga in considerazione tutti gli aspetti legati all’utilizzo e alla conservazione delle risorse del territorio”, dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente. “È evidente che questa crisi, peraltro annunciata dalle scarse nevicate invernali e piogge primaverili, è un effetto diretto della crisi climatica in atto. E, con un’alterazione anche di un solo grado in più, il ciclo dell’acqua cambia: i ghiacciai delle montagne perdono spessore e lunghezza, il permafrost si degrada, le precipitazioni variano. Dovremo dunque imparare a convivere con una minore disponibilità d’acqua dolce e con eventi estremi sempre più frequenti; piogge torrenziali e siccità sono due facce della stessa medaglia che devono entrare nella pianificazione e nella programmazione di uso delle risorse, a partire da quelle del PNRR, considerando lo stato del fiume in senso ecosistemico”. 

Il documento redatto dall’associazione ambientalista prende in considerazione il Po non soltanto come corso d’acqua da rappresentare mediante parametri idraulici e da gestire attraverso infrastrutture e opere di difesa – che non di rado hanno compromesso la qualità dell’ambiente fluviale – ma come caratterizzato dalla presenza di aree naturali protette, siti d’interesse comunitario, riserve riconosciute per le loro potenzialità di sviluppo sostenibile delle comunità che vivono il fiume e la loro positiva interazione con l’ecosistema fluviale stesso. 

Gli otto punti cardine per la tutela del Po. Al centro di SOS Po sono stati posti otto diversi ambiti di ragionamento: PNRR e riqualificazione del Fiume Po, che contempla il progetto di rinaturazione dell’area quale opportunità per il recupero della biodiversità e un uso più efficiente e sostenibile della risorsa idrica; agricoltura, con l’attuazione d’interventi di miglioramento dell’uso agricolo dei suoli che tengano conto delle esigenze del fiume e della mutata disponibilità d’acqua; natura, puntando sul rafforzamento della tutela naturalistica del Fiume e della biodiversità e sul potenziamento delle aree protette, attraverso la realizzazione del Parco nazionale del Delta del Po e l’istituzione di un Parco interregionale per il corso mediano del Po. Si affrontano inoltre il nodo dei progetti per la navigazione commerciale; della difesa idraulica;del cuneo salino; il tema inquinamento, da fronteggiare con un miglioramento dei sistemi di depurazione degli scarichi industriali e civili e un particolare impegno per affrontare il problema dei reflui zootecnici; i deflussi idrici e le concessioni, puntando sul garantire il corretto deflusso ecologico del Po e dei suoi affluenti e ad assicurare la necessaria divagazione dell’alveo.

Le iniziative del Big Jump in Piemonte.  In Piemonte si è registrato il numero più alto di partecipazioni, con decine di iniziative svolte sul territorio. Un problema, quello della siccità, sempre più sentito nella regione piemontese. 

“Come testimoniano i dati di Arpa nella Relazione sullo Stato dell’Ambiente in Piemonte, nel 2021 si è concluso con l’inizio di uno dei periodi più lunghi di siccità mai osservati sul Piemonte: 111 giorni (tra l’8 dicembre 2021 e il 30 marzo 2022) in cui non sono cadute precipitazioni significative”, dichiara Alice De Marco, direttrice di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta. “Un grave segnale d’allarme è la richiesta di razionamento d’acqua in 125 comuni italiani tra Piemonte e Lombardia. Di questi, 80 solo in Piemonte. Bisogna iniziare ad adottare misure di mitigazione ai cambiamenti climatici concrete per non compromettere definitivamente l’ecosistema, l’economia e la vita delle comunità fluviali”

Gli eventi piemontesi sono: 

  • Beinasco: Biciclettata sul greto del fiume Sangone organizzato dal Circolo “Ambiente & Salute Beinasco”. Ritrovo in Piazza Alfieri A Beinasco alle 14.45
  • Val di Chi: Big jump nel torrente Chiusella organizzato dal Circolo “Chiusella Vivo”. Ritrovo in Spiaggetta Gauna alle 15.00
  • Verbania: Big Jump nel Lago Maggiore organizzato dal Circolo “Il Brutto Anatroccolo”, con la partecipazione di Legambiente Nazionale e Terra verde (Libera VCO). Ritrovo Piattaforma della spiaggia i “Tre Ponti” alle 15.00 
  • Carignano: Azione e a seguire silent disco organizzato dal Circolo “Il Platano”. Ritrovo presso l’Area Attrezzata del Garettino di Carignano alle 15.00 
  • Torino: Torneo di beach volley e a seguire azione organizzato dal Circolo “Molecola”. Ritrovo presso il Circolo Amici del Fiume ASD, Corso Moncalieri 18 alle 10.00 e per il flash mob difronte ai Magazzini sul Po, Murazzi lato sinistro, alle ore 15.00 
  • Casale Monferrato: Colazione e pulizia area e cura delle piante del vivaio e a seguire azione con innaffiatoi organizzato dal Circolo “Verdeblu”. Ritrovo presso il Parco Eternot alle 9.00 e per il flash mob presso l’Imbarcadero Lungo Po Gramsci alle 11.00 
  • Ovada: Azione organizzato dal Circolo “Ovadese della Valle Stura”. Ritrovo sull’asfalto dell’ex Optagon alle 15.00. 

Ufficio stampa Legambiente Piemonte e Valle D’Aosta

Poesie alla Luna e presentazione del libro “Recupero dell’essenziale”

Poesie alla Luna e presentazione del libro “Recupero dell’essenziale”

Mercoledì 13 luglio alle ore 19.30 un nuovo appuntamento nel salotto culturale di Chiara Pavoni, Interno 4, in via della Lungara 44 a Roma con la presentazione del libro di Michela Zanarella “Recupero dell’essenziale”, Interno Libri e il reading di poesie alla Luna. La luna ha sempre ispirato e affascinato i poeti, molteplici sono i suoi significati. 

E’ simbolo di vita, intuizione, fecondità, purezza ma anche di ombra, eternità e luce divina. La raccolta di poesie di Michela Zanarella, già alla prima ristampa, contiene diverse poesie dedicate alla luna, emblema di energia femminile, trasformazione, specchio di emozioni e desideri. Le poesie della raccolta verranno lette dagli attori: Giuseppe Lorin, Corrado Solari e Chiara Pavoni. 

Interverranno i poeti: Angela Donatelli, Elisabetta Pamela Petrolati, Erminia De Paola, Flora Rucco, Luciana Vasile, Luciana Capece, Manuela Minnelli, Nuccio Castellino, Patrizia Palombi, Veronica Paredes, Alessandra Carnovale, Fabio Sebastiani, Laura Tommarello, Paola Oliva, Antonietta Tiberia, Lucianna Argentino, Loretta Liberati, Lucia Izzo, Antonella Giannacaro, Fiorella Cappelli. Si esibiranno i musicisti: Tommaso Alfonsi, Rosario Moricca, Alessandro Salvioli, Fabio Falaguasta, Le Onde e Eleonora Hanrahan, Marco Salvatori. Seguirà aperitivo artistico. 

