Controluce : I  giovani ora aspirano a lavori che permettano visibilità e guadagno come essere “Influencer” e disdegnano impieghi tradizionali nonostante le richieste di mercato,Gabriella Paci

Influencer è  chi, grazie alla sua posizione,autorità,conoscenza o carisma ha il potere di influenzare gli acquisti  delle persone, orientandole in modo più o meno intenso. Generalmente, un influencer si impegna attivamente in una nicchia di mercato distinta,che va dal settore dell’abbigliamento a quello dei cosmetici,delle calzature, degli accessori e delle scelte di luoghi di vacanza  in hotel di lusso.

Gli influencer quasi sempre collaborano con le aziende, aiutandole a vendere i loro prodotti o servizi, nell’ambito del cosiddetto “Influencer Marketing”e sono definiti “beni di relazione sociale “dato che possono fare decollare un determinato marchio o prodotto.

Il rapporto di “We are social “del 2020 ci dice che 50 milioni di persone sono online  in Italia , e 35 milioni sono sui social ovvero il 58% della popolazione :esse seguono con evidente interesse e ammirazione gli influencer  per essere guidati nelle scelte, anche negli atteggiamenti stessi.

Pubblicano regolarmente post sul loro argomento sui loro canali preferiti e generano un grande seguito di persone entusiaste e coinvolte, che prestano molta attenzione ai loro punti di vista.

Tipi di influencer

 Ci sono tipi diversi di influencer :il modo più comune di valutarli è sula base del numero di follare(seguaci) che hanno e  il livello di influenza su di loro e anche il tipo di promozione effettuata.  Talvolta tuttavia essi possono cambiare prospettiva .

 Per esempio, molti mega-influencer sono anche celebrità. Sono loro ad avere oltre un milione di seguaci ,anche grazie alla loro popolarità,come Chiara Ferragni.  Eppure hanno spesso meno influenza reale sul loro pubblico, perché mancano di esperienza in una nicchia ristretta dedicata.

In genere solo i grandi marchi possono rivolgersi a loro. I loro servizi sono infatti costosi (anche diverse migliaia di euro a post) e sono estremamente pignoli sulla aziende con cui scelgono di collaborare. In quasi tutti i casi, i mega-influencer hanno agenti che lavorano per loro conto per fare qualsiasi accordo di marketing.

Alcuni micro e persino i nano-influencer possono al contrario avere un impatto enorme sui seguaci nella loro nicchia specialistica, e di conseguenza essere di grande beneficio per un’azienda che vende un prodotto destinato a quel settore. I microinfluencer sono persone comuni che si sono fatte conoscere per la loro conoscenza di quella  nicchia I micro-influencer hanno costruito una community di seguaci specializzati, e non vogliono danneggiare il loro rapporto con i loro fan promuovendo un cattivo prodotto per cui sono generalmente attendibili.

Alcuni micro-influencer sono felici di promuovere un marchio gratuitamente. Altri si aspettano una qualche forma di pagamento.

Possono essere comunque economici e avere un’enorme influenza su un piccolo numero di persone, ma nella maggior parte delle nicchie, è necessario lavorare con centinaia di nano-influencer per raggiungere un vasto pubblico.

Influencer italiane di successo

Di regola ,sono le ragazze più dei maschi a svolger il ruolo di influencer :In Italia ne abbiamo almeno 10 che cavalcano la cresta dell’onda :

#1 Chiara Ferragni, 27,5 milioni di follower

#2 Chiara Biasi, 3,7 milioni di follower

#3 Chiara Nasti, 2 milioni di follower

#4 Veronica Ferraro, 1,4 milione di follower

#5 Giulia Gaudino, 640 mila follower

#6 Eleonora Carisi, 636 mila follower

#7 Nicoletta Reggio, 446 mila follower

#8 Valentina Marzullo, 394 mila follower

#9 Maria Rosaria Rizzo, 369 mila follower

#10 Irene Colzi, 349 mila follower

Il corso di laurea triennale dell’università “E campus”

 Il corso di laurea,nuovo nel suo genere, promette di  far acquisire solide competenze a coloro che sono intenzionati a svolgere questa nuova attività lavorativa in costante crescita, ma di fornire strumenti anche a coloro che di fatto già la svolgono ma ambiscono a rafforzare le proprie conoscenze e/o acquisire nuovi strumenti di lavoro. La preparazione offerta da questo curriculum, consentirà all’influencer di svolgere nel tempo un’attività professionale affidabile e sostenibile, in particolare nel settore Moda & cosmetica , uno degli ambiti con la maggiore domanda di influencer marketing.con tanto di remunerazione professionale.

 Al giorno d’oggi in Italia la professione di influencer non è ufficialmente regolamentata. Tuttavia, nel mondo anglosassone i blogger, gli instagramer, gli youtuber e gli influencer in genere sono tra i professionisti più giovani e richiesti da marchi commerciali e agenzie pubblicitarie di rilievo. E questa realtà è arrivata con forza anche qui da noi .

Ecco il piano di studi che è proposto dall’università

1° anno:

Semiotica e filosofia dei linguaggi, Informatica, Estetica della comunicazione, Sociologia dei processi economici, Tecnica, storia e linguaggio dei mezzi audiovisivi, Organizzazione aziendale

2° anno:

Diritto dell’informazione e della comunicazione, Metodologia della ricerca sociale, Lingua inglese, Sociologia della comunicazione e dell’informazione, Psicologia della moda, Sociologia della moda, Progettazione, processi e comportamenti organizzativi, A scelta dello studente

3° anno:

Linguaggi dei nuovi media, Etica della comunicazione, Social media marketing, Lingua spagnola, Laboratorio di scrittura istituzionale e pubblicitaria, Laboratorio di scrittura, Laboratorio di lettura dell’immagine, A scelta dello studente, Tirocini formativi e di orientamento, Prova finale

Insegnamenti a scelta dello studente Organizzazione di eventi e ufficio stampa, Semiotica del testo, Psicologia della comunicazione, Intercultural communication of multi-level political and social processes, Diritto privato, Comunicazione d’impresa, Antropologia giuridica e comunicazione dei sistemi culturali, Storia della televisione, Governance dell’Unione europea, Storia del giornalismo, Urban and territorial marketing, Gestione delle imprese e marketing, Psicologia del lavoro, Strategie d’impresa e gestione della comunicazione, Diritto sindacale e delle relazioni industriali, Web content marketing, Marketing automation & e-reputation management

Indubbiamente ,come detto,i giovani sono molto attirati da una lavoro che unisce visibilità e successo ad un cospicuo guadagno e pertanto tanti sono gli aspiranti ,mentre lavori più tradizionali restano in attesa di personale disposto ad essere assunto per non dover chiudere l’attività svolta.

Racconti: La Befana e Il Mistero delle calze scomparse, di Maria Cristina Buoso

Entro in casa dopo aver fatto una bella passeggiata nel freddo della sera, fuori il sole si spegne sulla neve caduta durante la notte creando riflessi colorati che mettono di buon umore.

Il freddo mi è entrato dappertutto facendomi ballare sui piedi congelati per cercare di farlo passare, mi spoglio in fretta per liberarmi dei vestiti umidi ed entro nella doccia per permettere all’acqua calda di sciogliere il gelo che sento in tutto il corpo.  La felpa mi accoglie e riscalda mentre preparo una tazza di cioccolata calda.

Mi siedo sul divano sotto ad una copertina colorata di ciniglia e la mia gatta si acciambella ai miei piedi, la tivù accesa su un canale dove stanno trasmettendo uno dei tanti film a tema natalizio mi concilia il sonno ed io lentamente mi addormento mentre continuo a pensare ad una notizia che il telegiornale aveva dato nella mattinata: tutte le calze per la notte della befana erano scomparse dalle bancarelle e dai negozi. Come fosse successo e perché, nessuno lo sapeva. I genitori e i nonni che avevano aspettato gli ultimi giorni per acquistarle, nella speranza di poter risparmiare un po’, e così poter fare un regalo più bello ai bambini, adesso temevano di deluderli ed erano furiosi verso le autorità che non avevano saputo trovare una soluzione al mistero.

Un rumore mi sveglia di soprassalto e Maya mi guarda strana, si alza e sempre guardandomi sospettosa si allontana preferendo un cuscino vicino al termosifone. Scuoto la testa, mi alzo per andare in cucina e… mi blocco … la mia schiena.

E adesso????

Con fatica, mi avvio verso la mia camera da letto dove ho le pastiglie per quando mi blocco ed il mio cuscino di sale grosso che, riscaldato, mi darà sollievo dove mi fa male.  Cammino lentamente appoggiandomi al muro, passando davanti allo specchio dell’anticamera mi cade l’occhio sull’immagine riflessa e… mi blocco. Ritorno sui miei passi e mi fermo davanti allo specchio per essere sicura di non avere le allucinazioni.

Cosa diavolo è successo?????

–   È il regalo che quest’anno la befana ha voluto fare ad alcune persone –  Calma, adesso sento pure le voci dentro casa? Mi giro e vedo la mia gatta seduta dietro di me che mi guarda sorniona – Non sarai mica tu a parlare?

 –  E chi vuoi che sia? Certo che sono io.

Calma, rimaniamo calmi… io sto ancora dormendo e … – spazientita la mia gatta mi dà un morso al polpaccio e mi fissa. – ahiiiiiii.

  •  Non abbiamo tutta la notte. Concentrati e ascoltami bene.
  • Mi sai spiegare perché sono conciata così?
  • Sei proprio brutta.  Comunque, questa è la regola.
  •  Regola???
  •  Certo. Da adesso fino a domani mattina, quando sorgerà il sole, tu puoi andare dove vuoi e fare tutto quello che vuoi a bordo della tua scopa speciale, hai una immunità di invisibilità… ma devi ricordarti che, prima che il sole termini di salire nel cielo, devi essere a casa, altrimenti ovunque ti troverai quando la scopa scomparirà tu ritornerai ad essere di nuovo tu.
  • Ma… sono la befana! –  Non riesco a credere all’immagine che lo specchio mi rimanda. Il vestito è colorato e un po’ rattoppato come quello delle vecchine di una volta, il cappotto è lungo di colore scuro e al collo ho una sciarpa lunghissima fatta ai ferri e un fazzoletto di flanella legato sotto il mento.  Gli occhi sono nascosti dietro ad un paio di occhiali grandi e vicino alla porta vedo una scopa in saggina con il manico grosso di noce scuro.
  • Come mai sei così silenziosa? Non sei contenta di poter andare dove vuoi, ma solo dopo che avrai consegnato i regali ai bambini?
  • Ma che scherzo è questo…
  • Credo che sia stato Babbo Natale a pensarlo.
  •   COSAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA??????
  •   Lo scorso anno la Befana si è lamentata con lui perché voleva prendersi un giorno di pausa il 6 gennaio, ma non poteva farlo per la mancanza di disponibilità da parte delle persone.  Così, quest’anno, ha pensato di farle un regalo. Con la magia ha reclutato tante “befane” che potessero sostituirla per una notte. Ha messo alcuni nomi nel suo cappello e, dopo una bella rimescolata con la mano, ha estratto per ogni città una persona e ha fatto un incantesimo speciale per farle diventare le sue sostitute.
  •   E se mi rifiuto?
  •   Rischi di trovarti così per un anno intero.
  •   Accidentaccio …. E allora?
  •   Copriti bene e comincia il tuo giro. Quello vicino alla scopa è il sacco, tu metti la mano dentro e tiri fuori il regalo e lo lasci al bambino che lo ha richiesto.
  •  Hai detto che posso fare tutto quello che voglio?
  •   Si, ma solo dopo che avrai terminato la consegna dei regali. Prima inizi e prima termini e più tempo ti rimane per fare… cosa vuoi fare?
  •  Ho una mezza idea  che mi frulla per la testa…
  •  Prima i regali…
  • Ho capito. –  Sbuffo esasperata. Prendo scopa, sacco ed esco mentre la gatta mi guarda dubbiosa, sconsolata ritorna a pisolare sul cuscino vicino al termosifone.

Una volta in strada mi sistemo la sacca sulle spalle come fosse uno zaino, devo cercare di capire come posso sedermi senza cadere, ma soprattutto come farla funzionare.  Aver letto i libri e visto i film di Harry Potter aiuta,  eccomi in aria. Mamma mia come sono in alto e come è veloce.  Calma, devo mantenermi calma, però la vista da quassù è bella. Adesso devo solo capire come fare per consegnare tutti i regali, vediamo cosa c’è nel sacco.  Ritorno a terra e comincio a rovistarci dentro …. diciamo  che il sacco ricorda la borsa di Mary Poppins, praticamente dentro c’è di tutto, allungo la mano e non trovo la fine ma solo tanti pacchetti. Legato con un filo rosso al laccio della sacca c’è un taccuino, lo apro e ci sono i nomi e cosa bisogna consegnare, per fortuna che è suddiviso per quartiere. Inizierò da quelli che sono vicino a casa mia. Fortuna che abito in un paesino di montagna e non ci sono tantissime famiglie.

  • Ma come fa la befana a portare tutti i regali tutto da sola? 

Sono stanca, mi devo riposare un attimo. Controllo il taccuino per vedere quanti bambini mi sono rimasti e … per fortuna ne ho ancora pochi. Mi rialzo, risalgo sulla scopa e parto per le ultime consegne. Se mai dovessi incontrarla le regalerò un fine settimana in una SPA, se lo merita, sono distrutta e ho consegnato solo una piccola parte rispetto a quello che deve fare da sola in una notte.

Sono seduta su di una panchina mentre controllo che il sacco sia vuoto … – ma quanto è profondo questo sacco?  –  Controllo  di aver cancellato tutti i nomi e…. ce l’ho fatta!

E adesso posso cercare di capire che fine hanno fatto tutte le calze, chi le ha rubate e perché.

Da dove cominciare? Il sacco comincia a muoversi come se avesse un attacco di tosse. Faccio un salto e mi ritrovo seduta per terra sul freddo della neve. Il sacco si muove sempre di più e alla fine ecco uscire un musetto dal sacco, prima vedo le narici, poi gli occhi e infine ecco apparire un bellissimo furetto bianco come la neve ma con una macchiolina nera tra gli occhi e il naso.

  • E tu chi sei?
  • Mi sembra evidente: un furetto.
  • Questo lo avevo capito da sola, grazie. Ma … parli?
  • Certo. E prima che tu me lo chieda, mi chiamo Sherlock –  si rituffa nel sacco e riappare con un paio di occhiali rotondi sul naso, una sciarpa attorno al collo – bene, allora da dove cominciamo?
  •  Come?
  • Datti una mossa perché è rimasto poco tempo. Da dove vuoi cominciare per risolvere il tuo mistero?
  • Vuol dire che mi darai una mano?
  •  Ma sei sempre così lenta? Perché pensi che sia venuto, ti vuoi decidere?
  • Giusto, il mistero. Pensavo di andare in piazza dove si trova il mercatino Natalizio e vedere…

     Con un salto è già a mezza strada – allora ti decidi?

  • Arrivo. Arrivo. –  Salto sulla scopa e in pochi minuti siamo nella piazza del paese. Le luci dell’albero e delle lampadine fuori dai negozi rendono il luogo magico. – Che meraviglia?
  •  Credo che mi metterò ad annusare attorno alle bancarelle  …
  •  Giusto, tu hai un olfatto molto accentuato – mi guardo attorno in cerca di un  particolare che possa aiutarmi mentre Sherlock corre veloce attorno a tutte le bancarelle chiuse, si ferma un  attimo pensieroso e ricomincia la sua corsa folle.
  • Ci sono diversi odori … la traccia va verso il bosco.
  • Allora andiamo a vedere.

Mi salta sulla spalla ed io rimonto sulla scopa e voliamo verso il bosco. Non sono spaventata ma solo curiosa.  Chi sono i ladri e cosa se ne fanno di tutte quelle calze e del loro contenuto?

In lontananza intravedo delle luci, man mano che mi avvicino mi accorgo che sono tantissime e formano un cerchio e nel mezzo un enorme falò rischiara tutta la radura. Sono senza parole. Scendo verso il limitare del bosco e mi metto a camminare con circospezione tenendomi vicino agli alberi per non farmi notare mentre Sherlock  corre veloce verso le luci, è più curioso di me. 

Arrivo nella radura ed mi avvicino al cerchio di luci e rimango senza parole. Le calze sono tutte cucite assieme e formano un enorme e colorato pallone aerostatico con attaccata un’enorme cesta di vimini, dentro la cesta ci sono tutti i barboni del paese, non pensavo che ci fossero così tante persone senza casa. Le guardo muta, non so cosa dire. Ci pensa il mio furetto curioso a farlo al posto mio.

  • Ciao.
  • Ciao.  –  Risponde una vecchia signora – Ma tu non sei la befana?
  • No. La sostituisco solo questa sera.  Ma … cosa state facendo?
  • Avevamo un desiderio.
  •  Quale?
  • Andare verso il sole in cerca di un luogo in cui non avremmo più né freddo né fame.
  • E come pensate di riuscirci?  – Li guardo tutti con affetto – Non credo che in questo modo andrete molto lontano e rischiate di farvi male.
  • Non importa. – Sempre meglio di come stiamo adesso. Nessuno noterà la nostra sparizione, siamo invisibili. –  Se si alzano con quel pallone di sicuro precipiteranno appena ci sarà un po’ di vento.  Il furetto mi tira per la gonna obbligandomi a piegarmi. Con fatica lo accontento, la schiena mi fa un male…
  •  Io avrei un’idea, ma devi volerlo anche tu, altrimenti non funziona.
  • Di cosa si tratta?
  • Tu sei la befana.
  •  E allora?
  • Tu sei la Befana, hai la scopa e il sacco magico.
  • Continuo a non capire.

 Mi guarda spazientito –  Sei la Befana e in questa notte magica tu … se vuoi, puoi realizzare i desideri di tutti i bambini.

  •  Ma loro non sono bambini.

Mi dà un morso al naso esasperato.

  •  Ahi! – Ad un tratto capisco. I vecchi con l’età ritornano bambini. Una strana idea comincia a prendere forma e  guardo il furetto che mi strizza l’occhio e mi sorride. –  Forse so cosa fare.