In me il tuo ricordo è un fruscio, di Vittorio Sereni

In me il tuo ricordo è un fruscio, di Vittorio Sereni

Patrizia Nosengo

In me il tuo ricordo è un fruscio

solo di velocipedi che vanno

quietamente là dove l’altezza

del meriggio discende

al più fiammante vespero

tra cancelli e case

e sospirosi declivi

di finestre riaperte sull’estate.

Solo, di me, distante

dura un lamento di treni,

d’anime che se ne vanno.

E là leggera te ne vai sul vento,

ti perdi nella sera.

(Vittorio Sereni)

Rivedo le tue lettere d’amore, di Alda Merini

Rivedo le tue lettere d’amore, di Alda Merini

Rivedo le tue lettere d’amore

illuminata, adesso, da un distacco;

senza quasi rancore… 

L’illusione era forte a sostenerci;

ci reggevamo entrambi negli abbracci

pregando che durassero gli intenti,

ci promettemmo il “sempre” degli amanti,

certi nei nostri spiriti d’Iddii… 

… E hai potuto lasciarmi,

e hai potuto intuire un’altra luce

che seguitasse dopo le mie spalle! 

Mi hai suscitato dalle scarse origini

con richiami di musica divina,

mi hai resa divergenza di dolore,

spazio per la tua vita di ricerca

per abitarmi il tempo di un errore… 

… E mi hai lasciato solo le tue lettere

onde ne ribevessi la mia assenza! 

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“L’attenzione altrove” di Rosario Belmonte

Un poeta, Rosario Belmonte, che merita attenzione e già ospite della nostra rivista, torna oggi con una lirica che, a parer mio, diventa paradigma della condizione dell’uomo, oggi più che mai immerso in un quotidiano che sembra svuotato di progetti e di speranze. Nella poesia si sostanzia un’inquietudine latente che il poeta esprime con versi netti e incisivi, in cui similitudini e metafore rendono palpabile la potenza di un sentire lirico che diventa universale. Una poesia che cattura per l’efficace profondità di immagini descritte con un afflato poetico di elevata espressività. [Maria Rosaria Teni]

Osservo distratto,

Da questa finestra

Affacciata sul mondo,

Persone vaganti

Immerse nel loro quotidiano.

Alcune da sole

Altre in compagnia;

Facce stanche,

Talune preoccupate

E poche, davvero poche, incrociano

Il mio distaccato sguardo,

Spinto lontano dai miei pensieri.

Gli occhi ne sono colmi

Eppure nulla resta;

Nemmeno un frame,

Tutto completamente vuoto

Come una stanza priva di arredi,

Una scatola senza oggetti,

Una tela immacolata,

Un libro vacuo di contenuti…

L’attenzione altrove.

Rosario Belmonte

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                                                                        ph Eleonora Mello

LETTERA A MIO FRATELLO

A Salvatore

Amato fratello del cuore

Avevi scritto il mio nome sulla tua pelle
ed io inciso il tuo nel mio cuore.
Eri nato bello, per poi morire così giovane.
Ma io sò che tu vivi nel mio cuore
e in quello di tutti gli altri che ti hanno conosciuto
perché mai avrebbero detto di no alla tua esistenza.
Perché sei lontano ed io ti sento così vicino?
Perche’ quel tanto soffrire quando eri qui?
Non ho mai potuto dirti TI VOGLIO BENE
con l’importanza che ora do’ all’Amore.
Non ho potuto scriverti e darti niente
per rendere la tua vita più bella
come tu, l’hai resa a me.
Spero che un giorno, lascerai in me
un pò della tua luce
la stessa che ti illumina rendendomi beata.
Così come lo sono tutti gli Angeli
perché sono sicura che tu lo sei fratello mio.
Vivi, e vivrai per sempre nei miei pensieri.

Natalia Castelluccio

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LAGUNA DI ORBETELLO (Grosseto) di Dario Menicucci “Toscana e le sue bellezze”

LAGUNA DI ORBETELLO (Grosseto) di Dario Menicucci “Toscana e le sue bellezze”

LAGUNA DI ORBETELLO (Grosseto)

La laguna di Orbetello è una laguna costiera della Toscana, nella Maremma grossetana. La sua estensione è di circa 27 km². La profondità media è di un metro circa, la massima non supera i 2 m. Un ponte artificiale la collega al PROMONTORIO DELL’ARGENTARIO (vedi).

Territorio

È separata dal mare a ponente e a levante da due strisce di terra lunghe circa 6 km (i Tomboli sabbiosi della Giannella a NW e della Feniglia a SE) e ad ovest dal promontorio dell’Argentario. Una terza lingua istmica di terra si protende nel centro della laguna e su di essa sorge il centro urbano di Orbetello. Un ponte artificiale (la diga Leopoldiana) collega Orbetello al Monte Argentario e divide la laguna in due parti, la laguna di Ponente e la laguna di Levante.

Comunica con il mare per mezzo di tre canali artificiali: il canale di Fibbia (o delle Saline) nei pressi della foce del fiume Albegna ed il canale di Nassa (in località Santa Liberata), entrambi sul Tombolo di Giannella ed il canale di Ansedonia sul tombolo di Feniglia. Un quarto canale, il canale del Pertuso, fu progettato e furono anche iniziate le opere di scavo, che però non furono mai portate a termine.

Aree naturali protette

A causa dello scarso apporto di acqua dal mare e dell’immissione di scarichi ricchi di nitrati e di sali di potassio provenienti dalle colture agricole (i quali hanno determinato il proliferare delle alghe ed il conseguente impoverimento di ossigeno), la laguna di Orbetello è un ambiente ad alto rischio. Per consentire la sua protezione sono stati emanati numerosi provvedimenti di legge ed è stato costituito l’istituto del Commissario della Laguna di Orbetello. Oggi parte della laguna di Ponente è protetta nell’Oasi del WWF della Riserva naturale Laguna di Orbetello di Ponente e del bosco di Patanella. Sull’area insiste anche la Riserva naturale Laguna di Orbetello, in gestione alla Provincia di Grosseto e la zona di protezione speciale (ZPS) “Laguna di Orbetello”.

Fauna

La laguna è una zona umida di importanza internazionale secondo la Convenzione di Ramsar. In essa nidificano o transitano di passaggio molte specie di uccelli, fra i quali ricordiamo il cavaliere d’Italia, il fenicottero rosa, l’airone bianco maggiore, il falco pescatore, la spatola, l’avocetta, il cormorano e varie specie di anatre.

Storia ed economia

In passato l’economia di Orbetello era basata sullo sfruttamento della laguna di Orbetello e sulla pesca. Attualmente questa attività, che un tempo era tramandata di padre in figlio nelle famiglie dei pescatori, è gestita da una società per azioni che impiega poco meno di cento dipendenti. Le acque della laguna sono ricche di pesce pregiato come spigole, orate, muggini e anguille. Un tempo venivano pescati anche gamberi e molluschi. Il pesce viene lavorato in loco o venduto in molti mercati d’Italia e anche all’estero. Pregiata è la produzione della bottarga di muggine e la preparazione delle anguille sfumate, anguille affumicate con aggiunta di spezie e peperoncino, che sono senza dubbio il piatto tipico della cucina locale.