Metto il sacco per terra e lo allargo per bene fino a farlo diventare grande abbastanza per  contenere la cesta che è attaccata al pallone, li leggo stretti e poi li attacco alla scopa.  Faccio salire tutte quelle persone e dico un paio di paroline magiche, che non sapevo di conoscere. Sono tutti affacciati felici e mi salutano riconoscenti mentre si allontanano nel cielo stellato e io sento il cuore riempirsi di amore e di gratitudine, sono felice per loro. La luna li accoglie nella sua luce ed io spero che ovunque andranno ci sia tanta gioia e serenità. Mi giro e vedo la strada che devo fare per tornare a casa, meglio che mi avvii. Sherlock mi saltella attorno contento mentre mi scorta verso casa.  Sono stanca, ho freddo e vorrei tanto essere al calduccio nel mio salotto… e il mio desiderio si avvera appena l’ho pensato. Mi sento ancora incredula per l’avventura che ho vissuto, vado alla finestra, Sherlock mi saluta con una zampina e si allontana nella notte. Gli sorrido e poi intirizzita per tutto il freddo che ho patito mi infilo sotto alla doccia bollente. Mi avvolgo nella coperta del mio letto e mi addormento guardando l’albero di Natale che brilla davanti alla mia finestra sotto alla neve che scende.

Il televisore si accende svegliandomi. Tengo gli occhi chiusi mentre sento una notizia che mi fa sorridere. Il giornalista sorpreso riferisce che tutti i senza tetto, i barboni e le persone povere sono scomparse.  Per le strade non si trova nessuno e le associazioni di volontari cercano qualcuno che sappia spiegare come sia possibile che tutti sono scomparsi durante la notte senza lasciare traccia. Sorrido, io lo so cosa è successo, è un segreto che la Befana non svelerà mai.

Maya si acciambella ai miei piedi tutta contenta di riavermi a casa con lei ed io ritorno a dormire.

MC

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FERMATI CAVALLINO, di Roberto Busembai

Fermati cavallino

che fuori è scomparso il sole

fermati cavallino

di volare come un gabbiano

perso in mare,

la giostra è solo un sogno

che non posso più respirare,

fermati cavallino

non sono più il tuo cavaliere,

la pioggia adesso vuole

frenare la luce calda del sole

e freddo riportare.

Il desiderio mi ha scaraventato

col pensiero

e con la voglia di ricordare

ma tu cavallino non ti devi fermare

vola e cavalca

anche sopra il sole

perchè la pioggia

non ti possa mai bagnare,

e giostra gira ancora

non ti fermare,

che io abbia sempre il desiderio,

come adesso,

d’impazzire.

Roberto Busembai (errebi)

Immagine web: Robert Doisneau – Le Manège de Monsieur Barrè

DIVAGAZIONE, di Silvia De Angelis

DIVAGAZIONE

Nelle vertebre di luna verticale                 

opposte a stelle in penombra

s’adagia un desiderio di dita strette

assorte  in tele malinconiche che straziano.

Sono muti lidi e conche d’aliti nostalgici

sbirciano riflessi e voglie d’un sogno antico

misto  a odore di terra umida

dopo una pioggia irriverente

che ha reso languidi soffi d’amore

in quel concedersi all’infinito

prima che  l’alba dischiuda manti di girasole.

@Silvia De Angelis 

https://deangelisilvia.blogspot.com/2022/12/divagazione.html

IMBROGLI DI METALLO, di Silvia De Angelis

IMBROGLI DI METALLO

 Nella magia  d’un involucro di tempo

quando scandisce

 sensitive sintonie

dipingo sogni stravaganti

per sfumare

un transito indesiderato

annodato a inquieti della vita.

Tacitamente s’insinuano

nella fucina sensitiva

marcando sommesse ombrosità

e sussurri irriverenti.

Quel vocio lieve  si fa sibilo

nel sortilegio astratto

d’un azzardo di luna

nel  soliloquio a bocca chiusa

sull’apice d’un motivo appagante

che smuova i polsi

da imbrogli di metallo.

@Silvia De Angelis
https://deangelisilvia.blogspot.com/2023/01/imbrogli-di-metallo.html?spref=fb&fbclid=IwAR0FyP9W5aGIFIeMS6YQPTmbeBF2dfolyoI9Nf0fP4KiPQLjJJvvK1oYEO0

Alessandria today presenta “Verità e Misteri” il nuovo libro di Elena Di Gesualdo, da Tubinga fino a Stonehenge

Alessandria today presenta “Verità e Misteri” il nuovo libro di Elena Di Gesualdo, da Tubinga fino a Stonehenge

Siamo molto lieti di presentare ai nostri lettori l’ultima fatica letteraria della scrittrice Elena Di Gesualdo “Verità e Misteri”, da Tubinga fino a Stonehenge

Alessandria, post pubblicato a cura di Pier Carlo Lava Social Media Manager – Alessandria today

Sinossi:

Tradizione e fede religiosa fanno da sfondo nella narrazione di questa storia, al punto da sondare le profondità del cuore dell’uomo e il suo anelito verso l’Infinito, che si esprime non solo nella contemplazione ma anche nelle bellezze artistiche, le quali fanno da fil rouge al viaggio, da Tubinga fino a Stonehenge, dove storia e leggenda si intrecciano mirabilmente fino a formare uno splendido ordito di sapere

Biografia: Elena Di Gesualdo è nata a Genova nel 1971.

All’età di quattro anni si è trasferita in Francia, a Toulouse, dove ha iniziato la sua formazione scolastica e, adolescente, è tornata in Italia, proseguendo gli studi a Genova. Nel 1994 si è laureata in filosofia con la tesi: ‘Politica e religione in America: un confronto tra Alexis de Tocqueville e Michel Chevalier”.

Insegnante in un Istituto Superiore di II grado, già articolista per settimanali della provincia di Alessandria, è appassionata anche di scienza e letteratura.

Ha già pubblicato ‘Alla scoperta degli Inca’, Edizioni Abrabooks, 2021, romanzo storico in cui è manifesto tutto il suo amore per la conoscenza.

LA VOCE CHE MI MANCA, di Mirella Ester Pennone Masi

Alessandria, post pubblicato a cura di Pier Carlo Lava 

Social Media Manager – https://alessandria.today/

LA VOCE CHE MI MANCA

In questa sera piovigginosa

Mi sento in un torpore estatico

Mentre nessuno mi cerca

E tutto sembra fermo e inusuale

Nel tempo ormai passato,

È in questo attimo che malevolmente

Si fa ruvido il mio cuore.

È in questo momento

Che ancora si scatena

L’ indole che mi appartiene

Indomabile ma sincera

Che mi azzurrava l’infanzia.

È l’eterna lotta per velate chimere

E come allora provo il vecchio tormento;

Perché già sapevo che il destino

Era il rimpianto che attendeva

Il rifiuto dell’abbandono.

Adesso in questa stanza -nessuno c’è

Ma anche allora nessuno c’era;

Già risuona il mio canto antico

In quel coro dalla voce bianca

E una preghiera a stento

Sale da un groppo in gola

Ma la voce manca ❤️

@Mirella Ester Pennone Masi

photo web

Poeti. Albert CamusCamus: “Quel poco che so della morale l’ho appreso sui campi di calcio e le scene di teatro – le mie vere università”, di Imma Paradiso

Alessandria, post pubblicato a cura di Pier Carlo Lava 

Social Media Manager – https://alessandria.today/

“Quel poco che so della morale l’ho appreso sui campi di calcio e le scene di teatro – le mie vere università”

Solo un poeta, beffandosi di una società intellettuale che condanna la passione per il calcio in nome di una presunta e mai dimostrata inferiorità spirituale rispetto al balletto classico, alla musica dodecafonica e alle sfilate di moda, ha avuto la faccia tosta di ammettere che quel poco che sa della morale lo ha appreso sui campi di calcio, la sua vera università. Questo temerario è stato Albert Camus, Nobel per la letteratura nel 1957. Albert Camus, il celebre scrittore francese nato in Algeria nel 1913, ha giocato a calcio, come portiere, nel Racing universitario algerino e, secondo alcune voci, anche nella nazionale algerina durante dei campionati mondiali. Se non si fosse ammalato di tubercolosi, forse non avrebbe fatto lo scrittore-filosofo e avrebbe continuato a giocare. Fu la fine della sua giovinezza e l’inizio di quella che per lui divenne una vita monca. Nel 1930 la tubercolosi era ancora una malattia senza cura e questo segnò per sempre la visione del mondo che Camus ebbe della vita: un delicato equilibrio tra l’Assurdo e la Contraddizione. Si gettò a capofitto nella politica, nell’impegno civile e, soprattutto, nella scrittura.

Ma il calcio fu qualcosa di cui Camus non si libererò mai. Infatti la notizia della vittoria del premio lo raggiunge in uno stadio, al Parco dei Principi, mentre assiste a Racing Paris-Monaco. Un giornalista della televisione francese gli chiede di commentare una papera del portiere parigino. “Non diamogli addosso”, è la risposta: “È quando sei in mezzo al campo che capisci quanto sia difficile”. da ragazzino, in Algeria, giocava in porta perché, avendo solo un paio di scarpe, le avrebbe consumate di meno. Venendo da una famiglia povera, non poteva concedersi il lusso di correre nei campi: ogni sera la nonna gli ispezionava le suole e, se le avesse trovate danneggiate, lo avrebbe picchiato. Quei pomeriggi passati a respingere palloni come, più avanti, le insidie della vita, gli hanno insegnato che i colpi più pericolosi non arrivano mai da dove ci si aspetta. Memore di questa esperienza, con i soldi del Nobel acquisterà una tenuta a Lourmarin, nel Lubéron, dove trascorrerà le domeniche guardando i ragazzi della squadra locale allenarsi o giocare contro i villaggi vicini, arrivando persino a sponsorizzarli e a pagare loro le maglie. E così può ripensare agli amici d’infanzia, alle partite per strada, alla povertà che gli appariva naturale e ovvia come l’aria stessa di questo mondo, a tutto quello che ha perso e che si illude di ritrovare quando una rete si gonfia e i ragazzi esultano. Non è la stessa cosa ed è sempre più difficile, ma può bastare per riempire il cuore di un uomo che è stato bambino.