Dario Menicucci

IL MATRIMONIO E’ LA TOMBA DELL’AMORE? di Sergio Garbellini

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IL MATRIMONIO E’ LA TOMBA DELL’AMORE? di Sergio Garbellini

Eppure non era segnalato nel nostro patto ! (Sergio Garbellini)

IL MATRIMONIO E’ LA TOMBA DELL’AMORE?

.

Posseggo una casa arredata

con quattro balconi e un giardino,

la macchina nuova è pagata

e in banca ho un bel milioncino !

.

Perciò non mi manca più niente?

E invece mi manca … l’amore,

per questo che son sofferente,

mi manca la gioia del cuore !

.

Ho chiesto a una giovane amica:

“Marisa, mi vuoi sposare?”

M’ha detto, con aria pudìca:

“Non sai che ti puoi rovinare?

.

La firma sul tuo matrimonio,

promuove la sola consorte

che accede al tuo patrimonio

da socia … e fino alla morte !

.

Rinuncia ad avere una moglie,

conosco delle libertine

che appagano tutte le voglie,

ma senza volere altro fine !

.

Sposarsi, poi, con questa crisi,

si viene tacciati “cretini”

e poi vengon pure derisi,

perché non ci sono i quattrini !

.

Accetta il mio caro consiglio:

andiamo a convivere insieme,

così senza alcuno scompiglio

m’avrai, … se l’amore ti preme !

.

Mi dai una fissa parcella

di cento euro pronta cassa

ogni volta che … brami ‘quella’,

fin quando la voglia ti passa !”

.

Fissai Marisa attentamente

ed accettai la sua proposta,

lei mi piaceva ardentemente,

per giunta era … bendisposta !

.

Il nostro splendido rapporto

filava in modo portentoso,

entrambi ottenevam conforto

da quel feeling affettuoso.

.

Ci amavamo con sentimento,

a letto c’era … sintonia,

stavamo insieme ogni momento,

con grande amore e simpatia.

.

Facevamo le gite al mare

in compagnia degli amici

e sulla neve per sciare

ci sentivam lieti e felici.

.

Vivevamo d’un sacro amore,

a pranzo e a cena col sorriso,

la gioia albergava nel cuore,

la vita era … un paradiso !

.

… Insieme passammo trent’anni

amandoci e rispettosi,

ma senza provare gli affanni,

noi non eravamo gelosi.

.

… Un giorno mi sono ammalato …

e proprio sul letto di morte

ho chiesto con tono pacato:

“Vuoi diventar la mia consorte?”

.

Lei compiaciuta chinò il viso,

rispose: “Sì”, scoppiando in pianto,

le feci un gradito sorriso,

la baciai, la strinsi accanto,

.

… chiamai il prete e con la mano

presi gli anelli dal taschino …,

… il matrimonio? Ma che strano …!

… E’ sempre scritto nel destino !

.

SERGIO GARBELLINI

I know I’m no longer a kid (So di non essere più un ragazzino), di Jean-Paul Malfatti

I know I’m no longer a kid, di Jean-Paul Malfatti

¹ I know I’m no longer a kid, but the problem is that I’m animated by a toddle  soul who refuses to grow old. And even if it pisses me off a little that here all see me as such, I am proud of it but not vain or sorry.

² So di non essere più un ragazzino, ma il problema è che io sono animato da una anima fanciulla che se rifiuta di invecchiare. Ed anche se mi sta un po’ sulle balle che qui mi vedano tutti come tale, io ne sono fiero ma non me ne vanto né me ne dolgo.

Jean-Paul Malfatti, Italian American fledgling poet and newborn writer.

Racconto: LA VERITÀ, di Gregorio Asero

I Libri di Gregoio Asero

Racconto: LA VERITÀ, di Gregorio Asero

LA VERITÀ

Procedendo con gli anni lungo il percorso della mia vita, mi accorgo di aver raggiunto una coscienza più compassata e matura e “lemme lemme” mi accorgo quasi con stupore a riflettere su come la mia vita fin qui vissuta, si sia modellata sia nel carattere sia nella mia indole. 

Quando ero un ragazzo di belle speranze, ero un fanatico integralista su cosa fosse giusto o sbagliato, secondo la mia morale ovviamente, e per questo agli occhi degli amici risultavo antipatico, un povero letterato e a volte, anzi molto spesso, un illuso idealista. 

Nella mia presunzione e intransigenza sapevo esattamente quale fosse il confine tra il bene e il male. Schierandomi, ovviamente, dalla parte del bene e degli eroi che per quel bene erano disposti a sacrificare la loro vita. Oggi, a causa della mia “maturità”, penso di aver cambiato un poco prospettiva e credo che al mondo non esista persona che si possa definire intransigente se non accompagnata da un forte egocentrismo. Con molta onestà e autocritica devo ammettere che questi difetti sono stati la causa principale, almeno credo, di molti errori commessi nella mia vita.

Errori commessi dalla buona fede e da un istintivo e primitivo bisogno di giustizia; ma questa non è una scusante e neppure una attenuante. Gli errori restano e sono tanti, con buona pace mia e di chi ha avuto la ventura di camminare al mio fianco. Non a caso alcuni amici mi definivano il “Don Chisciotte del duemila”.

Penso che la maturità abbia fatto capolino, un poco alla volta nella mia testa e nel mio animo, quando, silenziosi come spie nemiche, sono arrivati i primi dubbi.

I primi sospetti e i primi fallimenti, li ho percepiti non più come casualità, ma come veri e propri crolli delle mie certezze.

È dovuta passare tanta acqua sotto i ponti e molti insuccessi personali per scoprire che il problema non erano gli altri, ma si celava nella mia persona.

Sia come sia, il crollo nelle mie certezze esistenziali è avvenuto da una decina di anni, un poco troppo tardi per rimediare agli errori di una vita. Non credo che basterà il resto della mia esistenza per sgombrare le macerie e iniziare una nuova ricostruzione, ma l’importante, credo, non è ricostruire una nuova vita, ma non arrendersi mai e lottare sempre per quello in cui si crede. 

“È meglio morire in piedi che vivere in ginocchio” diceva Emiliano Zapata anarchico leader della Rivoluzione Messicana. 

Si sa ricostruire non è mai semplice e richiede tempo e molta pazienza e questo potrebbe essere un buon motivo per avere la speranza di poter vivere così a lungo fino a quando l’opera di ricostruzione non sia ultimata, o almeno fino a quando il mio travaglio interiore non cederà il posto a un livello di vita più serena… comunque lo spero.