“Non c’è un altro posto del mondo dove l’uomo è più felice che in uno stadio di calcio”.

Albert CamusCamus

Mia cara,

nel bel mezzo dell’odio

ho scoperto che vi era in me

un invincibile amore.

Nel bel mezzo delle lacrime

ho scoperto che vi era in me

un invincibile sorriso.

Nel bel mezzo del caos

ho scoperto che vi era in me

un’ invincibile tranquillità.

Ho compreso, infine,

che nel bel mezzo dell’inverno,

ho scoperto che vi era in me

un’invincibile estate.

E che ciò mi rende felice.

Perché afferma che non importa

quanto duramente il mondo

vada contro di me,

in me c’è qualcosa di più forte,

qualcosa di migliore

che mi spinge subito indietro.

Albert Camus

*Un grande poeta, scrittore, poteva diventare un grande calciatore, il talento ha molteplici sfaccettature. Tutto ciò che può insegnare qualcosa di bello e importante vale la pena viverlo, in un campo di calcio o osservando un tramonto e se poi puoi riversarlo nei versi diventa una ricchezza da condividere.

La scrittrice Maria Santoro è una nuova autrice di Alessandria today. Biografia e Sinossi libri

La scrittrice Maria Santoro è una nuova autrice di Alessandria today Biografia e Sinossi libri

Sono particolarmente lieto di comunicare agli affezionati lettori di Alessandria today che ci seguono sempre più numerosi, che da oggi la scrittrice Maria Santoro è una nuova autrice della nostra redazione.

Alfine di conoscerla meglio pubblichiamo la sua biografia, la sinossi dei suoi libri e di seguito il link del suo primo post: https://alessandria.today/2023/01/03/non-proprio-un-colpo-di-fulmine-meghan-quinn/

Alessandria, post pubblicato a cura di Pier Carlo Lava 

Social Media Manager – https://alessandria.today/

Maria Santoro biografia

Mi chiamo Maria Santoro, sono nata a Sorrento (Na) il 03/04/1985 e risiedo a Massa Lubrense (Na). Ho una laurea magistrale in giurisprudenza. 

Amo da sempre leggere e scrivere, ho pubblicato due romanzi storici con la casa editrice Albatros-Il filo di Roma, “Il destino tra noi” e “Il destino tra noi-parte seconda”. 

In self-publishing ho all’attivo anche un romanzo contemporaneo, “La voce del cuore”. 

Attualmente ho un blog di recensioni libri “La valigia di carta” con mia sorella Valeria, dove ci piace parlare di quello che leggiamo ed aiutare autori emergenti a farsi conoscere.

Il Destino tra noi

Trama del libro

Dopo la tragica morte del padre la giovane contessa Melanie de Varenne cerca di reagire al dolore. A un ricevimento conosce il conte Adrian Lebon, pericolosamente affascinante e romantico, e i due s’innamorano. L’uomo però è promesso sposo di un’altra, perciò entrambi impongono al proprio cuore di dimenticare. Ma quando si rivedono la prepotenza dei reciproci sentimenti scardina inevitabilmente ogni difesa eretta dal buonsenso. 

Il destino ha già scritto per loro storie diverse, obbligandoli a unirsi in matrimonio con altri, ma l’amore fonde le loro anime in una, per sempre. E nemmeno un ingiusto, doloroso addio ne segnerà la fine. Il destino tra noi è un romanzo che parla d’amore, quell’incognito imprevisto che entra nelle nostre vite senza chiedere il permesso, catapultandoci inconsapevolmente in un magico mondo dove volontà e ragione sono bandite, dove ci si ubriaca con calici colmi di frizzanti emozioni, dove i cuori alati si ritrovano per librarsi in volo nei cieli dell’eternità, dove gli occhi vengono rapiti dal fiabesco panorama di una tanto anelata felicità; e forse è per questo che è il nostro sogno più grande.

La Voce del Cuore

Trama del libro

Marina non sente più Davide da un pò. Eppure le aveva giurato che il loro amore sarebbe sopravvissuto alla lontananza. Invece erano solo parole. E’ a pezzi, il cuore devastato, proprio non le va di farsi prendere in giro da Gabriele, il playboy della pittoresca cittadina costiera dove vive che l’ha puntata. Però, dopo un bacio rubato, qualcosa cambia per entrambi, anche se ammetterlo non è così semplice., soprattutto se il passato torna a bussare alla porta…

La poesia italiana tra scrittura del trauma, trauma della scrittura, varie ed eventuali…

Nella poesia italiana, anche nella migliore, in questi ultimi anni gli autori e le autrici sono in bilico tra la scrittura del trauma e il trauma della scrittura.  Per quanto riguarda la prima è alquanto difficile dire se poeti e poetesse per essere tali hanno dovuto per forza cercare di cicatrizzare una ferita interiore, mai totalmente rimarginata, oppure se hanno deciso giocoforza di trattare i loro traumi, anche perché considerato più apprezzabile a livello socioculturale e letterario. Può darsi che siano vere entrambe le cose. Un tempo certe cose si tacevano, se ne aveva pudore, il trauma si rimuoveva o nel migliore dei casi si sublimava, mentre oggi tutti ne vogliono scrivere, leggere e certi argomenti fanno vendere di più; d’altronde non va nemmeno messa in dubbio la buona fede di chi lo fa, in quanto è una cosa totalmente legittima.   Il problema è che non sempre la terapia della parola è efficace, nemmeno sotto supervisione di esperti terapeuti: figuriamoci se ci si sobbarca il compito di rielaborare il trauma o il lutto da soli/e! Talvolta si chiede troppo alle proprie forze o alla parola poetica stessa. Per quanto riguarda il trauma della scrittura intendo la presa di coscienza degli autori o delle autrici della effettiva marginalità della lirica italiana, che di fatto è una nicchia per i più famosi, mentre a tutti gli altri non resta che accontentarsi di una piccola bolla virtuale. I più realisti e dotati di buon senso si accorgono che possono ben poco, che essere poeti ha più oneri che onori; prendono atto della pochezza della loro arte, della sua risibile incisività/popolarità; si rendono conto che il loro sogno adolescenziale o giovanile si è infranto, è caduto. Non tutti riescono a confessare a sé stessi, né ad accettare socialmente la loro sconfitta. Ecco allora che la comunità dei poeti, degli aspiranti, dei sedicenti  è popolata da presenze inquietanti, che si vantano del premio inutile vinto dopo anni di partecipazione a concorsi letterari oppure di quella volta che un critico letterario in privato a voce ha detto loro quanto erano belle le loro poesie. Esistono come in ogni ambito le persone tarate, che hanno vanagloria, narcisismo patologico, autocompiacimento e nevrosi così disturbanti da far passare la voglia di scrivere poesie o di occuparsi di poesia. Ma bisogna innalzarsi sopra queste miserie per contemlare la curvatura dell’orizzonte. Un altro limite della poesia italiana è che la comunità poetica è costituita tutta da persone comuniste o del Partito Democratico. Esiste quindi una poesia comunista e una poesia “democratica”, ma non esiste una poesia anarchica oppure liberale. Esistono ad esempio una sparuta minoranza di anarchici, ma non un’anarcopoesia. Esistono pochi poeti liberali, ma non una poesia liberale. Questo accade perché chi è numericamente superiore detta legge e gli altri non hanno la forza o il coraggio di proporre le loro idee; per quieto vivere alcuni  tacciono oppure occultano il loro orientamento politico e una parte della loro visione del mondo. Non mancano poi anche coloro che si lamentano di non avere mai tempo per scrivere, dato che hanno molte incombenze lavorative, sociali, familiari. A queste persone ricordo che avere una moglie, dei figli, avere un lavoro sono cose molto più appaganti della scrittura. Il filosofo Emanuele Severino quando qualcuno si lamentava delle cose che gli erano necessarie scriveva che era come se un quadro che si lamentasse del chiodo a cui era appeso oppure come una  colomba che si lamentasse dell’aria. Una moglie, un lavoro, una vita sociale consentono di vivere e realizzarsi pienamente a differenza di una vita di sola scrittura…altrimenti alcuni paradossalmente finirebbero per invidiare chi è disoccupato/a perché ha tanto tempo per scrivere! Avere troppo tempo libero non è un privilegio in alcuni casi: questo bisognerebbe sempre ricordarselo, invece di invidiare situazioni e condizioni esistenziali oggettivamente/onestamente poco o per nulla invidiabili. Diciamocelo francamente: per quanto riguarda la poesia scrivere o non scrivere è la stessa cosa, anzi probabilmente è peggio scrivere perché ci si mette a nudo e ci si espone al pubblico ludibrio. Per non parlare del fatto che certi letterati mai prenderebbero in considerazione un disoccupato che scrive oppure lo considererebbero con paternalismo  un privilegiato, un perditempo  o al  massimo un caso sociologicamente interessante (roba da socioanalisi e niente altro). Concludendo, tra dolore esistenziale e scrittura, tra realismo e illusione, tra privilegi, veri o presunti, ed effettive constatazioni di fatto la giusta misura e il punto di non ritorno dipendono dalla personalità e dalla sensibilità di ognuno e purtroppo non sono riconoscibili a priori. 

Infilarti in uno schema di Hilde Kuhn

Bravissima autrice tedesca

Avatar di almerighialmerighi

Avrei voluto infilarti in uno schema,
cucirti di parole, renderti bello
per opera mia. Sentirmi intelligente
nel definirti. Mi sarebbe piaciuto
rendermi indipendente dal tuo nome
oltre il pronunciamento.
Sigillarti in un concetto, un pensiero aperto
che sembrasse dialogante.
La vita – a pensarci – non ha nulla di notevole:
me la coltivo, come un piccolo orto discreto.
– Illuminazioni nel dire lo renderanno –
mi ripetevo – unico.
Ma il tuo nome ritorna in altri nomi
quando meno ti aspetto. Darti voce
è incrociarti nelle cose. Evocarti
è il tuo sangue che ancora circola in me.

*

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Lucia Triolo: a prova di luce

aveva 
la luce di
un vestito colluso con le sue tarme
senza coraggio
la promessa più vicina, decine di vendemmie prima
era stata a inizio autunno:
uno sguardo, il mosto e … via
ora non aveva più un addio
nemmeno dietro casa

tra la naftalina
il cane dispettoso trasportava 
guaiti 
al suo bastone 
senza altro da fare che guardarne
la punta tramestare
resti di desideri e di pensiero

forsennata 
luce interna
scortica a vivo
quel che la luce esterna
addita al nascondiglio

Non proprio un colpo di fulmine – Meghan Quinn

La Valigia di Carta

martedì 3 gennaio 2023

Recensione: Non proprio un colpo di fulmine – Meghan Quinn

Titolo: Non proprio un colpo di fulmine

Autore: Meghan Quinn

Editore: Always Publishing (25 novembre 2022)

Giudizio: 💗💗💗💗💗

Author: 812liveit

Tutte le coppie hanno una dolce storia romantica da raccontare sul momento in cui Cupido ha trafitto i loro cuori con la sua freccia… tutti, ma non Lottie e Huxley. Loro due si scontrano, letteralmente, nelle strade di Beverly Hills, lei disperata e lui furioso. Finiscono a sfogarsi sui loro guai in un bar e tra i due non nasce un colpo di fulmine… bensì un accordo: Huxley, agente immobiliare di grido di LA, propone a Lottie di essere la sua Vivian, come in Pretty Woman. Lui farà una buona impressione sui clienti come fidanzato amorevole e lei risolverà i suoi problemi economici, oltre a rimediare un perfetto futuro marito da presentare alla sua acerrima nemica del liceo, che tra l’altro l’ha appena licenziata. Nonostante l’inizio burrascoso, non è detto che Cupido rinunci a mirare ai loro cuori!

Recensione

Proprio quando pensi di aver toccato il fondo, che non ci sia modo di risalire la montagna e ritrovare la felicità, ecco che compare un sentiero, accidentato e in salita, ma con la sorpresa di un panorama mozzafiato alla fine.

Due persone “disperate” s’incontrano per caso e decidono di “darsi una mano” a vicenda. Un mero accordo commerciale, messo nero su bianco, volto a soddisfare le reciproche esigenze. I problemi iniziano quando entrano in gioco le emozioni.

Lottie Gardner si ritrova licenziata in tronco da quella che riteneva essere la sua “migliore amica”, anche se ad intermittenza. Bruciato il sogno di potersi permettere un posticino tutto suo, disperata e al verde, si butta nella folle idea di trovare un marito ricco.

Huxley Cane, a capo della Cane Enterprises coi fratelli, per cercare di accaparrarsi un grosso affare, s’inventa una finta fidanzata, che dovrà trovare in  .…. quattro giorni!

Entrambi non sanno come uscire dalla loro tragica situazione e, complice un incontro casuale, stabiliranno un accordo esclusivamente professionale. Tra un battibecco e l’altro, però, un’irresistibile attrazione comincia a divampare tra loro.

Lei è troppo irresistibile.

Non sono in grado di controllarlo, di controllare come mi fa sentire.

Un romanzo esilarantedivertente frizzante, che bilancia sarcasmo e veritàpassione e bugiedolore e gioiacomicità momenti hot. Un romanzo emozionante, dalla pelle ruvida e dura ma dal ripieno dolce e tenero, dal sapore intenso ed inebriante e dall’aroma caldo avvolgente. Un romanzo trascinante ed impetuosopulito e fresco come una giornata di pioggia estiva che lava via tristezza ed incomprensioni.

Voglio solo vederti felice.

Lottie non riesce proprio a comprendere il comportamento di Huxley, un minuto prima freddo e distante, poi generoso ed altruista. All’inizio la cosa la faceva solo arrabbiare, eppure adesso desidera conoscerlo meglio, capirlo, perché sente che non è più odio quello che prova per lui.

Lui mi piace davvero.

Huxley è abituato ad ottenere sempre ciò che vuole, e al momento vuole i terreni di Dave Toney ed è disposto a tutto, anche ad inventare un finto fidanzamento con una tipa stramba come Lottie. Tuttavia più passa il tempo, più diventa difficile non trovarla attraente.

E’ quel tipo di donna di cui non ti prendi un assaggio per poi dire stammi bene e tanti saluti. No, ti lascia un segno indelebile. Un’impronta. Che non se ne va.

Una storia rocambolescatravagliata ed ironica, spesso ai limiti del surreale, con punte d’introspezione e riflessione profonde, colpi di scena e stravolgimenti degni di un film romantico iconico. Una storia apparentemente “leggera” che tocca invece temi anche delicati dandole una veste sofisticata ed affascinante. Una storia che rievoca alla mente “Pretty Woman” in chiave contemporaneaspregiudicata e spudoratamente accattivante.

Ti amo più di quanto pensavo possibile amare qualcuno.

Consigliato a tutti, per ricordare la bellezza e la prepotenza dei sentimenti, che se ne infischiano delle regole prestabilite.

Non credevo che a un certo punto avrei frequentato il mio finto fidanzato.

la-valigia-di-carta.blogspot.com/

Parole mai scritte

Questa poesia l’ho scritta il 28 Dicembre , ero molto triste e solitamente se scrivo sto meglio e così con la tristezza nel cuore dopo aver guardato un bel tramonto siculo , ho scritto questa breve poesia e la posto solo adesso . Sono mancata da un pò e non ho nè postato nè commentato. Quando scrivo mi dissocio da ciò che vivo nel reale e questo in un certo senso mi aiuta se attraverso un periodo difficile di ansia e preoccupazione… Eccomi adesso ci sono con ” Parole mai scritte “.


Parole mai scritte

Adagio il cuore 💓
Su fogli immacolati
lasciati spogli per non aver parole.
Pensieri innocenti…
Pensieri che non hanno trovato sfogo.
Emozioni nate da sentimenti ripercorrono l’Essenza.
Frementi emozioni mai palesati …
Brulicano come vespai …
Nella mente creano scompiglio .
Intanto scorrono sensazioni conosciute
mentre gli occhi si riempiono dei colori del tramonto.
Fluttua quel cangiante riverbero quieto .
Pare assonnato mentre il sole scompare.
Un solo istante e poi tutto si attenua …
Rimane quella sensazione di benessere .
Una percezione di serenità.
Pochi istanti per svanire
Un solo istante per catturare la dolcezza dell’effimero tramonto .
Ammaliante e avvolgente come un arcobaleno 🌈.©