Ad ogni modo ho acquisito uno una nuova certezza e cioè che la verità ha molti padri putativi ma che nessuno è in grado di riconoscerne il padre biologico. La verità è come la sfinge che, posta all’ingresso della città di Tebe, chiedeva ai passanti di risolvere l’enigma e chi non era in grado di dare la risposta giusta veniva divorato dal mostro. Ecco perché, sparite le certezze degli anni giovanili, i suoi punti fermi, le mie supponenze, adesso mi trovo a navigare in un mare in tempesta, perseguitato da mille dubbi, dove la verità, la mia verità è inseguita dal dubbio dell’incertezza, ma quasi come un ossimoro, sicuro che da qualche parte esiste la “vera” verità e non certo la mia o quella dei miei anni giovanili. 

Allora dico che la verità forse esiste ed è come un grande puzzle dove ognuno di noi, anche coloro che mi sono antipatici, ne possiedono solo un pezzetto. Per questo dico che saremo in grado di vederla nel suo insieme solo se siamo consapevoli che tutti dobbiamo concorrere a comporre il mosaico e se solo un essere vivente smarrisce il suo pezzetto di puzzle o si rifiuta di contribuire a completarlo, allora dico che sarà sempre una verità monca. 

Ecco, con questo voglio dire che non è una vita serena la mia perché vivo fra mille dubbi e incertezze, ero più felice da giovane dove avevo solo certezze e speranze in un mondo migliore, ma forse questo è il pegno che si deve pagare per diventare adulti e maturi. Do un senso alla mia esistenza perché penso di aver capito che nulla è veramente comprensibile fino in fondo e mi consola il pensiero che, come diceva Socrate, mica uno qualunque: so di non sapere. Bisognerebbe lasciarsi andare senza opporre alcuna resistenza allo scorrere lento del tempo e ricostruire giorno per giorno i pezzi di mattoni che inevitabilmente il tempo che passa fa crollare dalla nostra casa. Ogni giorno si distrugge una parte di muro e ogni giorno noi dobbiamo ricostruirlo, lo so che è una fatica immensa, come quella di Sisifo. Il guaio è che diventando anziani la fatica diventa immensa e le forze vengono meno. Una fatica che ci fa incurvare sempre di più. Del resto quello che non si è voluto o non si è saputo fare da giovani va prima o poi affrontato altrimenti si corre il rischio di essere venuti al mondo per niente: senza un senso e senza uno scopo.

.

da ” I MIEI PENSIERI”

di Gregorio Asero 

copyright legge 22 aprile 1941 n. 633

CREDERE, di Natalia Castelluccio

Photo by RODNAE Productions on Pexels.com

Come si può credere in sè stessi
se il mondo in cui credi
non crede più in te.
Se la gente di poca fede che conosci
non ti dà fiducia,se non puoi donare Amore.
Ma tu, ascolta sempre il tuo cuore
ascoltalo attentamente
Ogni battito, ad ogni attimo.
Perché fin quando il tuo cuore batte
puoi avere fiducia, puoi conoscere gente
puoi donare Amore.
Non spegnere il tuo cuore
uccideresti il Mondo.

Natalia Castelluccio

https://pensieriparoleepoesie.wordpress.com

Cantico Sensuale

Ho cosparso di ambra e sandalo
la mia pelle morbida e calda.
Mi sono coperta solo
di seta trasparente
attendo le tue mani
attendo la tua bocca
e quelle note di dolce
lussuria che solo tu
saprai comporre sul mio corpo.
Vieni mio adorato amante
accorri al mio richiamo
e anche gli dei
sorrideranno beati
quando consumeremo
le nostre ore di letizia.
Scioglieremo nettare
dalle nostre corolle
e di esso ne faremo miele
che delizierà il palato
e scenderà saporita ambrosia
fino all’anima accendendo
quella danza che
appagherà la fame
vibrante dei nostri sensi
e l’ardore dei cuori.
Vieni mio adorato amante
amami, raggiungiamo
le alte vette del piacere
e Afrodite gelosa
nulla potrà sottrarre
al nostro intenso idillio.

Imma Paradiso

Racconti: SASSI, di Roberto Busembai

Racconti, SASSI, Roberto Busembai

Zia Molly

SASSI  

Un pensiero mi è passato come foglia al vento, un granello di quella sabbia che il mare ha lasciato indifferente, come un petalo di fiore che sovente cade nel suo percorso di sfiorire, quel silenzio che mi rincorre tra le folle e i rumori della gente, un pensiero come un sasso colorato che si instaura dentro, peso come un masso ma caldo più del sole, quello che mi trova pur sempre tra il giorno e la notte e nel firmamento, di salutarvi anche se sono assente.

Sarà il grande caldo, saranno gli anni che attanagliano la mente tanto mi sostengono nel tempo, sarà forse la voglia di lasciarsi andare nel piacevole far nulla che faccia pensare e ragionare, sarà il desiderio della felicità che si basa sulle cose semplici del mondo e sul suo creato meraviglioso, ma l’assenza è diventata un bisogno di rilassamento nel cuore e nella mente con l’eccezionale e immensa certezza di ritornare ad abbracciarvi tutti, che poi siete davvero tanti.

Sassi colorati riposti o semplicemente posati casualmente come i fatti e i momenti della vita che ognuno ha sul suo ciglio di un mare aperto o sulla collina verde della speranza, sono sassi che ci indicano il passato e ci presentano un presente dai colori forse un poco sbiaditi, tenue colorazioni, ma pure sempre vivi e per questo da vivere in maniera uguale, con lo spirito aperto a ogni situazione e affrontarlo con il sorriso posto fisso nella mente e sul volto.

Sono sassi quelli che vi voglio lasciare in questo momento di possibile vacanza del cuore, in questa nostra fuga mentale da tutto quello che ci potrebbe angosciare, intimorire e spesso colpire, sono sassi che non fanno alcun male ma ve li poso pian piano come un granello di sabbia e vi cumulo sopra i loro diversi colori e le forme più strane e particolari, sono sassi quelli che vi voglio lasciare in questa estate che difficilmente noi persone anziane possiamo viverla nel pieno delle giornate, sia per il caldo soffocante e per la stanchezza e la spossatezza che facilmente ci prende e ci addormenta pure. Ma voglio che alla fine, prossimamente, alla vicina foglia che ingiallisce e a quel fiore che muore e svanisce possiamo ritrovarci da una valanga sommersi di sassi e colori che ognuno avrà da raccontare.

Sia la mente guida per il vostro cuore e il cuore sia per la mente il sentimento dell’amore a scolpire il giorno e sottolineare la notte, saranno sassi dipinti, colorati, scolpiti, levigati quelli che accumuleremo in ogni giorno estivo a passare e sarà pure sogno comune questo immenso monte che costruiremo.