Desire’ Kariny 28/12/2022

https://desire876416000.wordpress.com

ALESSANDRIA VOLLEY SETTORE GIOVANILE IN PRIMO PIANO

Alessandria, pubblicato a cura di Pier Carlo Lava 

Social Media Manager – https://alessandria.today/

ALESSANDRIA VOLLEY SETTORE GIOVANILE IN PRIMO PIANO

Con la pausa per le feste natalizie si conclude la prima parte della settima stagione agonistica dell’Alessandria Volley, settima stagione che porterà la Società del Presidente Andrea La Rosa, alla ripresa dei campionati, toccare il traguardo delle 2.000 partite disputate entro la fine della stagione sportiva. La ripresa dei campionati avverrà dopo la festività dell’Epifania ma nel frattempo i team del sodalizio alessandrino non conoscono sosta e proseguono incessantemente gli allenamenti sia per quanto riguarda gli aspetti atletici sia per quanto riguarda quelli tecnico-tattici. Allo stesso tempo per lo staff dirigenziale, coadiuvato da quello tecnico, è il momento di tirare le prime somme ed effettuare le giuste analisi sull’attività finora svolta ed allo stesso tempo iniziare a tracciare le linee programmatiche per i prossimi 6 mesi nel breve termine e per la prossima stagione nel medio. Con la pausa è prammatica il dover fare un excursus su questi primi 6 mesi di attività. Di Serie C femminile e del team di Prima Divisione femminile, i due team ricordiamo che sono ai vertici delle rispettive classifiche, ne abbiamo già parlato in precedenti articoli ora è la volta di fare una panoramica sul settore giovanile che da sempre risulta essere un fiore all’occhiello della società alessandrina, società che conta ben oltre  200 atlete e mini atleti attivi. L’attività del settore giovanile in questa stagione 2022/2023 si snoda su tre filoni ben distinti. Infatti troviamo le squadre under che difendono i colori dell’Alessandria Volley, altre squadre under sotto l’insegna del progetto sperimentale DUEA e le più giovani leve che muovono i primi passi nel percorso S3 ex minivolley tutti nate e nati negli anni dal 2012 al 2016. Tutta l’attività dei team dell’Alessandria Volley è gestita dalla sua nascita (n.d.r. anno 2016) dal Direttore Tecnico Massimo Lotta con assoluta capacità organizzativa e professionalità di alto livello, professionalità dimostrata altresì da tutto lo staff tecnico del sodalizio alessandrino. Staff tecnico che conta, oltre naturalmente ai responsabili delle squadre di Serie Marco Jus Ruscigni, Giorgio Oberti e Paolo Demagistris, già dal suo nascere dei coach Gabriella Scarrone, che sta per staccare il biglietto delle 450 panchine con l’Alessandria volley, Alessandra Ferrando con 300 panchine e Marcello Ferrari alla rincorsa delle 250 presenze. Altri coach che da anni sono parte attiva del progetto del Club Alessandrino sono Elisa Milan, Marco Dua e da quest’anno Andrea Guazzotti, ex atleta nella serie C e D maschile alessandrina, coadiuvati dalla new entry Martina Demagistris. Altro fiore all’occhiello dell’Alessandria Volley è l’S3 ex minivolley, praticamente una accademia che introduce le nuove leve alla disciplina pallavolistica. Toccano quasi quota 100 le e gli iscritti in questo settore che vede in Elisa Milan e Marco Mantelli i motori di questa attività sotto l’aspetto organizzativo oltre al rivestire un ruolo tecnico. Altri tecnici e collaboratori di staff sono Arianna Gaia, Ivana Berta, Chiara Cazzulo e Greta Simi. Parlavamo quindi di tre filoni del settore giovanile e ai nastri di partenza in questa stagione sportiva come Alessandria Volley abbiamo visto scendere in campo 2 team partecipanti al campionato Under 13 femminile Territoriale e 1 team iscritto al campionato Under 14 femminile Territoriale e 1 team Under 13 maschile Territoriale. Per quanto riguarda il settore maschile occorre aprire una parentesi in quanto il sodalizio alessandrino nelle sue nuove strategie programmatiche ha deciso di iniziare, per questo settore, un percorso con partecipazione ai soli campionati under 13 territoriali nel tentativo di rilanciare la parte maschile del movimento pallavolistico del capoluogo procedendo con step graduali e ben definiti. Come enunciato in precedenza un altro filone seguito è quello del progetto sperimentale DUEA. Progetto nato in sinergia tra due importanti sodalizi femminili del territorio l’Alessandria Volley e l’Acqui Pallavolo con l’obiettivo di mettere insieme le risorse organizzative, tecniche ed economiche per fornire alle ragazze un percorso di qualificazione ed eccellenza. L’Under 14 femminile Eccellenza Territoriale, guidata da Gabriella Scarrone la troviamo al comando del girone ed ancora imbattuta facendo registrare 8 vittorie in 8 incontri disputati con 2 soli set persi, l’Under 16 femminile Eccellenza Territoriale sempre con coach Scarrone e roster composto da atlete sottocategoria e l’Under 16 femminile Eccellenza Regionale guidata da coach Marcello Ferrari ed attestatosi al termine del girone in posizione di metà classifica. Col nuovo anno inizieranno anche i campionati Under 12 femminili Territoriali con 1 Under 12 femminile territoriale 6 vs 6 e 2 Under 12 femminili 4 vs 4 ai nastri di partenza a difendere i colori dell’Alessandria Volley. I team Under 12 femminile come del resto l’under 13 maschile composti da giovani atlete e atleti provenienti dal florido settore S3. Non dimentichiamo infine che le ragazze dell’Under 16 Eccellenza Regionale del Progetto DUEA stanno cimentandosi anche nel campionato di serie D con alterne fortune essendo atlete molto giovani, tutte nate nell’anno 2008, ma che lottano per conquistare la permanenza nella categoria. La partecipazione a questo impegnativo campionato con lo scopo di offrire loro una chance in più in un percorso di crescita e di esperienza. Tiziana Barisone, Cinzia Ferretti, Stefania Gabutti, Badiaa Tazi, Dino Bianco e Rocco Famà sono i Team Manager che si occupano dell’attività organizzativa delle squadre del settore giovanile. Come per i team delle Serie C, D e Prima Divisione il medico sociale Dott. Francesco Mele e il massofisioterapista Antonio Aita, colonne portanti dell’Alessandria Volley Medical Zone, fanno parte dello staff di tutti i team come del resto i 20 dirigenti abilitati nei ruoli di Segnapunti, addetti DAE e addetti all’arbitro. 

“Come società, fin dal suo nascere, la nostra mission è stata quella di creare progetti formativi per le atlete e gli atleti del settore giovanile.“ i commenti all’unisono a partire dal Presidente Andrea La Rosa e dal suo vice Claudio Capra proseguendo con il Direttore tecnico Massimo Lotta e il responsabile del settore giovanile Simone Ponzano “Mission che doveva e deve tutt’oggi portare alla crescita del nostro settore giovanile e di riflesso condurre ad una crescita esponenziale della nostra Società. Uno degli obiettivi è stato ed è il creare oggi atlete e atleti per i progetti futuri.  L’aver cresciuto ragazze come Alice Nardo, laureatasi campionessa europea con la Nazionale Italiana under 21 e militante nel campionato di A2 con l’Albese con Cassano o Alice Farina anche lei in A2 con il Vicenza Volley e Martina Furegato in B2 con l’Arbor Reggio Emilia sono la prova evidente del buon lavoro portato avanti da tutto il gruppo sia per la parte tecnica che per quella organizzativa. Buon lavoro testimoniato anche dal roster dell’attuale team di serie C femminile composto da 10 ragazze su 13 tutte nate negli anni 2000 e tutte provenienti dalla “cantera” alessandrina. Un percorso molto impegnativo” prosegue nell’analisi lo staff alessandrino “ma con esiti decisamente positivi grazie ad uno staff di tecnici e preparatori di grande livello sportivo, culturale e umano che hanno permesso e permettono tutt’oggi di trasformare i sogni in realtà. Sogni che si possono avverare, alzando anche l’asticella, grazie alla “sinergia” e alla “partecipazione” di tutte le forze societarie in comunione con quelle del territorio per far si che una Società sportiva, non solo la nostra, possa essere patrimonio comunitario e possa dar lustro di riflesso all’intera città”.

Point of view

“È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva.”

John Keating (Robin Williams in “L’attimo fuggente”)

ASCOLTA (Video): https://youtu.be/SrMK8d9H_GM

“16 minutes of Mr. President”. 

L’altra notte, sono toccati a (quasi) tutti in una pantomima di foggia americaneggiante e improbabile con inquadrature non-conventional e imbarazzanti ammiccamenti anni 80.

Lo spettacolo a reti unificate sarebbe stato troppo (per me ovviamente) e così ho atteso di vederlo un po’ alla volta e di leggere il (e “del”) suo discorso con calma. Era scritto e sottolineato, quasi fosse un merito, che il Presidente ha parlato per 16 minuti, roba da standing ovation.

Me ne sarebbero bastati anche la metà, o forse meno, per convincermi della distanza incolmabile tra valori e parole contenuta in ognuno di quei minuti.

Noi parliamo, paghiamo e spendiamo in nome del Dio giusto, del mondo giusto, della ricchezza diffusa, del merito e del valore della prosperità e serviamo la finanza magnanima e solidale che libera gli uomini.

In sintesi (ma non troppo, visti i sedici-minuti-sedici) il presidente recidivo stabilisce priorità e declina responsabilità: le tasse sono cosa buona e giusta, distinguono i patrioti e sostengono la nazione che avanza e progredisce senza sosta, una Presidente del Consiglio donna è la testimonianza della maturità italiana e nel mezzo c’è posto per ogni sorta di luogo comune, dall’appello ai giovani perché non guidino ubriachi all’occasione irripetibile del PNRR che ci farà (di nuovo) ricchi, senza trascurare una sanità più giusta e un paese più equo da Nord a Sud. Se non l’avessi letto al mattino, avrei pensato di essere ubriaco io, altro che i giovani.

Conclude, Mattarella, con le energie rinnovabili e, naturalmente, ci spiega che la guerra alla Russia è necessaria, altrimenti assisteremmo ogni sei mesi a un’invasione del mondo civilizzato da parte dei trogloditi che stanno fuori dai confini sacri dell’Occidente collettivo.

Su questi principi altissimi e granitici il Paese deve dimostrarsi compatto anche se non lo è in realtà e a questo serve il racconto monocorde dell’informazione italica, prima e dopo.

Il direttore de “La Stampa” Giannini fa il portavoce del verbo unico e meritorio nel suo editoriale di capodanno e conferma, convinto, che il 2023 dovrà essere come il 2022. Obbedire e combattere (la seconda, più o meno) con la Grande Alleanza (atlantica), con la parte più evoluta del mondo e la sua finanza creatrice. Il titolo (“Le democrazie resilienti e l’anno zero delle autocrazie”) la dice lunga e ci promette che metteremo a morte gli infedeli figli di Madre Russia.

Sullo stesso giornale, però, Massimo Cacciari assume il sembiante della sua nemesi e dimostra che qualcuno ha ancora un pensiero libero anche qui da noi, nonostante Mr. President. Credo che Giannini non lo abbia letto prima di pubblicarlo, doveva essere intento a smaltire l’ebbrezza dei festeggiamenti e le conseguenze dei sedici-minuti-del-presidente.

Mattarella e Cacciari sono l’uno l’antitesi dell’altro.

Il primo dispensa ovvietà e cinismo in parti uguali, condite con un bel po’ di faccia tosta e indifferenza per il mondo reale, mentre il secondo ritrova la linea del valore della Pace inciso nella Costituzione e invita a lavorare per risolvere la crisi (e le crisi in generale) con metodo diplomatico, con pazienza e con intelligenza.

Ovvietà sovversive ai tempi d’oggi.

Critica il giudizio preconcetto e la condanna senza appello, Cacciari, proprio mentre il Presidente si fa portavoce della sentenza emessa in contumacia da altri più in alto di lui e si presta convinto al servizio della missione internazionale compiuta a colpi di spada.

E gli altri?

Che dice il resto del mondo, quello di cui nessuno ci dice niente o quasi?

I discorsi di Vladimir Putin e Xi Jinping – quelli cattivi –  durano decisamente meno e sono fatti senza la regia da televendita voluta dagli spin doctors di Mattarella, tutto molto più tradizionale e classico.

Vi risparmio le conclusioni a cui sono giunto, ma mi piacerebbe che faceste lo stesso e li guardaste (o li leggeste) anche voi, per capire cosa dicono i “nostri” nemici, quelli contro cui conduciamo la nostra nobile e virtuosa crociata per la liberazione dell’Ucraina e la nostra guerra economica e culturale per l’affermazione del modello neo-liberista, globalista e suprematista del nostro magnifico e florido occidente a guida USA.

Vladimir Putin – 31.12.2022

“Abbiamo sempre saputo che il futuro sovrano, indipendente e sicuro della Russia dipende solo da noi, dalla nostra forza e determinazione, e oggi ne siamo convinti ancora una volta.

Amici,

La Russia vive sotto sanzioni sin dagli eventi in Crimea nel 2014, ma quest’anno è stata scatenata contro di noi una guerra di sanzioni in piena regola. Coloro che l’hanno avviata si aspettavano che la nostra industria, le finanze e i trasporti crollassero e non si riprendessero mai.

Ciò non è accaduto, perché insieme abbiamo creato un affidabile margine di sicurezza. Abbiamo adottato misure per rafforzare la nostra sovranità in un campo di vitale importanza, l’economia. La nostra lotta per il nostro Paese, per i nostri interessi e per il nostro futuro serve indubbiamente da esempio ispiratore per altri Stati nella loro ricerca di un giusto ordine mondiale multipolare.

(…)

Considero molto importante che nell’anno in uscita qualità come la misericordia, la solidarietà e l’empatia proattiva siano diventate particolarmente importanti in Russia. Sempre più russi sentono il bisogno di aiutare gli altri. Si radunano insieme e prendono l’iniziativa senza istruzioni formali.

Voglio ringraziarvi per essere così premurosi, responsabili e gentili, per il vostro coinvolgimento attivo nella causa comune indipendentemente dall’età o dal reddito. Organizzate magazzini e trasporti per consegnare i pacchi ai nostri combattenti nella zona di combattimento, ai residenti delle città e dei paesi colpiti e aiutate a organizzare le vacanze per i bambini delle nuove entità costituenti della Federazione.

(…)

Amici miei, state fornendo un grande supporto alle famiglie dei combattenti che sono morti, che hanno dato la vita per difendere la vita degli altri.

So quanto sia difficile per le loro mogli, i loro figli e figlie, e per i loro genitori, che hanno cresciuto veri eroi; capisco come si sentono adesso, a Capodanno. Faremo ogni sforzo per aiutare le famiglie dei nostri compagni caduti a crescere i propri figli, dare loro una buona istruzione e ottenere una professione.

Con tutto il cuore, condivido il vostro dolore e vi chiedo di accettare le mie sincere parole di sostegno.”

Xi Jinping – 31.12.2022

“La Cina di oggi è un Paese dove i sogni diventano realtà. I Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Pechino si sono conclusi con un clamoroso successo. Gli atleti cinesi degli sport invernali hanno dato il massimo e ottenuto risultati straordinari. I voli spaziali Shenzhou-13, Shenzhou-14 e Shenzhou-15 si sono librati nei cieli. La stazione spaziale cinese è stata completata e la nostra “casa nello spazio” sta vagando nel cielo blu intenso. Le forze armate popolari hanno festeggiato il loro 95° anniversario e tutti i membri del servizio stanno marciando con fiducia nel grande viaggio della costruzione di un forte esercito. La terza portaerei cinese Fujian è stata varata. Il C919, il primo aereo passeggeri di grandi dimensioni della Cina, è stato inaugurato. E la centrale idroelettrica di Baihetan è entrata in piena attività… 

Nessuno di questi risultati sarebbe stato possibile senza il sudore e la fatica dei numerosi cinesi. Le scintille di talento si stanno unendo e sono la forza della Cina!

(…)

Qui voglio citare Su Shi, un famoso poeta cinese: “Sfida il più difficile e mira al più lontano”. 

(…)

Possa il nostro Paese godere della prosperità e la nostra gente vivere in armonia. Possa il mondo godere della pace e possano i popoli di tutti i Paesi vivere felici.”

Manterrò la promessa di non esprimere convincimenti personali.

Nel frattempo è accaduto anche che sia morto Joseph Ratzinger.

Un uomo che ha vissuto tempi diversi e in quei tempi (era il 1969), scriveva così:

“Dalla crisi odierna emergerà una Chiesa che avrà perso molto. Diverrà piccola e dovrà ripartire più o meno dagli inizi. Non sarà più in grado di abitare gli edifici che ha costruito in tempi di prosperità.

Con il diminuire dei suoi fedeli, perderà anche gran parte dei privilegi sociali. Ripartirà da piccoli gruppi, da movimenti e da una minoranza che rimetterà la Fede al centro dell’esperienza.

Sarà una Chiesa più spirituale, che non si arrogherà un mandato politico flirtando ora con la Sinistra e ora con la Destra. Sarà povera e diventerà la Chiesa degli indigenti.

Allora la gente vedrà quel piccolo gregge di credenti come qualcosa di totalmente nuovo: lo scopriranno come una speranza per sé stessi, la risposta che avevano sempre cercato in segreto.”

Ho letto di lui su ogni pagina blasonata e accreditata, ma di queste sue parole non ho trovato traccia in quei racconti per tutti.

Il 2023 inizia ora e io non possiedo competenza, esperienza e tantomeno cultura sufficiente per trarre gli auspici dagli eventi che racconto e dai discorsi che vi propongo di conoscere, ma sono quasi certo che quello che mi dice il cuore possa essere messo al centro.

E mi dice di cercare, imparare e conoscere, perché troverò le risposte che voglio davvero.

Intanto ho imparato che Volodomyr Zelensky, Larry Fink, Jens Stoltenberg (il segretario generale della NATO),  Fareed Zakaria (giornalista della CNN) saranno presto (il 17-18 gennaio) tutti ospiti da Klaus Schwab a Davos, dove il World Economic Forum (sempre lui) li ha voluti a parlare di come “Rilanciare il commercio, la crescita e gli investimenti”.

Tanto per darvi qualche informazione utile, Larry Fink è il CEO (Chief Executive Officer, l’equivalente di un Amministratore Delegato)  di “Blackrock”.

Blackrock è americana ed è la società d’investimenti più grande del mondo, con ottomila miliardi (si…ottomilamiliardi) di dollari in portafoglio, ed è uno dei principali “partner” del WEF di cui finanzia su scala globale l’agenda ESG – Environmental (ambiente), Social (società) e Governance.

Cosa hanno in comune l’attore-Presidente Ucraino e Blackrock?

Indovinate?

Pare che il Fondo Statunitense sia da tempo al lavoro sulla raccolta dei capitali per le spese post-belliche di Kiev ed ha allo studio un fondo per rimettere in piedi l’economia. 

Qualcuno dice che avesse già iniziato prima del 24 febbraio, ma vorrebbe dire che…

Non voglio fare cattivi pensieri e neppure ispirarne; del resto si sa che la preveggenza è una delle doti tipiche degli investitori e degli speculatori che per qualche motivo sanno sempre da che parte andrà il mondo e dove piazzeranno il loro prossimo business.

Si parte con le infrastrutture, per raccogliere più o meno 350 miliardi di dollari, per cominciare e poi vedremo (vedranno).

A me pare che ci sarebbe stato molto da dire a Capodanno in 16 minuti e che il nostro presidente ci abbia mostrato solo un punto di vista. 

Il suo? 

Forse, ma di certo non quello più interessante. 

Per la verità rivolgetevi pure alla Chiesa di cui scriveva Benedetto XVI.

Buon anno a tutti e…auguri…(tanti).

Mariangela Ciceri Psicologa. Alessandria. 2023: festeggiamenti e buoni propositi

Alessandria, pubblicato da Pier Carlo Lava 

Social Media Manager – https://alessandria.today/

Alessandria: Ci hanno insegnato a farlo fin da piccoli: a festeggiare in modo «adeguato» la fine dell’anno vecchio e l’inizio di quello nuovo. 

Per alcuni ciò rappresenterebbe anche una buona occasione per progettare cambiamenti, in modo da modificare ciò che non va bene o che crea disagio, tanto da leggere o sentire un riassunto di tutto quello che si sarebbe voluto cancellare, evitare nell’anno da cui ci stiamo congedando, con la determinazione (fantastica) di essere pronti a diventare diversi da ciò che in realtà siamo. 