Zia Molly

Immagine web

Per ” Ti spaccio l’intervista” ho il piacere di presentare la pittrice ”ARMIDA PELLEGRI” articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM

Per ” Ti spaccio l’intervista” ho il piacere di presentare la pittrice ”ARMIDA PELLEGRI” articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM

Date: 10 luglio 2022 Author: irisgdm

Armida Pellegri con il marito

Ci siamo mai soffermati sulla parola arte? Ars, artis, dal latino, non è solo una parola dal significato etimologico , ma è la più alta espressione umana di creatività e fantasia, in cui l’uomo manifesta attraverso l’esteriorità la propria unica interiorità.
L’etimologia della parola, sembra derivi dalla radice ariana ” ar-” che in sanscrito significa andare verso, adattare, produrre, la capacità di fare in modo armonico.
L’arte è la sublimazione del nostro interiore, è esternare le nostre sensazioni, emozioni, cosi l’arte diventa grande: Armida Pellegri.
Io non sono un esperta d’arte, guardo e dico mi piace o non mi piace. Con Armida Pellegri non è cosi, ti innamori immediatamente di ciò che dipinge. Ti senti attratta da ogni suo quadro, ti senti proiettata dentro i suoi colori, i suoi paesaggi, le sue figure, abitare nelle sue case, raccogliere i suoi fiori, stare nei suoi tramonti, stare sulla riva ad aspettare i pescatori che tornano, oppure nelle sue notti cosi piene di luce.
Una sua caratteristica è la luce che illumina i suoi dipinti, lei con la luce ci sa fare, non hai bisogno di lampadine per vedere i suoi quadri, hanno propria luce. I colori sono caldi, accoglienti, vorresti abitarci dentro. Cosa dicono i suoi quadri? dicono il suo mondo interiore, un mondo bellissimo, sensibile, comunicativo, gentile. Un anima scaldata dal dolore, dalla gioia, dall’amore.
Armida Pellegri, è nata e vive a Tellaro, in provincia della Spezia, è stato recensito come uno dei borghi più belli d’Italia. Ha avuto la fortuna di abitare in un posto incantevole, il mare è una continua fonte di ispirazione, chi abita al mare lo sa. I suoi occhi però, hanno la capacità di vedere oltre, nei suoi quadri lei mette la sua anima, il suo essere Armida, oltre sempre oltre. IL suo amore immenso nei confronti del mare, che lei dipinge in ogni sfumatura, quindi noi aspettiamo il suo mare, ci immergiamo nel suo mare, nelle sue notti di luna.

Armida Pellegri
  • Armida la prima cosa che ti voglio chiedere la tua tecnica per dipingere. Considera che io non sono un esperta di pittura,sono solo amante di questa bellissima arte. Il mio preferito è Caravaggio, per il modo in cui illuminava il soggetto principale

Dipingo olio su tela. La mia tecnica è frutto di decenni di sperimentazione e pratica . Una tecnica molto particolare affinata soprattutto per i notturni per ottenere luci e riflessi (Diciamo che ho ottenuto “una ricetta” i cui ingredienti restano segreti)

Libeccio da sud- ovest
  • Tu hai avuto degli incontri importanti che diciamo hanno dato slancio alla tua pittura.Vorrei che me ne parlassi

Si, ho avuto incontri che hanno in qualche modo lasciato tracce indelebili nella mia anima. (Premetto che sono nata nel 1949)
All’età di sei o sette anni conobbi una pittrice famosa di Firenze , Anna Scotti, che aveva acquistato una casa a Tellaro vicino alla nostra. Io disegnavo seduta sui gradini della porta di casa, nel carugio di fronte al mare. Lei mi osservava e mi incoraggiava ed io , già allora, sapevo di fare la cosa giusta per me. Importantissima fu la vicinanza della professoressa delle scuole medie , anche lei fiorentina , anche lei si era formata all’Accademia di belle Arti di Firenze. Con lei imparai tutto sul disegno tecnico, sulla trigonometria, sulla prospettiva, sull’uso del colore .Sperimentai acquerello , tempera, china e mi appassionai di storia dell’arte. Nel 1968 approdai all’uso dei colori ad olio e da allora sono ,ancora oggi, il mezzo con cui mi esprimo.

  • Ti diletti in questa arte fin da piccolissima?
    Mi diletto fin da piccolissima nel disegno , ero in età di asilo , parlavo pochissimo, timidissima, ma disegnavo di continuo .
  • Quando dipingi sei sempre spinta emotivamente a farlo, o è casuale?
    Quando dipingo , da sempre, sono spinta da un prepotente bisogno intimo. Non dipingo , proprio non ci riuscirei, a farlo per gli altri, per piacere agli altri, per vendere o per compiacermi del consenso degli altri. Quando dipingo è una specie di attrazione fatale. La tela sul cavalletto mi sfida, so che nasconde i miei pensieri. A volte lotto per non cedere, fingo di non vederla, prendo tempo ma poi cedo ed allora è adrenalina pura. Sono io che mi racconto perché ne ho bisogno, per sentirmi viva, per dare un senso alla mia esistenza. Quando questo succede è adrenalina pura , e credimi se ti dico che non mi importa nulla del parere dei critici, continuerei a dipingere , proprio perché ne ho bisogno io, anche se non fossi apprezzata da nessuno. Io sono una artista , la sono perché così sono nata , non è arroganza la mia , è un dato di fatto . Ci sono stati periodi di tempo in cui ho dovuto stare lontana dai colori , dalle tele per motivi familiari ed è stato come vivere in apnea, aspettando di riemergere per respirare ancora.
  • Io personalmente ritengo che i tuoi quadri abbiamo un impatto emozionale. Il tuo soggetto preferito il mare, nei tuoi quadri sempre presente in notturna, ritengo che le luci siano straordinarie, producono qualcosa di magico e sognante.

Vivere a Tellaro fin dalla nascita è stato un regalo preziosissimo del destino. Cresci con il rumore del mare, con il salino nelle narici. Figlia di un uomo di mare, tellarese , un navigante che ha visto tutto il mondo e di una mamma veneziana della Giudecca, il mare posso dirlo è nel mio DNA. Tellaro , fin dagli anni trenta è stato metà di scrittori, pittori , musicisti, attori, filosofi , registi famosi. È stata per me importante per la mia formazione culturale l’amicizia con lo scrittore Mario Soldati che a Tellaro soggiornava molti mesi all’anno in una meravigliosa villa sulla scogliera del Trigliano. Mi aspettava ogni mattina sulla strada per Tellaro e mi parlava in anteprima dei romanzo che scriveva un quel momento e di mille altri argomenti. Io una ragazza, lui con i suoi cappelli bianchissimi, il suo vocione squillante, il suo immancabile sigaro toscano, camminavamo a braccetto in una nuvola di fumo aromatico. Spesso si univa a noi il poeta Attilio Bertolucci, padre dei registi Bernardo e Giuseppe Bertolucci. Io in mezzo a loro ero una spugna che assorbiva ogni singola parola. Quelle conversazioni erano per me una ricchezza immensa , mi facevano “crescere”.