Un gioco che da bambini poteva essere riassunto nelle promesse di diventare più buoni, studiare di più, fare meno capricci, non dire troppi no, e da adulti, nell’azzeramento dei bilanci negativi, dalla conquista di nuovi amori, dal trovare un lavoro perché lo abbiamo perso o perché abbiamo ultimato gli studi e ce ne serve uno.

Se quando eravamo «giovani» tutto questo era appunto un gioco, puntare e ipotizzare cambiamenti nel futuro da adulti, può generare ansia e impedire il conseguimento di obbiettivi anche semplici e perseguibili.

Le ragioni? Noi e il nostro modo di pensare, di porsi davanti a una strada da percorrere a volte completamente sconosciuta come è un nuovo anno.

Considerare tutto quello che non ci ha soddisfatti e non ci è piaciuto come qualcosa di necessariamente negativo e da cancellare non è una soluzione utile.

Nessun cambiamento di ciò che siamo passa attraverso la rimozione di ciò che siamo stati.

Per questa ragione davanti ad ogni progetto di cambiamento è necessario tenere in gran considerazione ciò che in passato abbiamo fatto, come lo abbiamo fatto, perché, quali emozioni ci hanno spinto verso decisioni che alla fine non ci sono piaciute, ci hanno deluse, amareggiate, ferite.

Di fronte a un nuovo anno non possiamo pensare che tutto quello che non va bene per noi, potrà essere sostituito da cose migliori, tuttavia possiamo tenere ben chiari i risultati di quel bilancio fatto il 31 dicembre e metterci nella posizione di credere alla possibilità di cambiare, non tanto perché avremo davanti giorni felici, progetti realizzati, aspettative soddisfatte, ma perché saremo in grado, dalle delusioni, di cogliere quello che ci potrà essere utile per evitarne altre.

Cambiare è un percorso che richiede prima di tutto, la capacità di accettarci per come siamo.

Cosa fare? Metterci in piedi, diritti, con lo zaino delle esperienze fatte sulle spalle, a volte pesante, ma capace di contenere tutto quello che siamo e darci gli strumenti per guardare dritto di fronte a noi.

Immaginiamo allora che, almeno per i primi 500 metri di questo 2023, ci siano sul nostro cammino pesantezze da lasciare e leggerezze da raccogliere: delusioni e opportunità, rimpianti e progetti, amarezze e appagamenti, ansia e serenità.

Mariangela Ciceri

Sono psicologa clinica e forense. Come clinica mi occupo di consulenza e supporto psicologico sia individuale che di coppia, di psicodiagnostica, di sostegno alla genitorialità, di psico-geriatria, di orientamento scolastico e professionale. Come libera professionista in ambito giuridico e forense il mio ruolo è quello di consulente nella valutazione del danno psichico dovuto ad eventi traumatici, di valutazione delle competenze genitoriali in caso di separazione e divorzio, di mediazione familiare. Conduco inoltre laboratori di comunicazione, psicologia sociale, uso della scrittura come strumento di consapevolezza e problem solving, al fine di facilitare il superamento di criticità emotive.

Alessandria

cicerimariangela@gmail.com

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Itaca di Konstantinos Kavafis

Il grande poeta greco

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Konstantinos Petrou Kavafis (1863 – 1933), noto in Italia anche come Costantino Kavafis, è stato un poeta e giornalista greco. 

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
né nell’irato Poseidone incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente e con che gioia –
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta;
più profumi inebrianti…

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Lucia Triolo: L’ultimo

“…bisognerebbe intendere l’immediato al passato…
Potremmo così parlare di disastro” 
(M. Blanchot, La scrittura del disastro, ed. SE)

(sarai tu la mia neve? 
bianco disastro, si scioglie)

un tallone incalza il vento 
la poltiglia di ansie
lo guarda 
pesce fresco guizza ancora 
tra le mani nel cartoccio
tace perché non ha nome
…ne ha sempre meno… sempre meno
poi un sussulto:
l’ultimo

l’ultimo, l’eroico?

(promettimi di essere
l’unica mia contorsione)

piazza Emergenza 
geme

Davvero ancora verranno giorni di Leah Goldberg

Poesia che dona speranza

Avatar di almerighialmerighi

Leah Goldberg (1911-1970) ha scritto e pubblicato la lirica in questione nel 1943, mentre in Europa la persecuzione degli ebrei e la tragedia collettiva della Seconda guerra mondiale si stavano ancora compiendo. Come molti altri della sua generazione, all’epoca la poetessa aveva già raggiunto la Palestina Mandataria, ma guardava con dolore a ciò accadeva nel mondo. Ciò nonostante, il sentimento che domina la poesia non è l’angoscia, bensì un delicato amore per il cammino dell’esistenza, nella sua semplicità.

Davvero ancora verranno giorni di perdono e di grazia
e te ne andrai per i campi? Come un ingenuo viandante vi camminerai,
il piede nudo carezzato da foglie d’erba medica,
ti pungeranno le stoppie e sarà dolce la loro ferita.

O forse con la massa delle sue gocce ti coglierà la pioggia battente,
sulle spalle, il petto, il collo e ti rinfrescherà il capo.
Camminerai per i campi umidi. La pace…

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“Città Futura” ricorda Dario Fornaro

“Città Futura” ricorda Dario Fornaro

Il Dottor Dario Fornaro questa notte ci ha lasciato.

Alessandria: L’associazione “Città Futura”, di cui Fornaro è stato per anni un assiduo aderente, esprime le proprie condoglianze ai famigliari e partecipa al dolore degli amici e delle persone che lo hanno conosciuto.

Dario Fornaro, per anni direttore dell’Unione Industriale, ai temi dell’industria e dell’economia alessandrina, delle sue prospettive e del suo declino ha dedicato numerose e puntuali analisi.

In particolare nel 1969, come responsabile dell’Ufficio Studi, ha curato la pubblicazione, promossa dal Comune di Alessandria e dedicata a: “Industria e occupazione in Alessandria nel decennio 1958-1968”.

Negli ultimi mesi non potendo, per l’aggravarsi della malattia, partecipare direttamente ai lavori dell’associazione, non ha però mai fatto mancare per il giornale online di “Città Futura” i suoi precisi e dettagliati interventi sulla situazione dell’attualità politica ed economica del Paese e del territorio.

Ricordiamo, tra i molti, il contributo di Fornaro per il volume dedicato dall’associazione agli 850 anni della storia della città (“Alessandria: 850 anni di Storia”, pubblicato nel novembre 2019) che riguardava il tema: “Città e Industria – Separati in casa?”. Dove l’amico Fornaro, tra l’altro, constatava, con un pò di rammarico, come gli alessandrini guardassero ormai all’industria con un sentimento di distacco e delusione. Delusione che non poteva che aumentare quando gli sviluppi della “logistica”, più volte presentati come vincenti, non si sono rivelati tali.

Alla figura di Dario Fornaro, a partire dall’analisi dei suoi numerosi contributi scritti, l’associazione “Città Futura” dedicherà uno specifico approfondimento.

Renzo Penna

Alessandria, 1 gennaio 2023

Lucia Triolo: La mia immortalità

(fine di uno dei miei anni)

Come sonaglio
sensibile utente dei miagolii
per strada
si apre spettra la mente ai vecchi mestieri 
del già fu.

A vuoto ha girato
e fatto la conta alle mie pareti
esposte come quotidiani al vento nelle edicole

disincanto spirituale,
vago cercando prestiti
da ogni ricchezza umana,
da ogni povertà.

Odio certezze, facili bontà,
sciarpe calde di lana
sulla morte
e vuota scavo
tra la rabbia e il cuore
con l’unghie e con i denti
e mordo freni.
                                     la mia immortalità? Certo 
                                     che c’è!
                                     Ha il cranio pelato
                                     ed è sdentata.
                                     mi danza attorno
                                    e non si fa afferrare.
           E’ vecchia
           non si addice
           al mio lutto
           sempre giovane
           che le sue note suona
                 proprio adesso
nella mente 
campana sgarrupata e infame

Gestazione, di Yule is Cruz Lezcano

Gestazione

Non basta camminare, bisogna fermarsi a guardare un fiore, a sentire gorgogliare fra l’erba la luce, che materializza nella terra i filamenti di tessuto solare, a contemplare la cucitura di una foglia, a cogliere la memoria del seme partorito spontaneamente, e senza sforzo.
Non basta camminare, bisogna maturare l’idea delle forme, tornare come se fossimo in quel periodo di latenza dell’immagine; tornare a quel periodo quasi intrauterino, in cui la meraviglia ci sfugge di mano, e diventiamo privi di sguardo cosciente, per essere anima presente a tutto il corso della gestazione.

Gestazione, di Yule is Cruz Lezcano

Gestazione

Non basta camminare, bisogna fermarsi a guardare un fiore, a sentire gorgogliare fra l’erba la luce, che materializza nella terra i filamenti di tessuto solare, a contemplare la cucitura di una foglia, a cogliere la memoria del seme partorito spontaneamente, e senza sforzo.
Non basta camminare, bisogna maturare l’idea delle forme, tornare come se fossimo in quel periodo di latenza dell’immagine; tornare a quel periodo quasi intrauterino, in cui la meraviglia ci sfugge di mano, e diventiamo privi di sguardo cosciente, per essere anima presente a tutto il corso della gestazione.