Armida Pellegri
  • Tutto in te ha respiro dell’arte, un profumo inebriante. Cosa ti ha segnato di più?
    Se il dolore è maestro di vita, beh non mi ha risparmiata. La morte , oltre ai miei genitori ha strappato alla vita le mie due sorelle maggiori, giovanissime, nel fiore degli anni . Le cerco e sono in contatto con loro nei miei notturni, mi mancano ogni giorno, ed anche se mi hanno lasciata da moltissimi anni, per me è sempre ieri. Sono “assenze” che ti dilaniano l’anima, che ti segnano, che ti cambiano profondamente. Il dolore, ed è un percorso lunghissimo, che continua ancora oggi, ti costringe ad un esercizio di introspezione in cerca della tua essenza nel tentativo di gestire la sofferenza.
  • Cosa vuol dire per te dipingere?
    Dunque dipingere per me è sempre stato , esporre era per me una violenza. Era come spogliarsi nuda in piazza alla mercé delli sguardo di tutti. Per moltissimi anni ho rifiutato di farlo. Fondamentale è stato l’incontro con il Prof. Zeno Birolli
    , figlio del famosissimo pittore Renato Birolli. Zeno Birolli, docente all’Accademia d’arte di Brera mi esorto a trovare il coraggio di esporre e di cimentarmi con opere in notturno. Mi fidai di lui. Nel contempo , l’incontro e l’amicizia fraterna con il compianto giornalista Giuliano Fontani, appassionato d’arte , capo redattore del giornale Tirreno e della moglie Anna Tonazzini fu fondamentale per organizzare , nel 2006, le prime mostre personali importanti a Carrara ed a Pisa . Poi non le ho più contate.
Armida Pellegri
  • Parlaci delle tue mostre!
    Importanti per me sono state tutte le mostre che ho fatto , in particolare ho ricordi cari al mio cuore a mostre organizzate a Pisa a Palazzo Gambacorti, a Firenze cattedrale di San Lorenzo , a Lucca presso Collegio Reale , a Carrara, a Forte dei Marmi, a Marina di Pietrasanta ecc… In particolare ho avuto il privilegio di avere a disposizione per me tutto il Castello di San Giorgio d di Lerici, il comune di appartenenza. Il Sindaco Dott. Leonardo Paoletti e tutta la giunta mi hanno organizzato una mostra antologica personale per un mese , provvedendo a tutto . Li ho esposto 156 opere spaziando fra paesaggi in notturno ed in piena luce, arte sacra , ritratti . È stato un riconoscimento davvero importante .
  • Le tue opere spaziano e toccano vari temi: arte sacra, ritratti, paesaggi e tanto mare pieni di luce. La tua opera ” San Giorgio a Tellaro” è in esposizione permanente presso la chiesa Stella Maris di Tellaro. So che ultimamente sei stata colpita da un grave lutto, da un grande dolore.

  • Nel 2021 io e mio marito Cesare, siamo stati contagiati dal Covid. Io mi sono salvata, lui no. Cesare ed io ci siamo sposati giovanissimi, vivevamo in simbiosi. Lui era il mio più grande sostenitore, era l’organizzatore di ogni mia mostra. La sua morte ha stravolto la mia vita, “camminare “da sola è dolorosissimo. Il 18 agosto inaugurerò a Tellaro, presso l’oratorio Santa Maria nella piazzetta di Selaa a picco sul mare , la mia prima mostra senza di lui. Ma so che sarà con me in ogni istante, ed a lui la dedico….continuo a dipingere per restare insieme a lui.
  • Ora vorrei che tu mi parlassi di Armida donna.

Di me come donna posso dirti che sono madre di due figli ,che sono ilmio “dipinto” più bello. Mariagrazia web designer / assistente fiscale e Massimo imprenditore.
Sono nonna di Anita , oggi una giovane ragazza di sedici anni che mi regala tenerezza.
Ho 73 anni, amo la vita, è un miracolo che dobbiamo rispettare . Una vita intensa, impreziosita da incontri con persone straordinarie che non dimenticherò mai , che tanto mi hanno donato. Ritengo che a volte accadano eventi, incontri con persone che vanno al di là della nostra volontà , poi puoi esercitare il tuo libero arbitrio accettando di “,vivere” questi incontri, questi eventi , ma esiste il “fato” . Perciò vivo giorno per giorno , il futuro è adesso, per ogni attimo in più ringrazio il Signore . Anche il nostro “incontro” fa parte di un disegno che non conosciamo
Penso di averti raccontato di me l’essenziale.

Ho tralasciato di dirti che, visto i miei studi, avrei potuto essere una hostess di volo Alitalia , ma mio padre non volle che intraprendessi quella carriera. Se ciò fosse avvenuto forse non avrei dipinto
Il destino segue percorsi misteriosi.

Armida Pellegri

Io ti ringrazio Armida, e se il destino segue percorsi misteriosi, felice di averti incontrata in questa strada. Un artista a tutto tondo, una vera artista, un dono per tutti noi, Grazie.

Armida Pellegri
Armida Pellegri

Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM

Riccardo III di W. Shaspeare in scena nell’atrio del Carmine di Barcellona P.G.

Wikipedia

“RICCARDO III” di W, SHASPEARE, SARA’ MESSA IN SCENA NELL’ATRIO DEL CARMINE DI BARCELLONA P.G. VENERDI’, 15 Luglio alle ore 20,45. MERITO DEL REGISTA CELONA E DEGLI INTERPRETI, TRA CUI FRANCESCA ROMEO, REDATTRICE DELLA RIVISTA INTERNAZIONALE DI LETTERATURA, NELLE VESTI DELLA REGINA MARGHERITA. ALLA COMPAGNIA ORGANITTRICE ED ESECUTIVA GIUNGANO GLI AUGURI SINCERI DI MERITATO SUCCESSO,NON SOLO PER LA LORO BRAVURA,MA ANCHE PER LA GRANDEZZA E IMPEGNATIVA OPERA DEL GRANDE GRAMMATURGO INGLESE (Anzi c’è chi sostiene la messinesità dimostrata con molti supporti esplicativi all’interno delle Sue opere e della recente ricostruzione dell’albero geneologico della Sua Famiglia) Pubblicato da Carmelo Aliberti il 9 luglio 2022 in HOME Venerdì 15 luglio, Atrio del Carmine, Milazzo, ore 21.45, andrà in scena “Riccardo III” di William Shakespeare. Libero adattamento e regia di Salvatore Cilona che vestirà i panni del deforme, tanto ambizioso quanto malevolmente machiavellico

Quando in casa arriva un cane, di Flavia Sironi

Havana e Flavia durante una gara di CaniCross

Accogliere un cane in casa non sempre è facile, ma è anche meno difficile di quanto possa sembrare. Dipende dalla volontà e dalla pazienza che ci si mette, dal tempo che si ha a disposizione, dall’età del cane e per ultimo e non da ultimo dalla razza. Spesso le mode dettate dalla pubblicità, dai film, dai documentari ecc. condizionano la scelta del cane. Però non sempre le esigenze di questo nuovo arrivato corrispondono a quelle di chi lo sceglie.

Ad esempio un cane da caccia ha bisogno di correre, di notevoli spazi, di vita all’aria aperta; un cane di questo genere non potrà mai andar bene a una persona che fa una vita sedentaria. I cani da caccia sono perfetti per atleti, alpinisti, sportivi in generale. Per quanto possa sembrare incredibile, viste le notevoli dimensioni, un alano ama stare sul divano.

Un cucciolo per una persona anziana non è proprio l’ideale. Il cucciolo vuole attenzioni, è un distruttore, rosicchia scarpe, oggetti. Personalmente ritengo che un cucciolo sia adattissimo ai bambini. Le razze sono innumerevoli e sarebbe bene informarsi sul carattere dell’animale prima di portarlo con sé. È proprio per questo che molti 4 zampe e una coda rassomigliano anche fisicamente al proprio 2 zampe, non lo avete mai notato?  Invece una scelta sbagliata la si nota subito, o è il cane che porta in giro il proprio umano trascinandolo come un pupazzo; oppure è l’umano che trascina il povero cane non collaborante. Una scelta consapevole renderà felici, per cui simili, i due amici.

Deltaplani di tutta Europa nei cieli dell’Umbria

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Dopo lo stop forzato a causa della pandemia, i deltaplani tornano a volare nel cielo del Monte Cucco, sito considerato la culla per volare con questo mezzo senza motore inventato dagli australiani Bill Moyes e Bill Bennet nei lontani anni ‘60. Pioniere in Europa è stato Alfio Caronti che il 4 novembre del 1971 spiccò per primo il volo dal monte Murelli per atterrare nelle acque del lago di Como.

I mezzi che utilizzeranno i piloti della ventina di squadre nazionali d’Europa per conquistare il titolo continentale ovviamente sono ben diversi dal prototipo utilizzato da Caronti. Quello era una specie di aquilone più che un deltaplano, efficienza quasi inesistente contro la possibilità di reggersi in aria per centinaia di chilometri dei deltaplani di oggi a velocità che in picchiata possono sfiorare i 200 km/h. Il tutto sfruttando le masse d’aria ascensionali, dette termiche, prodotte dall’irraggiamento solare del suolo, il “motore” più ecologico che si possa immaginare.

Il sito del Monte Cucco, sopra Sigillo (Perugia), è per questa disciplina tra i più generosi in un paese come l’Italia che conta dorsali montuose dove si generano condizioni ottimali per il volo libero come da nessun’altra parte. Infatti ha già ospitato quattro edizioni dei campionati europei e tre dei mondiali. 

Quest’anno dal 10 al 23 luglio la competizione ufficiale riconosciuta dalla FAI(Federazione Aeronautica Internazionale) si dipanerà in un ampio territorio che dall’Umbria lambirà anche Toscana e Marche. Le giornate di gara saranno dieci con altrettanti percorsi che i piloti dovranno chiudere nel minor tempo possibile. La somma dei risultati dei singoli voli, o di quelli che la meteo consentirà di eseguire, daranno le classifiche finali a squadre e individuali. La nazionale italiana si presenta come detentrice in contemporanea dei titoli europeo e mondiale che ha vinto rispettivamente quattro e dieci volte. 

Un ricco programma di eventi e spettacoli, dal titolo “Notti in Volo”, accompagnerà per l’intera durata la manifestazione alla quale si legano.

Gustavo Vitali – Ufficio Stampa FIVL

Associazione Nazionale Italiana Volo Libero

A due passi dal cielo, Novella di Luciana Benotto Seconda parte 

Il lago Phoksumdo

Luoghi, personaggi, fatti e leggende

A due passi dal cielo Novella di Luciana Benotto Seconda parte 

E’ di nuovo mattino. Ci mettiamo in marcia presto, dobbiamo salire da 2.800 metri a quota 3.600, fino al lago Phoksumdo.

Butto giù una tazza di caffè liofilizzato che mi sono portato dall’Italia, controllo l’allacciatura delle stringhe come se controllassi la pressione dei pneumatici prima di un rally e comincio l’arrampicata.

Mano a mano che si sale il paesaggio diventa povero di vegetazione e l’aria gradatamente si rarefà, se ne accorgono i miei polmoni.

Attraversiamo un villaggio chiamato Rahagaon, toponimo che significa sopracciglia e poi, altri sperduti paesi. La gente pare intimidita e al tempo stesso attratta dalla nostra presenza. In effetti, il territorio che stiamo attraversando non è stato molto visitato da occidentali; noi  siamo qui senza il permesso delle autorità, anche perché, nell’ultimo gruppo che ci ha preceduto c’è scappato il morto a causa di una frana.

Ci fermiamo a riposare in un borgo che troviamo lungo il percorso. Cerco di sedermi un po’ all’ombra e un po’ al sole. All’ombra l’aria è troppo fredda, ma fermi sotto il sole ci si scotta. Mentre mi rifocillo con una ciotola di riso bollito, ceci e non so che altro, osservo delle donne impegnate ad eliminare la pula dal miglio e dall’orzo, facendone ripetutamente saltare i chicchi nei setacci, mentre il vento, loro invisibile aiutante, soffia via le nubi di pulviscolo vegetale.

Sugli stentati campi ci sono degli uomini che dissodano la terra col kodali, una rudimentale zappa dal manico corto. Penso ai nostri avanzati macchinari agricoli e a quanto sia duro per questa gente guadagnarsi, in senso letterale, la pagnotta. Quanta fatica…

I bambini non resistono, si avvicinano curiosi e ci sorridono; uno scricciolo sui sei anni mi prende per mano e mi porta a fare un giretto tra le abitazioni. Guardo sorpreso degli  uomini che filano la lana (Kvac mi dirà poi che lo fanno per passare un po’ il tempo), mentre le loro donne intrecciano fili che si stanno trasformando in coperte a bande colorate.

Da una tasca che ho sul giubbino, inaspettatamente mi cade una biro; il mio piccolo accompagnatore la raccoglie e la guarda sorridente, allora, estraggo dalla tracolla uno dei taccuini che mi sono portato appresso e gli faccio un disegno. Il bimbo rimane affascinato, capisco che desidera quegli oggetti per lui inconsueti. Altro che videogiochi!

Devo ammetterlo, ho avuto la fortuna di essere bambino quando le automobili in circolazione erano pochissime,  che sono riuscito a giocare per strada come un monello della via Paal, con  fionde, archi e frecce costruite alla belle e meglio da me, e che ho pure pedalato e pattinato per il parco Sempione, oggi pieno di cartacce e siringhe, quando ancora giravano i vigili in bicicletta e controllavano che nessuno calpestasse le aiuole, così come c’era scritto sui piccoli cartelli piantati nei prati. Era davvero un altro mondo.

Quando arriviamo ad Ankhe, un altro villaggio il cui nome significa -occhio- (che stranezza, sembra quasi che la montagna possegga il dono della vista), entriamo nel parco nazionale Shey Phoksumdo. Siamo tutti stanchi, lo vedo dalle facce, ma per poter alzare le tende dobbiamo marciare ancora per un’ora buona prima di raggiungere il ruscello più vicino.

Dopo cena mi faccio scaldare dell’acqua da mettere in una bottiglia di plastica che infilo nel sacco a pelo per scaldarmi i piedi. La notte è fredda. E di notte tornano a galla i cattivi pensieri. Purtroppo,  non riesco a non ricordare quello che è successo sei mesi fa, quel pomeriggio che, liberatomi da un impegno, sono corso nello studio dentistico di Laura con un mazzo di roselline e gipsofile, fiori che a me ricordano il giorno delle nostre nozze, dieci anni fa. 

Quando li ho visti, avrei voluto cestinare quei fiori, ma poi mi sono detto che loro, i fiori, non se lo meritavano, che erano degni di essere rispettati, loro. E così li ho portati al cimitero Monumentale, a Ippolito, il mio amico d’infanzia che un mattino di primavera di due anni fa, si è lasciato cascare nel vuoto: sette piani con un biglietto di sola andata.

Li ho dati a lui quei fiori, a lui che mi guardava dalla fotografia con occhi beffardi, a lui che credeva nell’aldilà e che forse, in quel momento, ombra di se stesso, era seduto su quella lastra ad ascoltare il mio silenzioso lamento.

Il sonno deve avermi afferrato, me ne rendo conto durante la notte quando mi sveglio angosciato e col viso rigato di lacrime. Gli uomini non piangono, mi dico, ma sono un uomo  io?

Stavo sognando. Sì, sognavo Ippolito che se stava accovacciato lì, in fondo alla tenda e mi parlava…ma cosa mi diceva? Cerco di rientrare nell’atmosfera del sogno, e dopo pochi istanti ricordo le sue parole.

– Lo sai benissimo perché è successo- mi aveva detto – non riesci ad avere figli, ma questo caro Lucio, non significa che tu non sia un uomo come gli altri, ricorda che hai una dignità e che meriti il rispetto di tua moglie. Hai fatto la scelta giusta venendo qui a due passi dal cielo. Prendi pure le distanze dal tuo quotidiano e riorganizzati il futuro, tu che ne hai uno. In quanto a me, ben lo vedi, che me lo sono giocato-. 

“Perché non mi hai cercato? Perché?” gli avevo gridato mentre lo vedevo svanire con stampato sul volto quel suo solito sorriso  canzonatorio. 

“…non avevo più illusioni, tu sai a cosa mi riferisco.” mi parvero  le sue ultime parole.

Qualcuno nella tenda accanto tossisce. Mi giro sul fianco.

Ippolito sembrava proprio qui penso, ma è la notte che inganna materializzando i sogni e rendendoli reali; è il sonno che fa sembrare vivi quelli che non ci sono più e rende i dormienti simili a morti, ed è il sonno che sta di nuovo prendendo il sopravvento su di me.

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Continua…

Cento anni fa nasceva una delle più grandi poetesse del 900: Maria Luisa Spaziani, Gabriella Paci

Cento anni fa nasceva Maria Luisa Spaziani in un’agiata famiglia borghese di Torino, dove il padre era proprietario di un’azienda produttrice di macchinari per industrie chimiche  e dolciarie.

Giovanissima ,collaborò con una rivista letteraria”Il girasole” e ebbe modo di conoscere e pubblicare autori come Sandro penna Leonardo Sinisgalli,Umberto Quasimodo e Vasco Pratolini

Si laureò nell’università di Torino con una tesi  su Marcel Proust:amante della letteratura francese consegue nel 1953 un borsa di studio e soggiorna  a  periodi Parigi.

Qualche anno prima ha conosciuto Eugenio Montale, al quale si lega con un’affettuosa amicizia e un sodalizio intellettuale. Lui la celebrerà con lo pseudonimo di “Volpe”

 Inizia così la sua produzione poetica che invia alla casa editrice Mondadori che la pubblica nella collana “lo specchio” con il titolo di “Le acque del sabato”.

Di ritorno dagli Stati Uniti dove si era recata per un viaggio premio,è costretta per il tracollo della fabbrica del padre a trovarsi un lavoro stabile e va ad insegnare francese in un collegio di Torino.

L’insegnamento le piace e le fa scrivere l’originale raccolta di poesie ”Luna lombarda”.Passa poi ad insegnare lingua e letteratura francese a Treviglio nel liceo scientifico e vince nel 1958 io premio Lerici con la poesia “Suite per A”.

Si sposa nel 1958 con Elemire Zolla e Alfonso Gatto le fa da testimone ma il matrimonio si scoglie dopo solo due anni.

Passa a insegnare all’università di Messina lingua e letteratura tedesca per poi tornare alla

Cattedra di francese . Traduce vari autori inglesi,francesi e tedeschi ed ha modo di conoscere EzraPound Thomas Eliot ,Jean Paul Sartre.

Ispirata ala Sicilia è al raccolta “L’occhio del ciclone”a cui seguono raccolte più intimistiche come “Transito con catene “e “Geometria del disordine” che vince il premio Viareggio

Autrice di un poema”Giovanna D’Arco” ,scrive numerosi articoli ,saggi e uan raccolta di racconti.

Tre volte candidata al Nobel ,è stata presidente in vari prestigiosi premi letterari.

Muore nel 2014 a 91 anni di età.

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Alcune delle sue poesie più belle per comprendere la sua grandezza:


Scorreva un vento caldo sugli abeti
tenebrosi da secoli, e portava
da fondali africani un grido lungo
come un corno da caccia. Solo il tonfo
delle pigne ritmava il suo ruggito
lontano, quasi musica, e rasente
il disco della luna, rari uccelli
notturni sciabolati sul confine
d’ombra e di luce qui da te giungevano
a portare messaggi che ora il tempo
mi esalta e mi confonde. Fu una notte
di aspettazione, e lento San Lorenzo
si annunciava con pianti di comete,
gigli che si sfogliavano nel buio
senza mani a raccoglierli. Passavano
lungo il tratturo i cani dei pastori,
neri dentro la tenebra dei pini,
i cani, occhi provvidi del giorno
e ora anime perse, inquieti lemuri
dell’estate che scavano entro zone
precluse il loro grido di rivolta,
e da millenni lo affidano al canto
delle sorgenti in corsa verso il mare.

L’occhio del ciclone (Mondadori, 1970)

 La cometa

Quel mio amore per lui aveva ali di cera
lunghe le ali sembravano eterne
battevano il cielo sicure, sfioravano picchi,
puntavano al sole con nervature nervine.

Fuse le ali ormai mi ricrescono dentro,
soltanto ora perdute mi diventano vere,
e ai cuori incauti grido: la passione è un fantasma
troppo importante, uomini, per potersi incarnare.

Chiomate vaganti comete di Halley, presagi
disastri prodigi che infiammano e gelano il sangue,
nessuno osi fissarvi, si arrischi a sfiorare
coaguli di pura lontananza –  morgane.

 Realtà e metafora

Tu, realtà e metafora, luminoso
corpo dal doppio segno. Tu moneta
d’inscindibile faccia, bianco cigno
che ingloba il suo riflesso.

Penso all’abbraccio, e all’improvviso scende
in acque buie il mio vascello ebbro.
Confluiscono oceani. L’energia,
duraturo arabesco di fulmine.

 L’indifferenza

L’indifferenza è inferno senza fiamme,
ricordalo scegliendo fra mille tinte
il tuo fatale grigio.

Se il mondo è senza senso
tua solo è la colpa:
aspetta la tua impronta
questa palla di cera.

Maria Luisa Spaziani e Eugenio Montale